IGIENE E CULTURA MEDICO-SANITARIA

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1 IGIENE E CULTURA MEDICO-SANITARIA - Età Evolutiva - Disturbi dell Infanzia e dell Adolescenza - Ritardo Mentale - L Invecchiamento - La Sindrome da Immobilizzazione - Lesioni del Midollo Spinale - Epilessia - Autismo - Psicosi - Schizofrenia - Depressione Maggiore - Integrazione di un Soggetto Portatore di Handicap - La Legge Quadro sull Handicap - L Operatore Socio-Sanitario - I Distretti Sanitari

2 Età Evolutiva Il termine età evolutiva fa riferimento al periodo di vita che va dalla nascita all adolescenza e che diventa particolarmente impegnativo a causa di numerosi cambiamenti a cui un essere umano è sottoposto e con cui necessariamente deve confrontarsi. In questa fase di vita gli esseri umani non sono ancora autonomi e la loro natura dipendente li rende particolarmente sensibili alle dinamiche familiari, scolastiche e sociali, creando spesso una diretta corrispondenza tra ciò manifestano e ciò che accade intono a loro. La sofferenza psicologica nei bambini e negli adolescenti assume spesso le forme di veri e propri sintomi che vanno adeguatamente inquadrati e diagnosticati, soprattutto per prevenire disturbi più gravi in età adulta. I sintomi infantili e adolescenziali sono segnali di disagio personale ed interpersonale che sono dei veri e propri richiami, delle reali richieste di aiuto che in questa fase di vita non assumono forme chiaramente espresse, ma che vanno comunque ascoltati e ridefiniti. Le terapia cognitivo-comportamentale dell età evolutiva fa riferimento alla modificazione graduale del comportamento a partire dalla definizione sistematica dei sintomi e della loro origine. I comportamenti hanno senso solo all interno dell ambiente fisico e psicologico in cui si manifestano e vengono costantemente rinforzati e puniti in maniera inconsapevole. Alcuni comportamenti infantili appaiono strani o difficilmente comprensibili, ma nonostante abbiano assunto all esterno una forma disfunzionale, hanno al proprio interno una precisa funzione, che va scoperta e modificata.

3 La terapia cognitiva e comportamentale aiuta a rendere visibili le dinamiche nascoste di un determinato comportamento, cercando di conoscere a fondo i comportamenti divenuti patologici, aiutando genitori ed insegnati a rispondere adeguatamente al bisogno espresso, decondizionando gradualmente il circolo vizioso disfunzionale che ha indotto quel bambino o quell adolescente ad apprendere modalità sbagliate di fronteggiamento della realtà. Come si procede Quando si comincia un percorso terapeutico in età evolutiva si seguono alcune procedure standard che prevedono un primo colloquio con i genitori o con chi si occupa dell educazione e della cura del bambino, successivi 4 o 5 colloqui di osservazione e colloquio con il bambino stesso, e un incontro finale di restituzione di ciò che si è compreso ai genitori per la condivisione della diagnosi e per stabilire le linee generali del progetto terapeutico. La psicoterapia in età evolutiva procede con la costante partecipazione dei genitori, degli insegnati e qualora c è ne fosse bisogno anche della rete familiare più ampia. La partecipazione dei genitori è fondamentale nella psicoterapia cognitiva perché l intervento oltre a decodificare il bisogno del bambino, deve restituire ai genitori una consapevolezza nuova e strumenti più efficaci di comunicazione con loro figlio. La psicoterapia cognitiva cerca di dare voce al bambino e di potenziare le risorse dei suoi genitori che sono e restano le sue figure di riferimento fondamentali. Parallelamente alle procedure standard è importante sottolineare che esistono alcune differenze di diagnosi e cura a seconda della fase evolutiva del bambino che necessita a seconda dell età di alcune attenzioni particolarmente importanti per la fase di s viluppo attraversata. Alcun differenze evolutive 0-3 anni: il bambino è completamente dipendente dai genitori; l intervento mira quasi esclusivamente ai colloqui con le figure genitoriali, le sedute con il bambino si fanno spesso insieme ai genitori sia contemporaneamente che singolarmente, e l osservazione del bambino viene utilizzata per dare ai genitori nuove chiavi di lettura del

