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DISSIPATORI SISMICI Modellazione con PRO_SAP C11.9.1 TIPOLOGIE DI DISPOSITIVI In questo capitolo i dispositivi sono classificati in relazione alla funzione strutturale che devono svolgere e alle loro modalità di funzionamento, ovvero al loro legame caratteristico forzaspostamento. Le specifiche indicate nel presente capitolo sono valide per tutti i dispositivi trattati, comunque impiegati per la protezione sismica della struttura. I Dispositivi di vincolo temporaneo, suddivisi in Dispositivi di vincolo del tipo a fusibile e Dispositivi (dinamici) di vincolo provvisorio, rappresentano dei vincoli ausiliari le cui caratteristiche permangono immutate sino al raggiungimento di particolari condizioni. In particolare, i primi consentono di solidarizzare le parti che collegano sino al raggiungimento di una soglia di forza oltre la quale, al superamento della stessa, consentono tutti i movimenti come se non fossero presenti. Pertanto, essi rappresentano un vincolo sino a quando non si raggiunge il valore della forza di soglia, oltre il quale il vincolo è disattivato ed una sua riattivazione può avvenire solo mediante la sostituzione o un eventuale intervento meccanico. I dispositivi dinamici di vincolo provvisorio, detti anche shock transmitter, hanno una logica di funzionamento inversa rispetto alla precedente, ovvero lasciano libere e prive di vincolo, le parti da essi collegate, sino a quando i movimenti relativi tra gli elementi che collegano non si manifestino con una velocità maggiore della velocità di attivazione del dispositivo, superata la quale si trasformano, per la durata del movimento rapido, in collegamento pressoché rigido tra le parti. Tali dispositivi vengono utilizzati, ad esempio, per solidarizzare temporaneamente due elementi in presenza di movimenti rapidi (quali quelli dinamici dovuti ad un evento sismico) per la duratadell azione dinamica, consentendo prima e dopo l evento, tutti i movimenti lenti (in particolare quelli legati alle dilatazioni termiche) come se le parti non fossero tra loro collegate. I Dispositivi dipendenti dallo spostamento, a loro volta suddivisi in Dispositivi a comportamento lineare o Lineari e Dispositivi a comportamento non lineare o Non Lineari, sono caratterizzati da un legame forza-spostamento sostanzialmente indipendente dalla velocità. I primi hanno un comportamento sostanzialmente lineare e nella fase di scarico non devono mostrare spostamenti residui significativi mentre i secondi sono caratterizzati da un legame forza-spostamento non lineare, con comportamento stabile per il numero di cicli richiesti dalle esigenze progettuali e, comunque, con dei requisiti minimi nel seguito descritti. Nei Dispositivi dipendenti dalla velocità detti anche Dispositivi a comportamento viscoso o Viscosi il legame costitutivo forza-spostamento può dipendere sia dalla sola velocità che, contemporaneamente, dalla velocità e dallo spostamento. Il funzionamento è caratterizzato dalle forze di reazione generate dal flusso di un fluido viscoso che passa, attraverso orifizi o sistemi di valvole, tra le due camere che il dispositivo possiede. 1

