LE SINDROMI MIELODISPLASTICHE
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1 LE SINDROMI MIELODISPLASTICHE Opuscolo informativo Anno
2 Sindomi Mielodisplastiche (MDS) Le Sindromi Mielodisplastiche (MDS) o mielodisplasie sono neoplasie ematologiche che colpiscono la cellula staminale emopoietica (cioè la cellula midollare progenitrice da cui derivano tutte le cellule che circolano nel sangue periferico: globuli rossi, globuli bianchi, piastrine), caratterizzate da emopoiesi inefficace (che determina citopenia periferica, cioè anemia e/o neutropenia e/o piastrinopenia) e rischio di progressione a leucemia acuta mieloide. Le sindromi mielodisplastiche sono malattie clonali in quanto gli elementi delle tre serie maturative midollari derivano tutte dalla stessa cellula progenitrice la quale ha acquisito una alterazione genetica ad impronta displastica. Il difetto maturativo midollare determina tipicamente anemia refrattaria al trattamento, neutropenia, e piastrinopenia persistenti (o varie combinazione delle stesse). La storia naturale della malattia, in assenza di trattamento, è caratterizzata da un progressivo aggravamento dell'emopoiesi inefficace e dei sintomi ad essa correlati (affaticabilità e dispnea da sforzo imputabili all'anemia, complicanze infettive secondarie alla neutropenia, emorragie da piastrinopenia), e da un rischio di evoluzione in leucemia acuta mieloide. Frequenza e cause delle sindromi mielodisplastiche Le MDS sono più frequenti nei soggetti anziani. In Europa, l'incidenza complessiva è di circa 8 casi ogni persone per anno. Nei soggetti di età inferiore a 30 anni è di 1 caso ogni persone per anno, mentre oltre i 70 anni di età l'incidenza è di 35 casi ogni persone per anno. Alcuni fattori ambientali (come l'esposizione ad agenti tossici quali solventi organici, pesticidi, radiazioni ionizzanti, terapie citostatiche) rappresentano fattori di rischio che possono influire sulla comparsa delle sindromi mielodisplastiche. Presentazione clinica Al momento della diagnosi i pazienti riferiscono più comunemente sintomi correlabili all'anemia, quali stanchezza ed affaticabilità (astenia) di grado variabile e difficoltà respiratoria (dispnea), soprattutto in concomitanza di sforzi fisici. Sintomi meno frequenti sono gli episodi infettivi (legati alla neutropenia) e le manifestazioni emorragiche (causate dalla piastrinopenia). Le infezioni sono più frequentemente di tipo batterico, a carattere recidivante 2
3 e a lenta risoluzione. Nel caso di calo dei valori piastrinici (piastrinopenia) la manifestazione clinica più importante è la comparsa di porpora, ecchimosi o ematomi dopo traumi anche minimi, più raramente epistassi, gengivorragia o sanguinamenti profondi. Infine in un una certa percentuale di pazienti, la diagnosi è occasionale, cioè sospettata sulla base di alterazioni dell esame emocromocitometrico eseguito nel corso di accertamenti di routine. All'esame obiettivo, in una percentuale ridotta di casi (circa il 15%) vengono riscontrate epatomegalia, splenomegalia o linfoadenomegalie. All'esame emocromocitometrico o emocromo, il quadro ematologico è caratterizzato da una citopenia mono-, bi- o tri-lineare: 1) anemia (emoglobina < 12 g/dl) normocitica o lievemente macrocitica (volume globulare aumentato); 2) neutropenia (<1.800/µL); 3) piastrinopenia(< /µl) L'esame dello striscio di sangue periferico rivela la presenza di anomalie morfologiche, a carico dei granulociti neutrofili, dei globuli rossi, e/o delle piastrine. L'esame del midollo osseo (mieloaspirato/biopsia osteomidollare) evidenzia generalmente una ipercellularità midollare, con anomalie morfologiche a carico di una o più linee maturative: diseritropoiesi (linea eritroide), disgranulopoiesi (linea mieloide), dismegacariopoiesi (linea megacariocitica). Criteri di diagnosi e classificazione Le sindromi mielodisplastiche rappresentano un gruppo eterogeneo di disordini primitivi del midollo osseo. Sono state classificate secondo la proposta formulata dal French-American-British (FAB) Cooperative Group nel Questa classificazione si avvale esclusivamente di criteri morfologici (citopenia, displasia midollare, percentuale di cellule immature o blastiche nel sangue periferico e midollo, percentuale di sideroblasti midollari). Essa distingue 5 forme: 1) anemia refrattaria (RA) (anemia e blasti midollari < 5%) 2) anemia refrattaria con sideroblasti ad anello (RARS) (anemia, blasti midollari < 5%, sideroblasti ad anello) 3) anemia refrattaria con eccesso di blasti (RAEB) (blasti midollari 5-20%) 4) anemia refrattaria con eccesso di blasti in trasformazione (RAEB-t) (blasti midollari 20-30%) 5) leucemia mielomonocitica cronica (CMML) Nell'Ottobre 2002 è stata formulata la nuova classificazione della World Health Organization (classificazione WHO), che alcuni criteri FAB, ma definisce con maggior precisione alcuni sottotipi, utilizzando non solo criteri morfologici ma anche biologici e citogenetico-molecolari. Nella classificazione WHO è stato eliminato il sottotipo FAB RAEB-t in quanto incorporato nella definizione di leucemia acuta mieloide o LAM (si parla di LAM se blasti > 3
