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1 la Biblioteca di via Senato mensile, anno v Milano n.6 giugno 2013 UTOPIA Gli «Elogi» di Uberto Foglietta di gianluca montinaro BIBLIOFILIA Nella cesta di un cantimbanco di giancarlo petrella IL SAGGIO Il Cammeo di Amore e Psiche di giorgio nonni LIBRO DEL MESE Io dirò la verità. Intervista a Giordano Bruno di guido del giudice STORIE DI STAMPA Viaggio fra i libri. Romanzo editoriale di massimo gatta

2 Si ringraziano le Aziende che sostengono questa Rivista con la loro comunicazione

3 la Biblioteca di via Senato Milano MENSILE DI BIBLIOFILIA ANNO V N.6/41 MILANO, GIUGNO 2013 Sommario BvS: l Utopia. Principi e princìpi GLI «ELOGI» DI UBERTO FOGLIETTA di Gianluca Montinaro Il Saggio IL CAMMEO DI AMORE E PSICHE di Giorgio Nonni Bibliofilia NELLA CESTA DI UN CANTIMBANCO di Giancarlo Petrella IN SEDICESIMO - Le rubriche IL VIAGGIO LA NOTIZIA DEL MESE L EDITORE DEL MESE a cura di Gianluca Montinaro Il libro del mese IO DIRÒ LA VERITÀ. INTERVISTA A GIORDANO BRUNO di Guido Del Giudice Storie di stampa VIAGGIO FRA I LIBRI. ROMANZO EDITORIALE prima parte di Massimo Gatta Filosofia delle parole e delle cose L ATTRAZIONE E L ATTENZIONE: IL SOGGETTO E L UOMO di Daniele Gigli Da l Erasmo: pagine scelte DIFFICILE SCRITTURA: RACCONTARE LA FELICITÀ* di Camilla Baresani BvS: il ristoro del buon lettore IL GATTOPARDO DEL SULTANO di Gianluca Montinaro * tratto da L Erasmo n.29 Gennaio Marzo 2006 Ambiguità della felicità

4 Fondazione Biblioteca di via Senato Presidente Marcello Dell Utri Consiglio di Amministrazione Marcello Dell Utri Giuliano Adreani Carlo Carena Fedele Confalonieri Ennio Doris Fabio Pierotti Cei Fulvio Pravadelli Miranda Ratti Carlo Tognoli Segretario Generale Angelo de Tomasi Collegio dei Revisori dei conti Presidente Achille Frattini Revisori Gianfranco Polerani Francesco Antonio Giampaolo Biblioteca di via Senato Mostre - Mostra del Libro Antico - Salone del Libro Usato Organizzazione Ines Lattuada Margherita Savarese Ufficio Stampa Ex Libris Comunicazione Biblioteca di via Senato Edizioni Redazione Via Senato Milano Tel Fax Direttore responsabile Gianluca Montinaro Servizi Generali Gaudio Saracino Coordinamento pubblicità Margherita Savarese Progetto grafico Elena Buffa Fotolito e stampa Galli Thierry, Milano Referenze fotografiche Saporetti Immagine d Arte - Milano Immagine di copertina Frontespizio e pagine interne tratte da Gli elogi degli uomini chiari della Liguria (Genova, Marcantonio Bellone, Edizione conservata presso la Biblioteca di via Senato) L Editore si dichiara disponibile a regolare eventuali diritti per immagini o testi di cui non sia stato possibile reperire la fonte Stampato in Italia 2013 Biblioteca di via Senato Edizioni Tutti i diritti riservati Reg. Trib. di Milano n. 104 del 11/03/2009

5 Editoriale Evenne il nuovo Governo. E vennero i nuovi ministri. Questi o quelli poco importa. Ogni volta, con caldo ottimismo, ci auguriamo che facciano meglio dei predecessori. E ogni volta, al termine dell esperienza, siamo costretti a constatare come, nella migliore delle ipotesi, non abbiano fatto alcunché di negativo: da mestieranti della politica, avvezzi alla macchina del potere. Mentre il nostro Paese avrebbe bisogno di ben altro. Un progetto chiaro, una guida forte, un atteggiamento aperto e propositivo. Involuti in uno stato di semi-immobilismo assistiamo impotenti ai crolli dei nostri monumenti storici, al deturpamento del nostro paesaggio, all incuria delle nostre biblioteche, alla mala gestione delle nostre istituzioni culturali. Al nuovo Governo non chiediamo. Sul nuovo Governo non puntiamo. Solo speriamo; nell attesa di essere ancora delusi. P.S. Da primo premio, nel frattempo, la gaffe della neosottosegretaria alla Cultura, Ilaria Carla Anna Borletti Dall Acqua in Buitoni che, in un intervista, ha dichiarato che «in Italia si è smesso da tempo di mangiar bene». Senza entrare nella polemica (resa già abbastanza stucchevole dal lungo fuoco di fila di rettifiche, precisazioni e controdichiarazioni) si potrebbe sommessamente far notare che, mai come ora, in Italia si mangi bene, e con attenzione. E che, a fronte del giusto percorso intrapreso già da alcuni anni da buona parte dell alta ristorazione (alla quale, ci auguriamo, si aggiungano presto anche i locali meno blasonati), sarebbe opportuno sostenere la cucina e i cuochi italiani: in fondo anche essi sono espressione della nostra cultura. E del nostro miglior made in Italy. Gianluca Montinaro

