RELAZIONE DI SCREENING DI INCIDENZA AMBIENTALE

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1 RELAZIONE DI SCREENING DI INCIDENZA AMBIENTALE COMUNE DI PESCHIERA DEL GARDA - PROVINCIA DI VERONA Legge n 1150/1942, Legge n 457/1978, Legge Regione Veneto n 61/1985, Legge Regione Veneto n 11/2004 PIANO URBANISTICO ATTUATIVO Edilizia Residenziale Convenzionata Borgo Secolo. Progetto di riqualificazione dell'area demaniale di Via Secolo COMMITTENTI COMUNE DI PESCHIERA DEL GARDA spazio per i tibri enti committente COMUNE DI PESCHIERA DEL GARDA incarico RIQUALIFICAZIONE DI BORGO SECOLO cod.commessa C1206 formato A1 data 21/02/2013 elaborato num. elab. RELAZIONE SCREENING INCIDENZA AMBIENTALE PPR.026 CIRCLELAB s.r.l. architecture and engineering group - Viale Stazione 31 Peschiera del Garda (VR), tel 045/ fax 045/ QUESTO DISEGNO E' DI PROPRIETA' DELLA SOCIETA' CIRCLELAB s.r.l PERTANTO E' VIETATA QUALSIASI RIPRODUZIONE ai sensi degli artt c.c legge 633/41

2 REGIONE VENETO PROVINCIA DI VERONA COMUNE DI PESCHIERA DEL GARDA RELAZIONE DI SCREENING D INCIDENZA AMBIENTALE (ai sensi del D.G.R.V. n del 10/10/2006) PROGETTO PER LA RIQUALIFICAZIONE DELL EX DEPOSITO DEMANIALE IN VIA SECOLO PER LA REALIZZAZIONE DI EDILIZIA RESIDENZIALE CONVENZIONATA PER CONTO DEL COMUNE DI PESCHIERA DEL GARDA Mozzecane, Marzo 2013 Il Committente Il tecnico (Dott. For. Cavazza Manuel) Pag. 1 di 113

3 SOMMARIO PREMESSA... 4 FASE AUTOCERTIFICAZIONE... 6 INQUADRAMENTO NORMATIVO... 7 La Direttiva Uccelli cosi come modificata dalla Direttiva 2009/147/CE... 7 La Direttiva Habitat... 7 Inquadramento normativo... 8 FASE 2: DESCRIZIONE DEL PROGETTO PREMESSA INQUADRAMENTO GEOGRAFICO E VIABILITA CARATTERISTICHE DEL PROGETTO Premessa Criticita ambientale e fattibilita tecnica dell intervento Il progetto Il parco Le residenze La viabilità Dati di progetto, indici stereometrici, standars Norme di piano Tipologie edilizie, costruito Elementi tecnici materiali OPERE DI URBANIZZAZIONE PUBBLICA Reti e servizi DISTANZA DAI SITI DELLA RETE NATURA 2000 E DAGLI ELEMENTI CHIAVE DI QUESTI INDICAZIONI DERIVANTI DAGLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (P.T.R.C.) Piano d Area Garda-Baldo Piano di Assetto del Territorio Intercomunale Piano Regolatore Generale Comunale UTILIZZO DELLE RISORSE FABBISOGNO NEL CAMPO DEI TRASPORTI, DELLA VIABILITÀ E DELLE RETI INFRASTRUTTURALI EMISSIONI, SCARICHI, RIFIUTI, RUMORI, INQUINAMENTO LUMINOSO Emissioni di gas e polveri Scarichi Rifiuti Rumori Inquinamento luminoso Pag. 2 di 113

4 2.10 ALTERAZIONI DIRETTE E INDIRETTE SULLE COMPONENTI AMBIENTALI ARIA, ACQUA, SUOLO IDENTIFICAZIONE DI TUTTI I PIANI, PROGETTI E INTERVENTI CHE POSSONO INTERAGIRE CONGIUNTAMENTE FASE 3 VALUTAZIONE DELLA SIGNIFICATIVITÀ DELLE INCIDENZE DEFINIZIONE DEI LIMITI SPAZIALI E TEMPORALI DELL ANALISI IDENTIFICAZIONE DEI SITI DELLA RETE NATURA 2000 INTERESSATI SIC/ZPS IT BASSO GARDA Obiettivi e misure di conservazione IDENTIFICAZIONE DEGLI ASPETTI VULNERABILI DEI SITI CONSIDERATI IDENTIFICAZIONE DEGLI EFFETTI CON RIFERIMENTO AGLI HABITAT E HABITAT DI SPECIE NEI CONFRONTI DEI QUALI SI PRODUCONO IDENTIFICAZIONE DEGLI EFFETTI SINERGICI E CUMULATIVI IDENTIFICAZIONE DEI PERCORSI E DEI VETTORI ATTRAVERSO I QUALI SI PRODUCONO PREVISIONE E VALUTAZIONE DELLA SIGNIFICATIVITÀ DEGLI EFFETTI CON RIFERIMENTO AGLI HABITAT, HABITAT DI SPECIE E SPECIE FASE 4 - CONCLUSIONI BIBLIOGRAFIA ALLEGATI Pag. 3 di 113

5 PREMESSA Il presente documento concerne la Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.) inerente il progetto relativo alla riqualificazione dell ex deposito demaniale in Via Secolo per la realizzazione di edilizia residenziale convenzionata per conto del Comune di Peschiera del Garda. Tale relazione è stata redatta in applicazione delle normative Europee, Nazionali e Regionali in tema di mantenimento degli habitat e di tutela delle specie (direttive CEE 79/409, 147/2009 e 92/43, D.P.R. 357/97, Delibere G.R.V. 1662/01, 448/03, 449/03 e 3173/06). FASE 1 La Valutazione di Incidenza Ambientale (V.INC.A.), introdotta come procedura di verifica in campo ambientale, è un procedimento di natura preventiva e si attua con lo scopo di valutare qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione di un sito d importanza comunitaria (S.I.C.) o di una zona a protezione speciale (Z.P.S.) che possa avere incidenze significative su tali aree, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti. Tale procedura è stata introdotta dalla direttiva "Habitat" (Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche) con lo scopo di salvaguardare l'integrità dei siti attraverso l'esame delle interferenze di piani e progetti, non finalizzati alla conservazione degli habitat, ma potenzialmente in grado di condizionarne l'equilibrio ambientale. Il progetto in esame riguarda, come precedentemente detto, un progetto di riqualificazione dell ex deposito demaniale in Via Secolo per la realizzazione di edilizia residenziale convenzionata per conto del Comune di Peschiera del Garda. L intervento in esame si estende completamente all esterno dei siti della Rete Natura 2000, ma è vicino al sito SIC/ZPS IT Basso Garda, presente a nord della proprietà in esame. Il paragrafo 3 1 dell ALLEGATO A del Dgr n del riporta un elenco di criteri ed indirizzi per i quali non è necessario sottoporre piani/progetti/interventi alla valutazione di incidenza. Ad esempio la valutazione d incidenza non è considerata necessaria nei seguenti casi: a) il piano o il progetto risulta direttamente connesso o necessario alla gestione del sito, secondo finalità di conservazione; b) non risultano possibili effetti significativi negativi sui siti della rete Natura Il progetto in esame non è connesso alla gestione di alcun sito e sarà dunque oggetto di valutazione al fine di stabilire se in conseguenza alla realizzazione dello stesso possano determinarsi effetti di incidenza sull integrità dei siti Natura 2000 più vicini. La valutazione d incidenza segue le procedure e le modalità operative indicate nell Allegato A della D.G.R. n.3173 del 10 ottobre 2006 (Nuove disposizioni relative all'attuazione della direttiva comunitaria 92/43/CEE e D.P.R. 357/1997. Guida metodologica per la valutazione di incidenza. Procedure e modalità operative). Si considererà inoltre quanto previsto dalla DIRETTIVA 2009/147/CE CONCERNENTE LA CONSERVAZIONE DEGLI UCCELLI SELVATICI, pubblicata in G.U. della Comunità Europea in data , definita nuova Direttiva Uccelli, in maniera tale da valutare le possibili incidenze sull avifauna ai sensi della recente normativa. La procedura di valutazione di incidenza può essere come di seguito schematizzata: 1 Criteri e indirizzi per l'individuazione dei piani, progetti e interventi per i quali non è necessaria la procedura di valutazione di incidenza. Pag. 4 di 113

6 Fonte: "La gestione dei siti Natura Guida all'interpretazione dell'art. 6 della dir. Habitat 92/43/CEE"; "Assessment of plans and projects significantly affecting Natura 2000 sites. Methodological guidance on the provisions of Article 6 (3) and (4) of the Habitats Directive 92/43/EEC", EC, 11/2001. PP/I = Piani Progetti/Interventi Sito = Sito Natura 2000 Pag. 5 di 113

7 AUTOCERTIFICAZIONE Secondo quanto disposto dalla D.G.R.V. n del 4 ottobre 2002, della D.G.R.V. n del 10/10/2006 ed ai sensi e per gli effetti del D.P.R. n. 445/2000, il professionista incaricato della stesura della presente relazione di valutazione d incidenza ambientale, Dott. For. Manuel Cavazza, nato a San Bonifacio il 07/12/1977, residente a Montecchia di Crosara (VR) in Via Alpone, n.51, codice fiscale CVZMNL77TO7H783E DICHIARA di essere in possesso dell esperienza specifica e delle competenze in campo biologico, naturalistico ed ambientale necessarie per la corretta ed esaustiva redazione della valutazione di incidenza ambientale trattata e di essere iscritto all Ordine degli Agronomi e Forestali della Provincia di Verona al n Il sottoscritto dichiara altresì, di essere informato, ai sensi per gli effetti di cui al D.Lgs n. 196/2003, che i dati personali raccolti saranno trattati, anche con strumenti informatici, esclusivamente nell ambito del procedimento per il quale la presente dichiarazione viene resa. (Dott. For. Manuel Cavazza) Pag. 6 di 113

8 INQUADRAMENTO NORMATIVO Questo capitolo vuole essere un contributo alla conoscenza della rete Natura 2000 e, più in generale, delle previsioni della direttiva «Habitat» (Dir. 92/43/CEE), una direttiva che apre prospettive importanti per l obiettivo della conservazione della diversità biologica europea. Natura 2000 è il nome che il Consiglio dei Ministri dell Unione Europea ha assegnato ad un sistema coordinato e coerente (una «rete») di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell Unione stessa ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e specie animali e vegetali indicati negli allegati I e II della suddetta direttiva Habitat. La Direttiva Uccelli cosi come modificata dalla Direttiva 2009/147/CE La direttiva Habitat ha creato per la prima volta un quadro di riferimento per la conservazione della natura in tutti gli Stati dell Unione. In realtà però non è la prima direttiva comunitaria che si occupa di questa materia. E del 1979, infatti, un altra importante direttiva, che rimane in vigore e si integra all interno delle previsioni della direttiva Habitat, la cosiddetta direttiva «Uccelli» (79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici). La Direttiva Uccelli prevede da una parte una serie di azioni per la conservazione di numerose specie di uccelli, indicate negli allegati della direttiva stessa, dall altra l individuazione da parte degli Stati membri dell Unione di aree da destinarsi alla loro conservazione, le cosiddette Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.). Già a suo tempo dunque la direttiva Uccelli ha posto le basi per la creazione di una prima rete europea di aree protette, in quel caso specificamente destinata alla tutela delle specie minacciate di uccelli e dei loro habitat. Il nostro Paese è tra quelli che, in ambito europeo, ospita i più elevati valori di biodiversità; infatti le varietà di ambienti presenti, la posizione centro-mediterranea e la vicinanza con il continente africano, la presenza di grandi e piccole isole, la storia (geografica, geologica, biogeografica e dell uso del territorio) hanno fatto sì che in Italia si verificassero le condizioni necessarie ad ospitare numeri consistenti di specie animali e vegetali. È da rilevare che con la DIRETTIVA 2009/147/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009, la Direttiva Uccelli è stata integrata e codificata a livello comunitario. La Direttiva Habitat La creazione della rete Natura 2000 è prevista dalla direttiva europea n. 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla «conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche», comunemente denominata direttiva «Habitat». L obiettivo della direttiva è però più vasto della sola creazione della rete, avendo come scopo dichiarato di contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante attività di conservazione non solo all interno delle aree che costituiscono la rete Natura 2000 ma anche con misure di tutela diretta delle specie la cui conservazione è considerata un interesse comune di tutta l Unione. Il recepimento della direttiva è avvenuto in Italia nel 1997 attraverso il Regolamento D.P.R. 8 settembre 1997 n La conservazione della biodiversità europea viene realizzata tenendo conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali. Ciò costituisce una forte innovazione nella politica del settore in Europa. In altre parole si vuole favorire l integrazione della tutela di habitat e specie animali e vegetali con le attività economiche e con le esigenze sociali e culturali delle popolazioni che vivono all interno delle aree che fanno parte della rete Natura Lo scopo, quindi, della rete Natura 2000 è il mantenimento di uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat e delle specie indicati negli allegati delle direttive Habitat ed Uccelli. Pag. 7 di 113

9 I metodi per conseguire questo scopo vengono sostanzialmente lasciati decidere ai singoli Stati membri ed agli enti che gestiscono le aree. La direttiva dunque non prevede in modo esplicito alcuna norma o vincolo, come la costruzione di nuove strade o edifici, il divieto di caccia, il divieto di accesso pedestre ovvero con mezzi motorizzati o altro, come invece avviene nei parchi nazionali o nelle altre aree protette di livello statale o regionale. L eventuale utilizzo di tali vincoli potrà essere deciso, se ritenuto opportuno, caso per caso sulla base delle condizioni, delle caratteristiche del sito e delle esigenze locali. Uno degli aspetti innovativi della direttiva è, invece, il fatto che obbliga a ragionare sulla gestione dei siti mettendo insieme le diverse esigenze di conservazione, di fruizione e di sviluppo economico. Il modo migliore per decidere tutto questo, come consiglia anche la direttiva, è preparare un piano di gestione del sito ovvero per gruppi di siti. Anche in questo senso la direttiva non impone alcun vincolo particolare lasciando la libertà di agire nel modo ritenuto più opportuno. Per quanto concerne la designazione dei Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) e delle Zone di Protezione Speciale, come detto precedentemente le Z.P.S. fanno già parte di Natura 2000 dal momento della loro designazione, mentre per i S.I.C. si dovrà aspettare la definizione delle liste ufficiali e la designazione dei siti da parte del Ministro dell Ambiente. Per quanto riguarda le Z.P.S. le Regioni e Province autonome sono tenute ad adottare entro sei mesi dalla designazione le misure di conservazione necessarie che implicano, se del caso, la redazione di piani di gestione specifici o integrati con altri piani di sviluppo nonché le opportune misure contrattuali, regolamentari e amministrative che siano conformi alle esigenze ecologiche a seconda dei tipi di habitat naturali e delle specie degli allegati della direttiva Habitat. Qualora le Z.P.S. ricadano in aree naturali protette, si applicano le misure di conservazione per queste previste dalla normativa vigente (articolo 4 del regolamento D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, pubblicato sulla G.U. serie generale n. 248 del 23 ottobre 1997). Inquadramento normativo Lo Studio atto a valutare l incidenza ambientale di un piano e/o di un progetto, è previsto dalla seguente normativa: DIRETTIVA DEL CONSIGLIO 92/43/CEE (Direttiva Habitat) del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Nell articolo 6 i commi che parlano della valutazione sono il 3 e il 4 e sono riportati integralmente di seguito: Articolo 6 (omissis) 3) Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell'incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell'opinione pubblica. 4). Qualora, nonostante conclusioni negative della valutazione dell'incidenza sul sito e in mancanza di soluzioni alternative, un piano o progetto debba essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica, lo Stato membro adotta ogni misura compensativa necessaria per garantire che la coerenza globale di Natura 2000 sia tutelata. Lo Stato membro informa la Commissione delle misure compensative adottate. Pag. 8 di 113

