Infiorescenze RAMIFICAZIONI MONOPODIALI

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1 Infiorescenze Fiori riuniti in ramificazioni di tipo diverso. RAMIFICAZIONI MONOPODIALI Ramificazioni monopodiali o indefinite o racemose o centripete in cui l asse dell infiorescenza può continuare ad accrescersi. Fiori portati su un asse monopodiale con fiori laterali che si richiudono dal basso verso l alto (acropete) o dall esterno verso il centro (centripete) Ad asse allungato 1. Fiori peduncolati racemo grappolo (es. Muscari) 2. Spiga fiori sessili (Plantago). Se è flessibile si ha l amento o gattino (Glicine) 3. Spighetta spiga corta con due o più fiori all ascella di due brattee (glume). Ogni fiore è protetto da una brattea (glumetta) (Graminacee) 4. Spadice Spiga con asse ingrossato e protetta da una brattea avvolgente (Arum, Anthurium) 5. Corimbo Racemo con fiori i cui peduncoli raggiungono tutti lo stesso livello (es. Sambuco). parte 1

2 parte 2

3 parte 3

4 parte 4

5 parte 5

6 Spadice Racemo parte 6

7 Corimbo Spiga parte 7

8 Ad asse raccorciato Ombrella con peduncoli tutti inseriti sullo stesso punto (es. Carota). Capolino o ombrella sessile asse raccorciato che si dilata ed è circondato da un involucro di brattee (Composite). parte 8

9 Infiorescenze simpodiali o definite o cimose o acrofughe o centrifughe L asse arretra il suo sviluppo (infiorescenza definita) producendo un fiore terminale e 1 o 2 assi, sorgenti sotto il fiore centrale e terminanti con un fiore. Il fiore centrale è il più vecchio e viene sorpassato dai laterali che sono più giovani (infiorescenze acrofughe o centrifughe). Monocasio cima unipara: si forma 1 solo ramo che porta 1 fiore. Gli assi si possono formare sempre dalla stessa parte (elicoide) (es. Echium) o alternati (scorpioide) (es. Gladiolo). Dicasio cima bipara: il ramo principale forma 2 assi secondari opposti muniti di fiori (Cariofillacee). Il verticillastro è un dicaso terminale raccorciato all ascella di foglie normali, lo spicastro (Labiate) è un dicaso terminale raccorciato all ascella di brattee. parte 9

10 parte 10

11 parte 11

12 Cima bipara Spicastro parte 12

13 Infiorescenze composte o tirsoidi o pluriassiali 1. Omotipiche L asse infiorescenziale si ramifica originando molti assi, ripetendo la stessa infiorescenza dell asse principale (infiorescenze omotipiche) o con nuovi modelli (infiorescenze eterotipiche) Omotipiche Pannocchia o tirso o grappolo o racemo composto racemo dove ai peduncoli si formano altri racemi (es. vite) con asse principale più lungo. Antela come il precedente solo che l asse centrale è superato dai laterali. Corimbo composto o corimbo tirso - Ombrella composta (es. Umbellifere). Spiga composta al posto del singolo fiore ci sono altre spighe. Policasio o cima multipara o cima ombrelliforme deriva dal dicasio, però con ramificazioni di più di due assi verticillati, ognuno dei quali si ramifica allo stesso modo (es. finocchio) parte 13

14 parte 14

15 Eterotipiche Grappolo di ombrelle: è un racemo dove al posto dei fiori ci sono altrettante ombrelle (es. edera) Grappolo di spighette Grappolo di capolini Grappolo di cime scorpioidi (Ippocastano) Grappolo di dicasi Grappolo di capolini (Achillea) parte 15

16 parte 16

17 Infiorescenze particolari Siconio (fico): asse infiorescenziale molto slargato che forma una cavità dove si impiantano i fiori. Ciazio (euforbia): 1 solo fiore femminile ridotto al pistillo portato dal ginoforo, circondato da gruppi di fiori maschili con un solo stame avvolto da brattee con nettare. parte 17

18 Impollinazione Angiosperme: stigmatica. Il polline è trattenuto sulla superficie ghiandolare dello stigma dove piò germinare. Impollinazione anemofila Trasporto a cura del vento; grande quantità di polline per compensare le perdite. I granuli pollinici sono leggeri, piccoli ed asciutti. Fiori in infiorescenze pendule o che oscillano al vento (es. Graminacee) Fiori femminili: senza antofilli, monoclamidati o aclamidati, hanno stigmi piumosi o sporgenti che facilitano la cattura del polline. Piante anemofile: molte producono allergia. parte 18

