Francesco Paolo De Ceglia. Un funerale a mo di introduzione

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1 Francesco Paolo De Ceglia Un funerale a mo di introduzione Poche righe, è vero, ma sufficienti a far rabbrividire il più compito lettore del Précurseur d Anvers. Era il 18 luglio 1866, allorché si riferiva di un corteo funebre, cui qualcosa di meraviglioso e al contempo terrificante era accaduto: S intese un rumore nella bara, che ci si affrettò ad aprire. Subito l uomo che si credeva cadavere si mise seduto, perfettamente in vita. Lo si avvolse in una coperta e lo si riportò a casa con la carrozza in cui la famiglia stava seguendo il feretro. Fulmineamente la notizia rimbalzò da un giornale all altro, giungendo sino a Parigi. A nulla sarebbero valsi gli sforzi di chi, come il giovane ma già smaliziato Gustave Le Bon, interrogando direttamente il borgomastro di Anversa, avrebbe appurato l infondatezza del resoconto 1. Di morti apparenti e sepolture premature si parlava da tempo, forse da sempre. La conturbante protagonista del Romanzo di Calliroe, opera di Caritone di Afrodisia datata tra il I e il II secolo d.c., era da molti salutata come la prima eroina della letteratura occidentale cui fosse toccato in sorte di essere sepolta viva. Il tema era nel corso dei secoli diventato un espediente atto ad innescare la narrazione in diversi generi letterari. Nulla di nuovo avrebbe pertanto raccontato la voce di Anversa, se fosse stata inserita in un feuilleton. Ad apparire inquietante era invece il fatto che dalla metà del Settecento, con punte di virulenza variabili a seconda dell area di riferimento, vicende del genere sembravano aver abbandonato le bidimensionali pagine di romanzi, novelle e testi teatrali per guadagnare diciamo così di realtà e verificarsi, con il loro carico di orrore, qui e lì in 1 Gustave Le Bon, De la mort apparente et des inhumations prématurées, Delahaye, Paris 1866, pp

2 16 Scrivere FRANCESCO DE CEGLIA mezza Europa. Il fenomeno si stava diffondendo addirittura oltreoceano. Così, almeno, riportavano le cronache locali 2. Cos era accaduto? La pur abbondante e puntuale letteratura critica sull argomento fornisce risposte che privilegiano l analisi dei prodromi settecenteschi ovvero la ricostruzione delle discussioni affastellatesi nei singoli contesti nazionali. Dalle rare trattazioni translinguistiche disponibili è inoltre quasi sempre espunto il poco noto dibattito italiano, spesso liquidato come mera appendice del francese. Il presente contributo mira ad offrire un quadro di sintesi delle riflessioni emerse in concomitanza con le ondate di paura che la possibilità di essere sepolti prematuramente scatenò nel XIX secolo 3. Scopo è quello di tratteggiare le principali differenze tra i modi in cui le discussioni presero forma nelle diverse aree linguisticoculturali, rispettivamente francese, tedesca, italiana e angloamericana. Fu a Parigi che tutto ebbe inizio. Nel 1740 il danese di nascita, naturalizzato francese, Jacques-Bénigne Winslow vi aveva dato alle stampe una snella quaestio medico-chirurgica, in cui, dopo aver esaminato celebri casi di inumazione di soggetti ancora in vita, aveva decretato che unico indice certo dell avvenuto decesso fosse ancora da stimarsi la putrefazione. La miccia era accesa. Di lì a poco lo scritto aveva conosciuto una versione francese ad opera del medico e latinista Jacques-Jean Bruhier d Ablaincourt, il quale, a ridosso del lavoro del maestro, aveva pubblicato una pletorica Dissertazione sull incertezza dei segni della morte: un successo editoriale tradotto in più lingue che, nell edizione definitiva del 1749, avrebbe contato oltre mille pagine, in cui, uno dopo l altro, sarebbero stati 2 Sulla tradizione letteraria europea concernente morti apparenti e sepolture premature si rinvia a: Henri Hauvette, La morte vivante. Étude de littérature comparée, Boivin & C., Paris 1933;; Ingrid Stoessel, Scheintod und Todesangst. Äußerungsformen der Angst in iheren geschichtlichen Wandlungen ( Jahrhundert), Arbeiten der Forschungsstelle des Instituts für Geschichte der Medizin der Universität zu Köln, Köln 1983, pp ;; Claudio Milanesi, Morte apparente e morte intermedia. Medicina e mentalità nel dibattito sull incertezza dei segni della morte ( ), Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1989, pp ;; Enrico Badellino, a cura di, Sepolto vivo! Quindici racconti dalle tenebre, Einaudi, Torino 1999;; Jan Bondeson, Buried Alive. The Terrifying History of Our Most Primal Fear, W.W. Norton and Company, New York-London 2001, pp Sulla paura di essere sepolti vivi si veda Joanna Bourke, Paura. Una storia culturale, Laterza, Roma-Bari 2007 [2005], pp Vi è chi ha parlato di panico morale, per esempio George K. Behlmer, Grave Doubts. Victorian Medicine, Moral Panic and the Signs of Death, in Journal of British Studies, 2003, n. 42, pp Su tale nozione si rinvia al classico Stanley Cohen, Folk Devils and Moral Panics, Paladin, St. Albans 1973.

3 Sepolti vivi! 17 snocciolati, razionalizzati e ahimè certificati i casi più improbabili e inquietanti. Per motivi di coerenza cronologica non è consentito in questa sede ripercorrere le tappe del vivace dibattito che ne divampò, intrecciandosi fino all inizio dell Ottocento con discussioni sulle nuove tecniche di rianimazione, sulla possibilità che le teste dei ghigliottinati mantenessero una residua vitalità o che i morti risorgessero e, più in generale, sulla necessità di una riforma funeraria. Quali che ne fossero i percorsi dialettici, al termine della disputa una osservazione sarebbe stata nondimeno data per acquisita: la morte non si consuma in un istante, bensì nel tempo. Da ineffabile confine tra due stati alternativi e monolitici, l atto stesso del morire si sarebbe espanso in una nebulosa terra di nessuno, in cui, senza soluzione di continuità, le alterazioni tanatologiche prendono gradualmente il posto delle funzioni fisiologiche 4. La morte è un processo e, come tale, è talvolta reversibile: questo asseriva la medicina. La fobia sociale si diffuse istantaneamente. I fogli cittadini si riempirono di casi di inumazioni premature, i testamenti di clausole in cui si chiedeva agli eredi del caro estinto di lasciarlo esposto per giorni o addirittura settimane, i romanzi complice il gusto gotico allora à la page di languide eroine sepolte nelle segrete di tetre fortezze. Certo, non è lecito individuare un immediato rapporto di causa-effetto tra la raccolta di Bruhier e la tafofobia fin de siècle;; tuttavia la rivisitazione di 4 Jacques-Bénigne Winslow, Quaestio medico-chirurgica [ ] an mortis incertae signa minus incerta a chirurgicis, quam ab aliis experimentis?, Quillau, Paris 1740;; Jacques-Jean Bruhier d Ablaincourt, Dissertation sur l incertitude des signes de la mort et l abus des enterrements et embaumements précipités, De Bure, Paris 1749 (2 a ed.). Tra gli scritti di quanti si ersero contro Bruhier, si ricordi almeno Antoine Louis, Lettres sur la certitude des signes de la mort, Michel Lambert, Paris Le vicende sono ricostruite, oltre che nel già citato bel volume di Claudio Milanesi, in Paola Vecchi, Salute, morte e compensazione nel Settecento francese, Libreria Goliardica Editrice, Pisa 1990, pp , nonché in Sean M. Quinlan, Apparent Death in Eighteenth-Century France and England, in French History, 1995, vol. 9, n. 2, pp Da segnalare è inoltre un articolo, piuttosto agile, che fa un interessante uso di metodiche quantitative: Régis Olry, La phobie des inhumations prématurées de Michael Ranft (1728) à Eugène Bouchut (1849), in Vesalius, 1996, n. 2, pp Sulle discussioni insorte a seguito dell uso della ghigliottina si rinvia a Grégoire Chamayou, La querelle des têtes tranchées. Les médecins, la guillotine et l anatomie de la conscience au lendemain de la Terreur, in Revue d histoire des sciences, 2008, n. 2, pp Una panoramica sulle riflessioni dei medici dell epoca a proposito della morte è in Carlo Alberto Defanti, Soglie. Medicina e fine vita, Bollati Boringhieri, Torino 2007, pp Per un quadro più sintetico si rinvia a Martin S. Pernick, Back from the Grave. Recurring Controversies over Defining and Diagnosing Death in History, in Richard M. Zaner, a cura di, Death. Beyond Whole-Brain Criteria, Kluwer, Dodrecht-Boston, London 1988, pp

