AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1

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1 AZIONI PARALLELE 2014 FASCICOLO 1

2 Azioni Parallele è una rivista on line a periodicità annuale, che continua in altre modalità la precedente ultradecennale esperienza di Kainós. La direzione di Azioni Parallele è composta da Gabriella Baptist, Aldo Meccariello e Andrea Bonavoglia. La distribuzione è affidata a Ergonet (VT). La sede della rivista è Roma. 2

3 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 FASCICOLO DIMENTICARE materiali Per far memoria dell oblio e ricordarsi di dimenticare editoriale Gemme di primavera, foglie d autunno. Introduzione ad Alexandru Dragomir Sull oceano dell oblio di Gabriella Baptist di Alexandru Dragomir saggi The Internet is forever Oblio e memoria di Andrea Bonavoglia di Massimo Piermarini itinerari Mnemosine e Lete Dimenticare Palermo Berlino. Topografie della memoria di Giuseppe D'Acunto di Antonino Infranca di Andrea Bonavoglia discussioni Matteo Borri, Storia della malattia di Alzheimer Gűnther Anders, Dopo Holocaust, 1979 Marco Fortunato, L offesa, la colpa, il fantasma. Tony Judt, L'età dell'oblio di Giovanna Frongia di Aldo Meccariello di Aldo Meccariello di Aldo Meccariello 3

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5 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 AZIONI PARALLELE on line Visti: New York, Agosto 2014 di Andrea Bonavoglia Letti: Salvatore Natoli, Il buon uso del mondo. Agire nell età del rischio di Roberto Caracci Letti: Micaela Latini e Aldo Meccariello, L uomo e la (sua) fine. Saggi su Günther Anders di Massimo Piermarini Letti: Materiali per una bibliografia italiana di Günther Anders di Devis Colombo Letti: Adolf Loos, Parole nel vuoto di Andrea Bonavoglia Letti: Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi di Silvia Baglini e Antonino Infranca 5

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7 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 DIMENTICARE materiali 7

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9 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 Per far memoria dell oblio e ricordarsi di dimenticare Saper dimenticare è una fortuna più che un arte. Le cose che si vorrebbero dimenticare sono quelle di cui meglio ci si ricorda. La memoria non solo ha l inciviltà di non sopperire al bisogno, ma anche l impertinenza di capitare spesso a sproposito B. Gracián, Oráculo manual y arte de la prudencia A Simonide, il virtuoso della memoria che voleva insegnargli come ricordare tutto, Temistocle, il grande politico e militare ateniese ormai bandito dalla patria, avrebbe risposto di preferire piuttosto apprendere l arte di dimenticare, in modo da evitare la sofferenza ossessiva che impongono i traumi e gli scacchi: nam memini etiam quae nolo, oblivisci non possum quae volo infatti ricordo anche ciò che non voglio, e non riesco a dimenticare ciò che vorrei (Cicerone, De fin., II, 32, 104). Se l antichità e la modernità sono state caratterizzate piuttosto dall esaltazione della memoria e delle sue tecniche, il Novecento più tragico, certamente anche in seguito alle sue esperienze estreme che ci impongono il dovere di non dimenticare, ha dato spunto a riflessioni che, senza tradire l imperativo del ricordare quello Zahor che invita a onorare le vittime e il debito verso i trapassati, hanno inteso restituire l onore perduto al gesto misurato, giusto e pacificatore del voler sorvolare, si pensi solo agli studi di Paul Ricœur o alle indagini di Harald Weinrich. Ma si pensi anche alle esperienze storiche che hanno evidenziato lo spessore politico del perdono difficile, arendtianamente capace di sciogliere il passato alleggerendone il fardello, perdono che pure non sconfessa l imprescrittibilità del crimine contro l umanità, da contrapporre come un monito ai tradizionali usi tattici e strategici dell amnistia, della grazia o del condono. 9

