Cosa ne pensano le realtà italiane, le variabili di cui tener conto per adottare queste soluzioni, il ruolo dei servizi a supporto

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1 LINUX E OPEN SOURCE IN AZIENDA: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE Cosa ne pensano le realtà italiane, le variabili di cui tener conto per adottare queste soluzioni, il ruolo dei servizi a supporto a cura della redazione di Computerworld Italia Destinazione >> ICT e R&S >>Applicazioni, linguaggi, sistemi operativi

2 Sommario A chi piace (e perché) il software open source nel nostro Paese...4 L'alternativa open source...6 Diventa critico il ruolo dei servizi Linux sul desktop: per scelta o per bisogno? Glossario Pagina 2 di 14

3 Introduzione Immaginate di essere a capo dello staff IT della vostra azienda e che stia per partire il progetto di una nuova applicazione, magari - è molto probabile, di questi tempi - aperta al Web come canale di interazione con partner e clienti. Avete già il problema di scegliere tra le molte soluzioni commerciali che vi hanno proposto, quando qualcuno suggerisce di dare anche un occhiata all open source. Fino a uno-due anni fa il problema non si sarebbe posto: impensabile l idea di basare l IT aziendale su software sviluppato da non si sa bene chi, supportato da una generica comunità di programmatori indipendenti. Oggi la situazione è diversa e l alternativa tra software commerciale e soluzioni open source è quantomeno da considerare. Slogan a parte, fare di più con meno è il mandato più o meno ufficiale degli IT manager: l idea di cancellare la voce "costo di acquisto del software" dal budget di un progetto fa gola a chiunque. Anche se, come vedremo in questo dossier, software "libero" non significa affatto che l informatica diventi gratis. Detto questo è utile anche sapere quale sia in Italia il livello di adozione di questa tipologia di soluzioni. Un'idea in tal senso ce la fornisce un'indagine svolta da IDC su 150 imprese di quattro classi dimensionali e altrettanti settori industriali. Senza andare nel dettaglio della ricerca che verrà illustrata nelle prossime pagine, se circa il 56% del campione non utilizza Linux, il 27% lo ha già in produzione e il 6% sta valutandone l'adozione. Fronte comparti è la PA a fare da traino seguita dal mondo dei servizi alle imprese. La ricerca è poi andata nel dettaglio del perché ci si affida a Linux (ragioni di sicurezza, economiche...) ma contemporaneamente anche degli ostacoli alla sua adozione. E qui ad esempio emergono la mancanze di risorse e competenze rispetto alle effettive necessità e una carenza di supporto. Dunque entra in gioco il ruolo dei fornitori di servizi. Andando ad analizzare il mercato si nota in generale come i grandi operatori possono rispondere in prima persona a queste esigenze, anche se contemporaneamente ci si aspetta la crescita di un gruppo di terze parti che vada ad affiancarli sia fronte supporto che integrazione. In questo dossier analizziamo quindi anche quali possono essere le aspettative delle imprese in tal senso. Un argomento che infine è considerato particolarmente caldo è quello dell'utilizzo di Linux anche nel mondo desktop, oggi dominato dalle piattaforme Microsoft. Di fatto il sistema operativo open source sta cercando da tempo di trovare spazio sulle scrivanie degli uffici, ma in genere la sua adozione è stata frenata da diversi problemi, non ultimi quelli tecnici e funzionali, oltre che applicativi. La situazione anche in questo campo sta però ormai cambiando. Pagina 3 di 14