4 18 Scrivere FRANCESCO DE CEGLIA antiche certezze medico-filosofiche diede fondamento teoretico alla vera e propria mutazione antropologica avvenuta in un epoca che, culminando con l editto di Saint Cloud (ossia il decreto del 23 pratile dell anno XII), avrebbe definitivamente estromesso il corpo dei morti dalla società dei vivi, per motivi più culturali che igienici in senso stretto 5. Il XIX fu il secolo della biologia. Il termine stesso comparve in accezione tecnica ad opera di Karl Friedrich Burdach alla fine del Settecento, per imporsi definitivamente, tra il 1801 e il 1802, con gli scritti di Gottfried Reinhold Treviranus e Jean-Baptiste de Lamarck. Se nella tradizione era stato il vivente ad essere oggetto di studio, adesso lo diveniva la vita in sé. Con una ricaduta ombrosa, però, di cui nelle ricostruzioni storiche di solito poco si dà conto. Non si ricorda infatti che numerosi ricercatori con entusiasmo avrebbero sottoscritto la dichiarazione del Victor Frankenstein shelleyano, secondo cui per esaminare le cause della vita bisogna prima far ricorso alla morte. Quest ultima, da conseguenza periferica e inevitabile di un cattivo funzionamento del corpo, era elevata a primario oggetto di indagine. In siffatta epistemologia negativa, inducendo la morte molto si sarebbe conosciuto, per contrasto, della vita. François Xavier Bichat, ad esempio, avrebbe parlato di tripode vitale attività cardiocircolatoria, respiratoria e nervosa a partire da esperimenti che ne comportavano la progressiva estinzione: on meurt en détail, si sarebbe potuto chiosare con Voltaire. Certo, i fisiologi disquisivano su cani e conigli sacrificati in laboratorio, ma le loro affermazioni costituivano la base sperimentale con cui l emergente compagine dei medici pratici, dei Wundärzte e degli officiers de santé, scientificamente meno raffinati ma ben più desiderosi di visibilità e pouvoir social, avrebbe potuto giustificare pratiche tanto creative quanto, a volte, discutibili 6. In questa terra di nessuno (talvolta di tutti) nascevano tanatologia e igiene mortuaria 7. 5 Si impone il riferimento ai due classici sull argomento: Philippe Ariès, L uomo e la morte dal Medioevo a oggi, Laterza, Roma-Bari 1980 [1977], pp ;; Michel Vovelle, La morte e l Occidente, Laterza, Roma-Bari 1993 [1983], pp Sui cimiteri extraurbani, specificamente nel contesto modenese, è utile Grazia Tomasi, Per salvare i viventi. Le origini settecentesche del cimitero extraurbano, il Mulino, Bologna 2001, soprattutto pp Robert Heller, Officiers de santé. The Second-Class Doctors of Nineteenth-Century France, in Medical History, 1978, n. 22, pp Sulle pretese di pouvoir social da parte della medicina dell epoca, si rinvia ad un classico (anche se non sempre condivisibile) come Michel Foucault, Nascita della clinica. Una archeologia dello sguardo medico, Einaudi, Torino 1998 [1963]. 7 Il termine tanatologia comparve per la prima volta in accezione tecnica in Salo-

5 Sepolti vivi! 19 La morte vigilata Christoph Wilhelm Hufeland, uno dei padri della medicina naturale dei tempi di Goethe, con attenzione aveva seguito il dibattito europeo che guardava al morire come al progressivo spegnersi di centri vitali relativamente autonomi. La situazione di indeterminatezza era a suo giudizio da attribuire agli scherzi della Lebenskraft, talvolta ancora presente nel corpo, benché non manifesta: l uomo non sempre è subito del tutto morto, ma perlopiù muore in parte, poco alla volta, precisava negli stessi anni l igienista Johann Peter Frank 8. Il morire avrebbe di lì a poco confermato un esperto nel leopardiano Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie come l addormentarsi, non si fa in un solo istante, ma per gradi. La morte intermedia, pur variabile nei tempi da individuo a individuo, non era pertanto l eccezione, bensì la norma. E un filantropo come Hufeland, erede dei valori della Aufklärung, temeva che qualcuno potesse svegliarsi in una algida bara. Doveva agire. Fu così che, dopo una lunga battaglia, riuscì a far edificare a Weimar una casa d attesa, speranzosa progenitrice dei moderni obitori, al cui ingresso campeggiava l incisione Vitae Dubiae Asylum. Era il Con una serie di pubblicazioni egli diffuse il verbo attendista. Tra esse il bestseller La morte apparente, una specie di dizionario enciclopedico pubblicato nel 1808, le cui voci davano sostanza alla persuasione secondo cui l uomo può cadere in uno stato simile alla morte e rimanervi più giorni, salvo poi risvegliarsi di nuovo alla vita 10. Accanto all attività mon Anschel, Thanatologia sive in mortis naturam, causas, genera ac species et diagnosin disquisitiones, J.C. Dieterich, Göttingen Sull argomento si veda Marina Sozzi, Reinventare la morte. Introduzione alla tanatologia, Laterza, Roma-Bari 2009, pp Fondamentale per la storia dell igiene mortuaria fu un libro, più volte tradotto e commentato (in Francia, ad esempio, da Vicq d Azyr), quale Scipione Piattoli, Saggio intorno al luogo del seppellire, s.e., Modena Johann Peter Frank, System einer vollständigen medicinischen Polizey, vol. 4, Schwann und Götz, Mannheim 1788, pp , segnatamente p Sulla casa d attesa di Weimar si rinvia a Carl Schwabe, Das Leichenhaus in Weimar, Leopold Voss, Leipzig Sterminata è la letteratura in lingua tedesca sulla morte apparente e sulla paura delle sepolture premature. Di facile lettura e ricco di aneddoti è Tankred Koch, Scheintod. Lebendig begraben, Tosa, Wien Per uno scrutinio analitico delle fonti si rinvia al recente e informatissimo Gerlind Rüve, Scheintod. Zur kulturellen Bedeutung der Schwelle zwischen Leben und Tod um 1800, Transcript Verlag, Bielefeld Christian Wilhelm Hufeland, Der Scheintod, oder Sammlung der wichtigen Thatsachen und Bemerkungen darüber, in alphabetischer Ordnung, Matzdorff, Berlin 1808, p. III.