10 Nei tempi stressati e stressanti che indeboliscono il pensiero a favore dell efficienza, che cosa dobbiamo ricordare, che cosa dobbiamo ad ogni costo dimenticare? Sono quesiti urgenti che si impongono alle nostre società multimediali, caratterizzate da un eccesso di conoscenze e di saperi che si accumulano in maniera impressionante, al punto da mettere in forse, in senso nietzscheano, i modi e la possibilità stessa di rievocare il passato. Si insegue, infatti, una memoria forsennata sempre più bulimicamente memorizzante fino al parossismo del non poter più cancellare da archivi mostruosamente onnipresenti ciò che magari imbarazza o offende;. Nelle realtà sociali e politiche che invecchiando e declinando da un lato si affannano in rottamazioni e discariche e dall altro si consegnano alla demenza e alla regressione, forse è necessario saper dare nuovo lustro anche al cesello selezionatore e inventariante dell oblio, perché quando si parla di oblio non si deve pensare necessariamente al contrario della memoria, piuttosto a ciò che rende possibile la memoria stessa: certamente non si tratterebbe di celebrare demolizioni scriteriate, ma di fare spazio a un dimenticare illuminato che, non più antagonista del ricordo, anzi come suo più geloso custode, additi la finitezza e la vulnerabilità, rammemorandone disfatte e conquiste. L oblio non è solo il segno del reale, e del reale come evento, ma è esso stesso evento, e come tale, passibile di oblio. Il memento più radicale non sarà più solo allora quello, ancora narcisistico, che ci richiama alla nostra individuale mortalità, ma l appello a ricordare che saremo dimenticati e ad essere perciò finalmente anche un po più dimentichi di noi stessi, consapevoli dell incompiutezza, ma anche della bellezza e libertà del finito. 10

11 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 Gabriella Baptist Gemme di primavera, foglie d autunno. Introduzione ad: Alexandru Dragomir, Sull oceano dell oblio Non si può certo sostenere che Alexandru Dragomir sia un filosofo dimenticato, giacché questo presupporrebbe che egli sia stato precedentemente riconosciuto o che si sia affermato in qualche modo. Invece la sua vicenda è quella di chi è stato sommerso dai tempi bui nei quali è vissuto e ai quali si è voluto opporre nell unica postura onesta della sottrazione assumibile dall intellettuale che non voglia essere un ciarlatano; ma la sua storia è stata anche quella di chi poi però è stato salvato dal naufragio definitivo nell oblio grazie alla generazione successiva dei più giovani filosofi romeni, che nel suo destino hanno voluto riconoscere il compito del riscatto loro affidato. Allievo di Heidegger e da lui altamente apprezzato per la lucida intelligenza nel partecipare alle discussioni del celebre Oberseminar, come testimonia Walter Biemel, suo compagno di studi a Freiburg, nell ottobre del 1943 Dragomir è costretto a lasciare gli studi perché reclutato in guerra. 1 Dopo il 45, impossibilitato a proseguire le ricerche dottorali, che comunque risultavano ormai sospette per la nuova realtà politica romena, si guadagnerà la vita con disparati lavori subordinati e modesti, mai abbandonando peraltro gli interessi filosofici e le letture poliglotte, clandestinamente perseguite. Solo nell ultimo scorcio degli anni Ottanta e negli anni Novanta del secolo scorso si presterà a tenere seminari privati che lo faranno presto diventare una specie di segreto e leggendario campione della filosofia romena, rimasta ardente anche sotto la cenere delle devastazioni novecentesche. 1 W. Biemel, Erinnerungen an Dragomir, in «Studia Phænomenologica. Romanian Journal for Phenomenology», IV, 2004, n. 3-4: The Ocean of Forgetting. Alexandru Dragomir. A Romanian Phenomenologist , pp Le informazioni su Alexandru Dragomir sono in gran parte riprese dai saggi pubblicati nel numero a lui dedicato dalla citata rivista fenomenologica romena, cfr. in part. G. Liiceanu, The Notebooks from Underground, in ivi, pp

