Malattie e alterazioni non parassitarie
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- Bernarda Leone
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1 Malattie e alterazioni non parassitarie Tutte le anomalie, es. il marciume apicale del pomodoro, tutte le alterazioni es. i colpi di sole; tutte le disfunzioni es. l eziolamento; tutti i distrurbi delle piante e delle colture dovute a cause di natura abiotica appartengono alle cosiddette malattie ed alterazioni non parassitarie o FISIOPATIE. Lo stato visivo di sofferenza delle piante dovuto agli stimoli, potenzialmente nocivi, di natura non biologica, è quello che viene chiamato stress abiotico che è appunto l aspetto visivo delle fisiopatie. 1
2 FISIOPATIE dovute a : INQUINAMENTO AMBIENTALE ANORMALI SITUAZIONI CLIMATICHE O METEOROLOGICHE ANORMALI SITUAZIONI EDAFICHE Le più comuni fisiopatie sono quelle ascrivibili: all inquinamento ambientale (O3; CO2, SO2); ad anormali situazioni climatiche o meteorologiche (caldo, siccità, gelo, eccesso di pioggia, luce, vento, grandine); ad anormali situazioni edafiche (per lo più carenze minerali). Pertanto, tutti gli esiti da anormali situazioni ambientali, climatico-meteorologico o edafiche sono fisiopatie. 2
3 CAUSA < > EFFETTO (STRESS ABIOTICO) = FISIOPATIA = DANNO Il Perito chiamato a stimare i danni da calamità naturali, come primo atto, deve constatare se la denuncia è veritiera cioè se la calamità, così come descritta nelle condizioni di polizza si è verificata. Dopodichè, il Perito deve accertare se si è manifestato lo stress abiotico perché non è scontato che questo si verifichi. Soltanto se si è verificato lo stato di stress abiotico si dovrà procedere alla stima del danno, in caso contrario, nonostante la calamità, la perizia sarà negativa. Pertanto a causa non sempre segue l effetto ed ovviamente l indennizzo sarà dovuto soltanto se si riscontrano gli effetti. Considerato che le pluri e multirischio, praticamente, assicurano tutti i danni provocati dalle calamità naturali per liquidare queste polizze, il Perito è bene che conosca tutti gli effetti (FISIOPATIE) dovuti a condizioni climatiche estreme. 3
4 4
5 ANORMALI SITUAZIONI CLIMATICHE O METEOROLOGICHE ANORMALE SITUAZIONE DI ILLUMINAZIONE ANORMALI SITUAZIONI TERMICHE ANORMALI SITUAZIONI IDRICHE EFFETTI METEO DA GRANDINE E VENTO L acqua, la luce, la temperatura, l atmosfera, rappresentano i quattro fattori ambientali fondamentali per la vita, eventuali alterazioni di uno o più di questi fattori possono essere causa di stress abiotici con gravi conseguenze per le produzioni vegetali. 5
6 DANNI DA ANORMALE SITUAZIONE DI ILLUMINAZIONE IN MANCANZA DI LUCE : EZIOLAMENTO ADUGGIAMENTO FOGLIA D OMBRA IN ECCESSO DI LUCE FOTOLISI DEI CLOROPLASTI MODIFICAZIONE DELLA CARICA ANTOCIANICA (COLPO DI SOLE) MORTE DEL PROTOPLASMA INVERDIMENTO DEI TESSUTI FOTO 1 : COLPO DI SOLE 6
7 La luce è fondamentale per la formazione del pigmento clorofilliano al quale poi fornisce l energia perché avvenga la sintesi dei carboidrati che è il fenomeno biochimico indispensabile per la vita vegetale. Inoltre la luce influisce sulla traspirazione (cessione regolata e controllata dell acqua) agendo sui fattori meccanici che regolano: l apertura degli stomi ( traspirazione stomatica); lo spessore del rivestimento cuticolare delle cellule epidermiche (traspirazione epidermica) 7
