I REQUISITI PER L ACCREDITAMENTO DELLE STRUTTURE SANITARIE TRA FEDERALISMO E NORME TECNICHE

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "I REQUISITI PER L ACCREDITAMENTO DELLE STRUTTURE SANITARIE TRA FEDERALISMO E NORME TECNICHE"

Transcript

1 I REQUISITI PER L ACCREDITAMENTO DELLE STRUTTURE SANITARIE TRA FEDERALISMO E NORME TECNICHE Arch. Braccio Oddi Baglioni Vicesegretario C.N.E.T.O. Prof. Silvano Dubini Componente della giunta C.N.E.T.O. Professore di Bioingegneria della Facoltà di Ingegneria di Firenze ar-0207.doc 23/07/2002

2 INDICE Premessa... 3 Classificazione delle strutture... 5 Comparazione fra la legislazione nazionale e quella regionale... 6 Requisiti minimi strutturali... 7 Area di degenza...7 Reparto operatorio...8 Punto nascita blocco parto...10 Normativa antincendio Rispondenze rispetto al Dlgs 626/ Requisiti minimi impiantistici Ricambi dell aria e ricircolo...16 Purezza dell aria...17 Contaminazione dell aria...19 Efficienza dei filtri...19 Sovrapressione...19 Vestizione...20 Verifiche periodiche...20 Considerazioni finali Bibliografia Tabelle allegate ar-0207.doc 2

3 Premessa Il DPR 14/01/1997 è l ultimo atto, in ordine di tempo, di una legislazione nazionale volta a riordinare la normativa tecnica del settore ospedaliero. Nel 1939 con il D.C.G. del 20 luglio Approvazione delle istruzioni per le costruzioni edilizie fu promulgata la prima legge nazionale nel settore e vennero individuati, per la prima volta, gli standards da applicarsi nella costruzione degli edifici ospedalieri. E necessario arrivare al 1986 con il D.P.C.M. del 27 giugno Atto di indirizzo e coordinamento dell attività amministrativa delle regioni in materia di requisiti delle case di cura private per vedere ridefiniti alcuni di questi standards ma riferiti al privato. L anno successivo alcune regioni legiferarono sulla materia fra cui la regione Lazio con la L.R. n 64 del 31/12/1987 Norme per l autorizzazione, la vigilanza e le convenzioni con le case di cura private che precisa ulteriormente alcune specifiche, molte delle quali tuttavia sono mutuate dal D.P.C.M. dell anno prima. L importanza dell attuale DPR 14/01/1997 [1] che è un atto di indirizzo e coordinamento rivolto alle Regioni e alle Provincie autonome, risiede nella necessità di fissare requisiti minimi validi in tutto il territorio nazionale e per tutte le Strutture Pubbliche e Private. Per lo Stato vige infatti la necessità di tutelare i cittadini in egual misura e in qualunque regione essi si trovino, svolgendo l indispensabile funzione di coordinamento e indicando i requisiti minimi a cui le regioni devono attenersi per legiferare in merito alla autorizzazione e all accreditamento delle Strutture Sanitarie. Prima della approvazione definitiva del DPR 14/1/1997 è circolato fra gli addetti ai lavori una bozza di DPR molto dettagliata soprattutto per i requisiti strutturali ed architettonici delle strutture ospedaliere che indicava parecchi parametri dimensionali; detto documento sarà citato nel seguito di questa relazione come bozza DPR. Invece a seguito del DPR 14/01/1997 molte regioni hanno legiferato sui requisiti minimi necessari per accedere all autorizzazione e/o all accreditamento come la tab.1 mostra. Tuttavia occorre considerare che in Europa sta progressivamente cambiando l orientamento normativo verso i requisiti tecnici e di sicurezza delle opere. Infatti all obbligo senza condizioni ed eccezioni, di qualche anno fa, di adottare le prescrizioni tecniche indicate dalle norme e dai regolamenti, sta entrando una nuova prassi quale modalità ordinaria per rispondere ai requisiti essenziali di sicurezza e di efficienza: la valutazione del rischio e delle esigenze del processo e l adozione di tutte quelle soluzioni tecniche che la comunità scientifica (detto anche stato dell arte) indica come idonea nella fattispecie. Ciò nonostante a livello delle caratteristiche tecniche che i manufatti devono avere, le prescrizioni delle norme tecniche costituiscono senza dubbio un autorevole riferimento e spesso una prescrizione di rispetto della regola d arte ma comunque senza il carattere di obbligatorietà. ar-0207.doc 3

4 L obbligatorietà è invece relativa ai requisiti essenziali che coerentemente all evoluzione normativa in atto non possono che essere dichiarazioni di principio quali ad esempio essere correlate alla tipologia e al volume delle attività erogate espressione tipica delle Normativa nazionale spesso ripresa da quelle regionali nell Accreditamento delle strutture sanitarie, oppure essere progettati e fabbricati in modo che la loro utilizzazione non comprometta lo stato clinico e la sicurezza dei pazienti della direttiva europea sui dispositivi medici, tanto per citarne solo due. Questo nuovo scenario cambia l atteggiamento sia del Progettista che del Gestore in quanto queste due categorie professionali non sono più chiamate al rispetto pedissequo di prescrizioni tecniche ma all analisi del processo di cui il manufatto è parte integrante, e a garantire, nei modi che lo stato dell arte prevede, la sicurezza, l efficacia e l efficienza del manufatto. I due protagonisti a cui si fa riferimento sono da una parte il Progettista che deve ideare il manufatto che soddisfa predefinite esigenze funzionali e di sicurezza risolvendo tutti i problemi costruttivi, di manutenzione, di gestione e di futuro smaltimento e dall altra parte il Gestore che deve valutare: il processo che intende svolgere con il manufatto e indicare le condizioni specifiche, i livelli di sicurezza richiesti, gli esiti attesi, ecc. Per rendersi conto delle conseguenze di quanto sopra accennato si consideri, a titolo di esempio, la purezza dell aria in sala operatoria, che dipende sia dall impianto di condizionamento, di responsabilità del Progettista, ma anche e a volte prevalentemente dai comportamenti degli operatori se non addirittura dalla vestizione dei medesimi, che dipendono dal Gestore. Oppure si consideri l annoso dilemma della separazione dei flussi fra materiali sporchi e puliti, in passato risolto senza possibili eccezioni con il corridoio separato dello sporco e del pulito, mentre oggi la normativa sull accreditamento prevede anche una soluzione organizzativa come ad esempio il confezionamento dei materiali. A ulteriore conferma del ruolo attivo, indispensabile, e non delegabile del Gestore nell indicare le specifiche funzionali dei manufatti si consideri la recente norma tecnica sugli impianti elettrici nei locali ad uso medico CEI 64-8 che recita: la classificazione dei locali ad uso medico e l individuazione della zona paziente [a cui corrisponde una specifica tipologia di impianto elettrico n.d.r.] devono essere fatte dal personale medico [non del progettista! n.d.r.] o in accordo con l organizzazione sanitaria. In conclusione vorremmo sottolineare come forse più che parlare di norme cogenti sarebbe opportuno parlare di norme guida. Ma per fare questo è necessario che soprattutto gli enti tutori aumentino la sensibilità nel valutare le cosiddette norme equivalenti. Un esempio per tutti. Se un progettista in scienza e coscienza ritiene che l altezza di alcuni locali degli ospedali possano seguire la normativa degli uffici e cioè per i corridoi 2,40 m e per i locali 2,70 m di altezza, non deve essere censurato dalla ASL, che rifacendosi ad un decreto ormai datato, gli impone per tutti gli ambienti di lavoro 3,00 m di altezza! ar-0207.doc 4

5 Classificazione delle strutture Ritornando all analisi del DPR 14/01/1997 ricordiamo che le strutture sono classificate in relazione alla tipologia delle prestazioni sanitarie erogate e precisamente: a) strutture che erogano prestazioni in regime di ricovero ospedaliero a ciclo e/o diurno per acuti; b) strutture che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, comprese quelle riabilitative, di diagnostica strumentale e di laboratorio; c) strutture che erogano prestazioni in regime residenziale, a ciclo continuativo e/o diurno. All interno di queste strutture operano le seguenti attività: Per le strutture di tipo a): - pronto soccorso ospedaliero; - aree di degenza; - reparti operatori; - punto nascita blocco parto; - rianimazione e terapia intensiva; - medicina nucleare; - attività di radioterapia; - day-hospital; - day-surgery; - gestione farmaci e materiale sanitario; - servizio di sterilizzazione; - servizio di disinfezione; - servizio mortuario. Per le strutture di tipo b): - assistenza specialistica ambulatoriale; - servizi di medicina di laboratorio; - attività di diagnostica per immagini; - presidi ambulatoriali di recupero e rieducazione funzionale; - centri ambulatoriali di riabilitazione; ar-0207.doc 5

6 - centro di salute mentale; - presidi per il trattamento dei tossicodipendenti: centro ambulatoriale Per le strutture di tipo c): - presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali; - presidi di tutela della salute mentale: centro diurno psichiatrico e Day-Hospital psichiatrico; - presidi di tutela della salute mentale: struttura residenziale psichiatrica; - strutture di riabilitazione e strutture educativo-assistenziale per i tossicodipendenti; - residenze sanitarie (R.S.A.). Il D.P.R. 14/01/1997, per quanto riguarda i requisiti strutturali, dà indicazioni circa una serie di dotazioni minime di ambienti per ogni attività con specifiche spesso carenti di quell approfondimento che ci si aspetterebbe da una normativa in tal senso. Si è molto parlato di questa genericità anche alla luce del fatto che per la prima stesura del sopra citato DPR 14/01/1997, che crediamo sia noto a tutti gli operatori, era invece molto più analitica. Si ritiene che si sia voluto, con questa flessibilità, dare la possibilità ai legislatori regionali di addentrarsi maggiormente nello specifico della materia e quindi permettere loro una maggior autonomia, fatti salvi alcuni punti essenziali inderogabili, compresi quelli dettati dalla normativa vigente, per esempio per quanto riguarda gli standard di sicurezza e igiene ambientale. In realtà, salvo casi sporadici, le legislazioni regionali non hanno fatto altro che recepire la legislazione nazionale, non apportando quei contributi che sarebbero stati, nella maggior parte dei casi, necessari. Comparazione fra la legislazione nazionale e quella regionale Nel presente articolo viene fatto un confronto fra le indicazioni tecniche della normativa nazionale e quella regionale riferita all autorizzazione e all accreditamento delle Strutture Sanitarie. Il confronto avviene essenzialmente sui requisiti strutturali ed architettonici delle aree di degenza, blocco operatorio e punto nascite. ar-0207.doc 6

