Macroeconomia I a parte Prof. Ing.. Giovanni Perrone Production Engineering Research WorkGROUP Agenda Perché studiare macroeconomia ; Risparmio ed Investimento; La determinazione del Reddito; # 2 1
Perché studiare macroeconomia? 25% L inflazione in Italia tasso di inflazione 20% 15% 10% 5% 0% 1960 1963 1966 1969 1972 1975 1978 1981 1984 1987 1990 1993 1996 1999 # 3 Perché studiare macroeconomia? L inflazione in Italia, Stati Uniti e Germania % 18 16 14 12 10 8 6 4 2 0 1960-73 1973-81 1981-90 1991-03 Italia Stati Uniti Germania # 4 2
Perché studiare macroeconomia? I tassi di disoccupazione (2004) Svezia Olanda Belgio Regno Unito Francia Italia Giappone Usa 0 2 4 6 8 10 fonte: OECD, Economic Outlook # 5 Perché studiare macroeconomia? Tassi di disoccupazione a confronto (2004) 12 10 8 % 6 4 2 0 1960-73 1973-81 1981-90 1991-2003 Italia Stati Uniti Germania # 6 3
Perché studiare macroeconomia? La macroeconomia studia i comportamenti economici di macrosistemi che generalmente coincidono con le Nazioni; In particolare la macroeconomica studia: i meccanismi di formazione del reddito delle nazioni al fine di definire gli strumenti della politica economica; L inflazione, cioè l aumento percentuale del livello generale dei prezzi La disoccupazione, cioè il numero di persone che stanno cercando un lavoro ma non lo trovano # 7 Perché studiare macroeconomia? La crescita economica, cioè come gli aumenti del PNL reale determinano una crescita economica Le politiche macroeconomiche, cioè l insieme di strumenti utilizzati dallo Stato per influenzare la performance complessiva del sistema economico # 8 4
Perché studiare macroeconomia? Studiare la macroeconomia è importante per capire meglio il mondo in cui viviamo, per comprendere le scelte di politica economica, per sviluppare una migliore e consapevole coscienza civica. # 9 Uno dei concetti fondamentali di tutta l economia è quello di Prodotto Nazionale Lordo (PNL) e Prodotto Interno Lordo (PIL) Il PIL è un concetto macroeconomico fondamentale che consente di comprendere problematiche quali la disoccupazione, l inflazione, la deflazione, la crescita di una nazione. # 10 5
Il PIL si definisce come il complesso del reddito lordo (o prodotto nazionale) monetario che una nazione produce impiegando tutte le risorse in essa presenti (terra, lavoro e risorse capitali). # 11 Dalla definizione di PIL emergono i seguenti aspetti: Il PIL è un reddito lordo, che ovviamente differisce dal Prodotto Interno Netto (PIN). In effetti il PIL differisce dal PIN esclusivamente per il deprezzamento (Ammortamento) di quei beni strumentali (impianti, fabbricati, macchinari, etc ) che sono utilizzati per produrre il PIL. Pertanto se indichiamo con A il valore dell ammortamento possiamo dire che: PIN = PIL A # 12 6
Il PIL (o il PIN) sono redditi monetari, cioè sono espressi attraverso un valore monetario. Come è noto i valori monetari sono soggetti a fluttuazioni dovute a dinamiche inflazionistiche. Pertanto il PIL (o il PIN) può essere espresso in valori correnti (PIL o PIN monetario o a prezzi correnti) o in valori reali (PIL o PIN reale o a prezzi costanti). Come abbiamo imparato nelle prime lezioni di microeconomia, per eseguire il passaggio dal PIL nominale al PIL reale occorre deflazionare i prezzi utilizzando l Indice dei Prezzi al Consumo (IPC). # 13 Cioè: PIL r IPC = IPC b a PIL n b l indice dell anno rispetto al quale riferiremo il valore della moneta; a l indice dell anno rispetto a cui vogliamo scontare il prezzo nominale; PIL r, il PIL reale calcolato in moneta dell anno a; PIL n, il PIL nominale calcolato in moneta dell anno b; # 14 7
