I.P.S.S.A.R.T G. Varnelli di Cingoli Via G. Mazzini, 2 Cingoli ENOGASTRONOMIA E MULTICULTURALITA : UN CONNUBIO VINCENTE. IL CIBO E COMUNICAZIONE

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2 ENOGASTRONOMIA E MULTICULTURALITA : UN CONNUBIO VINCENTE. IL CIBO E COMUNICAZIONE In questo numero: Sommario La lettera della Dirigente pag. 2 Le interviste pag. 3 Storia, alimentazione e integrazione pag. 11 Gli eventi del nostro Istituto pag. 13 La parola agli alunni.. pag. 17 La parola agli insegnanti pag. 19 Rubriche pag. 20 Disegno di copertina di: Nicoletta Gioachini e Martina Montefiore Redazione: Via G. Mazzini, 2 - Tel Fax IL BALCONE DELLE MARCHE N.1 a cura dell I.P.S.S.A.R.T. G. Varnelli di Cingoli Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri, della Ristorazione e Turistici Direttore: Jencenella Sofia Art-director: Montefiore Martina Capo-redattore: Sabbatini Gloria classi partecipanti: classe 3CC, classe 3CD, classe 1 G, classe 1 D 1

3 LA LETTERA DELLA DIRIGENTE L alberghiero di Cingoli: un brulichio di vita colorata e pulsante, una sfida quotidiana che spinge a tirar fuori il meglio di sé per raccogliere tutti gli stimoli che presenta ed affrontare gli inevitabili problemi che la convivenza di persone così diverse fa emergere. Si rimane colpiti da come una divisa possa trasformare un adolescente timido ed impacciato in un professionista consapevole! Eccoli qui: operatori turistici, cuochi, camerieri, sommeliers, tutti schierati con forte senso di appartenenza e con un sorriso contagioso. A tutti loro voglio ricordare che se di una persona guardiamo l umanità essa non ha colore, odore, bandiera o religione e che se a volte si è tentati di discriminare qualcuno per qualche ragione, bisogna sforzarsi di guardare dentro e non fermarsi ad osservare il contenitore esterno o gli atteggiamenti. Affinità, differenze, piccoli o grandi conflitti.. parliamone! Il dialogo pacato e costruttivo è il primo strumento di integrazione, ma abbiamo imparato che lavorare insieme per raggiungere un obiettivo comune può essere un fattore di aggregazione strepitoso. Sfortunatamente non abbiamo una ricetta per l integrazione, ma stiamo provando a costruirne una. Sabrina Fondato Dirigente Scolastico 2

4 LE INTERVISTE... Lezioni di vita e di esperienza fuori dalle aule scolastiche Si propone l'intervista preparata dagli alunni della 1 G dell'istituto Alberghiero di Cingoli, che hanno aderito con entusiasmo al Progetto del Giornale dell'ipssart Varnelli. I ragazzi hanno pensato di fare due interviste, una alla Preside dell'istituto Alberghiero G. Varnelli e un'altra al Sindaco di Cingoli. Le interviste sono due dialoghi sul tema del giornalino Multiculturalità e Enogastronomia. Questa esperienza è stata molto proficua per gli alunni. La preparazione degli incontri e il momento delle interviste hanno offerto l occasione di un confronto inaspettato e interessante, che ha permesso di riflettere su quanto sia fondamentale a livello ontologico l'altro, il diverso da me per cultura, etnia, colore di pelle. Nel dialogo con queste due personalità abbiamo capito che l'altro diverso da noi è fondamentale per la realizzazione di noi stessi, che senza la diversità non ci completiamo e abbiamo compreso come l'enogastronomia sia un anello importante per arrivare all'altro e per conoscerlo meglio. Prof.ssa Valentina Ferrara Intervista alla Preside dell'istituto Alberghiero di Cingoli Prof.ssa Sabrina Fondato Secondo lei il cibo può contribuire ad unire positivamente più nazioni? Secondo me può contribuire sicuramente a farle dialogare, poi non è detto che sempre il cibo unisca, perché credo che il cibo sia un fattore di cultura: ogni popolo cerca di rappresentare questa sua cultura trasformando gli alimenti, cioè trasformando quello che trova in natura, secondo la sua identità culturale. La cultura è un modo di guardare ed interpretare la realtà. In questa scuola sono rappresentate molte culture; ognuno di noi, che viene da una cultura diversa, è come se avesse un paio di occhiali con delle lenti colorate di colore diverso: allora questo, ovviamente, ci porta a vedere le cose in modo diverso, Se indosso un occhiale con una lente trasparente e guardo un oggetto, magari dico che questo oggetto è arancione; se indosso, invece, occhiali con lenti rosse, ecco che non lo vedrò più di colore arancio, ma lo vedrò di colore rosso. Quindi la nostra identità culturale sicuramente contribuisce a farci vedere le cose in modo diverso. Così il nostro modo di trasformare il cibo, perché di questo si tratta, sicuramente non ci rende uguali, ci rende diversi, ma l'importante è capire che in questa diversità ci può essere una ricchezza, che non c'è necessariamente e soltanto una problematicità. Forse sulle prime è anche un problema: credo che voi lo sperimentiate tutti i giorni! Però se riusciamo a dialogare su questa diversità e a cercare di capire che qualunque cosa noi consideriamo si può guardare da punti di vista diversi, allora riusciamo a darci le risposte di tanti perché. Nel nostro Istituto è stato organizzato in occasione del Natale un progetto chiamato Volontariato come dono. All'interno di questo progetto alcune classi hanno preparato il pranzo di Natale con un menù che si intitolava Natale Multietnico. Secondo lei quali frutti ha portato tale progetto all'interno di questa scuola? I frutti che ha portato sono prima di tutto nel titolo, cioè Volontariato come dono. Quindi se io faccio un lavoro e mi faccio pagare, ovviamente, chi mi paga retribuisce la mia abilità. In questo caso, cioè se io fossi stata pagata per preparare il pranzo di Natale, chi mi pagava avrebbe retribuito la mia capacità di cucinare, di presentare, di servire. Mentre, invece, chi ha accettato di fare questo, cioè di cucinare il pranzo di Natale, l'ha fatto come dono, cioè ha donato a tutti gli altri la sua capacità di trasformare gli alimenti, la sua competenza nell'apparecchiare, nel servire, nell'impiattare, nel rielaborare anche tante ricette che facevano riferimento a culture diverse (la Cina, l'india, i Paesi Latino-americani). Tutti i vari menù sono stati rielaborati secondo la sensibilità di chi ha interpretato le ricette, guardandoli cioè da un punto di vista. Ricordatelo sempre: il punto di vista fa una differenza fondamentale! E' come se qualcuno si dovesse mettere nei panni di un altro per capire fino in fondo quello che ha nella testa, quello che prova. Quindi, di sicuro, questo 3

5 progetto ha portato l'invito ad entrare nei panni di un'altra persona. Prodotti diversi e quindi sapori diversi, località diverse, dove crescono una serie di piante, che danno risultati di tipo diverso, messe insieme e trasformate da qualcuno che ci ha messo del suo. Lo stesso ambiente che era stato creato per il pranzo, se voi avete avuto occasione di vedere la sala, aveva un albero di Natale, che non è un simbolo religioso, è un simbolo pagano, lo sapete bene, nel senso che non appartiene a nessuna religione, ma ormai appartiene a quasi tutte le culture; e aveva sui rami tanti ninnoli, tanti addobbi, fatti con la carta colorata: anche questo a testimoniare che era per tutti, cioè tutti dovevano sentirsi rappresentati in quell'albero con colori diversi, con forme diverse. Quindi noi cristiani festeggiamo il Natale perché per noi è nato il Salvatore, ma questo attiene alla nostra cultura e alla nostra religione soprattutto. Però il fatto di trovare, in un momento che è di una certa cultura o di una certa religione, l'occasione per mettersi insieme a lavorare e dialogare, secondo me, è fondamentale. Quindi ritengo che tale progetto ci ha portato a lavorare insieme, appunto al volontariato come dono, cioè al dono di cercare di aprire un dialogo sulle nostre diversità. Pensa che l'enogastronomia e soprattutto la multiculturalità possano essere un punto di riferimento per noi ragazzi in questo periodo di crisi? Senza dubbio, perché, comunque, anche nei momenti di crisi si consuma il cibo: mangiare è un qualcosa che facciamo sempre. Naturalmente la retorica, l'ampollosità, la ricchezza dei piatti, la varietà dei cibi può cambiare in funzione del periodo che si vive. Einstein diceva che i periodi di crisi servono proprio per sviluppare la creatività, in quanto, se siamo in un periodo di abbondanza non si ha bisogno di sforzarsi tanto per trovare soluzioni creative, perché abbiamo a disposizione di tutto; in un periodo di crisi, invece, quando si cerca di spendere il meno possibile, la differenza è fatta proprio dalla creatività. L'enogastronomia, che cos'è se non un modo di trasformare e servire i cibi, di renderli appetibili agli occhi ancor prima che al palato? Quindi se siamo in un momento in cui devo cucinare il maiale, piuttosto che il manzo o il vitello, perché costa meno, debbo tener presente le caratteristiche della carne scelta. Oppure, ancora, in certe culture, il maiale non si mangia, allora potrei pensare di cucinare le carni bianche. L'enogastronomia, in un periodo di crisi, può essere un punto di riferimento. Sicuramente, è possibile impiegarsi nel settore enogastronomico in questo paese dove si tiene molto al cibo. Che cosa ne pensa delle altre culture oltre quella italiana? All'estero gli italiani sono famosi per i cibi e i vini. Quando andavo a studiare in Inghilterra, i miei insegnanti mi dicevano Italian people live to eat, English people eat to live : è un esempio di come può essere diversa la posizione rispetto al cibo. Lei che è la preside di un Istituto Alberghiero, ovvero una scuola che si occupa dell enogastronomia e ha conosciuto tante realtà scolastiche diverse, ritiene che in questa scuola siano presenti studenti di nazionalità, tradizioni e culture differenti più di altre scuole? Se sì, in che maniera ritiene che la cucina possa aver influito sull aspetto culturale e che contribuisca ad essere un aiuto per l integrazione dell altro? In tutte le scuole professionali ci sono studenti stranieri. Certo, non è un dato positivo, perché in qualche modo l essere studente straniero riduce la possibilità di accedere ad un istruzione superiore, in quanto lo straniero predilige delle scuole dove ritiene che la sua conoscenza della lingua e il suo non essere radicato in questa cultura possano creare meno problemi che non in altre. Infatti negli Istituti Tecnici e nei Licei ci sono meno stranieri iscritti. Nei Licei, trovate una cultura rarefatta, una cultura che non ha molto spesso attinenza con la vita pratica, mentre le scuole professionali, tutte, hanno attinenza con le attività manuali. Ciò potrebbe essere legato anche alle aspettative di trovare subito un lavoro. Nel Professionale Alberghiero ci sono tanti studenti stranieri, perché essi vogliono fare un percorso, con il quale trovare prima possibile un modo di impiegarsi. L enogastronomia, tra l altro, è un settore che risente relativamente della crisi. Cosa fa la scuola per la multiculturalità? La scuola per la multiculturalità ha una serie di attività. Per esempio corsi di Italiano come lingua straniera. Anche durante l ora alternativa alla religione, si possono fare tante attività interessanti. Certo, in avvenire, bisognerà creare un informazione in questo senso per tutti coloro che non seguendo l ora di religione potranno frequentare dei corsi a cui sono interessati. C è ancora il progetto di volontariato come dono. In alcune scuole sono aperti degli sportelli di ascolto per le famiglie degli studenti, perché è giusto che, all arrivo nel nuovo territorio, lo studente straniero abbia un dialogo con le istituzioni e la scuola può essere sicuramente un tramite. 4