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9 giugno 2013 la Biblioteca di via Senato Milano 7 BvS: l Utopia. Principi e princìpi GLI «ELOGI» DI UBERTO FOGLIETTA Nobiltà e decadenza di una repubblica marinara Innumerevoli sono i volumi, antichi e preziosi, conservati nella Biblioteca di via Senato. Fra essi si segnala una prima edizione in italiano di un opera poco nota (un in 8vo di 133 carte): Gli eloggi degli huomini chiari della Liguria (Genova, presso Marcantonio Bellone, 1579). L autore è il genovese Uberto Foglietta ( ), un personaggio dalla storia curiosa, strettamente legata, nelle vicende, alla genesi di questo libro. Nato da famiglia di recente nobiltà, Foglietta si trasferì giovanissimo a Roma ove divenne abbreviatore e protonotario apostolico. Seguì corsi di Diritto e di Legge a Perugia e, nel 1550, con l elezione al soglio di Giulio III, la sua carriera spiccò il volo. Protetto dal pontefice, Foglietta venne invitato a tenere un orazione latina davanti a tutta la corte papale per la festa di Ognissanti del 1553 (in seguito stampata da Blado, unitamente a una lettera indirizzata al neocardinale Roberto De Nobili, pronipote del papa, sulle qualità del porporato: De vitae et studiorum ratione hominis sacris initiati ad Robertum No- Sopra: Uberto Foglietta, in una incisione del XIX secolo. Nella pagina a lato: frontespizio de Gli elogi degli uomini chiari della Liguria (Genova, Marcantonio Bellone, Edizione conservata presso la Biblioteca di via Senato) GIANLUCA MONTINARO bilem card. Epistola). Una successiva orazione, tenuta davanti ai cardinali riuniti in conclave per l elezione di Marcello II, fu stampata a Roma nel 1555 dallo stesso Blado con il titolo In laetitia ob reconciliationem Britaniae Romae celebrata. Sempre nello stesso anno apparve il dialogo in tre libri De philosophiae et iuris civilis inter se comparazione, dedicato al potente cardinale Madruzzo; nell opera, che consiste in una ampia difesa dello studio del diritto contro quello della filosofia, figurano quattro interlocutori: il cardinale Giulio Morone, il filosofo Gian Battista Sighicelli e l avvocato Gallesi, oltre allo stesso Foglietta. Grazie a papa Paolo IV, nelle cui grazie riuscì a entrare, venne nominato referendario apostolico. La sua posizione era in forte ascesa fintantoché, nel 1557, Foglietta decise di intentare una causa contro alcuni debitori insolventi. Facendosi forza della propria autorità riuscì a portarli davanti al tribunale civile della Repubblica di Genova, nonostante la loro opposizione. La mossa però si rivelò foriera di pesanti conseguenze: la Repubblica mostrò di non gradire il rientro in patria di Foglietta. La colpa del rampante funzionario del papa era quella di aver scritto un opera (tra l altro redatta in volgare, per raggiungere un più ampio pubblico), Delle cose della Repubblica di Genova (che ancora circolava manoscritta ma

10 8 la Biblioteca di via Senato Milano giugno 2013 Lettera dedicatoria a Filippo Spinola, in apertura del volume di Uberto Foglietta Gli elogi degli uomini chiari della Liguria (Genova, Marcantonio Bellone, 1579) che di lì a poco Antonio Blado avrebbe stampato), che metteva in cattiva luce l antico Stato marinaro. In realtà, il dialogo risaliva al 1554, data riportata su una copia manoscritta e che nulla nel testo smentisce. L occasione e lo sfondo dell opera sono la guerra di Corsica, dall andamento disastroso per Genova, e le conseguenze della riforma del 1547, detta del garibetto, con la quale dopo la congiura di Gian Luigi Fieschi, gli oligarchi della nobiltà vecchia (le famiglie nobiles prima della riforma del 1528, mentre le famiglie già populares erano dette nobiltà nuova ) avevano acquisito un maggior peso nel governo. Le fazioni erano state, secondo Foglietta, semplici denominazioni di comodo che avevano diviso artificialmente un ceto di governo originariamente indistinto. Nel rileggere «il recente passato genovese Foglietta ridimensionava il ruolo e le benemerenze di Andrea Doria, polemizzava con l artificiale accorpamento di tutte le casate ascritte nel 1528 al Liber civilitatis sotto i nomi delle ventotto casate più numerose ( alberghi ), quasi tutte di origine nobile, e deplorava la debolezza navale della Repubblica, priva di una flotta da guerra, mentre Andrea Doria e gli altri proprietari di galee, quasi tutti nobili vecchi, mettevano le loro squadre al servizio del re di Spagna». 1 Foglietta, nella sua opera, con parole molto nette, discute l arroganza e la prepotenza dei nobili («non sapete che la principale fattione et melevolentia che sia sempre stata da molti secoli in qua in Genova è stata la diversità del nome di nobile et popolare?» e i nobili «sono cagione della disunione» perché «fara loro et gli altri cittadini sia distintione et che ella vi si conosca et mostrano apertamente che in Genova sono dui corpi o vero due parti della republica, et che essi sono la principale, et si arrogano ogni superiorità et autorità in tutte le cose, sprezando ad un certo modo gli altri, et tenendoli da meno di sé. Finalmente non vogliono in alcun modo l uguaglianza») 2 e propone come rimedio di instituire un regime più equo. Per Foglietta è l avidità della classe nobiliare la vera causa della decadenza della repubblica. Per porre rimedio solo una via si può percorrere: l unione della vecchia e della nuova nobiltà. Il rimedio a tanti mali è facilissimo et è uno solo. Et questo è che si lasci questa vanità di emulatione contentiosa et questa leggierezza di nobiltà, la quale abbiamo dimostrato che è niente, et si unifichino li cittadini da dovero, ché fatto questo si haveranno le gallee del principe Doria et de gli altri et si potria instituire uno modo di vivere sicuro et honorevole, et fondare uno stato quieto, felice et glorioso. 3 La riconquista del primato morale e civile di

11 giugno 2013 la Biblioteca di via Senato Milano 9 Sopra, da sinistra: Avviso ai lettori e sonetto augurale, in apertura del volume di Uberto Foglietta Gli elogi degli uomini chiari della Liguria (Genova, Marcantonio Bellone, 1579) Genova «non si può fare, se prima non ci uniamo con gli amici, e non lasciamo in tutto e per tutto questa perniciossima e vana opinione, e ci facciamo tutti un corpo, il che fatto cesserà in tutto questo sospetto»; «dico che da questo unirsi con gli animi ne nascerebbe il perpetuo stabilimento della repubblica e la eterna quiete nostra, perciocché non accadrebbe che l una delle parti mantenesse la straordinaria potenza d alcun cittadino». 4 Il dialogo di Foglietta (il solo testo del dibattito politico genovese del Cinque-Seicento a conoscere la via della stampa) toccava temi troppo scottanti (l indipendenza dello Stato e il riarmo navale) e, proponendo una riforma censitaria del sistema politico, persino destabilizzanti per l assetto oligarchico della Repubblica, per passare inosservato. Approfittando della causa intentata da Foglietta contro i suoi debitori, il doge e il Senato promossero un processo contro di lui, incaricando inoltre monsignor Bernardo Lomellini, protettore della Repubblica presso la corte pontificia, di ostacolare la circolazione del libro. Il 7 aprile 1559, nonostante una elegante lettera al Senato a protesta delle sue buone intenzioni, Foglietta fu condannato al bando da Genova. Il funzionario del papa si vendicò facendo ristampare il dialogo (che nel frattempo era uscito presso Antonio Blado) sia a Roma che a Genova. L oligarchia della Repubblica andò su tutte le furie e procedette

