Foglio di informazione elettronico di Vittorio Agnoletto - Europarlamentare del gruppo GUE/NGL

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1 FaiLaCosaGiusta News numero 2 - maggio 2005 Foglio di informazione elettronico di Vittorio Agnoletto - Europarlamentare del gruppo GUE/NGL Su Internet: Ringraziandovi degli apprezzamenti e delle critiche costruttive alla prima edizione, inviamo copia del secondo numero di FaiLaCosaGiusta News. L augurio è sempre lo stesso: che sia un modo discreto ed efficace di tenervi aggiornati sui fatti e misfatti di Vittorio Agnoletto in quel di Strasburgo e Bruxelles. Sommario INTRO di Vittorio Inviolabilità dei diritti e centralità del profitto ATTIVITÀ PARLAMENTARI Interventi in aula e dichiarazioni: 1) 23 febbraio 2005: sulla 61 sessione della Commissione ONU per i diritti dell uomo 27 aprile 2005: sulla relazione 2004 del Parlamento Europeo sui diritti umani nel mondo 2) 7 marzo 2005: sull istituzione di una commissione d inchiesta internazionale per far luce sulla morte di Nicola Calipari 3) 8 marzo 2005: a seguito del riferimento del commissario al mercato interno sulla brevettabilità del software 4) 8 marzo 2005: sul riesame del Trattato di Non Proliferazione (TNP) - armi nucleari in Corea del Nord e in Iran

2 5) 14 marzo 2005: lettera ai Parlamentari della Repubblica dell India riguardo il voto della nuova legge sui brevetti farmaceutici imposta dal WTO e dagli accordi TRIPS 6) 11 aprile 2005: in risposta al commissario Frattini sui progressi nello sviluppo dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel Il codice europeo di etica per la polizia 7) 13 aprile 2005: sulla strategia europea in materia di sicurezza 8) 27 aprile 2005: sulle discriminazioni dei popoli Rom all interno dell UE 9) 10 maggio 2005: sulla situazione mondiale del commercio delle armi leggere 10) 11 maggio 2005: sulla valutazione del ciclo di Doha dopo l'accordo dell'omc (Organizzazione mondiale del commercio) del 1 agosto 2004 ATTIVITÀ PARLAMENTARI Documenti, mozioni e risoluzioni approvate: 1) Testo completo della risoluzione del PE sulla Relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2004 e sulla politica dell'ue in materia : 2) Testo completo della risoluzione del PE sulla Conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione prevista per il Armi nucleari in Corea del Nord e in Iran: 3) Testo completo della risoluzione del PE sulla Strategia europea in materia di sicurezza: DOC+XML+V0//IT&LEVEL=3&NAV=X 4) Testo completo della risoluzione del PE sulle espulsioni collettive degli immigrati da Lampedusa: TA DOC+XML+V0//IT&LEVEL=3&NAV=X 5) Testo completo della risoluzione del PE sulla Situazione dei Rom nell Unione europea: DOC+XML+V0//IT&LEVEL=3&NAV=X

3 6) Testo completo della risoluzione del PE sulla valutazione del ciclo di negoziati di Doha a seguito della decisione del Consiglio generale dell'omc il 1 agosto 2004: APPROFONDIMENTI E RIFLESSIONI: 1) WSF 2005: Il messaggio di Porto Alegre 2) CPT: Reportage da via Corelli a Milano 3) Commercio internazionale: EPA, la strada certa verso il profitto Un punto di vista esterno: Strasburgo, Bruxelles e Roma: parlamenti per un nuovo commercio in Europa di Andrea Baranes e Monica Di Sisto INIZIATIVE E APPUNTAMENTI: 1) giugno 2005, Barcellona (Spagna), I Forum Sociale del Mediterraneo: 2) 30 giugno-2 luglio 2005, Barcellona (Spagna), CLAT 3 III Conferenza latina sulla riduzione dei danni correlati all uso di droghe: 3) 3 luglio 2005, G8 Alternatives Summit in Edinburgh: 4) 6-8 luglio 2005, Gleneagles (Scozia), Vertice G8: 5) 2-4 settembre 2005, Corviale (Roma), III edizione del Forum di Sbilanciamoci: ALTRE INFORMAZIONI: 1) Gli incarichi di Vittorio al Parlamento Europeo 2) La squadra dei collaboratori

4 3) Elenco degli ultimi articoli pubblicati Inviolabilità dei diritti e centralità del profitto di Vittorio Agnoletto Tante sembrano essere le Scilla e Cariddi tra le quali, talora annaspando, si muove il Parlamento Europeo. L approvazione di una mozione che chiede di rendere accessibili a tutti, nel Nord come nel Sud del mondo, i farmaci anti-aids; il voto a larga maggioranza di una risoluzione che condanna le discriminazioni dei Rom in Europa e chiede la loro completa integrazione; le critiche documentate alle politiche proibizioniste in tema droghe, alle quali si contrappone l assunzione di una strategia della riduzione del danno legato all assunzione; la condanna dell Italia, da parte sia del Parlamento che della Corte di Strasburgo, per le espulsioni collettive da Lampedusa; rappresentano importanti conquiste dell europarlamento sul fronte del consolidamento e dell allargamento dei diritti umani all interno e all esterno dell Unione. Nel frattempo la Commissione Europea: insiste per la piena applicazione degli EPA (gli accordi di partnership economica) destinati a realizzare una nuova forma di colonialismo con i Paesi più poveri dell emisfero Sud; nega agli stessi parlamentari l accesso ai documenti sulle trattative per gli accordi GATS (gli Accordi Generali sul Commercio dei Servizi) del WTO che dovranno essere approvati il prossimo dicembre a Hong Kong e che rischiano di sancire una volta per tutte la privatizzazione dei servizi sociali, sanitari e dell istruzione, nonché dell acqua; si rifiuta di richiedere una revisione immediata degli accordi TRIPS (sulla proprietà intellettuale) che potrebbe, ad esempio, favorire l esportazione a un prezzo accessibile dei farmaci generici dall India, dal Brasile e dall Europa stessa verso le popolazioni attraversate da crisi sanitarie croniche dell Africa, dell Asia e dell America Latina. Ciò che emerge è un evidente schizofrenia europea che trae origine da due ragioni principali: una, almeno formalmente, s intreccia con la specifica forma dell architettura istituzionale dell Unione Europea, l altra dipende più esplicitamente dagli interessi economici che attraverso lobby ben organizzate e onnipresenti condizionano il lavoro delle istituzioni comunitarie. La contraddizione fondamentale ruota attorno allo status da assegnare ai diritti umani: se debbano, o meno, essere considerati un valore assoluto, una variabile indipendente dal colore dei governi,