7 Per quanto riguarda il confronto sui requisiti impiantistici si è scelto l impianto di trattamento dell aria dei locali critici, poiché tradizionalmente poco regolamentato nel nostro paese da una normativa specifica. Requisiti minimi strutturali Area di degenza - [Tab.2] La superficie minima indicata dal DPR 14/01/1997 è di 9 mq per posto letto sia per camera singola sia per camera multipla al netto dell area per i servizi igienici. Piemonte e Marche indicano 9 mq per la camera singola, 7 mq per la camera multipla e 9 mq per la camera multipla pediatrica, il Piemonte indica inoltre - valore questo sempre mutuato dalla prima bozza del DPR 14/01/ mq per la camera singola con accompagnatore, la Campania e il Molise indicano 9 mq per camera multipla, 12 mq per camera singola, derogando, in caso di ristrutturazione, per la camera multipla, la Campania a 9 mq per il primo letto e 7 mq per i letti successivi mentre la Calabria stabilisce, in caso di ristrutturazione, la dotazione massima di 6 posti letto per camera La provincia di Trento, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria e la Toscana ripropongono i valori del DPR 14/01/1997. Indicazioni diverse vengono date dalla Lombardia 9 mq per camera singola e 7 9 mq per camera multipla - e dall Emilia Romagna 9 mq per camera multipla e 12 mq per camera singola - ma con superficie dei servizi igienici inclusa (e l indicazione per essi, da parte della Lombardia, di una superficie minima di 2mq). Il decreto dà ulteriori indicazioni, e precisamente: - non più di 4 p.l. per camera; - almeno 1 servizio ogni 4 p.l.; - almeno il 10% delle stanze di degenza deve ospitare un solo letto; - un locale per visita e medicazioni; - un locale, per ogni piano di degenza, per il personale di assistenza diretta; - uno spazio per la caposala; - un locale per i medici; - un locale per il soggiorno; - un locale deposito materiale pulito; ar-0207.doc 7

8 - un locale deposito attrezzature; - un locale per ogni piano degenza per materiale sporco, dotato di vuotatoio e lavapadelle; - una cucina di reparto; - servizi igienici per il personale; - sala attesa visitatori; - un bagno assistito; - l indicazione che per le degenze pediatriche devono essere previsti spazi di soggiorno e svago ad uso esclusivo dei bambini, proporzionati al numero e deve essere previsto lo spazio per la presenza dell accompagnatore; - l indicazione che per le degenze psichiatriche deve essere previsto un locale specifico per colloqui/visite specialistiche e soggiorno in relazione al numero di p.l.; - l indicazione che nei locali di degenza per malattie infettive va attuato l adeguamento previsto dalla legge 135/90 e successive modifiche e integrazioni. Reparto operatorio [Tab.3] Circa la superficie delle sale operatorie il DPR 14/01/1997 indica che i locali e gli spazi devono essere correlati alla tipologia e al volume delle attività erogate. Le linee guida ISPESL indicano una superficie minima di 30 mq per le sale per interventi con media assistenza e un minimo di 36 mq per sale per interventi di alta specialità. La regione Piemonte indica una superficie non minore di 20 mq per sale per piccoli interventi e non minore di 36 mq per sale per interventi ad alta specialità. La Lombardia indica genericamente almeno 30 mq. La regione Toscana e la Calabria indicano una superficie non inferiore a 25 mq per piccoli interventi e un minimo di 30 mq per gli altri interventi, ed inoltre la necessità di n 2 sale operatorie fino a 50 posti letto e di un ulteriore sala per ogni successivi 50 p.l.; la regione Marche indica una superficie non minore di 20 mq per piccoli interventi, non minore di 30 mq per interventi con media assistenza e non minore di 40 mq per interventi di alta specialità. La regione Campania indica una superficie non inferiore a 25 mq per piccoli interventi, non inferiore a 30 per interventi di media assistenza e non inferiore a 36 mq per interventi chirurgici in discipline ad alta specialità. Il Molise indica una superficie minima di 30 mq derogando a 25 mq per specialità chirurgiche che possano ammettere dimensioni minori; in ogni caso prevede n 2 sale operatorie per una dotazione fino a 50 p.l., n 3 sale per strutture da 50 a 100 p.l. chirurgici e n 1 sala per ogni ulteriori 40 p.l. (o frazione di 40) nelle strutture con una dotazione superiore ai 100 p.l. chirurgici. Per strutture esistenti e già autorizzate è ammessa una dotazione diversa purchè non inferiore a 1 sala operatoria ogni 100 p.l.. ar-0207.doc 8

9 Le altre regioni si adeguano al DPR 14/01/1997. C è da dire che mentre appaiono ragionevoli i dati dimensionati, lasciano un po più perplessi i dati sul numero di camere rispetto ai posti letto poiché non si fa nessun accenno alle Day Surgery che modificano fortemente il rapporto sala/posti letto, se è vero che tradizionalmente il 50% degli interventi si fa o si potrebbe fare in Day Surgery. Comunque si può dire che in questo caso le legislazioni regionali forniscono indicazioni più precise rispetto al DPR 14/01/1997. Nella prima stesura del decreto venivano inoltre date indicazioni circa la tipologia dei materiali: venivano raccomandate pareti lisce e raccordate tra loro, rivestimenti per pavimenti e pareti a tutt altezza di tipo lavabile, disinfettabile e impermeabile agli agenti contaminanti; pavimenti e pareti con angoli arrotondati, in particolare veniva raccomandata l antistaticità del pavimento. Raccomandazione questa ripresa da qualche Regione. Tornando al discorso normativo, sarebbe ora di fare chiarezza sul pavimento conduttivo nelle sale operatorie: tutti sappiamo che considerato il non uso ormai da decenni di gas anestetici esplosivi il pavimento conduttivo in camera operatoria non è più indispensabile, tuttavia a tutt oggi alcuni organi di controllo sequestrano sale operatorie che non hanno il pavimento conduttivo. Tornando all esame delle esperienze regionali c è da dire che talvolta il non servirsi degli esperti, pur presenti nel territorio nazionale, porta le Regioni a qualche errore tecnico: come la regione Campania che dopo aver prescritto alcune specifiche da cui si concludeva che erano accreditabili solo le strutture con i pavimenti in gomma escludendo qualsiasi altro materiale, è stata costretta a precisare il significato dell espressione pavimento di tipo monolitico, termine per il quale si deve intendere: pavimento privo di discontinuità, perfettamente lavabile, decontaminabile, non assorbente e a specificare inoltre che questo pavimento, con raccordo arrotondato alle pareti, è richiesto quale requisito minimo in tutti gli ambienti dove si effettuano prestazioni sanitarie Le linee guida ISPESL fornisce inoltre indicazioni sulla larghezza delle porte (min 80 cm), sulla dimensione delle vie di fuga (min 1,20 m di larghezza e h 2 m), sulla larghezza delle vie di circolazione (da valutare secondo le modalità stabilite dai VVF) e sulla larghezza dei corridoi ( 2 m) con la raccomandazione di utilizzo di elementi paracolpi. Il DPR 14/01/1997 dà inoltre le seguenti ulteriori indicazioni: - spazio filtro di entrata degli operandi; - zona filtro personale addetto; - zona preparazione utenti; - zona risveglio utenti; - deposito presidi e strumentario chirurgico; ar-0207.doc 9

10 - deposito materiale sporco. Le regioni recepiscono queste indicazioni, Piemonte, Marche e Campania inseriscono una sala gessi per le unità di ortopedia traumatologica. La regione Campania, sempre nel documento di rettifica chiarisce il significato della frase devono essere garantiti percorsi interni differenziati per sporco e pulito all interno del reparto operatorio, intendendo che..per le strutture esistenti i percorsi interni differenziati per sporco e pulito devono essere garantiti attraverso specifici interventi strutturali, ove possibile, ovvero tramite idonee procedure organizzative alternative. E qui dobbiamo dire che rischiamo veramente di fare un passo indietro di cinquant anni: la prescrizione continua a proporre come soluzione principale la separazione dei percorsi puliti e sporchi differenziati all interno del gruppo operatorio. Ciò non è più seguito in nessuna parte del mondo. Negli ultimi viaggi fatti dal CNETO in Germania, Spagna e Francia si è visto che nessuno di questi paesi adotta la differenziazione fra corridoio pulito e sporco e al contrario quelli più avanzati come la Germania, adotta la differenziazione fra corridoio pulito e corridoio sterile che per le alte specialità ha un valore ben maggiore. Punto nascita blocco parto [Tab.4] I requisiti vengono articolati rispetto gli spazi per degenza e al blocco parto vero e proprio. Per quanto riguarda la degenza, oltre agli spazi specifici individuati per l area di degenza indifferenziata, il DPR 14/01/1997 richiede la dotazione dei seguenti ambienti: - area di assistenza neonatale in continuità con l area di Ostetricia e Ginecologia, privilegiando il rooming-in; - il n di culle rapportato al volume di attività svolta; - n 1 culla per patologia neonatale lieve; - n 1 incubatrice. La regione Piemonte e le Marche danno indicazione di uno spazio per ogni culla non inferiore a 2 mq, ogni locale inoltre deve contenere un numero di culle non superiore a 20. Per la regione Toscana, la Calabria e la Campania devono essere assicurate 8 culle ogni 500 parti e comunque, a prescindere dal volume di attività, devono essere garantite come minimo 8 culle per neonati sani, per la Lombardia devono essere assicurate 15 culle ogni 1000 parti. La regione Piemonte e le Marche richiedono un area dotata di locale per culle mobili. Il Piemonte richiede che l area garantisca la recezione di un numero di culle 25% superiore al numero di posti letto dell Ostetricia; individua inoltre la necessità di un locale per visita neonati, un locale per allattamento e uno per preparazione biberon. ar-0207.doc 10

11 Il DPR 14/01/1997 per quanto riguarda la superficie della sala parto indica che i locali e gli spazi devono essere correlati alla tipologia e al volume delle attività erogate, indicazione ripresa da tutte le regioni tranne le Marche che individua una superficie minima di 20 mq. Anche qui ci sia permessa qualche osservazione a margine: ha senso parlare di parto obbligatoriamente soltanto nella sala parto? Non sarebbe stato opportuno notare come, escludendo i parti a rischio per cui è più opportuna una vera e propria sala operatoria, per i parti fisiologici si va affermando una linea di tendenza di parti in camera che ha quantomeno la stessa dignità del parto in sala parto? Vengono poi individuati dal decreto i seguenti requisiti: - zona filtro per le partorienti; - zona filtro personale addetto; - locale travaglio; - isola neonatale, localizzata all interno della sala parto o comunicante con questa; - una sala operatoria in assenza di blocco operatorio che deve garantire le stesse richieste per il gruppo operatorio; - zona osservazione post-partum; - deposito presidi e strumentario chirurgico; - servizi igienici per le partorienti; - locale lavoro infermieri; - deposito materiale sporco; - spazio attesa per accompagnatore. Requisiti questi recepiti dalle regioni. Normativa antincendio Citeremo adesso alcune problematiche relative alla normativa antincendio ben sapendo che, per fortuna, la bozza di regolamento relativa agli ospedali è lungi da essere approvata. Ma la presenza di autorevoli esponenti della commissione che sta elaborando la normativa ci consente di fare alcune dissertazioni che speriamo siano recepite nella redigenda norma che ha l intento, certamente lodevole, di unificare i comportamenti dei comandi provinciali dei VVF nell esame dei progetti che oggi si muovono con un autonomia spesso preoccupante, cosicché ar-0207.doc 11

