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1 Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro panorama per i giovani Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Via Saredo 74 - Roma - Quadrimestrale - Tariffa R.O.C.: Poste italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N 46) art. 1 comma 1, DCB Modena - anno XLII - n. 2 - maggio-agosto 2009 NUOVE FRONTIERE INTERNET Oltre il Web 2.0 LINGUAGGI Php, Java, C e gli altri SALUTE Gli occhiali regolabili di Joshua Silver Tecnologie dell informazione

2 Eccellenza negli studi Il Collegio Lamaro Pozzani ospita a Roma gratuitamente studenti, di tutte le facoltà e di tutte le regioni, che hanno superato una selezione seria e accurata, in cui contano solo la preparazione e le capacità. A loro chiediamo di frequentare con successo l università, laureandosi in corso e con il massimo dei voti, ma anche di partecipare alle attività del Collegio. Più che una laurea I nostri studenti sono diventati docenti e ricercatori, imprenditori e dirigenti d azienda, professionisti, funzionari della pubblica amministrazione. Lavorano in Italia e all estero in posizioni di responsabilità. Questi risultati sono stati raggiunti anche perché in Collegio hanno frequentato corsi di economia, diritto, informatica. Hanno viaggiato e imparato a parlare correntemente l inglese e altre lingue straniere. E hanno incontrato e conosciuto personalità politiche, grandi studiosi, manager di successo. Un impegno da vivere insieme Vi troverete a fianco di settanta ragazze e ragazzi che saranno fra i vostri migliori amici e vi aiuteranno a considerare il Collegio la vostra casa. Il tempo dello studio, per un giovane universitario, non può che integrarsi con il tempo della vita: un esperienza di libertà e responsabilità decisiva per il futuro umano, professionale e culturale di ciascuno. Collegio Universitario Lamaro Pozzani Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro

3 Sommario panorama per i giovani n. 2, maggio-agosto Le nuove tecnologie dell informazione sono l argomento principale di questo numero di Panorama per i giovani (Foto: istockphoto/ dem10). PANORAMA PER I GIOVANI Periodico della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro - Roma Anno XLII - n. 2 - maggio-agosto Editoriale di Stefano Semplici Tecnologie dell informazione 4. Tessendo la tela più accattivante La nascita, lo sviluppo e le prospettive della rete delle reti : Internet. di Renato Mancuso 8. Convergenza fisso-mobile I nuovi cellulari non sono semplici telefoni, ma potenti computer. di Davide Granata 10. Chi conosce cosa? Il Web 2.0 dal peer-to-peer ai social networks: intervista a Francesca Comunello. a cura di Francesco Mauceri 12. Un nuovo commercio per una nuova economia Le sfide poste dalla New Economy. di Francesca Moretti 14. C era una volta la Silicon Valley Elettronica, informatica, ingegneria aerospaziale. Breve storia di un sogno americano. di Francesca Ronzio 18. A me il sorgente! Viaggio nel mondo di Gnu e del software libero. di Carmelo Di Natale 22. Mettersi in gioco Intervista a Leonardo Ambrosini, co-fondatore di Nexse, una delle imprese italiane più innovative. a cura di Carla Giuliano 26. Il tormentato dialogo fra l uomo e la macchina Quale linguaggio di programmazione? di Renato Mancuso 28. Un mondo in 2D L arte dell animazione in un intervista a Gian Marco Todesco della Digital Video. a cura di Selene Favuzzi 30. Scienza e informatica: una coppia vincente Le opportunità offerte agli scienziati dall informatica. di Luca Valerio 32. Umanisti, giuristi e informazione digitale Anche letterati e filosofi stanno imparando a comunicare diversamente il loro sapere. di Maria Teresa Rachetta 34. Frequently Asked Questions Il mestiere del programmatore in un intervista con Andrea Bastoni. a cura di Carla Giuliano 36. Super-computer del futuro Come funzionano i computer quantistici. di Emanuele Ghedin 38. Il futuro è nell Aria La rivoluzione del WiMax. di Giorgio Mazza 39. Arte e informatica L arte nell era del mondo virtuale. di Selene Favuzzi 41. Post scripta di Mario Sarcinelli Primo Piano 42. Il fisico che dona la vista ai poveri Joshua Silver ha inventato occhiali regolabili a basso costo. di Francesca Mancini 44. Il protocollo di Kyoto Un intesa difficile da applicare. di Enrico Mantovano 46. L Occidente alla sfida della questione energetica Le politiche dell Europa e degli Stati Uniti. di Chen Lin Strobio e Luca Valerio 48. Dal Collegio Gli incontri serali del Collegio Universitario Lamaro Pozzani. Direttore responsabile Mario Sarcinelli Direttore editoriale Stefano Semplici Segretario di redazione e impaginazione Piero Polidoro Redazione: Paolo Busco, Carmelo Di Natale, Selene Favuzzi, Carla Giuliano, Nicola Lattanzi, Claudia Macaluso, Alfonso Parziale, Beatrice Poles, Simone Pompei, Maria Teresa Rachetta, Damiano Ricceri, Francesca Ronzio, Sara Simone, Luca Valerio, Francesca Zazzara. Direzione: presso il Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Via Saredo Roma, tel fax Internet: Agli autori spetta la responsabilità degli articoli, alla direzione l orientamento scientifico e culturale della Rivista. Né gli uni, né l altra impegnano la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Potete leggere tutti gli articoli della rivista sul sito: Autorizzazione: Tribunale di Roma n. 361/2008 del 13/10/2008. Scriveteci Per commenti o per contattare gli autori degli articoli, potete inviare una all indirizzo:

4 Collana di Studi e Ricerche Dario Mazzi La collana di Studi e Ricerche Dario Mazzi, nata dalla collaborazione fra il Collegio Universitario Lamaro-Pozzani e la casa editrice il Mulino di Bologna, raccoglie i risultati più significativi dei programmi didattici e di ricerca svolti dall istituzione nell area giuridico-economica e degli studi sociali. Nei singoli volumi confluiscono i contributi di docenti, Cavalieri del Lavoro ed esperti dei singoli settori, ma anche di quei laureandi che hanno ottenuto i migliori risultati nei diversi corsi e seminari. Non profit come economia civile a cura di S. Zamagni Bologna 1998, pp. 216 Il problema del non profit e gli aspetti giuridici ed economici delle Onlus in un volume curato dal padre della normativa italiana nel settore. Il lavoro: un futuro possibile a cura di G. De Caprariis e S. Semplici Bologna 1999, pp. 248 La globalizzazione, la richiesta di flessibilità, la necessità di una formazione efficace, la ridefinizione del sistema delle regole. L ultima parte del volume è dedicata al fenomeno del telelavoro. Banca e finanza tra imprese e consumatori a cura di A. Guaccero e A. Urbani Bologna 1999, pp. 352 Gli anni 90 si sono svolti all insegna di un ampio processo di codificazione normativa nei settori bancario e finanziario. Tale processo ha avuto le sue tappe più salienti - nell intento di una disciplina stabile - nel T.U. bancario del 1993 e nel T.U. della finanza del Italia e Mediterraneo: le occasioni dello sviluppo a cura di S. Semplici e L. Troiani Bologna 2000, pp. 256 Il Mediterraneo non è per i popoli che lo abitano una vera casa comune. Con la Conferenza svoltasi a Barcellona nel 1995 sono state poste le premesse per una nuova strategia di partenariato, della quale questo volume verifica alcuni degli assi portanti. Un azienda e un utopia. Adriano Olivetti a cura di S. Semplici Bologna 2001, pp. 257 Un volume dedicato alla rilettura delle speranze e delle contraddizioni di un epoca attraverso l opera di uno dei suoi protagonisti più significativi e per questo più discussi. Il diritto di morire bene a cura di S. Semplici Bologna 2002, pp. 224 L eutanasia: un problema che è oggi di grande rilevanza per la sfera dell etica pubblica oltre e forse prima che per quella del diritto. Intermediari e mercati finanziari a cura di Giorgio Di Giorgio e Carmine Di Noia Bologna 2004, pp. 354 Il sistema finanziario è attraversato da una profonda evoluzione, che porta alla progressiva rimozione di barriere e a un aumento della competizione. Il volume ha l obiettivo di esporre una serie di temi attinenti la struttura e il funzionamento dei moderni sistemi finanziari. Angelo Costa. Un ritratto a più dimensioni a cura di Francesca Fauri e Vera Zamagni Bologna 2007, pp. 296 Angelo Costa fu nominato Cavaliere del Lavoro nel 1952 e legò il successo del suo impegno imprenditoriale allo sviluppo dell industria armatoriale italiana. Fu chiamato per ben tre volte a presiedere la Confederazione Generale dell Industria Italiana, incidendo in profondità sulla nuova configurazione delle relazioni del mondo dell impresa con le altre parti sociali e con la politica.

