Fondazione Valle delle Cartiere. enza ammenda. e con più vaghezza. Alessandro Paganini. tipografo a Toscolano ( )

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1 Fondazione Valle delle Cartiere enza ammenda e con più vaghezza Alessandro Paganini tipografo a Toscolano ( ) un esposizione dei suoi libri

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3 Fondazione Valle delle Cartiere enza ammenda e con più vaghezza Alessandro Paganini tipografo a Toscolano ( ) Centro di Eccellenza - Polo Cartario di Maina Inferiore Valle delle Cartiere di Toscolano Maderno

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5 Sommario I libri di Alessandro Paganini a Toscolano. Premessa I Paganini de Cegulis Imprenditori del libro fra Venezia e Toscolano L attività di Alessandro Paganini tra novità tipografiche e sfide editoriali Il Corano di Alessandro Paganini. Il mistero di un impresa fallimentare I Libri Francesco Licheto, In Johannem Duns Scotum super quaestionibus quolibet commentaria Francesco Licheto, In Johannem Duns Scotum super secundo sententiarum commentaria Francesco di Alessandro da Modena, Viaggio a Gerusalemme Ludovico Vitali, Pronostico per l anno 1518 Aldo Manuzio, Institutionum grammaticarum libri quatuor [et alia] Alexander de Villedieu, Doctrinale Teofilo Folengo, Opus macaronicarum Ovidio, Fasti, Tristia, De Ponto, Ibis, ad Liviam consolatio Sallustio, De coniuratione Catilinae, De bello Iugurthino [et alia] Ovidio, Metamorphoseon libri XV Francesco Petrarca, Canzoniere, Trionfi Francesco Petrarca, De remediis utriusque fortunae Orazio, Opera Pomponio Mela, De situ orbis [et alia] Cicerone, Rhetorica ad Herennium, De inventione Boezio, De philosophiae consolatione, De scholarum disciplina Niccolò Perotti, Cornucopiae sive linguae latinae commentarii [et alia] Ambrogio Calepino, Vocabularium thesaurus copiosissimus Cicerone, De officiis, De amicitia, De senectute, Paradoxa Luca Pacioli, Summa de arithmetica Euclide, Elementorum libri XV Luca Pacioli, Divina proporzione

6 Ippolito Marsili, Grassea Ippolito Marsili, Commentaria super lege unica C. de raptu virginum Giustiniano, Institutiones imperiales Pietro Paolo Vergerio il Vecchio, De republica veneta liber primus Ovidio, Epistolae Heroidum, Sappho, Ibis Ovidio, Ars amandi, Remedium amoris Ovidio, De Ponto Ovidius Naso Publius, Metamorphoseon libri XV Ovidio, Tristia Ovidio, Fastorum libri Terenzio, Comoediae Senofonte, Ciropedia Dante Alighieri, Commedia Alighieri Dante, Commedia Francesco Petrarca, Canzoniere, Trionfi Giovanni Boccaccio, Corbaccio Giovanni Boccaccio, Fiammetta Cesare, Commentarii de bello gallico et de bello civili Giovenale, Saturae Orosio, Historiarum adversus paganos libri septem Jacopo Sannazaro, Arcadia Jacopo Sannazaro, Rime Giovan Giorgio Trissino, Sofonisba [et alia] Erasmo da Rotterdam, De recta pronunciatione [et alia] Aldo Manuzio, Institutionum grammaticarum libri quatuor Burato Libro di ricami Ovidio, Epistolae Heroidum, Sappho, Ibis Ovidio, Epistolae Heroidum, Sappho, Ibis Giovanni Antonio Tagliente, Componimento di parlamenti Baldassarre Castiglione, Il libro del Cortegiano Mattia Ugoni, De conciliis In copertina: Fanciulla con libro, opera pittorica del Bronzino, conservata nella Galleria degli Uffizi, a Firenze. (Archivio Alinari)

