IL CONTRIBUTO DELLA TEORIA DELL ATTACCAMENTO
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- Marianna Riva
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1 IL CONTRIBUTO DELLA TEORIA DELL ATTACCAMENTO Introduzione L opera di John Bowlby, ha ispirato nuovi metodi, concetti e modi di osservare i principali fenomeni dello sviluppo umano. Il suo lavoro integra e trasforma le conoscenze precedenti di matrice psicoanalitica, sviluppando la concezione dell impronta fondamentale delle esperienze infantili sulla personalità futura, con particolare riferimento alle prime relazioni significative. L Autore elabora l ipotesi che i processi inconsci siano la chiave del persistere dell influenza delle esperienze precoci in età adulta e che le relazioni affettive sperimentate abbiano un ruolo nella rielaborazione di tali esperienze infantili. La Teoria dell Attaccamento ha contribuito a spostare l enfasi, soprattutto in campo psicoanalitico, dalla prospettiva ricostruttiva, basata sulle osservazioni cliniche di pazienti prevalentemente in età adulta, ad un approccio prospettico che privilegia le indagini longitudinali, basate sull osservazione diretta del bambino. Sia per Bowlby che per Freud è centrale l idea che, nonostante i notevoli cambiamenti apportati dalla crescita, l esperienza infantile non vada perduta, per cui lo sviluppo procede indipendentemente dalla natura delle prime cure, ma sempre all interno della cornice delineata dal precedente schema di adattamento. Mentre Freud si è interessato dei processi mentali del mondo interno del bambino, tra gli anni 50 e 60 Bowlby sposta l attenzione sul mondo relazionale esterno comprensivo del bambino stesso, postulando l ipotesi fondamentale che lo stringere legami emotivamente significativi, è un comportamento istintivo, biologicamente predeterminato, che svolge una funzione primaria di sopravvivenza e di adattamento all ambiente circostante. Nella sua teoria, la socialità non ha valore in quanto conseguenza strumentale della realizzazione dei bisogni primari, ma essa è di per sé un bisogno primario, segno di una continuità diretta tra il piano biologico e quello sociale, e di un influenza costante e reciproca tra natura e cultura: nel bambino la fame dell amore e della presenza materna è non meno grande della fame di cibo (Bowlby, 1951). Il comportamento di attaccamento, proprio perché dovuto ad un sistema biologico volto ad assicurare la sopravvivenza dell individuo, non è limitato soltanto ai bambini, ma è osservabile anche negli adulti, ogni volta che si trovano in una situazione di stress o di angoscia, sia dovuta a motivi reali che puramente psicologici. L emozione ed i comportamenti che vengono delineati dal sistema di attaccamento, dipendono dal tipo di relazione affettiva in cui il bambino, o l adulto, è coinvolto. Negli ultimi anni, la qualità delle relazioni che i bambini formano con chi si prende cura di loro e, in particolare, il tipo di attaccamento che gli individui instaurano con la madre e con altre figura significative, è stata considerata di particolare importanza ai fini della rilevazione dei fattori di rischio di disadattamento sociale ed affettivo. Il concetto di base sicura Bowlby definisce la base sicura come la base da cui un bambino parte per esplorare il modo e a cui può far ritorno in ogni momento di difficoltà o in cui ne senta il bisogno. In verità questo termine è stato introdotto dalla Ainsworth (1982) per descrivere la sensazione di sicurezza fornita dalla figura di attaccamento o caregiver. I bambini cercheranno la loro base sicura in momenti di pericolo, malattia, stanchezza o dopo una separazione. Quando la percezione del pericolo cesserà, il bambino si tranquillizzerà ma
2 si sentirà sicuro solo nel caso che la base sicura sia disponibile ogni volta che ne ha bisogno. Questo fenomeno riconosce anche negli adulti. Tutti noi ci sentiamo a casa con coloro che conosciamo e di cui ci fidiamo e all interno di un ambiente familiare siamo capaci di rilassarci e di impegnarci nei nostri progetti, che siano gioco, lavoro o svago. Da questo concetto si comprende facilmente come non abbia senso palare di vizi dati ai bambini. Questi cercheranno la vicinanza della madre o di chi si prende cura di loro, per fare il pieno di sicurezza ogniqualvolta percepiranno sensazioni di incertezza. Ciò sarà normalissimo se avviene di notte o dopo che la mamma è stata fuori casa per qualche ora, ma anche in altri momenti che magari noi adulti