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1 F I L O L O G I A R O M A N Z A A ( c o d ) M A R I E D E F R A N C E Lais (a cura di Giovanna Angeli) Lanval (vv ) Quant il l oï, mut fu dolenz; Del respundre ne fu pas lenz. 288 Teu chose dist par maltalent Dunt il se repenti sovent. «Dame, dist il, de cel mestier Ne me sai jeo nïent aidier. 292 Mes jo aim e si suis amis Cele ki deit aveir le pris Sur tutes celes que jeo sai. E une chose vus dirai, 296 Bien le sachiez a descovert: Une de celes ki la sert, Tute la plus povre meschine, Vaut mieuz de vus, dame reïne, 300 De cors, de vis e de beauté, D enseignement e de bunté!» La reïne s en part a tant, En sa chambre s en vait plurant; 304 Mut fu dolente e curuciee De ceo k il l out si avilliee. En sun lit malade cucha; Jamés, ceo dit, ne levera, 308 Si li reis ne l en feseit dreit De ceo dunt ele se pleindreit. Li reis fu del bois repeiriez; Mut out le jur esté haitiez. 312 Es chambres la reïne entra. Quant el le vit, si se clamma; As piez li chiet, merci li crie, E dit que Lanval l ad hunie: 316 De druërie la requist; Pur ceo qu ele l en escundist, Mut la laidi e avila; De tel amie se vanta 320 Ki tant iert cuinte e noble e fiere Quemieuz valeit sa chamberiere, La plus povre ki la serveit, Que la reïne ne feseit

2 Quando l ebbe udita, ne fu assai offeso, e non seppe trattenersi dal replicare. 288 Trascinato dall ira, pronunciò parole Delle quali ebbe poi spesso a pentirsi. «Signora - disse - in quelle pratiche non ho alcuna esperienza. 292 Invece sono innamorato e amante Di una creatura che merita il primo posto Fra tutte le donne che ho conosciuto. E anzi vi dirò, 296 perché lo riteniate apertamente, che una qualsiasi delle sue damigelle, fosse pure la più umile e la meno aggraziata, è molto migliore di voi, che siete signora e regina, 300 quanto alla persona, al volto, ai lineamenti, alla gentilezza e al nobile sentire! Udite queste parole, la regina si allontana, si rifugia in lacrime nelle sue stanze, 304 profondamente offesa e adirata perché Lanval la ha umiliata a tal punto. Si mise a letto ammalata; mai più - diceva si sarebbe alzata, 308 se il re non le avesse reso giustizia per il torto di cui si lamentava. Il re intanto era tornato dal bosco; quel giorno si era assai svagato. 312 Entrò nelle stanze della regina. Non appena lo vide, essa invocò la punizione di Lanval; si getta ai piedi del re, chiede vendetta affermando che il cavaliere la ha insultata: 316 prima ha cercato di sedurla; ma, poiché lei gli ha opposto resistenza, lui la ha trattata a male parole e la ha svillaneggiata; si è poi vantato di godere i favori di un amante 320 che tanto era ammirevole, nobile e illustre che una qualsiasi sua servitrice, ma proprio la più modesta, era migliore di quanto la regina non fosse. 324 Traduzione di Mario Bensi 2