4 comportamento del figlio, creando gradualmente risposte più adeguate ai suoi bisogni. 3-6 anni: il bambino è ancora molto dipendente dai genitori ma inizia ad essere scolarizzato anche se non completamente; l intervento si basa ancora molto sui colloqui genitoriali, ma si possono effettuare parallelamente e a seconda del caso specifico maggiori sedute con il bambino. In questa fase, infatti il bambino, verbalizza con più sicurezza e interagisce nel setting terapeutico in maniera più autonoma, con più risorse di gioco e di relazione con il terapeuta. 6-10: il bambino è più indipendente dai genitori e la rete sociale e familiare inizia ad essere importante nella organizzazione di vita, i genitori sono ancora le figure fondamentali; l intervento inizia a concentrarsi su sedute più frequenti con il bambino in un setting individuale e le figure genitoriali vengono seguite parallelamente con incontri mirati alla condivisione di ciò che emerge in terapia con il bambino, al fine di potenziare i risultati ottenuti e generalizzarli efficacemente nel mondo naturale del bambino stesso : il bambino diviene più autonomo ed ha esigenze più legate all ambiente sociale più ampio; l intervento mira alla costruzione di una relazione significativa con il terapeuta, che in questa fase di età, diviene un importante interlocutore alternativo ai genitori, e permette di comunicare all interno di uno spazio esclusivo e più indipendente. I genitori collaborano alla terapia in maniera comunque costante, ma il mondo del bambino adesso esige riservatezza e spazi di dialogo esclusivi al servizio del sé che inizia a definirsi come tale. 13>: l adolescenza è iniziata e nonostante lievi differenze individuali le esigenze cambiano per tutti; l intervento si concentra quasi esclusivamente sull approccio individuale, con particolare attenzione al mantenimento degli spazi di privacy, così importanti in questa fase evolutiva. La costruzione di una relazione di fiducia esclusiva e protetta è la maggiore esigenza per un adolescente che si avvicina ad un percorso psicologico. Il trattamento prevede comunque sedute di confronto con i genitori, essendo l adolescente ancora parzialmente dipendente dalle sue figure di riferimento, ma il bisogno di autonomia e di differenziazione dai grandi è prioritario e stabilisce un setting molto simile a quello degli adulti.

5 La teoria di Erikson Esiste però un altra concezione di età evolutiva che consiste nel considerare l intero ciclo o arco di vita come età evolutiva, poiché tutta la vita è scandita da problemi e conflitti fra opposte esigenze che costituiscono delle crisi o punti di svolta, e a ciascuno di essi le persone debbono affrontare uno specifico compito evolutivo): se riescono ottengono un arricchimento personale e una solida base per i successivi compiti evolutivi e danno un contributo positivo all umana convivenza, se falliscono ottengono sofferenza e difficoltà nell affrontare i successivi compiti evolutivi. Il ciclo di vita secondo Erikson Prima infanzia Seconda infanzia Fanciullezza Pre-adolescenza FIDUCIA (- sfiducia) AUTONOMIA (- vergogna) INIZIATIVA (- colpa) OPEROSITA (- inferiorità) La madre è inizialmente per il bambino l unico oggetto a cui rivolgere il proprio amore. Il rapporto Il bambino diviene più autonomo, sente il bisogno di conoscere e di esplorare il mondo che lo Il bambino inizia ad andare a scuola, si fa degli amici, si crea nuovi interessi, socializzazione e di ragazzo ora è pieno di interessi: studio Continua il compito di autonomia; il amici, sport.