7 I libri di Alessandro Paganini a Toscolano. Premessa all esposizione La famiglia Paganini è una delle dinastie imprenditoriali più note nel mondo del libro e della carta tra Quattrocento e Cinquecento. Ad essa spetta il riconoscimento di aver compiuto alcune delle imprese più audaci in un periodo già di per sé ricco di grandi avventure commerciali e produttive, e di essersi trovata a tracciare (certo involontariamente) i confini al di là dei quali persino l espansione economica della Serenissima (che nel campo della stampa poteva parere davvero illimitata) doveva fermarsi [ ] 1 Proprio nei primi decenni del XVI secolo, il grande filologo e intellettuale Erasmo da Rotterdam se la prendeva con i tipografi, affermando più o meno che «una buona parte di coloro che stampano libri o sono spinti dall ignoranza delle buone lettere e dalla mancanza di giudizio a considerare i peggiori scrittori i migliori, o, mossi dall amore per il guadagno, stimano migliori i libri dai quali si aspettano i maggiori profitti». 2 A farci caso, si tratta di una delle solite lamentele che anche gli scrittori di oggi rivolgono ai loro (reali o solo agognati) editori: cercano solo il guadagno e non apprezzano i buoni libri, cioè i loro. Da qui il caso dei molti, troppi corsi di scrittura creativa ridotti a palestre di lettori coatti, docenti e discenti (questi a turno), costretti a sorbirsi gli infelici esiti di malriusciti parti letterari. Non è solo questione che la storia si ripete. Piuttosto, è il libro a stampa a costituire una tradizione particolare, in cui questo rapporto autore editore lettore si pone: né prima, nel mondo dei manoscritti, né nell immediato futuro, nel mondo dell autoeditoria elettronica, tali problemi si posero o si porranno nei medesimi termini. La figura e l opera di Alessandro Paganini (figlio d arte, essendo suo padre il noto tipografo-editore Paganino Paganini) hanno interessato da tempo il mondo degli studi, vuoi perché Alessandro fu editore di Teofilo Folengo, vuoi per la misteriosa questione dell edizione del Corano arabo: a chiudere, in qualche modo, la serie storica degli studiosi del Paganini, basti ricordare qui una gloria bresciana come Ugo Baroncelli che gli dedicò pagine importanti (e un esauriente catalogo delle edizioni toscolanensi) in un sapido volumetto del 1964, parzialmente ristampato tempo addietro. 3 In anni via via più recenti l attenzione è stata richiamata più volte su di lui. Solo per citare alcuni interventi significativi, ha iniziato un quarantennio fa Luigi Balsamo, interessandosi innanzitutto 5 1 An g e l a Nu o v o, Maestri tipografi tra Venezia e il Garda: i Paganini, in Cartai e stampatori a Toscolano. Vicende, uomini, paesaggi di una tradizione produttiva, a cura di Carlo Simoni, Brescia, Grafo, 1995, pp : Sono le parole di Erasmo nel 1514, nella dedica a Matthias Schürer di una ristampa del De duplici copia verborum (Ka r i n e Cr o u s a z, Érasme et le pouvoir de l imprimerie, Lausanne, Antipodes, 2005, p. 122). 3 Ug o Ba r o n c e l l i, La stampa nella riviera bresciana del Garda nei secoli XV e XVI, Salò, Edizioni dell Ateneo di Salò, 1964, poi solo il saggio introduttivo, pp. 5-61, col titolo I Paganini, in Uomini di Brescia, a cura di Fausto Balestrini, Brescia, Il Giornale di Brescia, 1987, pp

8 6 di Alessandro Paganini incisore e creatore di caratteri, in specie di una particolarissima serie di corsivi. 4 Messa sulle tracce del Paganini proprio da Balsamo, Angela Nuovo è riuscita a fornire in tale settore due importanti contributi: prima la scoperta dell unico esemplare sopravvissuto del celebre Corano arabo, da lei minuziosamente datato al , quindi un intero volume dedicato a ricostruire l attività del Paganini sia dal punto di vista storicoculturale, sia bibliografico. 5 Da ultimo, dopo gli scavi documentari della Nuovo, ecco un interessante contributo di sintesi biografica sull intera famiglia dei Paganini offerto da un noto studioso bresciano, Ennio Ferraglio. 6 Insomma, altri, meglio di me, avrebbero potuto introdurre questo catalogo. La storia è andata però in un altra direzione, e non c è che da accettarla, facendosi forti di quanto tali illustri studiosi hanno scritto. Alessandro Paganini fu certo un tipografo estroverso, talvoltra bizzarro, al quale si devono almeno tre esperienze editoriali importanti: l invenzione del libro in 24, la pubblicazione di Teofilo Folengo, l edizione del Corano arabo. Alessandro, attivo dal 1509 al 1538, pur rimanendo un tipografo-editore rilevante più per le novità che caratterizzano diversi elementi della sua produzione che per la quantità dei libri stampati, tutto sommato abbastanza modesta, pone le sue radici imprenditoriali e intellettuali all interno di quel mondo veneziano nel quale il magistero di Aldo Manuzio aveva ormai dato pienamente i suoi frutti. Crebbe nel retrobottega di Paganino Paganini, originario di Cigole nel bresciano, affermato editore veneziano caratterizzato forse fin troppo dall avvedutezza degli investimenti, dalla scarsa fiducia accordata a ogni novità, dalla preoccupata attenzione al prodotto di sicuro smercio (soprattutto opere per la scuola, il diritto, la liturgia). Alessandro sviluppa il suo estro creativo all interno della ditta paterna, divenendo innanzitutto un abilissimo disegnatore, incisore e fonditore di caratteri. Il primo lavoro nel quale compare il suo nome è un Euclide volgare del 1509, realizzato in collaborazione col padre; del libro fu curatore un discepolo di Leonardo da Vinci (omo sanza lettere), il francescano Luca Pacioli, del quale uscì poco dopo anche la Divina proportione, dove la maestria di Alessandro incisore di caratteri trova una delle sue massime espressioni, dovendosi misurare con la raffinata ricostruzione delle maiuscole dell alfabeto romano per via di geometria. Il più antico libro che Alessandro sembra aver sottoscritto autonomamente è costituito da una Summa angelica di Angelo da Chivasso, uscita nel 1511, un diffusissimo manuale per i confessori. In realtà si tratta della rinfrescatura (o seconda emissione) di un edizione impressa dal padre nel 1499 e rimasta fin lì invenduta: qualche carta sostituita all inizio e in fine 4 Lu i g i Ba l s a m o, I corsivi dei Paganini, in Lu i g i Ba l s a m o Alberto Ti n t o, Origini del corsivo nella tipografia italiana del Cinquecento, Milano, Il Polifilo, 1967 e Id., Intorno a una rara edizione di Terenzio (Venezia, 1506) e allo stampatore Alessandro Paganino, in Miscellanea in onore di Lamberto Donati, Firenze, Olschki, 1969, pp An g e l a Nu o v o, Il Corano arabo ritrovato, «La Bibliofila», 89, 1987, pp ; Ea d., Alessandro Paganino ( ), Padova, Antenore, 1990 (dove si riprende anche Ea d., La parte veneziana della collezione in -24esimo di Alessandro Paganino ( ), in I primordi della stampa a Brescia , a cura di Ennio Sandal, Padova, Antenore, 1986, pp ). 6 En n i o Fe r r a g l i o, I Paganini de Cegulis. Una famiglia di stampatori tra Quattro e Cinquecento, s.l., s.n., 2006.

