INFORMAZIONI GENERALI - INDAGINI DIAGNOSTICHE



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INFORMAZIONI GENERALI - INDAGINI DIAGNOSTICHE A cura del Dr.G.Antonini RIASSUNTO In questo capitolo sarà trattato in maniera sintetica lo stato dell arte delle indagini diagnostiche impiegate per lo studio delle malattie della mammella. 1. ESAME CLINICO E AUTOESAME È l esame fondamentale in senologia clinica, rappresenta una base di partenza per ulteriori accertamenti strumentali. Elementi per la valutazione di una tumefazione della mammella: a] Storia della paziente e del disturbo riferito: comparsa, durata,... b] Esame obiettivo: Ispezione statica e dinamica della mammella nei suoi profili, della cute e del complesso areola-capezzolo. Che cosa ricercare: asimmetrie, alterazioni del colore, tumefazione o retrazione della cute e del capezzolo, presenza di zone cutanee con aspetti a buccia d arancia, secrezione dal capezzolo.. Auto-ispezione: davanti allo specchio per osservare asimmetrie delle mammelle, dei capezzoli e dei loro profili. Durante questa fase si devono compiere manovre di contrazione muscolare e movimenti con le braccia per accentuare eventuali

modificazioni del profilo mammario. Palpazione per valutare sede, consistenza mobilità e rapporti; presenza di asimmetrie, tumefazioni alla palpazione; presenza di adenopatie ascellari. Circa il 70 % delle donne operate ogni anno per carcinoma mammario scopre da sola la malattia. L esame clinico della mammella, sia esso eseguito dal medico sia dalla paziente stessa, ripete la medesima procedura; consiste di alcune fasi: la manovra deve essere eseguita in posizione supina; il braccio omologo è posto sopra alla testa, mentre i polpastrelli della mano controlaterale fanno scivolare la pelle sulla ghiandola e successivamente la ghiandola sul piano muscolare; la manovra inizia con movimenti centrifughi dal capezzolo verso la periferia della mammella, da destra a sinistra e dall alto in basso. Durante la manovra è esplorato sistematicamente il cavo ascellare per valutare il prolungamento ascellare e la catena linfonodale. Il capezzolo è delicatamente spremuto per ricercare eventuali secrezioni. Come parte finale della palpazione, il medico si pone alle spalle della Paziente e palpa le due mammelle contemporaneamente per potere meglio individuare asimmetrie. L autoesame deve essere eseguito ogni mese/2 mesi nel periodo compreso tra la fine della mestruazione e il periodo ovulatorio (14 giornata circa) quando la ghiandola mammaria è più sgonfia. Se la donna è in menopausa, l esame può essere eseguito in ogni momento, per l autopalpazione, lo stesso giorno di ogni mese. 2. TERMOGRAFIA Con questo esame è misurata l emissione di calore della mammella o da parte di alcuni settori di essa. Sono impiegati diversi strumenti per la rilevazione: Termografia per contatto con cristalli liquidi di colesterolo incapsulati:

assorbendo la radiazione termica (infrarossi) emettono radiazioni visibili all occhio umano; il colore emesso dai cristalli liquidi varia in rapporto alla temperatura: poiché ogni cristallo ha una caratteristica emissione, per una perfetta esecuzione della termografia è necessario il contatto tra una miscela di cristalli (contenuti in piastre con escursione termica nota) e la cute della mammella. Teletermografia: questa metodica permette la rilevazione a distanza della temperatura di un determinato distretto corporeo mediante apposita apparecchiatura. Le due metodiche presuppongono la preparazione della donna: raffreddamento delle mammelle in un locale apposito climatizzato a 21 C per 10 min. La metodica termografica permette la rilevazione di differenze di temperatura tra un area di riferimento e i quadranti mammari da studiare: partendo dal presupposto che il carcinoma ha un metabolismo elevato, tale metodica è in grado di rilevare le modificazioni della temperatura prodotta rispetto quella del fondo mammario. L indagine termografica può essere impiegata anche per il controllo della mammella operata per carcinoma e per quella ricostruita e della cute della parete toracica per rilevare eventuali recidive locali. Tra i suoi impieghi vi è il controllo della evoluzione di accertati processi infiammatori della mammella. In passato alla metodica è stata data molta importanza, oggi ridimensionata per l elevato numero di falsi positivi (tumori diagnosticati ma non presenti) e falsi negativi (tumori non evidenziati). La termografia ha una sensibilità diagnostica, impiegata da sola, del 40-60 %: può essere pertanto impiegata solamente come ausilio diagnostico (non è da considerarsi come un esame fondamentale): infatti praticamente aggiunge poco o nulla al miglioramento diagnostico delle malattie della mammella.

3. DIAFANOSCOPIA o TRANS-ILLUMINAZIONE È un indagine diagnostica indolore che impiega una fonte luminosa con piccolo fuoco posta sotto la mammella; l esame è eseguito al buio; il seno è compresso e la fonte luminosa è fatta scorrere a piatto sotto la mammella. Indicazioni: per lo studio di tumefazioni, della densità e della vascolarizzazione della mammella; la diafanoscopia rivela le strutture opache: vene, addensamenti cellulari di una certa entità, necrosi e raccolte (pus, sangue,...). La diafanoscopia serve anche per il controllo della mammella operata o trattata con radioterapia: può essere pertanto impiegata solamente come ausilio diagnostico marginale (non è da considerarsi come un esame fondamentale). 4. MAMMOGRAFIA E TECNICHE ASSOCIATE L impiego di radiazioni ionizzanti per l indagine delle malattie della mammella presuppone uno strumentario specifico appositamente costruito, pellicole radiografiche con apposite emulsioni fotografiche e schermi di rinforzo: il tutto per ridurre la dose assorbita al minimo; infatti indagini anche ripetute non aumentano il rischio di insorgenza del carcinoma indotto da radiazioni. La Xeromammografia: al posto della pellicola è posta una piastra di selenio che al passaggio delle radiazioni subisce un riarrangiamento elettrico: la piastra è successivamente trattata e l immagine riprodotta in colore azzurro su carta. La Xeromammografia fornisce maggiori dettagli nelle mammelle dense. La mammella è posta tra la sorgente di radiazioni e la pellicola: lo studio prevede diverse proiezioni. L esame permette di valutare lo stato della ghiandola e i suoi rapporti con la cute, i muscoli, le coste ed il capezzolo: il potere risolutivo è infinitamente piccolo e con

