REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA. Comune di Arbus - Provincia del Medio Campidano

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1 REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA Comune di Arbus - Provincia del Medio Campidano PROGETTO PER LA STABILIZZAZIONE DI DISCARICHE, LA REGIMAZIONE IDRICA E LA PROTEZIONE SPONDALE DEL RIO CASARGIU IN COMUNE DI ARBUS STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE Legge Regionale n. 15 art. 8 D.Lgs. n. 4/2008 Deliberazione G.R. n.24/23 del Geoingegneria Ambientale: Prof. Ing. Pier Paolo Manca Scienze Naturali: Dott. Maurizio Medda, Dott. Agr. Gianluca Serra 1

2 Sommario 1. PREMESSA QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO Quadro normativo europeo Quadro normativo nazionale Programmazione regionale in tema di bonifiche delle aree ex minerarie Pianificazione Generale Piano Paesaggistico Regionale Classificazione dell area nel P.P.R Prescrizioni Quadro normativo Comunale Pianificazione di settore ambientale: il Piano stralcio per l Assetto Idrogeologico (PAI) Vincoli e disciplina di tutela Vincoli culturali e paesaggistici Il parco Geominerario storico e Ambientale della Sardegna Siti di Interesse Comunitario Rapporto opera-pianificazione QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE Alternative progettuali Descrizione del cantiere minerario Casargiu Le discariche e i fabbricati presenti Caratteristiche chimico-fisiche dei materiali abbancati in discarica Idrologia Interventi di MISE Protezione idraulica e regimazione idraulica Interventi di sistemazione dell alveo Interventi di manutenzione dell alveo Realizzazione canali di guardia dei corpi di discarica Stabilizzazione statica Regolarizzazione morfologica Posa in opera gabbionate in pietrame Interventi accessori di messa in sicurezza Fabbricati minerari

3 Opere varie e accessorie QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE Atmosfera Caratteristiche meteoclimatiche Venti Qualità dell aria Analisi delle interferenze Ambiente idrico Idrogeologia Idrografia superficiale Potenziali effetti negativi Potenziali effetti positivi Acque sotterranee Potenziali interferenze Suolo e sottosuolo Geologia Geomorfologia Pedologia e uso del suolo Potenziali effetti negativi Potenziali effetti positivi Sottosuolo Potenziali interferenze Caratteristiche dell area dal punto di vista delle componenti naturalistiche Flora e vegetazione dell area vasta Vegetazione forestale climatofila ed edafoxerofila Vegetazione forestale climatofila ed edafoxerofila Vegetazione arbustiva sempreverde Garighe Praterie perenni e annuali Vegetazione azonale - rupicola Vegetazione psammofila dei sistemi dunari Flora e vegetazione dell area interessata dal progetto Stima degli impatti sulla flora e la vegetazione Effetti potenzialmente negativi sulla flora e sulla vegetazione e misure di mitigazione da adottare Caratteristiche della componente faunistica presenti nelle aree di intervento

4 Metodologia di analisi Localizzazione area di progetto e caratteristiche principali degli interventi Caratterizzazione territoriale ed ambientale generale dell area d indagine Verifica presenza di Siti di Importanza Comunitaria secondo la Direttiva 92/43 presenti nell area d indagine o adiacenti ai suoi confini Verifica presenza di Zone di Protezione Speciale secondo la Direttiva 147/2009 (79/409) presenti nell area d indagine o adiacenti ai suoi confini Localizzazione di Aree Protette (Parchi Nazionali, Riserve Naturali ecc..) secondo la L.N. Quadro 394/ Localizzazione di Aree Protette (Parchi Regionali, Riserve Naturali ecc..) secondo la L.R. Quadro 31/ Localizzazione di Istituiti Faunistici secondo la L.R. 23/98 Norme per la tutela della fauna selvatica e dell esercizio dell attività venatoria (Oasi di Protezione Faunistica, Zone Temporanee di ripopolamento e cattura) Verifica della presenza certa e/o potenziale di alcune specie di interesse conservazionistico e gestionale tramite la consultazione della Carta delle Vocazioni Faunistiche Regionale Verifica della presenza di alcune specie di interesse conservazionistico tramite la consultazione di Atlanti specifici della fauna sarda (anfibi e rettili) Effetti dell opera sulla componente faunistica Stima degli impatti sulla componente faunistica e proposte di mitigazione Premessa EFFETTI POTENZIALI NEGATIVI GENERALI SULLA COMPONENTE FAUNISTICA Rumore e vibrazioni Stima degli impatti Paesaggio Il contesto di intervento Valutazione effetti visivi delle opere in progetto Analisi delle interferenze MONITORAGGI Obiettivi e durata del monitoraggio Sistemi di monitoraggio lungo l asta fluviale del rio Casargiu Parametri da determinare Protocolli analitici e strumentazione Controllo delle operazioni di riconfigurazione morfologica delle discariche minerarie Monitoraggio delle gabbionate PIANO DI MANUTENZIONE DEGLI INTERVENTI PROPOSTI STIMA FINALE DEGLI IMPATTI NON ELIMINABILI E LORO MITIGAZIONI E COMPENSAZIONI101 4

5 8. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE ALLEGATI: - A Documentazione fotografica - B Simulazione fotografica delle varie fasi del progetto - C Tavole - D Sintesi per il pubblico non tecnico 5

6 Il presente Studio di Impatto Ambientale è stato affidato dall IGEA S.p.A. allo Studio Associato Architetti Casu Marotta, che ha coordinato un gruppo di lavoro composto dal Prof. Ing. Pier Paolo Manca, Docente del Dipartimento di Geoingegneria e Tecnologie Ambientali (DIGITA) della Facoltà di Ingegneria dell Università di Cagliari, dai Dott. Maurizio Medda e Gianluca Serra esperti in Scienze Naturali. Lo Studio,che prende in esame il Progetto per la stabilizzazione delle discariche minerarie, la regimazione idrica e la protezione spondale del rio Casargiu in territorio di Arbus (provincia del Medio Campidano), viene sviluppato a seguito dell Ordinanza n. 27 del 1/12/2010 del Commissario delegato per l emergenza ambientale delle aree minerarie del Sulcis-Iglesiente-Guspinese sulla base del Parere del Servizio Sostenibilità ambientale, valutazione impatti e sistemi informativi ambientali (SAVI) della Direzione generale dell Ambiente della RAS del 8 luglio 2010 prot. N , che valutando gli interventi sull alveo e sulle sponde del Rio Casargiu riconducibili alla tipologia di opere di cui al punto 7 lettera m) Opere di regolazione del corso dei fiumi e dei torrenti, canalizzazione e interventi di bonifica e altri simili destinati a incidere sul regime delle acque, compresi quelli di estrazione di materiali litoidi dal demanio fluviale e lacuale di cui all allegato B1 alla DGR 24/23 del 23 aprile 2008 e considerato il fatto che l intervento ricade all interno del SIC Monte Arcuentu e Rio Piscinas, ha prescritto che il progetto, ai sensi del D.Lgs. 4/2008, debba essere sottoposto alla procedura di VIA, comprensiva della valutazione di incidenza di cui al DPR 120/ Pertanto, lo Studio di Impatto Ambientale è articolato sulle seguenti direttrici: 1. Premessa 2. Quadro di riferimento programmatico 3. Quadro di riferimento progettuale 4. Quadro di riferimento ambientale 5. Stima finale degli impatti non eliminabili e loro mitigazioni e compensazioni 6. Considerazioni Conclusive 1. PREMESSA L intervento interessa un area estrattiva dismessa, facente parte delle miniere metallifere del comprensorio Montevecchio-Ingurtosu, ubicata sulle sponde del Rio Casargiu in corrispondenza del punto in cui lo stesso incrocia la Strada Provinciale 66. Comprende un cantiere minerario dismesso in cui sono presenti le strutture di due pozzi d estrazione (Pozzo Casargiu e Pozzo 92) e cinque discariche di sterili minerari. I materiali che compongono le discariche sono derivati in parte dallo scappellamento degli affioramenti, dal tracciamento delle gallerie, dalle attività di scavo dei pozzi e dei fornelli in corrispondenza del cantiere e in parte dai residui dei processi di arricchimento eseguiti nel locale impianto di trattamento gravimetrico. Si tratta di materiali contenenti arsenico, cadmio, rame, zinco, antimonio, etc. e, soprattutto, piombo i cui tenori rendono tali discariche una pericolosa fonte di contaminazione per l ambiente circostante nelle matrici suolo, acqua ed aria. Nell ambito dei progetti di risanamento previsti dal Piano di Bonifica dei Siti Inquinati della Regione Autonoma della Sardegna, gli interventi in progetto sono stati considerati tra quelli di importanza prioritaria, tanto che si è valutato di adottare la procedura di messa in sicurezza d emergenza ai sensi dell art. 242 del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 ( Testo Unico sull Ambiente ) e delle Linee Guida per la Caratterizzazione e la Bonifica delle aree minerarie dismesse della RAS (2009). Dalla raccolta dei dati disponibili si evidenzia che le attività estrattive (che hanno interessato l area vasta agli inizi dell ottocento e si sono concluse intorno al 1970, lasciando sul territorio notevoli abbancamenti di sterili minerari, accumulati in quasi due secoli di attività) sono da considerare come momento zero che si è definito su un territorio che prima degli esordi dell attività estrattiva era caratterizzato dall assenza di interventi significativi di trasformazione. 6

7 L area mineraria di Casargiu è sita in comune di Arbus, provincia del Medio Campidano, a 1 km in linea d aria dal borgo di Ingurtosu. E individuabile cartograficamente nel Foglio 546, Sezione I Guspini della Carta D Italia scala 1: (vedi Tav.1). E raggiungibile da Arbus percorrendo per 8 km la strada statale 126 fino al bivio per Ingurtosu; da lì si percorrono altri 5 km di strada asfaltata in direzione NO fino ad Ingurtosu da dove si raggiunge il sito minerario percorrendo verso NE la Strada Provinciale n 66, interamente sterrata, per poco più di 1 km. L area è raggiungibile anche da Montevecchio, percorrendo, a partire dal borgo minerario, circa 9 km lungo la strada provinciale n 66. L area d interve nto è costituita dalla porzione occidentale del cantiere Casargiu, caratterizzata dalla presenza di due pozzi d estrazione. Sia i castelletti dei pozzi che diversi altri fabbricati di servizio della miniera furono realizzati sul fianco di un compluvio, all interno del quale scorre il rio Casargiu. Gli sterili prodotti dalle attività di escavazione e di trattamento furono abbancati, come accade normalmente, a bocca di miniera. Sono presenti cinque discariche, tre delle quali di dimensioni volumetriche dell ordine dei m³. Il rio Casargiu scorre per circa 500 m a contatto con il piede delle tre discariche maggiori. Più a valle, dopo altri 500 m di corso, il rio si riversa sul riu Mannu, affluente del rio Irvi. Ai margini del riu Mannu, alcune centinaia di metri a monte rispetto alla confluenza in esso del rio Casargiu, è in corso di realizzazione l impianto di trattamento delle acque che fuoriescono dalla galleria Fais e che sono la causa principale della contaminazione da metalli pesanti delle acque superficiali del riu Mannu. Poiché il Progetto per la stabilizzazione delle discariche minerarie, la regimazione idrica e la protezione spondale del rio Casargiu è una Messa in Sicurezza di Emergenza (prevista dalle procedure di Bonifica dei siti inquinati) si ritiene che in questa fase il SIA non debba individuare un alternativa o un opzione zero al progetto stesso così come si ritiene che le giustificazioni di carattere economico, sociale e ambientale risiedano nel fatto che l intervento di MISE sia un obbligo di legge a cui occorre ottemperare prima di eseguire la Bonifica dell area. Per altro l ipotesi progettuale è già stata condivisa dall Ufficio del Commissario Delegato per l emergenza ambientale delle aree minerarie del Sulcis Iglesiente e del Guspinese e sostanzialmente accettata dai soggetti convocati in Conferenza di Servizi in data 19 luglio 2010 ad esprimere un parere in merito al progetto in esame. 7

8 2. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO Secondo quanto previsto dall Allegato A2 alla Deliberazione n. 24/23 del 23 Aprile 2008, in analogia alle disposizioni del DPCM , il Quadro di Riferimento Programmatico deve fornire gli elementi conoscitivi sulle relazioni tra l'opera progettata e gli atti di pianificazione e programmazione territoriale e settoriale e contiene l individuazione di eventuali vincoli presenti sull area interessata (vincoli paesistici, naturalistici storico-artistici, archeologici, idrogeologici, demaniali, di servitù pubbliche o di altre limitazioni all uso della proprietà). Tali elementi costituiscono parametri di riferimento per la costruzione del giudizio di compatibilità ambientale Quadro normativo europeo L Unione Europea con la direttiva 2006/21/CE, presentata nel marzo del 2006 dal Parlamento europeo e dal Consiglio, disciplina la gestione dei rifiuti provenienti dalle attività estrattive, stabilendo come obiettivo la necessità di conseguire i requisiti minimi per prevenire o ridurre per quanto possibile, qualsiasi effetto negativo sulla salute umana e sull ambiente derivante dalla gestione dei rifiuti prodotti dalle industrie estrattive.. La stessa direttiva 2006/21/CE prevede che anche nelle aree minerarie da tempo dismesse le linee operative proposte per la gestione dei rifiuti prodotti dalle industrie estrattive in attività risultino quanto mai efficaci anche per un approccio finalizzato alla messa in sicurezza dei centri di pericolo localizzati nelle aree minerarie dismesse Quadro normativo nazionale Il sistema normativo nazionale avvia una disciplina organica del settore delle bonifiche, con particolare riferimento alle aree minerarie dismesse, col Decreto Legislativo 5 febbraio 1997 n 22, il cosiddetto "Decreto Ronchi", e la successiva emanazione del D.M. 25 ottobre 1999 n. 471; quest ultimo tratta del Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati ai sensi dell articolo 17 e del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.22 e s.m.i. Attualmente è in vigore il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n.152 Norme in materia ambientale, che ha come obbiettivo primario la promozione dei livelli di qualità della vita umana da attuarsi tramite la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni ambientali, nonché l accorto e razionale impiego delle risorse naturali. Rientrano pertanto negli obiettivi del decreto, in armonia con i principi e le norme europee, gli interventi di bonifica e di ripristino ambientale dei siti contaminati nel titolo V della parte IV. Detto decreto abroga il decreto legislativo n 22/9 7 e i relativi provvedimenti attuativi che disciplinavano la materia delle bonifiche sino all entrata in vigore del D.Lgs. 152/06. La nuova normativa affronta il problema dei siti contaminati in modo organico non prevedendo ulteriori decreti attuativi, salvo la definizione delle procedure di bonifica in aree agricole. Questa, mantenendo la stessa struttura del D.M. 471/99, definisce le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l eliminazione delle sorgenti dell inquinamento e, comunque, per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti, individuando inoltre i campi di applicazione e le competenze. Dal titolo V sono esclusi sia l abbandono dei rifiuti disciplinato dalla parte quarta del decreto, sia gli interventi di bonifica disciplinati da leggi speciali, se non nei limiti di quanto espressamente richiamato dalle stesse o di quanto dalle stesse non disciplinato. Per le aree caratterizzate da inquinamento diffuso, gli interventi di bonifica e ripristino ambientale sono disciplinate dalla regione mediante l adozione di appositi piani, fatte salve le competenze e le procedure previste per i Siti di Interesse Nazionale. 8