5 Editoriale Sono passati poco più di venticinque anni dalla mia tesi di laurea. Ricordo le lunghe ore trascorse consultando gli schedari delle biblioteche, cercando nei cataloghi delle case editrici e nelle librerie internazionali di Roma le opere più recenti per la mia bibliografia, correggendo pazientemente il testo nel passaggio da una versione all altra, anche quando non bastava sbianchettare una frase o sostituire una pagina e si doveva ribattere un intero paragrafo. Sempre con il dubbio di aver dimenticato qualcosa che valeva la pena di leggere e della quale nessuno si era ancora accorto. Ho fatto in tempo a conoscere il piombo, la fatica e la puntigliosa attenzione dei tipografi di una volta, anche loro costretti a sbagliare il meno possibile, perché non si rimediava agli errori con un rapido passaggio della mano sulla tastiera di un computer. E non ho alcun rimpianto ovviamente per tutto questo: scelgo una busta e un francobollo anziché una solo per le notizie alle quali affido la sostanza di un sentimento e di un affetto, oltre che per quelle più formali e ufficiali. Non c è conoscenza senza comunicazione e quest ultima cambia sostanzialmente in quantità e qualità insieme agli strumenti sui quali viaggia. Basti ricordare le cesure epocali segnate dall introduzione della scrittura e, in fondo Non c è conoscenza senza comunicazione e quest ultima cambia insieme agli strumenti sui quali viaggia. pochi secoli fa, dall invenzione della stampa. Può essere facile affermare, proprio guardando a questi precedenti, che l impatto della Information and Communication Technology è radicale perché travolge la scala dei tempi dell innovazione: la stessa generazione si è trovata più volte a varcare la soglia dell impensabile, tanto è vero che il limite dello sviluppo, della pervasività del nuovo, finisce per essere non la capacità della scienza di produrlo, ma quella dell uomo di adattarsi a esso, a un orizzonte nel quale per riprendere una fortunata espressione di Bauman diventa liquida non solo la sua identità, ma anche gli oggetti e i gesti della vita quotidiana. Si compra l ultimo modello di cellulare perché così fan tutti, ma si continuerà a usarlo solo per telefonare. Non è questo l unico ambito nel quale il progresso sollecita in modo così traumatico la nostra capacità di rappresentare e ordinare il mondo sulla base di principi, stili, valori e anche abitudini ragionevolmente stabili e per questo rassicuranti: si pensi solo alla crescente difficoltà di regolare secondo criteri condivisi i nuovi poteri della medicina sulla vita dell uomo. Ma è questo, senza alcun dubbio, il fattore di trasformazione che incide più profondamente sul rapporto fra l individuo e i luoghi della sua formazione, del suo lavoro, della sua stessa esperienza di relazione. È chiaro che un effetto simile è stato prodotto con la globalizzazione conseguente all evoluzione anch essa rapidissima dei mezzi di trasporto: quest ultima, almeno per quanto riguarda le innovazioni che hanno avuto un impatto diffuso sulla popolazione e dunque senza tener conto dei razzi che hanno reso possibile l esplorazione spaziale è però ferma da tempo all aeroplano e non si annunciano salti di analoga portata e diffusione. Quando ci si muove nello spazio, d altronde, le forze del mondo fisico impongono infine limiti difficilmente superabili. Le Ict, proprio perché hanno a che fare con i processi della conoscenza, sembrano invece rendere davvero avventurosa ogni previsione su quel che sarà possibile fare di qui a pochi anni. In questo numero della rivista si tenta almeno di scandagliare le prospettive che si presentano oggi più promettenti e comunque strategicamente rilevanti. Farlo dal punto di vista della ridefinizione appunto dei luoghi dell umano significa prendere atto, per restare a un esempio immediatamente evidente, che la responsabilità per la trasmissione e formazione del sapere non è più chiusa solo fra le mura di edifici scolastici, università e biblioteche: la learning society è la società delle reti di cui parla Manuel Castells, così come le persone non si incontrano più soltanto nella piazza di una città, ma in quella dei social networks. Con tutte le opportunità e i rischi che ciò comporta. Nel linguaggio della modernità si è consolidata non a caso l espressione sfera pubblica. Habermas, nel suo celebre saggio su Storia e critica dell opinione pubblica, sottolinea come pubblica sia quell istituzione che si caratterizza per la sua accessibilità a tutti e diventa in questo modo la premessa di un potere condiviso e, infine, autenticamente democratico. La geometria della sfera mantiene però un elemento di chiusura, tipicamente quello politico della cittadinanza, che ciascuno vive sì in piazza, ma nella propria piazza. Questo limite fisico è saltato: perfino i giornali si leggono ormai sempre più spesso on-line; idee, articoli e scoperte si discutono su Internet e non intorno ai tavoli di coffee-houses e salons, come amavano fare gli intellettuali del Settecento. È evidente che si tratta di un ampliamento delle potenzialità di partecipazione: la network society si sviluppa in modo spontaneamente plurale e azzera distanze che resterebbero altrimenti incolmabili. La stessa campagna elettorale di Barack Obama ha dimostrato come in questo modo possano cambiare (e risultare vincenti) anche le strategie della politica. Occorre però vigilare sulle nuove linee di frattura ed emarginazione che possono crearsi. Non tutti vivono on-line. Ulrich Beck, descrivendo lo scenario dalla società del lavoro alla società del sapere, vede il rischio di una società neofeudale, nella quale brokers, esperti di sistemi finanziari e informatici e altri operatori di livello professionale elevato e ben retribuito poggiano la loro attività di global players su quella di una grande quantità di persone che provvedono alle pulizie, alle riparazioni, agli approvvigionamenti e alla sicurezza. C è un livello di accesso alle nuove tecnologie, insomma, che non è colto dal numero dei telefonini. Rispetto a quest ultimo dato, come è noto, l Italia non teme rivali. Ma non è il dato che conta davvero. Stefano Semplici panorama per i giovani 3

