MENSILE DELLA CARITAS ITALIANA - ORGANISMO PASTORALE DELLA CEI - ANNO XLI - NUMERO 1 -

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1 MENSILE DELLA CARITAS ITALIANA - ORGANISMO PASTORALE DELLA CEI - ANNO XLI - NUMERO 1 - febbraio 2008 POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA Italia Caritas HOMELESS: ANNI SENZA POLITICHE, QUALCOSA SI MUOVE? CONOSCERLI, PER AIUTARLI VIAGGIO AL SUD LA CALABRIA, TERRA PERSA? «NO, È COSA NOSTRA» HAITI IL CONFINE COLABRODO SULL ISOLA DIVISA IN DUE BOSNIA UN PAESE CHE NON FUNZIONA, LABIRINTO SENZA USCITA?

2 MENSILE DELLA CARITAS ITALIANA - ORGANISMO PASTORALE DELLA CEI - ANNO XLI - NUMERO 1 - sommario ANNO XLI NUMERO 1 IN COPERTINA Un uomo senza dimora alla stazione Termini di Roma. Da anni in Italia le politiche di contrasto della grave emarginazione sono carenti. Ora sta per partire una ricerca per mettere a fuoco il fenomeno foto Romano Siciliani editoriale di Vittorio Nozza PARI OPPORTUNITÀ, CURA CONTRO LA POVERTÀ 3 parola e parole di Giovanni Nicolini FEMMINILE CENTRALE, L UMANITÀ HA SETE DEL SIGNORE 5 paese caritas di Giorgio Quici ANIMARE UN TERRITORIO, LA GIUSTIZIA NASCE DAI RIFIUTI 6 nazionale DI FREDDO NON SI DEVE MORIRE, CHI PENSA AI SENZA DIMORA? 8 di Paolo Brivio, Raffaele Gnocchi e Paolo Pezzana database di Walter Nanni 13 CALABRIA, TERRA PERSA? «NO, È COSA NOSTRA» 14 di Paolo Brivio LA POLITICA RIMANE INDIETRO, MA C È CHI CERCA VIE DI SVILUPPO 16 di Giacomo Panizza dall altro mondo di Luca Di Sciullo 18 QUOTE A PORTATA DI CLICK: DEGLI IRREGOLARI COSA SARÀ? 19 di Oliviero Forti contrappunto di Domenico Rosati 21 panoramacaritas SERVIZIO CIVILE, ROMANIA, KENYA 22 progetti DIRITTO ALLA SALUTE 24 internazionale IL CONFINE COLABRODO SULL ISOLA DIVISA IN DUE 26 di Paolo Beccegato foto di Ana Becares casa comune di Gianni Borsa 30 LA BOSNIA NON FUNZIONA, LABIRINTO SENZA USCITA? 31 servizi e foto di Daniele Bombardi guerre alla finestra di Giovanni Sartor 35 SIDR E I SUOI FRATELLI. «SIAMO UN PAESE A RISCHIO» 36 di Alberto Chiara foto di Nino Leto contrappunto di Alberto Bobbio 39 agenda territori 40 villaggio globale 44 incontri di servizio di Elisa Teja LA MALINCONIA DI MATILDE CHE RACCONTA PER CONDIVIDERE 47 POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA Italia Caritas febbraio 2008 HOMELESS: ANNI SENZA POLITICHE, QUALCOSA SI MUOVE? CONOSCERLI, PER AIUTARLI VIAGGIO AL SUD LA CALABRIA, TERRA PERSA? «NO, È COSA NOSTRA» HAITI IL CONFINE COLABRODO SULL ISOLA DIVISA IN DUE BOSNIA UN PAESE CHE NON FUNZIONA, LABIRINTO SENZA USCITA? Mensile della Caritas Italiana Organismo Pastorale della Cei via Aurelia, Roma Italia Caritas direttore Vittorio Nozza direttore responsabile Ferruccio Ferrante coordinatore di redazione Paolo Brivio in redazione Danilo Angelelli, Paolo Beccegato, Livio Corazza, Salvatore Ferdinandi, Andrea La Regina, Renato Marinaro, Francesco Marsico, Walter Nanni, Giancarlo Perego, Domenico Rosati progetto grafico e impaginazione Francesco Camagna Simona Corvaia stampa Omnimedia via Lucrezia Romana, Ciampino (Rm) Tel Fax sede legale via Aurelia, Roma redazione tel offerte tel inserimenti e modifiche nominativi richiesta copie arretrate tel spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 2 DCB - Roma Autorizzazione numero del 26/11/1968 Tribunale di Roma Chiuso in redazione il 18/1/2008 AVVISO AI LETTORI Per ricevere Italia Caritas per un anno occorre versare un contributo alle spese di realizzazione di almeno 15 euro: causale contributo Italia Caritas. La Caritas Italiana, su autorizzazione della Cei, può trattenere fino al 5% sulle offerte per coprire i costi di organizzazione, funzionamento e sensibilizzazione. Le offerte vanno inoltrate a Caritas Italiana tramite: Versamento su c/c postale n Bonifico una tantum o permanente a: - Intesa Sanpaolo, piazzale Gregorio VII, Roma Iban: IT20 D UniCredit Banca, piazzale dell Industria 46, Roma Iban: IT02 Y Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma Iban: IT26 F Banca Popolare Etica, via N. Tommaseo 7, Padova Iban: IT23 S Donazione con Cartasì e Diners, telefonando a Caritas Italiana Cartasì anche on line, sul sito (Come contribuire) 5 PER MILLE Per destinarlo a Caritas Italiana, firmare il primo dei quattro riquadri sulla dichiarazione dei redditi e indicare il codice fiscale PARI OPPORTUNITÀ, CURA CONTRO LA POVERTÀ Nel mondo i veri confini sono tra i poveri e i ricchi (Kofi Annan) Una buona notizia di pari opportunità, nell Anno europeo dedicato a questo tema. È nato l Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp). Persone impoverite e immigrati sono i protagonisti, troppo spesso trascurati dalle istituzioni, cui vuole rivolgersi questa nuova struttura, che eredita l esperienza consolidata di un ambulatorio per migranti nello storico ospedale San Gallicano di Roma, specializzato nell assistenza a fasce deboli della popolazione. «Da oltre venticinque anni la mia esperienza di lavoro si svolge nell Istituto dermosifilopatico Santa Maria e San Gallicano. All inizio ero costretto a visitare nella camera mortuaria, luogo non luogo per eccellenza, fuori dall orario di servizio, i pazienti immigrati irregolari, quindi privi di documenti che ne attestassero l esistenza ha raccontato il giorno dell inaugurazione dell Inmp, mercoledì 9 gennaio, il suo direttore Aldo Morrone. La scelta di accogliere decine e decine di migliaia di persone, provenienti da più di 150 paesi del mondo, cercando di prendercene cura e di curare le loro malattie, psichiche o fisiche che fossero, è stata sempre molto contrastata e considerata extraistituzionale». Eppure si tratta di persone che sono in regola con le leggi dell universo. Sono zingari e nomadi, anziani pensionati a reddito minimo, donne vittime della tratta a scopo di sfruttamento, senza dimora, minori non accompagnati, richiedenti asilo politico e vittime di tortura. Sofferenze, provocazioni Al San Gallicano c è il privilegio di incontrare persone straordinarie, soprattutto in un momento particolare della loro vita, fatto di sofferenza, paura e solitudine. Si Inaugurato a Roma un Istituto contro le malattie legate a indigenza e migrazioni. Un segnale incoraggiante, nell Anno europeo dedicato alle pari opportunità: anche chi sta ai margini, è cittadino portatore di diritti editoriale di Vittorio Nozza pelle, ma sempre profondi, così profondi da non scorgerne mai la fine? È ormai accertata l esistenza di un indubbio rapporto tra fenomeni complessi: la crescita della povertà in molti paesi (non solo i cosiddetti in via di sviluppo ), l espansione delle migrazioni nel mondo, il livello di salute di una popolazione. Si tratta di relazioni che interrogano la capacità dei sistemi sanitari di affrontare le sfide che nascono da mutamenti profondi, di portata globale. Nel contesto italiano, caratterizzato dalla persistenza di una diffusa povertà economica (7,5 milioni di persone povere, il 12,9% della popolazione, ovvero 2,6 milioni di famiglie, l 11,1% delle famiglie residenti) e da una crescita esponenziale, negli ultimi anni, dell immigrazione (i residenti in Italia sono ormai 2,9 milioni), il nuovo Istituto vuole essere una risposta fortratta di persone, con storie, malattie, angosce, sogni, progetti ed emozioni protagonisti di centinaia di migliaia di incontri di umanità e prossimità con un gruppo di professionisti del diritto alla salute, medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali, sociologi, impiegati, addetti alle pulizie. Tutti contribuiscono, pur nella diversità delle funzioni, ad accogliere persone fragili e vulnerabili, per cercare di capirle e di curarle con il rispetto che si deve a ogni creatura umana, considerando le diverse istanze culturali e religiose di cui ognuno è portatore. È un avventura affascinante, incredibile e umanamente straordinaria e drammatica. Come non lasciarsi provocare e sopraffare da sofferenze di proporzioni antiche, da dolori indicibili e raccontati in lingue sconosciute, con le mani, gli occhi, le lacrime, le urla, la ITALIA CARITAS FEBBRAIO

3 editoriale te e diretta della politica, delle istituzioni e del non profit. Obiettivo finale della nuova struttura è creare una rete di collaborazioni a livello regionale in tutta Italia: oltre alla regione Lazio, già coinvolta, insieme al ministero della salute, anche Sicilia e Puglia hanno aderito al progetto, creando a loro volta un centro regionale di riferimento. Le strutture socio-sanitarie regionali dovrebbero sorgere in stretta integrazione con i servizi territoriali, le Asl, i centri di ricerca scientifica e le associazioni del terzo settore locali, e dovrebbero venire incontro alle esigenze sanitarie fornendo visite specialistiche e informazioni aggiornate per la prevenzione delle malattie più comuni nelle regioni tropicali, le patologie della povertà, i disagi fisici tipici delle persone a rischio di esclusione sociale e degli immigrati, in un ottica di inclusione e integrazione. Il destinatario degli interventi è, infatti, un individuocittadino, lavoratore o non, che si trova, per il suo essere transitoriamente in condizione di bisogno, in uno stato psico-fisico e sociale da cui un paese evoluto deve garantirgli di potersi sottrarre. È un esperienza interdisciplinare, che non risponde solo ai bisogni ma che li anticipa, perseguendo l eccellenza nella prevenzione, la diagnosi, l assistenza, la ricerca e la formazione riguardo alle malattie prevalenti in persone povere e immigrate. Malattia trasmissibile Giunta all inizio del 2008, questa è una buona notizia di pari opportunità. L Italia, con questa scelta, adotta, entro la sua sanità pubblica, un modello virtuoso di attenzione alle persone in stato di estrema povertà. Lungi dal ghettizzarle in un circuito sanitario parallelo, le si riconosce come persone a tutti gli effetti, con pari dignità e diritti entro il sistema sanitario nazionale. È una buona notizia di pari opportunità, perché la sperimentazione, partendo e valorizzando un esperienza storica e consolidata come quella del San Gallicano, guarda lontano, coinvolgendo nel progetto da subito altre regioni, soprattutto del sud, e mantenendo significative relazioni con l Europa e l Organizzazione mondiale della sanità. È l ottica giusta, per non creare ulteriori divisioni o dimenticanze nel paese e impostare il contrasto alla grave emarginazione entro la prospettiva globale, che meglio può permettere di coglierne la complessità. È una buona notizia di pari opportunità, anche perché l impegno dello stato italiano, che potrà dare luogo a una buona prassi di eccellenza a livello internazionale, è stato assunto mediante l autorevole pronunciamento di due ministri e, soprattutto, alla presenza, non simbolica, della massima autorità dello stato, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Ed è una buona notizia di pari opportunità, infine, perché l avvio di tale servizio sembra collocarsi dentro i primi segnali della volontà di costruire, in Italia, una politica organica di contrasto della povertà. Tale politica non potrà che essere frutto di piena integrazione fra strumenti sociali e sanitari, fra azione dei soggetti pubblici e del privato sociale. Solo così si potrà arrivare a contrastare quella povertà che, come ha affermato lo stesso professor Morrone, «non è una malattia infettiva, ma di certo è una malattia trasmissibile». Integrando politiche e azioni, dobbiamo contrastare la povertà, che non è una malattia infettiva ma certamente è una malattia trasmissibile parola e parole FEMMINILE CENTRALE, L UMANITÀ HA SETE DEL SIGNORE «Signore gli disse la donna dammi di quest acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua» (Giovanni 4, 1-26) Strappo qualche pensierino dalla meraviglia dell incontro nuziale tra Gesù e la Donna di Samaria. Ma vorrei dire semplicemente la Donna. Grande predilezione di Gesù verso di loro, le nostre donne. Le nostre madri, le nostre spose, le nostre sorelle, le nostre figlie. Memorie privilegiate di incontri e dialoghi di Gesù con le donne: da Nazaret a Cana, dalla Visitazione alla Croce del Quarto Vangelo, dalla peccatrice del settimo capitolo di Luca a Maria di Betania e al suo contestato profumo... fino a qui, al pozzo della stanchezza e della sete di Dio. D altronde, questo è il grande progetto che da sempre accompagna la storia dell umanità. Creatura amata e perduta. Sposa amata e perduta, da ritrovare, da sanare, da trarre a Sè. È la grande ricerca che Dio fa dell umanità: un po diversa da quella che i filosofi una volta pensavano fosse la ricerca che l uomo fa di Dio. Oggi neppure i filosofi Lo cercano. D altra parte sant Agostino, che di queste cose se ne intendeva, diceva che non lo potremmo cercare, se Lui non ci avesse già trovati! La Donna di Samaria mi conferma di questa centralità del femminile nel cuore di Dio. E rappresenta con efficacia drammatica le resistenze, i sospetti e insieme la sete, prima nascosta, ma alla fine prepotente, che la nostra povera umanità ha del suo Signore. Nessuno dei cinque mariti, più l attuale sesto che non è suo marito, hanno saputo onorare e avvolgere la sua femminilità inquieta, costretta a farsi aggressiva per difendersi, riparata dietro alla misera autosufficienza di una brocca per attingere, ma in realtà desiderosa di trovare alla fine una fonte zampillante. Anzi, di diventare fonte zampillante, finalmente libera di esprimere tutta la fecondità esuberante del suo femminile sponsale e materno. Al pozzo di Samaria Gesù incontra la Donna. E in lei la Sposa amata, perduta, ritrovata e sanata: l umanità. Il potere maschile rischia sempre di farsi imperversante. La potenza della Madre genera la fede nell umiltà di Giovanni Nicolini Per Gesù, il Settimo, lo Sposo vero da sempre, è ormai vicina quell ora delle Nozze nel suo Sangue che sembrava lontana a Cana, dove il vino nelle giare si poneva come primo segno delle grandi nozze d amore della fine. Qui, al pozzo, nella stanchezza di quell ora sesta che lo porterà sulla Croce, facendosi mendicante della donna «Dammi da bere!» Gesù vince le sue ultime resistenze e la porta alla trepidante domanda circa un fidanzamento nuovo e insperato: «Che sia forse il Messia?». Apostola degli Apostoli Con un anticipo sulla mattina degli angeli e delle donne, prima che la Maddalena si faccia apostola degli Apostoli per invitarli a uscire dalla loro paura con la Buona Notizia del Risorto, la Samaritana si fa grembo della fede per i suoi eretici concittadini, che sulla di lei parola credono in Lui. Diversamente da un potere maschile che rischia sempre di farsi imperversante e perenne, la potenza della Madre sa ritrarsi nell umiltà di un compito di fecondità che riconosce il suo compimento nella fede ormai matura dei figli: «Non è più sulla tua parola che noi crediamo». Poco dopo, dalla Croce, al Discepolo amato, Gesù consegnerà la Madre dicendogli: «Ecco la tua Madre». Da quel momento, il Discepolo amato la prenderà con sè, Sposa e Madre, umanità nuova. La Samaritana, come da lontano, presagisce. E preannuncia la grazia di Dio per la nostra inquieta umanità. Dice ancora Agostino: Signore, ci hai fatti per Te. E il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te. Buon viaggio verso Pasqua. 4 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

