SOLUZIONI E IDEE PER UN ITALIA UNICA

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1 SOLUZIONI E IDEE PER UN ITALIA UNICA 14 giugno 2014

2 Questo documento contiene un primo set di proposte, presentate in forma molto sintetica, che Italia Unica sostiene per rilanciare l Italia, la sua economia e la sua democrazia. Sono solo una parte delle proposte messe a punto dai gruppi di lavoro tematici che Italia Unica ha organizzato negli ultimi dodici mesi, proposte che si sono arricchite attraverso l ascolto e il confronto con moltissimi interlocutori nel nostro Viaggio in Italia e il dialogo con molteplici rappresentanze. Le proposte di questo documento costituiscono una prima piattaforma programmatica di Italia Unica che verrà messa in consultazione pubblica attraverso il meccanismo dei media civici sul sito 2

3 MANIFESTO DI SOLUZIONI PER UN ITALIA UNICA Il nostro Programma in breve La nostra Italia è Unica e di questo siamo orgogliosi. È una Storia di sorprendenti talenti e di pluralismo creativo, è un Paese pieno di intelligenze, di vitalità e di cuore. È a questa Italia che ci rivolgiamo con una proposta che ha una visione ambiziosa, ma allo stesso tempo realizzabile. Una proposta in grado di sbloccare le energie spesso inespresse o soffocate del nostro Paese e di tutelare le libertà civili e il merito per garantire un benessere comune. Vogliamo rilanciare con vigore l Italia e creare occupazione per le sue donne e i suoi uomini, mobilitando risorse mai immaginate negli ultimi anni: 400 miliardi di euro al servizio della crescita economica. Perché la forza di una nazione si misura soprattutto con i posti di lavoro e non solo con gli indicatori economici. Lo possiamo fare anche perché l Italia dispone di un patrimonio pubblico di almeno 1000 miliardi di euro, un tesoro non valorizzato che può essere determinante per affrontare i drammatici problemi del debito pubblico e del credito. Per esempio, per rimborsare subito 100 miliardi di debiti della PA nei confronti delle imprese. Dobbiamo smettere di disperdere e sprecare decine di miliardi di Fondi Strutturali che vengono dall Europa e invece concentrarli su pochi grandi progetti strategici in infrastrutture, ricerca e innovazione. Progetti che abbiamo già individuato e che risolverebbero finalmente i problemi strutturali del Sud. Vogliamo mettere più soldi in tasca agli italiani, in questo modo si riprenderanno i consumi e l economia nel suo complesso. Chi lavora deve poter disporre da subito del proprio TFR, uno stipendio in più, e il Fondo Centrale di Garanzia può aiutare le aziende ad anticiparlo. Vogliamo dare inoltre la possibilità a imprese e lavoratori di contrattare ulteriori salari di produttività. Fino a tre stipendi in più in busta paga all anno, ogni anno, possono fare la differenza. 3

4 Vogliamo aiutare le famiglie, che devono diventare incubatori di pari opportunità. Investiamo su bambini e anziani, entrambi risorse per il nostro futuro. Oggi ad occuparsene sono le donne che in molti casi rappresentano il vero ammortizzatore sociale. Sviluppiamo politiche attive per l inclusione e la valorizzazione delle donne, soprattutto quelle con figli e altri famigliari non autosufficienti a carico, nel mondo del lavoro: un Italia con occupazione femminile pari a quella maschile vedrebbe crescere il Pil di oltre il 10%. Anche il nostro modello di istruzione deve essere ripensato e deve preparare meglio i nostri giovani all ingresso nel mondo del lavoro. E poi ci vogliono più asili nido a tempo pieno come lo deve essere anche la scuola materna ed elementare. Facciamo guadagnare ai nostri ragazzi un anno di vita riducendo il ciclo di studi di scuola primaria a secondaria a 12 anni ma con obbligo scolastico fino alla fine per tutti, senza lasciare indietro nessuno. Anche il Terzo settore può svolgere un ruolo da protagonista per il nostro Welfare familiare e non solo: gli va riconosciuta dignità giuridica e garantita la distribuzione del 100% del 5 per mille. Scommettiamo sui singoli italiani, premiando le donazioni di privati cittadini verso onlus ma anche verso altri in stato di comprovata povertà, con detrazioni d imposta che incentivino la cittadinanza solidale attiva. Apriamo a tutti coloro che vogliono la possibilità di prestare il servizio civile. Il no profit può essere anche determinante per la valorizzazione del nostro patrimonio ambientale e culturale, la bellezza che ci distingue nel mondo e ci rende unici. Vogliamo una democrazia efficiente con istituzioni rispettabili e rispettate. Proponiamo la riduzione del numero di Ministeri chiarendo meglio le loro responsabilità, un Parlamento monocamerale, meno leggi e meno decreti attuativi. Il federalismo sbilenco del 2001 può essere emendato, lasciando un solo livello amministrativo tra Comuni e Stato ed evitando la frammentazione di politiche su temi come la sanità, l ambiente, l energia e il turismo e realizzando finalmente anche il federalismo fiscale. Nella stessa ottica, dobbiamo liberare la società italiana dal peso asfissiante della cattiva burocrazia (che non è tutta la Pubblica 4