Esercizio 1 La seguente tabella mostra i valori del PIL italiano (nominale) rispettivamente negli anni 1918 e 1920 espressi in euro correnti. La colonna IPC mostra l indice dei prezzi al consumo avendo assunto come base (100) quello dell anno 1918. Si calcolino: i valori del PIL reale (cioè in euro 1918); Il tasso di crescita del PIL nominale; Il tasso di crescita dei prezzi; Il tasso di crescita del PIL reale. 1918 Anno PIL nominale (milioni di correnti) 36,7 100 IPC 1920 52,7 189 # 15 Esercizio 1: Soluzione Il PIL in valori reali all anno 1920 è dato da: IPC1918 100 PIL = PILn = 52,7 27,9 M IPC 189 r = 1920 Il tasso di crescita del PIL nominale è: (52,7 36,7)/(36,7) = 43,6% Il tasso di crescita dei prezzi (inflazione) è: (189-100)/(100) = 89% Il tasso di crescita del PIL reale è: (27,9 36,7)/(36,7)= -24% Pertanto, la crescita del PIL nominale è frutto esclusivamente dell effetto inflazionistico, perché in termini reali il PIL è diminuito. # 16 8
Come si calcola il PIL (o il PIN)? La seguente Figura illustra il funzionamento (semplificato) del sistema economico di una nazione. C, Spesa per consumi in Beni e servizi Collettività Imprese Servizi produttivi (Lavoro, Risorse, etc..) R, Salari, Interessi, Profitti in # 17 Come si può notare sono presenti due attori: La collettività composta da tutti noi (persone, famiglie, istituzioni pubbliche); Le imprese (sia pubbliche che private). Sono altresì identificabili due circuiti: Il circuito superiore ovvero quello del flusso dei prodotti; Il circuito inferiore, ovvero quello dei guadagni o del reddito. Esistono due metodi per calcolare il PIL: Quello basato sul flusso dei prodotti che fa riferimento al circuito superiore; Quello basato sui guadagni o sul reddito che fa riferimento al circuito inferiore. # 18 9
Il metodo del flusso dei prodotti La collettività ogni anno acquista dalle imprese beni (pane, acqua, mele, computer, automobili, vestiti, etc ) e servizi (luce elettrica, servizi di telefonia, pubblica sicurezza, istruzione, etc ) che vengono prodotti dalle imprese; La collettività per questi beni e servizi spende dei soldi che rappresentano i consumi (C) della collettività; ebbene la somma di tutti i consumi della collettività dà proprio il PIL del sistema macroeconomico considerato. Pertanto, secondo il metodo del flusso dei prodotti: PIL = C # 19 Il metodo dei guadagni o del reddito Le imprese per produrre beni e servizi hanno dei costi di produzione; questi costi di produzione sono la remunerazione delle risorse messe a disposizione dalla collettività per produrre; Pertanto il salario è la remunerazione del lavoro, gli interessi la remunerazione del capitale, il profitto la remunerazione dell attività di impresa; Questo flusso di denaro torna alla collettività in termini di guadagni o redditi. Pertanto, sommando tutti i guadagni o redditi (Y) che tornano alla collettività dalle imprese si ottiene di nuovo il PIL. Pertanto, secondo il metodo dei guadagni e/o del reddito: PIL = Y # 20 10
Esercizio 2 Si determini il PIL di una ipotetica nazione i cui dati macroeconomici sono i seguenti: Consumi (valori in Milioni di ): Alimentari 15 Vestiario e similari 10 Elettronica di consumo 5 Beni di consumo durevoli (Elettrodomestici, automobili, etc ) 20 Redditi (valori in Milioni di ): Salari 30 Rendite 2 Interessi 3 Profitti 15 # 21 Esercizio 2: Soluzione Utilizzando il Metodo del Flusso dei prodotti si ottiene: Consumi (valori in Milioni di ): Alimentari 15 + Vestiario e similari 10 + Elettronica di consumo 5 + Beni di consumo durevoli (Elettrodomestici, automobili, etc ) 20 + Consumi Totali = PIL = 50 M Utilizzando il Metodo dei Redditi/Guadagni si ottiene Redditi (valori in Milioni di ): Salari 30+ Rendite 2 + Interessi 3 + Profitti 15 + Redditi Totali = PIL = 50M # 22 11