12 Più o meno della stessa generazione dei vari Eliade, Ionesco, Noica, Cioran o Celan, nasce a Zalău, in Transilvania, nel 1916 da una famiglia di intellettuali. Dopo studi di lettere e legge presso l Università di Bucarest e dopo ripetute interruzioni per il servizio militare, dal settembre del 41 è dottorando in filosofia a Friburgo grazie a una borsa di studio della Fondazione Alexander von Humboldt. 2 Di Heidegger segue le celebri lezioni sugli Inni di Hölderlin, su Parmenide ed Eraclito, oltre che seminari sulla Fenomenologia dello spirito di Hegel e sulla Metafisica di Aristotele. 3 Spirito socratico, in vita non volle pubblicare nulla, ma alla sua morte, nel minuscolo appartamento in cui abitava sono stati ritrovati centinaia di quaderni con commenti, appunti, microanalisi fenomenologicamente condotte su temi spesso tratti dalla banalità della vita quotidiana (quali lo specchio breve saggio che aveva preparato per la scuola del sapere di Constantin Noica, l errore, il risveglio, l usura), ma anche analisi sulle grandi questioni filosofiche del Novecento (per esempio sul tempo, l unicità, l attenzione). 4 2 Il progetto di tesi sul concetto hegeliano di spirito, inizialmente concertata con Martin Heidegger, successivamente evolverà in un proposito di dissertazione, peraltro mai presentata, su intuizione e dialettica in Platone, come scriverà dalla Romania in una lettera a Heidegger del 1947, fino all autoironica considerazione, riportata in una nota dell 8 gennaio del 1993, in cui Dragomir, ormai quasi ottantenne, riconosce di star preparando una tesi di dottorato sotto la supervisione del buon Dio. 3 Di Heidegger tradurrà in romeno con Walter Biemel, nella prima metà degli anni Quaranta, Was ist Metaphysik?, pubblicazione però rifiutata in Romania giacché l autore era considerato persona non gradita agli occupanti tedeschi del tempo; la traduzione sarà successivamente pubblicata in Francia nel 1956 a cura di Virgil Ierunca in una rivista della diaspora intellettuale romena: «Caiete de Dor». 4 A partire dal 2004 la casa editrice Humanitas di Bucarest ha pubblicato diverse raccolte di suoi testi (Crase banalităţi metafizice, Cinci plecări din prezent. Exerciţii fenomenologice, Caietele timpului, Seminţe, Meditaţii despre epoca modernă) in parte accessibili anche in altre lingue, cfr. Banalités métaphysiques, éd. par G. Liiceanu et C. Partenie, Paris, Vrin, 2008; Id., Les Cahiers du temps, tr. par R. Otal, Paris, Vrin, 2010; Chronos. Notizbücher über Zeit, hrsg. von B. Mincă, C. Partenie, Würzburg, Königshausen & Neumann, in corso di stampa, annunciato in uscita per l ottobre Su Dragomir si veda anche C. Ciocan, Philosophy without Freedom: Constantin Noica and Alexandru Dragomir, in I. Copoeru, H.R. Sepp (ed. by), Phenomenology 2005, vol. III: Selected Essay from Euro-Mediterranean Area, Bucharest, Zeta Books, 2007, pp , in part. pp (accessibile anche in rete all indirizzo: Si veda anche il sito dello Alexandru Dragomir Institute for Philosophy, fondato nel 2009 sotto gli auspici della Società romena di Fenomenologia e diretto da Cristian Ciocan: institute.phenomenology.ro 12