4 20%). Inoltre nella classificazione WHO il sottotipo CMML viene collocato in un gruppo dei disordini mieloidi con caratteristiche sia delle sindromi mielodisplastiche sia delle malattie mieloproliferative (MDS/MPD). La classificazione WHO distingue: 1) anemia refrattaria (RA) 2) anemia refrattaria con sideroblasti ad anello (RARS) 3) citopenia refrattaria (senza o con sideroblasti ad anello) con displasia multilineare (RCMD, RS-RCMD) 4) anemia refrattaria con eccesso di blasti (RAEB1 e RAEB2) 5) sindrome 5q- (5q) 6) sindromi mielodisplastiche non classificabili Nella WHO viene definita una nuova entità clinica, la sindrome 5q- associata a prognosi favorevole. L'insieme dei dati clinici e biologici al momento della diagnosi consente di ottenere indicazioni prognostiche utilizzabili per l'orientamento terapeutico nel singolo paziente. La revisione 2008 della classificazione prevede l inglobamento della RCMD con e senza sideroblasti ad anello in un unica entità, ed il riconoscimento di un unica categoria diagnostica con displasia unilineare e senza sideroblasti ad anello: la citopenia refrattaria con displasia unilineare (Refractory Cytopenia with Unilineage Dysplasia, RCUD) La storia naturale delle MDS varia da forme indolenti con un decorso di diversi anni, alle forme aggressive che progrediscono rapidamente in leucemia; sono stati quindi proposti diversi sistemi prognostici nell intento di migliorare la capacità di prevedere la sopravvivenza e la probabilità di progressione nei pazienti con MDS Nel 1997 Greenberg e collaboratori hanno definito l International Prognostic Scoring System (IPSS) che ha rappresentato, nel corso degli ultimi dieci anni, il sistema di riferimento per la gestione del paziente e l esecuzione di studi clinici. Questo sistema prende in considerazione la citopenia, la percentuale di blasti midollari ed il cariotipo (alterazioni citogenetiche) ed identifica 4 gruppi di rischio (basso rischio, intermedio-1, intermedio-2, alto rischio) che differiscono significativamente per probabilità di evoluzione leucemica e sopravvivenza. Più recentemente è stato introdotto un nuovo sistema prognostico dinamico basato sulla classificazione WHO, sull analisi citogenetica e sulla presenza di fabbisogno trasfusionale. Tale sistema, definito WHO Classification based Prognostic Scoring System (WPSS), permette di 4
5 classificare i pazienti in cinque distinti gruppi di rischio che predicono in modo accurato, in ogni momento durante il decorso della malattia, la probabilità di sopravvivenza e di progressione in leucemia (AML). Il gruppo a rischio molto basso, che comprende pazienti con displasia unilineare (RA con o senza sideroblasti ad anello e MDS del(5q)), con basso rischio citogenetico e senza fabbisogno trasfusionale, ha dimostrato una aspettativa di vita che non differisce significativamente da quella della popolazione generale Esami da eseguire nel paziente con sospetta sindrome mielodisplastica Esame emocromocitometrico (o emocromo) con conteggio dei reticolociti: consente di valutare il grado dell'anemia, neutropenia e piastrinopenia. Striscio di sangue periferico: consente la valutazione di eventuali alterazioni morfologiche delle cellule ematiche e della presenza di cellule immature (blasti). Esami del metabolismo del ferro: consentono la valutazione di una eventuale carenza o sovraccarico di ferro (ad esempio nei pazienti politrasfusi). Esami di funzionalità epato-renale, indici di flogosi, elettroforesi delle sieroproteine: consentono l'esclusione di patologie concomitanti che possono dare quadri di anemia/citopenia Dosaggio di Vitamina B12 e Folati: consente la valutazione di una eventuale carenza di questi fattori che si associa a un quadro di anemia Dosaggio della Eritropoietina sierica (EPO): l'eritropoietina è fisiologicamente secreta a livello renale in rapporto al grado di ipossia tessutale e stimola la produzione midollare di eritrociti in rapporto al fabbisogno dell'organismo. Il suo dosaggio sierico è in grado di predire l'efficacia del trattamento con eritropoietina ricombinante. Citologia midollare (colorazioni Giemsa e Perls): consente la valutazione del grado di displasia delle linee emopoietiche, la presenza e percentuale di elementi blastici midollari e la quantificazione della quota di sideroblasti ad anello Biopsia ossea: consente di valutare cellularità ed istologia midollare e l'eventuale presenza di fibrosi 5