12 quello che è approvato a Roma non lo è a Caserta e le norme equivalenti per Milano non lo sono per Bologna. Purtroppo la bozza attuale tiene poco conto dei problemi dell efficienza della struttura ospedaliera e la compatibilità fra le norme antincendio e la normale funzionalità del nosocomio. I principali problemi rilevati in questa bozza riguardano: - la superficie della compartimentazione: considerando che la divisione fra due compartimenti attigui deve essere fatta attraverso filtri a prova di fumo o spazi all aperto, è difficile pensare a un blocco operatorio inferiore a 500 mq (superficie indicata dalla Regola tecnica di prevenzione incendi ) che sarebbe ovviamente limitato nella funzionalità da una sua divisione; - il fatto che ai piani interrati non vi possano essere aree aperte ai visitatori (cosa questa che contrasta con la più basilare norma di buona progettazione ospedaliera che prevede l ubicazione ai piani interrati di una serie di servizi di diagnosi e cura, quali la radiografia e la radioterapia); - l impossibilità di posizionare negli edifici destinati a degenza apparecchiature ad alta energia (si arriverebbe quindi a curare un degente con acceleratore lineare facendolo passare in giardino!); - il fatto che tutte le scale (necessariamente a prova di fumo) a servizio degli edifici destinati alle degenze devono addurre direttamente all esterno: oltre ad una evidente difficoltà distributiva, se sono a prova di fumo sembrerebbe sufficiente che adducano ad un altro compartimento; - la necessità che tutti gli ascensori e montacarichi siano a prova di fumo, cosa che può non essere necessaria se sbarcano all interno di filtri a prova di fumo; - il fatto che tutti i montalettighe debbano addurre direttamente all esterno, cosa chiaramente in contrasto con la normale attività della struttura ospedaliera; - la previsione di un affollamento a posto letto nelle aree di degenza pari a 3 che considerando 1 il degente, 1,5 il personale, vuol dire prevedere visitatori pari 0,5 che specie dove viene praticata la limitazione nell orario delle visite appare poco previdente; - la richiesta per i locali adibiti a deposito di una ventilazione naturale se pur ridotta, impedendo così l utilizzo di quegli spazi ciechi meno adatti ad altre funzioni sanitarie, anche in considerazione del fatto che dovrebbe essere comunque previsto un impianto di rivelazione incendi e, addirittura, se superiore a 300 mq un impianto di spegnimento automatico che dovrebbe quindi contenere il rischio; questa prescrizione sullo spegnimento automatico è molto critica considerando che si tratta di locali presidiati e che notoriamente il funzionamento dell impianto di spegnimento automatico anche ar-0207.doc 12

13 accidentale costituisce un grave danno per le apparecchiature e l impiantistica in genere; - un impianto di spegnimento automatico su tutta l attività per ospedali con oltre 300 p.l., con un ingiustificabile aumento di costi senza significativi benefici in termine di riduzione dei rischi. Sono invece positive altre misure che fino ad oggi non erano obbligatorie, ad esempio: - l obbligatorietà di utilizzare per gli isolamenti dei componenti impiantistici alloggiati in intercapedini solo materiali incombustibili; - l adozione di meccanismi automatici attivati dai rivelatori di fumo per l esclusione dei ventilatori o la chiusura comandata delle serrande tagliafuoco; - l obbligatorietà dell installazione di impianti di diffusione sonora per la comunicazione di massa nel corso di emergenze; - l attesa definizione dell idonea collocazione degli idranti UNI 45, all interno dei filtri a prova di fumo; - l uso esclusivo di lance per idranti del tipo a getto frazionato o nebulizzato, che aumenta i margini di sicurezza per l operatore chiamato ad utilizzare l idrante in caso di incendio. Inoltre è positivo l invito ai singoli comandi provinciali ad effettuare rigorosi controlli periodici, indipendentemente da eventi calamitosi, attuale unica causa della presenza dei VVF in una struttura ospedaliera. Per quando riguarda la normativa antincendio, come pare evidente, il lavoro da fare è ancora molto. Rispondenze rispetto al Dlgs 626/94 In conformità con le odierne aspettative sociali, l ospedale contemporaneo deve presentare requisiti d avanguardia terapeutica e di innovazione tecnologica, ma deve anche rispondere alla domanda complessa di sicurezza, igiene, comfort e qualità ambientale. La ricerca continua della qualità indica, fra i principali requisiti che una struttura ospedaliera deve presentare, quello di essere un luogo sicuro. Sotto tale aspetto va posta l attenzione al fatto che l ospedale contemporaneo si sta rinnovando in quanto unisce alla ormai tradizionale funzione di degenza ordinaria anche il concetto di attività di ricerca e di terapia ad alto livello. Ciò comporta l apporto di nuove ar-0207.doc 13

14 tecnologie diagnostiche e terapeutiche e l impiego di nuovi materiali e di nuove tecniche che richiedano un attenta valutazione del rischio sia all interno della struttura per pazienti, operatori e visitatori, che all esterno a causa dei residui, dei rifiuti, dei fumi e dei gas medicali. In fase metaprogettuale il progetto edilizio ospedaliero va quindi studiato nella sua globalità per quanto concerne gli aspetti sociali, organizzativi, funzionali, strutturali, impiantistici e ambientali e ovviamente economici-finanziari. Molti aspetti ergonomici concorrono a determinare la qualità ambientale di un organismo edilizio ospedaliero che trova negli ordinamenti del D.lgs 629/94 [2] le linee guida per il miglioramento della sicurezza e la salvaguardia della salute dei lavoratori nel proprio luogo di lavoro. Con l entrata in vigore del decreto è avvenuta una radicale reinterpretazione dei concetti di prevenzione e sicurezza anche nell ambito ospedaliero. Tali concetti si imperniano, da una parte, sull identificazione precisa della figura del datore di lavoro come responsabile primo e promotore della prevenzione e, dall altra, sulla fattiva e indispensabile collaborazione dei lavoratori nel rendere concreta l opera preventiva. Tale impostazione stravolge la precedente, rivolta esclusivamente al rispetto formale delle prescrizioni di sicurezza di tipo tecnico-impiantistica. Un altro importante contributo innovativo del D.lgs 626/94 risiede nel considerare aspetti di natura ergonomica per le attività di progettazione e controllo degli ambienti destinati al lavoro, questo perché l ergonomia ha messo in evidenza come lo stress sia un indicatore di disagio dell uomo nel sistema in cui opera, dovuto alla pressione eccessiva di uno o più fattori nocivi alla sua condizione psicofisica. Disposizioni del D.lgs 626/94 inerenti la sicurezza sono state anche recepite dalla linea guida ISPESL [3] relative ai reparti operatori. Fondamentalmente le indicazioni principali ed in ogni caso comuni a tutte le attività e non solo al blocco operatorio, si possono così riassumere: - le vie di circolazione e di emergenza, insieme alle relative uscite, devono risultare sgombre da qualsiasi ostacolo od impedimento; - i luoghi di lavoro, gli impianti ed i dispositivi devono essere sottoposti a manutenzione programmata in modo da ridurre i difetti più o meno nascosti che possono interessare la sicurezza e la salute; - i luoghi di lavoro, gli impianti ed i dispositivi devono essere sottoposti a pulizia secondo un programma prefissato; - gli impianti ed i dispositivi che interessano la sicurezza devono essere controllati e sottoposti a manutenzione periodica. ar-0207.doc 14

15 Per quanto riguarda la sicurezza antincendio la normativa prevede per il blocco operatorio quanto segue: - che la struttura in cui è ubicato il blocco operatorio sia in possesso del Certificato di Prevenzione Incendi (C.P.I.) oppure del Nulla Osta Provvisorio (N.O.P.); - poiché il reparto operatorio è un luogo di lavoro vi è l obbligo della valutazione del rischio d incendio e la nomina dei lavoratori incaricati dell attuazione delle misure d emergenza, e sono presenti i seguenti punti: 1) Riduzione della probabilità d insorgenza di un incendio ponendo particolare attenzione ai seguenti aspetti: - deposito ed utilizzo di materiali infiammabili e facilmente combustibili; - utilizzo di fonti di calore; - impianti ed apparecchi elettrici; - presenza di fumatori; - lavori di manutenzione e di ristrutturazione; - rifiuti e scarti combustibili 2) Garanzia dell efficienza dei sistemi di protezione antincendio sottoponendo a sorveglianza, manutenzione programmata e controllo periodico dell efficacia; - le vie d uscita e le relative porte; - le attrezzature per l estinzione degli incendi; - i sistemi di rilevazione ed allarme antincendio 3) Informazione e formazione adeguata dei lavoratori sui rischi d incendio curando in particolare: - l informazione antincendio; - la formazione antincendio; - le esercitazioni antincendio; - le istruzioni scritte su misure antincendio 4) Predisposizione del piano di emergenza Deve essere redatto un piano di evacuazione e di intervento che tenga conto dei rischi d incendio in funzione dei rischi specifici presenti nel reparto operatorio. 5) Designazione degli addetti al servizio antincendio ed alle emergenze Il datore di lavoro nomina gli addetti all interno della propria azienda tenendo conto delle caratteristiche psico-fisiche e delle capacità dei dipendenti stessi ar-0207.doc 15

16 6) Formazione specifica per gli incaricati della gestione della prevenzione incendi E necessario che tale personale sia istruito attraverso il corso specifico previsto dalla norma e consegua l attestato di idoneità rilasciato dal Comando dei Vigili del Fuoco. Requisiti minimi impiantistici Il DPR 14/1/1997 prescrive per ciascuna struttura determinati requisiti impiantistici senza fare distinzione fra i vari locali in cui la struttura è articolata. Si ritiene ragionevole interpretare che le prescrizioni impiantistiche si riferiscano, come la buona tecnica suggerisce, non indistintamente a tutti i locali della struttura ma ai soli locali con presenza del paziente o di particolari attività che giustifichino la prescrizione tecnica. Un esempio per tutti per chiarire il concetto. Il Servizio Mortuario è articolato in vari locali ma solo in alcuni di essi vi può essere la presenza del cadavere del paziente. La prescrizione tecnica di prevedere la temperatura ambientale a 18 C, giustificata dalla necessità di ridurre i meccanismi biochimici di degrado del materiale biologico, è ragionevole solo per i locali con possibile presenza del cadavere ma non certo negli altri locali quali magazzini, spogliatoi, studi, attese, ecc., che costituiscono parte integrante del servizio. Ricambi dell aria e ricircolo [Tab.5] Per ricambi dell aria in un locale (misurati in volumi del medesimo locale all ora) si intende il volume di aria immessa nel locale in un ora. Questa aria può essere o tutta aria esterna ovvero interamente presa dall esterno dell edificio o con ricircolo ovvero mescolando una quota di aria esterna con un altra parte di aria presa dagli stessi locali dopo opportuno ritrattamento. La questione è una delle più problematiche in Italia perché soprattutto nelle sale operatorie (dove è richiesto per motivi termici e di flusso d aria almeno vol/ora), una precedente normativa [4] prescriveva esplicitamente tutta aria esterna sebbene altre autorevoli normative straniere consentivano il ricircolo sotto precise condizioni. Sull argomento la tabella 5 riporta il confronto fra la normativa nazionale e le normative regionali sull accreditamento. ar-0207.doc 16