19 parte 19

20 Impollinazione idrofila Piante acquatiche, con polline e stigma filiformi in modo da facilitare il galleggiamento del polline e la fecondazione. parte 20

21 Impollinazione zoidiofila E il tipo di impollinazione della piante più evolute Si produce polline in minore quantità Il polline è spesso conformato in maniera tale da poter essere trasportato dagli animali I fiori sono vistosi (esaltazione della funzione vessillare) Pronubi Insetti = impollinazione entomofila Uccelli = impollinazione ornitofila Pipistrelli = impollinazione chirotterofila Lumache = impollinazione malacofila parte 21

22 parte 22

23 parte 23

24 parte 24

25 parte 25

26 Impollinazione e fecondazione Autogamia o autoimpollinazione: il polline cade sugli stimmi dello stesso fiore Allogamia o eteroimpollinazione: polline su altri stimmi in altri fiori Ibridismo: Impollinazione fra specie diverse (molto vicine) parte 26

27 Impollinazione e fecondazione La maggior parte delle angiosperme presenta la impollinazione incrociata (xenogamia); è però frequente anche l autoimpollinazione (geitonogamia) Xenogamia: vantaggi della ricombinazione dei caratteri ereditari Geitonogamia: metodo più sicuro, indipendente dal pronubo o dal vento Esistono dei meccanismi che limitano l autoimpollinazione 1. Maturazione di androceo e gineceo in tempi differenti sullo stesso fiore 2. Differenza fisica fra le dimensioni dello stilo e dell antera (fiori longistili o brevistili 3. Ercogamia parte 27

28 Impollinazione e fecondazione Autoimpollinazione in Berberis vulgaris parte 28

29 a a parte 29

30 Impollinazione e fecondazione Autosterilità: E codificata geneticamente Molte specie da frutto sono autosterili, per cui per ottenere frutti è necessario coltivare almeno due varietà Nell autosterilità spesso è influenzata la velocità di crescita del tubo pollinico. Negli incroci compatibili, il tubo pollinico cresce rapidamente, mentre in quelli incompatibili si sviluppa molto lentamente. parte 30

31 Impollinazione e fecondazione Alcune specie attirano molte specie di pronubi (insetti) Altre specie sono specie-specifiche Molte specie sviluppano richiami particolari: Nettari Es. Dracunculus vulgaris, agenti impollinante mosche, sviluppa odore di carne putrida (putresceine e cadaverine) Es. Le orchidee sviluppano sostanze di odore simile ai feromoni che costitutiscono i messaggi chimici fra gli insetti Altre mimano la forma degli insetti pronubi (es. Orchis) In alcune specie la specificità del pronubo è conferita da caratteristiche fisiche: il trifoglio rosso può essere impollinato dal calabrone perché le api non sono attirate in quanto non riescono a raggiungere i nettari parte 31

32 Impollinazione e fecondazione Le piante con grandi fiori bianchi (ad esempio la Yucca) sono impollinati dalle falene; i fiori si aprono di notte I colibrì sono impollinatori di fiori di colore rosso (ad esempio Castilleja); le api preferiscono i fiori gialli o bianchi Darwin previde l esistenza di un insetto con apparato suggente (proboscide) di 25 cm per impollinare l orchidea Anaegraecum sesquipedale. Nesso fra impollinazione e numero di ovuli Anemofile: in genere 1 ovulo par ovario (sono necessari molti stimmi per catturare il polline portato dal vento); Entomofile: presentano in genere più ovuli per ovario parte 32

33 parte 33

34 Fecondazione Il succo vischioso che ricopre la superficie dello stimma contiene acqua, zuccheri e altre sostanze. Arrivato sullo stimma (fecondazione stigmatica) il granulo pollinico germina immediatamente (in laboratorio alcuni pollini possono germinare in soluzione zuccherina) L intina fuoriesce attraverso una delle aperture dell esina e forma il budello pollinico che penetra nello stigma e scende in basso attraverso lo stilo parte 34