6 Immunofenotipo (citometria a flusso su sangue midollare): rappresenta un complemento diagnostico (distribuzione delle popolazioni midollari, analisi dei difetti morfologici-maturativi, quantificazione e caratterizzazione antigenica degli elementi blastici) Citogenetica classica (cariotipo con tecnica di bandeggio G su sangue midollare): consente di individuare anomalie cromosomiche clonali acquisite. E' essenziale nella determinazione della prognosi delle sindromi mielodisplastiche. E' informativa in percentuali variabili tra il 30 e l'80% dei casi. L analisi citogenetica su sangue midollare nelle sindromi mielodisplastiche è un indagine essenziale indicata non solo a scopo diagnostico, per individuare l eventuale presenza di anomalie cromosomiche, ma anche per l importante ruolo nella definizione della prognosi. Alterazioni cromosomiche sono dimostrabili nel 40-70% dei pazienti con sindrome mielodisplastica de novo, mentre l incidenza delle anomalie cromosomiche nelle forme secondarie a chemioterapia si aggira attorno al 90%. Tra le anomalie più frequentemente osservate vi sono le delezioni, le perdite e le acquisizioni di interi cromosomi, mentre le traslocazioni sono osservate con minore frequenza. Le anomalie citogenetiche singole più comuni comprendono la delezione del braccio lungo del cromosoma 5, del cromosoma 7, o del cromosoma 20, la monosomia 7, e la trisomia 8. La perdita del cromosoma Y è di consueto riscontro nei pazienti con MDS ma viene considerata un fenomeno età-correlato non sempre indicativo di un disordine clonale. Nei pazienti con MDS secondarie a trattamenti chemioterapici con agenti alchilanti il cariotipo risulta nella maggior parte dei casi complesso con anomalie che interessano nel 90% dei casi i cromosomi 5 e 7. Non esistono lesioni citogenetiche specifiche per le MDS, essendo molte lesioni riscontrabili anche nelle leucemie acute mieloidi, specialmente dell anziano. Citogenetica molecolare (tecnica di ibridazione in situ fluorescente - FISH - su sangue midollare): utile nella definizione di anomalie citogenetiche in pazienti con cariotipo normale o in pazienti in cui l'analisi citogenetica classica è fallita. Il decorso della malattia Infezioni La comparsa di complicanze infettive rappresenta un evento frequente nei pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche. La causa di questa suscettibilità agli agenti infettivi è dovuta in gran parte allo stato di immunosoppressione causato dalla neutropenia. La maggior parte delle infezioni è di tipo batterico 6
7 con localizzazione più frequente a livello delle vie respiratorie (polmonite). Il trattamento con antibiotici ad ampio spettro rappresenta il presidio terapeutico principale per ottenere la risoluzione del quadro. Fabbisogno trasfusionale e sovraccarico di ferro (emocromatosi secondaria) Circa la metà dei soggetti con sindrome mielodisplastica esegue trasfusioni di globuli rossi concentrati per mantenere i valori di emoglobina a livelli accettabili. La complicanza più importante della terapia trasfusionale prolungata (oltre 20 trasfusioni) è rappresentata dal sovraccarico di ferro che si accumula nei tessuti, in particolare: fegato, cuore, pancreas e cute (quadro di emocromatosi secondaria). I danni tessutali possono essere prevenuti attraverso la terapia chelante cioè con farmaci che favoriscono l'eliminazione dell'eccesso di ferro. Evoluzione in leucemia acuta mieloide I pazienti affetti da sindrome mielodisplastica presentano un rischio di evoluzione in leucemia acuta mieloide. Tale rischio non è uguale per tutti i soggetti ed è prevedibile in base agli score prognostici (9% per i pazienti con IPSS basso, 26% e 39% rispettivamente per i pazienti con IPSS intermedio 1 e 2 e 68% per i pazienti con IPSS alto). Terapia delle sindromi mielodisplastiche La scelta terapeutica delle sindromi mielodisplastiche viene valutata in funzione delle caratteristiche del paziente (età, performance status) e della malattia (score prognostici IPSS e WPSS). I pazienti a basso rischio di evoluzione in leucemia acuta mieloide sono generalmente candidati a trattamenti di supporto per la correzione della citopenia periferica. Viceversa, i pazienti a più alto rischio di evoluzione in leucemia sono candidati ad un trattamento specifico, differentemente modulato in base all'età e alle comorbidità. 7