12 10 la Biblioteca di via Senato Milano giugno 2013 Da sinistra: Tiziano Vecellio ( ), Papa Paolo III con i suoi nipoti Alessandro e Ottavio Farnese, 1546, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte; Sebastiano Del Piombo ( ), ritratto di Andrea Doria, 1526, Genova, Palazzo del Principe alla immediata confisca dei suoi beni di famiglia. Ma il fuoco innescato da Delle cose della Repubblica di Genova aveva ormai attecchito: attorno al dialogo si alzò una vasta messe di voci favorevoli e contrarie. Divenne anzi arma di battaglia politica durante la guerra civile tra nobili vecchi e nobili nuovi, nel 1575, quando questi ultimi promossero due nuove edizioni dell opera, a Milano e a Lione, con l esplicito fine di portare un attacco all ala conservatrice della Repubblica. Nel frattempo la carriera di Foglietta nella Roma papale non incontrava ostacoli. Il cardinale Flavio Orsini lo raccomandò al cardinale Ippolito d Este, tra i cui stipendiati figura dal 1568, col compenso annuo di 220 scudi d oro. L anno seguente Foglietta ricompensò i due porporati scrivendo una descrizione in latino della villa di Ippolito d Este a Tivoli, che dedicò a Flavio Orsini. Iniziò a interessarsi anche agli studi storici, intraprendendo una storia dei suoi tempi, a partire dalla guerra di Smalcalda, della quale alla fine pubblicò solo tre frammenti, riguardanti la congiura di Gian Luigi Fieschi, i tumulti di Napoli contro il viceré don Pedro de Toledo, e l assassinio del duca di Parma Pier Luigi Farnese. Nel 1569 lo scritto sulla congiura di Gian Luigi Fieschi cominciò a circolare. In cerca di un dedicatario, dal quale sperare una ricompensa, Foglietta si rivolse al signore di Massa, Alberico Cybo Malaspina, personalmente interessato agli avvenimenti del 1547 perché il fratello maggiore Giulio era stato coinvolto nelle trame antimperiali del conte Fieschi. Nonostante la «gola delli contanti» di Foglietta e la disponibilità di Alberico, la trattativa non andò tuttavia in porto. I tre scritti vennero pubblicati a Napoli da Cacchio nel 1571, sotto il titolo comune Ex universa historia suorum temporum con dedica al ricco mercante genovese Giulio Montenegro (ristampe: Roma 1577; Genova, G. Bartoli, 1587). Morto Ippolito d Este nel 1572, Foglietta passò al servizio del cardinale Luigi d Este, tra i cui

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14 12 la Biblioteca di via Senato Milano giugno 2013 Sopra: Papa Paolo IV. A destra dall alto: Giulio Bonasone ( ), Ritratto di papa Marcello II, Londra, British Museum; Giovanni Luigi de Fieschi Conte di Lavagna ( ) in un incisione del XIX secolo stipendiati il suo nome è attestato dal Nel frattempo, Foglietta iniziò una lenta, ma attentamente studiata, manovra di riavvicinamento agli uomini influenti della sua patria. Nel 1572, Foglietta redasse la raccolta Clarorum Ligurum elogia (Roma, eredi Blado, 1572), dedicandola a Gian Antonio Doria, principe di Melfi: un passo «sorprendente, dopo la polemica antidoriana del dialogo del 1559, ma palesemente diretto a ottenere attraverso i buoni uffici del principe la revoca della condanna. La raccolta ordina i liguri illustri per categorie: anzitutto santi e principi, poi condottieri e navigatori, letterati e artisti, infine personaggi di successo mondano e finanziario. Senza osservare al-

15 giugno 2013 la Biblioteca di via Senato Milano 13 cuna sequenza cronologica, né alcuna proporzione nell assegnazione degli spazi, la raccolta affianca l imperatore Elvio Pertinace e il dedicatario stesso dell opera, Cristoforo Colombo e l ex cancelliere della Repubblica, Matteo Senarega, amico di Foglietta ma avversario politico di Doria. Tra i benemeriti per le arti e le lettere Foglietta incluse tutti i principali cardinali genovesi, vivi e morti, compreso quel Bernardo Lomellini che si era occupato non favorevolmente di lui nel Pagò tributo ai Cybo, avallando la loro pretesa origine greca». 5 In una lettera del 30 novembre 1572, posta in apertura delle successive ristampe, Aldo Manuzio elogiò la lingua e lo stile dell opera. Forse fu questo ad assicurare il grande successo della raccolta, che accresciuta e ristampata nel 1577 (Roma, De Angelis), fu poi pubblicata a Genova (da Marcantonio Bellone) nel 1579 nella traduzione in volgare di Lorenzo Conti (con dedica a Filippo Spinola di Sant Ambrogio). Intanto gli eventi giocavano a favore di Foglietta. I fatti politici genovesi del 1575, con la presa di potere da parte dei nobili nuovi, la breve guerra civile contro i nobili vecchi e l intervento mediatorio del cardinale Morone, ribaltarono improvvisamente la sua posizione. Il 2 gennaio 1576 il governo dei nuovi lo nominò pubblico storiografo, comunicandoglielo con una lettera piena di elogi (che ignorava i precedenti annalisti della Repubblica). L incarico comportava la scrittura degli annali contemporanei, con uno stipendio annuo di 425 lire genovesi. Ma l otto settembre 1579 Foglietta (alla perenne ricerca di danaro) concordò con un gruppo di patrizi genovesi che questi sottoscrivessero una storia di Genova sin dalle origini, dietro conveniente compenso, un terzo del quale doveva essere subito anticipato. Foglietta finì per redigere, pertanto, non la storia commissionatagli dal governo, bensì quella finanziata dai privati. Il 1 luglio 1581 annunciò al governo di aver completato l opera Historiae Genuensium libri XII. La morte, giunta improvvisa a Roma, il 5 settembre dello stesso anno, lasciò il manoscritto senza un preciso destino. Sia il fratello di Foglietta, Paolo Foglietta, che il governo della Repubblica chiesero al residente genovese a Roma monsignor Marco Antonio Sauli di recuperare le carte manoscritte. Una volta ritrovata, l Historiae Genuensium fu affidata, nel 1584, dal governo a Paolo perché ne curasse la stampa e la traduzione dietro compenso di cinquanta (poi sessanta) lire annue. Non avendo ottenuto dal governo genovese un ulteriore contributo alle forti spese di stampa, Paolo si rivolse a Gian Andrea Doria, dedicando a lui l opera, uscita presso Bartoli nel Paolo chiese, sempre inutilmente, nel 1589, un compenso anche per la sua traduzione, che non venne apprezzata. Egli la affidò pertanto al fiorentino Francesco Serdonati, che la completò nel Fu stampata però solo nel 1597 (Genova, eredi Bartoli), con dedica al doge e al Senato, a cura di Giambattista, figlio di Paolo venuto a morte nel frattempo. Divisa in dodici libri, l opera (intrisa dello stesso spirito antinobiliare che animava il dialogo del 1559) ripercorre le vicende genovesi dalle origini romane al 1527, cioè alla vigilia del cambiamento di campo di Andrea Doria. In appendice Paolo inserì alcune notizie raccolte dal fratello sulla famiglia Cybo, verosimilmente per ricavarne una ricompensa. RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO Oberto Foglietta, Gli eloggi di M. Oberto Foglietta. Degli huomini chiari della Liguria; tradotti da Lorenzo Conti. All illustre S. Filippo Spinola del S. Ambruogio. In Genova. Marcantonio Bellone vo; cc. 133, 3. NOTE 1 C. Bitossi, Uberto Foglietta in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell Enciclopedia Italiana, vol. 48, U. Foglietta, De la republica di Genova, in Scrittori politici del 500 e 600, a c. di B. Widmar, Milano, Rizzoli, 1964, pp Ibidem, p U. Foglietta, Della republica di Genova, Milano, Corradetti, 1865, p. 150 e p C. Bitossi, Uberto Foglietta, cit.

