La notazione di Dirac

Documenti analoghi
Elementi di Algebra Lineare Applicazioni lineari

Prodotto scalare e norma

Capitolo IV SPAZI VETTORIALI EUCLIDEI

Prodotto interno (prodotto scalare definito positivo)

OPERAZIONI SU SPAZI DI HILBERT. Nel seguito introdurremo i concetti di prodotto diretto e somma diretta di due spazi di Hilbert.

Complemento ortogonale e proiezioni

Elementi di Algebra Lineare Applicazioni lineari

0.1 Spazi Euclidei in generale

Corso di Laurea in Fisica. Geometria. a.a Canale 3 Prof. P. Piazza Magiche notazioni

i) la somma e il prodotto godano delle proprietà associativa, commutativa e distributiva;

I teoremi della funzione inversa e della funzione implicita

Parte 8. Prodotto scalare, teorema spettrale

LEZIONE 12. Y = f(x) = f( x j,1 f(e j ) = x j,1 A j = AX = µ A (X),

Operatori C, P e T. Stati fisici. Osservabili (II) Osservabili. prof. Domenico Galli

Prodotti scalari e matrici

Spazi affini e combinazioni affini.

LEZIONE 12. v = α 1 v α n v n =

Richiami di algebra lineare

Elementi di Algebra Lineare Spazi Vettoriali

x 1 Fig.1 Il punto P = P =

Spazi vettoriali euclidei.

NOTE DI ALGEBRA LINEARE v = a 1 v a n v n, w = b 1 v b n v n

Un quaternione è un numero complesso con quattro componenti anziché due. Si scrive così :

0.1 Coordinate in uno spazio vettoriale

Riassumiamo le proprietà dei numeri reali da noi utilizzate nel corso di Geometria.

Esercitazione 6 - Soluzione

Operatori antisimmetrici

8. Completamento di uno spazio di misura.

Sui determinanti e l indipendenza lineare di vettori

Analisi Matematica 1 e Matematica 1 Geometria Analitica: Rette

SPAZI DUALI. NOTE DI ALGEBRA LINEARE

REGISTRO DELLE LEZIONI

1 Equazioni parametriche e cartesiane di sottospazi affini di R n

Elementi di Algebra Lineare Matrici e Sistemi di Equazioni Lineari

Inversa di una matrice

FONDAMENTI DI ALGEBRA LINEARE E GEOMETRIA

( ) TEORIA DELLE MATRICI. A. Scimone a.s pag 1

misura. Adesso, ad un arbitrario punto P dello spazio associamo una terna di numeri reali x

Similitudine (ortogonale) e congruenza (ortogonale) di matrici.

Pagine di Algebra lineare. di premessa al testo Pagine di Geometria di Sara Dragotti. Parte terza: SISTEMI LINEARI

Caso di A non regolare

Funzioni vettoriali di variabile scalare

24.1. Ritorno al gruppo delle trasformazioni di Möbius Lo spazio proiettivo degli stati di un qubit.

CODICI CICLICI. TEORIA DEI CODICI CORSO DI GRAFI E COMBINATORIA A.A Prof.ssa Bambina Larato - Politecnico di Bari

Sviluppi e derivate delle funzioni elementari

Prodotto scalare, covarianza e controvarianza, tensore metrico

Esercizio 2. Consideriamo adesso lo spazio di funzioni V = {f : [0, 1] R}. Dire quali dei seguenti insiemi di funzioni sono sottospazi.

TUTTO (o quasi tutto ) SULLA RETTA di Leonardo Calconi

Appunti di Geometria - 3

Appunti sui Codici di Reed Muller. Giovanni Barbarino

Esame di Geometria - 9 CFU (Appello del 14 gennaio A)

ESERCIZI sui VETTORI

LEZIONE 8. k e w = wx ı + w y j + w z. k di R 3 definiamo prodotto scalare di v e w il numero

Parte 7. Autovettori e autovalori

Geometria analitica del piano pag 32 Adolfo Scimone

I. Foglio di esercizi su vettori linearmente dipendenti e linearmente indipendenti. , v 2 = α v 1 + β v 2 + γ v 3. α v 1 + β v 2 + γ v 3 = 0. + γ.

Parte 5. Sottospazi. A. Savo Appunti del Corso di Geometria

Forme bilineari simmetriche

3. Vettori, Spazi Vettoriali e Matrici

Analisi Funzionale Cap. 2: Spazi di Hilbert

Geometria e Topologia I (U1-4) 2006-mag-10 61

Nozioni di algebra multilineare

Lezioni di Algebra Lineare I. Le nozioni di base sugli spazi vettoriali

Prodotto scalare. Piani nello spazio Federico Lastaria, Analisi e Geometria 1. Politecnico di Milano Corso di Analisi e Geometria 1

SPAZI VETTORIALI CON PRODOTTO SCALARE A =

Introduzione al Metodo agli Elementi Finiti (FEM) (x, y) Γ Tale formulazione viene detta Formulazione forte del problema.