9 e il libro sembrava nuovo. Si tratta di un trucco praticato abbastanza comunemente dagli editori più avveduti fino a non molti anni fa, fin quando non è divenuto più conveniente mandare i libri al macero piuttosto che tenerli in magazzino! Nel Alessandro pubblica alcuni libri di sicuro smercio, ma che sono probabilmente ancora il frutto della politica editoriale paterna: un Messale romano e un Officium beatissimae Virginis stampati da Giacomo Penzio, e un Dictionarium del Calepino impresso per conto di Leonhard Alantsee. Anche se ai primordi della tipografia erano ancora figure spesso confuse, si vede qui in atto la dinamica distinzione tra un tipografo, che realizza materialmente un edizione, e un editore, che la finanzia, guadagnando sulla vendita degli esemplari (e per questo era spesso anche libraio). La prima esperienza editoriale realmente sua Alessandro la realizza solo negli anni , sotto la stella di un curioso domenicano genovese, Agostino Giustiniani, che tentava, per via di erudizione, un ingresso nel mondo della curia romana. Nel 1513 fu il promotore della stampa del De immortalitate animorum di Aeneas Gazaeus tradotto in latino da Ambrogio Traversari, nonché l autore di una Praecatio sui nomi divini; nel 1514 il Giustiniani è legato alla pubblicazione di un Tractatus errorem Iudeorum indicans di Samuel Abu Nasr Ibn, in edizione latina e italiana. La cosa interessante è che di lì a poco il Giustiniani farà pubblicare a Genova uno Psalterium poliglotta (latino, greco, ebraico, caldaico e arabo) che costituisce un esempio importante per la stampa dell arabo. Il nome di Alessandro resta nella storia della stampa per l invenzione del formato in 24, libri di curiosa fattura, realizzati tagliando in tre parti il foglio prima della stampa. 7 Si trattava inoltre di impiegare un carattere così minuto da misurare solo 47 millimetri su 20 righe, cioè meno di 2 mm e mezzo per linea, così da far ipotizzare per la composizione tipografica l uso di lenti e pinzette. Se per il formato è lecito pensare a una filiazione mentale che dagli in 8 di Aldo Manuzio passava agli in 12 sperimentati da Lazzaro Soardi, per la realizzazione di tale minutissimo carattere, un ibrido tra romano e corsivo, si deve immaginare un vero progetto per la creazione di quella che in termini editoriali si definisce una collana editoriale. La serie si aprì col Petrarca volgare, seguito dall Arcadia del Sannazaro, dagli Asolani del Bembo, dal Cicerone filosofico, dal De remediis utriusque fortunae sempre di Petrarca (realizzato in parte col finanziamento di Bernardino Stagnino), dalla Divina commedia, dal Corbaccio di Boccaccio, e poi Giovenale e Persio, Marziale, Catullo con Properzio e Tibullo, Terenzio, Ovidio, la Cerva bianca del Fregoso. La frequenza degli interventi editoriali del Paganini stesso (dediche etc.) testimonia ancor più la consistenza seriale 7 7 Dav i d F. Fo x o n, Some notes on Agenda Format, «The Library», Vs., 8, 1953, pp