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17 giugno 2013 la Biblioteca di via Senato Milano 15 Il Saggio IL CAMMEO DI AMORE E PSICHE Indagine su una gemma ellenistica che incantò Rubens In una lunga lettera sugli Uccelli et animali pertinenti al aere, indirizzata attorno al 1570 dal medico marchigiano Costanzo Felici 1 ad Ulisse Aldrovandi e conservata autografa in quel grande giacimento di informazioni naturalistiche che si è rivelato il Fondo antico della Biblioteca Universitaria di Bologna, è contenuto il fedele reportage di un evento accaduto nelle campagne marchigiane di Sentinum 2 (oggi Sassoferrato) e che aveva destato il legittimo interesse della comunità scientifica del tempo: il clamoroso rinvenimento, avvenuto poco dopo la metà del XVI secolo in un pianoro alla confluenza dei torrenti Marena e Sanguerone nel fiume Sentino, di una antichissima gemma dal valore inestimabile che illustrava le nozze mistiche di Amore e Psiche. Una notizia quasi incidentalmente riferita dal Felici che ci ha permesso di svelare a distanza di quasi cinque secoli il mistero che circonda ancora questo antichissimo reperto. La scena che vi era raffigurata - debitrice del A lato: Frans Francken II, Cabinet of Curiosities (1636), Kunsthistorisches Museum, Vienna. Sopra: Amore e Psiche (II sec. d. C.) Firenze, Galleria degli Uffizi GIORGIO NONNI genere della Fabula Milesia, della tradizione orale del mondo ellenico e delle leggende berbere possiede una connotazione mistico-allegorica (che dal VI secolo sarà poi contaminata dal misticismo cristiano di Fulgenzio) che rafforza il vincolo matrimoniale di Amore e Psiche, un tema che sarà rappresentato nei secoli da celebri pittori, musicato da compositori e cantato da poeti. La minuziosa descrizione contenuta nel trattatello si configura dunque come un contributo importante all idea che allora si aveva del collezionismo: «A proposito del colombo scrive il Felici all Aldrovandi vi ho voluto proporre questa bella cosa [il cammeo], perché so che ve ne deletate: io ne feci retrarre in pictura da un giovinetto un quadro per ornare una camera [ ] per rendere bello, ricco e nobile afatto il vostro museo, che non volete che resti indietro cosa alcuna produtta dalla natura e considerata dal philosopho che non vi entri dentro, parte per ornamento, parte per delettatione e parte per insignare». E diletto, ornamento e funzione didattica ben rappresentavano i principali obiettivi dei musei cinquecenteschi secondo il medico marchigiano, il quale seppe sintetizzare efficacemente le finalità del collezionismo, met-

18 16 la Biblioteca di via Senato Milano giugno 2013 D. A. Bracci, Memorie degli antichi incisori, Firenze 1786 (Colombini fecit): F. Bartolozzi sculpsit, G. B. Cipriani delineavit (XVIII sec) tendo in risalto i diversi livelli di fruizione degli oggetti raccolti e componendo la frattura tra i caratteri tipici delle raccolte nordiche e quelli dei moderni musei di scienze naturali. La passione tardo-rinascimentale per la bizzarria, che aveva trovato la sua sede deputata nei Giardini dei semplici, nei musei eclettici, nelle Wunderkammern e nei Cabinets du Roi, era finalizzata ad un collezionismo accumulativo, ad una congerie disparata e caotica di oggetti e di prodotti naturali. Gli ambienti museali, luoghi di delibazione senza tempo e senza limiti di spazio, erano considerati non soltanto come prodromi di una poetica manieristica e barocca della maraviglia, ma come strumenti per individuare un comune denominatore nell esorcizzazione di una diversità da ricomporre e da ridurre a un unicum. Animati costantemente da un acuta curiositas intellettuale, i collezionisti dell epoca cominciarono ad avvertire, prepotente, la necessità di costituire un museo che catalogasse scientificamente le antichità e i naturalia, in una profonda simbiosi che traeva origine dall applicazione di un unico metodo e di comuni strumenti interpretativi, in grado di soddisfare gli interessi scientifici. Certo ancora molte raccolte del tempo sembravano opporsi a quella tendenza di specializzazione che si indirizzava verso l enucleazione del gabinetto di storia naturale, privilegiando invece l elemento esotico, i mirabilia, il monstrum, più atti a provocare stupore nei visitatori più curiosi. E l interesse per il mostruoso, per il deforme, per le stranezze della natura era davvero intenso in età rinascimentale anche oltre i confini del nostro Paese, come dimostrò Ambroise Paré che definì l origine dei mostri come «creature che appaiono manifestamente al di fuori di ogni consueto procedere della natura» 3 : una teoria che rappresenta, forse, il tentativo più maturo di «naturalizzare» il diverso spiegando le anomalie dell ordo naturae. Ma torniamo al testo che ha sollecitato la nostra indagine:

19 giugno 2013 la Biblioteca di via Senato Milano 17 Il cammeo di Amore e Psiche (Museum of Fine Arts di Boston) «Vi è poi il colombo nostro delle torre e de colombare. Questo è reposto fra uccelli molto lussuriosi, forsi per questo dedicato a Venere dagli antichi. E forsi già per questo gli sposi, quando andavano la prima volta a letto con la sposa, si portavano il colombo stretto fra le braccia, como molte volte io ho avertito nelle cose antiche, e massime gl anni passati in un bellissimo cameo grande commo un mocenigo ovalo, retrovato a Sentino, vicino a Sassoferrato, cosa veramente rara e miracolosa, dove erano figure de tutto relevo bianche in campo negro. De questa natura predicta appareva una lettiera posta in scorcio, che mostrava tutti quatro gli piedi fatti a balaustre. Vi era vicino un himeneo alato nudo tutto festevole e ridente, che preparava il letto per gli sposi. Dopoi veniva un altro himeneo alato, severo in faccia con la facella accesa in spalla, con l altra mano havea una catena o cordina, con la quale sola guidava incatenati al collo il sposo e sposa. Questa era vestita, velata, con ale de pipistrello [= farfalla n.d.r.] inanti piene de occhi, il sposo nudo, alato de dietro, con capegli sparsi per la fronte, et havea la colomba fra bracci, stretta al petto. Vi era poi dietro un altro himeneo con ale ritorte in su, quale pareva che venisse pian per non essere sentito e portava sopra il capo de sposi un cesto de noce[= pomi n.d.r.]. Vi era poi, intagliate de sopra, queste lettere, mostrando il nome del authore: TPYΦON 4 EΠOIEI. Cosa veramente bella che il patrone che la trovò la vendette a Venetia 137 ducati d oro. Poi intesi che la comprò il Duca de Fiorenza per 506». In un pianoro alla confluenza dei torrenti Marena e Sanguerone nel fiume Sentino, si è dunque consumato, attorno alla metà del XVI secolo,

