Analisi, misure ed elaborazioni riguardanti il contenuto di carbonio nei suoli del Piemonte sono eseguiti dall IPLA da circa 10 anni. Il lavoro è realizzato attraverso l elaborazione dei dati provenienti dal Sistema Informativo Pedologico, dalla rete di monitoraggio forestale e dalla stazione eddy covariance della rete di Carboeurope, sita al Parco Regionale "La Mandria". Per rappresentare lo stock di carbonio nei suoli del Piemonte è stata redatta la Carta del Carbonio Organico nei Suoli, contenuto nel topsoil (0-30 cm), espresso in volume percentuale ed in peso. Dagli stock di carbonio è stata derivata la Carta degli Incrementi Potenziali di Carbonio dei Suoli del Piemonte
Una prima ripartizione secondo le tre principali morfologie indica che il 60% dello stock di carbonio si trova nei suoli montani (circa 105Mt), circa il 30% nei suoli di pianura (circa 51Mt) e il resto nei suoli collinari (circa 19Mt). La media per ha di superficie di montagna è quasi doppia rispetto alla pianura (91t/ha contro 48), così rispecchiando il rapporto fra valori percentuali: infatti il carbonio nei suoli montani è in media il 3,1% contro l 1,58% della pianura (2,7% espresso in valore di sostanza organica). Contenuto di carbonio nei suoli (0-30 cm) Media Ettari Ettari t/ha t C C % Suolo Totali unità COLLINA 1,15 428.781 454.398 19.145.648 42 MONTAGNA 3,10 936.829 1.145.641 104.672.189 91 PIANURA 1,58 935.939 1.073.460 51.424.884 48 PIEMONTE 2,08 2.174.699 2.526.996 175.242.721 69
In pianura i dati di carbonio espressi in sostanza organica riferiti alle comuni tabelle di fertilità sono da considerare valori di media dotazione In collina si registrano i valori più bassi di carbonio pari a 1,15% (1,97% espresso in valore di sostanza organica), anche se compresi sempre nella classe di media dotazione. Ciò è dovuto alle zone viticole che sono ancora più scarse (C%<1), compensate dai maggiori valori di carbonio nelle aree collinari boscate.
Successivamente a dati e valutazioni sugli stock di carbonio, sono stati riportati i dati più significativi delle misure e monitoraggi effettuati da IPLA per valutare l incremento di carbonio negli ecosistemi forestali piemontesi. Il confronto ha riguardato tre diversi tipi di dato: Dati di bilancio globale di ecosistema mediante tecnica eddy-covariance Dati di incremento mediante modelli matematici Dati di incremento da misure mediante campionamento del suolo e delle biomasse
Suolo dell impianto di arboricoltura di Trino realizzato in camere di risaia 10 anni fa, assorbe 2,8t C/ha/anno Il Delta del contenuto di carbonio nel suolo impianto di arboricoltura Trino Vercellese (VC) Arboricoltura 2005 Risicoltura 1995 C % 0-30 cm Densità C t/ha Delta C t/ha/anno 1,62 1,15 56 +2,8 0,72 1,30 28
La metodologia che ha portato all aggiornamento degli stock ha seguito i seguenti punti: 1. Attribuzione alle unità pedologiche a scala 1:250.000 dal valore medio di carbonio nel topsoil in volume, derivato dai dati analitici del Sistema Informativo Pedologico relativi a 10000 campioni prelevati nello scavo di profili. 2. Calcolo dell equivalente valore medio in peso di carbonio per ogni unità pedologica a scala 1:250.000. A questo scopo si è dovuto determinare la percentuale di copertura effettiva di suolo per ogni unità pedologica: il calcolo si è basato sui dati di uso del suolo derivati dai Piani Territoriali Forestali. 3. La trasformazione da volume in peso ha inoltre comportato l attribuzione di una densità apparente media dell unità pedologica. Il calcolo della densità è stata effettuato mediante la pedofunzione di Saxton (modello SPAW realizzato da USDA in collaborazione con la Washington State University) in cui si è usato come input la tessitura prevalente, lo scheletro % e il carbonio % medio dell unità cartografica. 4. Infine si è proceduto ad una correzione nel caso di suoli ricchi in scheletro, poiché il calcolo del peso di carbonio viene effettuato per la terra fine: dal volume totale di suolo del topsoil è stato detratto il volume occupato dallo scheletro (frazione granulometrica >2mm) ottenuto dal valore medio di contenuto di scheletro nell unità cartografica derivato da 9900 osservazioni del S.I.P. 5. Una volta aggiornato il database degli stock di carbonio, si è applicato il metodo SOCSI (Stolbovoy et al., JRC, 2006) per la determinazione del potenziale medio e massimo di incremento del carbonio dei suoli di pianura, espresso sia in peso sia in volume.
Ad un esame della carta, si evidenziano alcune zone delle province di Biella, Vercelli e Novara, che presentano potenziali alti su un ampia superficie agraria (60% della superficie totale di pianura classificata in classe alta). Si tratta di tipologie di suolo variabili dal paleosuolo (terrazzo antico di Ghemme) a tipi meno evoluti come gli Alfisuoli e Inceptisuoli dei terrazzi più bassi. In ogni caso sono presenti all attualità usi che hanno depauperato la sostanza organica in suoli che hanno però elevata capacità di assorbimento. Altre zone con potenziali significativi sono il Pinerolese, il Cuneese e il Poirinese, anche qui con un alta variabilità pedologica (prevalenza di Inceptisuoli ed Alfisuoli), ma con usi attuali che presentano bassi valori di carbonio e caratteristiche pedo-climatiche favorevoli ad accumuli medio-alti.
PROSPETTIVE DI LAVORO 1. Calcolo e stime dei potenziali incrementi in siti agricoli sperimentali (progetto SOP) 2. Integrazione e validazione dei dati dal progetto SOP alle Carte di Incremento Pot. 3. Sviluppo della cartografia sul carbonio alla scala di semidettaglio