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1 Altre Emergenze Gennaio 2005 rev.1.0 Sindar s.r.l. Corso Archinti, Lodi tel fax

2 Responsabili di Progetto Assessore alla Sicurezza e Protezione Civile Comune caposettore Carmine Scorziello Comandante della Polizia Municipale Comune caposettore Marco Simighini Comuni di: Carpiano Cerro al Lambro Colturano Dresano Mediglia Melegnano Pantigliate Paullo Peschiera Borromeo San Donato Milanese San Giuliano Milanese Settala Tribiano Vizzolo Predabissi Consigliere delegato, Luigi Savio Assessore, Marco Sassi Sindaco, Giovanni Cariello Vicesindaco, Vito Penta Assessore e Vicesindaco, Paolo Bianchi Assessore, Maurizio Lanbri Sindaco, Ottavio Carparelli Consigliere Delegato, Alberto Pacchioni Sindaco, Francesco Tabacchi Assessore,Ethel Moreno Assessore, Carmine Scorziello Assessore, Giuseppe Grillo Assessore, Luciano Barni Sindaco, Ferdinando Salvatori Gruppo di lavoro intercomunale Referente generale del gruppo Ilaria Rusca, Polizia Locale del Comune di San Giuliano Milanese Referenti comunali per il progetto Comuni di: Carpiano Comandante Polizia Locale, Marco Cozzi Referente Tecnico, Iraga Cerro al Lambro Comandante Polizia Locale, Marco Cantoni Colturano Referente Tecnico, Chiosi Dresano Comandante Polizia Locale, Agostino Tommaseo Mediglia Comandante Polizia Locale, Cilano Melegnano Comandante Polizia Locale, Davide Volpato Referente Tecnico, Isabella De Marchi Pantigliate Comandante Polizia Locale, Musso Pantaleo Referente Tecnico, Manuela Cancellieri Paullo Comandante Polizia Locale, Papalia Peschiera Borromeo Comandante Polizia Locale, Giuliano Semeraro Referente Tecnico, Francesco Vadalà San Donato Milanese Comandante Polizia Locale, Antonio Nicolì Referente Tecnico, Giovanni Biolzi e Ivan Cavenaghi San Giuliano Milanese Comandante Polizia Locale, Marco Simighini Referente Polizia Locale, Ilaria Rusca Settala Comandante Polizia Locale, Mario Mai Referente Tecnico, Ivano Mugnaini Tribiano Istruttore Polizia Locale, Claudio Grossi Referente Tecnico, Mario Abbiati Vizzolo Predabissi Comandante Polizia Locale, Cristina Cacciatori Referente Tecnico, Angelo Bettinelli Sabrina Sidoti

3 Sindar S.r.l Corso Archinti, Lodi (LO) Tel: Fax: sito internet: dr. Laura Bussoli (redazione) dr. Stefano Castagnetti (redazione Rischio sismico) Nota Il presente documento costituisce parte integrante del Piano di Emergenza Intercomunale dei Comuni di Carpiano, Cerro al Lambro, Colturano, Dresano, Mediglia, Melegnano, Pantigliate, Paullo, Peschiera Borromeo, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese, Settala, Tribiano, Vizzolo Predabissi. Per le informazioni di dettaglio circa il territorio intercomunale, le risorse e le strutture logistiche si faccia riferimento al Piano di Emergenza Intercomunale - Linee Operative Generali Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 3 di 62

4 INDICE 1 INTRODUZIONE EMERGENZA: METROPOLITANE MILANESI INQUADRAMENTO NORMATIVO SCENARI DI RISCHIO Descrizione dell infrastruttura e inquadramento territoriale Scenari di rischio analizzati PROCEDURA DI INTERVENTO Evacuazione Centri di smistamento, raccolta ed aree di triage Delimitazione dell area circostante la zona interessata EMERGENZA: AEROPORTO DI LINATE INQUADRAMENTO NORMATIVO SCENARI DI RISCHIO Descrizione dell infrastruttura e inquadramento territoriale Rischio aeroportuale Rischio da sorvolo PROCEDURA DI INTERVENTO EMERGENZA: IMPIANTI DI TRATTAMENTO E SMALTIMENTO RIFIUTI INQUADRAMENTO NORMATIVO Classificazione dei rifiuti SCENARI DI RISCHIO Descrizione della tipologia di impianti di trattamento e/o smaltimento rifiuti e inquadramento territoriale Scenari di rischio ipotizzabili PROCEDURE DI INTERVENTO ATTIVITÀ DI PREVENZIONE EMERGENZA: SITI DA BONIFICARE INQUADRAMENTO NORMATIVO SCENARI DI RISCHIO Inquadramento territoriale Scenari di rischio analizzati PROCEDURE DI INTERVENTO EMERGENZA SANITARIA INQUADRAMENTO NORMATIVO SCENARI DI RISCHIO PROCEDURE DI INTERVENTO EMERGENZA VETERINARIA INQUADRAMENTO NORMATIVO SCENARI DI RISCHIO Inquadramento territoriale Scenari di rischio analizzati PROCEDURE DI INTERVENTO ATTIVITÀ DI PREVENZIONE Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 4 di 62

5 8 EMERGENZA SISMICA INTRODUZIONE CARATTERIZZAZIONE DEL FENOMENO PERICOLOSITÀ, VULNERABILITÀ E RISCHIO Pericolosità sismica Vulnerabilità sismica Rischio sismico Considerazioni sugli effetti a carico di reti e infrastrutture di servizio SISMICITÀ DEL TERRITORIO Dati storici Estrazione dati NORMATIVA TECNICA E DI CLASSIFICAZIONE SISMICA MONITORAGGIO Reti di monitoraggio sismico Osservatorio sismico di Varese Servizi tecnici dello Stato e Centri di ricerca MODELLO DI INTERVENTO premessa Sequenza operativa nazionale e locale Il sistema di comando e controllo Logistica dell emergenza Informazione alla popolazione Aspetti di particolare criticità PROCEDURE DI INTERVENTO Livelli di Allerta Fase di ALLARME Fase di emergenza Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 5 di 62

