SAMBA Introduzione al file sharing con SAMBA Dott. Ing. Ivan Ferrazzi V1.1 del 09/03/2012

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2 Copyright 2012 Dott.Ing. Ivan Ferrazzi Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the GNU Free Documentation License, Version 1.2 or any later version published by the Free Software Foundation; with no Invariant Sections, no Front-Cover Texts, and no Back-Cover Texts. 2/28

3 Indice generale Introduzione...4 Installazione di Samba...4 Il file di configurazione...5 La sintassi...6 Le sezioni speciali...6 Le variabili...7 Opzioni base per la sezione [global]...7 Opzioni base per le sezioni personalizzate...9 Opzioni di accessibilità per le sezioni personalizzate...9 Opzioni per l'accesso ai file per le sezioni personalizzate...10 Controllare le opzioni settate...11 Account e autentificazione...12 Configurazione base con security=user...12 Accesso guest con security=user...13 Sistemi di autentificazione...14 Memorizzazione degli account...15 Mappatura degli utenti...17 SAMBA nel modo Windows...18 La risoluzione dei nomi...18 Il browsing dei domain controller...19 La gestione dei link simbolici...20 La gestione dei file nascosti...20 La gestione dei DOS attributes...20 PDC con SAMBA...22 Configurazione di SAMBA come PDC...22 Mappatura dei gruppi...23 Creare amministratori e gruppi di dominio...24 Profili roaming...24 Compatibilità per la modifica delle passwords...26 Aggiungere macchine al dominio...26 Gestione dei privilegi...26 Modifiche da apportare a Windows Professional /28

4 Introduzione SAMBA è la soluzione ideale per condividere risorse all'interno di una rete composta da client/server Linux, Unix, Machintosh e Microsoft. SAMBA, infatti, è in grado di comunicare con il protocollo SMB (Server Message Block), utilizzato come protocollo di comunicazione dai sistema Microsoft. Installazione di SAMBA. L'installazione di samba è molto semplice. Basta digitare apt-get install samba per avere un completo sistema SAMBA funzionante. Per poter utilizzare condivisioni SAMBA, o da server Windows, su Linux utilizziamo il comando smbclient e smbmount. apt-get install smbclient smbfs Il primo pacchetto installa smbclient mentre il secondo mette a disposizione il file system smb con tutti i suoi comandi annessi. 4/28

5 Il file di configurazione SAMBA utilizza il file di configurazione /etc/samba/smb.conf per gestire il comportamento delle condivisioni. Un semplice file di configurazione potrebbe assomigliare a quello visualizzato qui di seguito: [global] workgroup = WORKGROUP netbios name = DEBIAN server string = Linux Samba Server [public] path = /public read only = Yes Una volta salvato il file di configurazione facciamo partire i due processi usati da SAMBA, ossia smbd e nmbd, come segue service smbd restart service nmbd restart Ora possiamo verificare la condivisione con il programma smbclient utilizzando un accesso anonimo. smbclient -L localhost -U% Con il parametro -L possiamo visualizzare l'elenco delle risorse messe a disposizione da un server (nel nostro caso localhost) utilizzando un accesso anonimo (con -U%). 5/28

6 La sintassi. L'intero file di configurazione è suddiviso in sezioni. Ogni sezione è identificata da un nome scritto tra parentesi quadre. Il nome che inseriamo tra parentesi può essere un nome che decidiamo noi, oppure uno di quelli standard riconosciuti da SAMBA (spiegati più avanti). Le opzioni che inseriamo per definire il comportamento di SAMBA hanno il formato nome_opzione = valore Le sezioni speciali. Come accennato precedentemente SAMBA riconosce all'interno del proprio file di configurazione delle sezioni speciali che definiscono un preciso utilizzo in fase di elaborazione. [global] Questa sezione permette di definire il comportamento del server. Nel caso in cui il server non trovasse questa sezione all'interno del proprio file di configurazione utilizzerebbe le opzioni di default. Tutte le opzioni definite al di fuori di una sezione vegono interpretate automaticamente come opzioni appartenenti a questo blocco. [homes] Quando un utente, ad es. pippo, effettua un collegamento al server la prima cosa che SAMBA cerca di trovare all'interno del proprio file di configurazione è la sezione dedicata all'utente, ossia [pippo]. Se non la trova controlla l'esistenza della sezione [homes]. Trovata questa sezione SAMBA verifica l'esistenza dell'utente lato server. Nel caso in cui l'utente fosse presente SAMBA utilizzerebbe questa sezione come sezione personale dell'utente stesso. [printers] Questa sezione permette di condividere stampanti di sistema senza doverle registrare una ad una. Il sistema funziona in maniera simile alla sezione [homes] dove la risorsa richiesta non è un utente, ma una stampante. Nel momento in qui viene richiesta una risorsa SAMBA controlla le sezioni definite precedentemente per [homes]. Nel caso in cui la risorsa non fosse presente come utente di sistema SAMBA passerebbe alla ricerca tra le stampanti di sistema. In questo caso utilizzerebbe questa sezione come opzione di riferimento. 6/28

