RIVISTA DEGLI STENOGRAFI 1

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2 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI 1 Rivista degli Stenografi fondata a Firenze nel 1877 n. 32, gennaio/marzo 1996 Organo trimestrale della Fondazione Francesco e Zaira Giulietti Redazione e Amministrazione Piazzale Donatello Firenze Tel. 055/ Fax 055/ Direttore responsabile Dr. Marco Morganti Direttore editoriale Prof. Paolo A. Paganini Responsabile tecnico Nerio Neri Hanno collaborato a questo numero: Vittoria Bolognesi Baviera Elisa Castellano Polo Emilio Catanese Andrea Innocenzi Attilio Ottanelli Paolo A. Paganini J. Roccaforte Stampa Grafiche Kross Strada in Chianti (FI) con i caratteri della Panda fotocomposizione Tiratura copie 9300 Spedizione in abbonamento postale 50% Copia non commerciabile Autorizzazione del Tribunale di Firenze n del 22/7/1987 Nella foto di questa pagina: «Ora di studio», 1872, opera di Giuseppe Frattelloni di Caltanissetta, scultore in Firenze, collocata nell atrio della Fondazione. SOMMARIO 2 Dalla grandezza all agonia. 3 Elisa Castellano Polo Così stiamo morendo. 4 Attilio Ottanelli «Michela» ha più di cent anni ma non li dimostra. 6 L uomo e la macchina secondo Oscar Greco. 9 Andrea Innocenzi Ma ora c è la macchina che ascolta e scrive. 10 Il 13 maggio prendono il via le gare interregionali dell I.M.S. 11 Paolo A. Paganini Di Giovanni, lo stenografo che «inventò» la quarta parte del Sistema , abbiamo ricevuto. 16 Vittoria Bolognesi Baviera Ed ecco la perla del Sistema Gabelsberger-Noe (terza puntata). 17 Convegno della «Fondazione» Il futuro della stenografia tra cultura e tecnologia. 20 Emilio Catanese Ricordiamoci della memoria. 21 Non solo aride date, ma storia di idee e di apostoli. 23 Due targhe della «Fondazione» in palio a Montecatini. 24 Attilio Ottanelli Dostoyevski incontrò Anna e galeotta fu la stenografia. 25 Lettere in redazione. 27 Episodi di Michelangelo (tavole stenografiche). 29 Lettera a Lucilio (tavola stenografica). 30 Attenti ai «radicali». 31 L angolo dei giochi. La Direzione si riserva di apportare eventuali tagli agli articoli ricevuti, per motivi di spazio. La Rivista viene distribuita gratuitamente ai Provveditorati agli studi, Istituti tecnici e professionali per il commercio, Istituti magistrali, Licei classici e scientifici, Scuole a insegnamento di stenografia e dattilografia. Associazioni stenografiche e a tutti gli interessati di stenografia sia italiani che esteri. Fondazione Francesco e Zaira Giulietti per lo studio, la promozione e la divulgazione della stenografia Gabelsberger-Noe Riconosciuta con D.P.R. n. 310 del Sede legale Piazzale Donatello Firenze Tel. 055/ Fax 055/ Codice fiscale Trib. Firenze Reg. P.G. n. 65 Consiglio di Amministrazione Presidente Dr. Marco Morganti Vice Presidente Dr. Sergio Giunti Segretario Cav. Bruno Piazzesi Consiglieri Dr. Gianluca Formichi Prof. Paolo Galluzzi Prof. Andrea Innocenzi Nerio Neri Prof. Paolo A. Paganini Prof. Giorgio Spellucci Collegio Revisori Dr. Salvatore Proto Dr. Aldo Bianchi Dr. Enzo Rook La collaborazione è aperta a tutti. I manoscritti e le fotografie non si restituiscono in nessun caso. Gli articoli firmati riflettono le opinioni dei loro autori: non necessariamente queste coincidono con le opinioni della Direzione. Contributo sostenitore a partire da L da versare sul Conto Corrente Postale n intestato a Rivista degli Stenografi, Piazzale Donatello 25, Firenze.

3 2 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI UNIONE STENOGRAFICA TRIESTINA Nell articolo Stenografia e Linguistica - applicazione o introduzione di Stenamante, pubblicato sul n. 30 della «Rivista», sono stati ricordati alcuni casi di insegnamento della stenografia in un Accademia, in un Liceo ed in una Università: rispettivamente a Trieste, 1864; a Padova, 1865; e a Bologna, L insegnamento della stenografia nei Licei e nelle Università è stato frequentemente invocato ma mai concesso dallo Stato. Riferendoci sempre al passato abbiamo scoperto che i casi qui prima riportati non sono stati gli unici. Durante una ricerca tra vecchie pagine e fascicoli della «Rivista» abbiamo trovato che nel 1926 venne pubblicata una relazione nella quale si legge quanto segue: «Presso la R. Università degli studi economici e commerciali il Comm. Dott. Guido Du Ban tenne, per incarico del Consiglio accademico, il solito corso teoricopratico. Per conto dell Unione Stenografica Triestina lo stesso Dott. Guido Du Ban, insegnò in due corsi, uno teori- DALLA GRANDEZZA ALL AGONIA co ed uno pratico, agli alunni riuniti dei RR. Licei-Ginnasi Dante Alighieri e Francesco Petrarca. Pure per iniziativa ed incarico dell Unione, la Prof. Maria Moro tenne un corso teorico ed uno pratico presso il R. Istituto Magistrale Giosuè Carducci». Dal contenuto di questa parte della relazione (si notino le parole «il solito corso») si desume che il corso di stenografia presso l Università di Trieste veniva svolto di anno in anno come facente parte del programma di studi o come utile materia integrativa. Inoltre, benché su iniziativa dell Unione Stenografica Triestina, anche i corsi per gli alunni dei due Licei-Ginnasi erano certamente tenuti in considerazione. Proseguendo nella lettura della relazione si apprende che la stenografia era stata insegnata dallo stesso Du Ban e da altri appartenenti al Sodalizio triestino anche in un Istituto tecnico, in una Scuola complementare e in un Istituto e Scuola commerciale. Ma ciò non fa notizia poiché, come è noto, questa materia era stata introdotta nell insegnamento pubblico di questi livelli con decreti del 1906 e Non per l età degli alunni (13-14 anni) ma per il tipo di scuola, richiama invece l attenzione la parte finale della relazione riguardante l insegnamento della stenografia «coronato di ottimi risultati», svolto anche questo da appartenenti all Unione «in 21 corsi di due ore settimanali nelle VII e VIII classi (integrative) delle Scuole elementari del Comune». Attuale, se confermata, e purtroppo molto triste per la Scuola Gabelsberger-Noe, è invece la notizia che l Unione Stenografica Triestina (fondata nel 1869), della quale abbiamo ora rimarcato la vitalità impressa da Guido Du Ban ( ), «erede spirituale del Noe», starebbe per spegnersi così come altri benemeriti sodalizi stenografici, silenziosamente. Motivi economici, logistici, organizzativi sarebbero alla base della dolorosa situazione. Gli studiosi, gli appassionati, gli storici della Stenografia auspicano che l Unione Stenografica Triestina sappia presto trovare le risorse materiali e morali per superare questo angoscioso momento. Fanno altresì voti perché tutti gli insegnanti gabelsbergeriani di Trieste (e non solo) sappiano trovare amore, concordia e solidarietà per restituire alla città e all Italia tutto il fulgore che merita la culla della nostra stenografia.

