PROGETTO ROM UN POPOLO DI BAMBINI

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1 REGIONE CALABRIA ASSESSORATO ALLA CULTURA Dipartimento n. 11 Cultura, Istruzione, Università, Ricerca, Innovazione Tecnologica, Alta Formazione PROGETTO ROM UN POPOLO DI BAMBINI A CURA DI MARIO CALIGIURI MARIA ANTONELLA CAUTERUCCIO GIUSEPPE CRITELLI SABRINA GIGLIOTTI PRESENTAZIONE DI GIUSEPPE SCOPELLITI 1

2 Lo studio 1 rientra nell ambito delle attività previste dal Sistema Regionale delle Competenze e si è avvalso dei dati forniti dal Gruppo emergenza Rom istituito presso l Assessorato alla Cultura, Dipartimento n. 11 Cultura, Istruzione, Università, Ricerca, Innovazione Tecnologica, Alta Formazione Coordinamento scientifico e stesura del rapporto Prof. Mario Caligiuri, Dott.ssa Maria Antonella Cauteruccio, Dott. Giuseppe Critelli, Dott.ssa Sabrina Gigliotti Gruppo di lavoro Prof. Mario Caligiuri, Dott.ssa Maria Antonella Cauteruccio, Dott.ssa Maria Antonietta Crea, Dott.ssa Sabrina Cretella, Dott. Giuseppe Critelli, Dott.ssa Rosy De Sensi, Dott.ssa Sabrina Gigliotti, Dott.ssa Teresa Guerrieri, Dott.ssa Maria Laganà, Dott. Antonio G. Marino, Dott.ssa Maria Miceli, Dott.ssa Emilia Mortati, Dott.ssa Cinzia Sgrencia, Dott.ssa Giovanna Sestito, Dott.ssa Antonella Vecchio. Referenti Regione Calabria Prof. Massimiliano Ferrara, Direttore Generale Dipartimento 11 Dott.ssa Sonia Tallarico, Dirigente del Settore 2 Dott.ssa Maria Antonella Cauteruccio, Dirigente di servizio Settore 2 e 3 1 Sebbene lo studio sia frutto di un lavoro comune e condiviso la parte di impostazione generale del documento è da attribuire al Prof. Mario Caligiuri ed alla dott.ssa Maria Antonella Cauteruccio. La stesura complessiva del testo, la ricerca e l elaborazione dei dati è da attribuire al Dott. Giuseppe Critelli e alla Dott.ssa Sabrina Gigliotti della Fondazione Field-Regione Calabria. 2

3 INDICE DEI CONTENUTI Presentazione... 4 Premessa Introduzione Le difficoltà nel censire le popolazioni ROM Alcuni dati Il popolo Rom, un popolo di bambini La presenza Rom in Calabria Il livello di scolarizzazione dei Rom Politiche a favore della scolarizzazione dei bambini Rom Buone pratiche di inserimento scolastico e casi concreti Conclusioni Bibliografia di riferimento essenziale ALLEGATO: PROGETTO D INCLUSIONE ROM: I COME INCLUSIONE 47 3

4 Presentazione di Giuseppe Scopelliti Istruzione, occupazione, alloggio e salute. Sono questi i punti chiave da cui partire per avviare un azione politica che permetta l integrazione dei rom, non solo in Europa, ma anche e soprattutto nella nostra regione. Non si tratta di uno slogan ma dei principi basilari su cui è stata improntata la Piattaforma Europea per l inclusione dei Rom che, quindi, diventa punto di partenza imprescindibile da cui avviare le politiche di inclusione di queste popolazioni che vivono anche in Calabria. La Piattaforma ha definito dieci principi su cui lavorare per programmare e gestire in maniera coordinata gli interventi a favore dei rom e, cioè, promuovere politiche costruttive, pragmatiche e non discriminatorie; adottare un approccio per target esplicito ma non esclusivo; operare nella direzione del mainstreaming; rafforzare l approccio interculturale; considerare la dimensione di genere; trasferire buone pratiche; utilizzare pienamente tutti gli strumenti comunitari già esistenti; coinvolgere le autorità regionali e locali; coinvolgere la società civile; partecipazione attiva dei rom. Punti importanti per dare vita ad un azione di governo che non perda di vista quelli che sono i dati di riferimento del nostro territorio dove sono circa diciotto i comuni calabresi in cui esiste una presenza di ROM per un totale di circa 9-10 mila rom che sono dislocati in quattro delle cinque province calabresi, anche se in Calabria è molto forte, anche, la presenza stagionale dei Sinti Giostrai, provenienti per lo più dalle Marche, dal Piemonte e dall Emilia Romagna. In questo contesto, quindi, è facile comprendere come sia sempre più cresciuta la presenza di minori che evadono l obbligo scolastico anche in considerazione del fatto che sono parecchie centinaia i minori Rom romeni che trascorrono le loro giornate nei marciapiedi e nelle piazze calabresi a chiedere l elemosina, quando non a delinquere, evadendo completamente l obbligo scolastico. Proprio per ovviare a questo tipo di situazioni, la nostra azione di governo intende puntare non solo all integrazione ma anche e soprattutto alla scolarizzazione, convinti che l integrazione passa anche e soprattutto attraverso la battaglia per il diritto allo studio. 4

