Le relazioni intergruppi

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1 Le relazioni intergruppi

2 Gli studi sulle relazioni intergruppi Tajfel (1981): si può immaginare il comportamento sociale disporsi su un continuum teorico Interpersonale < > Intergruppi Basato sulle caratteristiche individuali degli attori in interazione (es. rapporto in una coppia) Basato sulle appartenenze a gruppi o categorie sociali degli attori in interazione (es. conflitti etnici)

3 INGROUP E OUTGROUP INGROUP La rappresentazione mentale del gruppo: il NOI al quale i membri si riferiscono e del quale contribuiscono a soddisfare i bisogni. Nel momento in cui il gruppo si differenzia dall ambiente esterno, stabilisce anche delle relazioni con esso, a seconda del grado di apertura/chiusura che esso ha. OUTGROUP L ambiente esterno è, a sua volta, strutturato in gruppi, sicché un gruppo, nel relazionarsi con l esterno, si relaziona in realtà sempre con altri gruppi: il VOI.

4 In quali condizioni si genera animosità tra i gruppi? Sherif et al. (1961): i fenomeni intergruppi non possono essere spiegati invocando esclusivamente problemi di personalità o frustrazioni individuali E necessario considerare le proprietà dei gruppi e le conseguenze dell appartenenza di gruppo sugli individui Ricerche nei campi estivi ( ) Partecipanti: adolescenti americani, non consapevoli di partecipare ad una ricerca, che trascorrevano due settimane in un campo estivo diretto da Sherif e collaboratori Procedura: introduzione di diverse fasi, nel corso delle quali i ricercatori concentravano l attenzione su aspetti diversi del gruppo e del comportamento intergruppi

5 L esperimento dei campi estivi di Sherif Fase I: le attività riguardavano tutti i partecipanti Fase II: dopo una settimana, divisione in due gruppi distinti, Rossi e Blu, apparentemente al fine di organizzare le attività del campo. - Separazione degli amici più stretti - Fine delle attività comuni Fase III: introduzione di competizione fra i due gruppi (introduzione di premi/sanzioni) - Rapido deterioramento delle relazioni intergruppi: ostilità, formazione di stereotipi negativi dell altro gruppo. - Forte coesione all interno di ciascun gruppo - Le tensioni intergruppi non cessavano nemmeno al termine delle situazioni competitive Fase IV: introduzione di uno scopo sovraordinato per i due gruppi - Diminuzione dell ostilità e della tensione fra i gruppi

6 Conclusioni Il conflitto di interessi, anche rappresentato da giochi competitivi, è all origine del conflitto intergruppi. Scopi competitivi conducono dunque a conflitto intergruppi Scopi sovraordinati conducono a cooperazione fra gruppi (teoria del conflitto realistico o dello scopo sovraordinato) Ma è davvero necessario, come indicato da Sherif, che sia presente un interesse materiale concreto per originare una tensione intergruppi?

7 Una spiegazione alterna5va: l esperienza del des5no comune (Lewin) Qualunque aggregato casuale d'individui può diventare gruppo, se le circostanze ambientali attivano la sensazione di condividere la stessa sorte.. un caso estremo: la sindrome di Stoccolma Nel 1973 quattro impiegati di una banca furono presi in ostaggio da due banditi per cinque giorni. Tra i sequestrati ed i sequestratori s'instaurò una sorta d'atmosfera di gruppo così forte da non spezzarsi con la liberazione: infatti, i primi testimoniarono a favore dei secondi al processo, li andarono a trovare in carcere e si celebrò addirittura un matrimonio tra un'impiegata ed un bandito.

8 Linea di ricerca di Rabbie e Horwitz (1969): quali sono le condizioni minime sufficienti a generare discriminazione intergruppi? E necessaria l esperienza del destino comune? Esperimento I soggetti vengono arbitrariamente suddivisi in due gruppi, i Verdi e i Blu Compito sperimentale: valutazione membri dell ingroup e membri dell outgroup rispetto a caratteristiche quali cordialità, sincerità ecc. Condizione sperimentale: ai due gruppi viene comunicato che, sulla base del lancio di una moneta, i membri di uno dei due gruppi avrebbero ricevuto in regalo una radio (manipolazione della dipendenza dalla sorte comune) <nella condizione di controllo ai due gruppi non viene fatta nessuna comunicazione> Risultati - condizione sperimentale (ricompensa o deprivazione del gruppo di appartenenza): giudizi più positivi verso i membri dell ingroup rispetto a quelli dell outgroup; - condizione di controllo (mera categorizzazione): i giudizi non evidenziano atteggiamenti pregiudiziali verso ingroup o outgroup.