5 dalle appartenenze religiose, etniche e culturali delle popolazioni coinvolte e dalle conseguenze economiche e/o finanziarie che possono discendere da una loro difesa senza se e senza ma. La prima impressione che si può trarre dagli esempi citati è quella di una contrapposizione sostanziale tra il Parlamento Europeo (PE), spesso in sintonia con la Corte di Strasburgo, e il Consiglio Europeo e la Commissione Europea (CE). Non vi è dubbio che la lontananza (non solo ma anche) geografica dei parlamentari dai governi nazionali, dai meccanismi della loro formazione, dai loro destini e, più in generale dalla ragione di Stato, ne amplifica l autonomia, spesso tollerata dalle segreterie di partito anche perché molte delle risoluzioni approvate dall assemblea di Strasburgo hanno un valore, se non simbolico, comunque puramente d indirizzo, senza immediate conseguenze operative. Ma sarebbe sbagliato non cogliere anche un altro aspetto: di fronte alla sempre più evidente impotenza delle Nazioni Unite, alla crisi profonda delle altre forme di multilateralismo istituite nel secolo scorso, il PE viene vissuto, dalle popolazioni di tutto il mondo, ed in particolare dalle organizzazioni della società civile, come l istanza ultima alla quale rivolgersi per chiedere giustizia, anche in contrapposizione alle politiche a senso unico degli Stati Uniti. Queste aspettative si sviluppano indipendentemente sia da quella che è la collocazione politica prevalente nel PE, sia dalle scelte di politica estera ed economica operate dall UE, che spesso, anche se non sempre, sono in sintonia e non in contraddizione con la filosofia espressa dall amministrazione USA. I singoli parlamentari avvertono su di sè la responsabilità di queste attese globali. Il ruolo quasi di giudice in parte li gratifica (anche ricompensandoli dello scarso potere decisionale del quale dispongono) e in parte li stimola a cercare di essere all altezza delle speranze che in loro vengono riposte. A questo si aggiunga la sensazione di sentirsi collocati nel cuore della civiltà del diritto, in una regione del mondo che ha dato alla luce filosofi e studiosi del diritto come Beccarla, Rousseau, Hegel, Kant e Kelsen, solo per citarne alcuni. Questo sentimento, segnato da aspetti non solo nobili, ma talvolta venati anche di un residuo di paternalismo coloniale, gioca comunque un ruolo più importante di quanto si possa credere nell orientare l azione e il voto dei parlamentari. D altra parte il Consiglio Europeo (formato dai rappresentanti dei 25 governi) è invece quanto di meno elastico ed autonomo si possa immaginare, compresso da un infinita mediazione tra i singoli interessi nazionali, interpretati dai governi di volta in volta in carica e sempre più espressione diretta degli equilibri raggiunti in patria con i detentori dei principali poteri economici. La Commissione Europea oltre ad essere espressione diretta del Consiglio (e quindi destinata ad ereditarne tutte le rigidità) è, a sua volta, esposta alle fortissime pressioni delle grandi corporazioni e delle società transnazionali, che non a caso, hanno un canale di consultazione privilegiato con la Commissione stessa, attraverso il quale fanno giungere in tempo pressoché reale la loro, non flebile, voce. Particolare quest ultimo non secondario, soprattutto in considerazione del fatto che è la Commissione che rappresenta l UE nelle trattative del WTO e che quindi partecipa alla definizione degli accordi GATT (sulle tariffe doganali e il commercio), GATS (sul commercio dei servizi), TRIPS (sulla proprietà intellettuale), ecc di fondamentale importanza per gli interessi delle aziende sovranazionali. Tutte queste ragioni contribuiscono ulteriormente a rafforzare l impegno per un Europa realmente federale, con un PE sovrano ed investito di una piena potestà legislativa.

6 Ovviamente, ben lontano da qualunque illuministica illusione, sono ben consapevole che un simile percorso sposterebbe verso il PE, in misura molto maggiore di quanto già oggi avviene, ogni forma di pressione delle multinazionali, così come degli interessi economici che per ora volgono la loro attenzione alle istituzioni nazionali. Ciò nonostante un processo del genere rappresenterebbe comunque un passo nella direzione giusta, sia perché obbligherebbe gli interessi/governi nazionali a confrontarsi con una realtà legiferante più complessa e meno immediatamente disciplinabile, sia perché il superamento definitivo di forme di nazionalismo, oggi ancora diffuse anche a sinistra, potrebbe aiutare ad accelerare le tappe verso l elaborazione di un, quanto mai necessario, pensiero a dimensione universale. Affermo questo essendo ben consapevole che nulla è scontato e che all egoismo nazionale, al nazionalismo, potrebbero subentrare forme di egoismo e imperialismo continentale; ma questo rischio investe un terreno già oggi teatro di un confronto/scontro sociale, attraversato dai movimenti e dalle organizzazioni sindacali. Tornando all oggi, se quelle prima indicate sono le tendenze dominanti anch esse non sono già ora prive di contraddizioni. Per questioni di spazio mi limito a due esempi scelti tra i temi dei quali mi sono maggiormente occupato in questi primi dieci mesi di attività parlamentare. Per la prima volta la risoluzione annuale del PE sui diritti umani nel mondo non è passata all unanimità, anzi, anche se formalmente approvata, ha totalizzato un numero di consensi inferiore alla somma dei contrari e degli astenuti. Quindi sul piano politico un fallimento. La ragione è molto semplice: la forzatura realizzata dal relatore, l on. Simon Coveney del PPE (il gruppo popolare-conservatore), nel cercare di piegare in ogni modo nel testo i diritti umani all interpretazione ideologica realizzata dai neocon nordamericani; una concezione dei diritti umani totalmente coincidente con la cultura dell occidente, al quale competerebbe il dovere di realizzarne l esportazione/imposizione verso i quattro angoli della Terra. Quindi a fianco dell assenza di ogni riferimento a Guantanamo, ad Abu Ghraib, ai crimini di guerra commessi dalle truppe alleate, risalta il rifiuto d inserire qualunque richiamo alla necessità di tutelare anche i diritti collettivi: l accesso universale all acqua, alla salute, all educazione e ai beni essenziali come parte integrante e inscindibile dei diritti umani. Uno stravolgimento questo della stessa impostazione che fino ad ora ha caratterizzato il lavoro del PE e che infatti ha subito una significativa sconfitta nell aula di Strasburgo. Una battuta d arresto che è stata possibile grazie alla confluenza dei voti provenienti dalle forze di sinistra, dal GUE (il gruppo della Sinistra Unita Europea), dal gruppo socialista e dai verdi, ma anche per un significativo apporto di parlamentari del gruppo liberale e di singoli esponenti dello stesso PPE. Per correttezza d informazione va detto che nemmeno le forze di sinistra sono sempre esenti nel PE dal tentativo di soggiogare i diritti umani, ad esempio, alla realpolitik delle relazioni transatlantiche (non sono rare queste sensibilità nei gruppi socialisti e verdi) o ad un incomprensibile, almeno per me, senso di solidarietà internazionale con esperienze del passato o ad una logica per cui il nemico del mio nemico è mio amico o almeno mio alleato ( sensibilità queste presenti in settori del GUE che tendono a non criticare il comportamento della Russia verso la Cecenia o alcuni regimi ancora al potere nell ex Unione Sovietica). Un altro argomento sul quale nel PE è evidente il conflitto in atto tra difesa dei diritti umani ed interessi economici è il rapporto con la Turchia. Dopo un lungo dibattito ed infinite polemiche il PE ha approvato lo scorso dicembre una risoluzione che, sconfiggendo l impostazione razzista e discriminatoria di settori di destra che opponevano l Europa cristiana alla Turchia islamica, approvava l avvio delle trattative con l UE. La sinistra riuscì allora a fare inserire, come punti qualificanti per l opera di monitoraggio del percorso della Turchia verso l Unione, (oltre alla soluzione della questione cipriota) il rispetto dei diritti umani, l evoluzione democratica del sistema istituzionale anche attraverso un forte ridimensionamento del potere dei militari, il riconoscimento politico del conflitto curdo e l impegno per una sua soluzione pacifica.