4 A CHI PIACE (E PERCHÉ) IL SOFTWARE OPEN SOURCE NEL NOSTRO PAESE In prima linea le grandi aziende e gli enti pubblici. Per motivi economici, ma anche di sicurezza di Arianna Gagliardi* Le soluzioni applicative basate sull open source, sebbene meno mature e diffuse rispetto a Linux (con significative differenze nel livello di adozione che si riscontra in Italia a confronto con mercati più avanzati come quello europeo o statunitense), si stanno affacciando sul mercato e gradualmente acquistano credibilità come valide alternative o complementi alle soluzioni software commerciali. Questo fenomeno, secondo IDC, determina un opportunità di espansione del mercato dei servizi professionali per l Information Technology: i service player hanno di fronte a sé un nuovo mercato al quale offrire le proprie competenze, supportando i propri clienti nelle attività di valutazione, implementazione e gestione dei progetti basati su open source. IDC ha svolto, in marzo, un indagine volta proprio a comprendere le principali dinamiche che caratterizzano il comportamento della domanda nei confronti delle tecnologie Linux e open source, con particolare attenzione alla percezione delle aziende nei confronti dei servizi professionali. La ricerca è stata condotta su un campione di circa 150 imprese italiane, suddiviso in quattro classi rappresentative delle dimensioni aziendali in termini di dipendenti (da 20 a 99, da 100 a 499, da 500 a 1.000, più di 1.000) articolato per settori di attività (industria, commercio, servizi, Pubblica Amministrazione). Circa il 27% degli intervistati ( Linux adopters ) ha scelto di implementare tale sistema operativo, considerato maggiormente sicuro e affidabile, nonché in grado di assicurare indipendenza dalle politiche di prezzo e licensing dei grandi software vendor. Al contempo permane un atteggiamento conservativo da parte del 56% del campione verso questo fenomeno ( non adopters ). Una bassa percentuale del campione (6%) sta conducendo o ha concluso una valutazione costi/benefici relativa all adozione di Linux. Solo lo 0,7% ne prevede l adozione nei prossimi 12 mesi. Infine, il 10,7% degli intervistati non conosce tale tecnologia. La percentuale più elevata di adozione di sistemi Linux/open source si riscontra presso il settore della Pubblica Amministrazione, seguito immediatamente dal comparto dei servizi. Più lento, invece, appare il fenomeno nel settore dell industria e, in particolare, del commercio. Dal punto di vista dimensionale, si riscontra una polarizzazione dell adozione di Linux e del software open source: le imprese con più di dipendenti dichiarano di avere già installato Linux nel 44% dei casi. Una rispettabile percentuale di adozione si riscontra anche nel segmento di imprese con meno di 99 dipendenti: circa il 27% di esse dichiara di aver installato Linux. Una pacifica convivenza Andando a esaminare le tipologie di sistemi operativi installati dal cluster del campione che dichiara di aver adottato Linux, si rileva come, in realtà, il sistema operativo open source conviva con Microsoft Windows in tutti i casi analizzati. Inoltre si rileva anche la convivenza di differenti versioni di Linux, sebbene la versione che mostra il tasso di penetrazione più elevato sia quella di Red Hat. Le aziende che hanno adottato Linux dichiarano di averlo adottato (o comunque di aver pianificato di acquistare nuovi server su cui installarlo) in aggiunta, ma non in sostituzione dei server su cui è presente Microsoft Windows, nel 30% dei casi. Ciò conferma il fenomeno della pacifica convivenza fra i due sistemi operativi, che ha, probabilmente, le sue radici in una certa diffusa e persistente diffidenza da parte delle aziende nei confronti del sistema operativo open source, diffidenza che emerge chiara proprio all atto della sostituzione. Pagina 4 di 14

5 Le motivazioni Altro importante aspetto sottostante le motivazioni di adozione di Linux è la percezione della maggiore sicurezza e stabilità del sistema operativo open source rispetto ad altri sistemi operativi proprietari. La sicurezza e la stabilità, infatti, ottengono un punteggio di 4 su una scala di valore che va da 1 a 5 (dove 5 è il punteggio massimo).tuttavia anche l indipendenza dalle politiche commerciali dei software vendor riceve un punteggio relativo elevato. Passiamo infine alle motivazioni all implementazione di Linux, espresse in una scala di priorità con punteggi da 1 a 5. Quella principale appare immediatamente quella legata ai minori (o assenti) costi di licenza. La percezione di economicità di Linux viene tuttavia collegata esclusivamente all aspetto dell acquisto delle licenze, che certamente è un tema di capitale importanza, soprattutto per la piccola media impresa. E tuttavia da sottolineare che si tratta solo di un aspetto parziale del problema economico connesso all installazione di un sistema operativo open source, che riguarda in massima parte l investimento in sviluppo e servizi che necessariamente l introduzione di Linux (e ancor più di applicativi open source) comporta in azienda. Punteggi molto elevati ottengono la stabilità, la sicurezza, le performance. E interessante notare come, invece, punteggi molto bassi siano assegnati alla formazione (che evidentemente viene ritenuta ancora un aspetto molto costoso), al numero di applicazioni - noi aggiungiamo gestionali - disponibili sul mercato in ambiente open source, e alla possibilità di modifica del codice sorgente. * L autore è senior research analyst di IDC Italia Pagina 5 di 14