9 Linea di ricerca di Tajfel (1971) Paradigma sperimentale dei gruppi minimi La semplice categorizzazione in gruppi, in assenza di conflitti oggettivi di interessi o di interdipendenza del destino, può stimolare favoritismo verso l ingroup e/o sfavoritismo verso l outgroup.

10 Gli esperimen5 sui gruppi minimi Una situazione sperimentale in cui i soggetti vengono classificati in base a criteri arbitrari (in base a lancio di una moneta, oppure preferenza Klee o Kandinskij) in gruppi che alle spalle non hanno nè storia, nè conflitti di interesse, e davanti a sé non hanno né interdipendenza di destino né di compito. Criteri della procedura sperimentale: assenza di interazioni faccia a faccia anonimato reciproco dei soggetti sperimentali consapevolezza dell esistenza del gruppo di appartenenza assenza di relazioni tra il criterio di categorizzazione sé-altri e il compito assegnato

11 Procedura Ø I partecipanti, informati del gruppo di appartenenza, devono assegnare delle cifre ai membri dell ingroup e dell outgroup Ø Esso svolgono il compito sperimentale tramite l assegnazione di punteggi su 6 matrici di pagamento. Ø Ognuna delle 6 matrici è ripartita in due righe di 13 caselle verticali ciascuna; Ø prima riga = punti distribuiti ad un soggetto; Ø seconda riga = punti distribuiti ad un altro soggetto.

12 Le strategie Ø Massimo profitto a favore dell ingroup Ø Imparzialità: stessa somma (o simile) per membri dell ingroup e dell outgroup Ø Massimo profitto comune/massimo profitto a favore dell outgroup: scelta della casella corrispondente alla somma più alta da estorcere (allo sperimentatore) Ingr oup Outg roup

13 Risultati > Preponderanza di scelte di profitto per il proprio gruppo, ma anche > Rilevanza della scelta di equità Prima interpretazione avanzata da Tajfel et al.(1971): le scelte dei partecipanti riflettono un compromesso fra due norme sociali: - una norma di equità - una norma centrata sul primato del proprio gruppo, in base alla quale è appropriato favorire i membri del proprio gruppo a discapito di gruppi esterni

14 I risultati di questo filone di ricerca mostrano una tendenza a favorire il proprio gruppo anche quando l assegnazione al gruppo è fatta su una base insignificante. La discriminazione rilevata in questi esperimenti non dipende da attrazione personale per i membri dell ingroup non dipende da precedenti ostilità tra i gruppi non dipende dalla presenza di un conflitto di interessi tra i gruppi non dipende dall interesse personale non dipende dalla presenza di un destino comune La discriminazione è determinata dalla categorizzazione Klee/ Kandinski (sovrastimatori/sottostimatori, X/Y). Tajfel conclude che la semplice categorizzazione ingroup/ outgroup è sufficiente a creare discriminazione intergruppi

15 Come spiegare questo fenomeno? La Social Identity Theory (Tajfel, 1978)

16 Identità personale, sociale e di ruolo Test del Chi sei tu? (Kuhn & McPartland, 1954) Rispondete per 20 volte alla domanda chi sei tu? Le persone tendono a descrivere se stesse indicando per primi i propri ruoli (identità di ruolo) le appartenenze a categorie sociali (identità sociale) Solo in un secondo momento le persone si descrivono attraverso attributi individuali (identità personale)

17 Teoria dell identità sociale Identità sociale: parte del concetto di sé derivante dall appartenenza ad uno/più gruppi Appartenenza soggettivamente importante Funzione dell appartenenza: rafforzare positivamente l immagine di sé e l autostima (attraverso il confronto con altri gruppi)