7 Votando a favore di questa risoluzione il Parlamento si era impegnato a verificare e a sostenere tali obiettivi. A poco più di cinque mesi di distanza, come ho potuto verificare nell ultima missione in Kurdistan realizzata alla fine di maggio, la Turchia non ha rispettato nessuna delle promesse allora fatte. I diritti umani continuano ad essere degli optional, é ripresa la repressione militare, si susseguono gli omicidi mirati, nessun progresso é stato realizzato per rispettare la cultura e la lingua curda, e il governo non sembra intenzionato a rispettare la sentenza della corte di Strasburgo sulla vicenda Ocalan. Ma nell UE e nel PE tutto tace. Gli Stati pensano a come trarre vantaggi economici con la Turchia (la Germania non ha perso tempo ed ha venduto alla Turchia, a dicembre, immediatamente dopo il voto parlamentare, 250 carri armati) mentre le forze politiche tendono ad ignorare un argomento già mostratosi molto difficile nel loro rapporto con le opinioni pubbliche. Il gruppo interparlamentare di amicizia con il popolo curdo, del quale sono coordinatore, farà il possibile, in particolare da qui al 3 ottobre 2005 (data nella quale inizieranno ufficialmente le trattative UE/Turchia), per denunciare periodicamente le violenze commesse dallo Stato Turco e per chiedere su questo l intervento della CE e del Consiglio Europeo. Ma non vi é dubbio che ben altra era la solidarietà che il popolo curdo e le associazioni turche per i diritti umani si sarebbero aspettate in questi mesi dal PE e dalla società civile europea. In conclusione, il confronto sui diritti umani e l impegno per la loro tutela resta uno dei terreni privilegiati dell azione del PE, e va valutato ben oltre la possibilità contingente di utilizzare tale tribuna per criticare questa o quella scelta dell attuale governo italiano. Pur con tutte le contraddizioni indicate resta un ampio spazio di manovra e la possibilità di utilizzare e rendere sempre piu evidente la distanza che spesso si manifesta tra l azione del PE e le scelte della CE, del Consiglio e quindi dei governi. Ogni spazio va utilizzato per rafforzare l impegno per la difesa, ovunque, della dignità umana. Attività parlamentari FEBBRAIO 27 APRILE 2005 Sulla 61 sessione della Commissione ONU per i diritti dell uomo E sulla Relazione 2004 del Parlamento Europeo sui diritti umani nel mondo Diritti Umani: due pesi, due misure e le violazioni quotidiane del liberismo?

8 23 febbraio - Intervento in plenaria, a nome del gruppo, sulle priorità e le raccomandazioni dell UE in vista della 61 sessione della Commissione per i diritti dell uomo delle Nazioni Unite a Ginevra (14 mar-22apr): Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio esprimere l'apprezzamento per la relazione ampia e precisa. Mi pare tuttavia di percepire una sorta di reverenza e di rimozione come ho sentito anche negli interventi della Commissione e del Consiglio a chiamare con il loro nome alcuni potenti quando questi sono i responsabili del mancato rispetto dei diritti umani. In particolare quando ci si riferisce all'iraq, vanno condannati, con eguale forza, soprusi e violenze da qualunque parte provengano, che si tratti dei terroristi come delle forze occupanti angloamericane. Se dovesse corrispondere al vero che le condizioni delle prigioni sono lo specchio del grado di civiltà raggiunto da una società, allora sarebbe ben drammatica la condizione dell'occidente davanti a situazioni come quelle di Abu Grahib e di Guantánamo. In questo caso non è sufficiente chiedere agli Stati Uniti di chiarire la situazione. Qui non c'è nulla da chiarire ma c'è il dovere politico e morale di esprimere una dura condanna. Egualmente credo che anche in Afganistan vadano condannate le violazioni dei diritti umani, anche quando queste avvengano da parte delle forze internazionali. Va chiesto, inoltre, agli Stati Uniti di ratificare lo Statuto di Roma sul Tribunale penale internazionale. La legge deve essere uguale per tutti e nessuno deve godere di una sorta di immunità internazionale. Noi abbiamo recentemente votato a favore dell'avvio delle trattative con la Turchia, e così facendo abbiamo contratto un debito da onorare: ossia continuare a monitorare, giorno dopo giorno, l'evoluzione della situazione, non solo in campo legislativo ma anche nella politica quotidiana, per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, in particolare della popolazione curda, il riconoscimento politico e l'impegno per la soluzione di tale conflitto ma anche il riconoscimento della Repubblica cipriota e il ritiro delle truppe dalla parte settentrionale dell'isola. Questi contenuti devono essere resi espliciti nella relazione. I diritti umani vanno interpretati anche in un senso più ampio: non possiamo condannare solo le violenze e la pena di morte applicata alle singole persone, dimenticando intere scelte politiche che condannano a morte milioni di persone. Mi riferisco a quelle politiche economiche e finanziarie liberiste che obbligano, ad esempio, ottocento milioni di persone a vivere con meno di un dollaro al giorno e che impediscono l'accesso alle terapie anti-aids a decine di milioni di persone. In Amazzonia, dove ogni giorno scorre il 20 per cento dell'acqua dolce di tutto il pianeta, decine di migliaia di persone a Manaus non hanno accesso all'acqua potabile, perché il servizio è stato privatizzato. Ecco un esempio di come questo nostro modello di sviluppo calpesta il più importante diritto umano, ossia il diritto all'esistenza. 27 aprile Dichiarazione di voto, a nome del gruppo GUE, sulla proposta di Relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2004 e sulla politica dell'ue in materia :