non comprendiamo immediatamente. Via, via che passano i mesi, il bambino farà tesoro di questa sicurezza e svilupperà la sua autonomia coi propri tempi di crescita. Ecco quindi, che lasciar piangere i bambini di notte o imporgli un allattamento ad orario non rispetterà in alcun modo le sensazioni che il bambino prova e che vuole comunicare a suo modo ai genitori. Non ascoltare e elaborare insieme queste sensazioni, porterà facilmente ad una frattura nella relazione di fiducia che si deve creare fra genitori e figli. Il concetto di Modello Operativo Interno Sulla base della psicologia cognitiva, Bowlby (1969) considera che gli animali superiori hanno bisogno di una mappa o modello del mondo, se devono essere in grado di fare predizioni corrette e di controllare e manipolare il loro ambiente. Per quanto, questa idea, sia principalmente una rappresentazione cognitiva, essa è applicabile alla vita affettiva. La mappa è costruita a partire dalle esperienze e viene influenzata dal bisogno di difendersi da sentimenti dolorosi. E, quindi, nel corso dell interazione con l ambiente, che un individuo costruisce, secondo Bowlby (1969), dei modelli operativi del mondo e di se stesso nel mondo, con l aiuto dei quali percepisce gli eventi, prevede il futuro e costruisce i propri programmi ; esse costituiscono, infatti, una rappresentazione interna dinamica di sé in rapporto con gli altri. Intorno al primo anno di vita, per l Autore, il bambino inizia ad organizzare la sua esperienza affettiva, in termini di Modelli Operativi Interni della figura di attaccamento e del Sé. Parliamo di modelli perché la struttura della rappresentazione è relazionale e riproduce la relazione-struttura del mondo reale; operativi poiché la rappresentazione è un processo dinamico che si attiverà in accordo con il momento di vita dell individuo. La funzione di questi modelli operativi interni nel bambino è quella di organizzare le conoscenze acquisite di sé e della figure di attaccamento, per poter pianificare il proprio comportamento, sulla base della previsione delle probabili risposte degli altri alle sue azioni. Essi influenzano, strutturandole ed organizzandole, le percezioni, i pensieri, i sentimenti e tutta la personalità dell individuo. Il bambino, quindi, costruisce rappresentazioni mentali in grado di raffigurare con sufficiente coerenza, l esperienza vissuta nelle interazioni con le persone che si prendono cura di lui. Tali rappresentazioni funzionano come modelli, mappe di comportamento, che continuano ad essere attivate nel corso dello sviluppo: essi sono, infatti, una costruzione attiva che, una volta organizzata, opera al di fuori della coscienza, poiché diventa abituale e automatica. Nella costruzione dei modelli operativi del mondo che ciascuno si forma, sono caratteristiche chiave: il concetto di chi siano le figure di attaccamento, di dove le si possa trovare e del modo in cui ci si possa aspettare che reagiscano (Bowlby, 1973).
3 Infatti, la forma dei M.O.I. si basa sull esperienza di vita reale del bambino, nell interazione con chi si prende cura di lui - in genere, la madre - e il modello del Sé riflette l immagine che questa ha del bambino stesso, immagine manifestata attraverso le modalità di comportamento e di comunicazione specifici di quella relazione. La stabilità del modello di attaccamento nei primi due anni di vita, pertanto, è una proprietà della diade madre - bambino che col passare del tempo, determina una organizzazione interna del comportamento del bambino sempre più stabile e meno influenzabile dai cambiamenti (Bowlby, 1969). Così, più passa il tempo, più è difficile che avvengano revisioni dei modelli operativi in questione; in età adulta, soltanto eventi con enorme significato psicologico, quali, ad esempio, la gravidanza, o relazioni molto intense, durature e di consistenza diversa da quelle stabilite in precedenza, possono portare a significative riorganizzazioni di questi modelli. Tale relativa stabilità comporta, pertanto, un certo grado di semplificazione e distorsione delle informazioni, che è normale nel processo di elaborazione dell informazione, ma diventa difensivo, quando esclude affetti e rappresentazioni discrepanti, provocando una distorsione della rappresentazione della relazione e ostacolandone, in questo modo, l aggiornamento. Le rappresentazioni mentali di sé in rapporto con gli altri, quindi, tendono ad essere relativamente stabili nel tempo, a prescindere dalla loro natura, permettendo