5 Premessa di Mario Caligiuri Combattere l emarginazione con la scolarizzazione per favorire l integrazione delle fasce più deboli, a partire dai rom. E questo l obiettivo che si prefigge la Giunta Scopelliti conscia del fatto che solo la cultura può essere uno strumento di riscatto nella società, soprattutto per quelle fasce deboli che vivono in condizioni di disagio economico e sociale. La situazione della popolazione rom in Calabria, infatti, non è diversa dal resto d Europa dove vivono circa 12 milioni di persone di etnia rom che rappresentano una delle minoranze più svantaggiate dell intero continente e con una condizione di vita largamente al di sotto delle rispettive medie nazionali avendo redditi inferiori alla media, peggiori condizioni di salute, abitazioni più misere, un tasso di alfabetizzazione molto basso, di un istruzione incompleta e scadente, o addirittura inesistente ed elevatissimi livelli di disoccupazione. Circostanze, queste, che hanno fatto sì che questa popolazione fosse spinta ai margini della società, vittima di sistematiche violazioni dei diritti umani, e in particolare degli atti di discriminazione compiuti per secoli dalla società, dalle istituzioni e dai singoli individui. In Calabria, invece, si registrano piccoli ma significativi messaggi che fanno posizionare la nostra regione al quarto posto per numero di alunni nomadi presenti nel sistema scolastico, ma al primo posto se si considera il dato dell incidenza degli alunni nomadi sull intero sistema scolastico regionale: gli alunni rom in Calabria rappresentano lo 0,35% degli alunni totali, mentre nel Lazio l equivalente valore è dello 0,33%, in Piemonte dello 0,23% ed in Lombardia dello 0,17. Dati confortanti che, però, devono spronarci ad andare avanti creando un filo diretto, costante e non episodico, tra le scuole, l associazionismo rom e le istituzioni, in modo da facilitare l inserimento dei bambini delle rispettive comunità nelle classi. Solo così possiamo vincere la sfida e dare un futuro migliore a questi bambini. Ecco perché nella programmazione comunitaria abbiamo ritenuto importante considerare la promozione delle pari opportunità e della non discriminazione, principio trasversale a tutti i livelli di intervento ed azione. Non si può non partire, infatti, dalla considerazione che la non discriminazione rimanda alla necessità di promuovere pratiche di governo fondate sulla solidarietà e la sostenibilità sociale. Il Pon e i documenti tecnici ad esso collegati evidenziano come gli squilibri regionali, oltre a produrre ritardi nell allineamento di alcuni territori agli standard comunitari, producono vere e proprie forme di disuguaglianza a livello interregionale. 5

6 1. Introduzione La popolazione ROM 2 è composta in Europa da milioni di persone ed è una delle minoranze più grandi e svantaggiate dell intero continente. In effetti, utilizzando come elementi di riferimento, gli indicatori dello sviluppo umano, i ROM risultano, quasi ovunque, essere largamente al di sotto delle rispettive medie nazionali: hanno redditi inferiori alla media, peggiori condizioni di salute, abitazioni più misere, un tasso di alfabetizzazione molto basso ed elevatissimi livelli di disoccupazione [Monasta 2010]. Questo stato di cose è il risultato di diffuse, spesso, sistematiche violazioni dei diritti umani, e in particolare degli atti di discriminazione compiuti per secoli dalla società, dalle istituzioni e dai singoli individui, che hanno spinto la grande maggioranza dei ROM ai margini della società, e che li mantengono ancora lì. In particolare i ROM in tutta Europa sono fortemente svantaggiati a causa di un basso livello di alfabetizzazione, di un istruzione incompleta e scadente, o addirittura inesistente. In Europa, i ROM hanno un livello di istruzione più basso rispetto alla media della popolazione. Tra gli indicatori assolutamente indispensabili 3, al fine sia di valutare le condizioni di vita dei gruppi Rom all'interno di un paese sia per mettere in pratica e monitorare politiche per favorire l'integrazione, in un recente rapporto, il No data No progress 4 [Open Society Foundations, 2010] viene messa L educazione: il completamento dell istruzione primaria che viene inserito al secondo posto, solo dopo l indicatore Popolazione totale. In particolare il parametro scelto per valutare l'educazione è quello del completamento del ciclo di istruzione primaria. Il rapporto evidenzia che la frequenza scolastica, l'iscrizione alle scuole del pre-obbligo o il grado di istruzione secondaria sono strumenti utili per stimare il successo scolastico, mentre il parametro 2 Per comodità di esposizione nella presente trattazione le popolazioni in oggetto saranno sempre denominate popolazioni Rom, ma i dati che verranno utilizzati si riferiscono alle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti e, alcune volte, alle popolazioni definite nomadi anche se la definizione nomadi (1996) è, per Soravia, un fariseismo linguistico travestito da democrazia e si applica indistintamente all intera popolazione rom sinti, e caminanti nonostante il numero di coloro che esercitano oggigiorno uno stile di vita itinerante sia molto limitato. In ogni caso bisogna sottolineare che i termini di uso comune zingaro e nomade sono eteronimi, imposti sui destinatari all esterno, da chi in una determinata fase storica ha il potere di farlo. Nonostante da più parti si sia sottolineato come possano risultare ingannevoli se non denigratori (Marta, 1996; Colacicchi, 1998), risultano ampiamente utilizzati. Fungono da termine generico per indicare una pletora di gruppi e comunità rom e sinti che Piasere ha definito un mondo di mondi (Piasere, 1999). C è da sottolineare, in ogni caso, che l eterodenominazione è un aspetto che non va trascurato. 3 In ordine e numerati nel rapporto per grado di importanza: Popolazione totale, Educazione: completamento dell'istruzione primaria, Lavoro: disoccupazione. Salute: mortalità infantile. Abitazione: istituzione di campi o insediamenti con basse condizioni di vita. Discriminazione: numero di casi presentati dai Rom agli organismi di parità. 4 Il rapporto «No data No progress», del giugno 2010, è stato redatto nell'ambito della «Decade of Roma inclusion » sostenuto dalla «Open society foundation» promossa da George Soros. 6