6 Figure Figura 1: Schema della rete Metropolitane Milanesi... 8 Figura 2: Schema della Linea metropolitana MM Figura 3: Schematizzazione dell Area Epicentrale e della Zona Ipocentrale (fonte: Web) Figura 4: Esempio di Sismogramma (fonte: Web) Figura 5: Mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale (INGV, aprile 2004) Figura 6: Mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale Figura 7 Massime intensità Macrosismiche osservate in Italia (Fonte I.N.G.V.) Figura 8 Massime intensità macrosismiche registrate in Lombardia (fonte INGV) Figura 9 Rappresentazione della storia sismica di Milano Figura 10 Zonazione sismogenetica ZS9 (da Rapporto conclusivo del Gruppo di lavoro Figura 11 Raffronto tra nuova e vecchia classificazione sismica in Lombardia Figura 12 Rete Sismica Nazionale Centralizzata Figura 13 Distribuzione delle stazioni appartenenti alla RAN. I puntini rossi individuano le stazioni Figura 14 Stazioni della RAN in Lombardia Figura 15 Vista del fabbricato che ospita la stazione RALOD Figura 16 Segnalazioni di un evento sismico alle Strutture Operative Figura 17 sequenza operativa a seguito di terremoto Tabelle Tabella 1 informazioni tecniche relative all aeroporto di Linate Tabella 2 comuni localizzati lungo le rotte di decollo e rotte non principali dell Aeroporto di Linate Tabella 3: Impianti di trattamento Rifiuti Urbani Tabella 4: Elenco Siti da bonificare presenti nel territorio oggetto del presente piano Tabella 5: Patrimonio zootecnico del territorio in esame Tabella 6: Distribuzione e tipologia di allevamenti zootecnici presenti sul territorio analizzato Tabella 7: Tipologia, distribuzione e numero di capi di bestiame presenti sul territorio analizzato 25 Tabella 8 Osservazioni sismiche a Milano Tabella 9 Dettagli Stazione RALOD Tabella 10 Strumentazione: RAKA Tabella 11 Sensori Allegati Allegato 1: Scale MCS e Richter Allegato 2: Elenco terremoti estratti dal Catalogo CPTI04 per la provincia di Milano Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 6 di 62

7 1 INTRODUZIONE Il presente documento si inquadra nel più ampio contesto della pianificazione delle emergenze antropiche e naturali avviato per iniziativa dei comuni di Carpiano, Cerro al Lambro, Colturano, Dresano, Mediglia, Melegnano, Pantigliate, Paullo, Peschiera Borromeo, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese, Settala, Tribiano, Vizzolo Predabissi. Il presente documento costituisce uno dei piani stralcio la cui totalità, comprendendo tutte le tipologie di rischio presenti nel comparto territoriale in esame, concorre di fatto, insieme al documento-guida delle Linee Operative Generali, a costituire il Piano di Emergenza Intercomunale. Il Piano stralcio analizza rischi molto diversi tra loro già evidenziati in sede di stesura delle linee operative generali, e che si è ritenuto opportuno approfondire. In particolare il presente Piano è costituito in specifiche aree tematiche: Emergenza Metropolitane Milanesi; Emergenza Aeroporto di Linate; Emergenza Impianti di trattamento e smaltimento rifiuti; Emergenza Siti da bonificare; Emergenza Sanitaria; Emergenza Veterinaria; Emergenza Sismica. Ciascun rischio viene approfondito in una prima parte finalizzata alla conoscenza della realtà o struttura considerata e alla sua presenza sul territorio intercomunale, nonché alla identificazione ed alla quantificazione del rischio, nella sua accezione più ampia, e da una seconda parte dedicata alle procedure di gestione delle emergenze. In alcuni casi è stato possibile accedere e condividere le procedure di emergenza redatte dagli enti preposti alla gestione dell emergenza cosiddetta esterna, in altri è stato possibile consultare i piani di emergenza interni di società e/o enti coinvolti, in altri casi ancora non è stato possibile accedere a queste informazioni. Future estensioni del livello conoscitivo delle specifiche realtà e problematiche analizzate nel presente piano stralcio sono sicuramente auspicabili e perseguibili mediante l acquisizione di dati di dettaglio e una caratterizzazione del rischio condotta secondo l approccio metodologico adottato nel presente documento. Ulteriore finalità del presente Piano stralcio è suggerire alle autorità locali un valido riferimento metodologico, un quadro delle specifiche realtà territoriali, da cui pianificare le attività da svolgere in tempo di pace. Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 7 di 62

8 2 EMERGENZA: METROPOLITANE MILANESI Figura 1: Schema della rete Metropolitane Milanesi 2.1 Inquadramento normativo Per quanto riguarda l inquadramento normativo della Pianificazione in seno alle disposizioni di protezione civile ai vari livelli istituzionali (nazionali, regionali, provinciali, comunali) si rimanda alle Linee Operative Generali del Piano di Emergenza Intercomunale. In particolare per quanto concerne l azienda Metropolitane Milanesi la Prefettura di Milano ha provveduto nel giugno del 1999 alla redazione di un Piano di emergenza esterno, mentre recentemente l azienda ATM S.p.A. ha provveduto alla revisione del proprio Piano di emergenza interno (agosto 2003), documento che ha trasmesso e condiviso con tutte le Autorità competenti e coinvolte nella gestione dell emergenza. Tali documenti sono stati consultati, e acquisiti nei contenuti, per la stesura delle procedure di intervento in caso di emergenza, di seguito si approfondiscono gli aspetti peculiari della pianificazione dell emergenza presso la Metropolitana Milanese. 2.2 Scenari di rischio Descrizione dell infrastruttura e inquadramento territoriale Nel territorio del Comune di Milano, al confine con San Donato Milanese, è ubicata la stazione capolinea della linea metropolitana MM3, una posizione strategica dal punto di vista logistica in quanto permette un efficiente interscambio con i flussi veicolari provenienti dalla S.S. 9 Emilia, dalla ex S.S. 415 Paullese e dalla autostrada A1 Milano-Bologna. Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 8 di 62

