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1 Pubblicazioni di Giancarlo Celeri Bellotti 38 Sola, tu t immergi dentro il vero dolor di quei conflitti! : l intervento delle Infermiere Volontarie della C.R.I. nella 1 A guerra mondiale Spiega il vessillo tuo, mite milizia, che segui ovunque la pugnante schiera! Per te più santa l opera s inizia, dove la rabbia umana urge più fiera. Pia retroguardia, tu rimani in campo quando già i forti son trascorsi via: essi han veduto in un fulmineo lampo questo ferir, questo morir che sia: ma tu t indugi, e paziente tergi e fasci e vegli i pallidi trafitti, ad uno ad uno: sola, tu t immergi dentro il vero dolor di quei conflitti Con questi versi il poeta e letterato Giovanni Bertacchini nel 1915 esaltò simbolicamente l opera muta e sommersa di migliaia di Infermiere Volontarie della C.R.I., idealizzando, nell immaginario comune, che la propaganda politica e militare interna ben sfruttava, volti, gesti, sguardi e parole di queste donne che volontariamente, con abnegazione e poco curanti del pericolo, prestarono soccorso e conforto ai feriti di tutte le Nazioni coinvolte nel 1 conflitto mondiale, la grande guerra. Ma quante e chi erano queste infermiere, com erano istruite e organizzate, com era una loro giornata tipo in un ospedale da campo o in un ospedale territoriale e quali attività svolgevano, quante di loro rimasero ferite o morirono, quante di loro vennero fatte prigioniere o decorate al valore? La sintetica descrizione di queste epiche

2 pagine della storia infermieristica inizia nel Dicembre del 1906 a Milano, quando ad opera di Sita Meyer Camperio, Rosa Curioni De Marchi, la Duchessa Matilde Visconti di Modrone ed altre nobildonne milanesi filantrope venne organizzato il 1 corso per Infermiere Volontarie della C.R.I., frequentato l anno successivo da ben 327 signore. Le idee ed i primi passi per questa iniziativa reale, come la Duchessa d Aosta Elena di Francia o, più tardi durante gli anni trenta, Maria Josè del Belgio futura moglie di Umberto di Savoia. Tuttavia, fu solo nel Febbraio del 1908, a Roma alla presenza di S.A.R. la Regina Elena, che i corsi ed il Corpo delle Infermiere Volontarie della C.R.I. vennero ufficialmente istituiti e riconosciuti. Di anno in anno in vennero tutta Italia nascevano mossi sulla base di racconti del fratello comitati e centri della C.R.I. che organizzavano della Camperio, anche i corsi Filippo, che avendo per infermiere volontarie: visto direttamente nel 1915 nei l opera delle circa periodi immediatamente infermiere precedenti coinvolte nel conflitto l entrata in guerra russo-giapponese dell Italia la C.R.I. del , ne poteva contare su descrisse con ammirazione le loro gesta, in particolare dopo la cruenta e decisiva battaglia della Manciuria, che vide la vittoria dell esercito nipponico. Il sopraccitato corso, che in maniera semplice trattava di teoria e pratica nei soccorsi d urgenza, si tenne per la prima volta direttamente nella casa della famiglia Meyer Camperio con la partecipazione di poche donne, che in seguito coinvolsero entusiasticamente le altre che vi parteciparono, a partire dalle oltre infermiere pronte alla mobilitazione, disposte ad assistere i feriti ed i malati e servire la patria sia negli ospedali territoriali, sia in quelli situati a ridosso del fronte. Appena l Italia consegnò la dichiarazione di guerra all Austria-Ungheria e alla Serbia, si incominciò nel nostro paese una gara di solidarietà dettata, soprattutto al nord, dal fervente patriottismo e incoraggiata dalla propaganda interventista; il risultato fu quello di ottenere sia popolane fino alle donne della casa fondi e donazioni da privati ricchi citta- 39

