Memorandum di ortografia Marino Martignon
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- Samuele Pasini
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1 1. ACCENTO L accento grafico viene usato: a. in tutte le parole tronche (non monosilbiche 1 ) (affinché, però, velocità, farò, ecc.) b. nei casi di parole omonime 2 per evitare confusioni (àncora-ancora, perdono-perdòno, ecc.) c. in alcuni monosilbi per evitare confusione con altri di uguale scrittura (è-e, sé-se, sì-si, ecc.) d. nei monosilbi che terminano con dittongo, per indicare che lettera accentata è seconda (più, giù, già, giù). Bisogna però ricordare che qui, quo e qua non vanno accentati (in questi casi da un punto di vista fonico non abbiamo due vocali perché q e u sono legate in un unico suono consonantico). Dato che sono diversi i monosilbi che mutano di significato con l accento, e che spesso in merito al corretta grafia sorgono dei dubbi è meglio osservare i più diffusi nel dettaglio. Monosilbo Analisi grammaticale Esempio te Te ne vai? (il suono del e è stretto) tè là da dà e è si si sì ne ne né li lì se se sé articolo avverbio di luogo preposizione semplice terza persona dell indicativo presente del verbo dare congiunzione terza persona dell indicativo presente del verbo essere avverbio di affermazione particel atona con funzione avverbiale particel atona con funzione pronominale congiunzione negativa (con il significato di: e non) avverbio di luogo congiunzione 2. ELISIONE E TRONCAMENTO L ELISIONE si deve attuare nei seguenti casi: 1. Con ci davanti a voci del verbo essere: c è, c era, c erano 2. Con l articolo una: un ora 3. Con gli articoli lo,, e le retive preposizioni articote: l orto, all orto, dall orto, nell orto, l anima, all anima, dell anima, nell anima 4. Con bello/bel, quello/quel: bell uomo, quell erba 5. Con santo davanti a vocale: sant Agnese Vuoi del tè? (non si scriva però thè) La minestra è pronta Come sai lunga Il è una delle sette note Giovanni è là Da dove vieni? Antonio dà una mano al mamma Giovanni e Maria Questo studente è preparato Maria si veste con eleganza Il si è settima nota Sì, sono stato io! Arrivai a Roma a sera e ne ripartii il mattino Me ne ha parto Antonio Non ha voluto parre né scrivere (Non sa né leggere né scrivere) Li conosco benissimo! La bicicletta è lì Accetto volentieri ma c è un se Se domani sarà bel tempo andremo al mare Ce chi pensa solo a sé (può non essere accentato davanti a stesso ) 1 Formate da una so silba 2 Parole che sono formate dalle stesse lettere, ma hanno significati diversi 1
2 6. Con alcune locuzioni caratteristiche: senz altro, tutt altro, mezz ora 7. Con preposizione da solo in alcune espressioni: d allora, d ora, d altra parte 8. Con preposizione di in alcune espressioni: d accordo, d epoca, d oro L ELISIONE è facoltativa nei seguenti casi: 1. Con le particelle mi, ti, si mi importa/m importa, ti accolsi/t accolsi, si accende/s accende 2. Con questo e grande: questo assegno/quest assegno, grande uomo/grand uomo 3. Con preposizione di in alcune espressioni: di esempio/d esempio (ricordo che il monosilbo da non si elide, scriveremo perciò da amare e non d amare. A questa rego fanno eccezione alcuni casi cristallizzati dall uso: d ora in poi, d ora in avanti, d altronde, d altra parte). Il TRONCAMENTO si deve attuare nei seguenti casi: 1. Con uno e suoi composti (alcuno, ciascuno, ecc): un uomo, alcun luogo 2. Con buono, bello, quello davanti a consonante: buon giorno, bel cane, quel giorno 3. Con santo davanti a consonante: san Mattia 4. Con quale davanti a è : qual è Il TRONCAMENTO è facoltativo nei seguenti casi: 1. Con tale e quale davanti a vocale e consonante: tal uomo/tale uomo, qual buon vento/quale buon vento 2. Con l aggettivo grande davanti a nomi maschili che cominciano per consonante: gran signore/grande signore 3. Con frate davanti a consonante e suora davanti a vocale e consonante: fra Cristoforo/frate Cristoforo, suor Antonia/suora Antonia Un dubbio può