5 Amministrazione), dall'ingerenza ingiustificata dei partiti e dall'odioso meccanismo delle raccomandazioni. Mettiamo fine alla politica di cooptazione, ad esempio per le nomine in sanità o nella tv pubblica, a favore di una politica basata sul merito. Ovunque non sia necessario, lo Stato deve arretrare e i cittadini devono poter tornare a decidere con autonomia del proprio futuro. Con regole più semplici ma su cui si dovrà vigilare più severamente. Le partecipazioni pubbliche in aziende vanno cedute tutte, ad eccezione di quelle che servono a controllare le reti essenziali. Lo Stato deve essere leale e chiedere lealtà ai contribuenti. Non bisogna introdurre nessuna nuova tassa, anzi le tasse dovranno diminuire: si potrà ridurre di 25 miliardi l IRPEF ogni anno, riconoscendo fino a 8000 euro di no-tax-area per ogni figlio o famigliare non autosufficiente a carico, e dimezzare la tassazione sugli utili di imprese. Questo grazie a tagli non lineari, ai recuperi di entrate e ai risultati della potente crescita innescata dai 400 miliardi di shock. Dove lo Stato deve invece avanzare con forza e autorevolezza è nel liberare la società dai condizionamenti della malavita. Serve un sistema giudiziario garantista ma efficiente, meno sbrigativo nell uso delle custodie cautelari, messo in condizioni di essere più efficace contro la corruzione e la criminalità, più veloce e specializzato nelle cause commerciali. Così l Italia sarà un luogo di sicurezza e diventerà più attrattiva per gli investimenti internazionali. Questa è la nostra Italia Unica: un Italia più forte, più libera, più unita e più bella. Un Italia che possiamo essere se tutti insieme diamo il nostro contributo per costruirla. 5

6 INDICE 1. PRIMA DI TUTTO RIAVVIAMO LO SVILUPPO: 400 MILIARDI DI CURA SHOCK 2. TAGLIARE 50 MILIARDI DI TASSE A FAMIGLIE E IMPRESE E ABBATTERE IL DEBITO PUBBLICO 3. CRESCITA, IMPRESA E LAVORO 4. CULTURA E TERRITORIO 5. ISTRUZIONE 6. FAMIGLIA E TERZO SETTORE 7. SALUTE 8. DEMOCRAZIA 9. MENO E MIGLIORE BUROCRAZIA 10. GIUSTIZIA E SICUREZZA 11. ITALIA PROTAGONISTA IN EUROPA E NEL MONDO 12. DIRITTI CIVILI 6