6 Per quanto riguarda la multiculturalità, visto che la percentuale di studenti stranieri presenti in questa scuola è alto, sarebbe importante creare un dialogo che abbia senso sotto il profilo di ciò che farebbe piacere a queste persone. L anno che voi frequentate è certamente un anno interlocutorio, in quanto dovete abituarvi alla nuova scuola. Ma dal secondo potreste chiedere che venga fatto qualcosa per non perdere le vostre radici culturali, anche sfruttando questa commistione di cultura e cibo, riflettendo su come è considerato il cibo nella vostra cultura e perché, non dimenticando che il cibo ha grossi riferimenti anche alla religione. Quindi certe iniziative possono partire anche da voi richiedendo ai vostri docenti alcuni corsi su ciò che più vi interessa. Quanto è importante l esperienza di cucina internazionale all interno di un Istituto come questo, che ospita alunni di diversa nazionalità? E certamente molto importante, in quanto le cucine internazionali si vanno diffondendo con una certa rapidità. Per esempio, da molti italiani la cucina indiana è molto stimata, così come quella thailandese o quella messicana. La conoscenza degli elementi di base delle culture enogastronomiche di un paese rivelano molto della cultura di quel paese. Direi che, sicuramente, l identità enogastronomica di una persona non può prescindere dal territorio. Sicuramente non posso scegliere di diventare una persona con abilità estreme nella cacciagione, se vivo in un territorio di mare. Quindi si è fortemente condizionati dal territorio. Le Marche sono un buon fattore di enogastronomia culturale? Si, perché le Marche sono un territorio ricco di tante cose, che appartengono sia al mare che alla montagna. Oggi, si sono perse tante conoscenze, che un tempo facevano parte della cultura e della tradizione popolare, che occorre recuperare. Il nostro territorio è ricchissimo di materie prime e di tradizione. Se poi a tutto questo si collegano i nostri beni culturali diventa un qualcosa di veramente sublime. Ormai le scuole sono piene di stranieri, quindi che cosa si fa e si potrebbe ancora fare per una maggiore integrazione? In che modo culture diverse ed enogastronomia possono fondersi, senza contrastarsi troppo e rimanere ben distinte una dall altra? L'unica via per una maggior integrazione è il dialogo, come ho già detto precedentemente. Per quanto riguarda la fusione delle culture enogastronomiche, secondo me, non è una cosa che possiamo realizzare per nostra volontà. Se una cultura enogastronomica approda in un territorio diverso da quello di origine, ovviamente, verrà contaminata dalla diversa sensibilità interpretativa della cultura del luogo e dal gusto diverso. Di certo se due culture vengono a contatto, saranno contaminate l'una dall'altra e anche il cibo e il modo di cucinarlo non fanno eccezione a questa regola. Se si trattasse di due culture nemiche esse si rifiuterebbero a vicenda, e quindi si svilupperebbero per contrasto. Classe 1 G In cucina che piatti preferisce? Conosce le cucine etniche? Se sì, quali preferisce e perché? A detta di altri sono una brava cuoca, e per questo penso di essere capitata nella scuola giusta, visto che ho molta stima dell arte culinaria. Per questo motivo assaggio tutti i cibi, ma ve ne sono alcuni che non riesco a mangiare come la tartaruga e gli insetti, tipo lo scorpione, che si mangiano in Cina, anche se mi piace moltissimo la cucina cinese. Infatti, in passato, sono stata in quel paese, mangiando in ristoranti cinesi non turistici e trovo che la cucina cinese abbia molte affinità con la cucina italiana. Della cucina cinese adoro i ravioli, gli spaghetti, le fritture, perché risultano molto leggere, essendo realizzate con oli che raggiungono temperature elevate,. Mi piace molto anche la cucina giapponese, e tutti i cibi che vengono cotti alla piastra. Adoro tutte le cucine semplici: infatti, di solito amo cucinare piatti semplici, usando molto gli odori (anche se non vanno più di moda ). Un piatto che adoro sono le erbe campagnole, che mi ricordano la nonna, quindi la mia infanzia. 5

7 Intervista al Sindaco di Cingoli Sen. Filippo Saltamartini Cosa pensa dell enogastronomia e della multiculturalità? È una componente importante e fondamentale della nostra città e di tutto il territorio. In seconda analisi, qualunque progetto oggi sia organizzato e strutturato per risolvere i problemi della nostra società, in particolare i problemi economici, occupazionali, di lavoro ed anche il vostro futuro, non può prescindere, evidentemente, da un elemento centrale e fondamentale, che è lo studio e quindi la conoscenza. Noi siamo fortunati ad avere la possibilità di mettere a frutto i nostri talenti, in quanto la scuola oggi dà la possibilità a ciascuno di sviluppare le proprie attitudini. Nel mondo solo il 5% dei ragazzi ha diritto di fruire dell istruzione gratuita, e voi siete fra questi, anche se con il contributo dei vostri genitori. La scuola dà la possibilità a ciascuno di conoscere le proprie capacità e le proprie potenzialità. Multiculturalismo significa che viviamo in una società non dominata da una cultura unica, ma che è, invece, arricchita dalla compresenza di persone che hanno una diversa visione della vita e di altri aspetti. Il multiculturalismo è un arricchimento, a mio giudizio, per la nostra società, come è un arricchimento la composizione etnica della nostra società e qui, in questo momento, si trovano diversi ragazzi che rappresentano l umanità nelle sue espressioni, fatta di persone che hanno una diversa etnia e diverse origini. Io credo che questo sia un valore assolutamente positivo. Penso che il multiculturalismo sia un valore esclusivamente positivo, perché si lega il rispetto della persona umana, nella sua varietà multiculturale, al concetto di dignità umana, concetto che nasce in Occidente probabilmente con il cristianesimo. Giuridicamente, ci accorgiamo dell'importanza della dignità umana dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale sono state uccise milioni di persone. La Costituzione italiana, che è entrata in vigore il 1 gennaio del 1948, dice, all'articolo 3, che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo e quando usa la parola uomo che in qualche modo è lagato al concetto di dignità umana che riguarda tutti. Multiculturalismo è un arricchimento della nostra società, perché si combinano diverse culture, diverse tradizioni. Il rispetto di questo multiculturalismo trova il suo fondamento nel rispetto delle Costituzioni, che sono la legge fondamentale di un paese; nella Costituzione sono scritti i diritti dei cittadini ed i poteri pubblici, la limitazione dei poteri pubblici, quindi c è scritto quali sono i vostri diritti: il diritto all istruzione gratuita, il diritto all assistenza per i ragazzi più meritevoli. La Repubblica dovrebbe aiutare gli studenti più bravi con borse di studio. Nella seconda parte della Costituzione, sono stabiliti quali sono gli Enti, quali il Comune, le Province, le Regioni e lo Stato. Quindi il multiculturalismo è compendiato nella Costituzione e costituisce uno dei principi fondamentali delle democrazie occidentali. Multiculturalismo, secondo me, è anche rispetto per l enogastronomia. In che termini? Vedete, tra di voi, ci sarà sicuramente chi professa la religione musulmana, che presenta delle limitazioni a livello alimentare, a certi tipi di carni come le carni suine; quel divieto noi non lo dobbiamo interpretare come intolleranza; anzi bisogna avere la capacità di interpretarlo come rispetto di una tradizione, di una cultura che è diversa dalla nostra. Qui richiamo un principio filosofico, la legge di Hume, introdotto due secoli fa da David Hume, che dice: non si può passare da asserti descrittivi ad asserti prescrittivi senza dimostrazione. Vi faccio un esempio, siccome non siamo in grado di dimostrare l esistenza di Dio, è lecito che ciascuno professi la propria religione. In sostanza, le verità che sono sfornite di una dimostrazione possono essere oggetto di confronto fra di noi. Quindi, se un musulmano non mangia la carne di suino, non è detto che non abbia ragione, perché la nostra tesi, se siamo di un altra religione, di mangiare la carne di suino è priva di dimostrazione. Nel mondo contemporaneo ci si confronta su queste idee, e tutto ciò che non è dimostrabile oggettivamente, con una tesi scientifica, diventa oggetto di dibattito. Professiamo le nostre idee con forza, ma senza una dimostrazione scientifica e, perciò, deve esserci la tolleranza nella religione, la tolleranza nelle altrui idee, nelle tradizioni culturali ed enogastronomiche. 6

