Storia delle istituzioni educative. Indice

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1 INSEGNAMENTO DI STORIA DELLE ISTITUZIONI EDUCATIVE LEZIONE XV JEAN PIAGET PROF. CARMINE PISCOPO

2 Indice 1 Piaget La concezione pedagogica Il bambino-ricercatore e la fortuna della concezione piagetiana di 11

3 1 Piaget Assieme a Freud, e complementarmente a lui, Jean Piaget ( ) è lo studioso che più ha contribuito nel nostro secolo a modificare l immagine del fanciullo e dell educazione. Formatosi alla scuola della biologia e della filosofia, ma anche della psicologia Piaget ha un ingegno precocissimo, che lo porta all età di vent anni ad avere già pubblicato numerosi lavori di zoologia. In questo periodo traccia anche un programma: dedicarsi allo studio e alla spiegazione dei legami tra biologia e conoscenza: nascerà così l epistemologia genetica, che si preoccupa di analizzare lo sviluppo della conoscenza scientifica del mondo attraverso lo studio clinico e sperimentale dei bambini fino ai nove anni. Entrato nel 1921 nell Istituto Jean-Jacques Rousseau per volontà di Claparède, Piaget inizia gli studi che daranno come primo frutto Pensiero e linguaggio nel fanciullo (1923), cui seguiranno, nel giro di pochi anni, studi sul giudizio e il ragionamento, la rappresentazione del mondo e l idea di causa. Nel 1923 Piaget pubblica Il giudizio morale nel fanciullo, un opera in cui ipotizza che anche lo sviluppo della moralità, contro Freud, sia legato soprattutto allo sviluppo dell intelligenza. Nello stesso periodo s interessa sempre di più alle ricerche della Gestalt e al conceto di struttura e diventa direttore aggiuntivo dell Istituto Rousseau. Nel 1930 è anche direttore del Bureau International de l Education, istituto antenato dell UNESCO. Sulla fine degli anni Trena si dedica allo studio dello sviluppo logico dei preadolescenti e pubblica La genesi del numero nel bambino (1941), per poi proseguire le sue ricerche e le sue attività direttive e d insegnamento. Nel 1955 può fondare il Centro di epistemologia genetica, che prosegue i suoi studi attraverso un ampia èquipe di ricercatori. L opera di Piaget continua instancabilmente per tutto il quarto di secolo successivo attraverso numerosi altri scritti, fra i quali si può citare La formazione del simbolo nel bambino (1946), Psicologia dell intelligenza (1947), Problemi di psicologia genetica (1963), Lo sviluppo mentale del bambino (1964), Saggezza ed illusioni della filosofia (1965), Biologia e conoscenza (1967), Lo strutturalismo (1968), Psicologia e pedagogia (1969), che costituiscono soprattutto una sistemazione più ampia e comprensiva dei risultati delle sue ricerche. La teoria psicologica piagetiana è definita psicologia genetica in quanto orientata a seguire lo sviluppo dell intelligenza e dei sistemi di conoscenza attraverso le fasi proprie di ciascuna età e a spiegare il passaggio da una fase all altra. La psicologia genetica studia soprattutto lo sviluppo delle funzioni e delle strutture cognitive legato all intelligenza, mentre tende a non occuparsi 3 di 11