4 MENSILE DELLA CARITAS ITALIANA - ORGANISMO PASTORALE DELLA CEI - ANNO XLI - NUMERO 1 - paese caritas di Giorgio Quici direttore Caritas Caserta ANIMARE UN TERRITORIO, LA GIUSTIZIA NASCE DAI RIFIUTI Il territorio casertano è animato da improvvisi sussulti di impegno civile, che intervallano lunghe pause di inerzia e una certa indifferenza alle emergenze ricorrenti, dalla microcriminalità allo smaltimento dei rifiuti. A tutto ciò vanno ad aggiungersi patologie socio-economiche sempre più diffuse: la precarietà del lavoro, perché flessibile e sempre meno tutelato; le fragilità economiche (nuove povertà); il massiccio fenomeno migratorio, particolarmente avvertito. Però anche nel casertano la vita nelle parrocchie, nella maggior parte dei casi, scorre su binari di normalità, che ruotano intorno ai riti che scandiscono i tempi dell anno liturgico, alle attività ordinarie legate alle catechesi, alle iniziative di aggregazione nel territorio e ad attività caritative essenzialmente di tipo assistenziale. Ma nelle quali c e, in buona sostanza, scarsa attenzione (conoscenza) dei bisogni presenti nel territorio. Così l esperienza di lavoro che ci caratterizza cerca di coniugare la proposizione di una spiritualità Caritas con l esigenza di dare risposte concrete ai casi di bisogno che l emergenza quotidianamente sottopone. Evitando, pertanto, di limitarsi a un mero spiritualismo di maniera o, al contrario, di scivolare verso forme di iper-efficientismo che oscurano il rapporto con l altro. Nel nostro lavoro prevediamo diversi livelli di approccio, sottolineando con forza l importanza delle competenze, il lavoro di équipe, il concetto di rete. Centrale, nell impulso all animazione pastorale che cerchiamo di realizzare nelle parrocchie, è il recupero della dimensione teologica della carità, propellente essenziale per ricominciare (come insegna lo statuto Caritas) a scorgere Cristo nel volto dell altro, soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi, perché nella persona dei poveri c è una sua presenza speciale, che impone alla Chiesa un opzione preferenziale. In secondo 6 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 Nel casertano vi sono molte emergenze legali e sociali. Ma spesso l azione e la sensibilità pastorale scorrono sui binari della normalità. Fino a che un emergenza non ha fatto riscoprire il ruolo autentico dell azione Caritas luogo, cerchiamo di abitare in modo responsabile e consapevole la realtà nella quale siamo immersi, a partire dalla capacità di osservare, ascoltare e discernere in modo critico (consapevole) ciò che ci circonda, cominciando dalla dimensione planetaria (custodia del creato) per approdare alla realtà sociale di quartiere, suggerendo riflessioni su come determinati stili di vita abbiano un impatto significativo negli equilibri ambientali anche locali, oltre che nelle disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo. Denunciare, costruire Accanto al lavoro di animazione parrocchiale, un problema ci interpella con particolare urgenza: l emergenza rifiuti. Il suo manifestarsi, in questi anni (ben prima dell ultima clamorosa crisi di dicembre e gennaio), ha fornito l occasione per cominciare a dialogare con varie realtà impegnate in ambito sociale. La Caritas diocesana ha riscoperto il suo ruolo animatore, che non si sostituisce all impegno delle singole realtà sociali, ma incoraggia, promuove e favorisce iniziative volte alla denuncia di abusi e alla proposta costruttiva di soluzioni legali ai problemi. Con numerose associazioni ambientaliste, da mesi condividiamo lo sforzo di recuperare una situazione di legalità, attraverso manifestazioni e la sensibilizzazione delle parrocchie. Abbiamo dato vita a numerose iniziative di protesta e denuncia, che hanno visto impegnato in prima linea il nostro vescovo, seguito da diverse comunità parrocchiali. Dopo alcuni successi degli ultimi mesi, sul piano giudiziario, resta ora la parte più difficile: lavorare in rete, per favorire un serio recupero della coscienza civica, nel rispetto dell ambiente e della legalità. un anno con Italia Caritas Nel 2004 abbiamo cambiato veste. Da allora abbiamo migliorato sempre. Contenuti incisivi. Opinioni qualificate. Dati capaci di sondare i fenomeni sociali. Storie che raccontano l Italia e il mondo. Un anno a 15 euro, causale Italia Caritas POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1 COMMA 2 DCB - ROMA Italia Caritas Italia Caritas le notizie che contano febbraio 2008 HOMELESS: ANNI SENZA POLITICHE, QUALCOSA SI MUOVE? CONOSCERLI, PER AIUTARLI VIAGGIO AL SUD LA CALABRIA, TERRA PERSA? «NO, È COSA NOSTRA» HAITI IL CONFINE COLABRODO SULL ISOLA DIVISA IN DUE BOSNIA UN PAESE CHE NON FUNZIONA, LABIRINTO SENZA USCITA? + Occasione 2008 ABBONAMENTO CUMULATIVO CON VALORI È un mensile di economia sociale e finanza etica promosso da Banca Etica. Dieci numeri annui dei due mensili a 40 euro. Per fruire dell offerta versamento su c/c postale n intestato a Soc. Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico 1, Milano bonifico bancario: c/c n intestato a Soc. Cooperativa Editoriale Etica presso Banca Popolare Etica - Abi Cab Cin A Indicare la causale Valori + Italia Caritas e inviare copia dell avvenuto pagamento al fax LEGGI LA SOLIDARIETÀ, SCEGLI ITALIA CARITAS Per ricevere il nuovo Italia Caritas per un anno occorre versare un contributo alle spese di realizzazione, che ammonti ad almeno 15 euro. A partire dalla data di ricevimento del contributo (causale ITALIA CARITAS) sarà inviata un annualità del mensile. Per contribuire Versamento su c/c postale n Bonifico una tantum o permanente a: - Banca Intesa Sanpaolo piazzale Gregorio VII, Roma Iban: IT20 D UniCredit Banca piazzale dell'industria 46, Roma Iban: IT02 Y Allianz Bank via San Claudio 82, Roma Iban: IT26 F Banca Popolare Etica, via N. Tommaseo 7, Padova Iban: IT23 S Donazione con Cartasì e Diners, telefonando a Caritas Italiana (orario d ufficio) Cartasì anche on-line, sui siti (Come contribuire) (Solidarietà) Per informazioni Caritas Italiana, via Aurelia 796, Roma tel fax

5 nazionale grave emarginazione Quasi un decennio, in Italia, senza indagare né combattere un fenomeno in crescita. Ora qualcosa si muove: governo, Istat, Fio.psd e Caritas varano una ricerca inedita. E il parlamento deve approvare il primo nucleo di un Fondo anti-povertà DI FREDDO NON SI DEVE MORIRE, CHI PENSA AI SENZA DIMORA? di Paolo Brivio Quante sono le persone senza dimora? Quali sono i loro profili biografici, sociali, culturali? Come utilizzano il territorio? Quanti e quali sono i servizi che forniscono risposte ai loro bisogni? Ma, soprattutto, cosa fa la politica nazionale per conoscere questa galassia di storie e sofferenze sommerse, e soprattutto per accorciare le distanze nei confronti del popolo dei senza casa e dei poveri estremi, potenziando gli interventi di aiuto, recupero e risocializzazione loro rivolti? Sollevare questi interrogativi negli ultimi anni, in Italia, è equivalso a incassare, in replica, una serie di frustranti Non si sa, Non si dispone di dati certi, Non esistono impegni concreti. La capacità di indagine statistica e la volontà di azione politica hanno trascurato, per quasi un decennio, un area sociale che, per quanto appartata, si è andata ingrossando e facendo più complessa. Ora, però, mentre le amministrazioni locali gestiscono modelli di intervento più o meno validi, comunque sempre costretti a fare i conti con bilanci risicati, approcci stagionali e tendenze securitarie, a livello governativo e parlamentare sembra scoccare qualche scintilla di risveglio riguardo a un fenomeno che interessa sì una componente marginale della comunità nazionale, ma si configura d altro canto come emergenza umanitaria permanente. E dice qualcosa sulla qualità della vita e della convivenza che il modello sociale attuale, con la sua discutibile ripartizione delle risorse e delle attenzioni, rischia di apparecchiare a molti, anche nel nostro paese. Rilevazione da inventare Un primo segnale di attenzione è costituito dalla Ricerca nazionale sul mondo della grave emarginazione adulta in Italia, che si svilupperà tra il 2008 e il 2010, sulla base di una convenzione siglata, tra Natale e Capodanno scorsi, da ministero della solidarietà sociale, Istat, Fio.psd QUANTI SONO? In Italia, negli ultimi anni, il fenomeno senza dimora è stato sottovalutato al punto, che si è persino omesso di indagare le sue reali dimensioni (Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora) e Caritas Italiana. L ambizioso progetto (finanziato da governo e Caritas) mira anzitutto a colmare una lacuna che si andava facendo pesante: gli ultimi dati ufficiali sui senza dimora risalgono, in Italia, al 2000, quando la Fondazione Zancan di Padova, su incarico della Commissione di indagine sulla povertà allora in carica presso la presidenza del consiglio dei ministri, stimò il loro numero in circa 17 mila. Oggi Caritas ritiene quella cifra superata: il fenomeno non riguarda più, infatti, solo le aree metropolitane, ma anche i piccoli centri; interessa maggiormente i maschi e i maggiorenni, ma si va diffondendo anche tra i minori. Su un campione di 264 centri di ascolto Caritas in Italia, nel semestre aprile-settembre 2006 i senza dimora costituivano il 13,9% dell utenza, e tra essi gli stranieri rappresentavano circa il 70%, mentre nell indagine nazionale della Fondazione Zancan erano il 58,9%: elementi che confermano l impressione, accredi- ROMANO SICILIANI tata da diversi indicatori e da alcune rilevazioni locali, secondo cui l area della povertà estrema e della homelessness ha conosciuto un forte incremento. Il momento non potrebbe essere più opportuno, insomma, per promuovere una ricerca organica sull argomento. Senza dati credibili e articolati, infatti, è impossibile imbastire politiche mirate ed efficaci, in grado di ridurre l area della povertà estrema, onorando gli impegni che, sul fronte della lotta per l inclusione sociale, derivano da recenti norme nazionali (in primis la legge 328/2000 sui servizi sociali e il Piano nazionale per l inclusione sociale varato dal governo), ma anche dall esigente quadro normativo europeo. Conoscere per innovare la capacità di risposta: lo spirito della nuova ricerca si può sintetizzare così. E che di innovazione ci sia bisogno, anche in questo ambito, lo dimostra il fatto che l Istituto nazionale di statistica ritenga necessaria la collaborazione degli enti del non profit, per far presa su un fenomeno per definizione mobile e sfuggente, disperso negli angoli più reconditi della società italiana. In una prima fase, la ricerca censirà i servizi, pubblici e privati, formali e informali, che agiscono nel nostro paese. In seguito, dovrà inventarsi, attraverso esperimenti e test in aree territoriali circoscritte, una metodologia di rilevazione quantitativa delle persone senza dimora e di indagine qualitativa dei loro profili, delle loro nicchie di insediamento nel territorio, delle prassi e delle culture che ne caratterizzano la quotidianità. Briciole, di buon auspicio Tra i decisori politici che potranno fruire degli esiti dell inedita esplorazione ci saranno governo e parlamento. Da almeno sette anni essi non prevedono nuovi stanziamenti o misure per la lotta alla povertà estrema e alla homelessness. Negli ultimi mesi del 2007, tuttavia, l esecutivo ha stanziato, in un disegno di legge collegato alla Finanziaria 2008, 10 milioni di euro per costituire un Fondo nazionale contro le povertà estreme. Sono pochi, qualcuno potrebbe dire briciole. Ma, rispetto alla totale disattenzione in cui sino a oggi si versava, vogliamo credere che sia un concreto primo passo, di buon auspicio verso migliori politiche future, afferma Fio.psd, in un comunicato stampa di inizio gennaio, diffuso dopo la morte, avvenuta a Roma, di due clochard, nel quale si ribadisce che le emergenze non sono causate dai rigori dell inverno, ma dalla cronica mancanza di politiche giuste di accoglienza sociale e solidarietà. Il disegno di legge, sebbene collegato alla Finanziaria, approvata prima di Natale, a inizio 2008 non era però 8 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

6 nazionale grave emarginazione ancora stato approvato, e neppure calendarizzato dal parlamento. Fio.psd ha così rivolto un appello alle camere, affinché approvassero al più presto il collegato alla Finanziaria, valutando anche l opportunità di integrare lo stanziamento previsto con risorse aggiuntive, come sarebbe doveroso per un paese che voglia dirsi civile. Caritas Italiana ha rilanciato l appello, sostenendo la Per rinunciare alla giustizia basta escludere una sola esistenza C è un legame globale, che unisce chi vive in povertà in ogni parte del mondo. I senza casa devono tornare a costituire un paradigma per l azione politica Vdi Paolo Pezzana presidente nazionale Fio.psd ivere in condizioni di povertà estrema a Roma a Londra o a New York, oppure a Nuova Delhi, Belo Horizonte o Buenos Aires, può essere considerata la stessa cosa? La risposta, secondo il buon senso, appare scontata: la miseria è miseria, a prescindere dalla geografia! Se però si entra nel campo delle analisi sociali e politiche, le risposte cominciano a diversificarsi anche notevolmente. Tra povertà strutturali, povertà indotte, povertà di opportunità ed accesso, povertà di istruzione e di libertà, può apparire che nulla o quasi accomuni un homeless occidentale a un senza tetto indiano o africano. Dal punto di vista dei servizi che si occupano di emarginazione sociale, questa contraddizione non è irrilevante. Essa rivela un nervo scoperto dell attività solidaristica, o comunque socio-assistenziale, ossia il suo rapporto con il tema della giustizia sociale, in una prospettiva ormai globale. Difficile occuparsi di poveri e povertà nel ricco mondo occidentale; e come pensare di farlo, occupandosi simultaneamente anche della povertà globale? Non accade a tutti di pensare così. Ma accade sempre più spesso. Eppure molti operatori e addetti ai lavori sono portati (anche inconsapevolmente) ad agire nei propri servizi, proponendo alle persone gravemente emarginate processi di inclusione in un tipo di normalità consumistica che, se raggiunta, avrebbe l esito certo di contribuire a perpetrare lo stato di estrema povertà di altre persone in altre parti del mondo, in una sorta di perverso gioco a somma necessità di tutelare i diritti delle persone a prescindere dalla loro condizione e promuovere un attenzione antropologica in grado di ribadire l essenza della persona, con i suoi limiti e con una dignità non collegata alle competenze o alle prestazioni di cui è capace. Non è un libro dei sogni, ma un modo di garantire i diritti costituzionali anche per chi è ai margini. zero, in cui al guadagno di uno deve per forza corrispondere una perdita per un altro. Il primo Forum mondiale di pastorale per le persone senza dimora, organizzato a fine novembre in Vaticano, ha costituito una significativa occasione di confronto sulla realtà della grave emarginazione nel mondo. Esso è stato soprattutto un eccellente occasione per assumere coscienza di questa sorta di legame globale, che congiunge chi vive in povertà in ogni parte del mondo, chiamando in causa responsabilità altrettanto globali, ma con evidenti aspetti di esercizio locale e quotidiano, che riguardano tutti. Aprire le porte alla deriva Una persona senza dimora, per come si è convenuto di definirla al Forum, è una persona con analoghi tratti di sofferenza e fragilità, ovunque essa si trovi: cambiano le condizioni ambientali, gli strumenti di contrasto alla povertà, l ampiezza politica e culturale delle questioni da affrontare, ma non la persona in quanto tale e il suo disagio, né cambia lo scandalo della povertà, silenzioso grido globale che rimane troppo spesso trascurato. Tutto ciò può apparire scontato, ma non lo è. E rivela due aspetti poco considerati e dibattuti persino negli ambienti dei servizi rivolti agli homeless: il trattamento sociale del sofferente, come misura politica e morale del grado di civiltà di una società (elemento richiamato anche da papa Benedetto XVI nella recente enciclica Spe Salvi, al numero 38); il potenziale profetico insito nel modo di occuparsi ROMANO SICILIANI delle persone in stato di grave emarginazione, che può testimoniare a una società glocale un possibile nuovo modo di guardare alle relazioni umane e sociali e alla sostenibilità del loro sviluppo. In definitiva, la persona senza dimora, ovunque essa si trovi e per qualunque motivazione, può e forse deve costituire un paradigma per l azione politica nella società: o si afferma positivamente la responsabilità di tutti e di ciascuno verso di essa, o si rinuncia definitivamente all inclusione sociale come obiettivo di giustizia politica per una società. Basta accettare di escludere una sola vita dalla possibilità di raggiungere una propria pienezza, magari in seguito a una COME RAGGIUNGERLI? Una ronda notturna porge una bevanda calda a una donna senza dimora nella stazione di Napoli. La nuova ricerca sugli homeless si avvarrà dell esperienza dei volontari per incontrare le persone ai margini valutazione utilitaristica in termini di costi e benefici, per aprire la porta a una deriva culturale che può portare, e forse già sta portando, pericolosamente lontano. Il Forum mondiale vaticano aveva obiettivi pastorali, e in tali obiettivi tale prospettiva è stata profondamente assunta. Per il mondo dei servizi alle persone senza dimora in Italia, ma non solo, si tratta di fare altrettanto, cercando di recuperare quella non rinunciabile funzione di animazione sociale che dovrebbe contraddistinguerlo e che può essere considerata, secondo una declinazione laica, una pastorale dei valori e della giustizia, senza i quali una società non solo non può dirsi cristiana, ma neppure civile. La Chiesa a servizio della vita, bussola è la dignità della persona Sdi Raffaele Gnocchi responsabile Area grave emarginazione adulta - Caritas Ambrosiana enza dimora, clochard, sans abrì, homeless, barboni Sono alcuni degli appellativi comunemente utilizzati per identificare la composita realtà delle persone senza tetto. Un fenomeno diffuso sia nelle grandi capitali occidentali, sia nelle zone rurali del sud del mondo. Una realtà assai differenziata, ma caratterizzata a livello statistico con numeri importanti. Si calcola che nel mondo ci siano almeno un miliardo di persone che vivono in strada e nella sola Europa tre milioni siano impossibilitate ad avere un alloggio adeguato. Se si pensa poi alla realtà dei paesi più poveri, il fenomeno indica una costante esposizione al pericolo di vita: ogni giorno muoiono circa 50 mila persone a causa di condizioni igieniche inidonee, accesso a fonti d acqua inquinata, disponibilità di alloggi inadeguati. Il fenomeno dovrebbe interpellare le coscienze di tutti, anche perché appare non già 10 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