8 Come i cibi possono unire le diverse culture? Il rapporto tra i cibi di etnie diverse permette una crescita culturale? Possiamo affermare che nella storia dell umanità tutto ciò che ha comportato le guerre tra popoli sia derivato dalla divisione della scarsità delle ricchezze economiche: cioè, uno dei motivi fondamentali per cui i popoli sono scesi in guerra o sono entrati in azioni conflittuali è la ripartizione delle risorse economiche che sono sulla terra. Tenete conto che il 5% delle popolazioni mondiali ha tutto, mentre il 95% non ha nulla. Quindi il cibo costituisce uno degli elementi fondamentali per rendere il mondo più equo, perché, se noi partiamo dalla premessa che ogni uomo ha una sua dignità indipendentemente da dove nasce, dal colore della pelle e dalla religione che professa, è del tutto evidente che noi non dovremmo avere questi disequilibri economici, ma dovremmo vivere in una realtà, in cui le risorse sono spalmate in modo più omogeneo. Probabilmente, questo problema dovrebbe, a livello etnico, essere affrontato dalle varie religioni del mondo, perché che senso ha su questa terra avere tutte queste disuguaglianze? Nel nord Africa, negli anni scorsi, sono scoppiate delle rivoluzioni, come in Libia, in Egitto e in Tunisia e nei giornali si è detto che erano delle rivoluzioni preordinate ad istaurare regimi democratici. In quei paesi c erano dei sistemi di oligarchia o di autarchia, in sostanza delle dittature, per cui si è detto che queste rivoluzioni erano finalizzate a richiedere le libertà democratiche, che a noi vengono normalmente riconosciute. In realtà, il motivo è che è in atto tutta una serie di speculazioni internazionali: Il costo dei cereali è cresciuto in modo talmente elevato, che c è una domanda di pane, c è una vera e propria rivoluzione per avere il cibo per sfamarsi. Allora, anche in questo senso, noi dobbiamo riflettere su molte cose: come la possibilità di ricavare la benzina da alcuni cereali ad esempio granoturco, soia ecc. La moderna tecnologia consente di ricavare benzina da questi cereali, ma c è da domandarsi: è giusto che i cereali non siano utilizzati per sfamare queste popolazioni, mentre noi occidentali li usiamo per la benzina? Per questi suv che sono dei camion che trasportano una sola persona, lasciando una parte dell umanità a morire di fame? Poi c è il tema dei così detti interventi sugli OGM (organismi geneticamente modificati), cioè esiste la possibilità che in alcuni paesi caldi e che, quindi, hanno scarse risorse idriche, ci siano delle culture che possono produrre una quantità di cereali in misura maggiore? Allora la domanda da farsi è: questi OGM possono permettere, con la sicurezza che non producono malattie, di affrontare la fame nel mondo? Se sì, perché l umanità non ricorre a queste moderne tecnologie? Vi vorrei raccontare due cose. La prima è che dopo la scoperta dell America, furono importate in Europa le patate e i pomodori. Questo lo scrive Adam Smith nella Ricchezza delle Nazioni. Le patate furono coltivate tre secoli dopo, perché, per un pregiudizio religioso, si riteneva che i tuberi che crescono sotto terra fossero frutto del demonio. Eppure, se noi avessimo seminato le patate, soprattutto nei paesi molto freddi come il Nord Europa, quindi l Inghilterra e la Germania, due/trecento anni prima di quando sono state utilizzate, probabilmente si sarebbero evitate molte guerre, tanti lutti e morti. Probabilmente noi dobbiamo sviluppare delle tecniche che possono consentire di cucinare dei cibi in grado di sfamare milioni di persone. E' possibile che nei paesi sottosviluppati ci sia l'enogastronomia? Certamente sì. Io credo che in questi paesi, attraverso dei rapporti internazionali costruiti nel senso che vi avevo detto prima, cioè nel senso di avviare delle azioni di solidarietà con i popoli sottosviluppati, si possano arricchire la loro e la nostra cucina. Quindi, se noi potessimo avviare questo interscambio con dei continenti come l'africa, la Cina e altre grandi nazioni, credo che attraverso la combinazione di cibi, di sapori e sicuramente di particolari prodotti alimentari, si potrebbe agevolare lo sviluppo di questi paesi, anche con l aiuto delle nuove tecnologie alimentari. Cingoli è fortemente legata al proprio territorio e alla tradizione, e allo stesso tempo ospita un impresa, la Fileni, che al suo interno ha più di 50 etnie diverse e molte imprese edili hanno collaboratori stranieri ed è forte la presenza di cittadini provenienti da altre regioni italiane. Come valuta questa situazione? Quali passi si sono fatti e si faranno per una sempre maggiore integrazione? Ormai ci troviamo in un mondo che non ha più confini. Nel nostro Paese, troviamo la presenza di cittadini che arrivano da nazioni diverse, attraverso canali ufficiali che sono i trasporti aerei o ferroviari; quindi, ci troviamo di fronte a paesi composti da cittadini di varie nazioni, proprio perché è l evoluzione delle società moderne, non essendoci più muri o barriere che impediscono alle varie nazioni di comunicare. Io trovo assolutamente positivo il fatto che nelle nostre imprese ci siano persone di altri paesi, perché questi arricchiscono il nostro paese, il nostro Comune. E importante che essi, però, rispettino le leggi, paghino regolarmente le tasse perché hanno ed esercitano il diritto della cittadinanza, come gli italiani. Quindi, gli stranieri sono una risorsa. 7

9 In questo periodo di crisi, i cittadini italiani mi chiedono per quale motivo loro non trovino lavoro, mentre gli stranieri sono più agevolati. Io rispondo che non ci sono distinzioni tra popoli quando si tratta di difendere la dignità, che appartiene a tutto il genere umano. E importante però che gli stranieri rispettino le nostre leggi. Alcuni stranieri che sono in Italia non mandano i figli a scuola e questo è molto grave, perché la prima integrazione avviene in quel luogo. Se gli stranieri frequentassero la scuola, sicuramente si potrebbero evitare conflitti e guerre. Non bisogna avere pregiudizi verso gli altri, se non si conoscono, perché non ci sono differenze fra persone. Il pregiudizio è appunto un pre-giudizio, che cioè viene prima della conoscenza. Adesso voi siete qui, con la presenza di diverse etnie; io penso che non ci siano differenze, siete tutti amici, oppure no? Che differenza c è tra un italiano e un ragazzo che viene da un altro paese? Se avete pregiudizi, li dovete eliminare perché ormai il multiculturalismo, la multietnicità è una realtà del nostro paese. Pensa che il suo paese sia multiculturale anche a livello enogastronomico? I latini dicevano De gustibus non disputandum est, cioè i gusti a lvello enogastronomico non si possono discutere. Ognuno ha i suoi gusti, c'è chi preferisce la carne alla pizza, il pesce ad un piatto di spaghetti. Quindi l'offerta a livello enogastronomico deve essere adeguata a tutto quello che noi riusciamo a trovare sul mercato. La possibilità di fornire un'offerta variegata soddisfa questa necessità. Pensiamo semplicemente alla combinazione di gusti, sapori o cibi proposti ad esempio, della nouvelle cuisine. Voi siete gli interpreti di questo percorso. Il segreto di un buon cuoco, di un ottimo ristorante, è quello di mettere insieme e di far assaporare gusti diversi. In questo Comune ho cercato, insieme ad un giornalista che è Gianfilippo Centanni, di far ricercare delle specie aromatiche di erbe che non si trovano più. Quando l agricoltura era l agricoltura del coltivatore diretto, quindi del contadino che stava sul fondo, c era una molteplicità e varietà di specie vegetali molto alta, che oggi è andata perduta. Ormai l agricoltura è industrializzata, con l uso di grandi macchine, senza attenzione alla biodiversità, ad una specie vegetale rispetto ad un altra. Con questo giornalista abbiamo cercato di mettere insieme tutte queste specie vegetali che servono appunto ad esaltare i sapori. La differenza tra un piatto ed un altro è data non solo dalla qualità dei prodotti ma anche, e soprattutto, dall'impiego di aromi che possono conferire ai piatti un sapore diverso e quindi alimentare quella domanda della ristorazione che voi dovreste essere in grado di intercettare, per avviare attività imprenditoriali ristorative di successo. Quale attività organizza e come viene affrontata la multiculturalità nella città di Cingoli? Il comune è impegnato prevalentemente per garantire il primo livello di integrazione: la scuola. Quindi organizza mense, trasporti scolastici, fino al livello di scuola media. Io ho un esperienza molto bella di cui voglio parlarvi. Noi abbiamo tre Patroni a Cingoli, tra cui San Bonfiglio, un personaggio straordinario che, oltre essere un santo, fu un crociato nella prima crociata e che probabilmente ha conosciuto San Francesco. E nella città di cui io sono sindaco, questa era una festività un po' marginale; non tutti conoscevano la figura di questo santo, il cui corpo riposa a Cingoli. Allora, l anno scorso, abbiamo organizzato un iniziativa di solidarietà per raccogliere fondi in favore di un ospedale a Dubbo, una regione a sud dell Etiopia, dove era necessario costruire un ospedale. L iniziativa fu presa da dei frati Cappuccini, a cui non è mancata la nostra collaborazione. In quell occasione, ho avuto questo segnale molto positivo da parte di alcuni ragazzi. Noi abbiamo fatto cucinare un dolce tipico di Cingoli, i serpi natalizi, e li abbiamo fatti vendere durante una manifestazione sportiva da alcuni ragazzi. Quindi io sono andato alla scuola media a spiegare l iniziativa, la vendita di questi serpi e la raccolta di questi fondi per l ospedale in Etiopia. E lo sapete chi è venuto a vendere i serpi quella domenica? Nessun ragazzo di Cingoli. Sono venuti esclusivamente 15 ragazzi, figli di extracomunitari. Sono stato molto colpito dalla sensibilità di questi ragazzi verso chi sta peggio di noi, sensibilità che è stata più alta di quella di coloro che quella mattina hanno preferito non venire. Io voglio portare avanti quest iniziativa. Possiamo veramente immaginare che l umanità possa continuare a non garantire a milioni di persone il cibo? Quindi la carità e la solidarietà verso queste popolazioni è un dovere di ognuno di noi. Noi che stiamo meglio, che il cibo lo abbiamo e lo sprechiamo, abbiamo un dovere di solidarietà. Quindi, anche quest'anno, voglio ripetere quest iniziativa e mi piacerebbe che anche in questa classe ci sia qualcuno venga con noi a raccogliere i fondi per questi ospedali, in cui 7 donne su 10 muoiono di parto. Il fatto che siamo nati qui, che oggi siete qui, che avete il cibo, la possibilità di istruirvi, deriva da che cosa? Se noi fossimo nati senza questi diritti, come avremmo reagito? Noi abbiamo il dovere di aiutare altre persone, sacrificare 5 o 10 euro per aiutare organizzazioni internazionali. Pensate all iniziativa fatta sui computer: in Africa, non c'è corrente elettrica, quindi è stato inventato un piccolo 8

