VERONICA ORAZI Università di Firenze

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1 VERONICA ORAZI Università di Firenze II Somni recitant lo procés d'una qüestió enamorada di Francese Alegre: cornice onirica per un'allegoria di sapore umanistico nella Barcellona della fine del XV sec. Francese Alegre, mercante barcellonese, membro del Consell de Cent di quella città tra il 1480 ed il i486, fu conosciuto come umanista, traduttore di opere latine ' ed autore di composizioni originali 2, testimonianza della composita realtà culturale catalana, sullo scorcio del XV secolo. La più interessante di esse è senza dubbio il Somni recitant lo procés d'una qüestió enamorada 3, in cui l'autore si ritrova nel tribunale di Amore, per presentare una supplica contro la sua dama, accusata di crudeltà. Il dio dispone la convocazione della donna, che giunge accompagnata da Laura, suo avvocato, così come Francesco Petrarca, "companyia plasent en les prosperitats e sol refugi en les adversitats" 4 affiancherà l'autore, nonostante i due - Petrarca e Laura 1 A lui si deve la versione catalana della Primera guerra pùnica di Leonardo Bruni, databile al 1472 e delle Metamorfosis di Ovidio, con commenti morali, pubblicate a Barcellona nel 1494, quest'ultima dedicata a Giovanna la pazza, infanta d'aragona. Cfr. J. Rubió i Balaguer, Literatura catalana, in Historia general de las literaturas hispánicas, diretta da G. Díaz y Plaja, Barcelona, 1953, voi. Ili, p. 833 e M. de Riquer, Historia de la literatura catalana, Barcelona, , voi. IV, p La sua produzione conservata consta di quattro brevi narrazioni di carattere allegorico-sentimentale. Oltre al Somni compose anche un Raonament entre Francesch Alegre y Esperanca trames per eli a una dama, retorica elucubrazione amorosa in forma epistolare che si chiude con una strofa in castigliano, edizione di R. Miquel i Planas nel Novelari català deis segles XIVa XVIII, Barcelona, Biblioteca Catalana, 1910; il Sermó d'amor e la Requesta d'amor recitant una altercado entre la Voluntaty la Rao, cfr. J. Rubió, op. cit., voi. Ili, p Edizione di R. Miquel i Planas nel Novelari català, cit. 4 Chiaro ricordo del De remediis utriusque Fortunae, dello stesso Petrarca. Dell'opera fu realizzata un'antologia catalana di sentenze intitolata Flors de Petrarca de remeys de cascuna fortuna, edita da R. d'alòs-moner, neil'homenatge a Antonio Rubió i Lluch, Barcelona, 1936, voi. I, pp , preceduta da importanti note sulla diffusione dell'opera di

2 290 Veronica Orazi - "quaranta anys fan durar qüestió sens res determenar" 5. Dopo uno scambio di battute tra i difensori, si pronunciano dodici personaggi (quattro figure vetero-testamentarie, quattro rappresentanti del mondo classico, quattro campioni della cristianità), i quali si esprimono a turno sulla presunta colpevolezza dell'indiziata: essi sono Giacobbe, Davide, Salomone, Sansone, Febo, Enea, Achille, Demofonte, Lancillotto, il re Pere I d'aragona 6, Paris 7 (l'innamorato di Viana), Macías, i quali per la maggior parte si schierano con l'autore. Alla fine dell'operetta questi si desta e, pieno di soddisfazione per le numerose deposizioni a lui favorevoli, domanda consiglio all'amico Antoni Vidal, su come ottenere finalmente la benevolenza dell'amata; con la sua risposta si conclude il Somni. Quale significato assume dunque all'interno di un stonile progetto compositivo la dimensione onirica che veicola il messaggio letterario? Essa, appare subito evidente, introduce e sostiene il contenuto della complessa architettura narrativa che si viene via via costituendo, fungendo da cornice dell'episodio. In realtà tale funzione esplicita a livello testuale la conseguenza di un preciso condizionamento: l'operetta evoca un processo nel tribunale d'amore, per la cui attuazione l'autore necessita di un 'contenitore' adeguato, che giustifichi la proiezione allegorica che egli sta per proporre al lettore, preannunciando l'aura di irrealtà in cui essa si andrà profilando. Il sogno o la visione quindi vengono a costituire l'espediente narratologico che meglio si presta ad introdurre la rappresentazione che seguirà subito dopo. Petrarca in Catalogna. Somni de Francese Alegre recitant lo procès d'una qüestió enamorada, ed. a cura di A. Pacheco e A. Bover i Font, compreso nelle Novelles amoroses i moráis, Barcelona, , alle pp , da cui si cita; p Ed. cit., p Si tratta di Pere el Catòlic che, rivolgendosi a Lancillotto, allude al concepimento di Jaume el Conqueridor: "[...] com per mi ne tinc certesa, car de la menys presada dona de Montpeller fiu néixer aquell Jacme, no menor d'alexandre en grandesa d'animo, qui conquista Valencia e l'illa de Mallorques [...]", ed. cit., p Della novella di Paris i Viana in catalano restano alcuni incunaboli. La narrazione conobbe una grande dififusione in tutta l'europa. Il testo francese della novella, datato nel prologo 1432, afferma trattarsi "d'ung libre escript en langue provensal qui fut strait d'un aulire libre escrit en langue catalane"; ciò consentirebbe quanto meno di ipotizzare l'esistenza di una versione catalana del racconto databile ai primi del XV o alla fine del XIV sec. Cfr. l'edizione di R. Miquel i Planas nel Novelan cátala deh segles XIV a XVIII, Barcelona, 1909.