4 dell affettività come motore di sviluppo psichico: in questo senso la visione piagetiana del bambino è complementare a quella freudiana, incentrata proprio su affettività ed emozione. Nella concezione dello studioso ginevrino l intelligenza è una capacità che permette al soggetto di adattare il suo comportamento alle modificazioni dell ambiente. Per Piaget lo sviluppo psichico del bambino avviene attraverso un interazione con l ambiente fisico e sociale per cui il bambino possiede alla nascita una serie di riflessi basilari e una preprogrammazione della forma e della successione delle fasi di sviluppo. L ambiente fornisce gli stimoli per la costruzione delle strutture mentali e per il loro contenuto. Dunque l apprendimento, come adattamento, è costruzione, dipende dall attività del fanciullo e dalle modificazioni psichiche conseguenti. Da ciò possiamo dedurre che gli studi di Piaget sulla genesi e lo sviluppo mentale del fanciullo nonché sulle capacità di apprendimento dei bambini hanno contribuito enormemente a correggere i condizionamenti operati dal neocomportamentismo per una corretta progettazione delle attività scolastiche destinate soprattutto ai bambini della scuola materna e dei primi anni di scuola elementare. Dopo aver sostenuto che nell uomo l esperienza conoscitiva si realizza mediante un processo di incessante equilibrazione dei due dinamismi mentali dell assimilazione e dell accomodamento che consentono appunto di adattare al patrimonio conoscitivo preesistente i nuovi apprendimenti, Piaget, sulla base delle esperienze effettuate, presenta un piano di sviluppo mentale umano che si svolge in tempi molto lenti e secondo stadi ben precisi ed organicamente congegnati l uno dentro l altro. La periodizzazione dello sviluppo procede dallo stadio senso-motorio all egocentrismo, dal realismo percettivo alle operazioni formali, considerando l attività mentale come una sorta di monoprocessore in grado di svolgere un operazione per volta, secondo una sequenza lineare che non consente salti, abbreviazioni, anticipazioni. L epistemologia genetica piagetiana considera la crescita e la maturazione mentale come una sorta d esercizio (d equilibrazione incessante e non già equilibrio statico, come qualche studioso continua a sostenere) dei due essenziali dinamismi mentali dell assimilazione e dell accomodamento. L assimilazione è il processo mediante il quale ogni nuovo dato dell esperienza è incorporato in schemi mentali preesistenti (schema d azione, percettivo-motorio, di spiegazione, di previsione), senza che questi siano modificati. Se un 4 di 11

5 bambino di un mese, ad esempio, è capace di battere ritmicamente un cucchiaino contro il tavolo o il pavimento ed afferra un oggetto nuovo per compier la stessa operazione, incorporandola nello schema percettivo-motorio del battere ritmicamente, ha luogo un processo d assimilazione. Se un bambino di un anno e mezzo, ormai in grado di spostarsi autonomamente, vedendo un oggetto che si trova oltre un inferriata tenta di dirigersi direttamente verso di esso per prenderlo, allorché stende la mano inutilmente tra le sbarre, si verifica un assimilazione dell oggetto nuovo (della nuova posizione oltre le grate) allo schema posseduto e normalmente valido per muoversi verso l oggetto da prendere. Se il bambino di cinque anni, di fronte ad un fatto nuovo, come il travaso di una certa quantità d acqua da un recipiente largo e basso ad uno più alto e stretto, afferma che è variata la quantità d acqua, si verifica un processo d assimilazione i cui dati vengono organizzati in uno schema di spiegazione già posseduto, senza che questo sia alterato. L accomodamento, invece, indica un processo complementare all assimilazione. I nuovi dati vengono modificati ed adattati a nuovi aspetti della realtà. Se l oggetto nuovo che il bambino tenta di battere contro il pavimento si mostra pesante e difficile da maneggiare, si verificano nuovi coordinamenti senso-motori (scoperta di nuove posizioni, delle dita, della mano, ecc ) che costituiscono una forma d accomodamento dello schema del battere agli aspetti della nuova situazione. Nella precedente situazione di un oggetto collocato oltre l inferriata il bambino utilizza uno schema già posseduto; ma se il bambino, considerata l inutilità del tentativo di giungere all oggetto, modifica il comportamento e, invece di muoversi direttamente verso la direzione dell oggetto, aggira l inferriata, si verifica un processo d accomodamento che fa cambiare lo schema del dirigersi direttamente verso l oggetto desiderato per prenderlo. Anche nel caso della percezione della quantità di liquido contenuta in un recipiente, lo schema di spiegazione infantile quantità di liquido definito dal suo livello può essere modificato ad un certo momento, perché per lungo tempo il giudizio infantile può continuare ad essere fondato su una semplice assimilazione dei nuovi dati allo schema e risultare, così, erroneo; lo schema di spiegazione può divenire il seguente: quantità di liquido definita dal suo livello, a parità di larghezza dei recipienti. 5 di 11