Alcune precisazioni sono necessarie per il calcolo del PIL. In particolare: Nel caso del metodo del flusso dei prodotti occorre evitare di computare nel calcolo del PIL i cosiddetti beni intermedi, ma soltanto i beni finali. I beni intermedi sono quelli che servono per produrre i beni finali; ad esempio nel calcolo del PIL troveremo sicuramente beni come il pane, ma non la farina che serve per produrlo, altrimenti rischieremmo di trovare computata la farina 2 volte: una volta dentro il pane e una volta da se. # 23 Alcune precisazioni sono necessarie per il calcolo del PIL. In particolare: Nel caso del metodo dei redditi/guadagni occorre evitare di computare come guadagni/redditi gli acquisti di materiali e servizi provenienti da altre imprese e ciò in quanto questi acquisti sono già inclusi nei profitti delle altre imprese. A tal fine è opportuno utilizzare il metodo del valore aggiunto. Il metodo del valore aggiunto consiste nel sommare ad ogni stadio di produzione di un prodotto o di un servizio esclusivamente il valore monetario che lo stadio di produzione aggiunge. Il metodo del valore aggiunto consente di computare i salari, gli interessi, le rendite e i profitti solo una volta pervenendo ad un valore del PIL corretto. # 24 12
Il seguente esempio chiarisce l applicazione del metodo del valore aggiunto: Stadio di produzione Legno grezzo Legno Lavorato Legno Trattato Tavolo Somme 30 80 130 200 440 (1) Ricavi dalle vendite Ricavo Totale (2) Costo dei Materiali (Beni intermedi) -0-30 -90-130 -250 Costo Totale dei Materiali intermedi (3) = (1) + (2) Valore Aggiunto (salari, profitti, etc ) 30 50 40 70 190 Valore Aggiunto o Reddito # 25 Fino ad ora abbiamo calcolato in modo piuttosto semplificato il PIL; in effetti, per avvicinarci al calcolo reale del PIL occorre tenere in considerazione i seguenti aspetti: Gli investimenti delle imprese; Il risparmio delle famiglie; Le spese pubbliche. # 26 13
Investimento e risparmio Fino ad ora abbiamo supposto che la collettività consumi tutti i propri redditi in beni e servizi. In effetti la collettività spesso desidera destinare il proprio reddito al risparmio ed all investimento. I concetti di risparmio e investimento in economia hanno un significato ben preciso, talvolta diverso dall intendere comune. # 27 In particolare: Per investimento si intende sempre la formazione di capitale reale, cioè la produzione di scorte, di nuovi impianti e sistemi per la produzione, di nuovi immobili, ed in generale di nuovi beni strumentali. Per risparmio si intende la situazione in cui una società, l intera collettività, consuma meno del proprio reddito complessivo, destinando le risorse non consumate alla formazione di capitale. Il prelevare una certa somma di denaro dal proprio conto per acquistare azioni, titoli di stato, immobili, etc costituisce per l economista solo un trasferimento, né un investimento (a meno che ciò non comporti la formazione di capitale fisico), né risparmio. # 28 14
Esiste una particolare relazione tra investimento e risparmio in macroeconomia che sarà analizzata più avanti in questa trattazione. Infatti: Se la collettività preferisce utilizzare parte del proprio reddito per la formazione di capitale (risparmio), questo flusso monetario non sarà incluso nel calcolo del PIL. Quindi il risparmio, che indicheremo con S, uscirà dal flusso dei consumi. Di contro, se le imprese utilizzano parte del capitale reso disponibile dal sistema economico (da qui il legame tra investimenti e risparmio che vedremo in seguito) per accumulare scorte, costruire nuovi beni strumentali, nuove case, etc questa quantità di denaro dovrà essere inclusa nel calcolo del PIL. Quindi gli investimenti (I) andranno sommati ai consumi per ottenere il PIL. # 29 La seguente Figura illustra come si modifica il flusso monetario tra imprese e collettività quando si considerano risparmio ed investimenti. S C I C + I Collettività Imprese Y # 30 15
Pertanto, mentre nel circuito inferiore non cambia alcunché, nel circuito superiore, cioè quello relativo al metodo del flusso dei prodotti, ai consumi, C, dovremo aggiungere gli investimenti, I, per ottenere il PIL, cioè: PIL = C + I Dalla Figura si noti che: Il reddito delle famiglie sarà pari alla somma dei consumi più i risparmi, cioè: Y = C + S, Dal circuito inferiore sappiamo che: Y = PIL Dal circuito superiore sappiamo che: PIL = C + I Da cui si ottiene: S = I Cioè il risparmio è uguale all investimento. # 31 Infatti: Essendo il risparmio S un prelievo, cioè un flusso monetario che fuoriesce dal circuito e riduce la spesa nazionale, ed Essendo l investimento I un immissione, cioè un flusso monetario in ingresso nel circuito che incrementa la spesa nazionale Questi due flussi devono essere necessariamente uguali. # 32 16