6 positivo, di fiducia che si crea tra i due, svolge un ruolo rassicurativo che aiuta il bambino a prendere gradatamente coscienza di sé e del mondo esterno. circonda, scopre i coetanei, si orienta verso l esterno. aumenta così la sua autonomia. Adolescenza Giovinezza Maturità Vecchiaia IDENTITA (- alienazione) INTIMITA (- isolamento) GENERATIVITA (- egoismo) INTEGRITA (- disperazione)

7 L adolescente ha il compito di costruirsi un identità personale e un ruolo sociale. Compiti di questa fase sono: entrare nel mondo degli adulti e costruire dei rapporti significativi. E la fase dell età adulta. L adulto "generativo" si impegna nel proprio lavoro, si prende cura della sua famiglia, ha amici e interessi, dà il suo contributo al progresso della società, è cittadino attivo e partecipe. La tendenza opposta consiste nel chiudersi nel proprio io nell inaridimento affettivo. Compito: mantenere un senso di coerenza e completezza della propria vita. Tendenza opposta: non dare più valore alla propria vita, disperare, disprezzare la vecchiaia.

8 DISTURBI DELL INFANZIA E DELL ADOLESCENZA: IL RITARDO MENTALE Così definiti in quanto la loro insorgenza si colloca prima della maggiore età, i disturbi dell infanzia e dell adolescenza presentano in generale degli aspetti riguardanti comportamento personale e interpersonale, sviluppo cognitivo, funzionamento globale che si discostano da ciò che viene considerato normale in un determinato contesto storico, sociale e culturale. Dunque, per poter parlare di disturbi, le manifestazioni peculiari devono interferire significativamente nel funzionamento quotidiano della persona. Il DSM-IV distingue quattordici tipologie di questi disturbi: Ritardo mentale: condizione di interrotto o incompleto sviluppo delle facoltà intellettive e adattative. Il quoziente intellettivo (il rapporto tra età anagrafica ed età mentale) è di molto inferiore alla media, dai punti in giù (contro i di un intelligenza considerata normale). Esistono diversi gradi di ritardo mentale, da lieve a gravissimo. Le cause possono essere organiche, genetiche e/o psicologiche. Disturbi dell apprendimento: difficoltà ad apprendere i concetti basilari del calcolo (disturbo del calcolo o discalculia), della lettura (dislessia) e/o della scrittura (disturbo dell espressione scritta o disgrafia). Creano forte disagio nel bambino, provocando stanchezza, demotivazione e possibili danni all autostima legati anche al confronto con i pari. Disturbi delle capacità motorie: legati in particolare alla coordinazione motoria: si possono rilevare goffaggine, lentezza, difficoltà anche in attività semplici come il camminare. Disturbi della comunicazione: esistono varie tipologie, possono riguardare la comprensione, la ricezione del linguaggio, e/o l eloquio. Disturbi generalizzati dello sviluppo: gravi deficit della capacità di interazione sociale o della capacità di comunicazione, che si manifestano attraverso comportamenti, interessi e attività stereotipate. È il caso del disturbo autistico (atteggiamento mentale di ripiegamento su se stesso), del

9 disturbo di Rett (deficit multipli: perdita delle capacità manuali, isolamento, difficoltà psicomotorie), del disturbo disintegrativo della fanciullezza (disturbi nella comunicazione e nell interazione sociale), del disturbo di Asperger (simile all autismo, comporta notevoli difficoltà nelle relazioni sociali e schemi limitati e insoliti di interessi e comportamento). Disturbo da deficit di attenzione (iperattività): disturbo neurologico presente fin dai primissimi mesi di vita che si può protrarre fino all età adulta, connotato da una vivacità esasperata e incapacità di prestare attenzione. La persona è instabile e iperattiva, ha grandi difficoltà a mantenere la concentrazione. Disturbo della condotta: incapacità di mantenere un atteggiamento sociale accettabile: chi ne è affetto presenta insofferenza alle regole, aggressività verso persone, animali e cose, gravi problemi emozionali e comportamentali (es. rubare, avere comportamenti violenti). Disturbo oppositivo di tipo provocatorio: impossibilitato nell adattamento sociale, il bambino presenta comportamenti ostili e provocatori, non rispetta regole, cerca di imporre la propria volontà, è vendicativo. Tale disturbo è maggiormente diffuso nei maschi. Disturbi della nutrizione e dell alimentazione dell infanzia o della prima fanciullezza: comprende tre tipi di disturbi, la pica (ingestione di sostanze non alimentari, come sabbia, ciottoli o capelli); il disturbo di ruminazione (continuo rigurgito e rimasticamento del cibo) e il disturbo della nutrizione (incapacità di mangiare normalmente e prendere peso). Disturbi da tic: i tic sono parole o movimenti senza scopo, del tutto involontari, che tendono a ripetersi con ritmo irregolare. Uno dei più noti è la sindrome di Tourette, che si manifesta sia con vocalizzazioni che con tic motori. Disturbi dell'evacuazione: encopresi, evacuazione delle feci in luoghi inappropriati, dopo i 4 anni di età ed enuresi, emissione di urine nel letto o nei vestiti dopo i 5 anni di età. Tra le cause, difficoltà di tipo relazionale o eventi stressanti.