6 20 Scrivere FRANCESCO DE CEGLIA pubblicistica fu l esercizio di una costante pressione politica a consentirgli di realizzare il sogno della diffusione dei Leichenhäuser. Il resto, in una realtà che credeva ancora nel cameralismo, lo fece il consolidarsi della Medizinalpolizei, la quale traduceva in una pratica igienico-normativa la volontà di prendersi cura e controllare il suddito, dalla nascita alla morte, possibilmente definitiva 11. Fu proprio grazie all istituzione preventiva delle socialmente rassicuranti e, se si vuole, demistificanti case d attesa che in terra tedesca il dibattito, pur vivace, non assunse i toni parossistici conosciuti altrove. Gli stessi sostenitori di una politica di presidi sanitari atti a scongiurare tragedie ammettevano che molto, moltissimo è stato scritto sulla morte apparente, ma su di essa vi sono anche moltissime favole 12. Dopo Weimar, un Leichenhaus fu fondato a Berlino, dove due anni dopo ne venne aperta una variante più rispettosa dell etichetta borghese: una stanza ospitava i cadaveri di uomini, un altra quelli di donne. Poi, una vera e propria epidemia edilizia. La casa d attesa più lussuosa fu eretta nel 1808 a Monaco, città in cui si ritenne che la divisione tra le salme dovesse rispettare un parametro socialmente più rilevante del sesso dei gelidi ospiti: le loro possibilità finanziarie. Per individuare eventuali risvegli, fili sottilissimi legavano dita o lingua dei cadaveri ad un armonium, che all occorrenza avrebbe emesso note d allerta. Ogni giorno il vigilante, opportunamente selezionato, mesto lo suonava davanti a parenti e convenuti per mostrarne a tutti il buon funzionamento. Qualche volta, è vero, di notte, esalazioni putride proditoriamente azionavano il mantice dello strumento, così alimentando una variopinta aneddotica. Non vi era tuttavia da preoccuparsi dell efficienza del sistema, assicuravano gli ideatori 13. Nel 1833 il caso del sarto Caspar Kreite, che grande clamore ebbe nei 11 Caren Möller, Medizinalpolizei. Die Theorie des staatlichen Gesundheitswesens im 18. und 19. Jahrhundert, Vittorio Klostermann, Frankfurt am Main J.A. Meier, Apparat zur Entdeckung des Scheintodes im Grabe, Carl Heymann, Berlin 1843, p Sulla diffusione dei Leichenhäuser si veda Marion Ursula Stein, Das Leichenhaus. Zur Entwicklung einer Sepulkralarchitektur in Deutschland im 18. und 19. Jahrhundert, Diss. Univ., Marburg Una ricognizione storica sul loro uso e funzione in terra tedesca si trova anche in Antoine Josat, De la mort et de ses caractères, Baillière, Paris 1854, pp Entrambe le opere contengono un ricco apparato iconografico. Un censimento comparato delle case d attesa in Europa (e India, colonia britannica) e negli Stati Uniti è in William Tebb, Edward Perry Vollum, Premature Burial and How It May Be Prevented [ ], Sonnenschein & Co., London 1905 [1896], pp

7 Sepolti vivi! 21 paesi germanofoni, contribuì a rendere l opinione pubblica tanto più confusa. Morto nell ospedale di Paderborn, per tre settimane egli non aveva potuto essere sepolto a causa di strani fenomeni che per alcuni rivelavano una residua vitalità: occhi che si aprivano, polso in alcuni frangenti percepibile, suppurazione di vescicole da ustione, repentini moti della mano 14. Nel clima di un luteranesimo razionalista, scettico nei confronti di quei miracoli che i cattolici ammettevano con troppa disinvoltura, il concetto di Scheintod diventava per alcuni la testa d ariete con cui sfondare la porta del vetusto edificio dell esegesi biblica. A farne le spese era lo stesso Gesù: Non dobbiamo [ ] temere ciò che purtroppo in quei giorni non era da nessuno ancora pensabile! [Non è forse possibile] che Lazzaro, non mortalmente malato, colto da un qualche violento parossismo e da una conseguente recessione delle manifestazioni vitali, rigido e immobile, sia stato troppo presto ritenuto morto? 15 I Leichenhäuser erano davvero l unica soluzione. Per molti si trattava di un imprescindibile presidio sanitario da introdurre in ogni paese, anche a costo di pesanti sacrifici. Per altri di uno spettacolo e nulla più. Tra fiori dal profumo intensissimo per coprire il pungente odore delle carni marcescenti e statue finto-classiche, erano infatti ammessi anche spettatori paganti. In Teresa Raquin, Émile Zola commentava un esperienza connessa ad una analoga ostensione di morte, benché intesa ad altri fini: È uno spettacolo alla portata di tutte le borse [ ]. Quando i marmi sono vuoti, la gente si allontana delusa, quasi che l avessero derubata, borbottando a denti stretti. Quando i marmi son ben forniti, quando c è una bella esposizione di carne umana, i visitatori si affollano, si regalano emozioni a buon mercato, fremono, motteggiano, applaudono o fischiano come a teatro e se ne vanno soddisfatti, dichiarando che, quel giorno, ne è valsa la pena 16. Finzione letteraria? Sì, ma non solo. Nei primi anni Ottanta dell Ottocento Samuel Langhorne Clemens, meglio noto come Mark Twain, visitò 14 Rüve, Scheintod, cit., pp Heinrich Eberhard Gottlob Paulus, Philologisch-kritischer und historischer Commentar über das Evangelium des Johannes, Barth, Leipzig 1812, p Émile Zola, Teresa Raquin, Rizzoli, Milano 1949 [1867], p. 74.