10 Qualora il sito in causa sia un sito in cui si trovano un tipo di habitat naturale e/o una specie prioritari, possono essere addotte soltanto considerazioni connesse con la salute dell'uomo e la sicurezza pubblica o relative a conseguenze positive di primaria importanza per l'ambiente ovvero, previo parere della Commissione, altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico.(omissis) posteriore. Articolo 1 DIRETTIVA DEL CONSIGLIO 79/409/CEE del 2 aprile 1979 cosi come modificata dalla DIRETTIVA 2009/147/CE concernente la conservazione degli uccelli selvatici (c.d. Direttiva Uccelli). Si riporta l articolo 1 di tale direttiva: La presente direttiva concerne la conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato. Essa si prefigge la protezione, la gestione e la regolazione di tali specie e ne disciplina lo sfruttamento. La presente direttiva si applica agli uccelli, alle uova, ai nidi e agli habitat. D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 Regolamento di attuazione della Direttiva CEE 92/43. Il Decreto riprende nella sostanza quanto contenuto nella direttiva Habitat. In particolare l allegato G, stabilisce i contenuti della relazione per la Valutazione di Incidenza Ambientale di piani e progetti, che si riportano di seguito. Le caratteristiche dei piani e progetti devono essere descritte con riferimento, in particolare: alle tipologie delle azioni e/o opere; alle dimensioni e/o ambito di riferimento; alla complementarietà con altri piani e/o progetti; all uso di risorse naturali; alla produzione di rifiuti; all inquinamento e disturbi ambientali; al rischio d incidenti per quanto riguarda le sostanze e le tecnologie utilizzate. Nella descrizione dell area d influenza dei piani e/o dei progetti oggetto di valutazione si devono evidenziare le interferenze relative al sistema ambientale considerando: componenti abiotiche; componenti biotiche; connessioni ecologiche. Normativa Comunitaria Decisione della Commissione delle Comunità Europee del 7 dicembre 2004 che stabilisce, ai sensi della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, l'elenco di siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica continentale. Decisione della Commissione delle Comunità Europee del 22 dicembre 2003 recante adozione dell'elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina. Pag. 9 di 113

11 Direttiva 2004/35/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale. Direttiva 2001/42/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001 concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente. Normativa Nazionale D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120 Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, concernente attuazione della direttiva 92/43/CEE. D.M. 3 settembre 2002 (Ministero dell'ambiente e della Tutela del Territorio) - Linee guida per la gestione dei siti della Rete Natura Il DPR 357/97, all'articolo 5, limitava l'applicazione della procedura di valutazione di incidenza ai progetti elencati negli allegati A e B del DPR 12/04/1996, gli stessi da sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale, non recependo totalmente quanto prescritto dall'art. 6, paragrafo 3, della direttiva Habitat, causando, quindi, una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea. Con il DPR 120/2003 sono state eliminate le lacune riscontrate. Normativa Regionale D.G.R. N del 10 ottobre 2006 Nuove disposizioni relative all attuazione della direttiva comunitaria 92/43/CEE e del D.P.R. 357/1997. Guida metodologica per la valutazione d incidenza. Procedure e modalità operative. Contiene la GUIDA METODOLOGICA PER LA VALUTAZIONE DI INCIDENZA AI SENSI DELLA DIRETTIVA 92/43/CEE D.P.G.R. 18 maggio 2005, n. 241 Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.), Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.). Provvedimento in esecuzione della sentenza Corte di Giustizia delle Comunità Europee del 20 marzo 2003, Causa C- 378/01. Ricognizione e revisione dati effettuata nell'ambito del progetto di cui alla D.G.R. n del D.G.R. 06 agosto 2004, n Rete ecologica Natura Revisione Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) e Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.) relativi alla Regione Biogeografica Continentale; Ridefinizione cartografica di S.I.C e Z.P.S. della Regione Veneto in seguito all'acquisizione delle perimetrazioni su Carta Tecnica Regionale alla scala 1: DGRV del 22 giugno 2001 n contenente le disposizioni per l applicazione della normativa comunitaria e statale relativa ai siti di importanza comunitaria, zone speciali di conservazione e zone di protezione speciale. Convenzioni Convenzione sulla Biodiversità del 1992 ratificata con legge 14 febbraio 1994, n. 124: "Linee strategiche per l'attuazione della Convenzione di Rio de Janeiro e per la redazione del Piano nazionale sulla biodiversità. Adottata a Rio de Janeiro il 5 giugno 1992". Pag. 10 di 113

12 Convenzione di Bonn - ratificata con legge 25 gennaio 1983, n. 42: "Convenzione relativa alla conservazione delle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica. Adottata a Bonn il 23 giugno 1979". Convenzione di Berna - ratificata con legge 5 agosto 1981, n. 503: "Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa. Adottata a Berna il 19 settembre 1979". Convenzione di Washington - ratificata con legge 19 dicembre 1975, n. 874: "Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali selvatiche minacciate di estinzione. Sottoscritta a Washington il 3 marzo 1973, emendata a Bonn il 22 giugno 1979". Convenzione di Barcellona - ratificata con legge 21 gennaio 1979, n. 30: "Convenzione per la protezione dell'ambiente marino e la regione costiera del mediterraneo". Convenzione di Ramsar - ratificata con D.P.R, 13 marzo 1976, n. 448: "Esecuzione della convenzione relativa alle zone umide d importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, firmata a Ramsar il 2 febbraio 1971". Pag. 11 di 113

13 FASE 2: DESCRIZIONE DEL PROGETTO 2.1 PREMESSA L intervento prevede la riqualificazione dell area demaniale Borgo Secolo di Peschiera del Garda, ex deposito militare, ubicata in via Borgo Secolo, al fine di poter realizzare un intervento di edilizia residenziale convenzionata. L area è ubicata in Comune di Peschiera del Garda e dal punto di vista catastale l area oggetto di intervento è così censita: foglio 9 Mappali: Mapp. 436 sup mq Mapp. 432 sup mq Mapp. 204 sup mq Mapp. 156 sup mq Mapp sup mq Mapp. 433 sup mq Mapp. 434 sup.840 mq Mapp. 205 sup. 700 mq Mapp. 435 sup. 16 mq Mapp. 431 sup. 25 mq Mapp. 430 sup. 85 mq Mapp 429 sup. 65 mq Per un totale di mq iscritti nel Comune di Peschiera del Garda. Pag. 12 di 113

14 2.2 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO E VIABILITA Il progetto è localizzato in Comune di Peschiera del Garda, appena fuori le mura di Peschiera ed a nord della linea ferroviaria Milano-Venezia. L area si sviluppa lungo un declivio naturale del terreno, che asseconda la morfologia esistente. Il salto di quota dal piede dell area alla sommità è di circa 13,00 m. Per la costruzione dei magazzini, il terreno è stato lavorato a terrazzamenti, per permettere una base di appoggio orizzontale. I muri di contenimento dei terrazzamenti sono di altezza omogenea, 1,70 m circa, e sono costruiti in calcestruzzo. La vegetazione presente è costituita dalla crescita spontanea di arbusti e alcune macchie di alberi, dei quali sono state individuate le specie, scegliendo di mantenere quelle di qualità. Le specie rilevate sono: - platani (Platanus occidentalis); - lauracea (Laurus sp.); - pioppi (Populus alba); - ailanti (Ailanthus altissima); - robinie (Robinia pseudoacacia). Stato attuale, accesso, viabilità limitrofa La saturazione dell area è avvenuta in modo poco attento alla natura del luogo: i magazzini militari sono stati costruiti con tecniche di tipo industriale, disponendoli in modo da sfruttare al meglio la metratura a disposizione, ma impedendo così di guardare attraverso. Si rileva una forte presenza dell utilizzo dell eternit, motivo per cui è necessario intervenire con una bonifica per la salubrità del territorio e delle abitazioni circostanti. Il suo isolamento rispetto al contesto ha sviluppato un problema riguardo la viabilità e la percorribilità. La via Salvi prosegue superando il ponte sulla ferrovia diventando via Secolo, da qui è rilevabile che le dimensioni bastano per le due carreggiate, ma riducono al minimo lo spazio per i pedoni. E negata anche la possibilità di avere una corsia per i cicli, elemento che permetterebbe di collegarsi con la pista ciclabile Mantova-Peschiera. La variante al PRG n.09 del 2004 per risolvere il problema propone di realizzare una strada di attraversamento interna all area, ma ciò provocherebbe una cesura di questo spazio, andando in controtendenza non solo con la natura storica del luogo, ma anche con le possibilità interventuali. Tale discontinuità infatti impedirebbe un armoniosa progettazione di edilizia residenziale e aree secondarie da cedere (parco pubblico) che sarebbero totalmente frammentarie. Tutte le criticità elencate, grazie a una profonda osservazione e conoscenza del territorio, della storia e della documentazione storica, hanno trovano un appropriata risposta nel progetto, approdando a soluzioni efficaci che innescano un processo virtuoso di riattivazione e valorizzazione della parte di Porto Vecchio. Pag. 13 di 113

15 Figura 2.2/I: Inquadramento della viabilità con indicazione dell area in progetto. Google Maps. Figura 2.2/II: Inquadramento su ortofoto dell area in progetto. Pag. 14 di 113

16 Figura 2.2/III: Inquadramento su CTR dell area in progetto. Pag. 15 di 113

17 Figura 2.2/IV: Tavola PPR.002 RILIEVO FOTOGRAFICO. Tavola allegata al P.U.A. Pag. 16 di 113

18 2.3 CARATTERISTICHE DEL PROGETTO Premessa L intervento prevede la riqualificazione dell area demaniale Borgo Secolo di Peschiera del Garda, ex deposito militare, ubicata in via Borgo Secolo, al fine di poter realizzare un intervento di edilizia residenziale convenzionata. Per la descrizione del progetto in esame, si riporta un estratto della Relazione generale e tecnica del progetto definitivo redatta da CIRCLELAB SRL architecture and engineering group. L area oggetto di intervento è un terreno sul quale insistono sei magazzini militari costruiti con tecniche di tipo industriale, disposti in modo da sfruttare al meglio la metratura a disposizione, oltre a due edifici di modeste dimensioni oggi in disuso ed un tempo utilizzati a servizio del comparto. Si rileva una forte presenza dell utilizzo dell eternit, motivo per cui è necessario intervenire con una bonifica per la salubrità del territorio e delle abitazioni circostanti. Essa si colloca a poche centinaia di metri dal centro storico, in prossimità di Porta Brescia, accesso appartenente alla fortezza veneziana, e si spinge fino ai limiti dei forti ottocenteschi Salvi Vecchio e Salvi Nuovo, dai quali è divisa dalla traccia della ferrovia Milano-Venezia. Dal punto di vista urbanistico l area di progetto è stata oggetto di variante urbanistica, variante P.R.G 2004 n 9 con la quale è stata destinata interamente ad edilizia residenziale convenzionata. La scheda di P.R.G stabilisce rispettivamente i seguenti parametri urbanistici: Parametri urbanistici Indice territoriale = 1,2 mc/mq Parcheggi primari = 3,5 mq/ab Verde attrezzato primario= 5,9 mq/ab Aree secondarie = min. 17 mq/ab Aree da cedere (secondarie) = min 4890 mq Strada da realizzare e cedere = min 2250 mq Allargamento via Borgo secolo = min 140 mq Area di progetto prevista = mq Volume edificabile = 23346*1,2 = mc La tavola urbanistica specifica del nuovo insediamento individua all interno dell area di progetto unasuperficie a servizi di circa 5000 mq disposta centralmente rispetto all ambito, che unendo la proprietà della casa di riposo Franco Gandini con via Borgo Secolo, taglia in due parti l area oggettodi riqualificazione Criticita ambientale e fattibilita tecnica dell intervento Il primo intervento da effettuarsi sarà la bonifica dell area con la demolizione degli edifici fatiscenti, che ora occupano l area su cui si collocherà il nuovo intervento; si tratta di capannoni ad un piano, costituiti per lo più da una struttura verticale in laterizi, con le strutture portanti della copertura in legno e rivestimento esterno con onduline in amianto. Dal punto di vista tecnico prima di procedere con l intervento si dovranno quindi attivare le pratiche edilizie per l autorizzazione alla demolizione dei fabbricati. A tal fine è necessario attivare le procedure per la rimozione dell amianto nonché quelle per il trasporto dei materiali da demolizione come previsto dal D.Lgs 152/2006 art.182. Sarà inoltre necessario verificare le Pag. 17 di 113

19 condizioni del terreno attraverso analisi chimiche specifiche al fine di garantire che non vi siano terre inquinate e qualora si verificasse tale criticità sarà necessario procedere con la bonifica. Le fasi della procedura di smaltimento dell amianto sono state previste come segue: - Prelievo dei campioni ed analisi presso laboratori autorizzati ( se necessario). - Stesura del piano di lavoro art. 256 D Lgs 81/2008 modificato dal D Lgs 106/09. - Presentazione all'asl di competenza e cura di tutto l'iter necessario fino all'approvazione. - Realizzazione delle opere di sicurezza necessarie alle lavorazioni. - Realizzazione degli impianti di cantiere. - Stesura di incapsulante certificato per l'uso. - Smontaggio delle lastre di copertura e imballo con polietilene e film sigillante. - Trasporto alla discarica autorizzata del materiale contenente amianto. - Rilascio di formulari originali e certificazione di avvenuto smaltimento Il progetto In linea generale il progetto persegue l obiettivo di reinserire l area nelle dinamiche vitali di Peschiera, la residenzialità e il flusso turistico, che negli ultimi anni da un interesse prettamente balneare sta spostando il proprio baricentro verso le numerose presenze storicoculturali. Alcune indicazioni di carattere metodologico sono la base per porre l attenzione su alcuni temi progettuali che riteniamo fondamentali. E opportuno considerare, primo fra tutti, il rafforzamento dell identità del luogo e la definizione delle future interazioni tra il quartiere preesistente e il nuovo insediamento. Il nuovo insediamento, per la particolare ubicazione, così prossima al centro, costringe a considerare il progetto a due differenti scale: una territoriale ed una di quartiere. La scala territoriale è rappresentata dalle relazioni tra l area d intervento, con la piazzaforte di Peschiera, il Lago di Garda, le colline moreniche del basso lago, e il sistema ecologico del fiume Mincio, che collega Peschiera del Garda a Mantova con una ciclabile che fa parte del progetto europeo delle cilabili denominato EuroVelo. Ad una scala locale riteniamo opportuno considerare l identità e il valore storico che si assume lavorando nei pressi della città fortificata di Peschiera. Il tessuto urbano e le altezze contenute dei fabbricati, assieme ad alcuni elementi paesaggistici caratterizzanti inducono a sviluppare un progetto che faccia proprie queste identità. Il nuovo spazio pubblico, come richiesto dal piano regolatore, è una risorsa per il nuovo insediamento e deve essere progettato in modo da rendere attraversabile l area e deve essere progettato per essere effettivamente usufruibile da tutti gli abitanti, così da garantire capacità attrattiva. La capacità attrattiva e la permeabilità sono da intendere come portatrici di qualità, soprattutto laddove non è intento costruire un quartiere dormitorio, e garantiscono una buona relazione tra il nuovo insediamento e la comunità esistente. Lo spazio pubblico del quartiere dovrà avere queste peculiarità senza però compromettere la protezione dello spazio privato data da uno spazio semipubblico interno all intervento. Pag. 18 di 113