17 Come si può notare le indicazioni per alcuni parametri sono sostanzialmente condivise fra le Regioni (esempio i ricambi di aria esterna) mentre su altri parametri (esempio il ricircolo) le prescrizioni sono molto diverse. La proposta C.N.E.T.O. potrebbe essere così sintetizzabile : Ricambi con aria esterna. Sono condivisibili i valori di 15 vol/ora per le sale operatorie e di 6 vol/ora per il punto nascita e la rianimazione, perché questi flussi garantiscano la idonea diluizione dei gas inquinanti ( non eliminabili con ordinari filtri anche se ad alta efficienza). Sembra tuttavia eccessivo che il servizio mortuario debba essere trattato con 15 vol/ora di aria esterna; si ritiene più ragionevole prevedere la ventilazione dei soli locali con presenza del cadavere magari con 6 vol/ora condividendo tutta l aria esterna per eliminare gli odori notoriamente non trattenuti dai filtri ordinari. Anche per quanto riguarda il servizio di sterilizzazione sembra eccessivo che tutto il servizio di sterilizzazione venga condizionato con 15 vol/ora di aria esterna; si ritiene più ragionevole prevedere un ricambio con aria esterna tipico di un normale locale di lavoro, imponendo giustamente un limite nella massima temperatura ambientale (definendo però come e dove misurarla) e lasciare al Progettista impiantistico di scegliere i ricambi in funzione dei carichi termici e delle soluzioni impiantistiche adottate per dissipare il calore direttamente dalle autoclavi. Ricircolo. Prevedere il ricircolo è di fatto l unica strada percorribile per ottenere i ricambi necessari per garantire i flussi unidirezionali previsti nelle sale operatorie pulite (tab.7) e per garantire una elevata purezza dell aria da parte del particolato fine. Infatti è noto che nella sala operatoria la presenza di operatori immettano un gran numero di particelle (fino a un milione al minuto per individuo [5] se non adeguatamente vestito) per cui solo il filtraggio con filtri ad alta efficienza di un grande flusso d aria può trattenere detto particolato. In funzione del grado di purezza dell aria richiesta della sala, si devono disporre ricambi d aria sempre maggiori e non è raro raggiungere valori di 40 vol/ora e oltre. L elevato numero di ricambi consente anche, a parità di calore ambientale da dissipare dalla sala, di ridurre la variazione di temperatura fra ambiente e aria immessa evitando così le fastidiose e pericolose lame di aria fredda che investono gli operatori. E evidente che detti livelli di ricircolo non sono praticamente ottenibili con tutta aria esterna per cui, coerentemente con buona parte della normativa straniera, si ritiene ragionevole consentire il ricircolo dell aria, purché dallo stesso locale. Purezza dell aria E notoriamente il parametro fisico più importante per classificare l asetticità della sala operatoria sia perché i microrganismi sono sempre associati al particolato dell aria, sia perché ar-0207.doc 17

18 la purezza dell aria prevista per la sala operatoria è molto maggiore della purezza dell aria negli altri locali del blocco operatorio e dell ospedale, come è schematizzato in tab.6. Per quanto riguarda questo aspetto il DPR 14/01/1997 richiede semplicisticamente determinati valori di efficienza di filtrazione dell aria oltre che di temperatura e di umidità. A seguito del DPR 14/01/1997 le Regioni, nella loro autonomia, si sono attivate per meglio precisare queste indicazioni generali. Ad esempio la Regione Lombardia con la DGR 6/47077 [6] ha recepito le indicazioni del DPR 14/01/1997 ma ha fissato altri parametri quali la classificazione del locale ai fini del particolato, utilizzando la codifica secondo gli standard USA (Federal Standard 209/E) e l eventuale analisi della carica microbica dell aria. Nel 2000 è stata divulgata la linea guida ISPESL [3], con la quale si colma il vuoto normativo, per il nostro Paese, per quanto riguarda il trattamento dell aria, fissando più precisi e puntuali caratteristiche tecniche e indicando i parametri da tenere sotto controllo; puntualizzando cioè le prescrizioni del DPR 14/01/1997. Le indicazioni riportate della linea guida ISPESL ricalcano sostanzialmente lo stato dell arte condivise dalla comunità scientifica e ampiamente descritta dalla normativa tecnica del settore fra cui segnaliamo: - ISO (1999) [7]: relativa alla classificazione degli ambienti e contaminazione controllati - ISO (2000) [8]: relativa ai controlli e al monitoraggio dell aria - ISO Working Draf [9]: relativa ai metodi di misura - Farmacopea [10] Good Manufacturing Practice: relativa ai processi con materiali sterili Le indicazioni della guida ISPESL, che si riferiscono alle sale operatorie, costituiscono tuttavia un autorevole riferimento anche per tutti gli altri locali ad alto rischio di infezione come le rianimazioni e le camere di degenza dei pazienti immuno depressi dei centri trapianti, tanto per citarne solo alcuni. Un altra lacuna nella normativa del nostro paese relativa alla purezza dell aria della sala operatoria, era quella di considerare sullo stesso piano di rischio microbiologico tutti gli interventi chirurgici senza evidenziare quelli notoriamente più rischiosi. Questa generalizzazione ha portato di fatto a orientare gli impianti e i comportamenti (come vedremo in seguito) sugli standard meno impegnativi in quanto sarebbe stato del tutto incompatibile con la funzionalità, adottare gli standard di alte prestazioni anche per i numerosissimi interventi per i quali detti standard sarebbero stati sprecati. In generale la purezza dell aria viene classificata a livello normativo con delle sigle il cui significato tecnico è abbastanza equivalente sia nella normativa USA (Federal Standard) sia in quella internazionale (ISO). ar-0207.doc 18

19 La linea guida ISPESL classifica gli interventi chirurgici in due famiglie (chirurgia puliti e chirurgia generale) indicando per ciascuna di esse la classe di purezza dell aria, che è qui riportata in tab.7. Le prescrizioni in merito alla purezza dell aria della normativa nazionale e regionale sull accreditamento sono riportate nella tabella 8 dalla quale emerge una certa disomogeneità di prescrizioni. La proposta C.N.E.T.O. si articola come segue: Contaminazione dell aria E condivisibile suddividere le sale operatorie in funzione del reale rischio biologico presente nell attività chirurgica come effettuato dalle linee guida ISPELS e qui riportato in tab.7. Si ritiene inoltre opportuno utilizzare la classificazione delle norme internazionali con tutti i relativi rimandi tecnici. Efficienza dei filtri In considerazione dei costi di acquisto e soprattutto dei vantaggi derivanti in fase di manutenzione di un solo filtro dell aria ad alta efficienza si propone di uniformare l efficienza dei filtri di tutti i locali critici sul 99,97% anche se le esigenze del punto nascita e della rianimazione sono oggettivamente minori rispetto a quelle della sala operatoria. Sovrapressione Scopo della sovrapressione di un locale rispetto a quelli adiacenti è quello di garantire la direzione dell aria essenzialmente nel caso di apertura delle porte. L effetto che si vuole ottenere è un flusso garantito di aria dai locali più puliti verso i locali meno puliti. Questa affermazione facilmente condivisibile in astratto è spesso considerata ininfluente sul piano pratico, mentre secondo misure sperimentali del particolato recentemente pubblicate [11] si riscontra una grande influenza addirittura da come si apre o si chiude la porta come riportato in tab.9. Il valore molto alto di contaminazione dell aria della sala operatoria in caso di chiusura repentina della porta è spiegato dal risucchio di aria esterna che è fortemente contaminata rispetto all aria della sala operatoria come già mostrato in tab.6. Nonostante l importanza del parametro della sovrapressione per garantire la purezza dell aria della sala operatoria, la normativa nazionale e regionale, riportata in tab.10, è molto scarna. La proposta C.N.E.T.O. è quella di attirare l attenzione sia dei Progettisti che dei Gestori di sale operatorie su questo argomento, confermare il dato ISPESL magari aumentandolo pur di garantire il valore indicato. ar-0207.doc 19

20 Vestizione La Farmacopea [10] introduce una assoluta novità nello scenario normativo nazionale in tema di purezza dell aria, richiamando l attenzione sul fatto che l operatore umano è un grande generatore di particelle inquinanti [5] e che con una opportuna vestizione si può ridurre la loro emissione nell ambiente. La Farmacopea classifica le seguenti tipologie di vestizione e le collega alla classe di purezza dell aria dei vari locali Classe A/B: Cuffia a totale copertura di capelli, barba e baffi con lembi da infilare nel collo della tuta; mascherina protettiva per evitare la dispersione di particelle umide. Adeguati guanti sterilizzati in gomma o plastica, senza talco e calzature sterilizzate o disinfettate. L orlo dei pantaloni deve essere infilato nelle calzature e le maniche della tuta nei guanti. La tuta protettiva non deve cedere fibre o particelle di materiale (tipicamente del tipo tessuto non tessuto ) e deve trattenere le particelle cedute dal corpo. Questa vestizione è prevista per gli interventi di chirurgia pulita di cui alla tabella 7. Una vestizione assimilabile alla classe A/B è riportata in tab.11. Classe C: Copertura per capelli, barba e baffi. Tuta pantalone ad uno o due pezzi con chiusura ai polsi e collo alto, che non cedano fibre o particelle di materiale. Adeguate scarpe e sottoscarpe. Questa vestizione è prevista per gli interventi di chirurgia generale di cui alla tabella 7. Una vestizione assimilabile alla classe C è riportata in tab.11. Classe D: Copertura per capelli e barba. Camice protettivo. Adeguate scarpe e sovrascarpe. Una vestizione assimilabile alla classe D è riportata in tab.11 ed è tipica delle attività accessorie di sala operatoria. Per rendersi conto dell influenza della vestizione sulla purezza dell aria si consideru la tab.11 dalla quale emerge che la qualità dell aria di una generica sala operatoria dipende sensibilmente non solo dal tipo di vestizione degli operatori ma anche dal loro numero. Si ritiene che nel nostro Paese siano generalmente rispettati gli standards per la chirurgia generale mentre occorre maggior attenzione per la chirurgia pulita oltre ovviamente rispettare l ovvia prescrizione che prevede il cambio d abito ogni volta che si entra nel (e si esce dal) blocco operatorio. Verifiche periodiche Una caratteristica diffusa con particolare rilievo in molta normativa tecnica degli ultimi anni è il richiamo all importanza della manutenzione correttiva e della pianificazione della manutenzione preventiva quale miglior strumento oggi conosciuto per garantire nel tempo le primitive caratteristiche di qualità e di sicurezza di qualsiasi processo tecnologico. ar-0207.doc 20

La nuova regola tecnica di prevenzione incendi per le strutture sanitarie

La nuova regola tecnica di prevenzione incendi per le strutture sanitarie CORPO NAZIONALE DEI VIGILI DEL FUOCO Comando Provinciale di Lecco La nuova regola tecnica di prevenzione incendi per le strutture sanitarie Lecco, 16 Settembre 2015 La rete ospedaliera, nuovi modelli organizzativi

Dettagli

* * * * * Pratica VV.F. 4996

* * * * * Pratica VV.F. 4996 Azienda Ospedaliera Policlinico di Modena ******** ADEGUAMENTO ANTINCENDIO AL PROGETTO GUIDA DEGLI ATRI E DEI VANI SCALA DEL POLICLINICO DI MODENA RELAZIONE TECNICA * * * * * Pratica VV.F. 4996 L AMMINISTRAZIONE

Dettagli

Formazione di base e aggiornamento per gli addetti al salvataggio, lotta antincendio, gestione dell emergenza. emergenza.