7 nazionale grave emarginazione nazionale esclusione politiche database sociale sociali residuale, bensì strutturale, collegato direttamente ai processi di sviluppo economico e sociale, in virtù dei quali c è sempre qualcuno che rimane indietro. In una pubblicazione curata da Caritas Italiana (Così vicini così lontani. Persone senza dimora: processi di esclusione, percorsi di prossimità, Edb, Bologna 2004) il fenomeno delle persone senza dimora era affrontato per contribuire alla comprensione dei processi di impoverimento, ma anche alle possibili strategie di uscita dalla grave emarginazione. Il tutto ponendo al centro la persona, la sua unicità, la sua dignità. A distanza di quattro anni, il tema appare ancora urgente. Tanto da essere stato al centro di un incontro internazionale ( In Cristo e con la Chiesa a servizio dei senza fissa dimora ), promosso dal Pontificio Consiglio della pastorale per migranti e itineranti, svoltosi a Roma a fine novembre e presieduto dal cardinal Renato Raffaele Martino. Il Forum ha seguito cronologicamente la pubblicazione del documento Orientamenti per la Pastorale della strada, avvenuta nel giugno 2007, e due ulteriori convegni, relativi alla pastorale per la liberazione delle donne di strada e per i ragazzi di strada. Il Forum sulle persone senza dimora ha radunato 45 rappresentanti di 28 paesi e delle più importanti organizzazioni caritative mondiali; essi si sono confrontati, presentando le proprie attività nel settore, le considerazioni che derivano dalla loro esperienza e le possibili prospettive, sia in ambito COME AIUTARLI? Homeless in una mensa dei poveri a Roma pastorale sia in quello sociale. La Chiesa ha deciso, in altre parole, di fermarsi e ascoltare le indicazioni e le valutazioni provenienti da luoghi, culture ed esperienze diversi. L elemento capace di integrare i linguaggi è apparso il riconoscimento del fatto che al centro di ogni possibile azione caritativa, pastorale e sociale debba esserci la persona. Dedicare loro il tempo La preoccupazione non deve apparire scontata. Se è già faticoso ribadire il concetto di persona, quindi il suo valore nella società occidentale, la quale spesso commisura la dignità del soggetto alle sue capacità produttive e di consumo, a maggior ragione appare difficile poter affermare i diritti di chi non ha neppure garantito quello basilare alla vita, attraverso il possesso di cibo, acqua, vestiti e riparo. E il servizio alla vita, da quella nascente a quella morente, non può fermarsi di fronte a stereotipi o credenze. Fra tutte, la più insostenibile appare oggi quella secondo cui il vivere in condizione marginali, di povertà assoluta, a rischio quotidiano di sopravvivenza, sia configurabile come scelta. Eppure questo modo di pensare legittima proposte e politiche imperniate sul concetto dell emergenza, e quasi mai sostiene azioni di promozione umana. In questa prospettiva, si finiscono per privilegiare azioni assistenziali, rispetto alla costruzione di reti di socialità e prossimità. L assise vaticana ha ribadito che l intervento a favore dei più poveri è strutturalmente presente nell agire della Chiesa universale. Occuparsi dei più poveri significa innanzitutto dedicare loro il tempo, perché possa emergere il volto nascosto dalla sofferenza e sia recuperata la dignità dimenticata, affinché le persone diventino soggetto di diritto. I poveri saranno sempre con voi, afferma Gesù; ma la ricerca della giustizia deve cominciare dal riconoscimento della qualità di persona che è propria di ciascuno. Tra le consapevolezze che devono restare ferme, vi è dunque il fatto che la persona senza dimora, nonostante sia spesso definita a partire dalla propria condizione, mantiene in sé una singolarità e una unicità irripetibili. Inoltre, in una società che rilegge i rapporti sociali come funzionali all ottenimento di un interesse economico, ROMANO SICILIANI la Chiesa deve impegnarsi a riconsegnare alla società il valore della gratuità della relazione e il suo senso più profondo. Alcune note in termini esortativi, che compaiono nel testo finale del Forum, evidenziano che occorre perseverare nell umiltà del servizio, nella certezza che operare nella complessità significa evitare la frammentazione. Sul fronte della programmazione degli interventi, una pastorale specifica per le persone senza dimora non può dimenticare l opportunità di coordinamenti, intraecclesiali ed extraecclesiali, non per sollevare le autorità civili dalle rispettive responsabilità, ma per sollecitarle a farsene carico. In conclusione, appare chiaro e definito il ruolo della Chiesa, quale soggetto chiamato a promuovere e animare l opera fornita dalle numerose persone attive nel campo della grave emarginazione adulta. Un catalogo di interventi quotidiani, nei quali il senso di prossimità e vicinanza e il riconoscimento del volto del povero sono alla base di un esperienza di vera e profonda carità. LA PRESSIONE DEL CRIMINE CHE STROZZA IL COMMERCIO di Walter Nanni Taglieggiamenti, estorsioni, minacce e violenze. Il commercio, in Italia, è soggetto alla fortissima pressione della criminalità. Lo conferma il Rapporto 2007 della Confesercenti, che muove anzitutto dall analisi del fenomeno delle estorsioni. In Italia risultano essere 160 mila gli esercizi taglieggiati, ovvero più del 20%. Il fenomeno è radicato soprattutto a sud: in Sicilia è colpito l 80% dei negozi di Catania e Palermo, pagano il pizzo il 70% delle imprese di Reggio Calabria, il 50% di quelle di Napoli, del nord barese e del foggiano, con punte che toccano la quasi totalità delle attività commerciali, della ristorazione, dell edilizia. Però diminuiscono le denunce: nel 2006 i denunciati per estorsione sono stati 6.696, rispetto ai del Secondo una proiezione, nel 2007 le denunce per estorsione si collocheranno su un livello pari al Altro fenomeno gravissimo è l usura. Sono oltre 150 mila i commercianti italiani coinvolti in rapporti usurari: molti si indebitano con più strozzini, al punto che le singole posizioni debitorie possono essere stimate in oltre 450 mila; almeno 50 mila sono messe in atto da associazioni per delinquere di tipo mafioso. Gli interessi sono stabilizzati oltre il 10% mensile: nel complesso, il tributo pagato dai commercianti ogni anno si aggira attorno ai 12 miliardi di euro. Questi dati sono peraltro stime per difetto. Nel contempo, il numero delle denunce appare risibile: dal 1996, anno di emanazione della legge in materia, e tranne qualche segnale in controtendenza, si è assistito a un calo inarrestabile (-11% tra 2005 e 2006, se riferita al 2004 la caduta è stata pari a -40%). Fa riflettere il calo delle denunce nel Lazio e a Roma, con appena 19 reati scoperti nel Non di solo pizzo Nel triennio ci sono state rapine a esercizi commerciali, con maggiore frequenza in Campania, Si- Una mano nera sugli esercizi italiani. Taglieggiamenti, usura, rapine: aumentano i reati predatori ai loro danni. Nel contempo diminuiscono le denunce. Ma c è dell altro: il pane, per la camorra, viene solo dopo la droga cilia e Puglia. Ciò farebbe pensare a una possibile connessione con la criminalità organizzata. Ogni giorno, più di 360 negozi sono visitati da malviventi grandi e piccoli, con un danno medio stimato in circa 7 mila euro per ogni esercizio. Una proiezione consente di stimare in oltre 1,6 miliardi il valore delle merci e del denaro sottratti agli imprenditori ogni anno. Ma la presenza massiccia delle mafie sulle attività imprenditoriali non si limitata alla fase predatoria: essa si estende ed espande su tutte le relazioni economiche e sul territorio. L agromafia, per esempio, ha un fatturato di oltre 7,5 miliardi di euro l anno: la presenza mafiosa nelle filiere giunge a condizionare anche il prezzo al dettaglio dei prodotti. Invece a Napoli, secondo uno studio dell assessorato all agricoltura della provincia, la produzione giornaliera di pane è assicurata da almeno panifici illegali, in odore di camorra (soltanto il pane venduto di domenica, sulle bancarelle, vale 25 milioni di euro l anno); secondo l assessorato, il giro d affari sarebbe pari a 500 milioni di euro l anno, dato che colloca il mercato del pane abusivo al secondo posto dopo la droga, nella classifica dei proventi della criminalità organizzata. Infine, secondo l Istituto per il commercio estero, la contraffazione costa all Italia 7 miliardi di euro l anno. Estesa a quasi tutti i settori manifatturieri, interessa ricambi aeronautici e automobilistici, apparecchi elettrici, medicinali, giocattoli. Nel 2006 la Guardia di Finanza ha effettuato oltre 15 mila interventi anticontraffazione, con il sequestro di circa 89 milioni di articoli contraffatti (il 28% in più rispetto ai 68,7 milioni di pezzi sequestrati nel 2005). 12 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

8 nazionale viaggio al sud ROMANO SICILIANI Prima un convegno. Ora un libro, che si affianca al documento dei vescovi. Le Caritas diocesane analizzano la situazione di un territorio prigioniero della ndrangheta. Ma che ha in sé potenzialità di conversione e rinascita CALABRIA, TERRA PERSA? «NO, È COSA NOSTRA» di Paolo Brivio SEMI DI SPERANZA Giovani al lavoro nei campi (sottratti alla ndrangheta) che la cooperativa Valle del Marro coltiva a melanzane nella Piana di Gioia Tauro Non tacere. Denunciare, certo. Togliere gli alibi che derivano da un certo clima culturale. E magari da un malinteso ricorso ai simboli e ai riti della fede religiosa. Ma anche incoraggiare le forze migliori della regione. Esortare all impegno della conversione e dello sviluppo. Perché la Calabria non è cosa delle cosche. La Calabria recita provocatorio il titolo di un convegno ora tramutatosi in libro È cosa nostra. Ad affermare con forza l appartenenza della regione meridionale alle sue forze più sane, creative e coraggiose, sono state nel gennaio 2007 le Caritas diocesane calabresi. I contenuti del convegno della loro Delegazione regionale, svoltosi a Falerna, sono ora raccolti in un testo che intende mettere in rete un importante sforzo di conoscenza, osservazione e discernimento, che si avvale del contributo di pastori, teologi, studiosi delle mafie, magistrati. Il documento è stato al centro di una conferenza ospitata a Roma, a metà dicembre, da Caritas Italiana, nell eloquente intento di amplificare su scala nazionale il messaggio di una chiesa locale che dice basta all assoggettamento di un territorio alla cultura e alla pratica mafiose, e prova a indicare piste concrete di riscatto. ATTI DI IMPEGNO Il volume È cosa nostra. Una pastorale ecclesiale per l educazione delle coscienze in contesti di ndrangheta (Editoriale Progetto 2000, Cosenza, 2007, pagine 240, euro 15) contiene gli atti del convegno delle Caritas diocesane svoltosi a Falerna (Cz) nel gennaio 2007: testimonia il rinnovato impegno della Chiesa calabrese contro la cultura mafiosa «La ndrangheta è un cancro esiziale per la Calabria ha ricordato don Ennio Stamile, delegato regionale Caritas, tra i curatori degli atti del convegno, aprendo la conferenza. La struttura non verticistica, il carattere familiare, l estrema pervasività consentono alle ndrine di esercitare una signoria territoriale, che ne fa una sorta di antistato nello stato». La proiezione affaristica di questo cancro ha ormai confini planetari, ma continua a soffocare ogni dinamica territoriale, «tanto che si rischia di trovarsi coinvolti e collusi anche solo chiedendo una casa. Il nostro impegno, di Caritas e di chiesa, è tagliare questa trama pervasiva». Eppure si parte da uno scenario che rischia di apparire disperante. «Il primo latitante, in Calabria, è lo Stato», ha lamentato il vescovo monsignor Domenico Tarcisio Cortese, incaricato della Conferenza episcopale calabra per il servizio della carità. «Non parlo dell azione di magistratura e forze dell ordine ha chiarito il presule, ma dell organizzazione dello stato e del funzionamento delle istituzioni locali. Ci offende pensare che piccole cosche, che rappresentano il 5-6% della popolazione, riescano a dominare il territorio in questo modo. Lo stato deve farsi carico della Calabria: finora non lo ha fatto, come se essa fosse un corpo malato. Dobbiamo svuotare dalla mentalità mafiosa le giovani generazioni». Ma non «moltiplicando gli organismi antimafia», bensì garantendo le condizioni fondamentali (e previste dalla Costituzione italiana) per lo sviluppo, «a cominciare dal lavoro, dalle infrastrutture, da servizi pubblici funzionanti». Proprio i vescovi delle chiese di Calabria hanno dedicato a fine ottobre un importante documento al tema della lotta alla ndrangheta e dello sviluppo della regione, impartendogli un titolo drammatico, per far comprendere che la riscossa deve muovere da un profondo cambiamento, anzitutto interiore. Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo, gridano i vescovi con l evangelista Luca. «E in effetti la salvezza ha fatto eco al documento, raccolto negli atti del convegno Caritas, monsignor Ignazio Schinella, presidente della Fondazione Facite, che coordina molte esperienze di promozione sociale ed economica non viene anzitutto dalla formazione e dall educazione, pur necessarie, ma dalla conversione dal peccato». Il problema è che questo peccato si è fatto, per così dire, struttura burocratica. «Da sempre la mafia è un triangolo. Il lato della criminalità comunica con quelli dell imprenditoria e della politica. Ma oggi la ndrangheta infiltra i propri figli anche nell amministrazione, persino negli apparati di sicurezza. Anche le realtà istituzionali vanno convertite, dinanzi al male devono reagire col bene». Guardarsi dentro, togliere il velo Convertirsi. Per farlo, si deve cominciare dal «guardarsi dentro, perché la caratteristica delle mafie è nella volontà di infiltrare e macchiare qualsiasi organismo, condizionandolo dall interno». Marco Minniti, viceministro dell interno, ha stabilito con queste parole la condizione di base di un percorso di lotta «che deve cancellare l approccio emergenziale, per sostanziarsi di un impegno quotidiano e permanente, e deve avere come obiettivo la sconfitta della ndrangheta», non la sua riconduzione all alveo di una sua presunta fisiologia di presenza nel territorio. «Lo stato ha ammesso il viceministro non può delegare l azione di prevenzione e repressione, né la politica può illudersi di governare l abbraccio faustiano con la mafia, che vota e fa votare», e prima o poi presenta il conto. Ma cruciale è anche una «crescita civile», per la quale ogni soggetto «deve fare la sua parte». E il fatto che la chiesa calabrese dica parole chiare su «un certo rapporto con la religione» che contraddistingue «lo strano animale della ndrangheta, capace di far convivere una forte arcaicità e un altrettanto forte modernità, e di proiettarsi sui mercati internazionali proprio perché ha radici solidissime nel territorio», è un contributo straordinario alla lotta per la legalità e lo sviluppo della regione, «perché toglie un velo» di giustificazione alle motivazioni e alle azioni delle ndrine. Nessuno può più permettersi, insomma, di sottovalutare la ndrangheta, ha concluso Angela Napoli, presidente della Commissione parlamentare antimafia, com è accaduto in passato. «Il legislatore ha grosse re- 14 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