6 L adattamento intelligente si verifica allorché i due processi dell assimilazione e dell accomodamento s integrano vicendevolmente, ossia quando l uno è accompagnato e corretto dall altro. L equilibrazione dei due processi è fondamentale per lo sviluppo mentale complessivo anche per il passaggio dal pensiero irreversibile a quello reversibile, dall operatorio al formale. Occorre qui precisare, però, che il soggetto non ha una struttura a priori, ma è costruttore di strutture, ciascuna delle quali ha caratteristiche operative peculiari, secondo sequenze che vanno dalla fase senso-motoria a quella logico-formale (costruttivismo logico, morale, estetico, ecc ). Pertanto l accomodamento spinge in avanti l organizzazione mentale, l assimilazione la stabilizza: entrambi i processi sono indispensabili per lo sviluppo. Lo sviluppo della psiche infantile si costruisce su una dotazione ereditaria di riflessi che vengono presto trasformati in azioni dirette verso una meta non innata. A questa trasformazione corrisponde la creazione nella mente di una struttura elementare, uno schema. In seguito le azioni potranno divenire operazioni, cioè essere interiorizzate, rese reversibili (mentalmente invertibili: se Gianni è fratello di Paolo, allora Paolo è fratello di Gianni) e inserite in strutture d insieme più vaste. Questo tipo di attività mentale potrà essere infine esercitato su oggetti ed esperienze (operazioni concrete) o su concetti (operazioni formali). Il bambino possiede e manifesta modi di fare, di pensare, di creare, di parlare diversi da quelli degli adulti che continuano a interpretare le manifestazioni infantili secondo la loro propria logica errata ed inadatta a capire un mondo totalmente diverso dalla mentalità adulta. Si possono, così, individuare ben quattro stadi di sviluppo che conducono l essere umano lentamente e progressivamente verso la costruzione sicura di valori morali elevati di libertà, di giustizia, di pace, ossia verso la vera saggezza: 1. dalla nascita a circa due anni (stadio senso-motorio), il bambino esegue azioni solo in presenza d oggetti; 2. da 18 mesi a circa sette anni (stadio pre-operatorio), il bambino è ancora fortemente contrassegnato dal realismo logico, dall artificialismo, dall animismo, dall egocentrismo che non consente di considerare l altro come il proprio interlocutore e di riferirsi sempre e solo a se stesso quando gioca e quando parla e non è in grado di cogliere le funzioni d invarianza e di reversibilità; 6 di 11

7 3. dai 7 agli 11 anni circa (fase delle operazioni concrete), il soggetto e ormai capace di eseguire una serie d operazioni concrete, usando la coordinazione, la reversibilità, l invarianza, l accettazione delle regole; 4. dagli 11 ai 15 anni circa (periodo delle operazioni formali), il soggetto sa ragionare per ipotesi e sviluppa le valenze formali che preludono alla logica degli adulti. A queste fasi corrispondono parallelamente evoluzioni del linguaggio, del senso morale e del processo di socializzazione. Sulla base di questa concezione, che caratterizza lo sviluppo dell intelligenza come attività personale di costruzione da parte del bambino e subordina gli aspetti sociali (linguaggio, moralità, rapporti con gli altri) all articolarsi dello sviluppo intellettivo, Piaget ha sviluppato la propria visione dell educazione. Anche se Piaget non può essere considerato un pedagogista pretto, tuttavia egli non si è mai stancato di ribadire la necessità di un adeguamento della scuola alle scoperte nel settore della psicologia, di una formazione professionale degli insegnanti che contemperasse la padronanza dei contenuti con una solida preparazione psicologica ed un adeguata capacità di gestione dei metodi e della scuola secondo valenze interdisciplinari, di una presenza effettiva della cultura. È unanimemente riconosciuto, comunque, l impagabile contributo offerto da Piaget allo sviluppo della pedagogia e delle scienze dell educazione. 7 di 11

