2.3 IL NAVIGLIO MARTESANA
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- Arianna Rossetti
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1 2.3 IL NAVIGLIO MARTESANA Il Naviglio Martesana è stato realizzato nel XV secolo con lo scopo principale di fornire acqua alle utenze agricole poste nella pianura a est di Milano. Nonostante la principale finalità fosse appunto quella irrigua, il naviglio veniva utilizzato anche come via d acqua e alla fine del XV secolo fu collegato alla cerchia dei navigli di Milano e quindi alla darsena di Porta Ticinese. Attualmente, all altezza di Via M. Gioia, il naviglio viene tombinato, per poi riemergere a sud di Milano col nome di Re de Fossi. Il Naviglio Martesana ha una lunghezza complessiva di 39 chilometri. La derivazione dal Fiume Adda è posta a Trezzo sull Adda, poco a valle del ponte dell autostrada A4; per i primi 9 chilometri il canale defluisce in direzione sud, praticamente parallelo al Fiume Adda. A Cassano d Adda, il canale cambia direzione e scorre in direzione ovest fino a Milano. A differenza degli altri navigli, il Martesana, per quasi tutto il suo percorso, è rivestito in calcestruzzo sia sul fondo che sulle sponde; solo a valle di Cassina de Pecchi, la sponda destra presenta alcuni tratti cementati e alcuni naturali. La pendenza media del canale è pari allo 0,03%, anche se è opportuno sottolineare che buona parte dei 13 metri di carico idraulico persi tra Rezzo e Milano, sono concentrati in corrispondenza delle tre conche esistenti. Le conche, procedendo da monte verso valle, sono site a: Groppello (Comune di Cassano d Adda), Inzago e Bellinzago. Esse sono concentrate in un tratto di 6,5 chilometri. La portata in concessione al Naviglio Martesana è pari a 32 m 3 /s, ma nel periodo invernale nel canale viene fatta defluire una portata pari a circa il 30% di quella estiva. Per quanto riguarda la sezione del canale, essa è caratterizzata da una forma variabile, a tratti pseudorettangolare e a tratti trapezoidale; la larghezza del canale è omogenea e pari a circa 13 metri per i primi 20 km; verso Milano il naviglio si stringe fino ad avere una larghezza di circa 8-10 metri. Per quanto riguarda i manufatti, oltre alle tre conche già citate, vale la pena di descrivere il funzionamento idraulico in corrispondenza degli attraversamenti dei principali corsi d acqua naturali. Procedendo da monte verso valle, il primo torrente significativo è il Torrente Trobbia. L alveo naturale di questo torrente sifona il Martesana, e vi è la possibilità di scaricare le acque del Martesana nel vecchi alveo del T. Trobbia. A monte del sifone è però stato realizzato un sistema idraulico per mezzo del quale l acque del T. Trobbia viene riversata interamente nel Martesana; in caso di piene, l acqua in parte viene scaricata nel Martesana e in parte defluisce invece lungo il vecchio alveo naturale. Il T. Trobbia è purtroppo caratterizzato da un elevato carico inquinante e, specialmente nei periodi di asciutta in cui non vi è diluizione dello scarico, il Trobbia può rappresentare un problema ambientale per il Naviglio Martesana. Procedendo verso valle, in Comune di Gorgonzola, il naviglio viene sifonato dal Torrente Molgora; in questo punto vi è la possibilità di scaricare le acque del Martesana nell alveo del T. Molgora. L ultimo corso d acqua di rilievo è il Fiume Lambro, che incrocia il Martesana alla periferia di Milano (Via Idro). Qui, attualmente, è possibile scaricare tutte le acque del Martesana nel F. Lambro; da quanto si è potuto osservare durante il sopraluogo, sembra che in passato fosse possibile anche immettere nel Martesana le acque del Lambro attraverso una schiera di paratoie che attualmente è stata murata
2 PROVINCIA DI MILANO Figura 2-7: Alcune immagini del Naviglio Martesana La conca di Groppello Il Naviglio Martesana a Trezzo sull Adda La conca di Inzago La conca di Bellinzago sulla sinistra è visibile l ingresso del T. Trobbia Il Naviglio Martesana a Cernusco sul Naviglio Il Naviglio Martesana a Milano, all inizio del tratto tombinato
3 3. LA GESTIONE DEI NAVIGLI 3.1 LA GESTIONE IDRICA La rete di canali su cui è incentrato il presente studio è stata realizzata nel corso di un periodo molto lungo (dal XII al XIX secolo), prevalentemente con lo scopo di portare acqua alle aree agricole della pianura lombarda. Nel corso degli anni i navigli sono stati utilizzati anche come vie navigabili, contribuendo significativamente allo sviluppo della Città di Milano. Storicamente per due volte all anno i navigli vengono messi in asciutta; le due asciutte, primaverile ed autunnale, vengono fatte per consentire di eseguire agevolmente e nel minor tempo possibile gli interventi di manutenzione dei canali (prevalentemente consolidamento delle sponde e pulizia del fondo) e delle infrastrutture ed assi correlate (ponti, manufatti idraulici, etc..). La stagione irrigua, quella in cui i canali devono trovarsi al massimo della loro efficienza, ha solitamente inizio all inizio di aprile e si conclude verso la metà di settembre. In questo periodo, compatibilmente con la disponibilità di acqua nei due grandi bacini di invaso (Lago Maggiore e Lago di Como), nei canali viene fatta defluire la massima portata in concessione. Nel periodo invernale, al contrario, le richiesta d acqua da parte delle utenze irrigue è di molto inferiore, ed rappresentata da poche marcite, prevalentemente servite dal Naviglio Martesana. L alimentazione invernale dei navigli, oltre che per servire le utenze invernali, viene mantenuta per evitare un eccessivo abbassamento dei livelli della falda (che avrebbe poi effetti negativi all inizio della stagione irrigua) e per limitare i danni dovuti al gelo nella stagione invernale. Attualmente non è invece necessario mantenere un battente idrico che consenta la navigazione, anche se nei programmi futuri vi è quello di ripristinare la funzione di idrovie dei navigli. Le due asciutte annuali vengono quindi effettuate in questi periodi: - l asciutta primaverile dura circa 40 giorni e viene effettuata solitamente tra la fine di febbraio e la metà di aprile, in funzione del tipo di colture che devono essere irrigate. - l asciutta autunnale dura anch essa circa 40 giorni e viene effettuata tra la metà di settembre e la fine di ottobre. Negli stessi periodi viene chiaramente messa in asciutta anche la rete secondaria di distribuzione e ripartizione. Fino ad oggi le asciutte dei canali sono sempre state asciutte totali, il che significa che, nei limiti del possibile, la portata derivata nei navigli viene annullata. Tecnicamente è possibile anche regolare le opere di presa in modo da avere un asciutta parziale, ossia di lasciare nei navigli una portata d acqua minima che consenta l esecuzione dei lavori di manutenzione senza però indurre gli impatti negativi delle asciutte totali, fra i quali vi è indubbiamente quello sulla fauna ittica. Quanto appena esposto riguarda le regole generali di gestione che vengono storicamente seguite per la gestione dei navigli. Negli ultimi anni, per via dei numerosi interventi di recupero previsti dal Master Plan
4 (si veda il paragrafo 3.2), si è reso spesso necessario prolungare la durata dell asciutta autunnale per consentire l esecuzione degli interventi. Un altra eccezione al tradizionale criterio di gestione è costituita dalla rete del C.A.P. Villoresi; il Villoresi, infatti, non è mai stato usato come via navigabile e quindi non c è mai stata l esigenza di mantenere acqua nel canale anche durante il periodo invernale per consentire la navigazione. Inoltre, negli anni passati, per limitare l innalzamento della falda freatica nell area urbana milanese, veniva richiesto di mantenere il canale in asciutta per tutto il periodo invernale. Anche in questi anni, per via degli interventi di manutenzione straordinaria del fondo e delle sponde del canale, spesso il canale viene mantenuto in asciutta per tutto l inverno. In questo paragrafo sono stati semplicemente riportati i criteri con cui vengono gestite le asciutte dei navigli, senza soffermarsi sulla descrizione dello stato degli stessi durante le asciutte e sugli effetti nei confronti dell ecosistema acquatico. Di questi argomenti si tratterà nel capitolo 4. Per quanto concerne invece la gestione delle rete secondaria, la complessità della medesima non consente di effettuare un analisi di dettaglio. Sicuramente, nella maggior parte dei casi, la rete secondaria è alimentata dai soli navigli e quindi durante le asciutte anche i canali di derivazione rimangono privi d acqua. Rare eccezioni sono costituite dai canali secondari che sono alimentati anche da fontanili o che derivano acqua dai navigli in punti in cui resta sempre una portata residua che può quindi essere in parte captata dai canali secondari. 3.2 GLI INTERVENTI DI MANUTENZIONE E DI RIQUALIFICAZIONE DEI NAVIGLI Fino a qualche anno fa gli interventi che venivano eseguiti sui navigli erano prevalentemente curati dall ente gestore (oggi è il Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi per tutti i canali in esame) e si trattava prevalentemente di interventi di sistemazione spondale, che venivano eseguiti laddove le sponde davano segni di cedimento e di pulizia del fondo. Gli interventi di rifacimento delle sponde venivano eseguiti solitamente su brevi tratti di lunghezza ridotta dislocati su tutta le rete ed il loro scopo era esclusivamente quello di ricostruire sponde crollate o di prevenire il crollo di manufatti spondali in pessime condizioni. Gli altri interventi che vengono periodicamente eseguiti da parte del Consorzio Villoresi sono: la pulizia del fondo (per lo più rimozione di rifiuti gettati nei canali), la risagomatura del fondo (riempimento di buche) e la sostituzione o il rifacimento di opere idrauliche. Questo tipo di interventi di manutenzione sono finanziati o dallo stesso Consorzio, o dalla Regione Lombardia. Negli ultimi anni, a seguito di un sempre maggior interesse per il sistema dei navigli, la Regione Lombardia ha messo a punto un sistema per coordinare gli interventi e le competenze sul sistema dei navigli. In una situazione in cui anche i ruoli dei diversi enti non erano del tutto chiari, sono state introdotte due importanti novità, tra loro strettamente in relazione: - la redazione del Master Plan Navigli, uno strumento di pianificazione, redatto dalla Regione Lombardia con la collaborazione del Politecnico di Milano, che si propone di individuare in termini
5 operativi gli interventi prioritari e realisticamente fattibili, che consentano di riqualificare il sistema idraulico e l ecosistema dei Navigli Lombardi. - L istituzione della Navigli Lombardi s.c.a.r.l., una società consortile costituita da tutti gli enti coinvolti nel Master Plan (Regione Lombardia, Consorzio Villoresi, Provincia di Milano, Provincia di Pavia, Camera di Commercio di Milano, Camera di Commercio di Pavia, Comune di Milano, Comune di Pavia e da tutti i comuni attraversati dai Navigli), che, una volta a regime, sarà l Ente Unico rappresentativo dei soggetti coinvolti nel sistema dei Navigli e coordinerà tutti gli interventi di manutenzione e di riqualificazione. In pratica, con il Master Plan e con l istituzione della Navigli Lombardi s.c.a.r.l., gli interventi sui Navigli non saranno più gestiti individualmente dal Consorzio Villoresi o dai Comuni, ma saranno tutti coordinati dalla Navigli Lombardi s.c.a.r.l., in accordo con quanto previsto dal Master Plan. I principali obiettivi del Master Plan sono: 1. conservazione e riqualificazione; 2. consolidamento, restauro e manutenzione; 3. recupero e riuso per funzioni attuali e compatibili; 4. coordinamento continuo degli interventi e della gestione della intera rete e dei manufatti che definiscono e compongono lo storico "sistema" dei Navigli milanesi e pavesi. Attualmente ci si trova in una fase di transizione tra il vecchio sistema e la nuova concezione di intervento, anche se già da qualche anno vengono realizzati gli interventi previsti e finanziati dal Master Plan. Di seguito si riporta un elenco delle principali tipologie di intervento previste per le prossime asciutte: - sistemazione, restauro conservativo e consolidamento delle sponde - sistemazione delle alzaie e realizzazione di percorsi ciclopedonali - interventi di riqualificazione urbana - restauro di ponti - opere a verde - recupero funzionale delle conche di navigazione e realizzazione di attrezzature necessarie allo sviluppo della navigabilità - rimozione di rifiuti A causa della sua complessità, non è invece possibile stilare un elenco degli interventi di manutenzione sulla rete secondaria
