Gli ipogei funerari in Mesopotamia: aspetti di tecnologia ed evoluzione della copertura a volta, in rifermento agli esempi di Tell Barri/Kahat (Siria)

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1 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 6 Gli ipogei funerari in Mesopotamia: aspetti di tecnologia ed evoluzione della copertura a volta, in rifermento agli esempi di Tell Barri/Kahat (Siria) Stefano VALENTINI INTRODUZIONE ELENCO SITI MEN- ZIONATI (ordine numerico) * 1. ALALAKH 2. T. MARDIKH/Ebla 3. UGARIT 4. QATNA 5. KARKEMISH 6. JERABLUS TAHTANI 7. T. AHMAR/Til Barsip 8. T. BANAT 9. T. ES-SWEYHAT 10. T. SHAMSEDDIN 11. T. HADIDI/Azu 12. HABUBA KABIRA 13. T. AL- ABD 14. T. MUNBAQAT/Ekalte Di certo Keret sta per lasciarci e tu devi approntare una tomba, costruire una volta sepolcrale 15. T. HALAWA 16. T. KANNAS 17. T. SELENKAIYE 18. T. CHUERA 19. T. HAMMAM et-turk. 20. T. BI A/Tuttul 21. T. BEYDAR 22. T. MOZAN/Urkesh 23. T. ARBIT 24. T. CHAGAR BAZAR 25. T. BARRI/Kahat 26. T. BRAK/Nagar 27. T. LEILAN/Shubat Enlil 28. T. MOHAMMED DIYAB 29. T. HAZNA 30. T. AL-RAQA I 31. T. MELEBIYA con una porta, come una stanza dei tesori, come un luogo serrato (KTU 1.16 II 24-28; trad. Xella 1987b: 133) Fig. 1 - Carta geografica della Mesopotamia: diffusione degli ipogei funerari dal Bronzo Antico all Età del Ferro. 32. T. ASHARA/Terqa 33. T. HARIRI/Mari 34. BAGHOUZ/Corsôtê 35. K. ED- DINIYE/Haradum 36. USIYA 37. KHIRBET HATARA 38. T. JIGAN 39. T. MOHAMMED ARAB 40. T. ARPACHIYAH 41. TEPE GAWRA 42. T. KUYUNJIK/Ninive 43. NIMRUD 44. YARIM TEPE 45. T. RIMAH/Harana 46. QALAT SHERGAT/Assur 47. NUZI 48. HAFT TEPE 49. ESHNUNNA 50. DUR KURIGALZU 51. KHAFAJAH 52. T.ED-DER/Sippar- Amnan. 53. SIPPAR 54. BABILONIA 55. KISH 56. ISIN 57. TELLO 58. URUK 59. LARSA 60. UR 61. ERIDU 62. SUSA 63. T. ZANBIL/Dur-Untash La scoperta compiuta a Tell Barri dalla Missione Archeologica Italiana dell Università di Firenze, tra il 1997 ed il 1999, di 4 tombe a camera in mattoni cotti con copertura a volta ha permesso di affrontare sia lo studio delle pratiche funerarie che quello della tecnologia della volta. Entrambi gli aspetti sono stati oggetto di riflessione da parte dell autore nella tesi di laurea intitolata: Le pratiche funerarie a Tell Barri/Kahat durante il Bronzo Medio, in relazione all area siro-mesopotamica settentrionale, discussa all Università di Firenze il 2 giugno del In questa sede prenderemo in considerazione lo sviluppo della tecnica costruttiva della volta, con particolare riferimento alle strutture ipogeiche funerarie attestate in Mesopotamia tra il periodo protostorico e l età del Ferro e cioè tra il 5000 e il 600 a.c. (fig. 1 e 2), cercando di delinearne un percorso evolutivo, che consenta di fare luce sulla diffusione di questo tipo di copertura nel Vicino Oriente, dove fino a poco tempo fa la volta continuava a caratterizzare l architettura popolare, con tutta la sua originalità e funzionalità (Besenval 1984: 10) 2. Si cercherà anche di smentire definitivamente il luogo comune, tutt oggi abbastanza diffuso, che l uso di archi e volte ebbe inizio con i romani (Beek van 1987: 82). È ormai chiaro, infatti, grazie allo studio di Besenval (1984) 3 sulla documentazione archeologica mesopotamica, che la tecnologia della volta aveva avuto origine e si era sviluppata in Mesopotamia ed Egitto più di 5000 anni fa 4, nonostante il fatto che i Romani ne avessero fatto un uso sistematico e sapiente, peraltro introducendo autonomamente quelle di calcestruzzo autoportanti 5. In Mesopotamia la scarsità delle testimonianze, dovuta in parte anche all insufficienza delle ricerche, ha portato gli studiosi a sottovalutare questa tecnica di costruzione, oppure a considerarla come particolare ed esclusiva rispetto alle altre 6. In ogni caso, pochi ar- * L ordine numerico procede da ovest verso est e da nord verso sud. Nell elenco alfabetico i siti sono ordinati in base al nome moderno omettendo Tell. Fig. 2 - Schema cronologico complessivo del Vicino Oriente Antico (da Liverani 1991: 24). 2 Basta pensare ai villaggi siriani costruiti lungo l Eufrate, nel distretto di Raqqa, dove le abitazioni erano costruite fino a pochi anni fa con copertura a cupola in mattoni crudi, utilizzando una tecnica millenaria che ritroviamo nelle tholoi preistoriche di Tell Arpachiyah. 3 Il concetto era già stato anticipato da Adams (1977), ma senza analizzare in profondità l evoluzione di questa tecnica nel Vicino-Oriente. 4 Bisogna ricordare che volte in pietra ad aggetto progressivo sono attestate nei templi megalitici preistorici di Malta e Gozo già all inizio del IV millennio a.c. Questi esempi ebbero delle discendenze nelle strutture rinvenute nelle Baleari (la navetas di Minorca), nella Penisola iberica (Los Millares), in Sardegna (costruzioni di età nuragica), a Pantelleria (i sesi) e forse in Grecia e Creta (tholoi micenee) (Tampone 2000: ). Per un influenza siriana su quest ultimo tipo di struttura si veda lo studio del Patroni (1928). In generale sembra chiaro dalle testimonianze archeologiche, che questo tipo di struttura, sostanzialmente intuitivo e spontaneo, ebbe origini autonome in diverse regioni e diversi tempi, come dimostrerebbero i cairn irlandesi di Newgrange, complessi megalitici a tumulo coperti con tholos risalenti alla fine del IV mill. a.c. e le volte a progressivo aggetto di epoca precolombiana rinvenute nella Mesoamerica (Tampone 2000: 177). 5 In ogni caso, nonostante l intenzionalità di particolari accorgimenti tecnico-costruttivi, è bene precisare che non possiamo attribuire agli antichi delle soluzioni tecniche che prevedessero intuizioni, concetti o modi di ragionare che appartengono invece all ambito della moderna scienza delle costruzioni, da Galileo in poi (Barbi 2000: 61). 6 Il numero di attestazioni, sebbene accresciuto negli ultimi anni, è sempre molto ridotto specialmente per i periodi più antichi e questo a causa del pessimo stato di conservazione in cui si rinvengono le coperture a volta e per i metodi di scavo, che in certi casi sono inadeguati. La conservazio- 6 N. 1/2-2002

2 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 7 Fig. 3 - Tecnica di messa in opera della volta con elementi a disposizione radiale (da Beek van 1987: 84). cheologi orientali si sono occupati della volta e lo hanno fatto prevalentemente per cercare di stabilirne origine e diffusione. Lo scopo di questo saggio è, invece, quello di porsi in maniera diversa rispetto ad un approccio del tipo suddetto: non si ricerchino in esso risposte specifiche e definitive a domande precise, ma piuttosto la volontà di mettere a disposizione degli studiosi di archeologia ed architettura (dei diversi ambiti cronologici e geografici) alcuni elementi per la conoscenza delle tecniche costruttive del Vicino Oriente Antico e soprattutto il contributo che quest area ha svolto indubbiamente nello sviluppo di un eredità tecnica comune a tutto il bacino del Mediterraneo. Il lavoro è diviso in tre parti principali. Nella prima parte introduttiva, si analizzano sinteticamente alcuni aspetti di tecnologia della volta, con particolare attenzione alle soluzioni adottate in Mesopotamia, presentando le caratteristiche e le possibilità architettoniche di questa tecnica edilizia particolare 7. Questa premessa è indispensabile per il fatto che la maggioranza degli archeologi non hanno una formazione tecnica; e se è vero che non è necessario essere architetti per essere archeologi (Besenval 1984: 9), è altrettanto vero che uno studio come questo non sarebbe stato possibile solo da un punto di vista archeologico 8. Nella seconda parte, si passano in rassegna i diversi esempi di tombe ipogeiche con copertura a volta (compresi nei limiti cronologici e geografici fissati precedentemente) che rappresentano la stragrande maggioranza delle attestazioni, facendo anche riferimento alle coperture delle strutture di superficie. Tenteremo quindi di delineare un percorso evolutivo generale della tecnica della volta, sebbene con tutti i limiti del caso dovuti alla lacunosità e frammentarietà dei dati e tenendo presente che le strutture funerarie, chiaramente non destinate ad uso domestico avevano necessità tecniche ed architettoniche diverse dalle strutture di superficie. Nella nostra panoramica si sono presi in ne stessa è selettiva, favorendo le strutture interrate e le murature in mattoni cotti e pietra. Nei rimanenti casi le coperture a volta sono rinvenute quasi sempre allo stato di crollo e spesso si conserva solo l origine. Questo può significare che spesso, durante un indagine, si corre il rischio di non riconoscerle se non identificarle. 7 La terminologia tecnica usata potrà sembrare un po arcaica, ma è stata scelta in base ai metodi e alle tecniche di costruzione antichi, quali sono quelli presi in considerazione in questo studio. 8 Infatti l analisi di un monumento, da parte di un archeologo e di un architetto, è diversa per ragioni soprattutto di metodo. Il primo, spesso, segue un approccio qualitativo, basandosi sulle proprie opinioni personali, il secondo segue u approccio quantitativo più tecnico (Giuliani 1990: 14-15). esame quasi tutti gli esempi noti dalla letteratura archeologica mesopotamica e si tratta quasi esclusivamente di dati materiali di tipo archeologico, che presentano talvolta problemi di interpretazione, trattandosi di strutture non sempre rinvenute intatte. Tutte le attestazioni sono state ordinate in senso cronologico, dalle testimonianze più antiche, fino all età del Ferro, passando per i diversi periodi dell età del Bronzo e i dati, per ciascun sito, sono stati inseriti in una scheda riassuntiva comprendente vari campi 9. Nella parte conclusiva di questo studio si analizzano gli ipogei scavati nel sito di Tell Barri nel contesto del loro ritrovamento, cercando di inserirli nel percorso evolutivo e nella tradizione tecnologica esposta nella seconda parte e mettendone in evidenza soprattutto gli elementi innovativi e peculiari. La descrizione di queste strutture è stata effettuata con un sistema di schedatura simile a quello precedentemente utilizzato. 1. CENNI SULLA TECNOLOGIA DELLA VOLTA NEL VICINO ORIENTE ANTICO La struttura della volta e le tecniche di messa in opera La volta presenta caratteristiche tecnologiche, meccaniche ed architettoniche molto varie che dipendono molte volte dalle conoscenze tecniche dei costruttori e dai materiali che essi hanno a disposizione, ma in questo paragrafo prenderemo in considerazione solo le tecniche di messa in opera attestate nella Mesopotamia pre-classica, che possono suddividersi in base al loro sviluppo in: volte per traslazione: a forma aperta (o botte) in cui l elemento generatore si sposta lungo un asse rettilineo; volte per rotazione: a forma chiusa (o cupola) in cui l elemento generatore si sposta intorno ad un asse verticale. Per la messa in opera si possono distinguere essenzialmente due metodi: il primo prevede l utilizzo di un supporto temporaneo alla muratura o centina, ed è usato nelle volte con elementi a disposizione radiale; il secondo non fa uso di nessun supporto ed è usato nella volte autoportanti realizzate con la tecnica dell aggetto, o con la tecnica dei corsi inclinati. Volta con elementi a disposizione radiale realizzata con centina (fig. 3) 9 Datazione, riferimenti bibliografici, riferimento alle illustrazioni del testo, contesto, dimensioni, materiali, tecnica di costruzione. I numeri tra le parentesi quadre si riferiscono alla collocazione dei vari siti sulla carta geografica. Fig. 4 - Tecnica di messa in opera della volta a corsi inclinati (da Beek van 1987: 85). La progressione avveniva per corsi di mattoni radiali paralleli all asse della volta e i componenti della muratura erano disposti ortogonali al piano della sezione generatrice. In certi casi i singoli elementi restituivano semplici archi giustapposti. Più spesso il primo dei mattoni, che poggiava sull imposta, era inclinato verso la luce dell arco con l interposizione di uno spessore nella zona dell estradosso (pietruzze o frammenti di ceramica); lo stesso espediente permetteva di mantenere radiali anche i mattoni successivi. La messa in opera veniva effettuata contemporaneamente, a partire dalle due imposte fino alla chiusura degli archi. I mattoni erano posti con il lato più lungo parallelo al muro di imposta e i giunti degli archi successivi erano sfalsati per ottenere più stabilità (disposizione a morsa ). La trasmissione delle forze era ottenuta grazie alla disposizione dei singoli componenti con la loro faccia maggiore ortogonale alla curva di pressione. Una variante di questo tipo di messa in opera è quella per corsi anulari che si appoggiano su entrambi i muri di chiusura dei lati corti; in questo caso, per ultimare la volta, i costruttori dovevano colmare, nel centro, lo spazio ellissoidale risultante dove si incontravano le due serie di corsi con opposta inclinazione. Un esempio di questa volta detta a navetta è documentato in una delle tombe della I Dinastia di Ur, come si dirà poi. La centina, che veniva rimossa quando la muratura si era asciugata, poteva essere di due tipi, sebbene i dati archeologici non siano particolarmente affidabili nel documentarne la presenza: su nucleo (c.d. a baule ): lo spazio da voltare era riempito per mezzo di mattoni crudi o terra, utilizzando la parte superiore di questo riempimento come supporto per la muratura della volta. Era un metodo poco costoso e per le strutture sotterranee la massa di terra poteva essere risparmiata al momento dello scavo della fossa. Questo tipo di centina è attestato ad Assur nel periodo neoassiro; in legno: la struttura aveva una forma corrispondente alla curva direttrice. Era un sistema costoso, data la scarsezza cronica di legno che caratterizza tutta la storia della Mesopotamia. Il problema era ridimensionato dal fatto che la centina poteva essere spostata progressivamente durante la costruzione e riutilizzata per altre strutture dello stesso tipo. Queste strutture, in Mesopotamia, erano realizzate in legno leggero (palma al sud, pioppo nel nord), oppure con fasci di canne legati con corde (Besenval 1984: 47-48). Tracce di centine in legno sono state documentate ad Ur (ipogei reali) e a Mari (ipogei degli shakkanakku). Volta a corsi inclinati (fig. 4) N. 1/