6 Tecnologie dell informazione Tessendo la tela più accattivante La chiamano non senza merito la rete delle reti. I suoi numeri raccontano la voglia di comunicare e avvolge con le sue maglie l intero pianeta. Tra ricerche, sviluppi e colpi di scena, ecco la storia di Internet, in agile slancio verso un lieto futuro. di Renato Mancuso Prima del lontano 1962, sparuti e sperduti terminali mostravano timidamente Il progetto Arpanet era stato voluto all inizio degli anni Sessanta per produrre una rete in grado di dare man forte alle operazioni di gestione della difesa statunitese le loro shells lampeggianti a utenti più o meno convinti che anche il più sgraziato messaggio di prompt era da ritenere un prodigio. Verità vuole che al Dipartimento della Difesa americano già cominciassero ad allignare, nell indifferenza di molti, le ricerche per il progetto Arpanet. Era in quegli anni, infatti, che le ricerche in computer science portate avanti per con- to della Bbn (Bolt, Beranek and Newman) fecero venire a J.C.R. Licklider l idea che fosse possibile realizzare una rete capace di garantire la comunicazione tra gli utenti di svariati computer in tutto il globo. Il progetto Arpanet era stato voluto per produrre una rete in grado di dare manforte alle operazioni di gestione della difesa e quindi nacque in un ambito molto lontano da quello degli impieghi civili. La leggenda accesa dalle fobie della Guerra Fredda narra che esso mirasse alla creazione di una infrastruttura di rete che fosse capace di resistere ad attacchi nucleari, ma la verità è che nessuno poteva immaginare per quanto tempo un progetto sperimentale come Arpa si sarebbe protratto e quali Foto: istockphoto.com (enot-poloskun; elgris; Tetra2000) 4 n. 2, maggio-agosto 2009

7 Tecnologie dell informazione sarebbero state le sue ricadute sulle tecnologie di rete civili. Intanto, si cominciava a pensare a una comunicazione differente da quella tradizionale e telefonica. Si cominciava a capire che non era poi così rilevante trasmettere tutti i dati su un percorso dedicato. Che non era così essenziale che le informazioni viaggiassero in ordine e in maniera continua. Entro certi limiti non era rilevante neanche che le informazioni arrivassero a destinazione. Dentro Arpanet si lavorava infatti alla prima rete a commutazione di pacchetti del mondo. Ha del paradigmatico la storia del primo messaggio scambiato sulla rete Arpanet: era una mattina del 29 ottobre 1969 e tutto sembrava messo a punto per Linguaggi come il Cgi o il più recente Php consentono di rendere più dinamico il funzionamento delle pagine web, sfruttando il funzionamento dei server (sopra, una server farm). Anche la web-mail si basa su questo principio. funzionare. Il giovane programmatore Charley Kline si apprestava a trasferire i byte che compongono la parola login. Alla pressione del tasto d invio, i segnali che codificavano le lettere lo vennero formati e spediti correttamente, mentre un attimo dopo tutto il sistema andò in crash, facendo sì che il primo messaggio scambiato su una rete telematica fosse un nonsense. Nel frattempo, l esimio professore di ingegneria, nonché virtuoso surfista, Norman Abramson, aveva cominciato a lavorare al primo sistema di comunicazione basato su portante radio nell accogliente campus dell Università delle Hawaii. Con un nome quasi evocativo del suo entusiasmo di essere nata, faceva capolino la rete senza fili Aloha. Questa, nella sua prima versione, era caratterizzata da una gestione del canale di comunicazione abbastanza ingenua e altamente inefficiente, ma non si fece aspettare molto la seconda versione detta Slotted Aloha. E sempre in quegli anni accadeva qualcosa che sarebbe poi entrato nel patrimonio genetico di Internet così come oggi la conosciamo: nel 1972, infatti, la rete Aloha veniva messa in comunicazione con la già costituita rete Arpanet. Negli anni a seguire, cominciavano a fiorire in svariati paesi del globo tecnologie di interconnessione capaci di relazionare hosts a distanze sempre maggiori ci si avvicinava sempre più rapidamente al punto di svolta decisivo. Nel lontano 1982, infatti, per la prima volta si pronunciava la parola Internet, la rete delle reti, e venivano superate le limitazioni imposte da un canale di trasmissione imperfetto. Era stato infatti ideato qualcosa in grado di garantire che pur in presenza di perdite di informazione ed errori di trasmissione due macchine arbitrariamente distanti potessero scambiarsi byte in maniera affidabile. Era nato il Transfer Control Protocol (Tcp). Tcp è in buona sostanza un protocollo relativo a quello strato dell architettura di ogni rete che si occupa del trasporto (transfer) delle informazioni. Tale strato è idealmente scollegato da quello che effettua l instradamento dello stesso attraverso i vari nodi. Per assolvere tale compito, esiste quello che viene detto Internet Protocol (Ip) e che si è prepotentemente affermato come standard de facto sin dalla prima metà degli anni Ottanta. Il connubio tra Tcp e Ip definisce un intera architettura di rete, detta Tcp/Ip, che ha ben presto soppiantato ogni rivale. Si potrà capire facilmente come, con la comunicazione garantita, si potesse ragionare finalmente su cosa trasmettere. Nascevano così, intorno alla metà degli Il pioniere degli anni Ottanta e Novanta fu Tim Berners-Lee, che inventò il linguaggio di riferimento per la diffusione di contenuti ipertestuali, l Html, e fondò il W3C (Web Consortium) anni Ottanta, i primi protocolli destinati a usi applicativi. Faceva la sua apparizione Ftp (File Transfer Protocol 1985) per il trasferimento di file da e verso server remoti; apparivano Pop1 (Post Office Protocol versione 1 fine 1984) e Smtp (Simple Mail Transfer Protocol) rispetti- panorama per i giovani 5

8 vamente per la ricezione e l invio di posta elettronica. Il pioniere di quegli anni fu Tim Berners-Lee. Già dai primi anni Ottanta aveva intuito il rapido avanzare dei bit e nel 1989 aveva proposto il primo abbozzo di un linguaggio per la formattazione dinamica di contenuti multimediali. Solo un anno più tardi tale linguaggio prendeva in maniera ufficiale e definitiva il nome di Html (Hyper Text Markup Language) e veniva dichiarato dalla W3C consorzio per la definizione degli standard utilizzati sul World Wide Web e di cui Berners-Lee stesso era fondatore il linguaggio di riferimento per Se il Web 1.0 era sinonimo di diffusione di informazioni, il Web 2.0 si è basato soprattutto sull interattività e il dinamismo dei contenuti; il Web 3.0 sarà semantico la creazione e per lo scambio di contenuti ipertestuali. Nel 1991, con un annuncio ufficiale, nasceva dunque il World Wide Web. Come sempre accade, ciò che nella teoria è ben costruito e definito, nella pratica ha bisogno di anni e anni per affermarsi. Si può dire infatti che, benché le principali tecnologie di un Web a contenuti sostanzialmente statici successivamente definito Web 1.0 esistessero già, tali risorse erano accessibili solo agli addetti ai lavori. La vera svolta in questo senso si ebbe nel 1993, con l apparizione del primo browser capace di visualizzare pagine Html e destinato alla larga utenza. Si stima che già intorno al 1999 il numero di computer connessi alla rete Internet si aggirasse intorno ai 200 milioni. E già in quegli anni il traffico Http ricopriva più dell 80% del totale. C era dunque chi aveva compreso che se davvero il Web godeva di una popolarità sempre crescente, allora per il suo tramite si sarebbero potuti veicolare servizi di più ampio respiro che la mera consultazione di pagine informative. Questa considerazione determinava l inizio della rapida evoluzione che in meno di dieci anni ha prodotto un nuovo web, un web interattivo, detto Web 2.0. La caratteristica principale del Web 2.0 è che non si limita più, come il suo predecessore, a fornire informazioni, ma ospita vere e proprie applicazioni che interagiscono con l utente e sono in grado di fornire contenuti sempre nuovi, interattivi e adattati alla situazione. Nella pratica, però, i due livelli sono sovrapposti ed è impossibile stabilire con chiarezza cosa sia Web 1.0 e cosa faccia invece parte del Web 2.0. In generale possiamo dire che nel Web 2.0 la pagina non contiene più solo direttive su come Foto: istockphoto.com (ahlobystov; PumpizoldA; chromatika) 6 n. 2, maggio-agosto 2009