8 22 Scrivere FRANCESCO DE CEGLIA proprio una delle strutture operanti a Monaco, riportandone un impressione vividissima: Vi erano esposti trentasei cadaveri di adulti, completamente sdraiati o su tavole appena inclinate, in tre lunghe file [ ]. Sui lati della camera si trovavano profonde alcove, simili a bay window, in ciascuna delle quali giacevano numerosi bambini dal viso di marmo, completamente nascosti e sepolti, se non per le facce e le manine incrociate, da cataste di fiori freschi. Attorno al dito di ciascuno di queste cinquanta, tra grandi e piccole, forme immobili, vi era un anello e dall anello un filo teso fino al soffitto e di qui ad una campana 17. Solo nel 1898 i meccanismi di rilevamento dell eventuale vita sarebbero stati eliminati dalla struttura monacense, così diventata un moderno obitorio. La paura nondimeno, pur attenuata, sarebbe rimasta, tanto da far dichiarare alle autorità, anche altrove in Europa, che la possibilità di essere sepolti vivi è un fatto tutt altro che chimerico 18. Per alcuni anni medici pratici e creativi autodidatti continuarono ad ideare bare con dispositivi di apertura interna o allarme, come la celebre Karnice (dal nome dell inventore, il conte Michele di Karnice-Karnicki, ciambellano dello zar Nicola II), presentata ufficialmente alla Sorbona nel 1897 e all Esposizione nazionale di Torino l anno successivo: Si applica sulla tomba, ed è in comunicazione col defunto per mezzo di un tubo. Internamente al tubo vi è un anima di acciaio che termina, dentro al feretro, con una palla, la quale corrisponde allo sterno del cadavere [ ]. L apparecchio funziona al minimo movimento di pressione o di trazione del presunto morto, e fa scattare un congegno, il quale fa aprire la cassetta dell apparecchio, fa sollevare al di sopra della tomba un asta sormontata da una sfera metallica, visibile ad una certa distanza, dà l allarme, mettendo in azione una potente soneria, lascia entrare aria pura nella cassa e un po di luce, e permette al defunto di conversare con i vivi per mezzo del tubo che serve anche da portavoce Samuel Langhorne Clemens, The Complete Short Stories of Mark Twain, Hanover House, New York 1957, pp Préfet de la Seine de Paris, Instructions sur la vérification des décès dans la ville de Paris, in Annales d Hygiène et de la Médecine Légale, 1884, n. 32, pp Arcangelo Creazzo, Studio su la morte apparente e la morte reale, Ermanno Loescher & C., Roma 1913, p. 158;; Michael von Karnice-Karnicki, Considérations sur la léthargie ou mort apparente, suivies d une description sommaire des appareils de sauvetage Karnice, Maison

9 Sepolti vivi! 23 Molto discusso e a sua volta creatore di immaginari morbosi, l apparecchio di Karnice aveva il vantaggio di poter essere reimpiegato. Un buon investimento dunque, se non per il fatto che era un po troppo sensibile, tanto da attivarsi anche a causa delle tempeste intra-tombali causate dai fenomeni putrefattivi. Una sfortunata dimostrazione pubblica del nobiluomo-inventore, condotta su un assistente che, sepolto vivo, non riuscì ad attivare il sistema di segnalazione, compromise la fama della bara di sicurezza 20. Poi, con lo scoppio della Grande guerra e la fine della Belle époque, fobia e mercato indotto si attenuarono, pur mai scomparendo del tutto 21. Il confronto con la morte vera, quella di migliaia di soldati al fronte, ridimensionò i timori, proprio allorché le sbrigative pratiche di inumazione nei campi di battaglia furono responsabili di non poche sepolture premature 22. La morte sfidata Se in terra tedesca il controllo sulla morte fu animato da un atteggiamento attendista nei confronti di libere epifanie vitali, in Francia, patria della révolution médicale su base anatomopatologica, si preferì un approccio proattivo, teso a cavalcare l euforia per un rinnovato metodo semeiotico, auspicabilmente in grado di interrogare un corpo per ottenerne talvolta addirittura estorcerne con inaudita violenza dichiarazioni di stato. Uno specchio o una fiammella posti dinanzi a bocca e naso, qualche goccia d acqua adagiata alla base dello sterno, frizioni con sostanze urticanti, colpi di rasoio e ustioni: i metodi di accertamento del decesso impiegati all alba del secolo del progresso erano ancora i più approssimativi e tradizionali 23. Se ne stavano aggiungendo altri, il cui uso diagnostico si sporapide, Paris Uno dei primi tentativi di costruire una bara di sicurezza aveva coinvolto, già nel 1792, il duca Ferdinando di Brunswick: sull argomento cfr. Hufeland, Der Scheintod, cit., p Howard Dittrick, Devices to Prevent Premature Burial, in Journal of the History of Medicine and Allied Sciences, 1948, n. 3, pp Una parziale analisi scientometrica delle pubblicazioni sull argomento (purtroppo per il solo periodo ) è rinvenibile in Bondeson, Buried Alive, cit., p Nella seconda metà del XIX secolo furono brevettati 30 modelli di bare di sicurezza nella sola Germania;; quanto agli Stati Uniti, sul sito del Patent and Trademark Office si possono contare, dal 1868 al 2009, 39 brevetti. 22 Bourke, Paura, cit., pp

10 24 Scrivere FRANCESCO DE CEGLIA sava ad una utile attitudine stimolante, qualora il cadavere non fosse stato tale: tra essi, ad esempio, scosse con apparecchi galvanici, clisteri al fumo di tabacco e, alla fine del secolo, trazioni ritmiche della lingua 24. Il corpo andava violentato perché si rianimasse o, almeno, desse una risposta chiara e univocamente interpretabile in merito all irreversibilità del suo stato: Si solleticheranno le piante dei piedi;; si colpirà il palmo delle mani;; si poseranno ventose asciutte sui capezzoli e in genere sul petto, quindi un vescicatorio sulla nuca e sulla schiena;; si strapperanno alcuni capelli e peli;; si infileranno strumenti appuntiti sotto le unghie;; si bruceranno pezzetti di stoppa o di cotone imbevuto di spirito di vino sulla bocca dello stomaco, sulle cosce e sulle braccia;; si accosterà alla pianta dei piedi un ferro incandescente;; si lasceranno cadere sulla pelle del ventre delle gocce di ceralacca bollente. Anche le aspersioni di acqua fredda sono utilissime [ ] 25. Nel XIX secolo fu così la Francia il luogo di elezione di una semeiotica tanatologica che, con sorti alterne, cercava di rinnovarsi su base scientifica: accantonati segni ambigui come il caratteristico odore e lo stesso rigor mortis, molto meno attendibili di quanto comunemente si credesse ad essere scelte furono, di volta in volta, le macchie ipostatiche, l abbattimento del calore corporeo o l arresto del moto del cuore. Mani e occhi del presunto cadavere furono poi ritenuti territori primari di una perlustrazione che fremeva per l ansia di essere fruttuosa. Tutto forniva indizi però, non prove 26. Nonostante l interesse di molti, neanche la 23 Erwin H. Ackerknecht, Death in the History of Medicine, in Bulletin of the History of Medicine, 1968, n. 42, pp ;; Aldo De Bernardi, Pierluigi Baima Bollone, La dimostrazione della realtà della morte nel suo divenire storico, in Giornale di Batteriologia e Virologia, 1969, n. 82, pp Prototipo degli apparecchi galvanici è quello descritto in Christian August Struve, Lebensprüfer, oder Anwendung des von mir erfundenen Galvanodesmus [ ], bei den Gebrüdern Hahn, Hannover Una interessantissima (e per alcuni versi esilarante) storia dei clisteri al fumo di tabacco è raccontata da R.A. Gorter, De tabaksrook-klisteer voornamelijk als reanimator, Maatschappij tot Redding van Drenkelingen, Amsterdam Sulle trazioni ritmiche della lingua cfr. Jean-Baptiste Vincent Laborde, Les tractions rythmées de la langue [ ], Félix Alcan, Paris Maximilien Kaufmann, De la mort apparente et des enterrements précipités, Victor Masson, Paris 1851, p Anne Carol, Les médecins et la mort, XIX e -XX e siècle, Éditions Aubier, Paris 2004, pp