10 Disturbo d ansia di separazione: il bambino manifesta un intensa sofferenza nell allontanamento dai genitori o da altre persone care, ha problemi ad andare a scuola, a dormire da solo e può risultare preoccupato, fino all ossessione, che possa succedere qualcosa di grave alle persone significative. Mutismo selettivo: il bambino si rifiuta di parlare in determinate circostanze o con determinate persone che può essere legato allo stress di un cambiamento. Disturbo reattivo dell attaccamento dell'infanzia e della prima fanciullezza: estrema fatica nel rapportarsi in modo appropriato all ambiente esterno. Si distinguono due tipi principali di disturbo, uno inibito (il bambino è freddo, scostante, tende a isolarsi e a mantenere un atteggiamento vigile) e l altro disinibito (socievolezza eccessiva, fiducia indiscriminata in chiunque). Tra le cause si può ritrovare una certa disfunzionalità nei rapporti familiari. Il Ritardo Mentale La caratteristica principale del ritardo mentale è rappresentata dalla presenza di un funzionamento intellettivo significativamente inferiore alla media a cui si accompagnano limitazioni importanti nel funzionamento affettivo, sociale e scolastico del bambino o adolescente. Il ritardo mentale può essere lieve, moderato, grave, profondo e l esordio si colloca temporalmente prima dei 18 anni di età. Ritardo mentale lieve (QI compreso tra 50 e 70) I bambini affetti da un ritardo mentale lieve sviluppano competenze sociali e comunicative in età prescolare, hanno modeste difficoltà nell area senso-motoria e spesso non sono

11 distinguibili dagli altri coetanei fino ad un età superiore. Riescono a raggiungere facilmente la quinta elementare ed un livello di apprendimento corrispondente alla prima e alla seconda media. Da adulti, di solito, riescono a badare a se stessi, ma possono necessitare di un aiuto e di una guida in situazioni inusuali. Ritardo mentale moderato (QI compreso tra 35/40 e 50/55) La maggior parte dei soggetti acquisisce competenze comunicative nella prima infanzia e, con moderata supervisione, è in grado di badare a sé. Miglioramenti significativi si possono ottenere con insegnamenti occupazionali e sociali, ma l apprendimento rimane comunque limitato, il che può comportare anche problematiche relazionali. Da adulti possono svolgere lavori semplici in comunità protette. Ritardo mentale grave (QI compreso tra 20/25 e 35/40) I soggetti con ritardo mentale grave presentano un linguaggio grossolano o assente, possono imparare compiti elementari e, da adulti, possono essere in grado di svolgere attività semplici in strutture supervisionate. Ritardo mentale profondo (QI uguale a 20/25) La maggior parte dei soggetti con questo tipo di ritardo mentale presenta malattie neurologiche non identificate. Nella prima infanzia possono migliorare le funzioni senso-motorie, specie se inseriti in gruppi strutturati con supervisione stretta. Ritardo mentale non altrimenti specificato (N.A.S.) Comprende quei bambini con deficit multipli di cui è difficile valutare il livello di insufficienza mentale, presumibile soltanto attraverso l osservazione esterna.