9 Tecnologie dell informazione il testo va formattato, ma include vere e proprie istruzioni eseguite a livello di server. Prima di inviare la pagina a chi la richiede, quest ultimo si occupa di costruirla interpretando le istruzioni in essa contenute. Senza tale livello interattivo non si avrebbero wiki, social network, web mail, motori di ricerca e quant altro preveda una interazione sia pur minima con l utente. Le prime avvisaglie della mutazione imminente si ebbero già nel 1993, quando venne messa a punto dal programmatore Rasmus Lerdorf la tecnologia Cgi (Common Gateway Interface). Il meccanismo è il più semplice che si possa pensare: invece di richiedere una pagina web, si richiede esplicitamente l esecuzione di un programma residente sul server. La pagina visualizzata non sarà altro che l output risultante da tale esecuzione. I Cgi rivestivano nei primi anni del web dinamico un ruolo di protagonisti incontrastati, ma, oltre a essere estremamente inefficienti, aprivano sovente ampie falle nella sicurezza se erano stati mal progettati. Già dal 1995 si cominciò quindi a pensare a standardizzare in qualche modo gli script Cgi. Proprio in quegli anni lo stesso ideatore della Common Gateway Interface mise a punto un insieme di script dandogli il nome di Php (Personal Home Page). Php venne riscritto totalmente due anni dopo e divenne così il primo linguaggio dedicato alla programmazione web. Era cambiato nella forma e nella sostanza: non si trattava più di programmi esterni al server web, ma era diventato esso stesso capace di interpretare il contenuto Php innestato nelle pagine Html al fine di produrre l output desiderato. Ecco perché, con l uscita della terza versione, l interpretazione del suo nome divenne un acronimo ricorsivo: Php: Hypertext Preprocessor. In concomitanza con l ideazione di Php nascevano numerosi linguaggi basati sullo stesso criterio di fondo. A tutt oggi i più utilizzati sono una decina, tra cui Asp (Active Server Pages) di Microsoft, Jsp (Java Server Pages) prodotto dalla Sun e l open source e completissimo Ruby. Essi sono generalmente linguaggi di livello molto elevato: astraggono in particolare la gestione della memoria e il parsing dei dati, facilitando di molto l interazione con i più rinomati database engine. Se quanto detto è ormai quotidiana presenza, cosa c è da aspettarsi per un non troppo remoto futuro? Se c è stato un Web 1.0 e si è già avvezzi a un Web 2.0, come pensare il Web 3.0? Lo chiamano Web Semantico e ha pretese incredibilmente avveniristiche! Eccone l idea: il Web attuale, per come è fatto, mette a disposizione dell uomo una gran quantità di informazioni, ma la mole di dati è talmente spropositata che il povero abitante della rete sembra venir sbatacchiato dai marosi più che essere trascinato da un dolce libeccio verso l anelata destinazione. Si cerca allora di dare un organizzazione strutturata dei dati con particolare attenzione alle relazioni semantiche tra essi. Facciamo un esempio: quando si chiede a qualcuno di parlare della propria casa, esso non risponderà meramente con frasi in cui si trovi la parola casa. Questo perché nella sua memoria egli non sta svolgendo una ricerca per keywords. Il suo cervello, infatti, possiede una quantità di dati organizzati in blocchi interconnessi (veri e propri grafi) a livello logico. Ciò gli permette di rispondere parlando dei propri figli, del cane, dei bellissimi mobili in mogano e finanche di quanto sia comoda la sua poltrona. Il grande sogno è dunque il seguente: voler aggiungere all immenso grafo che è il Web informazioni di carattere semantico. Si potranno così programmare individui virtuali capaci di esplorare in maniera intelligente la rete e rispondere a interrogazioni complesse. Non solo, ma si potrà raccogliere il senso del sapere, per poi costruirvi sopra una base di conoscenza che sia consistente nei contenuti (cioè priva di contraddizioni logiche). Nulla vieterà a quel punto di sottoporre quest ultima a un meccanismo di reasoning tramite inferenze logiche. Il risultato sarebbe nient altro che la creazione automatica di nuova conoscenza! panorama per i giovani 7

10 Tecnologie dell informazione Foto: istockphoto.com (roundhill; GeorgePeters; fotosipsak) La politica è largamente impreparata nei riguardi di Internet: mancano normative concrete e applicabili e i pochi investimenti in infrastrutture sono sempre in ritardo Il mercato delle comunicazioni e dell informazione vede attualmente due attori fondamentali: da un lato l informazione tradizionale, fatta di inchiostro e decoder Dtt (Digital Terrestrial Television), e dall altro Internet, ora non più esclusiva dei pc ma accessibile anche con il più economico dei cellulari. Malgrado le apparenze e i primi esperimenti, si tratta di due mondi ancora separati, due giganti sull attenti, che si studiano quasi che uno dei due voglia fagocitare l altro. In realtà è proprio così, ma la sfida è quantomai impari: le potenzialità della rete e dei suoi derivati sono tante e tali che i mezzi tradizionali possono contare solo sulla maggiore familiarità di cui ancora godono presso le famiglie e su normative in loro favore particolarmente consolidate, specie per quanto riguarda la televisione. Non è infatti un mistero che la politica sia largamente impreparata nei riguardi di Internet: mancano normative concrete e applicabili e i pochi investimenti in infrastrutture sono sempre in ritardo. Questi inconvenienti posticipano l esito scontato dello scontro, in cui le televisioni saranno costrette a cedere il passo a una Internet capace di offrire praticamente tutto: dall intrattenimento, all informazione, ai servizi di pubblica utilità, in maniera drammaticamente semplice e veloce. Ciò è possibile poiché la rete gode di una versatilità senza pari, essendo capace di fornire una molteplicità di servizi estremamente diversi l uno dall altro: il vero senso della convergenza appare immediatamente chiaro se si considera che l avere in tasca un minuscolo terminale Wi-Fi da qualche decina di euro equivarrà, senza esagerare, a portare con sé un cellulare con cui chiamare gratuitamente in tutto il mondo, un lettore MP3 senza libreria musicale che potrà accedere a qualsiasi opera il genere umano abbia concepito, una raccolta di quotidiani che racchiude tutti i numeri pubblicati dalla stampa internazionale, nonché (si tranquillizzino i più irriducibili tradizionalisti) il fido televisore, stavolta collegato con le emittenti di tutto il mondo. Ovviamente ci sarebbe dell altro, ma già questi piccoli esempi mostrano come il piatto sia quanto mai ghiotto, tanto è vero che le grandi majors dell intrattenimento si affannano a cercare accordi di esclusiva con i licenziatari della banda larga, più preziosa del petrolio in un periodo di crisi energetica, per fornire i loro contenuti on demand, a uso e consumo degli utenti. Costituiscono validi esempi lo Skypephone su cui H3G si è avventata a mani basse, che consente comunicazioni gratuite tra i suoi possessori o a costi irrisori verso numeri di rete fissa o mobile e l iphone, consolidato status symbol ma anche terminale tuttofare, con chiamate, videochiamate e navigazione Internet illimitata garantite da un contratto flat mensile. Esistono dunque esempi concreti di convergenza, in verità anche piuttosto avanzata. Tutti i produttori di contenuti hanno capito che è bene riversare in rete il loro materiale; gli operatori di telefonia mobile reagiscono con offerte sempre più Quante file potrebbero essere evitate se tutti conoscessero le opportunità offerte da smartphone (in alto e nella pagina seguente, due modelli), Internet e nuove tecnologie in generale? CONVER fisso-m Le grandi potenzialità dei nuovi cellulari, proprie finestre sul mondo: lo stato attuale prospettive di sviluppo. di Davide 8 n. 2, maggio-agosto 2009