Come si computano gli investimenti? Gli investimenti netti di una collettività, una nazione ad esempio, sono pari alla somma della variazione (nell anno) delle Scorte (ΔS), più la variazione (nell anno) dei Beni Strumentali (ΔBS), meno la variazione (nell anno) degli Ammortamenti (ΔA), cioè: I = ΔS + ΔBS ΔA La somma della variazione (nell anno) delle Scorte (ΔS), più la variazione (nell anno) dei Beni Strumentali (ΔBS) costituisce anche gli investimenti lordi (I L ), pertanto, gli investimenti netti sono anche uguali: I = I L - ΔA # 33 Cosa sono gli ammortamenti? Gli ammortamenti tengono conto dell utilizzo, durante l anno, di beni a valenza pluriennale come i beni strumentali; Si consideri il caso di un azienda di trasporti che utilizza delle motrici (camion) per il trasporto di container per conto terzi. L acquisto di una nuova motrice rappresenta per l azienda in considerazione un investimento pluriennale (cioè il cui utilizzo si protrae per diversi anni); Si supponga che una motrice costi 200.000 e che la stessa abbia una vita utile di 10 anni, intendendo con questo che dopo 10 anni essa debba essere sostituita perché obsoleta economicamente o tecnologicamente; # 34 17
Si ha obsolescenza economica di un bene strumentale quando lo stesso non è più economicamente conveniente; ad esempio nel caso della motrice, se i costi di manutenzione superassero i ricavi che si possono ottenere da servizio di trasporto; Si ha obsolescenza tecnologica quando la tecnologia ha sviluppato nuovi beni strumentali più efficienti; ad esempio, nel caso della motrice, quando una nuova motrice, che abbia consumi molto più ridotti, è in grado di abbattere notevolmente i costi del carburante; in tal caso occorre considerare il risparmio che si otterrebbe con la nuova motrice (o il costo di opportunità a tenere la vecchia) e valutare se è conveniente tenerla o meno. # 35 L ammortamento di un bene pluriennale è definito come il costo relativo all utilizzo del bene pluriennale nel periodo (di solito l anno) in oggetto; Pertanto nel caso dell esempio della motrice, tenendo conto della sua vita utile (10 anni), si può ipotizzare che ogni anno essa venga utilizzata per un 10% del suo valore di investimento (200.000 ) e pertanto il costo annuale, cioè l ammortamento, sarebbe di 20.000 ; In realtà, è a noi noto che il denaro ha un valore nel tempo, e pertanto il costo annuo del bene pluriennale va rivalutato per tenere conto del valore del denaro # 36 18
Come abbiamo imparato nella sezione del corso riservata alla valutazione di investimenti, per tenere conto del valore del denaro nel tempo occorre utilizzare il Fattore di recupero del capitale per una successione di pagamenti: i(1+ i ) n n ( 1+ i ) 1 Essendo n la vita utile dell investimento e i il tasso di interesse. # 37 Pertanto, avendo indicato con P l investimento in beni strumentali, il costo annuale ad esso relativo, cioè l ammortamento (A) si calcola: A = P i(1 + i) n n ( 1 + i) 1 che nel nostro caso, con i = 5%, vale: A = P i(1+ i) n 0,05 (1+ 0,05) = 200.000 10 1 n ( 1+ i ) 1 ( 1+ 0,05) 10 = 25.900 # 38 19
Esercizio 3 Si calcolino gli investimenti netti, I, a partire dai seguenti dati macroeconomici: Costruzioni Beni durevoli Beni Immateriali Scorte Ammortamenti 2002 100 100 100 100 100 2003 101,8 95 100,6 100 98 # 39 Esercizio 3: Soluzione Costruzioni Beni durevoli Beni Immateriali ΔBS ΔS ΔA I Δ +1,8-5 +0,6-2,6 0-2 -4,6 # 40 20