3 v. 287 Quant: il latino, anche classico, conosceva una congiunzione temporale (anche avverbio interrogativo) quando, identica, per forma e funzione, alla congiunzione-avverbio dell italiano. Nell antico francese si verifica generalmente (ovvero non solo in questa parola, ma quasi sempre) l apocope della vocale atona di sillaba finale (eccettuata la vocale -a, che, invece di apocoparsi, e dunque cadere, si indebolisce in una -e, dapprima evanescente e oggi muta). Perciò, si avrà quando > quand. La forma quand esiste; più frequente è però la forma quant, dove la consonante occlusiva dentale sonora esposta (vale a dire divenuta l ultimo fonema della parola) si sordizza (la sordizzazione è l opposto della sonorizzazione; quest ultima rappresenta un indebolimento, o lenizione, mentre la sordizzazione è valutabile come un rafforzamento). Per quel che riguarda la pronuncia del fonema iniziale, si tenga presente che esso, in latino, aveva un suono labiovelare (come in italiano); in antico francese, però, il suono labiovelare si è delabializzato, e la pronuncia è rimasta soltanto velare. In altri termini, si scrive quant, ma si pronuncia kant. v. 287 il: significa egli. Le funzioni di pronome personale di terza persona sono state assunte, in antico francese, dal dimostrativo latino, anche classico, ille (significava quello), diventato illi per attrazione analogica da parte del corrispondente relativo-interrogativo qui (significava colui che, ma anche chi?). Naturalmente, in illi si verifica l apocope della vocale atona di sillaba finale, che, nello stesso tempo, determina la riduzione (o scempiamento) della doppia -l, la quale, per mantenersi, necessiterebbe di un appoggio vocalico. v. 287 oï: dal latino, anche classico, audivit (che significava udì). Si ha, intanto, la chiusura volgare o rusticale del dittongo iniziale au- in -o- chiusa. Dunque: audivit > odivit. Le consonanti -d- e -v- sono entrambe occlusive (l una dentale sonora, l altra bilabiale fricativa sonora) ed entrambe intervocaliche. Se ne ha pertanto la lenizione sino al dileguo > oìit. Si apocopa poi la dentale sorda finale e si fonde in una unica -i (scritta -ï) la doppia -ìi-. v. 287 mut: dall avverbio latino multum. La forma più normale, in antico francese, è mout (dove la prima -u di multum, essendo breve, si chiude in -o chiusa; dove, ancora, la vocale -o di moltum, essendo seguita da -l, a sua volta seguita da altra consonante, dà luogo al dittongo -ou- (vocalizazione, o velarizzazione, di -l preconsonantica); dove infine si riscontra l apocope della vocale atona di sillaba finale, mentre si ricorda che la -m finale aveva perduto la propria qualità fonetica, ovvero non era pronunciata, sin dai tempi di Plauto (grande 3

4 commediografo latino vissuto tra il III e il II secolo a. C.). La forma mut è da attribuirsi al dialetto di Marie de France, vale a dire all anglonormanno. v. 287 fu: in latino era fuit. L apocope coinvolge qui la consonante occlusiva dentale sorda esposta, oltre che la vocale atona di sillaba finale. La forma più normale in antico francese era fut. v. 288 respundre: nel latino classico era respondere, con la penultima vocale lunga, e la conseguente pronuncia con l accento tonico su di essa (respondére). Si è avuta, in primo luogo, la ritrazione dell accento tonico dalla penultima sillaba alla terzultima, cosa che ha reso possibile la sincope della postonica > respondre. La chiusura della -o- chiusa in -u- è il più tipico tratto del dialetto anglonormanno. v. 288 lenz: dal latino lentus (lento). Apocope della vocale atona di sillaba finale > lents. La consonante occlusiva dentale sorda (anche sonora), incontrandosi con la sibilante, dà luogo al suono dell italiano z sorda (per esempio della parola calza), che si presenta come -z- anche nella grafia. v. 289 chose Nel latino volgare causa sostituisce res, la forma del latino classico per cosa. La palatalizzazione e successiva spirantizzazione della consonante iniziale ha avuto luogo dinanzi alla -a- del dittongo -au-, la cui chiusura in -o- chiusa è dunque posteriore all intacco della velare. v. 289 dist: il francese antico, a differenza di quello moderno, distingue ancora il perfetto (corrispondente alle forme italiane di passato e trapassato prossimo e remoto) dist, che proviene da dixit (con apocope dell atona finale e riduzione di -xalla sibilante semplice) dal presente dit (che proviene da dicit).il francese moderno è dit tanto nell indicativo presente, quanto nel passé simple. v. 290 dunt: è la forma anglonormanna per la voce, più normale in lingua d oïl (e identica al francese d oggi) dont. Era in origine, questo dont, un avverbio di luogo (< de + unde, da dove), che ha poi assunto la funzione pronominale di genitivo del relativo (del quale, di cui). v. 291 mestier: le parole latine di almeno quattro sillabe possono essere idealmente, mentalmente, divise in due parti (due + due sillabe, oppure tre + due, due 4