8 2 La concezione pedagogica A partire dal 1930 Piaget è un autorità pedagogica in campo internazionale, con ricerche che hanno lasciato una traccia profondissima e ineliminabile nella didattica. Per certi aspetti questo appare paradossale, in quanto lo studioso ginevrino sembra drasticamente ridurre le possibilità dell educazione nell articolarsi dello sviluppo infantile. Piaget ritiene che i tempi e la successione delle fasi di sviluppo psicologico siano sostanzialmente universali e immodificabili. L intervento adulto non può né accelerare né cambiare questi aspetti. L interazione con l adulto o con i compagni di gioco non ha dunque, in questo ambito, particolare efficacia. Per il bambino, ad esempio, gli insegnamenti verbali o l osservazione dei comportamenti altrui sono significativi solo nella misura in cui la sua intelligenza ha compiuto, seguendo il proprio itinerario, il passo avanti necessario a dotarli di senso. L educazione non può produrre direttamente dei passi avanti, ma solo preparare l ambiente adatto alla loro comparsa o rinforzarli. Il motore dell intelligenza del bambino è la sua azione, quindi l educatore deve soprattutto predisporre le condizioni adatte all esercizio di questo fare, e adeguare le sue richieste al livello di sviluppo psichico del suo allievo. Questo non significa però che l educazione debba essere soprattutto esercizio, cioè, piagetianamente, assimilazione di quanto l allievo ha precedentemente acquisito con un accomodamento autonomo: l insegnante deve costruire le situazioni perché questo accomodamento si produca. La centralità del fare, anche se sviluppata con una teorizzazione notevolmente più accurata della psicopedagogia precedente, è in pieno accordo con le concezioni dell Attivismo. Ma il grado di analisi che Piaget e i suoi collaboratori conducono sull agire evolutivo nei suoi diversi settori cognitivi, morali, linguistici, logici, sociali, produce anche un nuovo profilo della professionalità dell insegnante. Piaget si batte in primo luogo per un riconoscimento di questa professionalità, che anche se non può mutare regole e tempi dello sviluppo, può comunque favorirne il percorso e assicurare al bambino condizioni di benessere psicologico. La didattica deve essere psicologica, l insegnante un vero e proprio ricercatore, in grado di rintracciare le condizioni migliori per l apprendimento e le dinamiche psicologiche sottostanti. Da questo punto di vista l influenza di Piaget sulla scuola è stata grandissima, perché ha fornito una ricca quantità di nozioni ed idee per perfezionare la concreta attività didattica, con la produzione di numerose didattiche psicologiche modellate sulla sua teoria. L insegnamento, fatto 8 di 11

9 proprio in tutti i più moderni piani di studio, è ormai, soprattutto grazie a Piaget, organizzato sul rispetto del tipo di logica di apprendimento propria della fase evolutiva in cui si trova il soggetto da istruire. 9 di 11

