STAGIONE 2013 14 ALTRE METE PURO PIACERE
Torino, Conservatorio G. Verdi domenica 16 marzo 2014 ore 17.00 martedì 18 marzo 2014 ore 21.00 Gli Archi dell Orchestra Filarmonica di Torino Sergio Lamberto maestro concertatore Philippe Graffin violino PURO PIACERE Una rara versione del Concerto per violoncello di Schumann riportata alle corde di un violino, come aveva desiderato l Autore; e poi la più romantica delle serenate, per riempirsi pancia e orecchie di godimento.
Robert Schumann (1810-1856) Concerto in la minore per violoncello e orchestra op. 129 (Trascrizione per violino e archi di Arthur H. Lilienthal secondo le intenzioni dell Autore) Nicht zu schnell (Non troppo allegro) Langsam (Adagio) Sehr lebhaft (Molto vivace) Nella vicenda del Concerto in la minore per violoncello e orchestra op. 129 si può leggere in filigrana il rapporto fra la novità della musica di Schumann e la sua epoca. Per quanto fuori dall ordinario, le sue composizioni per pianoforte e i suoi Lieder godevano di un accoglienza più lineare: gli editori potevano contare sull interesse di un pubblico costituito in gran parte da privati, dilettanti di buon livello che trovavano musica molto complessa, non c è dubbio, ma anche stimolante, arricchita da passaggi melodici estremamente incisivi e concepita per un livello tecnico alto, ma non impossibile. La musica da concerto, invece, si rivolgeva in primo luogo a esecutori professionisti. Specie quando non era in scena il suo strumento, Schumann provava a sperimentare soluzioni che avvicinassero la scrittura a quella pianistica, tanto nella parte solistica quanto in quella orchestrale. Ma il risultato era spesso così impegnativo per gli interpreti da scoraggiarli, anche perché la distanza rispetto alla condotta classica del concerto rendeva comunque l esito delle opere di Schumann meno scontato di fronte a una platea. Il Concerto per violoncello vide la luce nel 1850, nel periodo in cui Schumann cominciava la sua attività di direttore dell orchestra di Düsseldorf. Aveva quarant anni, e intitolando il brano "Pezzo da concerto con accompagnamento dell orchestra" mostrava subito di voler prendere come modello non Beethoven o Mozart, ma personaggi molto in vista ai suoi tempi come Johann Nepomuk Hummel e Ignaz Moscheles, virtuosi che scrivevano musica ad alto contenuto virtuosistico per le loro esibizioni e nei cui concerti l orchestra, appunto, non aveva altro ruolo se non quello dell accompagnamento. Nello scrivere un concerto per violoncello, cioè per uno strumento con il quale non aveva grande dimestichezza, Schumann provò oltretutto a ritagliarsi un compito più familiare dando all accompagnamento un taglio molto pianistico. Si dice che Schumann fosse soddisfatto dalla stesura iniziale del lavoro, ma che abbia cominciato a trovare difficoltà al momento di rivolgersi a possibili esecutori. Tentò invano con il primo violoncello dell orchestra di Düsseldorf, quindi si rivolse a un violoncellista e compositore molto stimato all epoca, Robert Bockmühl, il quale non solo si mostrò interessato, ma si offrì di revisionare la parte del solista in vista della pubblicazione della partitura. Per l esecuzione, tuttavia, Bockmühl chiese alcune modifiche: un cambiamento nell indicazione del metronomo nel primo movimento, per rallentare il tempo quasi della metà, e una semplificazione dei passaggi che egli giudicava meno adatti alla tecnica del violoncello. Schumann concesse qualcosa, ma non molto e Bockmühl si tirò indietro, lasciando sospeso dopo sei mesi dalla composizione il problema di chi avrebbe eseguito il Concerto. Due editori nel frattempo, Hofmeister e Luckhardt, avevano rifiutato di pubblicare la partitura e quello che accettò, Breitkopf & Härtel, non volle investire anche su una versione per violoncello solista e quartetto d archi di cui Schumann lo aveva informato con una lettera andata perduta ma che vale tuttavia, ancora oggi, come legittimazione per chi intende affiancare il solista del Concerto op. 129 a un orchestra di soli archi. Uscì invece la riduzione per pianoforte, ma allora la Neue Berliner Musikzeitung pubblicò una recensione che criticava il brano giudicandolo confuso, armonicamente cervellotico e poco spettacolare, cioè sostanzialmente inadatto alla destinazione concertistica. Per superare le difficoltà incontrate con i violoncellisti, che facevano a loro volta da sponda ai problemi editoriali, Schumann individuò una soluzione realizzando una trascrizione per violino e orchestra del Concerto destinata a Joseph Joachim, violinista ungherese allora neppure ventenne, ma che già aveva conquistato il pubblico tedesco oltre che la stima di Schumann stesso e che di lì a poco avrebbe anche stretto amicizia con il giovane Johannes Brahms, con il quale formò per anni un duo leggendario. A riprova di quanto poco fosse interessato alla specificità del violoncello, e di quanto lo fosse invece al progetto e alle idee musicali del Concerto in la minore, Schumann si limitò ad adattare la parte del solista lasciando inalterato il resto, "salvo che per un accordo nelle ultime battute". Tre giorni prima di tentare il suicidio gettandosi nel Reno, Schumann terminò la nuova parte solistica e la fece inviare a Joachim. Questi però non la ritenne buona per gli stessi motivi enunciati dalla Neue Berliner Musikzeitung : armonia troppo ricercata, discorso melodico troppo frammentato, scrittura del solista troppo complessa e al tempo stesso troppo poco appariscente per guadagnare l applauso della platea. I fogli di questa versione alternativa, mai portati a conoscenza del pubblico, sono rimasti nell archivio di Joseph Joachim fino al 1987, anno in cui sono stati identificati e in breve tempo preparati per l esecuzione. Il Concerto op. 129 di Schumann è stato eseguito per la prima volta nel 1860, cioè quattro anni dopo la morte dell'autore. La versione per violino e orchestra, invece, attende ancora di guadagnare la ribalta come oggetto di riscoperta da parte di una nuova generazione di interpreti che non consideri sacre le prime versioni consolidate anche dalla tradizione esecutiva.