9 Una delle principali novità introdotte dal D.Lgs.152/2006 è costituita dalle specifiche modalità di applicazione dell analisi del rischio, con l adozione di due criteri soglia: le concentrazioni soglia di contaminazione (CSC), che definiscono i livelli di contaminazione delle matrici ambientali al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l analisi di rischio sito specifica; le concentrazioni soglia di rischio (CSR), che definiscono i livelli di contaminazione delle matrici ambientali, determinate caso per caso con l applicazione della procedura di analisi del rischio sito specifica, accettabili per il sito. Attualmente, la condizione di superamento dei valori tabellari della CSC non identifica automaticamente la necessità di procedere alla bonifica del sito, bensì determina l avvio della procedura di caratterizzazione basata sui criteri dell analisi del rischio. Qualora dalla procedura dell analisi di rischio risulti che la concentrazione dei contaminanti presenti nel sito è inferiore alle CSR, il procedimento è dichiarato concluso positivamente mediante Conferenza di Servizi; mentre, nel caso in cui le concentrazioni dei contaminanti risultino superiori alle CSR, il responsabile dell inquinamento sottopone all ente competente il progetto operativo degli interventi di bonifica o di messa in sicurezza, operativa o permanente e, ove necessario, le ulteriori misure di ripristino ambientale atte a minimizzare e ricondurre ad accettabilità il rischio derivante dallo stato di contaminazione (art Procedure operative ed amministrative). In relazione alla realtà regionale sarda tale approccio costituisce uno strumento fondamentale in quanto gli obiettivi di bonifica, definiti sulla base delle caratteristiche sito-specifiche, possono indirizzare alla scelta delle tipologie di intervento in maniera più puntuale ed efficace, sempre nel rispetto di quanto dettato dalle norme comunitarie riguardo le migliori tecniche disponibili a costi sostenibili (B.A.T.N.E.E.C., acronimo di Best Available Technology Not Entailing Excessive Cost). Per la completezza dell esame normativo nazionale si devono citare le seguenti norme: - La L. 426/98 che elabora un primo programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati, individua gli interventi di interesse nazionale, gli interventi prioritari, i soggetti beneficiari, i criteri di finanziamento dei singoli interventi e le modalità di trasferimento delle relative risorse. - Il D.M. 468/2001 (programma nazionale di bonifica) che contiene, tra l altro: a) l individuazione degli interventi prioritari di interesse nazionale; per la Sardegna viene previsto l inserimento nei Siti di Interesse Nazionale dell area del Sulcis-Iglesiente-Guspinese in relazione alle aree minerarie dismesse; b) gli indirizzi per l esecuzione degli interventi costituiti da misure di sicurezza d emergenza e piani di caratterizzazione. I siti di interesse nazionale (SIN) sono stati individuati secondo alcuni criteri e principi direttivi, quali: il particolare pregio ambientale dei territori interessati, l elevato rischio sanitario ed ambientale derivante dal superamento delle concentrazioni soglia di rischio sia in relazione alla densità della popolazione sia alla estensione dell area interessata, il rilevante impatto socio economico derivante dall inquinamento, la rilevanza nazionale dei beni di interesse storico culturale sottoposti a rischio di contaminazione (D.Lgs 152/06 art.252 siti di interesse nazionale -). Dal punto di vista procedurale si differenziano dagli altri siti contaminati in quanto l ente competente è il Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che può avvalersi anche dell APAT, dell ARPA delle regioni interessate, dell ISS nonché di altri soggetti qualificati pubblici o privati Programmazione regionale in tema di bonifiche delle aree ex minerarie La programmazione regionale in materia di bonifiche, prima del 2003, era basata principalmente su quattro documenti predisposti dalla Regione Sardegna: 9

10 - il primo Piano regionale di bonifica delle aree inquinate predisposto dalla divisione Ambiente della Società Ansaldo (Piano Ansaldo) per conto della Regione Sardegna, redatto ai sensi del DM 16/05/89, approvato dalla Giunta Regionale il 26/03/98; - il Piano di disinquinamento e riabilitazione ambientale delle aree minerarie dismesse del Sulcis- Iglesiente-Guspinese predisposto da EMSA-Progemisa nel 1998; - il censimento discariche non autorizzate in Sardegna (CEN.DI); - lo studio propedeutico per la predisposizione del Piano di gestione dei rifiuti speciali e l aggiornamento del Piano regionale di Bonifica delle aree inquinate. Nel 2003 la Regione Sardegna ha approvato il Piano regionale di bonifica dei siti inquinati, in applicazione dell'art. 22 del D.Lgs 05/02/97 e del D.M. 471/99, che attribuivano alle regioni il compito di predisporre, adottare e aggiornare i piani regionali di gestione dei rifiuti. In particolare il comma 5 del suddetto articolo prevede che il Piano per la bonifica delle aree inquinate ne costituisca parte integrante. Il Piano del 2003, tra l altro, indica le Linee Guida per la redazione dei progetti e la realizzazione degli interventi di bonifica e risanamento ambientale delle Aree Minerarie Dismesse del Sulcis Iglesiente - Guspinese. Poiché le norme a carattere regionale introdotte specificamente in materia di bonifiche sono inerenti all attribuzione delle competenze istituzionali, con il D.Lgs 152/06 la procedura prevista all'art. 242 risulta in capo alla Regione Sardegna mentre, per quanto riguarda le aree interessate da attività minerarie, il d.lgs. 152/06 all art. 239 comma 3 attribuisce la disciplina degli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree caratterizzate da inquinamento diffuso, fatte salve le competenze e procedure all interno dei Siti di Interesse Nazionale e comunque nel rispetto dei criteri generali del titolo V, alle regioni mediante appositi piani. Pertanto il caso specifico delle aree interessate da attività minerarie nel Sulcis Iglesiente - Guspinese rientra a pieno titolo nella definizione di aree interessate da inquinamento diffuso. Nelle vie ordinarie, gli interventi di bonifica risultano sottoposti alle procedure del Ministero dell Ambiente e Tutela del Territorio. Tuttavia l applicazione della definizione di inquinamento diffuso in regime di ordinanza rimanda la disciplina degli interventi ad un apposito Piano predisposto dalla Regione. Ma proprio per la rilevanza dell impatto costituito dalle aree minerarie del Sulcis Iglesiente - Guspinese il Presidente del Consiglio dei Ministri ha provveduto all emanazione dell Ordinanza n.3640 del 15 gennaio 2008 Interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare i danni determinatisi in conseguenza dell'inquinamento delle aree minerarie dismesse del Sulcis Iglesiente - Guspinese della Regione Autonoma della Sardegna al fine di accelerare le procedure per il concreto ed indispensabile avvio delle opere di risanamento, tenuto conto della complessità della progettazione degli interventi e delle relative fasi di approvazione. Nell ambito della predetta ordinanza il Presidente della Regione Sardegna viene nominato Commissario delegato per la Bonifica delle aree minerarie del Sulcis Iglesiente - Guspinese; al Commissario Delegato vengono attribuite le conseguenti competenze che consentono sia la realizzazione dei primi interventi urgenti per la rimozione delle situazioni di pericolo sia di far fronte ai danni conseguenti l inquinamento. In particolare, la procedura di bonifica di cui all art. 242 del D.Lgs. 152/06 che in regime ordinario è attribuita al Ministero dell Ambiente e Tutela del Territorio, sentito il Ministero delle attività produttive, è sostituita dall approvazione dei progetti da parte del Commissario delegato. Nello specifico, detta ordinanza dispone, all articolo 1 comma 3, che venga predisposto, su proposta del competente servizio dell Assessorato dell Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, il Piano di bonifica dei siti interessati delle aree minerarie dismesse e di quelle immediatamente limitrofe, previa perimetrazione. Detta perimetrazione ha trovato formalizzazione nella Ordinanza del Commissario Delegato n. 2 del 22 Febbraio 2008, con la quale e stato approvato il cronoprogramma delle attività e la perimetrazione delle aree prioritarie di intervento (cfr. Fig.1). Il Piano di bonifica delle aree minerarie dismesse del Sulcis - Iglesiente Guspinese, di cui alla citata OPCM n. 3640/2008, e stato inviato al Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ai fini della sua successiva approvazione con ordinanza del Commissario Delegato n. 3 del 21 Marzo

11 E infine, con l Ordinanza n.3 del 8/02/2011 avente come oggetto: Aggiornamento della perimetrazione dei siti interessati dalle aree minerarie dismesse e di quelle immediatamente limitrofe di cui alle Ordinanza del Commissario delegato n.2/2008 e n. 3/2008. Approvazione è stato disposto l aggiornamento dei siti interessati dalle aree minerarie dismesse e di quelle immediatamente limitrofe e il contestuale aggiornamento del Piano di Bonifica degli stessi siti approvato con l Ordinanza del Commissario Delegato n. 3 del 21 marzo Ai sensi di quanto disposto dalla citata OPCM n. 3640/08, all articolo 1 comma 3 lett. e), è stato redatto il Piano di bonifica delle aree minerarie dismesse del sulcis - iglesiente guspinese. Il Piano si basa sul precedente strumento di pianificazione Piano di bonifica dei siti inquinati emanato dalla Regione Sardegna nel 2003, ai sensi dell art.17 del D.Lgs 22/97 e del regolamento di attuazione D.M. 471/99. L organizzazione dei dati e l individuazione dei siti da bonificare, con la determinazione della relativa priorità, viene effettuata sulla base delle informazioni desunte dal Piano di bonifica dei siti inquinati del 2003 arricchite mediante l acquisizione di nuove conoscenze in relazione ai siti censiti ed alla caratterizzazione degli stessi nonché all aggiornamento indotto dall entrata di in vigore della norme in materia ambientale (D.Lgs 152/06). Fig.1 Stralcio dell allegato A all Ordinanza del Commissario delegato del 22 febbraio 2008, n

12 Il Piano di bonifica delle aree minerarie dismesse si pone come obiettivi la definizione e realizzazione di tutte le iniziative necessarie al superamento dell emergenza e la realizzazione di opere di bonifica o messa in sicurezza secondo le priorità di intervento individuate nel piano medesimo in ordine alla realizzazione dei primi interventi urgenti e alla rimozione delle situazioni di pericolo per la salute umana e per l ambiente. Il raggiungimento degli obiettivi deve essere realizzato mediante l ottimizzazione delle scarse risorse economiche in gioco. Il Piano di Bonifica prevede la suddivisione dell area d interesse in Macro-Aree la cui discriminazione si basa sull attribuzione di analoghi problemi ambientali, al fine di individuare possibili soluzioni comuni. Per ogni macro-area e stata redatta una schede di sintesi contenente i dati di inquadramento fisicogeografico, i vincoli ambientali, territoriali e urbanistici, la descrizione dell attività mineraria, lo stato di compromissione e infine un elenco degli interventi programmati e realizzati. La macro area entro la quale è compresa l area di intervento è quella di MONTEVECCHIO PONENTE per la quale si riporta di seguito uno stralcio della scheda di sintesi presente nel Piano di Bonifica. Fig.2 Macro area Montevecchio Ponente 12

13 Fig.3 Stralcio della scheda di sintesi della macro area Montevecchio Ponente 13

14 2.4. Pianificazione Generale Piano Paesaggistico Regionale Tramite il PPR vengono riconosciuti i caratteri, le tipologie, le forme e gli innumerevoli punti di vista del paesaggio, attraverso le interazioni tra naturalità, storia e cultura delle popolazioni locali; tali beni vengono considerati fondamentali per lo sviluppo, vengono tutelati e se ne promuove la valorizzazione. Il PPR costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento per gli atti di programmazione e di pianificazione regionale, provinciale e locale e per lo sviluppo sostenibile. L area in esame rientra nell Ambito di Paesaggio Costiero n.8-arburese del PPR che definisce: Elementi ambientali del sistema paesaggistico dell ambito, fra gli altri: l imponente complesso geo-minerario piombo-zinco-argentifero che dal settore di Montevecchio, seguendo l allineamento sub-rettilineo di segmenti vallivi che identifica morfologicamente in superficie lo sviluppo degli importanti corpi minerari filoniani idrotermali, giunge fino ai cantieri più occidentali di Ingurtosu [ ] il vasto complesso filoniano, che rappresenta la manifestazione geologico-giacimentologica più imponente da un punto di vista minerario presente in Sardegna [ ] il bacino granitico dell Arburese, comprendente il vasto settore geologicamente correlato all affioramento del grande complesso intrusivo granitico noto in letteratura scientifica come Ellissoide Granitico dell Arburese. Alla rilevante attività mineraria estrattiva e mineralugica [ ] è riferibile la presenza sul territorio di un gran numero di scavi di coltivazione, impianti, strutture e manufatti industriali dismessi, nonché fabbricati ad uso abitativo e di servizio in gran parte abbandonati. Tra questi resti della passata attività mineraria rivestono particolare rilevanza, in termini di ripercussioni sugli equilibri ambientali del settore, gli imponenti depositi di sterili di estrazione e di trattamento costituiti da discariche minerarie e da abbancamenti di fini di laveria. Alle numerose testimonianze presenti sulla superficie, corrisponde in sotterraneo un assai sviluppato sistema di cavità estrattive [ ]. Sistema del paesaggio storico-culturale, fra gli altri: la valenza paesaggistica dei beni dell archeologia industriale costituiti dalle architetture e dalle strutture legate all attività estrattiva ed alla residenza delle risorse umane impiegate. Sono parte costitutiva del sistema i percorsi sterrati che collegano luoghi e beni [ ]. Costituiscono altresì elementi del sistema le visuali d insieme percepibili dall infrastruttura viaria. Elemento strutturato del sistema insediativo, fra gli altri: la successione dei cantieri delle miniere di Montevecchio e Ingurtosu (Piccalinna, Pozzo Sant Antonio, Telle, Casargiu, Pozzo Amsicora, Naracauli, Bau), interessati parzialmente da interventi di riqualificazione. Tale successione rappresenta un fondamentale carattere specifico locale. Fra i VALORI è riconosciuta l importanza dell elevato patrimonio storico e ambientale definito dai siti minerari dismessi, in termini di patrimonio di archeologia industriale e di specificità dei caratteri insediativi, strettamente interconnessi con il sistema ambientale e paesaggistico dei luoghi, e alla correlata domanda a livello internazionale per la fruizione turistica delle aree minerarie dismesse e del patrimonio ambientale costiero/montano, anche in virtù dell appartenenza alla rete di salvaguardia e valorizzazione ambientale e storico-culturale (Siti di Interesse Comunitario, Parco Geominerario). I principali fattori di CRITICITÀ per l area in esame sono rappresentati dal degrado ambientale dovuto all impatto delle attività industriali/insediative dismesse, dal degrado ecologico dei principali sistemi fluviali, dalla contaminazione di origine mineraria dei bacini del Rio Piscinas e Naracauli, dall elevato 14

15 rischio geoambientale derivante da fenomeni di instabilità statica dei vuoti minerari e delle discariche minerarie Riguardano specificamente anche l area in esame gli INDIRIZZI definiti ai punti 3,4 e 5 e 6 di seguito riportati: 3. Riqualificare la direttrice degli insediamenti delle miniere, attraverso il recupero dei manufatti edilizi e la definizione di funzioni d eccellenza, sia in relazione a servizi qualificati, legati alle attività di ricettività turistica specializzata e dell offerta di cultura, sia come centri di eccellenza per attività di ricerca sui temi della tutela dell ambiente. 4. Riqualificare l intero comparto minerario nel pieno rispetto della storia ancora presente, attraverso la conservazione dell identità del rapporto intercorso tra le conformazioni ambientali e l opera dell uomo, senza snaturare il paesaggio minerario reinterpretandolo in falsa chiave turistica o in termini di rinnovo avulso dal contesto. 5. La riqualificazione ambientale delle direttrici idrografiche dei Fiumi Piscinas e Irvi e del sistema delle aree contaminate dai processi estrattivi minerari, attraverso interventi di disinquinamento e di rinaturalizzazione delle aree degradate. 6. Integrazione dei servizi e delle opere connesse alla mobilità per il miglioramento dell accessibilità al sistema insediativo ed ambientale delle miniere, coerentemente con la necessità di conservare la specificità ed il carattere evocativo del paesaggio storico delle archeologie minerarie Classificazione dell area nel P.P.R. Con riferimento alla Fig.4 seguente (stralcio del Piano Paesaggistico Regionale L.R. 25 novembre 2004 n.8 Ambito n.8 Arburese) le aree d intervento ricadono: Fig.4 Stralcio del Foglio 546 sez.i dal Piano Paesaggistico Regionale L.R. n.8/2004 Ambito 8 Arburese. All interno del cerchio rosso l area d intervento. 15