10 8 della collana. Intorno al 1517 l attività tipografica del Paganini si trasferisce a Toscolano, sulle rive del Garda. In realtà ci furono per primi alcuni esperimenti di stampa a Salò, dove i Paganini collaborarono col francescano Francesco Licheto, priore del convento sull Isola del Garda, per il quale pubblicarono alcune sue opere di scotistica. Tale trasloco, che ha spesso sorpreso gli storici del libro, appare assai meno incomprensibile se solo si riflette sull importanza della riviera gardesana per la produzione della carta e sulla presenza nella vicina valle del Toscolano di numerose officine specializzate fin dal Trecento nella produzione cartaria, attività nella quale i Paganini erano assai ben inseriti, avendo compiuto importanti investimenti nel settore. 8 Mantenendo infatti attivo un punto commerciale nella capitale veneziana, non era certo sconveniente puntare a un avvicinamento dei torchi alle cartiere, limitando così il trasporto, favorito dall uso delle vie d acqua sempre interne ai confini della Repubblica, ai soli fogli già stampati. L inconveniente maggiore era costituito dalla difficoltà di accesso a nuovi testi, che portava alla tendenza ad affidarsi più facilmente a libri di sicuro smercio, come quelli grammaticali, o alla ristampa di edizioni importanti realizzate da altri. Mantenendo comunque ben saldo il legame con Venezia (e con le maestranze là impiegate nell incisione silografica) Alessandro avrà modo di dare ancora ottime prove di sé. Innanzitutto con la prosecuzione della collana in 24 : a Toscolano usciranno ancora un altro Ovidio, Sallustio, le Metamorfosi, un altro Petrarca volgare, Orazio, Pomponio Mela, la Rethorica ad Herennium, Boezio, la Fortuna del Baldacchino, le Institutiones imperiales (queste ormai fuori tempo massimo, nel 1525). È anzi proprio nel Petrarca pubblicato a Toscolano nel 1521, nella dedica a Isabella d Este, che il Paganini dice di aver voluto procurare una nuova edizione dell opera cosicché «con ogni ingegno mio, ogni sapere operando, credo haver migliorato di sorte che senza ammenda e con più vaghezza dell opera leggere si potrà». 9 A Toscolano Alessandro inaugura anche una nuova collana, questa volta in 8, collocabile tra il 1527 e il 1533, tutta, tranne una raccolta grammaticale latina di Erasmo, in volgare, fra cui campeggiano molte traduzioni italiane dei classici. Sempre a Toscolano nel 1521 vede la luce un edizione dell Opus macaronicorum di Teofilo Folengo. 10 Il Paganini aveva già pubblicato la editio princeps di Folengo a Venezia nel 1517, 11 ma qui si tratta di una nuova redazione d autore, autore che intervenne personalmente anche in fase di allestimento dell errata corrige sui fogli ormai stampati (poco, invece, ha a che fare il Paganini con la cosiddetta edizione Cipadense, pubblicata dal genero, 8 Cartai e stampatori a Toscolano, a cura di C. Simoni, op.cit. 9 A. Nu o v o, Alessandro Paganino, op. cit., p Teofilo Fo l e n g o, Macaronee minori. Zanitonella, Moscheide, Epigrammi, a cura di Massimo Zaggia, Torino, Einaudi, 1987, pp Se ne veda l anastatica a cura di Massimo Zaggia, Brescia, ASM, 1991.

11 Giorgio Varisco). Oltre che per il suo importantissimo valore testuale, l edizione del 1521 (realizzata tramite l impressione di 35 mezzi fogli) è interessante per la presenza di ben 53 (una però è ripetuta, per cui all apparenza 54) silografie a piena pagina (mm 98x58) dedicate a illustrare il Baldus. 12 Sempre per l importanza del contributo fornito dalla silografia si ricorderanno anche i rarissimi volumi di ricami, pubblicati dal Paganini, sempre a Toscolano, intorno al L opera però senza alcun dubbio più impressionante dell intera produzione paganiniana è costituita dal Corano in arabo, di cui pare sopravvivere un solo esemplare, segnalato e studiato una ventina d anni fa, già appartenuto a un orientalista cinquecentesco, Teseo Ambrogio degli Albonesi. La genesi dell impresa va probabilmente collocata all interno di un progetto ambizioso che doveva occupare Alessandro per alcuni anni: l esportazione del prodotto della nuova arte della stampa nell oriente musulmano. Se infatti agli inizi del Cinquecento è noto almeno un libro di preghiera cristiano stampato in Italia ma in lingua araba e destinato all esportazione presso i cristiani del Vicino Oriente, l impresa di Alessandro pare del tutto rivoluzionaria. 13 Ciò che lo interessava era la possibilità di conquistare direttamente l immenso mercato islamico con un prodotto realizzato in Italia ma direttamente esportabile nell Impero ottomano. L impresa fu un totale fallimento e la concomitante cessazione dell attività editoriale del Paganini pare il segno più evidente di un gravissimo insuccesso commerciale. Non fu, come si ripete assurdamente, la Chiesa cattolica a proibire il libro; 14 è del tutto probabile che il Corano sia invece giunto a destinazione (Costantinopoli?) e lì sia stato distrutto, sia perché conteneva errori che lo rendevano inutilizzabile, sia perché il pregiudizio contro la stampa del Corano (anziché la sua copia manoscritta) durò ancora per secoli. Tale impresa, che fece fallire l intraprendente Alessandro Paganini, lo mostra però uomo d ingegno, che seppe non solo creare per la prima volta una serie di caratteri arabi realmente funzionali, ma che fu anche capace di sognare i libri come grandi ponti tra le diverse civiltà. Purtroppo quel tempo non è ancora arrivato neppure oggi. 15 Edoardo Barbieri direttore del Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca Università Cattolica sede di Brescia 9 12 Ottima l anastatica a cura di Angela Nuovo Giorgio Bernardi Perini Rodolfo Signorini, Volta Mantovana, Associazione Amici di Merlin Cocai, Vedi anche An g e l a Nu o v o, L edizione toscolanense del Folengo, in Teofilo Folengo nel quinto centenario della nascita ( ), a cura di Giorgio Bernardi Perini Claudio Marangoni, Firenze, Olshki, Per l intera vicenda vedi Biblioteca Na z i o n a l e Ma r c i a n a, Venezia e l origine della stampa in caratteri arabi, a cura di Giorgio Vercellin, Padova, Il Poligrafo, 2001 con la bibliografia indicata. 14 Si veda per esempio un libro un po presuntuoso come Fe r n a n d o Bá e z, Storia universale della distruzione i libri. Dalle tavolette sumere alla guerra in Iraq, Roma, Viella, 2007, p L esposizione che si presenta, realizzata dalla Fondazione Valle delle Cartiere con la collaborazione del CRELEB dell Università Cattolica di Brescia, non sarebbe stata possibile senza la generosità di Pietro Lorenzotti, l intraprendenza di Paolo Elena, l impegno di Luisa Castellini, la competenza di Lisa Cervigni, il contributo di Giancarlo Petrella, l operosità di chi lavora per il Centro di Eccellenza Polo Cartario di Maina Inferiore. Si ringraziano inoltre la Biblioteca Queriniana di Brescia e la Fondazione Ugo Da Como di Lonato per il prestito di alcuni dei volumi esposti.