3 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 8 Fig. 5 - La volta in aggetto (da Besenval 1984: 41 ed Heinrich 1971 Abb. 2-3). La traslazione avveniva a partire da una delle due estremità (generalmente dal muro di fondo) dove era indicata la curva direttrice della volta con uno strato di malta. Il primo mattone era posto inclinato verso la luce dell arco e rispetto al piano verticale, poi un secondo veniva appoggiato al primo e un terzo sopra il secondo, fino a chiudere il primo arco (gli archi precedenti erano ovviamente incompleti). Ognuno degli archi successivi, ortogonale all asse della volta, era appoggiato al precedente senza l uso di una centina. Raggiunto il muro di fondo opposto (di solito il lato di ingresso) lo spazio triangolare rimanente era colmato con archi più piccoli, sempre incompleti. La superficie di adesione dei mattoni era la faccia più grande e questo permetteva di avere una maggiore stabilità. Una variante di questo tipo di messa in opera è quella per corsi anulari ortogonali all asse della volta e non inclinati verso la parete di fondo; la messa in opera avveniva sempre senza la centina, sfruttando l aderenza del legante e si avvaleva spesso di mattoni a forma di cuneo (trapezoidali o semicurvi) che permettevano una maggiora stabilità. Un esempio, come si vedrà in seguito, è attestato a Babilonia nel periodo del Bronzo Tardo. Volta in aggetto (fig. 5) Il letto di ogni assise di mattoni o di pietre è orizzontale. I singoli corsi aggettano, rispetto ai precedenti inferiori, fino alla chiusura della volta. La messa in opera procede contemporaneamente a partire dalle due imposte e la forma è data generalmente da due segmenti di retta (se l aggetto è costante) 10. I materiali da costruzione: costituenti 11 Quanto detto a proposito delle tecniche di messa in opera, vale anche per i materiali da costruzione. In questa sede descriveremo solo quelli usati dai costruttori mesopotamici. I mattoni L impasto per la realizzazione dei mattoni crudi o cotti modellati era composto principalmente di argilla mista ad inclusi di varia natura (sgrassanti vegetali come la paglia o minerali come la sabbia), che ne assicuravano la coesione dopo l essiccazione o durante la cottura. Il mattone crudo 12 era sicuramente di più facile produzione rispetto al mattone cotto, che aveva maggiori possibilità architettoniche e qualità meccaniche, ma richiedeva maggiori costi per la cottura. Mentre il mattone crudo era usato prevalentemente nella tecnica a corsi radiali, per la copertura di strutture a cielo aperto (solo in casi sporadici, come a Tell al- Rimah, è documentato nelle strutture ipogeiche), il 10 Solo ad Ugarit, nel Bronzo Tardo, la forma della volta ad aggetto diviene curva, grazie all uso di blocchi sagomati e all aumento progressivo dell aggetto verso la sommità (Margueron 1977). 11 L analisi delle tecniche di costruzione e dei materiali è basata sugli studi di Besenval (1984: 17-70), Choisy (1899), Davey (1961), Heinrich (1971) e Varene (1977). 12 Uno studio sperimentale sulla resistenza del mattone crudo è stato compiuto da Gashe e Birchmeier (1988). Fig. 6 - a) I diversi formati di mattoni usati in Mesopotamia (da Castel 1996: fig.16). b) Alcuni esempi di mattoni cotti a cuneo semicurvi provenienti da Tell Barri. mattone cotto è attestato nella quasi totalità delle coperture a corsi inclinati e per aggetto degli ipogei funerari mesopotamici; il suo uso in contesti residenziali era limitato, ai pavimenti delle corti o a strutture particolari come ad esempio le fornaci, le cisterne ed i pozzi. Generalmente i mattoni erano quadrati o rettangolari e solo raramente avevano forme particolari legate alle necessità della messa in opera per corsi inclinati. A Susa, come si vedrà in seguito, sono stati rinvenuti dei mattoni cotti trapezoidali a forma di cuneo; ancora più specializzati e a forma di cuneo semicurvo sono quelli rinvenuti a Tell Barri (si veda il paragrafo III e la fig. 6). La pietra Nelle strutture funerarie che analizzeremo di seguito, la pietra fu usata prevalentemente nel Bronzo Antico con la tecnica di messa in opera per aggetto. Nella realizzazione della volta erano usati blocchi appena sgrossati, oppure lavorati generalmente a forma di lastra. Solitamente erano messi in opera a secco 13. I materiali da costruzione: malte e leganti La malta d argilla, di facile reperibilità e preparazione, con una composizione simile all impasto per la realizzazione dei mattoni, era quella di gran lunga più usata sia con i mattoni crudi che con i mattoni cotti, nonostante il difetto del ritiro dopo l essiccazione, che poteva causare dei problemi di stabilità. Questo inconveniente poteva essere in parte risolto con un apporto supplementare di sgrassanti (paglia e sabbia) o attraverso il blocco dei giunti troppo aperti con un materiale inerte, che distribuisse le pressioni (pezzi di ceramica, ciottoli o frammenti di mattone cotto). Il gesso ed il bitume furono usati solo raramente, a partire dalla metà del II millennio a.c., ed in strutture particolarmente complesse dal punto di vista tecnico 13 La pietra da costruzione dei giacimenti mesopotamici non era di buona qualità. Il calcare tenero, relativamente disponibile, era usato soprattutto per vasi, ornamenti, sculture e solo talvolta nell edilizia; il calcare di Sumer venne usato solo nell architettura protourbana, mentre il cosiddetto alabastro di Mossul (gesso tenero) fu usato soprattutto per la decorazione con ortostati dei palazzi neoassiri (Invernizzi 1992: 19). 14 Per uno studio generale sull uso della volta nel Vicino Oriente si rimanda a Besenval (1984) ed Heinrich (1971). 15 La pratica attestata in Mesopotamia di seppellire i morti sempre sotto terra e mai all interno di strutture costruite in superficie, deve avere senz altro incentivato la ricerca di soluzioni tecniche, che permettessero la copertura di edifici sotterranei. 16 La loro localizzazione prevalente all interno delle abitazioni si legava al culto degli antenati, dimostrando un legame simbolico dei viventi con la stirpe, piuttosto che con le istituzioni pubbliche. In questo modo le tombe dei familiari potevano essere curate periodicamente con le offerte e la celebrazione dei riti in onore dei defunti. 17 Hodder (1984: 51-68) è stato il primo, analizzando le tombe neolitiche della Danimarca, a mettere significativamente in relazione tombe ed abitazioni, rilevando notevoli similitudini nella forma, nella costruzione, nell orientamento, nella posizione dell ingresso e nella decorazione interna. (ad esempio nelle tombe di Haft Tepe e negli ipogei neoassiri di Assur): il primo per la sua velocità di presa ed il vantaggio di aumentare di volume durante l essiccazione conferendo maggiore coesione alla muratura; il secondo perché, a differenza degli altri leganti, essendo di origine organica era disponibile in giacimenti di superficie (soprattutto in Mesopotamia meridionale) e poi perché aveva il vantaggio di essere impermeabile all aria e all acqua e quindi ideale per le strutture sotterranee. Presentando, però, una debole resistenza alla compressione e avendo una temperatura di ammorbidimento molto bassa, non poteva essere utilizzato in strutture di superficie esposte al sole. 2. EVOLUZIONE DELLE TECNICHE DI MESSA IN OPERA Premessa In questo capitolo, pur tenendo presente anche altri tipi di struttura 14, si prenderanno in considerazione quasi esclusivamente le sepolture funerarie con coperture a volta che, data la loro elevata percentuale rispetto al totale delle attestazioni, si impongono come esempi di sperimentazione delle diverse tecniche di messa in opera, attraverso i quali e possibile delineare un percorso evolutivo 15. Se escludiamo gli ipogei reali (tombe di Ur, Mari, Haft Tepe, Choga Zanbil ed Assur) che si trovano sotto i palazzi, gli edifici di culto, oppure in luoghi isolati, la maggioranza degli esempi a nostra disposizione è costituita da tombe a camera collocate sotto le abitazioni private e con esse in relazione strutturale, poiché un pozzo di accesso collegava le sepolture alla superficie 16. Si tratta di tombe familiari collettive riservate a sepolture multiple progressive, con caratteristiche tecniche abbastanza uniformi e la cui planimetria, assieme all utilizzazione dello spazio, si riallacciava concettualmente alle abitazioni 17 : ingresso (calatoia), area di stoccaggio (spazio riservato al corredo), appartamenti privati o sala da pranzo (camera di deposizione). Infatti le tombe erano considerate come vere e proprie abitazioni per il morto. Le testimonianze più antiche Il prototipo per la realizzazione delle prime volte aperte deve essere stata una struttura composta da fasci di canne palustri legate insieme e costruita con una tecnica attestata ancora oggi nelle paludi dell Iraq meridionale. Infatti, i mudhif delle paludi di Nasirya, ambienti monocellulari con forma arcuata a tunnel, sono tutt oggi costruiti con una tecnica molto particolare, che permette di ottenere una struttura a botte realizzata con una serie di arconi uniti da fasci di canne. I prototipi dei muhdif risalgono certamente al periodo protostorico. Nonostante che, per ragioni di estrema deperibilità del materiale, non ci siano tracce archeologiche, l antichità di queste strutture è documentata dalle raffigurazioni a rilievo di età protourbana (Invernizzi 1992: 19-23). Una conferma di questa probabile derivazione la troviamo anche in Egitto, dove questo tipo di struttura venne in uso contemporaneamente alla 8 N. 1/2-2002

4 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 9 Mesopotamia: in una mastaba di Giza, risalente alla IV Dinastia (fine prima metà del III millennio a.c.) è stato scoperto un ingresso ad arco in cui i mattoni dell intradosso simulano fasci di canne (Beek van 1987: 82 e 84). I primi tentativi di copertura a volta, dunque, furono compiuti probabilmente in Mesopotamia meridionale, dove in qualche modo si doveva sopperire alla carenza del legname utilizzato normalmente per la realizzazione dei tetti piatti. Il problema, però, è che le prime attestazioni archeologiche si trovano nel nord e non si tratta di coperture a botte, ma bensì a cupola e quindi di volte a forma chiusa realizzate con la tecnica dell aggetto. A Tell Arpachiyah (Mallowan et alii 1935), Yarim Tepe II-III (Merpert et alii 1976) e Tepe Gawra XX-XVII (Tobler 1950) in Mesopotamia settentrionale, sono state documentate delle costruzioni a tholos (diametri da 3 fino a 9 m, con spessore dei muri fino ad 1 m) risalenti al periodo Halaf (circa a.c.). Si tratta di singole camere a pianta circolare; nel sito di Yarim Tepe ad esse si annettono piccoli ambienti ausiliari rettangolari, mentre a Tell Arpachiya vi era anteposto un lungo ambiente rettangolare. La copertura a cupola era realizzata con blocchi di pisé (argilla cruda), che aggettavano progressivamente a partire dal pavimento ed erano messi in opera con la tecnica del tauf 18 :la materia prima veniva posata a mano, con manciate, e il muro era realizzato con strati di argilla successivi di vario spessore (Invernizzi 1992: 20) 19. Gli esempi di Tepe Gawra, che sono i più recenti (inizio del periodo Obeid, ca a.c.) presentavano sull interno dei pilastri, probabili supporti ad arco della copertura. Questo semplice schema a pianta circolare appare come caratteristico del nord della Mesopotamia 20, anche se un forno con copertura a cupola, contemporaneo alle strutture sopra descritte, è stato scavato nel sito di Tell Hassan, nello Hamrin (Invernizzi 1992: 84-85). Il primo esempio di questo tipo di copertura, nel sud, è documentato nel livello X di Eridu (periodo tardo Obeid, ca a.c.) ed è quindi posteriore; una cupola è ipotizzata come copertura di un forno circolare di 2 m di diametro (Safar 1950: pl. I). Sempre ad Eridu, nell edificio H/5 (periodo antico Uruk, ca a.c.) furono osservati due passaggi, coperti però con una tecnica diversa ad archi spezzati di mattoni crudi montati in aggetto (Safar 1947: pl. VI). Ad Uruk, invece, per alcuni edifici della zona dell Eanna (periodo tardo Uruk, ca a.c.) è stata proposta una copertura con volta a botte per corsi di mattoni crudi radiali (Lenzen 1968). Possiamo ipotizzare, dunque, che ci siano stati due filoni separati di sviluppo tecnologico 21 : nella Mesopotamia settentrionale si sviluppò la copertura a cupola con la tecnica dell aggetto; nella Mesopotamia meridionale si sviluppò invece la volta a botte, come dimostrerebbero gli esempi sopra descritti di Eridu ed Uruk. Sempre nel sud, la volta costruita con corsi di mattoni radiali potrebbe essersi evoluta dalle strutture realizzate con i fasci di canne. Il bronzo antico (ca a.c.) I primi casi in cui la tecnica dell aggetto viene utilizzata nella volta a botte sono quelli documentati a Mari, 18 Le ricostruzioni si basano su scarsi dati archeologici, in quanto i muri perimetrali si conservavano al massimo per un altezza di circa cm. 19 Questo sistema si evolverà poi, nel periodo Obeid (ca a.c.) con la creazione del mattone crudo a stampo di forma regolare, avente maggiori proprietà tecniche di elasticità e robustezza. 20 A Tepe Gawra si continuano a costruire edifici rotondi analoghi a quelli del periodo Halaf, anche successivamente nel periodo Obeid (livello XII), quando già è stato adottato lo schema tripartito. Questa tradizione continuerà fin nel periodo protodinastico, come documentano le costruzioni di Tell Gubba e Tell Razuk (Invernizzi 1992: 111). 21 La descrizione oggettiva del fenomeno è comunque limitata dalla documentazione archeologica. 22 La stessa tecnica fu usata a Tell Asmar (Protodinastico IIIa), per la realizzazione di tre passaggi voltati di un edificio privato (Delougaz et alii 1967: 158). dove vengono costruite alcune tombe monumentali in pietra. Quasi contemporaneamente nel sud, a Khafajah e Kish, sono attestate delle tombe con copertura in mattoni cotti pianoconvessi, disposti però non in aggetto, ma in archi giustapposti ad elementi radiali 22. Questa tecnica potrebbe essere l antecedente di quella ad assise radiali vera a propria. Mari [33] DATAZIONE: Protodinastico I ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Jean Marie ILLUSTRAZIONI: fig. 7. CONTESTO: intra moenia (extra muros); nel settore B e vicino al tempio di Ishtar 23. DIMENSIONI: le dimensioni oscillano tra quelle della tomba 22 (4,50x3,90 m; h. 2 m) e quelle della tomba 242 (10,30x8 m; h. 2,60 m). MATERIALI: lastre di pietra murate a secco. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di cinque tombe monumentali. La tomba 300 era singola, mentre le altre erano accoppiate (tombe 21/22 e 241/242) e separate da un muro. Tutte erano coperte con una volta ad aggetto con origine sul pavimento in terra battuta e chiuse con un muro sul fondo. Gli ingressi si trovavano tutti sui lati corti, chiusi con blocchi di pietra, ed erano raggiungibili dalla superficie attraverso un pozzo verticale. Khafajah [51] DATAZIONE: Protodinastico I-III ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Delougaz et alii 1967: ILLUSTRAZIONI: fig. 8. CONTESTO: le tombe si trovavano al di sotto dei pavimenti delle abitazioni. DIMENSIONI: le dimensioni interne oscillano tra quelle della tomba 116 (0,70x1,45 m) e quelle della tomba 131 (1,30x3,90 m). MATERIALI: mattoni crudi piano-convessi, legati con malta di argilla (?). TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di 26 tombe a camera coperte con una volta a botte (tombe 79, 83-84, 86-87, 89-91, 97-98, , , 114, , 119A, 125, e 137) chiusa alle estremità, con accesso su uno dei lati corti e composta da archi giustapposti in mattoni radiali, leggermente inclinati verso la parete di fondo. La linea generatrice ha una sezione spezzata, praticamente composta da due segmenti di retta. Gli archi sembrano essere foderati da un secondo corso di mattoni disposti nello stesso modo dei primi. La struttura della volta è delimitata da una muratura a corsi orizzontali che crea un parallelepipedo. Una caratteristica interessante è l utilizzazione di tubi in ceramica, posizionati sotto la sommità della volta ad intervalli regolari, orizzontalmente e perpendicolarmente all asse di traslazione. Vista l inclinazione dei mattoni verso l interno, dovevano impedire alla muratura di cadere prima del suo consolidamento. Kish [55] DATAZIONE: Protodinastico II ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Moorey 1978: CONTESTO: le tombe si trovavano sotto i pavimenti dell ala orientale del palazzo (sondaggio Y). DIMENSIONI: non ci sono dati disponibili. MATERIALI: mattoni crudi piano-convessi legati con malta di argilla (?). TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di alcune tombe coperte con volte realizzate per mezzo di corsi ad elementi radiali (?). È negli ipogei della I Dinastia di Ur che la tecnica della volta, specialmente nella variante in aggetto, trova la sua massima espressione monumentale, manifestando una notevole padronanza dei materiali (blocchi di pietra e mattoni cotti quadrati) e delle tecniche di messa in opera. Ur [60] DATAZIONE: I Dinastia di Ur (ca. metà del III millennio a.c.) BIBLIOGRAFIA: Woolley ILLUSTRAZIONI: fig. 9 a-b. CONTESTO: il cimitero reale si trova all interno della città, ma in una posizione isolata rispetto alle abitazioni contemporanee. Fig. 7 - MARI: le tombe 241, 242 e 300 costruite in pietra con copertura in aggetto (da Jean Marie 1990: VII:2). Fig. 8 - KHAFAJAH: l interno della tomba 117 costruita in mattoni cotti con copertura a volta per corsi radiali (da Delougaz et alii 1967: pl. 60b). Fig. 9 - UR: a) la tomba PG.779 (da Woolley 1934); b) ricostruzione della copertura delle tombe 789 e 800 (da Besenval 1984: fig ). 23 Riguardo alla localizzazione spaziale delle sepolture abbiamo adottato questo criterio: tombe intra moenia, cioè dentro il centro abitato (intra muros, all interno delle abitazioni o extra muros, all esterno delle abitazioni) o extra moenia, cioè fuori del centro abitato. N. 1/

5 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 10 DIMENSIONI: le dimensioni oscillano tra quelle della tomba 1648 (ca. 2x1,50 m) e quelle della tomba 1236 (ca. 8,50x6,50 m). MATERIALI: blocchi di pietra e mattoni cotti quadrati (30,5x30,5x8,5 cm) e rettangolari (30,5x16x8,5 o 31x16-17x4 cm) legati con malta di argilla. Talvolta i mattoni, nei corsi della volta, erano bloccati per mezzo di frammenti di mattone o di ceramica, immersi nel legante. TECNICA DI COSTRUZIONE: il complesso architettonico è costituito da 8 tombe con copertura a volta, cui si accedeva con rampe o corridoi a partire dalla superficie. La Tomba 777 è composta da una camera singola. È costruita in blocchi di pietra disposti in aggetto a partire dal pavimento. La Tomba 779 è composta da quattro vani costruiti in blocchi di calcare. I due vani lunghi esterni e i due vani interni, più piccoli, sono coperti per mezzo di una volta costruita in aggetto a partire da circa 1 m da terra. La porta d ingresso della tomba era coperta con un arco in pietra montato per corsi radiali. La Tomba 789 è formata da una sola camera. La muratura fino ad un altezza di 1,50 m è eseguita in blocchi di calcare, mentre la sommità della volta era realizzata con mattoni cotti, nel modo seguente: due semivolte absidate (A e B; fig. 9 b) chiuse ad aggetto erano situate sui lati corti; a partire da queste due semivolte capriate, la parte centrale (C e D; fig. 9 b) era coperta con archi giustapposti leggermente inclinati verso la parete di fondo e realizzati con mattoni disposti radiali rispetto alla linea generatrice. Ciascuno di essi si appoggiava sul precedente e la loro altezza aumentava verso il centro della volta. Lo spicchio rimasto aperto (E; fig. 9 b), risultante dall inclinazione degli archi, era colmato con mattoni di diverse dimensioni. La sua forma doveva essere vicina alla volta capriata detta a navetta, ottenuta con una progressione su due fronti. La Tomba 800 è costituita da un solo vano. La copertura a volta si impostava, ad un altezza di circa 1,40 m., sui muri perimetrali in pietra ed era realizzata con archi giustapposti in mattoni cotti. Nella parte centrale degli archi i mattoni erano disposti in maniera radiale (A; fig. 9 b), mentre sembra che all origine i mattoni fossero messi in opera per corsi anulari (B; fig. 9 b). La Tomba 1054 era composta da una camera singola realizzata in blocchi di pietra. Il passaggio dalla pianta rettangolare di base alla pianta circolare della copertura era effettuato con lo stesso procedimento usato nelle altre tombe e cioè con peduncoli ottenuti dall aggetto dei blocchi negli angoli. La muratura della volta è montata per corsi anulari. La Tomba 1236 è composta da quattro camere: due vani esterni più grandi disposti parallelamente ai lati corti della costruzione e due camere centrali. La muratura era interamente in blocchi di pietra e il suolo, così come le pareti interne delle camere, era intonaco. La copertura dei vani era realizzata in aggetto e aveva origine a circa 1,20 m dal suolo. Le volte erano chiuse sulla sommità con delle lastre in pietra che attraversavano la parte rimasta scoperta tra i due muri aggettanti. Le estremità di queste volte non erano absidate, bensì chiuse con dei muri verticali. La Tomba 1631 era composta da una camera unica aperta su uno dei lati corti. Per la copertura è stata ipotizzata una tecnica di messa in opera per corsi radiali. La Tomba 1648 a camera singola era costruita in blocchi di pietra con una copertura a volta in aggetto con origine sul pavimento. Sulle pareti di alcune di queste tombe sono stati rinvenuti dei fori che costituivano probabilmente l alloggiamento dei supporti per il ponteggio in legno, utilizzato durante la costruzione. Pare evidente che siamo ancora in una fase di sperimentazione delle tecniche di messa in opera. La prima attestazione ad Ur (tomba 800) della volta con mattoni disposti a corsi anulari (misti a mattoni disposti radialmente) è un innovazione rispetto agli esempi di Khafaja, in cui era stata usata la sola tecnica a corsi radiali e potrebbe essere un tentativo che anticipa la formalizzazione della tecnica vera e propria a corsi anulari, che avviene all inizio del II millennio a.c. Quanto ai materiali, già a partire da questo periodo, sia nel nord (Mari), che nel sud (Ur), è chiara la tendenza a sostituire la pietra, con il mattone (sia crudo che cotto), per ovvie ragioni di reperibilità e di costi. Tell Arbit [23] DATAZIONE: Protodinastico III ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Mallowan 1937: CONTESTO: non ci sono dati disponibili. DIMENSIONI: non ci sono dati disponibili. MATERIALI: mattoni crudi. TECNICA DI COSTRUZIONE: La tomba TAG 20 presentava una copertura a volta di cui non è specificato il tipo di messa in opera (per corsi radiali?). Nel nord, a Tell Arbit, sono documentate delle tombe con copertura a volta in mattoni crudi, la cui tecnica di probabile derivazione meridionale (Khafajah e Kish) rimane incerta. Nelle strutture epigee, l esempio più antico documentato della tecnica ad assise radiali è quello di Tepe Gawra (Livello VIIIa, Protodinastico I-II), in Mesopotamia settentrionale, dove la copertura del vano 846 era realizzata in mattoni crudi rettangolari per assise radiali giustapposti. Si conservava solo l origine della volta che doveva avere un portata di circa 3 m (Speiser 1935: 36). La stessa tecnica è attestata a Tell Hazna (Protodinastico III) dove sono stati rinvenuti i resti di una volta in mattoni quadrati (Munchaev e Merpert 1990: 30) e nel sud a Tello (fine del Protodinastico) nella cosiddetta porta del diavolo costruita in mattoni cotti rettangolari (Cros 1910). Alla seconda metà del III millennio a.c. risalgono due esempi di tombe in mattone crudo con copertura a volta localizzate una a Tell Beydar, nell area del Khabur e l altra a Habuba Kabira, sul Medio Eufrate. Tell Beydar [21] DATAZIONE: Periodo Antico Accadico ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Debruyne 1997 CONTESTO: la tomba si trovava sotto il palazzo dell acropoli. DIMENSIONI: la camera funeraria misurava: 1,80x0,75 m; h. ca 0,93 m MATERIALI: mattoni crudi rettangolari (36x18x8 cm). TECNICA DI COSTRUZIONE: la struttura consiste in una doppia costruzione in mattoni crudi. La parte superiore ha una pianta ovale e costituisce una sorta di piccolo pavimento dello spessore di un corso con mattoni disposti a spina di pesce. La camera funeraria sottostante è coperta con un aggetto progressivo culminante in una fila di mattoni messi in piano. Parte del pavimento della tomba era in gesso. Non ci sono informazioni riguardo al sistema di accesso. Habuba Kabira [12] DATAZIONE: III Dinastia di Ur ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Heinrich et alii 1973: CONTESTO: la tomba si trovava sotto il pavimento di un abitazione. DIMENSIONI: ca. 2,20x1,40 m (ricavate dalle illustrazioni). MATERIALI: mattone crudo (60x30x10 cm?). TECNICA DI COSTRUZIONE: la copertura della tomba Nd IV3 era realizzata in aggetto a partire dal pavimento in terra battuta. La prevalenza nelle volte della tecnica di messa in opera ad aggetto, ormai consolidata, è testimoniata ancora alla fine III millennio a.c. dalle tombe monumentali della III Dinastia di Ur, che chiaramente riprendono la tradizione di quelle della I Dinastia. Questi ipogei reali sono il primo esempio di utilizzazione su vasta scala di mattoni cotti impiegati nella copertura di ambienti sotterranei. Ad esse sono contemporanee anche le tombe di Tello, realizzate sempre in aggetto, ma con mattoni crudi quadrati. Ur [60] DATAZIONE: III Dinastia di Ur ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Woolley 1931 e CONTESTO: le camere funerarie si trovano sotto il mausoleo, appena fuori dell angolo SE del temenos. DIMENSIONI: le dimensioni oscillano tra quelle della tomba 6 (3,25x2 m) e quelle della tomba 1(4x10 m; h. 5,45 m). MATERIALI: mattoni cotti rettangolari e quadrati (28/29x21x7/8 cm; 34/35x21x8 cm; 32x32x6/ cm) legati con bitume. TECNICA DI COSTRUZIONE: il complesso si compone di un corpo centrale, detto Mausoleo di Shulgi (camere 1 e 2), sui lati NO e SO del quale sono situati due altri corpi (camere 3 a-b e 4; camere 5, 6 e 7), che formano il Mausoleo detto di Amar Sin. Le camere erano raggiungibili con delle rampe di scale. La tecnica di messa in opera delle coperture di tutte le camere funerarie e dei loro accessi è la stessa: i mattoni sono disposti in aggetto e si impostano su dei muri portanti realizzati con lo stesso materiale. La linea generatrice della volta, formata da due segmenti di retta, è interrotta e rialzata. La portata di 4 m da coprire, costrinse i costruttori ad utilizzare un ponteggio in legno di cui sono rimasti i fori sulle pareti. La stabilità delle coperture è assicurata da un enorme massa di muratura. Tello [57] DATAZIONE: III Dinastia di Ur ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Cros 1910; Genouillac CONTESTO: quasi tutte le tombe si trovavano sotto il pavimento delle abitazioni. DIMENSIONI: non ci sono dati disponibili. MATERIALI: mattoni cotti e crudi. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta delle tombe 11 e 26 (in mattoni crudi) e B, E, H ed I (in mattoni cotti) tutte coperte con volte ad aggetto. I lati corti erano sigillati con muretti sempre in mattoni. Nella Mesopotamia settentrionale, strutture simili agli Ipogei Reali di Ur, sempre in mattone cotto, sono state scavate a Mari sotto il Palazzo degli shakkanakku e devono esser il frutto degli stretti rapporti politici, culturali e commerciali tra i centri di potere meridionali e il Medio Eufrate, anche se a Mari la tradizione delle tombe monumentali con copertura ad aggetto, sebbene in pietra, risaliva al Protodinastico. La differenza fondamentale tra le tombe di Ur e quelle degli shakkanakku sta nel fatto che ad Ur la struttura sotterranea è in rapporto architettonico diretto con la struttura di superficie, nel senso che ogni camera aveva un accesso dall alto attraverso delle rampe di scale. E questa sembra una soluzione tecnicamente avanzata rispetto agli edifici funerari di Mari. Il complesso di Ur, infatti, per la presenza di più tombe sotto un unico edificio è piuttosto un tempio funerario che una costruzione civile e rimane un caso unico, almeno per il Bronzo Antico. Certamente questo tipo di struttura monumentale era peculiare degli ambienti palatini. Gli esempi rinvenuti sotto le abitazioni civili (meno curati e di dimensioni inferiori) più numerosi a partire dal periodo successivo, potrebbero essere, allora, imitazioni dei grandi monumenti funerari dei sovrani. Fig MARI: a) assonometria dell ipogeo IX.Q.50 (da Margueron 1984: fig. 5);b) assonomeria dell ipogeo IV.R2 (da Margueron 1990: fig. 3). Mari [33] DATAZIONE: Periodo degli shakkanakku ( a.c.). BIBLIOGRAFIA: Margueron 1983a; 1984b; ILLUSTRAZIONI: fig. 10 a-b. 10 N. 1/2-2002