11 Sepolti vivi! 25 soluzione dei Leichenhäuser appariva praticabile, se non a ridosso di una riforma complessiva della legislazione funeraria, con tutti gli oneri che ne sarebbero, ahimè, derivati. In una discussione in senato qualcuno affermò che la presenza di più cadaveri negli stessi locali non rispettava il pudore delle lacrime 27. Si parlò tanto, ma i provvedimenti furono isolati e poco significativi 28. Da un punto di vista operativo d altronde, mancando le case d attesa, non era neanche così agevole attendere la decomposizione per procedere alla sepoltura: occorreva trovare di conseguenza un segno certo di morte più igienico, nonché facilmente individuabile anche dai medici di provincia o, almeno fino agli anni Sessanta dell Ottocento, addirittura dai semplici officiers de santé, non sempre aggiornati né tanto meno in grado di procurarsi costose apparecchiature. Appena è che si dice morto l infelice, che ci era padre, fratello, od altro caro ugualmente al cuor dell uomo, lo diam tosto alle confraternite mortuarie. E questo è il secolo dell umanità?, si chiedeva retoricamente Pietro Manni, docente di ostetricia alla Sapienza 29. Fu così che nel 1837 egli donò all Accademia di Medicina di Parigi 1500 franchi destinati all istituzione di un premio per il miglior lavoro sui segni certi di morte e sui provvedimenti atti a scongiurare le sepolture premature. Nel 1839 la prima edizione del Premio Manni vide pochi e scarsamente qualificati partecipanti, tanto che si deliberò di non assegnarlo. Il risultato fu parimenti deludente tre anni dopo, allorché il concorso fu bandito una seconda volta. La situazione parve mutare nel 1846, in occasione della terza edizione. Certo, pervennero anche proposte bizzarre: alcune prevedevano di pompare astringenti nello stomaco o adagiare sanguisughe nell ano del malcapitato, di immergerne le braccia in acqua bollente o stringerne i capezzoli con una apposita pinza, altre fornivano indicazioni per la messa a punto di nuovi apparecchi, quali il tanatometro, vale a dire uno speciale termometro da introdurre nello stomaco attraverso un lungo tubo, apparati elettrici e addirittura un ago cardiaco collegato ad una bandierina, che, vittoriosa, avrebbe preso a sventolare se il cuore fosse stato ancora pulsante. A vincere fu il trentunenne Eugène Bouchut, 27 Le Bon, De la mort apparente, cit., p Bruno Bertherat, La Morgue de Paris au XIX e siècle ( ). Les origines de l institut médico-légal ou les métamorphoses de la machine, thèse d histoire sous la direction d Alain Corbin, Université de Paris I, Paris Pietro Manni, Manuale pratico per la cura degli apparentemente morti, Tipografia del Real Ministero di Stato degli Affari Esteri, Napoli 1835 [1833], p. IX.

12 26 Scrivere FRANCESCO DE CEGLIA il quale indicò nello stetoscopio, opportunamente usato da professionisti della medicina, un presidio sufficiente a diagnosticare la cessazione del battito cardiaco 30. L attenzione dei misuratori della morte si sarebbe da ora in poi rivolta proprio al cuore, il cui ruolo diagnostico sarebbe venuto meno, a favore di quello del cervello, solo nella seconda metà del XX secolo. Se qualcuno stimava che una tassonomica scienza dei confini, qual era la medicina dell Ottocento, avesse finalmente trovato con questa certezza un punto archimedeo d appoggio, sarebbe nondimeno rimasto presto deluso. Piovvero critiche dalla stessa Francia e dall estero. In terra tedesca era lo Stato ad assumersi l onere di far fronte all emergenza: si capiva che l istituzione di qualche casa d attesa fosse animata da motivi più politici che scientifici. In Francia la situazione era però diversa: l autorevole Accademia, ironizzava qualcuno, non poteva gestire un concorso in cui severi specialisti erano chiamati a valutare un bizzarro caleidoscopio di macchine e pratiche, spesso ben poco scientifiche. Come se non bastasse, nel 1849, ad un anno dalla pubblicazione del Trattato sui segni della morte del neolaureato Bouchut, un epidemia di colera fornì innumerevoli evidenze contrarie al suo metodo, a cagione del quale, si sostenne, tanti ancora in vita sarebbero stati inumati, come di prassi in simili circostanze, in orride fosse comuni. Sicuramente si esagerava, ma ancora una volta chiarì Antoine Josat, incaricato dal governo francese di condurre un indagine ai fini di una eventuale riforma funeraria la putrefazione era l unico segno certo. Si era ad una impasse, dinanzi alla quale le istituzioni avrebbero dovuto mostrare la propria risolutezza politica, ammoniva in un celebre discorso al senato il cardinal Donnet, arcivescovo di Bordeaux, ricordando come anch egli da giovane fosse stato creduto morto In realtà, Bouchut considerava come segni secondari anche la rigidità cadaverica, la mancanza di contrattilità muscolare (nonostante la stimolazione elettrica) e la putrefazione. Sui premi dell Accademia delle Scienze si rinvia a Pascal Hintermayer, Politiques de la mort, Payot, Paris Oltre che dall abbondante materiale manoscritto, le vicende dei premi sono attestate dai comptes rendus dell Accademia;; per esempio, per le motivazioni che portarono all istituzione del premio e alla sua assegnazione a Bouchut, si veda Pierre-François- Olive Rayer, Rapport sur le concours relatif à la question des morts apparentes et aux moyens de prévenir les enterrements prématurés, in Comptes Rendus de l Académie des Sciences, 1848, n. 26, pp Eugène Bouchut, Traité des signes de la mort et des moyens de prévenir les enterrements prématurés, Baillière, Paris 1849;; Josat, De la mort et de ses caractères, cit. Sull argomento, oltre a Carol, Les médecins et la mort, cit., pp , è prezioso Bondeson, Buried Alive, cit., pp