12 Solitamente un bambino con ritardo mentale giunge all osservazione di uno psicologo o un neuropsichiatra infantile poiché manifesta capacità più o meno gravi di problem solving, di adattamento e di autonomia personale rispetto a quelle tipiche dei coetanei, a seconda del livello del ritardo, in aree importanti (cura personale, abilità relazionali, autosufficienza, rendimento scolastico etc.). È importante saper individuare altri eventuali e ulteriori fattori che possono influenzare il funzionamento adattivo del bambino, come caratteristiche di personalità, altri disturbi o disabilità. La diagnosi consiste nello stabilire la presenza di ritardo mentale e nel cercare di individuarne le cause sottostanti. L'accurata valutazione della causa di base può contribuire a individuare la prognosi, suggerire programmi educativi e di esercizio, aiutare nel counceling genetico e alleviare il senso di colpa dei genitori. L'anamnesi (inclusa quella perinatale, dello sviluppo, neurologica e familiare) può aiutare a individuare bambini a rischio di ritardo mentale. In questi bambini devono essere effettuate molto precocemente valutazioni visive, uditive, psicomotorie, neurologiche e fisiche in generale, che devono ripetersi periodicamente. Nei bambini ad alto rischio o con sospetto ritardo di sviluppo, vanno effettuati test specifici per stabilire il grado di sviluppo e di intelligenza. Esistono test intellettivi standardizzati, in grado di individuare e misurare capacità intellettive sotto la media; tuttavia tali test sono soggetti a errore e devono essere interpretati con cautela, soprattutto quando non confermati dai reperti clinici. Molti studi scientifici dimostrano che soggetti affetti da ritardo mentale presentano un alto grado di comorbidità con altri disturbi come disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, disturbi dell umore, disturbi pervasivi dello sviluppo, disturbi da movimenti stereotipati. Alcune manifestazioni presenti in questo

13 tipo di disturbo, infine, si possono ritrovare anche in altre patologie; ad esempio il ritardo mentale grave e medio può presentare degli aspetti in comune con i disturbi generalizzati dello sviluppo, mentre il ritardo mentale lieve potrebbe essere confuso con un disturbo dell apprendimento. Il momento della diagnosi è dunque estremamente importante e delicato, sia per l impostazione degli interventi, sia per un attenzione dovuta ai genitori, che hanno bisogno di aiuto e sostegno da subito. Cause del ritardo mentale Biologiche e genetiche. A volte il ritardo mentale è dovuto ad anomalie cromosomiche come ad esempio trisomie o delezioni di alcuni cromosomi, oppure a condizioni ereditarie dominanti, per cui se un genitore ne è affetto c'è un rischio su due che il figlio erediti la condizione (es. sclerosi tuberosa, fenilchetonuria etc.). Il ritardo mentale può essere causato anche da fattori biologici non genetici, come infezioni in gravidanza (rosolia, toxoplasma etc.), incompatibilità tra sangue materno o fetale, l uso di alcool o droghe. Tra i rischi perinatali vi sono quelli legati a prematurità ed asfissia. Tra quelli postnatali vi sono encefalite, meningite (infiammazioni del cervello o delle membrane che lo rivestono), traumi e tumori cerebrali, incidenti cerebrovascolari, lesioni cerebrali ed avvelenamenti. Ambientali. Gravi carenze nelle cure, o a livello sensoriale, affettivo, sul piano degli scambi con l ambiente possono provocare alterazioni dello sviluppo psichico della persona, spesso irreversibili, che si possono riflettere anche sullo sviluppo somatico e sulla maturazione neurologica. Uno svantaggio socioculturale (economico, familiare, culturale) può favorire un ritardo mentale, specie in individui che presentano già limiti cognitivi.