12 I Paganini de Cegulis Imprenditori del libro fra Venezia e Toscolano 10 La famiglia Paganini era oriunda di Cigole, piccolo borgo della campagna bresciana che, per una curiosa coincidenza, tra Quattro e Cinquecento diede i natali ad altri valenti stampatori, fra cui la nutrita dinastia dei Turlino e Giovanni Antonio Bresciano. Fu Paganino Paganini ad avviare l attività tipografico-editoriale trasferendosi a Venezia verosimilmente intorno ai primi anni Ottanta del Quattrocento. Conservò però sempre uno stretto legame con la terra d origine, tanto da firmarsi orgogliosamente Brixiensis nelle sottoscrizioni alle proprie edizioni. Nel 1487 era già conosciuto come «stampator di libri», se con tale appellativo compare in un documento dal quale apprendiamo fosse stato coinvolto in un processo per falsificazione di monete. È ancora un documento coevo, datato 1494, a informarci che abitava a San Salvatore, in calle delle Balotte. Prima di mettersi in proprio il Paganino aveva scelto di dividere i rischi con il mantovano Giorgio Arrivabene, col quale, tra il 1483 e il 1488, stampò alcune belle edizioni di opere giuridiche e religiose. Alla fine degli anni Ottanta del Quattrocento aprì bottega da solo, forse grazie anche all aiuto dell influente stampatore di origini tedesche Francesco Fontana, alias Frank Renner, di cui Paganino aveva strategicamente sposato la figlia Cristina. Nel frattempo erano sopraggiunti a Venezia altri due membri della famiglia, Jacopo e Girolamo che lavorarono in proprio per circa un triennio firmando una manciata di edizioni. Poi di loro si perdono le tracce e Paganino tornò a dominare la scena attraverso una serie ravvicinata di edizioni religiose o rivolte al mercato universitario: Bibbie, messali, testi di diritto canonico e civile, opere di filosofia. I proventi della florida attività di stampatore erano oculatamente reinvestiti in altri settori, fra cui beni immobili e cartiere sulla Riviera benacense, che di lì a poco sarebbe divenuta la seconda residenza dei Paganini. Nel retrobottega moveva intanto i primi passi il figlio Alessandro che dimostrò assai presto le proprie indubbie doti tecniche come disegnatore e incisore di caratteri, tanto da collaborare alle edizioni dell Euclide volgare e della Divina proportione di Luca Pacioli entrambe del Nel volgere di pochi anni Alessandro raggiunse una graduale autonomia rispetto alle scelte editoriali di Paganino, la cui attività si andò lentamente affievolendo fino a cessare del tutto nel All attività tipograficoeditoriale i Paganini affiancano, in una sapiente gestione dell impresa familiare, l apertura di una libreria all insegna della Sirena che rimarrà il referente per la vendita anche dopo il trasferimento della tipografia a Toscolano. Sarà la terza generazione dei Paganini, vale a dire i figli di Alessandro, a governare la libreria di famiglia ancora per tutto il Cinquecento.