7 1. PRIMA DI TUTTO RIAVVIAMO LO SVILUPPO: 400 MILIARDI DI CURA SHOCK Non si batte la recessione in una delle più grandi economie del mondo con i pizzicotti o con la sola austerità. Si possono mobilitare almeno 400 miliardi che raggiungano le tasche delle imprese, e quindi dei cittadini, senza venir meno agli impegni europei sul deficit pubblico. Per cambiare traiettoria ad una delle più grandi economie del mondo è necessario agire contemporaneamente sulla liquidità delle imprese, sul credito, sugli investimenti pubblici e privati e sui consumi. 100 miliardi di liquidità alle imprese possono venire dal ripagamento immediato dei debiti commerciali scaduti della Pubblica Amministrazione applicando anche in Italia il meccanismo già sperimentato in Spagna. Creazione di una Società veicolo che anticipa il pagamento ai creditori e poi se la vede con le singole Amministrazioni. La società veicolo può essere capitalizzata con miliardi di attivi pubblici e potrebbe facilmente finanziarsi sul mercato per la parte rimanente. 100 miliardi direttamente nelle tasche dei lavoratori agendo su due leve principali: 1) anticipazione del TFR in busta paga per i lavoratori che lo richiedono (eventuali difficoltà finanziarie delle imprese posso essere gestite con l intervento del Fondo Centrale di Garanzia così come gli eventuali ammanchi nelle entrate dell INPS e 2) fino a due mensilità in più in busta paga senza contributi e tasse a fronte di accordi di produttività a livello aziendale (pagabili anche sotto forma di servizi di welfare aziendale) miliardi di credito possono venire raddoppiando, almeno, la forza di fuoco della Cassa Depositi e Prestiti e del Fondo Centrale di Garanzia aumentando il capitale di miliardi attraverso apporto di attivi pubblici e applicando alla Cassa Depositi e Prestiti il modello operativo e gestionale della tedesca KFW. Tra le priorità di sviluppo dell attività di finanziamento ci sarebbero sicuramente le esportazioni, le infrastrutture e il rilancio del mercato immobiliare e dei mutui per le famiglie miliardi di nuovi investimenti pubblici e privati 7

8 possono venire destinando almeno 50 miliardi di Fondi Strutturali a grandi progetti infrastrutturali (es. ferrovie del Sud) e almeno 15miliardi a un credito di imposta pluriennale per investimenti in Ricerca e Innovazione. 50 miliardi di investimenti possono venire accelerando cantieri già sbloccati e finanziati nel 2012, facilitando quelli autofinanziabili (es. Infrastrutture "defiscalizzate") e quelli che dovremo considerare autofinanziabili perché si coprono con i risparmi che generano (es. efficienza energetica nell'illuminazione pubblica o nelle scuole e negli edifici pubblici, investimenti per il recupero del dissesto idrogeologico o antisismici). In realtà, i miliardi mobilitabili sono ben oltre 400 e qui non menzioniamo molte altre misure come ad esempio la diffusione dei minibond attraverso i Fondi di Credito, l'utilizzo intelligente del Fondo per la Crescita (oltre 1.2 miliardi) creato dal Ministro dello Sviluppo Economico nel 2012, cancellando oltre 40 leggi di incentivazione "vecchio stile" e la mobilitazione a favore dello sviluppo dei vastissimi patrimoni finanziari dei Fondi Complementari e delle Casse di Previdenza. I 400 miliardi di risorse mobilitabili per la crescita e l'occupazione non comporterebbero problemi di deficit pubblico: il pagamento del debito commerciale scaduto della PA si porterebbe dietro 20 miliardi di introiti IVA, per non parlare dell'effetto indiretto sulle casse pubbliche derivanti dal riavvio dell'economia. Si può riavviare la crescita mentre la vecchia politica ci costringe all'austerità e alla recessione. 8

