CONSULENZA FINANZIARIA INDIPENDENTE

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1 CONSULENZA FINANZIARIA INDIPENDENTE D&P NEWS - LETTERA di INFORMAZIONE FINANZIARIA Anno IV Numero 6 del 30 Giugno 2009 EDITORIALE: PREVIDENZA COMPLEMENTARE, GLI ERRORI DI SEMPRE di Ivano Durante Sono passati due anni dall entrata in vigore del decreto legislativo 252 del 2005 che riformava per l ennesima volta la previdenza complementare. Questo decreto aveva l obiettivo di spingere DOSSIER SUI FONDI PENSIONE IlSole24Ore.com Cambiare o non cambiare. Questo è il dilemma. E meglio mantenere il beneficio datoriale offerto dal fondo pensione negoziale, o affrontare il destino finanziario e previdenziale senza questo supporto ARTICOLO - EMOTIVITA E IRRAZIONALITA di Massimo Lumiera - GFO Nella storia dei mercati finanziari, fin da tempi non sospetti, si contano diversi periodi storici in cui si è assistito ad un aumento considerevole e ingiustificato dei prezzi, originato da una domanda molto... ARTICOLO - COSA GUIDA LE SCELTE DEL RISPARMIATORE di Giorgio Canella - CFI N.A.F.O.P. Nel nostro paese sembra che il mercato sia dominato dall offerta; quando i mercati tirano, l offerta è concentrata su promesse di rendimento (che i consumatori/risparmiatori) accettano di buon grado ARTICOLO - I SOLDI NON FANNO LA FELICITA di Cesare Valentini - CFI N.A.F.O.P. Per avere un approccio moderno alla pianificazione finanziaria bisogna tornare al vecchio adagio dei nonni: i soldi non fanno la felicità. Solo così è possibile puntare su una più efficace logica di gestione ARTICOLO - QUELL IGNORANZA CHE COSTA CARA LaVoce.info L amministrazione Obana ha appena presentato un piano di riforma della regolamentazione del sistema finanziario. Una novità importante della riforma è la creazione di una agenzia per la protezione ARTICOLO - OBAMA RIFORMA LA FINANZA E PREMIA I RESPONSABILI DELLA IlSole24Ore.com Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha varato il suo piano per la riforma della finanza. Una riforma che sarà, a suo dire, la più importante mai realizzata dal periodo della Grande Depressione DONADI & PARTNERS di Baldasso V. & C. S.a.s. Sede Legale: Via XXIV Maggio, 51/2 Sede Operativa: Piazza Caduti per la Libertà, 1/ Spresiano fraz. Visnadello (TV) Telefono Telefax SE NON DESIDERA PIU RICEVERE QUESTA MAIL CLICCHI qui

2 EDITORIALE: Previdenza complementare, gli errori di sempre. di Ivano Durante Sono passati due anni dall entrata in vigore del decreto legislativo 252 del 2005 che riformava per l ennesima volta la previdenza complementare. Questo decreto aveva l obiettivo di spingere i lavoratori dipendenti a prendere una decisione in merito alla destinazione del loro TFR verso una forma di previdenza integrativa. In quei mesi si è fatto un gran parlare di previdenza e il governo Prodi ha finanziato degli spot pubblicitari e nuovi siti istituzionali proprio per informare i cittadini sulla riforma, consigliando esplicitamente di conferire il TFR alle forme di previdenza complementare. Il numero delle adesioni però ha deluso le aspettative, ed oggi si pensa ad altre campagne informative e decreti legislativi che invitino a scegliere di non lasciare il TFR in azienda. Ma aderire ad un fondo serve davvero per risolvere il problema previdenziale? Secondo il governo, banche, assicurazioni e organizzazioni sindacali sembra di sì. La campagna pubblicitaria dello Stato aveva un carattere prodotto-centrico, sembrava infatti che la sola adesione ai fondi fosse sufficiente a risolvere il problema previdenziale. Per noi che affrontiamo tecnicamente la materia è chiaro che questa non è previdenza! La sottoscrizione di un prodotto è l ultima parte di un processo di consulenza che mira ad aumentare la consapevolezza dei risparmiatori sulla tematica in questione e che non può prescindere da una serie di passaggi chiave per comprendere appieno i propri bisogni pensionistici e come risolverli nel migliore dei modi. Questi passaggi sono l analisi della propria situazione previdenziale pubblica, del proprio tenore di vita, del proprio bilancio famigliare, del proprio rapporto con il rischio negli investimenti finanziari, di quali strumenti utilizzare per raggiungere l obiettivo (affitti, fondi pensione, fondi tradizionali ). Se non si analizza la propria posizione acquistare un prodotto previdenziale non serve a nulla. Se non analizzo la situazione, non ho idea di quanto dovrei accumulare per raggiungere i miei obiettivi, ma soprattutto non ho idea di quali siano gli obiettivi che in base alle mie forze posso permettermi di raggiungere. Dopo l analisi previdenziale può anche capitare di realizzare che non ho bisogno di fare nessuna integrazione. Fino a qualche anno fa succedeva, per esempio, che in molte famiglie il marito fosse l unico percettore di reddito da pensione. Con la situazione attuale, è sicuramente vero che le pensioni future saranno più basse, ma in molte famiglie si lavora in due e si percepiranno due pensioni e non una come prima. Non è sempre detto perciò che la ricchezza famigliare in età pensionabile debba essere per forza più bassa di quella dei nostri genitori. I governi, purtroppo, si dimostrano sempre miopi nei confronti di questa tematica, non comprendono che è la corretta definizione del problema, come in matematica, che costituisce la via per risolverlo. Occorre educare il cittadino e renderlo consapevole delle sue scelte; nel nostro caso occorre una maggiore educazione finanziaria e previdenziale. Solo le persone coscienti possono prendere decisioni efficienti ed efficaci in relazione ai loro bisogni. I governi, di tutto il mondo, stentano o fanno finta di non capire che devono far crescere i loro cittadini e continuano a proporre delle soluzioni confezionate, facili da vendere, uguali per tutti. Dott. Ivano Durante - Tel Cell Professionista certificato Efpa (European Financial Planning Association) VÉÇáâÄxÇét Y ÇtÇé tü t \Çw ÑxÇwxÇàx