7 Le variabili. SAMBA legge il contenuto del file di configurazione ad ogni richiesta di connessione, ecco perché è possibile usare delle variabili i cui valori vengono settati con i parametri relativi all'utente. Possiamo utilizzare delle variabili che rappresentano il nome dell'utente, il sistema operativo, il hostname della macchina, ecc. Alcune delle variabili più importanti sono: Variabili del client %a architettura del client %i indirizzo IP del server dove il client si è connesso %I indirizzo IP del client %m nome NetBIOS del client %M nome DNS del client Variabili degli utenti %u utente Linux corrente %U utente inviato dal cliente durante l'autentificazione %D il dominio dell'utente %H directory home di %u %g gruppo primario di %u %G gruppo primario di %U Variabili della condivisione %S nome della condivisione corrente %P directory root della condivisione corrente %p percorso automount della directory root della condivisione Variabili del server %d PID del server corrente %h hostname DNS del server SAMBA %L nome NetBIOS del server inviato dal client nella richiesta %N home directory del server, mappatura automount %v versione di SAMBA Variabili aggiuntive %R il livello del protocollo di SMB negoziato %T data e ora corrente %$(var) il valore della variabile di ambiente var Opzioni base per la sezione [global]. Vediamo qui di seguito alcune delle opzioni più importanti che possiamo utilizzare all'interno della sezione [global]. 7/28

8 netbios name = {nome} Permette di settare il nome NetBIOS per il server in questione. workgroup = {gruppo} Permette di definire il gruppo di appartenenza per il NetBIOS. server string = {commento} Permette di definire il commento che appare nella descrizione del server quando lo vediamo come possibile risorsa di rete. interfaces = {interfaccia} [{interfaccia}...] Definisce le interfacce di rete per le quali viene messo a disposizione il relativo servizio. Es. interfaces = eth1 bind interfaces only = yes no Permette di attivare la risposta di SAMBA solamente per le interfacce definite con interfaces. hosts allow = {client} EXCEPT {client} Con questa opzione possiamo stabilire chi ha accesso al nostro sistema. Come client possiamo inserire un hostname, un indirizzo IP, un nome di dominio (.test.lan), un netgroup una subnet ( attenzione al punto finale), una maschera di rete ( /24), oppure la parola ALL (che identifica un qualsiasi computer che cerca di collegarsi). hosts deny = {client} EXCEPT {client} Stessa configurazione di hosts allow. netbios aliases = {nome} [{nome}...] Permette di definire più nomi NetBIOS per lo stesso server. smb ports = {porta} {porta} Le porte utilizzate di default sono la 139 e la 445, che sono quelle utilizzate dallo standard CIFS/SMB. Questa opzione permette di utilizzare porte diverse, anche se non si consiglia la modifica delle porte per garantire il servizio anche su sistemi Microsoft, che peccano di flessibilità. log file = {percorso_file} Permette di modificare il file di default utilizzato per i log. log level = {numero di livello} Permette di definire il numero che identifica il livello dei messaggi log da inserire: 0-1 per loggare i messaggi critici, 2-3 per effettuare il debug di eventuali problemi di funzionamento e >5 per log 8/28