9 nazionale viaggio al sud sponsabilità: le leggi antimafia sono nate storicamente in momenti emergenziali, ma proprio per questo si rivelano inadeguate a colpire la capacità riorganizzativa che le mafie esprimono di continuo. In Commissione stiamo lavorando bene per la revisione dei testi sulla confisca dei patrimoni mafiosi e lo scioglimento dei consigli comunali infiltrati, ma il mio timore è che la revisione del quadro legislativo si riveli parziale, e permangano buchi neri e contraddizioni». Timore non del tutto confortante. Ma la battaglia per una Calabria libera e giusta può contare su risorse che superano, per fortuna, le titubanze della politica. La politica rimane indietro, ma c è chi cerca vie di sviluppo Fanalino di coda, anche in Europa. Terra di una cultura arretrata. Serbatoio di emigrazione. Ma si scorgono sintomi di un futuro di eccellenza e speranza di Giacomo Panizza FRANCESCO CARLONI PROVE DI CAMBIAMENTO A sinistra, la conferenza stampa svoltasi a Roma sull impegno Caritas contro la ndrangheta; sopra, manifestazione dei ragazzi di Locri Nella gente di Calabria quale opinione di sviluppo locale è diffusa? Quale mutamento essa si aspetta, trovandosi in una quotidianità cruda, di fronte a dati che continuamente le confermano che abita nella regione più povera d Italia? La Calabria risulta fanalino di coda, in Italia, negli indici di sviluppo umano, economico e sociale, a causa di disoccupazione, insuccessi scolastici, criticità del saldo migratorio, scarsa qualità della vita, carenza e inefficacia dei servizi alle persone. L 80% della popolazione calabrese, inoltre, si trova costretta a convivere nel territorio con gruppi criminali mafiosi e a sottostare al predominio della ndrangheta, attualmente ritenuta la mafia più pericolosa, a livello locale e globale. Nell Unione europea, la Calabria è la residua regione italiana rimasta nell Obiettivo uno, ovvero giudicata sotto le condizioni minime per potersi auto-sviluppare: è bisognosa di accrescere le proprie capacità di futuro, ma va accompagnata nel cambiamento, in particolare nella gestione ordinaria dei fondi dell Unione, perché non persista nella condizione di regione a dipendenza assistita. In un simile quadro, si comprende la debolezza oggettiva dei calabresi che intendono scommettere sullo sviluppo locale, e il motivo per cui non diminuisce il numero di coloro che programmano di emigrare, piuttosto che avventurarsi a rischiare investimenti o a fare impresa in loco. Il sogno viene spesso infranto già in partenza. La Calabria, dall istituzione del Regno d Italia a oggi, si è imbattuta in ostacoli che le hanno impedito di praticare uno sviluppo endogeno, che partisse dalle sue città, dalle sue campagne, dai circa 700 chilometri di litorale e dai mari che la circondano. Anche dove esistevano condizioni favorevoli, invece di evolversi si sono indebolite, e le cause del peggioramento vanno addebitate soprattutto a una politica locale e nazionale miopi, per certi versi scellerate, oltre che all azione devastante della criminalità organizzata. Fascino di miti e riti I calabresi residenti nella regione sono due milioni. Ma ci sono centinaia di migliaia di emigrati in tutto il mondo, parecchi noti per i ruoli di responsabilità pubblica che ricoprono e per la loro abilità nel muovere economie positive e nel promuovere sviluppo locale. Ma altrove. Sarà possibile trasferire questa sfida anche nella propria terra? Quali risorse deve mettere in campo la società civile calabrese? La società civile, non senza la chiesa calabrese poiché associazionismo di base, volontariato di servizio e cooperazione sociale sono realtà concrete, inizialmente promosse nel territorio regionale proprio dalla chiesa, esprime organizzazioni di eccellenza, all altezza di contrastare l inequivocabile trend di impoverimento diffuso, che comporta anche l inibizione di molte capacità lavorative e imprenditoriali locali. Questa società civile si manifesta però come risorsa puntiforme, minoritaria, collocata all interno di una cultura intimidita, rassegnata alle logiche della ndrangheta. La quale ingaggia giovani anche esterni ai clan criminali e li attira approfittando della loro fame di pane, consumi e appartenenza simbolica e protettiva. Per rendersene meglio conto, basterebbe considerare il fascino esercitato su giovani e adolescenti da miti e riti mafiosi apparsi nella recente fiction televisiva sul Capo dei capi. La cultura generale popolare, pertanto, appare arretrata rispetto a quella dei vari gruppi, diffusi a macchia di leopardo, che esprimono le loro idee e la loro lotta attraverso organizzazioni di base ed esperienze assai dinamiche e coraggiose, dalle associazioni antiracket (come quelle della piana di Gioia Tauro e Lamezia Terme) alle reazioni giovanili della Locride e di Catanzaro, dalle esperienze di educazione alla legalità di Reggio Calabria e della Sibaritide all uso sociale e produttivo (sempre più esteso) dei beni confiscati. Società civile e chiesa si trovano più volte insieme nel ruolo di promotrici di proteste contro mafie, corruzioni e ingiustizie. Ma si ritrovano anche a riflettere e a progettare per poter far scaturire decisioni politiche più favorevoli alla democrazia e capaci di coinvolgere la base popolare, economie più sociali, una società più accogliente. Esistono multiformi realtà sociali organizzate, in contatto con enti e soggetti di ispirazione cristiana, che promuovono insieme manifestazioni critiche verso coloro che il cambiamento non lo vogliono, e non da oggi. Disattenzioni non casuali Si capisce che stiamo parlando, a questo proposito, dei partiti politici. Accanto ad alcune lodevoli prese di posizione, come il sostegno al terzo settore che utilizza strutture confiscate alla mafia, o la copertura finanziaria di certe manifestazioni studentesche, o la promozione pubblicitaria sui mass media di una regione ricca di gioventù, ci sono elementi criticabili, perché denotano l assenza della politica. In particolare, essa risulta evanescente laddove occorre regolare l economia e le responsabilità; laddove si devono controllare i processi gestionali ed evolutivi; laddove occorre passare dall annuncio del cambiamento alla pratica del cambiamento. Essa risulta molto indietro rispetto alla polis della società civile organizzata. Svariati gli esempi possibili. La Calabria non ha ancora attuato, per esempio, la legge 328 (che risale al 2000) di riforma dell assistenza sociale; pur avendola recepita tre anni dopo, la tiene bloccata non varando il piano regionale degli interventi sociali né il regolamento dei servizi. La Calabria non ha nemmeno messo a punto la legge sulla cooperazione sociale, né ha recepito quella sulle associazioni di promozione sociale, e ha un inadeguata legge sul volontariato. Non ha recepito la legge nazionale sull handicap, pur in presenza della raccolta di migliaia di firme. Sul versante della legalità, basti dire che esistono depositati quattro disegni di legge sulle associazioni antiracket, criticati dalle stesse associazioni perché superflui; un quinto disegno li riassume inefficacemente e le associazioni antiracket ne propongono una correzione sostanziale. Ebbene: anch esso è fermo da mesi, mentre chi si muove e cambia sono giunte, commissioni e incarichi dei politici. La gente semplice interpreta queste disattenzioni come risultato del fatto che in Consiglio regionale ci sono, dato certo, ventidue onorevoli indagati dalla magistratura per reati che vanno dall associazione mafiosa al voto di scambio alla distorta applicazione della legge 488 (sulla concessione dei finanziamenti a fondo perduto e a credito agevolato), e altro ancora. In ogni caso, sebbene la politica appaia silenziosa sui temi dello sviluppo locale vero, nella società civile esistono soggetti che cercano, anche se con fatica, di disegnare il futuro di una Calabria diversa. È una minoranza alla quale la popolazione accorda fiducia morale; che è consapevole che ripartire col piede giusto si può. E si deve. 16 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

10 nazionale dall altro mondo nazionale immigrazione IL MODELLO ADRIATICO, L ITALIA CHE SA INTEGRARE di Luca Di Sciullo degli immigrati è diventato un tema molto attuale Europa, continente ormai fortemente caratterizzato dalla diversità. Sono circa 28 milioni gli immigrati in Eu- L integrazione ropa ad aver conservato la cittadinanza di origine e quasi altrettanti hanno assunto la cittadinanza di uno degli stati membri. Di conseguenza, uno ogni dieci residenti nel vecchio continente ha un estrazione culturale altra. È quindi importante conoscere, attraverso una serie di elementi misurabili, se gli immigrati si inseriscono positivamente nel nuovo contesto. Sulla base del quinto Rapporto Cnel-Caritas sugli Indici di integrazione degli immigrati in Italia, che ha utilizzato dati aggiornati al 31 dicembre 2004, si delinea, quanto al nostro paese, un quadro territoriale piuttosto differenziato. Sono costantemente le regioni settentrionali, in particolare nord-orientali, a offrire in Italia le condizioni più favorevoli per l integrazione socio-lavorativa degli immigrati. Nell ultima rilevazione il Trentino Alto Adige ha scavalcato il Veneto in cima alla graduatoria. Ciò accade tanto a livello regionale quanto a livello provinciale (Trento è prima nella classifica delle province per il più alto potenziale d integrazione degli immigrati, Bolzano è al 16 posto). Ma la distanza di punteggio del Trentino Alto Adige da Veneto e Lombardia (entrambe seconde) è talmente insignificante (2 punti) che si potrebbe parlare di un trittico di regioni sostanzialmente allineate. Altre regioni ad alto potenziale d integrazione sono Emilia Romagna, Marche e Friuli Venezia Giulia. Sembra così affermarsi un modello adriatico di integrazione, che dal Friuli Venezia Giulia arriva perlomeno fino all alto Abruzzo. Circa le aree meridionali-insulari, collocate nella fascia bassa (anche se, per alcuni specifici indicatori, si trovano a un livello più soddisfacente), solo un ragiona- Dal Trentino (nuovo primatista) all Abruzzo: il rapporto Cnel-Caritas conferma che si afferma una via all accoglienza e all inserimento degli immigrati, a partire dai piccoli contesti. Dove relazioni istituzionali e umane sono meno anonime mento superficiale può concludere che non vengano messe in atto azioni e politiche per l integrazione degli immigrati. Più sensato è invece considerare le problematiche condizioni strutturali di partenza, quindi l esistenza di un quadro generale di potenzialità ridotte. Partecipazione attiva Le province che esibiscono un massimo potenziale d integrazione sono 25: oltre Trento e Bolzano, vi sono incluse ben sette lombarde, cinque emiliano-romagnole, tre del Friuli Venezia Giulia e tre piemontesi. Le uniche presenze non settentrionali sono Prato (terza), la cui immigrazione a nettissima componente cinese presenta caratteristiche del tutto particolari, e le marchigiane Ancona e Macerata (15ª e 19ª). Per il resto, se si esclude Bologna (28ª), che si posiziona in fascia alta, gli altri grandi capoluoghi di regione si concentrano per lo più a metà graduatoria. Tra il 50 e il 63 posto se ne trovano ben sei: Torino (50ª), Perugia (51ª), Roma (54ª), Firenze (55ª), Pescara (57ª) e Genova (63ª). In generale sembra possibile affermare che nei piccoli contesti, dove il rapporto con strutture, servizi e istituzioni è più immediato e le relazioni umane sono meno anonime rispetto ai grandi agglomerati urbani o metropolitani, si svolgono in maniera più proficua i delicati processi di integrazione sociale, quelli che portano a essere e a sentirsi parte integrante del tessuto in cui si vive e che implicano non solo la possibilità di accesso reale e paritario ai servizi, ma anche la partecipazione attiva alla vita del luogo e l instaurazione di relazioni umane significative nel territorio, basate sull accettazione e il riconoscimento reciproco. QUOTE A PORTATA DI CLICK: DEGLI IRREGOLARI COSA SARÀ? di Oliviero Forti Un anno foriero di avvenimenti significativi, che hanno mantenuto sempre alta l attenzione su un tema, l immigrazione, che ancora divide le coscienze degli italiani. Il 2007 ha fatto registrare tristi fatti di cronaca, che hanno coinvolto cittadini stranieri e hanno portato il governo ad adottare misure d urgenza sul fronte della sicurezza. Ma ha battezzato anche una nuova procedura per regolare la cosiddetta corsa alle quote, ovvero la presentazione di domande da parte dei datori di lavoro che intendono assumere un cittadino straniero residente all estero. E ha introdotto nuovi elementi anche sul fronte legislativo, della riforma del testo unico: per il 2008 il governo ha annunciato di voler richiedere al parlamento una corsia preferenziale per l esame della nuova legge sull immigrazione (Amato-Ferrero). Tornando alle quote, per procedere a quella che molti hanno definito una pseudo-regolarizzazione (in quanto le domande hanno riguardato soprattutto cittadini stranieri che già risiedevano irregolarmente in Italia), si è dovuta in realtà attendere la fine di ottobre. Solo in quella data è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto flussi varato dal governo, che ha autorizzato l ingresso in Italia di 170 mila lavoratori extracomunitari non stagionali e 80 mila stagionali. La novità non è stata certamente il ritardo con cui si è proceduto alla determinazione delle quote (dovuto, a detta del governo, alla necessità di tempi lunghi per lo smaltimento della moltitudine di pratiche accumulatesi in occasione delle regolarizzazioni e dei decreti flussi precedenti), bensì il fatto che, per la prima volta, la presentazione delle domande è stata informatizzata. Ai datori di lavoro è stata lasciata la scelta di affrontare la procedura al proprio computer, grazie a un collegamento internet, o di rivolgersi alle associazioni di categoria o ai patronati. In ogni caso l iniziativa ha eliminato lo sconcio delle file alle poste, triste memoria del recentissimo passato, pur avendo mantenuto in piedi l improbabile sistema degli ingressi per motivi di lavoro introdotto dalla legge Bossi-Fini, che solo la nuova legge sull immigrazione potrà definitivamente superare. Il ministero dell interno ha peraltro assicurato che la procedura informatizzata verrà estesa, nei prossimi mesi, anche alle domande per ricongiungimento familiare. Centomila marocchini La presentazione delle domande poteva avvenire in tre differenti date, ognuna dedicata a una particolare cate- Nuova procedura informatizzata per l ingresso di lavoratori extracomunitari: eliminato lo sconcio delle code. Ma le domande sono quattro volte più dei posti. L irregolarità è un dato strutturale: serve una legge che ne prenda atto goria di aspiranti lavoratori. Secondo i dati disponibili a inizio gennaio, semidefinitivi (si potrà fare richiesta di lavoratori extracomunitari fino a fine maggio), in occasione del primo click day, il 15 dicembre, sono state oltre 400 mila le domande presentate, a fronte di 47mila ingressi in palio, riguardanti i lavoratori provenienti da paesi che hanno stipulato accordi con l Italia. I paesi più coinvolti sono stati Marocco (circa 100 mila domande), Bangladesh (oltre 50 mila), Albania (28 mila), Pakistan (poco più di 27 mila), Sri Lanka e Filippine (entrambi con circa 21 mila domande), Moldavia (poco più di 20 mila). Per la maggior parte di queste nazionalità, la tipologia di domanda prevalente ha riguardato l assunzione per lavoro domestico; ciò si è rivelato vero anche per nazionalità tradizionalmente dedite ad altre attività. È il caso del Marocco: le domande per lavoro domestico hanno pesa- 18 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