16 - con riferimento all Assetto Ambientale - Beni paesaggistici ambientali ex art.143 D.Lgs. n. 42/04 e succ. mod., nella classe 1) fiumi, torrenti e altri corsi d acqua. - con riferimento all Assetto Ambientale - Beni paesaggistici ambientali ex art.142 D.Lgs. n. 42/04 e succ. mod. - Componenti di paesaggio con valenza ambientale, da carta uso del suolo 1: per una piccola porzione, nella classe 2) aree naturali e subnaturali: Vegetazione a macchia e in aree umide - con riferimento all Assetto Ambientale - Beni paesaggistici ambientali ex art.142 D.Lgs. n. 42/04 e succ. mod. - aree di interesse naturalistico istituzionalmente tutelate: 3) Siti di Interesse Comunitario - con riferimento all Assetto Ambientale - Beni paesaggistici ambientali ex art.142 D.Lgs. n. 42/04 e succ. mod. - aree di recupero ambientale: 4) Anagrafe siti inquinati D.Lgs. 22/97 e D.M.471/99 e s.m.i., sub-area mineraria dismessa - con riferimento all Assetto Storico culturale - Beni Identitari ex artt. 5 e 9 N.T.A. - aree di insediamento produttivo di interesse storico-culturale: 5) Parco Geominerario Storico Ambientale D.M. Ambiente 265/01 - con riferimento all Assetto Insediativo Insediamenti produttivi: 6) Aree estrattive: cave e miniere - Aree estrattive di prima categoria (miniere) Prescrizioni Con riferimento all Assetto Ambientale, le prescrizioni per l area in esame sono definite negli articoli 23 e 42 delle Norme Tecniche di attuazione del PPR, di seguito riportati: Art Aree naturali e subnaturali. Prescrizioni 1. Nelle aree naturali e subnaturali sono vietati: a) qualunque nuovo intervento edilizio o di modificazione del suolo ed ogni altro intervento, uso od attività suscettibile di pregiudicare la struttura, la stabilità o la funzionalità ecosistemica o la fruibilità paesaggistica [ ] Art Aree di recupero ambientale. Prescrizioni 1. Non sono consentiti interventi, usi o attività che possano pregiudicare i processi di bonifica e recupero o comunque aggravare le condizioni di degrado. 2. Per i siti inquinati di cui al D.lgs. 5 febbraio 1997, n 22 e al D.M. 25 ottobre 1999 n 471, valg ono le disposizioni ivi riportate. Con riferimento all Assetto Storico Culturale, le prescrizioni per l area in esame sono definite nell articolo 58 di cui riportiamo di seguito uno stralcio: Art Aree caratterizzate da edifici e manufatti di valenza storico culturale. Prescrizioni [ ] 16

17 5. Sino all analitica individuazione cartografica delle aree di cui al comma 4, queste non possono essere inferiori ad una fascia della larghezza di 100 m dal perimetro esterno dell area o del manufatto edilizio. All interno della fascia non è consentita, sino all adeguamento del Piano urbanistico comunale, la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica Art Aree d insediamento produttivo di interesse storico culturale. Prescrizioni 1. E fatto divieto di alterare le caratteristiche essenziali dei beni identitari di cui all articolo precedente 2. Qualsiasi intervento di realizzazione, ampliamento e rifacimento di infrastrutture viarie deve essere coerente con l organizzazione territoriale. 3. Per gli interventi edilizi riguardanti le architetture storiche è consentito effettuare soltanto la manutenzione ordinaria e straordinaria, il restauro e la riqualificazione. 4. La demolizione è prevista solo per le parti incongrue. [ ] Con riferimento all Assetto Insediativo, le prescrizioni per l area in esame sono definite nell articolo 97 di seguito riportato: Art Aree estrattive (cave e miniere). Prescrizioni 1. Nelle aree estrattive di cui all articolo 96 (Le aree estrattive sono quelle interessate da miniere in attività per la coltivazione e lavorazione di minerali [ ]) è fatto obbligo di presentare progetti corredati da piani di sostenibilità delle attività, giustificativi delle esigenze di mercato, di mitigazione degli impatti durante l esercizio e contenenti i piani di riqualificazione d uso delle aree estrattive correlati al programma di durata dell attività di estrazione, accompagnati da idonea garanzia fidejussoria commisurata al costo del programma di recupero ambientale. Per quanto visto gli assetti di interesse per gli interventi oggetto del presente progetto sono quelli di cui ai punti 1), 3), 4) e 5) del precedente paragrafo per i quali le prescrizioni da osservare sono riportate nei precedenti articoli estratti dalle NTA del PPR ad esclusione dell articolo 97 relativo alle sole miniere in esercizio. 17

18 Quadro normativo Comunale Nella tavola V1 Zonizzazione del territorio del P.R.G. vigente del Comune di Arbus, (allegata come Tav. 2) l area in oggetto viene individuata come zona d1: industria mineraria, per la quale nell articolo 42 delle N.T.A si prevede quanto segue: Nella sottozona si consente l edificazione di costruzioni di civile abitazione per i soli addetti o dirigenti, compatibilmente con l esigenze lavorative della miniera. L edificazione per impianti speciali minerari è consentita nei limiti necessari alla produzione della miniera. Con le Delibere Consiliari del Comune di Arbus n.17 del 13/04/2010 e n.48 del 21/07/2010 è stato adottato il PUC. Nella tavola U-5 - Zonizzazione (allegata come Tav. 3) l area in oggetto viene individuata come: Zona H3 Fascia di rispetto idrogeologico; Nelle N.T.A. si legge: La sottozona H3 individua le aree sottoposte a vincolo idrogeologico previste dal R.D.L. n 3267 del 30 dicembre 1923 e relativo Regolamento R.D. 16 maggio 1926 n 1126, con la estensione alle aree delimitate dal Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico (P.A.I.)adottato in base alla Legge n 183 del 1 8 maggio 1989, D.L. 180/98 e aggiornato con Delibera G.R. n 54/33 del 30 dicembre Nella sottozona H3 trovano applicazione tutte le normative e le prescrizioni individuate da N.T.A. del P.A.I. per le aree a rischio idraulico molto elevato (Ri4), elevato (Ri3), medio (Ri2) e moderato (Ri1) e a rischio frana molto elevato (Rg4), elevato (Rg3), medio(rg2) e moderato (Rg1), perimetrate nell ambito del territorio comunale dalla cartografia allegata al P.A.I. con i correttivi risultanti dalla relazione geologica e relativa cartografia,conseguente allo studio di approfondimento per le aree di pericolosità e a rischio idrogeologico allegato alle presenti norme. Sottozona G1/4C Parco Geominerario: Aree minerarie, Sub Comparti Nelle N.T.A. si legge: La sottozona G1/4 individua la parte del Parco Geominerario ricompreso nel territorio del Comune di Arbus, con i compendi ex minerari di Montevecchio, Ingurtosu, Gennemari e Crabulaxu così come meglio indicati nelle tavole di azzonamento del presente PUC. In base a quanto previsto all art. 52 comma 14 delle N.T.A. del P.P.R., in detti compendi ex minerari, individuati come villaggi minerari ed industriali a matrice storica, la cui peculiarità delle genesi, la dinamica morfologica e tipologica che ne ha caratterizzato il processo formativo e la eventuale precarietà strutturale connessa all edificazione stratificata nel tempo, nel rispetto dell impianto morfologico, del rapporto volumetrico e percettivo con il contesto naturale, sono possibili : a. interventi di recupero, di riqualificazione e di ristrutturazione dei siti, anche con modificazione delle destinazioni d uso dei singoli edifici ; b. demolizioni di corpi di fabbrica la cui genesi sia marginale rispetto all impianto principale; c. demolizione e ricostruzione, anche non strettamente filologica, di fabbricati le cui condizioni statiche ne impediscano il recupero e il cui impianto strutturale non sia compatibile con le nuove destinazioni d uso. Ogni intervento edificatorio, anche di semplice recupero di immobili non utilizzati, dovrà farsi carico della realizzazione delle opere di urbanizzazione primarie non ancora esistenti o del completamento delle stesse. 18

19 In base a quanto previsto all art. 52 comma 15 delle N.T.A. del P.P.R., gli interventi di cui al comma 14 precedentemente indicato sono consentiti previa approvazione di piano particolareggiato, o bando pubblico di progettazione e trasformazione esteso all intero sub comparto A-B-C-D-E-F, che analizzi la genesi storica del sito, le sue condizioni strutturali, lo stato di inquinamento dei luoghi, i relativi interventi di bonifica e che sia corredato da un piano socio economico che motivi il recupero e le ristrutturazioni proposte. Il piano particolareggiato o il bando pubblico dovranno prevedere idonee soluzioni architettoniche per i fabbricati di cui non si propone la conservazione, la ricostruzione filologica o la demolizione e deve garantire il rispetto dell impianto morfologico e del rapporto volumetrico e percettivo con il contesto naturale. Fig.5 Stralcio della Zonizzazione Territoriale Comunale del PUC adottato dal comune di Arbus In base a quanto previsto nell art. 53 comma 1 delle N.T.A. del P.P.R. tutti gli interventi dovranno adeguarsi ai seguenti indirizzi : a) conservare la stratificazione storica, da mantenere leggibile nelle sue fasi eventualmente diversificate; b) conservare e valorizzare le tracce che testimoniano l origine storica dell insediamento; c) riconoscere e valorizzare i margini, sia che venga riconosciuta una cinta murata, sia che tali margini si identifichino con recinti, percorsi; d) evitare saldature tra nuclei contermini, salvaguardando identità e differenze specifiche; e) promuovere l intervento integrato tra pubblico e privato, con il recupero e riuso finalizzato a mantenere o consolidare la necessaria fusione ed articolazione di funzioni residenziali e produttive (almeno il 70% dovrà essere a destinazione turistico-ricettiva); f) favorire la riqualificazione dell aspetto ambientale e del paesaggio urbano, con l eliminazione delle superfetazioni ed il recupero e la riqualificazione degli spazi pubblici; g) individuare misure per riqualificare i tessuti di antica formazione, anche attraverso interventi di ristrutturazione urbanistica, per sostituire parti incongrue ed incompatibili, nella ricerca del disegno e della trama originari del tessuto. 19

20 2.5. Pianificazione di settore ambientale: il Piano stralcio per l Assetto Idrogeologico (PAI) Sulla base di quanto disposto dalla normativa di settore, il PAI e finalizzato a garantire nel territorio della Regione Sardegna adeguati livelli di sicurezza di fronte al verificarsi di eventi idrogeologici e tutelare quindi le attività umane, i beni economici ed il patrimonio ambientale e culturale esposti a potenziali danni, inibendo attività ed interventi capaci di ostacolare il processo verso un adeguato assetto idrogeologico di tutti i sottobacini oggetto del piano. L area in esame rientra nel Piano di Assetto Idrogeologico con riferimento alla Perimetrazione delle aree a Rischio Idraulico e Geomorfologico e delle relative Misure di Salvaguardia (Legge 267/98) nel sub-bacino Sulcis e ricade all interno di aree classificate a rischio frana Hg2 e Hg3 per cui, in ottemperanza alle prescrizioni delle N.T.A. del Piano di Assetto Idrogeologico citato, si è dato seguito alla predisposizione di un apposito studio di compatibilità geologica geotecnica che è stato trasmesso alla Direzione Generale dell Agenzia Regionale del Distretto idrografico della Sardegna che ha approvato il suddetto studio di compatibilità con determinazione prot. N REP204 del 21/10/2010. Il Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico per quanto riguarda il rischio frana classifica l area d intervento, all interno del sub_bacino Sulcis, come Hg2 e individua alcune porzioni a rischio Hg3 (vedere Fig.6 seguente): si tratta prevalentemente delle aree minerarie, come evidenziato nelle Fig.6 e Fig.7 seguenti. Nella Fig.7 in particolare sono evidenziate le 4 aree classificate a rischio Hg3 limitrofe alle zone interessate dai lavori; questi ultimi interferiscono direttamente che con le sole aree Hg3(2), Hg3(3) e Hg3(4), così classificate proprio perché interessanti aree a monte rispetto a discariche minerarie sulle quali è si è proceduto alle verifiche geotecniche al fine di accertare la possibilità dell innesco di fenomeni franosi. Per quanto riguarda gli interventi ammissibili in tali contesti riportiamo quanto prevedono le NTA del PAI: Art. 31 (Disciplina delle aree di pericolosità molto elevata da frana (Hg4)) 1. [ ] nelle aree di pericolosità molto elevata da frana sono consentiti esclusivamente: a) le opere di bonifica e sistemazione dei movimenti franosi, di manutenzione e consolidamento dei versanti, di tutela dei suoli; b) le opere anche temporanee e gli interventi idraulico-forestali e idraulico-agrari per la riduzione o l eliminazione dei pericoli e dei rischi da frana nelle aree di innesco e sviluppo dei fenomeni di dissesto; [ ] 2. In materia di patrimonio edilizio pubblico e privato nelle aree di pericolosità molto elevata da frana sono consentiti esclusivamente: a) gli interventi di demolizione, senza possibilità di ricostruzione nello stesso sito; b) la riparazione di edifici esistenti danneggiati da calamità naturali, compatibilmente con le norme nazionali e regionali vigenti, a condizione che non si tratti di ricostruzione anche parziale; c) le opere di manutenzione ordinaria degli edifici; d) le opere di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo degli edifici; [ ] Nelle aree di pericolosità elevata e media da frana (Hg3 e Hg2) sono consentiti ulteriori interventi sull edificato e sulle infrastrutture di categoria non prevista nel presente progetto. 20

21 Hg03(1) DM098 Fig.6 Stralcio della Tav. n HG 05/17, subbacino Sulcis di cui al Piano di Assetto Idrogeologico, con sovrapposti i perimetri delle principali discariche minerarie dell area sede di intervento. Hg03(2) Hg03(3) Hg03(4) DM099 DM096 DM0101 DM100 Fig.7 Planimetria dell area di Casargiu- Pozzo92 con evidenziate le discariche minerarie e le aree classificate a rischio HG3 nel P.A.I. D M D M D M

22 2.6. Vincoli e disciplina di tutela Vincoli culturali e paesaggistici Per quanto concerne i beni culturali Ai sensi dell art. 2 del D.Lgs. 42 del 22/01/2004 Codice per i Beni Culturali e del Paesaggio, il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. Sono soggetti a tutela tutti i beni culturali di proprietà dello Stato, delle Regioni, degli Enti pubblici territoriali, di ogni altro Ente ed Istituto pubblico e delle Persone giuridiche private senza fini di lucro sino a quando l interesse non sia stato verificato dagli organi del Ministero. Sono altresì soggetti a tutela i beni di proprietà di persone fisiche o giuridiche private per i quali è stato notificato l interesse ai sensi della L. 364 del 20/06/1909 o della L. 778 del 11/06/1922 ( Tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico ), ovvero è stato emanato il vincolo ai sensi della L del 01/06/1939 ( Tutela delle cose di interesse artistico o storico ), della L del 30/09/1963 (relativa ai beni archivistici), del D. Lgs. 490 del 29/10/1999 ( Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali ) e infine del D. Lgs. 42 del 22/01/2004. Tale categoria di beni trova regolamentazione nella Parte Seconda del succitato D. Lgs 42/2004. Nel caso in esame in base al parere espresso dalla Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Cagliari e Oristano l area e gli immobili in questione devono intendersi sottoposti alle disposizioni di tutela ai sensi dell art.10 del D.Lgs42/2004. Per quanto concerne i beni paesaggistici, il tema dei beni culturali ha trovato nuova ed unitaria regolamentazione nel DLgs 42/2004, modificato con D. Lgs. 24 marzo 2006, n. 157, che ha inteso comprendere l intero patrimonio paesaggistico nazionale derivante dalle precedenti normative vigenti (L 1497/39, DM 21 Settembre 1984, L 431/85 ed il DM 24 Aprile c.d. Galassini ) che costituivano norme tra loro differenti per presupposti. Le disposizioni del Codice che regolamentano i vincoli paesaggistici sono l art. 136 e l art.142. L art. 136 individua gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico da assoggettare a vincolo paesaggistico con apposito provvedimento amministrativo (lett. a) e b) cose immobili, ville e giardini, parchi, ecc., c.d. bellezze individue, nonché lett. c) e d) complessi di cose immobili, bellezze panoramiche, ecc., c.d. bellezze d insieme ). L art. 142 individua le aree tutelate per legge ed aventi interesse paesaggistico di per sé, quali territori costieri marini e lacustri, fiumi e corsi d acqua, parchi e riserve naturali, territori coperti da boschi e foreste, rilievi alpini e appenninici, ecc. Le tipologie di beni paesaggistici che risultano essere interessate dall opera in progetto sono i corsi d acqua e relative sponde, tutelati ope legis dall articolo 142, già Legge Galasso e tutti gli elementi che rientrano nell elenco dei valori da tutelare nell ambito dei territori e dei siti del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna Il parco Geominerario storico e Ambientale della Sardegna Con Decreto del Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio del 16 Ottobre 2001 è stato istituito il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna (PGMSA), che comprende la quasi totalità delle aree minerarie dismesse della Sardegna accorpate in 8 aree; tale progetto prevede la riconversione delle aree minerarie, tipicamente industriali, attraverso la bonifica e la valorizzazione dei siti, in aree a sviluppo artigianale-turistico. La gestione del Parco e affidata ad un consorzio costituito dal Ministero dell'ambiente e della Tutela del Territorio, dal Ministero delle Attività Produttive, dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della Ricerca, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione 22