9 La linea MM3 si sviluppa in un tracciato sotterraneo per tutta l estensione del percorso metropolitano e si snoda complessivamente per m. (esclusi i tronchini ed il raccordo con il deposito di Rogoredo) percorrendo in galleria le vie: Tonale, Filzi, piazza IV Novembre, Duca D Aosta, Pisani, Repubblica, Turati, Cavour, Manzoni, Scala, Santa Margherita, Mengoni, Mazzini, Missori, Porta Romana, san Nazzaro, Crocetta, Medaglie d Oro, Lodi, Corvetto, Buozzi, Cassinis, Rogoredo. Gli attuali capolinea Zara e San Donato sono posti rispettivamente nella zona nord e sud-est della città di Milano. S.Donato Rogoredo FS Porto di Mare Corvetto Brenta Lodi T.I.B.B. Porta Romana Crocetta Missori Duomo Montenapoleone Turati Repubblica Centrale FS Sondrio Zara Figura 2: Schema della Linea metropolitana MM3 I treni a trazione elettrica, sono alimentati con linea aerea di contatto e pantografo. Viene considerato binario pari quello che da San Donato porta a Sondrio e binario dispari quello che da Sondrio porta a San Donato. Le gallerie sono di 5 tipi, di lunghezza ed altezza variabile; le stazioni sono tutte sotterranee, disposte su due o tre piani: mezzanino, banchine (pari la superiore e dispari l inferiore nelle stazioni a gallerie sovrapposte) e intermedi. In particolare: Piano mezzanino, ha la funzione di permettere l accesso e, attraverso la barriera di controllo, lo smaltimento dei passeggeri alle banchine da e per i treni. L accesso ai mezzanini avviene normalmente a mezzo di scale fisse o mobili e, dal momento della loro apertura all esercizio, anche tramite ascensori. Inoltre al piano mezzanino si trovano: i corridoi pedonali di collegamento con la superficie; le barriere di controllo per il transito dei passeggeri da e per le banchine; eventuali attività commerciali. Piano intermedio questo piano ha la funzione di collegare il piano mezzanino con il piano banchina, al piano intermedio sono generalmente ubicati i locali tecnologici, Piano banchina (pari la superiore e dispari l inferiore nelle stazioni a gallerie sovrapposte) questo piano ha la funzione di permettere l imbarco e lo sbarco dei passeggeri dai treni. Presso la stazione metropolitana di San Donato, al piano mezzanino, sono presenti anche esercizi commerciali: edicola, bar, WC automatici e punti ausiliari di vendita biglietti Scenari di rischio analizzati Nel documento di analisi dei rischi e pianificazione dell emergenza redatto dalla Prefettura di Milano gli scenari di rischio ipotizzati e analizzati sono i seguenti: presenza o diffusione di sostanze nocive; si deve ritenere che la circostanza possa verificarsi per i seguenti motivi: infiltrazioni di metano per la rottura di importanti tubazioni della rete di distribuzione AEM; sversamento di liquidi basso bollenti attraverso grate di aerazione o pozzi di ventilazione; atto volontario); incendio sul treno e/o in stazione: (incendio a bordo treno, incendio a bordo treno in galleria, incendio a bordo treno in stazione, incendio in stazione); Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 9 di 62

10 attentati terroristici con esplosivi: (presenza di involucri sospetti, segnalazione anonime); incidente ferroviario: (si intende quel evento di natura prettamente ferroviaria che può coinvolgere uno o più treni in stazione o in galleria quali svii, tamponamenti ecc. che potrà essere di limitata importanza oppure di gravi conseguenze); allagamenti: (la presenza di acqua nella sede ferroviaria può ricondursi a: rottura di importanti tubazioni del sistema di rete dell acquedotto e/o fognatura, nubifragi, esondazioni di corsi d acqua, innalzamento del livello della falda). Occorre subito precisare che tutte le situazioni di crisi sopra elencate hanno una probabilità di accadimento bassa, ma si tratta comunque di eventi e situazioni anomale considerati significativi sia presso le linee metropolitane esercite da ATM sia presso quelle delle principali metropoli poiché possono comportare gravi conseguenze ai passeggeri e al personale dipendente ATM. 2.3 Procedura di intervento ATM garantisce la capacità tecnica della propria struttura per tutte quelle azioni che competono l esercizio della linea metropolitana, e assicura la massima collaborazione agli Enti preposti al soccorso affiancandoli con Squadre di Emergenza in grado di fornire con la necessaria tempestività il supporto tecnico necessario. Quando la situazione di emergenza non è solo di natura tecnica le procedure ATM prevedono la richiesta di soccorso ai competenti Enti. In particolare sarà il Prefetto di Milano che valutata la gravità della situazione deciderà di costituire la struttura di protezione civile C.C.S. (Centro Coordinamento Soccorsi) verrà costituito presso la Prefettura di Milano allo scopo di coordinare tutte le operazioni di soccorso. Il C.C.S., retto dal Prefetto o da un suo delegato sarà composto, in via generale, nel modo seguente: Assessore Regionale alla Sanità Sindaco o Assessore delegato Questore Comandante Presidio militare Comandante Provinciale Arma dei Carabinieri Comandante Legione Guardia di Finanza Comandante Sezione Polizia Stradale Comandante Provinciale dei VVF Comandante Polizia Municipale del Comune interessato Presidente Amministrazione Provinciale Presidente Giunta Regionale Lombarda Rappresentanti della comunità scientifica Rappresentanti del volontariato Rappresentanti delle società Gas, Acquedotti ed Energia elettrica, Dirigente Responsabile dell Azienda Trasporti Municipali. Il C.C.S. per l espletamento dei suoi compiti si avvarrà della sala operativa Alberto Mussi sita al pianterreno della Prefettura e dotata di tutti i sistemi di telecomunicazione e telematici necessari per garantire i contatti con tutti gli Enti ed i Comandi interessati dall emergenza. Di conseguenza il Sindaco e il Comandante della Polizia locale di San Donato Milanese potranno essere chiamati a far parte del C.C.S. qualora l evento incidentale si verificasse presso la stazione di San Donato. I Sindaci dei Comuni coinvolti nell emergenza, comunicheranno immediatamente al Prefetto l insorgenza di situazioni di pericolo, precisandone, per quanto possibile l entità. Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 10 di 62