11 nazionale immigrazione nazionale contrappunto to per il 56% sul totale di quelle presentate. Egitto, Tunisia e Albania sono invece i paesi per i quali è stata percentualmente superiore la richiesta di lavoratori per attività subordinate diverse dal lavoro domestico. Il secondo click day, il 18 dicembre, è stato riservato alla categoria di colf e badanti provenienti da paesi diversi da quelli che hanno stipulato accordi con l Italia. In quell occasione sono state registrate più di 143mila domande per 65mila ingressi autorizzati; è emerso un particolare coinvolgimento della Lombardia, regione che ha espresso circa il 30% del totale delle domande per colf e badanti. I cittadini stranieri maggiormente richiesti provengono da Ucraina, Cina, India e Perù. Infine, Il terzo click day, fissato per il 21 dicembre, ha riguardato tutti gli altri lavoratori e le conversioni dei permessi di soggiorno: circa 107 mila le domande ricevute, al cospetto di 56 mila posti disponibili. Non conviene a nessuno Alla fine della maratona di sostegni e adesioni in tre tappe, il Viminale ha dunque ricevuto circa 655 mila domande, a fronte dei 170 mila ingressi autorizzati dal decreto flussi. Si tratta di un rapporto di ben 4 a 1. La questione, adesso, è capire come comportarsi con quei tre quarti di lavoratori stranieri che non vinceranno la lotteria delle quote e che tuttavia già si trovano in Italia irregolarmente. Se poi a essi aggiungiamo coloro che, pur sog- IN FILA, MA ON LINE Immigrati fuori da un ufficio postale aspettano di presentare la propria domanda di regolarizzazione. Con i click day di dicembre le code si sono trasferite in internet giornando e lavorando irregolarmente nel nostro paese, non hanno potuto o non hanno voluto avvalersi del sistema dei flussi, sorge spontanea una domanda: non è il caso di affrontare seriamente la proposta di una regolarizzazione, alla quale far seguire una riforma della politica migratoria italiana che tenga conto dell irregolarità come fattore strutturale del sistema, e non come fattore straordinario? Le risposte dovranno tener conto di questa dinamica dei flussi migratori, altrimenti ogni intervento e ogni riforma risulteranno non solo insufficienti, ma pure inadeguati. La presenza di irregolari nel paese non conviene a nessuno: non all immigrato, perché è costretto a un esistenza fatta di precarietà; non all Italia, che deve sopportare costi elevati, soprattutto quando sono connessi alle procedure di allontanamento dal territorio nazionale. Lo stesso ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, all indomani della chiusura della presentazione delle domande ha dichiarato che «dopo il 21 dicembre bisognerà fare una riflessione su quale strada intraprendere per dare una risposta ai tanti che restano fuori dai decreti flussi. Nel 2006 abbiamo scelto di fare un secondo decreto flussi, ma con l attuale legge, la Bossi-Fini, si è visto che le procedure farraginose creano lungaggini. Non è più possibile proseguire così. La risposta più snella è la nuova legge». C è da augurarselo, anche per evitare, in futuro, un ipocrisia e un dibattito trascinatisi anche troppo a lungo, e che hanno impedito di affrontare con maggior vigore e incisività la sfida più importante, nel settore delle politiche dell immigrazione: quella che, una volta disciplinati gli ingressi, deve organizzare e rendere efficaci le opportunità e i percorsi di integrazione. IL POTERE SI ASCOLTA, IL GIORNALISTA SI CONFORMA di Domenico Rosati Ancora sulle televisioni in Italia. Stavolta non sugli aspetti strutturali (concentrazioni, conflitto d interessi, monopolio, leggi personalizzate o in gestazione perpetua). Piuttosto, su una questione più delicata, se si vuole più intima: il ruolo di chi opera nel ciclo delle immagini, dei palinsesti delle notizie video. Lo spunto viene dalle rivelazioni sui contatti intercorsi (e intercettati) tra dirigenti e operatori delle due aziende del duopolio italiano (Rai e Mediaset) per concordare tempi e modi di redazione e messa in onda di servizi giornalistici. Il tutto, al fine di favorire un determinato personaggio politico (o di non nuocergli) e appesantito dal fatto che alcuni attori coinvolti appartenevano, in origine, all azienda privata ed erano poi stati dislocati in quella pubblica con compiti di riguardo. L opinione media è stata sensibilizzata sul caso e ne sono emerse due posizioni: il rifiuto della meraviglia («certe cose sono sempre accadute»); la denuncia della concertazione premeditata, se non del complotto politico-mediatico. Ma già in un epoca in cui non esistevano né radio né televisione, un analista accreditato come Carlo Marx sentenziava che attraverso la stampa il potere ascolta se stesso. Non è detto che per ottenere lo scopo sia sempre necessario stabilire un rapporto tra chi emette le direttive e chi le esegue. Accadeva ai tempi del fascismo, con il Minculpop (Ministero della cultura popolare), che ogni giorno trasmetteva ai giornali le disposizioni del regime: dare o non dare una notizia, valorizzarla o minimizzarla, stabilendo pure l ampiezza dei titoli; e per facilitare il compito degli addetti inviava le veline, che non erano ragazze svestite, ma tracce di argomenti da svolgere per indottrinare le masse. Oggi tutto è cambiato e non si ricorre più a tecniche tanto invasive. Il potere, beninteso, continua ad ascoltare se stesso, ma lo fa con mediazioni più sofisticate o, se si vuole, personalizzate. Ed è questo il punto su cui concen- Le rivelazioni sulla concertazione tra Rai e Mediaset invitano a meditare sulle abitudini diffuse tra gli operatori dell informazione. In Italia, oltre all eccezione del canale unico, scontiamo anche un deficit di fattore umano trarsi: esso chiama in causa direttamente gli operatori dell informazione, che amano qualificarsi come cani da guardia della democrazia. Uniformarsi prima A me è accaduto di incontrarne uno che si vantava di non aver mai ricevuto direttive e rimproveri dal suo referente politico; ciò perché spiegava compiaciuto «sono capace di intuire il pensiero del capo e di uniformarmi a esso prima che venga espresso pubblicamente». È il fenomeno del conformismo preventivo. Non esiste solo nel giornalismo. Riguarda politica, imprese, mondo religioso e associativo. Appanna il sentimento di libertà e alimenta per mille rivoli il grande mare della tranquillità che è rappresentato da un costume di adeguamento acritico. Malanno sempre grave, che nella tv ottiene uno straordinario effetto deformante. Il mondo delle immagini è per sua natura esposto alla manipolazione culturale e tecnologica. Si pensi all importanza del montaggio nel film. Anteporre un immagine a un altra muta il senso della sequenza. Presentare un personaggio in favore di camera, ben illuminato e purificato dai difetti fisici, o confezionare il panino delle notizie in modo che l ultima parola tocchi all interlocutore preferito: mille sono le opzioni praticabili, per rendere l insieme funzionale a una finalità specifica. Nei casi recentemente venuti alla luce, accanto all eccezione italiana, che porta alla logica del canale unico per influsso della non risolta sovrapposizione di poteri, c è dunque anche un deficit di fattore umano. Giornalisti vittime delle circostanze, e/o parti attive? Conviene meditare. 20 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

12 panoramacaritas PILLOLE MIGRANTI Italia bocciata per l asilo, convenzione contro la tratta RAPPORTO ENAR: L ITALIA DISCRIMINA I ROM. Critiche all Italia per i campi nomadi, considerati ghetti veri e propri, arrivano dall Enar (Rete europea contro il razzismo), che in un rapporto diffuso a fine 2007 denuncia l aumento di organizzazioni e partiti estremisti nella Ue. Oltre 600 organizzazioni non governative (ong), riunite nell Enar (Rete europea contro il razzismo), hanno denunciato un aumento notevole di organizzazioni e partiti estremisti nei paesi aderenti, nonostante l effetto positivo della direttiva sull eguaglianza razziale nell Unione. ASILO, ITALIA E SEI PAESI INADEMPIENTI RISPETTO ALLE NORME UE. L Italia e altri sei paesi europei non applicano le norme europee sui centri di accoglienza, previste nella direttiva 2003 sul diritto di asilo. È quanto emerge dal rapporto della Commissione europea sull applicazione delle regole Ue. Complessivamente, la direttiva è stata trasposta in modo soddisfacente nella maggior parte degli stati membri e, contrariamente al diffuso timore che l armonizzazione delle norme sul diritto d asilo avrebbe abbassato gli standard, solo tre stati membri hanno abbassato in settori particolari le condizioni di ricezione, mentre altri dodici li hanno migliorati. Secondo la Commissione, le informazioni ai richiedenti asilo sui diritti e i doveri sono generalmente fornite, tuttavia la consegna in tempo della documentazione e la predisposizione di centri di accoglienza capaci rimangono una sfida per molti stati. A non applicare le norme sui Cpt, oltre all Italia, sono Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Polonia, Lussemburgo e Cipro. IN VIGORE CONVENZIONE SULLA LOTTA ALLA TRATTA. La Convenzione del Consiglio d Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani entra in vigore il 1 febbraio 2008, in seguito alla ratifica da parte di Cipro, decimo stato a siglarla. Terry Davis, segretario generale del Consiglio, ha ribadito che «la Convenzione usa intenzionalmente la mano forte nei confronti dei trafficanti e fa la differenza per le vittime, che beneficeranno di un grande aiuto a tutela dei loro diritti fondamentali». Aperta a tutti i paesi europei (non solo Ue) e anche a paesi non europei, la convenzione prevede misure di assistenza obbligatoria e un periodo di recupero di almeno trenta giorni per le vittime; la possibilità di rilasciare permesso di soggiorno alle vittime non solo in ragione della loro cooperazione con le forze dell ordine, ma anche per motivi umanitari; la possibilità di punire penalmente i clienti ; una clausola che prevede la possibilità di non punire le vittime di tratta. CARITAS 32 Convegno ad Assisi a fine giugno Sono stati definiti data e luogo di svolgimento del 32 Convegno nazionale delle Caritas diocesane. Il tradizionale appuntamento, che raduna i rappresentanti dei 220 organismi attivi nelle diocesi di tutta Italia, si svolgerà dal 23 al 26 giugno a Santa Maria degli Angeli (Assisi). I lavori si svolgeranno principalmente nel Teatro Lyrick della località umbra. Titolo, programma e ospiti del Convegno verranno definiti nelle prossime settimane; l assise sarà comunque dedicata a portare a compimento le riflessioni maturate, durante l anno pastorale Caritas, sul tema Animare al senso di carità attraverso le opere: conoscere, curare, tessere in rete. IMMIGRAZIONE Legalità: il caso della Romania L Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei organizza, venerdì 8 febbraio, un incontro sul tema Immigrati e legalità. Il controverso caso della Romania. L incontro, in programma a Roma a Villa Aurelia, durerà un intera giornata e sarà l occasione tra le altre cose per presentare un volume sull argomento, che la redazione del Dossier statistico immigrazione Caritas- Migrantes sta preparando. Durante la mattinata si parlerà di flussi migratori dalla Romania, nel pomeriggio la discussione sarà incentrata sulla questione-rom. In entrambe le sessioni, porteranno la loro esperienza rappresentanti di Caritas Spagna e Caritas Romania. INFO lavoro KENYA Dai vescovi appello al dialogo, Caritas in azione Le violenze scoppiate in Kenya a fine dicembre, all indomani delle elezioni politiche, il cui esito ha contrapposto (anche su base etnica) i sostenitori del presidente Mwai Kibaki e dello sfidante Raila Odinga, hanno creato grande apprensione anche negli ambienti ecclesiali del paese. All inizio dell anno, mentre gli scontri si diffondevano, i vescovi del paese hanno inviato ai leader politici coinvolti un appello alla responsabilità e a mettere da parte la violenza, affinché ogni controversia sia chiarita con il confronto e il dialogo. Nel frattempo Caritas Kenya, mettendo a frutto la sua presenza capillare nel territorio nazionale, ha intrapreso interventi a favore delle vittime e degli sfollati a causa degli scontri, concentrando l azione e gli aiuti soprattutto nelle diocesi di Bungoma ed Eldoret. «C è bisogno urgente di beni di prima necessità e di sostegno psicologico», ha dichiarato sin dai primi giorni Janet Mangera, direttrice di Caritas Kenya, con la quale Caritas Italiana si è mantenuta in costante contatto nei giorni dell emergenza. Caritas Kenya fa parte di un gruppo di lavoro interreligioso di agenzie umanitarie, che coordinano il loro lavoro a favore delle vittime dell emergenza: Caritas Italiana (che da anni accompagna alcuni progetti, nelle baraccopoli di Nairobi e nella diocesi rurale di Bungoma, rivolti ai malati di Aids e per generare opportunità di lavoro), sosterrà anche gli interventi a favore delle vittime delle violenze post-elezioni. SERVIZIO CIVILE S. Massimiliano, largo ai pensieri dei giovani Si svolgerà a Reggio Emilia, il 12 marzo, ricorrenza di San Massimiliano di Tebessa, martire per obiezione di coscienza, l incontro nazionale rivolto ai giovani in servizio civile. Promosso I GIOVANI CHE SERVONO Quest anno a Reggio Emilia, l anno scorso (nella foto, l accoglienza) fu a Cassino: i giovani in servizio civile il 12 marzo festeggiano con un assemblea la memoria di San Massimiliano da Caritas Italiana e dalle altre realtà aderenti al Tavolo ecclesiale per il servizio civile, l incontro avrà come tema il messaggio del papa per la Giornata mondiale della Pace ( Famiglia umana, comunità di pace ), ma farà memoria anche della figura di don Giuseppe Dossetti, a 60 anni dall entrata in vigore della Costituzione Italiana. La novità dell incontro 2008 è la proposta ai giovani di elaborare lavori in forma libera (audio, video, foto, testi scritti, rappresentazioni artistiche, purché dotati di una versione pubblicabile in internet), che consentano di approfondire i temi del messaggio di Benedetto XVI e raccontare esperienze, incontri o riflessioni effettuati nel corso del servizio. I contributi vanno inviati entro il 20 febbraio all Ufficio servizio civile di Caritas Italiana: ne saranno scelti tre, che saranno presentati durante l incontro di Reggio Emilia. Gli altri saranno resi disponibili tramite il sito esseciblog.it. ARCHIVIUM Il primo vescovo-presidente «Dobbiamo animare, anche nell emergenza» Archivium. Una rubrica per rileggere la storia della carità, soprattutto di Caritas Italiana (del cui archivio storico il riordino è in fase d avvio) e delle Caritas diocesane: figure, opere e parole che continuano a essere memoria viva. Un protagonista della storia ecclesiale italiana recente. È uscita la prima biografia di monsignor Giuseppe Motolese ( ), scritta da Vittorio De Marco (Gugliemo Motolese. Un vescovo italiano del Novecento, S. Paolo, Cinisello B., 2007). Il volume dedica alcune pagine ( ) agli anni in cui Motolese fu chiamato, nell aprile 1976, a essere il primo presidente vescovo di Caritas Italiana. La sua nomina fu interpretata come segno di stima nei confronti dell organismo, che compiva i suoi primi cinque anni di vita, da parte della Cei. Nel primo intervento nel Consiglio nazionale (24 novembre 1976), monsignor Motolese ricordò l importante ruolo di coordinamento della Caritas. E il valore come strumento per interpretare l esigenza conciliare di un nuovo dialogo tra Chiesa e mondo: Senza la Caritas, la Chiesa in Italia sarebbe una Chiesa povera, non ancora perfettamente matura e docile nel vivere il precetto del Signore, nell essere Sua presenza storica. Sarebbe cioè una Chiesa non ancora del tutto aperta al mondo. Per questa ragione, Motolese sognava per ogni diocesi e tra parrocchie una scuola della carità, strumento di formazione al senso personale ed ecclesiale del gesto di carità. L impegno come presidente di Caritas Italiana si protrasse fino al In quei cinque anni il vescovo di Taranto si innamorò della Caritas, che accompagnò in anni difficili per la vita politica e sociale italiana, nella scelta del servizio civile, nella prima indagine sulle opere socio-assistenziali (1979). Condivise anche numerosi viaggi, dopo i terremoti di Romania (1977) e Guatemala (1978), un ciclone in India (1979), nei campi profughi di vietnamiti e cambogiani in Malesia (1979) e Tailandia (1980). In Italia, il suo impegno fu particolarmente volto ad affrontare gli effetti del terremoto in Irpinia (novembre 1980). Monsignor Motolese chiuse il suo mandato con una preoccupazione bene espressa al Consiglio permanente della Cei (12-15 ottobre 1981): Questo spazio così ampio riservato alle emergenze potrebbe dare della Caritas un immagine distorta, quasi fosse un agenzia di aiuto nelle calamità, ( ) se non si tiene presente che l animazione va fatta nella realtà concreta della vita, che è fatta di semplici atti quotidiani e anche di situazioni straordinarie ( ): è comunque necessario che le Caritas diocesane ricordino sempre la loro prevalente funzione pedagogica, anche nelle emergenze. Giancarlo Perego 22 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

13 internazionale progetti > diritto alla salute La famiglia nella realtà della malattia. È il tema della Chiesa italiana per la Giornata mondiale del malato 2008, che quest anno coincide con i 150 anni dalle apparizioni della Madonna a Lourdes. Dal mondo della sanità emerge una forte domanda di speranza e umanizzazione. La Chiesa risponde con una presenza che è vicinanza alle famiglie e agli ammalati, i quali nella loro drammatica condizione sperimentano troppo spesso la solitudine e la mancanza di assistenza. Caritas Italiana, sostenendo progetti sanitari nel mondo, cerca di dare risposte concrete, piccoli semi di speranza che vanno accresciuti e valorizzati. [ ] MODALITÀ OFFERTE E 5 PER MILLE A PAGINA 2 LISTA COMPLETA MICROREALIZZAZIONI, TEL /8 Guinea Giamaica GUINEA CONAKRY Un centro sanitario nella zona delle foreste In Guinea Conakry vi è la necessità di aumentare la disponibilità di servizi sanitari per la popolazione delle zone periferiche e favorire l accesso alle cure mediche da parte delle fasce sociali più povere. La chiesa cattolica locale, in particolare la diocesi di N Zérékoré, situata nella zona forestale, è da anni impegnata in progetti sanitari e ha recentemente completato, anche grazie ai fondi raccolti dalla Chiesa italiana nel 2000, in occasione della campagna per la remissione del debito, la costruzione di un centro sanitario nella cittadina di Guecké. Caritas Italiana si è resa disponibile ad accompagnare la fase di avvio del piccolo ospedale, che prevede acquisto delle Camerun Vietnam attrezzature, selezione del personale e avvio vero e proprio delle attività. Il centro sanitario potrà garantire la disponibilità di una trentina di letti per i ricoveri, la presenza di un medico residente e un blocco operatorio in grado di far fronte alla piccola e media chirurgia, sia generale, sia ostetrica. Ogni anno potranno essere effettuati almeno 250 interventi, fornite cure ospedaliere ad almeno 800 degenti, effettuati circa 250 parti in sicurezza; inoltre si prevedono diverse migliaia di visite in ambulatorio. > Costo 50 mila euro > Causale Guinea Conakry / Centro sanitario Guecké MICROPROGETTI VIETNAM Pulire l acqua per evitare epidemie La popolazione di Ba My non dispone di acqua potabile. Gli abitanti usano abitualmente l acqua dei fiumi o dei pozzi, molto sporca e infettata da sostanze tossiche, escrementi di animali o pesticidi usati in agricoltura. Durante la stagione estiva, il sale e l allume contribuiscono non poco a peggiorare l inquinamento delle falde. Tutto ciò si ripercuote sulla salute degli abitanti del villaggio, specialmente delle fasce più deboli (bambini e anziani). Il programma prevede l acquisto e l installazione di uno sterilizzatore per l acqua e la costruzione di due cisterne per far fronte alle continue epidemie. > Costo euro > Causale MP 373/07 Vietnam CAMERUN Accoglienza ai bambini dell Aids Il problema dell Aids si manifesta in modo tragico lungo le strade di Douala. Molti bambini, rimasti orfani dei genitori, sono abbandonati a se stessi. I bassi tassi di scolarizzazione e le continue morti testimoniano la gravità del problema. Una comunità parrocchiale ha deciso di reagire, creando luoghi di accoglienza e di ascolto per i bambini vittime dell Aids. Il programma prevede l acquisto di strumenti utili al funzionamento del progetto. > Costo euro > Causale MP 377/07 Camerun GIAMAICA Medicinali per gli indigenti Il piccolo centro sanitario di Magotty è a servizio dei poveri della zona. Le suore infermiere che lo gestiscono fanno quello che possono, soprattutto per gli interventi d urgenza. Il programma prevede l acquisto di uno stock di medicinali di prima necessità, destinati ai bambini e alle mamme indigenti del villaggio. > Costo euro > Causale MP 401/07 Giamaica 24 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

