Laura Viganò 13.12.10



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LA SCUOLA dell INFANZIA UN CONTESTO PREDISPOSTO ALL INCLUSIONE Laura Viganò 13.12.10

Alcune caratteristiche proprie della scuola dell infanzia, se riconosciute e condivise dall intero collegio docenti, sono di per sé funzionali alla creazione di percorsi inclusivi. 2

Quali caratteristiche? Innanzitutto l imprescindibile centralità del bambino, che tanto più è piccolo quanto più richiede di essere riconosciuto per quello che è, nella sua essenzialità fatta di bisogni concreti e di grandi potenzialità. 3

Un bambino indiviso, il cui modo di apprendere è globale, perché parte dall esperienza concreta e dal gioco e coinvolge contemporaneamente la sfera emotiva, cognitiva, comunicativa, all interno di una relazione significativa innanzitutto con gli adulti di riferimento. 4

Lo stare con i bambini. L insegnante di scuola dell infanzia fa con i bambini, mettendo a disposizione le sue conoscenze e competenze adulte in ogni momento della quotidianità. 5

L osservazione. Punto di partenza prima di qualsiasi proposta. 6

La flessibilità del contesto. Spazio e tempo sono a misura di bambino, ovvero sia l organizzazione degli ambienti che la strutturazione della giornata vengono costruiti tenendo conto dei bisogni e delle caratteristiche proprie dei bambini stessi. 7

La comprensione del contesto. Tutto è esplicitato e reso visibile ai bambini, dalle regole sociali all utilizzo degli spazi, alla scansione temporale della giornata. 8

L eterogeneità del gruppo classe. Una sezione di scuola dell infanzia è per definizione eterogenea, in quanto: - accoglie spesso bambini di età diversa (piccoli, mezzani, grandi); - più i bambini sono piccoli, maggiori sono le discrepanze evolutive tra loro, anche se hanno la stessa età anagrafica. 9

La didattica a livelli, ovvero l abitudine a portare avanti lavori diversi con bambini diversi contemporaneamente. 10

Lavorare per unità di apprendimento. Favorisce la continua rivisitazione del percorso educativo-didattico, in quanto non si è programmato una volta sola, ma si pensa a mattoni, ciascuno dei quali ha un valore in sé, ma anche in riferimento al tutto che si vuole costruire. 11

Le classi aperte o intersezione, o lavori di gruppo, rientrano nella proposta formativa della maggior parte delle scuole, e consentono la realizzazione di percorsi mirati a coinvolgere gruppi numericamente ridotti di bambini scelti in ordine a obiettivi pensati. 12

Strategie e strumenti innovativi o specifici sono facilmente spendibili non solo per il singolo, ma per il gruppo. 13

La valorizzazione delle risorse umane: - le insegnanti, ciascuna con le proprie caratteristiche personali e professionali; - il personale ausiliario. 14

Il confronto con la famiglia è imprescindibile, quotidiano, fatto di concreto. 15

In un contesto siffatto l accoglienza di un bambino con bisogni speciali è favorita e davvero diviene ricchezza per l intero gruppo. 16

Un esempio concreto: Luca: la scuola si apre all autismo. 17

Luca è un bambino di tre anni, che ha iniziato la scuola dell infanzia come tutti gli altri bambini. Diversamente dagli altri, però, l impatto con il contesto sciale scolastico ha evidenziato il suo funzionamento speciale, riconosciuto come autismo. 18

Il confronto con la famiglia Luca non utilizza il linguaggio in modo funzionale, seppur parli meglio di un bambino della sua età; alle domande risponde con ecolalie, pertanto è essenziale avere dai genitori tutte le informazioni su di lui, sui suoi gusti, sulle sue paure 19

Il collegio docenti prende accordi al fine di garantire la compresenza, nel momento dell accoglienza, dell insegnante jolly così che l insegnante di classe possa dedicare alla mamma di Luca qualche minuto per un essenziale scambio di informazioni. 20

Si osserva che per lui è più facile arrivare dopo che sono arrivati tutti gli altri e che si inserisce meglio in un momento strutturato: la CHIAMATA come rituale di accoglienza e avvio della giornata. 21

L appello, cui già in precedenza si dedicava un tempo particolare perché riconosciuto dai bambini come momento forte di inizio della giornata e di consolidamento dell appartenenza al gruppo, nella classe di Luca viene condotto con modalità diverse, comunque adeguate al gruppo. Si usano le foto, non solo i contrassegni, così da avere visualizzati sul cartellone i bambini presenti. 22

Dal bisogno di riuscire ad orientarsi nella giornata, vista la sua non capacità di prevedere il dopo, si costruisce l AGENDA della giornata che visualizza, attraverso immagini e/o fotografie la scansione delle attività e l alternarsi delle figure di riferimento 23

Ad oggi, a distanza di anni (Luca frequenta la terza classe della scuola primaria) ogni classe della sua scuola dell infanzia ha un agenda che illustra con disegni lo svolgersi della giornata. Si è infatti visto come questo strumento sia funzionale per tutti i bambini, soprattutto per i più piccoli. 24

Per Luca non esistono impliciti e non è possibile per lui generalizzare. Inoltre inizialmente le spiegazioni orali, pur semplici, non sono efficaci: lui ha bisogno di vedere le richieste così come le regole. 25

Il contesto comprensibile La divisione delle aule in angoli in cui si svolgono attività precise, la visualizzazione delle regole, l utilizzo di oggetti per dire l appartenenza ad un luogo (la collana della cucina), l attribuzione di incarichi precisi a bambini precisi (visualizzata con immagini e contrassegno) divengono per Luca strategie ad personam. 26

Esprimere le proprie scelte Non è facile per Luca, non perché non abbia dei gusti, ma perché non sa chiedere. Attraverso fotografie o immagini di giochi e attività si dà a Luca (e agli altri) la possibilità di far capire cosa vuole fare. 27

Favorire relazioni Luca ama le automobili, di cui conosce modelli, caratteristiche, dettagli Un angolo dell aula viene adibito al gioco con le macchinine, ma per accedervi viene messa una regola fondamentale: non si può entrare da soli, ma sempre con almeno un compagno. 28

Tocca a me! Imparare a rispettare il proprio turno è un obiettivo per ogni bambino della scuola dell infanzia, per Luca è un obiettivo speciale, perché lui non è sempre consapevole della presenza degli altri. 29

La predisposizione di un repertorio di giochi da tavolo, come il memory o la tombola, inizialmente giocati con l adulto, poi in piccolo gruppo con la mediazione dell adulto, aiutano Luca e gli altri a rispettare il turno, a chiedere, a vincere e perdere. 30

Fissare l esperienza Per Luca attraverso il quadernone delle esperienze, dove particolari attività da lui svolte vengono illustrate con fotografie così che il bambino a casa sia facilitato nel condividere qualcosa di quanto fatto a scuola. 31

Per Luca e gli altri il libro di classe, dove, ancora oggi, attraverso immagini rappresentative si favorisce nei bambini la ripresa dell esperienza affinché attraverso la narrazione ne riconoscano il significato, facendolo proprio. 32

Per concludere La scuola dell infanzia è un contesto che per le sue caratteristiche si presta all inclusione. L importante è che si riconosca il pensiero inclusivo che sottende queste sue caratteristiche, così da poterle sfruttare al meglio. 33

Allora strategie e strumenti usuali diverranno speciali, perché trasferibili dal contesto al singolo, dal singolo al gruppo, quindi nuovamente al contesto, è la didattica speciale diverrà il modo di fare scuola. 34