13 Sepolti vivi! 27 Insistere o demordere? Fosse dipeso dall Accademia, probabilmente le ricerche non avrebbero avuto seguito. Per i più timorosi ed impazienti occorreva, invece, soltanto aumentare la posta in palio. L occasione si presentò quando nel 1866 il marchese d Ourches lasciò un legato per due diversi premi: uno, di franchi, per un segno sicuro e riconoscibile anche da parte di chi, come un semplice contadino, fosse stato privo d istruzione;; un altro, di 5000 franchi, per un segno altrettanto certo, ma individuabile da un esperto (medico) o tramite l uso di una specifica strumentazione. Era la prima, com è chiaro, la vera sfida, che denunciava quello che in Francia, molto più che in altri paesi, era il divario tra una capitale ricca e dotta e una provincia in cui si rischiava di essere dichiarati morti un po troppo in fretta. Se l Accademia accettava di fare da arbitro era solo perché non poteva negare che, nelle zone rurali, il pericolo sussistesse davvero 32. La cifra in palio era alta e rischiava di far gola a troppi, anche a chi alla questione in sé era evidentemente disinteressato. Bandito nel 1868, il premio contò una mole enorme di proposte: 102 da vagliare, alcune pervenute addirittura dagli Stati Uniti o dall India, accanto ad altre 12 non prese in considerazione perché giunte in ritardo. Un teatro di umanità varia e composita fu quello che si parò dinanzi alla commissione giudicatrice: i medici vi erano sì, ma molti risultavano i curiosi, suddivisi tra inventori autodidatti, esponenti del clero, militari in pensione e donne d ingegno;; vi erano anche un droghiere e un parrucchiere. Quest ultimo dichiarò di essere in grado di capire se un individuo fosse vivo o morto dal modo in cui se ne presentavano i capelli: non entrò nei dettagli, promettendo che si sarebbe diffuso in particolari dopo l erogazione del premio. Altre proposte prevedevano di ipnotizzare il presunto cadavere, iniettare stricnina nel suo stomaco, illuminarne violentemente le pupille, bruciarne con un ferro arroventato tempie o regione cardiaca. Taluni progettarono bare di sicurezza, talaltri proposero di lasciare nella cassa una chiave inglese, una pala e una scala o di mettere una piccola tromba nella bocca del presunto cadavere. Tutto abbastanza grottesco, finanche imbarazzante, tanto che Alphonse Devergie, presidente della commissione, ammise che alcune proposte erano tout à fait ridicules. Alla fine, nel 1873, fu attribuito il solo premio di 5000 franchi, suddivi- 32 Christian Bonah, Instruire, guérir, servir. Formation et pratiques médicales en France et Allemagne, Presses Universitaires de Strasbourg, Strasbourg 2000, soprattutto pp

14 28 Scrivere FRANCESCO DE CEGLIA so tra cinque concorrenti, che avevano indicato quattro diversi segni: le lividure cadaveriche, l imbibizione del globo oculare ossia la macchia nera della sclerotica, il raffreddamento verificato con il termometro, gli effetti delle ustioni 33. Stramberie a parte, la convinzione era che sull argomento sussistesse un modesto ma apprezzabile degré de certitude, naturalmente nel senso in cui quest ultima poteva essere intesa nell ambito della médecine, non certo delle mathématiques. Non si avevano però abbastanza médecins in grado di portare questa certezza in periferia. L Accademia non agiva motu proprio, ma solo perché lasciti testamentari la individuavano come istituzione infallibile cui affidare le ultime speranze. Si ergeva dunque a giudice-intermediario tra benefattori timorosi e creativi di ogni sorta. Offriva in altri termini a costo zero una ribalta scientifica ad un problema che percepiva come socio-istituzionale: In sintesi, dice l Accademia, i segni della morte sono abbastanza certi perché ogni errore sia impossibile. Ciò qualora la verifica dei decessi fatta da un medico sia estesa a tutti i comuni di Francia [ ]. Ma dobbiamo riconoscere che: 1) in comuni su questa constatazione non è fatta (² 3 della popolazione);; 2) questa parte della scienza è troppo trascurata e l attenzione dei medici non è richiamata a sufficienza su tal tipo di diagnosi 34. La domanda sociale non poteva trovare soddisfazione in una risposta, se non altro, così articolata. Poco dopo, un altra donazione e un altro premio, il Dusgate, che conobbe numerose edizioni, più o meno fortunate, a partire dal Alla svolta del secolo, nel 1900, fu ad esempio Séverin Icard, che aveva già ottenuto una menzione d onore nel 95, ad essere laureato vincitore per un composto fluorescente da iniettare sottopelle al fine di constatare l eventuale persistere del circolo. In aggiunta aveva proposto un test, se non altro, originale: era sufficiente scrivere con acetato di piombo su un pezzo di carta sono davvero morto e posizionarlo 33 Due furono le candidature al premio di franchi, ma entrambe caddero dopo una più approfondita valutazione della commissione. I rapports del Premio d Ourches, a firma di Alphonse Devergie, si trovano in Bulletin de l Académie de Médecine, 1873, n. 37, pp , e il dibattito alle pp Il contesto fu recensito nel London Medical Record, 1874, n. 2, pp e Paul Brouardel, La mort et la mort subite, J.B. Baillière, Paris 1895, p. 55.

15 Sepolti vivi! 29 sotto il naso del presunto cadavere. In caso di reale decesso, la reazione con l anidride solforosa dei gas putrefattivi avrebbe reso, con un coup de théâtre, leggibile la scritta. Qualcuno provò a sperimentare la tecnica che, pur d effetto, si rivelò ahimè insicura 35. Raccontava le esperienze che lo avevano indotto ad impegnarsi in una ricerca così affannosa, Icard: era medico alla Grande Miséricorde di Marsiglia e conosceva bene la fobia che si stava diffondendo in tutti gli strati della popolazione. Una volta, nel 1893, era stato chiamato ad esaminare il corpo di una signora, di cui aveva certificato il decesso. I parenti, temendo un errore, lo avevano chiamato di nuovo al capezzale della donna. Egli si era dunque deciso ad usare il test ritenuto fino a quel momento più affidabile, l ago di Middeldorph, che le aveva infilato nel cuore, provocando la furiosa reazione del marito e dei figli. Sì, adesso è morta, ma l ha uccisa Lei, dottore!, gli avevano gridato contro. Solo la sua grande abilità gli aveva consentito di sottrarsi alle ire dei parenti e di mettere a tacere la stampa. Ma non era finita lì. L anno successivo una diciottenne era stata dichiarata morta dal medico di famiglia. I genitori tuttavia, non riscontrando alcuna forma di rigor mortis, avevano ottenuto dal sindaco che altri cinque professionisti, tra cui Icard, si esprimessero;; non avevano però accettato neanche questo secondo responso, che, come il primo, non lasciava loro alcuna speranza. La folla, credendo in un qualche complotto, si era opposta così energicamente al funerale da obbligare la polizia a scortare medici e feretro. Il giorno dopo tutti i giornali avevano infine titolato che si era consumato un altro tragico caso di inumazione prematura 36. Di là dalle leggi, i medici erano sì chiamati dai familiari per certificare la morte dei congiunti;; ma solo quella apparente, non la reale. 35 L.A. Parry, The Possibility of Premature Interment, in Medical Magazine, 1914, n. 23, pp Séverin Icard, La mort réelle et la mort apparente. Nouveaux procédés de diagnostic et traitement de la mort apparente, Alcan, Paris Il giudizio della commissione del Dusgate, a firma di Paul Brouardel, è nei Comptes rendus hebdomadaires des séances de l Académie des sciences, 1900, n. 131, pp Uno studioso francese che, pur non avendo ottenuto risultati fisiologici di grande originalità, a lungo si occupò di morte fu Maurice d Halluin, che per circa un ventennio studiò la vita parziale di organi e tessuti;; si vedano, per esempio, Maurice d Halluin, Le problème de la mort, in Revue de Philosophie, 1913, n. 23, pp ;; Lo mort, cette inconnue!, Beauchesne, Paris 1939.