14 internazionale contrasti americani di Paolo Beccegato foto di Ana Becares IL CONFINE COLABRODO SULL ISOLA DIVISA IN DUE IL PRESENTE NEL FANGO Una delle strade principali verso il centro di Haiti. Il pessimo stato della logistica è uno dei fattori frenanti dello sviluppo del paese caraibico Passare la frontiera di Malpasse è come saltare di colpo da un cielo paradisiaco a un girone infernale. L isola Quisqueya (Hispaniola all epoca delle colonie, ma agli haitiani non piace chiamarla così: qui fece il suo primo sbarco Cristoforo Colombo) è spezzata in due. Non c è un muro a separare la Repubblica Dominicana da Haiti, neppure canali o fossati, ma è come se ci fossero tutti. Presidiata non solo dalla polizia nazionale, ma spesso dall esercito dominicano, sorvegliata talvolta anche dai novemila caschi blu Onu (la missione Minustah) e dalle stesse forze di polizia di Haiti, la frontiera che separa i due paesi è un colabrodo. Ogni sforzo è inutile. Giorno e notte decine, centinaia di haitiani nessuno sa quanti con precisione fuggono: da povertà e violenze, da crisi cicliche, da mancanza di sicurezza, da armi e omicidi quotidiani (140 morti ammazzati solo tra gennaio e marzo 2007, più della metà nel quartiere Martissant della capitale haitiana Port-au-Prince). È un flusso continuo, crescente, non regolamentato, che va ad alimentare la massa di immigrati irregolari haitiani sparsi ormai in tutta la Repubblica Dominicana, non solo nella capitale Santo Domingo. Forse non si passa dal cielo più alto del paradiso dantesco, e neppure si finisce nel girone più profondo, ma il viaggio tra i due paesi che si dividono il territorio della stessa isola caraibica dal sud-est turistico e ridente, dai dintorni di La Romana e San Pedro de Macorìs, via via lungo la piacevole costa del sud, passando per Bani, Barahona, verso ovest, poi salendo su ancora verso l incantevole lago Enriquillo, fino allo stridente impatto con il confine haitiano, nell interno brullo e incolto dell isola, con uomini che scavano in cave di pietra anche a mani nude, tra odori maleodoranti, baracche fatiscenti, strade sconnesse, acquitrini e vaste aree ancora inondate dall uragano Noël, questo viaggio fa certamente capire che qualcosa non va. Perché un baratro tanto abissale? Quisqueya, la Hispaniola di Cristoforo Colombo, ospita due stati, Repubblica Dominicana e Haiti. Il primo si sviluppa a ritmi asiatici, il secondo rimane il più povero delle Americhe. Così i flussi migratori si fanno imponenti... Semischiavi nelle batayes La Repubblica Dominicana viaggia con tassi di crescita economica notevoli, 8,2% all anno, secondi (nell area delle Americhe) solo a Panama, roba da far invidia alle ruggenti Tigri asiatiche. Nove milioni di abitanti su una superficie pari a quella di Lombardia e Piemonte, indicatori socioeconomici rassicuranti, anche se il divario ricchi-poveri cresce e sacche di disagio non mancano. I quartieri poveri di Santo Domingo, soprattutto quelli lungo il fiume e a ridosso del mare, ne sono un esempio. Ma il gruppo sociale più povero è proprio quello degli immigranti haitiani. È certamente la questione delle questioni. Gli haitiani sono più di un milione e mezzo, forse due, nessuno vuole dirlo con precisione, perché parlarne implicherebbe prendere poi decisioni politiche concrete, sicuramente assai complesse. Lavorano nei settori più sgradevoli: edilizia, agricoltura, le donne spesso come collaboratrici domestiche. Molti minori, purtroppo, finiscono nei giri del commercio del sesso infantile. I diritti dei migranti haitiani sono lesi a tutti i livelli: sono talvolta malnutriti, non ricevono cure mediche adeguate, non partecipano alla vita politica, sociale e culturale del paese, il loro reddito è normalmente inferiore del 60% rispetto alla media nazionale. Eppure partecipano al progresso del paese: stanno scavando la prima metropolitana di Santo Domingo, si scorgono sulle impalcature o a picconare edifici da ristrutturare. Nella maggior parte dei casi, però, lavorano nelle piantagioni di canna di zucchero, le cosiddette batayes, in condizioni definite dalla Confederazione sindacale internazionale di semischiavitù, dove guadagnano 1,5 dollari al giorno e in qualche caso ITALIA CARITAS FEBBRAIO

15 internazionale contrasti americani non vengono pagati affatto. Così l Onu ha inviato, a fine ottobre 2007, due ispettori nella Repubblica Dominicana, un relatore speciale sul razzismo, Doudou Diené, e una relatrice sui diritti delle minoranze, Gay McDougall, proprio per analizzare il trattamento riservato agli haitiani immigrati nel paese. Il verdetto? Il rapporto è appena stato consegnato all Assemblea generale delle Nazioni Unite: razzismo sì, xenofobia no. È assolutamente indispensabile che la Repubblica Dominicana riconosca l esistenza del razzismo e adotti politiche per combatterlo, hanno concluso lapidariamente i due ispettori. L ambasciatore haitiano a Santo Domingo si è affrettato a precisare che i rapporti tra i due paesi sono ottimi e gli haitiani sono trattati con ospitalità e accoglienza dagli amici dominicani. Anche il ministro degli esteri di Santo Domingo aveva bollato tutte le accuse al suo paese come irresponsabili e frutto di una campagna diffamatoria, già prima dell arrivo degli ispettori. E il consigliere capo della missione dominicana all Onu, Francisco Alvarez, ha ribadito che i relatori del Palazzo di Vetro saranno sempre i benvenuti nel suo paese, ma ha qualificato il loro rapporto come pregiudizievole: In un paese dove l 80% della popolazione è di ascendenza nera, non è possibile parlare di razzismo. Neghiamo categoricamente che nella Repubblica Dominicana esista il razzismo o discriminazioni razziali. Dove sta la verità? Difficile a dirsi. Certo è che se l effetto calamita continua ad attrarre masse di haitiani in Repubblica Dominicana, una ragione ci sarà. Ed è presto detta: povertà e violenza. Haiti, prima repubblica nera del mondo, indipendente dall inizio dell Ottocento, nonostante gli indiscutibili passi avanti e la relativa stabilità che regna nel paese, soprattutto da un anno e mezzo, resta un paese poverissimo, il più povero dell America Latina. Quasi nove milioni di abitanti, distribuiti su una superficie pari a poco più di quella della Sicilia (una densità tra le più alte del centro America), hanno una speranza di vita alla nascita bassissima: 53 anni, contro i 69 della Repubblica Dominicana. Il 53,9% della popolazione vive in povertà assoluta, con meno di un dollaro al giorno (sono solo il 2,5% nella nazione confinante); il Pil pro capite annuo è di soli 400 dollari. Solo il 40% dei ragazzi ha accesso ai servizi sanitari di base; la percentuale di bambini vaccinati contro il morbillo nel primo anno di vita è meno della metà di quello registrato nell Africa sub-sahariana (fonti Onu). Acqua potabile e corrente elettrica sono un privilegio per pochi. Raimundo senza pensione Non va meglio con la logistica, i trasporti e la viabilità. Raggiungere il centro del paese, non lontano dalla frontiera dominicana, è un avventura. Sconsigliata a chi soffre il mal d auto o ha premura. Finire fuori strada o bloccati nel fango, anche a bordo di jeep quattro per quattro, pullman o camion, non è un fatto sporadico. Si attraversano fiumi e frane: se piove il giorno prima, non conviene avviarsi. E così l economia, le produzioni e il commercio restano bloccati, insieme ai mezzi di trasporto. E lo sviluppo non decolla. È vero che dalla parte di Port-au-Prince hanno cominciato a sistemarle, le strade, ma ai ritmi a cui si lavora ci vorranno anni, sempre ammesso che la pace regga e il paese non ripiombi in una delle crisi politico-militari che ha scandito la sua storia. E il nord, lungo la costa che porta da Port-de-Paix a Cap Haitien, è ancora più arretrato, mentre il sud-ovest, da Jeremie a Les Cayes, viene regolarmente colpito da catastrofi naturali (l uragano Noël è stata solo l ultima). Così è inevitabile che Williams, padre haitiano e madre dominicana, a 24 anni faccia il taxista a Santo Domingo e non a Puerto Plata, parte est di Quisqueya, dove è nato. Come i suoi tre fratelli, insieme alla moglie e ai tre figli, è riconoscente e molto affezionato al padre Raimundo, ormai in pensione. Almeno sulla carta: il vecchio infatti non percepisce nulla e vive solo grazie all aiuto dei suoi ragazzi. Raimundo ha lavorato per vent anni nella Repubblica Dominicana, dopo una fuga rocambolesca da Haiti, sempre senza contratti regolari. Prima nelle piantagioni di canna da zucchero, poi date le competenze e l affidabilità guidando attrezzi pesanti, trattori e ruspe. Più responsabilità e più stima, ma la stessa carenza di diritti e tutele. Il salario non è mai cresciuto, così i quattro figli non hanno potuto frequentare regolarmente la scuola dominicana e hanno dovuto farsi da sé. Papà Raimundo e mamma Noris hanno assicurato un pezzo di pane a tutti, ma spesso in famiglia si stringeva la cinghia. «Però non c era scelta commenta Williams. Ad Haiti avremmo fatto la fame, forse rischiato la vita». Così si torna alla frontiera: ci passa di tutto, è un groviera lungo 266 chilometri, che collega due mari. Impossibile controllarla, giorno e notte, 365 giorni all anno. Però numerose organizzazioni per i diritti umani denunciano che manca una vera e propria politica migratoria tra i due paesi: le frequenti ondate di rimpatri forzati (3.600, tra settembre e ottobre 2007) di haitiani entrati illegalmente, tramite reti di trafficanti e spesso su richiesta dei datori di lavoro dominicani, sono lì a dimostrarlo. Anche negli uffici delle dogane ufficiali, del resto, tutti sanno che il lunedì e il venerdì si chiude un occhio. Così si incentiva ogni tipo di traffico: di uomini, soldi e merci, droghe comprese. La Repubblica Dominicana non è l unica destinazione della fuga in massa: quasi un haitiano su tre ha lasciato il paese, mete ambite sono anche Stati Uniti, Guadalupe, Giamaica, persino Cuba. Dall inferno, anche se riscaldato dal sole delle Antille, finché si può, conviene scappare. Chiesa samaritana e di frontiera la Caritas in aiuto delle donne VITTIME DESIGNATE Le donne, insieme ai bambini, sono spesso oggetto di violenze domestiche ad Haiti. E la mortalità materna per parto rimane altissima paese cresce, ma permangono forti tensioni, perché non si dà risposta ai problemi dei poveri: disoccupazione, disuguaglianze sociali, insicurezza. Però non bastano misure repressive, occorrono politiche sociali e sanitarie «Il più attente ai gravi bisogni della gente afferma monsignor Pierre André Dumas, vescovo ausiliare di Port-au- Prince e presidente di Caritas Haiti. Lo stato sta rafforzando le istituzioni, ma quelle giudiziarie restano deboli. Processi infiniti, detenzioni arbitrarie e prolungate, mancanza di certezza della pena. Bisogna invece dare speranza soprattutto ai giovani, incoraggiare la ripresa, cambiare le regole dello sviluppo, favorire una vera giustizia sociale». In chiave ecclesiale, monsignor Dumas osserva che «la Chiesa haitiana deve andare verso la gente, con una pastorale che abbiamo definito samaritana : missionaria, di prossimità, di animazione, attenta alle piccole comunità, capace di una rinnovata opzione per i più poveri». Sull isola Quisqueya, l opera della Chiesa si fa sentire. Le due Caritas nazionali, della Repubblica Dominicana e di Haiti, oltre ai consolidati impegni nei settori educativo, sanitario, agricolo, formativo, dello sviluppo integrale, delle emergenze (ultima l uragano Noël, che ha colpito i due paesi e il Messico), hanno avviato di recente un interessante progetto, denominato Fronteras, per coordinare le sette diocesi situate lungo i due versanti del lungo confine, al fine di fornire aiuti, assistenza giuridico-legale e formazione linguistica a migranti e richiedenti asilo, ma anche per diffondere una mentalità di solidarietà e accoglienza. Violenza domestica Caritas Italiana sostiene il lavoro delle due Caritas. Oltre a finanziare microprogetti in varie diocesi dei due paesi (potabilizzazione dell acqua, sviluppo agricolo, avvio al lavoro dei giovani, assistenza sanitaria) e a sostenere interventi umanitari in seguito alle ricorrenti crisi haitiane, negli ultimi anni si è concentrata su progetti per donne e bambini. La violenza domestica nei loro confronti è un fenomeno che cresce di giorno in giorno, soprattutto ad Haiti, favorito dal contesto di instabilità e insicurezza. La mortalità materna per parto è altissima (solo il 24% delle nascite è seguito da personale sanitario qualificato); la malnutrizione cronica è assai diffusa tra le donne incinte. E molte mamme per partorire sono costrette a scappare negli ospedali appena oltre frontiera, anche passando il confine a piedi, di notte, lungo il fiume Masacre, correndo inevitabili rischi. Quanto ai bambini, solo il 60% frequenta la scuola, i maschi per quattro anni e le bambine per la metà del tempo. Ne consegue che la metà della popolazione è completamente analfabeta. E il 20% dei bambini che muoiono sotto i 5 anni in tutta l America Latina sono haitiani. Caritas Italiana sta dunque sostenendo un progetto di 20 mila euro nella diocesi di Hinche, che mira a organizzare gruppi di donne e consentire ad essi l accesso al credito, per l avvio di microattività imprenditoriali. I risultati sono fenomenali; questa azione verrà rafforzata. 28 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