35 parte 35

36 Fecondazione Il protoplasma del del granulo pollinico entra nel budello svuotando il granulo Il budello pollinico produce Enzimi che decompongono il tessuto stigmatico. Alcuni prodotti della digestione vengono riassorbiti ed utilizzati come sostanze nutritive del protoplasto del budello pollinico Il nucleo del del budello si trova all estremità ed il nucleo generativo si trova immediatamente dietro Due modelli di penetrazione nell ovulo: porogamia, attraverso il micropilo, calazogamia, attraverso la calaza (modello più primitivo). parte 36

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38 parte 38

39 parte 39

40 Fecondazione Il tubetto pollinico si rompe e libera le due cellule spermatiche: si attua la doppia fecondazione. Una cellula va a fecondare la cellula uovo (oosfera) formando lo zigote che darà vita all embrione. L altra cellula spermatica si fonde con il nucleo secondario (diploide) formando l endosperma secondario o albume, tessuto triploide ad altissima valenza energetica. Doppia fecondazione: ottimizzazione delle risorse rispetto alle Gimnosperme. parte 40

41 parte 41

42 parte 42

43 Fecondazione Lo zigote comincia subito le divisioni mitotiche. L embrione possiede o 1 o 2 cotiledoni; durante il suo sviluppo l embrione non passa mai attraverso una fase apociziale (come avviene nelle gimnosperme) parte 43

44 parte 44

45 Apomissia Alcune Angiosperme semi senza fecondazione: APOMISSIA (osservato nel 1839 con Alchornea ilicifolia - spiega come molte piante coltivate dioiche possono riprodursi pur in assenza dell altro sesso) Il fenomeno avviene regolarmente o alternato alla normale riproduzione sessuale Meccanismi diversi a seconda della specie e talvolta anche in ovuli diversi dello stesso organismo Es. meiosi tipica con formazione del sacco embrionale con n cromosomi, ma l embrione si sviluppa da una cellula della nocella o del tegumento interno. Oppure la megaspora entra in meiosi ma dopo la prima metafase tutti i cromosmi ritornano ad un nucleo di restituzione che dà un sacco embrionale diploide. parte 45 Oppure dopo la meiosi tutte le megaspore degenerano

46 Apomissia Anche l endosperma è modificato: può mancare e le sostanze sono accumulate direttamente nell embrione Nell apomissia l embrione possiede lo stesso corredo genetico del genitore (l apomissia corrisponde alla riproduzione vegetativa) = cloni Nell apomissia con nucleo di restituzione si possono però avere variazioni del corredo genetico (crossing-over) L apomissia è una condizione primitiva sessuale Spesso i fiori delle specie apomittiche sono poco vistosi, il polline è prodotto in piccole quantità parte 46

47 Dalla fecondazione al seme Dopo la fecondazione, l embrione cresce attraverso due stadi: La stadio indifferenziato (stadio globoso), più o meno simile in tutte le Angiosperme. All inizio c è un doppio tipo di embriogenesi, orientata o longitudinalmente (Crucifere) o trasversalmente (Solanacee). Dopo l embrione cresce in tutte direzioni (stadio globoso). L embrione globoso è citologicamente omogeneo, perché non si distinguono ancora né organi né tessuti differenziati; è un insieme di cellule meristematiche, in attiva moltiplicazione,in cui il citoplasma basofilo è ricco di RNA parte 47

48 Dalla fecondazione al seme Il secondo stadio è lo stadio differenziato (stadio cuoriforme) Evoluzione citologica dell embrione con varie tappe: 1. Comparsa, vicino al sospensore, del meristema apicale della radice 2. Comparsa, al polo opposto, del meristema apicale del germoglio, nel quale sono abbozzati i primi cotiledoni; 3. Fra i due meristemi apicali, altri meristemi danno origine all asse ipocotile. Durante la differenziazione della plantula, l embrione è agganciato al sospensore che, quando il seme giunge a maturità, degenera e scompare. Nel seme maturo la plantula è posizionata a seconda dell ovulo dal quale deriva: è dritta (ovuli anatropi e ortotrpi) o ricurva (ovuli capilotropi) parte 48

49 parte 49

50 Dalla fecondazione al seme Nelle dicotiledoni si sviluppano due cotiledoni, nelle monocotiledoni un solo cotieldone, che a volte può diventare molto lungo. Nelle dicotiledoni, eccezionalmente, può svilupparsi un solo cotiledone (Ranunculacee o Ombrellifere) oppure l embrione può rimanere rudimentale, senza differenziare cotiledoni, asse ipocotile né radichetta (Balanophoracee, Rafflesiacee, Orobanchacee, Orchidee, tutte parassite). parte 50