9 Signor Presidente, prendo atto dello sforzo compiuto dal collega Coveney (curatore della proposta, ndr.) ma devo dire, purtroppo, che i risultati sono molto al di sotto delle attese. Si tratta infatti di una relazione ampia, piena di affermazioni di principio condivisibili, anche se talvolta superficiali e segnate da una certo "buonismo", ma allo stesso tempo molto attenta a non infastidire i partner economici e politici dell'unione europea. In sintesi possiamo dire che questa relazione è molto debole con i forti e, troppe volte, molto distratta verso i deboli. Si possono fare tanti esempi: non c'è una parola sulla drammatica situazione della popolazione curda all'interno della Turchia, che non fa parte ancora dell'unione europea e che quindi avrebbe dovuto essere trattata in tale documento; per quanto riguarda l'iraq, c'è reticenza a individuare le responsabilità americane nel trattamento dei prigionieri: non si dice praticamente nulla relativamente ad Abu Ghraib; nel parlare della Colombia, non si critica il ruolo del governo e i suoi rapporti con le forze paramilitari; si invita il governo israeliano rinunciare alla costruzione del muro ma senza condannarlo in modo esplicito; oltre a questo, non si fa alcun riferimento al mancato rispetto della libertà d'informazione in Algeria. Direi pertanto che la proposta di relazione rappresenta un'occasione non sfruttata al meglio e, se rimarrà nell'attuale stesura, il gruppo della Sinistra europea non potrà appoggiarla. Articoli di riferimento: Acqua e terra d Amazzonia, Il Manifesto 1 febbraio 2005; Flussi di capitale e pene capitali, Carta, 7 aprile 2005 su sezione Articoli. Attività parlamentari MARZO 2005 Sulla richiesta a Commissione e Consiglio di condividere la necessità dell istituzione di una commissione d inchiesta internazionale per far luce sulla morte di Nicola Calidari Su Calipari, inchiesta indipendente ONU Intervento in plenaria: Signor Presidente, lei in apertura ha ricordato la morte di Nicola Calipari, ma io direi piuttosto l assassinio di Nicola Calipari. Pochi minuti fa è stata pubblicata una dichiarazione del Presidente Barroso, che definisce l'accaduto uno sfortunato incidente. Non so se la Commissione Europea

10 disponga di qualche informazione, che ancora non è stata resa pubblica e che le permette di fare tale affermazione, escludendo invece qualcosa di più grave. Circa un'ora fa la CNN ha anticipato, riferendo delle fonti del Pentagono, la conclusione a cui sarebbe arrivata la commissione d'inchiesta degli Stati Uniti, vale a dire che si sarebbe trattato di un semplice fraintendimento tra le autorità italiane e le autorità statunitensi sulla comunicazione del passaggio delle automobili. Io vorrei associarmi alla richiesta dell'organizzazione "Reporter Senza Frontiere" affinchè venga istituita una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite. Chiederei altresì alla Commissione e al Consiglio di associarsi a tale richiesta. Inoltre, ritengo opportuno che questo argomento diventi un elemento di discussione in sede di relazioni transatlantiche tra Unione Europea e Stai Uniti visto che, come UE, abbiamo una responsabilità molto precisa. Articolo di riferimento: Appello per una commissione d'inchiesta ONU sull'uccisione di Nicola Calipari e sui rapimenti di giornalisti in Iraq, Articolo 21 del 10 marzo 2005 su Attività parlamentari MARZO 2005 A seguito del riferimento del commissario al mercato interno sulla brevettabilità del software Sgarbo istituzionale Intervento in plenaria: Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi auguro che, dopo questa discussione, il Commissario non tragga la conclusione di aver ascoltato tutti e di poter andare avanti sulla stessa strada, come sembra aver dichiarato nel corso del dibattito che ha avuto luogo negli ultimi mesi. Mi riferisco a entrambe le questioni, sia ai servizi che al software. In particolare per quanto riguarda il software, la decisione presa ieri rappresenta un grave insulto alla volontà democratica dei cittadini europei. Invece di rinviare il testo al Parlamento, il Collegio che lei rappresenta ha deciso di sottoporre comunque la direttiva all'approvazione del Consiglio, ignorando completamente l'opinione del Parlamento europeo, che intendeva far ripartire da capo l'iter legislativo.