9 2. TAGLIARE 50 MILIARDI DI TASSE A FAMIGLIE E IMPRESE E ABBATTERE IL DEBITO PUBBLICO Qualunque tipo di intervento volto a rilanciare il sistema economico deve affiancarsi ad una decisa semplificazione fiscale e ad una riduzione dell'imposizione sui redditi di famiglie e imprese. L obiettivo è abbattere di 50 miliardi le tasse su famiglie e imprese, in aggiunta alle risorse mobilitate attraverso il piano shock di 400 miliardi di euro. Nella prima parte di questo capitolo verranno indicate le risorse da valorizzare per trovare le coperture strutturali, nella seconda le misure di alleggerimento fiscale possibili in favore dei contribuenti. A. Valorizzare le risorse che abbiamo per ridurre le imposte L Italia ha ancora delle risorse da mobilitare, materiali e immateriali. Ma è necessario scegliere bene gli obiettivi, smettendo di inseguire l emergenza dei buchi di bilancio, cancellando gli sprechi e valorizzando il nostro patrimonio pubblico in un un ottica di spinta alla crescita economica, anche a mezzo di potenti sgravi fiscali, e contestuale riduzione del debito pubblico. Il debito non si ridurrà mai in maniera strutturale se il Pil non tornerà a crescere. Siamo contrari a qualsiasi ipotesi di imposta patrimoniale, ordinaria o straordinaria, per l abbattimento del debito. Crediamo che, per non avvitarci, nel rapporto debito/pil il denominatore (il Pil) debba crescere, per ridurre l incidenza del numeratore (il debito). Soltanto la crescita ridurrà il debito, e noi ci punteremo tutto il possibile. Dalla crescita che produce nuova base imponibile - arriveranno nuove ulteriori entrate fiscali senza alzare le aliquote e si ridurranno uscite pubbliche soprattutto legate al welfare. Per coprire le riduzioni di entrate fiscali previste dal programma, ridurremo altrettante spese inutili o non prioritarie, oppure prevedremo aumenti strutturali di altre entrate che non comportino nuove tasse o aumento di tasse esistenti. Possiamo ridurre strutturalmente sprechi e spese non indispensabili. E ragionevole puntare ad una riduzione tra il 5 e il 10% dei circa 500 miliardi di spesa pubblica non pensionistica certamente attraverso tagli NON lineari. Una parte può venire, ad esempio: 9

10 dall'applicazione rigorosa dei costi standard - per la sanità ma non solo - che devono avvicinare tutte le Amministrazioni a quelle virtuose, che vanno prese come punto di riferimento misurabile; dalla eliminazione di contributi regionali a fondo perduto e altre forme di incentivazione più o meno a pioggia (malgrado la non chiarezza dei dati contabili si possono stimare in miliardi); dalla razionalizzazione di molte spese replicate (es. si deve passare da 5000 centri elaborazione dati della PA a 5, e abbattere il numero di centrali di acquisto sparse sul territorio); dalla chiusura di enti inutili, da disboscamento incarichi, ecc. Recuperiamo molte entrate pubbliche strutturali non fiscali che mancano all'appello per mala gestione, incurie e inefficienze sempre più insopportabili. E necessario riorganizzare il rapporto tra finanza pubblica centrale e locale, responsabilizzando le Amministrazioni locali per le imposte di loro competenza. Non sono sostenibili comportamenti irresponsabili delle classi politiche locali, che promettono spesa o riduzioni di entrate locali a carico del bilancio statale, come non è difendibile uno Stato che trasferisce competenze senza risorse. Non è tollerabile che si chiedano soldi da parte di Amministrazioni che non raccolgono imposte e tasse di loro competenza, tariffe per servizi pubblici locali, canoni di concessione e sanzioni amministrative. Non è tollerabile che si rimandi di anni se non di decenni l aggiornamento del catasto, adeguando i valori delle rendite a quelli del mercato (solo questa operazione potrebbe metterci in condizione di togliere del tutto l IMU sulla prima casa!) Occorre rimettere ordine nelle concessioni: quelle balneari sono soltanto un esempio e possono valere miliardi: vanno incoraggiati i veri imprenditori e coloro che hanno investito e intendono investire, ma non è tollerabile che beni comuni vengano dati in uso quasi gratuito per finalità commerciali. 10

11 Si può recuperare miliardi dalle grandi aree di truffa allo Stato ancora esistenti (dalle false invalidità alle false esenzioni dai ticket o dalle rette universitarie). Demoliamo un altro pezzo del colosso dell'evasione fiscale. Si può puntare a recuperare almeno 25 miliardi di euro annui evasi. Si deve ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini: lo Stato si fida di te, ma se lo imbrogli la punizione è immediata e fortissima. Oggi le norme fiscali sono fatte per cercare di combattere gli evasori e gli imbroglioni e invece rendono la vita difficile ai moltissimi cittadini onesti, senza scoraggiare i veri "cattivi". Si possono alleggerire quindi le procedure e gli adempimenti ma anche punire più efficacemente e severamente chi abusa della fiducia. Facciamo pagare un aliquota fiscale agevolata alle "imprese tutte trasparenti" (che operano solo attraverso pagamenti e fatturazioni elettroniche). Restituiamo in contanti ai privati cittadini una parte dell IVA versata con acquisti effettuati tramite pagamento elettronico (abbattendo al massimo i costi di commissione): l'effetto netto potrebbe essere molto positivo per le casse statali. Riduciamo l'evasione anche introducendo più "conflitto di convenienze" per i cittadini, attraverso la possibilità di detrarre talune prestazioni fino ad un massimo di 5000 euro annui per famiglia (es. detrazioni per efficientamento energetico e ristrutturazioni delle abitazioni). Per creare risorse a favore degli interventi per lo sviluppo e per facilitare la riduzione progressiva del debito pubblico è necessario utilizzare in maniera più intelligente il nostro enorme patrimonio pubblico. Far emergere a bilancio tutto l attivo pubblico dovunque si trovi: terreni, immobili, partecipazioni, crediti, brevetti, ecc. (discorso a parte andrebbe fatto per il patrimonio culturale e artistico che non viene 11