4 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI 3 UNIONE STENOGRAFICA TRIESTINA Riceviamo dalla Prof.ssa Elisa Castellano Polo questa drammatica lettera che pubblichiamo integralmente. Abbiamo tagliato soltanto alcuni passi, non sentendoci di divulgare particolari troppo personali e dolorosi, che tuttavia, conoscendoli, rendono ancor più ammirevole l eccezionale spirito di dedizione e di amore di questa nostra sfortunata collega. A lei e ai suoi cari i più fervidi auguri di una pronta ripresa. Paolo A. Paganini Trieste, 2 febbraio 1996 Caro Paolo, come mi hai chiesto così caramente, ti invio qualche riga relativa alla situazione dell Unione Stenografica Triestina... Anche se è passato qualche tempo dalla pubblicazione, nel numero 29 della Rivista degli Stenografi, della lettera della professoressa Maria Castellani, sotto il titolo «Una vita d amore racchiusa in un libro», vorrei farle giungere il mio più commosso grazie. Con emozione ho letto nella riproduzione fotografica: «Antologia Stenografica Guido du Ban - Trieste»! Sono la segretaria ed unica socia dell Unione Stenografica Triestina Guido COSÌ STIAMO MORENDO du Ban, a Trieste, e le sue parole mi hanno fatto sentire meno sola nella lotta per conservare e custodire il patrimonio della Stenografia in questa città, che tante splendide figure di stenografi ha dato alla storia. Purtroppo, attualmente, la situazione di questa gloriosa istituzione, che ha compiuto 120 anni il 3 gennaio scorso, e non ha più nemmeno una sede, è disastrosa. I libri del suo patrimonio, anche in lingua tedesca e francese, sono conservati in un magazzino, di cui pago personalmente l affitto, dopo 3 traslochi avventurosi dalla sede di via della Valle n. 5, nella casa dell indimenticata ed indimenticabile professoressa Silvia Trampus, alla cui morte è giunto immediatamente lo sfratto. Il primo trasloco è stato effettuato in una stanza all estrema periferia di Trieste, nella quale, con svariati pretesti è stato vietato l accesso. Quando finalmente sono riuscita di Elisa Castellano Polo ad entrare, ho trovato i libri contenuti negli armadi con vistosissime macchie di muffa, causa una perdita d acqua dal piano superiore, mai segnalata, quelli contenuti negli scatoloni in terra, squallore nello squallore, portavano evidenti residui di escrementi di animali randagi, entrati dalla porta non ben chiusa. Piangendo dalla disperazione e dall umiliazione (avevo versato, sempre di tasca mia, l affitto anticipato di oltre lire), con il braccio ancora fasciato per i postumi di una operazione subita, ho portato via tutto, con l aiuto dei miei figli. Ho dovuto inizialmente frazionare gli scatoloni in ben otto sedi-ricovero elemosinate in giro tra case e garage di amici e colleghi, persino 2 sagrestie, naturalmente pagando i vari trasporti. Poi un conoscente mi ha affittato un magazzino, senza accesso auto, per cui gli scatoloni sono stati portati a braccia giù per due rampe di scale. Ora, quasi tutti sono lì, tristemente imballati. Ogni tanto vado a trovarli, con commozione e con tristezza. Ho fatto questo per la grata memoria che ho della mia meravigliosa professoressa-amica Silvia Trampus, ho fatto questo perché amo la stenografia che mi è compagna nello scrivere di ogni giorno, ma non vorrei che questo fosse un colloquio «con un cenere muto», non vorrei fosse un soliloquio di insana follia. Quando potrò mai riordinare quegli scatoloni, quel patrimonio di ricordi, se sto sostenendo tutte le spese con le mie poche entrate, privandole dal mio bilancio familiare? quando ai corsi dell Unione Stenografica, ospitati nella Succursale di un Istituto Tecnico cittadino, registrano 5 iscritti su 4 corsi potenzialmente aperti? Insegno gratuitamente da 5 anni e quest anno mi aiuta mio figlio che ha appreso la stenografia da una bravissima collega e che naturalmente posso non pagare. Tutto perché la stenografia sopravviva: ecco perché il gesto della professoressa Castellani mi ha commosso. Questa fiaccola che cerco di tenere accesa affinché possa passare a nuove mani, devo lasciarla spegnere? Perché? Non ho più parole ma lacrime.

5 4 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI «MICHELA» HA PIÙ DI CENT ANNI MA NON LI DIMOSTRA di Attilio Ottanelli do che vi sono stati corsi a Milano e a Roma; non sono a conoscenza se ne vengono tenuti attualmente. Moltissimi anni fa vidi io stesso una Grandjean in Firenze presso un privato. Mi sembrò già vecchia, il che significava che vi era qualcuno che se ne era interessato ancora prima. La stenotipia americana è stata introdotta in Italia dal professor Marcello Melani di Firenze con la Stenograph e la Stenotype, modello questo tecnologicamente avanzato con l inserimento di un piccolo calcolatore che realizza la traduzione in tempo reale dei dati stenografici, consennografia a macchina di Antonio Michela ( ) e lo strumento per utilizzarla erano già stati inventati da quasi cinquant anni. Infatti, se andiamo a consultare la «Storia delle scritture veloci» di Francesco Giulietti, in una nota sulle macchine per stenografare, oltre Antonio Michela, la cui macchina del 1863 entrò in uso al Senato italiano il 18 dicembre 1880, troviamo i seguenti nomi di persone e macchine: «Bivort, Lafaurie, Grandjean, Stenotype, Princess- Steno, ecc.». Nella stessa opera si notano una fotografia della macchina Michela accompagnata dalla data 1863 ed una fotografia della Grandjean con la data Alle macchine prima nominate può aggiungersi la Palantype, concepita per la lingua inglese dalla francese Camille Palanque. Il brevetto è del 1939, ma la produzione in serie, a causa degli eventi bellici, ebbe inizio nel Vi è inoltre la Princess-Steno, costruita ad Augsburg (Baviera) e presentata alla Fiera di Hannover nel A quel momento non vi erano notizie di effettive esperienze pratiche; il sistema stenotipico appariva tuttavia ben congegnato e il tocco della tastiera lievissimo 5. Per quanto a mia conoscenza con le pubblicazioni e le notizie che mi sono pervenute attraverso il tempo (attualmente purtroppo scarse), tra le macchine per stenografare qui prima citate sono state introdotte in Italia la Grandjean e la Stenotype. Della Grandjean ricor- Dall articolo «Sesso e Stenografia - secondo round» di Gian Paolo Trivulzio pubblicato sulla «Rivista degli Stenografi», dello scorso settembre, si apprende che la professoressa Domenica Pioletti Minuto di Torino 1 ha realizzato uno studio per stenotipia utilizzabile su macchina per scrivere portatile a bassa rumorosità. Questa macchina potrebbe essere valorizzata dalle moderne tecniche informatiche. Parlando di stenotipia, ho l impressione che essa sia comunemente ritenuta un invenzione americana. Ciò è vero se ci riferiamo specificamente al sistema di Ward Ireland Stone (m. 1956), che il 1 novembre 1911 presentò ufficialmente la sua macchina per stenografare ad una classe di insegnanti, circa una trentina, riuniti presso lo stabilimento della Stenotype a Owensbaro nello Stato del Kentucky, USA 2. Considerando la stenotipia come un sistema di scrittura abbreviata per la ripresa della parola parlata realizzata in caratteri di stampa, la ste- 1 F. Giulietti: «Storia delle scrittura veloci», ed. Giunti-Barbera, Firenze, 1968, p «R.d.St.» n. 1/1966: «Ward Stone Ireland inventore della Stenotipia», p. 6 (da «The National Shorthand Reporters», Oskaloosa, Jowa, USA. 3 V. opera citata alla nota 1, p. 434, e tavola fuori testo n Da «The National Shorthand Reporters», Oskaloosa, Jowa, USA, n. Nov. 1975: «Palantypist Bette Ferguson», e n. Gen. 1983: «How British Palantype reporters are helping the deaf». 5 «R.d.St.» n. 2/1967, p. 25: «I nuovi metodi di scrittura veloce», da «Neue Stenographische Praxis», marzo 1964.