6 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 11 CONTESTO: le due tombe monumentali si trovano rispettivamente sotto la sala del trono e la sala 1 del Palazzo degli shakkanakku. DIMENSIONI: tomba IX.Q.50: ca. 3x4 m; h. 2,40 m; tomba IV.R2.SET 7: 6,80x3,78 m; h. 1,80. MATERIALI: blocchi di pietra irregolari (30-80 cm; h cm) e mattoni cotti (32/34x32/34x6 cm e 33/38x33/38x7 cm.) legati con malta di argilla pura. TECNICA DI COSTRUZIONE: la tomba IX.Q.50 (fig. 10 a) è composta da due camere collegate con un passaggio. La prima, realizzata in mattoni cotti, presentava sui lati interni, a partire dal corso, una copertura in aggetto. A metà di ogni parete, sull interno, c è un contrafforte largo 40 cm. L apertura verso la seconda stanza è a triangolo e ricavata con un aggetto progressivo dei mattoni. La seconda camera (o anticamera), costruita in blocchi di pietra irregolari, si trova a NE della prima. I muri in pietra si appoggiano al diaframma in mattoni cotti, che la divide dalla camera funeraria. La tecnica usata per la copertura è sempre quella dell aggetto ma, essendo le lastre più grandi, l altezza risultante del soffitto è inferiore rispetto alla camera funeraria. La presenza di tre contrafforti interni fu pensata anche in funzione nella copertura, infatti l aggetto riduceva la distanza tra i due contrafforti affrontati e la portata minima da coprire, per la quale erano sufficienti delle lastre poste longitudinalmente. La tomba IV.R2.SET 7 (fig. 10 b) è una struttura in mattoni cotti composta da 5 camere (A, B, C, D, E) tutte coperte in aggetto; la sala A fa eccezione, essendo coperta con lastre di pietra. La sala B costituiva praticamente un lungo corridoio da cui si accadeva alle sale A e C (affiancate) e D lungo il suo asse maggiore. La sala E, parallela ad A e C, era accessibile solo attraverso il passaggio per la sala D. I pavimenti erano costituiti da un semplice battuto in argilla. Ci sono altri due esempi contemporanei di tombe in mattone cotto, citati come confronti da Margueron (1984b: 209): la tomba 42 con copertura in aggetto e pianta rettangolare di 1,36x0,99 m e la tomba 44 rinvenuta completamente distrutta. Le dimensioni e la struttura a camera semplice, però, le rendono più vicine agli ipogei del Bronzo Medio. Il bronzo medio (ca a.c.) Nelle strutture di superficie continua e continuerà ad essere prevalente nelle coperture la volta per assise di mattoni radiali, nonostante un esempio documentato a Tell al-rimah (nell Iraq settentrionale) tra la fine del Bronzo Antico e l inizio del Bronzo Medio (Oates 1973: 185) dove nella copertura in mattoni crudi di alcuni vani della zona AS è usata, contemporaneamente alla tecnica per assise di mattoni radiali, anche la tecnica a corsi anulari. Nelle strutture sotterranee, invece, si afferma ovunque (nel nord e nel sud) la tecnica di messa in opera per corsi anulari inclinati, vantaggiosa perché, pur garantendo ugualmente stabilità, non richiedeva l uso di una centina durante la costruzione. Di questa tecnica, già sperimentata forse nella tomba 800 di Ur alla fine del Protodinastico, abbiamo, sempre ad Ur, diversi esempi documentati nelle tombe rinvenute sotto le abitazioni dei quartieri privati dell inizio del II millennio a.c. Queste realizzazioni si inseriscono in una tradizione tecnologica, ormai centenaria, che risale alla metà del III millennio a.c. Ur [60] DATAZIONE: periodo Isin-Larsa (XX-XIX sec. a.c.) BIBLIOGRAFIA: Woolley et alii 1976: e ILLUSTRAZIONI: fig. 11 a-b. CONTESTO: intra moenia (extra ed intra muros). Le tombe si trovavano generalmente sotto i pavimenti delle abitazioni private, oppure in aree aperte. DIMENSIONI: le dimensioni massime non superano quelle della tomba 4: 2,40x1,05 m. MATERIALI: mattoni cotti (19x13x9-35x35x8 cm) tranne un esempio in mattoni crudi. Alcuni erano decorati con incisioni a forma di semicerchio per aumentarne l aderenza con il legante, malta di argilla o bitume. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di tombe a camera coperte con volte realizzate sia con la tecnica a corsi inclinati (tombe 59, 61, 90, 95, 113, 131), sia con la tecnica ad aggetto (tombe 4, 10, 17, 32, 33, 41, 58, 62, 66, 80, 82, 98, 109, 122, 125, 133, 134, 137, 139, 141, 144, 145, 151, 170, 179, 184, 194, tombe dei vani B. 12 e 15 del settore B, e tomba del vano C. 43 del settore C). Nel primo caso i corsi della volta insistevano su dei muretti di imposta, nel secondo l aggetto partiva dal livello del pavimento. L accesso Fig UR: a) due esempi di tombe in mattone cotto con copertura a volta per corsi inclinati; b) la tomba LG. 60 (da Woolley et alii 1976). alle camere avveniva attraverso un pozzo verticale che collegava la superficie all apertura che si trovava su uno dei lati corti dell ipogeo. I pavimenti erano generalmente in battuto di argilla; un solo caso era in bitume (tomba del vano C. 43 del settore C). Sono stati rinvenuti dei fori per travi su due livelli, testimonianze dell uso di una centina o di un impalcatura. Per il periodo di Isin-Larsa (Bronzo Medio I) la tecnica a corsi anulari inclinati e più in generale questo tipo di ipogeo funerario, sono noti solo nella Mesopotamia meridionale (Ur, Isin, Tello, Uruk) e in Iran (Susa). La tecnica per corsi radiali invece sembra rarefarsi, almeno nel sud. Isin [56] DATAZIONE: periodo Isin-Larsa (XX-XIX a.c.) BIBLIOGRAFIA: Hrouda 1978: 86-87; Spanos 1987: 19. ILLUSTRAZIONI: fig. 12. CONTESTO: sotto i pavimenti delle abitazioni del quartiere residenziale. DIMENSIONI: 2,00x1,10 m. (rilevate dalla pianta); altezza variabile per l inclinazione dei corsi tra 1,18 e 0,89 m. MATERIALI: mattoni cotti rettangolari (27x18x10 cm e 29x19x7 cm) murati a secco. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di due tombe a camera (tombe 1 e 2) la cui copertura era realizzata con una volta messa in opera per corsi anulari inclinati verso la parete di fondo, che si appoggiava su uno zoccolo di mattoni cotti. Le camere erano chiuse con due muretti sui lati corti e i pavimenti erano in terra battuta. Presumibilmente l accesso dalla superficie avveniva attraverso un pozzo. Fig ISIN: l ipogeo 1 in mattoni cotti con copertura a volta per corsi inclinati (da Spanos 1987: Taf. 9). Uruk [58] DATAZIONE: Periodo Isin-Larsa (XX-XIX a.c.) BIBLIOGRAFIA: Lenzen 1961: 21-23; 1962: 28-29; 1963: CONTESTO: sotto i pavimenti dei vani della zona amministrativa del Palazzo di Sin-Kashid. DIMENSIONI: oscillano tra quelle della tomba del vano 33 (2,40x1,10 m; h. 1,13 m) e quelle della tomba 59 (1,23x0,78 m; h. 0,79 m). MATERIALI: mattoni cotti rettangolari (25x15x6 o 26x18x9 cm) e a forma di cuneo trapezoidali (28x19x8/9 o 27x19/14x7 cm). TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di sei sepolture coperte a volta in mattoni cotti montati per corsi inclinati verso la parete di fondo (tombe 42, 54, 59 e tombe dei vani 1, 3, 6, 33). La volta si imposta su dei muri laterali, che hanno la funzione di zoccolo. I lati corti, compreso quello di ingresso, erano chiusi quasi sempre con muretti di mattoni cotti. L accesso avveniva attraverso un pozzo verticale che metteva in collegamento il pavimento dei vani con le camere funerarie. In certi casi lo spazio di fronte all ingresso era delimitato con due muretti paralleli. Non ci sono tracce di pavimenti strutturati. Nella tomba 54 la volta era stata intonacata all interno, dopo aver suturato i giunti tra i corsi dei mattoni. Tello [57] DATAZIONE: Periodo Isin-Larsa (XX-XIX a.c.) BIBLIOGRAFIA: Cros 1910; Genouillac 1936; Parrot CONTESTO: sotto i pavimenti delle abitazioni del tell H DIMENSIONI: oscillano tra quelle della tomba 7 (1x1,25 m) e quelle della tomba 6 (1,95x1,30 m). MATERIALI: mattoni crudi e cotti di 25x15 cm. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di sepolture con copertura a volta in mattoni cotti (crudi nella tomba 7) messi in opera per corsi inclinati (tomba 6, 22, 23, 24, 32 e 33 e tomba del cantiere II bis), o in aggetto (tombe 1 e 7). La linea generatrice della volta era parabolica; talvolta si impostava su uno zoccolo di mattoni (tomba 1). L accesso alla tomba 1 era sigillato con mattoni crudi. A Susa, gli ipogei con copertura a volta per corsi inclinati potrebbero essersi affermati per effetto dell influenza culturale delle città mesopotamiche meridionali (Ur, Isin, Uruk). Susa [62] DATAZIONE: primi sukkalmah (XX-XIX a.c.) BIBLIOGRAFIA: Ghirshman 1967 e 1968b. CONTESTO: sotto i pavimenti delle abitazioni private di due quartieri contemporanei (B/V e A/XV). DIMENSIONI: non ci sono dati a disposizione, ma dalle piante possiamo dedurre che gli ipogei non superano una lunghezza di 1,50 m. ed una di larghezza 0,75 m. MATERIALI: mattoni cotti rettangolari legati con argilla. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di ipogei in mattoni cotti (tombe 1, 2, 4 del cantiere A e 1 del cantiere B) con copertura a volta per corsi anulari inclinati, che si impostano generalmente su dei muretti laterali di appena due/tre corsi in alzato. L ingresso era tamponato con mattoni cotti messi in opera a secco, senza legante. I pavimenti erano in mattoni cotti quadrati. In alcuni casi (tombe 1, 2 e 4) erano le fondazioni dei muri in crudo dei vani delle abitazioni a fungere da parete di fondo su cui si appoggiano i corsi della volta. La parete di fondo della tomba 1 del cantiere B era invece realizzata con mattoni quadrati messi di taglio. La volta della tomba 2 era coperta con frammenti ceramici e sigillata con un pavimento in mattoni cotti. Nel Bronzo Medio II, la tradizione di seppellire i defunti negli ipogei in mattone cotto con copertura a volta, non solo continua nel sud dove si era sviluppata (Larsa, Sippar e Susa), ma si diffonde anche in Assiria, ad Assur, Ninive (Campbell et alii 1932) ed Usiya (Numoto e Okada 1987), a Mari e nella zona del Khabur, dove a Tell Barri (si veda il paragrafo III) viene introdotto nella tecnica a corsi inclinati un ulteriore elemento di specializzazione, il mattone cotto semicurvo a forma di cuneo. Se nel complesso la tomba a camera in mattoni cotti può essere considerata di origine meridionale, nel caso specifico della tecnica di coper- N. 1/

7 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 12 tura a volta per corsi inclinati 24, questo tipo di messa in opera fu perfezionato nel sud durante il Bronzo Medio I (Ur) e si diffuse poi verso nord (Tell Barri e Tell Mohammed Diyab) e verso est (Susiana). Larsa [69] DATAZIONE: Periodo paleobabilonese (XVIII-XVII sec. a.c.) BIBLIOGRAFIA: Calvet CONTESTO: sotto i pavimenti in mattone cotto di due abitazioni (B 27 e B 52). DIMENSIONI: ca. 3,50x1,80 m (ricavate dalle illustrazioni). MATERIALI: mattoni cotti rettangolari e a forma di cuneo trapezoidali. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di ipogei funerari con copertura a volta per corsi inclinati (tomba del vano 3 dell edificio B 27 e tomba del vano 17 dell edificio B 59). L accesso alle camere era sigillato con mattoni cotti. La copertura della seconda tomba si impostava su dei muretti laterali con i mattoni disposti in parte orizzontalmente, in parte di taglio. Sippar [53] DATAZIONE: Periodo paleobabilonese (XVIII-XVII sec. a.c.) BIBLIOGRAFIA: Scheil 1902: CONTESTO: sotto i pavimenti delle abitazioni private. DIMENSIONI: la tomba del settore L-I misurava 1,25x0,50 m. MATERIALI: mattoni crudi e cotti rettangolari e a forma di cuneo trapezoidali. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di due tombe a camera (tomba del settore I-L e tomba del settore E-F), la prima in mattoni cotti con copertura a volta per corsi solo leggermente inclinati, la seconda in mattoni crudi con copertura a volta ad aggetto. Mari [33] DATAZIONE: Periodo Isin-Larsa e paleobabilonese (XVIII- XVII sec. a.c.) BIBLIOGRAFIA: Parrot 1955: e fig. 3. CONTESTO: si trovano sotto le abitazioni del periodo amorreo. DIMENSIONI: la tomba 671 misurava: 5,36x3m. MATERIALI: mattone cotto. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di ipogei in mattone cotto la cui copertura a volta in aggetto rimane dubbia. La tomba 443 fu rinvenuta a sud della ziggurat (periodo Isin- Larsa). La tomba 671, rinvenuta sotto la corte 131 del Palazzo Amorreo era di forma rettangolare e differiva dalla precedente per la presenza di contrafforti, che la suddividevano in 4 alveoli. Ad ovest del Tempio di Shamash viene ricordata una tomba di questo tipo, sotto una casa del periodo amorreo. Mentre nel sud prende campo la tecnica a corsi inclinati, a Mari come abbiamo visto, continua la tradizione della volta in mattoni cotti realizzata ad aggetto, che è testimoniata nel nord anche ad Assur, durante il periodo paleoassiro, dove gli ipogei hanno prevalentemente una copertura in aggetto, nonostante il fatto che le volte ad assise radiali e quelle per corsi inclinati fossero già conosciute sia nel nord che nel sud della Mesopotamia. I due esempi di copertura per assise radiali anticipano la diffusione di questa tecnica, che conoscerà proprio e solo in questo sito uno sviluppo eccezionale, fino all Età del Ferro ed oltre 25. Assur [46] DATAZIONE: Periodo paleoassiro (XIX-XVIII a.c.) BIBLIOGRAFIA: Haller 1954: 96; CONTESTO: intra moenia (sotto i pavimenti dei quartieri di abitazione?). DIMENSIONI: oscillano tra quelle della tomba 2 (3,66x3,76 m; h. 1,66 m) e quelle della tomba 19 (1,10x0,88 m). MATERIALI: lastre di calcare e mattoni cotti inzeppati con frammenti di ceramica e legati con malta di argilla. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di tombe a camera, 9 in mattoni cotti (tombe 10-12, 16, 18-22) e una in pietra (tomba 2) tutte coperte con volte in aggetto, che si impostavano direttamente sul pavimento e avevano una linea generatrice costituita da due segmenti di retta. In alcune la volta si impostava su di uno zoccolo in mattoni cotti (tombe 16, 19) mentre in un caso la parete di fondo era absidata (tomba 16). I pavimenti erano realizzati sia in mattone cotto sia in terra battuta. L accesso alle camere, spesso chiuso con mattoni cotti, avveniva attraverso una calatoia con scalini o un pozzo verticale. Solo due sepolture, le tombe 26 e 35, peraltro di datazione incerta, avevano una copertura ad assise di mattoni cotti radiali con linea generatrice parabolica; la seconda era composta da due camere funerarie separate da un pozzo verticale di accesso. Molte delle camere funerarie presentavano partizioni interne e tutta una serie di nicchie per lampade, elementi chiaramente allusivi ad una funzionalità e ad una gestione significativa dello spazio derivata dalle abitazioni domestiche 26. Ad Assur, la tecnica a corsi inclinati è completamente assente e lo stesso è documentabile a Tell Chagar Bazar, dove è utilizzato il mattone crudo invece di quello cotto. Tell Chagar Bazar [24] DATAZIONE: Periodo paleobabilonese (XVIII-XVII sec. a.c.) BIBLIOGRAFIA: Mallowan 1936; 1937; CONTESTO: le camere funerarie si trovavano sotto i pavimenti delle abitazioni private delle aree TD, EH, M, BD e dell edificio pubblico, detto Temple Palace. DIMENSIONI: la tomba 137 aveva una portata della volta di 1,70 m, non ci sono altri dati disponibili. MATERIALI: mattoni crudi. TECNICA DI COSTRUZIONE: alcune avevano una copertura a volta in aggetto (tomba 1, 139, 141, 143), alcune avevano una copertura a volta messa in opera per assise radiali (tomba 133); per altre non è specificato il tipo di messa in opera (tombe 200 e 206). La linea generatrice delle volte era parabolica o semicircolare. La volta delle tombe 137 e 154 era costruita con una tecnica particolare: i mattoni dei corsi della volta erano inclinati verso l interno e restituivano una tecnica mista tra l aggetto e quella a corsi con mattoni radiali; una delle estremità della volta era absidata con pianta semicircolare. L intera copertura era rifasciata esternamente con un piano di mattoni che seguiva l andamento della volta. L ingresso era bloccato con un muretto in mattoni crudi. Le tombe 137 e 154 di Tell Chagar Bazar, potrebbero rappresentare un tentativo di passaggio dalla tecnica ad aggetto a quella per corsi di mattoni radiali, effettuato attraverso una graduale inclinazione dei mattoni con piccoli spessori (Heinrich 1971: ). Nello stesso sito (area BD), come del resto anche a Tell Barri (si veda il paragrafo III), la copertura a volta per assise di mattoni crudi radiali è attestata anche nei vani delle abitazioni contemporanee agli ipogei (Mallowan 1937: ). È naturale quindi supporre una notevole padronanza tecnica da parte dei costruttori. Susa [62] DATAZIONE: Dinastia dei sukkalmah.