6 3.3 ANALISI DELLE CONDIZIONI IDRAULICHE DEI NAVIGLI DURANTE LE ASCIUTTE In questo paragrafo si vuole descrivere quello che succede effettivamente alla rete dei navigli durante le asciutte indotte chiudendo le opere di derivazione dal Fiume Ticino e dal Fiume Adda. Le considerazioni di seguito esposte sono il frutto di alcuni sopralluoghi svolti durante le asciutte e di colloqui tenuti con il personale del Consorzio Est Ticino Villoresi, di alcuni comuni attraversati dai navigli e di alcuni agenti della Polizia Provinciale che da anni esercitano la loro professione nel territorio dei navigli. In questa parte dello studio, da una parte si vogliono individuare i tratti che, per motivi naturali o antropici, anche durante le asciutte sono caratterizzati da presenza d acqua, dall altro si vogliono fornire le basi conoscitive per proporre strategie gestionali che consentano di mantenere l acqua durante le asciutte anche in altri tratti. È bene evidenziare che la durata effettiva delle asciutte influisce in modo determinante sulle condizioni idrauliche. Più è lunga l asciutta, infatti, più si abbassa il livello della falda e più si riduce la quantità e l estensione dei tratti in cui rimane acqua. Vi sono diversi tratti dei navigli che, se l asciutta dura 40 giorni mantengono una minima quantità d acqua, ma se la durata dell asciutta viene aumentata, si asciugano progressivamente. Negli ultimi anni quindi il frequente prolungamento delle asciutte dovuto alla necessità di eseguire gli interventi previsti dal Master Plan ha peggiorato la situazione. Nelle prossime pagine viene descritto quello che succede nei canali oggetto di studio durante le asciutte; le stesse informazioni sono rappresentate in forma grafica nell Allegato Naviglio Grande Come è già stato esposto nel paragrafo 2.2.1, attualmente il Naviglio Grande ha di fatto origine a valle della centrale idroelettrica presente a Turbigo e viene interamente alimentato dalle acque del Canale Industriale. Quando il Naviglio Grande viene messo in asciutta lo scarico della centrale viene in parte scaricato direttamente nel Ticino ed in parte utilizzato per il raffreddamento della centrale termoelettrica e quindi scaricato nel Ticino. A valle della centrale di Turbigo, a causa delle perdite idrauliche dalle opere di regolazione, di alcuni apporti idrici esterni (scarico di un allevamento ittico e apporto dalle cave di inerti) e della ricarica da parte della falda freatica, nel naviglio rimane sempre dell acqua. L acqua permane nel Naviglio per circa 21 chilometri, fino al nodo idraulico dello scolmatore di nord ovest in Comune di Abbiategrasso, dove l acqua residua, viene completamente scaricata nello scolmatore attraverso uno scaricatore laterale posto sulla sponda destra del naviglio. In passato, se non erano previsti particolari interventi tra lo scolmatore e l inizio del Naviglio di Bereguardo, l acqua non veniva scaricata nello scolmatore, ma veniva lasciata defluire verso valle fino a che non filtrava progressivamente in falda. In questo tratto, il battente idrico durante le asciutte, in base alla distanza dagli apporti esterni, alla morfologia del fondo e alla pendenza del canale varia tra 20 e 70 centimetri
7 Qui, negli ultimi anni, non si è mai reso necessario effettuare recuperi della fauna ittica durante le asciutte. Nel tratto compreso tra il nodo idraulico e l inizio del Canale di Bereguardo (circa 2,6 chilometri), durante le asciutte, si formano alcune pozze isolate, che non sono in grado di preservare la fauna ittica per tutto il periodo di una asciutta. La stessa situazione si riscontra nei primi 2 chilometri a valle del ripartitore, fino all immissione della Roggia della Pila. Da qui, fino al cavalcavia della tangenziale ovest di Milano, per una lunghezza di circa 10 chilometri, la presenza d acqua diviene ancora più sporadica: l acqua permane in alcune pozze isolate che solitamente si prosciugano progressivamente durante l asciutta. A valle della tangenziale, fino al termine del Naviglio Grande alla darsena di Porta Ticinese (8,5 km), durante le asciutte, il naviglio si prosciuga completamente. Lungo l ultimo tratto del Naviglio Grande ci sono le opere di presa di diverse rogge che defluiscono verso sud e vanno poi ad incrociare il Naviglio Pavese. Come verrà esposto più dettagliatamente nel Capitolo 6, è importante considerare la presenza di questi corpi idrici minori, in quanto possono essere sfruttati come by-pass per restituire l acqua al Naviglio Pavese, mettendo in asciutta i navigli solo nell area urbana di Milano. Un altro nodo idraulico da considerare è il sifone con lo scaricatore dell Olona (circa 2 km a monte della darsena): in questo caso, il corso d acqua in questione può essere utilizzato per scaricare le acque a monte di eventuali tratti che richiedono l asciutta totale in Comune di Milano Naviglio Pavese Il Naviglio Pavese, durante le asciutte, è caratterizzato dalla quasi completa assenza d acqua fino alla conca di Moirago. Vista la collocazione geografica del Naviglio Pavese, esso non può infatti essere alimentato né da monte (la darsena durante le asciutte non è in grado di alimentarlo), né tanto meno dalla falda che si trova ormai troppo in profondità per poter alimentare il naviglio. Nel tratto in esame, lungo circa 10 chilometri, durante delle asciutte, si conserva un po di acqua monte della conche di navigazione di Rozzano e a monte del cavalcavia della tangenziale ovest di Milano. In questi due punti, infatti, sfruttando le opere trasversali presenti, viene invasata un po d acqua che, in alcuni casi, si mantiene per tutta l asciutta. I tratti bagnati non sono comunque in grado di ospitare una comunità ittica, ma vengono piuttosto utilizzati per i recuperi del pesce all inizio delle asciutte. Procedendo verso valle, nel tratto compreso tra la Conca di Moirago e la conca di Casarile (circa 6,5 km), durante le asciutte, si mantiene sempre una quantità d acqua tale da consentire la sopravvivenza della fauna ittica durante tutto il periodo dell asciutta. Questa condizione è possibile grazie ad un sistema messo a punto dal personale della polizia provinciale ed in seguito adottato dal personale del Consorzio Villoresi che, sfruttando l acqua fornita da un sistema di rogge e fontanili, consente di alimentare il naviglio. In particolare l acqua viene immessa attraverso il Cavo Cariasco e viene invasata nel naviglio
8 sfruttando la conca di Casarile (Figura 3-1). In questo modo è possibile mantenere l acqua nel naviglio in tutto il tratto in esame. A valle della conca di Casarile, fino al confine provinciale (circa 1,2 km), il naviglio rimane ancora in parte bagnato grazie all acqua immessa a monte. Qui, non essendoci un dispositivo che consenta di invasare acqua, il battente idrico è minore, ma consente comunque la sopravvivenza della fauna ittica. Figura 3-1: La paratoia utilizzata per alimentare il Naviglio Pavese tra Moirago e Casarile (in funzione durante l asciutta nella foto grande e durante il periodo irriguo nella foto piccola in basso a destra) Naviglio di Bereguardo Il Naviglio di Bereguardo, così come il Naviglio Pavese, durante le asciutte non ha alcun tipo di alimentazione in quanto il battente idrico del Naviglio Grande ad Abbiategrasso non è sufficiente ad alimentarlo e la falda, anche nel tratto di monte, è troppo in profondità per alimentarlo. Come è già stato esposto nel paragrafo 2.2.2, questo naviglio è caratterizzato dalla presenza di numerose conche di navigazione, il che significa che le perdite di quota e di carico idraulico sono concentrate in corrispondenza di tali strutture. Tale conformazione implica che, durante le asciutte, si formano alcune pozze isolate a monte delle conche; tali pozze sono isolate e spesso si prosciugano prima del termine dell asciutta. Partendo dall opera di regolazione ad Abbiategrasso, il naviglio si presenta completamente asciutto fino a circa 5 chilometri più a valle, all altezza di Morimondo; qui, grazie all invaso indotto da una conca di navigazione, per un tratto di circa 500 metri, anche durante le asciutte si rileva la presenza di acqua, in questo caso in grado di preservare normalmente la fauna ittica per tutta la durata dell asciutta
9 Proseguendo verso valle, il naviglio rimane in condizioni di asciutta per i successivi 2,5 chilometri. Qui, sempre grazie alla presenza di una conca di navigazione, si incontra un secondo tratto della lunghezza di circa 500 metri, analogo a quello descritto in precedenza, caratterizzato dalla presenza di acqua durante le asciutte. Da questa conca, per altri 2 chilometri si trovano ancora condizioni di asciutta totale e successivamente, ancora per la presenza di una conca, un terzo tratto in cui durante le asciutte si conserva dell acqua. In quest ultimo caso il battente d acqua durante le asciutte è estremamente ridotto. A valle di questo tratto, fino al confine con la Provincia di Pavia, riprendono le condizioni di asciutta totale Naviglio Martesana Il primo tratto del Naviglio Martesana, durante le asciutte, presenta condizioni diverse a seconda degli anni. Tutto il tratto parallelo al Fiume Adda, da Trezzo fino al cambio di direzione a Cassano d Adda, a seconda delle stagioni può presentare condizioni diverse: a volte fino a Cassano vi è un quantitativo d acqua tale da consentire la vita della fauna ittica, mentre altre volte l acqua è poca e si esaurisce prima di raggiungere Cassano. Probabilmente tale variabilità è dovuta allo stato delle opere di regolazione a Trezzo e all eventuale presenza di corpi (tronchi, rifiuti, etc..) che possono impedire la completa chiusura delle paratoie. Il tratto in esame è lungo circa 9 chilometri. A valle di Cassano d Adda, per i successivi 20 chilometri, fino a Vimodrone, si presenta una condizione di asciutta totale. In questo tratto sono però presenti alcuni nodo idraulici che è opportuno considerare: oltre alle conche di navigazione di Inzago e di Bellinzago, a valle delle quali all inizio delle asciutte si formano delle buche in cui si accumula la fauna ittica, in questo tratto il Naviglio Martesana incrocia il Torrente Trobbia e il Torrente Molgora. Il primo, che incrocia il naviglio all altezza della conca di Bellinzago, è dotato di un sistema di regolazione idraulica tale per cui in condizioni normali tutte le acque convogliate dal Torrente Trobbia vengono riversate nel naviglio mentre, in caso di piene, parte della portata viene deviata nel naviglio e parte prosegue lungo il vecchio alveo del T. Trobbia. Questa condizione, che potrebbe teoricamente essere vantaggiosa per la fauna ittica, in realtà non è altro che una fonte di problemi in quanto il Torrente Trobbia è caratterizzato da un carico inquinante estremamente elevato. Pertanto, quando il naviglio è in condizioni normali, tale carico inquinante viene diluito dalla portata del naviglio, ma durante le asciutte l apporto del T. Trobbia induce un forte incremento della concentrazioni di inquinanti nella poca acqua del naviglio e nel sedimento di fondo. Al termine delle asciutte, quando viene immessa l acqua nel naviglio, tale carico inquinante viene rilasciato improvvisamente nelle acque causando seri problemi a valle. Si ritiene quindi urgente provvedere per rimediare a tale situazione. Circa 5 chilometri più a valle, in Comune di Gorgonzola, si trova il sifone del Torrente Molgora. In questo caso le opere idrauliche presenti consentono esclusivamente di scaricare le acque del naviglio nel T. Molgora e non viceversa. Analogamente a quanto visto a proposito del Naviglio Grande, in questo punto è possibile scaricare le acque del naviglio durante le asciutte, qualora fosse realmente necessario effettuare