6 L'ALTERNATIVA OPEN SOURCE Il dibattito è entrato anche nelle aziende più tradizionaliste: le piattaforme "gratuite" sono affidabili come componenti dell informatica d impresa oppure no? Vediamo di cosa un IT manager deve tener conto Gran parte degli osservatori di mercato concordano sul fatto che sia stato Linux, nella sua crescita, a trascinare con sé tutto il mondo open source. E le aziende che hanno utilizzato con profitto il Pinguino sono le più disposte a valutare altre soluzioni "free": l'idea è che se Linux è potuto entrare nei data center portando benefici, perché non potrebbe essere lo stesso con altri software del genere? Tenendo conto, poi, che in questi anni molti prodotti open source si sono già affermati nelle aziende. L open source però non è solo Linux, anzi è andato molto oltre. Nelle decine di migliaia di software "liberi" disponibili in rete troviamo un po di tutto, anche per il mondo business: dai database agli application server, dai linguaggi di programmazione alle piattaforme per portali aziendali, dal middleware alle applicazioni di produttività personale. In questa eterogeneità spiccano standard "spontanei" sui quali c è la certezza di trovare supporto anche da service provider commerciali. Dal mare dei progetti open source in corso emergono di volta in volta altri prodotti che le comunità degli sviluppatori e degli utenti portano a una grande diffusione e all essere di conseguenza una sorta di standard di mercato (libero). Il tema della "community" è inevitabile e critico per l azienda che si avvicina al software indipendente. Un progetto open source può partire e poi terminare, prendere direzioni diverse da quelle auspicate, avere una roadmap non del tutto definita. Problemi non estranei al software commerciale, ma per i quali l azienda utente non ha un interlocutore definito (il fornitore) a cui esprimere necessità o lamentele sfruttando la leva dell essere quello che alla fine paga. D altro canto, sottolineano i fautori dell open source, la comunità degli sviluppatori recepisce qualsiasi suggerimento e può sviluppare patch e integrazioni più velocemente di una software house, se la necessità è condivisa da molti. E comunque, a differenza del software commerciale, all utente resta sempre in mano il codice sorgente del software che usa. Una grande differenza la fa dunque il tasso tecnico dell azienda: chi ha le competenze giuste può sempre intervenire sul codice e adattarlo alle sue esigenze, chi è un utente "puro" dovrà adeguarsi come accade per il software commerciale. Non va dimenticato che Linux e l open source hanno trovato il loro primo terreno di crescita nel mondo accademico e in quello Internet, due ambiti che hanno problemi in comune con il mondo aziendale ma anche due caratteristiche peculiari: un livello tecnico in media più elevato e un senso del lavoro di gruppo più spiccato. Il modello può benissimo convivere con le esigenze delle imprese, ma qualche cautela è d obbligo. Il nodo del supporto Il tema della community si lega direttamente a un altro punto delicato per gli utenti aziendali: il supporto tecnico per le soluzioni "free". Anche in questo caso la vicenda di Linux fa da pietra di paragone. All inizio le imprese hanno scartato il sistema operativo di Torvalds perché non individuavano chi avrebbe potuto assisterle nella gestione di una piattaforma "alternativa". Man mano che i classici fornitori hanno offerto servizi di supporto su Linux, il problema si è risolto anche per chi non voleva, o poteva, avere personale interno preparato sul Pinguino. Per l open source in generale si prospetta un cammino analogo. Alcuni fornitori hanno incominciato a integrare prodotti "open" nella propria offerta applicativa, proprio sulla spinta dell interesse espresso dagli utenti. Di questi tempi, a un fornitore conviene più supportare prodotti "altri" - e comunque non di concorrenti diretti - che perdere business, senza contare che il comparto open source appare in crescita e occorre metterci piede sin da subito. Cercare supporto commerciale resta un problema, sottolineano i critici, quando si adottano pacchetti open source meno diffusi. In realtà gran parte degli utenti non va oltre lo stack LAMP e di solito chi usa software "free" più complesso lo fa con le competenze necessarie. Un aiuto Pagina 6 di 14