11 Ritengo che la direttiva manchi di un quadro giuridico chiaro e rischi di consentire alle grandi multinazionali informatiche di brevettare non solo i software utilizzati all'interno di applicazioni industriali, ma anche altri tipi di programmi informatici, mettendo di fatto una seria ipoteca sull'uso delle innovazioni tecnologiche in questo settore. Sia chiaro che questo metodo di cooperazione interistituzionale, che ignora le considerazioni del Parlamento europeo, l'unica Istituzione comunitaria eletta a suffragio universale, non è democratico e non rappresenta la volontà espressa da milioni di cittadine e cittadini europei. Articolo di riferimento: Direttiva su brevettabilità del Software, comunicato stampa del 11 marzo 2005 su sezione articoli Attività parlamentari MARZO 2005 Sul riesame del Trattato di Non Proliferazione Armi nucleari in Corea del Nord e Iran Il disarmo nucleare riguarda tutti Intervento di Vittorio in plenaria: Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proliferazione nucleare in Corea del Nord è estremamente preoccupante. Siamo di fronte a un paese che ha nascosto alla comunità internazionale la fabbricazione di bombe nucleari. E' quindi necessario smantellare tali arsenali e la Corea del Nord deve firmare subito il trattato di non proliferazione nucleare e permettere agli ispettori dell'iaea di Vienna di effettuare i controlli opportuni. Tuttavia, noi crediamo che la strada della diplomazia sia l'unica possibile in quella regione. E' necessario che la Corea del Nord torni al tavolo dei negoziati nell'ambito dei "six-party talks" con Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone, Russia e Cina. In tale contesto, non aiutano le dichiarazioni bellecistiche di Washington. Invece di brandire le armi, come ha fatto recentemente l'amministrazione Bush, credo che alla Corea del Nord vada offerto un accordo politico-diplomatico globale in cambio del controllo del suo arsenale nucleare. Inoltre, credo che quando si parla di armamenti nucleari non possiamo evitare di domandarci chi può scagliare la prima pietra. Non possiamo evitare di sottolineare, per esempio, che proprio recentemente in Italia si è scoperto che in alcune basi NATO presenti sul territorio italiano sono

12 conservate armi nucleari di proprietà degli Stati Uniti, all'insaputa dei residenti della zona. Ritengo pertanto che la questione del disarmo nucleare riguardi tutti e non solo le due nazioni di cui stiamo discutendo ora. Attività parlamentari MARZO 2005 Lettera ai Parlamentari della Repubblica dell India riguardo il voto della nuova legge sui brevetti farmaceutici imposta dal WTO e dagli accordi TRIPS INDIA: una responsabilità globale Di seguito il testo della lettera inviata da Vittorio Agnoletto ai colleghi parlamentari indiani a nome del GUE: Egregi colleghi Parlamentari della Repubblica dell India, l India ha giocato un ruolo enorme nel campo nell assicurare le cure contro molte malattie e rappresenta la speranza per milioni di persone, per la maggioranza povere, di ogni parte del mondo. Il vostro Paese è oggi in prima linea nella lotta che milioni di persone e migliaia di organizzazioni stanno realizzando nell intento che le promesse fatte a Doha, che la salute pubblica prevalga sempre sul profitto, non siano semplici parole vuote. Siamo consapevoli che il Patents Act è stato messo all ordine del giorno del vostro Parlamento per il prossimo 18 marzo e che il Governo indiano, sfortunatamente, farà di tutto per farlo approvare celermente, con pochissimi emendamenti e con un dibattito praticamente nullo. Questo vi da un enorme responsabilità: una responsabilità mondiale in primo luogo del futuro di 30 milioni di persone che vivono con l HIV/AIDS e di molte altre colpite da altre gravi malattie. Non abbiamo alcun dubbio che voi sarete in grado di resistere alla terribile pressione a cui vi sottoporranno le multinazionali farmaceutiche e vi prenderete, al contrario, tutto il tempo necessario per organizzare un dibattito reale e resistere ai contenuti più deleteri della proposta di modifica al Patent Act. Noi ovviamente supporteremo la vostra resistenza contro queste corporations e i loro profitti. Ogni giorno, nel nostro lavoro parlamentare, difendiamo il diritto di ogni persona ad accedere ai trattamenti e quindi il diritto dei paesi in via di sviluppo di produrre e commercializzare i medicinali generici. Vorremmo portare la vostra attenzione sui seguenti punti, evidenziati da diverse organizzazioni di pazienti, che noi consideriamo particolarmente importanti: 1. Limite al campo di applicabilità del diritto di brevetto: la legge propone di estendere il campo di applicabilità del diritto di brevetto oltre quanto richiesto dai TRIPS. I TRIPS infatti non richiedono all India di concedere brevetti su nuovi usi di farmaci già conosciuti, nuovi dosaggi, formulazioni o combinazioni. Lo stesso comitato Mashelkar aveva raccomandato di limitare la protezione brevettuale solo alle nuove molecole chimiche. I TRIPS non richiedono nulla di più e la legge indiana non dovrebbe prevedere nulla di più.

13 2. Mantenere la possibilità di opporsi prima dell autorizzazione del brevetto: la legge propone di rimuovere la procedura di opposizione in fase di richiesta di brevetto. Questo è un diritto essenziale dato al pubblico per opporsi alla concessione di un brevetto. Attualmente, approssimatamene domande sono pendenti nella cosiddetta mailbox per il periodo , sebbene solo 500 medicinali siano stati messi sul mercato durante lo stesso periodo. Molte di queste domande potrebbero essere inconsistenti e legalmente invalide. Senza una procedura di opposizione pre-autorizzazione, i produttori di generici potrebbero essere forzati a togliere dal mercato medicinali in commercio e subire un grave danno economico prima di porre in essere un ricorso ai brevetti concessi. Tutti i farmaci saranno toccati da questo problema, incluse medicine anti-cancro come Gefitiniv, Temozolomide, Zoledronic Acid Vail e Letrozole oppure anti-aids come Duovir e Tenofovir. 3. Definire le procedure di rilascio delle licenze obbligatorie: la legge fallisce nell ottimizzazione del meccanismo di rilascio delle licenze obbligatorie. Questo meccanismo deve essere semplice ed immediato e fornire certezza circa i tempi, le procedure e le royalty per superare qualsiasi abuso da parte dei detentori di brevetto. Procedure gravose ed inefficienti renderanno le licenze obbligatorie una opzione impraticabile e condurranno a contenziosi vessatori e altre forme di ostruzionismo da parte dei monopolisti dei brevetti. 4. Facilitare l export sotto licenza obbligatoria: la legge non ha adeguatamente incorporato l eccezione all articolo 31 (f) e (h) dei TRIPS adottata il 30 agosto 2003 dal Consiglio generale del WTO. Viene infatti imposto un ostacolo non necessario a quei paesi in via di sviluppo senza capacità produttiva che volessero acquistare farmaci low-cost dall India, richiedendo loro di emettere una licenza obbligatoria sia che il farmaco che si desidera importare sia brevettato nel loro paese sia che non lo sia. Ciò è del tutto illogico e gratuito verso quei paesi che tentano di rispondere alle loro crisi sanitarie, importando dall India medicinali di qualità ma ad un prezzo sostenibile. 5. Mantenere i farmaci generici sul mercato: per ultimo, la legge non prevede nulla circa la possibilità che i farmaci correntemente prodotti in India vengano rimossi dal mercato a causa dell autorizzazione di un brevetto in lista d attesa nella mailbox. La legge deve essere emendata in modo da assicurare l immunità per qualsiasi produttore che stia attualmente producendo, distribuendo ed esportando un medicinale che potrebbe successivamente ricadere sotto brevetto: la soluzione è il pagamento di una royalty ragionevole a partire dalla data di entrata in vigore del brevetto. La percentuale delle royalty deve essere però chiaramente definita, altrimenti le multinazionali farmaceutiche potranno fare causa ai produttori generici, aumentando ancor più i loro costi di transazione. Voi avete una enorme responsabilità nell adozione di questa legge che avrà conseguenze sicure sulla vita e sulla morte di milioni di esseri umani nel mondo. Vi chiediamo con insistenza, di resistere alle pressioni dell industria farmaceutica, di chiedere un ampio dibattito nella Lokh Sabha (Camera bassa) e di prendere tutto il tempo necessario per le consultazioni e l adozione di emendamenti sostanziali che possano cambiare i contenuti di questa legge.