20 Gli spazi aperti all interno di Borgo Secolo, che saranno destinati principalmente a verde, dovranno essere progettati in modo da garantire una certa continuità paesaggistica, in modo da sfumare i diversi livelli di appartenenza al luogo, dal pubblico al privato e viceversa, senza mai creare delle vere e proprie barriere. L organizzazione dello spazio aperto dovrà consentire una chiara suddivisione tra gli ambiti accessibili a tutti e quelli semi-pubblici, principalmente accessibili agli inquilini, come gli spazi aperti vicini agli edifici, in modo da costituire delle isole su cui insistono gli edifici separate dagli spazi pubblici. Le isole sono definite principalmente da elementi paesaggistici, compositivi e dalla disposizione strategica degli edifici e inducono a favorire la tipologia del caseggiato in cui è possibile alloggiare circa venti/venticinque famiglie ciascuno. Questi spazi residenziali ospiteranno alcune tipologie di base differenti tra loro (bilocale, trilocale, quadrilocale) e permettono l adattabilità degli spazi. L intento è cercare di offrire a ciascun alloggio un ulteriore spazio aperto privato, attraverso giardini o opportune terrazze, visto come strumento apportatore di qualità e commerciabilità. Infine attraverso un attenta progettazione integrata sarà possibile costruire con criteri di sostenibilità ambientale e consentire di minimizzare i consumi energetici degli alloggi. Ne Pag. 19 di 113

21 deriva che la scelta dei materiali e le tecnologie devono trovare l equilibrio tra differenti fattori quali il costo, la prestazione, la manutenzione, la durabilità e la qualità generale dell intervento. Dai progetti seicenteschi del Tensini in avanti si può notare la permanenza del segno di un opera addizionale esterna a Porta Brescia, un semplice movimento di terra prima che diventa un elemento consolidato in muratura poi. Attraverso la cartografia storica si evidenzia come quest area sia sempre stata un grande invaso verde modellato dai movimenti di terra, al fine di permettere la visibilità tra i sistemi difensivi. I segni dell anima militare e difensiva della città si propagano partendo dal cuore della fortificazione, in una prima fase come presidi delle porte d accesso, in una seconda fase come evoluzione della macchina bellica, connotata da crescente complessità, con la costruzione della corona di forti poligonali satellite proiettati a circa m dal nucleo centrale. In età napoleonica si evince lo scavo di un cammino di trincea che collegava il rivellino di Porta Brescia con i due Salvi, tracciando un segno chiaro ed incisivo, che caratterizza tutte le planimetrie dalla Place de Peschiera al Plan der Festung Peschiera. Si intuisce come dal punto di vista strategico lo spazio vuoto avesse un ruolo cardine nell economia difensiva e come i segni delle opere in terra emergessero quindi per contrasto in modo distinto e potente. Nel corso del secolo scorso, l area, rimasta di proprietà militare, ha visto sorgere progressivamente dei capannoni utilizzati a magazzino, che hanno invaso in modo decisamente acritico uno spazio così significativo, saturandolo completamente. Inoltre, con lo scorrere del tempo, si è persa la percezione della sua presenza, rendendo quest area impermeabile all attraversamento fisico e visivo, una specie di grande luogo segreto, caduto lentamente in disuso. La sua chiusura ha avuto un evidente ripercussione sui dintorni, portando di fatto a un problema di viabilità: la strada che supera il dislivello della ferrovia e costeggia l area (via Salvi e via Secolo) è di dimensioni ridotte, considerando che, pur essendo una strada d accesso di una certa importanza, sulla stessa si trovano dei marciapiedi per i pedoni stretti e non esiste una pista ciclabile, pur essendo il percorso potenzialmente collegabile con la ciclabile. Il parco L interno dell area è stato ordinato secondo tre assi principali, emersi dall analisi della documentazione storica, che dettano l ordine del parco urbano e delle isole residenziali. L opera addizionale all esterno di Porta Brescia è stata parzialmente ricalcata plani metricamente dalla casa di riposo F. Gandini : fortunatamente in questo modo il segno è stato tramandato e viene accolto nel progetto con un offset che lo mette in luce, tenendo il parco verso l interno e l edificazione verso il bordo esterno del lotto. Questo spazio torna a essere un invaso verde e apre un occasione di riflessione sulle stratificazioni del tempo e della memoria, interagendo con le trasformazioni dell area attraverso, per esempio, il mantenimento delle specie ivi cresciute. Il parco ricalca la memoria della condizione storica del luogo, mantiene la stratificazione vegetale e diventa un connettivo verde tra le residenze, la scuola materna e la casa di riposo. Quest ultimo punto è di particolare importanza per quanto riguarda la riattivazione e la riqualificazione del contesto circostante: il verde lambisce gli spazi costruiti, come un mare che metaforicamente li unisce, ma li separa, per garantire anche la distanza e la privacy necessaria, per il riposo degli anziani da un lato e per la sicurezza dei bambini dall altro. Borgo Secolo, grazie al declivio presente su questa sponda, offre un punto di vista sulla fortezza inedito, o, meglio, occultato da anni: lo spazio militare infatti è connotato dalla ricerca di controllo sul territorio, potenzialità che si può tradurre oggi in spunto per l osservazione. Nasce così l idea ritrovare il belvedere, luogo di sosta e respiro, in modo da rileggere questa caratteristica e tradurla in spunto per l osservazione. Pag. 20 di 113

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23 Tavola PPR.010 PARCO - PLANIMETRIA del PUA Pag. 22 di 113

24 Tavola PPR.011 PARCO VASCA DI LAMINAZIONE del PUA Pag. 23 di 113

25 Le residenze Le residenze sono state pensate raggruppate in isole, che determinano tre impianti a corte diversi. L isola diventa il tema compositivo con cui si risolve l inclinazione del terreno, per avere basi complanari su cui appoggiare gli edifici e nelle quali inserire i garage interrati. I contorni delle isole sono morbidi, perché la loro percezione sia fluida e armoniosa rispetto al parco e non confonda i segni forti degli assi ordinatori principali. L isola organizza la vita privata all interno dell area, ponendosi come un passaggio graduale dal parco pubblico a uno spazio semi-privato, quindi, che garantisca un giusto distacco, sul quale possano trovare posto gli spazi condominiali comuni e il verde privato. L insediamento è stato pensato in modo più rispettoso e conforme al luogo, traendo i propri principi dagli elementi forti e determinanti del tessuto di Peschiera. Gli edifici cercano di rifarsi ai riferimenti forti della città, riconoscendo in loro l apporto positivo nella costruzione e nello sviluppo dell assetto urbano. Borgo Secolo tenta allo stesso modo di portare ordine e di diventare un nuovo riferimento in questo punto di snodo delicato. Le palazzine, interpretano il tema della corte attraverso corpi ad L che si organizzano per costituire uno spazio semiprivato. La decisione è supportata ad esempio dagli edifici della Rocca, due corpi a L che racchiudono una corte, o dal padiglione Ufficiali sulla riva del canale di mezzo, un volume forte, radicato al luogo, che costituisce un fronte urbano di assoluta importanza. Il materiale che dovrà essere utilizzato per le finiture esterne sarà l intonaco, nei toni neutri indicati nelle tavole, che ricordino il laterizio o la pietra di Prun, che appartengono all eccellenza tradizione costruttiva locale. Un altro tema che si vuole reinterpretare riguarda la profondità del prospetto attraverso l apertura di loggiati: le architetture militari, dai palazzi di comando alle fortificazioni, trovano profondità e respiro attraverso i dispositivi del portico e della loggia, dando luogo a suggestivi chiaro-scuri. Le abitazioni del piano terra verranno generalmente munite di uno spazio aperto privato, il giardino, mentre i piani superiori avranno un proprio spazio all aria aperta coperto con la loggia. Pag. 24 di 113

26 La viabilità Al contrario di quanto proposto dalla variante al PRG sopra citata, il progetto risolve all esterno del lotto la viabilità veicolare, attraverso una bretella che collega, con una nuova rotonda, via Salvi al parcheggio dei campi sportivi e l'isola ecologica. Attivare questo flusso significa aprire un collegamento importante per la valorizzazione di Porto Vecchio e spostare parte del flusso veicolare sulla nuova bretella, agevolando il raggiungimento della Scuola Materna. La viabilità così modificata garantisce una riconnessione di tutta la zona ovest con il centro storico e i sevizi pubblici, diventando motivo aggiuntivo di qualità. Ai bordi trovano posto i parcheggi dettati dagli standard urbanistici, che dilatano la strada. Pag. 25 di 113

27 2.3.4 Dati di progetto, indici stereometrici, standars Al fine di dare corso alle strategie di progetto fin qui delineate si è reso indispensabile ridurre la potenzialità edificatoria che lo strumento urbanistico in vigore permetteva; il progetto oggetto del masterplan riduce la volumetria dell edificato da mc potenziali a mc. In realtà gli edifici progettati non producono più di mc, il piano però consente loro ampliamenti e modifiche non superiori al 15% e comunque entro il limite massimo di mc del PUA. Gli standars previsti di legge sono ampiamente rispettati, in alcuni casi raddoppiano le quantità richieste dalla norma. Le aree complessive da cedere al Comune, così come previsto dalla L.R.V. n. 11/2004, sono quelle che traggono origine dal volume complessivo che s intende utilizzare in loco e che determina, a sua volta, il numero degli abitanti insediabili del P.U.A. Il nuovo PUA prevede di utilizzare mc nel progetto, ciò determina che gli abitanti insediabili siano n. 118 (mc / 200 mc/ab). Di seguito vengono riassunti i dati stereometrici di progetto: DA P.R.G. SUPERFICE AMBITO P.U.A. AREA BORGO SECOLO (da rilievo topografico) SUPERFICIE CATASTALE 23'401 mq VOLUME PREVISTO DA P.R.G. 28'015 mc 22'584 mq STANDARD RICHIESTI DA NORMATIVA VOLUME EDIFICABILE IN PROGETTO = 23'500 mc Pag. 26 di 113

28 ABITANTI INSEDIABILI (23'500 mq / 200 mc/ab) = abitanti insediabili PARCHEGGI PRIMARI RICHIESTI (mq10 X abitante) = 1'175 mq VERDE ATTREZZATO PRIMARIO (mq5 X abitante) = 780 mq AREE SECONDARIE (min. 20mq / ab) = 2'350 mq, richieste min. 4'890 mq VERDE PRIMARIO + AEREE SECONDARIE URBANIZZATE = 5'670 mq STRADA DA REALIZZARE E CEDERE= min. 2'250 mq ALLARGAMENTO VIA BORGO SECOLO = min. 140 mq STANDARD REALIZZATI DI PROGETTO PARCHEGGI PRIMARI= 1'419.5 mq (realizzati) > 1'175 mq (richiesti) VERDE ATTREZZATO PRIMARIO + AREE SECONDARIE URBANIZZATE= 6'493.8 mq (realizzati) > 5'670 (richiesti) STRADA DA REALIZAZRE E CEDERE = 3'098.4 mq (realizzati) > 2'250 mq (richiesti) ALLARGAMENTO DI VIA BORGO SECOLO = 1'270 mq (realizzazione nuova strada e rotonda) > 140 mq (richiesti) Norme di piano Allo scopo di dare coerenza alle linee guida del progetto sono state definite norme specifiche di piano che in alcuni casi riprendono quelle già presenti nelle Norme Attuattive del Comune di Peschiera del Garda, in altri risultano completamente nuove. Di particolare importanza risultano quelle che intervengono sull altezza dei fabbricati, che sono state pensate con l intento di limitare lo sviluppo eccessivo dell altezza pur garantendo la realizzazione dei tre piani abitabili. Si è preferito dare la possibilità di elevare i fabbricati fino al terzo piano abitabile in zone circostanziate all interno del master plan (zona sud), piuttosto che occupare maggior superficie pubblica con il sedime dei fabbricati, questo a vantaggio di una maggiore superficie verde scoperta. Di seguito vengono riassunte le Norme Principali (vedi allegato relazione NTA per specifiche) Volume massimo ammesso all'interno del P.U.A. "Borgo Secolo": mc Superficie massima copribile: Quella definita dai corpi di fabbrica in progetto nel P.U.A. ammettendosi traslazioni minime e modifiche di sagoma dei singoli corpi di fabbrica nell'ordine max del 15% della superficie di ciascun corpo rispetto la posizione di progetto. Gli spazi interrati non vanno presi in cosiderazione per il calcolo della superficie coperta. Numero massimo di piani abitabili: n. 3 Altezza massima fabbricati in progetto: metri 9.00 (misurata tra la parte fuori terra del fabbricato e l'intersezionde della gronda con il muro perimetrale) Pendenza massima coperture: 40% Distanza minima tra i fabbricati in progetto e le strade pubbliche: m. 5,00 Distanza minima tra i fabbricati e confine di proprieta': m. 5,00 Distanza minima tra i fabbricati e perimetro "isole": m. 0,00 Distanza minima tra fabbricati: m. 10,00 Logge rientranti: Non concorrono alla determinazione di volume le logge rientranti a condizione che la rientranza non sia superiore a m. 2,50 e che il rapporto tra il lato frontale e la rientranza della loggia sia almeno 1:1 (per approfondimenti vedi paragrafo n 3 art.7 delle N.T.A.) Pag. 27 di 113

29 Volume: Non concorrono alla determinazione di volume: vani corsa degli ascensori e relativi spazi di sbarco, volumi dei vani scala, volumi degli androni d'ingresso Piano interrato: Ammesso Destinazioni d'uso ammesse: Quelle previste dalla tipologia "Edilizia Residenziale Pubblica" Tipologie edilizie, costruito Le residenze sono state pensate raggruppate in isole, che determinano tre impianti a corte diversi. L isola diventa il tema compositivo con cui si risolve l inclinazione del terreno, per avere basi complanari su cui appoggiare gli edifici e nelle quali inserire i garage interrati. Le isole sono definite principalmente da elementi paesaggistici, compositivi e dalla disposizione strategica degli edifici e inducono a favorire la tipologia del caseggiato in cui è possibile alloggiare circa venti/venticinque famiglie ciascuno. Questi spazi residenziali ospiteranno alcune tipologie di base differenti tra loro (bilocale, trilocale, quadrilocale, ect) e permettono l adattabilità degli spazi. L intento è cercare di offrire a ciascun alloggio un ulteriore spazio aperto privato, attraverso giardini o opportune terrazze, visto come strumento apportatore di qualità e commerciabilità. Le corti progettate sono composte da due o più corpi di fabbrica, insieme racchiudono lo spazio scoperto privato di pertinenza esclusiva della corte, permeabile comunque verso gli spazi pubblici e in particolare il parco. Gli edifici si sviluppano quasi sempre su due piani, solo la corte più ampia costruita ad est presenta il corpo di fabbrica posto sul confine sud di tre piani abitabili. Questo allo scopo di garantire un numero sufficiente di unità abitative atto a soddisfare la sostenibilità economica dell intervento. Del resto l edificio di tre piani ben si inserisce con il contesto del costruito, della medesima altezza. Gli interrati in cui sono contenuti i garage sono realizzati mediante una piastra in cemento armato che funge da piano di appoggio degli alloggi, e sono accessibili direttamente dalla viabilità esterna perimetrale al borgo. Gli alloggi sono serviti a coppie attraverso un blocco scale comune all interno degli androni condominiali. Il sistema delle risalite, che si pone in corrispondenza degli ingressi, ha una lettura immediata, si stacca visivamente in facciata e costituisce un elemento chiave della soluzione progettuale. Questi elementi hanno aperture in facciata, consentono di interagire con la piazza e gli altri edifici. Le abitazioni del piano terra verranno generalmente munite di uno spazio aperto privato, il giardino, mentre i piani superiori avranno un proprio spazio all aria aperta coperto con la loggia. Questo filtro insieme ad alcuni elementi caratterizzanti il prospetto, tipo il bow window, possono essere rivisti in chiave energetica attraverso la loro trasformazione in serre bioclimatiche. Gli alloggi progettati di diverse dimensioni rispondono alle esigenze di nuclei famigliari diversi, le loro dimensioni e disposizioni sono ovviamente indicative e facilmente modificabili; in ogni caso le metrature dovranno rispondere ai parametri previsti dall edilizia convenzionata, i valori delle superfici utile, non residenziale, a parcheggio e complessiva ( SU, SNR, SP e SC) dovranno rispettare la seguente formula: Superficie complessiva SC= SU + 60% (SNR+SP) Pag. 28 di 113