7 scelto a riferimento valuta anche la capacità del sistema scolastico di portare alla piena educazione i suoi alunni. Nella maggior parte dei paesi del Decade project questi dati mancano completamente. In questo senso è però da evidenziare che negli ultimi anni è stata sempre più presa coscienza che il miglioramento dell accesso dei rom all istruzione è essenziale per rompere il circolo discriminatorio in cui queste fette popolazioni sono intrappolate. Tuttavia, molti rom subiscono ancora diffuse violazioni del diritto all istruzione, che comprende il diritto all istruzione primaria gratuita e obbligatoria e la parità di accesso all istruzione secondaria, tecnica, professionale e superiore. La discriminazione nei sistemi scolastici dell Europa intera continua a essere una causa significativa della scarsa scolarizzazione dei Rom, ancora oggi infatti la discriminazione non si limita a singoli atti di pregiudizio da parte degli insegnanti e degli educatori, ma è spesso profondamente radicata nei sistemi scolastici, che riflettono, in parte, i modelli più ampi della società ed è anche, purtroppo, il risultato di politiche e pratiche che hanno l effetto di escludere molti rom all accesso ad un istruzione di qualità. Numerosi fattori contribuiscono ai tassi allarmanti di esclusione dall istruzione e ai cattivi risultati scolastici. Fra questi le barriere geografiche e finanziarie, soprattutto per quanto riguarda i bambini che vivono in insediamenti lontani dai centri urbani, e che sono: spese di trasporto, vestiti puliti, materiali scolastici, mancanza di materiale didattico in lingua rom e l effetto estremamente scoraggiante della discriminazione che possono subire nel mondo del lavoro, per quanto possano essere validi candidati. 2. Le difficoltà nel censire le popolazioni ROM Il problema di dati statistici certi è il principale problema con cui ci si scontra nell'affrontare le questioni che riguardano le popolazioni Rom in Italia. Questo aspetto non è un problema solo dell Italia ma è anzi una difficoltà comune a gran parte dei paesi europei. Non esistono, infatti, dati da ritenersi in qualche modo certi sul numero della popolazione Rom presente in Europa ed in Italia in particolare, e non esistono dati sul livello di istruzione e di disoccupazione, sull'aspettativa di vita e sulla mortalità infantile, sulla situazione abitativa e sul tasso di disoccupazione, sulla percentuale di stranieri e apolidi e sull'accesso ai servizi sociali, sanitari e di welfare, così come non se ne conosce il reddito medio o il grado di integrazione. La carenza di dati sulle comunità Rom rimane il maggiore ostacolo per valutare condizioni di vita e costituisce un limite, per i governi, alla messa in atto di politiche appropriate e alla possibilità di 7

8 valutarne l'impatto. È infatti ampiamente accertato che i Rom in Europa sono sottostimati (o non contati del tutto) nelle statistiche ufficiali, come i censimenti nazionali. Sempre il rapporto No data No progress [2010] afferma che la carenza di dati sulle comunità Rom rimane il maggiore ostacolo per valutare condizioni di vita e costituisce un limite, per i governi, alla messa in atto di politiche appropriate e alla possibilità di valutarne l'impatto. La difficoltà maggiore nell avere dati precisi sulle popolazioni Rom in quanto molti degli appartenenti a questi gruppi mettono in atto strategie mimetiche allo scopo, laddove è possibile, di essere assimilati al resto della popolazione. A tal proposito Piasere 5 afferma che gli antropologi studiano da cinquant'anni il tema dell'identità culturale ed etnica ed è noto che si tratta di un concetto chewing gum. È certo che si dà priorità all'autoidentificazione, all'autodenominazione ed all'autoascrizione ad una comunità. Per i Rom e i Sinti, invece, si pone il problema della doppia figura: poiché essere etichettati come zingari è assolutamente stigmatizzante e siccome è noto che i gagé (i non zingari in lingua romanì) sanno che molti di loro non si autodenominano Rom o Sinti, questi ultimi di fronte agli stessi gagé non si definiscono nemmeno in questo modo. È invece importante verificare come si definiscono all'interno delle proprie comunità e quali sono le reti attive nel loro gruppo, tra le famiglie. Ad esempio, molti giostrai sono Sinti e quando si presentano ai gagé è ovvio che negano di esserlo; non gli conviene ammetterlo perché altrimenti si alzerebbe subito un muro. In questo senso è possibile affermare che, rispetto ad altre popolazioni, l'unico strumento possibile per attribuire l'identità Rom a una data persona è poi proprio l'autoascrizione, cosa molto complessa in quanto le popolazioni rom sono popolazioni prive di territorio e non solo: la lingua, il Romanes, non è parlata da tutte le persone che si identificano in Rom e Sinti; non esiste uno Stato di riferimento; non esiste una religione comune; le stesse tradizioni culturali sono diverse a seconda delle diverse traiettorie migratorie vissute dai singoli gruppi famigliari. Tutto ciò rende molto complesso un censimento con dati quanto più possibile certi del numero di Rom in Europa ed in Italia in particolare. 3. Alcuni dati E molto difficile, dunque, stimare quante persone appartengano alla minoranza dei rom. Molti documenti, anche recentissimi, della Commissione Europea e del Consiglio d Europa riferiscono 5 Affermazioni di Leonardo Piasere nel corso dell'audizione presso la Commissione per i diritti umani del Senato del 20 aprile 2010, in Rapporto conclusivo dell'indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Caminanti in Italia SENATO DELLA REPUBBLICA Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, cit. pag. 11 8