Spesa pubblica per beni e servizi Fino ad ora non abbiamo considerato le spese del settore pubblico. In effetti il settore pubblico, o la Pubblica Amministrazione (P.A.), contribuisce alla produzione del reddito nazionale attraverso: Investimenti netti della P.A.; sono spese per infrastrutture (strade, autostrade, ferrovie, ospedali, scuole, etc ); Consumi della P.A.; sono i prodotti e i servizi acquistati dalla P.A. (inclusi i servizi che la P.A. acquista da poliziotti, medici, giudici, insegnanti, etc ); Indichiamo con G la somma di tutte queste spese che chiameremo come spesa pubblica per beni e servizi. # 41 Allora volendo considerare la spesa pubblica per beni e servizi nel computo del PIL, avremo che il flusso verrà modificato come indicato nella seguente figura: S C I G C + G + I Collettività Governo Imprese Y # 42 21
E pertanto il PIL, nel circuito superiore, si modifica come segue: PIL = C + I + G Poiché nel circuito inferiore non è cambiato nulla, ciò implica: S = I + G Cioè il prelievo risparmio, S, finanzia gli investimenti del settore privato, I, e del settore pubblico, G. # 43 Alcuni chiarimenti sono necessari in merito al computo alla funzione dello Stato. Intanto, lo stato eroga ai cittadini alcuni pagamenti, che costituiscono reddito, ma non vanno inserite in G. Quali? I cosiddetti pagamenti per trasferimenti, B, e cioè: Le pensioni; infatti i pagamenti per le pensioni non si riferiscono a pagamenti per servizi relativi al periodo corrente, ma sono trasferimenti monetari relative a prestazioni del passato; I sussidi e i pagamenti assistenziali per lo stesso motivo delle pensioni; gli interessi sul debito pubblico; infatti, in questo caso si tratta di pagamenti a fronte di debiti accumulati in periodi passati. # 44 22
Inoltre, lo Stato opera attraverso la tassazione. Esistono due tipi di imposte Le imposte dirette, T d, che colpiscono direttamente i redditi riducendoli (es. l IRPEF). Le imposte indirette, T i, che invece colpiscono i consumi (es. l IVA, l accise sui carburanti, etc ) in quanto fanno aumentare il prezzo dei beni e dei servizi. # 45 Occorre considerare le imposte nel calcolo del PIL? Questo dipende da come viene calcolato il PIL; infatti se: Il PIL è calcolato ai prezzi di mercato, esso misura il prodotto interno della nazione comprendendo le imposte indirette sui beni e servizi. Il PIL è calcolato al costo dei fattori, esso misura la produzione della nazione al netto delle imposte indirette. Quindi il PIL a prezzi di mercato è sempre maggiore di quello al costo dei fattori. # 46 23
Mentre il PIL al prezzo dei fattori, secondo il circuito dei beni e servizi, è pari a PIL = C + I + G, se vogliamo calcolare il PIL al costo dei fattori dobbiamo sottrarre le imposte indirette, quindi, il PIL al costo dei fattori è dato da: PIL = C + I + G - T i La misura del PIL al costo dei fattori è indipendente dalle imposte indirette. Infatti se incremento di ΔT i le imposte indirette, la spesa C + G + I cresce di ΔT i, e così pure le imposte, lasciando il PIL immutato. # 47 Analizziamo adesso come cambia il circuito inferiore, cioè quello dei redditi, in funzione di quello che abbiamo detto: Innanzi tutto la disponibilità delle famiglie viene incrementata dalla spesa per trasferimenti, B. Attenzione che non si tratta di un incremento di reddito, in quanto, come abbiamo detto i trasferimenti non sono reddito, ma di un aumento della disponibilità. Poi, la stessa disponibilità della famiglie è ridotta di un ammontare pari alla tassazione diretta che grava sui redditi, T d. Definiamo con Reddito disponibile il reddito delle famiglie effettivamente a disposizione per consumo e risparmio. Esso è pari a: RD = Y + B T d. # 48 24
La seguente figura mostra come si sono modificati i due circuiti monetari: I S C G C + G + I - T i T i Collettività Y + B - T d Governo B-T d Y Imprese # 49 Analizzando questo nuovo circuito abbiamo: Il reddito disponibile delle famiglie è pari al consumo più il risparmio: RD = Y + B T d = C + S da cui Y = PIL = C + S + T d B Dal circuito superiore PIL = C + I + G T i Da cui otteniamo: S + T d + T i B = I + G # 50 25