3 1 giugno 2009 Quanto rende (o non rende) il tuo fondo pensione di Marco lo Conte Cambiare o non cambiare. Questo è il dilemma. È meglio mantenere il beneficio del contributo datoriale offerto dal fondo pensione negoziale, o affrontare il destino finanziario e previdenziale senza questo supporto, contando invece sulla maggiore sofisticazione di fondi aperti e Pip e della consulenza offerta da chi li colloca. Valutare i pro e i contro. E con un tratto di penna dire addio al vecchio fondo e a un 2008 di tribolazioni finanziarie che hanno colpito l'acerbo mondo della previdenza complementare italiana. E chiudere i conti col passato, cambiando fondo, scaduto il biennio di permanenza obbligatoria in una forma previdenziale, come stabilito dalla legge 252/2005. Oppure no: forse è il caso di perseverare nella scelta iniziale, presa soprattutto sulla base dei minori costi. Elsinore previdenziale Quasi un milione di lavoratori italiani hanno aderito ai fondi pensione nel corso del primo semestre del 2007: novelli Amleto, scaduti i due anni di permanenza vincolata agli strumenti scelti in occasione del semestre di silenzio/assenso sulla destinazione del Tfr, tra poche settimane potranno scegliere di trasferire tutta la propria posizione pregressa e quella maturanda altrove. All'epoca la gran parte delle adesioni aveva riguardato i fondi negoziali (600mila nuovi iscritti nell'anno), mentre meno avevano raccolto aperti (circa 200mila) e Pip (100mila). Nelle nebbie danesi della previdenza, dunque, ci sono soprattutto aderenti a fondi di categoria che ora vengono sempre più spesso avvicinati da intermediari finanziario e assicurativi, che propongono loro strumenti indivuduali: fondi pensione aperti e Pip. In particolare queste ultime forme sono state le protagoniste del 2008: cresciute tra i lavoratori dipendenti privati del 43,8% l'anno scorso, a fronte del + 12% degli aperti e del +4% dei negoziali. Collettivi vs. individuali È evidente che oggi gli intermediari di forme individuali cercano di conquistare la quota maggioritaria di iscritti ai fondi negoziali; i quali non vengono collocati da vere e proprie reti, pur contando su costituende strutture sindacali che col tempo stanno lentamente imparando a fornire consulenza previdenziale ai lavoratori. Un'asimmetria difficilmente sanabile, anche perchè le pensioni di scorta nate con la 252/2005 (riforma Maroni) nascono con un peccato originale: far confluire nel secondo pilastro previdenziale strumenti individuali come aperti e Pip, per loro natura di terzo pilastro. Inevitabile, dunque, che la forza delle reti riescano a convincere soggetti pur appartenenti a settori altamente sindacalizzati come i metalmeccanici a rinunciare anche al vantaggio di un contributo datoriale. Scorciatoia In realtà un pronunciamento della Covip dello scorso febbraio ha aperto una finestra nel vincolo biennale: la commissione di vigilanza sui fondi pensione ha stabilito che un lavoratore può sospendere la contribuzione (Tfr, volontario e datoriale) ad un fondo di categoria e iniziare a versare i suoi contributi a un fondo pensione aperto ad adesione collettiva, in attesa di trasferire anche lo stock pregresso. Una volta maturati i due anni nel categoriale. Il check-up Prima di decidere di cambiare fondo è necessario disporre di ogni elemento di valutazione. Per evitare di cadere proverbialmente dalla padella nella brace. Uno strumento lo forniscono questi due test pubblicati qui a fianco. Hanno lo scopo di valutare salute e efficienza del proprio fondo pensione. Per utilizzarli a dovere, è necessario rispondere alle domande sulla base della comunicazione che i fondi pensione hanno recentemente inviato ai propri iscritti, con i rendiconti Sulla base di queste e di altre informazione è possibile decidere se il proprio fondo pensione è da buttare oppure no. TFR / ACCADDE 2 ANNI FA Il detonante fu la lettera ricevuta da oltre 12 milioni lavoratori nella loro busta paga di maggio Solo allora il 90% di loro prese la decisione: lasciare il Tfr in azienda (8,5 milioni) o destinarlo al fondo pensione (oltre 900mila). Pochi si erano già mossi e un 2% scarso non comunicò nulla, entrando così nel novero dei «silenti», iscritti d'ufficio alla previdenza complementare. Quasi tutti, insomma, decisero solo negli ultimi giorni disponibili. Un sondaggio pubblicato da «Il Sole 24 Ore» rivelò che quasi la metà di chi scelse di mantenere il Tfr in azienda, l'aveva fatto a causa dell'irrevocabilità della scelta, in attesa di approfondire la materia. Un approfondimento che per quasi tutti deve ancora arrivare. Gli altri, scaduti i due anni di vincolo di adesione, oggi possono cambiare fondo.