18 Teoria della categorizzazione del sé (Self-Categorization Theory - Turner, 1987) Le persone categorizzano sé e gli altri come membri di categorie che si collocano a diversi livelli di astrazione: Interpersonale: identità personale (Giovanni, Marta) Intergruppi: identità sociale (es. studente, cattolico progressista ) Interspecie: identità umana (sovraordinata alle precedenti) Il contesto determina qual è il livello di categorizzazione che di volta in volta le persone adottano per rappresentare se stesse e gli altri. In genere si sceglie la categoria che, in quel contesto, minimizza le differenze intra-gruppo e massimizza le differenze inter-gruppi (principio di meta-contrasto)

19 Cosa succede quando l appartenenza a un gruppo diventa negativa? (1) Gli individui cercano di appartenere a gruppi con un identità positiva e distinta da altri gruppi (2) Gli individui si espongono costantemente al confronto sociale Teoria del confronto sociale (Festinger, 1954) Le persone hanno bisogno di (=sono motivate) valutare accuratamente se stesse, le proprie opinioni e capacità Spesso la valutazione si basa sul confronto con gli altri, all interno e tra gruppi - Confronti verso l alto - Confronti verso il basso - Confronti orizzontali

20 Cosa succede quando l appartenenza a un gruppo diventa negativa? (3) Il confronto sociale inter-gruppi determina se l individuo ne ricava: Un identità sociale adeguata: Permanenza nel gruppo e mantenimento del senso di superiorità Un identità sociale inadeguata: Ricerca di cambiamento Strategie di gruppo o individualistiche

21 Strategie per ristabilire un identità sociale positiva Se le persone percepiscono che i gruppi hanno confini permeabili, tenderanno a scegliere strategie di MOBILITÀ INDIVIDUALE (cercando cioè di passare nel gruppo di status superiore): -- dis-identificazione (allontanamento psicologico) o -- dissociazione (distanziamento fisico dal gruppo/occultamento dell appartenenza) Il gruppo di status superiore può incoraggiare questa strategia: - Dimostra che il gruppo è aperto (si può entrare) - Dimostra che i membri del gruppo svantaggiato possono modificare il loro status - Individualizza i membri del gruppo di status inferiore evitando così conflitti aperti tra i gruppi Chi fallisce nei tentativi di mobilità individuale corre il rischio di marginalizzazione

22 Strategie per ristabilire un identità sociale positiva Se le persone percepiscono che i gruppi hanno confini impermeabili, tenderanno a scegliere strategie (collettive) di CAMBIAMENTO SOCIALE. Due possibilità: - Se le asimmetrie di status tra i gruppi sono considerate legittime o stabili: strategie di CREATIVITA SOCIALE (migliorano l immagine del gruppo ma non cambiano i rapporti tra i gruppi) Trovare nuove dimensioni di confronto (se su alcune il gruppo è svalutato, introdurne altre su cui può essere meglio valutato) Ridefinire il valore della dimensione di confronto: es. Black is beautiful Abbandonare confronti verso l alto e adottare confronti verso il basso - Se le asimmetrie di status tra i gruppi sono considerate illegittime o instabili: strategie di COMPETIZIONE SOCIALE: azioni collettive tese a modificare il rapporto tra gruppi di status differenti

23 Perché identificarsi in un gruppo? Turner, SCT: gli individui si identificano in una categoria nella misura in cui essa offre loro la possibilità di differenziarsi il più possibile dai membri di un altra categoria; ciò è funzionale a preservare la propria autostima. Brewer, 1991; teoria della distintività ottimale: le persone sono portate a soddisfare, oltre che il bisogno di distinguersi dagli altri, anche il bisogno di appartenere, cioè di essere inclusi in gruppi e categorie ampie. Essi sarebbero dunque costantemente alla ricerca dell equilibrio, rifuggendo sia da un eccessiva assimilazione, sia da un eccessiva differenziazione. Hogg, teoria della riduzione dell incertezza: la motivazione fondamentale che spinge gli individui ad identificarsi con un gruppo o categoria è la necessità di regolare e contenere lo stato di incertezza in cui si trovano quando devono interpretare e spiegare il mondo circostante. L adesione a norme e valori condivisi rappresenta una forma di ancoraggio per la definizione di sé e fornisce i parametri di lettura della realtà esterna.