11 Tecnologie dell informazione aggressive e persino i dinosauri delle pubbliche amministrazioni ne intuiscono la convenienza, fornendo servizi di buona qualità che permettono agli utenti di evitare code e agli uffici di economizzare drasticamente su costi e tempi delle attività di sportello. Non vi sono solo rose e fiori. In teoria le possibilità e i servizi ci sono tutti, ma sono mal sfruttati: ad esempio, chi avesse bisogno di effettuare un prelievo dal bancomat del centro commerciale nell ora di punta (attività chiaramente difficile da rimpiazzare con una controparte online), si scontra ancora facilmente con una realtà fatta di snervanti file di utenti, magari interessati soltanto a conoscere il saldo della carta di credito, comodamente visualizzabile sullo schermo dell iphone che hanno in tasca, oppure intenti a pagare un bollettino, incombenza assolvibile dalla poltrona di casa, ottenendo peraltro una ricevuta elettronica, che nessuno sente la necessità di convertire in carta. Le GENZA obile non più semplici telefoni ma vere e dell arte, i problemi da affrontare, le Granata banche potrebbero chiudere metà dei loro sportelli, riconvertendo gli impiegati ad attività di customer relationship, se solo i clienti sapessero di cosa sono capaci gli smartphone: il primo ostacolo al dilagare della convergenza è, paradossalmente, un problema di comunicazione. Fin quando i nuovi smartphone saranno percepiti solo come giocattoli costosi per ragazzini capricciosi, non ci sarà alcuna convergenza e anzi crescerà inesorabilmente l avversione per oggetti elettronici sempre più complicati che, in fondo, devono solo telefonare. La presenza del digital divide, inoltre, contrasta duramente con le esigenze di connettività dei servizi in convergenza: il vero motivo per cui quest ultima, intesa come libera fruizione di audiovisivi sui moderni cellulari, risulta essere un obiettivo molto ambizioso e difficile da raggiungere, è senza dubbio la carenza di banda larga funzionante e disponibile ovunque. Un documento riservato del Ministero dello Sviluppo economico recentemente diffuso su Internet, noto come rapporto Caio, mette in luce lo stato disastroso Le banche potrebbero chiudere metà dei loro sportelli, riconvertendo gli impiegati in attività di customer relationship, se solo i clienti sapessero di cosa sono capaci gli smartphone della banda larga in Italia, evidenziando come la copertura sia ampiamente insufficiente anche rispetto a obiettivi tutto sommato modesti, con la conseguenza di un digital divide che colpisce 7,5 milioni di italiani. Il lungo rapporto, tuttavia, ponendo come obiettivi l universalità dell accesso e la qualità sufficiente della rete, propone alcune interessanti ricette per risolvere il problema, corredate da studi di fattibilità economica; data la costante crescita della domanda, con opportuni piani di sviluppo finanziati dal governo sarebbe possibile raggiungere una condizione di leadership europea entro il 2011, con ritorni economici decisamente interessanti. L unica azienda che attualmente dispone di risorse sufficienti per offrire un pacchetto realmente convergente, con servizi di accesso Internet, Tv digitale e telefonia, è Fastweb, sulla sua rete in fibra ottica stesa nei maggiori centri urbani. Sebbene una stesura di fibra ottica su tutto il territorio italiano sia economicamente poco fattibile, con le tecnologie WiMax, che forniscono connettività wireless a basso costo sulle grandi distanze, è possibile estendere l accesso a Internet veloce, raggiungendo la copertura del 100% della popolazione in due anni. I piani ci sono: non resta che sperare in una politica di sviluppo che accetti di impegnare le ingenti risorse richieste, puntando a sviluppare e diffondere in modo massiccio la banda larga in Italia. Infine, è opportuno ricordare come la fruizione dei servizi in mobilità, con particolare riferimento alle operazioni di e- commerce e home banking, debba essere accompagnata da una necessaria cultura della sicurezza informatica. Gli affidabili sistemi a disposizione dei fornitori di servizi, da soli, non garantiscono la protezione dei dati sensibili, che infatti deve essere predisposta già a monte dal terminale (pc o cellulare) di proprietà dell utente, non solo con sistemi software, ma anche e soprattutto con un adeguata cautela nella navigazione, da impiegare costantemente anche nelle operazioni più banali, che non necessariamente richiedono la cessione di dati personali. panorama per i giovani 9

12 Chi conosce cosa? Per capire perché esistono i social networks, i software peer-to-peer e Youtube e per comprendere meglio i bisogni psicologici che soddisfano e le loro conseguenze sociali, abbiamo intervistato Francesca Comunello, laureata del Collegio Lamaro Pozzani e ricercatrice presso la facoltà di Scienze della Comunicazione dell Università La Sapienza. a cura di Francesco Mauceri Dottoressa Comunello, una delle prime manifestazioni dell impatto rivoluzionario di internet sono stati i P2P. A 10 anni di distanza dalla loro nascita quale definizione si può dare del fenomeno e che prospettive ha? I sistemi peer-to-peer, nelle loro diverse forme, hanno fornito l infrastruttura tecnologica per lo sviluppo di pratiche sociali che pongono, oggi, una serie di interrogativi molto rilevanti. Il file sharing, infatti, alimenta (e si alimenta da) quella cultura della condivisione che permea tanti ambiti della cultura digitale (basti pensare alle comunità A sinistra: Youtube è uno dei siti di maggior successo per la generazione del Web 2.0. In alto a destra: il file sharing è un fenomeno sempre più diffuso, che impone nuove riflessioni. che cooperano allo sviluppo dei software open source o ai numerosi esempi di cooperazione distribuita in rete, come ad esempio il cosiddetto crowdsourcing). Contemporaneamente, l ampia diffusione delle pratiche di file sharing solleva una serie di questioni relative al tema della proprietà intellettuale e del copyright, che non possiamo più limitarci a tematizzare semplicemente in termini di lotta alla pirateria. Le attuali politiche di stigmatizzazione di comportamenti sociali pervasivi, le normative sempre più restrittive, i reiterati tentativi di indurre gli utenti, anche con maldestre campagne istituzionali, a percepire come devianti comportamenti ormai comunemente accettati, rappresentano tentativi di resistenza dei vecchi modelli, che non sono in grado di rispondere alle mutate condizioni di produzione e di consumo di contenuti culturali. Peraltro, gli studi più rigorosi condotti in proposito iniziano a concordare sul fatto che il nesso tra il file sharing e i danni economici lamentati dalle major dell industria musicale e audiovisiva sia tutt altro che dimostrato. Nei prossimi anni gli operatori dell industria culturale saranno chiamati a sperimentare forme innovative di remunerazione del lavoro intellettuale. In tal senso, le licenze sviluppate a ridosso del software open source, così come Foto: istockphoto.com/mattjeacock;youtube; istockphoto.com/monkeybusinessimages 10 n. 2, maggio-agosto 2009