11 Le misure protettive per cui potrà essere richiesto l intervento della Polizia locale di San Donato Milanese sono le seguenti: Evacuazione L evacuazione interesserà gli utenti che al momento dell evento si troveranno all interno della zona metropolitana; l estensione di tale area sarà individuata di volta in volta in base all ampiezza dell evento. L ordine di evacuazione verrà diramato mediante avvisi a mezzo di messaggi preregistrati (e solo quando assolutamente necessario eventualmente a voce) che indicheranno agli utenti l esigenza di abbandonare le vetture e/o le stazioni La Polizia di Stato, l Arma dei Carabinieri e la Polizia locale, coordinate dal Questore, non appena diramato l ordine di evacuazione, dovranno provvedere a disciplinare le operazioni di allontanamento degli utenti, invitandoli ad allontanarsi dalla zona primaria di emergenza. Gli itinerari di evacuazione saranno individuati dalle Forze dell Ordine e dalla Prefettura di volta in volta in base alle caratteristiche della zona interessata. Verranno creati posti di sbarramento in entrata nella zona a rischio. In particolare al Piano mezzanino e a quello intermedio ogni uscita di sicurezza è segnalata, all interno della stazione dalla scritta U.S. ed è riconoscibile all esterno, da una fascia rossa posta sulla palina in acciaio della bandiera M installata vicino alle scale. Per evacuazioni dal Piano banchine e in particolare lungo le gallerie al piano stradale, in corrispondenza dei grigliati aperti per l accesso alla galleria interessata si dovranno disporre due vigili urbani muniti di cordino di salvataggio Centri di smistamento, raccolta ed aree di triage Le aree da adibire a centri di smistamento, raccolta e triage saranno identificate a seconda dei casi e potranno essere costituite sia all interno che all esterno della metropolitana. Nel caso in cui l area di triage non fosse già stata identificata dalla Regione Lombardia o per le circostanze di fatto non idonea, sarà esclusivo compito del Medico Rianimatore responsabile di turno 118, individuare l area, dandone immediata comunicazione al Prefetto. Presso la stazione Metropolitana di San Donato non è stata individuata nessuna area di raccolta e triage Delimitazione dell area circostante la zona interessata In seguito all accadimento dell incidente il Sindaco, se necessario e di intesa con il C.C.S., con ordinanza provvede alla delimitazione dell area circostante la zona interessata all emergenza, con personale della Polizia di Stato, dell Arma dei carabinieri e della Polizia locale, con il coordinamento del Questore. Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 11 di 62

12 3 EMERGENZA: AEROPORTO DI LINATE 3.1 Inquadramento normativo Per quanto riguarda l inquadramento normativo della Pianificazione in seno alle disposizioni di protezione civile ai vari livelli istituzionali (nazionali, regionali, provinciali, comunali) si rimanda alle Linee Operative Generali del Piano di Emergenza Intercomunale. 3.2 Scenari di rischio Descrizione dell infrastruttura e inquadramento territoriale Nel territorio dei Comuni di Milano, Peschiera Borromeo e Segrate è presente l Aeroporto di Linate, in particolare sui tre Comuni sopraccitati insistono le piste di decollo e atterraggio dell aeroporto. SEA è la società di gestione aeroportuale degli scali di Linate e di Malpensa e agisce, per tutte le sue attività, sulla base delle disposizioni degli Enti di Controllo. SEA è responsabile dei servizi centralizzati degli aeroporti quali il coordinamento di scalo, i sistemi informativi e di informazione al pubblico, sulla base delle indicazioni fornite dalle compagnie aeree, la vigilanza e la fornitura di servizi commerciali attraverso concessioni a terzi. A SEA competono anche la progettazione, costruzione e manutenzione delle infrastrutture e degli edifici aeroportuali di Linate e Malpensa la Società studia e realizza opere infrastrutturali anche per altri scali sia in Italia che all'estero. Qualifica Voli Agibilità Area Sedime Piste decolli e atterraggi Piazzale aeromobili Piazzole aeromobili Aerostazione passeggeri Aeroporto civile Nazionali internazionali 24 ore 396 ettari Pista principale: m Pista aviazione generale: 620 m Piazzale principale: mq Piazzale aviazione generale: mq 35 (di cui 6 presso il piazzale dell Aviazione generale) mq Banchi check in 74 Banchi controllo passaporti 10 Strutture di imbarco e sbarco Uscite (Gates): 24 passeggeri Pontili (Fingers): 5 Impianti meccanizzati trasporto Ascensori: 8 persone Scale mobili: 8 Smistamento bagagli Bagagli gestiti/die : in media (con punte di /15.000) Totale moli: 16 Nastri riconsegna bagagli: 7 Passeggeri Anno 2003: Tabella 1 informazioni tecniche relative all aeroporto di Linate Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 12 di 62

13 Nel Programma di Previsione e Prevenzione della Provincia di Milano, in particolare nel capitolo 4 il rischio da trasporto di sostanze pericolose: analisi e valutazione di pericolosità sono state analizzate le problematiche di rischio legate all aeroporto di Linate. In particolare sono state discriminate due tipologie di rischio, uno legato al sorvolo e l altro chiamato rischio aeroportuale in cui sono state in particolar modo considerate le sostanze pericolose trasportate e stoccate presso l aeroporto Rischio aeroportuale I possibili scenari incidentali individuati nel Piano Provinciale sono i seguenti: collisione incendio esplosione Tali scenari sono legati al trasporto di carburante nei velivoli, in particolare la tipologia di mezzi coinvolti ha una capacità di carico di carburante che va da 15 a 200 tonnellate ed in particolare può trattarsi di Kerosene o Carburante per reattori. Inoltre presso l aeroporto di Linate sono presenti due aziende di deposito carburanti, classificate a rischio di incidente rilevante ex D.Lgs 334/99, per approfondimenti riguardanti le attività dei depositi HUB S.r.l. e RAM Rifornimenti Aeroporti Milanesi S.r.l. si rimanda al Piano stralcio Rischio Industriale, in particolare agli elaborati tecnici ET3 ed ET Rischio da sorvolo Sono stati censiti i Comuni interessati da rotte di decollo oppure da rotte non principali di passaggio degli aeroplani. Per quanto concerne i Comuni aderenti al presente piano di emergenza intercomunale i Comuni coinvolti sono i seguenti: Comuni interessati da passaggio di rotte di decollo Paullo Pantigliate Peschiera Borromeo Settala Comuni interessati da passaggio di rotte non pricipali San Donato Milanese San Giuliano Milanese Tabella 2 comuni localizzati lungo le rotte di decollo e rotte non principali dell Aeroporto di Linate 3.3 Procedura di intervento Si rimanda al Piano di Emergenza Aeroportuale dell Aeroporto di Linate In particolare contestualmente all elaborazione del presente Piano intercomunale l ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) sta completando la stesura del documento di pianificazione-gestione dell emergenza dell Autorità aeroportuale di Linate. SEA-Linate, attraverso il Responsabile del Coordinamento di Scalo, ha espresso la volontà di condividere i contenuti di tale documento, per ciò che concerne e competerà l intervento delle Autorità locali nella gestione dell emergenza. Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 13 di 62