24 Rapporto tra iden5tà personale e iden5tà sociale Concetto di sè Identità personale Identità sociale Individuo Gruppo SIT-SCT: antagonismo funzionale tra le due identità Relazione inversa (aumenta una, diminuisce l altra)

25 Critiche all ipotesi dell antagonismo funzionale (Dechamps, 1984; Lorenzi Cioldi, 1988; 2002) Deschamps (1984) categorizzò i partecipanti della sua ricerca in gruppi minimi. In una condizione, ogni partecipante era identificato dal proprio nome (condizione di individuazione), mentre nell altra condizione non era riportato nessun identificativo (condizione di diffusione). Compito: valutazione dei membri dell ingroup e dell outgroup Risultati: i partecipanti favorivano se stessi rispetto agli altri membri dell ingroup in misura maggiore nella condizione di individuazione piuttosto che nella condizione di diffusione. Al contempo, tuttavia, mostravano anche un maggior bias nei confronti dell outgroup. à Risultati in disaccordo con la SIT-SCT, secondo cui lo sfavoritismo verso l outgroup è più probabile quando è l identità sociale, piuttosto che quella personale, a essere saliente.

26 Gruppi dominanti e gruppi dominati La SIT-SCT non pone attenzione alla posizione che gli individui occupano all interno della gerarchia sociale: l identità sociale viene elaborata all interno di un rapporto asimmetrico tra i gruppi (dominanti-dominati) Come scrive Deschamps (1996), il dominante ( ) non si pensa come un essere determinato dalla propria appartenenza ad un gruppo, come un essere sociale; si percepisce prima di tutto e molto di più come un essere individualizzato, singolare, come un soggetto, un attore volontario, libero e autonomo. Egli è il soggetto dell azione, addirittura della storia. I dominati, invece, definirebbero se stessi e sarebbero più spesso definiti dagli altri in termini delle categorie che sono loro imposte dai gruppi dominanti: Il loro essere sarebbe allora definito come quello di un elemento indifferenziato in un insieme di elementi impersonali.

27 - nei GRUPPI DOMINANTI (gruppi-collezione), i membri si considerano come punto di riferimento in relazione al quale vengono definiti gli altri: quando l appartenenza di gruppo è resa saliente, essi aumentano il proprio impegno a differenziarsi dagli altri membri del gruppo - nei GRUPPI DOMINATI (gruppi-aggregato), l identità scaturisce da una dimensione condivisa all interno del gruppo. Tanto più l appartenenza di gruppo è saliente, tanto più aumenta la percezione di similarità intragruppo

28 Entrambi i tipi di gruppo (collezione e aggregato) si percepiscono nel loro insieme diversi dai membri dell altro gruppo - distintività psicologica - ma nel primo caso sarebbe prevalente il polo del Sé, nel secondo il polo del Gruppo. Sè Gruppo Gruppi dominanti Gruppi dominati Così, in condizioni di vantaggio sociale, l identità sociale e quella individuale sono dimensioni covarianti e non mutualmente escludentesi. In conclusione: l appartenenza di gruppo sembra assumere maggiore importanza nei gruppi dominati.

29 Hinkle e Brown, 1990 Altre cri5che ü In alcuni esperimenti riguardanti i rapporti di status fra gruppi, i gruppi di status inferiore evidenziano favoritismo verso l outgroup (Teoria della giustificazione del sistema, Jost et al. 2004) ü In situazioni di confronto multidimensionale con altri gruppi, uno stesso gruppo può dimostrare favoritismo verso l ingroup su certe dimensioni e favoritismo verso l outgroup su altre ü In alcuni contesti intergruppi, i gruppi non sembrano impegnarsi in processi di confronto à

30 Cri5che Hinkle e Brown: introduzione di due dimensioni che permettono di differenziare fra tipi di gruppi Prima dimensione: Individualismo-collettivismo Gruppi con un orientamento collettivista privilegiano bisogni e obiettivi di gruppo rispetto a quelli personali, rendono saliente il polo sociale dell identità Gruppi a orientamento individualista il contrario (polo personale dell identità) Seconda dimensione: Orientamento autonomo-relazionale I gruppi autonomi non effettuano confronti con altri gruppi Ne deriva che: I processi socio-psicologici previsti dalla SIT/SCT tendono a verificarsi soprattutto in gruppi a orientamento collettivista e relazionale