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31 2.3.7 Elementi tecnici materiali L architettura progettata ha tenuto conto dei rapporti che essa istituisce con l ambiente circostante e con gli edifici confinanti, le scelte tecnico-costruttive sono derivate dalle riflessioni fatte in merito. E proprio attraverso la scelta dei materiali, l approfondimento dei dettagli e dei nodi costruttivi che il progetto si lega al luogo in cui sorge, assumendo un carattere di necessità, rispondendo al meglio al programma funzionale per il quale è stato pensato. La ricerca progettuale è approdata ad un risultato che prova ad esprimere cosa dovrebbe essere l architettura del nostro tempo, proiettando la ricaduta di queste scelte nel futuro: si è tenuto conto quindi della durabilità e sostenibilità dei materiali, del loro inserimento nella tradizione costruttiva locale, ma anche del dovere di innovare. Per le strutture portanti il progetto lascia spazio a molteplici soluzioni tecnologiche, fra queste anche quelle più recentemente sostenibili, in particolare il legno. Per le finiture invece si è cercato di stabilire delle linee guida che seguissero la strada dei materiali della tradizione. Così si è scelta la pietra di Prun per i percorsi esterni, il legno per infissi ed oscuri: materiali caldi, che raccontano del legame che l edificio stabilisce con questo luogo. La copertura in alluminio o zinco, materiale nobile e duraturo, media il passaggio tra gli edifici a carattere industriale esistenti che sorgono attualmente e la zona residenziale che si apre intorno. Guardando alla tradizione, caposaldo da cui non si può prescindere, sono nati i caratteri di innovazione di questa architettura, ci si riferisce agli accorgimenti adottati perché questi edifici possano essere all avanguardia e in linea con le leggi più attuali sul risparmio energetico. Sono coibentati con cappotti esterni che eliminano i ponti termici, si servono di fonti di energia rinnovabile, complessivamente si possono inserire in una classe di efficienza energetica A (a riguardo si rimanda in particolar modo ai dettagli costruttivi proposti dai proponenti che dovranno attenersi a quanto previsto dal Protocollo Itaca ). Attraverso un attenta progettazione integrata sarà possibile costruire con criteri di sostenibilità ambientale e consentire di minimizzare i consumi energetici degli alloggi. Ne deriva che la scelta dei materiali e le tecnologie devono trovare l equilibrio tra differenti fattori quali il costo, la prestazione, la manutenzione, la durabilità e la qualità generale dell intervento. Il progetto prevede lo sfruttamento delle energie alternative e rinnovabili, in particolare sul tetto sono previsti pannelli solari integrati alle coperture per il riscaldamento dell acqua sanitaria e pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. Al riguardo è stata pensata una soluzione per la copertura dei corpi di fabbrica che permette di installare i pannelli fotovoltaici e solari in modo da sfruttare le ottimali condizioni di soleggiamento. Pag. 30 di 113

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33 2.4 OPERE DI URBANIZZAZIONE PUBBLICA Il parco è organizzato come uno spazio permeabile e connettivo; esso si sviluppa attorno a tre assi: due di questi ricalcano segni storici evocando la geometria delle costruzioni militari asburgiche e l altro si imposta sull impronta del percorso che portava al Forte Salvi Vecchio. I primi due si sviluppano senza soluzione di continuità e si incontrano quasi ad angolo retto nel cuore dell area. Ai capi di questi si trovano due dei cinque accessi al parco dove dei brevi tragitti portano in quota i fruitori proponendo loro dei belvedere verso i bastioni che fiancheggiano Porta Brescia. Il Belvedere Bastione Feltrin (estremo nord dell area) si sporge in aggetto e offre delle sedute all ombra dei Platani secolari, maestosa preesistenza, il parapetto sarà finito con rivestimento in lastre in pietra della Lessinia mantenendo una coerenza materica con le recinzioni delle tre isole residenziali. Il Belvedere Bastione Tognon, posto a est, è organizzato lungo una lieve pendenza sulla quale sono allocate delle sedute in calcestruzzo pigmentato, questa inclinata è stata progettata in modo tale da permettere il godimento del panorama senza ostruzioni visive. Il percorso verso sud, memoria del collegamento al Forte Salvi Vecchio, nasce nel cuore dell area dove un guado, propaggine della vasca di laminazione, lo distacca dagli altri due rami pedonali, marcando la natura differente di quest ultimo. Una pavimentazione in pietra permette l attraversamento di questa sottile zona allagata, garantendo la connessione tra i percorsi. Per la realizzazione del fondo di questi tre vialetti pedonali si procederà tramite uno scavo di sbancamento con materiale inerte e finitura superficiale con terra stabilizzata. Questa tecnica consente di realizzare pavimentazioni in terra utilizzando il materiale presente in loco opportunamente addensato con leganti idraulici e stabilizzante ecologico. Quest ultimo è una miscela di sali inorganici esenti da tossicità a base di silicati, fosfati, carbonati di sodio e potassio che consente al legante (cemento o calce) di disperdersi e quindi ricoprire con spessori più sottili del normale la superficie del materiale terroso da legare. I sali che lo compongono, inoltre, svolgono la funzione di neutralizzare le pellicole organiche presenti nel terreno che, ove presenti in misura elevata, non consentirebbero una bagnabilità adeguata del terreno da parte del legante. Svolgendo queste due azioni si ha la riduzione al minimo del quantitativo di legante da utilizzare per ottenere un idonea azione tra le particelle del terreno da stabilizzare. Il basso quantitativo di legante necessario garantisce un composto stabilizzato dal colore molto simile al materiale terroso di partenza, per cui, dal punto di vista estetico, il colore sarà esattamente quello ottenibile con una terra tradizionale. Sul lato ovest del percorso che porta verso il Belvedere Bastione Feltrin si innestano due vialetti pedonali che permettono l accesso alle isole residenziali 2 e 3, questi sono finiti con lastre di pietra della Lessinia affondate nel manto erboso. Le recinzioni delle tre isole residenziali fanno parte del sistema dei confini del parco urbano, questi sono costituiti da setti in calcestruzzo armato disattivato composto da una miscela di cemento grigio, inerti di marmo e porfido e pigmento di ossido di ferro, per ottenere una colorazione che si inserisca armonicamente nel contesto naturale. Per ottenere questa lavorazione sarà applicata sulla superficie dei casseri un prodotto specifico disattivante che provocherà il ritardo di presa del cemento, per consentirne il lavaggio superficiale. A questi manufatti murari si addossano dei pendii ottenuti attraverso l utilizzo di terre armate. Viene adottata questa tecnologia con lo scopo di ottenere delle inclinate verdi geometriche, segno artificiale che riprende la morfologia dei bastioni. Altri muri di contenimento sono presenti tra il parco e la casa di riposo F. Gandini, su questi sono agganciate, attraverso elementi metallici, delle sedute in doghe di legno, al di sotto di queste sono posti dei corpi illuminanti a basso consumo. Ai lati dei vialetti pedonali si trovano Pag. 32 di 113

34 altre sedute: queste sono costituite da parallelepipedi in calcestruzzo pigmentato che affondano sui pendii costruiti con le terre armate. Figure 2.4/I: Sedute inserite sui pendii Per garantire una corretta gestione delle acque meteoriche, ai fini della prevenzione dai rischi idraulici ed ambientali, nel parco sono predisposte delle vasche di prima pioggia per immagazzinare tali acque al fine di rispettare le ridotte portate che caratterizzano normalmente gli impianti di depurazione. Le acque di prima pioggia vengono separate da quelle successive (seconda pioggia) e rilanciate all unità di trattamento (dissabbiatori, disoleatori, etc) tramite un bacino di accumulo. A valle del trattamento delle acque è previsto un altro bacino di accumulo realizzato come un laghetto artificiale, questo avrà una duplice funzione. La prima sarà quella di vasca di laminazione sfruttata per l irrigazione del parco e delle aree verdi, inserita quindi in una logica di efficienza energetica. La seconda funzione sarà estetica portando il laghetto a essere parte integrante del parco, sfruttando il valore simbolico dell acqua, elemento dei sistemi difensivi asburgici. Inoltre il maggiore o minor flusso d acqua cambierà la forma del laghetto, rendendolo un elemento in movimento continuo che potrà espandersi fino al centro dell area e diventare occasione di gioco lungo il percorso diretto al Belvedere Bastione Feltrin. Pag. 33 di 113

35 Figure 2.4/II : Laghetto artificiale Accanto al laghetto artificiale è previsto un parco giochi recintato, è stata scelta questa posizione data la vicinanza con la scuola materna. Attorno a questa zona si prevede la piantumazione di essenze ad alto fusto che garantiranno l ombra necessaria. Un altra area attrezzata è prevista accanto alla casa di riposo, qui si potranno sviluppare dei percorsi terapeutici e sensoriali per offrire occasioni di esercizio agli inquilini della casa. Il progetto del verde prevede il mantenimento dei due platani secolari posti nella parte nord dell ambito di intervento, attorno ad essi non è prevista la piantumazione di alcuna essenza. In corrispondenza dell accesso al parco sud e est saranno create due macchie di vegetazione ad alto fusto costituita da carpini e aceri. Altri alberi introdotti sono i cipressi che, disposti in filari, marcano la geometria storica del luogo. Lungo il percorso che porta al Belvedere Tognon la pendenza del terreno è scandita da piccoli terrazzamenti sui quali saranno seminate graminacee ornamentali, piante perenni, felci e piccoli arbusti; l intenzione è quella di ottenere macchie di colore gradevoli che richiedano manutenzione ridotta. Il perimetro nord-ovest dell area è lambito da Via Secolo, lungo questa linea è previsto un marciapiedi in cemento battuto scelto in modo tale da intermediare le cromie naturali del parco con quelle artificiali della strada. Qui si trovano anche 92 stalli scanditi da segnaletica a raso e platani che fiancheggiano tutta la strada costituendo un filtro verde tra la strada e il nuovo insediamento. Pag. 34 di 113

36 La rete dei sottoservizi (rete acque bianche, acque nere, telefonia, gas metano, illuminazione) è stata progettata, in modo che sia massima l efficacia e l accessibilità per gli interventi futuri e la manutenzione ordinaria. I percorsi sono lineari, ordinati e distribuiti nel miglior modo per assicurare la copertura di tutta l area da lottizzare, come si può evincere dalle tavole di riferimento. La cabina dell Enel è stata posizionata in un area appositamente studiata nel parcheggio, è stata scelta una cabina prefabbricata. Il parco e il parcheggio si integrano con il progetto dell insediamento, fondandosi sulle medesime logiche compositive, naturalità e fluidità. Assumono le forme sinuose naturali che si sono mantenute per tutto l impianto, diventano occasione di continuità dell ecosistema naturale sfociando nel parco. Il parcheggio, necessario ad assolvere gli standard urbanistici richiesti, si integra nel parco, vienedissimulato anch esso dalla piantumazione programmata, il diaframma verde divide lo spazio delle macchine dagli edifici. La pavimentazione dei parcheggi sarà realizzata in parte con masselli drenanti per grigliato erboso e in parte con masselli autobloccanti, separati da una cordonatura in calcestruzzo. Pag. 35 di 113

37 Figure 2.4/III: Fotoinserimento Aereo Figure 2.4/IV: Fotosimulazione di Via Secolo. Estratto della Tavola PPR.020 FOTOSIMULAZIONI. Pag. 36 di 113

38 Figure 2.4/V: Fotosimulazione del Parco. Estratto della Tavola PPR.020 FOTOSIMULAZIONI. Figure 2.4/VI: Fotosimulazione della vasca di laminazione. Estratto dalla Relazione generale e tecnica del progetto definitivo. Pag. 37 di 113

39 Figure 2.4/VII: Fotosimulazione dell interno della corte. Estratto della Tavola PPR.020B FOTOSIMULAZIONI. Pag. 38 di 113

40 Reti e servizi A livello progettuale sono stati definiti degli schemi di tutte le reti tecnologiche necessarie per la realizzazione degli interventi edilizi. Si precisa che tali schemi potranno subire modifiche nella fase di autorizzazione degli enti gestori competenti, nonchè durante la fase di progettazione esecutiva. Si riporta, ad ogni modo, una descrizione delle reti tecnologiche. FOGNATURE Si prevede la realizzazione di una nuova linea per le acque bianche, nella quale confluiranno le acque provenienti da strade, marciapiedi e parcheggi. Le caratteristiche di tale linea saranno: tubazioni in PVC con diametro da definirsi in sede esecutiva; pozzetti sifonati di raccolta di tipo prefabbricato dotati di caditoia. Le acque verranno trattate e opportunamente laminate prima di essere scaricate nella fognatura pubblica, una parte delle acque meteoriche sarà dispersa sul terreno delle unità minime d'intervento che si depositeranno su di esse. Si prevede la realizzazione di una nuova linea per le acque nere sulla quale si allacceranno gli scarichi dei fabbricati che verranno realizzati all'interno del piano. Le caratteristiche di tale linea saranno: tubazioni in gres pesante a sezione circolare con diametro da definirsi in sede esecutiva con giunto a bicchiere e guarnizioni di tenuta in gomma; pozzetti ispezionabili prefabbricati per allaccio tubazioni acque nere provenienti dai nuovi fabbricati. Sia la nuova linea di acque bianche che quella di acque nere confluiranno nelle rispettive linee fognarie comunali esistenti. Figura 2.4.1/I: estratto della Tavola PPR.019 Reti tecnologiche. Pag. 39 di 113

41 Figura 2.4.1/II: estratto della Tavola PPR.019 Reti tecnologiche. ILLUMINAZIONE PUBBLICA Il nuovo impianto della pubblica illuminazione verrà installato sul marciapiede pubblico con punti luce di tipo a palo con altezza di circa 4 m. Lo schema con le tipologie di illuminazione è descritto nella tavola PPR _19 di progetto, di cui si riporta un estratto. Figura 2.4.1/III: estratto della Tavola PPR.019 Reti tecnologiche. Se richiesto s'installerà il quadro di comando e cassetta ENEL. Ad opera ultimata e previa presentazione da parte dei proponenti il P.d.R. di certificato di collaudo, l'impianto verrà preso in carico dal comune mediante richiesta all'enel con conseguente assunzione in carico della manutenzione ordinaria per il funzionamento. Pag. 40 di 113

42 RETI ELETTRICHE E TELEFONICHE Si prevede che verranno posate idonee condotte sotterranee a servizio delle unità minime d'intervento per la distribuzione ai singoli fabbricati delle linee telefoniche e dell'energia elettrica. Le condotte verranno realizzate con tubazioni in pvc del diametro interno di 160 mm per la rete energia elettrica, e 125 mm per la rete telefonica, e saranno posate ad una profondità di 80 cm. Figura 2.4.1/IV: estratto della Tavola PPR.019 Reti tecnologiche. ACQUEDOTTO E GASDOTTO Si prevedono la realizzazione di nuove ed idonee condotte sotterranee del gas e dell'acqua a servizio delle unità minime d'intervento. Pag. 41 di 113

43 Figura 2.4.1/V: estratto della Tavola PPR.019 Reti tecnologiche. Figura 2.4.1/VI: estratto della Tavola PPR.019 Reti tecnologiche. Pag. 42 di 113