6 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI 5 tendone la stampa immediata su una qualsiasi stampante e/o l immissione istantanea nelle memorie di un computer. Il sistema è basato sul principio ortografico della lingua italiana 6. La tastiera, composta di 23 tasti, è diversa da quella americana: ha alcune lettere diverse o in altre posizioni, fisse sulla linea di scrittura, per ottenere una sequenza che risponda meglio alle esigenze di efficienza operativa per la nostra lingua. Aproposito di variazioni delle tastiere delle macchine per stenografare, o macchine per stenotipia, citerò due episodi, di cui il primo è ormai noto soltanto allo scrivente. Nel 1965 vi fu uno scambio di corrispondenza fra la Stenograph e l Istituto Stenografico Toscano di Firenze (era allora presidente il professor Roberto Alessandri, ), per esaminare il sistema stenotipico e la possibilità di adattarlo all italiano applicando le norme abbreviative e le sigle della Stenografia Gabelsberger-Noe. Al completamento dello studio fu chiesta la disponibilità della Casa ad adeguare una macchina eseguendo i cambiamenti di caratteri ritenuti opportuni per passare alla sperimentazione pratica. La risposta fu negativa, poiché, veniva asserito, Sequenza lettere Stenotype USA: STKPWHRAO*EUFRPBLGTSDS It.: SPCTHVRIA*EOCSTHPRIEAO La macchina Michela. È al Senato dal la macchina era idonea per tutte le lingue. Non avendo l Istituto scopi commerciali, fu ringraziato per il manuale e le informazioni ricevute, e la pratica archiviata. Un episodio simile avvenne alcuni anni prima del 1984, quando un Istituto professionale di Stato di Bergamo, dopo avere sperimentato la Grandjean, la cui tastiera originale era predisposta per il francese, chiese alla Casa madre parigina una variazione della tastiera. Ma non ci fu niente da fare. La Casa sosteneva che la macchina andava bene così poiché poteva scrivere in tutte le lingue europee ed era usata in vari organismi internazionali 7. Al febbraio 1989 le macchine per stenotipia esistenti sul mercato italiano e utilizzabili per l impiego nella verbalizzazione giudiziaria risultavano la Michela, la Stenotype e la Mael 8. A questa fase di identificazione o selezione faceva poi seguito la sperimentazione del servizio di stenotipia elettronica per la documentazione degli atti stabiliti dal nuovo codice di procedura penale. La Michela era proprio la moderna discendente dell invenzione del professor Antonio Michela, ancora in uso al Senato, essa pure certamente aggiornata. Con applicazioni della tecnologia elettronica ed informatica, nel le macchine per stenotipia più progredite potevano già, con dispositivi incorporati ed altri ausiliari propri o di altra origine (computer, ecc.), memorizzare, decodificare, trasmettere e stampare ciò che era stato ripreso, da passare poi alla revisione e alla stesura, testuale o riassuntiva, del documento finale. Tornando ora alla stenografia applicata alle macchine per scrivere ricorderò che nel 1972 il professor Carlo Niccoli (m. 1988), cancelliere stenografo, insegnante dei corsi di perfezionamento della stenografia, presidente dell Istituto Stenografico Toscano di Firenze ( ) e della Fondazione «Francesco e Zaira Giulietti» ( ), pubblicò nel 1972 il suo studio «DATLSTNIA - Dattilostenografia». Il suo metodo è strettamente ispirato alle regole e alle sigle della Stenografia Gabelsberger- Noe, tanto che, diciamo «simbolicamente», osserva anche le posizioni sotto e al disopra della linea di scrittura. Ne iniziò la sperimentazione con una sua ex allieva, ma la interruppe per sopravvenuti impegni della collaboratrice e per non trascurare la conduzione del Sodalizio di cui si apprestava ad organizzare la memorabile celebrazione del centenario della fondazione 9. q 6 Marcello Melani: «Metodo italiano di Stenografia a macchina computerizzata», Stenotype Italia s.r.l., Firenze (estratto). 7 «Specializzazione», Firenze, n. Gen.-Mar Guido Bertoletti: «Studio sulla Grandjean». 8 Consiglio Superiore della Magistratura: «Relazione preliminare sui sistemi di stenotipia», «R.d.St.» n. 5-6/1988, p. 2: «Carlo Niccoli», e n. 7/1989, p. 2: «Carlo Niccoli cancelliere stenografo».

7 6 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI L UOMO E LA MACCHINA SECONDO OSCAR GRECO Riproduciamo tre pagine della rivista stenografica Tirone del A parte qualche termine un po desueto, l articolo potrebbe essere stato scritto oggi.

