introduzione modelli costituzionali fra forma e realtà di Vito Campanelli

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1 introduzione modelli costituzionali fra forma e realtà di Vito Campanelli The first assumption is that the president and the State are the same thing, that president is State personified. The second is that powers should be commensurate with responsibilities. ( ) The third assumption, intimately related to the second, is that the president should not and cannot be bound by normal legal restrictions. Theodore Lowi, The Personal President, 1985, p. 180 L assunto di fondo è che i sistemi presidenziali conducono a un governo forte ed efficace, sia di per sé che al paragone con i sistemi parlamentari. Ma questo è un assunto che poggia su una lastra sottile di ghiaccio. Giovanni Sartori, Ingegneria costituzionale comparata, 1995, p. 102 Se si considera la modellistica costituzionale più consolidata, sembrano bastare pochi criteri definitori per stabilire le differenze fra le forme di governo. Queste appaiono imperniate o, per meglio dire, ancorate nella dicotomia che contrappone presidenzialismo e parlamentarismo 1. L elezione diretta del capo di governo e la durata fissa e indipendente del mandato del presidente e dell assemblea sono le caratteristiche di base del modello presidenziale. Alcuni osservatori aggiungono poi alla definizione minima anche la natura monocratica della struttura dell esecutivo, in cui il presidente assume una posizione di guida rispetto alla compagine dei ministri 2 (Lijphart 1994). Il governo presidenziale

2 X Il premier diviso può essere considerato, dunque, un sistema a separazione dei poteri, nel senso che il potere legislativo e quello esecutivo possiedono autonomi meccanismi e circuiti di legittimazione. Non dipendono l un l altro per quanto riguarda la loro nascita, né per la loro sopravvivenza. Ognuno di essi dispone però di poteri necessari per il funzionamento dell altro organo costituzionale, il che li costringe poi a ricercare un qualche tipo di accordo o compromesso, pena l interruzione del processo decisionale. Di contro, il sistema di governo parlamentare presenta legislativi in grado di nominare, far cadere o anche cambiare i governi. I regimi parlamentari sono detti, infatti, a fusione dei poteri perché, in modo differente dal caso precedente, l esecutivo si forma all interno del parlamento come espressione della sua maggioranza, e dipende operativamente dal suo sostegno. Una volta formato, il governo sopravvive nella misura in cui mantiene la fiducia dell assemblea. Per quanto riguarda, inoltre, i rapporti all interno della compagine ministeriale, in linea generale il principio di collegialità dell azione di governo prevale sull attribuzione di specifici poteri di coordinamento e indirizzo al primo ministro, che resta un primus inter pares. Una terza forma di governo, il semi-presidenzialismo, è stata definita solo di recente per dare conto della specificità della Quinta Repubblica francese, e ha avuto pochi referenti empirici fino a quando le nuove democrazie dell Est o in Africa non ne hanno seguito l esempio (Shugart 2007; Grassi 2008). Si tratta di un modello per molti aspetti di tipo intermedio rispetto agli altri due, in cui il capo dello Stato, eletto con voto popolare, condivide il potere esecutivo con un primo ministro, creando una sorta di struttura di potere duale 3. Per esempio è questa la lettura di Giovanni Sartori, per il quale il semi-presidenzialismo rappresenta «una soluzione mista, una forma politica a metà strada fra sistemi presidenziali e sistemi parlamentari» 4 (Sartori 1995, p. 135). Anche Maurice Duverger, nel suo noto articolo del 1980, afferma che il sistema politico semi-presidenziale è «intermedio fra i sistemi presidenziali e parlamentari» (Duverger 1980, p. 165), e in un suo più