8 In difetto di luce le piante, salvo poche eccezioni come felci e pini, non producono clorofilla, si sviluppano esageratamente in altezza, formano tessuti succulenti, teneri, flaccidi, foglie atrofiche, scarsa produzione di tessuti meccanici, minore resistenza al freddo e non fioriscono. Tale sindrome, nota come eziolamento si può verificare in caso di semine troppo profonde o nel corso del germogliamento di tuberi o bulbi in magazzino. L eziolamento può essere provocato artificialmente in orticoltura per intenerire alcuni ortaggi (sedani, cardi, cicorie). Più comune in natura, come conseguenza di semine o piantamenti troppo fitti o di dominanza esercitata da piante di taglia maggiore è l aduggiamento ( che comporta alterazioni analoghe all eziolamento ma di più ridotta entità. La carenza di luce nelle parti più interne degli alberi determina la formazione di foglie d ombra caratterizzate da minor sviluppo in spessore del mesofillo e una disposizione dei cloroplasti idonea a una più efficiente utilizzazione della luce. L aduggiamento nelle foreste molto fitte è causa di deperimento e morte dei rami a partire da quelli più bassi mentre nelle piante da frutto può essere causa di scarsa differenziazione a fiore nelle zone basse di piante allevate troppo alte. Nei cereali l aduggiamento, in sinergismo con l eccesso di azoto e carenze di potassio, determina l anormale allungamento degli internodi inferiori del culmo ed il loro indebolimento per insufficiente lignificazione delle pareti cellulari. Le piante sono così predisposte all allettamento ad opera del vento, specialmente quando sono appesantite dalla pioggia. 8
9 Tra gli effetti più comuni della forte luminosità sono da ricordare: fotolisi (decomposizione) dei cloroplasti; che può portare a mancanza di fioritura specialmente nelle piante ornamentali; modificazione della carica antocianica; è una manifestazione, questa, che può precedere od accompagnare la morte della cellula (colpo di sole);sul pomodoro il colpo di sole è dovuto ad improvvisa esposizione al sole con inibizione del licopene (pigmento giallo-rosso responsabile della colorazione) e il surriscaldamento dei tessuti; morte del protoplasma; specialmente in organi od in pinte molto giovani; l inverdimento di organi; che normalmente si sviluppano al buio es. della patata con la trasformazione dei leucoplasti in cloroplasti con conseguente formazione di solanina. 9
10 DANNI DA ANORMALI SITUAZIONI TERMICHE TEMPERATURA < MINIMA < OTTIMA > MASSIMA > SBALZO TERMICO MINIMA < DANNI DA FREDDO O DA GELATE OTTIMA MASSIMA > DANNI DA CALDO Ogni specie vegetale ha una temperatura o una fascia di temperature ottimali per il proprio sviluppo. Al di sopra e al di sotto di tali ottimi si evidenziano rispettivamente massimi e minimi termici ai quali le funzioni vitali della specie si arrestano in modo reversibile. Al di sopra della temperatura massima e al di sotto della temperatura minima le piante, con forti differenze non solo tra le specie ma anche in funzione della varietà, dello stadio di sviluppo, dell organo, cominciano a manifestare danni irreversibili. 10
11 DANNI DA FREDDO FREDDO DI CONVEZIONE FREDDO DI IRRADIAZIONE Il freddo per convezione è dovuto all arrivo di masse d aria fredda a seguito di depressioni atmosferiche. Per questo l abbassamento termico è uniforme e nell ambiente non c è differenza di temperatura dal basso all alto. Il freddo per irradiazione è dovuto alla dispersione di calore dal terreno verso l atmosfera. L abbassamento termico non è uniforme e la temperatura cresce dal basso verso l alto (effetto gradiente termico). Raffreddamento Congelamento o Gelo I danni da freddo possono manifestarsi al di sopra o al di sotto del punto di congelamento dell acqua nei tessuti. I danni da freddo al di sopra del punto di congelamento sono definiti danni da raffreddamento. I danni da freddo al di sotto del punto di congelamento sono definiti come danni da congelamento o da gelo. 11