10 notebook che si ricarica con una manovella. Pensate cosa significa regalare a una scuola africana un computer con cui collegarsi ad Internet e scaricare libri. Voi avete biblioteche, la possibilità di ascoltare televisioni Ma cosa può significare per un ragazzo africano accedere alla conoscenza di una certa cosa? Io ritengo che l integrazione sia una cosa estremamente importante e ho testimoniato come questi ragazzi che non erano italiani, figli di cittadini stranieri, abbiano avuto una sensibilità straordinariamente superiore alla nostra, che ci dobbiamo considerare delle persone fortunate, perché abbiamo davvero tutto. Come valuta l'ipotesi di realizzare un progetto sulla multiculturalità a Cingoli? Lo valuto molto positivamente e, se me lo presentate voi, io vi assicuro che lo sosterrò con ogni forza. Vorrei aggiungere una cosa; ritengo ancora che comunque la cultura e la conoscenza, nonostante tutti i mezzi che noi abbiamo a disposizione, sia ancora uno strumento che si acquisisce attraverso la lettura dei libri, cioè, credo che se volete impadronirvi di tante cose, dovete leggere tanti libri. Il libro è ancora lo strumento principale della conoscenza e della trasmissione della conoscenza tra le persone. Allora c'è da domandarsi: abbiamo la curiosità di leggere un libro che magari appartiene alla cultura di un nostro amico? Vi è mai capitato di chiedere qual è il libro che leggerebbe? Proprio per comprendere anche gli altri. L'integrazione non può essere a senso unico, nel senso che chi è straniero deve abituarsi alla nostra cultura. Per comprendere bene le difficoltà di questi ragazzi che magari vengono da una situazione familiare difficile - naturalmente chi è emigrato da un paese straniero è emigrato per migliorare le sue condizioni sociali e familiari -, ci siamo mai domandati esattamente che cosa pensano, che cosa interessa loro Quindi, se voi mi presentate un progetto, lo sosterrò con grande chiarezza e determinazione. Se voi ritenete che ci siano dei progetti che possano aiutarci a comprendere bene le tradizioni degli altri paesi, io vi assicuro che li sosterrò con tutta la forza necessaria, da sindaco, ma anche da semplice cittadino. In quali strutture istituzionali avverrebbe in maniera più semplice che due culture si arricchiscano, compensando l una il vuoto dell altra? La prima forma di cultura è la scuola. Però io credo che ognuno di noi sia destinatario di una missione. Se siamo nati, è semplicemente per fare il muratore o fare il cuoco? C è una missione per ognuno di noi, che è diversa per ciascun uomo. Ognuno ha delle capacità che deve mettere a frutto Se voi ritenete che si possa fare un progetto integrativo, questo potrebbe essere l idea del giornalino, che è molto interessante e mi compiaccio con l insegnante e la Preside per questa iniziativa. Nel giornalino sarebbe bello che ognuno di voi raccontasse le proprie origini e parlasse di enogastronomia, dei vostri piatti d origine e delle vostre tradizioni. Attraverso i piatti si risale alla storia del paese, al clima e quindi alle abitudini dei suoi abitanti. Il giornale è un mezzo molto utile e non pensate che le conoscenze generali non vi interessino. Ricordate che l intelligenza va coltivata e se non lo fate ora, che ne avete tempo, poi vi pentirete e mancherete alla realizzazione sociale, ma soprattutto avrete problemi con voi stessi, rendendovi conto di aver sprecato una grande possibilità. Ve lo dico perché è importante essere felici e soddisfatti del proprio lavoro. Fare un lavoro che piace, che vi soddisfa, in cui realizzate la vostra personalità. Oggi, magari, gettate solamente le basi su cui costruirete il vostro domani, mettendo a frutto le vostre capacità e le vostre potenzialità che vi permetteranno di essere in futuro in competizione con altri. E una cosa straordinariamente bella che non dovete sottovalutare. Il nostro paese è una società sempre più multiculturale. Come si potrebbero far integrare persone di varie etnie in mezzo a noi, senza distinzioni razziali? La risposta è la tolleranza. In secondo luogo, nessuno ha la verità in tasca, bisogna sempre confrontarsi con gli altri. Bisogna essere tolleranti, bisogna sempre partire dal presupposto che di Dio ce n è soltanto uno. Terza cosa, siccome siamo ignoranti di tanta conoscenza che c è nel mondo, bisogna sapere che siamo titolari solo di una parte della conoscenza, bisogna essere umili e sempre aperti al dialogo, discutendo senza violenza, e con i toni giusti. D altra parte, anche un immigrato deve essere consapevole che occorre essere tollerante nella stessa maniera in cui noi lo siamo con loro. Per esempio, alcune religioni non danno alla donna la stessa dignità che ha nel nostro ordinamento. In alcune culture, la donna può essere ceduta in cambio di animali o altri beni. Naturalmente, fa parte di modi di vivere che noi possiamo comprendere, ma non accettare passivamente. Quindi, non ci può essere qualcuno che, venendo in Italia, imponga il proprio credo, perché noi dobbiamo pur sempre tener fede alle nostri leggi e tutelare la nostra democrazia. Pensa che l enogastronomia sia un elemento fondamentale del turismo? Perché? Come si comporta il turismo enogastronomico 9

11 italiano? L enogastronomia è una struttura importante nel nostro paese, perché l economia italiana ha tre pilastri fondamentali: l industria manifatturiera, quella della trasformazione agroalimentare e quella turistica. Se funzionasse l enogastronomia, attraverso la trasformazione di prodotti agricoli e intercettando il flusso turistico, potremmo risolvere tantissimi problemi del nostro Paese. Questo è il futuro. La Cina, uno dei paesi più importanti al mondo, che produce il 21% del PIL mondiale, ha circa 300 milioni di abitanti benestanti. Nei prossimi anni, ci sarà verso l Italia un flusso da parte di questi miliardari cinesi, che noi possiamo attrarre attraverso la valorizzazione del patrimonio storico culturale, ma soprattutto attraverso l enogastronomia. La nostra scuola può essere uno strumento di realizzazione della nostra personalità, di impresa e di arricchimento della nostra economia e del nostro Paese. Che piatti preferisce? Conosce le cucine etniche? Se si, quali preferisce e perché? A me piace molto la cucina del nord Africa, quindi mi piace molto spesso mangiare il cous cous. Voi sapete che la cucina africana utilizza molto il cous cous. Amo molto questo alimento in tutte le sue varianti e tutte le sue forme, cucinate in qualunque modo. Vi è un arricchimento nel promuovere i prodotti tipici locali di un territorio a persone di diverse nazionalità? Penso proprio di si. Naturalmente si tratta di combinare insieme, per esempio, il dolce e l amaro, la combinazione tra diverse specie di carni o di vegetali. Io credo che tutto questo sia integrazione. Essa dipende molto da voi. Tenete conto di una cosa. Quando voi vedete delle nazioni che debbono organizzare summit internazionali, questi finiscono sempre a tavola. Da sempre la tavola è lo strumento migliore di composizione dei conflitti o di conclusione degli affari. Tutte le grandi aziende concludono i loro affari, i loro contratti con un buon buffet. Tanti anni fa sono andato in America a lavorare per un azienda giapponese. In quest azienda, durante i pranzi di affari, si serviva carne di scimmia cruda. Vi assicuro che non ho mangiato, però probabilmente per loro era molto buona. Come vedete la cucina rappresenta il fattore fondamentale di coesione, di sviluppo e di integrazione di un popolo e delle nazioni. Classe 1 G La nostra sala-ristorante 10