4 1 Giugno 2009 Da gennaio nuovi assegni più leggeri di Sergio D'Onofrio Il libro delle riforme previdenziali - sia quelle da più parti auspicate sia quelle necessarie per recepire le sollecitazioni europee - è quanto mai ricco di capitoli. Ci sono l'aumento dell'età pensionabile per le donne del settore pubblico e le proposte per ulteriori passi avanti verso l'armonizzazione delle aliquote contributive. Ancora, ci sono il nodo dei lavori usuranti e le richieste per un intervento più ampio finalizzato a posticipare per tutti i lavoratori il momento di uscita dal mondo del lavoro. Il tema del riordino della previdenza, insomma, è prepotentemente ritornato d'attualità, rilanciato in questi giorni dallo stesso governatore della Banca d'italia, Mario Draghi. Sarebbe tuttavia un errore pensare alla previdenza come a un sistema completamente immobile, fermo in attesa di cambiamenti più o meno radicali. Al contrario, le pensioni sono in continuo movimento e si misurano con il debutto di novità particolarmente incisive. Tra un mese esatto, per esempio, debutterà il meccanismo delle quote per l'accesso al pensionamento di anzianità, introdotto dalla legge Damiano, ma non ancora concretamente utilizzato (si veda l'articolo sotto). Passeranno pochi mesi e, dal 1 gennaio, sarà la volta dei nuovi coefficienti di trasformazione delle pensioni, vale a dire i moltiplicatori che servono per calcolare l'importo annuale dell'assegno determinato con il metodo contributivo o anche "misto" (sia contributivo che retributivo) Risultato: chi andrà in pensione a partire dal prossimo anno dovrà accontentarsi di un assegno un po' più basso rispetto a chi ci è andato (o a chi ancora deve andare) nel In particolare, saranno interessati a questa novità tutti i lavoratori che alla data del 31 dicembre 1995 avevano versato meno di 18 anni di contributi. Dal 1 gennaio 2010 entrano in funzione i nuovi coefficienti di trasformazione, gli stessi utilizzati per il calcolo della pensione con il sistema contributivo, ai quali sono soggetti anche coloro i quali - e non sono pochi - rientrano nel sistema misto. Rispetto ai vecchi valori, in vigore fino al 31 dicembre di quest'anno, i coefficienti fanno registrare una riduzione che a seconda dell'età di accesso alla pensione varia da un minimo del 6,38 a un massimo dell'8,41 per cento. Va subito detto che questa riduzione non si trasferisce interamente sull'importo dei trattamenti, che quindi subiscono riduzioni di molto inferiori a questa forchetta. È anche utile ricordare che i coefficienti sono stati ridotti (e per il futuro la revisione scatterà ogni tre anni) per tenere conto dell'andamento delle aspettative di vita. Le durata media della vita tende ad aumentare e quindi diventa più lungo il periodo durante il quale si potrà beneficiare dalla pensione. L'effetto immediatamente percettibile, tuttavia, sarà la riduzione dell'assegno. E basta osservare le simulazioni riportate qui sopra per avere un'idea di quanto l'utilizzo dei nuovi coefficienti inciderà sull'importo dell'assegno. A confronto ci sono le pensioni liquidate con decorrenza dicembre 2009 e quelle di gennaio 2010, tenute ferme - naturalmente - tutte le altre condizioni. Si tratta di lavoratori che sono nelle condizioni per ottenere la pensione di vecchiaia, in quanto hanno compiuto l'età minima di 65 anni (uomini) o 60 (donne), con un'anzianità contributiva pari a 30, 25 o 20 anni. In tutti gli esempi, la pensione viene quindi calcolata con il sistema "misto" (in pratica, i coefficienti impattano su una delle due componenti della pensione). In questa prima fase di attuazione, i nuovi coefficienti saranno applicati ai soli trattamenti di vecchiaia, considerato che quelli di anzianità, accessibili con almeno 35 anni di contributi, resteranno agganciati ancora per qualche anno al solo regime retributivo. Come si vede, rispetto alla situazione attuale, la perdita in termini di pensione annua è abbastanza modesta - dall'1% in meno fino a un massimo del 3,7% - anche se la penalizzazione sale per chi può contare su un minor numero di contributi, poiché in questi casi la quota contributiva diventa preponderante rispetto a quella retributiva.