L equazione di cui sopra ci dice che: La somma dei prelievi totali dal flusso circolare del reddito, cioè i prelievi per risparmio, per la tassazione dello stato al netto dei trasferimenti eguagliano la somma delle immissioni nel flusso circolare del reddito, cioè la somma di investimenti e spesa pubblica. Abbiamo visto che in un economia senza stato S = I, il risparmio finanzia l investimento; Pertanto dalla relazione precedente T d + T i B = G, cioè la tassazione (sia quella diretta che indiretta) finanzia sia la spesa del Governo che la spesa per trasferimenti. In realtà non è proprio così, perché parte degli investimenti G sono finanziati dal risparmio S. # 51 L ultimo elemento che occorre considerare nel calcolo del PIL è il settore estero. Finora infatti abbiamo considerato la nostra economia come un economia chiusa. In realtà la nostra economia effettua scambi con altri paesi. Da questi scambi si determinano due flussi monetari che interessano il calcolo del PIL: Le esportazioni, X, che misurano il valore delle merci prodotte all interno del sistema economico di riferimento e vendute all estero; Le importazioni, Z, che misurano il valore delle merci prodotte in altre economie e consumate all interno. Come influenzano le importazioni e le esportazioni il calcolo del PIL? # 52 26
Mentre la collettività acquista beni e servizi di importazione spendendo Z in termini di consumi, queste spese per consumi non contribuiscono al reddito delle imprese, e quindi non si tramuteranno in reddito della collettività. Quindi gli acquisti di beni di importazione non contribuiscono alla determinazione del reddito e quindi vanno sottratti dal circuito inferiore. Di contro le esportazioni, X, sono consumi fatti all estero che contribuiscono al reddito della nazione e pertanto vanno sommati nel circuito superiore. Allora per tener conto del commercio con l estero sarà sufficiente aggiungere al PIL le esportazioni nette, cioè: NX = X Z Pertanto PIL = C + I + G + NX T i. # 53 Come abbiamo già detto, dal prodotto interno lordo, PIL, si perviene al prodotto interno netto, PIN, sottraendo gli ammortamenti. IL PIN è il prodotto nazionale netto di una economia. Esso si ottiene dal PIL sottraendo gli ammortamenti. Infatti essendo gli ammortamenti una misura del deprezzamento dello stock di capitale prodotto esso rappresenta un costo economico che deve essere sottratto se si vuole ottenere il PIN. Pertanto PIN = PIL - A # 54 27
Un ultima definizione riguarda il Reddito Nazionale (RN); esso misura l ammontare monetario che un economia ha a disposizione per l acquisto di beni e servizi. Pertanto, il Reddito nazionale si ottiene dal PIN una volta che sono state sottratte le imposte indirette. Cioè il Reddito nazionale è uguale al PIN calcolato al costo dei fattori. RN = PIN T i =PIN (al costo dei fattori) # 55 La seguente Figura riassume quanto esposto in termini di contabilità nazionale in termini di calcolo del PIL ai prezzi di mercato: G A PIL (ai prezzi di Mercato) I NX C PIN ai prezzi di mercato T i RN = PIN (al costo dei Fattori) profitti rendite redditi da lav. aut. salari # 56 28
Consumi della collettività Esercizio 4 Si considerino i dati riportati nella seguente Investimenti lordi Tabella e si calcolino le Tasse dirette grandezze indicate. I Tasse indirette calcoli del PIL devono essere eseguiti al costo Trasferimenti della PA dei fattori e ai prezzi di mercato. Spesa complessiva della pubblica amministrazione Ammortamenti degli investimenti Risparmio (S) Reddito Disponibile (RD) Redditi (Y) PIL (al costo dei fattori) PIL (ai prezzi di mercato) PIN (al costo dei fattori) Reddito nazionale 2000 700 1000 500 300 100 200??????? # 57 Esercizio 4: Soluzione Dalla relazione: S + Td + Ti B = I + G si ricava S = 1000 Dalla relazione: RD = C + S = 2000 + 1000 = 3000 Dalla relazione: RD = Y + B Td di ricava Y = 3000 + 500 100 = 3400 PIL (circuito inferiore) = Y = 3400 PIL (circuito superiore) = C + I + G Ti = 2000 + 1000 + 700 300 = 3400 PIL (ai prezzi di mercato circuito superiore) = C + I + G = 3700 PIL (ai prezzi di mercato circuito inferiore) = Y + Ti = 3700 PIN = PIL A = 3400 200 = 3200 Reddito nazionale = PIN (al costo dei fattori) = 3200 # 58 29