14 Conseguenze indirette di disabilità, ad esempio sensoriali. Il ritardo non sarebbe direttamente collegato alla mancanza, ad esempio, della vista o dell udito, ma da una stimolazione ambientale inadeguata alle peculiarità dello sviluppo psicofisico in assenza di un canale sensoriale. Prevenzione In fase prenatale, è fondamentale la consulenza genetica che consideri l eventuale presenza in famiglia di persone con ritardo mentale, che proponga vaccini (es. contro la rosolia), esami in gravidanza come l ecografia, l'amniocentesi o il prelievo di villi coriali, utili per individuare errori metabolici e cromosomici congeniti, lo stato di portatore e difetti del SNC. La diagnosi prenatale consente alla coppia di considerare la possibilità di aborto terapeutico. L informazione è inoltre importante per evitare comportamenti a rischio in gravidanza, quali l uso di, droghe, fumo, alcool, alcuni farmaci etc. Gli interventi preventivi possono dunque mirare ad eliminare causa e conseguenze (evitando comportamenti rischiosi in gravidanza ad esempio), a ridurre gli effetti diretti e indiretti della causa in fasi postnatali (una dieta ad hoc nel caso della fenilchetonuria o interventi educativi nel secondo caso). Conseguenze Le conseguenze sul piano sociale, affettivo, scolastico o lavorativo variano a seconda della gravità del disturbo. In generale, i soggetti con ritardo mentale possono presentare scarse capacità di socializzazione, difficoltà nel far fronte ai compiti scolastici ed una ristretta autonomia comportamentale. In assenza di corretti interventi, il ritardo mentale può aggravarsi. Interventi Il decorso del disturbo dipende dalla gravità, dalle cause e dal modello operativo di intervento. Soprattutto in presenza di ritardi mentali di entità lieve, l intervento precoce risulta fondamentale

15 per consentire un recupero maggiore delle funzioni deficitarie. I problemi di adattamento sono i più soggetti a miglioramento. La vulnerabilità di sviluppo a causa di un insulto perinatale può essere superata se il bambino vive in un ambiente adatto all'apprendimento. Intraprendere un programma di intervento precoce nella prima infanzia può prevenire o diminuire la gravità del ritardo mentale. Sono importanti anche interventi di sostegno per i familiari sia dal punto di vista emotivo e psicologico, sia da un punto di vista operativo, nel senso di sviluppare competenze che favoriscano l integrazione e il recupero del bambino. La famiglia deve dunque avere un supporto psicologico e può necessitare di aiuto giornaliero come centri di terapia diurni, collaboratori familiari, famiglie per l'adozione temporanea. L'istituzionalizzazione eventuale di una persona mentalmente ritardata deve essere decisa dalla famiglia, previo confronto con medici e altri professionisti. Figure fondamentali saranno il medico di famiglia e specialisti (neurologo, ortopedico, psicologo, psichiatra, logopedista, fisioterapista, dietologo, audiologo, insegnanti, assistenti alla comunicazione etc.) che cooperano sia nella valutazione che negli interventi. La maggior parte degli allievi con ritardo mentale è inserita nella scuola normale e vive in famiglia e non in istituzioni come avveniva in passato, in quanto ciò può favorire una piena integrazione. In Italia sono molti gli interventi e abbracciano molti settori come educazione, istruzione, riabilitazione, inserimento lavorativo, interventi logopedici, occupazionali per migliorare l autonomia, fisioterapici e, quando necessario, farmacologici. In alcuni casi può essere di aiuto la psicoterapia associata a farmaci e a modifiche dell ambiente circostante, con l obiettivo di alleviare il senso di inadeguatezza della persona o a modificare scopi non realistici. Il trattamento cognitivo-comportamentale ad

16 esempio, prevede, sul piano comportamentale, il miglioramento del comportamento sociale ed il controllo e la diminuzione di eventuali comportamenti aggressivi o inopportuni, rinforzando quelli desiderati. Sul piano cognitivo, lo scopo è quello di promuovere le competenze che il bambino possiede, in modo da potenziarle ed evitarne il deterioramento, e l acquisizione di nuove abilità di fronteggiamento dei problemi. In ambito cognitivocomportamentale è previsto anche l impiego di altre forme di trattamento come la terapia occupazionale ed il parent traning. I bambini lievemente ritardati necessitano un sostegno intermittente o limitato, in base alla variabilità delle richieste ambientali. Sebbene presenti difficoltà nella lettura, la maggior parte di questi bambini può acquisire un livello di istruzione sufficiente alla vita di tutti i giorni e provvedere alle proprie necessità di base. I soggetti lievemente ritardati necessitano di minimi controlli e sostegni specifici, di speciali programmi educativi e, di frequente, di condizioni di vita e situazioni lavorative protette. Spesso sono socialmente immaturi e ingenui e presentano una ridotta capacità di interazione sociale. Poiché il loro modo di pensare è concreto e spesso non adeguato alla generalizzazione, presentano difficoltà di adattamento a situazioni nuove e scarsa capacità di giudizio. I bambini con ritardo lieve, ma più pronunciato, e quelli con ritardo moderato presentano deficit motori e del linguaggio. Con adeguati programmi di istruzione e di sostegno continuativo, gli adulti lievemente e moderatamente ritardati possono condurre una vita più o meno indipendente nella comunità. Alcuni richiedono un sostegno giornaliero limitatamente ad alcuni aspetti della quotidianità. Altri possono vivere con un sostegno specifico in comunità familiari, mentre i soggetti con gravi limitazioni fisiche o disturbi comportamentali hanno bisogno di una maggiore supervisione. La maggior parte richiede un sostegno a lungo termine in un ambiente di lavoro protetto.

