Sviluppo economico ed esternalità negative: un rapporto da rivedere

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1 Sviluppo economico ed esternalità negative: un rapporto da rivedere di Vera Negri Zamagni, Università di Bologna (pubblicato in M.T.Russo (a cura di), Oltre il presente liquido. Temi di antropologia ed etica sociale, Roma, Armando ed., 2008 pp ) La teorizzazione economica predominante presta oggi il fianco a critiche sempre più radicali, che sono oggetto ormai di una importante letteratura. Da un lato viene contestato che si possa ritenere il meccanismo di mercato neutrale, in quanto esso reagisce in modo diverso a seconda delle istituzioni da cui è accompagnato 1. Dall altro lato viene criticato lo stesso assunto di base su cui tale teorizzazione si fonda, ossia l individualismo assiologico, mostrando che il mercato non potrebbe funzionare senza strutture di fiducia e che il riduzionismo antropologico accolto dalla teoria standard non fa giustizia delle pluralistiche motivazioni all azione, anche l azione economica, che si riscontrano nella realtà 2. C è un altra questione, tuttavia, di cui ancora troppo poco si è parlato e che è oggetto di questa relazione: il processo di produzione non viene rappresentato dalla teoria standard nella sua interezza, ma una parte di esso viene rimosso in esternalità di cui non si tiene conto nel definire il concetto di efficienza produttiva e il livello di reddito/ricchezza raggiunti. Possiamo definire queste esternalità negative, nel senso, come vedremo, che sottraggono valore al processo di produzione. La loro mancata considerazione e contabilizzazione produce un illusione di benessere non reale, un illusione che è spesso assai evidente alle persone nella loro vita quotidiana, ma che viene in linea di principio negata dalla letteratura economica. Il compito che questa relazione si è dato è sostanzialmente quello di offrire una rassegna completa di tali esternalità, raggruppandole in categorie omogenee. E un operazione che non è mai 1 Si veda per esempio il recente volume di Douglas North, Understanding the process of economic change (2005, trad. italiana 2006). 2 Si veda L. Bruni e S. Zamagni, Economia civile. Efficienza, equità, felicità pubblica, Bologna, Il Mulino, 2004 e P. Sacco e S. Zamagni (a cura di), Complessità relazionale e comportamento economico. Materiali per un nuovo paradigma di razionalità, Bologna, 2002 e Idem, Teoria economica e relazioni interpersonali, Bologna, Si veda anche H. Gintis, S. Bowles, R. Boyd, R. Fehr (a cura di), Moral sentiments and material interests. The foundations of cooperation in economic life, Cambridge,

2 stata fatta e che non mancherà di colpire per la numerosità delle categorie di esternalità esistenti, che al più sono state finora separatamente citate nelle pieghe di specifiche analisi. 1. Esternalità tecnologiche. Da sempre i processi di produzione e di consumo hanno dato origine a prodotti congiunti negativi, che si è dovuto porre sotto controllo. Il rovescio della produzione, come ha scritto Ercole Sori 3, sono i rifiuti, che si aggiungono ai rifiuti organici dell uomo e ai rifiuti di varia composizione dei suoi consumi. Quanta più popolazione c è, tanto maggiori saranno i rifiuti organici; quanto più si produce e quindi si consuma, tanto più la quantità dei rifiuti si moltiplicherà. I problemi che sorgono sono quelli della minimizzazione dei rifiuti della produzione e dei consumi, che porta a cercar di utilizzare tutti i sottoprodotti e di riciclare tutto il possibile, e l eliminazione dei rifiuti incomprimibili, senza generare inquinamento. In una prima fase in cui c erano quasi soltanto i rifiuti organici, i problemi si avevano prevalentemente nelle città. Non per niente fu Roma, la più antica megalopoli del mondo 4, a sviluppare, oltre ad acquedotti 5 e fontane, bagni, latrine anche pubbliche (i famosi vespasiani ), pozzi neri e fognature (le cloache), che non impedivano del tutto che la città si presentasse spesso sporca e maleodorante 6. Talora le fogne erano a cielo aperto e, riversandosi nei fiumi vicini, potevano esondare a seguito delle piene di tali fiumi. I rifiuti solidi venivano raccolti per lo più a cura dei privati in discariche ai margini della città. Il riutilizzo dei materiali da costruzione di precedenti manufatti era diffuso; anche le deiezioni venivano usate come concime e l urina come elemento per la tintura e la concia. Gli avanzi alimentari, i vestiti e le suppellettili vecchie venivano passati ai poveri. Il recupero di materiali come stracci, ferri vecchi, terraglie, ossa, bottiglie, carta veniva fatto anche per scopi produttivi, fino alla odierna raccolta differenziata e al teleriscaldamento. 3 E. Sori, Il rovescio della produzione. I rifiuti in età pre-industriale e paleotecnica, Bologna, Il Mulino, Alla fine del periodo repubblicano Roma contava tra 700 e 900 mila abitanti, mentre nel II secolo d.c. era vicina a 1,5 milioni. 5 Ricordo la celebre tesi (non molto creduta, per la verità) che l impero romano decadde per l avvelenamento da piombo dovuto al suo uso nelle condotte idriche. 6 K.W. Weeber, Smog sull Attica. I problemi ecologici dell antichità, Milano, Garzanti,