Formazione di base e aggiornamento per gli addetti al salvataggio, lotta antincendio, gestione dell emergenza. emergenza. Modena - 11 ottobre 2012 Formazione di base e aggiornamento per gli addetti al salvataggio, lotta antincendio, gestione dell emergenza. emergenza. Il punto sugli obblighi e le scadenze Dott.Ing. Michele

Dettagli

L OSPEDALE IN EVOLUZIONE CONTINUA

L OSPEDALE IN EVOLUZIONE CONTINUA L OSPEDALE IN EVOLUZIONE CONTINUA le metodologie di elaborazione degli strumenti di espressione della domanda e di verifica del progetto Firenze 15 gennaio 2014 Requisiti a supporto di una corretta progettazione

Dettagli

Le guide degli alberghi. La prevenzione incendi Il registro dei controlli

Le guide degli alberghi. La prevenzione incendi Il registro dei controlli Le guide degli alberghi La prevenzione incendi Il registro dei controlli INTRODUZIONE L art. 5 del D.P.R. n. 37/98, disciplinando i principali adempimenti gestionali finalizzati a garantire il corretto

Dettagli

REGIONE VENETO / Segreteria regionale Sanità e Sociale- ARSS Agenzia Regionale Sanitaria e Sociosanitaria

REGIONE VENETO / Segreteria regionale Sanità e Sociale- ARSS Agenzia Regionale Sanitaria e Sociosanitaria Lista di verifica REQUITI MINIMI SPECIFICI E DI QUALITA' PER L'AUTORIZZAZIONE 1 BLOCCO OPERATORIO - REQUITI STRUTTURALI RPER01.AU.1.1 Le sale operatorie sono di dimensione adeguata alla tipologia e al

Dettagli

LA SICUREZZA ANTINCENDIO LA SICUREZZA ANTINCENDIO NEGLI OSPEDALI

LA SICUREZZA ANTINCENDIO LA SICUREZZA ANTINCENDIO NEGLI OSPEDALI LA SICUREZZA ANTINCENDIO LA SICUREZZA ANTINCENDIO NEGLI OSPEDALI dott. ing. Emilio Milano pagina 1 COS E LA PREVENZIONE INCENDI Decreto Legislativo 8 marzo 2006, n. 139 - Capo III - Art. 13 (S.O.G.U. Serie

Dettagli

PREVENZIONE INCENDI norme e procedure

PREVENZIONE INCENDI norme e procedure PREVENZIONE INCENDI norme e procedure dott. ing. Gioacchino Giomi COMANDANTE VIGILI DEL FUOCO ROMA 1 abitazione 2 fabbrica 3 albergo 4 albergo 5 CHE COSA E LA PREVENZIONE INCENDI è una funzione di preminente

Dettagli

REGIONE VENETO / Segreteria regionale Sanità e Sociale- ARSS Agenzia Regionale Sanitaria e Sociosanitaria

REGIONE VENETO / Segreteria regionale Sanità e Sociale- ARSS Agenzia Regionale Sanitaria e Sociosanitaria Lista di verifica REQUITI MINIMI SPECIFICI E DI QUALITA' PER L'AUTORIZZAZIONE 1 PUNTO NASCITA/BLOCCO PARTO - REQUITI STRUTTURALI BPAR01.AU.1.1 L'AREA NEONATALE, oltre agli spazi specifici già individuati

Dettagli

Relatore: Ing.Luigi Abate. Milano 26-03-2015

Relatore: Ing.Luigi Abate. Milano 26-03-2015 Le soluzioni di mitigazione del rischio incendio per le strutture sanitarie alla luce del nuovo disposto normativo Relatore: Ing.Luigi Abate Milano 26-03-2015 L ospedale è forse l unico edificio abitativo

Dettagli

REQUISITI MINIMI SPECIFICI SALA AUTOPTICA

REQUISITI MINIMI SPECIFICI SALA AUTOPTICA Allegato n. 6 alla Delib.G.R. n. 47/15 del 29.9.2015 REQUISITI MINIMI SPECIFICI SALA AUTOPTICA Scheda È la struttura dove si esegue il riscontro autoptico, ovvero una serie di procedure volte alla identificazione

Dettagli

R.S.P.P. Misure contro l incendio

R.S.P.P. Misure contro l incendio R.S.P.P. Misure contro l incendio D. Lgs. 9 aprile 2008, n 81 D. Lgs. 81/08 - Allegato IV Misure contro l incendio Negli studi, seppure non esistano pericoli specifici di incendio: E vietato fumare Devono

Dettagli

Relatore: Ing. Luigi Abate

Relatore: Ing. Luigi Abate Le soluzioni di mitigazione del rischio incendio per le strutture sanitarie alla luce del nuovo disposto normativo Evoluzione Normativa: dal DM 18.09.2002 al DM 19.03.2015 «UTILITA SOCIALE DEL NUOVO DECRETO

Dettagli

- per l individuazione delle misure di sicurezza compensative, in caso di deroghe.

- per l individuazione delle misure di sicurezza compensative, in caso di deroghe. CLAUDIO MASTROGIUSEPPE Il gruppo di lavoro, creato un anno fa, si è proposto di tracciare delle Linee guida per l attuazione del Sistema di Gestione della Sicurezza Antincendio (SGSA), previsto dall approccio

Dettagli

BREVI CENNI SULLE NOVITA INTRODOTTE NEL DM 19 MARZO 2015 STRUTTURA D.M. 19 MARZO 2015

BREVI CENNI SULLE NOVITA INTRODOTTE NEL DM 19 MARZO 2015 STRUTTURA D.M. 19 MARZO 2015 BREVI CENNI SULLE NOVITA INTRODOTTE NEL DM 19 MARZO 2015 Sulla GU 2573/2015, n. 70 è stato pubblicato il D.M. 19 marzo 2015 recante "Aggiornamento della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione,

Dettagli

GLI OBBLIGHI TECNICO-AMMINISTRATIVI PER LE ATTIVITÀ SOGGETTE AI CONTROLLI DEL C.N.VV.F.

GLI OBBLIGHI TECNICO-AMMINISTRATIVI PER LE ATTIVITÀ SOGGETTE AI CONTROLLI DEL C.N.VV.F. Sommario SOMMARIO Prefazione... IX Nota sugli autori... XI Capitolo 1 GLI OBBLIGHI TECNICO-AMMINISTRATIVI PER LE ATTIVITÀ SOGGETTE AI CONTROLLI DEL C.N.VV.F. 1.1 Norme fondamentali di prevenzione incendi...

Dettagli

La sicurezza su lavoro: prevenzione e protezione. Le misure generali di tutela, la formazione e la sorveglianza sanitaria

La sicurezza su lavoro: prevenzione e protezione. Le misure generali di tutela, la formazione e la sorveglianza sanitaria La sicurezza su lavoro: prevenzione e protezione Le misure generali di tutela, la formazione e la sorveglianza sanitaria 0 Presentazione La valutazione dei rischi è il presupposto necessario per l adozione

Dettagli

STUDIO PROFESSIONALE MEDICO

STUDIO PROFESSIONALE MEDICO Gli Studi Professionali Medici (SPM) sono strutture nelle quali è esercitata un attività sanitaria in cui il profilo professionale prevale su quello organizzativo. Tale profilo è riscontrabile non solo

Dettagli

La nuova regola tecnica di prevenzione incendi per le strutture sanitarie

La nuova regola tecnica di prevenzione incendi per le strutture sanitarie CORPO NAZIONALE DEI VIGILI DEL FUOCO Comando Provinciale di Lecco La nuova regola tecnica di prevenzione incendi per le strutture sanitarie Le gestione della sicurezza antincendio nelle fasi di adeguamento

Dettagli

SISTEMI DI VALUTAZIONE DELLA QUALITA IN APSP Requisiti minimi di autorizzazione e ulteriori di accreditamento

SISTEMI DI VALUTAZIONE DELLA QUALITA IN APSP Requisiti minimi di autorizzazione e ulteriori di accreditamento SISTEMI DI VALUTAZIONE DELLA QUALITA IN APSP Requisiti minimi di autorizzazione e ulteriori di accreditamento Corso di formazione per coordinatori sanitari R.S.A. Trento, 30 marzo 2010 dott. Antonino Biondo

Dettagli

1.0.0. PREMESSA 2.0.0. EDIFICI

1.0.0. PREMESSA 2.0.0. EDIFICI 1.0.0. PREMESSA L Azienda Ospedaliera Ospedale di Lecco intende procedere, presso il Presidio Ospedale S. Leopoldo Mandic di Merate, alla ristrutturazione di tre reparti (Pneumologia; Centro assistenza

Dettagli

Autorizzazione all esercizio di attività sanitarie in Emilia Romagna

Autorizzazione all esercizio di attività sanitarie in Emilia Romagna Autorizzazione all esercizio di attività sanitarie in Emilia Romagna Normativa di riferimento Art. 43 della legge n. 833 del 23.12.78 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale; D. Lgs 502/92 e successive

Dettagli

Ospedaliero e sale operatorie

Ospedaliero e sale operatorie Settore Ospedaliero e sale operatorie CONTROLL0 TECNOLOGICO DELLA CONTAMINAZIONE OSPEDALIERO E SALE OPERATORIE Valutazione dei rischi Gli ospedali fanno sempre più notizia. La stampa se ne occupa quotidianamente,

Dettagli

ALLEGATOA alla Dgr n. 2108 del 10 novembre 2014 pag. 1/6

ALLEGATOA alla Dgr n. 2108 del 10 novembre 2014 pag. 1/6 giunta regionale 9^ legislatura ALLEGATOA alla Dgr n. 2108 del 10 novembre 2014 pag. 1/6 OGGETTO: Trasformazione di spazi sanitari e socio-sanitari già autorizzati all esercizio in Ospedali di Comunità

Dettagli

Introduzione al Convegno Dott. Ing. Roberto Barzi Direttore Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica

Introduzione al Convegno Dott. Ing. Roberto Barzi Direttore Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica Introduzione al Convegno Dott. Ing. Roberto Barzi Direttore Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica Quando nel 2004, come CNVVF siamo stati chiamati a partecipare alla stesura del Testo Unitario

Dettagli

SCHEDA n. 5. Le figure costitutive della sicurezza. 1. Le figure costitutive del D. Lgs. 626/ 94. Contenuti e finalità del D. Lgs. 19-9-94, n.