31 INDIVIDUALISMO GRUPPO RELAZIONALE Condizioni in cui l identificazione con il gruppo correla con l intergroup bias COLLETTIVISMO GRUPPO AUTONOMO

32 Per ricapitolare L iden0ficazione con il gruppo genera favori5smo per l ingroup ma non necessariamente sfavori5smo per l outgroup Ci sono delle condizioni che a9vano l associazione tra i due bias, esempio la minaccia Dipende se il gruppo si confronta con altri gruppi Dipende se è un gruppo dominante o dominato, cioè se ha una cultura più individualista o più colle9vista, se rende più saliente il polo del sé o il polo sociale

33 Gli effetti delle relazioni intergruppi: stereotipi sociali e pregiudizi

34 Gli effetti della discriminazione intergruppi: stereotipi sociali e pregiudizi Gli stereotipi costituiscono prodotti peculiari del processo cognitivo di categorizzazione. Gli stereotipi sociali - costituiscono immagini semplificate di una categoria sociale, un istituzione o un evento - vengono condivisi da molte persone all interno di gruppi o istituzioni sociali - consentono la spiegazione di eventi complessi/ la giustificazione di azioni progettate o commesse; - permettono la differenziazione positiva del proprio gruppo rispetto ad altri gruppi

35 Cosa facciamo quando produciamo stereotipi e ci affidiamo ad essi per interpretare la realtà a) Operiamo a partire da astrazioni indeterminate, cioè sulla base di informazioni insufficienti a orientare la produzione di immagini concrete b) Operiamo in termini di urgenza classificatoria (fretta di arrivare alle conclusioni, ancoraggio alle prime impressioni, stop alla ricerca di nuove informazioni) c) Non teniamo conto dei casi particolari (siamo abituati a pensare che i casi particolari non si prestano a generalizzazioni, che non sono sufficienti a mettere in discussione delle generalizzazioni)

36 Il ruolo del linguaggio nella generazione e il mantenimento degli stereotipi Il modello della distorsione linguistica inter-gruppo (Linguistic Intergroup Bias, LIB) (Maas e Acuri, 1996) Diversi livelli di astrazione linguis.ca per descrivere il medesimo comportamento (che rispecchiano ingroup e outgroup bias) A colpisce B : verbo descri9vo d azione A fa male a B : verbo interpreta0vo d azione A odia B : verbo di stato A è violento : agge9vo astratto concreto AstraEo: risulta stabile nel tempo/contesto, informa circa le carajeris0che dell ajore, non può essere sojoposta ad una verifica direja Concreto: è informa0vo della situazione, la sua corrispondenza descri9va è facilmente controllabile

37 Gli autostereotipi positivi (ingroup) e gli eterostereotipi negativi (outgroup) sono comunicati facendo ricorso a forme linguistiche astratte riferimento a una disposizione psicologica più o meno permanente Gli autostereotipi negativi e gli eterostereotipi positivi sono espressi impiegando forme linguistiche concrete riferimento al valore dell occasione contingente (situazionalità)

38 Pregiudizio: atteggiamento negativo verso i membri di un gruppo sociale Stereotipo (aspetto cognitivo del pregiudizio): rappresentazione cognitiva semplificata di un gruppo sociale <La legge del minimo sforzo (Allport, 1954)> Discriminazione (aspetto comportamentale del pregiudizio): trattamento differenziale di individui sulla base della loro appartenenza a un gruppo sociale

39 Sviluppi nella concezione del pregiudizio Ø Inizialmente considerato una caratteristica dell individuo, associato a componenti psicodinamiche, cioè a determinati tipi di personalità (es. Adorno e la personalità autoritaria, anni 50) Ø In seguito è stato visto come esito dei normali processi di categorizzazione operanti nelle relazioni intergruppi (Sherif, Tajfel) èda patologico a normale èda psicodinamico a cognitivo è Da esplicito ad implicito