7 potrebbe venire da una classe nascente di operatori: aziende a metà tra la software house e la consulenza, che si specializzano per dare supporto tecnico e soluzioni preconfigurate e testate restando esclusivamente in ambito open source. Ciò per rispondere anche alla critica di chi pensa che il processo di sviluppo comunitario del software "libero" non garantisca un livello di qualità pari al software commerciale. Questo è un altro punto caldo del dibattito sull open source, sul quale spesso i fautori dell uno o dell altro approccio non mantengono un atteggiamento del tutto asettico. In realtà esistono prodotti "free" affidabili e altri di poco valore, tanto quanto esistono software commerciali validi e meno validi. Il processo di selezione del software non deve mutare quando si passa all open source: la solidità del prodotto, l affidabilità di chi lo sviluppa e le esperienze di altri utenti restano i parametri guida. Voglio risparmiare E inutile nasconderlo: nella gran parte dei casi si pensa all open source per risparmiare, passando a software liberamente scaricabile dalla Rete. In realtà le valutazioni da fare sono molto più complesse, tali per cui è impossibile dire a priori che l adozione di software "free" è sempre e comunque vantaggiosa economicamente. Di sicuro non ci sono, o comunque si possono evitare, i costi associati all acquisto del prodotto e alle licenze d uso. Non è poco, quando si pensa a reti composte da decine di server e centinaia di client. C è poi la possibilità di risparmiare sfruttando la scalabilità orizzontale di molti prodotti open source, Linux in testa: invece di acquistare un server particolarmente potente, si divide il carico di lavoro tra molti server "commodity" più piccoli che hanno un costo più basso. E un approccio facilitato dalla presenza di blade server ad alta densità e che ha dato i suoi frutti in applicazioni tutt altro che banali come il calcolo scientifico o l elaborazione grafica. Il beneficio economico è più evidente per gli ambienti in cui questa distribuzione del carico di lavoro è consueta, come il clustering dei database o le architetture a tre livelli Webapplication-database server. A ciascuno il suo vantaggio Altri risparmi sono più legati al tipo particolare di utente. Uno sviluppatore troverà ad esempio conveniente avere disponibile il codice sorgente di un software "libero" perché potrà riutilizzarlo nei suoi progetti, mentre un azienda con personale preparato potrà evitare costi di supporto "ritagliandosi" su misura un applicazione open source ogni volta che è necessario. Sull altro piatto della bilancia vanno messi tutti i costi - e ce ne sono - che possono derivare dall introduzione di prodotti open source nell IT aziendale: supporto tecnico, training interno e consulenza sono le tre voci in evidenza. Del primo punto abbiamo già parlato: la buona notizia è che è sempre più facile trovarlo, quella meno buona è che molte aziende utenti sono propense a ricorrervi più di quanto non farebbero nel caso del software commerciale. A meno che non faccia parte di un pacchetto preconfezionato - ma qui siamo vicini al modello dei programmi commerciali - un software open source deve essere ben compreso e integrato con il resto dell infrastruttura IT. Per i progetti "free" ci sono molte fonti di informazione, ma non si può negare che l azienda media e il suo staff IT siano abituati a prodotti più plug-and-play e ad avere meno problemi di integrazione. Spesso è meglio ricorrere a una entità esterna che se ne faccia carico. Per chi ha invece uno staff tecnicamente autonomo nel gestire questi aspetti, c è da considerare un investimento in termini di training sulle soluzioni open source che si sono scelte e di impegno per stare dietro alle loro evoluzioni. Come per ogni migrazione software, uno degli elementi chiave da considerare è se il passaggio alla nuova soluzione open source sia praticabile in quanto a funzioni offerte. A parità di funzioni disponibili va anche verificato che la nuova applicazione "free" possa gestire i dati aziendali senza, o con minime, conversioni. Pagina 7 di 14