9 sempre di circa quindici milioni di persone in tutto il mondo, di cui fra i dieci e i dodici milioni in Europa, il 60-70% nei Paesi dell Est ed il 15-20% in Spagna e Francia [Piasere, 2003]. I dati comunque sono assai aleatori, non essendo possibile sapere, come già espresso precedentemente, esattamente chi appartiene a questi gruppi. È possibile comunque da varie fonti desumere una stima quanto più corretta possibile della consistenza numerica dei rom in Europa ed in Italia. Dal Rapporto conclusivo dell'indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Caminanti in Italia si può stabilire che le popolazioni sono così distribuite in Europa (tab. n. ): in Romania i Rom sono circa e rappresentano l'8% della popolazione, in Bulgaria sono circa pari all 8,4%, in Repubblica Ceca pari al 2,4%, in Grecia pari al 2%, in Spagna tra 650 e pari all'1,6%, in Francia pari allo 0,5%, in Italia circa pari allo 0,2% della popolazione. Tab. n. 1 Stime sulla popolazione Rom in alcuni paesi europei Nazione Popolazione Rom. Val. ass. Perc. Sul totale della Popolazione Romania % Spagna ,60% Bulgaria ,40% Francia ,50% Repubblica Ceca ,40% Grecia % Italia ,20% Fonte: Rapporto conclusivo dell'indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Caminanti in Italia [2010] Il valore riferito all Italia è dato dall Unirsi (Unione Nazionale e Internazionale dei Rom e dei Sinti in Italia) e dall'opera Nomadi che in questa stima tengono conto anche di quanti preferiscono non esplicitare la propria appartenenza a gruppi Rom ed affini. L incidenza delle popolazioni rom sul totale della popolazione è elevatissima in Romania e Bulgaria, dove supera l 8%, poco rilevante invece in Francia ed in Italia dove gli individui, appartenenti alle popolazioni Rom, rappresentano una percentuale sulla popolazione intorno allo 0,2%, una delle più basse d'europa. Ultimamente è stato anche, da un punto di vista strettamente territoriale-localizzativo [Piasere 2009], individuato un gruppo di paesi Balcanici (Romania, Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Serbia e Macedonia) in cui vive il 61,5% della popolazione Rom d'europa, con percentuali sulla popolazione che oscillano tra l'11% e il 3,8%. Dai dati si evince comunque che nella Unione i Rom costituiscono la minoranza più numerosa e, formalmente, la meno riconosciuta. 9

10 Nazioni ordinate per incidenza percentuale delle popolazioni rom sul totale della popolazione nazionale 9,00% 8,00% 7,00% 6,00% 5,00% 4,00% 3,00% 2,00% 1,00% 0,00% Bulgaria Romania Repubblica Ceca Grecia Spagna Francia Italia Serie1 8,40% 8% 2,40% 2% 1,60% 0,50% 0,20% 4. Il popolo Rom, un popolo di bambini Secondo le stime della comunità di Sant Egidio (che peraltro coincidono in larga parte con le stime dell Opera Nomadi), le comunità dei Rom sono caratterizzate dalla presenza di un'alta percentuale di minori. Secondo queste stime il 55% della popolazione Rom ha meno di 18 anni. Popolazione Rom in Italia: composizione per età Fonte:stima Comunità di Sant'Egidio 45% 55% >18 anni <18 anni 10

11 L Opera nomadi stima poi che tra la popolazione Rom sotto i 18 anni il 30% ha un'età tra gli 0 e i 5 anni, il 47% ha dai 6 ai 14 anni e il 23% tra i 15 e i 18 anni. Popolazione >18 anni per fasce d'età Fonte: Opera Nomadi 23% 30% 47% 0-5 anni 6-14 anni anni Utilizzando i dati contenuti nel censimento dei campi Rom della Capitale, effettuato dalla Croce Rossa Italiana 6, come dati campione dell intera popolazione Rom, si può dedurre che, dei individui censiti, il 53,37% ha fino a 20 anni di età (il 29,26% ha meno di 11 anni, il 42,52% meno di 16); mentre appena il 6,32% appartiene alla fascia di età tra i 50 e i 60 anni e solo il 2,81% ha più di 60 anni. Questi dati evidenziano, se possibile ancor di più, lo stato di grande disagio sociale delle popolazioni Rom. In questo senso un dato particolarmente e indicativo delle più generali condizioni di vita dei Rom, è quello relativo all'aspettativa di vita, che può essere considerato come un indicatore sintetico della condizione umana. 6 Censimento dei Campi Rom a Roma a cura della croce Rossa Italiana 11