(metà del XVIII - XVII sec. a.c.) BIBLIOGRAFIA: Ghirshman 1965a, 1965b; Ghirshman e Steve CONTESTO: sotto i pavimenti delle abitazioni del cantiere A. DIMENSIONI: oscillano tra quelle della tomba 4 del livello XIII (1,30x1 m; h. 1,05 m) e quelle della tomba 8 del livello XIII (2,80x2,20 m; h. 1 m). MATERIALI: mattoni cotti rettangolari, quadrati (30x30x7 cm e 32x32x6/7 cm) e a forma di cuneo trapezoidali nella copertura (24x15/13x5 cm e 25x19/14x5/6 cm). I mattoni utilizzati per la costruzione della volta recavano dei segni incisi per favorire la presa del legante. Talvolta i giunti erano inzeppati con frammenti ceramici. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di 8 ipogei funerari con copertura a volta realizzata per mezzo di corsi inclinati (tombe 1-6 del livello XIV e tombe 4 e 8 del livello XIII). Gli ingressi, erano tamponati da mattoni cotti messi in piano e i pavimenti erano in mattoni quadrati e rettangolari. La volta della tomba 4 (livello XIV) si impostava su due muretti laterali di mattoni cotti frammentari, mentre la parete di fondo era costituita da un muretto di mattoni rettangolari frammentari. Nella tomba 4 del livello XIII lo zoccolo era costituito da un filare di mattoni cotti messi di taglio, mentre la parete di fondo era realizzata con mattoni messi di taglio. Nella tomba 8 del livello XIII il pozzo di accesso era rifasciato in mattoni cotti. Alla fine del Bronzo Medio II (periodo paleobabilonese tardo), gli ipogei di Tell ed-der (nel sud) e di Tell Mohammed Diyab (nel nord) realizzati con volte a corsi anulari inclinati, confermano che questa tecnica è ormai diffusa e conosciuta in tutta la Mesopotamia. Tell ed-der [52] DATAZIONE: Periodo paleobabilonese tardo (seconda metà del XVII sec. a.c.). BIBLIOGRAFIA: Gashe 1978: CONTESTO: sotto i pavimenti delle abitazioni. DIMENSIONI: la tomba 261 misurava 0,80x1,90 m (h. 0,62 m); la tomba 272 misurava 0,68x1,68 m (h. 0,70 m). MATERIALI: mattoni cotti interi e frammentari (30/31x30/31x8; 30/32x30/32/17x8/10 cm e 35x18x9,5 cm) legati con argilla. I giunti erano inzeppati con frammenti ceramici e di mattone. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di due tombe a camera (tombe 261 e 272) in mattoni cotti con copertura a volta per corsi inclinati (sezione parabolica). I muretti laterali di imposta erano spessi mezzo mattone, quelli che chiudevano l ingresso erano in mattoni crudi. La parete di fondo della tomba 272 era costituita dalla fondazione in crudo del muro O del vano, mentre quella della tomba 261 era realizzata con mattoni cotti messi di taglio. L accesso alle camere avveniva attraverso un pozzo verticale. Tell Mohammed Diyab [28] DATAZIONE: periodo paleobabilonese tardo (sec. metà del XVII sec. a.c.) BIBLIOGRAFIA: Bachelot 1990; 1992; Bachelot e Sauvage 1992; Bachelot et alii 1990; 1992; Sauvage ILLUSTRAZIONI: fig. 13. CONTESTO: all interno di un abitazione, sotto il pavimento di una corte. DIMENSIONI: 2,40x1,30 m; h. 1,35 m (all interno della camera). MATERIALI: blocchi irregolari di basalto e mattoni cotti quadrati (30x30x6 cm) e a forma di cuneo semicurvi (corda estradosso: 30 cm; corda intradosso: 28 cm; larghezza: cm; spessore: 4-6 cm). Il legante era un argilla molto depurata. TECNICA DI COSTRUZIONE: la tomba 899 era realizzata con 33 archi composti da 4 o 6 mattoni semicurvi a forma di cuneo. Gli archi si appoggiavano inclinati sul muro verticale di fondo; la spinta di questi ultimi era controbilanciata da una grande pietra piatta posta sulla parete della fossa. La volta si impostava su uno zoccolo alto 0,50 m di grossi blocchi di basalto con forma irregolare, disposti senza una particolare cura. Il muro di fondo della tomba era costituito da 10 mattoni cotti quadrati disposti di taglio. Il pavimento della camera era in mattoni cotti quadrati e semicurvi. La facciata era realizzata in blocchi di pietra e l ingresso alla tomba era sigillato con un muro in mattoni cotti e pietre. Il collegamento con la superficie era realizzato con un piano inclinato o rampa, la cui sommità si trovava 3 m a nord dell ingresso. Fig TELL MOHAMMED DIYAB: la tomba 899 (da Durand 1992). 24 Questo tipo di copertura necessitava certamente di una manodopera specializzata e di fabbriche per la realizzazione dei materiali da costruzione, come i mattoni cotti a cuneo trapezoidali o semicurvi. 25 Ci sono esempi di questo tipo di struttura anche in periodo post-assiro e partico (Haller 1954: ). Datate al periodo post-assiro/achemenide sono anche le tombe a volta di Tell Billa (Speiser 1935) realizzate in mattoni cotti. 26 Non dimentichiamo che il defunto doveva essere continuamente nutrito, come un essere vivente e che la tomba era nello stesso tempo una sala da pranzo ed una camera da letto. 12 N. 1/2-2002

8 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 13 Come abbiamo visto per Tell Chagar Bazar e Tell Barri, anche a Tell Mohammed Diyab gli scavi hanno documentato l uso della volta in mattoni crudi ad aggetto e a corsi radiali nelle strutture epigee contemporanee alla tomba 899. Sono stati scavati tutta una serie di crolli che hanno fatto pensare ad una utilizzazione abbastanza diffusa di questo tipo di copertura negli edifici domestici in mattone crudo. Per quanto riguarda la tipologia della tomba familiare costruita sotto le abitazioni, indipendentemente dalla tecnica di messa in opera, è senza dubbio una novità che viene introdotta nella Mesopotamia, in maniera rilevante, solo a partire dal Bronzo Medio, anche se si inserisce in un percorso evolutivo che affonda le sue radici nel Bronzo Antico. Se si concentra l attenzione in particolare sugli ipogei in mattone cotto con copertura a volta per corsi inclinati, vediamo che le regioni spesso considerate periferiche come la Susiana, la Siria e la stessa Assiria, manifestano una certa omogeneità tecnica con la Mesopotamia meridionale, dove questo tipo di struttura si era sviluppato precocemente ed in maniera diffusa a partire dal periodo Isin-Larsa. Ciò può essere spiegato con i contatti culturali tra le diverse regioni e con lo spostamento di maestranze specializzate 27. Gli studi sulle vie di comunicazione mostrano in effetti, che esisteva un asse di circolazione di merci ed uomini che passava per la Susiana, l area pedemontana degli Zagros e la valle del Tigri, per raggiungere la Gezira (Joannes 1983). Il bronzo tardo (ca a.c.) In Mesopotamia meridionale, durante questo periodo, la volta è attestata sia in strutture di superficie, come ad Ur (Woolley 1934) e Dur-Kurigalzu (Besenval 1984: 112) sia in strutture ipogee, come a Babilonia. Sono documentate sia la tecnica per assise di mattoni radiali, che quella a corsi anulari inclinati. Babilonia [54] DATAZIONE: periodo cassita ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Reuther 1926: ILLUSTRAZIONI: fig. 14. CONTESTO: gli ipogei si trovavano nel settore dei mercati, sotto i pavimenti delle abitazioni che talvolta erano in mattoni cotti. DIMENSIONI: oscillavano tra quelle della tomba 29 (2,10x1,04 m; h. 0,80 cm) e quelle della tomba 32 (1,20x4,05 m; h. 2 m). MATERIALI: mattoni cotti e crudi rettangolari e a forma di cuneo trapezoidali, legati con malta di argilla; nei giunti si trovavano inzeppati dei mattoni frammentari. TECNICA DI COSTRUZIONE: tutte le camere funerarie erano raggiungibili con calatoje rivestite in mattoni cotti. La tomba 28 era delimitata sui lati corti da due muri, che costituivano la parete di fondo e la facciata; la volta, con linea generatrice semicircolare, si impostava su uno zoccolo in mattoni cotti ed era costruita con la tecnica a corsi inclinati. La tomba 29 aveva una volta con linea generatrice ribassata, era priva di uno zoccolo e si impostava direttamente sul piano pavimentale realizzato in mattoni cotti. La tomba 30 era coperta con una volta a corsi anulari non inclinati ed il pavimento era costituito da un semplice battuto in argilla. La tomba 31 rappresenta l unico esempio, tra queste tombe, di copertura realizzata per assise di mattoni cotti radiali: la volta, con linea generatrice semicircolare, si impostava su uno zoccolo sempre di mattoni cotti. Per la tomba 32 è stata supposta una volta ad assise radiali. Gli ingressi, sigillati con mattoni cotti, si trovavano sui lati corti. Nella Mesopotamia settentrionale, a Tell al-rimah viene adottata la tecnica a corsi di mattoni radiali, con la variante del mattone crudo al posto del mattone cotto. Ad Assur, le tombe medioassire in mattoni cotti, sono coperte in prevalenza con la tecnica a corsi di mattoni radiali; solo una tomba, la 71, è coperta con una volta a corsi anulari inclinati. 27 Che questo tipo di struttura non potesse essere realizzato da chiunque, traspare anche dal codice di Hammurabi, dove il crollo di una copertura era sanzionato molto severamente dagli articoli 229 e 233. Doveva esistere un certo coefficiente di sicurezza e i costruttori, a rischio di pena di morte, dovevano per forza essere abili e usare materiali affidabili (Gashe e Birchmeier 1988: 5). Fig BABILONIA: la tomba 29 (da Reuther 1926: Taf. 53). Tell al-rimah [45] DATAZIONE: Periodo Mitannico ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Postgate et alii 1997: CONTESTO: scavata nell area D. Non ci sono altri dati disponibili. DIMENSIONI: non ci sono dati disponibili. MATERIALI: mattoni crudi quadrati. TECNICA DI COSTRUZIONE: la tomba DG era costruita in mattoni crudi e coperta con una volta a botte realizzata con archi giustapposi, i cui blocchi erano disposti in maniera radiale rispetto alla linea generatrice. La volta era delimitata sui lati corti da due muretti anch essi in mattone crudo. Il pavimento era in battuto di gesso e l accesso avveniva attraverso un pozzo scavato sul terreno. Assur [46] DATAZIONE: Periodo Medioassiro ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Haller 1954: ILLUSTRAZIONI: fig. 15. CONTESTO: sotto i pavimenti delle abitazioni private. DIMENSIONI: le dimensioni delle camere funerarie erano in genere di circa 2,50x1,50 m, con un altezza interna che difficilmente superava 1,60 m. In genere quelle con copertura in aggetto erano più piccole. MATERIALI: tranne le tombe 5 e 6 costruite in mattoni crudi (40x40x13 cm), le altre erano realizzate in mattoni cotti quadrati e rettangolari con lato di dimensioni variabili, tra 24 e 27,5 cm e spessore di 4-6 cm. I costruttori inzeppavano i giunti con frammenti di mattoni o ciottoli. La pietra venne usata solo in certi casi per realizzare lo zoccolo di imposta della volta. Fig ASSUR: la tomba 25 (da Haller 1954: Abb. 140). TECNICA DI COSTRUZIONE: sei ipogei (tombe 8, 9, 13-15, 17) erano coperti con volte ad aggetto che si impostavano direttamente sul pavimento, tranne che nella tomba 17, dove c era uno zoccolo di mattoni cotti. Nella tomba 9 la copertura era realizzata con aggetto progressivo dei mattoni a partire dai quattro lati della camera. La tomba 14 era costituita da due ambienti in asse divisi da un tramezzo. La tecnica prevalente, però, era quella ad assise radiali (tombe 5, 6, 23-25, 34, 36, 37, 42, 45, 51-54, 56, 57, 59, 60-62). Le volte avevano una linea generatrice semicircolare o parabolica (rialzata o ribassata) e si impostavano su dei muretti laterali in mattoni cotti o blocchi di pietra, oppure direttamente sul pavimento, di solito in mattoni cotti. Alcune camere conservavano ancora le tracce di un intonaco in gesso. L ingresso ad arco si trovava quasi sempre su uno dei lati corti ed era chiuso con mattoni a secco, oppure con lastre di pietra. Le tombe 23, 24 e 36 erano composte da due vani. La tomba 53 è la tomba più grande in assoluto tra quella scavate ad Assur (12x1,50 m) ed era costituita da tre vani in successione, due a sviluppo longitudinale sullo stesso asse e un terzo ortogonale con sviluppo latitudinale. L ultimo presentava su uno dei lati corti un annesso secondario, una sorta di grande nicchia, dove sono stati rinvenuti gli oggetti del corredo. Due erano gli ingressi dotati di scalini: uno immetteva sul lato corto del primo dei vani longitudinali, l altro, secondario, si trovava sul lato corto del vano a sviluppo latitudinale. Un solo esempio, di datazione incerta, è costruito con la tecnica a corsi anulari ortogonali e non inclinati rispetto all asse della tomba. Si tratta della tomba 71, una struttura composta da due camere separate dalla calatoia di accesso e coperte con volte che si impostavano su uno zoccolo di mattoni cotti. Gli accessi (con archi ad aggetto) si trovavano sui lati corti. Tutti gli ipogei erano accessibili attraverso calatoje o pozzi verticali scavati, oppure più frequentemente, costruiti in mattoni cotti e pietra. Ancora alla fine del Bronzo Medio, in Mesopotamia settentrionale, la tecnica a corsi inclinati è attestata solo in pochissimi esempi, quelli più antichi di Tell Barri e Tell Mohammed Diyab (datati al periodo paleobabilonese) e quello di Assur, datato al periodo medioassiro (tomba 71). Sarà solo nel periodo neoassiro che questa tecnica si affermerà anche nel nord, per la costruzione degli ipogei di Assur. Invece, come vedremo di seguito, nella Susiana (Susa, Choga Zanbil e Haft Tepe) continua ad essere la più diffusa, fin dall inizio del Bronzo Medio. Susa [62] DATAZIONE: Ultimi sukkalmah (XVI-XIII sec. a.c.). BIBLIOGRAFIA: Ghirshman 1964 e 1965b. CONTESTO: sotto i pavimenti delle abitazioni del quartiere dei mercanti (cantiere A, livello A/XII). DIMENSIONI: non ci sono dati disponibili. MATERIALI: mattoni cotti. TECNICA DI COSTRUZIONE: nelle tombe 1-17 la coper- N. 1/