3 prima linea: poco più di 600 tra attenda- dini ed associazioni, sia consensi e adesioni anche nel campo dell organizzazio- corpo istituito nel menti e Ospedali della Sanità Militare, ne sanitaria militare: nel corso dei tre Va precisato che molti degli Ospedali anni di guerra moltissimi ospedali civili della Sanità Militare erano cascinali, diedero disponibilità di posti letto, di ville, scuole, conventi, ecc. requisiti dal uomini e mezzi per poter assistere i feriti ed i malati che già dai primissimi mesi A differenza dei territoriali essi erano, Regio Esercito e trasformati all uso. vi affluivano dalla prima linea. Tali ospedali vennero appunto denominati territo- potenzialmente sotto il tiro delle artiglie- ovviamente, più insicuri, disagevoli e riali. Essi ammontarono a 204 per un rie nemiche, sebbene la convenzione totale di circa posti letto, i pazienti curati assommarono a circa , vieta tuttora) tale riprovevole pratica. internazionale di Ginevra ne vietasse (e ad assisterli furono impiegate, nei tre In questo ambiente a diretto contatto anni, infermiere. con le operazioni militari le infermiere In particolare, a Milano, si contarono 11 che là prestavano la loro opera impararono a convivere sia con la paura, man- territoriali per un totale di posti letto. tenendo la calma ed il sangue freddo Si può, ad esempio, ricordare l Ospedale necessari ad affrontare momenti di grande tensione e pericolo, sia con la man- Principessa Jolanda - Territoriale n 8, tra l altro sede della prima Scuola per canza di mezzi e materiali per l assistenza, favorendo spirito d iniziativa e di Infermiere Professionali, nella città meneghina, dal 1912; oppure l Opera Pia corpo, arrivando a prestare cure, nei tre delle Specialità Medico-Chirurgiche anni di conflitto, a circa di persone tra feriti e malati e prestazioni di Territoriale n 7 con 30 posti letto della sezione chirurgica. semplici cure ambulatoriali! Nei territoriali le infermiere agivano in Inoltre la scarsa igiene favoriva l insorgenza di infestazioni parassitarie, epide- regime di maggior sicurezza sia fisica che organizzativa che di facilità di mie e la presenza di topi. approvvigionamenti. Anche numericamente erano nettamente Altra situazione fu invece quella degli inferiori alle loro compagne (sorelle si ospedali da campo e dei posti di prima chiamavano e si chiamano ancora) dislocate presso i territoriali: solo nei medicazione che erano praticamente a ridosso della zona di guerra e della tre anni. 40 L organizzazione sia burocratico ammini-

4 strativa che assistenziale era subordinata rigidamente alla gerarchia militare: infatti anche le infermiere erano graduate, equiparate ad ufficiali del Regio Esercito e soggette alle leggi e regolamenti militari e di guerra. Tale riconoscimento fu sancito fin dai primi momenti del conflitto, cioè dal Luglio del In una società molto maschilista come quella di allora, le infermiere faticarono molto ad essere accettate in questo nuovo ambiente a potere e dominio esclusivamente maschile soprattutto per l ostilità di moltissimi ufficiali medici che non credevano nelle capacità e resistenza fisica di queste donne, molte delle quali giovanissime; vi furono anche episodi di vera e propria intolleranza e poco rispetto nei loro confronti in particolar modo da parte di alcuni graduati di truppa, che non volevano prendere ordini da un graduato femmina, anche se ufficiale. Nonostante questo ostruzionismo, anch esse compirono atti di eroismo, dimostrando così che anche il ruolo femminile poteva essere valorizzato: la guerra non era più subita passivamente, ma partecipata significativamente ed attivamente anche dalla donna. In particolare, si possono descrivere episodi come quello, ad esempio, che vide tre infermiere rivestire anche il ruolo di prigioniere: invece di fuggire e abbandonare il posto dopo lo sfondamento di una linea da parte degli austriaci che travolgentemente avanzavano, preferirono rimanere accanto ai feriti intrasportabili e moribondi assicurando loro assi- 41