12 In Italia l aspettativa di vita è di poco superiore agli 80 anni mente tra i Rom è inferiore ai 50 anni (stime comunità di Sant Egidio). Per quanto riguarda l'europa dei 27 Stati membri il 51% della popolazione raggiunge i 75 anni, mentre tra le popolazioni Rom la media è del 25,7%; la forbice è ancora più ampia se si considera l'obiettivo degli 85 anni, raggiunto solo del 4,5% degli appartenenti alle popolazioni Rom, ma dall'11,2% della popolazione dell'unione Europea 7. È ovvio che in un popolo così giovane un ruolo determinante nelle politiche di integrazione ed inclusione sociale lo giocano in maniera determinante le politiche a favore della scolarizzazione di queste fette di popolazione giovane. 5. La presenza Rom in Calabria 8 Le prime tracce della presenza dei Rom in Calabria sono riconducibili alla metà del xv secolo e sono state trasmesse attraverso alcuni scritti e testi di scrittori italiani e stranieri che descrivono gruppi di zingari che stanziavano nei territori di Caulonia- Rossano-Cosenza. 7 I dati sono desunti dal Rapporto conclusivo dell'indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Caminanti in Italia SENATO DELLA REPUBBLICA Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, 8 Le indicazioni generali sugli insediamenti Rom contenuti in questo paragrafo sono desunte dal report finale della ricerca ROM, SINTI, CAMINANTI E COMUNITÀ LOCALI Studio sulle popolazioni Rom, Sinte e Camminanti presenti nelle Regioni Convergenza, a cura dell Iref, Roma maggio 2010; 12

13 Questi scritti delineano e descrivono molto approfonditamente caratteristiche e tratti delle popolazioni zingare con tutti gli stereotipi che gli zingari hanno conservato immutati fino a cinquanta anni fa: l amore per la libertà, la propensione al furto, l arte della divinazione, il mestiere di fabbro o allevatore di cavalli, la libertà per i costumi sessuali. L esistenza, quindi, di popolazioni zingare in Calabria è riconducibile fin dall inizio del loro arrivo in Italia. In Calabria gli insediamenti censiti risultano localizzati in diciotto comuni per un totale di circa Rom 10 (figura n. 1), anche se alcuni studi affermano individui di etnia rom tra i quali calabresi e stranieri (Romeni o Bulgari) 11. I rom presenti nella regione sono dislocati in quattro delle cinque provincie calabresi (con una nota la prefettura di Vibo Valentia ha comunicato all Assessorato di non essere interessata dal fenomeno in quanto non esistono insediamenti stanziali nella provincia). Figura 1 - Distribuzione degli insediamenti Rom in Calabria Fonte: Iref- Acli, Stima Opera Nomadi Calabria 10 I comuni sono: Cosenza, Praia a Mare, Reggio Calabria, Cassano allo Ionio, Spezzano Albanese, Crotone, Lamezia Terme, Catanzaro, Riace, Laureana di Borrello, Rosarno, Gioia Tauro, Gioiosa Ionica, Locri, Siderno, Bovalino, Brancaleone, Melito di Porto Salvo. Il dato è dell Opera nomadi calabria 11 Si rimanda ad esempio, a solo titolo esemplificativo, allo studio citato in nota 7 13

14 In Calabria è molto forte altresì, la presenza stagionale dei Sinti Giostrai, provenienti per lo più dalle Marche, dal Piemonte e dall Emilia Romagna 12. Così come è stagionale (solitamente nel periodo estivo) la presenza di alcune famiglie provenienti dalle zone dell ex Jugoslavia che sono solite sostare nei pressi di Gioia Tauro. Negli ultimi anni è molto mutato il quadro regionale di presenza di etnie Rom (così come nel resto d Europa) soprattutto dopo l entrata della Romania nella zona di applicazione dell Accordo di Schengen, La presenza massiccia di Rom romeni e bulgari ha fatto nascere insediamenti non autorizzati 13 : su tutto il territorio regionale è, infatti, generalizzata la presenza di rom rumeni ubicati in baraccopoli ed edifici fatiscenti, campi in condizioni di estremo degrado, in questo senso risulta utile citare gli insediamenti abusivi di Cosenza e Crotone, e di molte realtà della provincia reggina. Ovviamente tutto ciò ha fatto crescere la presenza di minori che evadono l obbligo scolastico: si stima siano parecchie centinaia i minori Rom romeni che trascorrono le loro giornate nei marciapiedi e nelle piazze calabresi a chiedere l elemosina, quando non a delinquere, evadendo completamente l obbligo scolastico. Secondo le informazioni date dall Opera nomadi al Dipartimento 11, nella provincia di Reggio Calabria sono presenti rilevanti fette di popolazioni Rom nella città capoluogo, dove è in corso un interessante esperimento di equa dislocazione con alcune decine di rom Shiftarija che vivono in case in affitto, collegati parentalmente ad omologhi gruppi siciliani, a Rosarno ed a Gioia Tauro. La provincia di Reggio Calabria è, senza dubbio, la provincia calabrese con la situazione più grave. Ciò è confermato ampiamente dalla nota 14 della prefettura di Reggio Calabria, in cui risulta che in tuuta la provincia sono presenti, ufficialmente, persone di etnia Rom, con la rilevante presenza di 539 minori rom in età scolare. Tabella n. - Presenza di cittadini italiani di etnia rom nella provincia di Reggio Calabria Comuni con presenza di cittadini Numero persone di Numero di nuclei Numero minori in età Italiani di etnia Rom etnia Rom familiari scolare (6-16 anni) Reggio Calabria Ardore Brancaleone Gioia Tauro Melito Porto Salvo Rosarno Monasterace Totale Si tratta almeno di un centinaio di famiglie che hanno il diritto di usufruire di luoghi ed attrezzature predisposte per lo spettacolo viaggiante e di cui si deve fare carico il Comune così come prevede la Legge 337 del Fanno eccezione molte famiglie Rom romene che a Rosarno, a Reggio Calabria e a Cassano sullo Jonio vivono in case in affitto. 14 Nota prot Area IV Diritti civili, cittadinanza, condizione giuridica dello straniero, immigrazione e diritto allo Studio 14