in tal modo, di fare previsioni sull evoluzione futura dei comportamenti del soggetto, poiché ogni persona tende a ricreare esperienze simili alla propria storia relazionale infantile. E questo l aspetto nodale che riguarda questa trattazione, in quanto, permette di affermare che la donna in attesa di un bambino, avrà rappresentazioni mentali proprie le quali determineranno, in seguito, il tipo di relazione che avrà col bambino. Il concetto di Modello Operativo Interno ha aperto la strada allo studio dell organizzazione psicologica interna che caratterizza le diverse espressioni comportamentali, cognitive e affettive dell individuo. Tra gli autori che hanno ripreso e sviluppato tale concetto, occupa un posto di grande rilievo Mary Main, che nel 1985 ha definito i M.O.I. come un set di regole consce ed inconsce, per organizzare le informazioni rilevanti per l attaccamento, per acquisire l accesso ad informazioni inerenti ad esperienze, sentimenti e idee. Questi modelli dirigono, non soltanto i sentimenti ed il comportamento, ma anche l attenzione, la memoria e i processi cognitivi direttamente o indirettamente rilevanti per l attaccamento (Main et al., 1985). Tali modelli, in cui è possibile identificare componenti affettive e cognitive, agirebbero, quindi, alla stregua di un filtro nei confronti della realtà esterna, in entrata, permettendo poi, l attuarsi di piani ed azioni corrispondenti, in uscita. Questi filtri non sono quindi, schemi passivi, ma organizzatori dell elaborazione dell informazione e del comportamento, che ricreano in maniera attiva e dinamica, esperienze congruenti con la storia relazionale del soggetto. Main, infatti, utilizza il concetto di modello operativo per sottolineare come differenze individuali nel comportamento di attaccamento, riflettano in modo specifico, differenze individuali nelle rappresentazioni mentali di sé, in interazione con le figure di attaccamento, dal momento che, i M.O.I. si formano e si stabilizzano, in stretto rapporto con i sistemi di attaccamento. Poiché le conoscenze del bambino relative alle relazioni, sono organizzate in base alle azioni ed alle loro conseguenze, allora anche il Modello Operativo Interno della relazione bambino-genitore, si forma in base alla storia delle azioni del bambino, alle sue interazioni con il genitore e all esito degli sforzi del bambino di raggiungere la figura di attaccamento, perfino in sua assenza (Main et al., 1985).
4 Anche Zeanah e Anders hanno rielaborato la concezione dei modelli operativi interni specificando come: i modelli operativi riflettono, non tanto una rappresentazione reale ed obiettiva del genitore, quanto la storia delle risposte affettive e della disponibilità di questo alle richieste di sicurezza del bambino. Questo significa che l esperienza soggettiva che il bambino ha dei suoi genitori, e l esperienza che ciascun genitore ha del proprio figlio, è un mediatore interno del loro comportamento interattivo esterno (Zeanah e Anders, 1987). Trasmissione intergenerazionale dei Modelli Operativi Interni Una solida dimostrazione della continuità dei modelli di attaccamento nel tempo e delle influenze intergenerazionali, è stata fornita da vari studi longitudinali che hanno permesso di stabilire l esistenza di una predittività di tali modelli, caratteristici della coppia madre - bambino, nei diversi aspetti cognitivi e socio - emotivi, rispetto ai vari periodi di età del bambino. Tali ricerche comparavano gli stili di attaccamento materni e paterni, e del bambino attraverso, l Adult Attachment Interview (George, Kaplan, Main, 1985), per esplorare lo stile di attaccamento materno, e la Strange Situation (Ainsworth, 1978) per appurare, invece, il tipo di attaccamento dei bambini. Queste ricerche presentano risultati simili che collegano fortemente i pattern di attaccamento dei bambini con quelli dei genitori, i quali derivano, a loro volta, dai Modelli Operativi Interni che il genitore stesso possiede. Si delinea così, una chiaro processo di trasmissione intergenerazionale delle modalità di stabilire relazioni significative, basato appunto, sulla reciproca complementarietà dei rispettivi Modelli Operativi Interni. La trasmissione tra le generazioni di questi modelli, ha concentrato l interesse di alcuni ricercatori sul periodo che precede la nascita del bambino, durante il quale, i genitori si formano rappresentazioni interne anticipatorie, sia del bambino che deve nascere, che di loro stessi, nell