SCHEDA n. 5. Le figure costitutive della sicurezza. 1. Le figure costitutive del D. Lgs. 626/ 94. Contenuti e finalità del D. Lgs. 19-9-94, n. SCHEDA n. 5 Le figure costitutive della sicurezza 1. Le figure costitutive del D. Lgs. 626/ 94 Contenuti e finalità del D. Lgs. 19-9-94, n. 626/94 Il D. Lgs. del 19-9-94 n. 626 recepisce direttive comunitarie

Dettagli

CONTROLLO DELLA CONTAMINAZIONE? NELLE STRUTTURE SANITARIE PERCHÉ CONTROLLARE LA L

CONTROLLO DELLA CONTAMINAZIONE? NELLE STRUTTURE SANITARIE PERCHÉ CONTROLLARE LA L CONTROLLO DELLA CONTAMINAZIONE NELLE STRUTTURE SANITARIE PERCHÉ CONTROLLARE LA L CONTAMINAZIONE? Il controllo della contaminazione finalizzato alla prevenzione delle infezioni nosocomiali è un argomento

Dettagli

LAVORI IN CORSO! Emergency Solution garantisce continuità di servizio nei reparti ospedalieri critici

LAVORI IN CORSO! Emergency Solution garantisce continuità di servizio nei reparti ospedalieri critici Moduli sanitari mobili per uso temporaneo Le Unità Mobili Attrezzate proposte da Emergency Solution consentono di proseguire le attività in strutture sanitarie soggette a interventi di ristrutturazione

Dettagli

Lista di controllo n. 1.1 STUDIO ODONTOIATRICO

Lista di controllo n. 1.1 STUDIO ODONTOIATRICO Lista di controllo n. 1.1 STUDIO ODONTOIATRICO IL/LA SOTTOSCRITTO/A nato/a a prov. di il titolare/legale rappresentante della Società/Ente/Azienda ai sensi dell art. 5 c. 3 lett. e) del D.P.G.P. 27 novembre

Dettagli

Giunta Regionale della Campania. Bollettino Ufficiale della Regione Campania n. 22 del 15 maggio 2006

Giunta Regionale della Campania. Bollettino Ufficiale della Regione Campania n. 22 del 15 maggio 2006 Bollettino Ufficiale della Regione Campania n. 22 del 15 maggio 2006 REGIONE CAMPANIA - Giunta Regionale - Seduta del 19 aprile 2006 - Deliberazione N. 459 - Area Generale di Coordinamento N. 20 - Assistenza

Dettagli

PIANO DIRETTORE PRESIDIO OSPEDALIERO VAL TIDONE

PIANO DIRETTORE PRESIDIO OSPEDALIERO VAL TIDONE PIANO DIRETTORE PRESIDIO OSPEDALIERO VAL TIDONE L ospedale è costituito da quattro ali parallele collegate tra di loro da un corridoio centrale di raccordo e da una piccola palazzina, unita dal corridoio

Dettagli

CHECK LIST - CHIRURGIA OCULISTICA

CHECK LIST - CHIRURGIA OCULISTICA ENTE DI CERTIFICAZIONE DI QUALITA S.O.I. S.r.l. con socio unico V.I. del c/o 1-REQUISITI STRUTTURALI 1.1-Generali 1.1.1 E' garantita una facile accessibilità dall'esterno sia per quanto concerne l'ingresso

Dettagli

uniformità di indirizzi e di livelli di sicurezza semplicità in fase di progettazione e di controllo

uniformità di indirizzi e di livelli di sicurezza semplicità in fase di progettazione e di controllo L approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio e le procedure di deroga Ing. Gianfranco Tripi 06/09/2013 1 APPROCCIO PRESCRITTIVO VANTAGGI: uniformità di indirizzi e di livelli di sicurezza semplicità

Dettagli

CORSO DI FORMAZIONE PER ADDETTI SQUADRA ANTINCENDIO

CORSO DI FORMAZIONE PER ADDETTI SQUADRA ANTINCENDIO CORSO DI FORMAZIONE PER ADDETTI SQUADRA ANTINCENDIO A CURA DI Ing. SEBASTIANO MARTIGNANO Via G.Boccaccio, n. 4 73100 LECCE Via Cerreto di Spoleto, n. 29 00181 Roma Tel.: +39 (832) 498023 Fax: +39 (832)

Dettagli

RISCHIO INCENDIO E SITUAZIONE IN CAMPANIA Guido PARISI Direttore regionale VV.F. CAMPANIA

RISCHIO INCENDIO E SITUAZIONE IN CAMPANIA Guido PARISI Direttore regionale VV.F. CAMPANIA RISCHIO INCENDIO E SITUAZIONE IN CAMPANIA Guido PARISI Direttore regionale VV.F. CAMPANIA 935 interventi di soccorso in 5 anni nelle strutture sanitarie della Campania sa 17% na 47% av 15% bn 7% ce 14%

Dettagli

PIANO PER LA GESTIONE DELLE EMERGENZE. Residenza Universitaria Varlungo FIRENZE

PIANO PER LA GESTIONE DELLE EMERGENZE. Residenza Universitaria Varlungo FIRENZE Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana PIANO PER LA GESTIONE DELLE EMERGENZE Residenza Universitaria Varlungo FIRENZE 1 STRUTTURA SEDE Residenza Universitaria Varlungo

Dettagli

FASCICOLO n 1 REQUISITI MINIMI STRUTTURALI E TECNOLOGICI GENERALI VERIFICA ASL AI SENSI DEL D.P.R. 14/01/97 E DELLA D.G.R. N.7/5724 DEL 27/07/01

FASCICOLO n 1 REQUISITI MINIMI STRUTTURALI E TECNOLOGICI GENERALI VERIFICA ASL AI SENSI DEL D.P.R. 14/01/97 E DELLA D.G.R. N.7/5724 DEL 27/07/01 FASCICOLO n 1 REQUISITI MINIMI STRUTTURALI E TECNOLOGICI GENERALI VERIFICA ASL AI SENSI DEL D.P.R. 14/01/97 E DELLA D.G.R. N.7/5724 DEL 27/07/01 STRUTTURE DI RICOVERO E CURA, ODONTOIATRICHE MONOSPECIALISTICHE,

Dettagli

Il Decreto Interministeriale 19 marzo 2015

Il Decreto Interministeriale 19 marzo 2015 Il Decreto Interministeriale 19 marzo 2015 LE PROCEDURE AUTORIZZATIVE NEL REGIME TRANSITORIO Ing. Rosario Caccavo Direttore vice dirigente Comando Provinciale Vigili del fuoco Viterbo rosario.caccavo@vigilfuoco.it

Dettagli

Impianti e sistemi di sicurezza: sono adatti alle esigenze delle persone con disabilità?

Impianti e sistemi di sicurezza: sono adatti alle esigenze delle persone con disabilità? DIREZIONE CENTRALE PER LA PREVENZIONE E LA SICUREZZA TECNICA DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE Impianti e sistemi di sicurezza: sono adatti alle esigenze delle

Dettagli

Allegato a paragrafo 3

Allegato a paragrafo 3 COMMISSIONE REGIONALE PER LA SICUREZZA DEL PAZIENTE NELL AMBITO DELLE STRUTTURE OPERATORIE (D.A. n. 6289 del 23 Settembre 2005) Allegato a paragrafo 3 I sopralluoghi presso le strutture sanitarie 3.2 Gli

Dettagli

IMPRESA SICURA s.r.l.

IMPRESA SICURA s.r.l. REGISTRO DEI CONTROLLI E DELLA MANUTENZIONE ANTINCENDIO ai sensi del D.P.R. 151/2011 IMPRESA SICURA s.r.l. Via N. Bixio n. 6 47042 - Cesenatico (FC) Tel. 0547.675661 - Fax. 0547.678877 e-mail: info@impresasicurasrl.it

Dettagli

Corso di formazione per la Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08 e s.m.i.

Corso di formazione per la Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08 e s.m.i. Ente di formazione accreditato dalla Regione Siciliana Corso di formazione per la Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08 e s.m.i. Page1 Sommario 1. IL QUADRO NORMATIVO IN MATERIA

Dettagli

Esposizione ad agenti biologici

Esposizione ad agenti biologici Esposizione ad agenti biologici Il Titolo X corrisponde al Titolo VIII del D.Lgs. 626/94 di attuazione della direttiva 90/679/CEE, relativa alla protezione di lavoratori contro i rischi derivanti dall

Dettagli

SALE OPERATORIE. Roberto Bruschi

SALE OPERATORIE. Roberto Bruschi SALE OPERATORIE Roberto Bruschi UNI EN 13795-1 GIUGNO 2004 Teli chirurgici, camici e tute per blocchi operatori, utilizzati come dispositivi medici, per pazienti, personale clinico e attrezzature Requisiti

Dettagli

PROCEDURE STANDARDIZZATE PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI AI SENSI DELL ART. 29 D.Lgs. N 81

PROCEDURE STANDARDIZZATE PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI AI SENSI DELL ART. 29 D.Lgs. N 81 PROCEDURE STANDARDIZZATE PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI AI SENSI DELL ART. 29 D.Lgs. N 81 Fare clic per modificare lo stile del sottotitolo dello schema Indicazioni per la stesura del documento standardizzato

Dettagli

Impianti e dispositivi di protezione antincendio. Impianti industriali 2-2012 1

Impianti e dispositivi di protezione antincendio. Impianti industriali 2-2012 1 Impianti industriali 2-2012 1 RIFERIMENTI NORMATIVI D.M.10/03/98 Criteri generali di sicurezza e per la gestione dell emergenza nei luoghi di lavoro D.M.04/04/98 Elenco attività normate (soggette a CPI)

Dettagli

IL SOTTOSCRITTO Iscritto all albo della. Legale rappresentante della società Studio: Comune di C.A.P. Provincia. Indirizzo N

IL SOTTOSCRITTO Iscritto all albo della. Legale rappresentante della società Studio: Comune di C.A.P. Provincia. Indirizzo N Spazio per la vidimazione da parte del SUAP ALLEGATO A-5 Dichiarazione di conformità dell impianto alle vigenti norme CONFORMITA ALLE NORME IN MATERIA DI REQUISITI STRUTTURALI, TECNOLOGICI E ORGANIZZATIVI

Dettagli

strutture private. Funzioni, compiti e responsabilità del Direttore Sanitario/Tecnico

strutture private. Funzioni, compiti e responsabilità del Direttore Sanitario/Tecnico Corso per Direttori Sanitari di strutture private. Funzioni, compiti e responsabilità del Direttore Sanitario/Tecnico ORDINE PROVINCIALE DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI MODENA 8 MAGGIO 2007 Dr

Dettagli

Lezione n. 2. La Protezione Antincendio. 1 A parte.

Lezione n. 2. La Protezione Antincendio. 1 A parte. Lezione n. 2 La Protezione Antincendio. 1 A parte. La Protezione Antincendio. Come già accennato la protezione antincendio consiste nell insieme delle misure finalizzate alla riduzione dei danni conseguenti

Dettagli

Il progetto di prevenzione incendi nella GDO:

Il progetto di prevenzione incendi nella GDO: Dal progetto alla gestione Il progetto di prevenzione incendi nella GDO: elementi tecnici e aspetti procedurali alla luce della Nuova Regola Tecnica di Prevenzione incendi per i Centri Commerciali di Mario

Dettagli

Sicurezza prevenzione incendi nei cantieri edili.