3 Molti secoli passarono dopo la fine dell impero romano prima che l occidente ritornasse ai livelli organizzativi delle principali città di quell epoca. Le città medioevali e rinascimentali cercarono di recuperare l efficienza delle antiche fogne o di costruirne delle nuove, ma lo smaltimento dei rifiuti organici restò un problema ampiamente irrisolto nelle città europee fino almeno al XIX secolo, con accompagnamento di puzze e diffusione di malattie dissenteriche varie. Ancora, le città cercarono di dotarsi con scarso successo di legislazioni che limitavano le attività manifatturiere più inquinanti. Le seguenti attività venivano considerate particolarmente nocive: la macellazione degli animali, la concia, la macerazione delle fibre tessili (particolarmente la canapa e il lino), l allevamento dei bachi da seta, la produzione di ceramiche e vetri, la lavorazione dei metalli. Ma con la rivoluzione industriale, i rifiuti gassosi dell industria chimica (inizialmente soprattutto l acido cloridrico gassoso bruciato nella produzione di soda col metodo Leblanc 7 e l anidride solforica e solforosa prodotta dal carbone bruciato nelle cokerie) e del riscaldamento a carbone presero il sopravvento. Odore di uova marce, orti e campagne dove alberi e frutti avvizzivano e morivano, abiti, case, mobili e giardini anneriti, oltre ai polmoni degli abitanti pesantemente intaccati 8, erano il risultato nefasto di quelle produzioni che pure davano lavoro a tante persone nelle fabbriche. Ciò che ha fatto la differenza tra epoca industriale e pre-industriale è che l epoca pre-industriale aveva una base prevalentemente organica della produzione (anche se l uso dei fossili non era del tutto ignoto) e quindi i rifiuti erano nel tempo biodegradabili. L epoca industriale, invece, con il suo massiccio uso di fossili, ha prodotto una quantità crescente di rifiuti non biodegradabili (o biodegradabili sul lunghissimo periodo), che hanno richiesto assai maggiore applicazione per il loro smaltimento e controllo. La corsa a cambiare processo di produzione per eliminare fattori inquinanti e per trovare utilizzazione ai prodotti congiunti inizialmente dispersi nell atmosfera o stoccati in discariche maleodoranti ed inquinanti incominciò presto. Farò solo due casi, molto significativi. Il processo Leblanc per la produzione di soda venne sostituito da quello 7 Che causava le piogge acide. 8 Mentre in occidente il fenomeno venne messo progressivamente sotto controllo, nelle città industriali dei paesi dell Europa orientale, questo panorama si poteva trovare ancora negli anni