sorgere quando, a fin di riga, si deve andare a capo, è consentito andare a capo concludendo riga con l apostrofo, ossia è possibile scrive l (a capo) amico. Ebbene tale operazione è consentita non è invece consentito indicare vocale caduta, quindi è un errore scrivere lo (a capo) amico. Suggerimento Un suggerimento pratico per riuscire a distinguere quando si deve indicare elisione e quando troncamento consiste nel prendere paro che precede e, mantenendo concordanza maschile/ femminile, provare a metter davanti a nuova paro che inizia con consonante, se può stare così troncata significa che si trattava di troncamento, altrimenti si tratta di elisione. Es. un amica o un amica?, consideriamo l articolo un se lo mettiamo davanti a paro che inizia con consonante, mantenendo concordanza del genere femminile, otteniamo: un sedia, chiaramente così scritto non va bene, dobbiamo scrivere una sedia, perciò l articolo in partenza era una e non un e quindi dobbiamo scrivere un amica, ossia attuare l elisione. Troncamenti senza incontro di parole Elisione e troncamento sono fenomeni legati all incontro di due parole, esistono però anche dei casi in cui vi è caduta del vocale o silba finale di una paro indipendentemente dall incontro con altre parole. Per indicare perdita è necessario mettere un segno d apostrofo, i casi più diffusi sono: sta = imperativo di stare. Es. Sta fermo! fa = imperativo di fare. Es. Fa i compiti! da = imperativo di dare. Es. Da mancia a Mirko! 2
3 di = imperativo di dire. Es. Di quello che pensi! va = imperativo di andare. Es. Va a prendere il quaderno! po = troncamento di poco. Es. Resto solo un po. CASI DUBBI Dopo quanto abbiamo visto riporto una tabel riassuntiva che ci può essere d aiuto nei casi dubbi se - sé - s'è (Se s'è fatto male da sé peggio per lui!) ce - c'è (C'è già molto sale, non ce ne mettere più) sta - sta' (Guarda Antonio come sta fermo: sta' buono anche tu!) da - dà - da' (Se Maria ti dà penna, tu da' a Giovanni il quaderno) di - dì - di' (Di' un po', hai capito? Di queste pillole deve prenderne due al dì) va-va' (Maria va a casa presto, va' con lei).va indica terza persona(egli va), va' seconda(vai tu). to - t'ho (To', chi si vede... T'ho visto sai?) fa - fa' (Giovanni fa i suoi compiti, tu fa' i tuoi!) - là - l'ha (La gomma l'ha messa là) lo - l'ho (Lo zainetto l'ho preso io) ma - mah - m'ha (Mah, non m'ha detto nul, ma io ho capito lo stesso...) ne - né - n'è (Anche se ce n'è ancora, non ne voglio più né di questo né di quello) 3. USO DELLE MAIUSCOLE La grammatica italiana prevede l uso delle maiuscole nei seguenti casi: 1. Con i nomi propri di persona: Antonio, Giovanni, Maria, ecc 2. Con nomi propri di luoghi reali o immaginari: Torino, Lazio, Francia, ecc 3. Con nomi propri di animali: il cane Fido, il gatto Micio, ecc 4. Nei Cognomi: Rossi, Scarpa, Martignon, ecc 5. Nei nomi di secoli: il Settecento, L Ottocento, ecc 6. Nei nomi di movimenti letterari e artistici: il Romanticismo, l Illuminismo, ecc 7. Nei nomi di autorità civili e religiose quando non siano seguite da nomi propri: il Papa il Presidente il Ministro papa Paolo VI presidente Ciampi ministro Fassino 8. Nei nomi di popoli quando non sono aggettivi: Francesi Inglesi Russi vini francesi tessuti inglesi salmoni russi 9. Titoli di libri, opere d arte, giornali: I promessi sposi, Corriere del sera, David di Donatello, ecc 10. Quando vi è riferimento alle istituzioni: lo Stato, Chiesa cattolica, il Governo italiano, ecc 11. Con riferimento a festività: Natale, Pasqua, 4 Novembre, 25 Aprile, ecc 12. Nelle forme di cortesia, nelle lettere formali o burocratico-commerciali: Egregio Signor Sindaco, Le scrivo per...; Ci premuriamo di informarvi Con nomi indicanti intere aree geografiche: Mezzogiorno, Settentrione, Meridione, Oriente, Occidente, Nord, Sud, Est, Ovest 3