Sicurezza prevenzione incendi nei cantieri edili. Sicurezza prevenzione incendi nei cantieri edili. Il rischio incendio nei cantieri temporanei e mobili, generati dal fuoco sono normalmente poco considerati. Di fatto è possibile affermare che in quest

Dettagli

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI RELATIVI ALLE STRUTTURE. (Allegato al DVR dell Azienda DSU Toscana) RESIDENZA E UFFICI FASCETTI PISA

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI RELATIVI ALLE STRUTTURE. (Allegato al DVR dell Azienda DSU Toscana) RESIDENZA E UFFICI FASCETTI PISA Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI RELATIVI ALLE STRUTTURE (Allegato al DVR dell Azienda DSU Toscana) RESIDENZA E UFFICI FASCETTI

Dettagli

Regolamento concernente la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro ai sensi del D.Lgs. n. 626 del 19 settembre 1994 e del D.M. 363/98.

Regolamento concernente la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro ai sensi del D.Lgs. n. 626 del 19 settembre 1994 e del D.M. 363/98. Regolamento concernente la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro ai sensi del D.Lgs. n. 626 del 19 settembre 1994 e del D.M. 363/98. Art. 1 - Datore di lavoro 1. Il Rettore, quale Rappresentante legale

Dettagli

Schema di riferimento per la dotazione di personale minimo per le attività ospedaliere e le case di cura

Schema di riferimento per la dotazione di personale minimo per le attività ospedaliere e le case di cura Allegato 3 requisiti organizzativi di personale minimi per le attività ospedaliere Schema di riferimento per la dotazione di personale minimo per le attività ospedaliere e le case di cura 1 Gli schemi

Dettagli

Legge Regionale Liguria 26/4/1985 n.27. B.U.R. 15/5/1985 n.20 TUTELA DEI DIRITTI DELLE PERSONE CHE USUFRUISCONO DELLE STRUTTURE SANITARIE

Legge Regionale Liguria 26/4/1985 n.27. B.U.R. 15/5/1985 n.20 TUTELA DEI DIRITTI DELLE PERSONE CHE USUFRUISCONO DELLE STRUTTURE SANITARIE Legge Regionale Liguria 26/4/1985 n.27 B.U.R. 15/5/1985 n.20 TUTELA DEI DIRITTI DELLE PERSONE CHE USUFRUISCONO DELLE STRUTTURE SANITARIE Articolo 1 Finalità della legge In attuazione dei principi e delle

Dettagli

D.M. 10 marzo 1998. Piano Emergenza Evacuazione

D.M. 10 marzo 1998. Piano Emergenza Evacuazione Piano Emergenza Evacuazione Il D.M 10 marzo 1998 prevede che, a seguito della VDRI deve essere predisposto e tenuto aggiornato, in forma scritta, dal Datore di Lavoro un Piano di Emergenza Antincendio,

Dettagli

Procedure di prevenzione incendi con l approccio. ingegneristico alla sicurezza antincendi Modena 26 Giugno 2007

Procedure di prevenzione incendi con l approccio. ingegneristico alla sicurezza antincendi Modena 26 Giugno 2007 Procedure di prevenzione incendi con l approccio ingegneristico alla sicurezza antincendi Modena 26 Giugno 2007 Ing. Gianfranco Tripi Direzione Regionale Vigili del Fuoco Emilia Romagna gianfranco.tripi@vigilfuoco.it

Dettagli

Impianti e dispositivi di protezione antincendio. Impianti e dispositivi di protezione antincendio

Impianti e dispositivi di protezione antincendio. Impianti e dispositivi di protezione antincendio Impianti Meccanici 1 Danni provocati dagli incendi negli stabilimenti : - diretti : distruzione di macchinari, impianti, merci. - indiretti : mancata produzione Mezzi di prevenzione e Provvedimenti di

Dettagli

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI RELATIVI ALLE STRUTTURE. (Allegato al DVR dell Azienda DSU Toscana) RESIDENZA DON BOSCO PISA

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI RELATIVI ALLE STRUTTURE. (Allegato al DVR dell Azienda DSU Toscana) RESIDENZA DON BOSCO PISA Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI RELATIVI ALLE STRUTTURE (Allegato al DVR dell Azienda DSU Toscana) RESIDENZA DON BOSCO PISA

Dettagli

PERCENTUALE DEI SUPERAMENTI DEI LIMITI NORMATIVI RISPETTO AL NUMERO DEI CONTROLLI EFFETTUATI

PERCENTUALE DEI SUPERAMENTI DEI LIMITI NORMATIVI RISPETTO AL NUMERO DEI CONTROLLI EFFETTUATI PERCENTUALE DEI SUPERAMENTI DEI LIMITI NORMATIVI RISPETTO AL NUMERO DEI CONTROLLI EFFETTUATI Anno 2012 Inquadramento del tema L inquinamento acustico nelle aree urbane rappresenta una delle principali

Dettagli

PIANO PER LA GESTIONE DELLE EMERGENZE. Residenza Universitaria. Diop Mor Samb Modou FIRENZE

PIANO PER LA GESTIONE DELLE EMERGENZE. Residenza Universitaria. Diop Mor Samb Modou FIRENZE Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana PIANO PER LA GESTIONE DELLE EMERGENZE Residenza Universitaria Diop Mor Samb Modou FIRENZE 1 STRUTTURA SEDE Residenza Universitaria

Dettagli

D.Lgs. 9 aprile 2008, n. n. 81

D.Lgs. 9 aprile 2008, n. n. 81 D.Lgs. 9 aprile 2008, n. n. 81 81 La prevenzione incendi Disposizioni generali Restano inalterate, rispetto al D.Lgs. 626/94, le disposizioni sulla prevenzioni incendi La prevenzione incendi è la funzione

Dettagli

REGIONE PIEMONTE AZIENDA SANITARIA LOCALE BI -------------------------------------- Via Marconi, 23 13900 Biella

REGIONE PIEMONTE AZIENDA SANITARIA LOCALE BI -------------------------------------- Via Marconi, 23 13900 Biella REGIONE PIEMONTE AZIENDA SANITARIA LOCALE BI -------------------------------------- Via Marconi, 23 13900 Biella LAVORARE SICURI! Formazione e informazione dei lavoratori per l igiene e la sicurezza sul

Dettagli

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI RELATIVI ALLE STRUTTURE. (Allegato al DVR dell Azienda DSU Toscana) RESIDENZA NETTUNO PISA

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI RELATIVI ALLE STRUTTURE. (Allegato al DVR dell Azienda DSU Toscana) RESIDENZA NETTUNO PISA Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI RELATIVI ALLE STRUTTURE (Allegato al DVR dell Azienda DSU Toscana) RESIDENZA NETTUNO PISA 1

Dettagli

B5-1. Gestione del rischio incendio nella scuola. CORSO DI FORMAZIONE RESPONSABILI E ADDETTI SPP EX D.Lgs. 195/03. MODULO B Unità didattica

B5-1. Gestione del rischio incendio nella scuola. CORSO DI FORMAZIONE RESPONSABILI E ADDETTI SPP EX D.Lgs. 195/03. MODULO B Unità didattica Sistema di Riferimento Veneto per la Sicurezza nelle Scuole Gestione del rischio incendio nella scuola MODULO B Unità didattica B5-1 CORSO DI FORMAZIONE RESPONSABILI E ADDETTI SPP EX D.Lgs. 195/03 Il quadro

Dettagli

DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE COMANDO PROVINCIALE VIGILI DEL FUOCO ALESSANDRIA

DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE COMANDO PROVINCIALE VIGILI DEL FUOCO ALESSANDRIA DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE COMANDO PROVINCIALE VIGILI DEL FUOCO ALESSANDRIA Gestione del rischio incendio e delle misure mitigative negli istituti scolastici

Dettagli

La sicurezza negli ospedali

La sicurezza negli ospedali SICUREZZA PARTECIPATA IN SANITÀ L ESPERIENZA DEL PROGETTO EUROPEO REFIRE Università Campus Bio-Medico di Roma 7 maggio 2014 La sicurezza negli ospedali Direttore Regionale dei Vigili del Fuoco Umbria Ospedali,

Dettagli

Atto di indirizzo e coordinamento recante requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per i centri residenziali di cure palliative

Atto di indirizzo e coordinamento recante requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per i centri residenziali di cure palliative Testo aggiornato al 13 gennaio 2006 Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 gennaio 2000 Gazzetta Ufficiale 21 marzo 2000, n. 67 Atto di indirizzo e coordinamento recante requisiti strutturali,

Dettagli

IL MINISTERO DELL INTERNO. della Difesa Civile

IL MINISTERO DELL INTERNO. della Difesa Civile IL MINISTERO DELL INTERNO tramite Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile Emana le norme contenenti le misure di Prevenzione e di Protezione contro gli Incendi che

Dettagli

Seminario su D.Lgs.81/08

Seminario su D.Lgs.81/08 Seminario su D.Lgs.81/08 La Valutazione del Rischio Per individuare le Misure di Prevenzione e Protezione a tutela della Salute e Sicurezza dei lavoratori Piacenza, 17/11/2010 Anna Bosi Dipartimento Sanità

Dettagli

DM.9 agosto 2000 LINEE GUIDA PER L ATTUAZIONE DEL SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA TITOLO I POLITICA DI PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI RILEVANTI

DM.9 agosto 2000 LINEE GUIDA PER L ATTUAZIONE DEL SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA TITOLO I POLITICA DI PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI RILEVANTI DM.9 agosto 2000 LINEE GUIDA PER L ATTUAZIONE DEL SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA TITOLO I POLITICA DI PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI RILEVANTI Articolo 1 (Campo di applicazione) Il presente decreto si

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II FACOLTÀ DI INGEGNERIA. Corso di Laurea in Ingegneria per l Ambiente ed il Territorio

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II FACOLTÀ DI INGEGNERIA. Corso di Laurea in Ingegneria per l Ambiente ed il Territorio UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II FACOLTÀ DI INGEGNERIA Corso di Laurea in Ingegneria per l Ambiente ed il Territorio Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Geotecnica ed Ambientale Tesi di Laurea

Dettagli

D.M. 10 marzo 1998 CPI

D.M. 10 marzo 1998 CPI D.M. 10 marzo 1998 CPI La prevenzione incendi: Norme di riferimento Il D.lgs 81/08 prevede che, fermo restando quanto previsto dal D.lgs 139/2006, dovranno essere adottati uno o più decreti in cui siano

Dettagli

Tariffari e politiche di rimborsi regionali

Tariffari e politiche di rimborsi regionali L attività di day surgery nella Regione Lombardia è praticata sin dagli anni 70 in diverse strutture ospedaliere della Regione; dove venivano trattate in day hospital alcune patologie ortopediche pediatriche

Dettagli

54 15-2-2008 - GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 8

54 15-2-2008 - GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 8 54 15-2-2008 - GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA - PARTE I n. 8 Elementi misurabili di ACC.2 1) L organizzazione dispone di un piano scritto di risposta e spiegamento dei mezzi che comprende l

Dettagli

SIAL srl è in grado di garantire alle aziende richiedenti, sia di

SIAL srl è in grado di garantire alle aziende richiedenti, sia di SIAL srl è in grado di garantire alle aziende richiedenti, sia di piccole che di medie e grandi dimensioni, una qualificata assistenza tecnica ed amministrativa, in ordine ai più diversi profili concernenti

Dettagli

STUDIO PROFESSIONALE DI FISIOTERAPIA

STUDIO PROFESSIONALE DI FISIOTERAPIA Servizio Assistenza Ospedaliera, Residenziale, Riabilitativa ed Autorizzazioni e Accreditamenti delle strutture e socio Studio professionale di fisioterapia: Gli Studi Professionali di Fisioterapia sono