5 + tre). In entrambe queste parti può verificarsi l apocope della vocale atona di sillaba finale. Soltanto, alla fine della prima parte, si dovrà cambiare la terminologia, parlando di sincope della controfinale, o intertonica. Mestier proviene da ministeriu(m) (che significava servizio), quadrisillabo, le cui due prime -i-, brevi, si saranno mutate in due -e- chiuse > menesteriu. A questo punto si praticherà la sincope della controfinale > mensteriu, e poi, per assimilazione di -n a -s, > mesteriu. Nel suffisso -eriu (anche in -ariu) è presente una -i che non è propriamente vocalica, ma piuttosto semivocalica o semiconsonantica (il cosiddetto yod ). Questa specie di vocale ha la proprietà di procedere a ritroso nel corso della parola, infilandosi prima della -e di -eriu. Si otterrà così mestieru, che diverrà mestier in seguito all apocope della vocale atona finale. v. 292 sai Nel latino tardo si erano verificati, rispetto all uso classico, alcuni spostamenti dell accento, i quali si rispecchiano naturalmente in francese, come in tutte le altre lingue neolatine: a) avanzamento connesso alla semiconsonantizzazione di i, primaria o anche da e, originariamente in iato. Esempi: mulìerem (donna) > muliérem (donna; moglie); capréolum > capriòlum (capriolo) > chevruel > chevreuil. b) ritrazione connessa alla semiconsonantizzazione (e successivo assorbimento) di -u originariamente in iato. Esempi: battùere > bàtt(u)ere (battere) < batre. c) alcuni altri spostamenti, tra i quali darei rilievo ai metaplasmi di coniugazione (dalla II alla III; dalla III alla II), onde infiniti come savoir < saveir < sapére < classico sàpere, oppure rire< rìdere < classico ridére. Venendo alla prima persona dell indicativo presente, in sapére, ovvero in sàpio, la presenza dello yod, qui primario, dà luogo, in seguito alla lenizione della consonante occlusiva bilabiale sorda, lenita sino al dileguo, alla formazione del dittongo -ai-. Sapio > saio > sai (l ultimo passaggio è dovuto all apocope dell atona finale). v. 293 amis: è un caso soggetto; per questo si partirà da amicus e non da amicu(m). Apocope dell atona finale > amics. La -i-, seguita da palatale, ha assorbito la palatale restando intatta > amis. v. 294 le: L articolo, determinativo o indeterminativo, in latino non esisteva. Si è sviluppato in genere, nelle lingue romanze, dal dimostrativo ille, diventato come già si è detto illi per livellamento analogico sul corrispondente relativo interrogativo qui. Si ricordi la frequenza degli occorrimenti del tipo illi qui. 5

6 Questo vale per l articolo determinativo, adoperato in funzione presentativa e attualizzatrice. Il caso soggetto maschile è li (da illi, con aferesi della prima sillaba); il caso regime, da illu(m), è stato prima lo, poi le. Analogamente si incontrerà una sola forma di femminile, la, proveniente da illa o da illa(m) con la consueta aferesi; due forme di maschile plurale, li da illi e les da illos; una sola forma di plurale femminile, les, da illas. L articolo indeterminativo proviene invece dal numerale 1, con declinazione completa e regolare: maschile soggetto, uns < unus, e maschile regime un < unu(m). Così via per il plurale e per il femminile (che ha una sola forma, o meglio una per il singolare e una per il plurale). Ci si può chiedere che valore possa avere il plurale di uno; esso ha valore di indefinito (alcuni; alcune), oppure si impiega come singolativo di parole che abbiano già in sé l idea del plurale (esempio: un gant (un guanto); uns ganz (un paio di guanti). v. 295 celes significa quelle. Dei dimostrativi latini classici il latino volgare aveva conservato solo hic (questo ), iste (codesto), ille (quello), ipse (egli stesso; proprio lui), e anche di questi l uso si era ridotto e le funzioni si erano modificate. Ille, come già abbiamo visto, aveva assunto le funzioni di pronome personale (apocopandosi in il), e, come abbiamo veduto or ora, aveva d altro lato dato origine all articolo, aferesandosi. In compenso, sviluppando un procedimento già attestato in Plauto, si era creata una nuova serie di dimostrativi mediante il rafforzamento con ecce. Così, nel nostro esempio, si è avuto il passaggio da ecce (forse incrociato con l avverbio hic, che significa qui) + ele (da illa) a: (i)cele, ridotto poi a cele. La nostra forma celes è, ovviamente, un plurale: da ecce più (i)celes < ecce + hic + illas. 6

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