3 Introduzione. Modelli costituzionali fra forma e realtà XI recente contributo parla di un regime «in parte presidenziale e in parte parlamentare» (Duverger 1991, p. 109). Per questo si può sostenere che la letteratura comparata si sia riferita sostanzialmente a solo due tipi puri, il presidenzialismo e il parlamentarismo, al massimo segnalandone alcune ibridazioni 5. Tuttavia, se la morfologia dei governi si lascia racchiudere in un numero così limitato di categorie, il vero problema resta la dinamica istituzionale. Il noto problema della sottodeterminazione delle forme di governo esprime l incapacità dei modelli a cogliere il reale funzionamento degli assetti istituzionali, e le loro trasformazioni nel corso del tempo. Di fatto ogni sistema politico è in bilico fra Konstitution e Verfassung, fra regole del suo funzionamento e processi che si realizzano sul piano della prassi politica 6. E soprattutto in alcune contingenze storiche la tensione dialettica fra questi due poli sembra particolarmente evidente. Negli ultimi anni, per esempio, le democrazie contemporanee hanno mostrato una comune evoluzione, anche senza riforme organiche della Carta costituzionale. Sono sembrate, infatti, «presidenzializzarsi», dettando la centralità dei capi di governo. La vicenda del governo monocratico fino a non molto tempo fa era stata relegata alla stagione predemocratica o non democratica 7. Con la crisi dei corpi collettivi in auge nel ventesimo secolo, dai partiti ai parlamenti, si è però registrato un ritorno di potere personale 8. Già alcuni decenni fa, alcuni autori iniziavano a riconoscere nella personalizzazione del potere «una delle tendenze modellistiche immanenti alla vita costituzionale contemporanea» (Elia 1970, p. 672; Mabileau 1960), collegata allo sviluppo di democrazie di investitura che valorizzano la scelta popolare sui titolari dell indirizzo politico. Brian Farrell (1971) notava per esempio che, «in quasi tutti i sistemi politici, il predominio dell esecutivo e la personalizzazione di tale predominio in un unico leader è un fatto centrale della vita politica». La stessa tendenza sembra poi oggi portata a compimento, man mano che anche le democrazie parlamentari mostrano un più pieno distacco dai parametri costitu-

4 XII Il premier diviso zionali di riferimento per l assunzione di modalità di funzionamento tipiche dei regimi presidenziali. In assenza di cambiamenti della Costituzione formale, come effetto di trasformazioni di più ampia portata e di lunga durata che coinvolgono la società e la politica moderna 9, i vertici di governo acquistano maggiori risorse potestative, sviluppando un rapporto diretto con la cittadinanza, capace di scavalcare l intermediazione dei partiti. Come, infatti, chiariscono Thomas Poguntke e Paul Webb (2005), la presidenzializzazione della politica avviene su tre arene fondamentali della vita democratica. In primo luogo si verifica l attribuzione del ruolo di conduzione delle attività di governo a una guida monocratica. Ciò discende dal fatto che il capo del governo non è più legittimato dal parlamento e può formare il suo gabinetto senza interferenze da parte di altre istituzioni. In secondo luogo, il leader raggiunge una posizione di maggiore autonomia rispetto al partito cui appartiene, che in molti casi riesce anche a controllare a sua volta 10. Infine, ogni aspetto del processo elettorale sempre più risulta centrato sulla leadership 11, il cui appeal presso la cittadinanza diventa una risorsa utile e di frequente necessaria per la vittoria. In questo modo, nell ambito delle attività di governo, dell organizzazione di partito o delle competizioni elettorali i due autori riconoscono il passaggio dal principio collegiale a quello monocratico: «the shift of political power resources and autonomy to the benefit of individual leaders and a concomitant loss of power and autonomy of collective actors like cabinets and political parties» (p. 7). Con un cambio di natura dei regimi parlamentari originariamente evolutisi all insegna della collegialità dell esecutivo, dove invece si registra «un progressivo e apparentemente irresistibile spostamento da uno schema nel quale la politica di governo e prima ancora quella elettorale erano dominate dal partito politico a uno nel quale il leader di partito tende a diventare forza politica relativamente autonoma» (Fusaro e Takahashi 2007, p. 287). Non sono pochi i casi in cui si riscontra tale tendenza, a cominciare dalle democrazie parlamentari più consolidate, e blasonate.