12 Storia, alimentazione e integrazione Fin dall antichità l offerta di cibo ha avuto sempre un legame con l ospitalità. Mangiare insieme facilita la comunicazione, perché favorisce l annullamento delle barriere e ci permette di entrare subito in confidenza con gli altri. Anche la storia ha dimostrato che il cibo veicola l integrazione tra culture diverse e, soprattutto, che un piatto di spaghetti al pomodoro, esempio tipico di dieta mediterranea, è frutto degli scambi culturali avvenuti nel tempo. Senza la scoperta dell America, oggi, non esisterebbe. La conoscenza dell altro non può che essere un arricchimento. Se all inizio la diversità ci spaventa, poi, se si lascia aperta una porta, ci si rende conto che esistono altri punti di vista, altre ricchezze che è possibile scoprire e che possono divenire importanti risorse. Chi non si è mai lasciato inebriare dal profumo di un kebap, chi non ha mai gustato gli involtini primavera e, infine, chi non ha mai provato il brivido piccante con il burrito messicano? Queste esperienze modificano piano per volta le nostre convinzioni sul cibo, arricchiscono le nostre abitudini alimentari e stuzzicano la nostra creatività. Non a caso, oggi, in cucina, si parla di fusion, ovvero di fusione di culture culinarie differenti, per creare piatti innovativi e originali. Il cibo, a volte, può divenire anche mezzo privilegiato per diffondere un tipo di cultura, per far conoscere un popolo: ne sanno qualcosa gli emigrati italiani che hanno fatto della pizza e degli spaghetti simboli apprezzati e riconosciuti in tutto il globo. Con l analisi di un piatto di polenta al ragù, intraprenderemo un breve viaggio nella storia per vedere come, attraverso il contatto tra i popoli, le abitudini alimentari si sono integrate, arricchite, modificate per dar vita a questo piatto che è stato il simbolo della nostra società contadina. Classe 3 CC Tutte le cucine del Mondo unite in un unica parola: Fusion La cucina Fusion è un ottimo esempio di come l'integrazione di aspetti culturali diversi porti all'eccellenza: in questo caso eccellenza a tavola. Tale cucina, come suggerisce la parola stessa, è un insieme di tradizioni culinarie per creare piatti complessi. Esistono due tipi di cucina fusion: un tipo, costituito dall'accostamento di tradizioni culinarie di differenti aree geografiche, ma comunque associate, come la cucina asiatica ; il secondo tipo è costituito invece da piatti che fondono in sé ingredienti o stili culinari tipici di culture differenti. La cucina fusion sprigiona fantasia, creatività, derivata dalle culture più lontane che ci sono nel mondo e, proprio per questo, richiede solo di essere provata e compresa. L'Italia, un paese tra i più eccellenti luoghi di incontro e di scambio multiculturale, è la culla di una cucina molto raffinata, nata dalla scoperta dell'altro e del diverso; una cucina delicata, che sa unire in maniera intelligente gli ingredienti, trovando un punto di equilibrio fra varie combinazioni e con la consapevolezza che lo scambio di esperienze porti all'arricchimento di entrambi le parti. La tendenza di cucina fusion è esplosa negli anni '90, ed ha arricchito l alimentazione italiana di sapori esotici come quelli del sesamo, della soia, dello zafferano, e del wasabi, sfumature culinarie oramai integrate nello stile alimentare del nostro Paese. L'integrazione tra stili di cucina diversi promuove l'incontro tra culture e tradizioni lontane e diviene veicolo per una conoscenza reciproca. Dal punto di vista salutare, inoltre vi è anche un ottimo vantaggio, poiché l'introduzione di alimenti diversi nella nostra alimentazione può essere un modo per variare la nostra dieta, per renderla più sana, leggera e saporita. Il legame tra cibo e tradizione di ogni singolo paese può solo portare arricchimento nella mentalità mondiale ed è un grande passo in avanti per la globalizzazione. Martina Montefiore Classe 3 CC Un piatto di polenta al ragù... racconta una storia di integrazione alimentare Polenta al ragù. Tipico piatto marchigiano appartenente alla tradizione contadina. Ma sarà proprio vero? Ad un attenta lettura storica si vedrà come alle origini di una pietanza che ha accompagnato quotidianamente la società italiana nella prima parte del secolo scorso, vi sia un groviglio cronologico di usanze alimentari appartenenti a popolazioni diverse e lontane nello spazio e nel tempo che, per alterne vicende, sono venute a contatto tra di loro e hanno influenzato reciprocamente il proprio stile alimentare. In breve, senza tali compenetrazioni culturali e alimentari, avvenute nei secoli, questo piatto, oggi, non esisterebbe. 11

13 L uso di cibarsi di prodotti a base di cereali risale all epoca romana. Diffusi e cari, in questa civiltà, erano il concetto di frugalità e di alimentazione basata sui cereali. Dunque, la polenta, almeno intesa come crema a base di cereali, era già nota tra i Romani. La tradizione, invece, di mangiare la carne, simbolo di forza e potere nonché ingrediente principale del ragù, proviene dalla cultura germanica che, di lì a poco, si sarebbe fusa con quella romana a seguito delle invasioni barbariche. Tali due tradizioni si fonderanno, infatti, nel Medioevo nelle abitudini alimentari dei contadini e dei nobili. Bisognerà attendere la scoperta delle Americhe per scoprire il mais, tanto caro ai Maya, e almeno qualche secolo, per vincere la diffidenza verso tale prodotto delle genti europee e per favorirne, vista la sua adattabilità al terreno, l uso a tavola. Lo stesso discorso può essere fatto per il pomodoro, proveniente anch esso dal nuovo Continente. Dunque, senza mais e senza pomodoro, non avremmo mai potuto gustare né polenta né ragù. E cosa dire, poi, delle spezie che conferiscono così tanto aroma e sapore a questo piatto? Il loro uso dipende sicuramente dall influenza che la cucina araba ha avuto nel contesto storico europeo. Insomma, alla luce di quanto detto, LA POLENTA AL RAGU potrebbe essere definita diversamente: esempio di integrazione storicoculturale tra popolazioni differenti. Tutto a dimostrazione che la conoscenza e l integrazione dell altro e del diverso può dar vita a qualcosa di utile e gustoso al tempo stesso, come il nostro piatto di polenta. Classe 3 CC Italiani macaroni : un esempio di integrazione! I macaroni giunsero negli Stati Uniti allo scadere del XIX secolo, carichi di speranze ed aspettative. Ma chi sono i macaroni? Sono i nostri connazionali che emigrarono dall'italia alla ricerca di una vita migliore, lasciando i paesi natii, ricchi di ricordi del Bel Paese e di tradizioni culinarie! L emigrante costretto a lasciare la propria patria e la famiglia di origine, tentava di tenere vivo il ricordo del proprio territorio e delle proprie tradizioni culturali e religiose, riproducendo i piatti tipici della sua terra. Gli italiani vennero chiamati macaroni dagli americani (ma anche da altri popoli stranieri come ad esempio i francesi) in quanto il carattere distintivo della nostra cucina era la pasta, o meglio, i maccheroni (termine solitamente utilizzato per indicare le paste secche di ogni forma), seguendo quella convenzione, ancora oggi in voga, di identificare un popolo con il piatto o con il prodotto tipico della propria tradizione culinaria. Ripercorrendo la storia della pasta, che divenne un alimento simbolo della cucina italiana dalla seconda metà del XIX secolo, ci proiettiamo indietro nel tempo fino all'antichità greca e romana, quando veniva consumato un tipo di pasta fresca, chiamato in latino lagona, da cui è poi derivato l'italiano lasagna. I primi a produrre la pasta secca furono invece gli arabi che, già intorno al IX secolo, trasmisero questa usanza culinaria alle popolazioni siciliane assoggettate. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che questo tipo di alimento risultava particolarmente adatto anche ai mercanti ed ai navigatori genovesi, che necessitavano di un pasto nutriente e non deperibile, da utilizzare durante i lunghi viaggi in mare. Durante il Medioevo e i primi secoli dell'età moderna, sorsero in differenti regioni d' Italia vari centri di produzione della pasta. A Napoli, si iniziò a produrre la pasta già nella seconda metà del Quattrocento, quando, come ricorda lo storico E. Sereni, rappresentava un piatto privilegiato, consumato solo dalle classi più abbienti. Solo allo scadere del XVII secolo la pietanza in questione, grazie all'uso del tornio (che accelerava notevolmente i tempi di produzione) e al peggioramento delle condizioni economiche di ampi strati della popolazione, divenne un prodotto di massa. E' così che l'epiteto usato per indicare i napoletani cambiò da mangia foglia (cioè mangia cavoli, il prodotto più utilizzato insieme alla carne nella cucina napoletana del tempo), a mangia maccheroni. Ancora oggi la fama degli italiani all estero è preceduta dalla fama di piatti quali la pasta, la pizza o gli spaghetti, aspetti dell alimentazione nazionale che hanno reso lo Stivale famoso in tutto il mondo! Classe 1 D Quando uno straniero si stabilirà nella vostra terra, non opprimetelo; al contrario, trattandolo come se fosse uno dei vostri connazionali, dovete amarlo come voi stessi. Ricordatevi che anche voi siete stati stranieri (Levitico 19,33-34) 12