12 considerato come fonte di cessioni possibile). Utilizzare parti di patrimonio pubblico per capitalizzare attraverso apporto e quindi senza necessità di dismissioni strumenti finanziari in grado di favorire lo sviluppo: dalla società veicolo per pagare i debiti commerciali scaduti della PA alla Cassa Depositi e Prestiti. Privatizziamo tutte le partecipazioni attualmente detenute dalle Amministrazioni Centrali, con esclusione, eventualmente, delle reti essenziali, e vendiamo la miriade di aziende municipalizzate locali. Questo arretramento è fondamentale per distinguere i ruoli tra la politica che fa le regole - e il mercato, che le deve rispettare. Controllori e controllati non possono coincidere, altrimenti il malaffare e la corruzione dilagheranno, con gravi contraccolpi sulla libertà economica. Si deve anche intervenire per legge bloccando la creazione di nuove società operative da parte delle Amministrazioni Locali e forzando la vendita di quelle attualmente possedute, prevedendo meccanismi di vero commissariamento per la vendita in caso di non rispetto dei tempi. Valorizzare singole categorie di beni, senza svenderli, apportandoli a uno o più fondi che ne incrementino il valore attraverso progetti di sviluppo immobiliare concordati con le Amministrazioni Locali, come nel caso delle caserme nelle città. Questi fondi porteranno risorse alle casse pubbliche cedendo quote di capitale a terzi, cedendo i beni posseduti e distribuendo i proventi sotto forma di dividendi, indebitandosi in modo "non recourse" (cioè con responsabilità solo nei limiti dei beni dati a garanzia, senza possibilità per i creditori di rifarsi su altri beni dello Stato in caso di insufficienza delle garanzie). 12

13 B. Abbattiamo di 24 miliardi le tasse sulle imprese, aiutiamo le partite IVA Le imprese sono la fonte della crescita e della occupazione. Oggi in Italia le imprese sono soggette a un fisco soffocante. Le principali misure per dare sollievo fiscale alle imprese che crescono e per rendere più attraente l Italia agli occhi degli imprenditori italiani e degli investitori internazionali sono le seguenti: Dimezziamo la tassa sui redditi d impresa (IRES). L IRES vale circa 32 miliardi l anno e pesa per il 27,5% sulle aziende italiane: dimezzarla non vuol dire soltanto mettere a disposizione delle aziende risorse perché possano patrimonializzarsi e investire ma renderebbe molto più attrattiva l Italia per chi vuole fare impresa. Azzerare i contributi a fondo perduto e le mille incentivazioni a pioggia soprattutto regionali sarebbe quasi sufficiente a coprire l onere per le classi pubbliche. Abbattiamo del 30% l IRAP per i privati. Questa misura potrebbe portare ossigeno per 8 miliardi nelle casse delle imprese e dei professionisti. Costruiamo un credito di imposta per investimenti in Ricerca e Innovazione utilizzando fino a 15 miliardi di Fondi Strutturali Europei (come indicato nel capitolo 1). Riduciamo al 21% (da una media attuale del 28%) l aliquota contributiva INPS per un milione di lavoratori autonomi e parasubordinati, fino ad oggi costretti a pagare troppo malgrado la pesante precarietà che rende difficile immaginare un futuro. C. Un fisco più leggero per le famiglie Le famiglie hanno assorbito tutta la pressione della crisi e il numero delle famiglie in difficoltà sta diventano enorme. Dal Piano Shock del capitolo 1 possono derivare alle famiglie di lavoratori fino a tre mensilità: diamo a tutti i lavoratori dipendenti la 13