3 Il Somni recitant lo procés d'una cjüestió enamorada di Francese Alegre 291 Entrambi infatti consentono di trasportare l'autore ed il lettore nella dimensione immaginaria in cui il processo amoroso si colloca, rappresentando perciò l'accesso ad uno spazio narrativo che trascende l'ambiente oggettivo, assumendo nella volontà allegorizzante un significato altro, da riconoscere scrutando le sagome dei personaggi che popolano l'opera e la stessa trama formale del dettato. In posizione esordiale l'autore, provato dal lungo ed infruttuoso 'servizio amoroso' non corrisposto, si presenta immerso nella meditazione, alternando la fermezza del proprio sentimento al più cupo sconforto, conseguenza della crudeltà della donna. Gettato in tale stato di prostrazione decide di riposare, abbandonandosi ad un sonno ristoratore. È a questo punto che si manifesta l'attenzione per il meccanismo fisiologico che produrrà di 11 a poco il sogno: "com ha de venir sol que molt pensar se causa en la fantasia continuu record de l'imaginat, parec-me èsser en un Hoc plasent..." 8. In questo modo Alegre mostra di conoscere le teorie medievali sulle visioni oniriche, originate dalle sollecitazioni psico-fisiche cui l'individuo è sottoposto 9. Dunque sarebbero il pensiero ossessivo della donna, della sua crudeltà e del- 8 Ed. cit., p Durante il XIII secolo, si andrà definendo una rete di precise relazioni tra corpo umano e sogno, più strettamente legate alla fisiologia dell'individuo, con Alberto Magno {De somno et vigilia cfr. Opera, Lione, 1651, voi. V, pp ) e successivamente con Arnau de Vilanova {Expositiones visionum quaefiunt in somnis ad utilitatem medicorum non modicam - cfr. Opera omnia, Basilea, 1585, pp ). Si veda quanto riportato a tale proposito da J. Le Goff in Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Torino, Einaudi, 1977, specialmente alle pp ("I sogni nella cultura e nella psicologia collettiva dell'occidente medievale"). In epoca tardo-medievale si impose la teoria dell'origine sensoriale dell'esperienza onirica. Lo stesso Ramon Llull rimarcò tale aspetto in modo estremamente vigoroso, ribadendo la connessione tra essa e la fame, la sete, la complessione umorale, elaborando al contempo uno schema dei differenti collegamenti tra i cinque sensi ed il sogno ed accordando al processo sensoriale un peso decisivo nell'attività onirica. Egli sostenne con speciale incisività la concezione secondo la quale oltre alle facoltà "inferiori" (i cinque sensi), anche quelle "superiori" {imaginativa, memoria, intellectus, voluntas) influenzano la produzione del sogno, attivata dunque da sollecitazioni sia fisiche che intellettive. Cfr. Raymundus Lullus Liberproverbiorum. Opera, VI, Mainz, 1737, rist. Frankfurt, 1965, p. 368 e S. Kruger, II sogno nel Medioevo, Milano, 1996, pp Più in generale I sogni nel Medioevo. Seminario Internazionale (Roma, 2-4 ottobre 1983), a cura di T. Gregory, Roma, 1985.