40 Da esplicito ad implicito Come spiegare Il paradosso delle forme moderne di pregiudizio (il rifiuto delle ingiustizie razziali non si accompagna ad un chiaro favore verso i provvedimenti per eliminarle)? Le forme moderne di pregiudizio: - Teoria del razzismo simbolico (Kinder e Sears, 1981) - Teoria del razzismo moderno (McConahay, Hardee e Batts, 1981) - Teoria del razzismo riluttante (Gaertner e Dovidio, 1986) - Teoria del razzismo ambivalente (Katz e Hass, 1981) - Teoria del pregiudizio sottile e manifesto (Pettigrew e Meertens, 1995) -.

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45 L afvazione dello stereo5po genera inevitabilmente risposte di pregiudizio? Secondo Devine (1989) apprendiamo i contenuti degli stereotipi durante i processi di socializzazione, e questi si attivano automaticamente quando incontriamo un individuo che si riferisce a questa credenza sociale Ma: gli individui che considerano gli stereotipi delle credenze erronee (individui a basso pregiudizio) inibirebbero le risposte di pregiudizio (perlomeno in quelle situazioni in cui possono esercitare un controllo intenzionale delle proprie reazioni). Al contrario gli individui che credono negli stereotipi (individui ad alto pregiudizio) attivano direttamente risposte di pregiudizio

46 Cosa implica essere vittime di stereotipi negativi/stigmatizzati? Prospettiva tradizionale: Interiorizzazione dell immagine negativa del proprio gruppo e riflesso negativo sull immagine di sé Prospettiva attuale: Stereotipo/stigma = minaccia situazionale Attivazione di strategie di coping di fronte alla minaccia per il sé costituita dalla stigmatizzazione

47 Effetti dell appartenenza a gruppi stigmatizzati

48 Effetti dell appartenenza a gruppi stigmatizzati Ambiguità attributiva (incertezza circa l attribuzione di causalità degli eventi) Le persone vittime di uno stereotipo negative, quando si trovano in situazioni in cui le loro prestazioni o abilità devono essere valutati da altri, possono avere dubbi nell individuare la vera causa dei risultati ottenuti (non sanno cioè se attribuire i risultati alle loro effettive caratteristiche/capacità o al pregiudizio) Minaccia da stereotipo (paura di confermare lo stereotipo mediante il proprio comportamento) Quando le persone si trovano in una situazione che attiva la minaccia da stereotipo, l ansia può effettivamente determinare una prestazione di livello inferiore.

49 STRATEGIE DI RIDUZIONE DEL PREGIUDIZIO Ipotesi del contatto (Allport, 1954) Un contatto favorevole tra i gruppi porta ad una conoscenza dell altro e, quindi, ad un giudizio non stereotipato Separazione tra i gruppi à mancanza di familiarità à ostilità Per ridurre il pregiudizio bisogna favorire la disconferma degli stereotipi negativi attraverso la conoscenza reciproca dei membri dei gruppi.

50 Ma: il contatto con membri dell outgroup può ridurre il pregiudizio se sono presenti determinate condizioni: uguaglianza di status un sostegno sociale e istituzionale à norme sociali che promuovono e sostengono la tolleranza e l incontro contatto di tipo amichevole e informale interdipendenza positiva e prolungata, meglio se orientata ad uno scopo comune

51 Centinaia di evidenze empiriche, in laboratorio e sul campo, su una varietà di gruppi target, sull efficacia del contatto, ma: il contatto è in alcune situazioni di difficile realizzazione à Forme alternative e indirette di contatto: Il contatto esteso (Wright et al., 1997) - il semplice fatto di avere uno o più amici dell ingroup che hanno amici nell outgroup è sufficiente per diffondere gli effetti positivi del contatto di questi individui agli altri membri dell ingroup. - Limiti: improbabile nelle situazioni ad elevato conflitto intergruppi o ad elevata segregazione

52 Il contatto immaginato (Turner, Crisp e Lambert, 2007) una forma ancora più indiretta di contatto indiretto: - il semplice immaginare un incontro positivo con un membro dell outgroup ha effetti positivi sugli atteggiamenti intergruppi. Tuttavia il contatto diretto, rispetto al contatto indiretto, porta alla formazione di atteggiamenti intergruppi più stabili e più difficilmente modificabili (Fazio, 1990). Dove applicabile, esso è dunque preferibile al contatto indiretto.