51 Dalla fecondazione al seme L albume formatosi durante la fecondazione costituisce l apparato di riserva per l embrione. Può essere riassorbito completamente quando il seme è maturo. E caratteristico della Angiosperme: manca solo in due famiglie, Orchidaceae e Podostemonaceae, dove il nucleo secondario fecondato dal secondo spermio, degenera immediatamente. Esistono tre tipi di albume: 1. Nucleare = avvengono divisioni nucleari senza formazione di pareti cellulari 2. Cellulare = le divisioni nucleari sono accompagnate dalla formazione di pareti cellulari 3. Misto parte 51

52 parte 52

53 Il seme Il seme è l ovulo maturo ed è rappresentato da: Embrione Albume o endosperma secondario Tegumenti seminali, derivanti dai tegumenti dell ovulo L embrione rappresenta il giovane sporofito, con tutti i tessuti della pianta adulta I semi con albume sono detti semi albuminati (es. Graminacee) I semi senza albume contengono nei cotiledoni le sostanze di riserva (Leguminose) parte 53

54 parte 54

55 parte 55

56 Il seme Parti del seme Perisperma = tessuto nocellare trasformato Tegumenti seminali Tegmen, interno, deriva dalla secondina Testa, esterno, deriva dalla primina Insieme costituiscono l episperma che può avere consistenza cartacea (fagiolo), crostacea (ricino), legnoso (melograno) Ilo = porzione del seme dove si attacca il funicolo parte 56

57 parte 57

58 parte 58

59 Il seme Materiali di riserva Proteine = sotto forma di granuli di aleurone(rapa 30% di olio, Soia 40%) Lipidi = sotto forma di gocce di olio (semi oleaginosi) (Rapa 40% di olio, Soia 20%, Germe di grano 50%) Glucidi = soprattutto sotto forma di amido (semi amilacei) (Cereali 70% di amido; Leguminose 50%) Cellulosa = semi cornei (avorio vegetale) Sostanze minerali Auxina Vitamine Possono contenere anche più sostanze insieme (Cacao) parte 59

60 parte 60

61 Il seme Nel seme l embrione è completo di Foglie (cotiledoni) Epicotile o piumetta = parte dell asse sopra i cotiledoni, diventerà la gemma apicale; Ipocotile = parte dell asse sotto i cotiledoni Radichetta = darà origine alla radice primaria Nelle Graminacee l epicotile è avvolto da un involucro detto coleottile (derivante da una foglia dell embrione); la radichetta è avvolta dalla coleorriza (derivante dalla guaina radicale modificata) Il sospensore non ha nel seme delle Angiosperme attuali alcuna funzion; probabilmente è un residuo evolutivo. parte 61

62 Il seme Parti accessorie del seme Arillo: proliferazione basale (calazale) che avvolge il seme totalmente o parzialmente (es. Tasso, Passiflora) Arilloide: espansione attorno al micropilo ripiegata sul seme (es. noce moscata) Caruncola: escrescenza che circonda il micropilo (Euforbiacee) Strofiolo: escrescenza alata che si forma dal rafe (Celidonia) Peli micropilari: Oleandro parte 62

63 parte 63

64 Il seme A completa maturazione il seme si disidrata notevolmente (l acqua può scendere fino al 10% della massa totale) Con la disidratazione Rallentamento della vita del seme Arresto della crescita della plantula Rallentamento degli scambi respiratori Dormienza del seme parte 64

65 Il frutto Dopo l impollinazione lo stilo, gli stami ed i petali, che presentano alla base una zona di abscissione, cadono, mentre i sepali persistono. L ovario subisce delle modificazioni che portano alla formazione del frutto. Gli ovari non fecondati cadono. L eccezione a questa regola è data dalla partenocarpia (frutto di vergini): alcune piante possono produrre frutto senza che sia avvenuta la fecondazione. I frutti non hanno semi (banane, alcune arance, ecc). parte 65