44 Tavola PPR.006 MASTERPLAN - STATO DI PROGETTO del PUA Pag. 43 di 113

45 Tavola PPR.007 MASTERPLAN VIABILITA E VERDE del PUA Pag. 44 di 113

46 Tavola PPR.008 CALCOLO STANDARD P.U.A. Pag. 45 di 113

47 2.5 DISTANZA DAI SITI DELLA RETE NATURA 2000 E DAGLI ELEMENTI CHIAVE DI QUESTI Dall analisi cartografica e dai dati topografici della documentazione di progetto, l area d intervento è completamente esterna a siti della Rete Natura 2000 e risulta posta a ca. 250 m dal SIC/ZPS IT Basso Garda. Area di progetto Figura 2.5/I: Individuazione dell area d intervento sul quadro d insieme della Rete Natura 2000 nel Veneto. 250 m ca. Area di progetto SIC/ZPS IT Basso Garda Figura 2.5/II: Carta delle distanze dai siti della Rete Natura Pag. 46 di 113

48 2.6 INDICAZIONI DERIVANTI DAGLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE Data la tipologia d intervento, è utile riportare di seguito un analisi del quadro programmatico relativo all area di studio, sia a scala comunale che sovra comunale Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (P.T.R.C.) Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (di seguito per chiarezza denominato PTRC vigente) della Regione Veneto viene adottato per la prima volta il 23 dicembre 1986 (D.G.R.V. n ) e, dopo una serie di modifiche ed integrazioni, approvato con provvedimento del Consiglio Regionale n. 250 del 13 dicembre L estensione a tutto il territorio regionale del P.T.R.C. rispondeva alla priorità, emersa con la legge 8 agosto 1985, n. 431, di ricondurre entro precisi obblighi di salvaguardia (vedi art. 1 della legge) le zone di particolare interesse ambientale, inserendo le specifiche normative d uso e di valorizzazione ambientale dei relativi territori in piani paesistici (ex legge 1497/39) o in Piani urbanistico - territoriali con specifica considerazione dei valori paesistico - ambientali. Viene così modificata e integrata la L.R. 27 giugno 1985, n. 61, recante Norme per l assetto e l uso del territorio, con un altra legge regionale, la n. 9 del 11 marzo , la quale dispone che gli strumenti territoriali ed urbanistici hanno altresì valenza paesistica ai sensi e per gli effetti della legge 29 giugno 1939, n e della legge 8 giugno 1985, n ; tale legge precisa, inoltre, i contenuti e gli elaborati di cui i diversi strumenti urbanistici di livello regionale e comunale debbono essere corredati per soddisfare i requisiti richiesti. Il Piano Territoriale di Coordinamento consente di avere a disposizione un quadro di riferimento unitario per gli strumenti urbanistici e settoriali e, in considerazione della valenza ambientale dello stesso, di armonizzare nel frattempo sia le esigenze di tutela che quelle dello sviluppo. Ai sensi della legge urbanistica regionale (art. 5 L.R. 61/85), il P.T.R.C. definisce i seguenti rilevanti aspetti: la zonizzazione territoriale con funzione di conservazione e tutela delle risorse del territorio e dell ambiente; le direttive per i piani regionali di settore e per i piani di livello subordinato; i vincoli direttamente prevalenti nei confronti dei piani regionali di settore e dei piani di livello subordinato. Attualmente è in corso da parte della struttura competente la revisione del PTRC secondo le indicazioni previste dalla legge urbanistica regionale del 23 aprile 2004, n.11. Dall analisi della tavola 1 del PTRC vigente denominata Difesa del suolo e degli insediamenti non emerge alcuna informazione riguardo l area di progetto. Nella tavola 2 denominata Ambiti naturalistico ambientali e paesaggistici di livello regionale l area di progetto è classificata come aree di tutela paesaggistica ai sensi delle L. 1497/39 e L. 431/85 (art. 19 N. di A.), come riportato anche nella tavola denominata Valenze storico Culturali e Paesaggistico Ambientali. Si riporta di seguito un estratto dell art. 19 relativo alla denominazione dell area di studio. Parte dell area di progetto ricade all interno del perimetro di vincolo dei laghi. 2 BUR n. 5/ BUR n. 93/ BUR n. 14/1986 Pag. 47 di 113

49 Area di progetto Figura 2.6.1/I: Stralcio Tav.2 Ambiti naturalistico-ambientali e paesaggistici di livello regionale PTRC Articolo 19 - Direttive per la tutela delle risorse naturalistico-ambientali Il P.T.R.C. individua nelle Tav.n. 2 e 10 il Sistema degli ambiti naturalistico ambientali e paesaggistici di livello regionale, articolato in: - ambiti naturalistici di livello regionale; - aree di tutela paesaggistica, vincolate ai sensi delle leggi , n e , n.431; - zone umide; - zone selvagge. Tutte le aree così individuate costituiscono zone ad alta sensibilità ambientale o ad alto rischio ecologico. La Regione nel redigere i Piani di Area e/o Piani di Settore, le Province e i Comuni nel predisporre i Piani territoriali e urbanistici di rispettiva competenza che interessino i sopracitati ambiti di valore naturalistico, ambientale e paesaggistico, orientano la propria azione verso obiettivi di salvaguardia, tutela, ripristino e valorizzazione delle risorse che caratterizzano gli ambiti stessi. ( ) Secondo le Tavole 5 e 9 Ambiti per la istituzione di parchi e riserve regionali naturali ed archeologici ed aree di tutela paesaggistica, l area è marginalmente ricompresa in ambiti per l istituzione di parchi e riserve naturali regionali : Ambito fluviale del Mincio (art. 33 N. di A.). Area di progetto Pag. 48 di 113

50 Figura 2.6.1/II: Tavola 5. Fonte: Geoportale della Regione Veneto Area di progetto Figura 2.6.1/III: Stralcio Tav Valenze storico Culturali e Paesaggistico Ambientali PTRC Piano d Area Garda-Baldo I Piani di Area sono la principale modalità di articolazione del P.T.R.C. Si tratta di strumenti di programmazione delle politiche territoriali che vengono individuati, al di là dei confini amministrativi provinciali e comunali, sulla base dell obiettivo d intervento o dell oggetto di coordinamento. Il Piano di Area del Garda-Baldo è stato adottato con deliberazione di Giunta Regionale n. 827 del 15 marzo Quest ambito naturalistico, storico - ambientale e paesaggistico, risulta articolato su di una porzione di territorio comprendente il lago di Garda, l asta fluviale del fiume Mincio, il sistema montano del Baldo fino ad arrivare alla Val Lagarina e all asta fluviale del fiume Adige. Il Piano definisce, all interno di quest area, le zone da sottoporre a particolare disciplina per l utilizzo sostenibile delle risorse ambientali e per la tutela e la valorizzazione delle risorse paesaggistiche, per la promozione delle attività di ricerca scientifica e per l organizzazione delle attività antropiche, nel senso del perseguimento di uno sviluppo sostenibile. Il Piano di Area comprende, nel dettaglio, il territorio dei Comuni di Affi, Bardolino, Brentino Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Castelnuovo del Garda, Cavaion Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo, Garda, Lazise, Malcesine, Pastrengo, Peschiera del Garda, Rivoli Veronese, San Zeno di Montagna, Torri del Benaco, Valeggio sul Mincio. Pag. 49 di 113

51 Dall analisi degli elaborati cartografici del Piano, in particolare dall analisi della tavola 2.8 Sistema delle fragilità, si ricava che l area d intervento è classificata come area zonizzata come da strumenti urbanistici vigenti e nel settore più vicino alla linea ferroviaria ricade in corridoio di difesa dall inquinamento acustico. La Tavola 3.8 Sistema delle valenze storico-culturali classifica la strada adiacente all area di progetto a nord come strada lombardo veneta. La Tavola 4.8 Sistema ambientale non riporta alcuna ulteriore indicazione per l area di progetto. Area di progetto Figura 2.6.2/I: Stralcio Tav. 2.8 Sistema delle fragilità. Pag. 50 di 113

52 Area di progetto Figura 2.6.2/II: Stralcio Tav. 3.8 Sistema delle valenze storico-culturali. La tavola 5.8 Sistema floro-faunistico e degli ambienti di tutela classifica l area di studio come sopra (Area zonizzata come da strumenti urbanistici vigenti) ed individua il fiume Mincio come Ambiti interessati dall istituzione di parchi e riserve: n. 2 Fiume Mincio Area di progetto Figura 2.6.2/III: Stralcio Tav. 5.8 Sistema floro-faunistico e degli ambienti di tutela. Pag. 51 di 113

53 2.6.3 Piano di Assetto del Territorio Intercomunale Il P.A.T.I. Piano di Assetto del Territorio Intercomunale riguarda i Comuni di Peschiera del Garda e Castelnuovo del Garda. È stato approvato dalla Conferenza di Servizi tra i Sindaci dei due Comuni interessati e il Dirigente all Urbanistica della Regione Veneto in data 05/02/2009 e ratificato con Deliberazione di Giunta Regionale n. 930 del 07/04/2009, pubblicata sul B.U.R. della Regione Veneto n. 33 del 21/04/2009. Dall analisi della cartografia si ricava che l area d intervento ricade in parte fascia di rispetto dell idrografia; la fascia più a nord ricade in fasce costiere e lacuali 300 m. Area di progetto Figura 2.6.3/I: Stralcio Tav. 1 Carta dei vincoli e della pianificazione territoriale. PATI. Pag. 52 di 113

54 La Tavola 2 Carta delle Invarianti non fornisce alcuna informazione per l area di studio. La tavola 3 Carta delle fragilità evidenzia come, dal punto di vista della compatibilità geologica a fini urbanistici (art. 29 N.T.A.), il territorio interessato dall intervento sia classificato come terreno idoneo a condizione. Pag. 53 di 113

55 Area di progetto Figura 2.6.3/II: Stralcio Tav. 3 Carta delle Fragilità. PATI. Di seguito si riporta l estratto del relativo articolo delle N.T.A.. Art. 29 N.T.A. - Compatibilità geologica ai fini urbanistici Sulla base delle analisi, la classificazione della compatibilità geologica ai fini urbanistici è fondata su indici relativi di qualità dei terreni con riferimento alle possibili problematiche riguardanti la stabilità dei versanti nelle aree collinari, ai possibili effetti d inquinamento delle acque sotterranee, alla compressibilità dei terreni, alle caratteristiche geotecniche nei confronti delle opere di fondazione, ai possibili sprofondamenti per la presenza di cavità di dissoluzione carsica o d origine antropica, all erodibilità delle sponde fluviali, all esondabilità dei corsi d acqua, alla sicurezza di arginature o di altre opere idrauliche, alla salvaguardia di singolarità geologiche, geomorfologiche, paleontologiche o mineralogiche, alla protezione delle fonti di energia e delle risorse naturali. ( ) TERRENO IDONEO A CONDIZIONE (fondo giallo): le caratteristiche litologiche, geomorfologiche od idrogeologiche di queste aree sono penalizzanti ai fini urbanistici e richiedono specifici studi ed indagini geologiche/idrogeologiche approfondite per ogni tipo d'intervento urbanistico che necessiti di concessione e/o autorizzazione edilizia. L'edificabilità di tali aree è possibile solo previo controllo geologico specifico finalizzato al tipo d'intervento da eseguire come prescritto dalla normativa vigente. In questa classe ricadono le aree nelle quali sono state rilevate puntuali o ridotte condizioni limitative alla modifica delle destinazioni d'uso dei terreni. L'utilizzo di queste aree sarà peraltro subordinato alla realizzazione di supplementi di indagine per acquisire una maggior conoscenza geologica - tecnica dell'area e del suo intorno, mediante campagne geognostiche, prove in situ e di laboratorio, nonché mediante studi tematici specifici di varia natura (idrogeologici, idraulici, ambientali, pedologici ecc..). Ciò dovrà consentire di precisare le idonee destinazioni d'uso, le volumetrie ammissibili, le tipologie costruttive più opportune, nonché le opere di sistemazione e bonifica. La classe comprende le seguenti tipologie di terreni: 1) Sedimenti di accumulo fluvioglaciale o morenico a tessitura eterogenea prevalentemente sabbio limosa con ghiaie e blocchi. Si tratta di Depositi da addensati a mediamente addensati. 2) Sedimenti lacustri, prevalentemente limo-sabbio-argillosi. Depositi con consistenza da media ad alta. Pag. 54 di 113

56 3) Sedimenti alluvionali recenti, prevalentemente ghiaiosi in matrice sabbiosa. Depositi, da addensati a mediamente addensati. 4) Sedimenti alluvionali, prevalentemente sabbio-limosi. Depositi con consistenza generalmente bassa. (..) Norme specifiche per i rilievi morenici: I nuovi interventi devono avere caratteristiche di impianto rispettose dell andamento del terreno, del quale deve essere mantenuta la morfologia preesistente. ( ) La Tavola 4 Carta della Trasformabilità evidenzia come l area ricada completamente in aree di urbanizzazione consolidata (art. 40 N.T.A.). Area di progetto Figura 2.6.3/III: Stralcio Tav. 4 Carta della Trasformabilità. PATI. Pag. 55 di 113

57 Art. 40 N.T.A. - Ambiti di urbanizzazione consolidata Gli ambiti di urbanizzazione consolidata sono costituiti dalle parti di territorio poste all interno del limite fisico della nuova edificazione, dove i processi di trasformazione sono sostanzialmente completati. Gli ambiti di urbanizzazione consolidata comprendono anche aree esterne alle zone edificabili previste dal P.R.G. previgente, nel P.R.G. classificate come zone E ma che hanno palesemente perso ogni caratterizzazione di zone agricole. Gli ambiti di urbanizzazione consolidata comprendono anche le zone pianificate dal vigente P.R.G. con destinazione diversa dalla Zona Agricola Il P.I., nell ambito delle aree di urbanizzazione consolidata individuate dal PATI, individua le aree in cui sono sempre possibili interventi diretti di nuova costruzione o di ampliamento di edifici esistenti attuabili nel rispetto delle presenti norme, e le aree di urbanizzazione da consolidare in cui gli interventi di nuova costruzione o di ampliamento di edifici esistenti o di ristrutturazione con modificazione della destinazione d uso tra diverse categorie urbanistiche, sono subordinati a P.U.A., a comparto edificatorio o a titolo abilitativo convenzionato, che preveda la realizzazione delle dotazioni territoriali e delle opere di urbanizzazione mancanti o carenti. ( ) Prescrizioni e Vincoli Negli ambiti di urbanizzazione consolidata, qualora gli interventi non siano già subordinati dal P.R.G. vigente a P.U.A., a comparto edificatorio o a titolo abilitativo convenzionato, sono sempre possibili interventi di nuova costruzione o di ampliamento di edifici esistenti, nel rispetto delle presenti norme Piano Regolatore Generale Comunale L ambito di intervento è identificato nel PRG in parte come ZTO C2.4 di ristrutturazione urbanistica e parte in zona F2 di attrezzature collettive. Inoltre parte dell area ricade in fasce di rispetto di tutela ambientale ai sensi del D. Lgs. 490/99, titolo II. Pag. 56 di 113

58 Area di progetto Figura 2.6.4/I: Stralcio Tav. 5a P.R.G./P.I. vigente. 2.7 UTILIZZO DELLE RISORSE Data la tipologia d intervento, le risorse impiegate saranno prevalentemente quelle impiegate nell edilizia per la costruzione delle unità abitative e della viabilità. La principale risorsa utilizzata è il suolo, in quanto il progetto comporta sottrazione di suolo attualmente in disuso (ex area militare), sostituito dalla nuova area residenziale. È da sottolineare, però, che il nuovo progetto comporterà una diminuzione della superficie impermeabilizzata, che passerà dagli attuali mq ai mq di progetto: si avrà un aumento dell area a verde. Inoltre la realizzazione del parco urbano prevederà la piantumazione di diverse specie idonee al contesto ambientale locale. Si ricorda che il progetto nel suo complesso non comporta la rimozione di vegetazione riconducibile a formazioni assimilabili ad habitat o specie elencate nell allegato I della Direttiva Habitat, in quanto l area d intervento è interessata dalla presenza di vegetazione sinantropica, cresciuta fra le varie strutture demaniali. Un ulteriore risorsa utilizzata sarà l acqua che verrà fornita tramite allacciamento alla rete dell acquedotto comunale. Per l irrigazione delle aree verdi pubbliche verrà impiegata l acqua meteorica raccolta nel laghetto artificiale del parco urbano. Non verrà dunque prelevata acqua dal sottosuolo. 2.8 FABBISOGNO NEL CAMPO DEI TRASPORTI, DELLA VIABILITÀ E DELLE RETI INFRASTRUTTURALI L area è ubicata fra Via Secolo e Via Milano, nello specifico l ingresso all area avviene da via Secolo. Pag. 57 di 113