4 292 Veronica Orazi l'incertezza tra amare o piuttosto rassegnarsi a generare un'eco nella mente dell'autore-protagonista; ciò realizza a livello testuale la negazione del sogno inteso come atmosfera inquietante o favolosa, percorsa da una vena fantastica, connotata al contrario da tratti tesi ad illustrare un processo del tutto verosimile. Acquisisce rilievo in quest'ottica una tale sensibilità per dettagli così realistici, in accordo con una totale aderenza al dato oggettivo, quasi a volerne sottolineare e sancire la veridicità. Il lettore viene trasportato in un'ambientazione irreale a seguito dell'inattesa parentesi onirica che, introdotta in termini strettamente fisiologici, costituisce un tramite la cui credibilità è confermata dalla sua stessa verosimiglianza. Alegre varca la soglia del reale, portandosi nel mondo immaginario che si apre ai suoi ed ai nostri occhi. Approdati nella dimensione parallela dell'allegoria, il gusto tutto umanistico della concezione architettonica dello spazio traspare dall'ambientazione evocata, segnando al contempo il primo rimando al mondo classico greco-latino: né i giardini di Troia, né teatro romano, né tempio di Minerva avrebbero osato contendere in bellezza con il luogo descritto; tutto intorno splendidi arazzi, su cui sono illustrare le imprese di Augusto I0, Protesilao n, Achille, Pompeo u, Enea, Creusa 13, Didone, Lavinia, Teseo, Giasone 14, mentre sul pavimento sono istoriati esempi di amore leale. Dunque una breve rassegna di grandi eroi, personaggi mitici o leggendari, le cui gesta ci sono state tramandate da quella classicità cui Alegre si rifa espressamente. La scenografia che l'autore allestisce per il lettore appare costruita in modo sapiente, secondo quel gusto per la strutturazione architettonica basata su criteri di armonia ed equilibrio, che riman- 10 Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, cui si allude nel testo con il nome di Cesare Ottaviano, imperatore romano, pronipote di Cesare e suo figlio adottivo nonché erede (63 a.c-14 d.c). Costituì con Antonio e Lepido il secondo triumvirato (43 a.c). 11 Eroe tessalo, figlio di Ifido e di Astioche, fu il primo principe greco ad essere ucciso durante la guerra di Troia. La moglie Laodamia, figlia di Acasto, appresa la notizia della sua morte, si disperò a tal punto che gli dei, mossi a compassione, gli concessero di tornare in vita per tre ore, allo scadere delle quali Protesilao morì per la seconda volta ed essa si uccise. 12 Pompeo Magno generale e uomo politico romano ( a.c.) nominato da Siila imperator, formò con Cesare e Crasso il primo triumvirato (60 a.c). 13 Figlia di Priamo e di Ecuba, prima moglie di Enea e madre di Ascanio. 14 Eroe tessalo, figlio di Esone re di Iolco e di Alcimeda, ebbe per maestro il centauro Chirone. Detronizzato da Pelia, suo zio, guidò gli Argonauti alla conquista del Vello d'oro nella Colchide, dove incontrò e condusse con sé Medea, che sposò.