4 14. Uso di maiuscole legato al punteggiatura: all inizio di un periodo Era troppo presto.. dopo il punto fermo.così se ne andò. Proprio in quel.. dopo il punto escmativo, se inizia una nuova frase.. smetti! Dopo qualche istante.. smetti! gli disse.. dopo il punto interrogativo, se inizia una nuova frase.. sei tu? La domanda non ebbe risposta... sei tu? sei ritornato. 15. All inizio di un discorso diretto e Giovanni disse: Buongiorno signori. 4. LA PUNTEGGIATURA Virgo Indica una breve pausa, e si usa per: separare gli "incisi", cioè le parti accessorie di un discorso principale: Domani, se sarà bel tempo, andrò al mare nelle elencazioni: C'erano Maria, Car, Antonia, Ange; dopo una esortazione o un richiamo: "Basta, fate un po' di silenzio!"; Filippo, mi presti tua penna? distinguere all interno di un periodo le frasi, subordinata da principale, subordinata da subordinata, ecc.: Quando tornerà, organizzeremo per lui una festa Attenzione Molti studenti sono convinti che non si possa in nessun caso mettere virgo prima del e, è una sciocchezza; vi sono molti casi illustri in cui virgo è posizionata prima del e, anche nei Promessi Sposi: «Una cintura lucida di cuoio, e a quel attaccate due pistole», non è che un esempio fra tanti. Certo se e ha valore congiuntivo allora, ovviamente, virgo diventa inutile: Vino, pane e formaggio. Punto È il segno che indica fine di un periodo (inteso come parte di testo, formato da una o più frasi, in grado d esprimere un pensiero compiuto), lungo o breve che sia. Dopo il punto è necessaria maiusco. Punto e virgo Indica una pausa un po più breve del punto, ma più lunga del virgo. Questo segno è oggi poco usato, tuttavia risulta utile per interrompere un periodo che tende ad essere troppo lungo, e quindi di difficile comprensione: E vero che avevo detto a Filippo che gli avrei restituito sua bicicletta; ma non me sentivo di restituirglie tutta sfasciata. Due punti Si usano: prima di riferire risposte e parole altrui (Antonio mi disse: «Vengo anch'io.»); prima di cominciare un elenco di cose o concetti (C'erano: Luigi, Mario e Andrea); quando il concetto che segue è una spiegazione o un rafforzamento del precedente (Te l'ho già detto: non c'era nessuno). Punto interrogativo e Punto escmativo Sono segni di intonazione. Il punto interrogativo rendere frase interrogativa ("E andata proprio così." è un'affermazione, "E andata proprio così?" è una domanda). Il punto escmativo consente di sottolineare: sorpresa (Com'è bello!) dolore (Ahi, che male!) una minaccia (Mario, ubbidisci!) un ordine (Prendi penna!) Si possono accoppiare i due segni per sottolineare una sfumatura di incredulità: Come?! Non lo hai ancora fatto?. E del tutto inutile raddoppiare segni uguali, non muta in nul l intonazione. 4
5 Puntini di sospensione Sono un segno di interpunzione rappresentato da tre punti con cui si sospende a mezzo una frase per riprender subito dopo, o per sciar incompleta. Non richiedono dopo di sé maiusco, tranne quando chiudono definitivamente il periodo. Parentesi Possono essere tonde e quadre. Le parentesi tonde servono per indicare una parte del discorso non strettamente necessaria al discorso stesso, consentono di riportare una spiegazione o un esempio collegato a quanto si dice: Sono entrato in casa sua (che bel casa!), e ho preso un caffè. Le parentesi quadre che racchiudono tre puntini segnano l omissione di parte di un testo in una citazione: Ciò che l uomo aveva fatto era giusto [...] eppure sembrava impossibile (da Il nome del rosa di Umberto Eco). Virgolette Vanno sempre usate in coppia (una volta aperte, cioè, devono sempre essere chiuse); possono essere apicali "...", o angori «...». Quelle apicali si usano per circoscrivere una citazione: "Verrà un giorno..." o una paro dal significato particore: Il computer è in fase di "input". Quelle angori, invece, sono particormente adatte ad indicare un discorso diretto, perché essendo direzionate («...») è facile riconoscere quando aprono o chiudono il discorso. Scriveremo perciò: «Sei andata da Maria?» «No.» «Perché?» «Dovevo vorare.». 5
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