5 Revisione dei coefficienti: l'impatto sui lavoratori

6 30 maggio 2009 L'Islanda è lo stress test delle pensioni di Marco Liera Che succede ai fondi pensione di un Paese che arriva sull'orlo della bancarotta? Dipende dalle attività in cui sono investite le attività dei fondi. Come dimostra il caso dell'islanda, la cui previdenza integrativa da 14 miliardi di dollari si è in parte sottratta al collasso finanziario. Ne ha parlato in settimana il «Wall Street Journal», riportando che i fondi pensione islandesi nel 2008 si sono mediamente svalutati del 9,2% (in valuta locale), a fronte del quasi-azzeramento (-95%) della Borsa di Reykjavik. Questo perchè anche in Islanda i gestori dei fondi hanno diversificato all'estero i risparmi dei lavoratori. Viste le ridotte dimensioni pre-crisi del mercato finanziario islandese, non c'erano grandi alternative. La vicenda segnala da una parte che la diversificazione e la separazione del patrimonio dei fondi proteggono dal peggio, ma che la loro volatilità in caso di eventi estremi non è trascurabile (tenendo anche conto della svalutazione della moneta in cui è misurata la performance). L'economia italiana è ovviamente molto più ampia e stabile di quella islandese, e anche il patrimonio dei fondi pensione domestici prevede regole stringenti di diversificazione. Il che purtroppo può far inciampare in bond Lehman Brothers o Glitnir Bank; ma la svalutazione integrale di un titolo che pesa lo 0,1% del portafoglio, pur essendo grave, è rimediabile. L'esposizione all'economia di un solo Paese espone a un "cigno nero", evento raro a impatto catastrofico, come tale irrimediabile. A fine 2007, il portafoglio dei fondi pensione negoziali italiani era investito al 74,2% in titoli di debito (obbligazioni, titoli di Stato e così via), di cui il 47,3% esteri, e il 25,8% in titoli di capitale, di cui il 23,6% esteri. La qualità della gestione è in ordine sparso e sovente molto deludente, ma i presidi di protezione delle attività previsti da regole e standard di mercato sembrano adeguati. Ai lavoratori italiani iscritti ai fondi pensione e che non hanno scelto le linee garantite (che nel lungo periodo sono però esposte al rischio di erosione inflattiva) resta totalmente addossato il rischio dei mercati in cui sono investiti i loro risparmi previdenziali. La grande crisi ha riaperto il dibattito su quali siano gli investimenti più adatti per i fondi pensione. L'equity risk premium, ossia la superiorità dei rendimenti delle azioni sulle obbligazioni nel lungo periodo, ampiamente dimostrata nel ventesimo secolo, è messa alla berlina. Una buona parte della migliore accademia (Zvi Bodie, Peter Stanyer e altri) suggerisce il massiccio impiego di linkers, titoli di Stato e sovranazionali agganciati all'inflazione, come scelta di default per chi vuole "pilotare" i risparmi attuali a una data futura proteggendo il loro potere d'acquisto. Ma anche il profeta delle azioni per il lungo periodo, Jeremy Siegel, apprezza molto questi strumenti. I linkers sono di fatto la scelta senza rischi (risk free) di lungo periodo. Senonchè queste riflessioni sembrano affette da una certa ciclicità. Ora è facile dire che anche chi vuole far crescere il capitale nel lungo periodo deve stare lontano dalle azioni. Fondamentale è ricordarsi che chi è più vicino alla pensione (se mancano meno di dieci anni) dovrebbe investire i suoi risparmi previdenziali solamente in titoli di debito sicuri, con un approccio "ciclo di vita" (life cycle) che già alcuni veicoli previdenziali adottano. Il rischio di trovarsi con una pensione insufficiente richiede scelte rigorose. In Islanda come in Italia.