23 Autonoma della Sardegna, dalle province e dai comuni interessati e dalle Università di Cagliari e di Sassari. In particolare quanto riportato nell art.14, comma 1 dello statuto del Consorzio del Parco ai punti b) e c), fornisce indicazioni in merito agli obiettivi di tutela: 1. Nell'ambito dei territori e dei siti del Parco, il Consorzio, nel rispetto dei presupposti che hanno consentito di ottenere il riconoscimento dell'unesco, persegue la tutela dei seguenti valori: [ ] b) l'insieme delle testimonianze storiche e culturali dell'attività mineraria comprendenti: il patrimonio tecnico scientifico legato alle opere dell'arte, della tecnica e dell'ingegneria mineraria; il patrimonio archeologico industriale delle strutture sotterranee e superficiali più rappresentative e delle infrastrutture, con particolare riferimento ai sistemi di collegamento e di trasporto; [ ] c) i siti e gli habitat di interesse naturalistico e ambientale, con particolare riferimento al paesaggio culturale generato dall'uomo per l'espletamento dell'attività mineraria; [ ]. E stato richiesto il parere del Consorzio del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna che si è espresso in maniera favorevole con determinazione del Direttore del Consorzio n.274 del 04/08/2010. Fig.8 Stralcio della Carta con la perimetrazione delle aree del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna (www.parcogeominerario.eu) 23

24 Siti di Interesse Comunitario La Rete Natura 2000 e il principale strumento della politica dell'unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'unione, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE "Habitat" per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario. La rete Natura 2000 e costituita da Zone Speciali di Conservazione (ZSC) istituite dagli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat, e comprende anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS) istituite ai sensi della Direttiva 79/409/CEE "Uccelli". L area dell ex-cantiere minerario ricade nel Sito di Interesse Comunitario Monte Arcuentu e rio Piscinas (ITB ). Il SIC comprende quasi interamente il sistema orografico del massiccio vulcanico dell Arcuentu, parte del bacino idrografico del rio Gutturru e Flumini, il sistema orografico scistoso della costa Verde, il bacino idrografico del rio Piscinas, l area mineraria dimessa di Ingurtosu, di Montevecchio Ponente, di Montevecchio Levante, il sistema pedemontano e alluvionale del rio Montevecchio Sitzerri. L ambito SIC è fortemente caratterizzato, sotto il profilo paesistico e ambientale, dall area mineraria dimessa di Montevecchio Ingurtosu. Il Progetto deve essere sottoposto a Valutazione di Incidenza ai sensi del DPR n.357/97 e successive modifiche ed integrazioni e lo Studio di Incidenza viene fornito in allegato. Fig.9 Perimetrazione SIC Monte Arcuentu e rio Piscinas. 24

25 2.7. Rapporto opera-pianificazione I rapporti di coerenza intercorrenti tra opera ed obiettivi perseguiti dagli strumenti di pianificazione deve essere condotta con riferimento alla pianificazione del settore bonifica. L analisi dei rapporti delle opere in progetto ed il Piano di bonifica delle aree minerarie dismesse del Sulcis Iglesiente Guspinese, porta all evidente concordanza sia a livello di obiettivi che di azioni. L area oggetto di intervento è stata inserita tra quelle prioritarie (si veda al riguardo la Fig.1). In merito agli interventi previsti dal Piano, anche in questo caso è possibile riscontrare una coerenza con le opere in progetto, dal momento che, con riferimento alla Macro area Montevecchio Ponente, secondo detto Piano gli interventi previsti riguardano il trattamento delle acque sotterranee contaminate, attraverso la costruzione e la gestione di un impianto in area Casargiu, l asportazione o la messa in sicurezza permanente dei fini di trattamento mineralurgico dispersi lungo gli alvei dei fiumi, la regimazione degli alvei dei rii Piscinas e Naracauli finalizzata alla messa in sicurezza permanente sopra citata, l individuazione e la realizzazione di un sito di raccolta per i fini asportati, la messa in sicurezza permanente di 15 discariche minerarie a più elevato rischio ed infine la bonifica dei rifiuti speciali e la caratterizzazione degli arenili della spiaggia di Piscinas e dei sedimenti marini. Tale coerenza è inoltre confermata dalla nota del Marzo 2009 l Ufficio del Commissario delegato a seguito dell analisi dei documenti progettuali trasmessi nel dicembre 2008, relativa all istruttoria preliminare sul progetto in esame, nelle cui conclusioni si afferma che: i progetti presentati come MISE relativamente alla regimazione idraulica dell alveo del rio Casargiu e la stabilizzazione statica delle discariche DM siano condivisibili sul piano della proposta progettuale [ ]. Per quanto riguarda i rapporti di conformità con il regime di trasformazione ed uso dei suoli, nonché con quello di tutela, l analisi va inquadrata rispetto alle disposizioni del Piano Paesaggistico Regionale e della pianificazione locale, oltre che con riferimento alla vincolistica. In particolare gli interventi in alveo sono coerenti con quanto prescritto dal PPR all art. 42 (Aree di recupero ambientale. Prescrizioni) commi 1 e 2 e all art. 53 (Aree d insediamento produttivo di interesse storico culturale. Prescrizioni) comma 1 sia in quanto necessari per consentire l attuazione di interventi di Messa in Sicurezza delle discariche minerarie, sia in quanto inseriscono un elemento non estraneo al paesaggio minerario, in quanto i canali e i tratti d alveo rivestiti in pietrame sono presenti lungo il rio Mannu, lungo un tratto di almeno un suo affluente e a valle dell abitato di Ingurtosu. Tale conformità è stata già espressa ufficialmente dai relativi organi di controllo. In sede di Conferenza di Servizi convocata dal Commissario delegato per l emergenza ambientale delle aree minerarie del Sulcis Iglesiente e del Guspinese in data 19/07/2010 recante Area Montevecchio Ponente Messa in sicurezza d emergenza per la stabilizzazione di discariche minerarie, la regimazione idrica e la protezione spondale del rio Casargiu, il rilascio del parere paesaggistico (autorizzazione) da parte del Servizio Tutela Paesaggistica per le province di Oristano e del Medio Campidano - Settore Territoriale Medio Campidano è stato espresso in difetto del parere vincolante da parte della Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Cagliari e Oristano, parere (favorevole) che è stato trasmesso con nota prot del 28/06/2010 e che è stato ribadito con nota prot del 31/12/2010 avente per oggetto: Istanza di autorizzazione paesaggistica ex D.Lgs. 42/2004, art. 146 (come modificato dal D.Lgs 63/2008 art.2 comma 6 lettera S ). Trasmissione parere. A ciò si aggiunge anche il parere favorevole espresso dal Consorzio Parco Geominerario con determinazione del Direttore del Consorzio n. 274 del 04/08/2010. Relativamente ai rapporti con la pianificazione locale, lo strumento a cui fare riferimento è il PUC del Comune di Arbus. 25

26 L area interessata dall intervento ricade in Zona H3 (Fascia di rispetto idrogeologico) e in Sottozona G1/4C (Parco Geominerario: Aree minerarie, Sub Comparti). Per quanto concerne la Zona H3 il progetto deve rispettare prescrizioni delle N.T.A. del Piano di Assetto Idrogeologico. Come si è già visto al paragrafo 2.5 l Igea ha predisposto lo studio di compatibilità geologica geotecnica che è stato trasmesso alla Direzione Generale dell Agenzia Regionale del Distretto idrografico della Sardegna che ha approvato il suddetto studio di compatibilità con determinazione prot. N REP204 del 21/10/2010. Per quanto concerne la Sottozona G1/4C, data la natura degli interventi in programma, gli stessi possono considerarsi sicuramente ammissibili, visto anche il parere positivo espresso dai rappresentanti del Comune di Arbus in sede di Conferenza di Servizi convocata dal Commissario delegato per l emergenza ambientale delle aree minerarie del Sulcis Iglesiente e del Guspinese in data 19/07/2010 recante Area Montevecchio Ponente Messa in sicurezza d emergenza per la stabilizzazione di discariche minerarie, la regimazione idrica e la protezione spondale del rio Casargiu. Infine, si evidenzia che parte dell area di cantiere ricade nell ambito del Sito di Importanza Comunitaria Monte Arcuentu e Rio Piscinas (ITB 04003) per cui gli interventi devono essere sottoposti a Valutazione d'incidenza ai sensi del D.P.R. n. 357/97 e successive modifiche ed integrazioni. Ad integrazione del Quadro di riferimento ambientale è stata condotta la analisi di incidenza il cui Studio viene fornito in allegato. 26

27 3. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE Questo quadro descrive il Progetto di MISE e le soluzioni tecniche adottate, nonché l'inquadramento nel territorio, inteso come sito e come area vasta interessati. Tenuto conto di dover intervenire con la MISE le scelte progettuali sono state dettate dalle condizioni del sito e dal pericolo che la situazione attuale possa ulteriormente peggiorare. L elaborazione progettuale è stata eseguita dall IGEA S.p.A dopo aver preso in esame le caratteristiche dell area, relativamente a: notizie storiche, descrizione del cantiere minerario, caratteristiche chimico fisiche dei materiali abbancati in discarica, idrologia. Interventi proposti, misure di MISE. Per la redazione del presente progetto si sono utilizzati e, ove necessario rielaborati, i dati contenuti nel Piano di Caratterizzazione Area mineraria Montevecchio Ingurtosu, realizzato ai sensi del D.M. 471/99 e del D.Lgs. 152/ Alternative progettuali Si riporta di seguito una breve analisi delle alternative progettuali con particolare riferimento alle opere insistenti nell alveo del rio Casargiu. Date le discariche minerarie dell area di Casargiu-pozzo 92 la cui base è a diretto contatto con l alveo e l assenza di opere di canalizzazione delle acque superficiali che evitino il loro contatto con i rifiuti minerari abbancati, la finalità progettuale è quella di contenere la contaminazione ed eliminare il trasporto di elementi contaminanti verso i recettori ambientali posti a valle. Il progetto è quindi configurabile come MISE in base al D.Lgs 152/06 art.40 lett.m e secondo l estensione per le contaminazioni storiche nelle aree minerarie dismesse in abbandono definita nelle Linee Guida RAS (2009) paragrafo 3.1 (Condizioni di emergenza) dove, fra le condizioni di emergenza riscontrabili nelle aree minerarie dismesse sono comprese: - condizioni di instabilità statica degli abbancamenti di residui minerari - dispersione, con conseguente pericolo chimico rilevante, dei residui di trattamento mineralurgico a granulometria fine nelle matrici ambientali Nel paragrafo 3.4 (criteri tecnici d intervento) sono riportati i criteri tecnici generali a cui far riferimento nell attuazione degli interventi di messa in sicurezza d emergenza: per gli interventi di stabilizzazione statica degli abbancamenti di fini minerari, aventi la funzione di impedire smottamenti e frane dei residui di estrazione su edifici e infrastrutture e contenere la mobilità delle particelle degli inquinanti, fra i criteri tecnici suggeriti vi sono i sistemi di gabbionate al piede con eventuale impermeabilizzazione della gabbionatura; i canali di guardia per eliminare l erosione dei fini minerari da parte delle acque di ruscellamento; Nel caso in esame gli obiettivi di messa in sicurezza d emergenza possono essere perseguiti con i seguenti interventi: 1) completa asportazione dei rifiuti minerari 2) stabilizzazione in loco dei rifiuti minerari e loro isolamento superficiale L alternativa 1) può realizzarsi ad es. mediante: a) conferimento dei rifiuti minerari a discarica o in un Sito di raccolta da realizzarsi secondo le indicazioni contenute nelle Linee Guida per la Caratterizzazione e la Bonifica delle aree minerarie dismesse della RAS (2009). 27

28 b) Trattamento dei rifiuti minerari in loco o all esterno con l obiettivo della loro inertizzazione. Entrambe tali alternative sono difficilmente praticabili in quanto il conferimento a discarica controllata presenta costi insostenibili (nell ordine di 1,0 /kg di rifiuto) e la realizzazione del Sito di raccolta necessita l individuazione di un area di caratteristiche idonee dal punto di vista topografico, morfologico, della permeabilità del substrato, dell uso del suolo (così come riportato nel paragrafo Condizioni generali per l applicabilità delle Linee Guida RAS citate). Quel territorio non presenta tali caratteristiche. L alternativa 2) data la posizione degli abbancamenti di sterili minerari ai due lati dell alveo del rio Casargiu, le pendenze dell alveo in quel tratto, mediamente superiori al 10%, la necessità di procedere all impermeabilizzazione dell alveo in quel tratto per evitare il contatto delle acque con i rifiuti minerari, le indicazioni del Genio Civile che nelle opere di regolazione e di rivestimento degli alvei prescrive che si ottengano pendenze non superiori al 3% per ridurre l azione erosiva delle acque e ciò mediante la realizzazione di soglie o briglie, porta necessariamente alla modifica della pendenza dell alveo e alla sua impermeabilizzazione superficiale, realizzabile: c) con rivestimento dell alveo in calcestruzzo eventualmente rivestito in pietrame d) con sistemi di ingegneria naturalistica che devono fare necessariamente ricorso a materiali sintetici opportunamente protetti da un rivestimento superficiale costituito da terre o da pietrame. L alternativa c), già impiegata nell area, a poche centinaia di metri, in un caso analogo, per il rivestimento di un alveo a contatto con una discarica di rifiuti minerari presenta un ottima efficacia, lunga durata e bassi costi di manutenzione. L alternativa d) necessita complessivamente di maggiori volumi d opera in quanto richiede comunque la costituzione di una base solida per la posa dello stato di impermeabilizzazione, realizzabile ad esempio mediante gabbionate, e di uno strato di rivestimento dello strato impermeabile per altro di difficile stabilizzazione come testimonia un caso analogo di rivestimento di una scarpata nell area di Naracauli. Tali opere, generalmente più costose, hanno una durata generalmente inferiore e necessitano di frequenti opere di manutenzione Descrizione del cantiere minerario Casargiu Nel cantiere minerario di Casargiu sono presenti le strutture di due pozzi d estrazione: il pozzo Casargiu, il cui castelletto è realizzato in elementi in acciaio, e il pozzo 92, con struttura in cemento armato. Il pozzo Casargiu si trova, per chi arriva da Ingurtosu, sulla destra rispetto alla strada. Nello stesso piazzale (256 m s.l.m) i pochi altri ruderi presenti accoglievano la piccola laveria meccanica di fine 800. Il pozzo 92 si trova, percorrendo la stessa strada, poco più avanti sulla sinistra, su un ampio piazzale realizzato artificialmente a quota 220 m s.l.m., raggiungibile dalla strada per mezzo di una pista d accesso della lunghezza di circa 220 m. Nello stesso piazzale sono presenti alcuni fabbricati, realizzati in epoche diverse, che accoglievano la sala argano, tramogge di carico, officine, uffici, cabina elettrica e serbatoi per l acqua. Tutt intorno sono presenti, in parte immerse nel verde che ha riconquistato le aree limitrofe alle discariche, i ruderi di almeno altri sei fabbricati, realizzati con muratura in pietrame e copertura con tetto in tegole: le case operaie. Il cantiere minerario dismesso in oggetto rientra nell Area Vasta interessata dal Piano di Caratterizzazione Area mineraria Montevecchio Ingurtosu realizzato, ai sensi del D.M. 471/99 e delle Linee Guida per la Bonifica delle Aree Minerarie Dismesse della Regione Autonoma della Sardegna, dalla soc. Progemisa S.p.A. per conto della Geoparco s.c. a r.l.. 28

