L ambiente come elemento di rischio

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1 13 marzo 2013 L ambiente come elemento di rischio Giorgio Zecchi Servizio PSAL Azienda USL di Reggio Emilia

2 L ambiente come elemento di rischio - postazioni di lavoro non ergonomiche - spazi liberi di manovra inadeguati - ingombri fissi o mobili - accessi inadeguati - carenza/assenza di locali di deposito/servizio - piccoli gradini, scabrosità e rampe posture incongrue movimenti a.sup. > 50% range articolare movimenti bruschi mancato utilizzo degli ausili aumento della forza applicata aumento carichi discali (anche di taglio )

3 L ambiente e i posti di lavoro nella mmp ISO TR 12296) - introduzione condizioni che possono incrementare il rischio di disturbi muscolo scheletrici: spazi ristretti nei quali i pazienti devono essere movimentati; - raccomandazioni L approccio partecipativo è enfatizzato in tutti gli aspetti: ( ) acquisto ausili e progettazione ambienti di lavoro.

4 - definizioni Ambiente L ambiente nel quale i pazienti vengono movimentati, se inadeguato, può costituire un pericolo. Considerare: - tutti gli spazi in cui vengono movimentati i pazienti - la necessità di utilizzare delle attrezzature e di poter assumere posture corrette - scalini, soglie, ostacoli e pavimenti scivolosi

5 allegato D Edifici e ambiente Tutti gli spazi dove c è mmp dovrebbero essere valutati rispetto all uso di attrezzature e a posture corrette di lavoro. Inclinazioni, rampe e scalini aumentano lo sforzo fisico e, di conseguenza, il rischio di infortunio. VDR -DLgs 81 identificare tutte le carenze di spazio dove c è mmp e le barriere della superficie dove i pazienti sono spostati (con o senza ausili). informazioni per la scelta delle attrezzature (es. ingombri) che siano appropriate alla realtà specifica.

6 allegato D fornisce le indicazioni specifiche per lo spazio libero richiesto per la mmp. riporta le dimensioni di stanze/spazi indicati come dimensioni basate sul compito include informazioni tratte da raccomandazioni internazionali (dimensioni e spazi liberi), per - spazio del letto per adulti (reparto medicina generale/chirurgica) - strutture per l igiene (doccia/toilette) - vari tipi di reparti e dipartimenti

7 allegato D le tabelle coi dati di riferimento sono frutto di una ricerca approfondita svolta da SUE HIGNETT e coll. definire parametri oggettivi (raccomandati) strumento utile alla progettazione degli ambienti a livello internazionale in quanto le norme sono alquanto diversificate stato per stato

8 allegato D.3 es. distanza tra i letti e a fondo letto L AIA raccomanda un minimo di 0,914 m tra i letti e i piedi del letto. Nelle stanze con letti multipli, dovrebbe essere fornito uno spazio libero di almeno 1,22 m ai piedi di ogni letto per permettere il passaggio delle attrezzature e dei letti.

9 allegato D.3 es. distanza tra i letti e a fondo letto > 1,2 m > 0,9 m

10 allegato D.3 es. spazio disponibile (lunghezza dei letti) Ci sono pochi dati disponibili. La pubblicazione più recente NHS Estates (2005) raccomanda una lunghezza di 4,185 m (inclusi i 0,15 m per i servizi alla testiera del letto) per le attività di rianimazione. Questo include 1 m alla fine del letto per lo staff, 2,235 m di lunghezza del letto e 0,8 m ai piedi per il passaggio delle attrezzature.

11 allegato D.3 es. spazio disponibile (lunghezza dei letti) 0,15 m 4,185 m 2,235 m 0,8 m 1 m

12 allegato D.4 es. bagni (docce/toilette) La NHS Estates raccomanda che il bagno (doccia/toilette), di stanza o condiviso (attrezzato), necessita una superficie minima di 4,5 m2 (NHS Estates, 2005) o di 7,2 m2 (NHS Estates, 1995) considerando lo spazio minimo per l uso di una carrozzina pari a 2,25 m2 (Hignett and Evans, 2006).