59 Area di progetto Figura 2.8/I: Inquadramento dell area di progetto. L attività comporta la realizzazione di nuova viabilità e la sistemazione di quella esistente. Il progetto risolve all esterno del lotto la viabilità veicolare, attraverso una bretella che collega, attraverso una nuova rotonda, via Salvi al parcheggio dei campi sportivi e l'isola ecologica. Attivare questo flusso significa aprire un collegamento importante per la valorizzazione di Porto Vecchio espostare parte del flusso veicolare sulla nuova bretella, agevolando il raggiungimento della Scuola Materna. La viabilità così modificata garantisce una riconnessione di tutta la zona ovest con il centrostorico e i sevizi pubblici, diventando motivo aggiuntivo di qualità. Pag. 58 di 113

60 Figura 2.8/II: Schema viabilità di progetto. Pag. 59 di 113

61 Pag. 60 di 113

62 2.9 EMISSIONI, SCARICHI, RIFIUTI, RUMORI, INQUINAMENTO LUMINOSO Emissioni di gas e polveri La realizzazione di quanto previsto in progetto comporterà emissioni tipiche dei cantieri edili, mentre in fase di esercizio si avranno emissioni tipiche delle aree residenziali. Durante la fase cantiere è evidente che vi sarà emissione di polveri dovute alle operazioni di scavo, di movimento terra e di demolizione previste. La possibile incidenza per l ecosistema è da ritenersi comunque temporaneo (limitato alla presenza del cantiere stesso) ma sicuramente il più significativo tra le matrici analizzate. La committenza ha stimato che la realizzazione cantiere si completi in circa due anni. Pertanto l incidenza temporale è limitata a tale periodo. Le potenziali sorgenti di emissione sono da considerarsi la risospensione del materiale pulvurulento, in seguito alle normali attività di cantiere (sbancamenti, scavi, carico-scarico, demolizioni, ecc.) Risospensione polveri L US-EPA ha monitorato un migliaio di cantieri in attività ed ha redatto uno studio fornendo, per ogni attività cantieristica, un fattore emissivo in relazione all'estensione areale dell'area di cantierizzazione. Nel caso in questione si riferisce ad un fattore emissivo di 70 kg di PM10 per ettaro e per mese di cantiere. La sorgente è quindi una sorgente areale di grandezza pari all area cantiere; le caratteristiche sono sintetizzate nella tabella 2.9.1/I. In figura 2.9.1/I è rappresentata la posizione cartografica delle sorgenti puntuali e del SIC in esame. Tabella 2.9.1/I: caratteristiche della sorgente areale Pag. 61 di 113

63 Figura 2.9.1/I: posizione della sorgente areale (in rosso) rispetto ai SIC in esame (in blu chiaro e scuro) Il modello matematico utilizzato L emissione di inquinanti ha luogo, normalmente, nei pressi della superficie terrestre ed interessa una porzione relativamente limitata di atmosfera. Lo studio delle caratteristiche fisiche di tale strato (indicato come Planetary Boundary Layer, PBL) normalmente non rientra negli interessi della Meteorologia Generale e costituisce attualmente una disciplina autonoma denominata Micrometeorologia. La difficoltà insita nello studio del PBL deriva dal fatto che l elemento che sovrintende al suo comportamento dinamico è la turbolenza dell aria, concetto molto sfuggente, ma essenziale per comprendere perché e come gli inquinanti si diffondano nell aria e perché la loro distribuzione spaziale e temporale sia tanto bizzarra e per certi versi imprevedibile. L equazione di riferimento è quella denominata come equazione euleriana semiempirica della dispersione in atmosfera: ci t + j = 1 u ci x = 3 3 j j j= 1 x j K jj ci + S x j c + R ( c,..., c i 1 N ) (1) c u Dove i è la concentrazione media dell inquinante i-simo, j è la velocità media del vento nelle K jj 3 direzioni, è il tensore che rappresenta la diffusività atmosferica, Sc rappresenta il tasso di produzione (sorgente) o di decadimento, Ri rappresenta i termini di reazione chimica dell inquinante i-simo. Se gli inquinati di interesse sono N, si avranno N equazioni del tipo sopra. Questa equazione costituisce il punto di riferimento della teoria euleriana della dispersione degli inquinanti in Pag. 62 di 113

64 aria. Tale equazione differenziale alle derivate parziali è irrisolvibile in maniera analitica se non facendo ipotesi e semplificazioni. In particolare la trattazione analitica gaussiana ipotizza che i tensori di diffusività atmosferica siano costanti nello spazio e nel tempo. che la velocità del vento sia costante e la sua direzione costante e concorde con l asse delle x, ed infine ipotizza trascurabili i termini di sorgente e di reazione. Con queste semplificazioni l equazione 1 è risolvibile per via analitica e si giunge alla classica espressione gaussiana dell andamento della concentrazione. Figura 2.9.1/II: Sistema di coordinate cartesiane per il modello gaussiano. Il software utilizzato per la simulazione è (Win)Dimula implementato dall ENEA, un modello gaussiano raccomandato dai rapporti ISTISAN per la modellazione della qualità dell aria. La forma della soluzione è influenzata da una serie di parametri fisici quali: l intensità e la direzione del vento, la dispersione laterale e verticale del pennacchio (ovvero i tensori di turbolenza) che variano al variare della stabilità atmosferica, descritta utilizzando le 6 classi di stabilità introdotte da Pasquill-Turner (vedasi la tabella 7/VIII). Tabella 2.9.1/II: Stabilità dell atmosfera secondo la suddivisione di Pasquill-Turner Velocità del vento (m/s) Insolazione forte giorno Insolazione moderata notte Insolazione debole FC > 4/8 FC < 4/8 <2 A A-B B F+G F+G 2-3 A-B B-C C E F+G 3-5 B B-C C D E 5-6 C C-D D D D >6 C D D D D Il modello è quindi strutturato per effettuare simulazioni short therm con inserimento istantaneo delle caratteristiche meteo, con l ipotesi che rimangano stazionarie. Pag. 63 di 113

65 Nel nostro caso, per effettuare la simulazione, è stato utilizzato l EPA screening model ; questa procedura permette di definire una serie di dati meteo che coprono le principali situazioni possibili: ad ogni classi di stabilità corrispondono diversi valori appropriati di intensità del vento. Questo metodo è stato suggerito da EPA per la valutazione degli scenari peggiori. Il modello è stato studiato per simulare anche situazioni ad orografia complessa. Nel nostro caso la presenza contemporanea di centri abitati, zone agricole e strade in rilevato ha fatto sì che l ipotesi di quota sul livello del mare e di rugosità superficiale costante non fosse rappresentativa della realtà; pertanto si è suddiviso l area in un reticolo di calcolo, con dimensioni della singola maglia di dx=dy=100m: per ogni maglia è stato assegnato un valore di quota z e di rugosità superficiale. La sorgente pertanto è una sorgente areale con le caratteristiche descritte nel capitolo precedente. Risultati e conclusioni Per quanto riguardo le polveri sottili (PM10), non esiste un limite normativo a protezione degli ecosistemi; esiste un limite a protezione della salute umana che è fissato pari a 40 g/nm3 per quanto riguarda la media annuale (D.Lgs. 155/10). Dall analisi delle figure seguenti, che mostrano i risultati delle simulazioni effettuate, si evince che in alcun modo la concentrazione degli elementi in esame (PM10) interferisce in maniera significativa con i SIC in questione. In particolare la concentrazione di polveri presso il SIC, è pari allo 0,1% rispetto al limite fissato per la protezione della salute umana. Pag. 64 di 113

66 Figura 2.9.1/III: andamento della media annuale di PM Scarichi L attività di cantiere non comporta scarichi di alcun tipo, né su suolo, sottosuolo o sistema idrico. In fase di gestione l area sarà collegata alla rete fognaria comunale; le acque meteoriche saranno raccolte, convogliate alla vasca di prima pioggia ed una parte alla vasca di laminazione. È previsto un collegamento fra la vasca di laminazione e l esistente conduttura di raccolta delle acque meteoriche, con punto di emissione nel canale della fortezza di Peschiera d. G., per il troppo pieno della vasca di laminazione. Per dettagli si rimanda alla relazione generale e tecnica del PUA ed alla relativa tavola Reti Tecnologiche, di cui si riporta un estratto non in scala. Figura 2.9.2/I: Estratto tavola Reti Tecnologiche Rifiuti Si prevede chein fase di cantiere saranno prodotti rifiuti tipici delle attività edili. Tutto ciò sarà opportunamente smaltito come da normativa vigente. In fase di gestione, si avrà la produzione di tipici rifiuti urbani, gestiti come previsto dalla raccolta differenziata in uso nel territorio comunale di Peschiera del Garda Rumori Le emissioni acustiche maggiori saranno quelle prodotte dai mezzi utilizzati durante la fase di cantiere, mezzi tipici degli interventi edili, oltre che delle normali attività di cantiere. In fase di esercizio, si avranno normali emissioni acustiche dei comparti residenziali, tipici del contesto in cui si inserisce l opera nel suo insieme. Le emissioni principali saranno date dal traffico veicolare indotto Inquinamento luminoso Pag. 65 di 113

67 In fase di cantiere non si avrà alcuna emissione luminosa. In fase di gestione, si avranno le illuminazioni tipiche dei contesti residenziali, per l illuminazione stradale e dei viali pedonali. Data la tipologia ed il contesto in cui si inserisce il progetto, si ritiene che non si avrà alcuna tipologia di inquinamento luminoso. Figura 2.9.5/I: Estratto tavola Reti Tecnologiche ALTERAZIONI DIRETTE E INDIRETTE SULLE COMPONENTI AMBIENTALI ARIA, ACQUA, SUOLO Le principali alterazioni dirette e indirette sulle componenti ambientali (suolo, aria ed acqua), derivanti dalla realizzazione del progetto, sono riassunte di seguito. Componenti ambientali Alterazioni Diretta o indiretta Breve descrizione ARIA Emissioni combusti Emissioni acustiche gas Diretta Le attività di cantiere delle opere di urbanizzazione prevedono impiego di mezzi di cantiere e movimenti terra. Ciò comporterà dispersione di polveri e sostanze gassose, oltre ad emissioni acustiche. Sviluppo e diffusione di polveri La fase di esercizio non comporta particolari emissioni: si avranno emissioni tipiche di aree residenziali e del traffico indotto. Pag. 66 di 113

68 SUOLO Impermeabilizzazione del suolo Diretta Il progetto comporta una riduzione delle aree impermeabilizzate: si avrà impermeabilizzazione di suolo per la realizzazione della nuova area residenziale (viabilità e unità abitative) per un totale di ca mq di superficie impermeabilizzata, a fronte degli attuali mq. Movimentazione suolo e sottosuolo di Diretta La costruzione delle unità abitative comporta la movimentazione di suolo e sottosuolo per la realizzazione delle abitazioni stesse (scantinati e garage) e per la posa dei servizi connessi. ACQUA Alterazione del regime idraulico delle acque superficiali Diretta L impermeabilizzazione di superfici comporta un aumento del deflusso superficiale in quanto l acqua non si può più infiltrare nel sottosuolo. Da quanto previsto in progetto e dai dati dimensionali dello stesso, si ritiene che il progetto non comporti alcuna significativa alterazione del regime idraulico dell'area rispetto allo stato di fatto (configurandosi al contrario come "migliorative" dello stato di fatto in virtù di una più attenta ed articolata regimazione dei deflussi di origine meteorica). Per dettagli si veda la relazione generale e tecnica e la relazione idraulica del progetto. Contaminazione delle acque di falda Indiretta Rischio di contaminazione delle acque di falda in situazioni eccezionali e di emergenza, quali rottura di mezzi di cantiere o incidente fra gli stessi IDENTIFICAZIONE DI TUTTI I PIANI, PROGETTI E INTERVENTI CHE POSSONO INTERAGIRE CONGIUNTAMENTE Allo stato attuale non si segnalano ulteriori piani, progetti o singoli interventi che possano interagire congiuntamente con il progetto in esame. Pag. 67 di 113

69 FASE 3 VALUTAZIONE DELLA SIGNIFICATIVITÀ DELLE INCIDENZE 3.1 DEFINIZIONE DEI LIMITI SPAZIALI E TEMPORALI DELL ANALISI Al fine di individuare il limite spaziale dell analisi sono state considerate le emissioni legate all attività e le potenziali alterazioni dirette ed indirette individuate in precedenza. Le emissioni di gas combusti e di polveri derivanti dalle attività di cantiere svolte saranno circoscritte all area d intervento e saranno di durata limitata (si veda precedente paragrafo 2.9.1). In relazione alle matrici dell idrosistema, si è tenuto conto dell assenza di scarichi liberi (collegamento alla rete fognaria comunale) nel sottosuolo, oltre che della tipologia d intervento in esame e delle misure adottate per la gestione delle acque meteoriche per l area residenziale (laghetto artificiale). Come già esposto in precedenza nella FASE 2 della valutazione, il progetto in esame è esterno ad aree della rete Natura 2000 ed il sito più vicino è il SIC/ZPS IT Basso Garda. Per quanto riguarda il limite temporale, si considererà la durata della fase di cantiere fino alla completa realizzazione del progetto, ovvero il completamento delle unità abitative. Ad integrazione di quanto già riportato al precedente capitolo, si riporta una breve analisi dell attenuazione delle emissioni acustiche con la distanza, finalizzata ad una migliore definizione del limite spaziale (buffer) di analisi. Emissioni acustiche Da bibliografia risulta che, in generale, le aree interessate da una pressione sonora superiore ai 50 db non sono adatte alle diverse specie animali. L inquinamento acustico è generato dal funzionamento dei mezzi di cantiere che possono essere schematizzabili come sorgenti puntiformi. Le tabelle che seguono forniscono alcuni valori di rumorosità in relazione alle diverse attività di cantiere. Tab. 3.1/I: Rumorosità per i tipi di attività (Fonte: U.S. Environmental Protection Agency) Attività Livello di rumore (dba) per lavori in trincea, di strade, ecc. Caso I Caso II Scavo Sgombero terreno (Caso I: tutte le macchine in azione; Caso II: in azione solo le macchine indispensabili) Tab. 3.1/II: Rumore nell industria edile e del genio civile (Fonte INSAI) LAVORAZIONE ESPOSIZIONE ADDETTI L eq dba Scavi con mezzi meccanici (pala cingolata, escavatore cingolato, autocarro) Eventuali presenti (esterni) Addetto pala (cabina) Addetto escavatore(cabina) Autista autocarro(trasporto) Autista autocarro(carico) 89,5 88,6 88,2 76,4 86,2 I dati provengono da una indagine dell istituto Nazionale Svizzero Assicurazione infortuni (INSAI), basata su una serie di alcune migliaia di misurazioni effettuate in cantiere. Pag. 68 di 113