13 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 In uno dei suoi frammenti, datato al 28 dicembre 1988, così scrive: I pensieri sono come alberi che gemmano in primavera, promesse di frutti, carichi di futuro; gli scritti sono come foglie d autunno, estremamente colorate, ma presto disseccate, piene di nostalgia. Come le foglie d autunno, scrivere ha la morte nel cuore. 5 Lasciamo al lettore la scelta di decidere se la breve riflessione sull oblio che presentiamo rechi in sé piuttosto gemme foriere di maturazioni future o non sia invece un altra fascinosa foglia d autunno che aggiungiamo alla raccolta di analisi sul tempo che il Novecento filosofico, scientifico e artistico ha prodotto in grande quantità. Certamente vi si ritroverà l eco delle celebri riflessioni fenomenologiche a proposito di ritenzioni e protensioni che Husserl aveva affidato alle sue analisi sulla coscienza interna del tempo, notoriamente edite da Heidegger negli anni Venti. 6 Si potranno poi anche leggere le riflessioni di Dragomir nella sequela delle prospettive agostiniane e parallelamente alle coeve indagini ricœuriane su La memoria, la storia, l oblio. 7 Indubbiamente alcuni tratti dovranno essere considerati nella loro originalità, suggestione e profonda dirittura intellettuale: per esempio la stessa immagine dell oceano dell oblio il cui solo orizzonte certo è nel soccombere e del lago del ricordo che garantisce riparo e salvataggio, quasi a sottolineare la consustanzialità liquida di memoria e oblio, riformulando al tempo stesso la celebre metafora kantiana dell oceano tempestoso della parvenza che circonderebbe l isola dell intelletto. 8 Interessante risulta anche 5 Cit. in C. Partenie, Archive Relief. Dragomir s Perspective, in «Studia Phænomenologica», IV, 2004, n. 3-4, cit. alla nota 1, p E. Husserl, Vorlesungen zur Phänomenologie des inneren Zeitbewusstseins, hrsg. von M. Heidegger, Halle, Niemeyer, 1928 («Jahrbuch für Philosophie und phänomenologische Forschung», Bd. 3); cfr. anche Id., Zur Phänomenologie des inneren Zeitbewusstseins ( ), hrsg. von R. Boehm, Husserliana. Gesammelte Werke, Bd. 10, Den Haag, Nijhoff, 1966; tr. it. di A. Marini, Per la fenomenologia della coscienza interna del tempo ( ), Milano, Franco Angeli, P. Ricœur, La mémoire, l histoire, l oubli, Paris, Seuil, 2000; tr. it. di D. Iannotta, La memoria, la storia, l oblio, Milano, Raffaello Cortina Editore, I. Kant, Kritik der reinen Vernunft, A 235/B ; tr. it. di P. Chiodi, Critica della ragion pura, Torino, UTET, 1967, p Per Paul Ricœur i ricordi si distribuiscono in arcipelaghi separati da abissi, cfr. P. Ricœur, La mémoire, l histoire, l oubli, cit., p. 116; tr. it. cit., p

14 la messa in guardia contro gli errori e le distorsioni della memoria, così come lo scetticismo sull onestà selettiva del canone culturale, spesso ispirato dalla moda del momento. Ma soprattutto colpisce il tratto socratico dell accentuazione di un non sapere/dimenticare al quale siamo inevitabilmente consegnati e poi commuove, perché ha il tono amaro della testimonianza, la consapevolezza dolorosa del fatto che anche le civiltà muoiono, che la regola è il naufragio, rispetto al quale assai poco riesce a salvarsi e a sopravvivere. La riflessione di Alexandru Dragomir sull oceano dell oblio diventa allora un appello ad essere consapevoli dell immane lavoro di cernita affidato ad ogni tradizione e insieme un invito a ricordare tutti quei cadaveri abbandonati sul fondo, nell auspicio che, con Shakespeare/Benjamin/Arendt, i loro occhi possano diventare perle e coralli le loro ossa, invulnerabili alla decomposizione indotta dagli elementi e ormai solo in attesa di un palombaro. 9 9 Cfr. H. Arendt, Walter Benjamin, in Merkur, XII, 1968, pp ; tr. it. a cura di L. Ritter Santini, Walter Benjamin: l omino gobbo e il pescatore di perle, in Il futuro alle spalle, Bologna, il Mulino, 1995, pp (il riferimento è a W. Shakespeare, The tempest, 1,2: Full fathom five thy father lies; / Of his bones are coral made: / Those are pearls that were his eyes A cinque tese tuo padre è sepolto; / coralli gli si son fatte le ossa; / son perle gli occhi nel suo volto). 14