13 dispositivi quali i Creative Commons, rappresentano senza dubbio modelli da valutare con interesse. Youtube e i social network sono fenomeni più recenti e in netta ascesa. A cosa è dovuto il loro successo? In particolare, cosa distingue dagli altri un fenomeno dilagante come Fecebook? In termini generali, Youtube e i social network sites rientrano nell ampia e talvolta abusata definizione di web 2.0, che enfatizza la centralità dell utente il quale diventa, talvolta, anche produttore di contenuti. Se ci interessa soffermare l attenzione, più in particolare, sui social network sites, va innanzitutto segnalato che essi mirano, per la prima volta in modo strutturato, a mettere in relazione utenti (i loro profili, le loro conversazioni, le loro reti di contatti, i contenuti da loro creati o trovati sul web e condivisi). Uno degli elementi di maggior interesse è che questi ambienti tecnologicamente mediati consentono di articolare in modo esplicito e tracciabile le dinamiche proprie delle reti sociali che conosciamo anche offline (nel cosiddetto mondo reale). Il concetto di rete piccolo mondo (i sei gradi di separazione, cioè il fatto che due persone qualsiasi del pianeta siano collegabili attraverso un numero massimo di sei passaggi), da cui sono nati i primi social network sites, ad esempio, è stato ideato negli anni Sessanta proprio nell ambito di ricerche relative alle relazioni sociali non tecnologicamente mediate. Oggi, le ricerche empiriche mostrano con chiarezza che, generalmente, nelle esperienze dei soggetti non sono rilevabili fratture nette tra le forme di relazione sociale alimentate attraverso le tecnologie e quelle vissute in presenza. Facebook è, attualmente, il social network site più diffuso a livello globale. In Italia, in particolare, ha avuto una crescita rapidissima nel corso di pochi mesi (ad esempio, tra maggio e settembre 2008 siamo passati da meno di un milione a quattro milioni di utenti). Rispetto agli altri social network sites, una delle principali differenze è che incoraggia l utente a inserire i propri dati reali, e pur essendo possibile utilizzare nomi fittizi, possibilità ufficializzata da giugno 2009, il patto comunicativo ufficiale che si stringe con l utente prevede di utilizzare il nome e le informazioni reali. Altre peculiarità riguardano la possibilità concessa a terze parti di sviluppare applicazioni supportate dall ambiente, così come l aggregazione, all interno della piattaforma, di una varietà di strumenti come un sistema di messaggi (simile alla mail), la possibilità di gestire gruppi, di caricare, commentare e inserire i nomi degli amici raffigurati nelle foto, le chat, ecc. Infine, alcuni sostengono che la grafica minimal abbia contribuito a differenziare Facebook dal concorrente MySpace, rendendolo più vicino alle sensibilità di un pubblico leggermente più adulto (i cosiddetti giovani adulti ). Recentemente il professor Pizzetti, garante della privacy, ha messo in guardia gli utenti dai rischi che si corrono nel mettere a disposizione di social network come Facebook informazioni personali, a volte anche sensibili. Quali sono i rischi e quali le possibili tutele approntabili per evitare di veder lesa la propria privacy? La prima considerazione che posso fare riguarda la cosiddetta alfabetizzazione degli utenti agli strumenti che utilizzano (quella che in ambito anglosassone viene definita media literacy). È evidentemente necessario che gli utenti siano consapevoli del funzionamento (dei vincoli, delle opportunità, dei bugs) degli ambienti in cui decidono di operare. Una volta garantita la consapevolezza e l alfabetizzazione degli utenti, se prescindiamo da forme di utilizzo poco ortodosse (profili personali aperti da terzi a proprio nome), non parlerei di una vera e propria lesione della privacy, laddove gli utenti volontariamente decidono di pubblicare informazioni personali. Alcuni autorevoli studiosi a livello internazionale (tra cui Sonia Livingstone, docente della London School of Economics) ipotizzano che il concetto stesso di privacy, se applicato ai Sns, sia comunemente frainteso. Come è noto, infatti, nei Sns gli utenti sono portati a rendere visibili a un numero elevato di contatti informazioni comunemente ritenute private (età, opinioni politiche, religione, ecc.); questo non significa necessariamente che si tratti di soggetti completamente inconsapevoli o disinteressati alla propria privacy. Piuttosto, nelle parole di Livingstone, andrebbe introdotta una definizione di privacy non legata alla diffusione di alcune tipologie di informazioni, ma piuttosto una definizione che sia centrata sulla possibilità di avere controllo su chi conosce cosa sul tuo conto. Questa riflessione si lega da un lato alla definizione di amicizia con cui operano i soggetti e, dall altro, al fatto che nei Sns assistiamo alla giustapposizione di porzioni di network differenti. I soggetti, cioè, operano sulla base di una definizione di amicizia molto più raffinata del dato binario (amico/non amico, o amico/top friend) generalmente supportato dai Sns, graduando il livello di intimità intrattenuto con i propri contatti, funzione raramente supportata da queste piattaforme. Accomunando dunque molti contatti alla voce amici, i soggetti si trovano a mostrare aspetti della propria personalità a persone che normalmente non vi avrebbero accesso, generando in alcuni casi anche un certo imbarazzo. Le impostazioni della privacy introdotte da Facebook dal 2008, con la possibilità di gestire i livelli di visibilità in relazione alle liste di amici, rappresenta un primo passo verso la soluzione di questo problema. Anche in questo caso, comunque, è la consapevolezza con cui si utilizza il mezzo a fare la differenza. panorama per i giovani 11

