Emissions Trading Manager, Buzzi Unicem. Casale, 11 marzo 2008

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1 Effetto serra e cambiamenti climatici Il ruolo dell industria d i italiana Paolo Zelano, Emissions Trading Manager, Buzzi Unicem Casale, 11 marzo 2008

2 Effetto serra il meccanismo

3 I gas responsabili dell'effetto Serra (GHG) CO 2 : Anidride Carbonica, CH 4 : Metano, N 4 O : Protossido d'azoto, HFC: Idrofluorocarburi, PFC: Perfluorocarburi, SF 5 : Esafluoro di zolfo.

4 Effetto serra i sintomi L di d ll t t d ll fi i t t è La media della temperatura della superficie terrestre è aumentata nel secolo scorso di quasi 1 C.

5 Effetto serra Crescente concentrazione in atmosfera di CO 2 Anche la concentrazione di CO 2 in atmosfera è aumentata.

6 Effetto serra i sintomi D ll'i i i d l l è t t l'i t ità l Dall'inizio del secolo scorso è aumentata l'intensità e la frequenza dei fenomeni metereologici estremi.

7 Il Protocollo di Kyoto I fondamenti Firmato a dicembre 1997, entrato in vigore a febbraio Impone limiti di legge alle emissioni di gas a effetto serra. I paesi firmatari, mediante obiettivi di riduzione nazionali, si impegnano entro il quinquennio a ridurre del 5% le emissioni rispetto alle emissioni (stimate) dell'anno base Sono definiti altresì vincoli per il periodo Pre-Kyoto ( ). E' sancito il principio p secondo il quale Una riduzione delle emissioni di gas effetto serra porta i medesimi benefici al pianeta a prescindere dal luogo in cui essa sia realizzata. Ciò che rileva è l'entità complessiva delle emissioni. i i Questo principio è alla base dei Meccanismi Flessibili del PdK.

8 Il Protocollo di Kyoto Paesi firmatari ed obiettivi nazionali di riduzione i Obiettivo complessivo dei paesi firmatari: -5% vs 1990

9 Protocollo di Kyoto Gli obiettivi nazionali di riduzione per i paesi EU Obiettivo % di riduzione delle emissioni rispetto all'anno anno base 1990.

10 Il Protocollo di Kyoto I tre meccanismi di flessibilità Clean Development Mechanism (CDM): Permette alle imprese di investire in progetti per la riduzione delle emissioni in paesi in via di sviluppo, ed ottenere crediti di emissione supplementari (CER) utilizzabili nel proprio paese per compliance. Joint Implementation (JI): Permette ad un paese ed ad un'impresa di investire congiuntamente in progetti per la riduzione delle emissioni nei paesi del blocco ex-urss, ottenendo il trasferimento di quote di emissione (ERU) nel proprio paese, utilizzabili per compliance. Emissions Trading (ET)...

11 Il Protocollo di Kyoto La mappa dei meccanismi flessibili internazionali Blu: L Unione Europea che ha ratificato il Protocollo di Kyoto. Rosso: Paesi Extra-UE che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto. Bianco: Paesi Annex I che non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto. Giallo: Paesi Annex I con Economie in Transizione. Eleggibili perprogetti JI. Verde: Paesi in via di sviluppo (non-annex I). Eleggibili per progetti CDM.

12 Il Protocollo di Kyoto L'Emissions Trading E' il terzo meccanismo di flessibilità del PdK. E' stato recepito dall'unione Europea attraverso la Direttiva EU ETS (Emissions Trading Scheme) 87/2003/CE entrata in vigore ad inizio 2005 (periodo Pre-Kyoto ). La Direttiva EU ETS istituisce un sistema di scambio di quote dei gas effetto serra all'interno dell'unione Europea, ovvero consente, al fine di adempiere agli obblighi di compliance, la compravendita delle quote di CO 2. Lo strumento della compravendita ha la finalità di limitare al minimo il costo di compliance per le imprese che operano nei settori soggetti alla Direttiva.

13 Direttiva Emissions Trading (87/2003/CE) Settori interessati Attività Energetiche: impianti termoelettrici, raffinerie di petrolio, cokerie. Produzione e trasformazione dei metalli ferrosi: impianti di produzione di ghisa e acciaio. Industria dei prodotti minerari: cemento, fabbricazione vetro, fabbricazione prodotti ceramici. Altre attività: fabbricazione carta e cartoni.