16 30 Scrivere FRANCESCO DE CEGLIA La morte discussa A parte Manni, che più di altri orbitava nell area culturale francese, pochi furono nel primo trentennio dell Ottocento gli studi di semeiotica tanatologica nel nostro paese 37. Alcune ricerche sulle nuove tecniche di rianimazione degli annegati furono, sì, date alle stampe;; si trattava nondimeno di scritti di medici isolati come il browniano Vito Siracusa i quali, inscrivendosi in quello che restava della tradizione erudita settecentesca à la Targioni Tozzetti, cercavano con spirito filantropico di offrire presidi rianimativi, efficaci o no che fossero, in ogni caso incapaci di innescare ampi dibattiti culturali 38. In fondo lo stesso Manni era l epigono di un illuminismo teso alla ricerca della pubblica felicità, ma grazie al proprio orizzonte scientifico, già europeo, riusciva a far scivolare il fulcro del problema dalla rianimazione ai segni certi di morte 39. Una volta accesa la miccia fu il poligrafo Melchiorre Missirini ad intervenire con una riflessione storico-erudita che, pur recensita qui e lì in maniera sospettosa, aveva il merito di proporre in modo sistematico e chiaro, nelle sue 431 pagine, la questione ai lettori di lingua italiana. Il Pericolo di seppellire gli uomini vivi creduti morti, che eleggeva Buffon a guida filosofica, richiamava l attenzione su una situazione la cui drammaticità non era ancora emersa solo per il tatto di alcuni: Pietro Manni, illustre medico e ostetrico, a cui ci lega calda e fida amicizia, nel suo Manuale sugli asfissi testé pubblicato, e dal quale ci onoriamo desumere alcune buone materie, crede poter ricavare dai segni di morte, sui quali abbiamo finora ragionato, alcuni suoi principii, ch egli chiama criterii di morte. Ma quanta credenza poi egli medesimo presti a questi 37 Anche il dibattito spagnolo fu tributario di quello francese. Si veda, per esempio, Prof. Dr. Huber, Despertar en la tumba! Estudio histórico-científico sobre la muerte real o supuesta, Imprenta-Ataulfo, Barcelona Vito Siracusa, Trattato completo della morte apparente per sommersione, Gabinetto bibliografico e tipografico, Napoli In qualche modo emblematico rispetto al dibattito settecentesco italiano è Giovanni Targioni Tozzetti, Raccolta di teorie, osservazioni, e regole per ben distinguere, e prontamente dissipare le asfissie o morti apparenti dette anche morti repentine, o violente prodotte da varie cause si interne, che esterne formata per istruzione del pubblico, Giovanni Cambiagi, Firenze Su tal tipo di tradizione si rinvia a Robert Lenoble, Per una storia dell idea di natura, Guida, Napoli 1975 (1969).

17 Sepolti vivi! 31 suoi criterii, si può desumere dalla seguente sua luminosa conclusione, appoggiata alla dottrina dell esimio Bichât [sic]: l ultimo grado della vita è un arcano 40. I regolamenti mortuari, si sa, prevedevano la visita di un ufficiale di stato civile presso le famiglie dei presunti deceduti, ma la pratica era largamente disattesa, a causa degli spazi domestici insufficienti al prolungamento delle veglie. Conseguenze? Soprattutto tra poveri e bambini si sarebbe ad esempio denunciato nella Nuova enciclopedia popolare italiana molti erano stati sepolti vivi 41. Segni certi, si ribadiva, non ve n erano. Bisognava semplicemente evitare il peggio, lasciando il corpo sul letto senza muoverlo, senza chiuderne gli orifizi, senza legarlo o avvolgerlo nel sudario: insomma senza privarlo della indispensabile aria. Missirini chiedeva inoltre che dopo la cerimonia funebre la salma fosse esposta negli asili mortuarii della parrocchia, vigilati da un custode. Al suggerimento di case di osservazione parrocchiali sarebbe giunto qualche anno dopo anche Giuseppe Consolo, il quale avrebbe desiderato procrastinare il più possibile il funerale e, riecheggiando il modello tedesco, parlato addirittura di fili e campanelli d allarme 42. I locali ecclesiastici, tuttavia, non sarebbero mai diventati dei Leichenhäuser. Celebrato il rito funebre, la Chiesa si sarebbe fatta carico della cura dell anima del defunto, lasciando che lo Stato ne gestisse il corpo. La reinterpretazione laica della morte esigeva che l autorità civile prendesse in carico le spoglie di colui che fu, sottraendole alla famiglia e soprattutto alla Chiesa. Questo era ciò che chiedevano quanti intervennero nell agone mediatico. I loro desiderata, però, sarebbero stati solo in parte accolti 43. Se la società era un organismo, a curarsene potevano essere solo professionisti in grado di coniugare competenza scientifica e determinatezza politica, vale a dire gli igienisti. Il medico ambiva a prendere, almeno in teoria, il posto accanto al feretro per secoli occupato dal sacerdote;; e 40 Melchiorre Missirini, Pericolo di seppellire gli uomini vivi creduti morti, Carlo Branca, Milano 1837, p S.v. Morte, in Nuova enciclopedia popolare italiana, vol. 14, Società l Unione tipografico-editrice, Torino 1862, pp Giuseppe Consolo, Sulle misure da adottarsi affinché non si seppelliscano i vivi [ ], A. Bianchi, Padova Dino Mengozzi, La morte e l immortale. La morte laica da Garibaldi a Costa, Lacaita, Manduria 2000, pp

18 32 Scrivere FRANCESCO DE CEGLIA in questo raccoglieva l eredità della legislazione napoleonica, che aveva affidato l interim ai pubblici ufficiali. Nella seconda metà dell Ottocento, dunque, furono proprio gli igienisti europei ad occuparsi di semeiotica tanatologica, discutendone in seno ai più importanti congressi internazionali del settore: a Bruxelles (1876), Parigi (1878), Torino (1880), Ginevra (1882), l Aia (1884) e Vienna (1887). È vero, non sempre la discussione teorica comportava ricadute pratiche;; ciò, anzi, avveniva assai di rado. In Italia nondimeno il regolamento di polizia mortuaria del 1892 avrebbe prolungato l esposizione del cadavere da 24 a 48 ore nei casi dubbi e ribadito, all art. 128, che la camera mortuaria [ ] dovrà essere provveduta di mobilio pel deposito di esse [salme] e di mezzi per avvertirne possibili segni di vita 44. Tutti volevano case d attesa purché lontane dalla propria abitazione. Ancora una volta sarebbe stata la politica a svolgere un ruolo di mediazione 45. Solo dal 1942, infine, la morte apparente non sarebbe più stata espressamente menzionata dai regolamenti di polizia mortuaria 46. Il presunto cadavere, nell incertezza del suo stato, acquisiva una nuova dignità, sconosciuta nei decenni precedenti: persino la consuetudine di legarlo o esporlo al freddo veniva ora interpretata come un irriguardoso abbandono di ogni speranza. Quest ultima, da virtù teologale qual era, assurgeva ora ad espressione di una fiducia pressoché incondizionata in quella miracolistica riforma tecnologico-sociale che gli uomini di scienza non si stancavano di promettere. Non bisognava solo esporre il cadavere, ma anche garantirgli confort idonei a facilitarne la reviviscenza: Ed ancora in Torino, nel novembre del 1873, certo Gaspare Roda, colpito da apoplessia [ ], fu giudicato morto dal medico lì lì sopracchiamato. Su la fede di questo, il pretore ordinò che la salma fosse trasportata alla camera mortuaria. La mattina dopo, recatosi colà il medico municipale, dottor Ramella, questi dubitò di morte apparente, e infatti [ ] rinvenne a vitalità, che però durò poco, in causa dei disagi e del freddo patiti la notte in quella camera impropria al bisogno Regolazione di polizia mortuaria, R.D. 11/01/1891, n. 42, e Regolamento speciale di polizia mortuaria, R.D. 25/07/1892, n Cfr. ad esempio Paola Zocchi, Il comune e la salute. Amministrazione comunale e igiene pubblica a Milano ( ), Franco Angeli, Milano 2006, pp Regolazione di polizia mortuaria, 21/12/1942, n Luigi Chierici, I sepolti vivi e le camere mortuarie d osservazione, Carlo Voghera, Roma 1888, pp