14 Tecnologie dell informazione Foto: istockphoto.com/petrovich9 Un nuovo commercio per una nuova economia Abitudini e modalità di consumo e di produzione sono state influenzate dall avvento della New Economy. Le sfide che le imprese devono affrontare per sopravvivere nel nuovo contesto globale. di Francesca Moretti Dalla nascita del World Wide Web a oggi, l economia ha subito un evoluzione tale da poter essere equiparata alla rivoluzione che ha visto l uomo trasformarsi da cacciatore a stabile agricoltore. L avvento delle nuove tecnologie di comunicazione ha reso tutto più a portata di mano, dall informazione ai beni di consumo, senza la necessità di doversi spostare; ogni cosa è potenzialmente reperibile stando comodamente seduti sul divano di casa propria. La variante fondamentale dalla metafora inizialmente proposta sta nel fatto che, grazie a Internet, è diventato possibile sfruttare anche le risorse non localizzate sul proprio territorio, ma che diventano comunque accessibili a chiunque disponga di un pc e di una semplice connessione di rete. La rete non rappresenta solo un ulteriore strumento di informazione e intrattenimento, al pari della radio e della televisione; è molto di più. Internet oggi permette di realizzare con rapidità e semplicità di interfaccia numerose operazioni che la precedente generazione era, ed è tuttora, abituata a svolgere uscendo di casa ogni mattina: dal semplice pagamento di una bolletta al controllo del saldo del proprio conto corrente; dall acquisto di libri, di musica o di vestiti alla spesa di generi alimentari on line per i più internet-addicted con comoda consegna a domicilio. Ora tutto ciò è possibile con qualche semplice click, con rilevante risparmio di tempo e di denaro. Internet rappresenta, non solo per il consumatore ma anche per l impresa, una risorsa che meglio di qualunque altra permette di conseguire un vantaggio competitivo, frutto di una politica di riduzione dei costi, di incremento dei ricavi, di innovazione e, conseguentemente, di creazione di valore per il consumatore. La rivoluzione informatica in corso, lungi dall arrestarsi, ha cambiato la quotidianità, ha modificato le abitudini di acquisto e, conseguentemente, i sistemi di produzione, di marketing e di interazione con il cliente. La globalizzazione e la New Economy hanno generato una concorrenza senza limiti, dalla quale le imprese, grandi ma anche medie e piccole, possono difendersi solo mediante una maggiore visibilità sul web. L imperativo è adeguarsi alle esigenze della moderna società della comunicazione, implementare strategie e tattiche di web marketing per poter estendere il target di riferimento aziendale, strutturare nuovi strumenti di vendita che siano efficaci e al passo con i tempi. I consumatori sono ora più liberi, effettuano i loro acquisti in un mercato globale e sono molto più esigenti, hanno aspettative sempre maggiori, alimentate anche dalla maggiore trasparenza delle informazioni relative ai prodotti, al brand, all affidabilità del seller; con la conseguenza che ogni errore, ogni segno di debolezza dirotta repentinamente gli acquisti su altri competitor. L e-commerce, dunque, viene modellato, trasformato e reso sempre più vicino alle esigenze degli utenti. Il progresso nelle tecnologie informatiche ha portato a un nuovo stadio evolutivo delle It denominato Web 2.0, che si differenzia dal precedente Web 1.0 per un maggiore coinvolgimento del consumatore, che, mediante feedback è chiamato a esprimere pareri e a interagire con il produttore-rivenditore, per modellare su di lui un offerta ancor più personalizzata. L utente diventa parte attiva del processo di produzione e, in talune circostanze, è in grado di orientare, se non condizionare, il produttore nella scelta delle specifiche colori o accessori del prodotto, con evidente vantaggio per entrambi. Si parla di B2C ovvero Business to consumer, per sottolineare come i modelli di business siano sempre più orientati al cliente e focalizzati alle sue esigenze. Il fatturato del commercio elettronico si attesta in Italia intorno a 5 miliardi di euro, solo l 1% delle transazioni commerciali nel loro complesso (fonte: School of Management del Politecnico di Milano, 2008). Dei 18 milioni di italiani che hanno accesso a Internet, la maggior parte l utilizza solo per fare info-commerce, ovvero per avere informazioni più dettagliate sui prodotti e per comparare i prezzi, rimanendo ancora legata ai tradizionali canali di distribuzione; solo un terzo, infatti, completa la transazione on line. Com- 12 n. 2, maggio-agosto 2009

15 Tecnologie dell informazione Distribuzione degli acquisti via Internet altro home products grocery 4% 12% 11% 17% 8% 13% 3% 4% 1% 1% ticketing abbigliamento 5% 14% 7% 3% 10% 12% editoria, musica, audiovisivo 7% 7% informatica ed elettronica 13% 14% 66% turismo 34% 34% Fonte: School of Management - Politecnico di Milano Europa Usa Italia parati con i dati provenienti dagli Stati Uniti dove il commercio elettronico ha avuto le sue origini (il 94% degli utenti con accesso a Internet effettua almeno un acquisto on line l anno) e con i dati della Gran Bretagna (con un 6% delle vendite in rete su quelle complessive al dettaglio, contro uno 0,49% dell Italia), i numeri relativi all Italia dimostrano che c è ancora molto da fare e che esistono dei margini enormi di crescita. Non dobbiamo allora stupirci se la madre dell e-commerce, la società americana Amazon, non ha ancora preso piede in Italia preferendo il mercato asiatico, dove il livello tecnologico e le energie e le risorse investite in innovazione sono di gran lunga superiori. Dalle ricerche di Netcomm, l associazione delle società italiane di e-commerce, emergono dati interessanti anche sulla composizione del paniere del commercio elettronico. I due terzi delle transazioni on line riguardano, infatti, il comparto dei servizi, in particolar modo quello turistico, a differenza di quanto si registra nell Europa a 27 e negli Stati Uniti, in cui vi è un maggiore equilibrio tra le varie aree di business (vedi il grafico). Per adeguarsi alle esigenze di celerità legate alle transazioni on line si sono sviluppati, inoltre, nuovi strumenti di pagamento, che rimettono in discussione l utilizzo della moneta tradizionale che fino a oggi ha caratterizzato la quasi totalità delle transazioni. Sono pochi i siti commerciali che permettono di pagare la merce in contrassegno, essendo sempre più richiesto il regolamento mediante carta di credito. Ancora più recente è l innovativo sistema Paypal ideato dal gruppo E-bay che consiste in un conto intestato all utente Internet mediante il quale è possibile effettuare il pagamento senza dover condividere con il venditore le informazioni personali relative alla propria carta di credito o carta prepagata. Sicuramente un giusto incentivo per incoraggiare il commercio in rete da parte di tutti coloro che sono ancora restii a immergersi in un mondo di cui conoscono poco i meccanismi e le garanzie. Sono numerose le imprese che sono nate sul web, ma non dimentichiamoci che sono ancora di più quelle che già esistevano e che devono compiere un grandissimo sforzo per adeguarsi ai nuovi e ormai inevitabili sistemi di commercio. Una riconversione, quindi, esiziale per molte ma che ha rappresentato, per quelle che hanno saputo cogliere l opportunità, un trampolino che ha dato nuovo vigore al commercio e all economia. Non resta che attendere che si attivino anche nel nostro paese sinergie su più fronti, in modo tale che non esistano più barriere infrastrutturali e di mentalità che limitino Le globalizzazione e la New Economy hanno generato una concorrenza senza limiti, dalla quale le imprese possono difendersi solo mediante una maggiore visibilità sul web lo sviluppo di un sistema commerciale e di pagamento che presto o tardi diventerà, a livello globale, il principale sistema di commercio. Di questo sistema, grazie alla maggiore concorrenza tra le imprese e alla maggior trasparenza informativa, il consumatore sarà essenziale protagonista e principale beneficiario. panorama per i giovani 13

16 14 n. 2, maggio-agosto 2009

17 C era una volta la Silicon Valley Elettronica, informatica, ingegneria aerospaziale. Breve storia di un sogno americano. di Francesca Ronzio In principio fu Hewlett-Packard Company, poi furono Cisco, Yahoo! e in breve le aziende si moltiplicarono e prolificarono in un area geograficamente limitata come quella della Valle di Santa Clara, in seguito ribattezzata Silicon Valley. Fu il giornalista Don Hoefler che, in una serie di articoli pubblicati nel 1971 dalla rivista Electronic News, utilizzò per la prima volta la dizione di Silicon Valley per descrivere quella che a lui sembrava non tanto un mero agglomerato industriale, quanto una vera e propria comunità di persone, idee, innovazioni, dove gli uomini nonostante la loro serrata concorrenza nelle ore di lavoro, fuori dall ufficio rimangono grandi amici. Gli inizi della Hewlett-Packard Company aprono, in un certo senso, la strada seguita da molte delle aziende che sorgeranno lungo la Route 128 negli anni immediatamente a ridosso della Seconda Guerra Mondiale. I due brillanti studenti della Stanford University, William Hewlett e David Packard, furono incoraggiati dal professor Frederick Emmons Terman, laureato del Mit ma docente di ingegneria elettronica presso la Stanford, Foto: istockphoto.com/phototil panorama per i giovani 15