14 4 EMERGENZA: IMPIANTI DI TRATTAMENTO E SMALTIMENTO RIFIUTI 4.1 Inquadramento normativo Per quanto riguarda l inquadramento normativo della Pianificazione in seno alle disposizioni di protezione civile ai vari livelli istituzionali (nazionali, regionali, provinciali, comunali) si rimanda alle Linee Operative Generali del Piano di Emergenza Intercomunale. I più recenti indirizzi di politica pubblica in materia di rifiuti puntano verso obiettivi di gestione integrata. È questa la linea di tendenza espressa a livello comunitario e in corso di attuazione in Italia. A livello europeo le linee della politica di gestione integrata dei rifiuti sono chiaramente dettate dalle Direttive quadro 91/156 sui rifiuti in generale, n. 91/689 sui rifiuti pericolosi e n. 94/62 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggi, e sono state ampiamente confermate e precisate nella Risoluzione del Consiglio UE Community Waste Managment Strategy del In Italia, le medesime linee sono contenute nel D.Lgs. 5 febbraio 1997, n.22, il cosiddetto Decreto Ronchi che coi suoi provvedimenti attuativi costituisce la legge quadro italiana in materia di rifiuti. In sintesi le linee generali della politica di gestione integrata dei rifiuti possono essere così delineate: prevenzione della produzione di rifiuti; priorità al riutilizzo, riciclo meccanico e recupero di materia e di energia; limitazione del flusso dei rifiuti destinati allo smaltimento; progressiva eliminazione della discarica; in pratica, la chiave di volta del nuovo sistema di gestione integrata dei rifiuti è quella del superamento dell economia dei rifiuti basata sulla tecnologia prevalentemente dello smaltimento in discarica, per avviare una nuova economia basata sulla prevenzione, sul recupero, riutilizzo e riciclo e sulle relative tecnologie. Il D.Lgs. n. 22/97 riprende i principi propri della gestione integrata dei rifiuti. Tali principi sono chiaramente espressi nell art. 2, che identifica le finalità della nuova normativa lungo le linee seguenti: garanzia di protezione elevata dell ambiente nello svolgimento delle attività di recupero e smaltimento; massima applicazione del principio di prevenzione; applicazione del principio di responsabilità condivisa; cooperazione tra soggetti pubblici e privati; inoltre sono stati emanati diversi decreti attuativi, ai quali vanno aggiunti alcuni atti normativi di recepimento di Direttive comunitarie che dettano disposizioni integrative della disciplina generale dei rifiuti. L art. 6 del D.Lgs. 22/97 contiene le definizioni generali necessarie ai fini dell applicazione della disciplina, a questo proposito è opportuno richiamare l attenzione sulla nozione di rifiuto, il D.lgs. 22/97 riproduce compiutamente la definizione contenuta al riguardo nella Direttiva CEE 91/156, specificando che è rifiuto qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell Allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l obbligo di disfarsi l incertezza relativa a tale definizione è stata recentemente superata dall interpretazione autentica della definizione di rifiuto data nel Decreto Legge 8 luglio 2002, n.138, convertito in legge dalla Legge n.178 del 8 agosto Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 14 di 62

15 4.1.1 Classificazione dei rifiuti In seguito all entrata in vigore del D.lgs. 22/97 i rifiuti si classificano in base a due criteri fondamentali: Criterio della provenienza: - Urbani - Speciali Criterio della pericolosità presunta o, in alcuni casi, da accertare: - Pericolosi - Non Pericolosi va subito sottolineata l espressa esclusione dei rifiuti domestici dal novero dei rifiuti che possono essere classificati pericolosi, tuttavia possono essere fatti rientrare nella categoria dei rifiuti pericolosi solo i rifiuti urbani che, oltre ovviamente a possedere i requisiti qualitativi dei pericolosi, siano comunque di provenienza diversa da quella domestica. Di fondamentale importanza sono le norme del D.Lgs. 22/97 sulla nuova categoria dei rifiuti pericolosi, in particolare sono pericolosi i rifiuti non domestici precisati nell elenco dell Allegato D sulla base degli Allegati G, H, e I. Con il nuovo elenco europeo e la connessa nuova classificazione, dettata dalla Decisione 2000/532/CE, invece diventa necessario, in determinati casi, conoscerne la composizione ai fini della classificazione: fermo restando che i rifiuti domestici non sono mai pericolosi, i rifiuti contrassegnati nell elenco con un * sono rifiuti pericolosi ai sensi della direttiva 91/689/CEE relativa ai rifiuti pericolosi e ad essi si applicano le disposizioni della medesima direttiva; tuttavia, se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad es. percentuale rispetto al peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più proprietà di cui all Allegato III della Direttiva 91/689/CEE del Consiglio. In pratica quindi tutti i rifiuti che nel nuovo elenco risultano contrassegnati da asterisco ed al contempo sono nello stesso descritti o individuati in ragione della presenza di una o più, specifiche o generiche, sostanze pericolose (esempio: contenente mercurio, ovvero contenente metalli pesanti, ovvero ancora contenente sostanze pericolose) devono essere classificati pericolosi (attribuendovi i relativi codici) solo se quella o quelle sostanze superano le concentrazioni limite fissate nell art. 2 della Decisione 2000/532/CE come sostituito dalla Decisione 2001/118/CE. Stando alla normativa comunitaria: l accertamento va fatto in tutti i casi in cui vi sia riferimento generico o specifico a sostanze pericolose e solo in tali casi; condizione necessaria è comunque la presenza dell asterisco, con la conseguenza che i rifiuti non contrassegnati da asterisco non sono mai pericolosi; le sostanze pericolose determinano la classificazione di un rifiuto come pericoloso solo se raggiungono determinati limiti ed i limiti sono stati determinati nell art. 2 della Decisione; nei casi in cui vengono considerate solo specifiche sostanze pericolose, solo quelle sono da ricercare. L accertamento ai fini della classificazione, peraltro, non esaurisce le necessità di indagine sulle caratteristiche effettive dei rifiuti. A prescindere dalla loro classificazione e dagli accertamenti a tal fine eseguiti, infatti, i rifiuti possono richiedere ulteriori e diverse indagini e caratterizzazioni, in particolare ai fini dello smaltimento, del recupero in regime semplificato, del deposito e del trasporto. Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 15 di 62