14 Con la nostra migliore espressione di solidarietà, Vittorio Agnoletto Attività parlamentari 6 11 APRILE 2005 In risposta al commissario Frattini sui progressi nello sviluppo dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel 2004 Il Codice europeo di etica per la polizia Intervento in plenaria: Signor Presidente, onorevoli colleghi, a proposito della necessità di rendere più trasparente l'azione delle polizie in seno all'unione, vorrei attirare l'attenzione su un aspetto specifico, ossia sottolineare l'importanza per questo Parlamento, di richiedere che il Consiglio dell'unione europea renda vincolante il codice europeo di etica per la polizia. Tale codice é stato adottato dal Comitato dei ministri del Consiglio d'europa il 19 settembre 2001 e dovrebbe essere considerato come il punto di partenza per lo sviluppo degli standard professionali della polizia nell'unione europea. L'integrazione di quel codice negli ordinamenti giuridici europei darebbe un contributo fondamentale allo sviluppo di un diritto europeo più conforme ai diritti umani internazionali e alle legislazioni nazionali più avanzate in materia di polizia. Dal punto di vista della politica interna dell'unione, la trasformazione del codice in atto giuridico vincolante, grazie alle disposizioni che esso contiene in materia di formazione etica del personale di polizia, avrebbe un'importante funzione di prevenzione e di garanzia affinché - il Commissario Frattini sa di cosa parlo - violazioni gravi dei diritti umani come quelle commesse dalla polizia italiana a Genova durante il summit del G8 nel 2001 non si ripetano più. Dal punto di vista delle relazioni esterne, l'adozione del codice conferirebbe una maggior credibilità internazionale all'unione europea, per la quale il rispetto dei diritti umani, dei principi democratici e dello stato di diritto negli Stati terzi costituisce un elemento essenziale. Testo completo in inglese del Codice:

15 lice%20ethics.asp Attività parlamentari 7 13 APRILE 2005 Sulla Strategia europea in materia di sicurezza UE, nulla da opporre alla guerra preventiva Intervento in plenaria, a nome del gruppo: Signor Presidente, onorevoli colleghi, trovo estremamente preoccupante e pericolosa la relazione Kuhne, perché non riconosce il primato dell'onu e del diritto internazionale nella politica europea di sicurezza e di difesa. La relazione mette l'onu sullo stesso piano della NATO e di altre organizzazioni e istituzioni, apre la strada all'avallo della teoria dell'intervento militare preventivo che viola il diritto internazionale e assimila gli interventi militari a quelli umanitari, relegando implicitamente gli aiuti umanitari allo sviluppo a un ruolo funzionale e subalterno alle politiche militari e di sicurezza. Afferma inoltre la complementarità fra NATO e Unione europea, ignorando il ruolo subalterno dell'unione europea all'interno della NATO e la necessità di promuovere una politica estera europea indipendente e non aggressiva. Infine omette di dire che solo l'applicazione del diritto internazionale, delle risoluzioni dell'onu e la fine delle occupazioni militari sono la condizione per una pace giusta e durevole in Medio Oriente. Il sostegno dell'unione Europea al Trattato di non proliferazione nucleare dovrebbe includere anche la richiesta a Israele di aderire a tale accordo internazionale. Articoli di riferimento: Sicurezza europea cioè NATO cioè USA, Carta, 5 maggio 2005 su sezione Articoli. Attività parlamentari 8 27 APRILE 2005

16 Sulle discriminazioni dei popoli Rom nella UE Frattini non vede, non sente, non parla Intervento in plenaria, a nome del gruppo: Signor Presidente, mentre stiamo discutendo di una risoluzione estremamente importante, che sarà votata domani, qualche ora fa è arrivata la notizia che ieri, in provincia di Napoli, ha preso fuoco una baracca in un campo Rom: un bambino è deceduto e il padre e un altro bambino sono ricoverati in situazioni fisiche gravissime. Nell'apprendere tale notizia, la delegazione di Rom di diverse città italiane, che è qua da due giorni per incontrare e sensibilizzare i parlamentari, me l'ha immediatamente comunicata: era addolorata ma diceva che, purtroppo, si tratta di fatti che continuano ad accadere. E accadono dove? In Italia, nel cuore della vecchia Europa, dove queste popolazioni, la maggioranza delle quali non è più nomade da tempo, vengono concentrate in campi senz'acqua, senza elettricità e senza servizi. Diceva oggi uno di loro: "la prima volta che ho dormito in un container è stato quando sono arrivato in Italia; da dove venivo avevo una casa". I diritti dell'unione europea si fermano ai bordi dei campi nomadi e il governo italiano continua, attraverso espulsioni collettive, a liberarsi usiamo questo termine della popolazione Rom. In questo modo diventa impossibile educare i bambini e farli andare a scuola. Vi sono ragazzi di vent'anni che sono nati in Italia e che non hanno un documento d'identità italiano. Recentemente altri bambini nati in Italia sono stati attribuiti a una nazione iugoslava, senza sapere quale, non esiste neanche più. Molti cittadini Rom che vivono nel mio paese hanno un documento d'identità quando ne hanno uno che reca l'indirizzo del campo nomadi e tra parentesi "Campo Rom". E' evidente che in questa situazione non riusciranno a trovare lavoro e saranno sempre più discriminati. Concludo dicendo che la votazione di domani è estremamente importante ma lo sarà ancora di più se verrà messa in pratica, in particolare, dalla Commissione europea giacché, non dimentichiamolo, il Commissario che si dovrebbe occupare di tale problematica è un italiano, l'onorevole Fratini, il quale mi sembra invece molto somigliante a quella scimmia che diceva: "non vedo, non sento, non parlo". Articoli di riferimento: Bruxelles contro le discriminazioni dei Rom, Liberazione, 29 aprile 2005 su sezione Articoli. Attività parlamentari 9