1 Il polinomio minimo.

Esercizi 2. Soluzioni. 1. Siano dati i vettori 1 1, 1 R 3.

Sistemi sovradeterminati

SPAZI VETTORIALI. Esercizi Esercizio 1. Sia V := R 3. Stabilire quale dei seguenti sottoinsiemi di V sono suoi sottospazi:

X Settimana = 0 R. = 0 R x, x R. + (x 0 R. ) x 0 R = = x 0 R

Parte 4. Spazi vettoriali

1. Funzioni implicite

Autovalori e autovettori, matrici simmetriche e forme quadratiche (cenni) (prof. M. Salvetti)

Capitolo XI GEOMETRIA LINEARE AFFINE EUCLIDEA

Esercizi per Geometria II Geometria euclidea e proiettiva

2 Sistemi lineari. Metodo di riduzione a scala.

Somma diretta di sottospazi vettoriali

Trapani. Dispensa di Geometria, x 1 x 2.x n. (x 1 y 1 ) (x n y n ) 2.

Transcript:

La notazione di Dirac Marcello Colozzo http://www.extrabyte.info 1 Introduzione. Il Teorema di Riesz Assegnato uno spazio di Hilbert H, consideriamo il suo spazio duale: 1 INTRODUZIONE. IL TEOREMA DI RIESZ H = hom(h,c), (1) Cioèglielementidi H sonogliomomorfismidahac(consideratospaziovettorialesucmedesimo): φ : H C (2) φ : ξ φ(ξ) C, ξ H detti anche funzionali lineari o forme lineari algebriche. Riesce: dim( H) = (dimh) (dimc) = dimh, (3) cioè H e H sono isodimensionali. Per un noto teorema, segue che essi sono isomorfi. Teorema 1 (Teorema di Riesz) dove, denota il prodotto scalare in H. φ ( H) =!ˆφ H φ(ξ) = ˆφ,ξ, ξ H (4) Dimostrazione. Facciamo riferimento alla fig. 1, dove è visibile l azione di un elemento φ ( H) su un qualunque vettore ξ di H. Consideriamo il kernel dell operatore lineare φ: kerφ = {ξ H φ(ξ) = 0} (5) Come è noto, si tratta di un sottospazio di H la cui dimensione si dice nullità di φ: Se N (φ) = dimh def = n + si ha N (φ) = dimkerφ (6) kerφ = H = φ è il funzionale nullo : φ(ξ) = 0, ξ H In tal caso la(4) è immediatamente verificata dal vettore nullo di H e l asserto è banale. Consideriamo quindi N (φ) < n Riesce dove (kerφ) è il supplementare ortogonale di kerφ: H = kerφ (kerφ), (7) η (kerφ) η,ξ = 0, ξ kerφ (8) Per definizione di somma diretta, si ha: ( ) ξ H,! ξ kerφ,ξ (kerφ) kerφ (kerφ) ξ = ξ (ker) +ξ (kerφ) (9) 1

1 INTRODUZIONE. IL TEOREMA DI RIESZ Cioè, ogni vettore di H si decompone in modo univoco nella ( somma di un) vettore di kerφ e (kerφ). È univocamente definita la coppia ordinata di proiettori ˆπ kerφ, ˆπ (kerφ) : Poniamo avendosi Dalla (9) segue Applicando φ a primo e secondo membro della (13): ˆπ kerφ ξ = ξ kerφ, ˆπ (kerφ) ξ = ξ (kerφ), ξ H (10) ξ kerφ = ξ 1, ξ (kerφ) = λη, (λ C), (11) ξ 1,η = 0 (12) ξ = ξ 1 +λη, ξ H (13) φ(ξ) = φ(ξ 1 +λη) = φ è lineare φ(ξ 1 ) }{{} +λφ(η) = λφ(η) (14) =0 = ξ 1 kerφ Moltiplicando scalarmente primo e secondo membro della (13) per η: Per η 0 dividiamo membro a membro le (14)-(15): η,ξ = η,ξ 1 }{{} =0 = η (kerφ) +λ η,η = λ η,η (15) φ(ξ) η,ξ = φ(η) η,η, da cui che può essere scritta come Eseguiamo la posizione onde φ(ξ) = φ(η) η,ξ, ξ H, (16) η,η φ(η) φ(ξ) = η,η η,ξ φ(ξ) = ˆφ def (17) = φ(η) η, (18) η,η ˆφ,ξ, ξ H, con ˆφ (kerφ) {0} = ˆφ H univocamente definito dalla (18). Conclusione 2 In corrispondenza di un qualunque funzionale lineare φ dello spazio duale H, è univocamente definito un vettore ˆφ di H tale che il valore assunto da φ su un arbitrario vettore ξ di H, è dato dal prodotto scalare di ˆφ per ξ. La predetta corrispondenza è un applicazione Ω da H a H : Ω : ( H) H (19) Ω : φ ˆφ = Ω(φ), φ ( H) 2