9 utilizzati dagli sviluppatori. max log size = {valore_kb} Permette di definire il limite massimo utilizzato per il file log. Una volta superato questo limite l'attuale file verrà rinominato con l'estensione.old e inizierà a scrivere su un nuovo file. Eventuali file.old già esistenti verranno eliminati. debug timestamp = yes no Di default SAMBA aggiunge una riga di timestamp ad ogni inserimento log. Con questa opzione possiamo decidere di disattivare la scrittura di questo blocco. debug pid = yes no, debug uid = yes no Queste due opzioni permettono di attivare o meno l'inserimento del PID oppure della UserID e GroupID all'interno del blocco timestamp. Queste opzioni hanno senso solamente se attivata l'opzione debug timestamp. Opzioni base per le sezioni personalizzate. Le opzioni più comuni che possiamo utilizzare per definire le condivisioni sono le seguenti: path = {percorso_della_condivision} Permette di definire il percorso assoluto della cartella che vogliamo condividere. comment = {commento} Permette di definire il commento associato alla condivisione in questione. volume = {nome_del_volume} Questa opzione ci dà la possibilità di definire il nome di volume da associare alla condivisione in questione. Il nome del volume è molto comodo perchè ci permette di simulare contenuti di CD-Rom. browseable = yes no Questa opzione ci permette di abilitare la visualizzazione della ricerca all'interno delle risorse di rete. Questa operazione va disabilitata all'interno della sezione [homes]. Opzioni di accessibilità per le sezioni personalizzate. Vediamo ora le più comuni opzioni utilizzate per la gestione 9/28

10 dell'accessibilità delle sezioni personalizzate: read only = yes no Permette di definire la proprietà di accesso alla condivisione. Se attivata il contenuto verrà messo a disposizione in sola lettura. writable = yes no Anche questa opzione definisce la proprietà di accesso alla condivisione come read only. Infatti, read only=yes è uguale a writable=no. write list = {utente} {+gruppo} Nel caso di read only = yes questa opzione permette di definire gli utenti o i gruppi, separati da una virgola, che possono comunque modificare il contenuto della condivisione. read list = {utente} {+gruppo} Nel caso di read only = no questa opzione permette di definire gli utenti o i gruppi, separati da una virgola, che hanno accesso in sola lettura al contenuto della condivisione. admin users = {utente} {+gruppo} Permette di definire gli utenti o i gruppi, separati da una virgola, che vengono mappati come utente root per la risorsa in questione. invalid users = {utente} {+gruppo} Permette di definire gli utenti o i gruppi, separati da una virgola, che non devono avere accesso alla risorsa in questione. valid users = {utente} {+gruppo} Permette di definire gli utenti o i gruppi, separati da una virgola, che devono avere accesso alla risorsa in questione, ma solo se non vietato da altre opzioni utilizzate. max connections = {nr_connessioni} Permette di definire il numero massimo delle connessioni che SAMBA può gestire contemporaneamente. Opzioni per l'accesso ai file per le sezioni personalizzate. Vediamo ora le più comuni opzioni utilizzate per la gestione dei diritti di accesso ai file delle sezioni personalizzate: create mode = {diritti} Permette di definire la matrice dei diritti che vogliamo asseganre ai nuovi file che creiamo all'interno della cartella condivisa (vedi chmod). SAMBA utilizza questi diritti per alcune delle operazioni richieste, 10/28

11 mentre per le altre utilizza il valore umask del sistema. force create mode = {diritti} Permette di definire la matrice dei diritti che vogliamo asseganre ai nuovi file che creiamo all'interno della cartella condivisa, indipendentemente dall'umask di sistema. force directory mode = {diritti} Permette di definire la matrice dei diritti che vogliamo asseganre alle nuove cartelle che creiamo all'interno della cartella condivisa. Controllare le opzioni settate. SAMBA mette a disposizione il comando testparm che permette di effettuare un controllo delle attuali opzioni settate. Se utilizzato con il parametro -v elenca tutti i valori delle opzioni settate nel file di configurazione e quelle utilizzate come impostazione di default. testparm -v 11/28