13 Senza alcuna evidente motivazione, nel 1517, dopo alcuni anni floridissimi nei quali Alessandro aveva saputo rinnovare profondamente l attività paterna, i Paganini scelsero di trasferire i torchi dalla Laguna alle sponde del Garda: dapprima Salò, dove Paganino tornò a firmare due edizioni, poi, definitivamente, Toscolano. Qui Alessandro riprese la conduzione dell officina tipografica dalla quale uscirono una cinquantina circa di edizioni fino al L allontanamento da Venezia fu a lungo messo in relazione con il fallimento dell edizione del Corano in arabo. Di tale opinione era ancora Ugo Baroncelli secondo cui Paganino si risolse a lasciare Venezia mosso «dal desiderio di ritrovare la salute e la serenità dello spirito, amareggiato dalla triste esperienza della stampa del Corano». Gli studi successivi hanno invece dimostrato che le cose andarono diversamente e che la stampa del Corano va addirittura posticipata di circa un ventennio, ossia non prima del La scelta di Toscolano fu piuttosto il tentativo da parte dei Paganini di delocalizzare la produzione del libro a stampa, avvicinandola nella fattispecie al centro della produzione cartaria, attività nella quale i Paganini erano peraltro assai ben inseriti. Da Toscolano risme di carta bianca e fogli stampati raggiungevano attraverso le vie d acqua il centro commerciale rimasto attivo a Venezia. Paganino e Alessandro uscirono di scena entrambi nel 1538: Paganino, ormai anziano, fece testamento il 27 giugno del 1538; Alessandro, deluso dal fallimento del Corano arabo, non stampò alcun altra edizione dopo quell anno e di lui si perdono quasi completamente le tracce. Nella seconda metà del Cinquecento furono Pietro e Paganino junior, nati dal matrimonio fra Alessandro e Daria Rusconi, figlia dell attivissimo tipografo milanese trapiantato a Venezia Giorgio Rusconi, a proseguire nell attività tipografica, prevalentemente in società con il cognato Giovanni Varisco dal 1584 e poi ancora per un biennio ( ) con i suoi eredi. 11

14 L attività di Alessandro Paganini tra novità tipografiche e sfide editoriali 12 Alessandro iniziò, e non poteva essere diversamente, all ombra del padre Paganino Paganini, all epoca già affermato e stimato tipografo-editore con oltre un ventennio di solida attività alle spalle. Come spesso accade nelle imprese di famiglia, non si accontentò di commesse già pronte e di un catalogo nel quale probabilmente non si rispecchiava e finì col percorrere strade tutte sue, che l eccessiva prudenza imprenditoriale paterna avrebbe certo disdegnato. Audacia e grande abilità tecnica lo portarono a rinnovare profondamente il panorama editoriale italiano del primo Cinquecento. Il gusto per l azzardo lo spinse infine oltre il limite, affascinato dalla possibilità di sbarcare per primo sul mercato ottomano sgombro dalla concorrenza con l edizione del Corano. Fu un fallimento atroce e Alessandro non se la sentì di proseguire oltre nell impresa dei libri. Alessandro fu probabilmente innanzitutto un abile creatore di caratteri tipografici. Egli era cioè in grado, a partire da un disegno, di trasferire il segno grafico su un punzone d acciaio. Tale punzone veniva battuto sulla matrice in rame, così da creare un disegno in incavo. La matrice, inserita in uno stampo di fusione nel quale veniva versata la lega di piombo, antimonio e stagno, permetteva di produrre i caratteri veri e propri. La carriera di Alessandro Paganini si estende per circa un trentennio ( ), nel quale firma un centinaio di edizioni, stampate dapprima a Venezia e poi, dal 1517, sulle sponde del Garda. Esordisce nel 1509 nella bottega paterna