18 Tecnologie dell informazione Foto: Google Maps; istockphoto.com (mcswin; DanisTangneyJr) a fondare un azienda per commercializzare un oscillatore radio da loro progettato durante i lavori di realizzazione della propria tesi. Il professore, però, non si limitò a parole di sostegno e a lettere di raccomandazione: fu lui a prestare ai giovani ingegneri i 538 dollari necessari per iniziare la loro attività, a trovar loro un magazzino per la sede della futura HP, nonché a svolgere un ruolo di intermediario con la Banca di Palo Alto per permettere ai suoi ragazzi di ottenere un finanziamento per gli esperimenti iniziali della loro impresa. Una curiosità: la prima ingente commessa dell azienda fu la vendita di otto oscillatori audio per gli studi della Walt Disney. La HP, come molte altre aziende simili della zona, ebbe un vero e proprio boom con la guerra in quanto gli ordini per apparecchi di misura elettronici, rilevatori e analizzatori di segnali, nonché di altre tecnologie che si andavano perfezionando in quegli anni, diedero un enorme spinta propulsiva allo sviluppo. Il fattore veramente peculiare è che questa spinta non si esaurì alla fine della guerra, ma anzi crebbe in maniera esponenziale facendo sì che, nel 1975, il complesso delle aziende di stanza nella Silicon Valley o lungo la Route 128 fossero più di settanta e dessero occupazione a quasi lavoratori. Molti si chiedono quali siano stati i fattori che hanno portato a questa concentrazione di aziende e allo sviluppo di una florida economia laddove prima non c era nulla di tutto ciò. Un fattore certamente determinante è stata la presenza della Stanford University: come si evince anche dalle brevi note sulla storia della nascita di un azienda del calibro della HP, il ruolo carismatico della Stanford University, soprattutto nella persona del professore e poi rettore Terman, fu decisivo. Egli incoraggiava le aziende di elettronica e aerospaziali a localizzare i loro laboratori nell area della Valle di Santa Clara: convinse ad esempio la National Advisory Committee for Aeronautics (poi ribattezzata Nasa) a stabilire in quest area il Centro di ricerche Ames Research Center, che poi diventerà il fulcro di tutta la ricerca aerospaziale. L incoraggiamento, sia spirituale che In alto a sinistra: una mappa della Silicon Valley, che corrisponde alla parte settentrionale della Valle di Santa Clara, il cui capoluogo è San José. Si possono vedere Palo Alto (sede di molti centri di ricerca), Mountain View (sede di Google) e Cupertino (sede della Apple). In alto a destra: la Stanford University. A destra: il Mit (Massachusetts Institute of Technology), l importante università della costa orientale attorno alla quale si sono raccolte altre imprese ad alto contenuto tecnologico. Nelle pagine precedenti: un immagine della Silicon Valley. materiale, che egli forniva ai suoi brillanti studenti fece sì che in breve tempo crebbe un ingente numero di piccole aziende che, grazie alla genialità di molte idee (schede perforate per i primi computer, transistor, il klystron, cioè una ricetrasmittente disponibile a microonde), divennero velocemente, da piccole, grandi. Si trattava di un vero e proprio circolo virtuoso in quanto generalmente gli ingegneri più validi, dopo brevi periodi di tirocinio, lasciavano le imprese più grandi per fondarne delle altre com- 16 n. 2, maggio-agosto 2009

19 Tecnologie dell informazione plementari o concorrenti delle prime. Tutto ciò avveniva anche grazie all ingente disponibilità di capitali: grazie all attività dei venture capitalist l industria locale dei semiconduttori crebbe in questo periodo in maniera davvero sorprendente. Anche la stessa Stanford University seppe approfittare del talento dei suoi giovani ingegneri, investendo direttamente nelle nuove società e finanziandole in cambio di royalties sugli eventuali brevetti depositati. Questo modello fu di tale successo che ancora oggi le imprese di start up costituiscono uno dei motori principali dell innovazione statunitense, soprattutto nell ambito delle imprese di tipo tecnologico. Un altro elemento di indiscutibile peculiarità nella storia della Silicon Valley è stato, certamente, lo spirito di amicizia e di familiarità che regolava i rapporti tra gli addetti ai lavori a tutti i livelli della scala gerarchica. Nei primi anni Settanta un collaboratore della rivista Fortune scriveva: Un livello di cooperazione fra le aziende semplicemente sorprendente, quasi giapponese tanto è stretto, ha aggiunto ancora più impeto alla discendenza di Santa Clara. Fra gli anni Sessanta e i Novanta le imprese create dagli ex-alunni della Stanford hanno dato lavoro a quasi 250mila americani; il settore brevetti del Mit ha, secondo alcuni, fruttato circa 150mila posti di lavoro con un fatturato di 10 miliardi di dollari l anno. Il modello Mit-Stanford è stato fondamentale nello sviluppo della Silicon Valley e, più in generale, dell economia americana, ma nulla sarebbe potuto accadere senza la lungimiranza del professor Terman e la sua fiducia nei suoi studenti, tra i quali ricordiamo, oltre ai già citati Packard e Hewlett, Leonard Bosak e Sandra Lerner, i coniugi fondatori della Cisco Systems, Scott McNealy, Vinod Khosla a Abdy Bechtolsheim, fondatori della Sun Microsystems, a lungo la maggior rivale di Microsoft, David Filo e Jerry Yang, creatore del motore di ricerca Yahoo! e molti altri ancora. Google: società informatica con sede a Mountain View in California. Fu fondata nel 1998 da Larry Page e Sergey Brin, due studenti della Stanford University che hanno ideato e reso operativo uno tra i più potenti motori di ricerca che il World Wide Web conosca, basato sull idea, esposta dai due padri di Google negli anni del loro dottorato, che un attenta analisi fra le relazioni dei siti internet avrebbe potuto produrre risultati nettamente al di sopra di quelli ottenibili con gli altri motori di ricerca. Dopo aver bussato a varie porte, i due giovani informatici decisero di provarci da soli e nel giro di poco, il 7 settembre 1998, nacque all interno del garage di un amico di entrambi, Google Inc. Il nome della società trae origine dal termine matematico googol, indicante la cifra formata da un 1 seguito fa 100 zeri. La società è cresciuta di anno in anno fino a quando nel 2004 è ufficialmente entrata a far parte del mondo delle aziende quotate a Wall Street. Da un punto di vista strettamente tecnico il corretto funzionamento di questo motore di ricerca si basa su oltre computer con sistema operativo GNU/Linux, i quali permettono di ottenere i risultati delle ricerche ordinati in base a un algoritmo che tiene conto sia del contenuto delle pagine indicizzate sia dei link che fanno riferimento a quelle pagine. Google, infatti, dispone di un database di diversi terabyte (10 12 byte) all interno del quale sono indicizzati una quantità enorme di siti internet. La funzionalità e l estrema efficienza di Google sono indiscusse: circa l 80% delle ricerche effettuate online sono realizzate con questo motore. Google è anche tanto di più: sono numerosi e variegati i servizi offerti da Google: Google Maps (che permette di visualizzare mappe e foto satellitari della superficie terrestre), Gmail, Google Reader, Google Books (ovvero il Progetto Biblioteca che è nato al fine di indicizzare e digitalizzare l intero patrimonio librario mondiale). panorama per i giovani 17

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