Caratteristiche dei protocolli di Parent Training

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1 Caratteristiche dei protocolli di Parent Training

2 Il Parent Training: un po di storia Fine anni 60, ispirato ai principi della teoria comportamentista e dell apprendimento sociale per migliorare la gestione efficace del bambino e ridurre lo stress genitoriale Da tecniche classiche di apprendimento (rinforzo, estinzione, modellamento): 1. a inclusione di costrutti emotivi e cognitivi (auto-efficacia, comunicazione emozionale col bambino); 2. Inclusione di nuove tecniche di intervento (videofeedback, homework; role playing; discussioni di gruppo) Da approccio pedagogico (istruttore) a coach della funzione genitoriale (alleanza) Ambiti di applicazione: problemi di disciplina, ADHD, problemi esternalizzanti e DC, autismo, disturbi d ansia

3 Il Parent Training: l evidenza empirica Benedetto (2005): da cosa il successo? 1. Analisi funzionale del comportamento nel contesto; focus sulle influenze reciproche; verifica del cambiamento direttamente nell ambiente di vita del bambino; 2. Cambiamento stabile 3. Centralità della relazione genitore bambino. Kaminski et al. (2008): meta-analisi 77 studi, range età: 0-7 Efficacia: 1. Promozione interazioni positive M-B 2. Promozione comunicazione emozionale M-B; 3. Costanza della regola; 4. Time-out.

4 Il Parent Training: principi fondamentali 1. Apprendimento attivo da parte dei genitori 2. Standardizzazione (manualizzazione), ma anche individualizzazione 3. «Di più non è meglio»: pochi focus e obiettivi specifici, piuttosto che obiettivi secondari che deviano l attenzione 4. Intervento sulla funzione affettiva ed emotiva del genitore (promozione di interazioni positive, comunicazione emozionale, ascolto empatico e attivo 5. Intervento in vivo su aspetti procedurali 6. Intervento sulla funzione disciplinare (coerenza)

5 Il Parent Training: tecniche ricorrenti 1. Shaping (focus su piccoli cambiamenti, ridimensionamento aspettative irrealistiche) 2. Modeling (terapeuta genitore -> genitore bambino) 3. Role playing (per evitare intellettualizzazione dei problemi, ma promuovere empatia e risonanza emotiva) 4. Videoregistrazioni 5. Homework

6 Formazione dei gruppi e definizione del lavoro 1. Gruppi di 5-6 coppie 2. Coinvolgimento della coppia genitoriale (salvo controindicazioni) 3. Omogeneità dell età dei figli incontri, 1 a settimana, 1 ora ciascuna sessione 5. Alleanza terapeutica

7 A. Comprensione e riflessione sulle caratteristiche centrali del disturbo 1. Identificazione di: a. Cicli negativi b. Attribuzioni ostili al bambino (in forma di pensieri automatici) c. Senso di impotenza e colpa personale, che ha radice nella propria storia affettiva sfavorevole che non offre un modello relazionale sano ed equilibrato a cui fare riferimento 2. Attivazione della modalità di «funzionamento interno»: riflettere sulle motivazioni e stati interni del bambino, legati al disturbo (es. ADHD: ricerca di stimoli, scarsa pianificazione, esigenza di prevedibilità) e sospensione temporanea dell azione per dare spazio alla riflessione 3. Revisione attribuzioni negative al bambino 4. Promozione della mentalizzazione in terza persona (MM; insightfulness)

8 B. Identificare aree di funzionamento positivo del bambino 1. Favorire una visione più integrata e non scotomizzata del bambino 2. Promuovere coinvolgimento positivo e reinvestimento nelle interazioni col bambino 3. Lavorare sia sul piano semantico che episodico per riattivare il vissuto emotivo 4. Progettare «spazi privilegiati»