20 18 la Biblioteca di via Senato Milano giugno 2013 Da sinistra: D. A. Bracci, Memorie degli antichi incisori, Firenze 1786 (Colombini fecit): F. Bartolozzi sculpsit, G. B. Cipriani delineavit (XVIII sec.); Peter Paul Rubens ( ), Enrico IV riceve il ritratto di Maria de Medici, Parigi, Louvre un evento che sinora era rimasto sconosciuto agli studiosi, che pure si erano occupati dei preziosi tesori dell arte glittica. Il reperto faceva parte di una produzione di lusso, connessa con la vita raffinata delle corti: se la funzione delle gemme incastonate (gli intagli ) rispondeva alla necessità di poter disporre di un sigillo irripetibile, i cammei appartenevano ad un genere voluttuario ed erano utilizzati come ornamento. Gemma ovale di sardonica (mm. 45x37), in cui è ben visibile la struttura zonata che si caratterizza per gli strati di colore a forte contrasto, essa rappresenta dunque una scena di consacrazione mistica di Amore (che porta in braccio una colomba), e Psiche, munita di ali di farfalla. La coppia, ricoperta di veli, è condotta con una benda 5 annodata da un Imeneo alato verso il letto nuziale che un Amorino sta preparando, mentre un altro Erote offre un cesto ricolmo di pomi: una composizione originale e ben strutturata contenuta nel minuscolo spazio di una pietra, in cui risalta il motivo notturno della scena. Le figure pallide, dai riflessi azzurrini, sono illuminate dalla «facella accesa» e si stagliano sul fondo completamente scuro, che simboleggia la notte: un risultato di grande intensità, ottenuto con la tecnica del taglio parallelo. Il garbo narrativo di Trifone, già riscontrabile nella minuziosa descrizione operata dal Felici, attenta sin quasi alle sfumature psicologiche, è degno di un artista di prima grandezza, erede di un maestro quale fu Sostratos. Il riferimento a questo incisore è riscontrabile sia nella lucidatura della pietra, tagliata conicamente e levigata anche nel lato posteriore, sia nella modellatura dei corpi bianchi degli Amorini, nella plasticità della muscolatura del torace e nelle pieghe del ventre. L analogia risulta anche dall insieme della scena, che è abbastanza singolare e che si può ricondurre ad una trasposizione alessandrina nel mondo di Eros di una deductio nuziale. Il vaglio ripieno di pomi, in connessione con i riti bacchici e dionisiaci agresti, la benda annodata, l occultamento delle teste sembrano comunque raffigurare una purificante consacrazione mistica, che rafforza il legame di Eros con l anima. Altro elemento caratteristico della rappresentazione è la consuetudine di Amore di portare in braccio il colombo o un volatile in genere. Anche se non in connessione con scene nuziali, un Eros alato che gioca al cerchio, con un colombo in mano, è attestato in un anfora attica 6, mentre un

21 giugno 2013 la Biblioteca di via Senato Milano 19 castone di anello in pasta di vetro, di età imperiale, presenta un Eros alato che ha in mano un volatile 7. Un disegno approssimativo del cammeo (l Erote che prepara il letto risulta privo di ali), sicuramente una delle prime raffigurazioni conosciute, è stato realizzato attorno al 1590 dall antiquario spagnolo Alfonso Chacón (=Ciaconius). Il cammeo viene messo in connessione con Pirro Logorio. E proprio dalla copia di un disegno del Ligorio, tratta dall erudito francese Rascas de Bagarris, prese origine nel 1683 la prima riproduzione a stampa del cammeo ad opera dell antiquario francese Jaques Spon. Ma il nome di Trifone evoca anche ascendenze letterarie. In quell enorme deposito della lirica greca, quale è l Antologia Palatina, un epigramma del macedone Adeo è dedicato ad un berillo indiano, una pietra simile allo smeraldo, inciso dall artista, di cui ci resta soltanto una testimonianza poetica. Si tratta di versi di singolare modernità, in cui si avverte una simultaneità tra l atto dell incisore di modellare le chiome di Galene, ninfa che placa i venti dominatori delle acque, e l atteggiamento caratteristico della figura che si abbandona al gesto naturale di una bagnante che regge i capelli sciolti tra le mani: «Sono un berillo indiano: Galene mi volle Trifone mi sparse i crini con tenere mani. Vedi ancora le labbra che spianano l umido mare, i miei seni che magano bonacce. E se la pietra gelosa consente, già pronta mi lancio, ed ecco, adesso mi vedrai nuotare» 8. Il reperto sentinate prese ben presto la strada di Venezia, un centro florido ove il reperto venne quotato ben 137 ducati d oro. Ma è Cosimo I, duca di Firenze, che nella città lagunare poteva contare sui suoi agenti, ad assicurarsi la preziosa miniatura per una somma più che tripla: ben 506 ducati d oro, una spesa rilevante anche per le ben munite casse fiorentine. Ma nell inventario del sovrano fiorentino non viene fatta menzione del cammeo, per cui è ipotizzabile che esso, facendo parte del tesoro personale del duca, non fosse soggetto a catalogazione. Occorreva a questo punto riannodare le fila di un percorso che aveva condotto la gemma, sin dal 1622, nelle mani del celebre artista fiammingo Pietro Paolo Rubens. La nostra ipotesi, suffragata anche da altri esempi 9, è che la pietra fosse oggetto di una graziosa donazione dello zio Ferdinando I, fi- IL CASO IL CALCO SETTECENTESCO DEL CAMMEO DI AMORE E PSICHE Calco del cammeo di Amore e Psiche (sec. XVII), collezione privata anno fa a Roma rivela Giorgio «Qualche Nonni dopo aver pescato dal fondo antico della Biblioteca Angelica un disegno del 1590 dello spagnolo Alfonso Chacon (forse la prima immagine in assoluto del cammeo), sono entrato dall antiquario delle Coppelle, a due passi da lì. Buttato su una sedia, sotto un mucchio di stampe, ho trovato uno dei rarissimi calchi settecenteschi della gemma. Mi è sembrato un segno del destino. Tirando un po sul prezzo l ho acquistato e poi prestato per la Mostra Mythologica et Erotica inaugurata a Palazzo Pitti nell ottobre del 2005, anno in cui fu pubblicata anche l edizione critica del trattato (G. Nonni, Passatempi e capricci, Urbino). E solo da poco, dunque, che la comunità scientifica ha potuto conoscere le fasi del ritrovamento e dell acquisto della gemma originale da parte del Duca di Fiorenza per una somma rilevantissima».