8 Trapianto Allogenico di Progenitori Emopoietici (Trapianto di Midollo Osseo) Al momento, il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche rappresenta l unica terapia in grado di indurre una remissione a lungo termine e di guarire i pazienti con mielodisplasia. Un simile trattamento tuttavia è attuabile in una minoranza dei casi, giacché l età media dei pazienti alla diagnosi è superiore a 70 anni e la procedura non è scevra da pericoli, essendo associata ad un certo rischio di mortalità ed a malattia da trapianto contro l ospite (Graft Versus Host Disease, GVHD). Per tali motivi è più appropriato riservare tale trattamento a pazienti giovani con prognosi sfavorevole o con malattia in stadio avanzato. Terapie per pazienti non candidati al Trapianto Allogenico a) Chemioterapia ad alte dosi I pazienti che presentano un eccesso di blasti possono essere trattati con i regimi aggressivi di chemioterapia di induzione e post-remissione utilizzati nei pazienti con leucemia acuta mieloide. I soggetti più giovani e con cariotipo favorevole hanno maggiori probabilità di ottenere la remissione completa (RC). b) Farmaci Demetilanti (5 - Azacitidina e Decitabina) Il grado di metilazione del DNA è correlato inversamente allo stato trascrizionale dei geni. La elevata metilazione (ipermetilazione) di geni coinvolti nel controllo del ciclo cellulare e dell'apoptosi, denominati oncosoppressori, svolge un ruolo importante nei processi di trasformazione neoplastica (tumorale). Il razionale dell'impiego di farmaci ipometilanti come 5-Azacitidina e Decitabina nelle sindromi mielodisplastiche risiede nel fatto che l'ipermetilazione di sequenze specifiche di DNA è implicata nella patogenesi di queste malattie. c) Terapia Immunosoppressiva con Globulina Antilinfocitaria e Ciclosporina A L'impiego di trattamenti immunosoppressivi nelle sindromi mielodisplastiche è basato su evidenze sperimentali che indicano che reazioni di tipo autoimmunitario mediate da cloni di linfociti T possono avere un effetto soppressivo della proliferazione midollare e contribuire al quadro di citopenia periferica in queste patologie. I farmaci immunosoppressivi attualmente disponibili per questo tipo di terapia sono le Globuline Antilinfocitarie e la Ciclosporina 8
9 d) Lenalidomide I pazienti affetti da sindrome mielodisplastica associata a delezione isolata del braccio lungo del cromosoma 5 possono beneficiare del trattamento con lenalidomide, un farmaco orale analogo alla talidomide con simile attività antineoangiogenetica ma priva di tossicità neurologica. La lenalidomide è stata approvata nel 2005 dalla Food and Drug Administration (FDA) per il trattamento delle sindromi mielodisplastiche a basso rischio IPSS, che presentino delezione isolata del braccio lungo del cromosoma 5 ed anemia sintomatica trasfusione-dipendente. Terapia di supporto Lo scopo della terapia di supporto è la correzione della citopenia periferica (anemia e piastrinopenia), mantenendo i valori di emoglobina entro livelli accettabili e riducendo il rischio emorragico. La conseguenza diretta, in particolare del miglioramento del grado di anemia, è il miglioramento della qualità di vita del paziente. La terapia chelante è indicata nei pazienti con segni di sovraccarico di ferro, solitamente politrasfusi. Il farmaco standard è rappresentato dalla Deferoxamina che può essere somministrata endovena o sottocute. I maggiori problemi legati alla fattibilità e applicabilità di questa terapia sono legati per l'infusione in vena alla necessità di eseguirla in regime ospedaliero, per l'infusione sottocutanea ai lunghi tempi di infusione richiesti (ore). Attualmente è disponibile un nuovo chelante del ferro (Deferasirox) che può essere assunto per bocca, con notevoli vantaggi di fattibilità e tollerabilità della terapia L'eritropoietina (EPO) è un ormone fisiologicamente secreto a livello renale in rapporto al grado di ipossia tissutale e stimola la produzione midollare di eritrociti in rapporto al fabbisogno dell'organismo. L'eritropoietina umana è stata riprodotta con tecnica ricombinate (rhuepo) per uso farmacologico. Il trattamento con eritropoietina ricombinante è indicato in pazienti affetti da sindrome mielodisplastica con bassa percentuale di cellule immature midollari (<5% di blasti) e consente in alcuni casi (circa il 25% dei pazienti trattati) di aumentare sensibilmente i livelli di emoglobina e/o di ridurre in modo significativo il fabbisogno trasfusionale. Il dosaggio dell'eritropoietina sierica in questi pazienti è in grado di predire con una certa precisione la risposta al trattamento (vi è maggior probabilità di risposta se l'eritropoietina serica è < 200 mu/ml) 9
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