16 4.2 Scenari di rischio Descrizione della tipologia di impianti di trattamento e/o smaltimento rifiuti e inquadramento territoriale Tutti i dati relativi ai rifiuti, in particolare agli impianti di lavorazione a vario titolo presenti sul territorio, le informazioni relative alle raccolte differenziate e tutto quanto è connesso alle problematiche dei rifiuti sono gestiti dagli osservatori provinciali dei rifiuti. In particolare i dati impiegati nell elaborazione di questa sezione del Piano stralcio sono stati forniti dall Osservatorio rifiuti della Provincia di Milano, in particolare dall ufficio gestione dati relativi ai Rifiuti Urbani, è stata avanzata richiesta anche di accesso alle informazioni relative alle attività di trattamento smaltimento di Rifiuti pericolosi, ma per motivi di riservatezza non è stato possibile ottenere tali dati. In sede di stesura dei singoli piani comunali che discenderanno dal presente Piano intercomunale si potrà cercare di ricostruire l elenco e la tipologia di attività relative alla gestione di rifiuti pericolosi attraverso i codici ISTAT attribuiti a tale tipo di aziende dagli Uffici tributi di ciascun Comune. Gli impianti di trattamento dei Rifiuti Urbani sono così distribuiti sul territorio oggetto del presente piano: Impianto Stato dell impianto Ubicazione Potenzialità Stazione di travaso rifiuti e in esercizio Mediglia Loc. Bustighera 100 tonn/die Impianto di Tritovagliatura RU Impianto di compostaggio in fase di realizzazione Mediglia Loc. Bustighera tonn/anno FORSU e Residui vegetali Impianto di compostaggio in itinere San Giuliano Melegnano (S.P:40) tonn/anno FORSU e Residui vegetali Discarica RSU esaurita Vizzolo Predabissi - Tabella 3: Impianti di trattamento Rifiuti Urbani Negli impianti sopraccitati vengono svolte le seguenti attività: Stazione travaso rifiuti: Impianto in cui i rifiuti vengono scaricati dagli automezzi usati per la raccolta (solitamente piccoli) e ricaricati su mezzi di trasporto a lungo raggio (per es. autotreni, vagoni ferroviari, ecc.) per il trasferimento agli impianti in cui si effettua lo smaltimento finale. Impianto di tritovagliatura: trattamento meccanico del rifiuto volto alla riduzione della dimensione del rifiuto e alla separazione in frazioni. compostaggio: fermentazione controllata, in appositi impianti, della frazione organica contenuta nei rifiuti, al fine di ottenere un ammendante utilizzabile in agricoltura. Discarica di 1^ categoria: Impianto per lo smaltimento nel terreno, protetto con opportuni accorgimenti, dei rifiuti urbani (domestici) che vengono appunto "interrati". Discarica di 2^ categoria: Impianto per lo smaltimento nel terreno, protetto con opportuni accorgimenti, dei rifiuti speciali, prodotti da industrie, commerci ed agricoltura. La discarica di Vizzolo Predabissi è stata esaurita attualmente è presente un impianto di captazione biogas che viene impiegato in una centrale di cogenerazione che provvede al teleriscaldamento dell Ospedale comunale. Infatti il Biogas è il gas che si genera dalla fermentazione anaerobica dei rifiuti, interrati in discarica ed è una miscela composta per circa la metà da metano e per il resto da azoto, anidride carbonica e vapor d acqua, mentre il processo di Cogenerazione prevede la generazione in un unico impianto di forme diverse di energia, per esempio elettrica (corrente) e termica (calore), spesso l energia termica si ottiene ad un costo aggiuntivo minimo, sfruttando i fluidi caldi residui (vapore a bassa pressione) dopo la produzione di elettricità). Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 16 di 62