15 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 Alexandru Dragomir Sull oceano dell oblio * Non intendo avanzare una tesi particolare; la mia sola ambizione è quella di condividere con voi ciò che mi sembra essere l oblio. 10 Tutto ciò che ci accade è còlto. Per dire il modo in cui cogliamo tutto ciò che ci accade Husserl ha utilizzato il termine ritenzione. Tutto ciò che mi accade mi è dato in modo ritenzionale, il che significa, per esempio, che quando ricordo che qualcuno mi ha detto una certa cosa diciamo: che avevo detto una stupidaggine io ricordo sia quando, sia in quale occasione questo mi è stato detto. Certamente è possibile che io abbia trattenuto erroneamente nella memoria qualcosa che mi è successo: non era stata quella persona a dire che avevo detto una stupidaggine, ma un altra; non lo aveva detto esattamente a quel modo, ma in un altro; anche il momento in cui lo ha detto può essere stato memorizzato in maniera erronea. In ogni caso la costituzione della nostra memoria ha comunque queste due caratteristiche: riteniamo nella memoria ciò che ci accade e ricordiamo sempre anche le circostanze dell evento e una certa data a questo connessa. Questa ritenzione, come la chiama Husserl, costituisce man mano il nostro capitale di ricordi, * La traduzione è stata inizialmente effettuata a partire dalla versione inglese (About the Ocean of Forgetting) pubblicata in «Studia Phaenomenologica», IV (2004), n. 3-4, pp , è stata successivamente confrontata con la traduzione in francese, Sur l océan de l oubli, in A. Dragomir, Banalités métaphysiques, Paris, Vrin, 2008, pp , così come con il testo originale in lingua romena, Despre oceanul uitării, in Id., Crase banalităţi metafizice, Bucuresti, Humanitas, , pp La traduzione in italiano avviene grazie alla gentile autorizzazione della casa editrice Humanitas, detentrice dei diritti d autore, e grazie alla generosa mediazione del prof. Cristian Ciocan, direttore dello Alexandru Dragomir Institute for Philosophy, fondato nel 2009 sotto gli auspici della Società romena di Fenomenologia. Ringraziamo entrambi con viva cordialità. [Nota del traduttore]. 10 Questo testo raccoglie una delle numerose piccole conferenze tenute da Alexandru Dragomir a partire dal Queste erano presentate nel corso dei nostri incontri come delle comunicazioni brevi di 15 o 20 minuti, di fatto si trattava in genere di meditazioni ispirate dalle realtà con le quali tutti ci confrontavamo dopo il dicembre del Il testo si basa sulla trascrizione di una registrazione approntata da Sorin Vieru [nota dell editore]. 15

16 indipendentemente dal fatto che questi ricordi possano alterarsi con il passare del tempo, sia riguardo al loro contenuto che rispetto alla loro datazione. Di fatto, se rifletto su che cosa accade alle cose che tratteniamo nella memoria, posso distinguere tre situazioni: in primo luogo queste possono essere trattenute correttamente per un lungo periodo, cosicché me le ricordo dopo qualche giorno, dopo un anno o dopo diversi anni. Oppure, in secondo luogo, posso trattenerne il ricordo, ma, come stavo dicendo, con errori di contenuto o di datazione. Oppure, infine, posso semplicemente dimenticare sia che cosa è accaduto, sia in quali circostanze, sia quando esattamente. Se le cose stanno così, allora dovremmo chiedere anche se la questione può forse essere mal posta quanta oggettività abbiano i nostri ricordi. Quante delle cose che ci sono successe sono ritenute nella memoria e quante di quelle trattenute lo sono correttamente sotto ogni aspetto? Coloro che hanno una buona memoria preservano i loro ricordi nel loro contenuto e secondo la loro datazione. Se, d altro canto, alteriamo qualcosa di ciò che è avvenuto, questo significa che avviene una deformazione della facoltà della memoria. Questo non significa affatto che si ha a che fare con una malattia mentale. Un gran numero di motivi possono indurre una persona a deformare i suoi ricordi, sia poi che questo avvenga coscientemente o resti inconscio. Ma che cosa significa dimenticare? La risposta è alla portata di ciascuno: dimenticare significa perdere qualcosa di ciò che so o di ciò che ho saputo una volta. È evidente che non posso dimenticare qualcosa che non ho mai saputo. Comunque a questo punto sento il bisogno di sollevare un problema che solitamente non siamo soliti porre e al quale non è facile dare una risposta: quanto si dimentica, e perché, e quanto si ritiene invece nella memoria, e perché, di ciò che si è saputo una volta? Una risposta indubbiamente corretta, ma solo provvisoriamente, potrebbe essere: noi tratteniamo nella memoria e ci ricordiamo quando e per tutto il tempo in cui siamo interessati all oggetto ricordato. Oggetti che non hanno per noi più alcun interesse hanno la massima probabilità di essere dimenticati e perduti. E allo stesso modo, quando non dimentichiamo che cosa ci è successo e ciò che abbiamo saputo? Quando il ricordo resta vivo in noi per ragioni che riguardano la nostra vita interiore. 16