9 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 14 tura a volta è sempre la stessa: dopo la messa in opera del pavimento si costruivano tre muretti laterali con mattoni posati in piano e un muretto di fondo con mattoni di taglio, che si appoggiava alla parete della fossa o contro le fondamenta in crudo dei muri dei vani. A quest ultimo si appoggiavano i corsi inclinati della volta. Il lato di ingresso era chiuso con un muretto, oppure la luce della volta era sigillata con mattoni messi in opera a secco. Haft Tepe [48] DATAZIONE: Periodo medioelamico (XV-XIII sec. a.c.). BIBLIOGRAFIA: Negahban 1975 e 1991; Salehi CONTESTO: all interno del Tomb-Temple complex. DIMENSIONI: la tomba di Tept-i Ahar misura 12,90x5,80 m; altezza interna: 3,75 m; la Mass Burial Tomb misura 5,20x2,65 m; altezza stimata :1,65 m. MATERIALI: mattoni crudi e cotti quadrati (38/35x38/35x8/6 cm) legati con gesso. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di due complessi funerari. La tomba di Tept-i Ahar può essere considerata come il fulcro dell intero edificio, mentre la Mass Burial Tomb era un sepoltura sussidiaria. La prima era coperta con una volta impostata su due muri laterali e realizzata a corsi inclinati verso la parete di fondo. La struttura era rinforzata all esterno da due muri laterali dove si scaricavano le pressioni delle forze orizzontali. All interno la volta era intonacata in gesso. La piattaforma interna costruita in mattoni crudi e intonacata in gesso, era divisa in tre settori rettangolari; l ingresso, che immetteva nella Hall 1, era sigillato con un muro in mattoni cotti. La seconda tomba, situata ad ovest della prima e ad essa parallela, era coperta con una volta dello stesso tipo, ma senza muri laterali di rinforzo il cui ruolo era svolto dal riempimento di terra. L ingresso era chiuso con un muretto di mattoni cotti che si appoggiava ai muri laterali. Anche questa tomba si affacciava su un vano (Hall 2) dal quale si accedeva al portico trasversale che immetteva a sua volta nella corte del complesso templare. Il complesso funerario di Haft Tepe è paragonabile solo al Mausoleo della III Dinastia di Ur, per il rapporto strutturale esistente tra le camere funerarie ipogee e l edificio templare di superficie dove si svolgevano le cerimonie in onore dei sovrani defunti. Anche il Palazzo-Ipogeo di Choga Zanbil, presentava lo stesso rapporto tra gli ambienti in superficie e le camere funerarie sotterranee, ma non si trattava di un tempio, bensì di un palazzo di rappresentanza, quindi della casa del re e il rapporto, nelle dovute proporzioni, era lo stesso che esisteva tra le case dei privati e gli ipogei familiari, che si trovavano al di sotto dei pavimenti. Choga Zanbil [63] DATAZIONE: Periodo medioelamico (XIII sec. a.c.). BIBLIOGRAFIA: Ghirshman 1959, 1966; 1968a. CONTESTO: sotto i pavimenti in terra battuta del Palazzo- Ipogeo e nel perimetro della terza cinta (intra moenia/extra muros). DIMENSIONI: le dimensioni oscillavano tra quelle della tomba V (3,20x7,70 m; h. 3,50 m?) e quelle della tomba IV (3,70x16,80 m, h. 3,80 m). MATERIALI: le camere del Palazzo-Ipogeo erano in mattoni cotti quadrati (35x35x10 cm) legati con strati separati di malta (due esterni) e bitume (interno); le altre tombe erano in mattoni crudi. TECNICA DI COSTRUZIONE: nel Palazzo-Ipogeo sono state rinvenute 5 tombe monumentali per un totale di 8 camere: la tomba I a camera singola (sotto il vano 8); la tomba II composta da due camere comunicanti disposte ad angolo retto (sotto i vani 11 e 17); la tomba III composta da due camere comunicanti disposte ad angolo retto (sotto i vani 10 e 11); la tomba IV a camera singola (sotto il vano 22) e la tomba V composta da due camere comunicanti disposte ad angolo retto (sotto i vani 9 e 20). L ingresso alle camere avveniva attraverso un apertura praticata sul pavimento in mattoni cotti, che immetteva sulle scale le quali conducevano alla porta, chiusa con un diaframma in mattoni. Le otto camere hanno una copertura a volta per assise radiali di solito spessi un mattone e mezzo (sette mattoni messi in verticale bloccavano la chiave). La linea generatrice era prossima alla sezione parabolica. I muri di imposta sono spessi fino a 4-6 mattoni. La presenza di buchi di palo attesta l utilizzo di una centina per la messa in opera. Tutte le camere erano intonacate all interno. Gli ipogei scavati presso le mura di cinta (tombe 1-3) avevano un accesso a pozzo o con piccoli gradini e le coperture in mattone crudo erano quasi completamente distrutte. L età del ferro (ca a.c.) La documentazione archeologica conferma in questo periodo la predilezione, nella copertura a volta delle strutture di superficie, della tecnica ad elementi radiali per archi giustapposti o a giunti alternati (con dispositivo a morsa ) in mattone crudo. Gli esempi a nostra disposizione si riferiscono quasi sempre a passaggi o porte monumentali: a Khorsabad le tre porte della cinta (3, 7 ed A) sono coperte con volte a botte semicircolari (Pillet 1962); lo stesso tipo di struttura è noto nella Porta Ovest di Nimrud (Mallowan 1966). Negli ipogei di questo periodo, rinvenuti solo al nord (Assur e Nimrud) è prevalente, invece, la tecnica per corsi inclinati, che dunque pare affermarsi definitivamente nelle strutture sotterranee. Sempre negli ipogei, non è documentata la tecnica ad aggetto 28, mentre continua ad essere in uso quella per assise radiali. Ad Assur, nelle tombe dei privati e negli Ipogei Reali abbiamo un vasto repertorio di soluzioni tecniche (diversi materiali e diverse tecniche sono utilizzate anche nello stesso ipogeo) che dimostrano l ormai acquisita padronanza nella messa in opera di questo tipo di copertura. Assur [46] DATAZIONE: Periodo neoassiro ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Haller 1954: ILLUSTRAZIONI: fig. 16. CONTESTO: sotto i pavimenti delle abitazioni. DIMENSIONI: oscillano tra quelle della tomba 32 (1,70x1,25 m; h. 1,50 m) e quelle della tomba 39 (3,35x2,10 m; h. 2,05 m). MATERIALI: quasi tutte le tombe, tranne la 3, la 4 e la 7 costruite in mattoni crudi (40x40x13 cm e 30x30x7cm), erano realizzate in mattoni cotti quadrati con lato compreso tra 25 a 35 cm. Nella tomba 44 erano rettangolari; nelle tombe 64, 69 e 70 erano trapezoidali a cuneo e nella tomba 68 erano a cuneo semicurvi (25x21x17 cm). La pietra era usata nello zoccolo di imposta delle volte. Frammenti di mattone erano impiegati per inzeppare i giunti tra i mattoni della volta. TECNICA DI COSTRUZIONE: sono attestate diverse tecniche di messa in opera. Le tombe 3, 4, 7, 27-33, 38-41, 43, 44, 46-50, 55, 58 e 63 avevano una copertura a volta per assise di mattoni radiali rispetto all asse. Le volte, con generatrici semicircolari o paraboliche, si impostavano spesso su di uno zoccolo di mattoni cotti o in blocchi di pietra. In alcuni casi la parete di fondo era realizzata con mattoni messi di taglio (tomba 28). Talvolta le pareti e la volta conservavano ancora le tracce di un intonaco in gesso (nella tomba 39 era in bitume). Nelle tombe 29 e 47 il pavimento era costituito da un battuto in argilla e diviso in settori da file di mattoni cotti messi di taglio. Nella tomba 38 la copertura era rinforzata con muri esterni di contenimento realizzati in mattoni cotti frammentari; nella tomba 46 da un opera di contenimento sempre in blocchi di pietra. Le tombe avevano una copertura a corsi solo leggermente inclinati e tendenzialmente ortogonali all asse della volta; ciò determinava un altezza decrescente verso la parete di fondo e una planimetria trapezoidale (tomba 65). La volta, generalmente con linea generatrice semicircolare, si impostava su uno zoccolo di mattoni cotti o pietra, oppure direttamente sul pavimento. La tomba 70 era composta da due vani ortogonali disposti ad L, con ingresso a due spioventi in asse con l anticamera. Si tratta dell unico esempio di ipogeo con calatoia non strutturata, ma semplicemente scavata nel terreno. Infatti, l ingresso alle camere funerarie avveniva di solito attraverso una calatoia (o pozzo) rifasciata in mattoni cotti e si trovava quasi sempre su uno dei lati corti; era chiuso con mattoni a secco, oppure con lastre di pietra. Assur [46] DATAZIONE: Periodo neoassiro ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Haller 1954: CONTESTO: il complesso degli ipogei reali si trovava al di sotto del settore sud-orientale del Palazzo di Assur. Le strutture di superficie erano in pessimo stato di conservazione e quindi non è stato possibile ricostruire con precisione il loro rapporto con il complesso funerario. DIMENSIONI: oscillano tra quelle della tomba IV (4,60x2,10 m) e quelle della tomba II (8,96x3,40 m). Altezza ipotetica: ca. 4 m. MATERIALI: mattoni cotti quadrati e a cuneo trapezoidali, legati con bitume e con malta di gesso puro o argilla. La pietra era usata negli zoccoli o nei pavimenti. Alcuni matto- Fig ASSUR: la tomba 64 (archivio personale dell autore). ni presentavano delle digitature per favorire l adesione del legante. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di sei camere (tombe I-VI), quattro delle quali (I, II, III e VI) avevano un corridoio di accesso comune che doveva scendeva come una rampa per 2-3 m a partire dal pavimento del palazzo. La tomba VI era completamente distrutta e la sua relazione con le altre camere è puramente teorica. Tutti i corridoi e le camere funerarie presentavano i resti di una copertura a volta per assise di mattoni cotti radiali (nella tomba II spessi due corsi) che si impostava su di uno zoccolo alto mediamente 1,50 m. Le pareti interne erano intonacate e i pavimenti in mattoni cotti o lastricati in basalto. All interno della tomba IV c erano tre pilastri in mattoni cotti, dei quali non è ben chiara la funzione; forse erano dei supporti per la copertura. Il corridoio di accesso alla tomba V era voltato con corsi inclinati di mattoni cotti a forma di cuneo trapezoidali. L esterno della volta era impearmilizzato con bitume e aveva dei muretti di sostegno in mattoni cotti. Il terrapieno esterno alle coperture, con funzione di contenimento, era in mattoni crudi. Una dimostrazione delle sottili differenze che esistevano tra le strutture funerarie dei privati e quelle dei sovrani la troviamo negli Ipogei Reali di Nimrud. Nimrud [43] DATAZIONE: Periodo neoassiro ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Cavigneau 1989; Nashef CONTESTO: sotto la sala 49 del Palazzo di Assurbanipal II. DIMENSIONI: le misure dell ipogeo sono discordanti: 12x6 m o 10x4,30 m. MATERIALI: mattoni cotti. TECNICA DI COSTRUZIONE: si tratta di una tomba principesca costruita in mattoni cotti, con copertura a volta per corsi inclinati verso la parete di fondo e impostati su uno zoccolo costituito da due muretti laterali in mattone cotto. Un dromos con ingresso ad arco metteva in collegamento la camera con il pavimento del vano soprastante. A Tell Halaf invece, oltre che negli edifici di rappresentanza, anche nelle strutture funerarie continua la tradizione della volta ad elementi radiali in mattoni crudi. Tell Halaf DATAZIONE: Età del Ferro ( a.c.) BIBLIOGRAFIA: Oppenheim 1950: 102, CONTESTO: non è chiaro il rapporto con le strutture di superficie. DIMENSIONI: Tomba Sud (3,90x2,40 m; portata 0,80 m). MATERIALI: mattoni crudi. 28 Questa tecnica è attestata ancora nelle strutture di superficie a Khorsabad, in un passaggio realizzato con lastre di pietra (Pillet 1962). 14 N. 1/2-2002

10 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 15 TECNICA DI COSTRUZIONE: tutti gli esempi presentavano una copertura a volta per corsi radiali. Nell area del Tempio-Palazzo, la Tomba Sud conservava i resti di una copertura con generatrice rialzata. Nel settore delle tombe, la Tomba 1 presentava un passaggio interno voltato con generatrice semicircolare, mentre la Tomba 2 aveva un accesso ad arco di volta con generatrice ribassata e rifascio esterno in mattoni posizionati orizzontalmente. 29 L intensificazione delle attività di scavo in aree considerate periferiche fino a pochi decenni fa (ad esempio la Siria nord-orientale), ha ampliato le nostre conoscenze anche nel campo delle tecniche costruttive. Si è così potuto verificare che l ipogeo in mattoni cotti coperto con la volta a corsi inclinati, largamente documentato nel sud della Mesopotamia (a partire dal Bronzo Medio) venne utilizzato quasi contemporaneamente, anche nel nord, nell architettura funerarie dei siti di Tell Barri e Tell Mohammed Diyab. 30 Secondo Heinrich (1971: ), la volta ad elementi radiali potrebbe derivare direttamente da quella in aggetto attraverso una graduale inclinazione dei mattoni con l inserimento di piccoli spessori nei giunti. 31 Anche secondo una vecchia ipotesi di Oates (1967: 94) la volta per assise di mattoni radiali, da lui documentata a Tell al-rimah in Mesopotamia settentrionale, era originaria del sud. La sua considerazione però non poteva tener conto dei materiali che abbiamo oggi a disposizione. La scarsità di attestazioni rilevata allora nel sud fu da lui giustificata con le molteplici ricostruzioni dei siti. 32 Non possiamo del resto escludere che questa tecnologia fosse un patrimonio comune alle regioni mediterranee e del Vicino Oriente, come dimostrerebbero gli esempi di architettura funeraria con coperture a volta citati nella nota (Tampone 2000: 177). Osservazioni conclusive In via del tutto preliminare, poiché la documentazione archeologica delle volte è parziale ed incerta 29, possiamo riprendere quanto anticipato all inizio di questo capitolo a proposito dell evoluzione di questo tipo di copertura, avanzando l ipotesi che siano riconoscibili due tradizioni tecnologiche separate. La tecnica ad aggetto potrebbe essersi sviluppata nella Mesopotamia settentrionale. Attestata a partire dal periodo Halaf nelle coperture a cupola delle tholoi, solo in un secondo momento si sarebbe diffusa nel meridione, dove comunque è attestata abbastanza presto e in contesti monumentali (tombe della I Dinastia di Ur). Questa tecnica è documentata nel nord con continuità fino ai periodi più tardi. La tecnica ad assise di mattoni radiali 30 e quella posteriore a corsi inclinati, sembrano invece essersi sviluppate nella Mesopotamica meridionale a partire dalle volte a botte realizzate con i fasci di canne. Prova ne sarebbe l antichità degli esempi di Eridu, Uruk e Khafajah 31, anche se questo potrebbe essere dovuto alla casualità delle scoperte. Entrambe queste tecniche si diffusero poi, a partire dal Bronzo Antico e per tutto il Bronzo Medio, sia verso nord (Mesopotamia settentrionale), che verso est (Susiana). Tra le due tecniche nelle strutture ipogeiche si affermò quella a corsi inclinati (in mattone cotto), mentre nelle strutture epigeiche è attestata con continuità, a partire dal Bronzo Antico, la tecnica per corsi ad elementi radiali (in mattone crudo), messa in opera con l ausilio di un supporto ligneo. In ogni caso il Sud ci appare come la zona dove maggiori e precoci sono le sperimentazioni tecniche applicate alla copertura a volta. Questa ipotesi, che tiene conto di uno sviluppo separato e di successivi rapporti di discendenza, è comunque da collocare in quel continuum culturale (nel quale una parte importante doveva essere ricoperta da un patrimonio tecnico comune), che favorì senz altro la rapida diffusione delle diverse tecniche di costruzione della volta, attraverso una reciproca influenza, tra il nord e il sud della Mesopotamia, fin dal periodo protostorico 32. Un ipotesi diversa è sostenuta da Besenval (1984: ), Castel (1996: 275) e Sauvage (1992: 23 e 1998: ) i quali ritengono, senza operare nessuna distinzione tra le tecniche di messa in opera, che la volta faccia parte di una tradizione tecnologica nord mesopotamica, il cui sviluppo è documentato attraverso gli esempi di Tepe Gawra (Protodinastico I-II), Tell Hazna (Protodinastico III) e Tell al-rimah (periodo paleoassiro). A conferma della loro ipotesi depone il fatto che, in Mesopotamia settentrionale più frequentemente che al sud, la copertura a volta è attestata anche nell architettura domestica privata a riprova di una continuità e padronanza della tecnica costruttiva giustificabile solo con una tradizione centenaria. Se passiamo in rassegna gli esempi che sono stati presi in esame nel corso dello studio, vediamo che la maggioranza di essi appartiene ad un architettura popolare o quantomeno non pubblica e di rappresentanza. Possiamo dunque supporre che la volta fosse abbastanza diffusa, nonostante il numero ristretto di attestazioni che risente, come detto più volte, della conservazione selettiva di questo tipo di architettura 33. I motivi di questa diffusione della volta, così rapida nel tempo ed estesa geograficamente, sono verosimilmente di origine diversa: La reperibilità in natura (archi e grotte) del principio costruttivo (Tampone 2000: 177); La sua semplicità di realizzazione: la tecnica ad aggetto, per esempio, è abbastanza intuitiva e non richiede nessun supporto temporaneo durante la messa in opera; L ecletticità della tecnica edilizia: la volta a botte, per la sua plasmabilità nelle forme, si presta ad assecondare esigenze geometriche o spaziali diverse; Fattori di tipo economico legati ai costi del materiale: la copertura a volta poteva essere effettuata con il mattone crudo, che aveva un costo limitato e risolveva, almeno in parte, la cronica carenza del legname necessario per i tetti piatti cui era soggetta la Mesopotamia 34. L uso della pietra (anche questa scarsamente reperibile nella Mesopotamia meridionale 35 ) o del mattone cotto aveva certamente un costo aggiuntivo dovuto all approvvigionamento, al taglio e alla cottura 36. Questi però erano compensati dal fatto che tali materiali non richiedevano una manutenzione ordinaria come il mattone crudo e soprattutto erano durevoli e adatti alle strutture sotterranee, a differenza del mattone crudo utilizzato in maniera estesa nell architettura di superficie 37. Infatti il mattone cotto è il materiale di gran lunga più attestato negli esempi da noi presi in considerazione, almeno a partire dalla fine del III millennio a.c. Relativa rapidità nella messa in opera: salvo eccezioni (grandi realizzazioni pubbliche), la sua messa in opera era abbastanza veloce, nonostante richiedesse una manodopera specializzata, che aveva dei costi superiori rispetto a quella utilizzata per la costruzione di un tetto piatto. Quest ultimo, però, abbisognava di un materiale di lusso quale il legname e quindi, in accordo con Besenval, era il tetto piatto e non la volta che si caratterizzava come segno esclusivo di ricchezza (Besenval 1984: ). E questo è un altro carattere che ci porta a considerare la volta come esempio di architettura popolare Questi esempi smentiscono anche l abitudine abbastanza diffusa tra gli archeologi, di sovrastimare le necessità tecniche per la realizzazione di volte di piccole e medie dimensioni; ad esempio non erano necessari muri di imposta con spessori elevati. 