70 Per un buon calcolo si dovrebbero considerare i fattori aleatori quali l assorbimento dell energia sonora nell atmosfera, la quale dipende da altrettanti fenomeni aleatori come le condizioni psicometriche dell aria, intensità e direzione del vento, gradienti di temperatura e pressione, eventuale presenza di barriere naturali o artificiali, presenza di superfici riflettenti. Nella pratica, a vantaggio della sicurezza e nel rispetto del principio di massima precauzione, si considerano solo i fenomeni di trasmissione senza considerare alcun fenomeno di attenuazione, quali la riduzione delle emissioni dovuta alla presenza di altri edifici fra area d intervento e sito della rete Natura Si riporta nella tabella seguente l attenuazione del rumore in funzione della distanza ipotizzando, per una condizione di sicurezza, una sorgente il cui livello equivalente è pari a 100 dba. Tab. 3.1/III: Attenuazione del rumore in funzione della distanza. Livello di emissione acustica Rumore alla sorgente Distanza dalla sorgente 20 m 50 m 100 m 200 m 300 m 500 m dba ,5 E importante ricordare che il livello della pressione sonora decresce all aumentare della distanza dalla sorgente, secondo la seguente formula: dove: L p2 =L p1-20 log(d 2 /d 1 ) L p2 = livello di pressione sonora ad una distanza d 2 dalla sorgente; L p1 = livello di pressione sonora ad una distanza d 1 dalla sorgente. Come si può notare il valore di 50 db viene raggiunto alla distanza di 100 m dalla sorgente. Definizione del buffer In considerazione di quanto riportato ai precedenti paragrafi ed in considerazione dell attenuazione dei rumori in funzione della distanza dalla sorgente, si ritiene opportuno considerare come area di valutazione o buffer di analisi la fascia circostante l area di progetto per un raggio di ca. 500 m. Figura 3.1/I: Definizione del buffer di valutazione di 500 m (in arancione). Pag. 69 di 113

71 3.2. IDENTIFICAZIONE DEI SITI DELLA RETE NATURA 2000 INTERESSATI In questo paragrafo si riporta un analisi ed una descrizione dei siti Natura 2000 più vicini all area d intervento, ovvero il SIC/ZPS IT Basso Garda. Nell Atlante dei siti Natura 2000 del Veneto 5, realizzato dalla Regione Veneto, il sito IT fa parte del Raggruppamento 3C Zone umide e loro pertinenze: fontanili e laghi eutrofici. Le zone umide sono aree caratterizzate dalla presenza, permanente o temporanea, di acqua libera o di un suolo impregnato di acqua. Si tratta di aree acquitrinose, paludi o torbiere, comunemente ritenute aree improduttive, ma che svolgono molteplici e fondamentali funzioni ecologiche, sociali, culturali ed economiche: regolano il regime delle falde e dei corsi d acqua, riducono la concentrazione di inquinanti, mitigano e mantengono costante il microclima. Di seguito si riporta, dunque, una descrizione del sopracitato Sito della Rete Natura 2000; le informazioni sono tratte dalla pubblicazione citata in precedenza Atlante dei siti Natura 2000 del Veneto e dalle schede relative ai formulari standard dei siti SIC/ZPS IT BASSO GARDA Come già ricordato, il SIC/ZPS IT Basso Garda fa parte del raggruppamento 3C Zone umide e loro pertinenze: fontanili e laghi eutrofici. Inquadramento generale e paesaggistico Il Lgo di Garda rappresenta il più vasto lago italiano; si tratta di un lago terminale glaciale che inizialmente presentava caratteri di oligotrofia, ma che attualmente si trova in condizioni di mesotrofia più o meno accentuata. I suoi scenari aperti, il carattere relativamente pianeggiante del territorio che lo circonda ed il microclima particolarmente favorevole, hanno richiamato, fin dall Ottocento un turismo di massa di tipo marittimo, che ha portato all insediamento di grandi e numerosi centri ricettivi. Le parti di lago ancora qualificabili come zona umida sono rappresentate da quei tratti costieri che presentano ancora caratteristiche palustri. Il sito si situa nella porzione meridionale del lago, nel punto in cui il Mincio ne esce come emissario, in prossimità del centro abitato di Peschiera del Garda. Valori naturalistici La superficie maggiore del sito, circa il 90%, è occupata da acqua libera, profonda più di 4-5 m e quindi priva di comunità idrofitiche fanerogamiche. Nelle porzioni meno profonde, nei tratti prossimali alle sponde, si riscontrano le comunità idrofitiche tipiche delle acque stagnanti o lentamente fluenti (3150), rappresentate da comunità a potamogeti (Potamogeton sp.pl) e peste d acqua (Lagarosiphon major), specie esotica ormai naturalizzata. Lungo le sponde sono presenti nuclei poco estesi e fortemente disturbati di boscaglie riparie, dominate da salice bianco (Salix alba) e pioppo nero (Populus nigra) (91E0*). Le aree rimanenti sono occupate, in gran parte, da canneti a Phragmites australis, di discreta estensione, ma in parte degradate, che rivestono una particolare importanza soprattutto per gli uccelli migratori e per quelli svernanti. Si possono segnalare come presenti regolarmente lo Svasso (Podiceps auritus), le Strolaghe (Gavia arctica e G. stellata), il Cormorano (Phalacrocorax carbo sinensis), il Moriglione (Aythya ferina) e la Moretta (Aythya fuligula), la Cannaiola (Acrocephalus scirpaceus) e il Cannareccione (Acrocephalus arundinaceus). Tra gli anfibi, sicuramente importante, la presenza dell Ululone dal ventre giallo (Bombina variegata). 5 Pubblicazione realizzata dalla Segreteria Ambiente e Territorio Direzione Regionale Pianificazione Territoriale e Parchi. Autori: Gabriella Buffa e Cesare Lasen. Pag. 70 di 113

72 L ittiofauna comprende specie di notevole interesse faunistico, quali l endemico Carpione (Salmo trutta carpio), un salmonide planctofago che vive solo nel lago di Garda, che compie il suo intero ciclo di vita nel lago, senza mai risalire gli affluenti e senza avvicinarsi alle rive o alla superficie. Le altre specie più rappresentate sono la Trota marmorata (Salmo trutta), estremamente rara, e la Trota fario (Salmo fario), diventata relativamente comune in seguito a estesi ripopolamenti. Relazione diretta con altri siti Non si segnalano relazioni dirette con altri siti. In allegato è riportata copia del formulario identificativo del SIC/ZPS IT Figura 3.2.1/I: Inquadramento SIC IT Basso Garda. Fonte: sito web del Ministero dell Ambiente. Pag. 71 di 113

73 Caratteristiche generali del sito sono desumibili dal formulario Standard Natura 2000 che suddivide il territorio secondo i tipi di habitat riportate nella tabella sottostante 6. TIPI DI HABITAT % COPERTA Dune litoranee, Spiagge sabbiose, Machair 2 Spiagge ghiaiose, Scogliere marine, Isolotti 3 Brughiere, Boscaglie, Macchia, Garighe, Friganee 3 Corpi d'acqua interni (acque stagnanti e correnti) 80 Torbiere, Stagni, Paludi, Vegetazione di cinta 5 Altri (inclusi abitati, strade, discariche, miniere e aree industriali) 7 Copertura totale habitat 100% L esame dei dati contenuti nella tabella evidenzia come il sito sia caratterizzato prevalentemente dalla presenza dell habitat Corpi d'acqua interni (acque stagnanti e correnti), in quanto si estende quasi esclusivamente sul tratto più meridionale del Lago di Garda. Cartografia degli habitat e degli habitat di specie Come per il precedente sito della Rete Natura 2000, si riporta una carta tematica nella quale sono riportati gli Habitat Natura 2000 del SIC/ZPS IT Basso Garda. La cartografia è stata realizzata sulla base dei dati forniti dalla Regione Veneto, ma vi sono delle discrepanze rispetto a quanto riportato nel Formulario Standard (realizzato nel 1995) del sito. In particolare nella recente Cartografia degli Habitat e habitat di specie prodotta dalla Regione Veneto è stato individuato un ulteriore habitat (91E0) non inserito nel Formulario Standard. Di seguito si riporta una tabella con un elenco complessivo degli habitat riconducibili ad Habitat elencati nell'allegato I della Direttiva 92/43/CEE, con indicazione della fonte: HABITAT 3150: Laghi eutrofici naturali con vegetazione del tipo Magnopotamion o Hydrocharition 91E0: * Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-padion, Alnion incanae, Salicion albae) FONTE Formulario Standard Cartografia degli Habitat e habitat di specie Cartografia degli Habitat e habitat di specie 6 Fonte: Formulario Standard SIC/ZPS IT Paragrafo 4.1 Caratteristiche generali sito. Pag. 72 di 113

74 Figura 3.2.1/II: Cartografia degli habitat ed inquadramento dell area di progetto. Come si ricava della precedente figura, l area di progetto è vicina, ma esterna, al limite del SIC/ZPS IT e l habitat più vicino risulta essere il 3150 Laghi eutrofici naturali con vegetazione del tipo Magnopotamion o Hydrocharition, che è anche quello maggiormente diffuso. L Habitat prioritario 91E0 è stato individuato esclusivamente in una ristretta area compresa fra la linea di battigia e la SR11 Via Miralago, nei pressi della località La Conta, ad ovest dell area d intervento a più di 3 km di distanza. Di seguito si riporta un analisi degli habitat elencati nell Allegato I della Direttiva 92/43/CEE e delle specie elencate nell Allegato I della Direttiva 79/409/CEE e nell Allegato II della Direttiva 92/43/CEE presenti nel sito, dati reperiti sia dal Formulario Standard che dalla Cartografia degli habitat e habitat di specie elaborata dalla Regione Veneto. 3150: Laghi eutrofici naturali con vegetazione del tipo Magnopotamion o Hydrocharition Fonte: Formulario Standard e Cartografia degli habitat. Habitat biologicamente molto importante; include laghi e stagni con acque più o meno torbide, di colore da grigio a verde-blu, più o meno torbide, particolarmente ricche in soluti alcalini (ph generalmente maggiore di 7), con comunità di Hydrocharitionliberamente flottanti in superficie o, in acque profonde e aperte, con associazioni di Magnopotamion. L espansione urbana, l intensivizzazione delle colture agricole e il conseguente inquinamento, soprattutto nei fondovalle, hanno ridotto notevolmente il numero, l estensione e la qualità di questi ecosistemi di acqua dolce. La composizione floristica attuale, impoverita, riflette spesso tale situazione. Pag. 73 di 113

75 Specie vegetali tipiche Dominanti: Lemna minor, Nymphaea alba (VU), Potamogeton natans (NT). Caratteristiche: Potamogeton berchtoldii (NT), Potamogeton nodosus (VU), Potamogeton lucens (NT), Potamogeton praelongus (VU). Altre: Butomus umbellatus (CR), Callitriche palustris agg., Ceratophyllum demersum (NT), Groenlandia densa (VU), Hippuris vulgaris (VU), Lemna gibba (EN), Lemna minuta (VU #), Lemna trisulca (NT), Myriophyllum spicatum, Myriophyllum verticillatum, Najas marina (VU), Najas minor (EN), Nuphar lutea (VU), Potamogeton crispus (NT), Potamogeton filiformis (EN), Potamogeton gramineus (EN), Potamogeton perfoliatus (VU), Potamogeton pectinatus s.str. (VU), Ranunculus trichophyllus subsp. trichophyllus, Schoenoplectus lacustris, Sparganium emersum (VU), Utricularia australis (VU), Utricularia minor (VU), Vallisneria spiralis (EN), Zannichellia palustris (NT). Dinamismo naturale: Tutti i laghi sono destinati ad esaurirsi per progressivo interramento, ma per quelli più estesi e profondi il fenomeno si verifica in tempi molto lunghi. Le comunità vegetali, quindi, soprattutto se non troppo vicine alle sponde, sono sostanzialmente stabili, almeno in assenza di fenomeni di forte eutrofizzazione. In condizioni di apprezzabile naturalità è possibile osservare, dalla zona centrale proseguendo verso le sponde, la tipica serie delle comunità vegetali che si dispongono in funzione della profondità dell acqua, da quelle galleggianti a quelle radicanti. La mancanza di qualche termine nella serie spaziale è spesso indizio di alterazioni subite. Vulnerabilità e indicazioni gestionali: La delicatezza di tutti gli habitat di acqua dolce e il loro ruolo quali indicatori di qualità ambentale è fuori discussione. A parte i casi di distruzione fisica del sito, questo habitat, pur essendo in grado di tollerare apprezzabili quantitativi di nutrienti, è particolarmente sensibile agli apporti eccessivi di inquinanti. Per la loro collocazione topografica i laghi e gli stagni accolgono infatti le sostanze eluviate dai pendii sovrastanti. 91E0: * Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-padion, Alnion incanae, Salicion albae) Fonte: Cartografia degli habitat. Questo habitat comprende diversi tipi di boschi igrofili caratterizzanti le fasce ripariali dei fiumi in pianura e dei torrenti in montagna (fino a circa 1500 m). Si tratta di alneti di ontano bianco e/o nero, alno-frassineti, salici-populeti e saliceti a Salix alba. Queste formazioni ripariali si sviluppano su suoli pesanti in corrispondenza di depositi alluvionali con matrice limososabbiosa, soggetti a periodiche inondazioni, ben drenati nei periodi di magra ma senza la siccità estiva che tollerano i consorzi individuati con il codice Lo strato erbaceo è rappresentato da specie di taglia robusta che talora formano i consorzi di 6430 e, nelle stazioni ben conservate, da un ricco corredo di geofite a fioritura primaverile. Specie vegetali tipiche Dominanti: Alnus glutinosa, Alnus incana, Fraxinus excelsior, Populus nigra, Rubus caesius, Salix alba. Caratteristiche: Bidens cernua (VU), Bolboschoenus maritimus (EN),?Botrychium virginianum (CR), Bromus ramosus (NT), Caltha palustris, Campanula latifolia (NT), Carex acuta (NT), Carex acutiformis, Carex brizoides (NT), Carex elongata (CR), Carex pendula (VU), Carex pseudocyperus (VU), Carex remota, Cirsium palustre, Cucubalus baccifer (EN), Equisetum hyemale, Iris pseudacorus, Lysimachia nummularia (NT), Peucedanum palustre (NT), Phalaris arundinacea, Prunus padus (NT), Salix nigricans, Salix triandra, Scutellaria galericulata, Thelypteris palustris (NT). Altre: Acer pseudoplatanus, Aegopodium podagraria, Agrostis stolonifera, Anemone nemorosa, Angelica sylvestris, Athyrium filix-femina, Calamagrostis canescens (EN), Calystegia sepium, Carduus personata, Carex sylvatica, Carex umbrosa (NT), Cerastium sylvaticum (NT), Chaerophyllum hirsutum, Chrysosplenium alternifolium, Circaea Pag. 74 di 113