Dettagli

MOBILITA SANITARIA IN AMBITO COMUNITARIO

MOBILITA SANITARIA IN AMBITO COMUNITARIO MOBILITA SANITARIA IN AMBITO COMUNITARIO Decreto Legislativo di recepimento della Direttiva 2011/24/UE Dipartimento della Programmazione e del Servizio Sanitario Nazionale Direzione Generale della Programmazione

Dettagli

Piano per la gestione delle emergenze UFFICI E RESIDENZA FASCETTI -

Piano per la gestione delle emergenze UFFICI E RESIDENZA FASCETTI - Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana PIANO PER LA GESTIONE DELLE EMERGENZE UFFICI E RESIDENZA FASCETTI 1 STRUTTURA SEDE UFFICI E RESIDENZA FASCETTI Piazza dei Cavalieri,

Dettagli

REGOLAMENTO PER LA CERTIFICAZIONE DI SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE - UNI EN ISO 14001:2004

REGOLAMENTO PER LA CERTIFICAZIONE DI SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE - UNI EN ISO 14001:2004 REG-SGA pag. 2/8 INDICE PREMESSA... 3 2 - GENERALITÀ... 3 3 - REQUISITI GENERALI PER LA CERTIFICAZIONE DI UN SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE... 3 4 - RILASCIO DELLA CERTIFICAZIONE... 3 4.6. - STAGE1: Verifica

Dettagli

Modificato dal D.Lgs. 106 del 03 Agosto 2009 TITOLO I. D.Lgs.n 81 del 9 Aprile 2008. UNICO TESTO delle LEGGI SULLA SICUREZZA

Modificato dal D.Lgs. 106 del 03 Agosto 2009 TITOLO I. D.Lgs.n 81 del 9 Aprile 2008. UNICO TESTO delle LEGGI SULLA SICUREZZA D.Lgs.n 81 del 9 Aprile 2008 Modificato dal D.Lgs. 106 del 03 Agosto 2009 UNICO TESTO delle LEGGI SULLA SICUREZZA TITOLO I 1 PRIMA DEL D.LGS.81 DEL 2008? IL CODICE CIVILE (1865 ) (Con la Legge 80/1898

Dettagli

La nuova UNI 9795 Lancenigo di Villorba (TV), 13 ottobre 2010. per realizzare un Impianto secondo

La nuova UNI 9795 Lancenigo di Villorba (TV), 13 ottobre 2010. per realizzare un Impianto secondo La Norma Tecnica impiantistica UNI 9795: 2010 per realizzare un Impianto secondo la Regola dell Arte M. Damoli 1 Norma UNI 9795 NORMA ITALIANA Gennaio 2010 TITOLO: Sistemi Fissi Automatici di Rivelazione

Dettagli

Corso di Formazione per Gestori Impianti Sportivi

Corso di Formazione per Gestori Impianti Sportivi Corso di Formazione per Gestori Impianti Sportivi La sicurezza sui luoghi di lavoro Norme di sicurezza per costruzione e gestione impianti sportivi Ing. Luca Magnelli Firenze 19 ottobre 2010 D.M. 18 marzo

Dettagli

TATUAGGIO E PIERCING REQUISITI DEI LOCALI GESTIONE DELLE ATTREZZATURE GESTIONE DEI RIFIUTI

TATUAGGIO E PIERCING REQUISITI DEI LOCALI GESTIONE DELLE ATTREZZATURE GESTIONE DEI RIFIUTI TATUAGGIO E PIERCING REQUISITI DEI LOCALI GESTIONE DELLE ATTREZZATURE GESTIONE DEI RIFIUTI A. Cosa dice la Legge? Articolo della DGR 464/2007 E opportuno che gli ambienti destinati a 1. sala d attesa 2.

Dettagli

IMPIANTO DI VENTILAZIONE E DI CONDIZIONAMENTO NEI LOCALI COMMERCIALI E DI LAVORO

IMPIANTO DI VENTILAZIONE E DI CONDIZIONAMENTO NEI LOCALI COMMERCIALI E DI LAVORO REGIONE PIEMONTE AZIENDA REGIONALE A.S.L. n 13 (Sede legale: via dei Mille n.2-28100 Novara) DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE SERVIZIO IGIENE E SANITA' PUBBLICA Sede di Borgomanero, viale Zoppis n.10-28021

Dettagli

Note inerenti chiarimenti in materia di prevenzione incendi - Trasmissione per via informatica.

Note inerenti chiarimenti in materia di prevenzione incendi - Trasmissione per via informatica. DIREZIONE CENTRALE PER LA PREVENZIONE E LA SICUREZZA TECNICA Prot. n P 810 / 4101 sott. 72/C.1 (21).4 Roma, 2 LUGLIO 2003 Allegati: n 1 -AI SIGG. ISPETTORI REGIONALI DEI VIGILI DEL FUOCO LORO SEDI -AI

Dettagli

LEGGI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO

LEGGI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO MODULO 6 IGIENE E SICUREZZA SUL LAVORO LEGGI IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO Introduzione La prevenzione degli infortuni lavorativi e delle malattie professionali è stata sempre al centro dell interesse

Dettagli

Risposte Azienda USL 4 Prato

Risposte Azienda USL 4 Prato CHIARIMENTI E APPROFONDIMENTI RICHIESTI Il documento Linee guida per la progettazione approvato nelle Delibere dei D.G. delle Aziende Usl di Prato, Pistoia, Lucca e Massa-Carrara in data 12/03/03 dichiara

Dettagli

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI VALUTAZIONE DEL RISCHIO INCENDIO

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI VALUTAZIONE DEL RISCHIO INCENDIO PAGINA 1 di 10 SOMMARIO RIFERIMENTI NORMATIVI... 2 PREMESSA... 3 OBBIETTIVI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI D INCENDIO... 3 CRITERI ADOTTATI NELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI D INCENDIO... 4 VALUTAZIONE DEI RISCHI

Dettagli

Certificazione acustica degli edifici

Certificazione acustica degli edifici ANIT - Associazione Nazionale per l Isolamento Termico e acustico Certificazione acustica degli edifici PREMESSA Il comfort acustico abitativo è uno dei requisiti che caratterizza la qualità ed il valore

Dettagli

La Tecnologia in Sala Operatoria: dalla fase di progettazione agli aspetti gestionali

La Tecnologia in Sala Operatoria: dalla fase di progettazione agli aspetti gestionali Seminario di Ingegneria Clinica 2013 La Tecnologia in Sala Operatoria: dalla fase di progettazione agli aspetti gestionali Con il Patrocinio di Cagliari, Facoltà di Ingegneria Aula V 14 Giugno 2013 ore

Dettagli

I.T.I.S. "S. CANNIZZARO", via Consolare Latina n.263, 00034 Colleferro RM D.S.: Prof.ssa Marisa Pia Zeppa R.S.P.P.: Arch. Vittorio Magliozzi

I.T.I.S. S. CANNIZZARO, via Consolare Latina n.263, 00034 Colleferro RM D.S.: Prof.ssa Marisa Pia Zeppa R.S.P.P.: Arch. Vittorio Magliozzi I.T.I.S. "S. CANNIZZARO", via Consolare Latina n.263, 00034 Colleferro RM D.S.: Prof.ssa Marisa Pia Zeppa R.S.P.P.: Arch. Vittorio Magliozzi LEZIONE # 2 Gestione della Prevenzione, D.Lgs. 81/08 SICUREZZA

Dettagli

LA SICUREZZA NELLE SALE: APPROFONDIMENTO SUGLI ASPETTI TECNICO NORMATIVI

LA SICUREZZA NELLE SALE: APPROFONDIMENTO SUGLI ASPETTI TECNICO NORMATIVI ChiesadiMilano LA SICUREZZA NELLE SALE: APPROFONDIMENTO SUGLI ASPETTI TECNICO NORMATIVI CENNI SULLA LA VALUTAZIONE DEI RISCHI ED IL PIANO DI EMERGENZA DOCUMENTI DA PREDISPORRE E CONSERVARE Relatore: Ing.

Dettagli

DVD Antonio Del Gallo

DVD Antonio Del Gallo NUOCO CODICE DI PREVENZIONE INCENDI Capitolo S.5 Gestione della sicurezza antincendio DVD Antonio Del Gallo Direzione Interregionale per il Veneto e il Trentino Alto Adige Premessa GSA : misura della Strategia

Dettagli

19 - INDICE DELLA MATERIA SICUREZZA ELETTRICA ED ELETTROTECNICA

19 - INDICE DELLA MATERIA SICUREZZA ELETTRICA ED ELETTROTECNICA 19 - INDICE DELLA MATERIA SICUREZZA ELETTRICA ED ELETTROTECNICA D294 Corso teorico-pratico addetti ai lavori elettrici CEI 11-27:2014... pag. 2 D291 Corso di aggiornamento CEI 11-27-2014 per addetti ai

Dettagli

Locale gruppo elettrogeno (Scheda)

Locale gruppo elettrogeno (Scheda) LOCALE GRUPPO ELETTROGENO Sistema di alimentazione: TT, TN-S, IT Norme di riferimento: Norma CEI 64-8 Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e

Dettagli

Norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione arch. Antonio Esposito Comando Provinciale VV.F. Pisa

Norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione arch. Antonio Esposito Comando Provinciale VV.F. Pisa «Scienza e Tecnica della Prevenzione Incendi» A.A. 2013-2014 Norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione arch. Antonio Esposito Comando Provinciale VV.F. Pisa DPR 151/2011 Regolamento

Dettagli

Presidio ospedaliero Santi Cosma e Damiano di Pescia

Presidio ospedaliero Santi Cosma e Damiano di Pescia AZIENDA USL 3 PISTOIA ZONA DISTRETTO VALDINIEVOLE Presidio ospedaliero Santi Cosma e Damiano di Pescia ADEGUAMENTO E RIORGANIZZAZIONE PER LIVELLI DI ASSISTENZA DEL PRESIDIO LAVORI DI SPOSTAMENTO DEL PRONTO

Dettagli

Rischio di atmosfera esplosiva e misuratori elettronici e meccanici di gas G4 in ambiente domestico

Rischio di atmosfera esplosiva e misuratori elettronici e meccanici di gas G4 in ambiente domestico Milano, 2 aprile 2013 Rischio di atmosfera esplosiva e misuratori elettronici e meccanici di gas G4 in ambiente domestico 1. Premessa 2. Norme cogenti e volontarie per l immissione di prodotti sul mercato

Dettagli

Il/La sottoscitto/a... nat a... il.. residente a.. via... civ. n. tel. concessione edilizia n... del. permesso di costruire n... del.

Il/La sottoscitto/a... nat a... il.. residente a.. via... civ. n. tel. concessione edilizia n... del. permesso di costruire n... del. spazio riservato all Ufficio Protocollo Marca da Bollo. Spett.le Comune di DAIRAGO (MI) Via Damiano Chiesa, 14. Sportello Unico per L Edilizia DOMANDA PER OTTENERE IL PERMESSO DI AGIBILITA. Pratica edilizia

Dettagli