C11.9.4 DISPOSITIVI A COMPORTAMENTO LINEARE I dispositivi lineari sono caratterizzati da un legame forza-spostamento sostanzialmente indipendente dalla velocità e pressoché lineare, non mostrando, allo scarico, spostamenti residui significativi. La linearità della risposta si riscontra accertando che il coefficiente di smorzamento viscoso equivalente sia minore del 15% e che lo scarto tra la rigidezza iniziale Kin, valutata come la rigidezza secante tra i valori corrispondenti al 10% ed il 20% della forza di progetto, e la rigidezza equivalente Ke, valutata come pendenza della secante tra i punti di massimo spostamento positivo e negativo in un ciclo completo, sia minore del 20% della rigidezza Kin (per i dispositivi a comportamento lineare la rigidezza del primo tratto K1 può essere assunta pari a Kin). Per la valutazione del coefficiente di smorzamento viscoso equivalente, in un singolo ciclo di carico di un dispositivo, si fa riferimento alla seguente formulazione: CSIe = Ed / (2 π Fd)=Ed/(2π Ke d2) dove - d è lo spostamento massimo raggiunto dal dispositivo in un ciclo di carico; - F è la forza massima raggiunta dal dispositivo in un ciclo di carico; - Ed è l energia dissipata da un dispositivo in un ciclo completo di carico, ossia l area racchiusa dal ciclo di carico in un diagramma forza-spostamento. C11.9.5 DISPOSITIVI A COMPORTAMENTO NON LINEARE Come descritto nella norma, tali dispositivi sono caratterizzati da un legame forza-spostamento non lineare, sostanzialmente indipendente dalla velocità, che può realizzare comportamenti meccanici diversi, ad elevata o bassa dissipazione di energia, con riduzione o incremento della rigidezza al crescere dello spostamento, con o senza spostamenti residui all azzeramento della forza. La stabilità del ciclo si riscontra accertando che, fissata l ampiezza di spostamento, lo scarto tra la rigidezza del secondo ramo di un generico ciclo i, K2(i), e la stessa valutata al terzo ciclo e presa a riferimento, K2(3), sia minore del 10%. Analogamente si dovrà riscontrare che lo scarto tra il coefficiente di smorzamento viscoso equivalente di un generico ciclo i e lo stesso valutato al terzo ciclo e preso a riferimento, sia minore del 10% del valore assunto a riferimento. La rigidezza iniziale si calcola come descritto nel paragrafo relativo ai dispositivi lineari. Per i dispositivi dotati di ramo di softening, è possibile assumere come valore della rigidezza K1 anche il valore della rigidezza iniziale Kin. 2

C11.9.6 DISPOSITIVI A COMPORTAMENTO VISCOSO I dispositivi a comportamento viscoso hanno un legame costitutivo che dipende dalla velocità e, in genere, trasmettono soltanto azioni lungo il proprio asse longitudinale. Non essendo dotati di rigidezza elastica, essi vengono utilizzati essenzialmente per aumentare la capacità dissipativa di un sistema di isolamento o, più in generale, del sistema strutturale nel quale vengono inseriti. L obbligo di disporre le cerniere sferiche alle due estremità del dispositivo trova giustificazione nell esigenza di scongiurare che eventuali disallineamenti diano luogo, durante i movimenti causati da un evento sismico, alla nascita di sforzi parassiti che danneggino il dispositivo viscoso compromettendone il funzionamento. La capacità di rotazione delle cerniere sferiche necessaria dovrà essere determinata dal progettista, in relazione agli effetti sia delle azioni di servizio, sia dei movimenti dovuti al terremoto, sia, infine, a possibili imperfezioni nell installazione. In ogni caso è consigliabile che la capacità di rotazione sia non inferiore a ±2. C7A.10.5.2.1 Analisi Lineari 1.Quando si utilizza l analisi lineare per le verifiche agli stati limite ultimi, gli effetti delle azioni sismiche sono calcolati riferendosi allo spettro di progetto ottenuto assumendo un fattore di struttura q maggiore dell unità (v. 3.2.3.5 delle NTC). La valutazione del fattore di struttura q per le costruzioni con sistemi dissipativi deve discendere da metodologie di comprovata validità, che portino in conto le plasticizzazioni sia nella struttura che, per le tipologie che lo consentono, nei dispositivi dissipativi. 2.In alternativa, qualora il progetto preveda che la struttura rimanga in campo sostanzialmente elastico per il terremoto di progetto e la dissipazione nei dispositivi possa essere modellata attraverso uno smorzamento modale equivalente, si può far riferimento allo spettro elastico opportunamente modificato mediante il fattore CSI, in funzione del rapporto di smorzamento modale equivalente. In quest ultimo caso si utilizzerà la rigidezza secante per linearizzare il comportamento dei dispositivi dissipativi. Il rapporto di smorzamento modale equivalente deve essere determinato utilizzando metodi di comprovata validità. In generale occorre stimare il lavoro fatto dai dispositivi dissipativi e, quindi, l energia di deformazione modale, ipotizzando che lo spostamento dell edificio rinforzato possa essere determinato considerando solo il primo modo di vibrare e modificandone conseguentemente il valore di progetto dello smorzamento. Nel caso si intenda utilizzare l analisi statica, fermi restando i limiti di applicabilità di cui al 7.3.3.2 delle NTC, è opportuno utilizzare formule più accurate della (7.3.5) del 7.3.3.2 delle NTC per il calcolo del periodo proprio della struttura, tenuto conto che l aggiunta del sistema di dissipazione può comportare anche un notevole incremento della rigidezza. 3