5 Il Somrti recitant lo procés d'una qüestió enamorada di Francese Alegre 293 dano alla cultura classica, orgogliosamente recuperata dall'umanesimo. L'allegoria del processo amoroso è prefigurata nello scenario che farà da sfondo alle vicende, concepito secondo continui accenni ad un ambiente intriso di dassicismo. Finalmente ha inizio la 'rappresentazione' allegorica vera e propria: scorgiamo una fucina montata su un carro, dalla quale vengono tratte frecce, d'oro e di ferro 15. Giunge Francesco Petrarca, intento a mostrare al fabbro un dardo simile a quello che ferì il centauro Chirone 16 ed un secondo, spuntato, che ha trafitto il suo cuore, perché secondo il pregio dell'uno e sopperendo al difetto dell'altro questi ne prepari un terzo, per mettere fine al suo tormento, che dura ormai da quaranta anni. Alegre riconosce il poeta fiorentino, guida della sua vita, dalle sue parole, allusione allo scontro tra Amore e Laura, illustrato nel primo dei suoi Trionfi 17. Apprende poi che il luogo in cui essi si trovano è il tribunale d'amore, dove si dirimono le sue cause. Da questo momento riaffiora nuovamente nel testo la vena realistica, già osservata in precedenza al trattare della cornice onirica della narrazione, stavolta attraverso il dispiego di tutta una serie di dettagli tecnici e procedurali, relativi all'amministrazione della giustizia ed ai processi giudiziarii il lessico si infittisce di una terminologia giuridica, infarcita di formule latine o anche volgari, riprodotte su quelle etimologiche 18. L'autore propone infine a 15 La sentenza emessa dal dio Amore sarà eseguita servendosi delle frecce sfornate dalla fucina; i due contendenti infatti "si de daurades [sagetes] los dos ferits se troben, parament amant i satisfent-se entrecanviadament llurs voluntats, benaventurada vida passen", altrimenti, se condannati, verranno colpiti dalla "ferra sageta, causant ais tais vida no reposada", ed. cit., p La medesima immagine compare anche nel Curial e Guelfa, in cui però si fa riferimento a frecce d'oro e di piombo; cfr. le edizioni di R. Aramon i Serra in tre volumi ne Els Nostres Clàssics, Barcellona, e di R. Miquel i Planas, Barcelona, 1932, 25, in cui si narra di un sogno del protagonista. 16 II centauro Chirone, figlio di Crono e della ninfa Filira, cui venne affidato il piccolo Achille, aveva fama di medico, erudito, poeta. Accidentalmente ferito al ginocchio da una freccia avvelenata col sangue dell'idra di Lerna, scoccata da Eracle, decise di rinunciare all'immortalità per le atroci sofferenze causategli dalla ferita incurabile. 17 Non dobbiamo dimenticare che le traduzioni catalane delle opere di Petrarca - così come di Dante e Boccaccio - si concentrano nella prima metà del XV sec, spesso in relazione alle traduzioni dei classici; alcuni aspetti della cultura antica infatti penetrarono in Catalogna anche attraverso gli scritti degli autori italiani. 18 Oltre alla stessa strutturazione dell'operetta, organizzata secondo modalità proce-

6 294 Veronica Orazi Petrarca di assumere la sua difesa e questi accetta. Entrano alcuni personaggi istoriati negli arazzi ed il dio Amore, raffigurato come un grave anziano, a sottolineare come egli possa assumere sembianze diverse a seconda delle circostanze: che debba colpire o piuttosto giudicare. Procedendo nella narrazione il dibattimento processuale si snoda attraverso la proiezione di un pragmatismo che ribadisce la precisa volontà di adesione al reale: l'autore presenta la sua supplica per iscritto; un consigliere la consegna ad Amore e questi intima, a sua volta con uno scritto, che sia convocata l'altra parte in causa. L'imputata giunge accompagnata da Laura (il suo ingresso attira a tal punto l'attenzione che "més mirada estec que lo fort Hércules tornant deis escurs regnes" 19 ). Segue quindi uno scambio iniziale di battute tra i due contendenti, che fornisce alla donna lo spunto per una similitudine con Sansone. Poi spetta agli avvocati perorare la causa dei rispettivi assistiti: per primo interviene Petrarca, avanzando la richista di condanna per la donna, Laura ribatte ricordando gli esempi significativi di Arianna e Medea, le quali "si a les fletes raons deis inhumans Teseu i Jason no haguessen cregut [...], no peregrinants ni en estranyes terres per amor durali estremamente realistiche, una buona parte del lessico rivela la chiara volontà dell'autore di mantenersi aderente al registro espressivo tipico del settore. Il testo infatti appare infarcito di tecnicismi che rimandano alle pratiche caratteristiche dell'amministrazione della giustizia ed ai dibattimenti in tribunale. Cfr. ad esempio: "és aquest Hoc on d'amor se decisseixen causes...van primers los advocats, jutges i escrivans... lo sentenciat s'executa"; e più oltre Petrarca, pregato dal poeta affinchè ne "serves...l'ampar", afferma che la donna deve "ser citada", e rivolgendosi all'autore gli dice che una volta convocata la corte: "fundaras ta querella"; Amore quindi, "sentenciant", dirimerà la questione, ed. cit., p Alegre presenta "per escrits" la sua supplica, che si apre così: "Senyor molt exel lent...", ed. cit., p. 126; la "Cort" poi emetterà il "judici", chiudendosi la richiesta del protagonista in modo formulare: "Et licet etc. Altissimus etc.". Di seguito un "conseller" consegna la "suplicació" dell'autore al dio, che dopo averla esaminata "en escrits tal provisió manà": non potendo il processo essere "determenat inoida la part", che sia convocata la donna. Poi Amore si rivolge ad Alegre: "fundau vostra demanda", ed. cit., p Più oltre Lancillotto rimprovera aspramente l'autore che sollecita l'amore della sua donna "ab citació ne ab piena audiencia", biasimando il suo "pledejar" e "acusar", ed. cit., p Finalmente lo stesso Alegre spera, intimorito, di non aver infastidito l'amata "per lo comencat plet", ed. cit., p Ed. cit., p. 127.