10 3 Il bambino-ricercatore e la fortuna della concezione piagetiana Se Piaget è il sostenitore di un immagine dell «insegnante ricercatore», bisogna però osservare che anche la sua immagine del bambino è quella di un ricercatore serio, tranquillo e soprattutto individualista. Il piccolo scienziato piagetiano socializza le sue ricerche (cioè la sua attività di conoscenza del mondo) all incirca verso i sei/sette anni. Prima, secondo Piaget, il suo sviluppo sociale e linguistico non gli permettono di assumere completamente il punto di vista altrui che è indispensabile alla socializzazione. Pertanto il bambino effettua la sua propria esperienza in modo sostanzialmente egocentrico, cioè senza riuscire a decontestualizzare il proprio punto di vista sulla realtà. Su questo aspetto si sono concentrate le maggiori critiche a Piaget: la sua immagine del bambino sarebbe sostanzialmente inadatta a descrivere soprattutto la capacità sociale e comunicativa dell infanzia, più competente e precoce di quanto egli non abbia ipotizzato. Da questa prospettiva il ruolo degli adulti, dei compagni di gioco, dei mass-media sarebbe perciò molto più trainante ed efficace per lo sviluppo. Allo stesso modo il tipo di società in cui il bambino si sviluppa potrebbe organizzare in modo assai differente il suo apprendimento e l educazione in definitiva avrebbe un ruolo decisamente più ampio. Il bambino delineato dagli studi piagetiani viene mostrato crescere prevalentemente isolato, mentre indaga la realtà che lo circonda come un piccolo scienziato nel suo laboratorio. Oggi invece si ritiene che l aspetto caratteristico dello sviluppo è la sua socialità. Il bambino cresce nell interazione con gli altri, in primo luogo gli adulti, e questa interazione ha un effetto trainante sulle acquisizioni dello sviluppo. Per Piaget (almeno per il Piaget di Pensiero e linguaggio nel fanciullo) la nascita del linguaggio è subordinata allo sviluppo cognitivo, e il linguaggio deve evolvere da un iniziale chiusura alla comunicazione (egocentrismo linguistico) ad un uso efficace dal punto di vista sociale. Per gli altri studiosi e soprattutto per Vygotskij, invece, il linguaggio ha un origine indipendente dal pensiero, e diviene subito uno strumento di comunicazione con l adulto. La fase egocentrica del linguaggio è posteriore al suo uso sociale. Lo sviluppo del linguaggio influenza dunque, lo sviluppo del pensiero, perché permette la mediazione sociale dell educazione non solo sul piano delle azioni, ma anche su quello dei simboli e dei concetti. 10 di 11

11 Perciò per Piaget, l educazione e l istruzione debbono sostanzialmente seguire lo sviluppo, senza potergli imprimere particolari accelerazioni. Gli altri studiosi invece, ritengono che esiste un area di sviluppo potenziale nella psiche del bambino dove i giusti stimoli educativi producono passi avanti dell apprendimento che altrimenti non sarebbero possibili. Lo sviluppo umano si costruisce come prodotto storico-sociale: l adulto, mediante l educazione, fornisce al bambino la piattaforma su cui salire per poi costruire il proprio personale edificio conoscitivo. Da qui nasce l idea che tutte le relazioni sociali, comprese quelle familiari del neonato, hanno una forte valenza educativa, in quanto anche attraverso la comunicazione non intenzionalmente educativa l adulto fornisce al bambino strumenti culturali per il suo sviluppo. Quindi, gli studiosi, insistono sulla centralità della comunicazione e dell educazione come percorsi culturali che umanizzano l uomo, senza i quali l uomo non può acquisire le caratteristiche fondamentali della sua specie e la sua comunità. Particolare attenzione deve essere attribuita allo sviluppo prescolare, perché l educazione, proprio per le ragioni sopra esposte, è un fatto molto precoce e molto più esteso di quanto le semplici attività educative intenzionali e istituzionali (come la scuola) potrebbero far credere. Da questo punto di vista attività come il gioco sono reinterpretate alla luce di una nuova concezione della loro funzione psicologica ed educativa. Alla rivalutazione pedagogica del gioco da parte delle scuole attivistiche, bisogna far corrispondere una nuova e approfondita analisi delle valenze psicoevolutive: il gioco pur non essendo l attività prevalente del bambino, esso diviene una delle principali aree di sviluppo potenziale, perno dello sviluppo dell età prescolare, in cui il bambino apprende in una condizione dove il rapporto mobile con la realtà consente di raggiungere mete cognitive altrimenti impossibili. 11 di 11

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