22 20 la Biblioteca di via Senato Milano giugno 2013 glio di Cosimo, alla nipote Maria (di cui era anche tutore), in occasione del suo matrimonio con Enrico IV, celebrato con straordinaria munificenza nell ottobre del Del resto, alla fastosa cerimonia per procura, avvenuta nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, è attestata la presenza di Rubens (che poi raffigurò sulla tela la cerimonia), in qualità di accompagnatore del duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga e della moglie Eleonora de Medici. Il successivo percorso, che conduce il cammeo nuziale nella collezione di Rubens, potrebbe essere spiegato come munifico regalo della Regina di Francia per ingraziarsi un artista, notoriamente amante delle antiche gemme, che si apprestava a fornire la sua opera per la Galleria Medici di Palazzo Lussemburgo a Parigi. Del resto che il celebre artista scambiasse proprie opere con reperti antichi, è attestato da alcuni accenni contenuti nella sua corrispondenza: il 25 giugno 1627 l erudito francese Philippe Chifflet rivelò al cardinal Guido Bagni, nunzio apostolico nella capitale d Oltralpe, che le pietre più rare dell antiquario parigino Gaud erano finite nelle mani di Rubens in cambio di sue peintures, mentre anche il diplomatico inglese Sir Dudley Carleton, Visconte di Dorchester, forniva all artista gemme in cambio di suoi dipinti. E significativo il fatto che uno dei primi accenni al cammeo risalga proprio al periodo in cui l artista aveva ricevuto da pochi mesi l incarico di raffigurare la vita e la reggenza di Maria de Medici: alla definizione tematica del progetto parigino aveva addirittura preso parte l influentissimo cardinal Richelieu, affiancato da Peiresc. Costui, in una lettera del 1622, rassicurò l amico pittore che avrebbe esaminato con le dovute precauzioni i solfi ricavati dalle matrici e avuti da poco in visione, in particolare anche «quello di Tryphone che non sarà veduto da nessuno». Definito «studiosissimus et peritissimus totius antiquitatis, sed cameorum in primis», l artista fiammingo rafforzò il suo amore per l antichità nel corso dei soggiorni romani e mantovani dei primi anni del XVII secolo. Alla corte di Vincenzo I Gonzaga, riuscì a toccar con mano gemme di gran pregio: «Io non ho giamai tralasciato nelli mei viaggi di observar et investigar le antichità publiche e private e di ricovrar qualche cosetta curiosa per danari», scriveva Rubens a Peiresc, al quale confidò anche: «Non ho mai visto in vita mia cosa alcuna con maggior gusto che le gemme mandatemi da Vostra Signoria, che mi paiono cose inestimabili e sopra ogni mio voto». La collezione di arte glittica dell artista poteva rivaleggiare con le raccolte dei sovrani, come è pronto a riconoscere il Peiresc: «Gli impronti e dissegni delle più notabili gioie della sua pretiosissima raccolta [...] io non haveva mai veduti in tutti li studii d Italia, di Francia, d Inghilterra, di cotesti paesi et d una parte della Germania». Al contrario, lo scienziato francese per le disponibilità economiche più limitate era costretto a raccogliere anche «molte cose di goffa maestria» per le quali provava tuttavia diletto, perché «bisogna nondimeno talvolta contentarsi dell alimento del pane biscotto quando si sta in mezzo al mare et che non si puonno havere alimenti più delicati». Nel 1628 Rubens inviò a Peiresc una raccolta dei calchi più significativi, destinati ad essere riprodotti: «una scatola d impronti benissime conditionata, et senza che se ne fosse rotto un solo fra 56 pezzi che c erano». L amico rimase sinceramente affascinato dallo splendore delle riproduzioni: «Io ho preso un pasto de più dolci et più lauti ch io havessi ancora havuto in vita mia, non potendomi satiare di ammirare la bellezza et eccelenza di un sì ricco thesoro di gemme delle più nobili et più preciose di tutta l antiquità, le quali io ho goduto con la representatione de gli impronti quasi con altretanto diletto che s havessi veduto le gemme istesse». Peiresc riservò al capolavoro di Trifone un attenzione particolare: «Quelle nozze di Psyche sono cose reggie!». Ben presto iniziò la diaspora: la preziosa collezione di gemme, che Rubens aveva messo insieme, stava smembrandosi. Già nel 1626, dopo la morte della prima moglie, l artista aveva dovuto cedere

23 giugno 2013 la Biblioteca di via Senato Milano 21 Da sinistra: Jaques Spon, Recherches curieuses d Antiquité, Lyon 1683 (Prima raffigurazione a stampa del cammeo); Alfonso Chacón, Nuptiae Cupidinis et Psyches (sec. XVI) Bibl. Angelica, Roma. gran parte della raccolta al duca di Buckingham: per sé aveva riservato le gemme più rare, tra cui il cammeo di Trifone, oltre ai calchi sopra menzionati, di cui Peiresc aveva fornito una fedele descrizione. Mentre il tesoro in possesso del duca inglese venne acquistato nel 1649 da Gaston d Orléans, il quale poi lo donò al nipote Luigi XIV, la restante parte della collezione ereditata alla morte di Rubens dal figlio Albert (e comprendente il cammeo di Trifone) finì alla corte inglese, oggetto d acquisto di Thomas Howard, II conte di Arundel e Surrey. Immortalato da Rubens in un celebre ritratto, ora custodito a Boston, Thomas fu una straordinaria figura di collezionista dei tesori dell arte classica ed impiegò un gran numero di agenti in ogni parte d Europa alla ricerca di rarità da museo. Spinto dalla rivalità col duca di Buckingham, arricchì la propria collezione, ospitata nella Arundel House di Londra, con medaglie ed intagli provenienti da Mantova, dai Paesi Bassi e dalla Francia, tentando persino un improbabile trasporto dall Italia via mare dell obelisco di 16 metri, che adorna oggi la fontana berniniana di Piazza Navona a Roma. Nel XVII secolo assistiamo a vari passaggi della raccolta in suolo inglese: ereditata da Enrico, VI duca di Norfolk (nipote del conte di Arundel e Surrey), essa fu acquistata nel 1684 da Enrico, conte di Peterborough, il quale l anno seguente mostrava già agli amici «la sua rara collezione di gemme e anelli antichi» peraltro già oggetto di ipoteca. La figlia Maria, andata in sposa al VII Duca di Norfolk e rimasta unica proprietaria della colle-