19 Sepolti vivi! 33 La casa d attesa la cui struttura Luigi Chierici disegnava circolare, quasi fosse un funebre Panopticon sarebbe stata l emblema di una nuova società, così matura da riconoscere i diritti di umanità ai vivi come ai morti. Questo, almeno, in teoria. In pratica erano, non di rado, gli stessi medici a sottrarsi alle proprie responsabilità. Aveva appena sette anni un fanciullo creduto morto di sincope in un paesino in provincia di Caltanissetta. Il sanitario ne aveva redatto il certificato di morte, senza nemmeno curarsi di visitarlo. La madre, come ultimo gesto di affetto, gli aveva messo indosso un abitino nuovo ed elegante, presto rubatogli da un becchino senza scrupoli. Ritornato dal suo commercio infame, questi aveva trovato il bambino sveglio e in lacrime;; l aveva così strangolato, temendo di essere scoperto. Qualcuno però se n era accorto, avvisando tutti. La polizia avrebbe sottratto appena in tempo il malfattore dalle mani della folla inferocita, che voleva farsi giustizia da sé 48. Poco oltre la metà del secolo furono due epidemie di colera (l una nel 1854, l altra nel 1867) a donare al dibattito uno spiacevole carattere di novità. La sintomatologia dell ultimo stadio del morbo era spesso descritta con un lessico dell indeterminatezza che riportava alla mente quello di Hufeland: la fase poteva infatti durare da pochi secondi a molte ore ed era praticamente indistinguibile dalla morte. Ciò, in un clima evidentemente già convulso nonché scosso da fatti di cronaca cui i periodici davano grande visibilità, contribuì a diffondere la paura di essere inumati anzitempo 49. Che fare? Anche un anatomista e patologo di vaglia come Filippo Pacini che nell incertezza consigliava di praticare un iniezione di acqua salata nella vena cefalica del braccio o nella giugulare esterna si trovava costretto a concludere la memoria Sull ultimo stadio del colera asiatico con il monito consueto, anche se riferito ad una nuova situazione: I cadaveri dei colerosi non dovranno essere trattati come veri cadaveri, se non che quando abbiano principiato a dare qualche indizio non equivoco di putrefazione: unico segno certo di morte Gazzetta del Popolo, 20 maggio Serenella Nonnis Vigilante, Entre discours et pratiques. La mort apparente et les inhumations précipitées (XIX e -XX e siècles), in Giorgio Cosmacini, Georges Vigarello, a cura di, Il medico di fronte alla morte (secoli XVI-XXI), Fondazione Ariodante Fabretti, Torino 2008, pp Si veda anche Giuseppe Bianco, Le pericolose conseguenze della morte apparente prevenute da una confacente riforma del servizio mortuario, Stamperia della Gazzetta del Popolo, Torino Si veda, ad esempio, il fatto raccontato da La Gazzetta d Italia, 28 settembre Filippo Pacini, Sull ultimo stadio del colera asiatico o stadio di morte apparente dei

20 34 Scrivere FRANCESCO DE CEGLIA Gli studi si stavano ormai accumulando. Per dire l immenso lavoro cui diedero luogo le ricerche sui segni della morte vera, è bene il fare conoscere essere emerso, da opportune indagini nel vasto campo della medicina, che ben 152 furono gli italiani che dal 1508 al 1891 lasciarono scritti in materia, di cui 98 appartengono al secolo nostro, commentava con orgoglio Felice Dell Acqua 51. Certo, non tutte le ricerche menavano a risultati di qualche utilità. In alcune si ipotizzava, ad esempio, di usare i raggi X, recentemente scoperti e impiegati un po dappertutto, per sorprendere qualche lieve moto del cuore. Più utile apparve un elettrobioscopio (un rocchetto di Ruhmkorff modificato) messo a punto dallo stesso Dell Acqua e presentato in occasione dell Esposizione industriale di Milano del Maneggiabile, tascabile, difficile da guastarsi ed economico : questi, a giudizio dell inventore, i pregi dell apparecchio. In quegli stessi anni, in un setting più sperimentale, Angelo Monteverdi ritornava ad ammettere una costellazione di segni, di cui 15 certi e 7 utili ma dubbi, proponendo iniezioni ipodermiche di ammoniaca liquida, tali da provocare una chiazza di colore rosso vinoso in un vivo, brunastro in un morto 52. Dal canto loro, Andrea Verga e Serafino Biffi conducevano esperimenti sugli animali, giungendo a risultati degni di quel discreto consenso internazionale che avrebbero presto riscosso: per loro il restringersi della pupilla, il contrarsi della milza e l incurvamento del tronco erano segni di vitalità persistente almeno in certe specie 53. Poi, a cavallo dei due secoli, sulla scia della diffusione anche in Italia della patologia cellulare d oltralpe, Angelo Creazzo avrebbe parlato di metodi di individuazione della vita latente, la quale sarebbe stata da ricercarsi appunto nei processi biochimici intracellulari 54. colerosi e sul modo di farli risorgere, N. Martini, Firenze 1871, p. 16. L opera sarebbe stata ripresa nel più ampio Del processo morboso del colera asiatico, del suo stadio di morte apparente e della legge matematica da cui è regolato, Le Monnier, Firenze Sull argomento si veda Paolo Sorcinelli, Nuove epidemie, antiche paure. Uomini e colera nell Ottocento, Franco Angeli, Milano 1986, pp Felice Dell Acqua, La morte vera e la morte apparente, U. Hoepli, Milano 1897, p Angelo Monteverdi, Di un mezzo semplice, facile, pronto e sicuro per distinguere nell uomo la morte vera dall apparente, Tip. Ronzi e Signori, Cremona Andrea Verga, Serafino Biffi, Un segno fisiologico della morte vera, in Gazzetta medica Lombarda, 12 marzo 1881, n. 3, pp La bibliografia italiana sull argomento è velocemente vagliata in un libro popolare a firma del Dott. Friemann, La morte apparente, Sonzogno, Milano Arcangelo Creazzo, Studio su la morte apparente e la morte reale, Ermanno Loescher, Roma 1913, p. 137.

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