5 Introduzione. Modelli costituzionali fra forma e realtà XIII La Gran Bretagna sembra modificare alcuni tratti che hanno dettato la specificità della sua forma di governo. Michael Foley è il primo ad aver interpretato gli ultimi decenni di storia istituzionale inglese come un progressivo riavvicinamento al modello americano con la creazione di una vera e propria «British presidency» (Foley 1993; 2000). Da quel momento in poi molti osservatori hanno notato che, se importanti differenze istituzionali separano le due esperienze 12, tali linee di demarcazione appaiono meno rigide rispetto al passato. È questa la tesi di quanti argomentano che il governo di partito inglese «è stato sottoposto a una continua erosione in quanto le condizioni di lungo termine che lo hanno sostenuto sono state alterate a beneficio di leader sempre più potenti e autonomi» (Webb 2004, p. 347). La preminenza del leader nei processi elettorali, la riorganizzazione amministrativa degli uffici del premier, il potenziamento delle strutture di comunicazione, l indebolimento del rapporto fra primo ministro e sua maggioranza detterebbero un allontanamento da quel regime di fusione istituzionale fra governo e assemblea che l esperienza inglese aveva mostrato al mondo 13. I primi ministri inglesi, al pari dei presidenti americani, sembrano aver rivendicato una legittimazione autonoma che deriva da un nuovo rapporto diretto con i cittadini, sfruttando appieno le potenzialità del circuito mediatico (Massari 2005; Carboni 2009). Allo stesso tempo si registra una ridotta partecipazione del primo ministro nelle attività parlamentari e una più limitata capacità di indirizzare le stesse (Helms 2005). L evoluzione del party government inglese non fa però eccezione nel panorama internazionale. Una rapida ricognizione degli studi empirici che hanno analizzato il fenomeno è sufficiente a farne comprendere la diffusione. In Francia la riscrittura di alcuni articoli del testo costituzionale, e in primo luogo la disposizione che fa corrispondere la durata del mandato del presidente a quella del parlamento, è stata letta come un ulteriore segnale del rafforzamento del presidente, che diventa per cinque anni, grazie ai poteri conferitigli, una sorta di «monarque republicain» 14 (Bréchon 2010, p. 116). Da ultimo è stato evidenziato come Sar-

6 XIV Il premier diviso kozy abbia unito all ampia popolarità, e all attenta costruzione mediale della leadership, il suo attivismo dentro e fuori il paese 15. In Spagna la formazione di governi per lo più monocolori, la presenza di un assetto tendenzialmente bipartitico, la natura degli stessi partiti spagnoli, altamente centralizzata e oligarchica, con una piena identificazione con la figura del leader, sono sembrati accentuare la natura presidenzialista del sistema politico iberico (van Biezen e Hopkin 2005; Duranti 2009). Con il peso delle personalità e dei programmi individuali a sommarsi, anche in questo caso, ai fattori istituzionali, come ha mostrato in particolare il lungo ciclo del governo Zapatero, che ha visto il leader portatore di un ampio progetto di riforma (Bosco e Sánchez-Cuenca 2009). Altri studi hanno spostato, inoltre, il fuoco analitico dalle democrazie europee di più vecchia data a paesi più lontani da noi, come per esempio Israele o il Giappone (Hazan 2005; Fusaro e Takahashi 2007), confermando un processo di spostamento delle responsabilità politiche dai partiti ai presidenti. E con la chiave della presidenzializzazione sono stati anche analizzati i più recenti sviluppi registrati in Russia in riferimento alle riforme di Putin, anche se l intensificazione del carattere autocratico del sistema politico sembra ancora collocarlo in una zona di confine della democrazia (Zaznaev 2008, p. 40). In questo quadro l Italia rappresenta, per molti aspetti, un vero e proprio «idealtipo di presidenzializzazione» (Calise 2005, p. 88). Lasciato alle spalle il modello istituzionale che per la preminenza dell assemblea parlamentare sulle attività di governo è stato definito «parlamentarismo integrale» (Miglio 1984), il nostro paese, subito dopo gli eventi legati allo scandalo di Tangentopoli, riscopre la centralità del primo ministro. Già a partire dagli anni Ottanta si iniziano a scorgere cambiamenti in svariati campi, dalla riorganizzazione della presidenza dei ministri alla produzione normativa autonoma dell esecutivo, fino al sistema dei partiti e alle dinamiche elettorali; diversi processi che riscrivono in punto di prassi il ruolo e le funzioni del premier. È innegabile poi l impatto esercitato su questi sviluppi dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi nei primi anni Novanta, quando, facendo leva su un