1 INTRODUZIONE. IL TEOREMA DI RIESZ Ξ Φ Φ Ξ Figura 1: Un elemento φ dello spazio duale H, associa al vettore ξ lo scalare φ(ξ). 3

1 INTRODUZIONE. IL TEOREMA DI RIESZ Dalla (18): Comunque prendiamo φ 1,φ 2 ( H): Chiaramente onde Cioè Ω(φ) = φ(η) η,η η, η (kerφ) {0} (20) Ω(φ 1 ) = φ 1(η) η,η η, Ω(φ 2) = φ 2(η) φ = φ 1 +φ 2 = φ ( H), Ω(φ) = [φ 1(η)+φ 2 (η)] η = φ 1(η) η,η η,η η + φ 2(η) η,η η η,η η (21) Ω(φ) = Ω(φ 1 )+Ω(φ 2 ), φ 1,φ 2 ( H) (22) Inoltre, comunque prendiamo φ ( H) e λ C si ha (λφ) ( H). Segue ovvero Le (22)-(23) possono essere inglobate in Ω(λφ) = λ φ(η) η,η η, Ω(λφ) = λ Ω(φ), φ ( H), λ C (23) Ω(λφ 1 +µφ 2 ) = λ Ω(φ 1 )+µ Ω(φ 2 ), φ 1,φ 2 ( H), λ,µ C (24) La proprietà (24) implica che l applicazione Ω che associa il funzionale φ al vettore ˆφ è antilineare. L azione di Ω è illustrata in (2). L applicazione (19) è invertibile: Ω 1 : H ( H) (25) Ω 1 : η ˆη = Ω 1 (η), η H ed è facile convincersi che Ω 1 è a sua volta antilineare. Conclusione 3 Abbiamo dunque una corrispondenza biunivoca tra uno spazio di Hilbert e il suo duale: a ogni φ ( H) corrisponde univocamente ˆφ H tale che φ(ξ) = ˆφ,ξ, ξ H. Viceversa, a ogni η H corrisponde univocamente ˆη ( H) tale che ˆη(ξ) = η,ξ, ξ H. Osservazione 4 Chiamiamo la predetta corrispodenza biunivoca, corrispondenza duale. In simboli: η H CD ˆη ( H), (26) dove CD sta per corrispondenza duale. 4

1 INTRODUZIONE. IL TEOREMA DI RIESZ Φ Φ Figura 2: Ad ogni funzionale φ ( H) possiamo associare univocamente attraverso un applicazione antilineare Ω un vettore ˆφ H tale che φ(ξ) = ˆφ,ξ, ξ H. 5

2 LA NOTAZIONE DI DIRAC 2 La notazione di Dirac Fino ad ora abbiamo denotato gli elementi di H con simboli del tipo: ξ,η,... (27) e gli elementi di H con simboli del tipo φ,ψ,... (28) Dirac, invece, indica gli elementi di H con simboli del tipo: ξ, η,... (29) e li chiama vettori ket. Un qualunque funzionale φ ( H) Dirac lo indica con φ e lo chiama vettore bra. Ricapitolando: ξ H, φ ( H) (30) Come indichiamo con questa notazione il valore assunto da φ su ξ, cioè lo scalare φ(ξ)? La risposta più ovvia è: φ ξ e si legge bra(c)ket. La (26) nella notazione di Dirac si scrive: η H CD η ( H) (31) con η ( H) η ξ = valore assunto dal funzionale lineare η su ξ (32) In altri termini, non utilizziamo più il simbolo ˆη per denotare il funzionale univocamente associato al vettore η, bensì il simbolo η. Per quanto precede, si ha: φ ξ = valore assunto dal funzionale φ sul vettore ξ H (33) Per il teorema (1):!ˆφ H φ ξ = ˆφ,ξ, ξ H (34) Tuttavia φ ξ = ˆφ,ξ è un espressione ibrida, nel senso che il primo membro è in notazione di Dirac, mentre il secondo membro è in notazione usuale. Per uniformità di notazione, dovremmo scrivere: φ ξ = φ, ξ Tale identità suggerisce semplicemente di adottare il simbolo φ ξ per il prodotto scalare tra i vettori φ, ξ H. Quindi in generale, comunque prendiamo i vettori ket ξ, η H, il loro prodotto scalare lo denotiamo con η ξ. Per definizione di prodotto scalare in uno spazio di Hilbert, si ha: η ξ = ξ η (35) Dalla antilinearità di Ω 1 : Ω 1 (λη) = λ Ω 1 (η), che nella notazione di Dirac si scrive: Ω 1 (λ η) = λ Ω 1 ( η) = η λ Cioè λ η CD η λ (36) Vediamo come si esprimono alcune operazioni tipiche utilizzando la notazione di Dirac. 6