4 inventato nel 1861 dal belga Ernest Solvay 9, che, sostituendo l acido solforico con ammoniaca e anidride carbonica, elimina i sottoprodotti maggiormente inquinanti, compreso il cloro. La produzione di coke dal carbone, che lasciava un 20-40% di residuo, già nel 1781 con la scoperta del catrame da parte di Archibald Cochrane diminuì molto la sua carica inquinante. Alla metà del XIX secolo il catrame venne ulteriormente distillato, dando come sottoprodotti coloranti all anilina e farmaceutici; ma molte altre componenti del carbone o del gas di carbone vennero via via estratte e variamente associate per le più svariate utilizzazioni. Anche il petrolio, dalla struttura chimica assai simile al carbone, subì una sorte analoga. Importante fattore per fornire incentivi a questo progresso tecnico è sempre stata la protesta popolare, incanalata in richiesta di indennizzi, di nuova legislazione e di maggiore responsabilità pubblica sia nell organizzazione dei servizi di raccolta dei rifiuti 10 sia nel controllo dell inquinamento. Ma oggi il problema più serio di inquinamento ambientale è generato dalla produzione di energia e dal traffico veicolare, che si stanno moltiplicando a ritmi inimmaginabili nel passato, producendo il ben noto effetto serra. 2. Esternalità pecuniarie Meno note sono le esternalità derivanti dall aspetto finanziario del processo di produzione: le attività economiche spesso cambiano di mano e anche di luogo, perché chi le gestisce può fronteggiare problemi di varia natura. Malattie, incapacità, vecchiaia e tanti altri motivi possono portare a vendere un attività economica, che passa nelle mani di soggetti i quali possono avere scarso interesse a continuare tale attività in quel luogo e dunque possono disinvestire per trasferire altrove il processo produttivo. Anche la delocalizzazione rientra nella categoria di esternalità pecuniaria per un singolo paese, benchè si possa dimostrare che a livello globale i posti di lavoro perduti in un luogo sono stati offerti in un altro luogo. Ma l esternalità pecuniaria più drammatica è dovuta alle crisi finanziarie che ogni tanto si scatenano e che distruggono non solo i patrimoni 9 Solvay diventò per questa scoperta un grande industriale e uno dei primi a multinazionalizzare la sua impresa, ma sviluppò anche un versante sociale, introducendo grandi miglioramenti per i suoi operai in fabbrica e sostenendo la ricerca e l istruzione nel suo paese. 10 La stessa bruciatura dei rifiuti può avere effetti altamente inquinanti, se non si adottano specifici accorgimenti. 4

5 speculativi, ma quelli costruiti nell arco di molti anni di duro lavoro. Nel passato questo era considerato un vero e proprio flagello. In un suo famoso libro, Kindleberger 11 sottolinea che le crisi finanziarie, sia pur con intensità diversa, hanno avuto una cadenza quasi decennale dal 1551 al 1866, con una marcata incapacità di imparare dall esperienza da parte di coloro che vi venivano coinvolti. Ogni volta c era chi pensava di essere più furbo e quindi capace di trarne vantaggio e chi veniva solleticato dall idea di arricchirsi senza fatica; ogni volta, poi, si trovava un numero sufficiente di sprovveduti che si lasciavano convincere a metterci i loro danari veri e questi erano in generale i perdenti. Dopo il 1866, la presenza di un numero sempre maggiore di banche centrali a livello mondiale, il miglioramento delle comunicazioni, la crescita più sostenuta di alcune economie da un lato ruppero la ciclicità ricorrente delle crisi finanziarie, ma dall altro lato generarono casi di una gravità mai vista, come la famosa crisi del 29. Solo dopo la seconda guerra mondiale, come effetto congiunto della presenza di due blocchi economici forti come gli Stati Uniti e l Unione Europea, di organismi internazionali di coordinamento e della volontà di evitare l approfondirsi delle crisi, si è assistito al forte contenimento delle crisi finanziarie, con limitati e locali episodi che non si sono mai generalizzati. Purtuttavia, le perdite finanziarie sia per le aziende sia per le famiglie sono ancor oggi una voce significativa, come le recenti crisi dovute ai bond argentini, ai bilanci falsati di varie multinazionali (Enron, Aol, Parmalat), ai mutui subprime hanno abbondantemente dimostrato. 3. Esternalità sociali e psichiche Ci sono due ordini di esternalità sociali gravi del processo di produzione: le condizioni di lavoro e il conflitto tra attività lavorativa e resto della vita. La storia dell umanità ha visto per molti millenni condizioni di lavoro così brutali da escludere che uomini liberi potessero essere coinvolti nel processo di produzione, un incombenza sopportabile solo dagli schiavi. Con la scomparsa della schiavitù e l introduzione delle macchine, soprattutto per la produzione di energia, le condizioni di lavoro sono migliorate, ma le necessità della produzione portano ancor oggi a richiedere al lavoratore prestazioni con modalità che appesantiscono gravemente 11 Kindleberger C., Euforia e panico. Storia delle crisi finanziarie, Bari, Laterza,