7 Introduzione. Modelli costituzionali fra forma e realtà XV imponente arsenale di mezzi mediatici e organizzativi, il leader è riuscito a instaurare un nuovo rapporto diretto con la cittadinanza. Da quel momento in poi sempre più le elezioni divengono «quasi dirette» 16. Anche la coalizione di centrosinistra si è poi adattata a un formato di competizione di tipo bi-personale, prima ancora che bipolare 17. Infine, l inserimento del nome del premier nella scheda elettorale nella riforma del 2005 è sembrata fornire anche una premessa formale per l elezione diretta del presidente 18 : per molti un «sopruso costituzionale», che mira a scardinare uno dei pilastri del regime parlamentare 19. La valorizzazione del presidente sembra dunque «strutturalmente connaturata» con l attuale evoluzione delle democrazie contemporanee, nello scenario di crisi degli attori collettivi e di preminenza degli organi monocratici. Ma quali sono le conseguenze della nuova centralità dei presidenti sulle attività di governo? Il meccanismo dell investitura diretta del capo dell esecutivo promette di restituire alla cittadinanza il potere di scegliere il motore dell azione politica. Tuttavia, tutto ciò non si traduce immediatamente nel pieno controllo del decision-making da parte del leader 20. Anzi, nei regimi a governo diviso, un presidente demo-eletto ma privo del sostegno della sua maggioranza può trovarsi in difficoltà nella realizzazione del proprio programma politico 21, al pari di un generale senza esercito (Sartori 1994a). È quello che, come vedremo, è accaduto nel processo di presidenzializzazione del governo italiano. L analisi di questa evoluzione, e involuzione, è divisa in due parti. La prima offre un inquadramento storico-istituzionale della transizione italiana, da regime partitocratico a sistema para-presidenziale, centrato sul predominio del leader e dell esecutivo rispetto al parlamento. Tale trasformazione trova un precedente paradigmatico nei mutamenti della presidenza americana, vero e proprio archetipo dei processi di presidenzializzazione 22. Anche nella madrepatria del presidenzialismo, infatti, si può osservare il susseguirsi di due repubbliche. Per oltre un secolo i partiti hanno controllato la selezione degli eletti e il processo di attribuzione delle cariche amministrative. Sono i partiti a tene-

8 XVI Il premier diviso re salde le redini della designazione del presidente, che rimane essenzialmente un espressione degli attori di intermediazione, e legato ai loro interessi nello svolgimento delle proprie funzioni. Il governo presidenziale si afferma solo all inizio del secolo scorso, quando i presidenti acquistano un ruolo di centralità istituzionale. L ascesa dei presidenti spezza il monopolio che i partiti detenevano sull accesso alle cariche e sulla gestione del potere. Il presidente, sulla base di un rapporto immediato con la cittadinanza, dà vita a un percorso di istituzionalizzazione del potere monocratico. D altra parte si realizza però un regime di separazione fra legislativo ed esecutivo, che come corpi autonomi e autorevoli sono votati a ingaggiare una continua battaglia per il controllo del decision-making o a trovare posizioni di compromesso. In una fase più recente tale separazione diviene poi vera e propria divisione, poiché molto spesso presidenza e Congresso si differenziano anche per colore politico. In un quadro di indebolimento dei partiti come enti collettivi, il presidente trova nuove strade per raggiungere una posizione egemone, ma perde quel controllo dell assemblea parlamentare che solo la presenza di partiti forti può assicurare. Sulla base del quadro analitico presentato nella prima parte, la seconda parte del volume si dedicherà all analisi del processo deliberativo nel nostro paese. Le riforme degli anni Novanta sembravano attribuire all esecutivo sia la responsabilità dell indirizzo politico sia gli strumenti utili per poter governare con il compatto supporto di un ampia maggioranza parlamentare. Si consolida invece la tendenza dei governi a legiferare da soli, e a forzare la volontà delle camere con procedure atipiche, ai limiti delle previsioni costituzionali. Quello dei decreti legge, per esempio, rappresenta uno dei più importanti campi di espansione normativa. Non meno rilevanti sono però le trasformazioni nell uso della legislazione delegata. A partire dagli anni Novanta avviene, infatti, una vera e propria «esplosione» delle deleghe, che diventano un mezzo efficace per realizzare i punti più importanti del programma politico di maggioranza, soprattutto nelle materie che presentano particolare complessità tecnica e spinta innovativa. Il premier trova nuove