76 lutetiana, Cirsium oleraceum, Clematis vitalba, Cornus sanguinea, Corydalis solida (NT), Crepis paludosa, Deschampsia caespitosa, Dipsacus pilosus (NT), Dryopteris carthusiana s.str., Dryopteris remota (NT), Epilobium parviflorum, Equisetum telmateja, Festuca gigantea, Filipendula ulmaria, Frangula alnus, Geum rivale, Geum urbanum, Glechoma hederacea, Humulus lupulus, Impatiens glandulifera, Impatiens noli-tangere, Leucojum vernum, Lycopus europaeus, Lysimachia nemorum (EN), Matteuccia struthiopteris, Myosoton aquaticum, Oplismenus undulatifolius (EN), Petasites albus, Petasites hybridus, Poa nemoralis, Poa remota (NT), Primula elatior, Prunella vulgaris, Ranunculus cassubicus s.l. (NT), Ranunculus ficaria, Rubus idaeus, Salix apennina (VU), Salix appendiculata, Salix caprea, Salix cinerea, Salix eleagnos, Salix pentandra (VU), Sambucus nigra, Selinum carvifolia (NT), Solanum dulcamara, Solidago gigantea, Stachys sylvatica, Stellaria nemorum, Symphytum officinale, Tussilago farfara, Ulmus glabra, Urtica dioica, Viburnum opulus. La presenza di entità alloctone è sintomatica di situazioni di degradazione. Dinamismo naturale: I boschi ripari sono azonali e relativamente stabili, perdurando le condizioni di regolarità del regime fluviale con cicli alterni di magra e morbida. Essi sono a contatto, sia spaziale che per dinamica successionale, con le formazioni più primitive della serie Vulnerabilità e indicazioni gestionali: Anche le foreste ripariali vengono governate a ceduo e interventi piuttosto pesanti rischiano di favorire la diffusione della robinia (pur meno competitiva su suoli idromorfi) e di altre esotiche, oltre al corteo di specie nitrofile e banali. Tale rischio è assai più accentuato a fondovalle. Sarebbe quindi auspicabile ovunque un minor disturbo e calpestio. Ciò non è in contraddizione con l opportunità di un adeguata fruizione che dovrebbe essere opportunamente canalizzata, ad esempio con sentieri tematici e qualche passerella, in modo da risparmiare le aree più sensibili e delicate. Gli interventi di regimazione idraulica hanno da tempo alterato la normale fisionomia dei consorzi ripariali, ma essi possono mostrare una grande capacità di recupero, soprattutto nei torrenti montani, nel caso si assicuri una sufficiente stabilità e si eviti la frammentazione eccessiva. Trattandosi di formazioni pioniere pensare di arrestare il normale corso evolutivo avrebbe costi rilevanti. In situazioni di relativa naturalità, mentre aree di Alnion incanae evolvono verso la pecceta, in altri ambiti si creano le situazioni per la ricolonizzazione. In pianura e a fondovalle la loro gestione è più complessa e spesso i boschi ripari, assai vulnerabili, evidenziano i diversi livelli di disturbo e di degrado legati alle attività di escavazione, alle piste, alla frequentazione turistica, all abbandono di rifiuti, ai residui dell agricoltura industriale, ecc. Il loro facile accesso rappresenta un fattore di rischio che potrebbe essere trasforamto in risorsa nel caso si intendesse procedere a forme di tutela attiva con valorizzazione degli aspetti naturalistici. Nelle schede del Formulario Standard del SIC/ZPS IT non sono indicate PIANTE, RETTILI, MAMMIFERI ed INVERTEBRATI elencati nell'allegato II Direttiva 92/43/EEC. Le specie elencate si riferiscono esclusivamente ad UCCELLI, ANFIBI e PESCI. Di seguito si riportano le tabelle con le specie incluse e non nell Allegato I della Direttiva Uccelli e ss.mm.ii individuate in Formulario Standard e nell'allegato II Direttiva 92/43/EEC. Pag. 75 di 113

77 CODICE A022 A002 A060 A021 A007 A094 NOME SCIENTIFICO Ixobrychus minutus Gavia arctica Aythya nyroca Botaurus stellaris Podiceps auritus Pandion haliaetus Uccelli elencati nell'allegato I della Direttiva 79/409/CEE e s.m.i. Popolazione Valutazione sito Riprod. Migratoria Resid. Riprod. Svernam Tappa Popolaz. Conservaz Isolamento Globale C C B C B R C C C C R C C C C R D V C B C C R D Uccelli non elencati nell'allegato I della Direttiva 79/409/CEE e s.m.i. CODICE NOME SCIENTIFICO Riprod. Popolazione Migratoria Valutazione sito Resid. Riprod. Svernam Tappa Popolaz. Conservaz Isolamento Globale A059 Aythya ferina C C C C C A058 Netta rufina V D A118 Rallus aquaticus R C C C C A183 Larus fuscus V D A174 Stercorarius longicaudus A182 Larus canus R D A056 A298 A297 A008 Anas clypeata Acrocephalus arundinaceus Acrocephalus scirpaceus Podiceps nigricollis V D C C C C C C C B C C C C B C C R C B C B A054 Anas acuta C C C C C A391 A067 A065 A061 A005 A070 A066 A173 Phalacrocora x carbo Bucephala clangula Melanitta nigra Aythya fuligula Podiceps cristatus Mergus merganser Melanitta fusca Stercorarius parasiticus C C C C C P C C C C V D C C C C C C C B C B A062 Aythya marila P C C C C A069 Mergus serrator R V V R D D D D Pag. 76 di 113

78 A006 A055 Podiceps grisegena Anas querquedula R C B C B C C C C C CODICE 1193 NOME SCIENTIFICO Bombina variegata ANFIBI E RETTILI elencati nell'allegato II della Direttiva 92/43/CEE Popolazione Valutazione sito Riprod. Migratoria Resid. Riprod. Svernam Tappa Popolaz. Conservaz Isolamento Globale P C C C C CODICE 1107 NOME SCIENTIFICO Salmo marmoratus Riprod. PESCI elencati nell'allegato II della Direttiva 92/43/CEE Popolazione Migratoria Valutazione sito Resid. Riprod. Svernam Tappa Popolaz. Conservaz Isolamento Globale P C B C B 1103 Alosa fallax P C B C B POPOLAZIONE: Residenza Nidificazione/riproduzione Tappa di nidificazione Svernamento la specie si trova nel sito tutto l'anno la specie utilizza il sito per nidificare ed allevare i piccoli la specie utilizza il sito in fase di migrazione o di muta, al di fuori dei luoghi la specie utilizza il sito durante l'inverno. p = conteggio a coppie; i = singoli esemplari; C = specie comune; R = specie rara; V = specie molto rara; P = presenza. VALUTAZIONE DEL SITO: Popolazione: dimensione e densità della popolazione della specie presente sul sito rispetto alle popolazioni presenti sul territorio nazionale. A. 100% > = p > 15% B. 15% > = p > 2% C. 2%> = p > 0% D. popolazione non significativa Conservazione: grado di conservazione degli elementi dell'habitat importanti per la specie in questione e possibilità di ripristino. A. conservazione eccellente = elementi in condizioni eccellenti indipendentemente dalla notazione relativa alle possibilità di ripristino B. buona conservazione = elementi ben conservati indipendentemente dalla notazione relativa alle possibilità di ripristino C. conservazione media o limitata = elementi in medio o parziale degrado e ripristino facile Isolamento: grado di isolamento della popolazione presente sul sito rispetto all'area di ripartizione naturale della specie. Pag. 77 di 113

79 A. popolazione (in gran parte) isolata B. popolazione non isolata, ma ai margini dell'area di distribuzione C. popolazione non isolata all'interno di una vasta fascia di distribuzione Valutazione Globale: valutazione globale del valore del sito per la conservazione della specie interessata. A. valore eccellente B. valore buono C. valore significativo Lo stato delle acque del Basso Garda (Fonte: ARPAV) Per l'anno 2010 l ARPAV ha calcolato l'indice SEL (Stato Ecologico dei Laghi) secondo il D.M. 391/03; con riferimento alla nuova normativa (D.M. 260/10) è stata introdotta la valutazione dell'indice LTLeco (Livello Trofico dei Laghi per lo stato ecologico) ed è stata valutata la conformità rispetto agli standard di qualità ambientale per le sostanze dell'elenco di priorità (tabella 1/A, allegato 1 del D.M. 260/10) e per i principali inquinanti non appartenenti all'elenco di priorità (tabella 1/B), valutazioni da considerare parziali ed indicative poichè basate sull'elaborazione di dati di un singolo anno. Stato ecologico dei laghi (SEL) Per determinare lo stato ecologico dei laghi (SEL) viene valutato lo stato trofico (che esprime le condizioni di un ambiente acquatico in funzione della quantità di nutrienti in esso contenuti) secondo il criterio di classificazione previsto dal D.M. n. 391 del 29/12/2003, che ha modificato il criterio indicato dal D.Lgs. 152/99 (tabella 11, allegato 1). Il metodo si basa sull utilizzo di una tabella per l individuazione del livello da attribuire alla trasparenza e alla clorofilla a, di due tabelle a doppia entrata per l attribuzione del livello all ossigeno disciolto e al fosforo totale, e di una tabella di normalizzazione dei livelli ottenuti per i singoli parametri per l attribuzione della classe di stato ecologico. Tabella 3.2.1/I: Individuazione del livello per la trasparenza e la clorofilla a Parametro Livello 1 Livello 2 Livello 3 Livello 4 Livello 5 Trasparenza (m) (valore minimo) Clorofilla a (µg/l) (valore massimo) > ,5 1 < > 25 Tabella 3.2.1/II: Individuazione del livello per l ossigeno disciolto (% di saturazione) Valore a 0 m nel periodo di massima circolazione > 80 < 80 < 60 < 40 < 20 Valore minimo ipolimnico nel periodo di massima stratificazione > Pag. 78 di 113

80 Tabella 3.2.1/III: Individuazione del livello per il fosforo totale (µg/l) Valore a 0 m nel periodo di massima circolazione < 10 < 25 < 50 < 100 > 100 < Valore massimo riscontrato > Lo stato ecologico del lago (SEL), espresso in classi da 1 a 5, è ottenuto sommando i livelli attribuiti ai singoli parametri e deducendo la classe finale dagli intervalli riportati nella seguente tabella. Tabella 3.2.1/IV: Attribuzione della classe dello Stato Ecologico Somma dei singoli punteggi Classe SEL Livello Trofico dei Laghi per lo stato ecologico (LTLeco) Gli elementi chimico-fisici a sostegno dei biologici sono espressi attraverso il Livello Trofico dei Laghi per lo stato ecologico (LTLeco). La procedura di calcolo dell indice prevede l assegnazione di un punteggio per i parametri fosforo totale, trasparenza e ossigeno ipolimnico secondo i criteri indicati nelle seguenti tabelle. Per il fosforo totale e la trasparenza, i valori soglia da utilizzare per l assegnazione del punteggio sono diversi a seconda del macrotipo a cui appartiene il corpo idrico. L attribuzione del corpo idrico ad un macrotipo è successiva al processo di tipizzazione e si basa sui criteri, definiti nel D.M. 260/10, per l accorpamento dei tipi lacustri in macrotipi ai fini della classificazione. Pag. 79 di 113

81 Tabella 3.2.1/V: Individuazione del livello per il fosforo totale (µg/l) Macrotipi Livello 1 (Punteggio 5) Livello 2 (Punteggio 4) Livello 3 (Punteggio 3) L1, L2, I1, I > 15 L3, L4, I3, I > 20 Tabella 3.2.1/VI: Individuazione del livello per la trasparenza (m) Macrotipi Livello 1 (Punteggio 5) Livello 2 (Punteggio 4) Livello 3 (Punteggio 3) L1, L2, I1, I2 10 5,5 < 5,5 L3, L4, I3, I4 6 3 < 3 Tabella 3.2.1/VII: Individuazione del livello per l ossigeno ipolimnico (% saturazione) Macrotipi Livello 1 (Punteggio 5) Livello 2 (Punteggio 4) Livello 3 (Punteggio 3) Tutti > 80 > 40 e < La somma dei punteggi attribuiti ai singoli parametri costituisce il punteggio da attribuire all indice LTLeco, utile per l assegnazione della classe di qualità secondo i limiti riportati nella seguente tabella. Tabella 3.2.1/VIII: Limiti di classe in termini di LTLeco Limiti di classe Classificazione stato 15 Elevato Buono < 12 Sufficiente Per gli inquinanti specifici utilizzati a supporto degli elementi biologici per la classificazione dello stato ecologico (principali inquinanti non inclusi nell elenco di priorità, elencati in tabella Pag. 80 di 113

82 1/B, allegato 1 del D.M. 260/10) è stata valutata la conformità agli standard di qualità ambientale definiti nella tabella 1/B del Decreto; tali standard sono espressi come valore medio annuo (SQA-MA). Per le sostanze pericolose utilizzate per classificazione dello stato chimico (sostanze dell elenco di priorità, elencate in tabella 1/A, allegato 1 del D.M. 260/10) è stata valutata la conformità agli standard di qualità ambientale definiti nella tabella 1/A del Decreto; tali standard sono espressi come valore medio annuo (SQA-MA) e come concentrazione massima ammissibile (SQA-CMA). Dati relativi al Lago di Garda Nell'anno 2010 il lago di Garda (settore veronese) presenta un valore dell indice SEL pari a 2 in tutte le stazioni classificate, mentre il laghetto del Frassino ricade in classe 5 (Pessimo), indicativa di un elevato livello di trofia. Figura 3.2.1/III: Rappresentazione dell'indice SEL - Anno 2010 Pag. 81 di 113

83 (1) la classificazione complessiva del lago di Garda è ottenuta considerando per ciascun parametro il caso peggiore rilevato nelle stazioni monitorate. Nell'anno 2010, metà dei laghi ed invasi veneti monitorati presentano un punteggio dell indice LTLeco corrispondente alla classe di qualità Buona, mentre il rimanente 50% risulta in stato Sufficiente. I laghi della provincia di Verona, il Lago di Garda ed il Laghetto del Frassino, presentano uno stato Sufficiente. Per la classificazione del lago di Garda si è considerato lo stato più basso tra quelli attribuiti alle singole stazioni di monitoraggio, come previsto dal D.M. 260/2010. Pag. 82 di 113

84 (1) Il valore di fosforo totale (<20 µg/l) da confrontare con i valori soglia del D.M. 260/10 (tab /a, allegato 1) non permette di discriminare tra il livello 1 (punteggio 5) e il livello 2 (punteggio 4). È stato quindi assegnato cautelativamente il punteggio corrispondente al livello peggiore (livello 2). (2) Per il lago di Garda è stato considerato lo stato più basso tra quelli attribuiti alle singole stazioni, in accordo con il D.M. 260/10. Il Decreto Ministeriale n. 260 dell'8 novembre 2010 definisce gli standard di qualità ambientale (espressi come concentrazione massima ammissibile e media annua) delle sostanze appartenenti all'elenco di priorità (tabella 1/A, allegato 1). Si tratta di sostanze potenzialmente pericolose, che presentano un rischio significativo per o attraverso l'ambiente acquatico. Tali sostanze devono essere ricercate nei corpi idrici se sono scaricate, immesse o vi siano perdite. Nell'anno 2010 non sono stati rilevati casi di superamento degli standard di qualità nei laghi veneti monitorati Obiettivi e misure di conservazione Il Dgr. n del 27/07/2006 prevede agli ALLEGATI B e C le misure di conservazione per le ZPS del Veneto. Tali misure di conservazione precisano i principali obiettivi di conservazione, definiscono i criteri per il mantenimento in buono stato di conservazione e diventano applicative dal momento di approvazione della cartografia degli habitat e habitat di specie relativa a ciascuna ZPS e con l inserimento del sito stesso ad integrazione dell Allegato C - parte seconda. Pag. 83 di 113

85 Di seguito si riportano gli Obiettivi e le misure di conservazione previsti per il SIC/ZPS Basso Garda dalla Dgr n del Inoltre sono state prese in considerazione le misure previste dal D.M. del 17 Ottobre 2007 n. 184 Decreto Pecoraro Scanio Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS) e risulta che il progetto in esame non contrasta in alcuna maniera con le sopracitate misure di conservazione. Pag. 84 di 113

86 Pag. 85 di 113

87 L area di progetto è completamente esterna al sito del Basso Garda, con cui non interferisce in alcuna maniera e misura. Le misure di conservazione di cui sopra risultano, dunque, rispettate. 3.3 IDENTIFICAZIONE DEGLI ASPETTI VULNERABILI DEI SITI CONSIDERATI Di seguito si riportano gli habitat e le specie indicate nel Formulario Standard e nella cartografia degli Habitat, redatta dalla Regione Veneto, del SIC/ZPS IT Basso Garda, in quanto più vicino al progetto in esame. Nella tabella seguente si identificano, in maniera schematica, le potenziali vulnerabilità per habitat e specie, con indicazione dell eventuale presenza all interno dell ambito di valutazione. Pag. 86 di 113

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