12 Account e autentificazione Configurazione base con security=user. SAMBA utilizza l'opzione security per definire il sistema da utilizzare per quanto riguarda l'autentificazione degli utenti che vogliano accedere al servizio. Il valore più comune per questa opzione è user. Gli altri valori possibili li vedremo nei capitoli seguenti. Quando definiamo il livello di sicurezza da utilizzare in SAMBA è molto importante verificare l'attuale l'impostazione passdb backend, per essere sicuri di fare gestire gli account che creiamo in maniera appropriata. L'impostazione di default è: passdb backend = tdbsam Vediamo ora una semplice configurazione che utilizza le opzioni appena descritte: [global] workgroup = WORKGROUP netbios name = DEBIAN server string = Linux Samba Server security = user passdb backend = tdbsam [public] path = /public read only = Yes Per creare un nuovo utente utilizziamo il comando smbpasswd. Il comando può essere utilizzato indipendentemente dal passdb backend che abbiamo 12/28

13 scelto di utilizzare (funziona quindi anche con tdbsam). I parametri che possiamo utilizzare con il comando smbpasswd sono: -c smb.conf per definire il file di configurazione smb.conf. Quando gestione un account il comando recupera dal file di condigurazione di SAMBA il tipo di backend che viene utilizzato. -a utente per creare un nuovo utente che deve essere presente come utente Linux -d utente per disabilitare un utente -e utente per riabilitare un utente -h per visualizzare l'aiuto del comando -n utente per creare un utente con password nulla -x utente per eliminare l'utente Come prima cosa proviamo a creare un nuovo utente. Attenzione! L'utente deve essere presente come utente Linux. L'utente che andremo a creare è l'utente test smbpasswd -a test Il comando ci chiede di inserire la password e la relativa conferma. La password non deve per forza essere uguale alla password di sistema. Ora proviamo a montare la risorsa con il comando mount mount //localhost/public /mnt -o username=test,password=test Per evitare di scrivere nome utente e password direttamente all'interno dell'eventuale file /etc/fstab possiamo utilizzare l'opzione credentials che ci permette di utilizzare un file separato dal quale riprenderà le opzioni necessarie all'autentificazione. Creiamo quindi un nuovo file /etc/samba/credentials.usr e ci scriviamo: username=test password=test La risorsa può essere poi montata con mount //localhost/public /mnt -o credentials=/etc/samba/credentials.usr Accesso guest con security=user. Nelle versioni precedenti a SAMBA3 si poteva utilizzare security=share che però è diventato un valore obsoleto. Questo valore ci permetteva di liberare la condivisione senza controllare l'autentificazione dei clienti. L'unica possibilità che abbiamo ora è quella di utilizzare il valore user, ma questo ha come conseguenza il controllo di SAMBA all'interno degli utenti Linux, oppure all'interno del file smbpasswd, per accertarsi dell'esistenza 13/28

14 dell'utente in questione. Questo comportamento può essere modificato dicendo a SAMBA di mappare l'utente che richiede l'accesso su un altro utente quando si verificano circostanze ben precise. [global] workgroup = WORKGROUP netbios name = DEBIAN server string = Linux Samba Server security = user map to guest = bad user guest account = smbguest [public] path = /public guest ok = yes read only = Yes map to guest = never bad password bad uid bad user Permette di definre la circostanza per la quale viene utilizzato l'account definito con l'opzione guest account. Le possibili circostanze possono essere: never bad password bad uid bad user Restituisce un errore di login. Questo è il comportamento di default. L'utente è corretto, ma la password è errata. Da usare con security=ads oppure security=domain. Quando SAMBA non trova l'uid corrispondente dopo aver eseguito correttamente il login. Quando l'utente non viene riconosciuto dal sistema. guest account = {utente_ospite} Quando avviene la circostanza definita precedentemente SAMBA fa accedere l'utente con l'account definito all'interno di questa opzione. Di default viene usato l'account nobody. Sistemi di autentificazione. NTLMv1 NTLM è il sistema di autentificazione sviluppato da Microsoft ed utilizzato da Windows e altri client CIFS. Le caratteristiche di questo sistema sono: il codice hash della password non viene passata attraverso la rete; il sistema utilizza il codice hash della password ed un algoritmo per calcolare un risultato. Il risultato viene mandato al server che usa lo stesso algoritmo per calcolare il risultato utilizzando il codice hash della password che possiede. Se i due risultati coincidono l'utente è valido. Il calcolo del codice hash per la medesima password è sempre 14/28