14 facoltà di incassare subito l'accantonamento del TFR senza imposte e contributi, che corrisponde a una mensilità circa; offriamo alle imprese la possibilità di pagare un salario di produttività fino a due mensilità nette di imposte e contributi previdenziali. Aumentiamo la No Tax Area per i nuclei famigliari con reddito inferiore ai in funzione dei famigliari a carico: tra 5000 e 8000 euro aggiuntivi per ogni figlio minorenne e per ogni altro famigliare non autosufficiente a carico. Per le famiglie che non raggiungono il livello della No Tax Area si tratterebbe di dare un vero e proprio contributo, anche utilizzando i fondi improvvidamente sparsi a pioggia dal Governo nel 2014 (i cosiddetti 80 euro ). A regime, si tratta di circa 20 miliardi a sostegno delle famiglie italiane. 14

15 3. CRESCITA, IMPRESE E LAVORO Far crescere le nostre imprese nel mondo diventando più competitivi: più innovazione e mondo del lavoro più aperto. La Crescita può e deve riguardare tutti i settori portanti della nostra economia. L'industria manifatturiera deve rimanere l'asse portante della nostra economia: da questo settore dipende e continuerà a dipendere buona parte della nostra capacità di innovazione e di esportazione. Grande potenziale di crescita e di occupazione vengono però anche da settori come Agricoltura, Turismo e Artigianato che negli ultimi decenni sono stati sottovalutati - se non addirittura penalizzati - e potrebbero godere di importanti sinergie. Fare politica economica non significa sostituirsi alle imprese nelle loro scelte di investimento ma creare le condizioni di competitività di sistema. Solo alcuni esempi: A. Grande spinta all'innovazione: diventare attrattivi e, di conseguenza, importatori netti di cervelli Ricerca ed innovazione costituiscono due motori importanti per la crescita. Le esternalità positive delle imprese innovative (posti di lavoro, nascita di ulteriori imprese, miglioramento dei contesti urbani) sono diverse volte superiori rispetto a quelli generati da imprese non innovative sul territorio in cui si collocano. L'Italia non è certo sprovvista di creatività e professionalità che, se supportate da un giusto sistema di regole, possono finalmente dare quell'impulso necessario a lanciare nuove attività produttive. Per questo è necessario prevedere percorsi a tassazione agevolata per l'insediamento di centri di ricerca e di startup innovative, incentivando anche l'ingresso di nuove energie dall'estero. Ciò non può prescindere anche dalla promozione di quella realtà produttiva di piccola-media grandezza tipicamente italiana che, se dotata degli strumenti fiscali e normativi specifici, potrebbe conquistare posizioni anche più forti di oggi nei mercati internazionali, soprattutto in quei settori dove l'italia eccelle da sempre. 15

16 Mettiamo il turbo a Ricerca e Innovazione - Possiamo tornare ad essere terra di ricerca e di innovazione in tutti i campi. Nel mondo globalizzato si deve essere esportatori e contemporaneamente importatori di "cervelli" e l'italia si può candidare come destinazione di investimenti in centri di ricerca da tutto il mondo, giocandosi vantaggi competitivi molto forti: qualità dei nostri laureati, storia di contaminazioni culturali ed etniche, qualità della vita, ecc. Confermare ed estendere il credito di imposta per l'assunzione di "cervelli" portandolo da 50 a 100 milioni annui. Favorire gli investimenti in Ricerca e Sviluppo utilizzando parte dei Fondi Strutturali Europei per un programma strutturale di credito di imposta fino a 15 miliardi di euro. Facilitiamo gli investimenti dall'estero in centri di Ricerca semplificando le procedure dei visti, favorendo fiscalmente coloro che dall'estero vengono a lavorare in Italia, garantendo buone scuole internazionali, ecc. Concentrare i contributi pubblici alla Ricerca solo nei migliori centri di ricerca privati e pubblici e solo nelle migliori università anche differenziando tra università di ricerca e università di mero insegnamento - basta contributi a pioggia. Creare un'agenzia per l'allocazione delle risorse pubbliche alla ricerca, che funzioni secondo i migliori standard internazionali. Dare ai centri di ricerca pubblici una struttura giuridica e organizzativa che permetta la massima trasparenza, la minimizzazione dei costi amministrativi, l applicazione dei migliori standard internazionali e, in generale, una gestione privatistica e non da Pubblica Amministrazione (es. Fondazioni di Ricerca). Favorire la crescita delle Start-up dando piena attuazione alla nuova legislazione, creando un Fondo di Fondi di almeno 1 miliardo tra CDP e i principali investitori istituzionali (es. Fondi Pensione) sulla falsariga del Fondo Italiano di Investimento. 16