8 La leva dell opportunità Altre due possibilità di risparmio sono del tutto indirette. Una deriva dalla sola esistenza delle soluzioni "free": anche chi non ha veramente intenzione di passare all open source può sfruttare questa eventualità come strumento nelle trattative con i suoi fornitori di riferimento. Dato che esistono soluzioni "open" per tutti i principali ambiti dell informatica aziendale, lo stratagemma vale per un po tutti i fornitori di software applicativo e soprattutto infrastrutturale. Altro tema portato in evidenza è quello del cosiddetto "vendor lock-in": chi usa una soluzione commerciale ha molti motivi (formato dei dati, costo delle conversioni, compatibilità fra software, tempo...) per non lasciarla e rimanere quindi "bloccato" su un fornitore. Il fatto che il software "libero" non utilizzi quasi mai elementi proprietari ma adotti per sua natura gli standard, pena il rigetto da parte della community open source, dovrebbe eliminare questi problemi. Anche questo elemento va ovviamente valutato caso per caso. Attenzione, comunque: un fattore spesso ignorato ma invece molto importante è legato alla licenza del software open source. Software "libero" non significa infatti che l azienda utente sia assolutamente priva di obblighi legali. L IT manager deve capire bene i termini della licenza associata, per stabilirne chiaramente le implicazioni. Come al solito: pragmatismo In conclusione, il minimo che si può dire dell open source è che rappresenta un opportunità da valutare, con gli stessi criteri e le stesse attenzioni che si dedicano ai software commerciali. Da evitare, in un senso e nell altro, le posizioni ideologiche: il software "libero" non è intrinsecamente migliore o peggiore di quello proprietario, come non è pensabile che quest ultimo venga abbandonato in massa e in tempi brevi dagli utenti solo per spendere meno. Fautori e detrattori del software libero, del resto, oggi arrivano alla stessa L'ecosistema Linux Il ruolo dei principali attori del mercato a supporto delle esigenze aziendali. ISV - Indipendent Software Vendor Per i produttori di software commerciale Linux è un normale sistema operativo su cui è possibile basare i propri prodotti. La sua diffusione sul lato server è tale da giustificare investimenti e raggiungere una massa critica di clienti, sul desktop, probabilmente, i numeri non sono ancora interessanti, ma le stime portano a credere che anche questo segmento di mercato sia destinato a crescere fortemente. Va sottolineato che chi produce proprio software per Linux non ha particolari vincoli o limiti alla possibilità di venderlo con una licenza proprietaria e non è obbligato a mettere a disposizione i codici sorgenti ma lo diventa nel momento in cui include nel proprio software parti di codice rilasciato con licenza GPL. Quando questo succede scatta inesorabile e doveroso il vincolo forte di questa licenza: tutto il software modificato va rilasciato con la stessa licenza GPL e i diritti d autore dei rispettivi autori mantenuti. Chi ha necessità di utilizzare parti di codice GPL nei propri progetti e, al contempo, intende rilasciarlo con licenza proprietaria senza rendere pubblici i codici sorgenti, deve cercare di tenere separate le parti derivate da GPL da quelle completamente proprie e autonome. In questo caso si parla di software associato. Esistono numerosi esempi di società che hanno praticato un simile approccio, rilasciando parte del loro lavoro sotto GPL e parte sotto licenza proprietaria. VAR - Value Adder Reseller e VAD - Value Added Distributor Chi lavora nel canale di vendita di hardware o di soluzioni software ha ormai da tempo acquisito le strutture, le professionalità e l operatività per fornire servizi a valore aggiunto ai propri clienti. Per questi attori il business rimane incentrato sulla attività di rivendita affiancata alla fornitura di soluzioni complete, dove l hardware o il software è solo una parte di una commessa. In questi casi fornire soluzioni basate su Linux diventa una logica conseguenza di un modello di business già praticato, che non richiede stravolgimenti nelle proprie strutture, se non l aggiornamento delle competenze del proprio personale tecnico. Il vantaggio più evidente di Linux, in questo caso, è la mancanza di un costo per la licenza, che comporta per il rivenditore maggiori margini per il proprio valore aggiunto. Divulgazione e formazione Il fermento intorno a Linux è evidente: il numero di persone che si avvicinano per curiosità, interesse, studio o lavoro è destinato a crescere e quindi cresce la domanda di formazione. Il mercato italiano, in questo senso, è già maturo e forse, per certi aspetti, saturo ma comunque in espansione e offre ancora opportunità e spazi. Oltre alla formazione professionale specialistica, per amministratori di sistema e tecnici qualificati su Linux, esiste un campo ancora poco esplorato ma destinato a crescere con l affermazione di Linux sul desktop: la formazione per gli utenti finali, l uso di strumenti come OpenOffice e di interfacce grafiche per il desktop come KDE e GNOME. conclusione: nella maggior parte dei casi una soluzione, open source o commerciale che sia, non è adatta per tutti e in tutte le applicazioni, quindi esisterà sempre abbastanza mercato per vedere affiancati, e a volte integrati, i software "liberi" con quelli proprietari. Pagina 8 di 14