14 Gli eventi del nostro Istituto... Un Assemblea d Istituto ci ha portato in Africa Il giorno 15 Gennaio 2013 si è tenuta nella nostra scuola la seconda assemblea d'istituto dedicata al progetto di Roberto Riccio "Comics for Africa". Questa iniziativa di beneficenza si occupa della costruzione di edifici, case, scuole per i villaggi della Birmania, Tanzania, Kenya, Thailandia ed Etiopia. Roberto Riccio è un architetto che ora è impegnato attivamente e personalmente in missioni all'estero. Dopo aver terminato gli studi ha lavorato per un po di tempo in Italia, poi ha deciso di coronare il suo grande sogno, quello di realizzare qualcosa di importante per coloro che hanno bisogno di aiuto; così è partito per l'africa, dove ora vive. La prima volta è arrivato in un villaggio africano e ci ha vissuto un mese. In questo periodo, si è adeguato al loro modo di mangiare e di bere, ha imparato ad dormire nei sacchi a pelo sotto le tende, ha provato sulla sua pelle la mancanza di acqua e cibo e anche la diversa cognizione del tempo, che caratterizza la vita nel continente africano. E' tornato poi in Italia e ha realizzato una mostra sul fumetto italiano, un evento attraverso il quale si sono ricavati fondi da dedicare alla realizzazione di un pozzo d acqua potabile a Vikawe, un piccolo villaggio della Tanzania centrale. Sono tantissime le esigenze di questi villaggi africani: basta considerare che per recuperare una tanica d'acqua i bambini sono costretti a percorrere 120 km, una o più volte al giorno. Per Roberto è stata una bellissima esperienza pianificare e realizzare questo progetto e anche un grandissimo passo per dimezzare le malattie che in Africa sono le principali cause di mortalità, insieme alla mancanza di cibo e acqua. Il desiderio di aiutare il popolo africano era talmente forte, che ha deciso di progettare e realizzare una struttura ospedaliera, quattro case famiglia e una scuola, cercando di arginare le profonde difficoltà che bambini e madri vivono quotidianamente. L'amore per il prossimo, la fratellanza, il senso del sacrificio e la gioia di un sorriso: questi sono gli ingredienti per una scelta di vita emozionante, ricca di valori e soddisfazioni. Roberto alla fine ci ha salutati dicendo: "Un ideale deve essere spinto da tanta volontà, determinazione e tenacia; difficilmente troverete delle persone che credono nei vostri stessi ideali ma di certo ritroverete la forza nei vostri gesti e nelle persone che, sacrificando voi stessi, riuscirete ad aiutare". Ascoltare le testimonianze, i racconti di chi, in Africa, vive per aiutare e fare del bene è sempre un' emozione forte, capace di farti sentire il cuore in gola. Dopo questa assemblea, penso che l'africa la si capisca solo vivendola, affrontando i suoi problemi con umiltà e dedizione. Il ritorno, dopo un' esperienza simile, credo sia un forte dolore e un grande male. Infatti, qualsiasi persona, dopo aver trascorso un po di tempo laggiù, torna in Italia e racconta il vissuto con commozione e nostalgia, perchè l'africa ti resta dentro come il più dolce e malinconico dei ricordi, intensa come la sua gente, i suoi profumi e i suoi colori. Un particolare dell allestimento della sala ristorante del Varnelli Volontariato come dono Iencenella Sofia Classe 3 CC Il progetto Volontariato come dono è nato otto anni fa, ad opera dei professori Cinzia Rossetti e Marcello Stefano, con l intento di sensibilizzare gli studenti alla solidarietà e all impegno sociale: fare dono di sé significa superare l egoismo e l indifferenza. Per giungere all accettazione dell altro, bisogna coinvolgere e lasciarsi coinvolgere, facendosi carico in prima persona, con senso di responsabilità, di alcune problematiche sociali legate alla diversità, alla sofferenza e all integrazione. Ognuno può, dunque, fare esperienza dentro di sé di valori positivi, quali l amore, l altruismo, la generosità, il rispetto, che rendono possibile la convivenza tra individui 13

15 portatori di culture e tradizioni religiose diverse, per diventare, ciascuno, costruttore di pace. Gli studenti (quest anno la classe quarta del settore turistico) hanno effettuato delle giornate di servizio presso il Convento di San Giacomo Apostolo dei Frati Minori, impegnandosi a ripulire il bosco, dove, nel periodo natalizio, è stato allestito il Presepe vivente. Gli alunni si sono, altresì, impegnati nell offrire il loro contributo presso la casa di accoglienza che ospita donne con minori a carico, vivendo così un esperienza ricca di spirito di fratellanza e letizia. Oltre alla soddisfazione di rendersi utili, i ragazzi si sono divertiti e hanno condiviso le emozioni con i compagni di religione non cattolica. Nelle stesse giornate, si sono svolti incontri di formazione e di crescita insieme all insegnante di religione sui temi del volontariato e della pace. Tutta la scuola si è preparata per la Celebrazione Eucaristica del Natale, celebrata il 14 dicembre scorso dal Vescovo Claudio Giuliodori, a cui hanno partecipato i ragazzi, gli insegnanti e il personale dell Istituto. Il tutto si è concluso con il pranzo di Natale che, quest anno, era incentrato sulla tematica della multiculturalità enogastronomia. quelle italiane, confrontandoci e mettendo in comune esperienze differenti. La nostra classe è già un esempio di integrazione multiculturale, in quanto prevede la presenza di alunni che provengono da Paesi stranieri, come il Perù e la Macedonia: una convivenza felice e stimolante, soprattutto dal punto di vista culinario! La nostra ricerca si è concretizzata con il Pranzo di Natale. Il banchetto, a cui hanno partecipato tutti coloro che volevano condividere questo momento di multiculturalità enogastronomica, era ispirato alla cucina etnica, con piatti tipici dei Paesi di provenienza dei nostri compagni, quale omaggio alle diversità e alla reciproca conoscenza. La festa è stata allietata da alcuni studenti che hanno recitato, in lingua, poesie provenienti dal mondo arabo, cinese, cubano, peruviano. Classe 3 CD Mangiando avviamo l'integrazione culturale A destra il Vescovo Claudio Giuliodori Anche gli alunni diversamente abili, con i loro sorrisi e il loro impegno, hanno offerto un importante contributo, realizzando gli addobbi natalizi e preparando dolcetti. Il ricavato della vendita di questi ultimi è stato offerto in beneficenza alle giovani madri della Casa di Accoglienza e all Associazione Arca della nuova alleanza, che aiuta famiglie in stato di necessità in una piccola località delle Ande Argentine. Un particolare della mise en place. Il 15 dicembre, insieme ad altre classi del nostro Istituto, siamo stati coinvolti nell'organizzazione del pranzo di Natale: un'occasione per conoscere e saper apprezzare piatti tipici di paesi lontani, come il Marocco, la Cina, il Perù e tecniche di preparazione differenti dalle nostre, che prevedono l'utilizzo di prodotti, spezie, colori e sapori a noi sconosciuti. Per poter realizzare il menu del pranzo ci siamo documentati a lungo: abbiamo ricercato notizie e ricordi riguardo le tradizioni culinarie diverse da Al centro la Dirigente dell I.P.S.S.A.R.T. Varnelli Prof.ssa Sabrina Fondato. 14

16 L esperienza, vissuta nello spirito dell integrazione, si è rivelata un occasione di crescita personale e professionale. Ci siamo resi conto che il contributo di tutti, alunni italiani, stranieri, diversamente abili, è pienamente servito a realizzare una giornata veramente significativa, all insegna della multiculturalità e dell enogastronomia. Nelle dinamiche socio-culturali, il cibo è sempre stato un elemento di congiunzione tra noi e l'altro, un fattore determinante per superare le barriere nazionali, attuando quel processo di integrazione culturale, al quale oggi siamo chiamati. Pranzo di Natale 2012 Classe 3 CD Il banchetto con cui il nostro Istituto ha voluto dare il benvenuto al Natale 2012, è stato ispirato alla cucina etnica con piatti tipici dei paesi di provenienza dei nostri alunni. È stata un occasione per rendere omaggio alla diversità e alle numerose diversità che popolano la nostra scuola. Colui che chiamiamo diverso ha spesso un altro colore di pelle, parla un altra lingua, cucina in altro modo, ha talvolta un altra religione, altre abitudini di vita, di fare festa e di concepire la realtà. A tale proposito lo scrittore Ben Jelloun, riferendosi alla figlia scrive: quando tornerai a scuola, guarda bene tutti i tuoi compagni e noterai che sono tutti diversi tra loro, e questa differenza è una bella cosa. È una buona occasione per l umanità. Quegli alunni vengono da orizzonti diversi, sono capaci di darti cose che non hai, come tu puoi dargli qualcosa che non conoscono. Il miscuglio è un arricchimento reciproco. Sappi, infine, che ogni faccia è un miracolo, unico e inimitabile. Non potrai mai trovare due facce assolutamente identiche. Ogni faccia è simbolo della vita, e ogni vita merita rispetto. Con il rispetto di ciascuno si rende omaggio alla vita in tutto ciò che ha di bello, di meraviglioso, di diverso e di inatteso. Noi siamo profondamente convinti che una vera integrazione con le altre culture nasce con la conoscenza e il rispetto reciproco, diventando una via privilegiata per la pace. L integrazione nasce con la conoscenza Prof.ssa Cinzia Rossetti Il nostro Istituto crede fortemente nel concetto di accoglienza e di valorizzazione degli individui e delle loro diverse abilità. Quest anno, per la prima volta, il Varnelli di Cingoli organizzerà una giornata di accoglienza degli alunni diversamente abili che si sono iscritti, delle loro famiglie e degli attuali docenti di sostegno al fine di promuovere un processo di conoscenza reciproca che faciliti, il prossimo anno, il loro inserimento e l integrazione all interno del nostro Istituto. In quest occasione presenteremo i progetti che caratterizzano da anni il Varnelli come Mani sul computer, Mani in pasta, Il Break delle 11, Costruiamo facendo, La comunicazione e Pet Therapy ; in particolare, saranno proprio gli alunni di Mani in pasta e del Break delle 11 ad accogliere i futuri compagni e offrire loro un piccolo rinfresco, dimostrando con i fatti ciò che hanno imparato. Classe 3 CD Un geranio fiorito cinquant anni fa sul balcone dell integrazione Nel mese di aprile, l Isituto Alberghiero e il Liceo Socio-psico Pedagogico, di Cingoli organizzano un momento forte di confronto sui temi della diversità, intesa come valorizzazione dell individuo e della società che lo accoglie. Protagonista sarà Claudio Imprudente, scrittore, giornalista e presidente del Centro Documentazione Handicap di Bologna. Per iniziare a conoscerlo vi riporto un intervista rilasciata in occasione della Laurea Honoris Causa in Formazione e cooperazione dall Università di Bologna. D. Come potresti presentarti a chi ancora non ti conosce? Claudio. Sono Claudio Imprudente, un geranio fiorito cinquant anni fa sul balcone dell integrazione. Perché un geranio? Molto semplice: appena nato, i medici hanno riferito a mia madre che sarei stato un vegetale a vita; data questa prospettiva (poi smentita), ho deciso che se di un vegetale si doveva trattare, mi sarebbe piaciuto essere un geranio. Oggi, senza rinunciare 15