53 Controeffetti del contatto Il pregiudizio può essere a volte rinforzato dal contatto - Può aumentare la percezione di minaccia: il gruppo maggioritario si sente minacciato da quello minoritario che occupa spazi e risorse (es. gli immigrati si prendono i posti di lavoro degli italiani ) - Può non prodursi una generalizzazione dell effetto (es. mi piace Amir, ma gli altri. )

54 Recenti modelli psicosociali per migliorare le relazioni intergruppi propongono di lavorare sui processi cognitivi di categorizzazione sé/altro, favorendo processi di: Ricategorizzazione Decategorizzazione Mutua differenziazione

55 La ri-categorizzazione Teoria dell Identità Comune (Gaertner e coll., 1993) Se l origine del pregiudizio è da ricercarsi nel processo di categorizzazione, anche la sua riduzione deve passare per tale processo Eliminare la categorizzazione non è possibile: allora bisogna creare un INGROUP COMUNE Siamo sì bianchi e neri, ma siamo tutti cittadini italiani Percepire i membri di due categorie distinte come appartenenti ad una medesima categoria sovraordinata, può portare alla riduzione degli stereotipi e dei pregiudizi associati a queste categorie.

56 Common identity model (ri-categorizzazione) (Gaertner, Dovidio et al., 1993) prima dopo

57 Brewer e Miller (1984) La de-categorizzazione (personalizzazione) Eliminare i confini tra i gruppi, creare rapporti personalizzati (incontro a livello interpersonale, non intergruppo) sfumando l importanza delle categorie, si possono rendere salienti le differenze individuali nei membri dell outgroup, facendo sì che vengano considerati come persone e conosciute come tali. le interazioni a livello interpersonale dovrebbero aiutare i soggetti a prestare meno attenzione agli stereotipi.

58 Il problema che si pone è legato alla GENERALIZZAZIONE Perché la de-categorizzazione riduca il pregiudizio, è necessario che il giudizio favorevole sviluppato nei confronti delle singole persone conosciute venga esteso all intero gruppo Se si pone troppa enfasi su quella persona conosciuta, si corre il rischio di considerarla un eccezione rispetto al suo gruppo

59 Modello della Mutua Differenziazione (Hewstone e Brown, 1986) E impossibile eliminare la categorizzazione: piuttosto bisogna sfruttarla per ridurre il pregiudizio i può ridurre il pregiudizio nei confronti dell outgroup preservando la salienza della distinzione fra gruppi Compiti cooperativi nei quali si enfatizza il contributo unico ed insostituibile dei membri dei due gruppi: mantenendo salienti le appartenenze di gruppo si assicura la GENERALIZZAZIONE.

60 Problemi associati alla mutua differenziazione: La salienza delle appartenenze di gruppo reintroduce, nella situazione di contatto, gli stereotipi e i fenomeni di intergroup bias. Se il contatto avviene tra individui consapevoli della loro rispettiva appartenenza di gruppo, sorge l ansia intergruppià ansia esperita in previsione del contatto con membri di un gruppo estraneo, legata all anticipazione d conseguenze negative per il sé (paura del rifiuto, del ridicolo, dello stigma ecc.)

61 Modello Integrativo del Contatto (Pettigrew, 1986) I modelli della decategorizzazione e della mutua differenziazione devono essere integrati, non considerati antagonisti. La soluzione al pregiudizio potrebbe essere una successione temporale di diverse forme di contatto: PRIMA, favorire un contatto inter-individuale (il contatto interpersonale permette di sviluppare amicizie) POI, rendere salienti le appartenenze di gruppo, favorendo il processo di generalizzazione (dai singoli individui conosciuti all intero outgroup).

62 Modello del contatto - Diretto - Esteso - Immaginato Modelli cognitivi di categorizzazione sociale - Ricategorizzazione - Decategorizzazione - Mutua differenziazione Ricapitolando Strategie per ridurre il pregiudizio Modello integrativo del contatto

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