12 DANNI DA FREDDO SU ORGANI IN RIPOSO VEGETATIVO distacco, cascola delle gemme per compromissione del ponte midollare cioè il tessuto parenchimatico di collegamento tra il midollo centrale del ramo e la base della gemma che causa il distacco e la cascola della gemma stessa; placche, fessurazioni, festonature dei rami per compromissione del cambio con colature di gomma da freddo, con necrosi diffusa della zona cambiale e imbrunimento della fascia floematica-xilematica fino al legno interno; spacchi longitudinali nel tronco per compromissione del cambio viene interessata anche la massa legnosa interna, con necrosi diffusa della zona cambiale e imbrunimento della fascia floematica-xilematica fino al legno interno; radici quelle danneggiate assumano un aspetto grigio violaceo arancione, assai diverso da quello dei tessuti delle parti aeree. 12
13 FOTO 2 : DISTACCO DELLE GEMME 13
14 DANNI DA FREDDO SU ORGANI IN VEGETAZIONE FOGLIE: clorosi delle foglie per arresto di formazione del pigmento (fenomeno transitorio che cessa con il ritorno alla normalità) bollosità rugosità conseguente al distacco dell epidermide inferiore dal mesofillo; GERMOGLI: zonatura (strisce trasversali nel culmo), corrugamento (ipertrofia del parenchima) necrosi allessatura dei germogli e dei culmi; FIORI: necrosi dei fiori; FRUTTI: rugosità; cinghiatura per devitalizzazione delle cellule superficiali. 14
15 TEMPERATURE CRITICHE IN RAPPORTO ALLO STADIO FENOLOGICO SPECIE BOTTONI FIORALI PIENA ANTESI ALLEGAGIONE MELO - 2,8-1,7-1,1 PERO - 2,8-1,7-1,1 PESCO - 1,7-1,1-1,1 SUSINO - 1,1-0,6-0,6 ALBICOCCO - 3,5-2,2-0,8 CILIEGIO - 5,6-2,2-1,7 ACTINIDIA - 0,
16 La differenza dei due rapporti è dovuta alla carica dei fiori che è molto più elevata nelle dupracee e nelle pomacee rispetto all actinidia. 16
17 DANNI DA CALDO Il superamento del massimo termico di una pianta causa una irreversibile alterazione dei costituenti protoplasmatici delle cellule. Anche qui conta molto la rapidità con cui il limite termico patologico viene raggiunto. L effetto dannoso dell ipertermia è strettamente legato e spesso in termini di indissolubile interdipendenza con quello di altri fattori ambientali quali: luce e umidità. Effetti di danni da caldo: arresto di sviluppo della pianta per calo di funzioni vitali quali: respirazione, assimilazione, traspirazione, sintesi; appassimento di organi erbacei che può essere transitorio o definitivo con esito mortale; necrosi di organi erbacei per bruciature di parenchimi fogliari; ustioni sui frutti per morte dei tessuti ad oltre 38 C e perdita di carica antocianica (colpo di sole); necrosi di organi legnosi per cancri da caldo molto diffusi nelle piante soggette a riverbero; caduta di foglie e di fiori (fillioptosi e antoptosi) per il calore immagazzinato. 17
18 DANNO DA SBALZO TERMICO Brusone delle foglie del Pero (improvviso imbrunimento e disseccamento del lembo fogliare e successiva caduta delle foglie, dovuta ad alte temperature e, soprattutto, a presenza di ragnetti; da non confondere con il seccume fogliare da vento); Colpo di sole (dovuta all insolazione con forte luminosità e a escursioni termiche repentine); Foglie basali arrossate (a causa di sbalzi repentini di freddo); Aborti fiorali (per inibizione dell attività del polline; il polline del pomodoro si inattiva se persistono 33 C o improvvisi sbalzi termici). FOTO 3 : BRUSONE DELLE FOGLIE DEL PERO FOTO 4 : FOGLIE BASALI ARROSSATE 18