7 Il Somni recitant lo procés d'una questui enamorada di Francese Alegre 295 portades foren" 20. Di seguito Amore pone fine all'alterco e stabilisce che i 'giurati' si pronuncino. La costruzione allegorizzante si amplifica, a questo punto, attraverso la galleria di personaggi della tradizione vetero-testamentaria, dell'antichità e della cristianità, tutti vittime di Amore, che intervengono a turno, a cominciare dalle figure dell'antico Testamento. Il primo a parlare è Giacobbe 21, seguito da Davide 22, interviene quindi Salomone 23 e, finalmente, Sansone 24. Tutti ricordano le proprie vicende e come, colpiti da Amore, le loro azioni 20 Ed. cit., p Unitosi ad Arianna, Teseo la abbandonò sull'isola di Naxo e fuggì con Fedra, sorella di questa, che sposò. Medea, figlia di Eeta ed esperta nelle arti magiche, si innamorò di Giasone, a cui fornì erbe prodigiose ed una pietra magica, aiutandolo inoltre ad addormentare il drago posto a guardia del Vello d'oro. Giasone quindi abbandonò Medea e sposò una figlia di Creonte. 21 Giacobbe incontrò Rachele, figlia minore di Labano, presso il pozzo dove essa andava ad abbeverare il suo gregge e se ne innamorò appena la vide. Sprovvisto di beni, egli non poteva pagare la somma che ogni pretendente corrispondeva ai genitori di una ragazza per prenderla in moglie. Per questa ragione servì il suocero sette anni, al fine di ottenere la mano dell'amata. Allo scadere del termine stabilito Labano lo ingannò, dandogli in moglie Lea, sua primogenita. Giacobbe allora rimase al servizio del suocero ancora sette anni, per ottenere la mano di Rachele. 22 Davide scorse un giorno Betsabea, moglie di Uria l'ittica, che si bagnava. Rimasto colpito dalla sua bellezza, ordinò che fosse condotta a palazzo e quindi giacque con lei. Venuto a sapere che da quell'unione era stato concepito un figlio, decise di far morire Uria. Durante l'assedio di Rabba, nel regno degli Ammoniti, egli ordinò di esporre pericolosamente Uria durante un attacco, affinchè venisse ucciso e così avvenne. Passati i giorni di lutto Davide mandò a prendere Betsabea e l'accolse nella sua casa. Essa divenne sua moglie e gli dette un figlio. 23 Secondo le Scritture Salomone ebbe settecento mogli e trecento concubine, numeri simbolici, amplificati dalla tradizione al fine di ingigantire la reputazione del re. La maggior parte di esse erano unioni 'politiche', grazie alle quali egli stringeva alleanze con i sovrani vicini. Queste donne lo attirarono verso il culto di altre divinità, distogliendolo dalla vera fede in Dio. 24 Schiavo della propria natura sensuale Sansone si legò alla filistea Dalila. Essa, su istigazione dei capi filistei, fece pressione su di lui perché le rivelasse il segreto della sua forza. Egli dapprima le rispose in modo fallace, poi le confessò che il segreto della sua possanza risiedeva nella sua capigliatura e che se gli fosse stata tagliata sarrebbe diventato un uomo qualunque. Dalila vendette il segreto ai Filistei, i quali rasero Sansone, lo accecarono e lo condannarono a girare la macina della prigione di Gaza.