10 un asciutta totale a valle, ma possa essere mantenuto un battente idrico di alcune decine di centimetri a monte di questo punto. A Vimodrone è presente un breve tratto (circa 350 metri) in cui, grazie all intervento dei pescatori locali, viene mantenuta nel naviglio una quantità d acqua sufficiente alla conservazione della fauna ittica presente. Qui, sfruttando un modesto sbarramento trasversale esistente ed alimentando il naviglio con acqua potabile, si è visto che è possibile mantenere un battente idrico sufficiente alla vita dei pesci per tutto il tratto. A valle di Vimodrone, fino a Milano, vi è ancora un tratto di oltre 6 chilometri che si prosciuga completamente; circa a metà vi è l attraversamento del Torrente Lambro. Qui, un tempo lo scambio idrico era possibile in entrambe le direzioni, ma attualmente alcune paratoie sono state murate ed è solo possibile scaricare nel Lambro le acque del naviglio. A Milano, gli ultimi 500 metri a monte dell inizio del tratto tombinato, sono caratterizzati dalla presenza d acqua anche durante le asciutte. Tale condizione è in parte dovuta all apporto di una modesta roggia ed in parte all invaso generato dalle opere idrauliche presenti in corrispondenza dell inizio del tratto tombinato
11 3.3.5 C.A.P. Villoresi Il C.A.P. Villoresi, rispetto alla rete dei navigli, è caratterizzato dalla presenza di fauna ittica meno pregiata; la popolazione ittica è caratterizzata prevalentemente da pesci di piccola taglia e si concentra prevalentemente nei primi 35 km (di cui 15 in Provincia di Varese e 20 in Provincia di Milano), tra Somma Lombardo e Parabiago. Come è stato esposto nel paragrafo 2.1, le sponde ed il fondo del C.A.P. Villoresi sono cementate per la maggior parte della lunghezza del canale. Il rivestimento del fondo e delle sponde era stato eseguito già in origine, quando il canale è stato scavato, con lo scopo di incrementarne l impermeabilità e ridurne la scabrezza. Nel corso degli anni si sono resi necessari interventi di restauro e rifacimento delle opere di rivestimento, che comunque sono state mantenute e rifatte con tecnologie più moderne. Anche in questi anni è in corso un grosso intervento di restauro delle opere di copertura del canale. Il C.A.P. Villoresi è caratterizzato da una geometria relativamente omogenea, e elementi quali buche o rifugi laterali per i pesci sono assai ridotti. Per il forte carattere di artificialità il C.A.P. Villoresi non appare dunque in grado di ospitare stabilmente una comunità ittica. Attualmente, indipendentemente dalla durata prevista dell asciutta, le manovre di chiusura e messa in asciutta vengono svolte riducendo progressivamente la portata rilasciata a Somma Lombardo. Mentre il livello dell acqua si abbassa, parte della fauna ittica risale il canale fino all opera di presa a Somma Lombardo e parte segue la corrente verso valle. A Parabiago, a monte della diga poiret, c è un tratto di circa 200 metri in contropendenza dove, grazie anche all invaso indotto dalla struttura fissa della diga poiret, si accumula il pesce. Negli ultimi anni i recuperi della fauna ittica vengono eseguiti in questi due punti, mentre il poco pesce presente tra Somma e Parabiago (prevalentemente nella zona di Castano Primo) e a valle di Parabiago viene predato dagli uccelli. Ad eccezione del tratto a monte della diga poiret di Parabiago, dove a volte l acqua rimane per tutta la durata dell asciutta, lungo il canale non esistono altri tratti in cui, durante le asciutte, vi sia una permanenza di acqua significativa
12 3.3.6 La rete di distribuzione secondaria L alimentazione della rete secondaria dipende chiaramente da quella dei navigli; il battente idrico nel punto di derivazione e la quota della bocca di presa determinano la portata che viene assorbita dalla rete secondaria. Dai rilievi effettuati lungo i navigli si è potuto constatare che, nella maggior parte dei casi, la base delle bocche di presa si trova almeno 30/40 cm più alta del fondo del canale; quando le bocche sono a monte di opere trasversali (conche) tale differenza è molto più alta. Fanno eccezione gli scaricatori di fondo, che si trovano o alla quota del fondo del canale o ad una quota ancora più bassa. In queste condizioni, visto quanto esposto nei paragrafi precedenti in merito alle condizioni della rete principale durante le asciutte, appare evidente che ad eccezione di alcuni casi eccezionali, attualmente non è possibile fornire acqua alla rete secondaria. Nella parte settentrionale dell area di studio è possibile che alcuni canali secondari vengano alimentati dalla falda, mentre nella parte centro-meridionale può esserci qualche roggia che va ad alimentare la rete irrigua. Tali considerazioni sono però di carattere generale in quanto la rete secondaria è talmente estesa e complessa che non è possibile addentrarsi nell analisi dei singoli casi
13 4. LA FAUNA ITTICA DEI NAVIGLI Alimentate da due dei maggiori tributari di sinistra del Fiume Po - il Fiume Ticino ed il Fiume Adda - le reti di canali gestiti dal Consorzio ne ricevono non solo le acque ma anche la ricca fauna acquatica che, richiamata dall asta principale del fiume, si distribuisce nei canali popolandoli con specie anche di assoluto pregio faunistico come lo storione cobice (Acipenser naccarii, riscontrato in più casi nel Naviglio Martesana), il temolo (Thymallus thymallus, per il quale sono documentati casi di recupero dal Naviglio Martesana, avvalorando peraltro la tesi che nel tratto sublacuale dell Adda esista una popolazione autoctona residua di questa specie ormai in forte decremento in tutti i bacini del Nord Italia) o diversi Ciprinidi inseriti nella Direttiva Habitat tra le specie di interesse comunitario come il pigo (Rutilus pigus), la savetta (Chondrostoma soetta) o i barbi (il barbo comune, Barbus plebejus, e il barbo canino, Barbus meridionalis). A fianco di queste specie popolano la rete idrica numerose altre specie tipiche del Ticino e dell Adda ed anche i molti pesci esotici ormai acclimatati nelle acque dei due grandi fiumi, che trovano nei canali artificiali ambienti comunque favorevoli alla colonizzazione, grazie alla disponibilità del macrobenthos che colonizza il fondo, a sua volta favorito dalla presenza di tappeti algali, nella gran parte naturale, indipendentemente dalle loro caratteristiche autoecologiche. Ciò è evidente dai quadri compositivi della fauna ittica presente nei canali. Dagli stessi quadri emerge un aspetto rilevante che riguarda il ruolo rivestito dai canali di derivazione nella capacità di dispersione delle specie ittiche, potenziandola nel bene e nel male, favorendo la diffusione non solo delle specie autoctone ma anche di quelle esotiche. I dati sulla presenza della fauna ittica nella rete dei navigli gestiti dal Consorzio di Bonifica Est Ticino - Villoresi sono desunti esclusivamente dai verbali redatti dal personale di vigilanza della Provincia di Milano, in occasione dei recuperi dei pesci operati durante le asciutte dei canali. Seppure la natura stessa dei dati utilizzati per le elaborazioni costituisca un fattore limitante la possibilità di definire il reale quadro compositivo della fauna ittica presente nei canali, questo fatto può ritenersi in parte mitigato dalle dimensioni del campione di riferimento, costituito da 248 verbali raccolti in 10 stagioni di asciutta. In particolare, sono stati consultati i verbali relativi alle seguenti asciutte: primavera verbali; autunno verbali; primavera e autunno verbali; primavera e autunno verbali; primavera e autunno verbali; primavera e autunno verbali. L archivio relativo alla primavera 2004 e alle due stagioni di asciutta del 2003 non era invece disponibile
14 Al fine di valutare la composizione specifica della fauna ittica presente nei canali, sono stati considerati separatamente il sistema di canali derivati dal Fiume Ticino ed il Naviglio della Martesana, derivato invece dal Fiume Adda, in modo da poter fare delle comparazioni con le comunità ittiche rispettivamente presenti nei due fiumi. 4.1 LA FAUNA ITTICA DELLA RETE DI NAVIGLI DERIVATA DAL FIUME TICINO Dai 155 verbali consultati, completati in occasione di asciutte sulla rete dei navigli derivata dal Fiume Ticino, risulta la presenza complessiva di 28 specie ittiche. In particolare, analizzando la frequenza di comparsa di ciascuna specie nei verbali (illustrata in Figura 4-1), si osserva la dominanza numerica dei Ciprinidi, con cavedano, barbo, tinca, pigo, carpa, alborella, triotto e scardola tra le specie più frequenti. Tale dominanza ciprinicola trova una buona corrispondenza con la struttura della comunità ittica riscontrabile in Ticino. I dati sulla fauna ittica del fiume, risalenti alla stagione tardo-primaverile del 2005 (dati GRAIA srl, non pubblicati), presentano infatti per il tratto medio-alto del Ticino sublacuale una comunità piuttosto diversificata, con cavedano, barbo comune, tinca, scardola, triotto tra le specie più comuni. Tale quadro compositivo della fauna ittica rinvenibile nei canali durante le asciutte non cambia confrontando i dati relativi ai recuperi effettuati durante le asciutte autunnali con quelli raccolti durante le asciutte primaverili (Figura 4-3)
15 Figura 4-1. Frequenza di comparsa (espressa come numero percentuale di verbali in cui la specie è stata rilevata) delle specie ittiche nella rete di canali derivati dal Fiume Ticino (dati , Provincia di Milano).. frequenza di comparsa (% recuperi) 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% Cavedano 63% Pesce persico 54% Barbo comune Tinca Luccio Pigo Carpa Alborella Triotto Scardola 42% 42% 38% 34% 31% 30% 30% 28% Specie Rodeo amaro Lucioperca Cagnetta Ghiozzo padano Savetta Pseudorasbora Anguilla Carassio Gobione Cobite comune Gardon Pesce gatto Trota fario Trota iridea Amur Bottatrice 9% 8% 7% 6% 6% 6% 5% 5% 4% 3% 3% 2% 1% 1% 1% 1% Pesce gatto punteggiato Vairone 1% 1%
16 Figura 4-2. La comunità ittica del Fiume Ticino sublacuale nel suo tratto medio-alto (dati 2005, GRAIA srl per Parco del Ticino Lombardo). Classi di abbondanza stimata: 1= raro; 2= scarso; 3= comune; 4= abbondante. Classi di abbondanza cavedano cobite comune ghiozzo padano rodeo amaro anguilla barbo comune gardon luccio persico reale persico sole pigo x gardon scardola tinca triotto alborella cagnetta lampreda padana pigo sanguinerola triotto x gardon vairone barbo canino bottatrice carassio carpa cobite mascherato gobione lasca lavarello lucioperca o sandra pesce gatto pseudorasbora savetta storione cobice temolo trota marmorata