17 Come si evince dalla tabella 1 non sono presenti in questo ambito territoriale Impianti di trattamento della frazione secca del rifiuto volti alla produzione del cosiddetto CDR (Combustibile Derivato da Rifiuto) analogamente non ci sono Impianti di smaltimento rifiuti quali termovalorizzatori o discariche attive Scenari di rischio ipotizzabili Nel documento di analisi dei rischi e pianificazione dell emergenza redatto dalla Provincia di Milano gli impianti di trattamento rifiuti sono stati evidenziati come aree sensibili soprattutto relativamente a scenari di rischio connessi a problematiche di tipo ambientale. Gli scenari ipotizzabili che possano coinvolgere questa tipologia di impianti sono i seguenti: Incendio gli impianti di trattamento rifiuti sono quantomeno a rischio di incendio. Infatti negli impianti di vagliatura del rifiuto tal quale, quindi indifferenziato, la frazione residua secca è ricca di carta e plastica. Mentre negli impianti di compostaggio la frazione umida del rifiuto viene miscelata con scarti vegetali e ramaglie che sono incendiabili; Incendio con diffusione di sostanze tossiche/nocive nel caso di incendio che coinvolga rifiuti pericolosi la fuoriuscita di fumo non può essere impedita e con esso il rischio di emissioni di sostanze pericolose; Danno ambientale è connesso alla possibilità che possa avvenire uno sversamento accidentale di rifiuti pericolosi, piuttosto che di sostanze pericolose contenute nei rifiuti. 4.3 Procedure di intervento Non esistono procedure di intervento specifiche e formalizzate relative alle gestione esterna dell emergenza riguardante gli impianti d trattamento rifiuti nelle loro diverse tipologie. Per le procedure di intervento cui i Comuni devono attenersi si rimanda a quanto descritto nelle documento Linee Operative Generali del presente Piano di Emergenza Intercomunale. Tuttavia ciascun gestore d impianto deve garantire la capacità tecnica della propria struttura per tutte quelle azioni che riguardano il normale esercizio dell impianto stesso, inoltre in caso di emergenze ciascuna azienda deve essere dotata di procedure di sicurezza e di una squadra di primo intervento, adeguatamente formata, che in caso di necessità si coordina con i competenti organi di soccorso (VFF e 118). Nel caso di situazioni particolarmente gravi, e a seconda dello scenario di rischio potranno essere coinvolte anche le strutture di ARPA e ASL per quanto di loro pertinenza, mentre sarà compito delle Forze dell Ordine locali la delimitazione dell area circostante la zona interessata dall emergenza e l eventuale deviazione del traffico veicolare. 4.4 Attività di prevenzione In considerazione del fatto che lo scenario di rischio più pericoloso ipotizzabile, in termini di coinvolgimento della popolazione, corrisponde al verificarsi di un incendio presso impianti che gestiscono rifiuti pericolosi con conseguente sviluppo di nube tossica, sarà prioritario programmare un attività di censimento di tali aziende presenti unitamente alla loro dislocazione sul territorio comunale. Si potrà quindi valutare e analizzare il rischio connesso alla tipologia degli impianti, dei rifiuti e delle sostanze pericolose in essi contenuti. Giungendo, qualora fosse necessario, anche a valutare possibili interazioni o effetti domino con attività limitrofe, in particolar modo, quelle classificate a rischio di incidente rilevante. Quindi a seguito della determinazione di uno scenario di rischio potrà essere studiato e implementato un modello di intervento analogamente a quanto fatto per il rilascio tossico a seguito di incidente rilavante. Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 17 di 62

18 5 EMERGENZA: SITI DA BONIFICARE 5.1 Inquadramento normativo Per quanto riguarda l inquadramento normativo della Pianificazione in seno alle disposizioni di protezione civile ai vari livelli istituzionali (nazionali, regionali, provinciali, comunali) si rimanda alle Linee Operative Generali del Piano di Emergenza Intercomunale. Un sito è inquinato quando i valori di concentrazione delle sostanze inquinanti nel suolo/sottosuolo/acque sotterranee e superficiali sono superiori ai valori di concentrazione limite stabiliti, mentre la bonifica è l intervento atto ad eliminare le sostanze inquinanti o a ridurre le concentrazioni ad un livello uguale o minore ai valori di concentrazione limite. Le norme fondamentali che governano la disciplina della bonifica di siti contaminati sono le seguenti: Il D.Lgs. 22/1997 (art. 17): definisce in modo organico la nuova disciplina normativa sulla bonifica dei siti inquinati attraverso l iter di autorizzazione agli interventi e la chiara ripartizione delle competenze fra imprese ed Enti pubblici. La Legge 426/1998: porta alla definizione della prima lista di siti di interesse nazionale e della possibilità di ottenere finanziamenti pubblici (fino al 50% delle spese) nella bonifica di siti che rivestono interesse pubblico. Il D.M. 471/1999: è il decreto fondamentale del settore che di fatto ha reso operativo l intero sistema precedentemente delineato. In esso vengono definiti: limiti di accettabilità della contaminazione dei suoli, delle acque superficiali e sotterranee in relazione alla specifica destinazione d uso; le procedure di riferimento per il prelievo e l analisi dei campioni; criteri generali per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati, nonché per la redazione dei relativi progetti; criteri per le operazioni di bonifica di suoli e falde acquifere che facciano ricorso a batteri e a stimolanti di batteri naturalmente presenti nel suolo; censimento dei siti potenzialmente inquinati, l anagrafe dei siti da bonificare e gli interventi effettuati da parte della Pubblica Amministrazione e i criteri per l individuazione dei siti inquinati di interesse nazionale. Il D.M. 471/1999 si applica nel caso di inquinamento del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee e superficiali, cioè nel superamento anche di uno solo dei parametri contenuti nell Allegato 1 del D.M. 471/1999, mentre sono esclusi dall applicazione: i casi regolati dall art. 14 D.Lgs. 22/1997, (che vieta espressamente l abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo e nel suolo ) salvo verifica, successiva alla rimozione del rifiuto, del superamento/rischio concreto di superamento dei limiti di concentrazione; le bonifiche inquadrate da leggi speciali (per es. Sesto San Giovanni); le aree caratterizzate da contaminazione imputabile alla collettività indifferenziata e da fonti diffuse: queste infatti devono essere disciplinate dalla Regione attraverso appositi piani. Gli interventi di bonifica previsti nel decreto sono principalmente di tre tipi: Messa in sicurezza di emergenza: interventi necessari ed urgenti, in attesa della bonifica, attuati per rimuovere la fonte inquinante e contenere la sua diffusione nell ambiente. Bonifica con misure di sicurezza: bonifica che mantiene dei valori di concentrazione degli inquinanti residui ; si attua qualora sia dimostrato, nell applicazione delle BAT 1 a costi sopportabili, l impossibilità a raggiungere i limiti prefissati, si richiede inoltre un analisi del rischio e successivi monitoraggi e controlli del sito. 1 BAT Best Available Technologies (migliori tecnologie disponibili a costi sopportabili secondo i principi comunitari : si intende, in riferimento a impianti in esercizio, quelli derivanti da una bonifica che non comporti un arresto prolungato delle attività produttive e che comunque non siano sproporzionati rispetto al fatturato annuo prodotto dal impianto in questione) Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 18 di 62