17 I bambini molto, o gravemente, ritardati necessitano di un sostegno che interessi tutti gli aspetti della vita. Molti presentano capacità minime di movimento e di linguaggio. L'invecchiamento L'invecchiamento è un processo che interessa tutti gli organismi viventi e che comporta modificazioni biologiche. Nell'uomo si assiste a tali modificazioni del corpo e delle sue funzioni, seguite da un processo di adattamento psicofisico, già dopo i 30 anni; il fenomeno è graduale e progressivo, anche se variabile per ogni individuo. Tuttavia la vecchiaia può assumere un significato positivo e può essere vissuta nel modo giusto...non è soltanto il momento della saggezza, ma può essere anche quello della creatività. L'invecchiamento fisico L'aumento della popolazione anziana rappresenta un fenomeno importante della nostra società. Rispetto al passato non è variata la durata massima della vita umana, ma quello che si è modificato drasticamente è la percentuale degli individui che raggiungono l'età avanzata. Il numero di anziani in Italia di età compresa fra i 65 e 74 anni è 8 volte maggiore rispetto l'inizio del secolo scorso, mentre gli anziani con età superiore a 85 anni sono aumentati di oltre 24 volte. A conferma di ciò studi compiuti in America, sempre nel secolo scorso, stimavano che solo il 2% della popolazione superasse i 65 anni, mentre attualmente la percentuale è dell'11%, e questa percentuale è destinata ad aumentare. Gli anziani sono sempre più numerosi e raggiungono la vecchiaia in migliori condizioni di salute, merito del progresso sia delle conoscenze scientifiche (riduzione

18 della mortalità per malattie infettive) che delle condizioni socioeconomiche (miglioramento dell'igiene e dell'alimentazione). L'aumento della popolazione anziana ha determinato la nascita di nuove discipline: la geriatria (dal greco geros=vecchio, iatros=medico): branca della medicina che si occupa non solo della prevenzione e del trattamento delle patologie dell'anziano, ma anche dell'assistenza psicologica, ambientale e socio-economica. la gerontologia : scienza che studia le modificazioni derivanti dall'invecchiamento. la geragogia : scienza che studia tutte le possibilità per invecchiare bene. Esiste tutt'oggi difficoltà a stabilire l'inizio del processo di invecchiamento, processo caratterizzato dall'aumento dei processi distruttivi su quelli costruttivi a carico del nostro organismo. Si usa comunemente considerare le seguenti fasce di età: età di mezzo o presenile anni : gli eventi biologici caratteristici sono la menopausa per la donna e l'andropausa per l'uomo, importanti per le modificazioni bio-umorali (aumento dei grassi nel sangue, della glicemia, predisposizione all'ipertensione arteriosa). senescenza graduale, anni : comunemente si indica l'età corrispondente all'inizio della vecchiaia a 65 anni. senescenza conclamata, anni : in passato individui di età superiore ai 65 anni mostravano riduzione dell' efficienza psicofisica, ai giorni nostri si assiste alla comparsa di ultrasessantacinquenni efficienti, e si può ridefinire anziano l'ultrasettantacinquenne. In questo periodo le malattie che insorgono tendono a cronicizzarsi ed a determinare interventi assistenziali sociali e riabilitativi. Biologicamente si assiste ad una generale riduzione del numero delle cellule (atrofia) ed una diminuzione dell'efficienza funzionale, accompagnata da modificazioni organiche e predisposizione ad una serie di disturbi.