15 lo stesso. Chi è in possesso del codice hash è automaticamente in possesso della password, anche se solo indirettamente. Può comunque utilizzare il codice hash da spedire direttamente al server per autentificarsi. Ecco perché è assolutamente fondamentale proteggere i file che contengono questo tipo di informazioni. NTLMv1 viene attivato da SAMBA con l'opzione encrypt passwords=yes che viene inserita nella sezione [global] del file di configurazione. I vari utenti vengono poi inseriti con il comando smbpasswd. Se la password inserita è inferiore o uguale a 14 caratteri il sistema genera due codici hash rappresentati in esadecimale: il primo identifica il codice LAN MANAGER, mentre il secondo è il codice NT. Nel relativo file smbpasswd troviamo i rispettivi due codici inseriti nella terza e nella quarta colonna: user:1001:abcdabcda...:acacac...:... LAN MANAGER NT Nel caso di password più lunga il codice LM viene sostituito da una serie di X. Per abilitare o disattivare l'autentificazione mediante LAN MANAGER usiamo l'opzione lanman auth = yes no NTLMv2 Questa è la versione successiva a NTLMv1 introdotta da Microsoft a partire da Windows NT4.0 SP4. Per aumentare il livello di sicurezza e obbligare il solo utilizzo di NTLMv2 bisogna disabilitare l'autentificazione con lanman e ntlm come segue: [global]... encrypt passwords = yes lanman auth = no ntlm auth = no Memorizzazione degli account. Quando SAMBA memorizza account che vengono utilizzati da Windows deve registrare delle informazioni aggiuntive a quelle utilizzate nei sistemi Linux. Abbiamo ad esempio visto il file smbpasswd che oltre a memorizzare il nome e l'id dell'utente memorizza anche un codice hash della password LANMAN e NT. Un'altra informazione necessaria è il Windows Security Identifier (SID). Si tratta di un codice relativamente lungo che è suddiviso in local domain (o 15/28

16 anche local machine) SID e RID (relative identifier): S local domain SID RID Su un domain controller il local domain SID corrisponde all'effettivo domain SID. Il local domain SID di una macchina può essere reperito utilizzando da root il comando: #net getlocalsid SID for domain PROVA is: Per recuperare l'ultimo identificatore relativo utilizzato (RID) possiamo scrivere #net maxrid Currently used maximum rid: 3000 Le informazioni che definiscono un'account possono essere memorizzate in vari modi. Noi ci limiteremo a vedere l'utilizzo di smbpasswd (il file di testo dell'omonimo comando) e tdbsam (che si basa su trivial database). L'opzione da utilizzare nella sezione [global] che permette di indicare il tipo di supporto da usare è passdb backend. passdb backend = smbpasswd[:/etc/smbpasswd] In questo caso gli account vengono registrati all'interno di un file di testo con il formato: username:uid:lanman_hash:nt_hash:flags:pw_changed_ts Il campo flags può contenere diversi valori dove quelli più importanti sono: D account disabilitato L account bloccato per uso di password errata N account senza password (solo se null passwords = yes) U user account X password senza scadenza All'interno della definizione dell'opzione possiamo aggiungere il nome del file che il sistema deve utilizzare per memorizzare i vari dati. Per verificare l'attuale impostazione possiamo usare il comando smbd -b grep SMB_PASSWD_FILE passdb backend = tdbsam[:/etc/passdb.tdb] Si consiglia di utilizzare questo supporto in caso di domain controller. Il tdbsam offre infatti la possibilità di memorizzare un numero più elevato di attributi indispensabili per un corretto funzionamento di un domain controllare. 16/28

17 Possiamo verificare il file usato con smbd -b grep PRIVATE_DIR e risettarlo a piacere come da definizione dell'opzione. Mappatura degli utenti. La gestione dei nomi per gli utenti è più flessibile in Windows che in Linux. Con Windows è possibile creare utenti che come nome contengono degli spazi, mentre con Linux questo non è possibile. Ecco che diventa quindi importante avere la possibilità di mappare utenti Windows su effettivi utenti Linux. In questo caso possiamo usare l'opzione username map = /etc/smbusers per indicare il file che contiene questa associazione nel formato linux_user = Windows User Il valore scritto nella parte destra viene comparato in maniera caseinsensitive ed associato all'utente definito a sinistra. Un possibile file potrebbe avere il seguente contenuto:!test = Utente Test test_user nobody = * Quando SAMBA legge un file creato per la mappatura degli utente continua a controllare tutti gli utente fino a quando il file è completamente letto. Il punto esclamativo (!) permette di interrompere l'esecuzione del file nel momento in cui trova l'utente desiderato. L'asterisco (*) viene utilizzato per definire una qualsiasi sequanza di caratteri. SAMBA utilizza il file per la mappatura degli utenti come primo elemento di verifica quando un utente cerca di autenticarsi. Utilizzando la riga permetterebbe l'accesso degli utenti (sia Windows che Unix) solo ed esclusivamente con gli utente definiti all'interno della sezione destra del file. In questo caso bisogna ricordarsi di aggiungere anche l'utente Unix altrimenti quest'ultimo verrebbe mappato sempre come utente. 17/28