17 Figura 4-3. Quadro compositivo della fauna ittica dei canali di derivazione del Ticino nelle due stagioni di asciutta (dati , Provincia di Milano). Frequenza di comparsa (% di recuperi) 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% Pesce persico Cavedano Tinca Barbo comune Luccio Pigo Alborella Triotto Carpa Scardola Lucioperca Rodeo amaro Cagnetta Savetta Ghiozzo padano Pseudorasbora Carassio Gardon Anguilla Cobite comune Gobione Pesce gatto Pesce gatto punteggiato Vairone Amur Bottatrice Trota fario Trota iridea 11% 0% 11% 5% 10% 0% 8% 2% 7% 5% 7% 2% 4% 5% 4% 0% 4% 7% 3% 5% 3% 7% 3% 0% 1% 0% 1% 0% 0% 2% 0% 2% 0% 5% 0% 5% 61% 34% 55% 43% 37% 39% 49% 39% 37% 34% 34% 32% 24% 30% 29% 29% 34% 29% 24% AUTUNNO PRIMAVERA 83% 4.2 LA FAUNA ITTICA DELLA RETE DI NAVIGLI DERIVATA DAL FIUME ADDA I dati estrapolati da 94 verbali di altrettanti recuperi della fauna ittica compiuti nel Naviglio Martesana mostrano un quadro della fauna ittica anche in questo caso molto simile alla composizione specifica della comunità ittica del fiume da cui deriva le sue acque. Le specie più frequenti nei recuperi risultano infatti tra le più comuni nella comunità ittica del Fiume Adda, confermando anche in questo caso la dominanza
18 dei Ciprinidi, in particolare di specie come il cavedano, il barbo comune, la scardola, la tinca e la carpa (Figura 4-4 e Figura 4-5). Il quadro compositivo della fauna ittica dei canali non cambia nel confronto tra le due stagioni di asciutta, quella primaverile e quella autunnale, come si evince dal grafico rappresentato in Figura 4-6. Figura 4-4. Frequenza di comparsa (espressa come numero percentuale di verbali in cui la specie è stata rilevata) delle specie ittiche nel Naviglio Martesana (dati , Provincia di Milano).. Specie Cavedano Scardola Pesce persico Tinca Luccio Barbo comune Carpa Vairone Anguilla Alborella Pigo Triotto Trota fario Trota iridea Lucioperca Storione cobice Gobione Lavarello Spinarello Temolo Carassio Pesce gatto Pesce gatto africano Savetta Cagnetta Gardon Pesce gatto punteggiato frequenza di comparsa (% recuperi) 0% 20% 40% 60% 80% 100%
19 Figura 4-5. La comunità ittica del Fiume Adda sublacuale nel suo tratto medio-alto (dati , GRAIA srl per Parco Adda Nord). Classi di abbondanza stimata: 1= raro; 2= scarso; 3= comune; 4= abbondante. Agone Alborella Anguilla Barbo canino Barbo comune Barbo esotico Bottatrice Cagnetta Carassio Carpa Cavedano Cobite comune Gardon Ghiozzo padano Gobione Luccio Persico sole Pesce gatto Pesce persico Pigo Pseudorasbora Sanguinerola Savetta Scardola Scazzone Siluro Storione cobice Temolo Tinca Triotto Trota fario Trota iridea Trota marmorata Vairone
20 Figura 4-6. Quadro compositivo della fauna ittica rilevabile nel Naviglio Martesana nelle due stagioni di asciutta (dati , Provincia di Milano). 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% Cavedano Scardola Pesce persico Tinca Barbo comune Carpa Luccio Alborella Anguilla Pigo Vairone Triotto Lucioperca Trota fario Trota iridea Storione cobice Carassio Pesce gatto africano Savetta Spinarello Gambero di fiume Gardon Gobione Pesce gatto Pesce gatto punteggiato Temolo Cagnetta Lavarello 23% 22% 16% 22% 18% 20% 16% 18% 16% 18% 14% 7% 12% 23% 12% 20% 6% 16% 4% 2% 4% 0% 4% 0% 4% 5% 2% 0% 2% 0% 2% 14% 2% 2% 2% 0% 2% 7% 0% 2% 0% 9% 30% 32% 43% 52% 53% 50% 51% 49% 50% 86% 77% 84% 66% 82% AUTUNNO PRIMAVERA
21 4.3 EFFETTI DELLE ASCIUTTE PERIODICHE DEI NAVIGLI SULLA FAUNA ITTICA In occasione delle due asciutte totali annualmente programmate dal Consorzio, la fauna ittica ormai stabilitasi nei canali durante i lunghi periodi di portata stabile è qui sorpresa da repentini abbassamenti dei livelli dell acqua che la obbligano ad abbandonare la rete di canali messi in asciutta o a concentrarsi nelle poche buche e nei pochi tratti ancora inondati. Qui non possono far altro che sopravvivere il più a lungo possibile, a seconda della propria adattabilità, in attesa che li raggiunga la morte per asfissia o per la predazione da parte degli uccelli ittiofagi o, per i più fortunati ma certo non per tutti, sopraggiunga l intervento degli addetti ai recuperi, che li trasferiscono in ambienti naturali limitrofi adatti a riceverli. Tali recuperi della fauna ittica, compiuti nella gran parte nelle prime settimane di asciutta da parte di ditte appaltatrici ingaggiate dallo stesso Consorzio e solo in minima parte operati dal personale di vigilanza della polizia provinciale in seguito alle segnalazioni dei cittadini, sono realizzati tramite elettropesca condotta procedendo a piedi verso monte all interno del canale, sondando tutta la sezione bagnata. Al termine dell azione di recupero, il pesce raccolto e stabulato in vasche ossigenate viene trasferito negli ambienti naturali più vicini, facendo registrare una mortalità immediata nella gran parte dei casi molto bassa, stando ai dati registrati sui verbali, ma verosimilmente superiore se si considerano gli effetti di lungo termine che i possibili traumi e lo stress accumulato in seguito all asciutta e all azione di recupero possono provocare. I dati riportati nei verbali relativi ai recuperi compiuti nelle ultime stagioni di asciutta fanno infatti rilevare una percentuale media di mortalità per stagione compresa tra lo 0,2 ed il 19%; tali percentuali si alzano notevolmente, toccando il tetto del 100% di mortalità, nel caso di recuperi compiuti in seguito a segnalazioni di cittadini, che solitamente riguardano concentrazioni di pesci in luoghi tralasciati dalle azioni di recupero routinario condotto nelle prime settimane di asciutta. Come rappresentato in Figura 4-7, gli stessi dati dei recuperi ittici compiuti in 10 stagioni di asciutta avvenute tra il 1999 ed il 2005 di cui 5 primaverili ed altrettante autunnali, dimostrano che nelle asciutte primaverili sono stati compiuti complessivamente la metà dei recuperi effettuati durante le asciutte autunnali determinando la raccolta di una biomassa pressoché pari alla metà di quella raccolta con i recuperi compiuti nelle asciutte autunnali: 86 recuperi effettuati nelle asciutte primaverili per una biomassa raccolta di circa Kg di pesce contro i 162 recuperi effettuati nelle asciutte autunnali per una biomassa di circa Kg di pesce raccolto. Lo stesso fatto è evidente anche analizzando le biomasse raccolte per singola stagione (si ricorda che per il 2005 ed il 2004 si dispone dei dati relativi ad una sola stagione). Questo fatto può essere spiegato considerando che nella stagione autunnale la fauna ittica sorpresa dall asciutta è molto più numerosa in conseguenza della sua più grande mobilità ed attività estiva che non invernale, di conseguenza molti più pesci entrano nella rete idrica dei navigli nella stagione favorevole, determinando una maggiore necessità di interventi di recupero. Tali considerazioni portano dunque anche a concludere che tra le due asciutte, autunnale e primaverile, la più rovinosa per la fauna ittica risulta essere certamente quella autunnale, in quanto mediamente riguarda una biomassa ittica di quasi due volte superiore a quella coinvolta nelle asciutte invernali
22 Figura 4-7. Numero di recuperi effettuati e biomassa di pesce raccolto nei recuperi di fauna ittica compiuti nelle stagioni primaverili ed autunnali di asciutta verificatesi negli anni 1999, 2000, 2001, 2002, 2004, Biomassa di pesce raccolto nei recuperi (Kg) N recuperi effettuati Biomassa di pesce raccolto (Kg) N recuperi effettuati Asciutte primaverili Asciutte autunnali 0 Figura 4-8. Biomassa di pesce recuperato nelle stagioni di asciutta comprese tra il 1999 ed il 2005 (Fonte dati: Provincia di Milano) Asciutta autunnale Biomassa di pesce raccolto nei recuperi (Kg) Asciutta primaverile Anno
23 PROVINCIA DI MILANO Analizzando poi la dislocazione di tali interventi di recupero (Figura 4-9), si può osservare che essi si concentrano in maniera particolare nel Naviglio Grande e nel Naviglio Martesana, seguiti da Naviglio di Bereguardo e Naviglio Pavese. Nel Canale Villoresi i recuperi sono sporadici e riguardano quantitativi di pesce piuttosto esigui. Nel Naviglio Grande inoltre le attività di recupero si concentrano nel tratto compreso tra la derivazione del Naviglio di Bereguardo e la Darsena di Milano, mentre nel tratto alto gli interventi sono sporadici; ciò in ragione del fatto che questo tratto è alimentato secondariamente dalla falda superficiale che ne assicura il mantenimento di portate di magra di norma sufficienti a mantenere in vita la fauna ittica. Da tali evidenze emerge la possibilità di intervenire a favore della salvaguardia della fauna ittica a più livelli: sia garantendo portate di magra sufficienti alla vita dei pesci nel fiume, sia prevedendo interventi di ingegneria naturalistica nei tratti di maggiore concentrazione dei pesci in caso di asciutta totale, con la realizzazione di zone adatte allo stazionamento ed al mantenimento della fauna ittica. Di seguito sono descritti il metodo ed i risultati della determinazione della profondità minima dell acqua che deve essere mantenuta necessariamente nei navigli per la sopravvivenza della fauna ittica. Figura 4-9. Localizzazione dei punti e dei tratti di recupero dei pesci durante le asciutte dei canali (Fonte dati: Provincia di Milano)
24 Figura Biomasse di pesce raccolto e numero di recuperi effettuati nei navigli della rete idrica gestita dal Consorzio negli anni compresi tra il 1999 ed il 2005 (Fonte dati: Provincia di Milano) Biomassa di pesce raccolto (Kg) N recuperi effettuati 10 0 Naviglio Grande Naviglio Pavese Naviglio di Bereguardo Canale Villoresi Naviglio Martesana 0 Bacino del Fiume Ticino Bacino del Fiume Adda 4.4 CONDIZIONI MINIME DI SOPRAVVIVENZA DELLA FAUNA ITTICA NEI NAVIGLI: LA CURVA DI PREFERENZA DEL BARBO Come anticipato nel paragrafo precedente, la prima condizione necessaria per il mantenimento della fauna ittica nei navigli è la disponibilità d acqua. Per la determinazione della quantità minima d acqua, o meglio, della profondità minima dell acqua che occorre assicurare in maniera continuativa nei navigli per garantire la sopravvivenza ai pesci, è stata utilizzata la curva di preferenza del barbo. L utilizzo di questa specie ittica come riferimento deriva in primo luogo dalla lettura dei dati raccolti sulla composizione specifica della fauna ittica presente nei navigli, che risulta essere dominata dai Ciprinidi tra cui le specie reofile costituiscono la componente meno tollerante dal punto di vista delle condizioni ambientali e delle quali il barbo comune (Barbus plebejus) può essere considerato, anche in virtù della sua abbondanza, la specie più rappresentativa, ed anche dalla consultazione della letteratura scientifica pubblicata a riguardo che ne fornisce la curva di preferenza per la profondità dell acqua (Pouilly & Souchon, 1994) 2. Una curva di preferenza è una relazione matematica che esprime il livello di gradimento da parte di una specie ad un determinato stadio vitale per uno dei parametri ambientali quali: la profondità dell'acqua, la velocità di corrente e la granulometria del substrato. Tali curve vengono determinate mediante appositi campionamenti volti all osservazione e definizione dei microhabitat utilizzati dai pesci all interno di tratti 2 Pouilly M. & Souchon Y., Simulation de l habitat physique du barbeau fluviatile (Barbus barbus, L. 1758): choix des modèles biologiques et sensibilité de la réponse. Bulletin Fr. Pêche Pisc., 334:
25 fluviali. Considerando che una campagna sperimentale di acquisizione di tali dati richiede un notevole impegno in termini economici e di tempo, è possibile impiegare curve esistenti in letteratura, come è il caso presente. Di seguito è rappresentata la curva di preferenza del barbo per la profondità dell acqua. Il valore soglia di preferenza utilizzato per la definizione della profondità minima necessaria a garantire condizioni accettabili di vita per la specie è pari a 0,6, selezionato in quanto in grado da solo di esprimere un buon livello di preferenza e per il fatto che oltre tale valore, a fronte di variazioni anche importanti di profondità non corrispondono altrettanto sostanziali cambiamenti nella preferenza espressa dal barbo. Stabilito il valore soglia di preferenza, una profondità di 30 cm risulta essere il valore minimo di profondità dell acqua che deve essere sempre assicurato nei navigli al fine di garantire la vita in condizioni accettabili della fauna ittica presente. Figura Curva di preferenza del barbo comune per la profondità (mod. da Pouilly & Souchon, 1994). 1 0,8 Preferenza 0,6 0,4 0, tirante minimo Profondità (cm) 4.5 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE SULLA FAUNA ITTICA DELLA RETE IDRICA DEI NAVIGLI Come emerso nei paragrafi precedenti, i navigli gestiti dal Consorzio Villoresi possiedono notevoli potenzialità come ambienti in grado di ospitare fauna ittica, principalmente in ragione delle ampie interconnessioni esistenti con i corsi d'acqua naturali, come i grandi fiumi Ticino ed Adda da cui si originano. Tali potenzialità sono però attualmente represse da una serie di fattori limitanti, peraltro comuni a tutti i canali della rete principale, che sono:
26 la generale monotonia dell habitat fluviale dovuta alla regolarità della morfologia dell alveo, alla relativa costanza della larghezza, della profondità, della velocità di corrente e della natura dei sedimenti, in gran parte costituiti da ghiaia; la sistematicità con cui i canali vengono sottoposti ad asciutte totali. Questi fattori non consentono di fatto la costituzione di ecosistemi acquatici stabili, con comunità ittiche strutturate e popolazioni ittiche in grado di automantenersi. Alla luce delle evidenze emerse, tale obiettivo risulta raggiungibile qualora siano adottate le seguenti strategie di salvaguardia della fauna ittica nei navigli: 1. Abbandono della pratica delle asciutte totali a favore di asciutte parziali che garantiscano il mantenimento di un tirante minimo di 30 cm; 2. realizzazione di interventi di ingegneria naturalistica volti a creare, all interno dei navigli, zone adatte allo stazionamento, all approvvigionamento e alla riproduzione delle diverse specie ittiche in modo da consentirne l impianto di popolazioni in grado di autosostenersi
27 5. ALTRE ESPERIENZE DI GESTIONE DI CANALI IRRIGUI Nel presente capitolo si riportano le informazioni che sono state acquisite, relative a diversi sistemi di gestione di sistemi irrigui che possono essere confrontati con la rete dei navigli. Uno di questi esempi è costituito dallo stesso Naviglio Pavese, nel tratto interno alla Provincia di Pavia. Naviglio Pavese Il tratto pavese del naviglio, per il suo profilo longitudinale bacinizzato (sono presenti 7 conche su una lunghezza complessiva di circa 15,5 km), permette di adottare una tecnica di salvaguardia molto efficace, che consiste nella chiusura delle conche esistenti, nell alimentare il canale con una minima portata idrica e, quindi, nel mantenere una serie di bacini nei quali sopravvive la fauna ittica e non è necessario effettuare alcun recupero. E una sistema che la Provincia di Pavia ha promosso e che ha migliorato strutturalmente, finanziando la realizzazione presso ogni conca di una struttura metallica (Figura 5-1 a, b) che consente di invasare acqua a monte in modo più efficiente rispetto alla semplice chiusura della conca, che molto spesso presenta perdite rilevanti. La struttura consiste in due travi ad U in acciaio fissate sulla sponda dove si possono inserire assi (in legno o metallo) che regolano il livello idrico. La Provincia di Pavia ha inoltre finanziato un interessante sistema di diversificazione ambientale del canale, realizzato dal Consorzio Villoresi, che consiste in due serie di deflettori di corrente (Figura 5-1 c) che, attraverso le strutture fisse nel canale producono un alternarsi di zone con diverse velocità di corrente. E peraltro evidente che tali deflettori non hanno prodotto alcuno scompenso idraulico né strutturale al canale, ma che invece hanno portato moltissimi pesci a colonizzare il tratto. I deflettori hanno fatto sì che nei momenti di maggiore portata il flusso idrico abbia prodotto una buca, molto gradita ai pesci, e al contempo le maggiori velocità di corrente hanno impedito la crescita rigogliosa delle piante acquatiche, peraltro molto evidente in tutto il rimanente canale (Figura 5-1 c). Nel tratto di Nivolto, in cui sono stati osservati i deflettori di corrente, si è anche rilevata la presenza di una siepe di salice, di recente impianto, che aveva prodotto un piacevole effetto estetico, ma anche un parziale ombreggiamento del canale e favorito l ecosistema nel suo complesso. Tale siepe, rigogliosa fino al mese di agosto, ha purtroppo subito una drastica potatura, certamente eccessiva e maldestra, che mette a rischio la stessa sopravvivenza delle piante (Figura 5-1 d, e, f). Le siepi, quanto più sono vicine all acqua e in grado di interagire con l acqua dando ombreggiamento e cibo, tanto più hanno pregio ecosistemico
28 PROVINCIA DI MILANO Figura 5-1: Alcune immagini relative alla gestione del Naviglio Pavese nel tratto in Provincia di Pavia a- Particolare della trave in acciaio in cui vengono alloggiate le assi per invasare acqua b - Struttura creata per invasare acqua con evidenziata in giallo un asse sommersa c - I deflettori di corrente realizzati sul Naviglio Pavese d - La siepe lungo il naviglio prima della potatura e - Lavori di sfalcio lungo la sponda del Naviglio Pavese f - La siepe lungo il naviglio dopo la potatura
29 Canale Muzza Per conoscere diversi criteri di gestione di reti irrigue, è stato organizzato un incontro con il personale del Consorzio Bonifica Muzza Bassa Lodigiana. In tale occasione il direttore del consorzio ha illustrato le fasi della scelta che li ha condotti ad abbandonare le asciutte totali a vantaggio di periodiche asciutte parziali. Successivamente abbiamo visitato il canale principale ed alcuni derivatori per vedere anche gli interventi di riqualificazione eseguiti dal consorzio sulla rete irrigua. Dall incontro è emerso che dall inizio degli anni 80, in parte per ragioni economiche, ed in parte per eliminare l impatto delle asciutte totali sull ecosistema del canale, il consorzio si è progressivamente organizzato per non eseguire più asciutte totali ed eseguire le lavorazioni nel canale in presenza di acqua. Dapprima hanno cominciato a lasciare l acqua nella parte alta del canale, dopo due anni sono riusciti a non mettere più in asciutta tutto il Canale Muzza. Chiaramente tale modifica ha comportato una serie di cambiamenti nelle modalità di esecuzione degli interventi di manutenzione che, da oltre vent anni, vengono eseguiti in presenza d acqua. In particolare, le operazioni di dragaggio e pulizia del fondo vengono eseguiti con escavatori in grado di lavorare in presenza di acqua e con la sorbona, una macchina in grado di dragare il materiale sedimentato sul fondo e ridurre il contenuto d acqua. Nel caso di interventi di sistemazione delle sponde vengono invece realizzate delle ture in terra provvisorie. Dopo vent anni nei quali la rete irrigua è stata gestita in questo modo, il direttore Consorzio si dichiara soddisfatto della scelta fatta a suo tempo, sia per ragioni economiche (il costo aggiuntivo delle lavorazioni in presenza d acqua e largamente compensato dal risparmio dato dal non dover effettuare i recuperi della fauna ittica, dal non dover bloccare la produzione di energia idroelettrica, etc..), che per ragioni di immagine del consorzio che sicuramente ha tratto beneficio dalla scelta di non effettuare più asciutte totali
30 Figura 5-2: Realizzazione di una tura in terra sul Canale Muzza Esperienze internazionali Dalla consultazione della letteratura straniera emergono esperienze di dissuasione dei pesci dall ingresso nei canali di derivazione. È per esempio diffuso negli Stati Uniti l utilizzo di barriere elettriche, il cui principio di funzionamento si basa sulla creazione di un campo elettrico sommerso, avente direzione parallela a quella della corrente del corso d acqua, con linee elettriche che corrono in direzione testa-coda lungo il pesce in atteggiamento di risalita. Tale disposizione determina infatti l effetto più efficace di shock elettrico sul pesce che è dunque portato a girarsi sul fianco per affievolirne il segnale ed è trascinato a valle dalla corrente. Figura 5-3. Principio di funzionamento delle barriere elettriche. Moyle & Israel (2005) 3 operano un attenta revisione della letteratura esistente riguardo all utilizzo dell apposizione di griglie in corrispondenza delle prese dei canali di diversione, come metodo di contrasto 3 Moyle P.B. & Israel J.A., Untested assumptions: effectiveness of screening diversions for conservation of fish populations. Fisheries, 30:
31 all ingresso dei pesci nei canali stessi. Da tale revisione emerge la mancanza di studi che approfondiscano il funzionamento e determinino l efficacia di questo metodo di salvaguardia della fauna ittica dalla dispersione in canali di irrigazione, di produzione elettrica o destinati ad altri tipi di utilizzo umano. Per lo più avanzano l ipotesi che in alcuni casi la presenza delle griglie possa determinare un ulteriore elemento di minaccia per alcune specie ittiche poiché in corrispondenza di queste strutture le rende maggiormente esposte alla predazione. Johnson et al. (2005) 4 riferiscono dell utilizzo di luci stroboscopiche, consistenti in lampi brevi, alternati a fasi di buio completo, per la dissuasione dei giovani salmoni all ingresso in canali di navigazione, localizzati lungo il corso dell emissario del Lago Washington a Seattle. L impiego di luci stroboscopiche riduce di fatto l ingresso di giovani salmoni in detti canali per il 75%, contribuendo così significativamente alla loro sopravvivenza. Gli stessi autori però sottolineano che gran parte dell efficacia di questo strumento di dissuasione potrebbe in realtà essere collegata al flusso intermittente che caratterizza i canali in oggetto, che vengono riempiti all occorrenza, mettendo per contro in discussione la possibilità che si realizzi un uguale efficacia nel caso di canali a flusso continuo. 4 Johnson P.N., Bouchard K. & Goetz F.A., Effectiveness of Strobe Lights for Reducing Juvenile Salmonid Entrainment into a Navigation Lock. North American Journal of Fisheries Management, 25 (2):