5 stenza ed un ultimo conforto. Così Maria Andina, Maria Antonietta Clerici e Maria Concetta Chludzinska, furono deportate nel campo di prigionia di Katzenau e liberate poi nel Tutte e tre vennero decorate nel 1920 con medaglia d argento al Valor Militare volontarie della C.R.I. assistevano indistintamente e con lo stesso spirito anche i feriti ed ammalati nemici, ricevendo encomi e riconoscimenti anche dagli Stati avversari. La vita quotidiana che le infermiere erano chiamate a vivere era, come già e con la prestigiosa medaglia Florence Nightingale. Per azioni dirette ed indirette di guerra morirono 44 infermiere, mentre altre 3 rimasero gravemente ferite ed invalide; al Sacrario dei Caduti a Redipuglia in Friuli si può osservare la tomba di un infermiera caduta durante un combattimento, Margherita Parodi di anni 21, con il seguente epitaffio: A noi tra bende fosti di carità l ancella, morte fra noi ti colse. Resta con noi Sorella!. Nel 1918 le venne conferita una medaglia d argento al valore post mortem. Al termine del conflitto ben 743 infermiere vennero decorate in vario modo e a vario titolo, mentre altre 542 ricevettero attestati di merito, a testimonianza del grande senso di solidarietà, del dovere e dell amor di patria che espressero. accennato, soggetta a regole e leggi militari, resa ancora più rigida e difficoltosa dalla guerra. Le attività che svolgevano erano in stretta relazione con l andamento del teatro di guerra o con l eventuale instaurarsi di epidemie che scoppiavano improvvisamente tra i soldati, passando da momenti di attività routinaria e leggera a momenti di attività frenetica e spossante, al di là della sopportazione fisica e che richiedevano ore ed ore di duro lavoro continuativo. 42 Va ricordato inoltre che le infermiere I feriti che giungevano a migliaia negli

6 ospedali territoriali avevano già subito una prima selezione e prime cure negli ospedali da campo, posti di medicazione e ambulanze della prima linea, ed erano stati trasportati, principalmente, con treni ospedali, per la precisione 24, alcuni dei quali potevano trasportare fino a 300 feriti assistiti su ognuno di essi da 8-12 infermiere; questi treni, nei tre anni di guerra, trasportarono complessivamente feriti e malati! Quando questi arrivavano in ospedale era compito delle infermiere, insieme ai militi ed infermieri di miere volontarie si dimisero. Le attività di assistenza si svolgevano in tutti i reparti, ma la maggior parte delle infermiere ambiva lavorare in sala operatoria o in reparto di chirurgia a detta loro più gratificanti e, per alcune, più Sanità Militare, l ispezione del corpo, la consoni al loro ceto sociale perché non pratica igienica e la disinfestazione dai gradivano molto espletare attività di parassiti prima dell ammissione definitiva e lo smistamento nelle varie sezioni. pio, lavare i feriti o imboccarli, oppure base ritenute più umili, quali, ad esem- I turni di sorveglianza e guardia all interno dei reparti erano principalmente svol- o, ancora, riordinare o disinfestare mate- lavare, disinfettare e riavvolgere bende, ti al mattino e al pomeriggio, mentre la riale lettereccio. notte, considerata faticosa e comunque In determinati orari della giornata portavano a passeggio nei giardini o nei viali mal vista dai Direttori degli ospedali che pensavano che la promiscuità maschile e degli ospedali i convalescenti, oppure femminile potesse favorire atteggiamenti leggevano, per gli analfabeti e i ciechi, licenziosi, era garantita da personale libri, riviste e quotidiani, o scrivevano militare maschile o da suore, che entrarono in scena soprattutto verso la fine Le infermiere erano anche addette al lettere per chi non era in grado di farlo. del conflitto in particolare dopo la disfatta di Caporetto nell Ottobre del 1917, zione ai reparti, alla preparazione delle controllo dei materiali e farmaci in dota- quando per stanchezza o demotivazione sale e dei presidi di medicazione, dei generata dal prolungarsi del conflitto e ferri chirurgici e della loro sterilizzazione, delle sale operatorie e potevano age- dalla perdita di consensi, molte infer- 43