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10 Il blog di NAFOP bussola per il risparmiatore navigante Cosa guida le scelte dei Risparmiatori? Giugno 19, 2009 giorgiocanella Nel nostro Paese sembra che il mercato sia dominato dall offerta; quando i mercati tirano, l offerta è concentrata su promesse di rendimento (che i Consumatori/Risparmiatori accettano di buon grado) mentre quando i mercati scendono, o dopo che un ennesimo scandalo finanziario si è verificato, l offerta si sposta su promesse di tutela e protezione (che i Consumatori/Risparmiatori accolgono a braccia aperte). Insomma, il Risparmiatore sembra un grillo che salta di qua e di là e atterra dove l industria ha interesse a farlo atterrare ma, in genere, arriva sempre tardi e qualche volta si sfracella; se i fatti non fossero questi ci troveremmo di fronte ad un più modesto numero di Risparmiatori/Investitori frustrati. Il rendimento è sempre stato uno degli argomenti-guida nelle scelte dei Risparmiatori mentre il controllo del rischio va di moda solo periodicamente (in quest ultimo decennio, grazie al frequente ripetersi di eventi dolorosi, questa moda sembra essersi consolidata). Domanda: fare scelte prendendo in considerazione solo il rendimento o solo il rischio è corretto o esiste una terza possibilità? Se fosse così, quali opportunità offre e a chi è adatta quest ultima? La terza opzione esiste, è quella che percorre (più o meno consciamente) chi si muove partendo dall analisi delle proprie necessità, delle proprie paure e dei propri obiettivi. La terza possibilità allena il Risparmiatore a comprare solo ciò che ha buone probabilità di soddisfare le proprie necessità e permette di raggiungere i propri obiettivi senza condizionamenti esterni: rendimento e rischio sono una delle varibili da considerare, ma l attenzione del Risparmiatore si concentra principalmente sulla funzionalità delle scelte e del piano complessivo rispetto a ciò che a lui serve. La terza opzione è adatta ad un soggetto finanziariamente maturo (non necessariamente ricco) che sa cosa vuole, che fa prevalere la razionalità all emozione e che non ama le manipolazioni. Quando si fanno delle scelte non è facile far prevalere la razionalità: per limitare la prevaricazione da parte delle emozioni il Risparmiatore che sceglie la terza opzione, frequentemente ama farsi affiancare da qualcuno che lo aiuti a scoprire ciò che egli vuole davvero e che gli tenga aperti gli occhi anche quando sarebbero tentati di chiudersi. Questo qualcuno si chiama Pianificatore finanziario. Inizialmente la terza opzione non è facile da praticare perchè mancano l educazione e l abitudine: l abitudine è cosa dura da cambiare ma sta a ciascuno di noi valutare se lo sforzo richiesto dal cambiamento possa rappresentare davvero una ottima chance per smettere di fare il grillo, privilegiando la soddisfazione delle proprie necessità alla soddisfazione dei bisogni dell industria finanziaria. Buona Pianificazione.

11 Il blog di NAFOP bussola per il risparmiatore navigante I soldi non fanno la felicità Giugno 18, 2009 cesarevalentini Per avere un approccio moderno alla pianificazione finanziaria bisogna tornare al vecchio adagio dei nonni: i soldi non fanno la felicità. Solo così è possibile puntare su una più efficace logica di gestione della ricchezza. Meno focalizzata su concetti quali struttura dell indebitamento e piano di accumulazione del capitale. Più concentrata invece su obiettivi quali il controllo del conto economico, la protezione della ricchezza e un sapiente uso di essa. Nei paesi anglosassoni questo stile di financial planning si sta già affermando, attorno ai concetti di budgeting, wealth protection e use of wealth. Che i soldi non facciano la felicità è dimostrato: la possibilità di sviluppare le proprie specifiche attitudini, curiosità e passioni risulta un elemento decisivo nella ricerca della felicità; disporre e utilizzare del tempo libero per la vita di relazione è considerato essenziale, anche perché le virtù interpersonali (gentilezza, ascolto, gratitudine) sembrano ancor più collegate alla felicità di quanto lo siano virtù cerebrali come la curiosità e la voglia di apprendimento; infine l individuazione di un impegno partecipativo personale e di un senso più generale sono elementi anche più importanti del piacere individualmente ricavato. E solo parzialmente vera la seconda parte dell adagio, ma aiutano : il reddito è positivamente correlato alla felicità percepita, ma diventa un fattore quasi trascurabile una volta sopra il reddito mediano; in altre parole, ci vuole una base finanziaria per fare ciò che si desidera, e si può soffrire di povertà assoluta o di povertà relativa;ma se si sta nella media, i fattori non finanziari sono assolutamente prevalenti. Ecco il mio approccio alla consulenza finanziaria indipendente, con cui inizio la collaborazione a questo importante blog: non creiamo illusioni di facile ricchezza, ma aiutiamo a conservarla con cura e consapevolezza, perchè queste sono le basi per evitare la rovina e ottenere un ben essere anche nella Grande Recessione.