17 alla mia dimensione floreale, sono presidente del Centro Documentazione Handicap di Bologna, giornalista e autore di libri. D. Cosa ha rappresentato per te la scuola? Claudio. Una palestra in cui ho imparato a leggere e scrivere (e per una persona nelle mie condizioni, in particolare cinquanta e quaranta anni fa, non era affatto scontato), in cui ho potuto imparare ad essere autonomo e grazie alla quale ho potuto scoprire e vivere un esistenza di qualità più alta. Preciso, però, che dovrei parlare di quello che hanno rappresentato per me le scuole: ne ho conosciute e frequentate tante, da quelle speciali (non con classi differenziali, ma proprio speciali), a quelle post legge 517/77, a quelle in cui ho lavorato e lavoro come animatore e formatore del Progetto Calamaio. Quindi, un legame che si è mantenuto nel tempo e che mi ha dato e mi dà la possibilità di osservare variazioni, continuità, miglioramenti, cedimenti, regressioni. Aggiungo, e ne ho scritto anche di recente, che anche gli anni nella scuola speciale sono stati per me piacevoli e istruttivi, grazie in particolare alle qualità umane e professionali della maestra di allora. D. Come immagini la scuola del futuro? Claudio. Un luogo che sappia valorizzare le abilità di ciascuno in misura maggiore rispetto ad oggi, senza stimolare un atteggiamento di competizione tra gli alunni. Una scuola che non confonda apprendimento ed educazione con la somministrazione e l acquisizione di concetti e nozioni, perché l equiparazione tra un sapere nozionistico ed educazione non è corretta nei termini ed ha il respiro corto. Immagino, quindi, una scuola che possa insegnare a muoversi nella cultura per farne una cosa propria, a viverla e non ad esserne vissuti, a criticarla e produrla. Come Centro di Documentazione crediamo che l attività di documentazione vada intesa anche in senso propositivo, ovvero non come semplice ricerca, raccolta e conservazione di materiale consultabile, ma come creazione e proposta di materiale e occasioni che abbiano un senso culturale e politico. Di qui, la produzione della rivista HP/Accaparlante (di cui sono direttore), l organizzazione di incontri pubblici, la gestione di servizi informativi (il Centro Risorse Handicap del Comune di Bologna)... Quando il Centro è nato, in molti (anche molte famiglie di persone disabili, si chiedevano quale utilità potesse avere un luogo simile e perché l AIAS non investisse quei soldi per acquistare un mezzo di trasporto in più. Però negli anni quella scelta si è dimostrata lungimirante, basti pensare al valore che hanno acquisito l informazione, la gestione e la produzione di contenuti e beni immateriali, l importanza che ha il dato culturale anche nella definizione di politiche e atteggiamenti rispetto, in questo caso, al mondo della disabilità (ma è un discorso di validità generale). Come si può capire da queste poche righe il personaggio è, quanto meno suggestivo, ma ancora di più lo è tutto quello che si può prendere da lui, anche inconsapevolmente; a cominciare da: la necessità di uscire dagli schemi, per apprezzare le diverse abilità delle quali ciascuno di noi è portatore sano; il rispetto dei tempi dell interlocutore, perché ritmi fuori sincronia fanno solo perdere tempo e non aiutano ad interagire con chi abbiamo vicino. D. Hai ancora contatti con docenti e studenti? Claudio. Come dicevo prima, per ragioni professionali i contatti con il mondo della scuola sono costanti e vitali, perché il lavoro a contatto con docenti e studenti è una delle attività che preferisco e mi restituisce tanto, è uno stimolo costante. Ovviamente, la formazione come la intendo e la pratico lascia molto spazio al dialogo, al confronto, al contributo di insegnanti e alunni. Una co-formazione, che fa crescere anche me. D. Cosa è il Centro Documentazione Handicap? Quale valore dai alla documentazione? Claudio. L Associazione Centro Documentazione Handicap è nata nel 1996 e gestisce un centro di documentazione sui temi dell handicap, del disagio sociale, del volontariato e del terzo settore. È una delle biblioteche di settore più grandi d Italia. Informazioni più articolate si possono trovare a questo indirizzo: Claudio Imprudente e la sua lavagnetta trasparente, che gli permette di comunicare, tenere conferenze, interviste e tutte quello che ad un occhio normale potrebbe sembrare impossibile. Prof. Andrea Bertini 16

18 La parola agli alunni.. Multiculturalità: le mie esperienze e le mie riflessioni Fin dall antichità, i popoli si sono incontrati, e anche scontrati, permettendo, così, alle culture dei vari paesi di venire in contatto tra loro. Basti pensare ai Greci, giunti in Sicilia, dove troviamo ancora oggi tracce della grande civiltà della Magna Grecia. I Romani, estesero il loro dominio in quasi tutta l Europa, in parte dell Asia Minore e nell Africa Settentrionale, hanno portato la loro civiltà fra le popolazioni sottomesse, ma ne hanno rispettato le usanze, le lingue, le religioni, mostrando così un certo rispetto delle popolazioni cosiddette barbare. Andando avanti nel tempo, molti sono stati i popoli con i quali l Italia si e trovata a dividere culture spesso superiori, dalle quali ha saputo prendere nuove conoscenze, nuovi saperi, come e successo con gli Arabi e i Normanni in Sicilia. Nel Medioevo, erano i mercanti che, spostandosi da un paese all altro per i loro commerci, facevano da tramite alla diffusione di nuove conoscenze, sia sotto forma di notizia, di merci (come stoffe e spezie) e di apprendimenti vari. I contatti fra popoli diversi sono stati portati avanti anche dalle navi e dai commerci delle Repubbliche Marinare, dai pellegrini che si muovevano per motivi religiosi dai propri Paesi verso i luoghi sacri come Roma, San Giacomo da Compostela Arrivando ai giorni nostri, possiamo vedere che il problema dell incontro tra popoli e culture diverse sta diventando sempre più importante, e ciascuno di noi si sente coinvolto in prima persona nel processo di integrazione con genti di lingua, religione, colore di pelle e costumi diversi dai nostri. Da qualche decennio, infatti, l Italia è stata interessata da una forte immigrazione di gente proveniente prima dai Paesi Balcanici, poi dai Paesi dell Africa e dell Asia. Queste persone hanno lasciato i loro paesi per motivi vari: chi per sfuggire alla guerra e alle persecuzioni, chi per allontanarsi da una vita di miseria e di fame, chi per trovare un lavoro e una vita più dignitosa, chi perchè attratto da una vita più comoda e con l illusione di potersi permettere le cose che al proprio Paese erano loro impossibili. Per queste persone la vita non è sempre facile: le loro aspettative sono rimaste per lo più deluse, alcuni non hanno trovato lavoro o lo hanno perso, altri non hanno trovato una casa e sono costretti a vivere in alloggi vecchi o di fortuna, dove spesso mancano i servizi principali: luce, acqua e riscaldamento. La crisi ha colpito anche gli Italiani, che agli occhi degli immigrati apparivano molto fortunati, e ciò rende tutto più difficile. A tutto questo si aggiungono anche le forme di discriminazione e di difficile integrazione per motivi diversi, compresi quelli politici: qualche partito, infatti, si oppone alla permanenza in Italia degli immigrati. Secondo me, tutto dipende dalla sensibilità delle persone: basterebbe riflettere sul fatto che tutti siamo uguali e con le stesse esigenze: tutti desideriamo una vita migliore, una vita tranquilla e dignitosa; tutti abbiamo gli stessi doveri, ma anche gli stessi diritti. Avvicinarsi ad una persona di un altro paese, alla sua cultura, è per noi un arricchimento e, al tempo stesso, uno scambio di conoscenze: possiamo sapere i modi di vivere dell altro, le sue usanze, il suo cibo, il suo modo di cucinare e nello stesso momento ci facciamo conoscere. Nelle nostre città possiamo vedere negozi che vendono prodotti tipici di altri paesi, cibi caratteristici, che per noi erano prima sconosciuti ma che ci incuriosiscono e ci attirano per i loro colori e i loro sapori. Nella mia casa in campagna vive una famiglia tunisina; la signora Zaineb cucina molto spesso i cibi del suo paese e allora, dalle finestre, esce un profumo forte e aromatico, dovuto alle spezie che usa. Un giorno d estate, la signora Zaineb mi ha invitata a casa sua e mi ha insegnato a fare questi dolcetti. Questi sono bellissimi da vedere e squisiti da mangiare, come anche i makroud, dolci a base di datteri. E stata una giornata interessante. A volte Zaineb prepara cibi alla maniera italiana e questo dimostra che ha assimilato la nostra cucina. Gloria Sabbatici Classe 3 CC 17