Josef Suk (1874-1935) Serenata in mi bemolle maggiore op. 6 Andante con moto Allegro ma non troppo e grazioso Adagio Allegro giocoso, ma non troppo presto Nell orizzonte artistico di Josef Suk, violinista e compositore cèco vissuto fra Otto e Novecento, spiccano come punti di riferimento i nomi di Brahms e di DvoÞák, del quale avrebbe sposato la figlia Ottilie. La disciplina classica unita all espansività melodica e a uno stile popolare, chiaro, sono caratteristiche che possono far pensare anche a ajkovskij, ma Suk è riuscito anche a trovare una cifra originale che non sacrifica il giudizio sulla sua opera limitandolo alla ricerca di confronti, ma gli riconosce una voce autonoma e significativa, ancorché oggi non molto conosciuta. La Serenata per archi op. 6 è forse il più noto dei suoi brani. Risale agli anni di studio al Conservatorio di Praga sotto la guida proprio di DvoÞák: Suk aveva solo diciotto anni quando lo scrisse, nel 1892. Scegliere un modello relativamente libero, cioè non condizionato da requisiti formali rigorosi, significava per lui evidentemente porsi sotto l ala del suo maestro, la cui Serenata op. 22 aveva riscosso grandissimo successo in tutta Europa poco meno di vent anni prima. In più sembra che DvoÞák stesso avesse consigliato al suo allievo di cimentarsi con una Seranata come per seguire una terapia che lo allontanasse dai pensieri cupi e malinconici che si dice affliggessero Suk negli anni di gioventù. La composizione risulta perciò imperniata sulle dimensioni della leggerezza e della tranquillità. La tonalità di mi bemolle maggiore proietta una luce cordiale su temi molto scorrevoli, alcuni dei quali sono imparentati con melodie del folklore slavo. Il centro gravitazionale della composizione è l Adagio, dove un ruolo di primo piano è assegnato al violoncello, che svolge una funzione quasi concertante, fungendo cioè quasi da solista di fronte al resto della compagine orchestrale. Testi di Stefano Catucci Phillippe Graffin è considerato il migliore violinista francese di oggi. Le sue interpretazioni del repertorio francese hanno fatto dire alla rivista Gramophone che la sua comprensione dello stile non ha eguali. Artista in continua ricerca, Graffin ha riscoperto gli arrangiamenti originali di brani classici, tra i quali il Poème di Chausson e la Tzigane di Ravel, e ha anche riportato alla luce i dimenticati Concerti per violino di Fauré, Saint-Saëns e del compositore inglese Samuel Coleridge- Taylor, oltre alle Sonate di Bruno Walter, ampliando così il repertorio violinistico. Ha collaborato con alcuni fra i migliori musicisti del nostro tempo: Yehudi Menuhin, Mstislav Rostropovich, Martha Argerich, Jean-Yves Thibaudet. Tra i suoi partner abituali annovera i violoncellisti Gary Hoffman e Truls Mørk, i pianisti Pascal Devoyon, Stephen Kovacevich, Claire Désert e il Chilingirian Quartett. Philippe Graffin è il fondatore e il direttore artistico di Consonances, il festival internazionale di musica da camera di St. Nazaire in Francia, e viene invitato regolarmente ai più importanti festival di musica da camera in Europa e negli Stati Uniti. Si è esibito nella serie BBC Proms Chamber Music ed è stato invitato in veste di direttore artistico di molti progetti di musica da camera presso la Wigmore Hall di Londra. Come solista Graffin ha suonato in tutta Europa con prestigiose compagini: la Royal Philharmonic, la BBC Philharmonic, la BBC National Orchestra of Wales, la Royal Liverpool Philharmonic, l Orchestre National de Lyon, l Orchestre Philharmonique de Radio France, la Gothenburg Symphony, la Czech Philharmonic e la Netherlands Radio Symphony Orchestra. Ha inciso con Hyperion molti dischi che hanno vinto importanti premi, tra cui ricordiamo quelli contenenti le Sonate di Ysaÿe, l intera opera da camera di Chausson, i tre Concerti per violino di Saint-Saëns, una collezione di rari pezzi francesi per violino e orchestra, oltre alle Sonate di Pierre de Breville e Joseph Canteloube. Per Avie Records ha inciso la prima mondiale del Concerto per violino di Samuel Coleridge-Taylor, un disco con pagine di Debussy, Enescu e Ravel, il Concerto per violino di Elgar e il Poème di Chausson. Ha registrato il Concerto op. 129 di Schumann con la Filarmonica di Saarbrucken e, recentemente, con l Orchestra da Camera di Padova ha realizzato l incisione della versione per archi, disponibile nel catalogo della Cobra Records. Philippe Graffin suona un violino Domenico Busano (Venezia,1730). Attualmente è artista residente alla Stony Brook University di New York. Resta in contatto con noi! Iscriviti alla Newsletter OFT su www.oft.it PROSSIMO CONCERTO martedì 15 aprile 2014 - ore 21.00 Torino, Conservatorio G. Verdi Gli Archi dell Orchestra Filarmonica di Torino Sergio Lamberto maestro concertatore Ula Ulijona Zebriunaite viola VIOLA Musiche di Glière, Hummel, ajkovskij
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