12 Finanza QUELL'IGNORANZA CHE COSTA CARA di Annamaria Lusardi L'amministrazione Obama ha appena presentato un piano di riforma della regolamentazione del sistema finanziario. Una novita' importante della riforma e' la creazione di una agenzia per la protezione del consumatore. Un passo avanti, ma quello che serve davvero è un programma di alfabetizzazione finanziaria dei cittadini. Perché la semplice informazione corretta spesso non aiuta a prendere le decisioni migliori su risparmio e fondi pensione, per gestire i debiti della carta di credito o per ottenere un mutuo. Così come l'iscrizione automatica a piani pensionistici non garantisce una pensione adeguata in età avanzata. L'amministrazione Obama ha appena presentato un piano di riforma della regolamentazione del sistema finanziario che prevede la creazione di una agenzia per la protezione finanziaria del consumatore, la Consumer Financial Protection Agency. Insieme al Credit Card Act, approvato dal Congresso il mese scorso, questa proposta rappresenta un passo importante verso una migliore protezione del consumatore nel mercato finanziario. Ma senza una rinnovata attenzione alla promozione dell'alfabetizzazione e ai programmi di educazione finanziaria, le due iniziative non avranno successo. COME FUNZIONA UNA CARTA DI CREDITO Page 1/3

13 L'alfabetizzazione finanziaria è uno strumento indispensabile per i consumatori che operano nei mercati finanziari, dove sono impegnati in una miriade di transazioni sempre più complesse. I consumatori hanno bisogno dell'alfabetizzazione finanziaria per prendere decisioni relative al risparmio, ai fondi pensione, per gestire i debiti su carta di credito, per ottenere un mutuo. Negli ultimi anni, la transizione dal modello a ripartizione al modello a capitalizzazione nel sistema pensionistico ha significato che la responsabilità di assicurarsi una pensionde adeguata nell'età avanzata ricade ora sulle spalle dei consumatori. Proprio come è fondamentale saper leggere e scrivere, l'alfabetizzazione finanziaria è un elemento chiave del successo economico. Promuovere trasparenza, semplicità, equità, responsabilità e accesso come sollecita a fare il documento della Casa Bianca è certamente un obiettivo essenziale per un efficace sistema di regolamentazione. Tuttavia, la semplice offerta di informazioni chiare e accurate spesso non basta a far sì che il consumatore prenda decisioni corrette. Per esempio, il Truth in Lending Act del 1968 mirava a proteggere chi richiedeva un prestito imponendo la piena informazione su termini critici del prestito, come il tasso annuale di interesse. Purtroppo, molti cittadini non sanno come funzionano i tassi di interesse: senza consumatori con un minimo di conoscenza finanziaria, la trasparenza non è sufficiente. La mancanza di competenza finanziaria è diffusa in modo preoccupante. In una indagine che ho condotto insieme a Peter Tufano con la società di ricerche di mercato TNS Global, ho trovato livelli di alfabetizzazione finanziaria sorprendentemente bassi tra la popolazione statunitense. Solo un terzo degli intervistati ha familiarita con il tasso di interesse composto e sa come funzionano le carte di credito. Molte famiglie americane usano regolarmente le carte di credito e post-pongono spesso il pagamento del saldo, ma solo una minoranza degli intervistati sa che prendere un prestito a un tasso di interesse del 20 per cento, composto per l'intero anno, comporta il raddoppio del debito in meno di cinque anni. L'assenza di alfabetizzazione finanziaria è particolarmente grave nei gruppi che sono già finanziariamente vulnerabili: le donne, gli anziani, le minoranze, i divorziati o separati. E coloro che sono meno informati pagano a caro prezzo la loro ignoranza: il costo dell uso della carta di credito per un individuo con bassa conoscenza finanziaria è del 50 per cento più alta del costo per un consumatore medio che usa le carte di credito. Il Credit Card Act del 2009 fa grandi passi avanti su questo perché impone alle società di carte di credito di indicare nell'estratto conto il numero di mesi necessari al consumatore per ripagare il debito accumulato, se sceglie di effettuare solo il pagamento minimo mensile. E rendere più semplici le informazioni per il consumatore è un modo utile per aiutarlo a prendere decisioni in materia finanziaria. ISCRIZIONE AUTOMATICA AI PIANI PENSIONISTICI La semplificazione può estendersi molto oltre. Un esempio è l'iscrizione automatica ai piani pensionistici individuali (i cosidetti opt in e Automatic IRA ), una delle iniziative su cui la Casa Bianca punta di più nel suo documento. L'iscrizione automatica a piani pensionistici è un modo per aumentare considerevolmente la partecipazione dei lavoratori nei sistemi a capitalizzazione. Tuttavia, può non garantire una pensione adeguata una volta cessato il lavoro. I lavoratori che Page 2/3