6 l attività lavorativa. Si pensi al precariato. Sia ben chiaro che il precariato non è una novità: i lavoratori agricoli venivano chiamati giornalieri, perché erano assunti a giornata! Forse c è stato un solo periodo quello della catena di montaggio in cui il precariato sembrava eliminato. Ma certo è un esternalità del processo di produzione il cui costo per i lavoratori è aumentato nel corso del tempo 12 e che non viene generalmente contabilizzato. Si pensi al mobbing. Condizioni di competizione posizionale accesa portano soprattutto nelle carriere più elevate a pratiche di delegittimazione di possibili competitori, che rendono penose le ore passate al lavoro e distruggono le relazioni di fiducia. La seconda esternalità sociale grave è data dai conflitti fra lavoro e famiglia. Questi conflitti erano in passato minori, perché la donna restava a casa. Oggi che la donna lavora, si sono acutizzati: orari di lavoro, flessibilità della presenza, trasporti, cura dei famigliari sono diventati problemi gravi scaricati sulle spalle dei singoli, di cui la produzione tende a disinteressarsi 13. Congiunte alle esternalità sociali ci sono quelle psichiche. Ormai esiste una vasta letteratura sul fatto che all aumento dei redditi sopra una certa soglia corrisponde una diminuzione dell indice di felicità. I sacrifici del tempo dedicato alla famiglia, agli amici e alle attività creative per ottenere maggiore poter d acquisto pesano come macigni. Talora tali sacrifici sono scelti, ma più spesso sono imposti da logiche economico-pubblicitarie mal costruite, che identificano maggiore potere d acquisto con maggiore utilità e maggiore utilità con maggiore felicità. Due sono gli errori gravi commessi da questa linea di pensiero così diffusa sul conto della felicità: pensare che la felicità risponda a categorie quantitative (mentre risponde a categorie qualitative) e pensare che si possa ottenere mediante potere d acquisto (mentre le principali componenti della felicità sono date da fattori che non si possono acquistare, come amore, amicizia, saggezza, sapienza, giustizia). E dunque chiaro perché maggiore reddito abbassi gli indici di felicità: perché fa crowding out nei confronti proprio dei fattori non monetari della felicità. E l impennata nell assunzione di droghe ed 12 In un mondo come quello pre-industriale in cui di certezze ce n erano poche, il precariato era una delle tante incertezze da affrontare. In un mondo post-industriale, dove la scienza e il welfare state hanno aumentato la stabilità delle condizioni di vita, il lavoro precario stride maggiormente. 13 Di questi argomenti mi sono occupata in V. Zamagni, Donne e lavoro: un manifesto per donne imprenditrici, in P. Tarchi, M. Colasanto (a cura di), Il genio femminile e l impresa, Roma, Città Nuova,