19 Messa in sicurezza permanente: l isolamento definitivo della fonte inquinante, qualora questa sia costituita da rifiuti stoccati e non sia possibile, pur applicando le BAT a costi sopportabili, procedere alla loro rimozione. 5.2 Scenari di rischio Nel Programma di Previsione e Prevenzione della Provincia di Milano, in particolare nel capitolo 3 il rischio chimico: analisi e valutazione di pericolosità vengono ripresi i contenuti del PTCP della Provincia di Milano in cui sono indicate anche le aree da sottoporre a bonifica, cioè quei siti nei quali sono attivate le procedure secondo il D.M. 471/1999. Tali zone rappresentano, in relazione al fatto che potrebbero contenere al loro interno terreno o serbatoi inquinati, potenziali fattori di rischio e sono state perciò segnalate all interno del Programma di previsione e prevenzione, e sono state sovrapposte ed incrociate con gli elementi territoriali e ambientali vulnerabili, ricadenti all interno di tali aree Inquadramento territoriale Nell ambito del territorio oggetto del presente Piano intercomunale sono presenti i seguenti siti da bonificare. Nel Programma di Prevenzione e Previsione della Provincia di Milano è stata attribuita una classe di rischio a seconda di quali elementi vulnerabili fossero presenti all interno delle aree interessate da procedimenti di bonifica, e in particolare sono: Area Ubicazione Classe di rischio (*) Carpiano BASSO Dresano BASSO Melegnano BASSO Vicino al canale San Donato Milanese BASSO Diverse aree San Giuliano MEDIO Area limitrofa ad un pozzo Settala MEDIO (*) la classe di rischio è stata definita nel Programma di Prevenzione e Previsione della Provincia di Milano Tabella 4: Elenco Siti da bonificare presenti nel territorio oggetto del presente piano Scenari di rischio analizzati Nel documento di analisi dei rischi e pianificazione dell emergenza redatto dalla Provincia di Milano gli impianti di trattamento rifiuti sono stati evidenziati come aree sensibili soprattutto relativamente a scenari di rischio di tipo ambientale connessi a problematiche relative al rischio chimico. Gli scenari di rischio ipotizzabili possono essere i seguenti: Inquinamento di un nuovo sito; Evoluzione della situazione di inquinamento di un sito già ascritto nella lista delle aree da bonificare e di conseguenza già messo in sicurezza. 5.3 Procedure di intervento Le attività e il ruolo che la Pubblica Amministrazione, con tutte le sue strutture e funzioni, deve compiere nell ambito delle procedure di bonifica di siti contaminati è stabilito e perfettamente dettagliato nel D.M. 471/1999. Invece va ricordato che l iter burocratico relativo alla bonifica di un sito inquinato può apparire estremamente complesso e rigido a chi è si trova ad applicarlo e soprattutto in una situazione di emergenza ambientale, ed occorre ammettere che può essere sproporzionato rispetto all esiguità di alcuni interventi che si esauriscono con l esecuzione di semplici operazioni di messa in sicurezza di emergenza: si pensi a limitati spandimenti di idrocarburi risolvibili con l asporto e lo smaltimento del terreno contaminato (procedura semplificata come da art. 13 D.M. 471/1999). Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 19 di 62

20 Di seguito vengono dettagliati ruoli e compiti delle istituzioni nelle procedure di bonifica come da D.M. 471/1999. Il legislatore ha assegnato un importante ruolo ai Comuni nel settore delle bonifiche, infatti tra le principali attività che il Comune deve compiere ci sono: l approvazione del progetto di bonifica, sentita la Conferenza Servizi appositamente convocata (art.10 D.M. 471/1999); la verifica dell efficacia della messa in sicurezza di emergenza (entro 30gg); la realizzazione d ufficio della bonifica dei siti di proprietà pubblica o per inadempienza dei responsabili/interessati; la diffida del responsabile dell inquinamento affinché proceda con la messa in sicurezza di emergenza del sito. Il Comune o la Regione all atto del ricevimento della comunicazione degli interventi di messa in sicurezza d emergenza adottati/in fase di esecuzioni, ha 30giorni di tempo per verificare l efficacia delle misure previste ed eventualmente, fissare prescrizioni ed integrazioni ai sistemi di monitoraggio e controllo previsti. La Provincia attesta, con un apposita certificazione, il completamento degli interventi di bonifica e ripristino ambientale, nonché la loro conformità ai progetti approvati (svincolo delle garanzie finanziarie che debbono essere prestate dall interessato a favore della Regione competente, in sede di realizzazione degli interventi). La Provincia inoltre effettua verifiche e controlli periodici per l efficacia dei sistemi realizzati negli interventi di bonifica con misure di sicurezza e nelle messe in sicurezza permanente. Accertando, con cadenza almeno biennale, che il sito mantenga le caratteristiche previste dalla destinazione d uso e che i sistemi di sicurezza garantiscano il previsto livello di protezione. Per gli interventi di messa in sicurezza permanente, inoltre, viene stabilito che il rilascio della certificazione non possa essere effettuata se non sono passati almeno 5 anni dall effettuazione del primo dei controlli previsti. Alla Regione è assegnato un ruolo di supervisione e di controllo generale del sistema, infatti: deve approvare il progetto di bonifica, realizza d ufficio la bonifica e verifica la messa in sicurezza di emergenza per inadempienza del Comune o per ambiti intercomunali; deve disciplinare l inquinamento diffuso, le procedure semplificate e le linee guida regionali per gli interventi d ufficio; deve predisporre l anagrafe dei siti da bonificare e deve aggiornare il Piano regionale sulle bonifiche. Infine il ruolo tecnico di controllo è garantito dalle attività di ARPA che: partecipa alla Conferenza dei servizi e viene coinvolta nell iter di approvazione dei progetti; riceve la notifica della situazione di inquinamento; fornisce supporto all istruttoria tecnica di approvazione ministeriale per interventi sui siti di interesse nazionale; collabora con ANPA e la Regione per garantire il corretto funzionamento dell Anagrafe dei siti da bonificare (SINA). Quanto sopra rappresenta i compiti di ARPA espressamente richiamati nel D.M. 471/1999, rimane comunque logico supporre che fra le azioni di controllo effettuate nel territorio, in relazione agli specifici accordi e convenzioni stipulate dalle Agenzie con gli enti locali, sia presente un compito di verifica dello stato di inquinamento dei suoli. Edizione 1.0 gennaio 2005 pag. 20 di 62

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