8 296 Veronica Orazi siano state drammaticamente condizionate. Memori delle esperienze personali, esprimono un netto giudizio di condanna nei confronti della donna, schierandosi con l'autore, concludendosi così la votazione dei rappresentanti della "judaica nació". È la volta dei pagani, definiti 'servidors d'idoles': si fa avanti Febo 25 e chiede sia emessa sentenza in favore di chi ama; poi Enea, stavolta sostenendo le ragioni della donna, la quale, afferma, avrà più piacere nell'amare un altro; si pronuncia Achille 26, vinto - ci ricorda da Polissena, chiedendo che l'accusata venga costretta a corrispondere al sentimento dell'amante; finalmente Demofonte 27, allundendo alla propria crudeltà nei confronti di Fillede, giustifica l'accusata, proponendo che le sia concesso di sce- 25 Febo è uno degli epiteti di Apollo, figlio di Zeus e di Leto. Egli fa riferimento nel suo discorso all'episodio di Deucalione e Pirra, seguito al diluvio. Non sempre il successo arrideva al dio: un giorno egli tentò di sottrarre Marpessa ad Ida, ma essa rimase fedele al marito. Poi, intendendo sedurre Dafne, ninfa dei monti figlia di Gea, la inseguì, ma questa ottenne di essere trasformata in alloro per non cedere alle sue richieste. 26 Durante una tregua invernale Achille scorse Polissena, figlia di Priamo e di Ecuba, nel tempio e se ne innamorò perdutamente. Ritornato nella sua tenda in preda all'agitazione, decise di mandare a chiedere ai Troiani a quali condizioni gli avrebbero consentito di sposare la donna. Gli fu risposto che per ottenere quanto desiderava avrebbe dovuto consegnare l'accampamento greco a Priamo. Achille, sul punto di accettare tali condizioni, si ricredette, quando apprese che in caso di fallimento avrebbe dovuto uccidere Aiace ed i figli di Plistene. Più tardi, quando Achille consentì ai Troiani di riscattare il corpo di Ettore a peso d'oro, l'eroe avanzò nuovamente a Priamo la richiesta della mano della figlia, il quale promise di concedergliela a patto che convincesse i Greci a cessare l'assedio di Troia. Polissena, volendo vendicare la morte del fratello, caduto per mano di Achille, si fece rivelare il suo punto debole e lo convinse a recarsi al tempio a piedi nudi, per ratificare il patto con un sacrificio; Paride quindi, nascostosi precedentemente, lo ferì al tallone con una freccia avvelenata. Achille, prima di spirare, chiese che non appena Troia fosse caduta, Polissena fosse sacrificata sulla sua tomba e cosi avvenne. 27 L'ateniese Demofonte, figlio di Teseo, durante il suo viaggio di ritorno in patria, approdò in Tracia, dove Fillide, principessa bisaltia, se ne innamorò. Questi la sposò e divenne re. Quando, stanco di vivere in Tracia, decise di riprendere il viaggio, Fillide non poté fare nulla per trattenerlo. Egli giurò di ritornare entro un anno, ma la donna sapeva che ciò non sarebbe accaduto. Accompagnatolo al porto gli consegnò un cofanetto contenente un amuleto, dicendogli di aprirlo solamente quando avesse perso ogni speranza di ritornare. Trascorsi dodici mesi, vedendo che Demofonte non tornava, Fillide si avvelenò; egli decise di aprire il cofanetto e per il potere dell'amuleto contenutovi impazzi e fini trafitto dalla sua stessa spada.