9 Introduzione. Modelli costituzionali fra forma e realtà XVII strade di normazione, in risposta ai problemi della frammentazione e della scarsa coesione partitica in assemblea. Strade che possono, però, trasformarsi in un vicolo cieco. Come ha dovuto sperimentare, a sue spese, Silvio Berlusconi: eletto a capo di una delle più ampie coalizioni nella storia repubblicana, ma costretto a governare senza il parlamento, e contro la sua stessa maggioranza. Note 1. Nella ricca letteratura in prospettiva comparata: M.S. Shugart e J.M. Carey, Presidents and Assemblies. Constitutional Design and Electoral Dynamics, Cambridge, Cambridge University Press, 1992; J. Linz e A. Valenzuela, The Failure of Presidential Democracy: Comparative Perspectives, Baltimore, Johns Hopkins University Press, 1994; G. Sartori, Comparative Constitutional Engineering: An Inquiry into Structures, Incentives, and Outcomes, Londra, Macmillan, 1994; A. Lijphart, Patterns of Democracy: Government Forms and Performance in Thirty-Six Countries, New Haven, Yale University Press, 1999; J.A. Cheibub, Presidentialism, Parliamentarism, and Democracy, New York, Cambridge University Press, Cfr. J. Blondel, «Executives», in M. Hawkesworth e M. Kogan, Encyclopedia of Government and Politics, Londra, Routledge, 1992, p. 269: «In this model the executive is hierarchical and not collective: ministers (often named secretaries in this system) are subordinates of the president and responsible only to him or her». 3. Il conio dell espressione si deve a M. Duverger, il quale riconosceva nel sistema di governo francese instaurato da De Gaulle una forma di autorità duale, prodotta da tre circostanze: a) il presidente è eletto direttamente; b) il presidente ha considerevole autorità costituzionale; c) esiste anche un primo ministro e un gabinetto, soggetto al voto di fiducia del parlamento. In particolare, cfr. M. Duverger, «A New Political System Model: Semi-Presidential Government», European Journal of Political Research, 8(2), 1980, pp Sul funzionamento di questo tipo di governo si veda anche R. Elgie, «Semi-Presidentialism: Concepts, Consequences and Contesting Explanations», Political Studies Review, 2(3), 2004, pp Tuttavia, sulla natura mista del regime semi-presidenziale è ancora aperto il dibattito, dal momento che alcuni studiosi propendono per ritenere il semipresidenzialismo come una forma di governo autonoma. Per G. Pasquino essa è tale perché richiede «an explicit, purposive and well designed act of institutional and constitutional engineering». G. Pasquino, «Semi-Presidentialism: A Political Model at Work», European Journal of Political Research, 31, 1997, pp , p. 129.