17 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 Comunque nel dare una risposta del genere restiamo, con Husserl, su un piano soggettivo. Ma mi interesserebbe sapere quanto si trattiene nella memoria e quanto si dimentica oggettivamente di tutto ciò che avviene e di tutto ciò che sappiamo. E qui la risposta, sebbene sia evidente e semplice, è in realtà sorprendente: si perde molto di più di quanto si tiene a mente. Un vero e proprio oceano di cose entra nel regno dell oblio in confronto con la scarsità di ciò di cui ci ricordiamo e che sappiamo. E giacché esiste un vero e proprio baratro tra quanto avviene realmente e quanto si trattiene nella memoria, il lavoro della ritenzione di quanto è successo diventa subito significativo. E qui di nuovo è importante constatare che alcune cose accadono e il loro ricordo è coltivato, mentre altre sono abbandonate all oblio, come si dice in romeno. Parte delle responsabilità dei ministeri della cultura dappertutto nel mondo consiste precisamente in questo mantenimento del ricordo di ciò che è unanimemente considerato degno di essere ricordato e che perciò non deve essere lasciato in preda all oblio. Tutto rientra in questa rubrica, dalle pietre tombali, alle chiese, ai monumenti e persino i discorsi. Si tratta sempre di due piani distinti: l evento in quanto tale e il lavoro necessario a mantenere il ricordo di questo evento. E se parliamo di oblio è precisamente perché ci preoccupiamo del lavoro necessario a mantenere il ricordo. Quando parlo de il lavoro del mantenere il ricordo, ho in mente una delle più importanti attività umane, un attività che ha le sue tecniche, che comporta un istituzionalizzazione e fa ricorso a specifici mezzi di azione nella sfera interiore e spirituale. Nonostante esista tutta questa attività, nonostante tutti gli sforzi umani possano ottenere risultati importanti, resta il fatto oggettivo che la maggior parte della realtà finisce nel dominio dell oblio. Come ho già detto, abbiamo un intero oceano dell oblio in confronto col minuscolo lago del ricordo. Ma ciononostante lo sforzo immenso del preservare deve essere considerato separatamente. È impressionante il fatto che possiamo ancora leggere dopo anni! l Iliade e l Odissea. In linea generale tutta la nostra cultura consiste in effetti di tutto ciò che si è potuto salvare dal naufragio dell oblio. Comunque, si profila un nuovo problema: nel salvare tutto ciò che riesce a salvare, lo spirito umano applica sempre una giusta misura? Ci affrettiamo a rispondere: se oggi sappiamo chi è Omero è solamente perché anni fa egli ha creato dei veri e propri capolavori. Diciamo lo stesso di Shakespeare e 17