34 I testi cuneiformi, non di rado, fanno riferimento alle spedizioni effettuate per l approvvigionamento di questo materiale in Libano e nel Tauro. 35 Non a caso, in Mesopotamia e in Siria orientale le tombe a camera erano costruite quasi esclusivamente in mattoni cotti o crudi (ad eccezione degli esempi del Bronzo Antico), in opposizione a quanto succedeva nel Levante e nella Siria costiera dove, in genere, erano usate le lastre di pietra (Ilan 1995: 129). 36 Dai testi cuneiformi provenienti da Larsa sappiamo che i mattoni cotti avevano un costo di 30 volte superiore a quello dei mattoni crudi; prima dell inizio del Bronzo Medio, infatti questi erano usati quasi esclusivamente per le costruzioni dei sovrani (Calvet 1996). 37 Naturalmente però, il sistema di copertura a volta presentava anche degli inconvenienti come la necessità di altezze maggiorate per i soffitti degli ambienti e il problema della resistenza meccanica ai carichi agenti. Potrebbe essere interessante verificare se la minore resistenza ai terremoti delle volte rispetto ai tetti piatti, possa aver influenzato le tecniche di copertura in certe zone della Mesopotamia. Fig TELL BARRI: planimetria dello strato 31B (da Pecorella 1999b: 40, modificata). Fattori di praticità e funzionalità: bisogna considerare che in un clima caldo secco questo tipo di copertura assicura un isolamento termico e facilita il processo di ventilazione (Dupaigne 1968: 60); Fattore estetico: è possibile che la volta, particolarmente armoniosa, venisse in certi casi preferita al tetto piatto per motivi estetici, oppure simbolici, per un imitazione della natura legata al sacro (un esempio potrebbe essere quello della volta celeste). 3. GLI IPOGEI DI TELL BARRI/KAHAT Il sito di Tell Barri 39 è localizzato lungo la riva sinistra del fiume Jaghjagh, affluente del Khabur, in posizione pressoché equidistante tra le moderne città di Qamishlie (a nord) ed Hassake (a sud). L area geografica in questione, che storicamente corrisponde alla Gezira (Siria nord-orientale) si trova in prossimità del confine siriano con la Turchia e l Iraq. Nell area G (settori A-D 1-6) sono stati rinvenuti quattro esempi di ipogeo a camera in mattoni cotti con copertura a volta, datati al periodo paleobabilonese ed appartenenti alle fasi K (strati 31 A-B) e J (strati 30-29). Il periodo paleobabilonese nell area G Strato 31 B (fase K) Nel periodo corrispondente all età di Mari e alla dinastia di Zimri-Lim, Kahat era governata da una dinastia di sovrani locali e si trovava sotto il controllo del regno di Mari. I livelli corrispondenti hanno restituito tre complessi abitativi (Edifici I, II e III) con vocazione domestica ed artigianale (fig. 17). In questa zona della 38 Secondo Besenval un altro elemento importante per dimostrare questo carattere popolare della volta è il fatto che nella letteratura mesopotamica in cuneiforme non esiste un termine che la identifichi e questo appunto per il suo carattere banale, familiare e modesto (Besenval 1984: 171). 39 La collina è alta 32 m con un estensione di 7 ettari ed è circondata dalla città bassa che occupa un area di circa 37 ettari. La sequenza di occupazione è stata divisa in 12 periodi, che vanno dal IV millennio a.c. (periodo Halaf) fino al periodo islamico medievale. L identificazione del sito con l antica città di Kahat è basata su elementi epigrafici ed archeologici (Pecorella 1997: 12 e 1999b: 7-8). Per una bibliografia sul sito aggiornata al 1997, si veda Pecorella (1998a: 12-13). N. 1/

11 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 16 città doveva trovarsi il quartiere delle abitazioni residenziali di artigiani e commercianti (Pecorella 1997: 32-42; 1999a: e 1999b: 22 e 42-46). L Edificio I era composto dal vano rettangolare 495 (4x8 m), il cui pavimento più antico, un battuto in argilla, copriva tre sepolture a fossa (573, 574 e 640). A NE del vano 495 si trovava il pavimento in mattoni cotti 554 (5,20x4,70 m) situato a cielo aperto, al di sotto del quale è stato portato alla luce l ipogeo 609, probabilmente la tomba di famiglia. L Edificio II era separato dall Edificio I mediante uno stretto passaggio all aperto. Nel vano 717 (2,50x2 m), al di sotto del pavimento costituito da un battuto in calce ed argilla, si trovava un altra tomba a camera (ipogeo 840) cui si accedeva attraverso un pozzo verticale a partire dal pavimento del vano. L Edificio III era collocato a SO del vano 495 e vi facevano parte la corte 522, che immetteva nel vano 518 (4x2,60 m) e il vano il 583 (3x2,60 m). La metà sudorientale di quest ultimo ospitava al suo interno, sotto il pavimento, la sepoltura a fossa 60. A mezzogiorno del vano 583, si trovava il pavimento 576 (3,90x3,20 m) in mattoni cotti, parzialmente distrutto dai siloi islamici 571 e 572. Sotto i mattoni, in una situazione analoga a quella già descritta per il pavimento 554 e l ipogeo 609, è stato rinvenuto un terzo ipogeo familiare (ipogeo 570). Strato 30 (fase J) Corrisponde al periodo paleobabilonese finale (età di Khana), che va dalla caduta di Mari, per opera di Hammurabi, fino alla spedizione di Mursili I in Babilonia con la quale finisce la I Dinastia babilonese ed inizia l età del Bronzo Tardo. In questo momento storico Kahat, nonostante il vuoto di potere, è sempre sede di una dinastia locale. I dati archeologici hanno mostrato che al di sopra dello strato 31 A, che testimonia tutta una serie di rifacimenti delle strutture dello strato 31 B (Pecorella 1997: 42-43) avviene la ricostruzione degli edifici più antichi, corrispondente allo strato 30 (Pecorella 1997: 43-46). Viene ricoperto il pavimento 554 e l area è occupata dal vano 534 (3,50x3,50 m), un annesso secondario (corte?) all interno del quale si trovava la struttura 566, forse riparata da una tettoia. Il pavimento del vano 495 viene rialzato e sigilla una deposizione in olla di infante (tomba 575). A SO di quest ultimo viene realizzata una quarta tomba a camera (ipogeo 593), quasi un metro più in alto degli altri due (570 e 609) e senza nessun pavimento in superficie a copertura della volta. A mezzogiorno viene ricoperto il pavimento 576, mentre viene ricostruito il vano 518. Descrizione delle strutture IPOGEO 570 DATAZIONE: strato 31B, fase K (periodo babilonese); BIBLIOGRAFIA: Pecorella 1997: 42 e 53-54; Pecorella 1999b: ILLUSTRAZIONI: fig. 18 e 19. CONTESTO: l ipogeo si trovava circa 80 cm al di sotto del pavimento 576 situato all interno di una corte adiacente al vano 583 (settore B1). Tutti i mattoni presentavano la faccia a vista con linee incise, dimostrando un intento decorativo, come nel caso del pavimento 554. La metà NO era realizzata con mattoni quadrati (30x30x5 cm e 24x24x5 cm), mentre la metà SE era realizzata con mattoni a cuneo semicurvi (30x13x5 cm). DIMENSIONI: la camera misura all interno 2,65x1,45 m; h. circa 1,50 m. MATERIALI: mattoni cotti legati con malta di argilla. Quelli quadrati misurano 25x25x6/7 cm, quelli a cuneo semicurvi (impiegati nella copertura), 24x14x5/7 cm. Alcuni giunti dei corsi della volta presentavano degli spessori costituiti da frammenti di mattone cotto. TECNICA DI COSTRUZIONE: tomba a camera orientata NO-SE con ingresso a SE, violata e parzialmente spoliata in antico 40. La volta a botte (linea generatrice parabolica) era composta da 34 corsi di mattoni a cuneo semicurvi (di almeno 12 mattoni ciascuno) inclinati e appoggiati sulla parete di fondo, realizzata con mattoni frammentari disposti su 19 corsi. La spinta progressiva della volta sulla parete di fondo ne ha determinato il parziale cedimento e l incurvatura. La messa in opera dei corsi della volta veniva terminata Fig TELL BARRI: l ipogeo 570 in relazione al pavimento 576 della corte sovrastante. Fig TELL BARRI: a-b) l ipogeo 570. solo dopo la realizzazione della facciata. Infatti, raggiunto il muro di fondo opposto a quello dal quale si era iniziato a posare i corsi, lo spazio triangolare ancora da coprire, era colmato con archi più piccoli. La copertura si impostava su di uno zoccolo con un alzato 5 corsi di mattoni cotti quadrati. Quest ultimo doveva coprire un pavimento in mattoni cotti rimosso al momento dello scavo del silos 572 e di cui rimangono solo alcuni mattoni frammentari. La facciata, tagliata dal silos 572 era in pessimo stato di conservazione. Questa era realizzata con mattoni cotti quadrati e a cuneo semicurvi, disposti in piano per un altezza di 22 corsi. Si sviluppava per 1,90 m in direzione NE-SO (spessore circa 0,35 m), sporgendo ai lati della volta. La facciata, distrutta dal silos 572, per analogia con quelle degli ipogei 593 e 609, doveva presentare un ingresso ad arco con mattoni radiali o in aggetto rialzato rispetto al pavimento. In relazione all ingresso doveva trovarsi una calatoia o pozzo di accesso, che metteva in collegamento la camera funeraria con la superficie e il pavimento 576. Appoggiato all estremità NE della facciata e ad essa ortogonale è stato rinvenuto un muretto frammentario in mattoni crudi legati con malta, il 685, che poteva far parte della supposta calatoia. Una volta ultimata la costruzione l ipogeo fu ricoperto con argilla e sopra vi fu costruito il pavimento 576. NOTE: all interno della camera non si sono rinvenute né ossa umane, né oggetti di corredo. Solo di fronte alla facciata, all interno della calatoia di accesso, sono state rinvenute tre olle, che in origine potevano contenere delle offerte per i defunti deposti nella camera. IPOGEO 593 DATAZIONE: strato 30, fase J (periodo paleobabilonese tardo). BIBLIOGRAFIA: Pecorella 1997: e ILLUSTRAZIONI: fig. 20 e 21. CONTESTO: l ipogeo si trovava 30 cm sotto il piano di calpestio dell area aperta adiacente al vano 495 (settori B-C 3-4). Nessun pavimento strutturato, come il 554 e il 576, copriva la volta. DIMENSIONI: la camera di deposizione misura all interno 1,70x1,25 m; h. circa 0,75 m. MATERIALI: mattoni cotti quadrati (25x25x7 cm e 35x35x7 cm) e a cuneo semicurvi (25x16x7 cm) legati con malta di argilla. Tutti i mattoni avevano delle incisioni sulla faccia a vista per far aderire meglio la malta. Alcuni giunti erano inzeppati con spessori costituiti da frammenti ceramici. TECNICA DI COSTRUZIONE: tomba a camera orientata NO-SE con ingresso a SE, violata in antico come dimostra il crollo del diaframma di ingresso causato dai clandestini. La volta, di altezza decrescente verso la parete di fondo e con linea generatrice semicircolare, era composta da 19 corsi inclinati, ciascuno di almeno 7 mattoni a cuneo semicurvi. Venne messa in opera a partire dalla parete di fondo, realizzata con 6 mattoni cotti quadrati messi di taglio e appoggiati direttamente sul cavo della fossa. Il piano pavimentale, che si appoggiava alla volta, era realizzato con 3 filari di mattoni quadrati e un filare di mattoni a cuneo semicurvi. Sopra il piano, lungo la parete NE, si trovava un mezzo mattone a cuneo semicurvo, sul quale dovevano appoggiarsi i vasi del corredo. La facciata era costruita con mattoni quadrati e frammentari, messi in piano. Come avveniva sempre durante la messa in opera per corsi inclinati, raggiunto il muro di fondo opposto a quello dal quale si era iniziato a posare i corsi della volta, lo spazio triangolare rimanente era colmato con archi più piccoli, che si interponevano tra l ultimo corso intero e la facciata stessa. L ingresso era costituito da un arco (linea generatrice parabolica; h. 0,55 m; largh. 0,60 m) di mattoni a cuneo semicurvi disposti radialmente e deformato per un cedimento strutturale. L ingresso, dopo la deposizione, venne chiuso con un diaframma di mezzi mattoni cotti messi in opera a secco, di cui si conservavano solo tre corsi. Riguardo al sistema di collegamento con la superficie possiamo supporre un pozzo verticale del quale però non sono state travate le tracce. Dopo la costruzione la volta fu ricoperta con argilla fino al livello del pavimento del vano. NOTE: sparse all interno della tomba, sono state rinvenute le ossa del corpo di una donna adulta, accompagnate da alcuni oggetti di corredo: due olle in Khabur Ware decorate a fasce; una borchietta in bronzo forata; una fusaiola in alabastro a calotta sferica e una conchiglia marina forata. Circa 200 vaghi di collana in faïence, lapislazzuli e cornalina, di diverse dimensioni e forma, erano sparsi all interno della camera. Mischiate assieme a quelle del cadavere, sono state rinvenute delle ossa animali, resti di porzioni di carne ovina offerte al defunto. Fig TELL BARRI: a) l ipogeo 593 in relazione all ipogeo 570; b) la camera funeraria dell ipogeo 593 al momento della sua apertura. 40 Probabilmente tutti gli ipogei furono violati in antico. Solo in due di essi sono stati rinvenuti resti umani ed oggetti di corredo (593 e 840). La spoliazione deve essere avvenuta non molto dopo l abbandono delle abitazioni. Forse gli stessi abitanti di Kahat, consapevoli dell esistenza di queste tombe familiari, prima di spostarsi e lasciare la città, si ripresero gli oggetti di valore deposti con i loro defunti e persino le ossa dei loro antenati. Pratiche di questo tipo sono confermate anche dalle fonti scritte. 16 N. 1/2-2002