9 Il Somni recitarti lo procés d'una qüestió enamorada di Francese Alegre 297 gliere chi amare e, nel caso essa rifiuti, venga condannata. Tra i cristiani, poi, Lancillotto 28 biasima il comportamento dell'autore, che spera di ottenere il favore dell'amata "ab citació ne ab plena audiencia"; egli ricorda il suo fedele servizio nei confronti della regina Ginevra e si schiera dalla parte dell'imputata. Segue la dichiarazione del re Pere I d'aragona 29, che sottolinea l'obbligo della donna di accettare le profferte dell'innamorato o, in caso contrario, subire la condanna. Interviene Paris 30, criticando aspramente l'insistenza e le pubbliche istanze di giustizia avanzate da Alegre; egli ricorda poi quanto diversamente si è comportato quando si innamorò di Viana, respingendo da parte sua le richieste dell'accusatore. Per ultimo parla Macias 31, sostenendo che la donna debba essere condannata a corrispondere al sentimento di colui che l'ama. Giunti al termine della rassegna di personaggi quasi mitici nella loro grandezza, è interessante notare come questi si mostrino via via più sensibili alle ragioni dell'imputata: mentre i quattro rappresentanti del mondo ebraico la condannano duramente, tra i pagani essa trova chi depone a suo favore (Enea ed in certa misura Demofonte), per poi avere Lancillotto e Paris, tra i cristiani, schierati dalla propria parte, in atteggiamento di duro rimprovero del contegno dell'autore. La scelta dei giurati però mette in rilievo un elemento ulteriore, che svela e rimanda alla composita natura dell'opera: oltre al peso della cultura umanistica, con l'intenzionale e sapiente indugiare sul mondo greco-latino, che costituisce l'ossatura della narrazione, scorgiamo anche l'eredità del passato medievale. Ne è testimonianza inequivocabile la presenza delle quattro auetoritates bibliche, riflesso di quella cultura monástica, o comunque permeata di religiosità, che costituisce uno degli assi portanti del Medioevo 32. Allo stesso 28 Lancillotto, cavaliere della tavola rotonda, si innamorò della regina Ginevra, moglie di re Artù, per amore della quale affrontò ardue prove di ogni genere, narrate da Chrétien de Troyes nel romanzo Le chevalier de la charrette. 29 Pere el Catòlic, I d'aragona, padre di Jaume I, conquistatore di Valencia e Maiorca, cui allude paragonandolo ad Alessandro; cfr. nota Cfr. nota Poeta galego, le cui liriche figurano nel Cancionero de Baena. La sua leggenda di amante sventurato, che soccombe alle pene d'amore, influì durante secoli sulla cultura e k produzione letteraria spagnola (basti pensare a Porfiar hasta morir di Lope de Vega, El español más amante y desdichado Maclas di Bances Candamo, Maclas e El doncel de Don Enrique el doliente di Larra). 32 L'affiancare due auetoritates, una delle quali biblica, è procedimento frequente in

10 298 Veronica Orazi modo i quattro campioni della cristianità sono figure medievali (Lancillotto, il re Pere I d'aragona, Paris e Macias), come di ascendenza medievale sono gli accenni dell'amore veicolato dallo sguardo e che dunque trova negli occhi il canale che lo conduce al cuore 33. Oltre a ciò i continui riferimenti al 'servizio amoroso' dell'autore nei confronti dell'amata e la crudeltà di questa, che oppone il suo rifiuto alle profferte dell'amante, di cui il testo appare costellato, sono tutti elementi di chiara ascendenza trobadorica 34. La stessa immagine di Amore in veste di arciere, secondo le parole di Petrarca, seppur vulgata nella lirica catalana dei secoli XIV-XV, sensibile ai temi allegorici e vagamente concettisti, è un topos diffusissimo nel Medioevo 35. ambito medievale, specialmente caro allo stesso Dante. Cfr. a questo proposito Dante Alighieri, Epistola a Cangrande, edizione a cura di E. Ceccucci, Firenze, 1995, p. 35, nota Alegre scorgendo Petrarca gli indirizza queste parole: "soccorreu-me declarant què és acó que, mos ulls ocupant, mon cor en dubte té, no sabent descernir per on, ni on arribat sia". Ad Amore, ci rivela l'autore, "plau experimentar molts qui, de la daurada [sageta] ferits, 50 és ab algún grados esguard detenguts...", ed. cit., p Più oltre Petrarca sostiene di aver visto il dio che, "are en ma, fletxes per ofendre als mirants amostrava", ed. cit., p Achille, incontrata Polissena, ricorda: "tan prest los ulls per a mirar alci, quan me tene enees en amor aquesta", ed. cit., p Quello dello sguardo come veicolo della passione amorosa è un topico di ascendenza trobadorica, estremamente diffuso in epoca medievale; restando in ambito catalano ritroviamo quest'immagine nelle composizioni originali di Andreu Febrer e in un debat di Jordi de Sant Jordi. Per una rapida ma efficace esemplificazione della presenza capillare di tale immagine nelle diverse letterature si rimanda a A. Giallongo, L'avventura dello sguardo. Educazione e comunicazione visiva nel Medioevo, Bari, 1995, specialmente alle pp ("Gli occhi negli occhi"). 