19 DANNI DA ANORMALI SITUAZIONI IDRICHE DA CARENZA IDRICA DA ECCESSO IDRICO DA SBALZO IDRICO L acqua è una delle materie prime della sintesi clorofilliana ed entra in tutte le trasformazioni chimiche ternarie e quaternarie. Provvede al fenomeno della traspirazione e dell evaporazione con cui si stimola e regola l accrescimento. Quindi è l elemento di maggiore importanza per la vita delle piante per cui una sua anormale situazione è causa di gravi disfunzioni. 19
20 EFFETTI DELLA CARENZA IDRICA (SICCITA ) DA CARENZA IDRICA TEMPORANEA EFFETTI REVERSIBILI es : APPASSIMENTO AFFLOSCIAMENTO DA CARENZA IDRICA CRONICA EFFETTI IRREVERSIBILI es : NANISMO RINSELVATICHIMENTO DA CARENZA IDRICA ACUTA EFFETTI IRREVERSIBILI es: CASCOLA DEI FIORI, DEI FRUTTI, DELLE FOGLIE STRETTA DEI CEREALI AVVIZZIMENTO ACCARTOCCIAMENTO SENESCENZA PRECOCE 20
21 Gli effetti delle carenze idriche sono di due tipi: reversibili ed irreversibili. L effetto reversibile più caratteristico è l appassimento temporaneo per perdita di turgore delle cellule nelle ore di più intensa traspirazione es bietole nelle ore pomeridiane. Gli effetti irreversibili variano in funzione del tipo di insufficienza idrica che può essere cronica od acuta. Nel primo caso (cronica) le piante tendono a sviluppare condizioni di resistenza alla siccità caratterizzati da nanismo e da quel complesso di modificazioni che nelle piante agrarie va sotto il nome di rinselvatichimento. Nel contempo gli effetti irreversibili influiscono negativamente sulle funzioni riproduttive causando cascola dei fiori e dei frutticini e produzione di frutti piccoli e leggeri. Deficit idrici prolungati specialmente nel corso della fase di maturazione lattea della cariosside, provocano il fenomeno della stretta dei cereali con alterazioni che vanno dalla sterilità parziale o totale della spiga allo striminzimento delle cariossidi. Conseguenze assai vistose delle carenze idriche acute sono l avvizzimento, fase finale, irreversibile dell appassimento, e la senescenza precoce che si manifesta con ingiallimenti fogliari, filloptosi anticipata accartocciamento e necrosi marginali o distacco di interi rami. Nelle specie arboree deficit idrici molto spinti possono causare spaccature, verticali o spiralate, dei fusti. 21
22 EFFETTI DELL ECCESSO IDRICO IDROPATIE IPERLENTICELLOSI SPACCATURE IPERIDRICHE INTUMESCENZE IPERIDRICHE FESTONATURE O SFOGLIATURE FILLOPTOSI, ANTOPTOSI, CARPOPTOSI ASFISSIA RADICALE 22
23 Gli eccessi idrici, nel terreno e/o nell aria, esercitano sulle piante effetti deleteri di vario tipo: diretti e conseguenti in tal caso ad aumenti di turgore cellulare e indiretti, principalmente per asfissia radicale. L aumento anormale del turgore cellulare provoca: le spaccature iperidriche (comuni su organi carnosi come frutti, tuberi, e radici; l iperlenticellosi (formazione di lenticele soprannumerarie ed esageratamente grosse; le intumescenze iperedriche (cuscinetti pustiliformi di tessuto erompenti attraverso le epidermidi in foglie, frutti, fusti); festonature o sfogliature (distaco degli strati corticali più periferici che poi si lacerano); filloptosi, antoptosi, carpoptosi (caduta di foglie, fiori e frutti). Secondo il Baldini la caduta dei fiori dipende più da carenza che da eccesso idrico. L asfissia radicale rallenta l assorbimento degli elementi minerali, ostacola l assorbimento dell acqua stessa tanto da causare, a seguito di aumenti repentini di temperatura, appassimenti ed avvizzimenti con danni ingenti alla produzione fino ad arrivare, nei casi estremi, alla morte della pianta. 23