9 Una volta che si è scelta una soluzione open source, la strada migliore è la stessa che va seguita quando si sceglie una qualsiasi nuova tecnologia: adottarla là dove i suoi vantaggi sono più evidenti e immediati per creare un "caso di successo" interno e dare fondamento a una scelta che parte dell azienda giudicherà comunque rischiosa. E non è detto nemmeno che qualsiasi impresa sia pronta per il software "libero" o abbia convenienza a utilizzarlo. La scelta come abbiamo visto è in parte tecnologica - e qui gioca il suo ruolo l IT manager - e in parte di business, può essere positiva o negativa, ma ormai è diventato poco conveniente ignorare che l alternativa open source esiste Pagina 9 di 14

10 DIVENTA CRITICO IL RUOLO DEI SERVIZI Dal 'vendor lock-in' passiamo al 'service lock-in'? La scelta tra i fornitori 'open' è ancora troppo limitata Il problema del supporto tecnico che i fornitori e altri operatori specializzati mettono a disposizione degli utenti, effettivi e potenziali, di piattaforme open source è oggi più che mai all ordine del giorno. L opinione degli utenti generalmente non è positiva: a parte alcune grandi aziende storiche - come HP, IBM, Novell o Red Hat - che hanno nel tempo sviluppato una forte componente di servizi professionali, la maggior parte delle realtà del mondo open source sono focalizzate unicamente sui loro prodotti (e spesso sono aziende monoprodotto) e/o sono ancora allo stato di start-up. Non sono dunque in grado di presentarsi come interlocutori credibili per aziende che non abbiano già al proprio interno competenze specifiche su Linux e il software open source. Tutto questo ovviamente non attira i decisori d impresa che devono stabilire se e come aggiungere applicazioni open source al loro parco software. Molte aziende continuano a preferire di gran lunga il paracadute rappresentato dalla presenza di un unico interlocutore in grado di fornire supporto a tutte le tipologie di problemi. Alla ricerca del fornitore giusto Un numero sempre maggiore di clienti, secondo l esperienza dei grandi fornitori, vorrebbe provare soluzioni open source, ma è frenato dalla paura di andare incontro a problemi di integrazione con il resto dell infrastruttura IT ed è soprattutto preoccupato dal fatto di non sapere a chi rivolgersi per avere supporto. I grandi fornitori possono rispondere in prima persona e sono, ovviamente, ben contenti di farlo. Ma quello che molti utenti si aspettano, e giudicano indispensabile per l evoluzione del settore, è la crescita di un gruppo nutrito di terze parti affidabili che possa affiancare i nomi classici nelle attività di supporto e nel realizzare nella pratica la presupposta integrabilità delle soluzioni open. A queste nuove classi di aziende si chiede però di sviluppare un raggio di competenze ed esperienze almeno paragonabile a quello dei grandi fornitori, perché in caso contrario non potrebbero agire come singolo punto di supporto. E gli utenti hanno chiaramente l intenzione di non impegnarsi in decine di contratti di supporto con operatori magari bravissimi, ma di nicchia. La soluzione provvisoria adottata da alcuni utenti è stata quella di appoggiarsi a un fornitore tradizionale per il supporto ad ampio spettro e di scegliere operatori più specializzati per alcune parti specialistiche del proprio sistema informativo. Ma è, appunto, una strada provvisoria alla quale si preferirebbero soluzioni più semplici. Un evoluzione necessaria La situazione necessariamente dovrà evolvere, secondo le opinioni di tutti, perché altrimenti si rischia di vanificare uno dei principali vantaggi del software open source sufficiente a giustificare l abbandono delle soluzioni più tradizionali: la possibilità di cambiare prodotti e fornitori in maniera molto più semplice. Alcuni utenti invece sono nella condizione di subire da parte del fornitore il tanto temuto lock in : non possono scegliere del tutto i prodotti open source perché i loro interlocutori sono molto più - se non esclusivamente - esperti nelle tecnologie proprietarie. In altri casi la situazione è solo leggermente migliore: sono passati all open source ma non sempre possono usare il prodotto che vorrebbero perché gli operatori che forniscono supporto tecnico sono pochi e non preparati su tutte le tematiche che investono questo mondo. Pagina 10 di 14