Con analisi lineari ci sono 2 strade percorribili: 1. Fattore di struttura q (tra i metodi di comprovata validità si è scelto di utilizzare le normative americane FEMA 750 C18 del 2009) 2. Smorzamento modale equivalente L attuale versione di PRO_SAP implementa il metodo 2, calcolando nel dettaglio il rapporto di smorzamento modale equivalente La normativa prevede inoltre analisi non lineari (time history) che stiamo sviluppando, ma non presenteremo oggi. MODELLAZIONE PRO_SAP Di seguito si vedrà un esempio di applicazione a un dispositivo di tipo SIMOCELL Per la modellazione con PRO_SAP sono stati inseriti due elementi sovrapposti in corrispondenza del punto di incontro trave-pilastro: Una trave con sezione e materiale uguali a quelli del pilastro, ma svincolata a sforzo normale e momento in maniera che simuli un appoggio scorrevole Un asta avente una rigidezza pari alla rigidezza secante del dispositivo e un materiale con lo smorzamento del dissipatore. 4

C7A.10.5.2.1 [ ] In quest ultimo caso si utilizzerà la rigidezza secante per linearizzare il comportamento dei dispositivi dissipativi. Ilrapporto di smorzamento modale equivalente deve essere determinato utilizzando metodi di comprovata validità. In generale occorre stimare il lavoro fatto dai dispositivi dissipativi e, quindi, l energia di deformazione modale, ipotizzando che lo spostamento dell edificio rinforzato possa essere determinato considerando solo il primo modo di vibrare e modificandone conseguentemente il valore di progetto dello smorzamento. FATTORI DI SMORZAMENTO Per i materiali generici è possibile assegnare il fattore di smorzamento ξ nell archivio dei materiali. Per i dissipatori sarà sufficiente realizzare un materiale con lo smorzamento opportuno (il valore è fornito dal produttore, ad esempio 32%) e il modulo di elasticità derivato dalla rigidezza secante del dissipatore. 5

COMPORTAMENTO E DEFORMAZIONE LIMITE Comportamento elasto-plastico equivalente in termini di energia assorbita considerando valore limite di deformazione 7 cm MODULO DI ELASTICITÀ Dati: la lunghezza L dell asta (nell esempio 15 cm) l area trasversale A (23,37 cm) la rigidezza secante K del dissipatore ottenuta ipotizzando uno spostamento di 7 cm (8500/7=1215 dan/cm per ciascuno dei 2 dissipatori per nodo 2430 dan/cm) Il modulo di elasticità si deriva dalla E= K L/A=1560 dan/cm 6

C7A.10.5.2.1 [ ] Qualora il progetto preveda che la struttura rimanga in campo sostanzialmente elastico per il terremoto di progetto e la dissipazione nei dispositivi possa essere modellata attraverso uno smorzamento modale equivalente, si può far riferimento allo spettro elastico opportunamente modificato mediante il fattore CSI, in funzione del rapporto di smorzamento modale equivalente. [ ] In PRO_SAP la finestra «analisi dinamiche info» consente di valutare i fattori di smorzamento dei modi di vibrare FATTORI DI SMORZAMENTO 7

FATTORI DI SMORZAMENTO SPETTRO DI PROGETTO La normativa definisce lo spettro elastico in funzione di η 8

SPETTRO DI PROGETTO Spettro di progetto in funzione di q SPETTRO DI PROGETTO Una volta effettuate le analisi è possibile identificare nel contesto «visualizzazione risultati» il valore di eta, Da eta è possibile ricavare il fattore di struttura attraverso la relazione: q= 1/eta È poi necessario tornare nel contesto assegnazione carichi e assegnare eta e q che derivano dalla reale capacità di dissipazione dell edificio. (nel caso di esempio eta=0,63 e q=1,59) 9

RISULTATI DELLE ANALISI DINAMICHE SPETTRO DI PROGETTO Una volta eseguite le analisi con i nuovi q ed eta bisogna assicurarsi che lo spostamento dei dissipatori coincida con lo spostamento di progetto utilizzato nella fase iniziale (in questo caso 7 cm) per la determinazione della rigidezza secante. Se lo spostamento risulta diverso sarà necessario modificare il modulo di elasticità del materiale assegnando le reale rigidezza secante ottenuta sul diagramma forza-spostamento del dispositivo in corrispondenza dello spostamento che deriva dall analisi. 10

CONFRONTO RISULTATI Edificio senza dissipatori: periodo proprio 0,5 s Edificio con dissipatori: periodo proprio 0,78 s 11