un buon esame possono essere rilevate immagini di carcinoma delle dimensioni inferiori ai 3 mm di diametro; è l esame più attendibili per le lesioni di dimensioni inferiori ai 2 cm di diametro (T1). La mammografia rappresenta, insieme all esame clinico, l ausilio principale e insostituibile per la ricerca di lesioni mammarie in donne sintomatiche o in corso di screening: l esame ha una sensibilità diagnostica superiore al 90 %. La duttogalattografia è l indagine contrastografica di uno o più dotti secernenti in particolare se la secrezione è persistente, ematica, o se vi è una citologia dubbia/sospetta: dopo avere incannulato un dotto con apposito specillo, l esame è condotto come una normale Rx mammografia. La pneumocistografia è una contrastografia gassosa indicata per quelle cisti dalle quali è aspirato materiale ematico e in quelle presenti in donne anziane (oltre 60 anni); permette di evidenziare vegetazioni intracistiche. L esame, oggi quasi desueto, può essere sostituito dalla ecografia. Il repertaggio Rx mammografico; rappresenta una metodica che consiste nel impiantare nella lesione sospetta un filo metallico o di un colorante che permette al chirurgo di raggiungere con certezza la zona da asportare, soprattutto se questa è impalpabile. Radiografia del pezzo operatorio: esame fondamentale per controllare se una lesione non palpabile sia stata effettivamente esportata dal chirurgo (anche se questa è stata repertata prima). LA MAMMOGRAFIA NELLE LESIONI MAMMARIE BENIGNE Le lesioni benigne mammarie hanno di solito caratteristiche di benignità: margini netti, smussi, aspetto omogeneo della lesione, calcificazioni grossolane,... Indicazioni alla mammografia nelle lesioni benigne:

Conferma della diagnosi clinica (possibile nel 97% dei casi) Come ausilio nella diagnosi di lesioni di difficile interpretazione clinica Per escludere eventuali lesioni neoplastiche associate, specie in donne a rischio. Nella valutazione clinico-strumentale di lesioni sospette: da ripetere dopo almeno 4-6 mesi. In mammelle già sottoposte a biopsia: alcuni autori consigliano sottoporre a Rx mammografia la mammella operata dopo 3-6 mesi dall intervento per avere questo esame come base per successivi controlli per facilitare l interpretazione mammografica nel tempo. 5 ECOGRAFIA l Esame ecografico permette lo studio di strutture mediante l impiego di ultrasuoni (onda meccanica); una sonda emette impulsi che una volta colpite strutture mammarie, sono riflessi e registrati dalla sonda stessa: gli impulsi sono elaborati e evidenziati per mezzo di un monitor. L ecografia permette di studiare la morfologia, la struttura, la topografia, le deformazioni della mammella, e, permette di conoscere le sue caratteristiche fisiche (solido, liquido). L indagine consente di rilevare, con apposite sonde, lesioni di dimensioni sino ai 3-5 mm di diametro. La sensibilità diagnostica è di circa il 60-70 % (quando impiegata da sola). L esame è considerato come un ausilio alla diagnosi clinico-mammografica: è indicata per un approfondimento diagnostico di lesioni palpabili o viste con la mammografia. la caratterizzazione e il controllo delle opacità mammarie tondeggianti (cisti,

fibroadenomi,...), l accertamento di lesioni cistiche 6 R.M.N In senologia non trova al momento attuale nessuna indicazione routinaria per lo studio della mammella. E impiegata in casi molto selezionati: controllo in pazienti con protesi, mammelle difficili da controllare con le indagini correnti, controllo di mammelle irradiate. L indagine deve essere eseguita con apparato dedicato. Non è indicata per lo screening mammografico. 7 C ITOLOGIA ED ISTOLOGIA Questi esami rappresentano la fase finale di un esame completo ove si è rilevata un anomalia sospetta a carico della mammella: aspirato di masse solide aspirato di cisti secrezioni dal capezzolo qualsiasi materiale prelevato dalla mammella e dai suoi annessi deve essere esaminata dall anatomopatologo, soprattutto se la donna ha superato i 40 anni di età. La puntura delle tumefazioni mammarie dovrebbe essere sempre effettuata; infatti con questa semplice manovra è possibile: valutare la consistenza della massa, aspirare il liquido in caso di cisti,

prelevare un campione citologico. L attendibilità dell esame si avvicina la 100 %. se i prelievi sono eseguiti correttamente. Il materiale da esaminare può essere prelevato con aghi particolari o chirurgicamente (a cielo aperto). E superfluo affermare che l attendibilità della risposta dipende dall accuratezza del prelievo e dalla sua conservazione: per questo motivo è raccomandabile la presenza dell anatomo-patologo sia durante il prelievo sia successivamente.