17 10 MAGGIO 2005 Sulla situazione mondiale del commercio delle Armi leggere Armi leggere = Armi di distruzione di massa Intervento in plenaria, a nome del gruppo: Nel mondo in cui viviamo sono in circolazione quasi 700 milioni di armi e altri 8 milioni sono prodotte ogni anno. Ci sono aziende che le fabbricano, intermediari che le mettono in commercio, governi e privati che le acquistano e le vendono, e... persone che muoiono; una al minuto". Con queste parole Amnesty International ha recentemente lanciato la campagna Control Arms insieme a IANSA e Oxfam International. Tra le proposte concrete della campagna c è quella di adottare quanto prima un sistema globale di identificazione e tracciatura di armi e munizioni che consenta di risalire ai paesi che gestiscono la produzione e l intermediazione illecita di armi. In assenza di un sistema del genere, gli Stati e le aziende che le fabbricano e le commercializzano potranno sempre declinare ogni responsabilità. L'UE dovrebbe sostenere in modo attivo questa campagna. L'Italia ad esempio, che è il secondo produttore al mondo di armi leggere e il primo a livello europeo, dal 1999 al 2003 ha venduto armi per 36 milioni di Euro a Paesi coinvolti in conflitti armati, per 3, 6 milioni di Euro a Paesi sotto embargo e per 128 milioni di Euro a Paesi condannati per violazioni dei diritti umani. D'altra parte i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'onu controllano l'88% del mercato mondiale di armamenti. Per queste ragioni è fondamentale l'adozione da parte dell'ue del "Trattato sul Commercio delle Armi (Arms Trade Treaty -ATT) elaborato da un gruppo di ONG e di premi Nobel, e il lancio di una "Convenzione sugli intermediari di armi" che preveda fra l'altro che qualsiasi attività avente per oggetto il trasferimento di armi fra terze parti sia soggetto all'autorizzazione statale. Non possiamo dimenticare che proprio le armi leggere sono le responsabili della quasi totalità di morti nei conflitti che attraversano il nostro mondo ed in particolare il continente africano. E' necessario che l'ue renda vincolante il "Codice di Condotta" sui trasferimenti di armi e lo migliori chiarendo ad esempio le circostanza nelle quali è possibile negare un'autorizzazione all'esportazione di armi, estendendo i controlli a tutti gli equipaggiamenti militari, obbligando i singoli Stati a dotarsi di legislazioni conformi al Codice di Condotta e a pubblicare un rapporto annuale anche sulle rispettive esportazioni di armi". Sito di riferimento:

18 Attività parlamentari MAGGIO 2005 Sulla valutazione del ciclo di Doha dopo l accordo OMC del 1 agosto 2004 Quale reciprocità tra Davide e Golia? Intervento in plenaria, a nome del gruppo: Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono rimasto veramente strabiliato sentendo in quest'aula che l'omc - Organizzazione Mondiale del Commercio è lo strumento per migliorare e promuovere un commercio equo e solidale. Ma come si può affermare una cosa del genere? E' sufficiente osservare quali sono stati i risultati concreti dei negoziati finora realizzati e quelli che si vorrebbero realizzare nei prossimi mesi per accorgersi che non ci può essere reciprocità tra un gigante e un nano, tra un Davide e un Golia. Come si può sperare che paesi del Sud del mondo imbocchino la strada dello sviluppo se non ci poniamo noi, abitanti dei Paesi cosìddetti ricchi, l obiettivo di rendere più giuste e sostenibili le nostre politiche interne ed internazionali? Perché non si entra nel merito dei risultati? Perché non si dice come le sovvenzioni a coltivatori di cotone degli Stati Uniti hanno ridotto alla fame milioni di persone nell'africa centrale? Perché non si dice come i TRIPS (gli accordi sugli aspetti commerciali della proprietà intellettuale) hanno privato e continuano a privare di farmaci anti-aids 30 milioni di persone - la stragrande maggioranza in Africa - e come l'imposizione delle regole TRIPS all'india abbia dimezzato le esportazioni di farmaci generici salvavita verso la stessa Africa subsahariana o il Sud-est asiatico? Perché non si parla del disastro prodotto dalle sovvenzioni all'agricoltura intensiva versate dall'europa e dagli Stati Uniti? Un disastro che in occasione del vertice di Cancun del settembre 2003 aveva reso possibile la coalizione tra Brasile, l'india e gli altri paesi del G20 contro l'europa e gli Stati Uniti. E poi, come ci stiamo preparando alla prossima conferenza ministeriale dell OMC che si terrà a Hong Kong in dicembre? L'impressione è che si arriverà a liberalizzare i servizi sociali e sanitari, in nome di un liberismo selvaggio che ha come unico obiettivo dichiarato quello di rendere questi servizi a pagamento - controllati dalle grandi società transnazionali sia nei paesi del Sud che in quelli del Nord del mondo, impedendone l accesso a vaste fasce di popolazione. Perché non parliamo, seguendo questo ragionamento, degli Accordi di Partenariato Economico? Ne abbiamo discusso ed abbiamo visto il loro drammatico risultato nell'assemblea parlamentare paritetica ACP-UE riunita a Bamako dal 16 al 21 aprile scorso. Attraverso la richiesta di liberalizzazione completa dei commerci con il Sud del mondo - in Africa in particolare - e l'abbattimento dei dazi di quelle nazioni, tali accordi hanno contribuito a distruggerle sul piano economico, non permettendo loro di scegliere autonomamente le proprie strategie per uno sviluppo differente. In conclusione, ritengo che contrariamente a quanto riportato dal collega relatore Sanchez, l impegno di questo Parlamento debba essere quello di battersi per un ridimensionamento del ruolo dell'organizzazione mondiale del commercio. Battersi affinché tutta una serie di settori commerciali a forte impatto sulla garanzia di diritti umani fondamentali (vedi prodotti agricoli, medicinali, acqua, ecc) passino sotto la gestione di altri soggetti multilaterali, a partire dalle agenzie e dai programmi delle Nazioni Unite già preposti come la FAO, l OMS, UNAIDS, UNDP, ILO). Per questi motivi il nostro gruppo esprime un parere fortemente negativo sulla relazione presentata in quest'aula.