24 22 la Biblioteca di via Senato Milano giugno 2013 Sopra da sinistra: stipetto con calchi di cammei (sec. XVIII); Trifone, Amorini con la clava (Firenze, Museo Archeologico). Nella pagina accanto a destra: calco del cammeo di Amore e Psiche (sec. XVIII) zione alla morte del marito (1701), trasmise la raccolta, per testamento, al secondo marito, il cavaliere John Germain, soldato di ventura e noto speculatore il quale, avendo spento l ipoteca che gravava sul tesoro, lasciò nel 1718 alla seconda moglie Elizabeth, figlia del II conte di Berkeley, i 130 cammei e i 133 intagli della raccolta. La dattilioteca si apprestava però a ritornare nelle mani di collezionisti esperti. Nel 1762, sposandosi con il conte Charles Spencer, Diana Beauclerk ottenne in dono dalla prozia Elizabeth l intera raccolta, che finì al capo della famiglia George, IV duca di Marlborough. La passione di questo stravagante e colto aristocratico inglese per le gemme era senza limiti, soprattutto per gli esemplari firmati che, secondo l erudito Philipp von Stosch, rappresentavano il ne plus ultra del collezionismo. Il suo orgoglio per le gemme lo aveva spinto a farsi ritrarre nel 1778 con in mano un AMICA DI RUBENS IL CAMMEO E LA REGINA MARIA DE MEDICI P. P. Rubens, Maria de Medici (Madrid, Museo del Prado) Fu quasi sicuramente Maria de Medici l illustre personaggio che offrì la gemma di Amore e Psiche a Rubens, di cui divenne poi buona amica. Regina del gusto italiano, ella esportò a Parigi il modello artistico fiorentino, dando inizio, dopo il matrimonio con Enrico IV, alla «grandeur» francese. Dopo la morte del marito, Maria iniziò una reggenza di sette anni in nome del figlio minorenne Luigi XIII, il quale poi esautorò la madre imprigionandola nel castello di Blois. Nel 1622 la sovrana commissionò a Rubens le 24 tele che celebravano le sue imprese e nel 1631, dopo un periodo di reclusione, si rifugiò nei Paesi Bassi ove si incontrò con gli artisti più famosi dell epoca. Dopo un lungo periodo di peregrinazioni, si mise al sicuro in una casetta di proprietà di Rubens a Colonia, ove si spense nel 1642.

25 giugno 2013 la Biblioteca di via Senato Milano 23 cammeo che raffigurava l imperatore Augusto e con l armadietto delle gioie affidato all erede Lord Blandford. Nel 1861 il cammeo di Amore e Psiche rappresentava uno dei pezzi più pregiati dell esposizione organizzata dall Istituto Archelogico Britannico. Nel giugno 1875, l intera raccolta venne acquistata integralmente da David Bromilow di Manchester per ghinee e conservata nella residenza di campagna della contea di Bedfordshire. Spettò alla figlia Jary l incarico di consegnare all asta di Christie s, il 26 giugno 1899, i 739 lotti della raccolta: la maggior parte dei pezzi venne aggiudicata al grande collezionista Henry Walters, cui è oggi intitolata l omonima e celebre Art Gallery. Per ben sterline la gemma di Amore e Psiche fu acquistata da un eccentrico collezionista, Edward Perry Warren e, attraverso il Pierce Fund, venne assegnata al Museum of Fine Arts di Boston, ove attualmente si conserva, con la segnatura MFA Un percorso davvero accidentato quello della gemma uscita dalla manifattura di corte alessandrina e transitata nelle mani di Rubens e di mille altri nobili (e meno nobili) collezionisti del nord- Europa, prima di approdare in America accompagnata da un grande interrogativo: chi avrà indossato e poi perduto (o donato) quel meraviglioso ornamento riemerso nel Cinquecento dalle zolle di un pianoro allocato in un remoto municipium romano? Fulvia, domina che con Marco Antonio era in mistica comunione d intenti e che in qualche modo ebbe un ruolo nella campagna di guerra che mise a ferro e fuoco l agro sentinate, o qualche altra matrona? Chissà. NOTE 1 Costanzo Felici ( ), collaboratore di Ulisse Aldrovandi, è autore di numerosi trattati naturalistici. Cf. G. Nonni, Lettere a Ulisse Aldrovandi, Urbino, Quattroventi 1982; C. Felici, Del insalata e piante che in qualunque modo vengono per cibo del homo, a cura di G. Arbizzoni, Urbino, Quattroventi 1986; G. Nonni, Passatempi e capricci. Le Olive, i Funghi, gli Uccelli e il Lupo nei trattati di Costanzo Felici, Urbino Quattroventi La città di Sentinum, uscita dall isolamento dopo l apertura della strada Flaminia nel 220 a.c., venne messa a ferro e fuoco dai soldati capeggiati da Salvidieno Rufo. Dopo la ricostruzione divenne un centro fiorente frequentato da personaggi illustri della Repubblica romana. 3 A. Paré, Mostri e Prodigi, Parigi 1753, p Celebre intagliatore di gemme, Trifone, allievo di Sostratos, operò attorno al 50 a. C. in ambito alessandrino. Si conosce un altra sua opera (non firmata) conservata nel Museo Archelogico di Firenze (Amorini con la clava, Inv ). E citato anche in un epigramma dell Antologia Palatina per aver intagliato un berillo. 5 Il famoso collezionista settecentesco tedesco Philipp von Stosch volle riconoscere nella corda «un filo di perle indicante il vincolo coniugale». 6 Il reperto è conservato al British Museum di Londra (E 296). 7 E non un attribut végétal, come è indicato nel Lexicon Iconographicum cit., III, 2, p. 610 (fig. 9). Il reperto è conservato a Monaco (Staatl. Münzslg., A 510). 8 Antologia Palatina, a cura di F.M. Pontani, t. III (IX), n. 544, Torino 1980, pp Nel 1762 il cammeo di Amore e Psiche (insieme ad altre gemme) rappresenterà il regalo nuziale della nobile inglese Elizabeth Berkeley alla nipote Diana Beauclerk, in occasione del suo matrimonio con il conte Charles Spencer.