15 dimostrando le proprie doti di incisore di caratteri nell edizione dell Euclide volgare curato dal matematico Luca Pacioli, già discepolo di Leonardo da Vinci, e della Divina proportione dello stesso Pacioli. Entrambe le edizioni sono però ancora sottoscritte dal solo Paganino. Dopo alcuni titoli ancora nel solco dell eredità paterna stampati e sottoscritti autonomamente a partire dal 1511, nel 1515 Alessandro compie il salto di qualità, progettando e realizzando una rivoluzionaria collana di classici volgari e latini nel minuscolo formato in ventiquattresimo per cui disegna appositamente un minutissimo carattere (meno di 2 mm e mezzo per linea di testo) ibrido tra romano e corsivo. La serie di libretti da mano si apre nell aprile di quell anno col Petrarca volgare dedicato alla marchesa Isabella d Este, presto seguito, nel fecondissimo biennio , dall Arcadia del Sannazaro, dagli Asolani del Bembo, dalla Divina commedia, dal Corbaccio di Boccaccio, e da una schiera di autori latini, tra cui il prediletto Ovidio. Intorno al 1517 l attività tipografica si trasferisce sulle rive del Garda. Dapprima a Salò, dove i Paganini collaborano col francescano Francesco Licheto, priore del convento sull Isola di Garda, per il quale pubblicano due commenti a Duns Scoto. Poi, definitivamente, a Toscolano. Qui Alessandro, dopo alcune edizioni interlocutorie (la cronaca di un pellegrinaggio, un pronostico, qualche grammatica), nel 1521 licenzia la prestigiosa edizione dell Opus macaronicorum di Teofilo Folengo illustrata da 54 silografie e riprende il più sostanzioso progetto della collana in ventiquattresimo. Ricomincia con i Fasti di Ovidio e prosegue a ritmo serrato con Sallustio, le Metamorfosi, un altro Petrarca volgare dopo quello veneziano del 1515, Orazio, fino a chiudere stancamente la collezione con l esperimento piuttosto bizzarro delle Institutiones imperiales nel minuscolo e inconsueto formato. A Toscolano Alessandro vara anche una nuova collana, questa volta in 8, collocabile tra il 1527 e il 1533, tutta, tranne una raccolta grammaticale latina di Erasmo, in volgare, fra cui spicca un manipolo di traduzioni italiane di autori classici (Senofonte, Cesare, Orosio, Giovenale). Nei primi anni Trenta del Cinquecento, ispirandosi forse a coeve edizioni d Oltralpe, stampa una serie di bellissimi volumi di ricami, curiosissime raccolte di disegni e modelli che le ricamatrici avrebbero trasferito sulla tela. Non si trattava di libri veri e propri, ma di opuscoli di una ventina di carte destinati a essere impiegati e inevitabilmente distrutti. Da qui l assoluta rarità degli esemplari giunti fino a noi, tanto che di alcune edizioni sembra non sia sopravvissuta alcuna copia. Nel corso degli anni Trenta la produzione toscolanense del Paganini subisce una drastica contrazione: le ultime due edizioni datate (un Ovidio e una raccolta di modelli epistolari) risalgono al 1538, anno della scomparsa del padre Paganino. In quei mesi Alessandro decise di chiudere l esperienza tipografico-editoriale, probabilmente in conseguenza dell operazione più azzardata della sua carriera: l edizione del Corano in arabo. 13

16 Il Corano di Alessandro Paganini. Il mistero di un impresa fallimentare 14 Un libro scomparso senza lasciare traccia. Un libro che quasi nessuno in Occidente aveva avuto fra le mani. Un libro maledetto, su cui gravava la fosca leggenda che avesse procurato la prematura scomparsa del suo stampatore. Per secoli l edizione in arabo del Corano stampata nel primo Cinquecento a Venezia e attribuita ai Paganini, frequentemente citata dagli studiosi ma mai vista da alcuno, è stata avvolta da un aura di mistero. Almeno fino al 1987, quando presso la Biblioteca dei frati minori di San Michele in Isola a Venezia Angela Nuovo individuò quella che a tutt oggi risulta l unica copia nota della famigerata edizione, dipanando così l intricata vicenda. Il volume, un in folio di 232 carte, è interamente in arabo e privo di note tipografiche, data compresa. L attribuzione all officina dei Paganini avviene pertanto unicamente attraverso la documentazione coeva. I nostri informatori sono però particolarmente attendibili. Rispondono ai nomi di due tra i massimi esperti dell epoca in lingue orientali: l orientalista pavese Teseo Ambrogio degli Albonesi ( c.) e l erudito francese Guillaume Postel ( ). Le informazioni si ricavano da alcuni stralci di lettere che, combinati assieme, restituiscono paternità a un edizione altrimenti fantomatica. Postel, scrivendo a un collega nel 1568, afferma che circa trent anni prima, dunque nel 1538, fu stampato a Venezia un Corano coi caratteri tipografici. L Albonesi riferisce che lo stesso Postel da Parigi lo pregava di procurargli presso «Alexandrum Paganini Brixiensis filium» punzoni e matrici di quei caratteri arabi con cui poco prima avevano impresso il Corano. Affidandosi