29 Le discariche e i fabbricati presenti Nell area sono state censite n 5 discariche minera rie, denominate DM096, DM098, DM099, DM100, DM101. Di queste, quelle dimensionalmente più rilevanti, con volume di materiali abbancati superiore a m³, sono le prime tre, e cioè le DM096, DM098, DM099, che sono anche quelle a diretto contatto con le acque del rio Casargiu e quindi su di esse verranno concentrati gli interventi principali. Le discariche in questione sono costituite da materiali di natura scistosa e subordinatamente quarzosa derivanti dallo scappellamento degli affioramenti, dal tracciamento delle gallerie, dalle attività di scavo dei pozzi e dei fornelli in corrispondenza del cantiere facente capo al Pozzo 92 e dagli sterili prodotti dal locale impianto di trattamento idrogravimetrico. La granulometria dei materiali è prevalentemente a pezzame e ghiaia. La discarica DM096 si trova ai lati dello scavo minerario a giorno, realizzato sul filone mineralizzato; è formato prevalentemente da ghiaie grossolane, con pezzame anche decimetrico sparso in superficie. Lo spessore dei materiali abbancati è elevato al piede della discarica (diversi metri) e verso la sommità si riduce praticamente a zero. La superficie occupata dalla discarica è pari a circa m², il volume è approssimativamente pari a m³. Al piede della discarica l alveo del rio Casargiu è stato canalizzato. Il canale, realizzato in pietrame legato con malta di cemento, ha sezione trapezia originaria di dimensioni: base inferiore 120 cm base superiore 130 cm altezza 60 cm Buona parte del canale, la cui lunghezza complessiva è pari a 60 m, ha le sponde di altezza residua compresa fra cm, a causa della demolizione della parte alta probabilmente provocata dall azione di mezzi meccanici nel corso delle attività minerarie. La discarica DM098 giace appena più a valle della precedente e incombe sulla sponda destra del rio Casargiu. Sulla sua sommità sorge il pozzo d estrazione denominato Pozzo 92. Presenta zone di accumulo di materiale differente per colore (grigio chiaro, beige, grigio scuro) e di dimensioni variabili ma prevalentemente a pezzatura ghiaiosa. E in parte costituito da sterili mineralurgici. La superficie occupata è di circa m², il volume dei materiali abbancati è approssimativamente pari a m³. Nella parte inferiore della discarica è presente un fornello di getto, a sezione circolare, rivestito in conci in granito legati con malta cementizia. E in pratica un pozzo, profondo attualmente non più di dieci metri ed è protetto da un grigliato in barre in acciaio e, perimetralmente, da una rete metallica. La discarica DM099 realizzata anch essa immediatamente a valle del giacimento coltivato, giace prevalentemente sulla sponda sinistra del rio Casargiu. E costituita da materiale debolmente addensato in superficie ma con pezzame grossolano sciolto. Il volume è approssimativamente pari a m³, disposti su una superficie di circa m². Questa discarica è prevalentemente costituita dagli sterili mineralurgici prodotti a cavallo del 900 dal locale impianto di arricchimento. Le discariche DM100 e DM101, come la DM096 si trovano ai piedi del filone mineralizzato sede di coltivazione, sul versante opposto rispetto al rio Casargiu. La discarica DM100 è realizzata alla base di una galleria mineraria. Occupa una superficie di circa 500 m² e il volume di materiali abbancato è circa m³. La discarica è attraversata da una vecchia pista che consentiva il raggiungimento di alcuni cantieri minerari più a est. Tale pista attraversa l alveo del rio Casargiu 220 m più a monte rispetto alla discarica. 29

30 In concomitanza con eventi meteorici importanti, le acque trasportate dal rio in corrispondenza dell intersezione dell alveo con la pista mineraria, in parte si riversano sulla pista stessa fino a giungere alla discarica DM100 sulla quale esercitano un azione erosiva. La discarica DM101 è di ridotto spessore e costituita da materiale a pezzatura grossolana. La superficie occupata è pari a circa m². Il piede della discarica poggia sulla stessa pista descritta a proposito della DM100, senza argini di contenimento. Tutte le discariche presentano elevata acclività, con facilità di erosione da parte delle acque di corrivazione superficiale. Non esistono opere di protezione idraulica delle discariche. In passato furono realizzate opere di regimazione del rio Casargiu: è ancora esistente un canale in muratura realizzato al piede della discarica DM096; sopravvivono più a valle alcuni tratti di muratura in cemento di contenimento e imbrigliamento dell alveo segno dell esistenza in passato di opere più importanti ormai cancellate dall azione delle acque. Il cantiere minerario è caratterizzato dalla presenza di numerosi ruderi con tipologia costruttiva differente a seconda dell epoca di realizzazione e in vario stato di conservazione. I fabbricati intorno all area di Pozzo Casargiu sono tutti realizzati in muratura in pietrame e presentavano copertura in tegole tipo coppo sardo poggianti su incannicciato sorretto da struttura lignea. La copertura dei fabbricati individuati con A e D nella Tavola D allegata sono franate al suolo a causa del deterioramento della struttura lignea di sostegno. Le risulte sono state recentemente raccolte e inviate in discarica. Il solo fabbricato evidenziato con le lettere B-C in Tavola D presenta parte della copertura ancora in posto che costituisce un pericolo per persone e animali che potrebbero transitare accidentalmente al loro interno. I fabbricati intorno all area del Pozzo 92 presentano tipologie costruttive differenti in quanto realizzati in epoche diverse: l immobile più vecchio, individuato in Tavola D con le lettere E-F-G, ha caratteristiche analoghe a quelli intorno al pozzo Casargiu e presenta ancora parte della copertura in tegole in posto con la struttura lignea portante in stato avanzato di deterioramento. I fabbricati I ed L sono più recenti e presentano copertura in tegole poggiante su soletta in solaio in laterocemento in buono stato di conservazione. Il fabbricato H, è costituito dai silos di carico, realizzati in cemento armato, sorretti da 8 pilastri che necessitano di intervento di manutenzione sui ferri di armatura e sul cemento di copriferro. Il fabbricato M è realizzato in blocchetti laterizi in pessimo stato di conservazione e ormai privo di copertura. Nella Tavola E sono individuati le discariche e i pozzi, nella Tavola D i fabbricati in argomento Caratteristiche chimico-fisiche dei materiali abbancati in discarica Dal Piano di Caratterizzazione Area mineraria Montevecchio Ingurtosu si evince quanto segue: 1. Le analisi chimiche dei campioni superficiali delle cinque discariche presenti nel sito mostrano valori sempre superiori ai Limiti delle CSC per i 4 elementi arsenico, cadmio, piombo e zinco. In diversi campioni si registrano anche valori sopra i limiti suddetti per il rame, il cobalto, il mercurio e l antimonio. 2. Le cinque discariche si presentano abbastanza omogenee: la discarica DM096 presenta un contenuto in piombo mediamente superiore rispetto alle altre; la discarica DM098 presenta un contenuto medio in zinco superiore rispetto alle altre; la discarica DM099 presenta invece un contenuto in mercurio e in piombo inferiore rispetto alle prime due. 30

31 3. Le analisi risultanti dai campioni prelevati in un sondaggio realizzato sulla discarica DM099 confermano quanto detto sopra: il contenuto negli elementi As, Cd, Cu, Pb, Zn è sempre superiore ai limiti, il Sb è entro i limiti o poco al di sopra, il Hg è sempre entro i limiti. Tre campioni del sondaggio (6-7-8) presentano tutte le concentrazioni dei contaminanti entro i limiti di legge: si tratta di un livello di ghiaia e pezzame con scarsa matrice, interno al corpo discarica, e del basamento scistoso e della ghiaia immediatamente soprastante. 4. I risultati del test di cessione sul campione superficiale n 1 prelevato nella discarica DM098 dimostrano la mobilità di As, Cd e Pb e la minore mobilità, entro i limiti di legge, dello Zn Idrologia Le tre discariche minerarie dell area limitrofa al Pozzo 92 sono realizzate sui pendii che degradano a valle verso l alveo del rio Casargiu che è un piccolo corso d acqua a regime torrentizio che si attiva solo in seguito a forti piogge localizzate. E stata determinata la sezione minima necessaria per contenere le acque del torrente nella situazione di massima piena, conseguenza dell evento meteorico che può verificarsi con tempo di ritorno pari a 200 anni, in corrispondenza della sezione dell alveo immediatamente a valle dell area mineraria in oggetto Interventi di MISE Gli interventi previsti, finalizzati al contenimento della diffusione degli inquinanti per impedirne il contatto con l uomo e con i recettori ambientali circostanti (suolo e acque superficiali), come è stato già detto rientrano nella tipologia degli interventi di messa in sicurezza d emergenza, di cui alla Parte IV, Titolo V (Bonifica dei siti contaminati) del D.Lgs. 3 aprile 2006 n.152 e s.m.i., descritti con maggior dettaglio nel capitolo 3 delle Linee Guida per Caratterizzazione e la bonifica delle Aree Minerarie Dismesse della Regione Sardegna. Si tratta nello specifico di interventi di : 1. protezione idraulica e regimazione idraulica 2. stabilizzazione statica 3. rimozione e smaltimento di rifiuti 4. messa in sicurezza di edifici pericolanti Protezione idraulica e regimazione idraulica Il rio Casargiu come è stato detto è attivo in brevi periodi dell anno, a seguito di importanti eventi meteorici. 31

32 In tali circostanze le acque del rio si trovano a diretto contatto con i materiali al piede delle 3 discariche principali dell area in esame e, indirettamente attraverso la pista di cantiere che la interseca, con i materiali della DM Interventi di sistemazione dell alveo L alveo del rio Casargiu, a valle della strada provinciale, corre a lato delle discariche minerarie per un tratto di circa 370 m con una pendenza media di a circa il 10%. La porzione più critica corrisponde al tratto in cui l alveo è delimitato su entrambi i lati dalla discarica DM098 per una lunghezza di circa 120 m, con pendenza media di circa il 16%. In quel tratto sono evidenti i fenomeni di erosione delle sponde col conseguente trascinamento a valle di materiali asportati dal piede della discarica mineraria. E prevista la canalizzazione dell alveo nel tratto critico: si effettuerà il suo rivestimento in pietrame legato con malta di cemento su una base in cls armato; l alveo avrà sezione trapezia con dimensioni maggiori rispetto a quelle determinate, e cioè base minore 175 cm, base maggiore 435 cm e altezza 130 cm; è prevista inoltre una sopraelevazione delle sponde con una gabbionata sagomata a sezione trapezia dell altezza di 1,5 m per ulteriore salvaguardia delle sponde dell alveo costituite, oltre la muratura in pietrame, dal materiale granulare delle discariche facilmente erodibile. La gabbionata sarà realizzata su una base in calcestruzzo solidale alla muratura in cls dell alveo. L alveo risultante, sovradimensionato nel tratto in esame, consentirà la tenuta delle sponde nei confronti dell azione delle acque dell eventuale onda di piena. Nello stesso tratto canalizzato verranno inoltre realizzate n 8 briglie aperte per la riduzione della pendenza dell alveo. Le briglie avranno altezza di salto pari a circa 194 cm e fra esse la pendenza corretta dell alveo sarà pari al 3%. Nel tratto dell alveo a valle della strada provinciale, a monte dell incidenza dell alveo col piede della discarica DM099, ai fini della riduzione della pendenza dell alveo sarà realizzata una briglia aperta, di caratteristiche dimensionali analoghe a quelle già descritte Interventi di manutenzione dell alveo In corrispondenza dell intersezione con la pista di cantiere (fra le quote m s.l.m.) è prevista la realizzazione di un guado in pietrame legato con malta di cemento, come evidenziato nella Tav. A, per evitare che le acque in quella sezione, come accade oggi, siano in parte intercettate e deviate dalla sede della pista sterrata con conseguente deterioramento della pista stessa e necessario ricorso a frequenti interventi di manutenzione. Il guado avrà dimensioni approssimative di circa 9,30 m di lunghezza massima, misurata lungo la direzione della corrente, e circa 9,10 m larghezza lungo l asse della pista. E prevista la manutenzione del canale esistente ai piedi della discarica DM096, per ripristinare la sua funzionalità originaria: saranno sopraelevate le spalle del canale in muratura per riportarle alle dimensioni originarie di 60 cm contro i 45 cm di media attuali residui e saranno ricostruiti gli ultimi 20 m del canale stesso, attualmente demoliti. Le pareti dell alveo saranno ulteriormente sopraelevate mediante la posa in opera di gabbionate dell altezza di 1 m, fondate su base in calcestruzzo solidale con la muratura della base del canale, per incrementare la sezione utile. 32

33 Realizzazione canali di guardia dei corpi di discarica E prevista la realizzazione dei canali di guardia a monte delle discariche DM100, DM096, DM098, DM099, per intercettare e indirizzare più a valle le acque di corrivazione superficiale che da monte interferiscono con le discariche: saranno realizzati prevalentemente canali su fondo naturale, con sezione tipo 80 cm di base x 60 cm d altezza, da scavare su terreno e sul basamento roccioso. Il canale che correrà lungo il piazzale di pozzo 92 e getterà le acque a valle sul rio Casargiu, canale che impedirà il protrarsi dell azione erosiva delle acque di corrivazione superficiale sulla discarica DM098, sarà rivestito in calcestruzzo data la natura drenante del terreno sul quale sarà realizzato che non garantisce la tenuta delle sponde. Il rivestimento in calcestruzzo sarà anche realizzato sui tre attraversamenti da realizzare lungo la pista di cantiere, secondo quanto riportato nell allegata Tavola B Stabilizzazione statica Si è visto nel Quadro di riferimento Programmatico che Il Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico per quanto riguarda il rischio frana classifica l area d intervento come Hg2 (pericolosità media da frana) e individua alcune zone a rischio Hg3 (pericolosità elevata da frana), in particolare le discariche DM098 e DM099. L elevata inclinazione di alcune porzioni degli argini di quelle discariche, che si presentano per altro irregolari come è riscontrabile dall analisi delle fotografie allegate, è causa di situazioni al limite della criticità, ad es. in corrispondenza di alcune sezioni per le quali l analisi di stabilità effettuata ha restituito valori dei coefficienti di sicurezza pari a 1,03 e 1,18. Inoltre l azione erosiva delle acque di corrivazione superficiale sulla superficie delle discariche, provocando il trascinamento a valle di materiali sciolti e la creazione di calanche di dilavamento sulle superfici esposte, accentua l irregolarità delle superfici stesse. Gli interventi previsti, ammessi dalle NTA del PAI, sono la regolarizzazione morfologica e la realizzazione di una gabbionata di contenimento al piede Regolarizzazione morfologica Il progetto prevede la regolarizzazione degli argini con la riduzione delle pendenze così come riportato nella seguente e la contemporanea eliminazione di calanchi e incisioni. Denominaz. discarica sezione Inclinazione max argine attuale inclinazione argine progetto DM096 D DM098 A DM098 B DM099 C

34 Le inclinazioni di progetto derivano dal calcolo del coefficiente di sicurezza sulle sezioni perpendicolari all argine nelle zone centrali delle discariche o dove le stesse hanno maggior sviluppo in altezza (in tale situazione si registra la massima pendenza del basamento e del profilo dei corpi di discarica), effettuato con l ausilio del software Slope-Geostru Posa in opera gabbionate in pietrame Sarà effettuata la messa in posto di gabbionate ai piedi della discarica DM099, e della porzione di valle della discarica DM098, di altezza variabile fra 1 e 2 m, così come illustrato nelle Tavole B e C allegate, aventi non funzione di stabilizzazione e contenimento in grande del corpo di discarica, ma di contenimento dei materiali granulari che dovessero essere mobilitati dalle acque di corrivazione superficiale. Le gabbionate saranno confezionate con gabbioni in acciaio zincato del tipo a scatola rettangolare con filo a forte zincatura di spessore 2,7 mm, lavorato in maglie esagonali, doppia torsione tipo 8x10 cm, dimensioni comprese fra 100x100x100 cm e 200x100x100 cm; il riempimento dei gabbioni sarà realizzato con materiale di cava arido di natura calcarea e di idonea pezzatura. Saranno anche messi in opera gabbioni di dimensioni inferiori, tipo 50x100x100 cm o simili per adeguare la gabbionata al profilo non orizzontale del piede delle discariche. Discarica Gabbionate Lunghezza [m] Sezione media [m²] Volume [m³] DM DM DM DM Tab. 1 Sviluppo delle gabbionate previste al piede delle discariche minerarie 3.5. Interventi accessori di messa in sicurezza Fabbricati minerari Alcuni fabbricati esistenti nell area presentano condizioni di instabilità soprattutto per quanto riguarda alcune porzioni delle coperture. E prevista lo smontaggio delle coperture pericolanti in tegole sorrette da struttura in legname dei fabbricati individuati nella Tavola D con le lettere B, C, E, F e G. I corpi di fabbricato B e C costituiscono un unico immobile individuato in catasto col Foglio 10 sez.e mappale 23. I corpi di fabbricato E, F e G costituiscono un unico immobile individuato in catasto col Foglio 2 sez.e mappale