16 internazionale casa comune internazionale balcani inquieti DIRITTI, DOPPIO COLPO ORA LA CARTA È VINCOLANTE di Gianni Borsa inviato agenzia Sir a Bruxelles Affermare i diritti e poi verificarne il rispetto. È il significato dell uno-due assestato dall Unione europea a metà dicembre, con la proclamazione ufficiale della Carta dei diritti fondamentali (di fatto allegata al nuovo Trattato di riforma) e con la Relazione annuale sui diritti umani Anzitutto la Carta, definita dai capi di stato e di governo dell Ue a Nizza già nel 2000, che assumerà valore vincolante con l entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1 gennaio 2009 (salvo ripensamenti a livello comunitario). La Carta, per la quale Regno Unito e Polonia hanno ottenuto deroghe di applicazio- vincolante il testo che Da gennaio sarà ne, riprende in un unico testo afferma tutti i diritti l insieme dei diritti civili, politici, dei cittadini Ue e di chi vi economici e sociali dei cittadini europei e di coloro che vivono nel ter- risiede: sei capitoli, dalla ritorio dell Unione. dignità alla giustizia. Tali diritti sono raggruppati in sei Intanto presentata grandi capitoli, preceduti da un la Relazione sui diritti preambolo che fa riferimento ai valori comuni su cui si fonda l Unione. Il tribunale mondiale umani. In attesa di un titolo primo è dedicato alla dignità dei cittadini e comprende, fra gli altri, diritto alla vita, diritto all integrità della persona, proibizione della tortura, proibizione del lavoro forzato. Il secondo capitolo è quello delle libertà : rispetto della vita privata e della vita familiare, diritto di sposarsi e di costituire una famiglia, libertà di pensiero, coscienza e religione, di espressione e informazione, di riunione e associazione, diritto all istruzione... L uguaglianza è il titolo terzo della Carta: uguaglianza davanti alla legge, non discriminazione, diversità culturale, religiosa e linguistica, parità tra donne e uomini, diritti dei minori e degli anziani, inserimento delle persone con disabilità. Nel quarto capitolo, sulla solidarietà, rientrano i diritti dei lavoratori, la sicurezza e l assistenza sociale, la protezione della salute. Nel quinto ambito, sulla cittadinanza, si inscrivono ad esempio il diritto di voto e 30 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 di eleggibilità alle elezioni del parlamento europeo, il diritto a una buona amministrazione, il diritto di accesso ai documenti e la tutela diplomatica e consolare. Infine, sesto capitolo, la giustizia, con la presunzione di innocenza, il diritto alla difesa e altri. Ancora troppe violazioni La Relazione annuale sui diritti umani per il periodo dal 1º luglio 2006 al 30 giugno 2007, presentata all Europarlamento dalla presidenza di turno del Consiglio Ue, ha invece il compito di fornire una panoramica delle attività dell Unione europea nel settore e verificare l efficacia delle azioni comunitarie presso i paesi terzi. Il testo esamina gli sviluppi nel vasto campo dei diritti all interno dell Unione e focalizza una lunga serie di questioni tematiche relative anche a paesi vicini di casa dell Ue oppure presenti in altri continenti. Tra le questioni tematiche, la relazione si concentra sulla pena di morte (applicazione, moratorie, abolizione), sulle violazioni dei diritti dei bambini e delle donne, sulla tratta degli esseri umani, sui problemi legati al rispetto dei migranti, delle minoranze, dei disabili. Osservazioni specifiche riguardano poi le (ancora molte) violazioni dei diritti in vari stati, fra cui Turchia, Azerbaigian, Moldova, Bielorussia, Territori palestinesi, Israele, Libia. Lunghi i paragrafi incentrati su Russia e Cina. In aumento i riferimenti al mancato rispetto delle libertà religiose. Resta però una questione aperta: una volta denunciato il mancato rispetto di tali diritti fondamentali, non esiste ancora un tribunale mondiale in grado di farli rispettare veramente, prevedendo pene e sanzioni in caso contrario. Un traguardo destinato a rimanere un sogno? LA BOSNIA NON FUNZIONA, LABIRINTO SENZA USCITA? servizi e foto di Daniele Bombardi Uno stato fantasma. Un paese che esiste solo sulle cartine geografiche. Un protettorato moderno. In questi e in tanti altri modi viene descritta oggi la Bosnia e Erzegovina (BiH), paese uscito dodici anni fa dalla più tremenda guerra che l Europa abbia conosciuto dal 1945 a oggi. È arduo sintetizzare l incredibile complessità di questa terra. La BiH è un paese con tre popoli: serbi, croati e bosniaci. Per rispettare la rappresentanza etnica di ciascuno, è stato formato un governo nazionale che ha tre presidenti (uno per etnia), tre primi ministri, tre ministri dell economia, tre della giustizia e così via... Ogni membro delle trojke ha il potere di veto sugli altri, per cui la stragrande maggioranza delle proposte di legge viene bloccata sul nascere: non c è, quindi, una linea di governo, non ci sono decisioni prese in maniera continuativa. Uno stato fantasma, appunto. Ma non basta: il paese è diviso in due entità amministrative. Nella metà orientale c è una repubblica (la Republika Srprska) a prevalenza serba, con un suo governo locale, un suo presidente, i suoi ministri. Nella metà occidentale c è invece una federazione (la Federazione musulmano-croata) divisa in dieci cantoni, a prevalenza bosgnacca e croata, con un governo federale e un governo per ogni cantone. E poi le municipalità, anello infe- SPERARE, UN AZZARDO? Giovani guardano Sarajevo da un altura circostante. Il futuro del paese è un incognita, il 66% di loro vuole emigrare all estero Due popoli, tre presidenti, cinque livelli di governo, il protettorato europeo. L assetto istituzionale della BiH sembra fatto apposta per frustrare ogni tentativo di sviluppo. A partire da quelli attuati da ong e società civile ITALIA CARITAS FEBBRAIO

17 internazionale balcani inquieti riore della catena di governo, con sindaci e assessori. Totale: quattro milioni scarsi di abitanti, cinque livelli di governo, cento ministri. Il caos istituzionale. Un paese che esiste solo sulle cartine geografiche, appunto. E sopra a tutto, come se non bastasse, troneggia un Alto rappresentante dell Unione europea (in questo momento lo slovacco Lajcak) che ha amplissimi poteri: bloccare leggi, proporre decreti, rimuovere politici che lui considera non adatti. La gente dice della BiH che non si autogoverna, è uno slovacco a fare il bello e il cattivo tempo. E che questa terra è un protettorato moderno, un protettorato Ue. L INVERNO DEL LORO DISORIENTAMENTO Sguardo di un bambino da un auto, una bambina in una fattoria: il lentissimo sviluppo sociale della BiH minaccia il loro futuro Pace, un nome fittizio L attuale forma di questo paese è ancora quella stabilita nel 1995 a Dayton, con gli Accordi che chiusero la guerra jugoslava. La comunità internazionale (Usa e Ue in testa) li ha fortemente voluti e sottoscritti, e li ha chiamati Accordi di pace. Ma tutti in BiH sanno quanto sia fittizio questo nome: Dayton ha sì fermato la guerra, bloccando le aggressioni, ma non ha creato le condizioni per costruire la vera pace. La BiH è, insomma, un paese che non funziona. A dodici anni dal conflitto, non ha un governo che decida, non vanta incoraggianti indici di crescita economica, non presenta sintomi di sviluppo sociale, non ha suturato le ferite emotive e psichiche, né riappacificato gli animi delle persone e le relazioni tra le comunità. Le conseguenze sono evidenti. Una su tutte: nell intera area balcanica più o meno tutti i paesi hanno iniziato il loro cammino verso l Ue. La Slovenia è già entrata, la Croazia è prossima, Serbia e Macedonia stanno completando le riforme necessarie. Perfino il Montenegro, nato nemmeno due anni fa, ha già intrapreso con velocità il lungo cammino verso l adesione. La BiH no: è uno stato senza autentico governo e non è riuscito nemmeno a raggiungere gli standard minimi richiesti dall Unione per avviare la pratica. La complessità del sistema non si traduce solo nel mancato funzionamento del quadro istituzionale. Il peso di questo stallo lo portano sulle proprie spalle anche gli ultimi, i soggetti più vulnerabili. Senza crescita economica, il 40% della popolazione è senza lavoro. In assenza di sviluppo sociale, gli anziani ricevono pensioni da 50 euro al mese. Privi di futuro, i giovani appena possono scappano dal paese (secondo recenti sondaggi, il 66% dei ragazzi della BiH vuole emigrare all estero). Incerta la riappacificazione, le tensioni interetniche e interreligiose sono all ordine del giorno. La povertà, o meglio le povertà della BiH, hanno ancora dimensioni spaventose: secondo recenti stime delle principali agenzie internazionali, oltre il 25% della popolazione vive sotto la soglia di indigenza. Si tratta di oltre un milione di cittadini, quasi 200 mila dei quali sono ancora profughi o internal displaced persons: persone che, a tredici anni dalla fine della guerra, non sono ancora potute rientrare nella propria casa. Due settimane fa un mercato di Sarajevo è stato preso d assalto perché la gente non riusciva più a comprarsi nemmeno il pane e l olio, lievitati a prezzi insostenibili. Strategie di disimpegno Ma c è qualcosa che rende questo scenario ancora più preoccupante. La BiH sta infatti mettendo a dura prova anche il settore dell iniziativa sociale, le organizzazioni umanitarie, la cooperazione allo sviluppo. Sta mettendo alla prova lo stesso lavoro di Caritas. Uno sviluppo sostenibile ha, infatti, una condizione essenziale: che le azioni degli enti sociali e delle ong non si fermino all assistenzialismo, ma servano anche a migliorare la capacità di governance delle istituzioni pubbliche (a livello locale, regionale e nazionale). Ciò significa, nel concreto, fare due cose. Anzitutto lavorare sulle istituzioni: non basta, cioè, dare aiuti ai poveri, ma occorre fare lobbying presso i decisori politici, fare advocacy dei diritti degli ultimi nei confronti delle istituzioni, spingere affinché esse adottino nuove strategie d intervento. Tutto questo, ovviamente, presuppone che le istituzioni esistano e abbiano il potere di intervenire. Proprio ciò che manca in BiH: non esistono istituzioni funzionanti, non c è chi abbia il potere di decidere, non ci sono soldi per implementare strategie e cambiamenti; se anche qualcuno vuole cambiare qualcosa, ci pensano i livelli successivi di gover- no a bloccare il suo operato. In questo quadro, le stesse ong internazionali, sconfortate da anni di risultati limitati, hanno lasciato e stanno ancora lasciando il paese: progetti che chiudono e strategie di uscita dal paese sono sempre più frequenti. Un circolo vizioso. Preoccupante. In secondo luogo, per attuare la funzione pedagogica bisogna promuovere un lavoro culturale. Perché se lo stato non risponde, società civile e comunità devono sopperire alle carenze istituzionali. Per questo è importante stimolare la partecipazione alla vita civile, educare alla solidarietà, promuovere un attenzione speciale verso certi temi. La popolazione della BiH, però, in dodici anni ha perso fiducia e voglia di mettersi in gioco. Lo conferma monsignor Pero Sudar, vescovo vicario di Sarajevo: «Siamo stati e siamo continuamente sottoposti a tre prove durissime. La prova del sangue, quando in guerra eravamo a rischio di essere uccisi in ogni momento; la prova del pane, perché abbiamo sofferto la fame; la prova della speranza, perché da 15 anni viviamo senza attese di futuro. E non so è l amara conclusione quali di queste prove sia la più terribile...». Enti immobili, fondi mancanti ma Ivana non smette di sorridere Centri per disabili a Mostar, progetti agricoli a Ostra Luka. Anche le iniziative dal basso sono penalizzate dalle contraddizioni del quadro istituzionale Ci sono due vicende che raccontano bene la Bosnia ed Erzegovina di oggi. Storie di persone e gruppi che si trovano a lavorare nel labirinto senza uscita che è questo paese. Non hanno perso la speranza di cambiarlo in meglio. Ma non sono ancora riusciti a trovare risposte ai bisogni e alle attese di cui sono portatori. La prima storia arriva dal capoluogo dell Erzegovina, Mostar, città divisa per antonomasia: di qui i croati cattolici, di là i bosgnacchi musulmani. Separati da una guerra fratricida, che ha distrutto i legami tra le persone e secoli di convivenza. La Caritas diocesana lavora per cercare di rispondere alle numerose povertà (economiche, sociali, relazionali, umane) presenti in città e nei dintorni. C è un settore in cui ha deciso di lavorare con più forza e attenzione: la disabilità. Ultimi tra gli ultimi, in questa terra: due volte disabili, perché ai bisogni personali si aggiungono sovente le discriminazioni sociali. L ambiente sociale, infatti, spesso preferisce nasconderli, invece di provare a reinserirli. Nel paese non esistono centri pubblici per la 32 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

18 internazionale balcani inquieti internazionale guerre alla finestra L IMPEGNO CARITAS L impegno di Caritas Italiana (e di molte Caritas diocesane italiane) in Bosnia e Erzegovina (BiH) è cominciato nei primi anni Novanta, come risposta ai bisogni materiali del periodo bellico ( ). Con il tempo, l approccio ha cercato di uscire dall emergenza per dare risposta ai problemi di medio-lungo periodo. È stata dunque supportata la crescita della Caritas locale, a livello nazionale, diocesano e parrocchiale; ancora oggi c è una forte attenzione allo sviluppo delle strutture parrocchiali mediante il programma regionale Parish social ministry. Rimane forte anche l attenzione ai temi della promozione del volontariato, anche grazie all azione in loco di due caschi bianchi italiani in servizio civile. Con il progetto sulla pace e la riconciliazione si è cercato di dare un supporto completo alle associazioni delle vittime di violenza e dei familiari di scomparsi durante la guerra. Dal 2001 si è investito anche nel reinserimento sociale e lavorativo dei rifugiati, dei rientrati e delle minoranze, mediante un progetto di sviluppo agricolo rivolto a questi gruppi emarginati. In collaborazione con la provincia di Bolzano, è stato avviato un progetto di inserimento lavorativo dei giovani emarginati e disoccupati del paese. A livello nazionale, Caritas BiH sviluppa autonomamente progetti di lotta al traffico di esseri umani, assistenza domiciliare agli anziani e promozione di scuole di pace, interreligiose e di volontariato. riabilitazione dei bambini e degli adulti speciali. Ivana è una di loro: diciotto anni, affetta da sindrome di down, ma anche da un sorriso contagioso e da una dolcezza incredibile. Da anni è utente di due dei centri che Caritas Mostar è riuscita a creare nel territorio: un centro diurno per la riabilitazione di bambini e ragazzi in età scolare, un laboratorio di ceramica come terapia lavorativa. Ivana ha fatto fatica ad andare a scuola, perché le strutture pubbliche speciali a Mostar sono carenti. Caritas allora ha deciso di prendersi cura di lei, della sua crescita scolastica e lavorativa. Ma soprattutto umana: gli operatori assicurano attenzione e comprensione in ogni momento dell animazione, dell insegnamento, del lavoro. A lei e ad altre decine di persone. Ma per Ivana, e per gli altri ragazzi come lei, le istituzioni cosa fanno? Praticamente nulla: un sostegno economico simbolico per il laboratorio, nessun altro finanziamento concreto, nessuna riforma legislativa adeguata. I motivi sono facilmente intuibili: da un lato la crisi economica, che lascia poche risorse a disposizione del settore sociale; d altro canto le ragioni politiche, concretizzate nella quasi immobilità del comune, dove croati e bosgnacchi si bloccano a vicenda le proposte di sostegno all una o all altra NÉ FONDI NÉ LEGGI Attività in uno dei centri per disabili di Caritas Mostar, poco sostenuto dalle autorità locali comunità. Ivana non perde né il sorriso né la dolcezza. Ma c è molto ancora da lavorare, affinché non li perda in futuro. Chi paga l atomizzatore? Un altro caso emblematico riguarda la Bosnia centrale. Riguarda un progetto, promosso da Caritas Italiana e dalla Caritas diocesana di Banja Luka, che offre sostegno ai rientrati e alle minoranze etniche (che non trovano lavoro, né pubblico né privato, perché discriminate), donando materiali per l agricoltura e la formazione. L obiettivo è creare occupazione stabile nel settore agricolo, coinvolgendo anche le istituzioni locali, per far sì che ciò diventi una policy delle municipalità, agevolando il rientro di famiglie fuggite e dando loro sicurezza sociale. Il progetto si sviluppa anche in un piccolo comune al confine tra la Federazione musulmano-croata e la Republika Srprska, Ostra Luka: era il fronte, una decina di anni fa. Lì si lavora soprattutto sulla produzione della frutta, perché il terreno è fertile e ci sono enormi spazi di sviluppo. Qualche mese fa, proprio dalla municipalità di Ostra Luka, è giunta a Caritas una richiesta: occorre acquistare un atomizzatore da mettere a disposizione (a un prezzo minimo) dei produttori di frutta che Caritas supporta. Idea ottima: la municipalità propone finalmente un attività a favore di tutte le famiglie della comunità, facendosi carico dell acquisto (il costo dell apparecchio, 700 euro circa, è proibitivo per qualsiasi singolo coltivatore). Ma ecco il fatto incredibile: quando si valuta come acquistarlo, si scopre che il costo dell atomizzatore è proibitivo anche per la municipalità. Mancano i fondi, anche quelli minimi, per lo sviluppo. L istituzione locale, anche se vuole aiutare e ha le idee giuste, non lo può fare, perché manca delle capacità economiche. Dal labirinto ci sarà mai via d uscita? L ACCORDO NON DECOLLA LA PACE INTERESSA DAVVERO? di Giovanni Sartor Atre anni dalla firma, avvenuta a Nairobi, in Kenya, dell accordo complessivo di pace che mise fine alla più lunga guerra africana, in Sudan sono ancora molte le questioni ancora aperte, le tensioni non risolte, le inadempienze rispetto alla tabella di marcia prevista dall accordo stesso. L intesa fu siglata, all inizio del gennaio 2005, dal governo del Sudan dell epoca praticamente il National Congress Party (Ncp), partito del presidente Omar El Bashir e dal Sudan People Liberation Movement (Splm), il principale movimento ribelle che rappresentava le regioni del Sud del paese, guidato dal suo leader storico John Garang, deceduto poi nel luglio 2005 in circostanze non ancora pienamente chiarite. Ma oggi aleggia nel paese una domanda di fondo, che già molti commentatori proponevano nei giorni successivi alla firma di Nairobi: le due parti contraenti, condizionate da fortissime pressioni esterne per arrivare all accordo, sono veramente intenzionate a realizzarlo e a garantire la pace in Sudan, anche rinunciando agli interessi di parte? La situazione non consente di dare oggi una risposta esaustiva: bisogna riconoscere che l accordo finora ha retto, evitando la ripresa del conflitto, tanto che in molti sostengono che una nuova guerra non convenga a nessuna delle parti in causa. Tuttavia è doveroso aggiungere che si sono avuti momenti di forte tensione, l ultimo costituito dalla sospensione, decisa dai vertici del Splm, dei suoi ministri dal governo di unità nazionale, situazione risoltasi a dicembre dopo due mesi assai delicati. Censimento, è la volta buona? I problemi che restano aperti sono relativi al confine tra il Nord e il Sud del paese, al ritiro dei rispettivi eserciti nei due territori di appartenenza, alla situazione delle tre aree cosiddette contese (in particolare allo status della regio- Tre anni fa la firma che mise fine a 21 anni di guerra civile in Sudan. L intesa ha retto militarmente. Ma molti nodi (petrolio in testa) restano da sciogliere. E le condizioni di vita della popolazione non migliorano ne di Abyei, Sudan centrale), alla trasparenza nella distribuzione dei proventi della vendita del petrolio, infine alla transizione democratica. La situazione di Abyei, soprattutto, appare di difficile soluzione: la regione è ricca di petrolio, l accordo di pace prevede un alternanza al potere tra Ncp e Splm durante il periodo transitorio, subordinata però alla ridefinizione dei confini della regione, su cui non c è ancora consenso tra le parti. Quanto alla transizione democratica, che a livello nazionale dovrebbe garantire le elezioni e poi il referendum per l autodeterminazione del Sud (previsto per il 2011), il passaggio da superare è ancora quello del censimento della popolazione, il cui inizio è stato più volte rinviato (per motivi sia tecnici sia politici) e ora pare fissato per il prossimo mese d aprile. Alle considerazioni di carattere politico bisogna aggiungerne alcune di carattere umanitario. A questo proposito, l impatto dell accordo di pace sul terreno, tra la popolazione, è ancora limitato. Non si vedono le infrastrutture promesse, le condizioni di vita per molti non sono migliorate in modo apprezzabile, gran parte degli sfollati interni e dei rifugiati non hanno ancora fatto ritorno ai loro villaggi d origine. Vi sono poi alcune zone del Sud, in Equatoria Occidentale, ma anche in altre aree, dove si ha notizia di scaramucce e tensioni tra diversi gruppi etnici. Da non dimenticare, infine, la situazione di conflitto ancora in corso nella regione occidentale del Darfur: molti osservatori ritengono che in Sudan non si possa raggiungere una pace duratura se i problemi che affliggono le diverse aree del paese non saranno affrontati in maniera coordinata e non sarà ricercata una soluzione complessiva, che coinvolga tutte le parti in causa. 34 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