14 post-pongono i pagamenti del saldo della carta di credito dovrebbero ridurre i loro debiti invece di iscriversi a un piano pensionistico. E l'iscrizione automatica a un piano pensionistico non puo sostituirsi alla pianificazione finanziaria : i lavoratori devono essere sicuri di risparmiare per una pensione che garantisca loro una pensione adeaguata ale loro necessità ed esigenze. Un obiettivo che l'iscrizione automatica a un piano uguale per tutti non può raggiungere. Una maggiore regolamentazione dei prodotti finanziari al dettaglio ed una limitazione dell'insieme dei prodotti disponibili per il consumatore, sia imponendo al settore di fornire prodotti finanziari semplici, plain vanilla, sia mettendo fuori legge i prodotti bollati come manipolativi e ingannevoli, può servire a limitare il raggio degli errori finanziari che un consumatore può compiere. Ma tali misure non sono sufficienti a promuovere il benessere finanziario nel lungo periodo. I consumatori sono impegnati in un tale numero di transazioni finanziarie così varie e sempre più complesse che non è possibile pensare di circoscrivere e regolare ogni possibile area finanziaria. E non è neanche auspicabile. Invece, ci si dovrebbe preoccupare di dare ai consumatori una conoscenza finanziaria sufficiente a renderli capaci di prendere decisioni adeguate in questo campo. Il piano dell'amministrazione Obama merita apprezzamento perché riconosce l'importanza di promuovere l'educazione finanziaria: il documento della Casa Bianca prevede che la Consumer Financial Protection Agency assuma un ruolo guida nell'educare i consumatori alla finanza. La protezione del consumatore è una strada a due corsie: non richiede solo regolamentazione e supervisione delle attività, richiede anche di assicurarsi che i consumatori abbiano gli strumenti adeguati per affrontare la schiera di scelte finanziarie a loro disponibili. Muoversi nei mercati finanziari di oggi non è molto diverso da circolare nelle strade affollate: mettere ancora più cartelli stradali, aumentare le pattuglie della polizia stradale e limitare il traffico può ridurre gli incidenti stradali, ma se la gente non sa guidare, continuerà a farsi male. La promozione dell'alfabetizzazione finanziaria non deve essere una preoccupazione secondaria, ma una priorità assoluta. Foto: Barack Obama, dalla Casa Bianca. Page 3/3

15 17 giugno 2009 Obama riforma la finanza. Super fed e stretta sui derivati Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha varato il suo piano per la riforma della finanza. Una riforma che sarà, a suo dire, la più imponente mai realizzata dal periodo della Grande Depressione e che ha come obiettivo quello di modernizzare e proteggere l'integrità del sistema finanziario nord americano per evitare nuove crisi finanziarie. Il tutto con la premessa, ha spiegato Obama, che «il libero mercato è la forza generatrice della prosperità», tuttavia questo «non deve essere un alibi per ignorare le conseguenze delle nostre azioni». Una visione, ha aggiunto Obama a mo' di richiamo, «che deve essere chiara da Wall Street fino a Main Street», cioè dalla sede della Borsa statunitense fino al Governo, naturalmente passando attraverso l'economia reale e i semplici cittadini. In questa ottica, il presidente Usa ha proposto che la Federal Reserve «garantisca questo processo attraverso un potenziamento della sua autorità e delle sue responsabilità», in modo da regolare gli enti finanziari del paese e le grandi imprese. «Così da evitare ulteriori rischi in caso di crac dell'economia». L'obiettivo principale della riforma presentata da Obama è aumentare il livello di supervisione sulle grandi istituzioni finanziarie. Non è prevista l'unificazione della Sec, l'autorità di controllo sulla borsa Usa, con il Cftc, la Commodity Futures Trading Commission, a causa dei problemi politici che sorgerebbero. Le proposte della Casa Bianca, allo studio da sei mesi, prevedono l'inserimento tra le competenze della Fed della vigilanza sulle grandi banche e le istituzioni finanziarie per i pericoli derivanti dall'eccessiva assunzione di rischio. Su questo punto, la Fed sarà affiancata da un nuovo Consiglio per la vigilanza finanziaria, con rappresentanti da tutte le autorità del settore e presieduto da un rappresentante del Tesoro. Sono queste le stesse linee sulle quali si stanno muovendo l'unione Europea e la Bce, con tempi, per alcuni aspetti, anche già più avanzati rispetto agli Stati Uniti. Nuovi poteri alla Federal Reserve In futuro, la Fed avrà maggiori poteri di vigilanza sui sistemi di regolamento e di pagamento, e potrà monitorare tutte le istituzioni finanziarie attive negli Usa, comprese le filiali di gruppi esteri nonché le società commerciali che svolgono attività bancarie. Il piano Obama, una novantina di pagine in tutto, prevede «standard più rigorosi e prudenti» a livello di requisiti patrimoniali, liquidità e gestione dei rischi per tutte le entità sottoposte alla nuova vigilanza. I poteri della Fed si estenderanno anche su quei comparti finora scoperti, come i derivati Cds (Credit Default Swaps) e altri tipi di titoli di finanza strutturata che sono stati alla base della crisi finanziaria globale. Saranno, inoltre, inasprite le regole per la vendita di questo tipo di prodotti al grande pubblico. Gli advisor degli hedge fund attivi a Wall Street, ma non gli hedge fund stessi, avranno l'obbligo di registrazione presso la Sec come consulenti all'investimento. Previsto anche lo smantellamento dell'office of Thrift Supervision, un'unità del Dipartimento del Tesoro con compiti di vigilanza bancaria. In passato, le autorità di controllo chiamate a vigilare sul sistema finanziario degli Stati Uniti «avevano guardato ai singoli alberi e non all'intera foresta. Nessuno, (inoltre), era responsabile della tutela dell'intero sistema», ha spiegato Obama. Ora, «le autorità di controllo guarderanno alla stabilità del sistema finanziario come a un tutto» e il governo «chiederà alle istituzioni finanziarie di presentare maggiori standard di capitale e di liquidità». Nell'intento di snellire l'intera rete dei controlli, inoltre, «smantelleremo l'office of Thrift Supervision», ovvero