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10 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI 9 «V oicetype IBM» è la denominazione di un apparecchio che scrive, in caratteri comuni, le parole pronunciate da un operatore davanti allo schermo dello stesso. Mi riprometto di dire di più attorno a tale apparecchio, in un altro articolo; ora mi limito a citare alcuni dati relativi allo stesso, e a ricordare alcune notizie riguardanti apparecchi analoghi. In verità, da alcuni decenni si parla e si scrive attorno ad apparecchi ideati per scrivere le parole di un dettatore. Trascrivo alcune notizie in merito, tratte dalla rivista «Stenografia culturale». «Si ha notizia dei tentativi che si stanno facendo in alcuni Paesi per perfezionare speciali macchine per scrivere automaticamente mentre si parla (Sonografo dell ingegnere svizzero Dreyfus-Frad e Electrostyl del francese Albert Ducroc)», «Da alcuni anni, si stanno sperimentando macchine elettroniche che trascrivono, in caratteri comuni, le parole pronunciate davanti ad un microfono», MA ORA C È LA MACCHINA CHE ASCOLTA E SCRIVE Sono ricordati, inoltre, i due ideatori citati e il giapponese Kinichi Maeda. «Un gruppo molto attivo opera a Roma, presso il centro di ricerca IBM di via Giorgione, ed è diretto dal dottor Giampiero Volpi. Proprio a questo gruppo si deve la realizzazione di un prototipo per il riconoscimento automatico del linguaggio parlato presentato ufficialmente nel luglio scorso. Questo sistema, il primo del genere sviluppato in Europa, trascrive in tempo reale le frasi pronunciate in italiano, tratte da un vocabolario di tremila parole, riuscendo a identificare correttamente più del 95 per cento dei termini», Il 7 Dicembre 1995, fu consegnato insieme al quotidiano «Corriere della Sera», un dépliant dell IBM, nel quale una pagina era di Andrea Innocenzi dedicata all apparecchio «VoiceType IBM». Trascrivo alcune frasi dal detto dépliant. «VoiceType Dictation IBM cambierà radicalmente la tua vita. Voice- Type Dictation IBM è un programma di riconoscimento vocale, installabile su tutti i personal computer,...che consente di registrare qualsiasi testo semplicemente parlando. Riconosce la tua voce e scrive ad una velocità di 80/100 parole al minuto». «Sono disponibili parole di base e la possibilità di aggiungerne personalizzate». Chi, per tanto tempo, ha pensato di ideare tale apparecchio, o di comprendere, almeno, il principio di funzionamento dello stesso, non poteva non sentire forte lo stimolo di vederlo e di impiegarlo. È quello che è accaduto a me. Per motivi vari che non ha alcuna importanza di citare solo il primo febbraio scorso, ho potuto vedere il meraviglioso apparecchio. Due giovani, distinti e bravi, Luca Romani e Fabio Loccisano, mi fecero vedere in funzione l apparecchio. Non nascondo che mi commossi: sentire la voce dell Operatore e vedere, dopo circa un secondo, le parole pronunciate scritte esattamente sullo schermo, mi sembrava un evento magico; era invece un fatto concreto, reale, ripetibile e dimostrabile. Il mio pensiero corse subito al «dottor Giampiero Volpi e ai suoi Collaboratori del «centro di ricerca IBM di via Giorgione». Sono stati onorati e compensati adeguatamente G. Volpi ed i suoi Collaboratori? Mi viene in mente quanto ho pensato altre volte: si onorano, si premiano e si coprono di denari coloro che primeggiano negli sport, nei teatri, nei cinema, negli spettacoli televisivi; mentre non si conoscono, o li ricordano solamente alcuni,

11 10 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI gli Scienziati, gli Astronomi, i Filosofi, gli Scrittori, i Poeti, gli Esploratori, gli Inventori, i Tecnici e quanti hanno donato molto ai Confratelli. Sì, è vero che gli Uomini eccelsi, nei settori di attività ricordati, sono conosciuti e onorati da tutti i Popoli, di tutti i tempi; ma è altrettanto vero, purtroppo, che tanti Uomini illustri, che hanno fatto conoscere le opere degli Uomini eccelsi, o che le hanno perfezionate e migliorate, non sono mai, o quasi mai, ricordati e onorati. Si pensi, ad esempio, agli automezzi (che ci danno tante gioie e, a volte, tanti dolori); conosciamo gli inventori primi: Barsanti, Matteucci, Lenoir, Daimler, Diesel; conosciamo pure Ford, Agnelli ecc.; ma chi conosce o chi ricorda coloro che hanno ideato nuovi meccanismi, nuovi congegni, nuovi apparecchi e i nuovi strumenti che rendono le «autovetture» veri gioielli della tecnica? Per rendersi conto della IL 13 MAGGIO PRENDONO IL VIA LE GARE INTERREGIONALI DELL I.M.S. Anche quest anno si svolgeranno a Milano, dal 13 maggio in poi, le «Gare interregionali 96», che già da vent anni vengono organizzate dall Istituto di Magistero Stenografico. Sempre più orientate verso l interdisciplinarietà e la simulazione professionale, per essere maggiormente aderenti alla realtà lavorativa contemporanea, le gare di quest anno saranno così strutturate: Gara 1: Stenografia - Riservata agli allievi di 1 e 2 anno I.T.C. Gara 2/3: Stenografia - Aperta a tutti con graduatorie separate. Gara 4/5: Ortostenocalligrafia - Aperta a tutti (intersistematica). Gara 6: Stenografia e Stenotipia professionisti - Aperta a tutti. Gara 7/A: Dattilografia velocità - Su PC o macchina per scrivere - Aperta a tutti con graduatorie separate. Gara 7/B: Dettatura al PC - Aperta a tutti. Gara 8: Gara C.E.E. - Articolata in quattro prove linguistiche e multimediali - Aperta a tutti - Iscrizioni anche a una sola prova. Gara 9/A: Calcolo computistico - Aperta a tutti. Gara 9/B: Contabilità elettronica al PC - Aperta a tutti. Gara 10: Resocontazione concettuale in lingua italiana - Aperta a tutti. Gara 11: Avviamento alla sintesi concettuale - Aperta a tutti. Gara 12 (A e B): Dalla traccia al testo - Con PC o macchina per scrivere - Aperta a tutti. Gara 13 (A e B): Trattamento del testo - Con PC o macchina per scrivere - Aperta a tutti. Gara 14 (A e B): Stenovideo (Simulazione professionale) - Con PC o macchina per scrivere - Aperta a tutti. Gara 15: NEON - Aperta a tutti. Per più dettagliate informazioni rivolgersi a: Istituto di Magistero Stenografico Corso di Porta Romana 116/A MILANO Tel. 02/ genialità, delle capacità inventive e pure delle doti artistiche di alcuni, di molti Tecnici, basta esaminare le «ruote» degli autoveicoli: si riconoscerà che la «parte della ruota», compresa tra il «mozzo» e il «copertone o pneumatico», varia da tipo a tipo di automezzo, e che è sempre piacevole a vedersi per la varietà e la bellezza del disegno della stessa. La maestria dei Tecnici, rivelata nella costruzione delle ruote, richiama alla mente la genialità degli stessi rivelata nella progettazione dei motori degli autoveicoli, del cambio, del carburatore, dei freni, della carrozzeria e degli organi di trasmissione, di lubrificazione, di illuminazione ecc. degli stessi. Icortesi Lettori di questo scritto potrebbero legittimamente chiedersi: «Che relazione vi è tra gli autoveicoli e la scrittura»? Mi sia permesso di rispondere, senza l intenzione di offendere alcun individuo e alcun popolo: «Se gli Studiosi e gli Esperti di grafia, si fossero comportati come i Tecnici, tutti i Popoli disporrebbero di scritture comuni e stenografiche migliori di quelle oggi impiegate e pienamente rispondenti alle esigenze degli Uomini del nostro tempo».