instaurarsi della propria funzione genitoriale. Si è accertato che questi modelli dovranno poi essere corretti ed adeguati alla situazione reale di quella specifica relazione, determinata da quello specifico bambino che sicuramente, si distanzierà, non poco, dall immagine che i genitori si erano rappresentati di lui, prima che nascesse. Questa rielaborazione sarà resa difficile qualora i Modelli Operativi Interni dei genitori, siano male organizzati e poco coerenti. Illustrerò nel prossimo capitolo, come Fonagy considera fondamentale per lo sviluppo di un legame sicuro, la capacità del caregiver di considerare già il feto, alla fine della gravidanza, come un essere distinto, dotato di sentimenti ed intenzioni e la capacità di riflettere sullo stato mentale del bambino, indipendentemente dal proprio. La Capacità Metacognitiva Main (1991) indica la distinzione tra i processi rappresentazionali rispetto ai processi meta - rappresentazionali approssimativamente sovrapponibile alla distanza tra il pensare e la capacità di pensare al proprio modo di pensare e, quindi, ad un livello più profondo in termini di differenza tra la rappresentazione mentale di un esperienza e la capacità di riflettere sulla validità, caratteristica e fonte di questa rappresentazione (Main, 1991). La Capacità Metacognitiva, quindi, comprende sia la conoscenza della cognizione e del processo cognitivo stesso, una conoscenza di secondo ordine, diretta alla meta - rappresentazione; sia la capacità di regolare la cognizione, cioè il monitoraggio metacognitivo, che pianifica l attività, la controlla e ne verifica i risultati.
5 Main afferma, in base alle proprie ricerche effettuate, che l organizzazione dello stile di attaccamento del bambino è modellato dalla qualità metacognitiva del caregiver: un genitore che utilizza un modello coerente ed unitario nel presentare la sua storia di attaccamento, facilmente favorirà lo sviluppo, con il suo comportamento, di un modello di attaccamento sicuro del figlio nei suoi confronti; mentre, quando il genitore utilizza modelli incoerenti e multipli, molto probabilmente il figlio svilupperà con lui uno stile di attaccamento valutato insicuro, risultando più vulnerabile alla possibilità di sviluppare modelli di attaccamento multipli, ovvero conflittuali ed incompatibili. Per modelli multipli si intende nella definizione che ne diede Bowlby, la presenza di modelli contraddittori ed incompatibili, poiché non possono essere veri contemporaneamente, laddove ci dovrebbe essere un modello unitario, dato che i modelli multipli si riferiscono ad uno stesso aspetto della realtà. Dove esistono modelli multipli e contraddittori è possibile prevedere che non si sia sviluppata la conoscenza metacognitiva o che sia venuta a mancare la possibilità di un controllo correttivo di tipo metacognitivo. Sul versante del bambino, è stato indicato, attraverso una serie di studi recenti, come nei bambini che presentano Attaccamento Sicuro ci si può aspettare un monitoraggio metacognitivo relativamente avanzato, rispetto a quelli con Attaccamento Insicuro, che hanno difficoltà ad accedere ai ricordi precoci ed a distinguere tra apparenza e realtà. Ciò sta a significare che le esperienze nell interazione con i genitori influiscono sui contenuti mentali dei bambini, tanto quanto sulla loro capacità di operare su questi contenuti. D altra parte, è l assenza della Capacità Metacognitiva nei bambini piccoli al di sotto dei tre anni, che li rende vulnerabili al comportamento genitoriale incoerente: non avendo sviluppato la capacità di distinguere la realtà dall apparenza, il bambino non riesce a strutturare una differenziazione tra l esperienza immediata e lo stato mentale che potrebbe sostenerla. Il concetto di Funzione Riflessiva del Sé Sulla base delle osservazioni fatte da Main sulla capacità metacognitiva, Fonagy propone il concetto di Funzione Riflessiva del Sé considerata come la capacità dell individuo di rappresentare mentalmente il funzionamento psicologico di sé e dell altro, nei termini di stati mentali - sentimenti, credenze, emozioni. Questo concetto si compone, quindi, di un aspetto autoriflessivo e di una componente interpersonale, che consente la distinzione tra realtà esterna e interna, come tra i processi intrapsichici e processi relazionali. Per Fonagy una piena capacità riflessiva del Sé si sviluppa solo all interno di una relazione di Attaccamento Sicuro.
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