l'agenzia che controlla l'attività delle casse di risparmio e delle associazioni dei prestiti. Protezione ai consumatori Non è tutto. Obama ha riferito anche di voler creare una Agenzia per la protezione finanziaria dei consumatori per permettere loro di avere sempre «informazioni semplici, trasparenti e precise» sui prodotti finanziari. Insomma, ha concluso il presidente, basta con questi «ridicoli contratti composti da una infinità di pagine scritte piccolissime e che nessuno comprende e che hanno portanto alla rovina tantissimi cittadini americani. Vogliamo un mercato in cui siano presenti l'innovazione e la responsabilità, e in cui manchino invece le azioni sconsiderate e l'avidità». La riforma di Obama che ridisegna l'architettura del sistema di controllo sul settore finanziario ora andrà all'esame del Congresso. (Riccardo Barlaam)

16 19 giugno 2009 Obama premia i responsabili della Caporetto finanziaria di Luigi Zingales Dopo la sconfitta di Caporetto il generale Badoglio, principale responsabile dello sfondamento delle nostre linee, fu promosso vicecapo di stato maggiore dell'esercito italiano. Il nuovo piano di Obama per «ricostruire la regolamentazione e supervisione del settore finanziario» sembra seguire lo stesso principio: premiare i maggiori responsabili della crisi con maggiori poteri e favorire le banche a spese degli hedge fund, come se la crisi fosse nata da questi ultimi e non dal settore bancario. Alla Federal Reserve, che non ha certo dato buona prova come supervisore, viene assegnato il compito di vigilare su tutte le imprese finanziarie che comportino rischi sistemici. Non solo banche commerciali, quindi, ma anche assicurazioni, hedge fund, ecc. L'estensione di questa autorità a istituzioni finanziarie non bancarie e la sua centralizzazione sotto uno stesso tetto sono decisioni giuste e ampiamente scontate. Che questo ente debba essere la Fed è meno ovvio. Da un lato, sarebbe stato logico creare un nuovo ente che radunasse sia la capacità di supervisione che i nuovi poteri di intervento (adesso affidati alla Fdic). Dall'altro, sarebbe stato preferibile dividere tra due diverse organizzazioni la gestione della politica monetaria (in cui si guarda alla liquidità del sistema) e quella di protezione della stabilità sistemica (con l'autorità di effettuare salvataggi con pesanti ripercussioni fiscali). Mescolare le due funzioni rischia di compromettere l'obiettivo primario della politica monetaria: la stabilità dei prezzi. Ha vinto invece la lobby bancaria che voleva a tutti i costi che questa autorità fosse affidata alla Fed, sia per evitare di avere due diversi regolatori sia perché sa di potersi fidare della Fed in quanto completamente catturata dal settore bancario. A farne le spese saranno le assicurazioni e gli hedge fund, che si troveranno a essere regolati da un'entità amica delle banche e a loro ostile. Gli hedge fund sono minacciati anche dall'introduzione di una forma di liquidazione coatta delle imprese sistemiche in crisi, sul modello dell'autorità che oggi ha la Fdic nei confronti delle banche commerciali. Secondo molti fu la mancanza di tale autorità a forzare il Tesoro americano a salvare Aig, Citigroup e Bank of America per paura delle conseguenze che un loro fallimento avrebbe comportato. Introdurre un meccanismo di liquidazione controllata è necessario. Ma la proposta attuale è troppo generica. Non specifica nell'interesse di chi tale liquidazione deve avvenire. Nel caso di una banca l'obiettivo primario è la salvaguardia dei depositi. Ma quale sarà l'obiettivo primario nel caso di un hedge fund? Con quale sequenza verranno allocate le perdite? Non è chiaro neppure quando questa autorità potrà essere invocata. Nel caso delle banche l'ente regolatore deve dichiarare che i depositi sono a rischio. Ma nel caso di un hedge fund, cosa farà scattare questa liquidazione? E quali sono le protezioni contro un uso politico di questo meccanismo? Obama non ha neppure il coraggio di consolidare tutti i supervisori. Non si era forse detto che una delle cause della crisi era la frammentazione delle autorità di regolamentazione? Nonostante alcuni passi avanti in questa direzione, il nuovo piano non elimina questa frammentazione. Anzi crea un'altra agenzia con il compito di proteggere i consumatori. L'unico ente che sembra pagare giustamente per le sue colpe è l'office of Thrift Supervision. Era il principale supervisore delle imprese peggiori: Aig, Countrywide, IndyMac, Washington Mutual. Ma è troppo presto per celebrare vittoria. Questo ente fu abolito già da Bush padre, ma risuscitò sotto altro nome il giorno dopo essere stato ufficialmente chiuso. La novità più interessante, in un piano per lo più scontato, è la creazione di un consiglio di supervisione dei servizi finanziari composto da tutti i principali regolatori e dotato di uno staff permanente. Una delle tristi sorprese di questa crisi è stata la carenza di capitale umano nel ministero dell'economia più potente del mondo. La maggior parte dello staff è di nomina politica e alla fine dell'amministrazione Bush i migliori se ne erano già andati e all'inizio dell'amministrazione Obama ci sono voluto molti mesi per completare l'organigramma del Tesoro e metterlo in grado di funzionare. Ma anche in questo caso si finisce per premiare chi non ha dato buona prova. Visto che gli economisti sono stati così bravi a prevedere la crisi, il piano di Obama vede bene di... assumerne tanti altri.

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