32 6. PROPOSTE OPERATIVE 6.1 OBIETTIVI GENERALI L obiettivo di questo Studio è quello di individuare le possibili strategie operative per mitigare l impatto che le asciutte periodiche della rete idrica in oggetto provocano sulla fauna ittica in essa presente. Tale obiettivo, a nostro giudizio ben perseguibile con le proposte operative qui contenute, ne suggerisce un altro forse più ambizioso, ma certamente più duraturo e in linea con gli obiettivi del Master Plan di valorizzazione ambientale generale del sistema dei Navigli: creare le condizioni affinché nella rete idrica dei Navigli si instauri una comunità ittica stabile, diversificata, in grado di trovare tutte le possibili situazioni ambientali peculiari per le diverse specie ittiche, con habitat idonei al completamento del ciclo vitale e quindi, in ultima analisi, capace di autosostenersi. Tale obiettivo, necessariamente di medio periodo, trova la sua prima giustificazione nella possibilità di non mettere mai in asciutta completa la rete idrica dei Navigli, grazie alle possibili politiche di gestione qui proposte, alla quantificazione della portata idrica di benessere individuata per le specie obiettivo, e alle possibilità di operare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria con accorgimenti di cantiere tali da non necessitare più dell asciutta completa. La presenza costante di acqua sufficiente, affiancata nel medio periodo agli interventi strutturali di diversificazione dei canali principali ed al loro arricchimento in termini di variazione morfologica e di creazione di ambienti diversi quali stagni o laghetti collegati ai canali o di messa a dimora di vegetazione ripariale, permetterà di dare vita ad ambienti semi-naturali, nei quali non ci si dimentica la funzione principale di portare acqua alle utenze, ma che possano adempiere tra le tante loro nuove funzioni anche a quella di risultare ospitali per una ricca e diversificata comunità ittica
33 6.2 CRITERI PER LA GESTIONE DELLE ASCIUTTE PERIODICHE DEI NAVIGLI Nel periodo interessato dalle attività previste dal presente studio, sono state acquisite diverse informazioni relative da un lato ai criteri con cui attualmente vengono gestiti i Navigli Lombardi, dall altro sulle possibili modalità alternative di gestione di corsi d acqua artificiali che, oltre a servire le utenze irrigue, sono chiamati a svolgere diverse funzioni sul territorio. In parallelo sono state acquisite anche informazioni sitospecifiche, confrontandosi con persone che operano sul territorio, e sono stati svolti vari incontri con i diversi soggetti coinvolti nella gestione e nella fruizione del sistema dei navigli. Basandosi sulle conoscenze acquisite è stato possibile individuare dei criteri di gestione alternativi a quello attuale che, anche nel breve periodo, potrebbero essere adottati nella gestione dei navigli. In questa parte ci si limita quindi ad illustrare quelle che a nostro giudizio sono delle possibili modalità di gestione della rete irrigua, mentre per una descrizione di come eseguire gli interventi in presenza di acqua e per gli interventi puntuali proposti, si rimanda ai paragrafi successivi. La prima modifica da apportare all attuale sistema di gestione consiste nell effettuare delle asciutte parziali, in alternativa alle asciutte totali che tradizionalmente vengono effettuate nei navigli. L asciutta parziale deve essere tale per cui su tutta la rete principale ci sia un battente idrico sufficientemente alto da consentire la vita dei pesci (circa 30 cm) e sufficientemente ridotto da consentire la realizzazione degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria dei navigli. Tale innovazione implicherà la necessità di adottare dispositivi che consentano di effettuare gli interventi di manutenzione in presenza di acqua (paragrafo 6.3). Quello che si propone in pratica è di riprodurre le condizioni che ad oggi si verificano solo nel primo tratto del Naviglio Grande o nei brevi tratti a monte delle conche, in tutta la rete dei navigli. Il battente d acqua da mantenere nei navigli, definito nel Capitolo 4, costituisce un indicazione di massima, da adattare ai singoli casi. Nel C.A.P. Villoresi, visto quanto esposto in precedenza riguardo alle caratteristiche idrauliche e morfometriche e relativamente alla fauna ittica che lo popola, si ritiene che sia sufficiente mantenere un livello dell ordine di 10 cm, a cui corrisponde una portata in grado di garantire il ricambio idrico alle opere di riqualificazione ambientale che potranno essere via via realizzate e che consenta ai pesci di muoversi verso questi punti. Sul Naviglio Grande l obiettivo che si vuole raggiungere è quello di mantenere invece un battente dell ordine dei 30 cm fino a Milano, obiettivo che può essere raggiunto rilasciando una portata di alcuni m 3 /s a Turbigo ed evitando di scaricare l acqua ad Abbiategrasso. Sul Naviglio Pavese e sul Naviglio di Bereguardo è invece possibile sfruttare le conche di navigazione per invasare acqua e creare delle zone in grado di ospitare la fauna ittica, anche mantenendo un battente inferiore ai 30 cm negli altri tratti, che comunque non devono però rimanere completamente in asciutta. Nel caso del Naviglio Pavese, se la portata proveniente dal Naviglio Grande non è in grado di garantire la quantità d acqua richiesta, è possibile alimentare il Naviglio con l acqua proveniente da altre fonti (si veda il paragrafo 6.6)
34 Sul Naviglio Martesana, infine, si ritiene che battente di 30 cm debba essere mantenuto su tutto il canale, riducendolo eventualmente a 20 nel tratto milanese, onde evitare di scaricare una portata eccessiva nel Redefossi. La definizione precisa della portata idrica che dovrà essere immessa in ciascun naviglio per ottenere tale condizione sarà possibile solo dopo una fase di sperimentazione che dovrà essere prevista per le successive asciutte. Stando ai dati relativi agli idrometri esistenti e ipotizzando che per avere un battente idrico adeguato su tutta la rete sia sufficiente un battente dell ordine di cm (meno per il C.A.P. Villoresi) in corrispondenza del punto di derivazione, è possibile fornire i seguenti valori indicativi: - C.A.P. Villoresi: 2 m 3 /s - Naviglio Grande: 15 m 3 /s - Naviglio di Bereguardo: 2 m 3 /s - Naviglio Pavese: 2 m 3 /s - Naviglio Martesana: 5 m 3 /s Si ribadisce che tali valori di portata sono da considerare come indicazioni di massima ed andranno verificati durante le asciutte. Una seconda proposta consiste nel concentrare gli interventi di manutenzione in un unica asciutta (ovviamente parziale), al limite prolungandone la durata. In pratica si propone di effettuare una delle due asciutte, seguendo i criteri appena esposti, durante la quale saranno concentrati gli interventi di manutenzione; la seconda asciutta, invece, sarà utilizzata solo per effettuare sopraluoghi e per progettare gli interventi da realizzare in seguito e sarà caratterizzata da un livello medio dell acqua decisamente maggiore (circa 1 metro). Una proposta analoga, tra l altro, è già stata avanzata al Consorzio Villoresi da parte della Navigli Lombardi scarl. La scelta di quale delle due asciutte debba essere sfruttata per effettuare gli interventi di manutenzione dovrà essere fatta in accordo con tutti gli enti coinvolti. Per quanto riguarda gli effetti sulla fauna ittica, è preferibile concentrare gli interventi di manutenzione tra gennaio e marzo. Un ulteriore proposta, più di carattere tecnico che non gestionale, consiste nella realizzazione di opere trasversali, permanenti o provvisorie, con lo scopo di incrementare il battente idrico nei canali, senza dover rilasciare una portata eccessiva. Tale proposta è applicabile prevalentemente al C.A.P. Villoresi, al Naviglio Grande e a parte del Naviglio Martesana. Qui, realizzando delle opere trasversali e alte poche decine di centimetri, è possibile riprodurre su piccola scala la situazione che attualmente si riscontra sul Naviglio Pavese e sul Naviglio di Bereguardo a monte delle conche di navigazione. Tale dispositivo sarà proposto anche come intervento di riqualificazione ambientale (paragrafo 6.4.1) L ultima proposta di gestione riguarda l alimentazione della rete secondaria; dove le opere di presa dei canali secondari sono ad una quota compatibile (non più di 40 cm dal fondo), si ritiene sia opportuno deviare una portata minima anche verso i canali secondari. Non è chiaramente possibile fornire indicazioni specifiche in merito, ma in linea di massima, viste le caratteristiche morfometriche che generalmente caratterizzano la rete secondaria, si ritiene che la portata di sopravvivenza possa essere dell ordine di qualche l/s per i canali più piccoli e di qualche decina di l/s per quelli di dimensioni maggiori
35 Quanto appena illustrato dovrebbe sin dal prossimo anno costituire il normale sistema di gestione delle asciutte dei navigli, in quanto nessun intervento particolare è necessario per perseguire tale obiettivo. L unica novità consiste nel dover adottare dei sistemi per effettuare gli interventi di manutenzione in presenza di acqua (si veda a tal proposito il paragrafo che segue). Nei casi straordinari in cui sia effettivamente necessario mettere un tratto di canale in asciutta totale, dovranno essere adottate le misure indicate nel paragrafo 6.6. Si vuole infine illustrare quella che potrebbe essere la modalità di gestione ottimale che potrebbe essere adottata nel lungo periodo. Basandosi anche su altre esperienze di gestione di reti irrigue, si ritiene che possa essere messo a punto un piano di gestione che consenta di organizzare gli interventi di manutenzione straordinaria in modo che questi vengano eseguiti ogni qualche anno. In questo modo verrebbero comunque effettuate delle asciutte parziali con frequenza semestrale, lasciando circa un metro d acqua nei canali, durante le quali eseguire gli interventi di manutenzione ordinaria (ad esempio la riparazione o la sostituzione delle opere idrauliche). Gli interventi di manutenzione straordinaria, ed i relativi finanziamenti, saranno invece concentrati in modo che, una volta realizzati, non vi sia più la necessità di intervenire per alcuni anni. Tale sistema può senz altro funzionare per gli interventi sulle sponde, che possono facilmente essere organizzati con piani quinquennali o decennali. Per quanto riguarda invece gli interventi di dragaggio e pulizia del fondo, la frequenza con cui dovranno essere eseguiti dipende molto dai singoli canali e dai tratti che li compongono. Si ritiene comunque che, anche questo tipo di interventi possano essere programmati su orizzonti temporali più lunghi, prevedendo ad esempio dei programmi ciclici in cui ogni anno si esegue la pulizia di un diverso tratto