17 dunque alle fonti documentarie coeve, fin da metà Cinquecento, si era a conoscenza di un edizione veneziana del Corano, uscita coi tipi dei Paganini. Di questa edizione non restava però traccia già pochi anni dopo, tanto che un orientalista olandese nel 1620 poteva citare nella sua bibliografia di libri arabi un Corano veneziano degli anni Trenta del Cinquecento, aggiungendo però che tutti gli esemplari erano stati bruciati. Il rogo, in realtà, quasi certamente è un invenzione leggendaria, l ennesima di questa affascinante vicenda. Le cose andarono diversamente, come ha permesso di ricostruire, con una certa attendibilità, la scoperta, a distanza di 450 anni, di una copia del Corano. Per una coincidenza forse nient affatto trascurabile l esemplare rinvenuto è proprio la copia posseduta dall orientalista Teseo Ambrogio degli Albonesi, come attesta la sua nota di possesso alle prime carte. Il Corano non sparì dalla circolazione né tantomeno ne fu cancellata ogni traccia col fuoco. Più semplicemente l edizione a stampa del Corano in arabo, impresa mai prima tentata in Occidente, fu l ultima, e certamente anche la più rischiosa, avventura tipografica del geniale e spregiudicato Alessandro Paganini. Con essa intendeva rivolgersi non al pubblico ristrettissimo degli orientalisti occidentali in grado di leggere la lingua araba, ma al mercato arabo-turco dei fedeli musulmani che ancora non possedevano la stampa tipografica. Si trattava insomma di un prodotto da esportazione, progettato per un mercato orientale al quale la concorrenza non aveva ancora osato pensare e perciò fonte di possibili ingenti guadagni. La porta d accesso ai nuovi mercati era quella, già ben collaudata, della carta: sfruttando le rotte commerciali di Venezia il Paganini provò a vendere sui mercati del mediterraneo carta bianca e carta stampata. Dovette però fare i conti con l ostile diffidenza dei fedeli di religione islamica per la riproduzione meccanica del libro sacro, che rimarrà per secoli affidato alla sola produzione manoscritta. L accoglienza del Corano in terra islamica fu terribile e tutte le copie andarono presto distrutte. Il progetto del Paganini si risolse in un fallimento senza appello e questo contribuisce a comprendere la sua pressoché contemporanea uscita di scena. Alla luce delle testimonianze coeve citate, l edizione del Corano quasi certamente fu stampata fra l estate del 1537 e quella del Ma la sua progettazione, estremamente complicata e onerosissima soprattutto per la realizzazione dei caratteri tipografici arabi, impegnava il Paganini già da parecchi anni, così da giustificare la brusca riduzione della produzione benacense negli anni Trenta. Il fallimento dell operazione, che venne a coincidere con la morte del padre Paganino nel 1538, decretò una crisi da cui l officina non riuscì a risollevarsi. Terminata la stampa a Venezia del Corano, Alessandro fece rientro a Toscolano dove stampò almeno altri due testi: il formulario epistolare del Tagliente e le Eroidi di Ovidio. Poi più nulla. Non si conosce nessun altra edizione di Alessandro Paganini posteriore al 1538, come se davvero quel Corano fosse stato una maledizione. 15

18 i libri

19 Francesco Licheto 1 In Johannem Duns Scotum super quaestionibus quolibet commentaria Salò, Paganino Paganini, 8 maggio In folio, cc (Baroncelli 9) Collezione privata avv. P. Lorenzotti. 2 Francesco Licheto In Johannem Duns Scotum super secundo sententiarum commentaria Salò, Paganino Paganini, 8 maggio In folio, cc (Baroncelli 10) Collezione privata avv. P. Lorenzotti. 17 1) 2) I due volumi raccolgono il commento a Duns Scoto del francescano Francesco Licheto ( 1520), futuro generale dell Ordine e all epoca priore del convento francescano sull isola di Garda. Entrambi datati 5 maggio 1517, rappresentano i primi prodotti usciti dall officina tipografica dei Paganini dopo il trasferimento sulla riviera del Garda. I colophones denunciano come luogo di stampa Salò e non ancora Toscolano. Secondo Ugo Baroncelli furono addirittura stampati all interno del convento francescano sull isola. Nel colophon compare solo la firma del padre Paganino, sebbene all impresa avesse collaborato anche Alessandro fornendo un carattere corsivo probabilmente fuso appositamente per l occasione.

20 3 Francesco di Alessandro da Modena Viaggio a Gerusalemme Salò, Alessandro Paganini, 7 dicembre In 16, cc. [8] (Baroncelli 11; Nuovo 44). Brescia, Biblioteca Queriniana, Lechi 70. Il primo libro con la firma di Alessandro Paganini dopo il trasferimento da Venezia: «Stampata in Salo ad instantia de Alexandro Paganino di Paganini Brixiano nel Anno Mcccccxvii adi vii Decembrio». Libretto popolare di sole otto carte, ma adorno di cinque silografie di soggetto religioso, che tramanda il resoconto di un pellegrinaggio a Gerusalemme. Il volume è custodito dalla Biblioteca Queriniana di Brescia ed è tutt oggi l unico di cui si abbia notizia. 18 R 4 Ludovico Vitali Pronostico per l anno 1518 Salò, Alessandro Paganini, 15 dicembre In 4, cc. [4] (Baroncelli 12; Nuovo 45). Brescia, Biblioteca Queriniana, 910 E 32. Altro libretto popolare stampato da Alessandro a Salò nei primissimi anni benacensi. I pronostici per l anno a venire erano una pubblicazione piuttosto ricorrente nel Rinascimento, oltre che un buon investimento per i tipografi che li stampavano: si trattava infatti di opuscoli di poche carte e di facile smercio che non richiedevano un particolare impegno economico e tecnico. In questa edizione al recto della prima carta campeggia una silografia raffigurante un astrologo in fogge rinascimentali. L unico esemplare noto è conservato presso la Biblioteca Colombina di Siviglia. In mostra una riproduzione fotografica posseduta dalla Queriniana di Brescia

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