35 E previsto lo smontaggio manuale delle tegole, previo montaggio di idoneo ponteggio, il recupero di quelle in buono stato di conservazione e quindi riutilizzabili in sede futuro di eventuale ripristino, lo smontaggio dell incannicciato e delle travi di sostegno ormai deteriorate le cui deformazioni mettono a rischio la stabilità delle murature perimetrali. I silos di stoccaggio e di carico dei materiali (grezzi di miniera) estratti dal Pozzo 92 sono realizzati con struttura in cemento armato. L immobile è evidenziati con la lettera H nella Tavola D ed è individuato in catasto col Foglio 2 sez. E mappale 15. Il corpo dei silos poggia su 8 pilastri in c.a. che presentano i ferri d armatura esposti all aria a seguito dell asportazione, a causa delle intemperie, del cemento di copri ferro. E previsto il risanamento del calcestruzzo mediante le seguenti lavorazioni: demolizione di tutte le parti friabili, incoerenti o in fase di distacco; spazzolatura manuale o meccanica delle armature ossidate con rimozioni di tutte le parti copriferro anche leggermente ammalorate e sfarinanti; pulizia del sottofondo per eliminare polveri; applicazione di malta cementizia anticorrosiva per il trattamento anticorrosivo e la protezione di ferri di armatura da applicare a pennello dopo accurata spazzolatura; accurato lavaggio della zona di intervento e successivo ripristino volumetrico e strutturale con malta cementizia pronta all uso per riprese e stuccature a spessore, fibrorinforzata con microfibre sintetiche, priva di componenti metallici, tixotropica con elevate caratteristiche meccaniche. Tale intervento sarà anche esteso alla superficie inferiore del corpo dei silos, che presenta analogo problema di deterioramento del calcestruzzo Opere varie e accessorie Tutta l area dovrà essere accuratamente recintata per evitare il contatto diretto coi materiali da parte di potenziali visitatori e per evitare il pascolo incontrollato, sia di capre sia di cervi, che oltre al possibile danno diretto a loro carico, col loro passaggio accelerano i processi erosivi sulle superfici di discarica. Le opere previste sono riportate nella Tavola 6 allegata e prevedono la recinzione delle tre discariche minerarie principali e delle aree dei piazzali di Pozzo 92 e di Pozzo Casargiu. Tutte le recinzioni previste saranno realizzate con rete zincata romboidale h=2,00 m fissata a paletti in acciaio zincato35x35x4,5 infissi al suolo mediante plinti in cemento. E prevista la messa in opera di due cancelli per il controllo degli accessi al cantiere di Pozzo 92. E prevista la manutenzione delle piste d accesso con la pulizia da pietrami e arbusti e il rifacimento del fondo con la stesa e compattazione di misto di cava. E inoltre prevista la potatura di arbusti e alberi lateralmente alle piste e che attualmente ingombrano la sede stradale. 35

36 4. QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE Per il presente quadro lo Studio prende in esame le componenti e i fattori ambientali che interessano l area in oggetto; in particolare vengono considerati: atmosfera,( nelle sue componenti caratteristiche meteoclimatiche e qualità dell aria), ambiente idrico, ( nelle componenti idrogeologia, idrografia superficiale e acque sotterranee ), suolo e sottosuolo, ( nelle componenti geologia, geomorfologia, pedologia e uso del suolo, sottosuolo ), habitat, flora e fauna, rumore e vibrazioni, paesaggio Atmosfera Caratteristiche meteoclimatiche La Sardegna è inclusa nei climi mediterranei a carattere non desertico ed extratropicale, che determina l'alternarsi di una stagione secca estiva con un periodo di piovosità concentrato prevalentemente nella stagione fredda. Nella provincia del Medio Campidano, area in cui ricade l'attività oggetto del presente studio, il clima è condizionato prevalentemente dall'orografia e meno dalla latitudine. Principali caratteristiche climatiche del comprensorio provinciale sono le temperature medie annue elevate (media ricostruita da EAF, 16,3 C ), una s tagione calda lunga ed arida, ed una stagione piovosa meno fredda di quanto dovrebbe essere in relazione a i valori di latitudine. La stagione invernale è caratterizzata da temperature miti nella zona litoranea, mentre all'interno e ad altitudini maggiori dei 600m s.l.m., le escursioni termiche sono significativamente più marcate. Nell'ambito delle precipitazioni si hanno valori ampiamente differenti da un anno all'altro, con un massimo principale in autunno ed uno secondario in inverno; sono frequenti i lunghi periodi siccitosi che seguono ad una stagione arida lunga anche 4-5 mesi. Discontinui sono invece i nubifragi e le alluvioni durante il primo periodo dell'autunno; l'intensità di questi fenomeni ha solitamente effetti disastrosi sul suolo data la scarsa protezione da parte della vegetazione erbacea o arborea a causa delle prolungate condizioni di siccità estiva, o perché attività antropiche intense determinano l indebolimento dei versanti limitandone così la copertura vegetale. Un altro aspetto climatico che influenza i territori centro occidentali della Sardegna, come anche il resto dell'isola, è il vento, soprattutto per l'elevata velocità mantenuta per periodi prolungati. Le provenienze predominanti sono W-NW, S-SE, SW ed infine N e NE. L'area in studio ricade all'interno delle aree d'influenza delle stazioni pluviometriche del Servizio Idrografico della Sardegna di Montevecchio e di Fluminimaggiore. Lo studio climatologico è stato condotto sulla base dei dati della serie storica relativa al periodo e dei dati misurati dal 1993 al Tali dati sono stati tenuti separati in quanto quelli riferiti al primo periodo sono editi, provenienti dallo studio SISS eseguito dall EAF su incarico della Regione Sardegna, mentre quelli dell ultimo periodo non sono ancora stati pubblicati e sono stati forniti dal Servizio Idrografico del Genio Civile di Cagliari. I dati pluviometrici e termometrici provenienti dal SISS sono stati infatti sottoposti ad un indagine statistica allo scopo di individuare errori sistematici di misura e sono stati corretti ; inoltre sempre con metodi statistico-probabilistici, mediante l utilizzo dell analisi di regressione che costituisce le cosiddette stazioni base, sono stati ricostruiti i dati mancanti. 36

37 Di seguito sono riportati i dati di piovosità e di temperatura media mensile ed annua, ottenuti mediante i dati della serie storica registrati nel periodo e quelli relativi al periodo Vengono inoltre riportati i valori medi mensili ed annui di evapotraspirazione, per entrambi i periodi considerati, calcolati con la formula di Thornthwaite. 37

38 Stazione Quotam. slm gen feb mar Apr mag giu lug ago set ott nov dic anno Montevecchio Fluminimaggiore Tab. 2 Precipitazioni - Periodo Stazione Quota.slm gen feb mar Apr mag giu lug ago set ott nov dic anno Montevecchio Fluminimaggiore Tab. 3 Precipitazioni - Periodo Stazione Quota m.slm Gen feb mar apr mag giu lug ago set ott nov dic anno Montevecchio Fluminimaggiore Tab. 4 Temperature - Periodo

39 Stazione Quota m.slm Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno Montevecchio 170 Fluminimaggiore Tab. 5 Temperature - Periodo La stazione Montevecchio è solo pluviometrica, i dati di temperatura attribuiti al periodo sono stati ricostruiti dall EAF nell ambito dello studio SISS (1996). Stazione Quota m, slm Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno Montevecchio Fluminimaggiore Tab. 6 Evapotraspirazione - Periodo Stazione Quota m.slm Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno Montevecchio 170 Fluminimaggiore Tab. 7 Evapotraspirazione - Periodo

40 Per la stazione di Montevecchio, non è stato possibile calcolare l evapotraspirazione per il periodo , in quanto mancano i dati termometrici. Dalle tabelle sopra riportate si può notare come nel periodo più recente c è stato un decremento delle precipitazioni medie annue, pari a circa il 8.5% per la stazione di Montevecchio ed a oltre il 18% per la stazione Fluminimaggiore. Per quanto riguarda le temperature si può fare un confronto solo per quelle relative alla stazione di Fluminimaggiore che, per il periodo , hanno avuto un aumento dell 8%. Queste variazioni climatologiche hanno determinato una variazione della percentuale di precipitazioni efficaci (circa il 30% per la stazione di Fluminimaggiore) come mostrato nella tabella seguente. Stazione Periodo Pe% Periodo Pe% Montevecchio Fluminimaggiore Tab. 8 Percentuali relative alle precipitazioni efficaci. E' stata effettuata un analisi dei casi critici sui dati di precipitazione relativi al periodo Non è stato possibile fare una simile analisi per il periodo in quanto per questi anni non si è in possesso di misurazioni giornaliere. Sono stati determinati i massimi storici giornalieri e mensili, di massimi e minimi storici annui e i più lunghi periodi siccitosi nelle stazioni considerate, come mostrato nella tabella seguente. 40

41 Massima piovosità giornaliera mensile annua annua Minima piovosità Periodo di più lunga siccità Cod. Stazione data mm mese mm anno mm anno mm 181 Montevecchio 29.Nov Dic Fluminimaggiore 6.Mag Dic N. 147 giorni dal 6.Mag.1980 al 30.Set.1980 N. 107 giorni dal 15.Giu.1941 al 30.Set.1941 Tab. 9 Casi critici pluviometrici periodo Si osserva che, fra le stazioni considerate, la massima piovosità giornaliera, mensile ed annua è stata registrata dalla stazione di Montevecchio, rispettivamente con 143 millimetri di pioggia, il 29 novembre 1933, 709 a dicembre del 1941 e 1382 millimetri nel Anche la minima piovosità annua, con 443 millimetri nel 1970 ed il più lungo periodo siccitoso con 147 giorni di siccità, dal 6 maggio 1980 al 30 settembre 1980 sono stati registrati sempre dalla stazione di Montevecchio. Sono stati quindi determinati i valori di precipitazioni massime da 1 a 5 giorni consecutivi, registrati sempre nel , calcolando la percentuale di tale valore sul totale annuo corrispondente (A%) e sul valore medio annuo dell intero periodo (B%). 41

42 1 giorno 2 giorni 3 giorni Cod. Data mm A% B% Data mm A% B% Data mm A% B% /11/ /11/ /0.3/ /05/ /12/ /05/ giorni 5 giorni Cod. Data mm A% B% Data mm A% B% /12/ /10/ /11/ /10/ Tab. 10 Precipitazioni massime da 1 a 5 giorni consecutivi periodo , A% = percentuale sul totale annuo corrispondente, B% = percentuale sul valore medio annuo del periodo Dalla tabella si osserva che per il periodo considerato la massima piovosità in un giorno, 4 giorni e 5 giorni consecutivi, è stata registrata dalla stazione di Montevecchio, rispettivamente con 143 millimetri il 20 novembre del 1933 (14.3% del totale annuo e 19.8% del valore medio di precipitazioni dell intero periodo considerato), 117 mm nei 4 giorni a partire dal 20 dicembre 1976 (10.5% del totale annuo e 16.1% del valore medio di precipitazioni dell intero periodo considerato) 185 mm nei 5 giorni a partire dal 14 ottobre 1951 (16.8% del totale annuo e 17% del valore medio di precipitazioni dell intero periodo considerato); la massima piovosità in 2 giorni e 3 giorni consecutivi, è stata registrata invece dalla stazione di Fluminimaggiore rispettivamente con 106 millimetri, dal 22 dicembre 1978 (14.2% del totale annuo e 14.4% del valore medio di precipitazioni dell intero periodo considerato) e 127 mm nei 3 giorni a partire dal 3 maggio del 1972 (15.6% del totale annuo e 17.2% del valore medio di precipitazioni dell intero periodo). 42

43 Venti L elaborazione dei dati anemologici è tratta dal Piano di investigazione iniziale Relazione intermedia, maggio 2002, del CINSA, Centro interdipartimentale di ingegneria e scienze ambientali dell Università di Cagliari. Lo studio dei venti permette di individuare direzioni di migrazione ed aree di potenziale diffusione degli inquinanti atmosferici, che nel caso specifico, sono rappresentati da particolato ricco in metalli pesanti, derivante dalla frazione fine dei materiali presenti nelle discariche negli abbancamenti di fini di processo, e dai suoli circostanti. I dati presi in esame sono quelli registrati presso la Stazione Astronomica di Carloforte, il sito di rilevamento attualmente più vicino all area d indagine. Sono risultati prevalenti i venti provenienti dai settori N e NW, che presentano frequenze medie annue di 71 e 79 giorni rispettivamente, per un totale del 42% di frequenza. Nelle altre direzioni, le frequenze sono distribuite in maniera abbastanza uniforme, con valori intorno al 3-5%, mentre le calme rappresentano il 12-13%. Stagionalmente, l andamento è simile a quello annuale, anche se il periodo invernale è caratterizzato da una maggior frequenza della componente con direzione NW, mentre nel periodo estivo è prevalente la direzione da N. Per quanto riguarda le classi di velocità, i venti dominanti pur avendo una velocità media di circa chilometri all ora, sono caratterizzati da classi di ventosità elevate (velocità superiori ai 45 chilometri orari), che rappresentano il 20-22% del totale. A livello stagionale, si osserva una maggior frequenza, pari al 16-17%, delle classi di ventosità elevata nel periodo invernale, che si riducono nei mesi estivi al 9-10%. Le elaborazioni della stazione meteo di Carloforte consentono di definire anche la persistenza del vento, che, su base annua, raggiunge le 15 ore, ed è molto elevata per i venti da NW e SE, che presentano velocità medie intorno ai 40 chilometri all ora Qualità dell aria L assenza quasi assoluta di attività produttive da oltre 20 anni consente di classificare come generalmente buona la qualità dell aria che, in particolari condizioni eoliche e di traffico, viene parzialmente compromessa per il sollevamento di polveri attorno alle discariche minerarie e alla strada provinciale. Proprio la Provinciale Montevecchio-Ingurtosu rappresenta la causa principale della diffusione della polverosità, trattandosi di una strada sterrata realizzata con materiale proveniente dagli scarti dell attività estrattiva; altre fonti di emissione delle polveri sono le discariche minerarie e metallurgiche, in particolare quelle costituite da materiali fini che durante i periodi asciutti, soprattutto durante la stagione estiva, sono oggetto di sollevamento quando l azione del vento è particolarmente forte. Dal punto di vista qualitativo le polveri sono state oggetto di campionatura e analisi da parte di ATI IFRAS nell ambito del Piano di Caratterizzazione e del conseguente Piano di Indagine dell area Montevecchio Ponente realizzato nel 2005; la campionatura era stata eseguita installando lungo la strada provinciale, nel tratto Montevecchio-Ingurtosu 7 deposimetri idonei all accumulo delle polveri; in particolare un deposimetro situato nella parte interna del tornante a valle della grande discarica mineraria DM091, in località Casargiu, con la base a circa 2 metri di altezza dal piano stradale, ha verificato la presenza di piombo e zinco, con tenori leggermente inferiori a 600 mg/kg per quanto concerne il piombo, e a 500 mg/kg per lo zinco; dal 43

44 punto di vista quantitativo, il monitoraggio aveva verificato un accumulo di polveri giornaliero inferiore a 100 mg, ascrivibile alla classe di Polverosità bassa. Per quanto questo dato, riferito al periodo dell anno autunnale, non tenesse conto del periodo estivo quando è maggiore il flusso del traffico conseguente all affluenza turistica nell area, si ritiene che la polverosità non possa essere mediamente molto più alta Analisi delle interferenze Le opere previste potranno generare durante le attività un incremento della polverosità ascrivibile in particolare ai mezzi di movimento terra durante le opere di regolarizzazione delle discariche. I potenziali recettori maggiormente esposti non sono i pochi residenti del vicino borgo di Ingurtosu che risulta sufficientemente distante e schermato dalla morfologia dell area e dall andamento dei venti prevalenti, ma gli stessi lavoratori impegnati nelle attività che saranno dotati di tutti i presidi atti a ridurre al minimo i rischi associati all assunzione di polveri potenzialmente nocive. Le cabine delle macchine di movimentazione sono dotate di impianto di condizionamento. I lavoratori maggiormente esposti sono gli addetti alla realizzazione delle opere di canalizzazione e alla messa in opera delle gabbionate. Tali lavoratori dovranno operare per quanto possibile in assenza di polveri: sarà disposta l umidificazione della strada sterrata nell immediato intorno del cantiere almeno una volta al giorno in assenza di piogge e sarà evitato il contemporaneo svolgimento di attività a terra e di attività di regolarizzazione delle discariche con mezzo meccanico Ambiente idrico Idrogeologia Dal punto di vista idrogeologico l area di Casargiu appartiene all Unità idrogeologica del Complesso Metamorfico del Paleozoico caratterizzata da bassa permeabilità legata esclusivamente alla fratturazione; i litotipi che la costituiscono risultano infatti permeabili solo nelle aree di fratturazione ed in particolare interessate dai vari eventi tettonici, che hanno generato numerose faglie e riattivato i principali lineamenti, favorendo così attraverso queste strutture l'infiltrazione delle acque superficiali che danno luogo a locali accumuli idrici di modesta entità. I litotipi che costituiscono questa Unità sono interessati dal sistema filoniano di Montevecchio-Ingurtosu; il cantiere minerario di Casargiu, così come tutti i cantieri impostati sul campo filoniano Montevecchio- Ingurtosu, risentono di una circolazione idrica sotterranea alterata dagli imponenti lavori minerari, con sviluppo delle gallerie prevalentemente in direzione, e quindi maggiormente drenanti Idrografia superficiale L area in oggetto fa parte del bacino idrografico del Rio Piscinas, che interessa una superficie di circa 49 chilometri quadri e, la cui asta fluviale, si sviluppa per circa 11 chilometri. Nel primo tratto di circa 3 chilometri, che si origina dal versante meridionale di Monte Arcuentu, ha direzione NNE-SSW e prende il nome di Rio de s Acqua Frida; segue un tratto con direzione NE-SW di circa 2 chilometri denominato Riu Zappaioni, al termine del quale riceve l importante affluente di sinistra Riu Roia Cani; poi assume il nome di Riu su Feniu e finalmente di Rio Piscinas, in un tratto di circa 6 chilometri con direzione ENE-WSW, nel quale riceve l altro importante affluente di sinistra Riu Irvi, prima di sfociare a mare nella spiaggia di Piscinas. Il Riu Casargiu è uno dei 12 affluenti di sinistra del Riu Irvi e si caratterizza per essere ben 44