66 Il frutto La crescita dell ovario è dovuta alla presenza di ormoni, in particolare l auxina, prima portata dal polline poi dall ovulo trasformato in seme. L auxina inibisce anche la zona di abscissione situata alla base del peduncolo fiorale. Il frutto deriva dall ovario. Si può dividere in: Esocarpo o epicarpo: lo strato esterno derivante dall epidermide esterna dell ovario Endocarpo: lo strato derivante dall epidermide interna dell ovario Mesocarpo: il tessuto o i tessuti che si formano a partire dal parenchima dell ovario parte 66

67 Il frutto parte 67

68 Il frutto Chiave analitica dei frutti Frutti semplici e frutti semplici accessori* Derivano da un ovario UNICO mono- o sincarpico 1. Frutti carnosi, con pericarpo parzialmente o totalmente carnoso 2. Frutti secchi, con pericarpo secco 1. A) Frutti secchi deiscenti, che si aprono a maturità per rilasciare il seme 2. B) Frutti secchi indeiscenti, che non si aprono a maturità per rilasciare il seme *I frutti secchi accessori hanno l ovario infero e il ricettacolo è unito all ovario e matura insieme ad esso parte 68

69 Il frutto Frutti carnosi 1. Bacca: pericarpo essenzialmente carnoso, o con scorza dura e coriacea, carpelli a uno o più semi, endocarpo non legnoso 1. Bacca tipica: pericarpo carnoso, l esocarpo forma soltanto una pellicola sottile. Esempi uva, pomodoro parte 69

70 Bacca 2. Bacca con scorza dura, con epicarpo e pericarpo fusi; l endocarpo può diventare deliquescente insieme alle placente parietali su cui si impiantano numerosi semi. Esempi: cetriolo, melone, zucca parte 70

71 Bacca Un peponide particolare è quello del cocomero asinino (Ecballium elaterium) dove la parte deliquescente (endocarpo e placente) aumentando la pressione determina la fuoriuscita violenta di un liquido contenente i semi parte 71

72 Bacca 3. Peperonide: caratteristico del peperone, deriva da un ovario supero pluricarpellare. A maturità il pericarpo carnoso delimita una grande cavità, dove alloggiano placente e semi parte 72

73 Bacca 4. Esperidio: Bacca pluricarpellare e pluriloculare con epicarpo sottile e ghiandolare giallo (flavedo), mesocarpo spugnoso compatto (albedo) ed endocarpo membranaceo (spicchi) dove sono presenti peli rigonfi di acidi e succhi ed in cui sono collocati i semi. parte 73

74 Bacca Balaustio: melograno. Formato da più verticilli carpellari sovrapposti, l inferiore a 3 il superiore a 5 logge. Epicarpo coriaceo, mesocarpo spugnoso, endocarpo sottile. I semi hanno la parte esterna del tegumento gelificata parte 74

75 Bacca Cabosso: frutto del cacao, forma ovata-oblunga, con epicarpo coriaceo, mesocarpo spesso e carnoso che raccoglie una polpa giallastra in cui sono disposti i semi in serie longitudinale. parte 75

76 Frutti carnosi 2. Drupa: endocarpo duro che forma un nocciolo con in genere racchiuso un solo seme; uno o più carpelli; meno spesso nel seme si trovano più noccioli contenenti un solo seme. Es. Ciliegia, pesca, susina, oliva, noce parte 76

77 parte 77

78 Frutti carnosi (falso frutto?) 3. Pomo: endocarpo coriaceo o talvolta osseo, che forma un corpo centrale con parecchi semi; la parte esterna deriva dal ricettacolo inspessito; i carpelli sono in genere più di uno Es. mela, pera parte 78

79 Frutti secchi deiscenti Hanno pericarpo secco e si aprono a maturità liberando uno o più semi. parte 79

80 Frutti secchi deiscenti parte 80

81 Frutti secchi deiscenti Si distinguono in quelli di: 1. Origine monocarpellare (follicolo, legume) 2. Origine pluricarpellare (siliqua, cassula) parte 81

82 Frutti secchi deiscenti monocarpellari 1. Follicolo: uniloculare, unispermo o plurispermo. La deiscenza avviene genralmente attraverso la linea di sutura, solo eccezionalmente è dorsale (nervatura Magnolia) parte 82

83 Frutti secchi deiscenti monocarpellari 2. Legume: uniloculare e plurispermo. Si apre lungo la linea di sutura e la nervatura principale. Frequente nelle Leguminose, ma non esclusivo parte 83