10 XVIII Il premier diviso 5. L esigenza di superare i troppo rigidi confini dei tipi costituzionali è avvertita in contributi che presentano classificazioni più articolate. Cfr. M.S. Shugart e J.M. Carey, Presidents and Assemblies. Constitutional Design and Electoral Dynamics, op. cit., 1992; S. Mainwaring e M.S. Shugart (a cura di), Presidentialism and Democracy in Latin America, Cambridge, Cambridge University Press, In italiano si veda G. Ieraci, Teoria dei governi e democrazia: ruoli, risorse e arene istituzionali, Bologna, Il Mulino, Il riferimento primo qui è all opera di C. Schmitt, Verfassungslehre, München und Leipzig, Duncker und Humblot, La distinzione è stata poi ripresa e sviluppata nel nostro paese da C. Mortati, in particolare nel contributo La Costituzione in senso materiale, Milano, Giuffrè, L attesa affermazione del dominio della legge sul dominio degli uomini ha rappresentato la costante della storia costituzionale occidentale, e il cuore della costruzione dello Stato moderno. Di fatto però l aspirazione all impersonalità del comando è stata la principale delle promesse che la modernità non ha mantenuto alla verifica della storia. Cfr. G. Roth, Potere personale e clientelismo, Torino, Einaudi, 1990; e l introduzione al volume di P.P. Portinaro, «Personalismo senza carisma». 8. Su questo ritorno si veda la voce di M. Calise, «Personalization of Politics», in B. Badie, L. Morlino, D. Berg-Schlosser, International Encyclopedia of Political Science, Londra, Sage, Fra queste si possono ricordare l internazionalizzazione, la crescita dei compiti dello Stato, la mediatizzazione, e lo «scongelamento» dei cleavage sociopolitici che riduce la forza di mobilitazione dei partiti di massa. Cfr. J. Blondel e J. Thiébault, Political Leadership, Parties and Citizens: The Personalisation of Leadership, Londra, Routledge, Fra partiti e presidenti esiste aperta contrapposizione: «il funzionamento del governo di quanto si presidenzializza di tanto si departitizza. ( ) Nel contesto consensuale il potere del premier è affidato soprattutto alle sue capacità mediatorie tra i c.d. vetoplayers (o soggetti capaci di opporsi) mentre nelle democrazie maggioritarie, specie se aperte al processo di presidenzializzazione, la competizione tende a essere bipartitica o bipolare e consente al premier larghe zone di autonomia». L. Elia, «La presidenzializzazione della politica», Teoria politica, 12(1), 2006, pp Il declino dei processi di identificazione e sostegno nei confronti dell attore partito lascia aperta la strada per campagne elettorali centrate sui singoli candidati, come già evidenziato nei primi anni Novanta da M.P. Wattenberg, The Rise of Candidate-Centered Politics. Presidential Elections of the 1980s, Cambridge, Harvard University Press, Le differenze fra le due sponde dell oceano emergono in tutta evidenza in alcune circostanze: «in particolare, i partiti parlamentari e i gabinetti possono ritorcersi contro i leader individuali e, occasionalmente, farli cadere dall alto del loro piedistallo». Cfr. P. Webb, «La presidenzializzazione e l erosione del gover-