19 internazionale bangladesh SIDR E I SUOI FRATELLI «SIAMO UN PAESE A RISCHIO» di Alberto Chiara foto di Nino Leto Il Bangladesh, terra di miseria diffusa e brutale. Soprattutto, una tra le dieci nazi oni più esposte agli effetti dei mutamenti climatici, che aumentano il numero dei cicloni. Appello della chiesa: «Ripensiamo consumi e inquinamento» Percorri al buio il legno traballante che unisce il grande battello alla terra ferma e subito inciampi in uomini, donne e bambini che dormono per terra, avvolti in tessuti scoloriti, un tempo vestiti. Porto di Dacca, capitale del Bangladesh: un girone infernale, povero di luci e di speranza. Attraccarvi quando la notte sta per cedere pigramente il passo all alba rende l idea di cosa sia il paese, meglio di qualunque trattato colto. La miseria che prende alla gola il Bangladesh è incarnata da quanti tanti, troppi giacciono nella polvere, non lontano dai risciò e dalle bancarelle che tra un ora al massimo si trasformeranno in un mercato vociante e odoroso: sono persone, non stracci, quelle che calpesti tuo malgrado se non guardi attentamente dove metti i piedi. Poi, certo, le statistiche definiscono il problema e aiutano a capire. Rispetto all Italia, il Bangladesh è grande la metà (147 mila chilometri quadrati), ma ha una popolazione quasi tre volte più numerosa: 152 milioni di abitanti, forse di più, molti di più, giacché da queste parti registrarsi all anagrafe non è la prima preoccupazione della gente. I dati che angosciano, però, sono altri. L aspettativa di vita, alla nascita, non supera i 64 anni; il reddito medio annuo pro capite è 470 dollari statunitensi; coloro che sanno leggere e scrivere rappresentano il 56% del totale. L ultima cifra mette i brividi: il 35,6% della popolazione vive sotto la soglia della povertà estrema e rischia che ogni giorno sia l ultimo perché non ha due dollari talvolta neppure uno per sfamarsi e bere (di curarsi non se ne parla, un sistema di welfare non esiste; visite e medicine si pagano). TRADITI DALL ACQUA Scene dal Bangladesh dopo il passaggio del ciclone Sidr. A sinistra, una strada erosa dalla furia delle acque; sopra, sfollati si allontanano dai propri villaggi, un bambino appoggiato alla radice di un albero divelto Il ciclone Sidr, con la sua triste scia di lutti e danni, non ha fatto che aggravare il problema della miseria del Bangladesh. Che già di suo era endemica. Diffusa. Brutale. E ha reso ancora più evidente, se possibile, il problema dei cambiamenti climatici. Le correnti fredde provenienti dall Himalaya si scontrano con l aria sempre più calda dell Oceano Indiano, generando un maggior numero di cicloni. Una parte rilevante del paese è destinata a finire sott acqua se il livello del mare s innalza anche di poco. L arcivescovo di Dacca, monsignor Paulinus Costa, e il vescovo ausiliare della capitale, nonché presidente di Caritas Bangladesh, monsignor Theotonius Gomes, sostengono che la questione ambientale è un emergenza. «Le stagioni sono cambiate spiegano ; monsoni e periodo secco si alternano in anticipo e con violenza mai vista. Le popolazioni più povere sono le vittime principali. Il paese è uno dei dieci più a rischio del pianeta, se l effetto serra cambia il clima. Questo frena investimenti e sviluppo, accrescendo la miseria. I cattolici non devono sottovalutare i fenomeni in atto. Anche questa è una loro responsabilità. Devono ripensare consumi e inquinamento. Altrimenti i più miseri ne faranno le spese». Romi, persa nella corrente Ritornano in mente gli sguardi spenti incrociati a sud, nelle zone devastate da Sidr. Risuonano le parole che hanno raccontato la tragedia. Come quelle di Khadiza, 30 anni, il vestito nero che pareva ingessarne il dolore. Parlava con un filo di voce, gli occhi fissi sul canale che attraversa il villaggio di Nachnapara, così apparentemente innocuo, il giorno in cui ci siamo incontrati: «All arrivo del ciclone sono scappata verso il rifugio. Ero con mia figlia Romi, 8 anni. Per essere sicura, l ho legata a me, come facevo quand era bambina». La pioggia battente, la piccola diga che tratteneva il fiume Andarmanik finita in pezzi alle sue spalle, il canale di irrigazione diventato di colpo un alta muraglia di acqua e di fango... «È stato un attimo: lo scialle con cui Romi era legata a me ci stava strozzando, l ho allentato per andare più forte, ma la corrente mi ha raggiunta strappandomi Romi e trascinandola via, morta». A poca distanza da Khadiza, un altra donna se ne stava come impietrita di fronte a quella che fu la sua casa. Salma, 19 anni, teneva in braccio Sadia, di 18 mesi. Lei, la figlioletta e il marito, Alom, erano salvi, ma avevano perso tutto. Salma indossava lo stesso salwar kamiz che aveva la notte maledetta, pantaloni gialli e ampio scialle viola-azzurro. «Hanno avvertito del pericolo imminente attorno alle del 14 novembre ci ha raccontato. Non tutti hanno dato credito all annuncio, giorni prima c era stato un allarme tsunami risultato infondato. Pioveva sì, ma solo da qualche ora e non da un paio di giorni, come generalmente accade alla vigilia di un ciclone. Mio marito, io e la nostra Sadia siamo comunque scappati». 36 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

20 internazionale bangladesh internazionale contrappunto L IMPEGNO CARITAS Il ciclone Sidr ha lasciato sul campo un lungo elenco di vittime e danni materiali: quasi 2 milioni di famiglie (circa 8,5 milioni di persone) colpite più o meno gravemente, morti ufficiali, feriti, 880 dispersi, 540mila case distrutte e danneggiate, senza contare i danni inferti a campi, piantagioni, scuole, strade, ponti, attività commerciali. Il tutto in un paese che, già prima del ciclone, era penultimo tra i paesi asiatici per indice di sviluppo umano. In risposta a questa ennesima emergenza Caritas Bangladesh ha previsto un piano di interventi di circa 6,5 milioni di euro per gli aiuti d urgenza e la fase di riabilitazione-ricostruzione ( case e 57 scuole), più altri 5 milioni circa per la costruzione di 50 rifugi anticiclone. Il programma, della durata di due anni, prevede tra le altre cose la distribuzione di generi di prima necessità (entro gennaio) a 51 mila famiglie e la creazione di 360 mila giornate di lavoro come manovalanza (cash for work) per famiglie. Caritas Italiana ha contribuito con 400 mila euro al finanziamento della prima fase del complesso programma d intervento. Benché il ritorno alla normalità si profili assai lento, alcuni risultati sono già stati raggiunti. Grazie alla mobilitazione dei soccorsi si sono evitate epidemie e denutrizione tra gli sfollati; il problema principale, nell immediato, resta quello di dare un abitazione dignitosa e un lavoro alle famiglie sfollate, prima che si creino disagi ancor più pesanti. Per il futuro Caritas Italiana ha in programma di supportare Caritas Bangladesh nella costruzione di almeno 5 rifugi anticlone: obiettivo ambizioso, dal costo di circa 500 mila euro, ma in grado di salvare la vita a circa 10 mila persone (negli anni Novanta ne furono finanziati da Caritas Italiana ben 66). La famiglia ha provato a ripararsi nel rifugio, ma era già tutto pieno. «Non c era più posto per noi ha proseguito Salma. Siamo dovuti tornare indietro, attraversare nuovamente tutta Nachnapara e cercare salvezza in un ambulatorio. Ce l abbiamo fatta per un pelo. La nostra casa non ha retto la furia del vento, che è diventato irresistibile per ore, il 15 novembre. Era talmente forte da sollevare due traghetti e scaraventarli qua vicino, sulla terraferma». INTERVENTO CAPILLARE Alcuni bengalesi preparano gli aiuti alimentari, distribuiti da Caritas nella fase dell emergenza L asfalto, un ricordo Sembrava impossibile tanta violenza. Mentre i sopravvissuti rivivevano il loro calvario, il delta del mondo dove corrono a gettarsi nel Golfo del Bengala fiumi come Gange, Brahmaputra e Meghna, con l intricato gomitolo dei loro affluenti si presentava esattamente come annunciato dai libri: ricco di fascino, frutto di una natura tropicale prodiga di colori, suoni, magia. Eppure è successo realmente. Ore d inferno, l urlo strozzato del vento lanciato a 250 chilometri all ora, lo schianto degli alberi caduti al suolo, il rumore delle lamiere sbattute qua e là, trasformate in implacabili ghigliottine. E la pioggia improvvisa, torrenziale, che ha gonfiato i corsi d acqua. Se a Nachnapara il ciclone Sidr ha ucciso la piccola Romi, lì attorno, nella municipalità di Tiakhali, ha stroncato 48 vite. E in tutto il Bangladesh meridionale il bilancio è stato pesantissimo. La reazione, per fortuna, è stata pronta. «Grazie al personale e ai mezzi della marina militare americana, di molte organizzazioni non governative e di alcune agenzie delle Nazioni Unite, in 72 ore sono stati riallacciati i collegamenti elettrici ed è stato sventato il rischio di epidemie», è il riepilogo di Pius Costa, sottosegretario del ministero della terra. La rete internazionale Caritas ha fatto e fa molto. Lungo i circa 150 chilometri che da Barisal portano a sud, fino all oceano Indiano, si era (e si è ancora) costretti a percorrere vie che per interminabili tratti dell asfalto conservano un vago ricordo. Tutte polvere e buche, le strade dribblano paesaggi differenti (dalla foresta alle risaie) e sovente cedono il passo a traghetti arrugginiti, che consentono di passare da una sponda all altra delle decine di fiumi che costituiscono il delta. Lungo questo itinerario, i responsabili Caritas locali hanno raggiunto molti villaggi, registrando bisogni e angosce, imbastendo le prime trame di aiuto. Alle porte di Shakrail, il ciclone ha eroso l unica via di collegamento con il resto del mondo. Il villaggio, dunque, era raggiungibile tramite uno strettissimo sentiero, costruito costeggiando il fiume Chanda, oppure meglio a bordo di una barca. I taccuini si riempivano d appunti. Ma per svelare definitivamente il suo aspetto quotidiano, straziante, il Bangladesh ha atteso il termine della navigazione notturna che da Barisal riconduce a Dacca. Inciampare appena sbarcati in tanta umanità dolente, ha reso inutili le parole. Quella gente avrà un futuro solo se noi sapremo tradurre la commozione in fatti. Nutrienti come il pane. Benefici come un ambulatorio o un dispensario. Resistenti come i rifugi anticiclone. VANITÀ DI FINE MANDATO, OCCASIONE IN MEDIO ORIENTE di Alberto Bobbio Un altro anno. E adesso si riparte da Annapolis. Sette anni fa si ripartì da Taba e prima ancora da altre località, diventate mito geografico di nulla mai accaduto, di pace promessa e mai attuata. Quando si è andati vicini, qualcosa ha fatto saltare il banco di prova di un nuovo Medio Oriente: l assassinio di Rabin, i litigi israeliani, i litigi arabi, la condotta americana. In realtà il banco è sempre stato tenuto insieme dall indifferenza degli interlocutori rispetto a una qualsiasi soluzione, perché comporre la larga questione mediorientale sarebbe una svolta epocale, più ancora della caduta del Muro di Berlino. E forse il mondo non è pronto. Meglio: non sono pronti i vecchi leader, secondo i quali il pianeta si divide comunque tra chi odia Israele, chi lo sostiene, chi lo ama e lo appoggia. Il Medio Oriente non possiede un identità collettiva. Bensì diversità collettive: religiose, linguistiche, culturali. E soprattutto una diversità relativa alla percezione di sé. I potenti del mondo, in prima fila Europa e Stati Uniti, invece di fare diventare la diversità una risorsa, l hanno sempre considerata occasione di conflitto. Andava bene così e in Medio Oriente si sono compensati tanti guai del mondo. Per decenni gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per concentrare tra il Mediterraneo e il Golfo l odio di milioni di musulmani verso l occidente. Si è visto, dopo l 11 settembre, che è stata una politica fallimentare. Ebbero paura Per trovare una soluzione bisogna tornare alla percezione di sé, salvaguardando le diversità. Cioè arrivare a una patria per gli israeliani e una per i palestinesi. Occorre convincere tutti della bontà della questione, anche chi vuole far sparire Israele dalla faccia della terra, come l Iran o come Osama e i suoi numerosi nipotini. Ma forse i primi da convincere sono gli israeliani, l opinione pubblica e i suoi L eterno confronto tra israeliani e palestinesi è ripartito da Annapolis. La soluzione possibile è quella proposta da tempo: due stati, con confini garantiti. Sarà la volta buona? Forse, se il comandante in capo ha capito numerosi leader. A Taba, in Egitto, nel 2001, si era arrivati vicini alla soluzione dei due stati. Si era discusso addirittura di un ragionevole scambio di territori. Ma poi i negoziati furono interrotti e vennero accusati naturalmente i palestinesi. In realtà Barak e Arafat ebbero paura di arrivare a una soluzione: sarebbe stata la fine del sionismo e della lotta identitaria palestinese. Ma già nel 1976 gli Usa avevano messo il veto su una risoluzione dell Onu che suggeriva la creazione di due stati e riproponeva una risoluzione precedente, la famosa 242 del La storia, da quelle parti, è un contrappunto di risoluzioni internazionali, a cui mai è stato dato seguito. Eppure l ultimo vertice ad Annapolis torna proprio a riproporre tutto ciò, segno che altra soluzione non esiste, che l unica proposta realistica sono due stati con confini garantiti. È d accordo anche Hamas, che lo ha ripetutamente detto alla stampa americana. E forse sono d accordo anche l Iran e i suoi scudieri nella regione, anche se non lo ammettono. E la stessa posizione è espressa dalla Lega Araba. Cosa faranno gli Stati Uniti? Continueranno nel loro ruolo di onesti mediatori, oppure questa volta, dato che c è un presidente che cerca di passare alla Storia per qualcosa di positivo, cercheranno di cambiare la loro politica? Gli Usa sono il padrone che gli israeliani chiamano alleato, di cui gli altri accettano il ruolo di mediatore. L Europa è presa in mezzo e di solito balbetta. Intanto il tempo avanza e si rischia che le posizioni più radicali abbiano il sopravvento. Invece va colta l opportunità di un presidente Usa assai vanitoso e che ha capito, forse, di aver fin qui sbagliato tutto nel ruolo di comandante in capo. 38 ITALIA CARITAS FEBBRAIO 2008 ITALIA CARITAS FEBBRAIO

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