15 Fonte: Prefettura di Reggio Calabria, 2011 In particolare più della metà sono stanziati a Reggio Calabria capoluogo dove, in data Agosto 2011, risultano presenti persone di etnia rom, suddivise in 298 nuclei familiari, con 258 minori in età scolare. Le famiglie rom che vivono in una situazione di concentramento in città si trovano in quattro grandi insediamenti: Ex caserma militare 208, Arghillà nord, Modena Palazzine, Modena Ciccarello ex Polveriera. È comunque interessante ricordare che, nel 2009, c erano già molte famiglie di etnia Rom, cinquantotto, che che abitano in condomini a seguito dell attuazione del progetto di equadislocazione. Queste famiglie vivono sparpagliate in più zone della città e anche quando si trovano nella stessa zona, alloggiano comunque (tranne pochissime eccezioni) in condomini diversi 15. Nello specifico, 35 nuclei vivono dislocati nelle seguenti zone: Quartiere Archi, 9 famiglie dagli anni ottanta Piazza Milano, 7 famiglie dagli anni ottanta Rione Marconi, 11 famiglie dal 2003 Quartiere Gallico, 8 famiglie dal 2003 A Rosarno sono localizzati nel centro storico sia Rom calabresi, duecento in tutto con 50 minori, che Rom rumeni, in particolare nel quartiere Duomo, con case proprie per i Rom calabresi e case in affitto per i Rom rumeni. Lo stesso dicasi per i Rom localizzati nel quartiere Case Nuove, dove pero si aggiungono, con case in affitto, rom di nazionalità bulgara. A Gioia Tauro Rom Rumeni e bulgari si sono stanziati in case in affitto nel centro storico, mentre i rom calabresi, quantificabili in 530 individui di cui 102 minori in età scolare, hanno case di proprietà. L Opera Nomadi stima che tra i rom non calabresi ci siano 250 individui romeni e 800 bulgari a Rosarno, mentre nel resto della piana si possono contare alcune centinaia di rom romeni e circa 800 rom bulgari. Nella provincia reggina sono da citare anche piccole comunità Rom a Melito di Porto Salvo con 153 Rom italiani presenti di cui 39 minori, Brancaleone, dove sono presenti 156 Rom di cui 49 minori in età scolare, Ardore e Monasterace, con, rispettivamente, 74 e 85 cittadini italiani di etnia Rom censiti di cui 21 e 20 in età scolare, ed in ogni caso si tratta di comunità che vivono in situazioni molto precarie in piccole casette di murature fatiscenti e prive di qualsiasi minima comodità. 15 I dati si trovano in Cammarota,

16 In provincia di Cosenza gli insediamenti più popolati e grandi si trovano nella città capoluogo, Cosenza, ed a Cassano sullo Ionio. A Cosenza c è, dopo Rosarno e secondo l Opera nomadi, la più alta concentrazione (in un unico quartiere di abitanti) di popolazione Rom, sia di rom calabresi che rumeni. I rom calabresi, circa 500, vivono in via Popilia in case popolari e in via Reggio Calabria in case molto precarie, mentre i rom romeni, circa 300, vivono in una baraccopoli, sempre in via Popilia 16. A Cassano allo Ionio i Rom sono circa 600, circa il 4% della popolazione, e sono divisi in due quartieri del centro della sibaritide. Il numero di minori Rom 17 presenti nel centro cosentino è di 112 unità distribuito nel territorio di cassano coma esplicitato nella tabella successiva. Tab. n. Numero di minori Rom per località nel comune di Cassano allo ionio Località Cassano allo Ionio Frazione Lauropoli Via G. Verdi Cassano allo Ionio Frazione Lauropoli Piazza San Pio da Pietralcina Cassano allo Ionio Frazione Lauropoli Via San Giovanni Bosco Cassano allo Ionio Frazione Lauropoli Via Timpone rosso Cassano allo Ionio Frazione Sibari Scalo Via Peloponneso Cassano allo Ioni Frazione Doria Sistemazione (campo o alloggio) alloggio 15 alloggio 9 alloggio 10 alloggio 27 alloggio 5 alloggio 12 Via Cassano case Popolari Località Vigliolise (sponda sinistra fiume Crati) alloggio 34 Totale 112 Presenza minori di Nella provincia di Catanzaro esistono due nuclei molto forti di popolazioni Rom. A Catanzaro i Rom sono oltre concentrati in case popolari nei quartieri di Aranceto, Corvo, Fortuna e Santa Maria. La presenza di Rom rumeni e bulgari, non quantificabile, è però sufficientemente verificabile dalla presenza di minori che questuano in città. A Lamezia Terme, nelle varie frazioni, fra Rom calabresi e Rom stranieri, nell intera area urbana sono presenti circa 1000 individui. In questa città vi sono rom che abitano il territorio da più di 16 Unica in Calabria in quanto sia nella stessa Cosenza che in tutta la regione i rom rumeni e bulgari vivono in case affittate 17 Il dato è stato fornito dalla Prefettura di Cosenza con una nota prot. N /13.3/Gab del 24 Agosto