36 6.3 TECNICHE DI ESECUZIONE DEGLI INTERVENTI SUI CANALI IN CONDIZIONI DI ASCIUTTA PARZIALE Gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulla rete dei navigli possono richiedere o meno la messa in asciutta degli stessi. Ad esempio interventi quali il dragaggio o la rimozione di rifiuti dal fondo possono essere eseguiti anche in presenza d acqua, in quanto un battente idrico di poche decine di centimetri consente sia l utilizzo di escavatori, sia il movimento degli autocarri. Ugualmente interventi sulle parte alta delle sponde possono essere eseguiti in presenza di acqua, ma in questo caso è opportuno adottare degli accorgimenti per la sicurezza e la funzionalità del cantiere. Infine, interventi quali il consolidamento delle fondazioni delle sponde o interventi sotto il fondo dei canali (attraversamento di infrastrutture, sottopassaggi, etc..) richiedono la messa in asciutta totale del tratto di canale. Pertanto la modalità di esecuzione dei lavori in alveo dipende dagli interventi previsti. Per una descrizione più dettagliata delle possibili soluzioni da adottare si rimanda all Allegato 1. In questo paragrafo ci si limita a distinguere tra le diverse tipologie di intervento e ad illustrare in termini generali le strategie adottabili e a fornire alcune informazioni di massima sull incidenza dei relativi costi. Quanto di seguito riportato non pretende di essere un manuale sull allestimento di cantieri in presenza d acqua, ma costituisce semplicemente una rassegna sintetica di alcune possibili soluzioni che possono essere adottate. Starà poi ai progettisti e ai responsabili dei lavori individuare le soluzioni più adatte al singolo caso e trovarne eventualmente di nuove, di più pratiche ed anche di più economiche. Interventi di pulizia, dragaggio e ricalibratura del fondo In questo caso, come già anticipato in precedenza, si ritiene che sia possibile intervenire anche in presenza di acqua. Considerando che l asciutta parziale prevede un battente idrico medio dell ordine di 30 cm, un escavatore può muoversi e lavorare senza particolari problemi; procedendo da valle verso monte si evitano anche eventuali problemi dovuti alla torbidità generata dal movimento del sedimento. In tali condizioni è possibile sia rimuovere materiali quali rifiuti, inerti e resti vegetali, sia dragare e rimodellare il fondo del canale. Meno agevole risulta invece l utilizzo di autocarri: in funzione del numero di assi, delle caratteristiche del fondo e del battente idrico, l utilizzo di autocarri all interno dei canali può risultare più o meno agevole. Nella maggior parte dei casi, comunque, i lavori possono essere effettuati lasciando l autocarro sulle alzaie e l escavatore in alveo. In funzione della tipologia di lavoro da eseguire, il costo aggiunto dovuto al fatto di lavorare in presenza di acqua è estremamente variabile: in linea di massima si può preventivare un incremento del 20% per la pulizia e la rimozione di corpi estranei, del 40% per dragaggi di materiale grossolano e del 60% per dragaggi di materiale fine
37 Interventi che non interessano il perimetro bagnato In tale categoria si vogliono includere tutte quelle tipologie di intervento che non coinvolgono né il fondo dei canali, né direttamente le sponde. Ad esempio rientrano in questa categoria gli interventi di manutenzione e riqualificazione delle alzaie, di recupero di strutture quali lavatoi, edifici, etc.. In questi casi la presenza d acqua non interferisce direttamente con le lavorazioni, ma potrebbe solo avere delle controindicazioni in termini di sicurezza. Si ritiene pertanto che questo tipo di interventi possano essere svolti tranquillamente in presenza d acqua, adottando nei casi in cui lo si ritenga necessario precauzioni quali l istallazione di parapetti, reti e l utilizzo di segnaletica di cantiere per motivi di sicurezza. Interventi sulle parte media e sommitale delle opere spondali In regime di asciutta parziale la maggior parte della sponda dei canali risulta al di sopra del pelo libero dell acqua. Nei casi in cui gli interventi di manutenzione riguardino esclusivamente questa parte della sponda, non è necessario realizzare opere provvisorie di regimazione idraulica, ma è sufficiente istallare delle strutture provvisorie per poter lavorare in presenza di acqua. In particolare, in funzione della tipologia di lavoro da eseguire e della lunghezza del tratto di sponda interessata dall intervento, è possibile o istallare un ponteggio provvisorio, o noleggiare un trabattello mobile. In entrambi i casi le strutture provvisorie devono essere dotate di parapetti, fermapiedi. In alcuni casi può essere opportuno che il livello più basso abbia una superficie maggiore. Per quanto riguarda l incidenza, nel caso si utilizzi un ponteggio dotato di parapetti e con il piano più basso doppio, ipotizzando un altezza di 4 metri ed un periodo di 2 mesi, il costo per metro lineare è dell ordine di 50 euro; in funzione della lunghezza del tratto di intervento si può decidere se montare il ponteggio su tutta la larghezza o realizzare il lavoro in più fasi spostando il ponteggio. Nel caso si noleggi un trabattello, con le stesse ipotesi, il costo è dell ordine di euro. Interventi sulle fondazioni delle opere spondali In questi casi, per poter realizzare gli interventi, è necessario mettere in asciutta il tratto di sponda su cui si prevede di lavorare. Quest operazione, in funzione della larghezza dell alveo e della lunghezza del tratto di intervento, può essere svolta in diversi modi: realizzando una tura in terra, utilizzando moduli prefabbricati del tipo New Jersey, utilizzando sacchi di sabbia e, per tutti i casi, ponendo in aggiunta un telo impermeabile in PVC. Per eliminare l acqua proveniente dalle infiltrazioni, è comunque necessario realizzare una buca o più buche in aree in cui non interferiscono con le operazioni di cantiere, dove collocare delle pompe che mandino l acqua all esterno. Per maggior dettagli relativi alle tecnologie disponibili, si rimanda all Allegato 1. In alternativa è possibile realizzare le opere trasversali con ture in terra e, lungo il tratto di intervento, incanalare l acqua in uno o più tubi in PVC. Tale soluzione è particolarmente indicata qualora la larghezza dell alveo sia estremamente ridotta. In tutti questi casi, l incidenza dei costi è estremamente variabile
38 Nei casi in cui si realizzi una tura in terra e sia possibile prelevare il materiale dal fondo del canale, i costi sono dell ordine di euro per metro lineare di tura. Quando la tipologia del fondo del canale lo consente, si suggerisce di adottare tale strategia in quanto consente di scavare una sorta di alveo di magra provvisorio e quindi di ridurre l altezza del pelo libero rispetto al fondo originario del canale. Nel caso in cui sia necessario recuperare il materiale per la tura altrove, i costi diventano dell ordine di euro per metro lineare. Per quanto riguarda i sacchi di sabbia, si può ipotizzare che i costi siano leggermente superiori. Nel caso in cui si utilizzino moduli New Jersey, i costi sono elevati per l acquisto iniziale dei materiali, ma, una volta ammortizzato l acquisto iniziale, i costi sono più ridotti: un modulo della lunghezza di 1 metro ha un costo di 100 euro, mentre il trasporto e la messa in opera, considerando anche la posa in opera del telo impermeabile, hanno un costo dell ordine di euro. Anche nel caso si utilizzino tubi in PVC si ha un costo iniziale molto alto (dai 100 ai 500 euro per metro lineare in funzione del diametro, trasporto incluso) e dei costi non trascurabili anche nel caso in cui si disponga già dei tubi a causa dell incidenza del trasporto dal magazzino all area di cantiere. In linea di massima si può supporre che, una volta che si dispone dei materiali, il costo possa variare tra 50 e 200 euro al metro lineare. Interventi sotto il fondo del canale In quest ultimo caso, l unico modo per poter realizzare il lavoro in presenza di acqua è quello di frazionare l attraversamento in due o più fasi ed adottare le soluzioni previste al punto precedente. In alternativa, nei casi in cui siano previsti scavi anche all esterno del canale (ad esempio per la realizzazione di sottopassaggi) è possibile fare uso di spingitubo, con costi dell ordine di 10 euro al metro, per ogni centimetro di diametro del passaggio
39 6.4 INTERVENTI DI RIQUALIFICAZIONE ECOLOGICA E AMBIENTALE Tipologie di intervento di riqualificazione ecologica e ambientale In questa parte si vogliono illustrare le tipologie di intervento finalizzate alla riqualificazione ecologica e ambientale che possono essere realizzate sulla rete di canali oggetto del presente studio. Gli interventi di seguito proposti sono stati definiti attraverso una selezione degli interventi di riqualificazione ambientale degli ambienti acquatici, considerando le peculiarità dei navigli. Inoltre gli interventi proposti sono tali da non ridurre la capacità idraulica dei navigli e da non compromettere il delicato sistema idraulico che consente di servire tutte le utenze presenti lungo le aste dei navigli. Oltre alla bibliografia specifica, la scelta degli interventi e la successiva localizzazione lungo i navigli è stata effettuata tenendo conto di: - soggiacenza della falda freatica e bilancio idrico tra i navigli e quest ultima nei diversi punti della rete; - tratti che, durante le asciutte, già adesso sono caratterizzati da presenza di acqua e tratti in cui si formano delle pozze permanenti con un minimo ricambio idrico; - sezioni e pendenza dei canali; - caratteristiche del fondo e dello sponde (naturali o rivestiti); - apporti idrici esistenti e possibilità di portare una quantità sufficiente di acqua ai navigli; - morfologia e uso del suolo nelle aree laterali. Su queste basi, sono stati selezionati i seguenti interventi tipo che si ritiene possano essere realizzati sulla rete dei navigli, migliorandone la qualità ambientale e riducendo l impatto sulla fauna ittica, in particolare nei periodi di asciutta (totale o parziale)
40 Creazione di un alveo di magra al centro del canale Questo intervento sarà da realizzare progressivamente, eventualmente operando su singoli tratti di canale e approfittando di altri interventi previsti; l intervento consiste nel ricavare sul fondo del canale un alveo di dimensioni ridotte in cui far defluire la portata rilasciata durante le asciutte parziali. L alveo di magra può essere realizzato o scavando il fondo esistente o riempiendo ai lati; tale scelta deve essere eseguita in funzione delle caratteristiche specifiche del tratto di canale su cui si interviene (granulometria e permeabilità del fondo, sezione idraulica, scabrezza, etc..). Approssimativamente la sezione dell alveo di magra deve essere dell ordine dei 2-3 m 2, con un battente idrico pari a 0,5-1 m. È molto importante che l alveo di magra non sia omogeneo, bensì sia caratterizzato dall alternanza di zone più o meno profonde, dalla presenza di rifugi per pesci con velocità di corrente estremamente ridotte che consentano ai pesci di riposare e di proteggersi dai predatori. Tale risultato può essere ottenuto realizzando all interno dell alveo di magra gli interventi di diversificazione dell habitat proposti nelle prossime pagine. Anche dal punto di vista planimetrico è opportuno che l alveo di magra sia il più possibile sinuoso, compatibilmente con l accessibilità e la stabilità delle opere di protezione spondale. Nel caso l alveo di magra venga realizzato riempiendo ai lati, si raccomanda l utilizzo di materiali naturali, per non perdere la già scarsa naturalità del fondo dei navigli. Una possibile soluzione potrebbe consistere nel rimodellare il fondo utilizzando calcestruzzo rivestito con ciottoli e piccoli massi. Nel caso in cui l alveo di magra venga scavato nell attuale fondo del canale, ad eccezione del tratto di monte del Naviglio Grande, si raccomanda l utilizzo di materiali impermeabilizzanti onde evitare un aumento significativo delle perdite. Nel caso in cui l alveo di magra venga ricavato scavando il fondo del canale, i costi di intervento sono dell ordine di 20 per metro lineare nel caso in cui non sia necessario il telo impermeabilizzante e di 50 per metro lineare nel caso si utilizzi un telo in PVC. Tali costi si riferiscono al solo scavo dell alveo di magra e non comprendono gli interventi di diversificazione dell habitat. Se invece l alveo di magra viene ottenuto riempiendo ai lati con calcestruzzo ricoperto con ghiaia e ciottoli, i costi sono decisamente maggiori. Opzione con riempimento Riempimento, copertura in cls e rivestimento ù ù ù Opzione con scavo Livello normale (stagione irrigua) A lveo di magra Livello normale (stagione irrigua) A lveo di magra ù ù ù Telo in PVC