7 antidepressivi è solo una spia del disagio che oggi viene vissuto da chi, riempito di consumi, ha perso la felicità. 4. Esternalità politiche Di un ultima esternalità che ho battezzato politica occorre parlare. Si tratta della tendenza di certa competizione a diventare posizionale. Quando sono i soggetti ad interpretare la competizione in questo modo, si assiste ad una corsa al consumo vistoso per differenziarsi dagli altri, il che spinge chi ne ha le capacità e la posizione sociale a guadagnare sempre di più, producendo una sempre più spinta polarizzazione dei redditi. Quando sono le imprese a competere in maniera distruttiva, il risultato è la desertificazione dell economia, in cui sopravvivono poche imprese sempre più grandi e potenti. Va notato, en passant, due effetti perversi di questa tendenza: la polarizzazione dei redditi distrugge la fiducia 14, perché la maggioranza della popolazione perde la speranza in un possibile miglioramento; il gigantismo delle imprese rende sempre più squilibrato il loro potere di mercato e sempre più gerarchizzata la loro conduzione manageriale. Ma non erano questi effetti, pur gravi ed indesiderati, che mi premeva qui particolarmente di evidenziare. L implicazione più grave della competizione posizionale è la formazione di categorie di persone e di imprese troppo potenti, che tendono a distruggere le basi della democrazia politica. Non può esistere, infatti, democrazia politica senza una qualche, sia pur imperfetta, democrazia economica. In questo contesto si pone tutta la letteratura sull impresa cooperativa, che sottolinea come la funzione strategica di tale impresa è proprio quella di garantire democrazia economica, sia all interno sia all esterno Qualche considerazione finale E ben noto che in economia tutti ragionano di trade-off e di costo-opportunità, ma per farlo in maniera corretta occorre avere presenti tutte le variabili in gioco. Per un adeguato calcolo dei vantaggi del sistema produttivo, dunque, è necessario non solo 14 Sul ruolo cruciale della fiducia e del capitale sociale in un economia di mercato, esiste ormai una sconfinata letteratura. Si veda, tra gli altri, M. Hollis, Trust within reason, Cambridge, Fra l ormai abbondante letteratura in argomento, si veda E. Giovannetti, Le virtù dei commons : imprese cooperative e formazione dei beni pubblici di filiera, in Economia Pubblica, 2002, 3; E. Mazzoli, S. Zamagni (a cura di), Verso una nuova teoria economica della cooperazione, Bologna, 2005 e S. Zamagni, V. Zamagni, Cooperazione, Bologna,

8 calcolare i costi diretti, ma anche i costi indiretti derivanti dalle esternalità negative. Per far questo, occorre predisporre strumenti di calcolo aggiuntivi rispetto a quelli normalmente utilizzati, strumenti che non sono ancora disponibili. Tuttavia, non è difficile prevedere che il saldo oggi sarebbe per lo più negativo, suggerendo che il trucco delle esternalità sta traendo in inganno il cittadino lavoratore/consumatore. Si badi bene, non è con questa denuncia che si voglia in alcun modo sposare l alternativa proposta da molti ambientalisti di non produrre o di non consumare per non avere esternalità negative. C è però ampio spazio per: promuovere forme di impresa più cooperative e socialmente responsabili, che abbiano meno esternalità negative di tipo politico e anche sociale lasciare spazi adeguati per la coltivazione di relazioni extra-mercato, per evitare esternalità negative di tipo sociale e psichico mettere sotto controllo la speculazione finanziaria e l ottenimento del profitto a qualunque costo per contenere le esternalità negative di tipo pecuniario limitare le produzioni ed i consumi ad alto potenziale inquinante, imponendo l introduzione di innovazioni, per circoscrivere le esternalità negative di tipo tecnologico Se il mondo economico ha oggi interesse a nascondere le verità sopra analizzate, perché porterebbero ad una revisione radicale di teoria e prassi consolidatesi fin dalla rivoluzione industriale, la politica e la comunicazione potrebbero svolgere un ruolo di stimolo in tale direzione. Le nuove battaglie della comunicazione, un tempo assai presente nel dibattito culturale, potrebbero essere quelle di denunciare gli effetti perversi del modello economico vigente, mentre la politica si potrebbe fare paladina di interventi di regolazione capaci di ridirezionare l economia verso l internalizzazione, e dunque la limitazione, delle esternalità più distorsive. 8

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