17 sessant anni, per la maggior parte nati in città, solo alcuni in altri paesi della Calabria. Si tratta di Rom stanziali, residenti da sempre nella città della piana. I primi insediamenti sono stati baraccopoli messe insieme alla meglio e autorizzate anche grazie al numero ridotto di Rom ospitati. Relegata in un campo dal 1982, indicato inizialmente come sistemazione provvisoria, la popolazione Rom si è trovata ad essere confinata circondata materialmente da un muro di cinta alto circa 3 metri ed esclusa dalla vita della città, con le ricadute di esclusione sociale immaginabili. Nella provincia di Crotone, esistono comunità Rom solamente nel comune capoluogo ove insistono due comunità: la prima stanziata presso la via Acquabona in un area alquanto degradata con gravissimi problemi igienico-sanitari e una seconda presenza, più esigua, composta da appena 7 persone, provenienti dai paesi dell ex Jugoslavia 18. Per queste area l Opera Nomadi fa sapere che sta partendo l autocostruzione della mivcroarea residenziale con casette unifamiliari condivisa da Comune, Vescovado, Comunità Rom e Opera Nomadi. 6. Il livello di scolarizzazione dei Rom L indagine conoscitiva svolta dalla Commissione e consegnata il 12 gennaio 2011 sulle problematiche connesse all accoglienza degli alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico italiano, ha permesso di approfondire alcune problematiche specifiche relative all inserimento di studenti appartenenti alle comunità, Rom. In particolare nell indagine si è posta molta attenzione alle questioni collegate al rapporto degli alunni appartenenti a queste comunità con il sistema scolastico nazionale, ponendo in particolare l accento sul fatto che la presenza di bambini rom nella scuola italiana 19 è, in linea generale, condizionata da stereotipi e pregiudizi che conducono, insieme ad altri fattori, al fallimento del progetto educativo, con una gestione distante dalle normali dinamiche della diversità culturale e della strategia interculturale [7 a Commissione della Camera, 2011]. L indagine sottolinea altresì che il bambino rom appartiene ad una cultura di tipo orale, totalmente diversa da quella italiana e presenta processi cognitivi e affettivi diversi dagli altri bambini, che ne limitano un approccio positivo alla didattica tradizionale erogata dalla scuola Italiana. 18 Nota della dott.ssa Giovanna Sestito in data 5 agosto Il rapporto ricorda che dall 8 aprile 1971 quando si tenne a Vienna il primo congresso mondiale dell Union Romanì, l organizzazione non governativa rappresentata all ONU che racchiude in sé tutte le popolazioni rom si è arrivati ad una popolazione di Rom e Sinti residente in Italia, che per il 70 per cento è costituita da cittadini italiani, è che dunque la frequenza della scuola e per prima cosa un diritto derivante anche dalla cittadinanza italiana 17