19 L'invecchiamento psichico La psicologia dell'invecchiamento si occupa dell'anziano nella sua globalità: analogamente ad ogni fase della vita umana non si può prescindere dall'importanza della componente affettiva che determina la modalità di risposta agli eventi della vita. Si è visto che la vecchiaia è caratterizzata da modificazioni in senso peggiorativo, ma si può affermare che non esiste un parallelismo fra le modificazioni delle funzioni in individui diversi (eterocronia dal greco eteros=diverso e cronos=tempo). Già nell'antichità si riteneva che la vecchiaia fosse sempre accompagnata da deterioramento mentale permanente, in particolare dal declino patologico delle capacità intellettuali e dell'adeguato controllo dell'emotività (demenza). Leggendo S. Antonio da Padova si trova il termine sene-scere inteso come perdere la cognizione di sé, mentre personaggi come Cicerone (nel De Senectute), Catone e Seneca parlando di vecchiaia mostrano una visione più positiva: la vecchiaia non è solo un processo necessariamente legato al decadimento globale dell'organismo umano. In particolare Catone e Cicerone sottolineavano l'importanza di coltivare molti interessi, fonte di frutti meravigliosi. Recenti ricerche hanno evidenziato la possibilità di sviluppare situazioni creative proprio nella vecchiaia ; studi condotti con modalità diverse hanno dato risultati diversi rispetto al passato: l'anziano può mantenere la sua efficienza psichica globale se sfrutta le risorse residue, ad esempio mediante l'allenamento mentale, e se motivato. Studi anatomo-patologici sul cervello mostrarono che nell'invecchiamento si ha una sclerosi progressiva. Eppure esistono dei casi in cui non sono presenti modificazioni cerebrali. Ciò a conferma della variabilità del processo di invecchiamento (eterocronia) fra gli individui. Attualmente si ritiene possibile un recupero delle funzioni cerebrali (fenomeno detto sinaptogenesi). Le numerose scale di invecchiamento, dal 1950 in poi, dimostrarono che con l'avanzare dell'età diminuiscono funzioni quali la memoria e la capacità di concentramento, frequentemente compaiono alterazioni dello stato emozionale, come avviene nella depressione. Attualmente si è

20 dimostrato che l'anziano è più lento, riflessivo, ma non meno efficiente: i test utilizzati in passato erano caratterizzati da tempi brevi di risposta, ecco che l'anziano non aveva il tempo di risolvere i problemi sottoposti. La biografia di personaggi illustri mostra individui con conservata funzionalità cerebrale anche nella senescenza, anzi molte opere di scrittori, filosofi, artisti, compiute alla fine dell'esistenza, rappresentano il coronamento di tutti i lavori precedenti. Da notare anche la diversità dei risultati ottenuti da studi trasversali, in cui si confrontano individui di diverse età, e studi longitudinali, in cui si controlla un campione di individui per un lungo periodo di tempo. E' intuitivo comprendere come lo studio longitudinale sia particolarmente difficile da portare a termine, sia per l'intervallo di tempo sia per la graduale perdita o rinuncia dei soggetti campione. Gli studi longitudinali confermano che non è la senescenza la condizione patologica, piuttosto sono gli eventi morbosi a creare le condizioni del rapido declino psicofisico. Ma quali sono i fattori che influenzano i processi di invecchiamento? Fattori genetici, anche il sesso può essere un fattore predisponente (il maschio invecchia più precocemente). Educazione e livello culturale che consentono di trovare più facilmente delle alternative di vita alla pensione, di creare delle strategie di sopravvivenza. Benessere economico Interazione e comunicazione Comparsa di malattie invalidanti : l'anziano vive come intrinseca la sua malattia, il suo vissuto è che la malattia appartenga al suo destino. Stile personale di vita, cioè subire o vivere la vita. Appartenenza ad un nucleo socio-familiare, cioè il gruppo, mediante atteggiamenti di conferma o svalutativi, evidenzia gli aspetti positivi e negativi della condizione di vecchiaia. Eventi drammatici : ad esempio la scomparsa di figure di riferimento. Sradicamento dal proprio luogo di origine. E' evidente l'importanza dei fattori sociali.

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