Gruppo Modellistico Sestese Sesto San Giovanni (MI) La VELA LATINA di Enrico PILANI STORIA La vela latina o più propriamente alla trina cioè triangolare era già conosciuta dai romani esiste infatti un bassorilievo che mostra una barca con una vela triangolare così come ne esiste un altro che mostra una vela a tarchia. Successivamente un graffito bizantino in una chiesa illustra una nave a 2 alberi a vele latine probabilmente un dromone. Si tratta comunque dell antenata di tutte le vele di taglio. La vela latina è stata impiegata anche sui primi vaporetti per ausilio al moto e nelle manovre. Il pieno sviluppo dell attrezzatura latina avviene comunque a partire dal tardo medioevo con le galee, gli usci e le caravelle latine per giungere fino a noi attraverso sciabecchi, pinchi, saettie, feluche, tartane, leudi, paregge, bovi, solo per citare le imbarcazioni più conosciute. Sulla spiaggia di Sestri Levante c è ancora un leudo attrezzato con la sua antenna.
Sul Nilo navigano ancora feluche a 2 alberi armate alla latina cariche di pietrame come secoli fa. notare la disposizione delle vele a farfalla ed il boma sul lato inferiore. Nell oceano indiano gli ultimi sambuchi e dhow navigano spinti dal monsone GLOSSARIO Antenna: E il pennone delle vela latina, la parte bassa si chiama carro quella alta penna. L antenna delle navi alla latina è composta da più pezzi sovrapposti e unita da legature; quella dei galeoni e simili è in un pezzo solo eventualmente imbotata come per gli alberi. Nella zona di contatto con l albero è posta una fasciatura di cavo o di cuoio, con funzione antiusura. Calcese (albero a): albero corto e tozzo terminante con una cassa contenente una o più pulegge per la trozza dell antenna. Drizza: Manovra che serve ad issare l antenna (tutte le manovre atte ad issare qualcosa si chiamano drizze). Ostini: Manovre che regolano la penna delle antenne. Sartie a colonna: Sono formate da un penzolo terminante con un paranco ad amante. Possono essere facilmente passate da un lato all altro della nave in quanto fissate con coccinelli. Terzaruoli: spezzoni di cavo atti a ridurre di una frazione (mano di) la superficie di una vela. Trozza: Manovra atta a tenere pennoni od antenne aderenti all albero. Quella dell antenna deve sempre essere munita di un paranco per tesarla o allascarla, quando la stessa deve essere passata da un lato all altro dell albero oppure ammainata. ANDATURE A VELA Poppa o in fil di ruota Vento che raggiunge la nave direttamente da poppa, non è contrariamente a quel che si crede la migliore andatura: le vele posteriori coprono quelle anteriori e in ogni caso la velocità teorica della nave non può essere superiore a quella del vento. (nelle altre andature è possibile superare la velocità del vento anche di parecchio, anche se ai meno esperti la cosa può sembrare strana).
Gran lasco o vento al giardinetto: Vento che raggiunge la nave all anca o al giardinetto, tutte le vele portano in pieno. Lasco: Vento che raggiunge la nave dall anca al traverso, le vele portano tutte, ma la nave inizia a scarrocciare. Lo scarroccio è la deriva trasversale rispetto alla direzione imposta all'imbarcazione dal timone, in altre parole la barca "sbanda" dalla parte opposta a quella da cui proviene il vento. Traverso: Vento esattamente al traverso dell albero maestro, le vele quadre portano in modo angolato e quindi con minore efficienza e inoltre aumenta lo scarroccio. Bolina: Il vento viene da prua con un angolazione fra il traverso e l angolo morto nel quale la nave non può più avanzare. L'angolo morto è quello formato dal prolungamento (ideale) della prua e quello formato dalla direzione del vento in cui la barca inizia a muoversi nella giusta direzione per effetto del vento stesso. L angolo morto è relativamente piccolo per le moderne barche di Coppa America, ma era più ampio per le navi antiche. In questa andatura le vele quadre perdono efficacia rispetto alle vele di taglio la nave avanza faticosamente a zig zag (bordi ) con continue virate lo scarroccio è molto forte. Il disegno mostra schematicamente la possibilità di stringere il vento di una zattera, un galeone, una goletta ed una barca moderna. Il posto delle imbarcazioni a vela latina risulterebbe vicino a quello della goletta e forse migliore per i tipi più performanti come sciabecchi e feluche, anche se la manovrabilità della goletta in virata rimane decisamente migliore. PRESTAZIONI Le caratteristiche principali che hanno portato al successo nel tempo della vela latina sono la sua maggiore efficienza, in particolare nell andatura di bolina, nel confronto con la vela quadra -cosa estremamente importante soprattutto in un mare chiuso e con venti variabili come il Mediterraneo -mentre negli Oceani dove i viaggi si svolgevano grazie ai venti costanti (alisei e monsoni) la vela quadra era migliore: Colombo infatti ha sostituito appena possibile l attrezzatura latina della Nina con quella quadra. Un altra caratteristica era la semplicità e conseguentemente il minor costo dell attrezzatura latina. Perché allora le feluche del Nilo che lo risalgono con un vento costante hanno le vele latine? Perché in un fiume con rive a volte alte o comunque con ostacoli al vento (costruzioni o alberi) è più probabile trovare il vento in alto e le vele latine sono le uniche che portano più in alto rispetto al relativo albero. Una cosa apprezzata dai pirati saraceni era anche che uno sciabecco o una feluca con le antenne calate sul ponte