14 Direttiva Emissions Trading (87/2003/CE) Rilevanza dei diversi settori in Italia Emissioni di CO2 in Italia nel M t CO2 / anno Obiettivo di Kyoto per l'italia M t CO2 / anno Assegnazione settori ETS M t CO2 / anno Carta 10% 1,0% Riserva N.E. 0,4% Settori non-ets Settori ETS 57,0% 43% 277 M t 209 M t Laterizi, calce e vetro 1,4% Altri impianti di combustione 31% 3,1% Acciaierie 3,3% Cemento Raffinazione 41% 4,1% 56% 5,6% Termoelettrico 24,1% Cap massimo autorizzato dalla CE 196 M t CO2 / anno

15 Emissioni CO 2 del 2002 rispetto all'anno base 1990 Al i i i ti lt i tt ll' b Alcuni paesi sono cresciuti molto rispetto all'anno base. L'ultima stima del 2005 per Italia = +10% rispetto al 1990.

16 Emissioni CO 2 del 2002 rispetto all'anno base 1990 Altri paesi al contrario emettono oggi molto meno del Altri paesi, al contrario, emettono oggi molto meno del 1990 a causa di una decrescita economico-industriale.

17 Distanza dagli obiettivi di Kyoto Obiettivi nazionali rispetto alle emissioni odierne Lo sforzo di riduzione richiesto è significativamente Lo sforzo di riduzione richiesto è significativamente diverso tra paese e paese.

18 Assegnazioni - differenze tra paesi Forte squilibrio nelle assegnazioni tra i Paesi Membri. - Molti paesi sovra-allocati. - Alcuni paesi (tra cui l'italia) fortemente sotto-allocati. *all figures in Mln ton CO 2 per year

19 Mercato dei diritti emissivi Crediti Fase I Pubblicazione dati emissioni verificate 2005 oggi il prezzo dei crediti fase I tende a 0.

20 Mercato dei diritti emissivi Crediti Fase II mentre il prezzo dei crediti fase II si mantiene sui 20 eur/t

21 Le emissioni CO 2 nell'industria del cemento Provengono sostanzialmente da : Combustione per la generazione di calore nel forno e per l essiccazione i delle materie prime. (rappresenta il 36% delle emissioni totali) Processo di decarbonatazione che trasforma il carbonato di calcio in ossido di calcio. (rappresenta il 64% delle emissioni totali) CaCo 3 ---> CaO+CO CO 2

22 Opportunità di abbattimento delle emissioni CO 2 Emissioni da combustione (36% del totale): Miglioramento dell'efficienza termica Maggior utilizzo di bio-combustibili Riduzione del rapporto clinker / cemento Emissioni di processo (64% del totale): Riduzione del rapporto clinker / cemento

23 Emissioni CO 2 della produzione cemento nel mondo Fonte: Humphreys and Mahasenan (2002) Fattori d'emissione unitari (t CO2 / t cemento) 1 0,95 0,9 0,85 0,8 0,75 0,7 0,65 0,6 0,55 0,5 Giappone Aus/NZ Sud America Europa Ovest Africa Medio Oriente Europa Est Cina Canada Sud Est Asiatico India USA

24 Emissioni CO 2 della produzione cemento in Italia Fonte: Humphreys and Mahasenan (2002) + raccolta dati Aitec Fattori d'emissione unitari (t CO2 / t cemento) 0,95 0,9 0,85 0,8 0,75 0,7 0,65 0,6 0,55 0,5 BUZZI UNICEM ITALIA MEDIA ITALIA Giappone Aus/NZ Sud America Europa Ovest Africa Medio Oriente Europa Est Cina Canada Sud Est Asiatico India USA

25 Il futuro del settore cemento europeo. Carbon Capture and Storage? Una soluzione in fase di studio...

26 Il Futuro del Protocollo di Kyoto? Non può prescindere dal coinvolgimento di tutti tti i paesi Emissioni CO 2 per abitante (dati 2002)

27 Il Futuro del Protocollo di Kyoto? Non può prescindere dal coinvolgimento di tutti i paesi

28 Grazie dell'attenzione!

29 Stabilimento A Stabilimento B Quote assegnate (t CO2) Emissioni previste (t CO2) Deficit / Surplus emissivo (t CO2) costo unitario di abbattimento CO SENZA EMISSIONS TRADING CON EMISSIONS TRADING CON I PROGETTI CDM E JI CON TUTTI E TRE I MEC. FLESSIBILITA' t CO2 ridotte Costo di compliance prezzo della quota CO2 10 t CO2 ridotte t CO2 acquistate (+) / vendute (-) Costo di compliance costo di abbattimento CO2 all'estero 4 6 t CO2 ridotte t CO2 acquistate (+) / vendute (-) 0 0 Costo di compliance prezzo della quota CO2 5 costo di abbattimento CO2 all'estero 4 6 t CO2 ridotte t CO2 acquistate (+) / vendute (-) Costo di compliance

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