19 No al razzismo! La multiculturalità è una sfida. Negli Stati democratici come l Italia, la presenza di minoranze etniche è sempre più forte e, quindi, ogni giorno la popolazione natia si deve rapportare con vicini di casa nuovi. Nel nostro paese, in teoria, le minoranze etniche, culturali, politiche sono tutelate dalla legge. Ma siamo sicuri che sia proprio così nella realtà? Siamo sicuri che tutti i cittadini di uno stato democratico la pensino alla stessa maniera? Spesso coloro che immigrano nel nostro paese provengono da luoghi sottosviluppati, con delle usanze nettamente differenti dalle nostre e con esigenze anche religiose che possono scontrarsi con la quotidianità italiana. Spesso il concetto di multiculturalità, nella realtà, definisce una società dove coesistono diverse culture, usanze e religioni che rimangono comunque separate. Si potrebbe fare di più, invece, se la società divenisse interculturale, cioè espressione di culture integrate e rispettose le une delle altre. Certo è che, chi decide di trasferirsi in un paese con una cultura molto diversa dalla sua, non potrà pretendere di applicare totalmente il modo di pensare. Ad esempio, un musulmano convinto dell inferiorità delle donne rispetto all uomo, in un paese come l Italia, non può decidere senza conseguenze di non mandare a scuola sua figlia. È pur vero, però, che quello stesso musulmano non deve essere costretto a diventare cristiano, a non cucinare il cous-cous o a non pregare Allah. Perciò, è richiesto uno sforzo anche a quei cittadini italiani che non vedono di buon occhio l immigrazione, perché non possono pretendere che chi viene in Italia deve seguire le usanze italiane, altrimenti dovrebbe fare lo stesso anche lui ogni qual volta decida di fare un viaggio all estero. Quello a cui i paesi che decidono di aprire le porte ad altre culture devono fare è, quindi, tendere ad una società unita, nonostante le differenze che in essa ci sono, tutelare le diversità e cercare di educare i propri cittadini alla multiculturalità. Cerchiamo dunque di vincere questa sfida e far diventare il mondo più cosmopolita di quello che è adesso, cerchiamo di aiutare le popolazioni più sfortunate di noi ad amalgamarsi alla nostra cultura, cerchiamo di essere semplicemente cittadini del mondo. Alex Mattioni Classe 3CC Alla scoperta dell Oriente: il mochj, un riso giapponese Il judo è la mia passione: trascorro molte ore praticando questo sport, che rimanda al lontano Oriente, un mondo ricco di cultura e tradizioni. Grazie al mio maestro, un italiano appassionato del Giappone, sono venuto a conoscenza di un rito particolarmente interessante, riferito alle festività, che segnano l inizio di un nuovo anno. Questo rito consiste nella realizzazione del mochj, la pietanza a base di riso glutinoso, tipica della più antica tradizione giapponese. Il mochj è costituito da riso tritato, pestato fino ad ottenere una pasta bianca, morbida ed appiccicosa, alla quale viene poi data una tipica forma tondeggiante. Sebbene possa essere consumato da solo, il principale utilizzo del mochj è riferito ai primi piatti, ma può rappresentare anche un ingrediente base per la realizzazione di una grande quantità di dolciumi. Secondo l antica ricetta, il piatto viene preparato con la caratteristica cerimonia detta mochitsuki, che prevede diversi passaggi: dopo aver tenuto in ammollo il riso e gli atsuki (i fagioli rossi) in acqua per un intero giorno, si passa alla cottura a vapore. Il riso viene poi pestato con due mazze di legno (le Kine) all interno di un contenitore di pietra, una sorta di mortaio, che in giapponese si chiama uso. Il riso viene successivamente steso su di un piano in legno e quindi preparato per essere tagliato a piccoli rettangoli. La lavorazione viene eseguita con cura ed attenzione da due persone, che lavorano in modo coordinato per non ostacolarsi a vicenda, compiendo movimenti che ricordano una danza e rievocando riti lontani nel tempo. Questo riso di solito viene preparato per le grandi occasioni; una di queste è il Kagami biraki, una cerimonia giapponese, il cui nome è traducibile con l espressione apertura dello specchio o rottura del mochj. Il piatto finito viene infine collocato su di un altare Shinto o buddista come offerta agli dei. La preparazione di questo cibo, che diventa un offerta votiva, si carica così di valori religiosi e di rimandi culturali. Sono rimasto colpito dal rituale e dalla devozione con le quali si realizza questo piatto. Coniugando la passione sportiva con quella culinaria. ho realizzato così il desiderio di conoscere maggiormente la cultura giapponese, ed ho appreso il valore della tradizione culinaria, come mezzo per approfondire una cultura differente dalla mia. Andrea Lattanzi Classe 3 CC 18

20 La parola agli insegnanti... Contro l anoressia. L esperienza scolastica come occasione di integrazione e vita. Anoressia: una diagnosi che fa paura, non lascia via di fuga. E difficile comprendere a pieno il dramma dell anoressia, aiutare chi soffre di questa malattia oscura, problematica, tenebrosa. Chi la osserva da fuori non riesce a concepire come il cibo possa diventare un nemico, così, all improvviso, apparentemente senza motivo. Chi la vive non comprende come sia possibile mangiare senza pensieri, senza ansia, senza angoscia. Frequentare questa scuola può rappresentare per un adolescente l occasione volta a cogliere il valore profondo, vitale del cibo: non un abitudine senza senso, da ripetere meccanicamente per soddisfare un bisogno primitivo, viscerale; ma un occasione per rinnovare il valore della vita, del piacere del mangiare, del momento conviviale, ricco di emozioni e piaceri. Spesso noi professori siamo chiamati a svolgere un ruolo arduo: due occhi tra tanti che guardano assenti, eppure pieni di pensieri, di angoscia, una richiesta di aiuto che si alza rumorosa nel silenzio di un aula, durante una lezione, tra i banchi di scuola: sono i segnali di un malessere, che dobbiamo cogliere e saper affrontare. Educare gli adolescenti alla buona tavola, al valore ed al significato del cibo sano, di qualità rappresenta, per noi insegnanti ed educatori, un compito fondamentale, al fine di accompagnare i ragazzi nel loro difficile cammino di crescita: un percorso problematico, pieno di paura, ma anche di sogni ed aspettative; un percorso da intraprendere insieme, affinché quelle poche briciole che si concede chi soffre di anoressia diventino un pasto metafora di vita e felicità. Prof.ssa Roberta Compagnucci Prof.ssa Loretta Giannotti Da un punto di vista... diverso Qualche settimana addietro, sfogliando alcune riviste, visto che la domenica non si prestava né ad uscire in bicicletta, né a prendere gli sci per scollinare su qualche pista da fondo, ho incontrato questa frase: la vera educazione liberale non considera gli studenti come futuri professori o specialisti, né come gentleman o membri di una classe privilegiata, ma come futuri cittadini, che devono comportarsi da uomini liberi, capaci di esprimere giudizi, validi ed indipendenti, e capaci di godere la comune eredità di sapere e di bellezza (Jaques Maritain Education and the Humanities - Toronto, 1952) L ovvietà, in questi casi, supera anche l analisi, perché la fretta mentale con cui affrontiamo quello che ci circonda spesso non aiuta a leggere con il ritmo necessario ad approfondire il pensiero. Rincorriamo una scuola-contenitore costretta dentro il tecnicismo dell istruzione e la retorica del neo-aziendalismo. Il bene comune, di cui tutti parlano, è una frase timida che stenta a ritagliarsi lo spazio necessario. Uno degli spazi, che negli ultimi venti anni ha modificato il rapporto fra insegnante e studente, è quello ritagliato dalla multiculturalità. Insegnare e apprendere in una classe multiculturale e plurilingue sono diventate nel tempo situazioni sempre più consuete. L immigrazione ha cambiato la scuola, ma è anche vero il contrario, e cioè che anche la scuola ha cambiato l immigrazione e i soggetti che la compongono, i quali, grazie alla scuola, sono diventati un po più di casa. Agli esordi, venivano usati soprattutto i termini di accoglienza e inserimento ; più tardi le parole integrazione e intercultura sono state le più citate; ora è giunto il tempo dell inclusione. La mia esperienza mi porta a collegare questa situazione a quella dell integrazione degli studenti e qui i puntini di sospensione sono d obbligo, perché si prova un senso di disagio demodé a pronunciare la parola disabile, figuriamoci handicap, ma ancora non conosciamo nel profondo il significato del termine diversamente abile. Forse la difficoltà maggiore sta nell abitudine a leggere la società con uno schema gerarchico, piuttosto che come una mappa di compiti diversi per servizi reciproci. Lo schema perfetto può essere solo una tensione, come il paradosso di Achille piè veloce, che non raggiungerà mai la tartaruga, ma il modello a cui puntare deve per forza essere alto, altrimenti il meccanismo perde energia e si ferma. La nostra Scuola, a cavallo del nuovo secolo, ha fatto tanto, costruendo modelli studiati e diventati riferimento per tante altre culture; purtroppo il tecnicismo ha disperso un po dell energia iniziale, ma le basi culturali non spariscono. Serve studiare come adeguare il nuovo spazio di lavoro, un impegno che deve vedere coinvolti, in prima persona, tutti quanti vivono la loro esperienza di servizio all interno della scuola. Studiare partendo con obbiettivi ambiziosi e con l impegno di uscire dai propri schemi, per imparare ad interagire con sistemi di riferimento diversi, non per questo meno ricchi, ma sicuramente in grado di arricchire chi si mette in gioco. Non nascondo che il mio primo obbiettivo, nemmeno tanto ambizioso, per fortuna, è quello che ogni scuola investa in questi spazi sfruttando anche il supporto delle nuove tecnologie, e di tutti quegli strumenti utili a viaggiare in un percorso diverso, perché moderno. Prof. Andrea Bertini 19

21 Rubrica di cucina... Dal pranzo di Natale 2012: Il menu Natale multietnico La reciproca conoscenza arricchisce la mente, lo spirito ed il cuore. Dal mondo Arabo all Oriente 炒 米 果, 炒 蕉 肉, 香 蕉 和 香 果 Riso alla cantonese con maiale fritto, banana e mela اطاطبلاو نيدرسلا Sarde e patate لاقتربلاو محللا Polpettine di carne e arancia جاجدلا نيجاط Pollo in tajine Dalla tavola Marchigiana Cappelletti in brodo di cappone Vincisgrassi Maceratesi Cucina e profumi: Perù, Cuba e Santo Domingo Puerco asado congris e yuca empanadas Coscio di maiale allo spiedo, fagioli neri, riso e tapioca Dalla creatività dei ragazzi La gioia vera a tavola nasce da due incontri: con i frutti della terra e con i fratelli. Se condividi il tuo pane proverai vera gioia. Se apri la tua mano al povero, avrai pienezza di vita.. Dalla cantina: Magnum brut Azienda Colonnara Verdicchio Castelli di Jesi Cuprese Azienda Colonnara Rosso Tornamagno I.G.T. Azienda Colonnara Class Azienda Colonnara Savarin con cassata e pera Dalla tradizione Cingolana Il cavalluccio di Cingoli e il serpe Dal mondo arabo خيراوتلا Datteri e mandorle ةيكرت ةوهق التواريخ واللوز Datteri e mandorle القهوة الترآية Caffè Turco 20

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