18 di un gran numero di altri eiusdem farinae. Siamo poi inclini a credere, quando si tratta delle creazioni dei nostri tempi, che si preserverà ciò che è di maggior valore e solo per il fatto che ha un valore. Ma ho molti dubbi in proposito. Perché? Perché la misura che si applica a queste creazioni, in altre parole il nostro giudizio, appartiene ad un certo Zeitgeist. Consentitemi di proporre il primo esempio che mi viene in mente. Quando ero uno studente, ci chiedevamo chi fosse il più grande poeta del nostro tempo. Come gli altri, io credevo e insistevo fortemente sul fatto che, per quanto riguardava la poesia, Rilke, l autore dei Sonetti e delle Elegie, fosse insuperabile. Che egli fosse né più e né meno che un nec plus ultra. Soprattutto dopo essermi sforzato di padroneggiare il tedesco dei Sonetti a Orfeo, tutto mi sembrava essere di una bellezza senza pari. Dopo la grande stagione di Goethe e Schiller, gli altri poeti sembravano dei pigmei in confronto con Rainer Maria Rilke. Egli saliva sul podio della poesia universale ottenendo la medaglia di bronzo, se non la medaglia d argento. Così ho incominciato a pensare che Rilke rappresentasse il culmine insuperabile della poesia e che nulla potesse più venire dopo di lui. Oggi non credo affatto che la selezione operata abbia un significato assoluto. Mi chiederete allora chi metterei al suo posto e come sarebbe articolata una selezione giusta. Risponderei innanzitutto che si potrebbero citare anche altri nomi e risponderei soprattutto che, in generale, non ci si pone più il problema di scegliere chi sia il più grande tra i poeti, gli autori o le correnti. E in secondo luogo risponderei che nel frattempo ho imparato che anche le culture e le civiltà muoiono. Che cosa merita di essere ritenuto nella memoria di tutto ciò che ho detto finora? In primo luogo che la norma è l oblio e che, sebbene rappresenti un fenomeno negativo e che non sembra essere necessario, l oblio è parte della nostra natura e ha effetti decisivi sulla natura della realtà. Ne risulta un secondo aspetto, e cioè che l evento non può essere preservato senza uno sforzo di mantenimento, che il nostro passato è fatto di ciò che è stato preservato, che la nostra storia e ogni sua parte è tutto ciò che si è potuto salvare da un naufragio. Non credo ne siano consapevoli né l uomo comune né l uomo di cultura. Quest ultimo lavora con materiali che tende a confondere con la realtà passata, piuttosto che vedervi quel poco che se ne è potuto conservare. In altri termini, non è affatto consapevole che si tratta di un resto salvato dal naufragio dell oblio. Per finire, l aspetto più vulnerabile di tutta questa storia è che la conservazione presuppone una selezione e non 18

19 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 abbiamo argomenti e prove per dimostrare che questa selezione è stata effettuata in maniera obiettiva. Tutto il resto non selezionato il cumulo di fatti, eventi e canali attraverso i quali circola l informazione e anche i documenti è condannato, attraverso l oblio, a non essere. Da questo punto di vista, il lavoro culturale sembra derisorio in confronto a tutto ciò che rimane destinato all oblio. Ciò che ho voluto comunicarvi è che siamo tutto il tempo installati dentro un oceano di oblio. (Traduzione di Gabriella Baptist) 19

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21 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 DIMENTICARE saggi 21

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23 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 Andrea Bonavoglia The Internet is forever Anche se gli utenti di Internet nei paesi occidentali sono diventati la maggioranza assoluta tra i cittadini e quindi si calcolano in varie centinaia di milioni, non sono molti tra loro gli utenti accorti e informati su ciò che Internet è realmente. Ad esempio, il rapporto tra Internet e Google è molto poco chiaro e, anche qui, solo pochissimi sanno che cos'è realmente Google. Di fondo, prevale l'idea che Google sia una specie di padron di casa che ci fa da guida nei meandri delle stanze: per molti, assurdamente, Google è Internet. Le spiegazioni che cercherò di fornire su questo argomento nascono da una esperienza ventennale, da una conoscenza non professionale ma appassionata dei meccanismi della rete e dalla curiosa congruenza tra alcuni recenti aspetti della storia di Google e il tema socio-filosofico dell'oblio. Capita spesso che qualche amico o collega mi rivolga domande semplici: Dopo quanto tempo una notizia entra in Google? ; oppure, Posso cancellare un sito da Google?, e anche Cosa significa che Google fornisce la possibilità di recuperare l'oblio?. Ma le risposte non sono così semplici, e per definirle bisogna prima capire che cos'è Google, prima ancora che cos'è Internet e al principio di tutto che cosa è un server. Che cos'è Google? I server sono computer grandi, o meglio molteplici, in grado di registrare documenti e di metterli a disposizione tramite una linea telefonica che trasmette dati. È utile sottolineare come i termini registrare e cancellare (in inglese, 23