17 B. Aprire il mercato del lavoro e premiare la produttività Si può aprire il mondo del lavoro senza penalizzare i giovani e gli outsider, anzi introducendo flessibilità positiva, premiando la produttività e mettendo a disposizione dei lavoratori fino a tre mensilità nette senza contributi e tasse. Fare del contratto di apprendistato un vero e proprio contratto di inserimento allungando il periodo di prova (1 anno) e la durata (4 anni), alzando i limiti di età (35 anni). Per quanto riguarda la formazione, va lasciata solo all interno dell impresa prevedendo però che, nel caso di arti, mestieri e professioni specifiche, la formazione fornita dall impresa possa essere compensata da un congruo credito di imposta al momento della trasformazione definitiva in contratto a tempo indeterminato. Accelerare il ricambio di personale nelle aziende bloccando, almeno in questa situazione di crisi occupazionale, la crescita dell'età di anzianità per la pensione (41 e 42 anni, rispettivamente per donne e uomini, di anzianità appaiono già un livello più che sufficiente) e finanziando questa iniziativa attraverso un piccolo contributo di solidarietà a carico delle pensioni d oro sopra un certo livello di ammontare e sotto un certo livello di contribuzione. Premiare l'aumento della produttività mettendo a disposizione delle imprese la possibilità di pagare fino a due mensilità di salario in più senza contributi e tasse a fronte di accordi di forte aumento della produttività a livello aziendale. Facilitare le ristrutturazioni aziendali attraverso la semplificazione della Legge 223 e una maggiore liberalizzazione del demansionamento. Va inoltre chiarito che i licenziamenti per oggettive ragioni economiche non possono comportare il reintegro in azienda da parte della magistratura ma devono, eventualmente, prevedere indennizzi in denaro. Facilitare la ricollocazione lavorativa attraverso vera formazione, un contratto di ricollocazione da realizzare in cooperazione con le agenzie private, un bonus mobilità per chi deve trasferire la residenza 17

18 per accettare un nuovo lavoro e un più trasparente ed efficace uso degli ammortizzatori sociali: chi gode di ammortizzatori sociali non può rifiutare l'opportunità di nuovi lavori o di programmi di formazione pena la perdita dell'ammortizzatore. Inoltre, appare opportuno prendere atto che gli Uffici pubblici per l'impiego, da sole, sono strutture inadatte al compito. Priorità lavoro pari e flessibile. Si può incentivare la flessibilità dell orario di lavoro, soprattutto nei settori a più alta intensità intellettuale/tecnologica e comunque a favore dei genitori con figli piccoli, e sviluppare politiche attive e incentivanti per l inclusione e la valorizzazione delle donne nel mondo del lavoro: agevolazioni fiscali per le imprese che rispettano la parità di genere e che introducono servizi di welfare aziendale adeguati alla conciliazione tra famiglia e lavoro. Dare certezze alla rappresentanza. E fondamentale rendere stabile e vincolante una chiara normativa sulla rappresentanza che dia garanzie di certezza dei contratti e della loro esigibilità. Gli accordi succedutisi tra le parti sociali in questi ultimi anni devono tramutarsi in norme di legge e in meccanismi operativi trasparenti. C. Crescere sui mercati che crescono: le esportazioni ci salveranno Occorre favorire l'internazionalizzazione delle grandi ma anche e soprattutto delle nostre piccole e medie imprese e delle loro reti. Lo spazio per crescere su mercati internazionali esiste. Rafforziamo l ICE concentrandovi tutte le risorse promozionali dell Italia all estero. Integriamo in un unica Agenzia Promozionale Enit e l Agenzia ICE. Potenziamo il budget promozionale per allinearlo ai livelli europei, portando Stanziamento Piano Nazionale Promozionale a 150 milioni l anno (dagli attuali circa 50). Adeguiamo la Rete di promozione nelle aree ad alto tasso di crescita (15 nuovi uffici tra Cina, ASEAN e Africa Sub Sahariana). Creiamo in Cassa Depositi e Prestiti una vera e propria export bank in grado di finanziare (seguendo il modello della KFW tedesca) le grandi opere infrastrutturali fatte da aziende italiane nei 18