11 LINUX SUL DESKTOP: PER SCELTA O PER BISOGNO? L open source alla conquista dei sistemi end-user. Qui si concentra l impegno di comunità e fornitori di Piero Todorovich Linux si è ormai stabilmente affermato sui server e nei data center: ambiti in cui girano oggi applicazioni sia open source sia proprietarie. Più recentemente il sistema operativo open source si è sviluppato su dispositivi palmari e mobili, ma nell utilizzo su desktop è rimasto limitato. Le cose stanno però cambiando e, secondo alcuni osservatori, è stato raggiunto un punto di svolta. Oggi Linux viene usato nei sistemi transazionali e all interno di applicazioni chiuse come terminali internet, call center, oppure workstation tecniche, per esempio, per lo sviluppo software. Nei passati 18 mesi c è stato un balzo nell impiego del sistema in ambito desktop sotto la spinta di distribuzioni più user friendly e di nuove applicazioni come il browser Firefox e la suite OpenOffice. Ma gli utenti professionali sono ancora pochi, fatto che non motiva gli ISV a migrare ulteriori applicazioni su Linux. C è però grande interesse nel mercato, almeno secondo una recente indagine dell Open Source Development Lab. La domanda da parte del personale aziendale e l uso da parte dei concorrenti sono risultate le due motivazioni principali per l uso desktop Linux, confutando l assunto che le principali ragioni siano quelle della sicurezza e del basso costo. Per gran parte degli utenti il valore di Linux sul pc Primo passo verso un Linux desktop e server universale? Sono oltre una dozzina le società che prevedono di supportare il nuovo standard server e desktop integrato in ambito Linux presentato dall organizzazione no profit Free Standards Group (FSG). In particolare, si tratta della combinazione delle specifiche Linux Standard Base e Linux Standard Base Desktop Project, in una nuova versione 3.1 di Linux Standard Base. Questo renderà più semplice per gli sviluppatori di applicazioni puntare alla piattaforma Linux completa, superando quindi un ostacolo importante per l adozione di Linux sui desktop, commenta FSG in una nota. Diversi fornitori, inclusi Red Hat, Novell, Ubuntu e Linspire, dovrebbero certificare i propri prodotti come conformi a LSB 3.1. Anche IBM, Intel, HP e Dell supportano l iniziativa. Secondo alcuni osservatori, mentre Linux si è dimostrato un sistema operativo di successo in campo server, finora non è stato adottato su larga scala sul lato desktop, in parte perché gli sviluppatori software si sono dimostrati riluttanti a creare versioni Linux delle proprie soluzioni. E la problematica non è certo stata risolta dal fatto che Linux supporti due ambienti desktop in concorrenza tra loro, Gnome e KDE, rendendo dura la vita di chi vuole produrre del software che giri su tutte le versioni del sistema operativo: Il problema con gli standard su Linux è che ce ne sono troppi, spiega Gregory Raiz, presidente di Raizlabs, produttore di software. Free Software Group si augura che lo standard LSB combinato consentirà di raggiungere tale obiettivo, anche se sarà difficile crearne uno compatibile sia con KDE che con Gnome, commenta Bruce Perens di Sourcelabs, società operativa in ambito open source: Sarà interessante vedere come lo porteranno a termine. Se si arriverà ai desktop unificati bisognerà creare una terza interfaccia? E siamo certi che questo aiuterà?. Secondo Perens, alla fine i provider Linux potrebbero quindi essere costretti a scegliere un desktop, anche se ritiene che il progetto di FSG stia comunque indirizzando un esigenza importante, tentando di unificare Gnome e KDE. aziendale e delle applicazioni associate sta nell argine che pongono al lock-in di Microsoft. Per molti è nel migliore interesse del mondo IT che ci sia una alternativa al dominio Microsoft sul desktop, ma devono ancora essere risolti problemi tecnici e funzionali. Il sistema operativo Linux è ancora percepito come un ambiente per esperti: come Unix di cui è parente stretto. Le interfacce utente sono migliorate rispetto al passato, ma appaiono ancora immature se confrontate con Mac OS o Windows. Uno dei maggiori inconvenienti di Linux è l impossibilità di utilizzare applicazioni commerciali desktop già esistenti, ma anche di connettere con modalità semplici plug & play, adattatori di rete Wi-Fi, PDA (Personal Digital Assistant)o fotocamere digitali per mancanza dei driver. Problemi non trascurabili ma risolvibili. Il peggiore è non poter contare sulle applicazioni desktop Microsoft e dover quindi prevederne il rimpiazzo con OpenOffice e altre componenti. Alla fine dello scorso anno l Open Source Development Lab ha riunito 70 specialisti del desktop, inclusi Intel, Mozilla, Novell e X.org per il lancio del Portland Project. Un progetto che mira a rendere meno complicato per gli ISV adattare le loro applicazioni sui differenti Linux desktop. L avvenuta migrazione di molte delle Pagina 11 di 14