34 Si vedano a questo proposito alcuni saggi di particolare rilievo in tal senso: C. Di Girolamo, I trovatori, Milano, 1984; E. Kohler, Sociologia della 'fin'amor'. Saggi trobadorici, Padova, , trad. e introduzione di M. Mancini, specialmente le pp. XI-XLVI àe\\' Introduzione, 1-18 ("La piccola nobiltà e l'origine della poesia trobadorica"), ("II sevizio d'amore nel partimen"); M. Mancini, La gaia scienza dei trovatori, Parma, 1984; M. Mancini, /trovatori, Bari, 1991, in particolare le pp ("Poetiche, maniere, caratteri"); M. Mancini, Metafora feudale, Bologna, 1993 (cap. VII: "La lode e il segreto. Sul motivo del 'celar'", pp ); H.-I. Marrou, I trovatori, Milano, , pp ("L'amore cortese"); U. Mòlk, La lirica dei trovatori, Bologna, Quella di Amore intento a scoccare dardi che colpiscono al cuore è immagine di ascendenza classica (si veda a tale proposito F. Liibker, Lessico ragionato dell'antichità classica, trad. italiana di C.A. Murerò, Roma, 1898, ristampa anastatica Bologna, 1993, con un saggio introduttivo di S. Mariotti; alla voce Eros), raccolta ed assunta nel Medioevo. Basti

11 Il Somni recitarti lo procés d'una qüestió enamorada di Francese Alegre 299 Conclusasi la votazione, Alegre appare evidentemente soddisfatto, posto che la maggior parte dei presenti condivide la sua posizione. Tale è l'allegria provata per le molte deposizioni a lui favorevoli che egli si desta, conservando ricordi tanto vividi da lasciarlo in dubbio, se si sia trattato veramente di una visione onirica, restando infastidito dal timore di dispiacere l'amata con il processo intentato e dando spunto ad una seconda serie di accenni realistici sulla fase finale del sogno. Egli infatti afferma: "...tanta alegria per 1'esperada sentencia a mon cor assolta, que de l'alt son rompent los nuus meus, me desperti, retenint vestigis qui cosa certa, no somni, esser estat dubtava'm..." 36, attribuendo il risveglio, in modo del tutto verosimile, all'intensità delle sensazioni prodotte dalle vicende appena dissoltesi, per poi informarci sulla persistenza del ricordo, tale da farlo parere effettivamente vissuto. Il destarsi viene a costituire la parentesi conclusiva correlata con l'esordiale sopore; il cerchio si chiude con un nuovo accenno realistico al momento del risveglio. Le due fasi, iniziale e conclusiva, che l'autore descrive con riferimenti al meccanismo fisiologico di produzione del sogno, 'racchiudono' dunque l'allegoria del processo d'amore, percorsa da un secondo elemento che mantiene il lettore saldamente ancorato alla dimensione contingente e rappresentato dai continui richiami al linguaggio tecnico ed alle per tutti un esempio, che potremmo definire paradigmático, tanto pare indicativo della profonda penetrazione e diffusione del topos in ambito medievale: ai w del Lai de l'ombre, di Jean Renart (collocabile nel secondo decennio del XIII secolo) si allude all'innamoramento del protagonista in questi termini: Amore "li ot saiete trete / par mi le cors jusqu'au penon: / la grant biauté et le douz non / d'une dame li mist el cuer", cfr. J. Bédier, La tradition rnanuscrite du Lai de l'ombre, Paris, 1929 (testo della precedente ed. realizzata dallo studioso nel 1913). La portata della fortuna di tale raffigurazione del dio alato è sottolineata in S. Asperti, "'Flamenca' e dintorni. Considerazioni sui rapporti tra Occitania e Catalogna nel XIV secolo", Cultura Neolatina, XLV, 1985, pp (in particolare alla p. 65), che rimanda anche a R. Taylor, "The Figure of Amor in thè Old Proverai Narrative Allegories", in Court and Poet. Selected Proceedings of thè Third Congress of thè International Courtly Literature Society (Liverpool 1980), ed. by G.S. Burgess, Liverpool, 1981, pp ; G.E. Sansone, "L'allegoria dei tre gradi d'amore in una poesia provenzale inedita", Romania, CI, 1980, pp e M.G. Capusso, "Uexposition di Guiraut Riquier sulla canzone di Guiraut de Calanson Celéis cui am de cor e de saber", Studi Mediolatini e Volgari, XXX, 1984, pp Ed. cit., p. 135.

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