12 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI 11 Guglielmo Di Giovanni giornalista stenografo, uomo di cultura, studioso della lingua e della stenografia, ci ha lasciato in eredità un patrimonio di scritti, di annotazioni, di riflessioni, che partendo dalla Stenografia, in quanto «pratica», vissuta e sofferta (con amore) in prima persona, travalicano i confini del mestiere per collocarsi in una dimensione di autonomi, originali valori culturali. Per inciso e solo per nostra polemica amarezza, annotiamo quanto questi valori evidenzino le manchevolezze di uno Stato che, nella sua cecità (dovuta a non conoscenza o a calcolato disegno o ad ambigue utopie tecnologiche), ha relegato nel cimitero degli elefanti una disciplina che avrebbe dovuto avere ogni diritto e piena dignità nel processo di formazione culturale dell uomo. In uno studio del 1975, «Moderni criteri didattici da introdurre nell insegnamento della Stenografia per meglio adeguarla alle esigenze della società attuale», troviamo una serie di consi- DI GIOVANNI LO STENOGRAFO CHE «INVENTÒ» LA QUARTA PARTE DEL SISTEMA derazioni che rivestono, proprio oggi, un attualità quanto mai inquietante, perché ci inducono a constatare la fumosa incapacità della nostra classe dirigente, quando vara riforme che dovrebbero portare di Paolo A. Paganini l Italia all altezza dei paesi tecnicamente e culturalmente più progrediti, ma che, invece, si vanificano, per miopia o insipienza, trascurando di preparare quadri che a queste riforme diano attuazione compiuta. Ci riferiamo per esempio alla riforma del codice di procedura penale, che prevede la verbalizzazione del processo penale attraverso la Stenotipa (sic!) art. n 134 e rimasto in larga parte inapplicato. Di Giovanni, già nel 1975, poneva l accento sul fatto che «nei dibattimenti, testimonianze esauribili in pochi minuti A quindici anni dalla scomparsa «rilanciamo» le intuizioni linguistiche e stenografiche di un geniale professionista si prolungano pietosamente, per consentire al cancelliere-forzato di tracciare, con la scrittura ordinaria, il riassunto delle parole del teste, dettate dal presidente». E ancora: «Un cancelliere stenografo ridurrebbe almeno della metà la durata di questa fase del dibattimento», così come «tanti altri momenti e atti dell amministrazione della Giustizia potrebbero essere sottratti alla len- tezza», ormai proverbiale, di un iter che, troppo spesso, si conclude con la scarcerazione degli imputati per decorrenza dei termini (soprattutto i mega- processi che vedono alla sbarra eserciti di mafiosi, camorristi, ecc., tutti, più o meno regolarmente, rimessi in libertà). Polemica a parte, quanti e dove sono gli stenografi, che dovrebbero permettere l americanizzazione dei procedimenti penali su tutto il territorio nazionale? Quanto tempo occorrerà, per formare dei quadri all altezza della situazione, quando la scuola, luogo deputato alla formazione, culturale e pratica, degli stenografi, non è stata nemmeno in grado di formare i cosiddetti «stenografi commerciali» (la connotazione spregiativa non è nostra, ma nasce dalla constatazione, amara, di come la stessa Pubblica Istruzione li abbia considerati allievi di serie B, destinati ad un marginale ruolo di esecutori, padroni di alcuni stereotipi di linguaggio, che non vanno

13 12 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI molto al di là della «Spettabile ditta, in riferimento alla pregiata Vs. del...», «in attesa di pronta risposta, porgiamo cordiali saluti»)? La scuola che dovrebbe preparare, «prevedere, anzi antivedere, offrire, proporre, stimolare adeguamenti, ammortamenti, miglioramenti, conquiste» (Di Giov.: ibidem), sa solo andare a rimorchio di un sistema in cui si tende a banalizzare tutto, in primo luogo l Italiano, che subisce la colonizzazione selvaggia dell imperialismo linguistico anglo-americano; ne consegue un impoverimento nella formazione culturale dei giovani, per i quali, in omaggio alla dilagante civiltà dell immagine acritica, occorre semplificare al massimo ogni concetto, mentre, come sostiene Di Giovanni, «il meglio richiede studio e fatica e gli strumenti migliori, quelli intellettuali non meno di quelli materiali, sono i più articolati e complessi». Il primo strumento è la lingua, nella sua duplice articolazione, orale e scritta, e la lingua italiana, per essere posseduta dignitosamente, richiede uno studio analitico, che trova nella Stenografia, anzi nel sistema Gabelsberger-Noe in maniera ottimale, una forma di realizzazione, tale da far sì che, essa Stenografia, venga definita «ancilla linguae» o, più GUGLIELMO DI GIOVANNI : nasce a Castelmauro, nel Molise : muore a Milano redattore stenografo al «Corriere della sera» capo dell ufficio dei redattori stenografi 1969 «Abbreviazioni professionali libere» 1978 «Nuove abbreviazioni professionali» modernamente e con più determinazione, «linguistica applicata». Di Giovanni ha colto appieno questo ulteriore valore della Stenografia, tanto che ne auspicava l insegnamento addirittura nella scuola elementare, quando il bambino ha intatta «la straordinaria capacità di assimilare tutto ciò che viene presentato allo stato finito, di assorbire immagini, nozioni semplici, di incamerare il significato di suoni nell apprendimento delle lingue straniere». Le parole del Di Giovanni, il quale ancora una volta rivela la lungimiranza del dotto, sono tanto più vere oggi, nel momento in cui la scuola elementare, appunto, ha introdotto nei suoi programmi l insegnamento della lingua straniera. Se riteniamo il bambino in grado di accostarsi ai complicati meccanismi della lingua italiana (per non parlare dell aritmetica), se valutiamo indispensabile offrirgli l abc di un bilinguismo che lo plasmi cittadino europeo, ha ragione Di Giovanni, quando auspica il conseguimento, in tenera età, di un «bilinguismo grafico», che completerebbe il bagaglio culturale del bambino, con l acquisizione allo stato di potenza, di un abilità che potrà essere, in seguito, coltivata ed accresciuta, sia praticamente che teoricamente, realizzandosi come «prezioso strumento ausiliario di studio, di lavoro, di comunicazione». Ma, avverte Di Giovanni, non è indifferente la scelta del sistema, per realizzare un programma di formazione così ambizioso e completo. Il sistema (il Gabelsberger-Noe, dunque) deve rispondere a determinati requisiti, primo fra tutti quello della scientificità, cioè dello stretto rapporto con la lingua, la quale, essendo vasta e complessa, esige che la Stenografia sappia «piegarsi, adattarsi, plasmarsi a quella vastità, a quella complessità», che poggi, cioè, su «una perfetta conoscenza della lingua». Con ciò, Di Giovanni intende «la padronanza della grammatica, della sintassi, dell analisi logica, nonché un ottima cognizione del patrimonio lessicale», perché se «la Stenografia è scrittura sintetica e intuitiva, che omette tutto ciò che si può desumere dai vincoli grammaticali, sintattici e logici che legano le parole fra loro», si deve avvale-

