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Esistono obiettivi a lunghezza focale fissa e variabile. In questo caso, l'obiettivo presenta una ghiera che controlla proprio la distanza tra centro ottico e sensore, avvicinando o allontanando il gruppo ottico dedicato a questa funzione, consentendo quindi di avvicinare o allontanare il soggetto. Nel comune modo di parlare, diciamo che consente di "zoomare". Un obiettivo è un dispositivo molto complesso. Nella figura superiore, si può osservare un esempio di come è costruito: svariate lenti, alcune fisse ed altre che si muovo avanti e indietro, vari meccanismi meccanici ed elettronici. A parte i movimenti relativi alla messa a fuoco, sugli obiettivi a focale variabile c'è un gruppo di lenti (figura sotto, indicato con zooming ) il cui movimento modifica proprio la focale. Il movimento avviene entro un certo range di valori, quelli appunti specificati sulla lente. Si trovano ad esempio lenti da 10/20mm (cioè da 10 a 20 e tutti i valori compresi), da 70/200mm, da 24/70mm, etc.

Se si disponesse di uno zoom variabile da 16mm a 200m, quello che si vedrebbe alle rispettive focali (o a focali intermedie come 50mm) sarebbe come nella figura a lato. Il principio ottico per il quale questo avviene è rappresentato nella figura qui sotto: Il soggetto "lattina" bassa attraverso l'obiettivo e quindi i vari gruppi di lenti e termina sul sensore in "dimensione" regolata dalla focale. Lo zoom non fa altro che aumentare quella distanza fra centro ottico e sensore. Ovviamente sul sensore l'immagine risulterà più grande (e il campo visivo più ristretto) se la focale aumenterà, come nel caso sopra con una focale che passa da 50mm a 100mm.

Il campo visivo è ovviamente anch'esso regolato dalla lunghezza focale. Tanto più ci si spinge a focali elevate, tanto più il campo si stringe, consentendo di isolare particolari e di riportare vicino anche piccole porzioni di scena. Con focali corte, il discorso è esattamente inverso, cioè si amplia il campo visivo, rendendo le focali corte idonee per riprese aperte, come ad esempio i panorami.

Le focali negli obiettivi, non sono casuali o infinite. Normalmente si cerca di standardizzare tale misura. Le più comuni sono sugli obiettivi fissi sono: 10, 14, 20, 24, 35, 50, 85, 105, 135, 200, 300, 400, etc Alcuni costruttori propongono anche valori intermedi, come il 150 ad esempio. Diverso è il discorso sulle focali variabili, dove il range può variare a secondo del costruttore, anche se mediamente le gamme più classiche sono: 10/20, 12/24, 18/55, 18/70, 24/70, 70/200, etc. Alcuni costruttori propongono zoom molto ampi, come il 18/200 o 28/300. C è da dire che più è ampia l escursione dello zoom, più diventa difficile ottenere una buona lente: di solito i problemi ottici (distorsioni, aberrazioni, etc) che ci sono a 18mm sono molto diversi rispetto a quelli che ci sono a 200mm, quindi riuscire ad ottimizzare tutto in un unica lenta, è molto difficile, se non impossibile. Il vantaggio di avere zoom molto estesi è che si può utilizzare un obiettivo unico in tutte le occasioni, senza dover cambiare lente durante la fase di scatto. Le ottiche fisse normalmente hanno un ottima qualità, perché ottimizzate su una specifica focale, tuttavia occorre a volte spostarsi per ottenere una certa inquadratura (non sempre possibile). Personalmente prediligo su alcune focali specifiche le ottiche fisse, mentre in azione o sul campo prediligo zoom a bassa escursione che danno un po di libertà di manovra con un ottima qualità. Abbiamo introdotto altri concetti in questa presentazione, come appunti i problemi ottici, l inquadratura, i piani prospettici che saranno trattati dedicatamente più avanti. Rimane invece una questione citata poco più sopra, relativa alle implicazione della focale. Si è già accettano sulla presentazione relativa alla PDC qualcosa riguardo questo, in particolare legato al diaframma. In realtà essa dipende anche dalla focale.

Dobbiamo memorizzare che la PDC diminuisce all aumentare della focale e a parità di diaframma un obiettivo, ad esempio, da 28mm, 70mm o 200m si comporterà diversamente. Come nello schema qui di seguito: 0 1,5 4,5 7,5 10,5 13,5 16,5 19,5 22,5 24 28mm 70mm 200mm Nello schema viene mostrata l aerea verde come zona nitida che tende a sfuocare verso i suoi estremi. Nel caso di un diaframma ad esempio a f/8 (in tutti e tre i casi), con un soggetto posto a 10m, il risultato sarà che a 200mm avremo una PDC di grosso modo 1m, mentre nel caso del 28mm, sarà quasi tutto a fuoco fino ad infinito. Dato che la focale lunga (200m) viene usata solitamente per catturare un dettaglio, questo non è un male, in quanto consente di isolare il soggetto dallo sfondo, che risulta quindi sfuocato. Cosi come è importante che in una foto, ad esempio, di un panorama, la PDC sia più ampia possibile per registrare a fuoco sia i dettagli in primo piano che quelli più lontani.

L altro impatto forte della focale è sulla resa dei piani prospettici, cioè di come i vari piani di immagine si relazionano fra loro. In estrema sintesi, dato che questo è un argomento su cui si tornerà, l effetto della focale è questo sotto: Come si può notare, i pali della luce posti dietro il primo palo, sembrano più vicini o lontani a seconda della focale: quando essa è lunga (135mm) si genera uno schiacciamento dei piani prospettici, al contrario, quando è corta (16mm), si allungano nello spazio. Va precisato che al fine di ottenere il primo palo della medesima dimensione (tra la prima e la terza foto), il fotografo si deve spostare. A 16mm sarà molto vicino ad esso. Per riprenderlo a 135mm in modo che sia uguale a come era ripreso a 16mm, il fotografo ovviamente si dovrà allontanare, per via dell effetto di avvicinamento di una focale più lunga.