12 applicazioni server Unix verso Linux potrebbe avvenire anche in ambito desktop, ora che è stato eliminato uno degli ostacoli. Firefox è la prima applicazione open source di tipo desktop ad aver raggiunto massa critica. Ha provato al mercato che le applicazioni open source non solo sono competitive, ma possono anche essere migliori di quelle proprietarie già affermate. Ha inoltre dimostrato che lo sviluppo in comunità funziona davvero. Il passo successivo per guadagnare l utenza professionale su Linux è costituito dall evoluzione delle suite di applicazioni desktop OpenOffice che promettono capacità a livello d impresa, multipiattaforma e sono libere. Secondo alcuni osservatori, le applicazioni open source non solo penetreranno nel mercato desktop ma, assieme a Linux, determineranno cambiamenti permanenti del mercato a favore dell utente. Quest anno potrebbe essere l anno di svolta di Linux su desktop, con l arrivo di applicazioni desktop e distribuzioni capaci di rispondere ai requisiti professionali e quindi aumentare la diffusione dell open source nelle imprese. Pagina 12 di 14

13 GLOSSARIO Application server Un computer che gestisce tutte le operazioni che intercorrono tra le applicazioni o i database di back-end dell'impresa e la macchina client dell'utente finale che le utilizza via Web Clustering Modalità di connessione tra computer per rendere più affidabili i programmi o farli eseguire più rapidamente Middleware Applicazioni in grado di mettersi 'in mezzo' tra sistemi diversi per consentirne il dialogo e l'interazione Patch Programmi che correggono problemi e vulnerabilità delle applicazioni. In genere vengono rilasciati con cadenza periodica da parte dei rispettivi fornitori. Plug&Play Sistema che permette il riconoscimento automatico e il funzionamento di una periferica appena connessa al computer Pagina 13 di 14

14 . Documento reperibile, assieme ad altre monografie, nella sezione Dossier del sito Documento pubblicato su licenza Periodici Italia Pagina 14 di 14

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