14 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI 13 re di una perfetta conoscenza proprio di quei vincoli grammaticali, sintattici e logici. A sua volta, il sistema deve avere una sua struttura grammaticale, rigorosa e precisa, «che si studi e si impari come una lingua», una serie di regole teoriche, il cui rispetto non sia fine a se stesso, ma venga imposto dalla consapevolezza che la violazione delle leggi, dovuta a scarsa padronanza dei loro meccanismi, vanifica l utilizzo stesso del sistema. Scientificità, dunque, cui si deve accompagnare la corsività del tracciato, in un armonica fusione di razionalità e naturalezza, «il corsivo essendo la manifestazione calligrafica più congeniale alla mano dell uomo». La corsività permette di ridurre al minimo i danni della deformazione che, fatalmente, si accompagna alla velocità, meta ultima della Stenografia. Velocità, che si consegue anche attraverso l automatizzazione, ma, avverte Di Giovanni, «avere il segno automatizzato o automatico, che dir si voglia, non è a rigore un fattore completo di velocità, perché bisogna superare, con rapidità e precisione, la fase di esecuzione grafica. La rapidità esecutiva è assicurata normalmente dalla prontezza e completezza del concepimento, meglio ancora dell automatismo; ma la precisione? Il segno viene immaginato perfetto nella mente. La sua esecuzione è un onere puramente materiale, però non di poco conto. La preoccupazione di eseguirlo il più vicino possibile alla perfezione, per garantirsi la rilettura, consapevoli che in Stenografia basta un nonnulla grafico per scaraventarci da una parola all altra e quella di eseguirlo il più prestamente possibile, debbono trovare il modo di conciliarsi, per evitare che si pregiudichino reciprocamente. Automatizzare il segno vuol dire concepirlo istantaneamente, senza intervento del pensiero, appena udita la parola... In pratica, l automatizzazione è sempre parziale e relativa, dato l enorme numero di parole che ricorrono anche nella prosa comune. Si tratta di migliaia». Circa tremila sono le parole del linguaggio corrente e, secondo Di Giovanni, devono diventare bagaglio di tutti gli studenti, o, per lo meno, devono essere state stenografate tutte in fase di apprendimento, «sì che, al termine della grammatica non ci sia, in pratica, parola nuova per lo studente». A questo devono concorrere sia l insegnante, sia il libro di testo. Alla figura dell insegnante Di Giovanni restituisce quella grandezza e quella nobiltà che, troppo spesso in questi ultimi tempi, sono state mortificate, ma che devono saldamente poggiare su una professionalità indiscutibile che permetta di trasferire al discente dottrina e abilità. «È indispensabile che l insegnante dia il meglio di sé, con slancio inesausto, seguendo, curando, assistendo i suoi alunni uno per uno, come fosse il loro personale insegnante privato.... il soccorso dell insegnante deve arrivare a tutti. È evidente che in quest opera amorosa, oculata e molteplice, il docente non avrà molto di sé da dare, sempre per quanto attiene l abilità, se egli medesimo non ne ha a suo tempo conseguita una di rispettabile rango. Come può esprimersi in cifra una siffatta abilità? Non saranno certo le sessanta parole al minuto, che qualunque buon dattilografo raggiunge a macchina e che chiunque abbia una conoscenza pratica di qualsiasi celere scrittura può agevolmente tracciare. A nostro parere non ci vogliono meno di cento parole al minuto. Principalmente perché le cento parole al minuto non si raggiungono «naturalmente», al termine della teoria, come le sessanta, ma richiedono un eser- Novembre 1969 a Bologna per la riunione del Comitato Nazionale del Sistema Gabelsberger-Noe e del Comitato Centrale dell ANISDEC. Riconoscibili da sinistra: Roberto Alessandri e Ugo Andreini, il sesto, sempre da sinistra è Guglielmo Di Giovanni, e poi: Jolanda Terenzani, Ada Beltrami, Giuseppe Quitadamo, Paolo A. Paganini e, all estrema destra: Ada Garbislander, Lorena Alessandri e Alberto Marchiori.

15 14 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI cizio che non si sostiene senza una genuina passione per l arte stenografica. Questa velocità, insomma, costituisce la garanzia minima che l insegnante ama la sua materia e che di conseguenza, egli cercherà di trasfondere la sua passione nei discenti, curandone lo studio, gli esercizi e i progressi con la sollecitudine e l amore che la nostra disciplina richiede. Una velocità inferiore, raggiungibile senza amore e senza sforzo da chicchessia, farebbe dell insegnamento della Stenografia una professione rifugio, poco più di un espediente per vivere, un mezzuccio per diventare «professore», con grave mortificazione dell arte stenografica e...della stessa dignità dell insegnante». Fatica, dunque, e sacrificio, non disgiunti da una costante opera di approfondimento della conoscenza della lingua, che l insegnante opererà in prima persona, per trasferirla contemporaneamente agli studenti: «Infatti, oltre alla grammatica e alla sintassi, bisogna continuamente arricchire il patrimonio lessicale dei discenti, con tutti gli aggiornamenti imposti dal suo continuo sviluppo. Bisogna tenere presente che l apporto di neologismi e di parole straniere non ha praticamente sosta. Il nostro linguaggio è già ricco di termini e locuzioni latine, che hanno sempre offerto ai nostri mezzi espressivi ausili preziosi e raffinati. Ad essi si aggiungono, in misura che oggigiorno è divenuta imponente, voci di lingue straniere che, con l intensificarsi dei contatti e degli scambi fra i popoli entrano nell uso di prepotenza e lo stenografo non può ignorarle, rimanendo, all udirle, con la penna in aria. Sicché incombe al docente di Stenografia, nell ultima fase dell insegnamento, il compito di istruire gli allievi sui motti e sulle locuzioni latine che ricorrono più sovente nella prosa italiana, e di aggiornarli sui neologismi e sulle voci straniere entrati nel patrimonio lessicale. L insegnante non trascuri di esprimere un giudizio sui neologismi buoni e cattivi, nonché sulle voci straniere utili, perché non hanno le corrispondenti italiane, e inutili, cioè barbarismi esibizionistici e deturpanti. Delle voci straniere, come di quelle latine, l insegnante avrà cura di spiegare il significato, l ortografia, l ortoepia e il segno stenografico più opportuno». Per quanto riguarda il libro di testo, Di Giovanni sottolinea la necessità che «abbia una precisa caratteristica: tutte le regole e le eccezioni debbono essere motivate. Il testo non sia una esposizione pura e semplice dei principi e delle norme del Sistema, non presenti il Sistema come una macchina smontata, con i pezzi bene allineati, ma prenda in esame e renda ragione di ogni pezzo.... Le regole e le eccezioni immotivate vengono allogate nella memoria, quelle motivate vengono recepite dalla memoria e dal raziocinio. Per questo fatto esse resteranno profondamente impresse nella mente e godranno di più grande rispetto». Coerentemente alle proprie convinzioni, spinto dall amore per questa disciplina, che egli considerava parte integrante nella formazione dello studente (dell uomo dunque) e che sentiva alla portata di tutti, proprio come il linguaggio in quanto possibilità comunicativa posseduta da ciascuno Di Giovanni pose mano ad una «Grammatica ragionata del Sistema Gabelsberger-Noe», in cui ogni regola, ogni eccezione avrebbe dovuto essere motivata, in maniera semplice e chiara, subito applicata in una miriade di esempi, tesi a coprire la quasi totalità delle parole che costituiscono il frasario corrente. L amorosa fatica venne interrotta dalla morte, ma l opera può definirsi compiuta (andrebbe organizzata) e costituisce la premessa ideale a quelle «Abbreviazioni professionali libere», che sono il punto più alto dell applicazione del Gabelsberger- Noe, la dimostrazione pratica di come proprio la scientificità del sistema permetta la libertà massima di varianti, che traggono la loro forza e la loro autorevolezza dal rigore delle leggi, le quali, impedendo ogni velleitarismo, consentono l espressione compiuta dell arte. «Il rispetto del sistema» è dogma per Di Giovanni. Rispetto delle regole di formazione delle parole, rispetto delle regole di abbreviazione. «Solo con l assoluta padronanza di tutta la teoria grammaticale e di tutte le regole abbreviate è consentito allo stenografo, che lavora spesso al limite delle proprie possibilità, forgiare nuove abbreviazioni. Importante è che queste innovazioni, felici o poco felici che siano, vengano edificate tenuto presente tutto il Sistema, già bene e compiutamente applicate per anni. Solo a questa condizione si può esercitare la libertà di innovare, con una certa probabilità di trarne personalmente un vantaggio, ma con una probabilità assai piccola (non si può escluderla, trattandosi di arte) di avere elaborato una innovazione utile anche agli altri». In effetti, ribadisce Di Giovanni nella prefazione alle «Abbreviazioni professionali libere» (1969), «la forza intrinseca della teoria del sistema Gabelsberger-Noe, con la ricchezza dei suoi segni, delle loro simbiosi e dei simbolismi di forma e di posizione, sorretta e governata da una geniale e organica struttura di principi e di norme, ha creato fra la parola e il se-