13 allegato D.4 es. dimensioni bagni (docce/toilette)

14 vari reparti e dipartimenti - allegato D.5 unità di assistenza intensiva (adulti, ad elevata dipendenza e neonatale) - allegato D.6 stanze operatorie - allegato D.7 unità per le procedure ambulatoriali - allegato D.8 struttura per l assistenza all anziano - allegato D.9 strutture per bariatrici, ostetricia, dip.to di emergenza, dip.to diagnostico - allegato D.10 assistenza primaria - allegato D.11 spazi di circolazione (corridoi, uscite) - allegato D.12 pavimento, ascensori e scale - allegato D.13 porte, maniglie, corrimano - allegato D.14 standard esistenti relative alla progettazione dell edificio

15 IL TR, PER LA PARTE AMBIENTI DI LAVORO, SI INSERISCE A PIENO TITOLO NEL CONTESTO NORMATIVO ITALIANO : tutela salute e sicurezza dei lavoratori accreditamento str. sanitarie e socio-sanitarie abbattimento barriere architettoniche

16 1 La normativa per la tutela di salute e sicurezza lavoratori recepimento della direttiva europea 90/269/84 (prima D.Lgs. 626/94 poi D.Lgs 81/08) modifica profondamente l approccio alla prevenzione del rischio da movimentazione dei carichi, affrontato in modo più organico, tenendo conto dei vari determinanti, tra cui: modalità e condizioni di movimentazione ambienti e posti di lavoro.

17 DLgs 81/08 in sintesi: a) la movimentazione manuale dei carichi nel settore dell assistenza a pazienti, sia pubblico che privato (trasporto, sostegno, sollevamento, deposizione, spinta, traino, spostamento) rientra a pieno titolo nel campo di applicazione del DLgs 81/08. b) nel settore dell assistenza a pazienti, dove non è possibile evitare la movimentazione di pazienti, il DDL deve adottare misure organizzative e dotare di mezzi appropriati atti a diminuire il rischio da movimentazione (es. ausili ed attrezzature in ambienti e spazi idonei per un loro corretto uso);

18 DLgs 81/08 in sintesi (ambienti luoghi e posti di lavoro) - art. 15 comma 1 lettera d) Misure generali rispetto dei principi ergonomici nell organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro ; - TITOLO II - Luoghi di lavoro i luoghi destinati a ospitare posti di lavoro conformi ai requisiti indicati in alleg. IV - art. 71 comma 6 - Uso di attrezzature il posto di lavoro e la posizione dei lavoratori presentino requisiti di sicurezza e rispondano ai principi dell ergonomia.

19 - art. 168 m.m. carichi a) organizza i posti di lavoro condizioni di sicurezza e salute; b) valuta in fase di progettazione, le condizioni di sicurezza e di salute connesse al lavoro; c) evita o riduce i rischi caratteristiche dell'ambiente di lavoro e delle esigenze che tale attività comporta ; 3. Le NORME TECNICHE costituiscono criteri di riferimento Negli altri casi: buone prassi e linee guida.

20 - allegato XXXIII La prevenzione del rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico ( ) dovrà considerare, in modo integrato, il complesso degli elementi di riferimento ( ). 3. CARATTERISTICHE DELL AMBIENTE DI LAVORO - lo spazio libero, in particolare verticale, è insufficiente per lo svolgimento dell'attività richiesta;

21 2 La normativa per l accreditamento str. sanitarie e socio-sanitarie L accreditamento è il presupposto indispensabile perché una struttura sanitaria possa erogare prestazioni per conto del SSN D.Lgs 502 DPR del 14/01/1997 (atto di indirizzo e coordinamento) regioni: leggi e regolamenti (diversi tra loro)

22 Requisiti strutturali reparti degenza utili a ridurre il rischio da mmp : a) numero di letti per camera di degenza; b) misure minime degli spazi che debbono essere disponibili per ogni posto letto (9 m 2 ); c) numero e tipo di servizi igienici anche assistiti; d) numero e destinazione dei locali (es. si prevede un locale per deposito delle attrezzature).