19 Articoli di riferimento: Se l Africa torna la colonia d Europa, Il Manifesto, 28 maggio 2005 su sezione Articoli. Approfondimenti e riflessioni 1 Il messaggio di Porto Alegre Liberazione, 29 gennaio 2005 Il V Forum Sociale Mondiale segna una svolta nella storia del movimento antiliberista; a Porto Alegre in questi giorni giunge a conclusione un percorso iniziato circa due anni fa e che ha avuto come tappa miliare lo scorso gennaio l'appuntamento di Mumbai. Il movimento ha definitivamente concluso la sua prima fase. Ha raggiunto dei risultati importanti ma ha anche subito delle battute d'arresto. Siamo riusciti a porre al centro del dibattito politico-mediatico la critica alla globalizzazione e alle sue istituzioni economico-finanziarie che oggi non sono più degli oggetti misteriosi, sconosciuti alla quasi totalità della popolazione. Abbiamo saputo raccogliere attorno ad alcune delle nostre più qualificate battaglie: il rifiuto della guerra, l'accesso ai farmaci per il sud del mondo, la lotta alla fame e alla povertà la maggioranza delle opinioni pubbliche, almeno nell'emisfero occidentale. Non siamo invece stati capaci di tradurre questo consenso in risultati concreti: non abbiamo fermato la guerra, non abbiamo ridotto le distanze tra il nord e il sud del pianeta... Il rischio oggi estremamente attuale è che si rompa quella formidabile convergenza che, da Seattle a Genova, ha permesso a molte realtà sociali, differenti per storia e per cultura, di scoprire la condivisione di molte aspirazioni, speranze e concrete progettualità. In assenza di risultati tangibili, ognuno può essere spinto a ricercare nel proprio specifico quelle conferme e quelle soddisfazioni delle quali chiunque, individuo o collettività, ha necessità. Lo specifico può essere il rinchiudersi nel proprio particolare campo d'azione, o può essere il ritorno a forme di lotta escludenti, non capaci di mantenere la parte più politicizzata del movimento in stretta relazione con ampie fasce di popolazione non militante. In tal modo si rischierebbe di perdere alcune tra quelle caratteristiche fondamentali che hanno permesso al movimento di raggiungere l'ampiezza e la forza evidenziate in questi ultimi anni. La scelta di trasformare la natura stessa del Forum di Porto Alegre cerca proprio di rispondere a questi rischi; non più il Forum come semplice spazio aperto ad ogni confronto ma invece un ambito di discussione finalizzato ad individuare le priorità e a lanciare l'organizzazione concreta di campagne. Non si tratta di una lista di eventi, né di un calendario di manifestazioni o di iniziative, ma di campagne da programmare nei tempi, da dichiarare precedentemente nei risultati attesi, da pianificare prevedendo la possibilità di una partecipazione e di un protagonismo di massa. Gestire una vertenzialità senza diventare prigionieri del gradualismo o dell'illusione di poter riformare e

20 dirigere l'attuale modello di questa globalizzazione, ma anzi rivendicando la radicalità delle proposte come l'unico percorso possibile. Se in questa prima fase si è mostrata essenziale la politicità dei movimenti latini - europei e sudamericani - oggi a questa deve affiancarsi la pragmaticità anglosassone nell'organizzazione delle campagne. Già dai primi giorni del Forum emergono con chiarezza quelle individuate come prioritarie: la cancellazione del debito, a cominciare dai Paesi colpiti dallo Tsunami; la difesa dei beni essenziali, innanzitutto dell'acqua; la lotta alla povertà anche attraverso una tassazione sulla vendita delle armi e dei prodotti derivanti dagli idrocarburi fortemente inquinanti e sulle transazioni finanziarie speculative; il rifiuto d'inserire i servizi sanitari e formativi negli accordi Gats nel prossimo round del Wto previsto per dicembre e quindi la riaffermazione della salute e del sapere come diritti; l'opposizione ad una segmentazione sempre più esasperata del mercato del lavoro, che produce flessibilità selvaggia, povertà e distruzione ambientale e, non certo ultima, l'opposizione alla guerra preventiva, in Iraq come in ogni parte del mondo. Gli ultimi due giorni del Forum saranno dedicati alla declinazione di queste campagne in obiettivi concreti e raggiungibili; una tale sistematizzazione è fondamentale, soprattutto per i movimenti dell'emisfero nord che non possono limitarsi a dispensare solidarietà alle lotte del sud del mondo e a gioire per le vittorie, seppure parziali, che ad esempio in America Latina non sono mancate. La maturità dei movimenti brasiliani ci mostra come tali obiettivi non si modificano in base al governo in carica; nessuno può invocare il silenzio delle lotte sociali per non disturbare il manovratore. Ma nel medesimo tempo, nemmeno la più dura delle critiche deve suscitare confusione tra una situazione di scontro frontale con un governo liberista e reazionario - quale era in Brasile il governo Cardoso - e la dialettica con il governo Lula. Infatti, pur tra differenze anche significative, rimane la comune appartenenza alla storia dei movimenti popolari di massa. D'altra parte, fu proprio il leader del Pt ad affermare, qui, a Porto Alegre, all'indomani della propria elezione, rivolgendosi ai leader dei movimenti sociali: «Ora che avete un presidente operaio, non rinunciate a nessuna delle vostre battaglie, devo sentire sempre al mio orecchio la vostra voce, perché dall'altro lato risuonerà forte quella della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale». Una Porto Alegre quindi che propone temi più che attuali anche per tutto il movimento italiano, che, se non mostrerà la capacità di compiere in tempi brevi il salto qualitativo necessario, ha forti possibilità di tradurre in realtà i rischi prima evidenziati. Una Porto Alegre forse non a caso ignorata quasi completamente da tutte le aree del centrosinistra moderato, convinte, a torto, di aver ormai concluso la partita con il movimento e di poter velocemente archiviare come un inciampo della Storia questi ultimi cinque anni. Approfondimenti e riflessioni 2 Reportage dal CPT di via Corelli Liberazione, editoriale del 1 maggio 2005

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