12 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 17 IPOGEO 609 Fig TELL BARRI: ipogeo 593: a) prospetto delle pareti interne; b) disposizione delle ossa e degli oggetti del corredo; c) ricostruzione della struttura al computer. DATAZIONE: strato 31B, fase K (periodo paleobabilonese); BIBLIOGRAFIA: Pecorella 1999a: e ILLUSTRAZIONI: fig. 22 e 23. CONTESTO: l ipogeo si trovava 25 cm al di sotto del pavimento in mattoni cotti 554 nel quale i mattoni dei filari esterni (lato compreso tra 26 e 30 cm; spessore tra 5 e 6 cm), sui lati O e S, presentavano sulla superficie delle incisioni che evidenziavano i limiti della struttura situata all interno di una corte a NE del vano 495 (settore A5). DIMENSIONI: la camera di deposizione misura all interno 2,55x1,85 m; h. circa 1,58 m; MATERIALI: mattoni cotti quadrati (25x25x6 m) e a cuneo semicurvi (30/34/36x13/14x6 cm) legati con malta di argilla. TECNICA DI COSTRUZIONE: tomba a camera orientata NO-SE con ingresso a SE, rinvenuta violata e quasi totalmente spoliata 41. La tecnica di costruzione è praticamente identica a quella dell ipogeo 570 ma della struttura si conservavano solo deboli tracce. La facciata (1,72x0,38 m) era realizzata con 21 corsi in alzato di mattoni cotti quadrati e a cuneo semicurvi disposti in piano. L ingresso, ad aggetto, aveva la forma di un triangolo isoscele (base 0,75 m, h. 1 m) e non presentava nessuna traccia di chiusura. I muretti laterali dello zoccolo, realizzati in mattoni cotti quadrati, si legano in basso alla facciata e su di essi si imposta la volta. Pur essendo simmetrici non hanno lo stesso sviluppo: quello a N aveva un alzato massimo di 9 corsi; quello a S, aveva un alzato di soli 5 corsi. Questo dimostra che la volta si impostava sui due muretti ad un altezza diversa. Il pavimento si appoggiava sia alla facciata che ai muretti laterali e si sviluppava originariamente in pianta per 5 filari di 10 mattoni cotti quadrati ciascuno;. La copertura, conservata in pessime condizioni (solo 10 corsi frammentari), era a volta per corsi di mattoni a cuneo semicurvi, inclinati verso la parete di fondo, che non si è conservata. La volta presenta sull esterno, all altezza dell imposta, una sorta di rifascio sempre in mattoni cotti; probabilmente questi mattoni furono inseriti tra il taglio della fossa e i corsi della volta con funzione di contenimento. Poiché l ingresso si trovava oltre i limiti dello scavo, non è stato possibile verificare con certezza il sistema di accesso, ma probabilmente c era un pozzo verticale, che collegava la superficie alla camera funeraria. NOTE: non si sono rinvenute né ossa umane, né oggetti del corredo. Di fronte alla facciata, all interno della calatoia di accesso, è stata rinvenuta, in posizione verticale, un olla di ceramica comune intatta, che doveva contenere le offerte per i defunti. Sotto il vaso si trovavano delle ossa animali, forse tracce di offerte alimentati anch esse. Fig TELL BARRI: a) l ipogeo 609 in relazione al pavimento 554 della corte sovrastante; b) l olla deposta all interno della calatoia di accesso alla camera funeraria. Fig TELL BARRI: a-b) ipogeo 609: particolari della volta. IPOGEO 840 DATAZIONE: strato 31B, fase K (periodo paleobabilonese); BIBLIOGRAFIA: Pecorella 1999b: ILLUSTRAZIONI: fig. 24. CONTESTO: l ipogeo si trova sotto il pavimento più antico del vano 717, un battuto in argilla che si trova appena 30 cm sopra il sommo della volta. Siamo in presenza di un ambiente chiuso e non di una corte ammattonata come nel caso degli ipogei 570 e La violazione e la spoliazione avvennero in due momenti diversi: una prima volta in corrispondenza del probabile abbandono dell insediamento, alla fine del periodo paleobabilonese e una seconda volta in seguito allo scavo del pozzo 200, nel periodo medioassiro. N. 1/

13 Boll.Ing. n.01/ :08 Pagina 18 Fig TELL BARRI: ipogeo 840: a) la relazione stratigrafica con l Edificio II (da Pecorella 1999b: 18); b) particolare dell interno della camera. DIMENSIONI: la camera di deposizione misura all interno 0,80x0,97 m; h circa 0,80 cm. MATERIALI: mattoni cotti quadrati (25x25x5 cm) e a cuneo semicurvi (30/25x27/20x5 cm), legati con malta di argilla. Questi presentavano tre incisioni parallele su una delle facce piane. TECNICA DI COSTRUZIONE: la tomba a camera, orientata NO-SE con ingresso a SE, è stata scavata solo parzialmente perché si trova quasi per interno sotto la parete che delimita ad O l area di scavo. La sepoltura fu violata probabilmente in antico attraverso il pozzo di accesso. La copertura è realizzata mediante una volta a botte con linea generatrice ribassata, costituita da 14 corsi di mattoni inclinati verso O, che si appoggiano sul muretto di fondo, composto da sette corsi di mattoni cotti frammentari. Ogni assise era composto da 6/7 mattoni a cuneo con profilo semicurvo, adagiati di testa, sul lato corto e messi di taglio. La volta si impostava alla stessa quota del piano di deposizione formato da 8 mattoni cotti quadrati disposti in piano; i primi due ad E, sono coperti dal muretto della facciata conservato in alzato per cinque corsi di quattro mattoni. Un mattone cotto, rinvenuto appoggiato sul pavimento presso la parete di fondo, poteva costituire una sorta di cuscino o poggiatesta per il cadavere. Non si è riscontrata la presenza di una calatoia di accesso, ma possiamo supporre che l inumazione sia avvenuta attraverso un pozzo verticale, scavato a partire dal pavimento. Dopo la costruzione, la volta fu ricoperta con argilla fino al livello del pavimento del vano. NOTE: in base ad un analisi preliminare, i frammenti di cranio e delle ossa lunghe sembrerebbero appartenere ad un adulto, di cui però non è stato possibile identificare il sesso. L unico oggetto di corredo ancora conservato era un olletta miniaturistica acroma ritrovata integra in prossimità della parete di fondo, probabile recipiente di una sostanza preziosa (unguento, profumo?). Osservazioni conclusive Gli ipogei a camera sono una peculiarità delle pratiche funerarie del periodo paleobabilonese. Negli altri periodi della storia di Tell Barri i defunti erano sepolti in altro modo: in tombe a fossa, a cista oppure in olle funerarie 42. Questo fatto può essere spiegato con una crescita della ricchezza e quindi della disponibilità economica degli abitanti che poterono permettersi strutture funerarie di un certo livello 43 e con la diffusione di credenze e culti legati agli antenati (in questo senso bisogna interpretare la collocazione delle strutture all interno delle abitazioni ed il fatto che queste fungevano da tombe di famiglia per sepolture successive dei vari membri). La diffusione di questo tipo di ipogei è comunque un fenomeno di ampio respiro, che interessa quasi contemporaneamente tutta la Mesopotamia (dal periodo Isin-Larsa, al periodo paleobabilonese) e coincide con l avvento della stirpe degli Amorrei 44. L origine tribale dei nuovi arrivati, riflessa peraltro anche nel culto degli antenati, può aver senz altro contribuito alla diffusione di queste tombe familiari domestiche, che rimarranno in uso fino al I millennio a.c. Apparentemente, gli ipogei 570 e 609, coperti rispettivamente dai pavimenti in mattone cotto 576 e , che delimitavano una sorta di area di rispetto al di sopra delle strutture funerarie, sono i più antichi. Furono concepiti e realizzati assieme alle abitazioni in un progetto planimetrico specifico, che prevedeva un legame stretto tra edifici residenziali e strutture funerarie. Gli altri due ipogei (593 e 840), di dimensioni minori e struttura più semplice, furono realizzati a posteriori quando le case erano costruite da diverso tempo. Tutte le tombe seguivano l orientamento delle abitazioni (NO-SE). Per quanto riguarda la messa in opera, l analisi delle strutture ha permesso di ricostruire le varie fasi di realizzazione: 1) scavo di una grande fossa sotto il pavimento dell abitazione; 2) realizzazione della parete di fondo con muretti di mezzi mattoni o semplici mattoni messi di taglio; 3) costruzione dello zoccolo di imposta della volta (negli ipogei 593 e 840 quest ultima si impostava direttamente sul pavimento); 46 4) messa in opera della volta a corsi inclinati appoggiati sulla parete di fondo; 5) realizzazione della facciata (l ingresso veniva risparmiato e chiuso con mattoni cotti a secco); 6) riempimento della copertura con la terra avanzata dallo scavo della fossa ed eventuale realizzazione di un pavimento sovrastante in mattoni cotti 47 ; 7) l accesso alla camera sotterranea avveniva attraverso un pozzo verticale scavato di fronte all ingresso, oppure con una calatoia rifasciata (ipogeo 570) che, dopo la deposizione del defunto, era riempita di terra. Per quanto riguarda l elemento tecnologico, tutte le coperture sono a volta per corsi inclinati ma gli archi d ingresso agli ipogei 593 e 609 documentano la conoscenza anche delle tecniche dell aggetto e per assise radiali 48. In tutti i casi per realizzare le coperture furono usati degli speciali mattoni cotti semicurvi a forma di cuneo, che dimostrano una padronanza tecnica notevole. Questi ultimi avevano il grande vantaggio di ridurre i giunti all estradosso nelle volte a corsi inclinati, specialmente in quelle di piccole dimensioni, aumentando la loro stabilità con una più regolare distribuzione della pressione. La luce della volta, in questi casi, dipendeva direttamente dal raggio di curvatura dei mattoni. Le prime attestazioni di mattoni con questa forma risalgono al periodo Uruk (Sauvage 1998: 35-38), ma nella realizzazione della copertura degli ipogei funerari con la tecnica a corsi anulari inclinati, questi sono usati per la prima volta a Tell Barri, nel periodo paleobabilonese, e più tardi nei siti di Tell Mohammed Diyab (periodo paleobabilonese tardo) ed Assur (periodo neoassiro). Gli stessi mattoni recavano dei solchi longitudinali od obliqui impressi a crudo con le dita 49 (fig. 6). Questo trattamento del mattone avveniva prima dell essiccazione e permetteva una migliore aderenza del legante durante la messa in opera (Aurenche 1981: 62). Secondo alcuni studiosi potrebbe trattarsi di marchi dei costruttori (Fugmann 1958: 156, fig. 188); ma non è da escludere che le diverse linee caratterizzassero le successive infornate o mandate di essiccazione. Secondo Pecorella (comunicazione personale) le tre strisciate, quasi sempre oblique rispetto al perimetro erano prodotte da fasce che permettevano l asportazione della cassaforma dopo la collocazione dei mattoni nell essiccatoio. Come abbiamo visto, la volta a corsi inclinati è attestata nella Mesopotamia meridionale almeno a partire dal periodo Isin-Larsa (ad Ur, Uruk ed Isin) ma è chiaro dagli esempi di Tell Barri che solo nel periodo paleobabilonese fu recepita anche in Mesopotamia settentrionale, forse attraverso la mediazione di Mari, città in cui non ci sono esempi di ipogei con coperture a corsi inclinati ma nella quale la tradizione delle tombe con copertura a volta risaliva fino al Bronzo Antico (ipogei degli shakkanakku). Di sicuro le strutture di Tell Barri sono delle eccezioni che anticipano, nel settentrione, una tecnica che si svilupperà in modo coerente solo nel periodo neoassiro ad Assur. 42 Sepolture di questo tipo sono documentate anche contemporaneamente agli ipogei, come è possibile vedere nella pianta dello strato 31B (fig. 17). 43 I proprietari di queste particolari strutture funerarie potrebbero essere i commercianti e gli artigiani che si erano arricchiti con i traffici di merci, sostenuti attivamente prima da Shamshi-Adad I d Assiria e poi da Zimri-Lim di Mari, che controllarono in successione l area del Khabur. 44 Solo a partire dal Bronzo Medio, i proprietari delle grandi abitazioni private hanno le possibilità economiche per imitare i sovrani, non solo nella costruzione delle loro dimore, ma anche delle loro tombe. 45 Pavimenti in mattone cotto sopra ipogei a camera di sono documentati contemporaneamente anche ad Ur, Larsa, Assur e Susa. Esempi più antichi, che anticipano quelli del II millennio a.c., sono quelli di Tell Beydar (periodo accadico) e Mari (Dinastia degli shakkanakku). 46 La realizzazione dello zoccolo permetteva di aumentare l altezza massima della camera. Infatti l altezza dell ipogeo 570 è superiore a quella dell ipogeo 593, la cui volta si imposta direttamente nel terreno. 47 La pavimentazione in mattoni cotti aveva senz altro lo scopo di impermiabilizzare la struttura funeraria sottostante (non a caso il pavimento 576 presentava una pendenza da NO verso SE per agevolare il deflusso dell acqua). Eventuali percolazioni di acqua potevano essere assorbite dal riempimento in argilla che sigillava la copertura. Le dimensioni dei mattoni erano le stesse di quelli adoperati per la struttura sotterranea. 48 Quest ultima tecnica è stata ipotizzata anche per la copertura del vano 604 dello strato 32B (settori A-B 3-5). Si trattava probabilmente di un ambiente interrato rispetto al piano di calpestio esterno e forse adibito a ripostiglio per lo stoccaggio di merci. Lungo i muri dei lati lunghi si trovavano due contrafforti speculari, che dividevano l ambiente quasi a metà nel senso della lunghezza. Uno dei due presentava un andamento simile all aggetto di un semiarco di volta ed ha fatto supporre una copertura in mattoni crudi messi in opera per corsi radiali. L ingresso, se il vano era interrato, doveva probabilmente avvenire dal tetto, attraverso una scala mobile in legno (Pecorella 1999a: 48). 49 A Tell Barri le impronte sono state rinvenute prevalentemente sui mattoni cotti, ma in certi casi anche su quelli crudi, indipendentemente dal loro impiego nelle volte, nei pavimenti o nei muri. Le impronte potevano essere anche di diverso tipo e cioè ottenute imprimendo il pollice più volte sulla superficie del mattone; esempi come questi sono attestati dal Neolitico recente fino al Protodinastico. * Tutto il materiale fotografico riguardante lo scavo di Tell Barri proviene dall archivio della Missione ed è stato gentilmente concesso dal Prof. P.E. Pecorella. BIBLIOGRAFIA AfO, Archiv für Orientforschung AJA, American Journal of Archaeology Akkadica, Akkadica. Periodique bimestrel de la Fondation Assyriologique Georges Dossin Iraq, Iraq. Published by the British School of Archaeology in Iraq MARI, Mari. Annales de Recherches Interdisciplinaires MDAI, Mémoires de la Délégation Archéologique en Iran MDOG, Mitteilungen der Deutschen Orient-Gesellschaft zu Berlin NABU, Nouvelles d assyriologie brèves et utilitaires RAss, Revue d Assyriologie et d archéologie oriental RLA, Reallexicon der Assyriologie und Vorderasiatischen Archäologie Sumer, Sumer. 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