84 Frutti secchi deiscenti pluricarpellari 1. Siliqua: bicarpellare, biloculare, perché la cavità e divisa da un falso setto (replum). Si apre lungo quattro linee e mette in risalto il setto cui sono legati i semi. Caratteristica delle Crucifere. Se è accorciata si parla di siliquetta parte 84

85 Frutti secchi deiscenti pluricarpellari 2. Cassula: pluricarpellare; uniloculare o pluriloculare; a logge unisperme. Non è allungata e presenta quattro tipi di deiscenza: 1. Nel mezzo di ogni carpello e quindi attraverso i loculi: deiscenza loculicida (Viola). 2. Lungo la linea di suturadi carpelli adiacenti, quindi attraverso i setti: deiscenza setticida (Colchico). 3. Formazione di pori, in genere vicino all apice dei carpelli: deiscenza poricida: treto (papavero). 4. A metà, per cui la parte superiore si distacca come un opercolo: deiscenza opercolare: pisside (portulaca) Esiste una capsula carnosa, in cui quando si apre il pericarpo è ancora carnoso (ippocastano) parte 85

86 Frutti secchi deiscenti pluricarpellari parte 86

87 Frutti secchi deiscenti pluricarpellari parte 87

88 Frutti secchi deiscenti pluricarpellari parte 88

89 Frutti secchi indeiscenti Rimangono chiusi quando sono maturi, trattenendo uno o più semi 1. Achenio: deriva da un ovario infero, ha un pericarpo coriaceo non aderente all unico seme. Compositae (pappo) parte 89

90 Frutti secchi indeiscenti parte 90

91 Frutti secchi indeiscenti parte 91

92 Frutti secchi indeiscenti 2. Noce: Simile all achenio ma derivante da ovario supero Casi particolari: Nocciola, faggio, castagna parte 92

93 Frutti secchi indeiscenti 3. Samara: noce dotata di escrescenze alate per la volitazione. parte 93

94 Frutti secchi indeiscenti 4. Cariosside: E come un achenio, ma il pericarpo ed il rivestimento del seme sono concresciuti, per cui il seme non è libero dentro al frutto. Graminacee parte 94

95 Frutti secchi indeiscenti 5. Schizocarpo: Di origine di- o pluricarpellare. I carpelli si separano a maturità; ogni carpello resta chiuso nel suo unico seme. Carota 6. Otricolo: Noce a pericarpo membranoso o molto sottile parte 95

96 2. Frutti schizocarpici o dirompenti Possono essere compresi nelle categorie precedenti, anche se sono composti da articoli o cocchi indeiscenti monospermi e monoloculari 1. Legume lomentaceo 2. Siliqua lomentacea 3. Diachenio (Ombrellifere) 4. Tetrachenio (Labiate) 5. Poliachenio (Altea) 6. Disamara (Acero) parte 96

97 3. Frutti aggregati o composti e multipli Derivano dalla trasformazione di un gineceo apocarpico Frutti aggregati: i carpelli sono inseriti sullo stesso ricettacolo Frutti multipli: i carpelli sono inseriti su ricettacoli diversi appartenenti alla stessa infiorescenza AGGREGATI Mora: deriva da tante drupe Platano: costituita da acheni Magnolia: costituita fa follicoli parte 97

98 4. Falsi frutti Derivano, oltre che dall ovario, anche da parti accessorie della pianta. Mora di gelso: Sorosio formato da psudodrupe; i perigoni dei fiori diventano carnosi. Ananas: Intera infiorescenza che diventa carnosa, circondata da una gemma di foglie. parte 98

99 4. Falsi frutti Fragola: Falso frutto aggregato: Ricettacolo fiorale costituisce la massa principale carnosa sui cu ci sono i piccoli acheni nerastri (nucule). parte 99

100 4. Falsi frutti Fico: Il concettacolo dell infiorescenza (siconio), scavato in un urna profonda, costituisce a maturità, la massa carnosa della infruttescenza che circonda gli acheni contenuti nel concettacolo. parte 100

101 4. Falsi frutti Rosa: Lo pseudocarpo della rosa (cinorrodo) è costituito da una coppa profonda, colorata in rossa che viene dal ricettacolo fiorale, in esso sono situati diversi acheni, derivanti dagli ovari fissati sul fondo del ricettacolo. parte 101