9 C. Imparare a osservare in modo concreto e operazionale i comportamenti problematici 1. Da impulsività ad autoriflessività 2. Analisi funzionale: qual è la funzione del comportamento del bambino in quella specifica situazione? 1. Selezionare il comportamento target, sulla base della priorità espressa dal genitore 2. Ricercare le regolarità di un comportamento all apparenza imprevedibile 3. Osservazione e ricostruzione degli A (stimoli antecedenti) -B-C (rinforzi ambientali) 4. Riflessione su ridefinizione del problema non come individuale ma di contesto 5. Lavoro su antecedenti 6. Lavoro su conseguenze

10 C. Imparare a osservare in modo concreto e operazionale i comportamenti problematici Lavoro su antecedenti 1. Giocare d anticipo: strutturare preventivamente il contesto per evitare situazioni attivanti 2. Implementare strumenti di monitoraggio del comportamento dei figli, es. 3. Costruire routine e regole condivise in famiglia per prevenire situazioni attivanti 4. Dalla regolarità del comportamento agli stati interni che motivano il comportamento del bambino (riflessività e mentalizzazione)

11 C. Imparare a osservare in modo concreto e operazionale i comportamenti problematici Lavoro su conseguenze 1. Rinforzo differenziale: rinforzare /lodare porzioni di comportamenti positivi e ignorare comportamenti negativi meno gravi 2. Strategie alternative alla punizione fisica 1. Costo della risposta 2. Time-out 3. Definizione di attività spiacevoli 3. Importanza della meta-comunicazione della strategie disciplinare alternativa, assieme alle emozioni negative e alle difficoltà connesse (da agito ritorsivo a strategie di regolazione)

12 D. Concordare un «contratto comportamentale» 1. Definizione di un patto educativo col bambino 2. Caratteristiche fondamentali: a. Definizione chiara e concreta dei comportamenti («essere buono» vs. «stare seduti a tavola dall inizio alla fine della cena») b. Riformulazione in senso positivo («non interrompere quando altri parlano» vs. «aspetta il tuo turno») c. Gradualità (vs tutto o nulla) d. Definire in modo chiaro il sistema di ricompense e sanzioni

13 E. Mentalizzazione in prima persona del genitore e moviola Le difficoltà comportamentali del bambino sono sempre sostenute da rappresentazioni mentali disfunzionali di sé come genitore (collusività) A livello di gruppo 1. Analisi del disagio emotivo del genitore attraverso gli A-B-C 1. A=disregolazione del bambino 2. B= interpretazione disfunzionale dell evento 3. C= vissuto emotivo conseguente (impotenza, paura, ansia, rabbia) 2. Identificazione dei pensieri automatici disfunzionali (sono un pessimo genitore; non ce la faccio) 3. Ristrutturazione cognitiva

14 E. Mentalizzazione in prima persona del genitore e moviola Le difficoltà comportamentali del bambino sono sempre sostenute da rappresentazioni mentali disfunzionali di sé come genitore (collusività) A livello individuale 1. Ricerca delle radici iù profonde della collusività attraverso la moviola (vedi esempio di sollecitazione all autoriflessione a pag. 126 e pag. 129) 2. Identificazione degli schemi caratteristici della propria organizzazione di significati 3. Associare anche la moviola procedurale dell interazione con videofeedback

15 E. Valutazione pre e post intervento Parental Stress Index Sottoscale: Distress genitoriale Interazione genitore-bambino disfunzionale Percezione di bambino difficile Stress totale Risposta difensiva

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17 Elenco argomenti II esonero Bayley II: cos è, quali misure si ricavano, indicazione per somministrazione 3 diversi approcci per valutare funzionamento sociale Competenza sociale status sociometrico (popolare, rifiutato, ignorato) Tre diverse tecniche sociometriche Q-Sort CLCB SDQ Valutazione neuropsicologica: secondo l organizzazione del testo Testo su affidamento familiare, secondo programma concordato

18 Elenco argomenti II esonero Genitorialità: argomenti salienti in slide Rassegna degli interventi basati sull attaccamento Meta-analisi: risultati su attaccamento e sensibilità Tecniche del VIPP (videofeedback, discussioni, disciplina sensibile) Ciascuna sessione del protocollo VIPP-R: tematiche COS: argomenti salienti in slide PT: argomenti salienti in slide

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