18 SAMBA nel modo Windows La risoluzione dei nomi. SAMBA utilizza principalmente due sistemi per risolvere i nomi: WINS e/o DNS. Per attivare SAMBA come WINS server utilizziamo la seguente opzione: wins support = yes DNS può essere disabilitato per limitare la ricerca solamente su WINS dns proxy = no SAMBA può essere configurato per utilizzare uno o più WINS server già presenti in rete con l'opzione wins server = dove e son gli indirizzi IP dei rispettivi WINS server. Nel caso in cui il server WINS fosse presente all'interno di una sottorete diversa da quella gestita da SAMBA possiamo attivare il forwarding delle richieste mediante wins proxy = yes L'ordine di esecuzione utilizzato da SAMBA per la risoluzione dei nomi si determina con l'opzione 18/28

19 nome resolve order = wins lmhosts hosts bcast lmhosts hosts wins bcast file hosts di SAMBA /etc/hosts di Linux il server WINS utilizza il broadcast Il browsing dei domain controller. Per definire il server master da utilizzare all'interno di una rete i vari server partecipano ad una elezione. Vince il server con il sistema operativo che ha il valore più alto all'interno dell'intera elezione. In caso di sistemi operativi con lo stesso valore viene eseguita un algoritmo particolare che determinerà il vincitore. I valori dei sistemi operativi Windows più noti sono: 32 Windows NT/2000/2003 domain controller 16 Windows NT/2000/2003/XP domain member e standalone Per disabilitare la partecipazione all'elezione possiamo scrivere local master = no Altrimenti possiamo forzare l'utilizzo come server master aumentando il valore per l'elezione: local master = yes os level = 255 preferred master = yes SAMBA può inoltre essere attivato come domain master browser (PDC) aggiungendo l'opzione seguente alle precedenti appena viste nella sezione [global]: domain master = yes L'attivazione di SAMBA come PDC fa registrare a nmbd il nome del workgroup con l'aggiunta del codice <0x1b>. Avendo come valore workgroup TESTDOM possiamo utilizzare il seguente comando per verificare l'effettiva attivazione: nmblookup 'TESTDOM#1b' che dovrebbe restituire l'indirizzo IP del server in questione. Per visualizzare l'elenco dei server presenti all'interno del nostro gruppo di lavoro scriviamo # net rap server domain TESTDOM 19/28

20 La gestione dei link simbolici. Con le seguenti opzioni possiamo decidere come SAMBA dovrà interpretare i link simbolici. Possiamo decidere di far seguire i link simbolici da SAMBA e se permettere o meno l'inseguimento di link simbolici che si trovano al di fuori della cartella princiaple condivisa. follow symlinks = yes no Permette di attivare o meno l'inseguimento dei link simbolici wide links = yes no Permette di attivare o meno l'inseguimento dei link simbolici che si trovano al di fuori della cartella principale condivisa. La gestione dei file nascosti. In un sistema UNIX i file vengono nascosti ponendo un punto comme inizio del nome del file. Questa funzione potrebbe essere fastidiosa se applicata su file che vengono creati da un'utente Windows. Possiamo quindi modificare questo comportamento con la seguente opzione hide dot files = no E' possibile nascondere anche file che rispecchiano un determinato pattern (es. l'estensione del file) definito con il Windows globbbing: hide files = /*.ini/*.sys/ I vari pattern vanno separati da uno splash (/). I file che vengono nascosti da SAMBA non possono essere utilizzati dai client anche se conoscono il nome del file in question. La gestione dei DOS attributes. Alcuni degli attributi DOS vengono attualmente registrati utilizzando determinati bit all'interno della matrice UNIX che identifica i permessi dei file. Gli attributi in questione sono: Archiv ReadOnly System Hidden per identificare i file recentemente modificati per indicare i file di sola lettura per identificare i file di sistema per idenfiticare i file nascosti UNIX mappa questi attributi utilizzando i seguenti bit: ReadOnly valore W (inverso) nel blocco proprietario 20/28