16 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI 15 gno non un tramite di regolette spoglie, messe assieme più o meno ingegnosamente, ma un vero tessuto connettivo di concetti, che lega i segni alle parole, conduce da queste a quelli e viceversa. Per cui il gabelsbergeriano acquista il senso del segno. Egli avverte, cioè, con l inconscio, prima ancora che con il ragionamento, la rispondenza fra lo stenogramma e la parola ch esso rappresenta. Questo senso gabelsbergeriano crescente detergente fondente mittente occidente occidentale occorrente perdente recente rovente del segno ha una vastità e una profondità sconosciute ed offre, perciò, affascinanti prospettive di esplorazione e di sfruttamento. I suggerimenti dell esperienza non sono che aspetti della utilizzazione di tale senso acquisito». Frutto di trent anni di professione, questo libretto apre nuovi orizzonti, un mondo tutto da scoprire, da cui le parole, e i segni che le rappresentano quasi «intima armonia che le governa» balzano con tutta la potenza della loro logica e tutta la bellezza del loro mistero. Si prenda, per esempio, la desinenza ente, che Di Giovanni (riprendendo l idea del collega prof. Luigi Bottani) abbrevia, mediante l incrocio di una e con un segno precedente. ruggente scadente scrivente sorridente spiacente sporgente tenente vivente accidente accidentale L arditezza tocca il vertice in precedentemente: tre e sovrapposte, a partire dalla seconda ausiliare, in cui la prima rappresenta il prefisso, la seconda -ente, la terza la desinenza avverbiale -mente. La raccolta «Nuove abbreviazioni professionali libere», del 1975, propone ulteriori geniali riduzioni; le quali confermano come non vi siano confini chiusi per realizzare un continuo sviluppo o, se si vuole, una continua felice evoluzione dei principi teorico- tecnici sui quali si fonda il Gabelsberger-Noe (Ugo Andreini). È giusto, pertanto, che accanto alle tre parti del sistema trovi posto questo corpus di abbreviazioni, che, seppur empiricamente elaborate, come Di Giovanni dichiara nella accidentalmente acquirente adiacente apparente appariscente appartenente ascendente assistente assorbente combattente sua modestia, tuttavia non tradiscono, anzi elevano a dignità d arte la razionalità e la rigorosità del sistema, ribadendone l auctoritas di un classicismo che non è fine a se stesso, che non si cristallizza in stereotipi, ma si perpetua nel sapersi modellare alle esigenze del divenire della lingua ABBIAMO RICEVUTO dall Estero Pikakirjoituslehti Lauttasaarentie 21/A/7 Helsinki, Finlandia. Bollettino dell Institut International de Sténographie Duployé 21 rue Croulebarbe, Paris, Francia. Bollettino della Sächsische Landesbibliothek - Stenografische Sammlung Postfach , D Dresden, Germania. Winklers Illustrierte Winklers Verlag Gebrüder Grimm Postfach Darmstadt, Germania. Der Schweizer Stenograf di Basilea - c/o Schätzle Otto Riggenbachstrasse Olten, Svizzera. Revue Suisse de Secrétariat Côte Neuchâtel Svizzera. The Transcript N.Y.S.C.R.A. 531 Main St. New York, NY U.S.A. dall Italia La Rivista della Scuola Via G. Ripamonti Milano. Specializzazione Via Ricasoli Firenze.

17 16 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI Affrontiamo ora la nostra indagine sulla Terza parte del Sistema, l Abbreviazione Logica, considerata giustamente la «perla del sistema Gabelsberger-Noe» dove si ritrovano tutto il genio inventivo dell Autore e la capacità di esprimere la parola mediante i minimi elementi indispensabili all esatta rilettura rispettando le leggi della fonetica e dell etimologia. In questa terza parte, ovviamente facoltativa, è stata sviluppata una teoria non sempre facile, ma di grande importanza per il raggiungimento delle alte velocità oratorie, scopo principale di ogni sistema stenografico. Con una oculata applicazione della A.L. lo stenografo è in grado di seguire gli oratori più veloci senza nulla tralasciare e senza, successivamente, trovare difficoltà nella esatta rilettura dello stenoscritto, perché come tutti sappiamo, le abbreviazioni sono intimamente legate al nesso logico del periodo. Indubbiamente è richiesta, da parte dello stenografo, una buona conoscenza EDIZIONI A CONFRONTO ED ECCO LA PERLA DEL SISTEMA GAB.-NOE TERZA PUNTATA di Vittoria Bolognesi Baviera te. Segue l Abbreviazione dei sostantivi ed aggettivi sia di parola semplice che composta. Per le parole semplici nulla di particolare da rilevare, per le composte è stato modificato l enunciato perché troppo sintetico. Infatti è detto: «Sostantivi ed aggettivi composti abbredella nostra lingua, ma proprio questo rappresenta il lato positivo perché costringe chi vuole applicare in elevato grado l A.L. a studiare non solo la grammatica italiana, ma le origini delle nostre parole per poter poi scrivere soltanto quella parte che foneticamente o strutturalmente è indispensabile per la sua interpretazione. Nella seconda edizione i revisori del testo hanno giustamente cercato di chiarire subito il concetto linguistico-grammaticale relativo alla radice e alle desinenze di derivazione, declinazione, coniugazione delle parole italiane, concetto purtroppo non sempre molto chiaro a studenti e non. Vengono dati suggerimenti per agevolare la rilettura, e cioè abbreviazione delle parole che con «facilità e sicurezza» possono essere rilevate dal nesso dell intera proposizione, non abbreviare parole per scrivere le quali la mano deve percorrere lo steso spazio come per le intere, parole che hanno già una sigla e, soprattutto, non abbreviare parole semplici secondo le regole stabilite per le composte. Il capitolo si apre con l Abbreviazione Formale anziché con la radicale. Nella parte introduttiva viene esposto in modo sufficientemente chiaro in che cosa consiste questa abbreviazione cioè, come è ben noto, «nell indicare le desinenze di declinazione, coniugazione e derivazione sulla seconda linea ausiliaria eliminando la radice perché il solo soggetto della proposizione desterà in noi l idea del suo predicato». Segue la esposizione formale dei verbi anzi- ché, come in seguito vedremo, quella formale delle parole semplici. L esposizione dell Abbreviazione Formale dei verbi è divisa in due paragrafi: A) come già detto, e B) relativa all aggiunta di una o due consonanti radicali immediatamente precedenti la desinenza quando questa presenti desinenze uguali con senso diverso, o il senso non aiuti all esatta rilettura. Successivamente c è il capitolo dei verbi composti abbreviabili con le sole particelle prepositive: es. adopera = ad deporre = de ecc. oppure con la particella prepositiva e con la desinenza di coniugazione, es. discenden-