24 EFFETTI DELL ECCESSO IDRICO FOTO 5 : lenticellosi e festonatura su ramo 24
25 EFFETTI DA SBALZO IDRICO Butteratura amara delle mele dovuto al ricambio idrico in particolare al passaggio da un periodo di deficienza idrica a un periodo di eccesso idrico esaltata da concimazioni azotate; Marciume apicale del pomodoro dovuto ad improvvise variazioni del regime idrico e irregolare concimazione azotata; Disseccamento del rachide e appassimento del grappolo dovuto a deficienza idrica prolungata unitamente ad eccezionali elevate temperature; Spaccatura dei frutti dovuta a sbalzi idrici o a eccessive irrigazioni in prossimità della raccolta. Sul pomodoro dopo un periodo secco apporti eccessivi di acqua sono la causa principale delle fenditure in prossimità della raccolta; Aborti fiorali per valori dell umidità relativa dell aria troppo alti o troppo bassi, stress idrici per eccesso o carenza d acqua nel terreno e somministrazione di azotati in eccesso in particolare sugli ortaggi (pomodoro e leguminose); Scollatura o peperonatura del pomodoro circoscritta prevalentemente ai frutti allungati si manifesta con l anomalo sviluppo delle logge seminali. Causata da squilibri idrico-nutrizionali e ambientali. 25
26 FOTO 6 : MARCIUME APICALE DEL POMODORO FOTO 7 : BUTTERATURA AMARA DELLE MELE 26
27 FOTO 8 : DISSECCAMENTO E APPASSIMENTO DEL GRAPPOLO FOTO 9 : SPACCATURA DEI FRUTTI 27
28 FOTO 11 : dissecamento del rachide FOTO 10 : dissecamento del rachide La butteratura amara delle mele, il marciume apicale del pomodoro, il disseccamento del rachide dell uva, la spaccatura dei frutti, sono tutte malattie da squlibri idrici in concomitanza con situazioni edafiche non ottimali (es. eccesso di azoto, eccesso di potassio, carenza di calcio). In particolare il ridotto afflusso di linfa grezza comporta un minor apporto di calcio e le cellule vanno incontro a collasso con la formazione del sintomo classico di queste fisiopatie. 28
29 DANNI DA VENTO SECCUMI FOGLIARI STRETTA NEI CEREALI SRADICAMENTI, TRONCAMENTI, SFREGAMENTI CASCOLA DEI FRUTTI ALLETTAMENTO DEI CEREALI Il vento che a bassa intensità esercita effetti benefici per la vegetazione favorendo la dispersione del polline e dei semi a velocità elevate può causare danni rilevanti: fisiologici e meccanici. La forte traspirazione causata dai venti asciutti contribuisce con la siccità ed il calore a determinare seccumi fogliari (da non confondere con il brusone delle pere) e nei cereali, in concomitanza con una prolungata carenza idrica, la stretta. L azione meccanica del vento, dipende essenzialmente dalla sua velocità può essere causa di sradicamenti, stroncamenti, sfregamenti di foglie e frutti, cascola dei frutti e allettamento dei cereali. 29
30 DANNI DA GRANDINE Oltre all intensità della meteora, i danni dipendono molto dalla fase fenologica in cui si verifica la grandinata: GRANDINATA PRECOCE. Durante la moltiplicazione cellulare del frutto la ferita cicatrizza GRANDINATA TARDIVA Durante la distensione cellulare la ferita può riparare con uno strato di suberificazione. 30
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