21 Archivio System Hidden valore X nel blocco proprietario valore X nel blocco gruppo valore X nel blocco degl altri Questa assegnazione funziona solamente sui file e non sulle cartelle. Le seguenti opzioni inserite nella sezione [global] permettono di attivare o meno la mappatura degli attributi DOS map readonly = yes no permissions map archive = yes no map hidden = yes no map system = yes no Un file con i seguenti permessi UNIX -r-xr--r-- prova.txt viene visto da Windows come un file archivio di sola lettura. Possiamo verificare con il seguente comando: smbclient //SERVER/public -U test -c 'dir prova.txt' SAMBA permette di separare la gestione degli attributi separatamente dai bit dei permessi. Dobbiamo verificare che la partizione montata sia montata con l'opzione user_attr e che siano presenti gli XATTR nella configurazoine iniziale di installazione con smbd -b grep XATTR In questo caso possiamo semplicemente attivare il tutto con l'opzione store dos attributes = yes 21/28

22 PDC con SAMBA Configurazione di SAMBA come PDC. Per identificare un PDC all'interno di una rete Windows cerca di risolvere il nome TESTDOM<0x1b>, mentre utilizza il nome TESTDOM<0x1c> per identificare un semplice DC, dove TESTDOM è il nome workgroup che identifica il nostro dominio di appartenenza. Abbiamo già visto l'opzione domain master che fa registrare a nmbd il nome TESTDOM<0x1b>, mentre il nome TESTDOM<0x1c> viene registrato utilizzando l'opzione domain logons come segue. Quindi cambiamo la nostra configurazione SAMBA come segue: [global] netbios name = SERVER workgroup = TESTDOM security = user passwd backend = tdbsam encrypt passwords = yes domain master = yes domain logon = yes Attiviamo inoltre le varie opzioni che permettono al nostro server di diventare local master browser aggiungendo anche le seguenti righe os level = 255 preferred master = yes local master = yes Ora possiamo verificare la registrazione dei nomi TESTDOM<0x1b> e 22/28

23 TESTDOM<0x1c> con il seguente comando: nmblookup 'TESTDOM#1b' 'TESTDOM#1c' Come risultato dovremmo vedere l'indirizzo IP del nostro server. Mappatura dei gruppi. La mappatura dei gruppi viene memorizzata all'interno del file group_mapping.ldb. La mappatura avviene mettendo in relazione una SID con un gruppo Linux presente all'interno del sistema. Il comando net groupmap mette a disposizione una serie di funzioni che permettono la gestione della mappatura dei gruppi. Per visualizzare l'elenco dei gruppi attualmente presenti digitiamo: # net groupmap list System Admins (S ) sysadmin Il risultato visualizza il gruppo NT con relativo global SID tra parentesi ed il gruppo Unix sul quale viene mappato. Le informazioni dettagliate relative ad un gruppo le otteniamo scrivendo # net groupmap list verbose ntgroup= System Admins System Admins SID : S Unix gid : 1006 Unix group : sysadmin Group type : Local Group Comment : Domain Unix group Per aggiungere un nuovo gruppo all'interno della mappatura possiamo usare # net groupmap add ntgroup= System Managers unixgroup=sysman dove ntgroup identifica il nome NT del gruppo, mentre unixgroup il gruppo del sistema. Possiamo naturalmente anche modificare eventuali gruppi già esistenti con # net groupmap modify ntgroup= System Managers unixgroup=systmp \ comment= System Manager Group type=local dove comment permette di aggiungere un commento e type definisce il tipo di gruppo che vogliamo aggiungere: domain (per un gruppo di dominio) e local (per un gruppo locale). Gruppi non più utilizzati vengono eliminati con #net groupmap delete ntgroup= System Managers 23/28

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