11 Introduzione. Modelli costituzionali fra forma e realtà XIX no di partito nei sistemi parlamentari: il caso del Regno Unito», Rivista italiana di scienza politica, 34(3), 2004, pp L espressione «fusione dei poteri» è già utilizzata nell opera The English Constitution di W. Bagehot: «Il segreto che rende efficiente la Costituzione inglese è la stretta unione, anzi la pressoché completa fusione del potere esecutivo e legislativo. La dottrina tradizionale dominante pretende che la bontà della nostra Costituzione consista nella completa separazione dell autorità legislativa da quella esecutiva; ma, in verità, la sua superiorità sta proprio nella loro eccezionale vicinanza» (Bagehot 1867, trad. it. 1995, p. 234). Un modello che ha trovato ampia attrazione ideologica anche nel nostro paese, dove si è sottolineato che «si tratta di una fusione che non indebolisce ma consolida il governo: cioè di una fusione che non diventa confusione in virtù della unicità, autorità e durata della leadership». Cfr. G. Sartori, «Dove va il Parlamento», in S. Somogyi, L. Lotti, A. Predieri, G. Sartori, Il Parlamento italiano , Napoli, Esi, 1963, p Sempre più di attualità è la formula utilizzata da Maurice Duverger nel 1974 in La monarchie républicaine ou comment les démocraties se donnent des rois, Parigi, Robert Laffont. 15. Gli osservatori francesi hanno parlato a suo proposito di «présidentialisation exacerbée». Cfr. O. Duhamel, «Vers une présidentialisation des institutions?», in P. Perrineau (a cura di), Le vote de rupture. Les élections présidentielle et législatives d avril-juin 2007, Parigi, Presses de Sciences Po, 2008, pp Nel delicato contesto della transizione italiana, il Cavaliere si è presentato agli occhi degli elettori come capo indiscusso della sua coalizione, e poi come (unico) responsabile demo-eletto delle attività di governo: «soon after the victory of centre-right coalition in 1994, Berlusconi outspokenly referred to himself as an elected premier, a stance shared by a majority of the press. The centre-left coalition ( ) was soon compelled to adjust to new rules of the game». M. Calise, Presidentialization, Italian style, op. cit., 2005, p Ilvo Diamanti, «Bipolarismo mediatico», la Repubblica, 26 novembre È questa l espressione utilizzata da Ilvo Diamanti anche nel dibattito con Angelo Panebianco intitolato «Quo Vadis Italia», nell ambito del Convegno annuale della Società Italiana di Scienza Politica, Pavia, 4-6 ottobre La legge n. 270 del 2005 faceva riferimento in maniera esplicita alla figura del «capo». All articolo 2, infatti, si stabilisce che «i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica». 19. Secondo Giovanni Sartori tale previsione appare del tutto incostituzionale dal momento che «l indicazione del capo del governo sulla scheda del voto verrebbe trasformata in un sistema diverso. Diverso perché (1) spoglia il Parlamento del diritto di scegliere e investire il premier, (2) spoglia il Parlamento del diritto di

12 XX Il premier diviso cambiarlo, e perché (3) spoglia anche il capo dello Stato di una delle sue prerogative». Cfr. Giovanni Sartori, «Il voto al premier. L ultimo sopruso», Corriere della Sera, 12 aprile Si noti come gli stessi Poguntke e Webb nelle conclusioni al loro volume del 2005 preferiscono usare l espressione «presidenzializzazione contingente» per quanto riguarda il ruolo del leader nel decision-making, che lascia constatare maggiore variabilità nei casi presi in considerazione e maggiore dipendenza rispetto alle qualità personali del leader di governo. 21. Il presidenzialismo è la forma istituzionale che pone meno incentivi alla formazione e alla stabilità delle coalizioni, e quindi con maggiore probabilità lascia riscontrare impasse decisionali. Tale giudizio vede concorde gran parte della letteratura sulle forme di governo; «presidential systems which consistently fail to provide the president with sufficient legislative support are unlikely to prosper» Cfr. M.P. Jones, Electoral Laws and the Survival of Presidential Democracies, Notre Dame, Notre Dame University Press, 1995, p. 38. Per una più recente ricerca cfr. J.A. Cheibub, A. Przeworski, S.M. Saiegh, «Government Coalitions and Legislative Success under Presidentialism and Parliamentarism», British Journal of Political Science, 34(4), 2004, pp Sulla fondazione presidenziale della repubblica americana, cfr. R.E. Neustadt, Presidential Power: The Politics of Leadership, New York, Free Press 1990[1960]; A.M. Schlesinger, The Imperial Presidency, Boston, Houghton Mifflin, 1973; R. Pious, The American Presidency, New York, Basic Books, 1979; T.J. Lowi, The Personal President. Power Invested, Promise Unfulfilled, Ithaca-New York, Cornell University Press, 1985; J.K. Tulis, The Rethorical Presidency, Princeton, Princeton University Press, E in lingua italiana S. Fabbrini, Il presidenzialismo americano. Governare gli Stati Uniti, Roma-Bari, Laterza, 1993.

F. MUSELLA, Il premier diviso. Italia tra presidenzialismo e parlamentarismo, Milano, Egea Università Bocconi, 2012, pp. 195.

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