45 incassato nelle metamorfici e per l alveo costituito da ghiaie, sabbie e fini di laveria provenienti dalle attività minerarie. L alimentazione del Riu Casargiu è legata al ruscellamento superficiale diffuso delle acque piovane sulle litologie metamorfiche impermeabili Potenziali effetti negativi Durante le attività di cantiere non è previsto lo spostamento temporaneo del corso del rio Casargiu nonostante ci sia l impegno dell alveo attuale per circa 120 m di lunghezza. Ciò sarà possibile in primo luogo date le caratteristiche di portata del rio Casargiu, il cui corso si attiva solo a seguito di importanti piogge e in secondo luogo date le ridotte dimensioni della sezione dell alveo che consentiranno di operare a tratti finiti, da monte verso valle, con interruzioni in concomitanza di periodi di piogge persistenti. Durante le attività di cantiere è prevista la riconfigurazione morfologica delle discariche poste ai lati del rio Casargiu. E possibile la caduta di materiali in alveo e il conseguente trasporto di materiali in sospensione sulle acque del rio. Le operazioni saranno effettuate normalmente dall alto, per scongiurare la caduta di materiali verso il rio; saranno interrotte in concomitanza con periodi di piogge prolungate che possano dal luogo all attivazione del corso d acqua Potenziali effetti positivi Con il progressivo rivestimento dell alveo e quindi l eliminazione del contatto diretto delle acque del rio con i corpi di discarica, sarà eliminato il processo di dilavamento di superfici inquinate costituite dagli argini delle discariche minerarie entro i quali è stato scavato l alveo del rio Casargiu. La riconfigurazione morfologica di alcune porzioni di discarica ridurrà sostanzialmente i rischi di frana rispetto alla situazione attuale e quindi la possibilità, anche a lungo termine che si inneschino fenomeni franosi con riversamento di materiali contaminati in alveo Acque sotterranee Mentre nell Unità Idrogeologica del Complesso Metamorfico del Paleozoico non sono presenti acquiferi degni di nota, un acquifero importante si sviluppa principalmente lungo la direttrice dei filoni periferici (N ). I vuoti e le ripiene non cementate dei vecchi lavori minerari costituiscono un deposito delle acque che si infiltrano in profondità. Dopo la chiusura delle miniere e la fermata delle pompe di eduzione, a partire dal 1997 nel cantiere Casargiu nuovo si è avuta la risalita della falda con la fuoruscita delle acque dalla galleria Fais; la portata delle acque che si riversano sul rio Irvi è stata calcolata in 30 l/s e la loro qualità è stata ritenuta pessima trattandosi di acque acide cariche di metalli pesanti e di solfati di ferro che conferiscono un caratteristico colore rosso ferruginoso. Nel cantiere Casargiu vecchio, oggetto dei lavori di MISE, non si ha fuoruscita di acque sotterranee in quanto gli imbocchi delle vecchie strutture minerarie, pozzi e gallerie, si trovano ad una quota s.l.m. superiore a quella della galleria Fais Potenziali interferenze Date le caratteristiche dell acquifero nell area d intervento, i processi di contaminazione a suo carico sono dovuti alla dissoluzione delle sostanze inquinanti (principalmente metalli pesanti) da parte delle acque di percolazione interferenti con le mineralizzazioni ancora presenti o con le discariche minerarie depositate all esterno sul soprasuolo. L alveo del rio Casargiu in corrispondenza dell area di Pozzo 92, scorre in parte sulla verticale rispetto alle sottostanti aree di giacimento parzialmente coltivate. L impermeabilizzazione 45

46 dell alveo avrà come conseguenza l isolamento delle discariche minerarie rispetto alle acque di scorrimento superficiale e impedirà i processi di percolazione proprio nel settore più critico del corso del rio Casargiu. Eventuali infiltrazioni d acqua in quel tratto saranno quindi eliminate e ciò rappresenterà un impatto positivo in termini non di miglioramento della qualità delle acque sotterranee ma di riduzione della quantità delle acque potenzialmente contaminabili immesse nel sottosuolo Suolo e sottosuolo Geologia La geologia della regione dell Arburese-Guspinese-Iglesiente settentrionale (Sardegna SW) è caratterizzata da due complessi geologici, il basamento paleozoico e le coperture sedimentarie e vulcaniche da tardo-paleozoiche a quaternarie. Al primo si ascrivono le successioni del basamento metamorfico della Zona Esterna e della Zona a Falde della Catena Ercinica Sarda, con età comprese tra il Cambriano ed il Devoniano, ed il Complesso intrusivo tardo paleozoico, costituito da plutoniti di tipo granodioritico o leucogranitico, del Carbonifero superiore Permiano inferiore, e da un esteso campo filoniano ascrivibile al Permiano. Le seconde sono depositi sedimentari e successioni vulcaniche effusive di diversi intervalli di tempo compresi tra il Permiano ed il Pliocene e depositi clastici alluvionali del Quaternario Antico e Recente, diffusi nei settori di pianura e fondovalle. Nell area oggetto del presente Studio è presente il basamento paleozoico, caratterizzato, in particolare, da un complesso epimetamorfico costituito da un alternanza monotona di metargilliti grigie e nere, metasiltiti di colore grigio verdastro, con livelli di metarenarie da grigio chiaro a biancastre a nere e metaconglomerati. Questo Complesso è attraversato da manifestazioni a carattere filoniano, tra le quali, quelle a matrice quarzosa hanno avuto un notevole interesse giacimentologico e minerario per la presenza di una mineralizzazione a Pb, Zn, Ag, la cui coltivazione ha contribuito, nel corso dell ultimo secolo, a rendere quella di Montevecchio-Ingurtosu una tra le più produttive aree minerarie dell Iglesiente-Arburese. Per quanto riguarda la tettonica, l area di Casargiu è interessata dall assetto tettonico tardo-ercinico, a carattere essenzialmente distensivo, che si manifesta in tutta la Sardegna del SW con eventi di grande importanza caratterizzati dalla messa in posto di varie intrusioni di granitoidi e di granodioriti, e da processi chimico-fisici complessi che hanno provocato ricircolazione e deposizione di minerali lungo fratture e/o faglie importanti, ad opera di convogli idrotermali ricchi in ioni metallici Geomorfologia I tratti morfologici e paesaggistici essenziali dell area Montevecchio- Casargiu- Ingurtosu sono determinati dalle litofacies affioranti sulle quali hanno interagito i processi morfogenetici che fanno ascrivere il settore in esame al Paesaggio delle litologie del basamento metamorfico. Si tratta di un paesaggio caratterizzato da acclività contenuta ed altimetria modesta, e da forme prevalentemente dolci ed arrotondate. I processi erosivi sono generalmente rappresentati da ruscellamento diffuso e, localmente, anche da fenomeni di ruscellamento concentrato con erosione incanalata. Il drenaggio è dendritico rettangolare fine: numerose incisioni vallive hanno affluenti con innesto angolato riflettendo così il controllo strutturale sulla roccia. Le incisioni da ruscellamento sono molto frequenti (erosione foliare e per canali), e dove il substrato risente maggiormente della degradazione, si possono osservare incisioni anche molto profonde. 46

47 Lungo le vallecole sono possibili fenomeni di erosione lineare, mentre sui canaloni dei versanti sono frequenti coltri detritiche ad elementi grossolani riconducibili essenzialmente a processi periglaciali, oggi inattivi. Gli intensi processi di erosione divengono particolarmente incisivi quando all'elevata acclività dei versanti si unisce una scarsa copertura vegetale Pedologia e uso del suolo L area di Casargiu è ricompressa in una unità pedologica e paesaggistica presente tra le aree minerarie di Montevecchio, Ingurtosu e Naracauli. Essa comprende quei suoli che si sono sviluppati su substrati metamorfici, prevalentemente scistosi con morfologia arrotondata e pendenze del 20-50%. Le quote si mantengono tra i m con una copertura vegetale bassa e degradata prevalentemente a cisteto. Si tratta di suoli a profilo A-C con associata roccia affiorante, profondi circa 25 cm, a tessitura francosabbiosa, scheletro abbondante da minuto a grossolano, permeabili, subacidi, parzialmente desaturati; a moderata fertilità. In queste aree, che conoscono da tempo un intenso sfruttamento minerario, sono forti le imitazioni d'uso dovute al pericolo d'erosione, alla pendenza e alla scarsa profondità del profilo. Ma, sebbene degradata la macchia svolge un'azione regimante rispetto all'erosione idrica, pertanto va limitato e controllato il pascolo abusivo e gli incendi soprattutto innescati con l'intento di ricostituire la componente erbacea. Essi vengono classificati secondo l'u.s.d.a. come Lithic e Dystric Xerorthents associati a roccia affiorante e secondo la FAO come Dystric e Lithic Leptosols. L'uso del suolo nell area di studio è caratterizzato dall intervento antropico relativo alle aree estrattive inserito in un contesto in cui predominano i territori boscati e gli ambienti semi-naturali. Le aree estrattive comprendono gli scavi minerari, le gallerie, i pozzi e le trincee oltre agli edifici e alle installazioni industriali connesse all attività estrattiva. In tali aree vengono comprese anche le aree occupate dalle discariche minerarie. I territori boscati e gli ambienti semi-naturali comprendono: - Zone boscate caratterizzate da : - Boschi misti, costituiti principalmente da alberi ma anche da cespugli ed arbusti dove non dominano né le latifoglie né le conifere, - Macchia degradata, composta principalmente da cespugli, arbusti e piante erbacee tipiche della macchia mediterranea in condizioni di degrado, - Macchia bassa, costituita da associazioni vegetali dense composte da numerose specie arbustive miste tipiche dell ambiente mediterraneo (cisto, erica, lavanda, etc.). Possono essere presenti rari alberi isolati della macchia mediterranea, - Macchia alta, costituita da vegetazione arbustiva con prevalenza di specie arboree della classica macchia mediterranea (corbezzolo, lentischio, mirto, erica, etc.) Potenziali effetti negativi Come è già stato detto, durante le attività di cantiere è prevista la riconfigurazione morfologica delle discariche poste ai lati del rio Casargiu. E possibile la caduta di materiali contaminati in alveo e il conseguente loro trasporto verso valle dove è possibile che si generino fenomeni di inquinamento dei suoli. Per eliminare tali rischi le operazioni di scavo saranno effettuate normalmente dall alto, per scongiurare la 47

48 caduta di materiali verso il rio e le attività saranno interrotte in concomitanza con periodi di piogge prolungate che possano dal luogo all attivazione del corso d acqua Potenziali effetti positivi Per quanto riguarda gli impatti a carico del suolo il progetto realizzerà un miglioramento delle condizioni di stabilità di alcune porzioni di discarica e quindi non solo la riduzione dei potenziali processi di dilavamento da parte delle acque del rio Casargiu, con contaminazione dei suoli a valle dell area di intervento, ma anche la possibilità che sulle superfici di discarica stabilizzate col tempo si instaurino processi di rinaturalizzazione spontanea, attualmente impediti a causa della mobilità di alcuni argini di discarica Sottosuolo L area di Casargiu è stata interessata da lavori minerari in sotterraneo fin dal 1881con lo scopo di estrarre le importanti mineralizzazione di Pb e Zn, presenti in quest area così come in tutto il sistema filoniano del complesso Montevecchio-Ingurtosu. I lavori, interrotti nel 1968 in quanto il valore del metallo recuperabile non consentiva una resa economica, sono descritti nel capitolo 3.1 al quale si rimanda Potenziali interferenze I lavori in progetto non comportano interferenze di rilievo nei confronti del sottosuolo ad eccezione della riduzione delle acque meteoriche di percolazione dovuta all impermeabilizzazione di un tratto dell alveo del rio Casargiu Caratteristiche dell area dal punto di vista delle componenti naturalistiche Flora e vegetazione dell area vasta Dal punto di vista biogeografico, i territori in esame ricadono nella Subregione Mediterraneo-occidentale della Regione Mediterranea e, più precisamente, nella Superprovincia Italo-Tirrenica, Provincia Sardo-Corsa e Subprovincia Sarda (Ladero Alvárez et al. 1987, Bacchetta op. cit.). Più nello specifico, nell ambito del territorio sardo, l area è inclusa nel settore Sulcitano-Iglesiente e nel 2sub settore Iglesiente (Bacchetta & Pontecorvo, 2005). Le litologie prevalenti, come esposto precedentemente sono in assoluto quelle del Complesso Metamorfico Ercinico, interessato da un campo filoniano di origine tardo-ercinica. Nel territorio considerato mancano pertanto affioramenti di natura carbonatica. In considerazione delle suddette caratteristiche bioclimatiche, biogeografiche e litologiche, la vegetazione potenziale del territorio è rappresentata dai boschi dell associazione Prasio majoris-quercetum ilicis, tappa matura della serie sarda, termo-mesomediterranea del leccio (Bacchetta et al. 2007c, 2009). I boschi veri e propri sono praticamente assenti nel territorio che circonda l area di intervento. Sono invece prevalenti le formazioni di macchia alta a corbezzolo ed erica arborea dell Erico arboreae-arbutetum unedonis e quelle di macchia-foresta, che rappresentano un aspetto di transizione tra la cenosi matura e la prima tappa seriale. Tra le specie arboree è significativa la presenza di Q. suber, favorita dall assenza di carbonati nel substrato 48

49 e dall intervento umano che ne ha incrementato la diffusione, specie in prossimità delle aree interessate da attività umane per lunghi periodi, come quelle estrattive. Nel complesso di tratta di un territorio caratterizzato da un elevata naturalità, dove le testimonianze dell attività mineraria e le infrastrutture ad esse legate, localizzate in prevalenza nel fondovalle, rappresentano l unico elemento significativo di alterazione degli habitat e del paesaggio. Malgrado la pericolosità per l ambiente e per l uomo che deriva dagli abbancamenti di sterili, i siti estrattivi rappresentano anche un importante elemento di biodiversità del paesaggio Vegetazione forestale climatofila ed edafoxerofila Leccete - La vegetazione potenziale più rappresentata è costituita dai boschi sempreverdi a prevalenza di leccio (fig. 1), con limitazioni nelle aree più scoscese e rupestri ed in quelle più aride e calde sia costiere che pedemontane. I boschi di leccio sono stati per lungo tempo riferiti all'associazione Viburno-Quercetum ilicis, ma le ricerche condotte negli ultimi anni (Arrigoni et al., 1990; Camarda et al. 1995; Biondi et al e 2003), hanno portato ad una revisione sintassonomica delle leccete sarde. I più recenti lavori (Bacchetta et al. 2004) inquadrano le leccete della Sardegna in cinque associazioni: Pyro amygdaliformis-quercetum ilicis, Prasio majoris-quercetum ilicis, Galio scabri-quercetum ilicis, Saniculo europaeae-quercetum ilicis e Aceri monspessulani-quercetum ilicis. Tali associazioni vengono attribuite alla suballeanza sardo-corsa Clematido cirrhosae-quercenion ilicis dell alleanza Fraxino orni-quercion ilicis. Nel settore in esame è ampiamente diffusa l'associazione Prasio majoris-quercetum ilicis (Bacchetta et al. 2007, 2009) che si sviluppa ad altitudini comprese tra 160 e 740 m s.l.m.. Si tratta di boschi climatofili a Quercus ilex, con Juniperus oxycedrus subsp. oxycedrus, J. turbinata e Olea europaea var. sylvestris. Lo strato arbustivo è caratterizzato da Pistacia lentiscus, Rhamnus alaternus, Phillyrea latifolia, Erica arborea e Arbutus unedo e da varie specie lianose come Clematis cirrhosa, Prasium majus, Smilax aspera, Rubia peregrina, Lonicera implexa e Tamus communis. Nelle zone più elevate, a quote superiori a 600 m s.l.m., è presente l'associazione Galio scabri-quercetum ilicis. Lo strato arbustivo è caratterizzato da Erica arborea, Arbutus unedo, Viburnum tinus e Phillyrea latifolia. Ben rappresentate le lianose con Smilax aspera, Rubia peregrina, Rosa sempervirens, Hedera helix e Clematis vitalba. Lo strato erbaceo del sottobosco, caratterizzato da poche specie, è dominato da Cyclamen repandum, Luzula forsteri, Asplenium onopteris, Carex distachya e Galium scabrum. 49