23 3 La normativa per l abbattimento barriere architettoniche Il riferimento principale è dato dal DM dei Lavori Pubblici n. 236 del 14 giugno 1989 e, il DPR n. 503 del 24 luglio 1996 rimanda a questa norma per tutti gli aspetti che concernono le strutture sanitarie.

24 Requisiti ambientali utili a ridurre il rischio da mmp: a) Porte: consentire agevole transito di carrozzine b) Pavimenti: orizzontali e complanari fra loro c) Arredi fissi: consentire transito di carrozzine e agevole uso delle attrezzature d) Servizi igienici: spazi per movimento di carrozzina e accostamento al wc, altezza wc, maniglioni, ecc. e) Percorsi orizzontali: no variazioni di livello, larghezza adeguata per l inversione della marcia, f) Rampe e scale.

25 La vigilanza sugli ambienti sanitari a) in EMILIA ROMAGNA nuclei di vigilanza (C.LIST anche ambienti) b) nell Azienda USL di Reggio Emilia (SPSAL) piano mirato di prevenzione mmp (BUONA PRASSI AMBIENTI)

26 a) in EMILIA ROMAGNA DAL 2006 NUCLEI DI VIGILANZA STRUTTURE SANITARIE E SOCIO-SANITARIE (rivisitate ogni 3 anni) verifica multidisciplinare del mantenimento delle condizioni autorizzative (e di accreditamento) valutazione di elementi ambientali (C.list mirata)

27 b) nell Azienda USL di Reggio Emilia (SPSAL) NEL step conoscitivo NEL STUDIO MULTICENTRICO NEL BUONA PRASSI AMBIENTI RSA DAL 2002 VIGILANZA Piano mirato di prevenzione mmp in strutture socio sanitarie e assistenza anziani

28 BUONA PRASSI AMBIENTI RSA (DAL 2007 DI AREA VASTA PC. PR, RE, MO) CASE PROTETTE PER ANZIANI, RESIDENZE SOCIOASSISTENZIALI GERIATRICHE E CENTRI SOCIORIABILITATIVI PER DISABILI: Requisiti strutturali minimi ed essenziali per il contenimento del rischio da sovraccarico del rachide per gli addetti alla movimentazione manuale dei pazienti (m.m.p.) e per un corretto uso di spazi, ausili e attrezzature.

29 BUONA PRASSI AMBIENTI RSA OBIETTIVI - ridurre i rischi da m.m.c./m.m.p. - progettare strutture e ambienti di lavoro secondo la normativa nazionale e regionale e l ergonomia per l uso corretto delle attrezzature - oggettivare parole come adeguato, sufficiente.

30 BUONA PRASSI AMBIENTI RSA riferimenti - leggi nazionali e regionali specifiche - linee guida e buone prassi internazionali - leggi di tutela della salute e sicurezza, impiantistiche e antincendio) - LOGICA MAPO - norme tecniche ergonomiche (UNI, EN, ISO ) - criteri indicati dai costruttori di ausili e attrezzature sanitarie

31 CONCLUSIONE utilità del TR in relazione agli ambienti di lavoro: riferimento oggettivo, in base a informazioni tratte da racomandazioni internazionali (misure di prevenzione per DDL / VIGILANZA) strumento tecnico (ISO) su cui uniformare la normativa internazionale per la realizzazione di nuove strutt. sanitarie assai diversificata strumento tecnico (ISO) su cui uniformare la normativa regionale italiana per l accreditamento assai diversificata

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