24 save e delete ) siano in questa dimensione trattabili come sinonimi di ricordare e dimenticare. Un server connesso a Internet, che è l'insieme di alcuni milioni di server, può quindi fornire documenti registrati da un utente americano a un utente italiano che li stia cercando. Il modo in cui questa fornitura di documenti avviene è vario, ma da vent'anni la forma popolare del passaggio di documenti è il World Wide Web, cioè un meccanismo di trasferimento dati, denominato HTTP (HyperText Transfer Protocol), molto intuitivo, di facile accessibilità e dotato di veste grafica. Quando sul nostro schermo appare un articolo con una fotografia di Obama, noi stiamo aprendo grazie a un browser (Chrome, Explorer, Firefox, ) un documento che si trova su un server probabilmente americano, e di fatto quel server americano ce lo sta fornendo tramite la rete telefonica e il protocollo HTTP. La fotografia e il testo si trovano peraltro inseriti tra altri testi e altre immagini, video, reclame: la pagina composta da tutti questi elementi si definisce un ipertesto ed è la risultante di un montaggio voluto da un impaginatore, il webmaster, che è in grado di costruire quelle pagine usando un codice denominato HTML (HyperText Markup Language). Internet è solo un gigantesco magazzino Non andiamo oltre nell'ambito del codice HTML, ma limitiamoci a determinare che l'ipertesto che compone una pagina web è composto da vari documenti diversi e che di pagine web oggi nel mondo ne esistono alcuni miliardi. Come fare a rintracciare in questo gigantesco archivio o magazzino le cose che ci interessano? Vent'anni fa in Internet i dati erano molti di meno, la velocità di trasferimento mille volte più lenta di oggi, la posta elettronica lo strumento più usato, il web agli albori, e le ricerche basate su elementi semplici; il magazzino era ordinato e si cercava di tenerlo ordinato, e infatti con un po' di esperienza le ricerche 24

25 AZIONI PARALLELE FASCICOLO 1, 2014 (effettuate tramite programmi che oggi sembrano ridicoli, come Gopher e Veronica) avvenivano in tempi accettabili, magari alcuni minuti. Certamente, vent'anni fa in rete c'erano soprattutto documenti recenti, pochissime immagini, nessun video e quindi Internet era utile soprattutto ai professionisti di alcuni settori per trasferire notizie, o a chi, come me, trovava straordinario scambiare opinioni tramite con altri studiosi sparsi nel mondo. In seguito, in parallelo col progredire del Web, i sistemi di ricerca si affinarono e nacquero i primi veri Search Engines, i motori di ricerca, cioè siti web che dispongono di un sofware per cercare altre pagine web. La risposta alle ricerche degli utenti avveniva in modo quasi casuale e i siti venivano elencati senza criterio apparente; stava all'utente cercarsi tra tanti il sito giusto, che in qualche caso non era neppure presente. Yahoo!, Lycos e Altavista sono stati per qualche anno i motori più usati, fino all'avvento improvviso e prepotente di Google, nato nel 1997, che a partire dal 2000 all'incirca ha soppiantato tutti gli altri sistemi creando un vero e proprio monopolio e generando una società informatica gigantesca. Si pensi che i server utilizzati da Google sono oltre un milione e non si dimentichi che Google possiede anche Youtube, Gmail, Android e molti altri marchi. Perchè Google è il motore migliore? I creatori di Google hanno visto l'errore di fondo dei loro predecessori e hanno basato la ricerca su un algoritmo, cioè su una procedura che elenca i siti in base alla loro popolarità; la popolarità non si basa - come molti credono - sul numero dei visitatori, ma soprattutto sull'interconnessione di un sito dentro la rete. Ma come fa Google a risponderci in micosecondi, se la rete è fatta di miliardi di pagine web? Innanzitutto, Google effettua la ricerca sui suoi server e non sul web; infatti, Google dispone di una serie di programmi automatici, sempre in funzione, detti spider, che perennemente analizzano tutti i dati pubblici dei 25

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