2 LA NOTAZIONE DI DIRAC 2.1 Componenti di un vettore in una base ortonormale Sia data una base ortornormale: {e k } H e k,e k = δ kk, con k,k = 1,2,...,n = dimh, (37) essendo δ kk la delta di Kronecker. Abbiamo ξ H =!(c 1,c 2,...,c n ) C n ξ = dove c 1,...,c n sono le componenti del vettore ξ nella base (37): c k e k, c k = e k,ξ, k = 1,2,...,n, (38) che si ottiene moltiplicando scalarmente per e k primo e secondo membro di ξ = c k e k Infatti: cioè la (38). Segue: Passando alla notazione di Dirac: che può essere scritta come: Ciò implica e k,ξ = c k e k,e k = k =1 ξ = ξ = c k δ kk, k =1 e k,ξe k (39) e k e k ξ, (40) ( ) ξ = e k e k ξ, ξ H (41) e k e k = ˆ1, (42) dove ˆ1 è l operatore identità. La (42) è nota come relazione di completezza in H, nel senso che esprime la completezza del sistema di vettori { e 1,..., e n }. D altra parte il proiettore lungo e k è: giacché ˆπ k = e k e k, (43) ˆπ k ξ = e k e k ξ, ξ H, ovvero la componente di ξ nella direzione di e k. Ne consegue che la relazione di completezza può scriversi: ˆπ k = ˆ1, come appunto deve essere. 7

2 LA NOTAZIONE DI DIRAC 2.2 Prodotto scalare in termini di componenti. Presi i vettori ξ = e k e k ξ, η = e k e k η, (44) il prodotto scalare si può formalmente scrivere: η ξ = η (ˆ1 ξ ) = η ˆ1 ξ Tenendo conto della (42): ( ) η ξ = η e k e k ξ = η e k e k ξ = η e k e k ξ Per la (35): η ξ = e k η e k ξ (45) Se η = ξ otteniamo il quadrato della norma di ξ: ξ 2 = e k ξ e k ξ = e k ξ 2 (46) 2.3 Cambiamento di base Siano{ e k }e{ e k }duebasiortonormalidiunostessospaziodihilberth. Ivettori e k siesprimono come combinazione lineare dei vettori della prima base. Lo sviluppo si ottiene facilmente osservando che formalmente possiamo scrivere: e k = ˆ1 e k (47) Ma ˆ1 = Σ h e h e h, per cui e k = e h e h e k = α hk e h, (48) dove elemento di matrice di che è la matrice di passaggio dalla base { e k } alla base { e k }. Riesce α hk def = e h e k, (49) P = (α hk ), (50) P M C (n), (51) 8

2 LA NOTAZIONE DI DIRAC essendo M C (n) lo spazio vettoriale i cui elementi sono le matrici quadrate di ordine n sul campo complesso. Viceversa: e k = ˆ1 e k (52) Esprimiamo l operatore identità nel seguente modo: ˆ1 = e h e h, (53) per cui e k = essendo elemento di matrice di e h e h e k = α hk e h, (54) α hk = e h e k, (55) P = (α hk), (56) quale matrice di passaggio dalla base { e k } alla base { e k}. Per stabilire il legame tra le matrici P e P riscriviamo la (54): e k = α hk e h (57) Fissiamo ora la nostra attenzione sulla (48). Ridefiniamo l indice muto della sommatoria: e k = α ik e i, i=1 e l indice libero k: e h = α ih e i (58) che va sostituita nel secondo membro della (57): i=1 e k = = α hk i=1 i=1 α ih e i α hkα ih e i Cioè D altra parte onde la (59) diventa: α hkα ih e i e k = 0 (59) i=1 e k = δ ki e i, (60) i=1 α hkα ih e i δ ki e i = 0 i=1 i=1 9

2 LA NOTAZIONE DI DIRAC Invertendo l ordine delle sommatorie: ( ) α hkα ih δ ki e i = 0 (61) Definiamo gli scalari: λ (k) i = i=1 (α hkα ih ) δ ki, i = 1,2,...,n per un assegnato k {1,...,n} (62) In tal modo la (61) diventa: i=1 λ (k) i e i = 0 = λ (k) 1 = λ (k) 2 =... = λ (k) n = 0, k {1,2,...,n}, giacché { e i } è linearmente indipendente. Dalla (62): α hkα ih = δ ki P P = 1, (63) essendo 1 la matrice identità di ordine n. Allo stesso modo si dimostra Ne concludiamo che P è la matrice inversa di P: PP = 1 (64) P = P 1 (65) 10