7 44 nuti idonei e guariti, anche se moltissimi volarsi dell aiuto di militi, graduati di truppa e aiutanti di vario genere, anche pazienti convalescenti e abili ad attività. di loro vennero condannati a molti anni di reclusione o addirittura a morte a causa di diserzione o di autolesionismo, Somministravano la perché chiamati a terapia prescritta e combattere per una assistevano i medici durante le visite, gli interventi chirurgici o l esecuzione di esami diagnostici radiologici e di laboratorio, eseguivano medicazioni, guerra alla quale non credevano più o perché avevano già avuto esperienza di ferimenti anche seri. Al termine dei vari turni di guardia le verbalizzavano ed infermiere erano esponevano a voce la consegna del reparto comunque a disposizione e potevano riposarsi ad ogni cambio di e svagarsi in turno. La riabilitazione dei alloggi e sale riservate a loro; le licenze erano feriti che avevano richieste al Direttore subìto mutilazioni agli arti era pure affidata, in parte, alle infermiere, che avevano anche il compito di aiutarli ad imparare una nuova attività artigianale da svolgere una volta ritornati alla vita civile: infatti in molti ospedali territoriali furono istituite scuole artigianali e professionali di rieducazione al lavoro. Un altra attività svolta dalle infermiere insieme ai cappellani militari era il sostegno morale ai soldati, il cui scopo era recuperare le motivazioni e l entusiasmo per il rientro al fronte una volta rite- dell ospedale e rilasciate da egli stesso, mentre erano permesse le libere uscite. Non mancò anche il fiorire di storie d amore, culminate poi con matrimoni tra la crocerossina e il giovane bell ufficiale ferito. L assistenza prestata e la convivenza coi feriti favorì l instaurarsi di rapporti tra uomini e donne che accumunati dalla condivisione della sofferenza, dei drammi e delle speranze, sfociarono, in alcuni casi, con veri e propri fenomeni di riconoscenza perpetua e legame d amicizia profonda. Scrive nel Febbraio del

8 1917 Cini Rosano giornalista corrispondente di guerra: É per le corsie, sulle quali scende il sonno ristoratore, le bianche angeliche infermiere vanno lievi, di capezzale in capezzale e recano la dolcezza d un sorriso, il conforto di una parola buona, un fiore, un materno gesto che rassetta le coltri, che solleva contributi per l assistenza ai feriti, ai mutilati, agli orfani e vedove di guerra. Concludendo, questo è in sintesi il resoconto di tre anni di guerra costata, per la prima volta nella storia, più di 13 milioni di morti tra militari e civili di tutte le Nazioni coinvolte e centinaia di migliaia di invalidi permanenti, vissuta nel corpo un capo dolorante, e nell anima da che abbassa la luce donne, semplici che ferisce l occhio quotidiane eroine ammalato, che che assistevano, ristora arse. le labbra curavano e confortavano un umanità E gli occhi grandi di buoni fanciulli miti sommersa e rabbiosa forgiata, più o le seguono con meno coscientemente dolce meraviglia di gratitudine perché e volontaria- mente, nella fucina essi, i grandi fanciulli di Marte e che ammalati, rav- visano nelle bianche figure immerse armata di sete di potere, intolleranza, presunzione e nella penombra prepotenza trascinò, della corsia che si e trascina addormenta, o tutt ora, l uomo nel avvolte dal vivido baratro di se stesso, fulgore del mattino che canta la gioia annullandolo. della vita, altre dolci figure di donne lontane e care. La già citata propaganda militare e di Croce Rossa negli anni della guerra produsse moltissime cartoline illustrate che mostravano volti di infermiere e scene di soccorso ai feriti, che suscitavano sentimenti di umanità e patriottismo e sensi- A queste infermiere di allora, così come a moltissimi volontari di oggi impegnati nei processi di pace e nel risollevare e difendere le sorti politiche, sociali, culturali e di salute in molte parti del mondo martoriate dalla guerra, dall odio e dalla diseguaglianza va il nostro rispetto ed bilizzavano la popolazione a donare onore

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