18 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI 17 viati per mezzo della loro prima parte e della desinenza della seconda». Gli esempi sono stati modificati nelle edizioni successive. Particolarità grafiche: si nota Sicilia (da sconsigliare) e Annibale. L autore, dagli esempi che seguono, dava la precedenza all Abbreviazione formale anche quando poteva essere applicata la radicale. Infatti vediamo: mondo ali. L esperienza professionale consiglia invece di rispettare più che possibile l accento perché questo aiuta moltissimo nell interpretazione del segno abbreviato. Altra curiosità grafica: vostro dovere. Forme, ovviamente, completamente decadute. Fra gli esempi delle frasi con parole composte notiamo: a coloro che di lui di te concordia opuscolo. Si passa quindi all «Abbreviazione a suono», chiamata successivamente «radicale». Infatti tutta la A.L. è a suono perché come già detto si mette prevalentemente in evidenza la parte più sonora della parola. Giusto quindi il successivo cambiamento. Dopo una introduzione dove viene spiegato come con l Abbreviazione formale si può cadere in errore in quanto una medesima desinenza può essere comune a vari verbi, sostantivi ed aggettivi, entra nel vivo delle regole. Tale introduzione è stata poi soppressa in quanto l abbreviazione radicale viene esposta prima della formale e quindi non è il caso di parlare ancora di desinenze. Nel paragrafo A è esposta la regola relativa alle parole abbreviabili per mezzo di vocale o dittongo medio sulla seconda linea aus. Dagli esempi si rileva che «ruppe» veniva scritto anziché, chiuso anziché. Giuoco e fuoco è quindi evidente che inizialmente si potevano portare sulla 2ª tutte le vocali medie e solo successivamente tale abbreviazione è stata limitata a parole con vocale A in radice. Infine si passa alla mista. Nel par. A si continua a notare la preferenza data alla Formale senza rispettare l accento e perciò giunto muscolo ecc. Nell abbreviazione mista di parole composte viene suggerito di dare la preferenza all abbreviazione mediante le particelle prepositive e della vocale media della sillaba radicale, anziché, come è stato fatto successivamente, della particella prepositiva più la sillaba di radice CONVEGNO DELLA FONDAZIONE PRESSO IL GRUPPO GIUNTI IL FUTURO DELLA STENOGRAFIA TRA CULTURA E TECNOLOGIA Sabato 11 maggio p.v., presso la sede del Gruppo Editoriale Giunti - Villa La Loggia - Firenze - Via Bolognese 165 alle ore 10, la Fondazione «Francesco e Zaira Giulietti», congiuntamente all Istituto Mignini di Perugia, ricorderà, in una pubblica cerimonia, ILDEBRANDO AMBROSI (Perugia Livorno 1915). Eclettica Figura di docente, stenografo, linguista, calligrafo e pubblicista, l Ambrosi fu, tra l altro, fondatore dell Istituto Stenografico Toscano (1877) e della «Rivista degli Stenografi». La celebrazione consentirà inoltre di ricordare i cinquant anni dell Istituto Mignini e di onorare la memoria del suo fondatore, Romano Mignini ( ). Il pomeriggio, sempre nella stessa sede, la Fondazione Giulietti, in collaborazione con la Federazione Stenografica Italiana Gabelsberger-Noe e dell Associazione Stenografica Magistrale Italiana Gabelsberger-Noe, organizzerà un incontro sul tema «STENOGRAFIA TRA CULTURA E TECNOLO- GIA. QUALE FUTURO?». Saranno presenti docenti, professionisti e i rappresentanti dei Sistemi stenografici italiani. Sarà un occasione per dibattere ed esaminare la situazione didattica e professionale della stenografia, alla luce dei nuovi programmi e dell attuale realtà occupazionale e lavorativa. In serata, la Fondazione Giulietti metterà a disposizione un pullman per consentire l eventuale rientro dei convegnisti a Montecatini, dove, domenica 12, sono in programma l assemblea dell EUSI e le premiazioni dei vincitori dei Campionati nazionali polivalenti EUSI. Per eventuali, ulteriori informazioni rivolgersi a: Fondazione Giulietti - Piazzale Donatello Firenze - Tel. 055/ Fax 055/

19 18 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI Il testo termina con le sigle parlamentari. Manca il capitolo delle omissioni di parola. 3ª edizione Le osservazioni generali introduttive alla terza parte, molto sintetiche nella seconda edizione, sono state ampliate e per la prima volta si parla di parte materiale e formale della parola. Ne viene spiegato, in modo abbastanza chiaro, il significato. Scompare la «Abbreviazione a suono» e appare la tripartizione a tutti nota ancora oggi: radicale, formale e mista. Ovviamente le parole vengono divise in semplici e composte e le relative regole sono presentate in due paragrafi distinti. Gli esempi sono quasi totalmente cambiati e sotto il profilo grafico notiamo alcune differenze rispetto all attuale modo di rappresentare le parole. Notiamo almeno (senza innalzamento della l) ultimo (non era stata ancora apportata la modifica della «u» della parola semplice: es. proruppe. Tale abbreviazione può essere fatta senza l aggiunta della desinenza della parola o con tale aggiunta. Ed infine indicando la «u» media per mezzo della desinenza sotto base. Infine presenta le regole dell abbreviazione mediante la particella prepositiva e della consonante iniziale della radice. Come si nota si tratta prevalentemente di una esposizione delle regole in modo diverso dall attuale, ma il concetto di fondo è quello ancora oggi adottato, e il segno stenografico non ha subito mutamenti. Nulla di particolare per quanto riguarda i segni stenografici.

20 RIVISTA DEGLI STENOGRAFI 19 iniziale con il segno alfabetico), continuiamo a vedere: nostro vostro albero avere Giuseppe sepolto ebbe ebbero. Nell abbreviazione formale è stato ampliato il cappello introduttivo e vengono dati suggerimenti circa la scelta dell abbreviazione formale rispetto alla radicale. Alcune particolarità grafiche nelle frasi di esempio: domandò navigazione diligenza dovere richiudeva dicendo con cui. Abbreviazione mista: La esposizione non subisce variazioni. Particolarità grafiche: non sa in cui. Il testo termina con le sigle parlamentari. 4ª edizione È pressoché identica alla terza. Nell Abbreviazione formale di parole composta è stata modificata la presentazione della regola. Si legge infatti: «nei verbi composti talvolta con la sola particella prepositiva» anziché «colla particella prepositiva», come nella 3ª edizione. Troviamo corretta la parola diligenza non sa.

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