aveva di visibile solo 3 corti alberi con pochissime manovre e quindi poteva rimanere in agguato invisibile da lontano e piombare addosso ad un ignaro mercantile all improvviso. E curioso notare che una caratteristica analoga avevano i lougre (con le loro grandi vele al terzo) usati dai corsari francesi nella Manica. Di contro però l attrezzatura latina aveva degli svantaggi : le dimensioni delle navi alla latina non potevano aumentare oltre un certo limite in quanto essendoci una sola vela e relativa antenna per albero l incremento della superficie velica rendeva la manovra della stessa difficile con tempo buono e estremamente pericolosa con tempo cattivo per contro, le navi quadre che portavano 3 o 4 vele oltre a diverse vele di strallo erano molto più flessibili circa la quantità di tela da spiegare in funzione del vento. Per ovviare a questo problema i pinchi con cattivo tempo sostituivano le vele latine con vele quadre anche se così facendo perdevano i vantaggi relativi alla bolina proprio quando ne avevano più bisogno, le tartane ed altre imbarcazioni portavano invece due antenne da usarsi in alternativa, una più grande per tempo buono ed una ridotta per tempo cattivo
Il modello di tartana (prima immagine) mostra in primo piano l antenna ridotta sostenuta da un semplice ramo biforcuto. Nel disegno di una nave corsara si può notare la sistemazione a farfalla delle vele, infatti, l antenna di maestra sulla quale i marinai stanno lavorando per serrare la vela è disposta all inverso rispetto alla vela di trinchetto ancora spiegata. La stampa mostra in primo piano un pinco corsaro con entrambe le mute (latina e quadra) stese ad asciugare, al centro una tartana al cui albero a calcese è stato aggiunto un alberetto con 2 vele quadre posto di lato per non interferire con le carrucole del calcese. Da notare nel terzo disegno la posizione della vela di mezzana dietro all albero L equipaggio di una nave alla latina a parità di tonnellaggio doveva essere più numeroso e abile di quello di una nave alla quadra. Per esempio: un pinco abbisognava di circa 20 uomini, un brigantino 15, una brigoletta 10, una goletta 8, cosa che con l aumento dei costi per il personale ha contribuito all abbandono delle vele latine sulle navi maggiori. A volte la vela alla trina (triangolare) non è triangolare, come nel caso della vela di maestra del seguente modello di schifazzo siciliano, ma trapezoidale. Da notare in questo caso la disposizione delle bande di terzaruolo. L antenna non in uso è quella più lunga.
TECNICA Visti nel corso del tempo, la sistemazione ed il modo di manovrare la vela latina puossono essere divisi in 3 tipologie che per comodità definirò antica, media e moderna anche se (guardacaso) l unica sopravvissuta fino a noi è proprio quella antica (leudo). Antica: sciabecchi, pinchi, saettie, feluche, leudi, paregge : albero a calcese spesso inclinato in avanti Drizza posta dietro all albero: Nel modello di pareggia si vedono i bozzelli a più vie della drizza di maestra dietro all albero. Sartie a colonna: Antenna e vela fuori dalle sartie quando in uso, mentre a riposo l antenna viene tenuta all interno delle stesse. Niente stragli e la drizza dell eventuale fiocco facilmente rimovibile. La virata di bordo avviene facendo passare antenna e vela davanti all albero. Media: La vela di mezzana latina dei galeoni e simili con albero verticale e possibile albero di gabbia la drizza è davanti all albero antenna e vela entro le sartie che possono essere munite di griselle sono possibili stragli la virata di bordo avviene facendo passare il carro dell antenna dietro all albero Moderna: bovo e tartana di ultima generazione albero verticale con alberetto e crocette drizza dietro all albero eventualmente sartie fisse con griselle bompresso e stragli con più fiocchi come x una goletta può essere presente una controranda la virata non comporta il passaggio dell antenna da una parte all altra dell albero, ma i bordi avvengono alla buona o cattiva mano vale a dire che alla buona mano la vela porta in pieno mentre alla cattiva la stessa si appoggia all albero e quindi porta meno bene. N:B: i bordi alla buona o cattiva mano in determinati casi venivano usati da tutti i 3 tipi attrezzatura latina.
Leudo alla cattiva mano, notare la vela che si "appoggia" all'albero. Ancora lo schifazzo: La vela di trinchetto è del tipo antico la maestra è del tipo medio la mezzana serve principalmente come ausilio al timone Tartana moderna: A parte la vela latina è simile ad un cutter anche se le sartie sono ancora a colonna e possono essere quindi allascate quando l antenna si apre lateralmente alle andature portanti. Crocetta della tartana: Si vedono 2 bozzelli della drizza e la trozza. La sartia a poppa all altezza dell antenna è fasciata con pezzi di tela ricavati da vecchie vele a protezione dallo sfregamento. Queste protezioni in tela sono presenti in entrambi i lati (informazione rilevata da una fotografia) evidentemente l antenna non veniva più passata da un lato all altro in virata, ma poteva essere issata indifferentemente da un lato o dall altro Bovo: Lo scafo dalle linee moderne potrebbe essere armato come una goletta le sartie sono fisse e con griselle. Bibliografia e fonti: La vela quadra di Osculati Bellabarba ed. Lusci (1977) Questa è la vela di Creagh-Osborne ed. Mursia (1973) Collezione stampe di Baugean ed. Pharos (1997) Foto di Sergio Schiaffino Foto di Enrico Pilani Modelli de gruppo dei "mastri d ascia".