102 Composizione percentuale dei frutti Acqua Glucidi Lipidi Proteine minerali Uva Lampone Albicocca Ciliegia Pesca Susina Pera Mela Fragola Banana Pompelmo Arancia Limone parte 102

103 La disseminazione La deiscenza del frutto a maturità o l indeiscenza caratterizzano due modalità di dispersione dei semi (disseminazione) Nel primo caso i sei sono prima liberati e poi dispersi, nel secondo caso rimangono nei frutti che sono il veicolo della dispersione Deiscenza dei frutti secchi: interessa gli strati sclerenchimatici che costituiscono la parete del frutto: Le fibre sclerificate si contraggono in maniera perpendicolare fra loro in maniera da determinare la tensione che permetterà l apertura sulle linee di minore resistenza (sutura, nervatura mediana). Spesso questa forza riesce a proiettare il seme a distanza notevole (ricino, Impatiens noli-tangere, Zinnia) parte 103

104 La disseminazione Nelle piante con frutto indeiscante la disseminazione avviene mediante dispersione del frutto o attraverso la sua marcescenza. Il frutto si distacca attraverso una zona di abscissione dove è presente il tessuto di separazione. Elementi per la dispersione Leggerezza dei semi: es. Orchidee con fiori piccoli Presenza di peli: per il trasporto del vento (pappo, vitalba) Presenza di ali: samare Animali Acqua parte 104

105 La disseminazione Dispersione dei semi Vento, animali, acqua, deiscenza esplosiva possono servire per trasportare l intera pianta, il frutto o i semi. Riguardo ai semi: Disseminazione bolocora Disseminazione anemocora Disseminazione idrocora Disseminazione zoocora parte 105

106 La disseminazione Correlazione fra struttura dei semi e dei frutti e metodi di disseminazione. Frutti carnosi: gli animali scartano il seme gli animali mangiano il seme che viene espulso con le feci Esempio di Lycopersicon e tartaruga delle Galapagos Frutti secchi indeiscenti: hanno in genere 1 solo seme per poter essere trasportati dal vento parte 106

107 La disseminazione Alcuni frutti secchi indeiscenti si attaccano al vello degli animali (Lappola, bardana) Ghiande: sono sotterrate dagli scoiattoli Frutti di piante acquatiche: carici, trasportati dall acqua Frutti esplosivi parte 107

108 La disseminazione parte 108

109 parte 109

110 La germinazione E l insieme dei fenomeni che permettono alla plantula presente nel seme allo stato di vita latente, di riprendere vita attiva e di svilupparsi. Le condizioni generali sono: - Condizioni ambientali favorevoli (umidità, ossigeno, temperatura e luce); - Assenza di inibizioni dei tegumenti - Assenza di dormienza dell embrione - Dormienza: da molto breve a lunghissima (150 anni) parte 110

111 La germinazione All inizio della germinazione il seme rigonfia assorbendo acqua a livello del micropilo ed a livello della calaza, dove sono presenti cellule con pareti poco lignificate e quindi più deboli. L assorbimento dell acqua ed il rigonfiamento sono il risultato della imbibizione dei colloidi idrofili del seme (proteine citoplasmatiche della plantula e dell albume) L assorbimento dell acqua prima distende il tegumento seminale, poi lo rompe nel punto di minore resistenza (in genere la regione ilo-micropilare). Si ottiene la fuoriuscita della radichetta. parte 111

112 La germinazione Eventi successivi Crescita della radichetta Crescita del fusticino Crescita epigea: i cotiledoni sono portati all esterno Crescita ipogea: i cotiledoni rimangono nel suolo Crescita della piumetta e formazione delle foglie. parte 112

113 La germinazione parte 113

114 Sistematica delle circa specie Dicotiledoni Magnoliopsida Carattere Mococotiledoni Liliopsida 2 (raramente 1, 3 o 4) Cotiledoni 1 (embrione talvolta indifferenziato) Per lo più RETIVERVIE Foglie Per lo più PARALLELINERVIE Di solito EUSTELE Fasci vascolari Di solito sparsi ATACTOSTELE Di solito presente (accrescimento secondario) Cambio cribrovascolare Di solito assente (solo accrescimento primario) 5 o 4 o loro multipli Pezzi fiorali In genere 3 o multipli di 3 A 3 aperture Polline Ad 1 apertura Primarie o avventizie o entrambe Radici mature Solo avventizie parte 114

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