18 Per quanto riguarda il livello di scolarizzazione dei Rom, i dati, per quanto sempre difficili da verificare, forniscono un quadro di forte ritardo e di grande penalizzazione: sarebbero almeno 20 mila i Rom sotto i dodici anni, in grandissima parte romeni e jugoslavi, che evadono l'obbligo scolastico in Italia e si stima che i restanti coetanei Rom e Sinti siano in un generalizzato ritardo didattico di non meno di tre anni [SENATO DELLA REPUBBLICA, 2010]. La percentuale dei bambini rom e che evadono l obbligo scolastico è elevata e purtroppo non si è in alcun modo in grado di fornire dati certi, non essendosi ancora attivato un progetto di monitoraggio a livello nazionale in grado di rilevare il numero reale dei minori che evadono la scuola dell obbligo. Infatti i dati forniti dalle scuole rispecchiano solo in parte la realtà: per avere dati certi risulta essenziale contattare i Rom famiglia per famiglia, negli alloggi, nelle case nei terreni privati, nelle aree comunali e nei campi sosta. Esiste una atavica resistenza all interno di alcuni gruppi di Rom nel mandare i bambini a scuola, dovuta soprattutto al fatto che i genitori riconoscono valida solo la loro cultura per la formazione dei figli. Per avere un qualcosa che possa somigliare a un dato certo bisogna utilizzare il censimento della Croce Rossa nei campi Rom di Roma e considerarlo una proiezione del valore sulla totalità dei Rom in Italia: dalla lettura dei dati si evince che il 41,42% degli individui Rom non ha alcun livello di istruzione 20, l'8,44% ha completato il ciclo di studi elementari e il 13,29% ha conseguito la licenza media. Soltanto l'1,10% ha ottenuto un diploma quinquennale di scuola superiore e solo lo 0,26% è giunto alla laurea quinquennale. Ne La pubblicazione sulle minoranze senza territorio [2006] il Ministero dell'interno individua le radici di questa scarsa scolarizzazione, non tanto nel nomadismo, quanto nelle difficili condizioni economiche nonché in una certa diffidenza verso la scuola, vista come espressione di una società che si è mostrata ostile e che per la sua azione assimilatrice è vista come pericolosa per la propria identità, ciò è confermato anche dal fatto che nelle comunità Rom che vivono in buone condizioni economiche i giovani cominciano a frequentare le scuole superiori e qualcuno anche l'università, fatto questo ormai non eccezionale in altri paesi europei. Per avere dati certi sulla presenza di Rom all interno del sistema scolastico nazionale è possibile consultare l indagine statistica annuale del Ministero dell istruzione Alunni con cittadinanza non italiana 21, dove esiste una sezione dedicata in modo specifico agli alunni nomadi. Con questa 20 anche se probabilmente questo dato non coincide con il tasso reale di analfabetismo, perché esiste una sacca di quasi il 36% che non conseguendo alcun titolo ha sicuramente frequentato poche classi della scuola elementare con dubbie possibilità di avere appreso almeno l esercizio della lettura e della scrittura 21 In questo studio viene utilizzato il rapporto statistico del 2009, l ultimo pubblicato ella sezione Pubblicazioni del Miur-Istruzione, anche nella considerazione che il dato per l anno successivo può discostarsi nei valori per poche decine di unità, ma mantiene sempre un ottima identificazione territoriale di presenze di alunni Rom 18

19 dizione vengono definiti, nell indagine statistica, in maniera sintetica e univoca l appartenenza di alunni a gruppi culturali Rom e Sinti, aventi o non aventi cittadinanza italiana. Livello di scolarizzazione dei Rom Fonte: Censimento Croce Rossa Italiana, % 1%0% 8% 42% 36% nessun livello di istruzione frequenza poche classi elementari licenza elementare licenza media diploma scuola supriore laurea Nell anno scolastico 2008/09 gli alunni nomadi risultavano pari a unità, il 4,0% in più rispetto all anno precedente. Il 54,6 % degli alunni nomadi frequentava la scuola primaria e solo l 1,5% frequentava una scuola secondaria di II grado. Tab. n. 2 Alunni nomadi presenti nel sistema scolastico nazionale per tipo di scuola e ripartizione geografica (valori assoluti e percentuali) A.S. 2008/2009 Ripartizioni Secondaria Secondaria Totale Infanzia Primaria geografiche I grado II grado Valore Assoluto Italia Nord-Ovest Nord-Est Centro Mezzogiorno Valore Percentuale Italia ,9 54,6 27,0 1,5 Nord-Ovest ,3 56,8 27,3 0,5 Nord-Est ,3 55,3 31,1 1,3 Centro ,8 54,0 27,5 1,6 Mezzogiorno ,2 52,3 23,0 2,6 Fonte: Miur 19

20 Alunni nomadi presenti nel sistema scolastico per regione A.S. 2008/2009 Fonte: Miur Lazio Lomb E.Ro Piem Cala Tosc magn ardia ont e bria ana a Valle Vene Cam Trent Sicili Abru Sard Pugli Ligur Molis Marc Umbr Basili to pania ino a zzo egna a ia Friuli e he ia d'aos cat a ta Serie In particolare, ed in valore assoluto, nella scuola dell infanzia, nella scuola primaria, nella scuola secondaria di primo grado, 195 nella secondaria di secondo grado. Le regioni con i più alti numeri di alunni nomadi iscritti a scuola sono anche maggiormente interessate da fenomeni di sedentarizzazione o di presenza pluricentenaria dei nuclei familiari più antichi. Il Lazio, con alunni nomadi, è la regione con il più alto numero di iscritti, seguita dalla Lombardia (2008), dal Piemonte (1.235), dall Emilia Romagna (1.018) e dalla Calabria ( 991). È da considerare altresì che questo dato nel 2010 è, se possibile, ancora cresciuto: alla Conferenza internazionale Osce a Varsavia del 6 ottobre 2010, Vinicio Ongini, della Direzione Generale per lo Studente del Miur, anticipando i dati dell indagine per l anno 2010 dichiarava che la Calabria è la quarta regione per numero di alunni Rom con un valore di alunni. Procedendo ad una comparazione tra il dato ed i pochi dati del la regione Calabria ha un aumento di 106 alunni iscritti nelle scuole statali che significano un incremento del 9,96% rispetto all anno precedente, mentre a parte il Lazio che ha un incremento del 3,74%, il Piemonte e la Lombardia registrano una flessione di iscritti rispettivamente del 3,17% e del 7, Sul sito del Ministero nella sezione pubblicazioni è stato inserito solamente il Focus in breve sulla scuola La presenza degli alunni stranieri nelle scuole statali, che non contiene il dato sugli alunni nomadi 20

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