50 Fig.10 Vegetazione a prevalenza di leccio in prossimità dell'area di intervento Sugherete - La quercia da sughero viene spesso considerata più xerofila e termofila rispetto al leccio (Giacomini et Fenaroli, 1958) e le sugherete sono state considerate come stadi di degradazione, transitori e spesso non dinamici, delle leccete (Arrigoni et al., 1996; Mossa, 1985; Pignatti, 1998). Recentemente Serra et al. (2002) e Rivas-Martínez et al. (2003) hanno riconosciuto la presenza di associazioni sarde a Quercus suber all interno dell alleanza Quercion ilicis (suballeanza Quercenion ilicis). Più recentemente, Bacchetta et al. (2004) hanno riferito le sugherete della Sardegna a due associazioni principali, Galio scabri-quercetum suberis e Violo dehnhardtii-quercetum suberis. Nell'area vasta considerata è presente solamente l'associazione Galio scabri-quercetum suberis, ad altitudini comprese tra 200 e 550 m s.l.m.. In tali sugherete (fig. 2) sono ampiamente presenti altre specie arboree ed arbustive quali Quercus ilex, Viburnum tinus, Arbutus unedo, Erica arborea, Phillyrea latifolia, Myrtus communis subsp. communis, Juniperus oxycedrus subsp. oxycedrus. Lo strato erbaceo è prevalentemente caratterizzato da Galium scabrum, Cyclamen repandum e Ruscus aculeatus. 50

51 Fig.11 Elementi di quercia da sughero in mescolanza alla vegetazione pre-forestale e alle leccete con relativi suoli forestali originari Oleeti - I boschi ad olivastro della Sardegna sono stati riferiti a 4 associazioni (Bacchetta et al., 2003) delle quali solo due possono essere osservate nell'area in esame: Cyclamino repandi-oleetum sylvestris, che si rinviene sino a circa 400 m di quota su substrati litologici di natura generalmente acida (graniti e metamorfiti) e Asparago albi-oleetum sylvestris su substrati variabili e fino a 200 m di altitudine. La prima cenosi è osservabile nelle zone con abbondanti affioramenti rocciosi, elevata inclinazione ed esposizione meridionale, dove le comunità appartenenti alle serie climatofile (leccete e sugherete) non riescono ad instaurarsi. Le specie caratteristiche sono Olea europaea var. sylvestris, Cyclamen repandum, Aristolochia tyrrhena e Arum pictum, con elevata frequenza di Pistacia lentiscus, Clematis cirrhosa, Phillyrea latifolia, Arisarum vulgare e Rubia peregrina subsp. peregrina. La struttura dello stadio maturo è data da boscaglie tipicamente termo-xerofile, con strato arbustivo limitato e strato erbaceo costituito prevalentemente da geofite ed emicriptofite. Ginepreti - Le formazioni a Juniperus oxycedrus subsp. oxycedrus, edafoxerofile della Sardegna meridionale, sono state inquadrate nell associazione Pistacio lentisci-juniperetum oxycedri (Camarda et al., 1995). I ginepreti a Juniperus turbinata sono invece riferiti da alcuni autori (De Marco et al., 1985; Biondi et al., 2001; Biondi et Bagella, 2005) a quattro associazioni (Oleo-Juniperetum turbinatae, Erico-Juniperetum turbinatae, Chamaeropo-Juniperetum turbinatae ed Euphorbio characiae-juniperetum turbinatae), mentre Rivas-Martínez et al. (2003) li riferiscono tutti all associazione Oleo sylvestris-juniperetum turbinatae e istituiscono la nuova associazione Asparago albi-juniperetum turbinatae della Sardegna meridionale. I ginepreti del settore in oggetto sono presenti in aree con affioramenti rocciosi ed elevata inclinazione, con la serie termomediterranea del ginepro turbinato, in cui l'associazione Oleo-Juniperetum turbinatae 51

52 rappresenta la testa della serie. Si tratta di boscaglie o formazioni di macchia a dominanza di Juniperus turbinata e Olea europaea var. sylvestris. Lo strato arbustivo è caratterizzato da specie spiccatamente termofile e/o xerofile, come Asparagus albus, Euphorbia dendroides, Pistacia lentiscus e Phillyrea angustifolia. La specie generalmente più frequente nello strato erbaceo è Brachypodium retusum Vegetazione forestale climatofila ed edafoxerofila Lungo le aste fluviali principali sono presenti le comunità forestali caducifoglie ad Alnus glutinosa, Populus alba, P. nigra, Fraxinus oxycarpa, Salix alba, S. atrocinerea, S. purpurea, S. arrigonii, Ulmus minor. Per il Sulcis-Iglesiente, queste cenosi sono state recentemente studiate (Angius et Bacchetta, 2009), e sono stati descritti due geosigmeti ripariali principali, rispettivamente su depositi alluvionali costituiti esclusivamente da materiali silicatici acidi (graniti, metamorfiti) e su depositi alluvionali con presenza di litologie miste, anche carbonatiche. Il primo è rappresentato dal geosigmeto edafoigrofilo, calcifugo e oligotrofico, Rubo ulmifolii-nerion oleandri, Nerio oleandri-salicion purpureae, Hyperico hircini-alnenion glutinosae. L'oleandreto (Rubo ulmifolii- Nerietum oleandri) si riscontra sui depositi alluvionali sono più grossolani perché, essendo parzialmente slegato dal fattore acqua, tollera i periodi di aridità superiori a 6-8 mesi che si verificano ai margini dei corsi d'acqua torrentizi, con regime e portate incostanti. Il saliceto (Nerio oleandri-salicetum purpureae), rappresenta un'ulteriore tappa del geosigmeto e si riscontra più a monte o più esternamente rispetto al bosco di ontani, in condizioni caratterizzate dallo scorrimento del corso d'acqua per pochi mesi e dove la falda freatica si mantiene prossima alla superficie per 8-10 mesi l'anno. L'ontaneto (Salici arrigonii-alnetum glutinosae) è invece fortemente legato al fattore acqua, pertanto si sviluppa in ambiti ripariali caratterizzati da valli allargate, pianeggianti, con scorrimento del corso d'acqua anche per periodi prolungati e falda freatica prossima alla superficie per il tempo rimanente, in condizioni edafiche moderatamente più evolute per la presenza di suoli con iniziale pedogenesi sui depositi alluvionali più fini. Il secondo geosigmeto ripariale è rappresentato dal geosigmeto mediterraneo occidentale edafoigrofilo e/o planiziale, eutrofico Populenion albae, Fraxino angustifoliae-ulmenion minoris, Salicion albae, il quale risulta presente solamente in aree localizzate. Nella dinamica della vegetazione il populeto (Rubio longifoliae-populetum albae) viene sostituito, esternamente ai corsi d'acqua o dove la falda è superficiale per periodi molto più brevi, dall'associazione Allio triquetri-ulmetum minoris spesso in diretto contatto, in ambiti planiziali, con l'aggruppamento a Fraxinus oxycarpa. Più esternamente rispetto al populeto ed alla boscaglia di olmi, in condizioni più xeriche, si osserva il Tamaricetum africanae, talora alternato agli oleandreti del Rubo ulmifolii-nerietum oleandri, sempre per la relativa indipendenza dal fattore acqua e la notevole tolleranza all'aridità. A quote più elevate (fino a 500 m slm) al posto delle cenosi a pioppo bianco è possibile riscontrare, in condizioni edafiche analoghe, formazioni residuali a pioppo nero della serie Roso sempervirentis-populo nigrae Σ. Tali formazioni arboree ed arborescenti, sia riparie che e planiziali, sono sempre fortemente legate al fattore acqua e si sviluppano in ambiti ripariali pianeggianti, inondabili per periodi anche prolungati, in condizioni edafiche moderatamente evolute. Le associazioni alto-arbustive riferibili alla classe Nerio-Tamaricetea sono quasi totalmente o parzialmente slegate dal fattore acqua e tollerano anche periodi di aridità superiori ai sei mesi, in particolare quando il corso d acqua ha un regime marcatamente torrentizio. 52

53 Vegetazione arbustiva sempreverde Le formazioni di macchia mediterranea presenti nell'area vasta, sono generalmente derivate dalla degradazione di cenosi forestali sempreverdi. L'inquadramento fitosociologico di queste cenosi è relativamente variabile a causa della loro diffusione e diversificazione nel territorio e sui differenti tipi di substrato. Generalmente sono riferite all ordine Pistacio-Rhamnetalia alaterni della classe Quercetea ilicis e a due alleanze principali: Oleo-Ceratonion siliquae e Ericion arboreae. Alla prima alleanza appartengono, su substrati acidi, le comunità arbustive dell associazione termomediterranea Pistacio lentisci-calicotometum villosae (Biondi et al., 2001a; Biondi et Bagella, 2005), mentre su substrati alcalini quelle dell associazione Clematido cirrhosae-pistacietum lentisci (Arrigoni et Di Tommaso, 1991). La degradazione di oleeti e ginepreti porta a formazioni riconducibili all'asparago albi- Euphorbietum dendroidis (Biondi et Mossa, 1992; Biondi et Bagella, 2005) e all'euphorbio dendroidis- Anagyridetum foetidae (Biondi et Mossa, 1992), sempre dell'alleanza Oleo-Ceratonion siliquae. Le cenosi arbustive pre-forestali, o derivanti dalla degradazione delle leccete e delle sugherete, sono rappresentate soprattutto dall associazione Erico arboreae-arbutetum unedonis, prevalentemente mesomediterranea (Biondi et al., 2001; Rivas-Martínez et al., 2003), riferibile all'alleanza Ericion arboreae Garighe Le comunità camefitiche e nanofanerofitiche della Sardegna sono riferite a due classi di vegetazione: Cisto- Lavanduletea, prevalentemente calcifuga e silicicola, e Rosmarinetea officinalis, prevalentemente calcicola. Nell'area in esame si riscontrano, per il ripetuto passaggio del fuoco, soprattutto garighe a Cistus monspeliensis, riferibili alla prima classe, con l'associazione Lavandulo stoechadis-cistetum monspeliensis, dell'alleanza Teucrion mari Praterie perenni e annuali La vegetazione prativa e pascoliva è dominata da specie perenni (emicriptofite e geofite). Le formazioni dense a Brachypodium retusum, inquadrabili nell alleanza del Thero-Brachypodion ramosi, sono riconducibili all associazione Asphodelo africani-brachypodietum retusi (Biondi et Mossa, 1992) Recentemente Bacchetta et al. (2005), nel compiere una revisione della suddetta alleanza, hanno descritto altre associazioni diffuse in diversi settori dell Isola. Le formazioni pascolive, dipendenti dal pascolo ovino, sono riferite all associazione Poo bulbosae-trifolietum subterranei della classe Poetea bulbosae (Ladero et al., 1992). Le praterie annuali sono generalmente riferite, nella regione mediterranea, alla classe Tuberarietea guttatae ma anche in questo caso non si è ancora giunti ad un inquadramento fitosociologico di dettaglio delle diverse cenosi erbacee regionali Vegetazione azonale - rupicola Dal punto di vista fitosociologico la vegetazione rupicola rientra in massima parte nella classe Asplenietea trichomanis, mentre gli aspetti comofitici dell ordine Anomodonto-Polypodietalia sono stati inclusi nella classe Anomodonto-Polypodietea. Le comunità vegetali che colonizzano gli ambienti rupestri e talora anche i muri, presenti nel territorio sardo, sono state riferite a numerose associazioni, ma attualmente non sono disponibili dati sufficientemente organici per tutte le tipologie fitosociologiche regionali. 53

54 Vegetazione psammofila dei sistemi dunari Si tratta di differenti tipologie di vegetazione che tendono a distribuirsi parallelamente alla linea di battigia e corrispondono a diverse situazioni ecologiche in relazione alla distanza dal mare e alla diversa granulometria del substrato. Sono tipicamente rappresentate nel settore dunale di Piscinas, lungo la Costa Verde (fig. 3). Vegetazione psammofila terofitica alo-nitrofila - Comunità annuali che crescono sulla zona della spiaggia inondata in inverno, sulla quale le mareggiate lasciano consistenti depositi di sostanza organica, soprattutto resti di Posidonia oceanica. Fig.12 Settore dunare di Piscinas Vegetazione psammofila geofitica ed emicriptofitica - Comunità perenni dominate da piante specializzate, ascrivibili alle medesime unità superiori di vegetazione (classe Ammophiletea), ma occupanti ambienti ecologicamente diversi, influenzati da un gradiente decrescente di salinità e uno crescente di evoluzione della duna e lontananza dal mare, nonché dalla diversa granulometria del substrato. Vegetazione psammofila camefitica - Si tratta di garighe primarie che si sviluppano nei settori più interni, sul lato continentale della duna, con sabbie stabili e compatte, delle cosidette dune grigie. Sono cenosi estremamente vulnerabili in seguito alla destrutturazione della duna bianca e oltremodo pregiate, in quanto caratterizzate da entità fitogeograficamente rilevanti come Helichrysum microphyllum subsp. tyrrhenicum, Armeria pungens, Ononis natrix subsp. ramosissima, Scrophularia ramosissima ed Ephedra distachya. 54

55 Vegetazione psammofila terofitica - A mosaico con i tipi di vegetazione perenne delle dune embrionali, mobili e fisse del litorale, si rinvengono comunità terofitiche a fenologia tardo invernale-primaverile inquadrabili nell alleanza Alkanno-Maresion nanae Rivas Goday ex Rivas Goday & Rivas-Martínez 1963 corr. Díez Garretas, Asensi & Rivas-Martínez 2001 dell ordine Malcomietalia; Vegetazione psammofila fanerofitica - La vegetazione forestale psammofila, sulle dune è costituita da boscaglie a Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa, riferibili all associazione Pistacio-Juniperetum macrocarpae. Si tratta di microboschi a dominanza di Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa, costituiti da fanerofite cespitose sclerofilliche quali Pistacia lentiscus, Rhamnus alaternus e Juniperus turbinata. Frequenti le specie lianose ed in particolare Smilax aspera, Rubia peregrina, Clematis cirrhosa, Prasium majus, oltre alle geofite Ruscus aculeatus e Asparagus acutifolius. 55

56 Flora e vegetazione dell area interessata dal progetto Nell'area oggetto di intervento si possono riconoscere due parti distinte costituite dalle discariche di sterili e dall alveo del Rio Casargiu (fig. 4). Le discariche, come riportato nella Relazione Tecnica, si presentano costituite in superficie da pezzame e ghiaie, con percentuali molto basse di terra fine. Fig.13 Area di intervento e planimetria delle opere (fonte: Tav. 6) 56

57 RAS - Comune di Arbus - Provincia del Medio Campidano I settori di discarica a minore pendenza si presentano relativamente stabili, mentre quelli più acclivi sono più instabili e soggetti a processi erosivi, soprattutto nel caso di forti precipitazioni e di eventi di piena del Rio Casargiu. Nelle zone oggetto di intervento il grado di copertura della vegetazione è complessivamente scarso, e ampie superfici sono prive di vegetazione o colonizzate da pratelli effimeri pionieri. Le discariche risultano parzialmente ricolonizzate dalla vegetazione spontanea pioniera e, in relazione al grado di consolidamento dei materiali che le compongono, si osservano differenti tipi di gariga. Sui materiali più stabili si ritrovano garighe a prevalenza di Helichrysum microphyllum subsp. tyrrhenicum (fig. 5) in associazione con Dactylis hispanica, con presenza sporadica di Genista corsica. Fig.14 Settori di discarica parzialmente stabilizzata con rinaturalizzazione a prevalenza di Helichrysum microphyllum subsp. tyrrhenicum Sui materiali più incoerenti e instabili si insediano le comunità pioniere a prevalenza di Dittrichia viscosa o, su superfici a minore acclività su ciottoli grossolani, comunità caratterizzate da Scrophularia canina ssp. bicolor (Bacchetta et al. 2007). L alveo del Rio Casargiu è in parte occupato dalle stesse discariche, e localmente canalizzato mediante opere artificiali. Nel complesso si presenta fortemente alterato nella sua struttura e mancano del tutto formazioni ripariali o con carattere igrofilo (fig. 6). Il letto a valle della discarica DM098 appare costituito da materiali ciottolosi, provenienti con ogni probabilità dalle discariche soprastanti, e risulta occupato dalle stesse specie che colonizzano i cumuli di sterili, benchè più diradate e occasionali (oltre a rifiuti di vario genere quali ulteriore elemento di degrado del corso d'acqua). 57

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