26 24 la Biblioteca di via Senato Milano giugno 2013

27 giugno 2013 la Biblioteca di via Senato Milano 25 Bibliofilia NELLA CESTA DI UN CANTIMBANCO Sapone, Ariosto e la Puttana errante e nella stanza che riferisco subito dopo, pare «Qui che le poesie cantate dal Ferrarese siano paragonate a bolle di sapone». Così, in un articolo del 1890, si esprimeva Vittorio Rossi, autentico protagonista della Scuola Storica, a proposito del A sinistra: Tiziano (1480/ ), presunto ritratto di Ariosto e a destra: Tiziano, ritratto di Pietro Aretino, Londra, The Print Collector GIANCARLO PETRELLA cantastorie Ippolito Ferrarese nella cui produzione a stampa si era incidentalmente imbattuto (Vittorio Rossi, Di un cantastorie ferrarese del secolo XVI. Appunti, «Rassegna Emiliana», II, 1890, pp : 441). Peccato che l interpretazione del noto filologo e storico della letteratura italiana sia piuttosto fantasiosa e le bolle di sapone siano tirate in ballo davvero a sproposito. O meglio, il sapone c entra, ma non nella dimensione di una metafo- GIANCARLO PETRELLA insegna Bibliologia e Bibliografia presso l Università Cattolica di Milano. Si è occupato di letteratura geografico-antiquaria fra Medioevo e Rinascimento ( L officina del geografo. La Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti e gli studi geografico-antiquari tra Quattro e Cinquecento, Milano, Vita e Pensiero, 2004) e di storia del libro a stampa fra Quattro e Cinquecento in numerosi articoli e monografie (tra cui Uomini, torchi e libri nel Rinascimento, Udine, Forum, 2007; Fra testo e immagine. Stampe popolari del Rinascimento in una miscellanea ottocentesca, Udine, Forum, 2009; La Pronosticatio di Johannes Lichtenberger. Un testo profetico nell Italia del Rinascimento, Udine, Forum, 2010; Gli incunaboli della biblioteca del Seminario Patriarcale di Venezia, Venezia, Marcianum Press, 2010; L oro di Dongo ovvero per una storia del patrimonio librario del convento dei Frati Minori di Santa Maria del Fiume, Firenze, Olschki, 2012). Collabora stabilmente con Il Giornale di Brescia e il Domenicale del Sole24ore. Da questo numero esordisce sulla nostra rivista la Biblioteca di via Senato. Nel tempo libero fa il tifo per la più gloriosa squadra di calcio milanese (nata lo stesso anno della rivista La Bibliofilia ).

28 26 la Biblioteca di via Senato Milano giugno 2013 Da sinistra: Opera nova del superbo Rodamonte, Venezia, Gugliemo da Fontaneto a istanza di Ippolito Ferrarese, 1532, frontespizio; Transito de carnevale, Bologna, a istanza di Ippolito Ferrarese, Edizione ignota ai principali repertori bibliografici. Unico esemplare noto Wolfenbüttel, Herzog-August Bibliothek, A Poet. (4). ra. Andiamo con ordine. Nel 1545, o poco oltre, si spegneva a Lucca Ippolito da Ferrara, misconosciuto cantastorie e commerciante ambulante di libri e altra mercanzia, la cui itinerante attività si era prolungata per quasi un ventennio dalla natia Ferrara alle strade e piazze di Venezia, Brescia, Bologna, Firenze e di parecchie località del centro Italia 1. Per l occasione un anonimo collega scelse di commemorarne l attività commissionando la stampa di un lamento in ottave nel quale si finge che «il ferrarese in Luca, un giorno avanti la morte sua, facendosi dar la lira a quelli che lo governavano» ripensi alla propria esperienza di canterino 2. Il componimento rivela particolari altrimenti inediti: Ippolito aveva moglie e figli a Ferrara e cercava proventi dalla vendita di altre mercanzie, forse persino più fruttuose. Il libro viaggiava assieme a una merce meno nobile, ma altrettanto remunerativa, il sapone appunto. Ecco perciò i versi incriminati cui alludeva Vittorio Rossi: «Io portavo fra gli altri il pregio, il vanto / facendo di savone argento ed oro /... Adesso conosciute fien le balle / del Ferrarese dall altrui sapone». Ippolito non paragona affatto le proprie composizioni poetiche a bolle di sapone, ma, col piglio di chi era abituato a reclamizzare a gran voce la bontà della propria merce,

29 giugno 2013 la Biblioteca di via Senato Milano 27 Da sinistra: Galeotto Del Carretto, Comedia nuova intitulata Tempio de amore, Venezia, N. Zoppino e Vincenzo di Paolo, 1524, frontespizio; Forze d amore, [Venezia, N. Zoppino] a istanza di Ippolito Ferrarese, 1537, frontespizio vanta la superiorità delle proprie palle di sapone, evidentemente così rinomate da giustificare persino gli affettuosi versi improvvisati da un anonimo lettore che ho scovato in calce alla copia del Lamento conservata presso la Biblioteca Marciana di Venezia (Misc. 2208/14): «Per lavarse le man con le sue balle / L ha tolto i Dei, e non ha fatto male». L inusuale compresenza di sapone e libro nell attività di un cantimbanco fu dunque la ragione del curioso fraintendimento da parte di Vittorio Rossi. Non so quando da cerretano Ippolito si sia fatto editore. Né so dire se smerciasse soltanto le edizioni stampate per suo conto o fosse invece anche libraio ambulante di libri impressi da altri. Di certo però a lui rimanda almeno una ventina di edizioni esplicitamente sottoscritte «ad instantia d Hippolito Ferrarese» (ma la bibliografia è probabilmente ancora incompleta considerata la fragilità del materiale a stampa, per lo più opuscoli di poche carte, e il fatto che la maggior parte delle edizioni sopravviva in copia unica e parecchie, finora sconosciute, siano riemerse in biblioteche non italiane) 3. Il numero è davvero elevato e rivela un attività editoriale per nulla episodica, avviata nei primi anni Trenta del Cinquecento e conclusa prematuramente nella seconda metà degli anni Quaranta. Dal punto di vista bibliografico, alla luce dei dati oggi noti, l attività editoriale prese avvio a Pesa-

30 28 la Biblioteca di via Senato Milano giugno 2013 Colophon dell'edizione Pietro da Lucca, Opera santissima e utile a qualunque fidel cristiano de trenta documenti, Brescia, Damiano Turlini a istanza di Ippolito Ferrarese, ro nel 1531, quando in data 26 luglio venne licenziata una plaquette sull assedio di Firenze e il ritorno dei Medici in città che reca esplicitamente il suo nome al colophon come finanziatore: «Stampata impesaro ad instantia de Hippolito Ferrarese» 4. È certo che l anno successivo Ippolito abbia fatto tappa a Venezia e abbia colà commissionato a Guglielmo da Fontaneto un anonimo poemetto cavalleresco dall allettante titolo Opera nova del superbo Rodamonte dietro il quale si cela forse la prima versione della Marfisa di Pietro Aretino 5. La ricostruzione dell attività editoriale di Ippolito dà il polso delle letture effettivamente richieste dal pubblico che si accalcava nelle piazze per sentirlo recitare e alla fine della performance acquistare sapone e libri. Fu il ferrarese Ippolito nel 1537 a commissionare a Venezia probabilmente a un altro ferrarese (il tipografo Niccolò Zoppino) l edizione clandestina delle rime del concittadino Ariosto offerta con l ampolloso titolo di «Forze d amore opera nova nella quale si contiene sei capitoli di messer lodouico ariosto sopra diuersi sogetti non

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