19 paesi emergenti e di fornire abbondante finanza a costi accessibili per tutti gli esportatori Italiani. Formiamo una Task force di "Export Facilitation" tra Ministero dello Sviluppo Economico, Dogane, Ministero dei Trasporti e Ministero della Salute, per rimuovere le difficoltà di esportazione che derivano dal mancato coordinamento tra i soggetti Italiani. Adottiamo pienamente lo Sportello Unico Doganale. Con l attuazione di uno Sportello Unico Doganale, già comunque previsto da un regolamento CE del 2008 e considerato dal Piano della Logistica tra le azioni con maggiore priorità strategica, si potrebbe ottenere una maggiore flessibilità dell organico doganale al fine assicurare, come in molti altri paesi europei, la piena operatività 24 ore al giorno sui 7 lavorativi, e garantendo il completamento del ciclo documentale tutto dematerializzato in tempi brevi. D. Accelerare le infrastrutture Si può e si deve accelerare le Infrastrutture strategiche per il Paese e ancora di più per il Sud Italia. Priorità alle infrastrutture (ai corridoi europei, all'ammodernamento in particolare delle ferrovie locali). Vi sono molti progetti già finanziati e pronti per essere realizzati e altri che possono autofinanziarsi. Si tratta, infatti, per 50 miliardi, di dare concreta attuazione a progetti di infrastrutture già approvati dal CIPE e finanziati. La competitività nei continenti e fra i continenti non può prescindere da efficienti collegamenti. L'Europa ritiene essenziali 9 assi direzionali (i c.d. corridoi) che identificano, tra l'altro, autostrade, ferrovie, porti e aeroporti. Per la realizzazione delle infrastrutture necessarie è possibile un cofinanziamento europeo. All'Italia sono assegnati 4 corridoi, 11 aeroporti e 12 porti ritenuti "strategici". Dobbiamo rapidamente colmare il gap esistente nei collegamenti e nella logistica la cui carenza si traduce in una "tassa occulta" per le imprese. Occorrono finanziamenti imponenti e, pertanto, si deve ricercare il coinvolgimento del capitale privato rafforzando il P.P.P. e gli strumenti dei project bond, delle obbligazioni di scopo e della 19

20 defiscalizzazione laddove necessaria. Per migliorare il Trasporto Pubblico Locale che - soprattutto nelle aree metropolitane - rovina la vita ogni giorno a decine di migliaia di italiani, facendo loro perdere tempo prezioso che potrebbero usare meglio, è necessario consolidare le mille piccole aziende inefficienti, coordinare ferro e gomma, mettere a gara i servizi attirando i migliori operatori del mondo, investendo anche a costo di disinvestire da servizi che possono essere privatizzati (es. Alta Velocità). Per superare il Digital Divide, che in Italia è ancora fortissimo, è prioritario anche investire nelle reti di telecomunicazione. Avere servizi a portata di click aiuterà imprese e individui a recuperare tempo, risorsa sempre scarsissima a causa delle inefficienze sistemiche dell Italia, e quindi ad aumentare la produttività. E. Ridurre fisco su lavoro e impresa, fisco per la crescita Alleggerire la tassazione sulle imprese che investono, assumono e consolidano il proprio patrimonio. Le misure specifiche sono elencate nel capitolo 1) e nel capitolo 2). F. Ridurre il costo dell'energia per le imprese E necessario sviluppare fino in fondo le linee guida dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN), che ha come primo obiettivo la riduzione del costo dell energia in Italia. Al termine di questo percorso, in un orizzonte di circa due-tre anni, è possibile ipotizzare un sostanziale allineamento dei prezzi sia del gas sia dei carburanti al netto della componente fiscale. In particolare: Nel settore elettrico: la piena integrazione del mercato italiano con quello europeo (c.d. market coupling), il rafforzamento della rete nazionale per eliminare i numerosi colli di bottiglia che impediscono 20

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