41 Realizzazione di buche artificiali in tratti dove è garantito il ricambio idrico Questo intervento, come altri proposti in seguito, ha lo scopo di diversificare l ambiente acquatico dei navigli, attraverso la creazione di zone più profonde. Le buche artificiali avranno un ruolo notevole in regime di asciutta parziale, ma anche effetti positivi rilevanti con il normale livello dell acqua, in quanto costituiranno dei punti di calma e maggiormente protetti. Le buche dovranno avere una profondità di 1 1,5 metri e un estensione dell ordine di m 2. Nel caso vengano scavate dove è già stato realizzato l alveo di magra, l estensione sarà minore. Esse dovranno essere scavate in punti in cui non viene compromessa la stabilità delle sponde e delle opere di protezione spondale e facendo eventualmente uso di teli in PVC per renderle impermeabili ed evitare cedimenti del terreno. Inizialmente le buche potranno essere realizzate in punti dove già ora vi è la tendenza a scavare (a valle delle conche, di soglie, etc...). Le buche e gli altri interventi di diversificazione di seguito proposti dovranno essere Telo in PVC distribuite uniformemente lungo i canali. Considerando una profondità media di scavo di 1 metro, il costo di tale intervento è dell ordine dei 20 /m 2, incluso il telo impermeabilizzante. Prima Dopo Ripristino delle dighe poiret o berme sommerse Con questo intervento si propone di sfruttare le strutture esistenti per il montaggio delle dighe poiret, restaurando quelle non più utilizzabili, per creare degli sbarramenti trasversali in grado di invasare acqua a monte. La struttura metallica delle dighe poiret sarà sfruttata per i primi 50 cm dal fondo e per la stessa altezza saranno inseriti i panconcelli. Nei casi in cui la struttura metallica sia da sostituire, si consiglia l utilizzo di acciaio. Lo stesso effetto può essere conseguito realizzando delle opere permanenti (berme), sempre dell altezza di circa 50 cm, da realizzare ogni qualche centinaio di metri lungo i canali. Per questa tipologia di intervento i costi sono estremamente variabili e dipendono molto dallo stato attuale delle strutture e dall entità dei lavori necessari per il loro recupero. Prima Dopo
42 Interventi di diversificazione fluviale Questa categoria di interventi include tutte le altre opere finalizzate alla diversificazione dell habitat nei navigli. Oltre alle tipologie di intervento descritte poco sopra, è possibile effettuare interventi di diversificazione che possono essere puntuali o coprire un tratto di canale, finalizzati alla diversificazione dell habitat. Tali interventi, così come le buche hanno un ruolo molto importante in regime di asciutta ma svolgono la funzione di rifugio e di zona di calma anche in regime irriguo. Gli interventi consistono nell inserire degli elementi sul fondo del canale in grado di spezzare la corrente, creando zone di turbolenza e zone di calma. Le tipologie più comuni di interventi di questo tipo sono: posa di massi sul fondo e realizzazione di pennelli. In entrambi i casi le nuove strutture devono avere un altezza ridotta (50 cm dal fondo attuale), onde evitare di compromettere la funzionalità idraulica del canale; se, al contrario, in punti specifici vi è la necessità di aumentare il battente idrico per ragioni legate alla gestione delle utenze irrigue, allora tali opere possono avere dimensioni maggiori ed essere usate a tal fine. I massi sono da posare in gruppi di 3-5 massi, con una distanza tra loro pari a circa la dimensione dei massi. I pennelli possono essere spondali o a centro corrente: in entrambi i casi l ingombro trasversale deve essere pari a circa il 50% della larghezza utile del canale. I pennelli possono essere realizzati in legno (ancorato al fondo con tondini di ferro) o utilizzando massi di dimensioni appropriate. Questo tipo di opere, con modalità diverse, può essere realizzato sia sui canali con fondo omogeneo, sia all interno dell alveo di magra. Per quanto riguarda i costi orientativi di tali opere, per quanto concerne i massi in alveo, ipotizzando di utilizzare massi da 0,5 m 3, il costo per un gruppo di 4-5 massi è dell ordine di ; la fornitura e la posa di un pennello in legno di 4-5 metri di lunghezza ha invece un costo orientativo di circa M assi in alveo Pennello spondale in legno
43 Creazione di bacini laterali connessi alla rete dei canali In questo caso gli interventi di riqualificazione non coinvolgono direttamente i navigli, ma aree esterne ad essi connesse idraulicamente agli stessi. Questo tipo di intervento prevede di realizzare degli ambienti acquatici naturali esterni ai navigli, a cui è necessario garantire il ricambio idrico durante le asciutte, prevedendo anche la possibilità di alimentarli in caso di asciutta totale. Il collegamento idraulico deve essere tale da garantire oltre all alimentazione idrica anche il passaggio dei pesci. Affinché tali strutture possano essere utilizzate dalla fauna ittica anche in caso di asciutta totale è importante garantire anche un apporto idrico alternativo a quello dei navigli (falda, acquedotti comunali, rogge, ecc..). I laghetti devono preferibilmente avere zone profonde e zone a bassa profondità ed essere dotati di rifugi per la fauna ittica. Inoltre le sponde devono essere vegetate ed è auspicabile che in una parte dei bacini (circa il 20% della superficie) sia piantato un canneto. Tali ambienti possono essere realizzati anche sfruttando laghetti o depressioni esistenti. Un ulteriore opzione, applicabile al tratto iniziale del Naviglio Grande, consiste nello sfruttare le cave esistenti per generare ambienti con queste caratteristiche. In questi casi l estensione dei bacini sarà chiaramente maggiore. Il costo di questa tipologia di intervento è estremamente variabile e dipende da molti Canneto fattori: l acquisto del terreno, la profondità di scavo e la natura del terreno, la necessità di impermeabilizzare il fondo, l eventuale demolizione ed il rifacimento delle sponde dei navigli, le dimensioni dei canali di raccordo, etc... Ipotizzando di non dover acquistare il terreno, un bacino di circa m 2 ha un costo orientativo di circa , comprensivo di tutte le opere accessorie. Utilizzo della rete secondaria per il ricovero della fauna ittica Tale proposta prevede di sfruttare i canali e le rogge di derivazione per creare ambienti analoghi a quelli descritti al punto precedente. Anche in questo caso è necessario garantire la continuità idraulica ed ecologica tra i due ambienti, anche al termine dell asciutta, quando i pesci devono poter risalire dal canale secondario all asta principale. Anche in questo caso è opportuno garantire all ambiente laterale una minima portata d acqua proveniente da altre fonti, in modo che anche in caso di asciutta totale sia garantita la sopravvivenza della fauna ittica presente
44 Rivegetazione della fascia ripariale Le sponde dei navigli sono in grandissima parte nude, al fine di agevolare per quanto possibile qualsiasi interventi di manutenzione dei canali. Laddove le sponde sono naturalmente rivegetate, si effettuano periodici sfalci. Pur comprendendo le necessità di garantire la più facile accessibilità ai canali e la migliore manutenzione spondale, si ritiene che a livello sperimentale potrebbero essere realizzati alcuni tratti di rivegetazione spondale con essenze opportunamente studiate da tecnici agronomi-forestali, in modo da adempiere a diversi compiti: creare un tratto vegetato, con benefici di tutto l ecosistema, sia acquatico che terrestre; migliorare l aspetto paesaggistico; consolidare la sponda con l apparato radicale. Le essenze scelte, oltre a rispettare il criterio dell autoctonia, dovranno preferibilmente essere piante sempreverdi o avere foglie piccole, per limitare al massimo l eventuale intasamento di opere idrauliche a valle. In questo caso il costo dell intervento è strettamente legato all essenza che si decide di utilizzare. In linea generale, ipotizzando la massa a dimora di una pianta ogni 4 metri, il costo medio è dell ordine di 250 euro per 10 metri di filare
45 6.4.2 Proposte alternative per l esecuzione delle attività di manutenzione della vegetazione acquatica e riparia Al fine di mantenerne l efficienza idraulica i navigli (e il sistema irriguo ad essi connesso) sono oggetto di attività di manutenzione che prevedono la periodica rimozione della vegetazione acquatica. Tali operazioni, attuate nella maggior parte dei casi senza tener conto dell ecologia e delle esigenze della fauna ittica (tagli della vegetazione acquatica con modalità non idonee e nei periodi in cui i pesci si riproducono; sfalcio delle erbe di ripa con abbandono in acqua dei residui di potatura, che avviano processi di putrefazione ed eutrofizzazione; ecc.) possono avere una incidenza negativa sulle comunità acquatiche. Il presente studio ha lo scopo di fornire alcune indicazioni concettuali per l attuazione di interventi di contenimento della vegetazione acquatica a ridotto impatto per l ittiofauna, che l ente gestore può adottare con tempistiche che tengano conto sia delle esigenze irrigue che dei cicli biologici della fauna ittica. In particolare verranno illustrate tecniche, modalità e tempistiche che permettano di ridurre gli effetti negativi sulle specie ittiche. Tali indicazioni dovrebbero assumere valore, tenendo presente che la L.R. n. 7/03, Norme in materia di bonifica e irrigazione e, in particolare, l art. 5, comma 1, lett. c, sancisce, tra le funzioni dei Consorzi, la promozione, realizzazione e concorso... di azioni di salvaguardia ambientale... di risanamento delle acque, anche al fine dell utilizzazione irrigua e plurima, della rinaturalizzazione dei corsi d acqua e della fitodepurazione. Tempistica di rimozione della vegetazione acquatica Tale variabile assume un ruolo fondamentale nella determinazione degli impatti sull ittiofauna delle attività di sfalcio. Se i tagli avvengono durante il periodo riproduttivo i danni a carico delle specie ittiche possono essere rilevanti. Viceversa se le operazioni vengono condotte fuori da tale periodo i danni a carico dei pesci possono essere ridotti. In tabella 1 viene riportato il periodo riproduttivo delle principali specie ittiche autoctone rinvenute nel sistema dei Navigli milanesi. Si nota come il periodo più critico risulti quello collocato tra maggio e giugno, in cui la maggior parte delle specie autoctone si riproduce. Il mese di aprile risulta critico soprattutto per il Pesce persico, il Pigo e la Savetta, mentre a partire dal mese di luglio i problemi sono minori in quanto tutte le specie ittiche hanno terminato le deposizioni o sono nella fase terminale di esse. L impostazione del calendario degli sfalci deve tener conto delle esigenze riproduttive della fauna ittica, al fine di minimizzare i danni sulle uova o sulle larve. In particolare le attività di manutenzione potrebbero essere condotte nel periodo di aprile (con l esclusione dei tratti che ospitano popolazioni consistenti di Pesce persico, Savetta e Pigo) e successivamente, se necessario, dopo la metà di luglio, consentendo così il corretto svolgimento delle fasi riproduttive, della schiusa e del riassorbimento del sacco vitellino
46 Tabella 6-1: periodo riproduttivo delle principali specie autoctone presenti nei Navigli. Mesi dell anno Specie ittica gen feb mar apr mag giu lug ago set ott nov dic Alborella Barbo comune Cavedano Cobite comune Ghiozzo padano Gobione Lasca Luccio Persico reale Pigo Sanguinerola Savetta Scardola Tinca Triotto Vairone Strumenti di sfalcio Il contenimento della vegetazione acquatica viene solitamente effettuato con attrezzi invasivi quali gli erpici rotanti, che risultano economicamente vantaggiosi ma che sono estremamente dannosi per tutte le forme di vita acquatica in quanto uccidono o mutilano parte degli animali presenti e determinano insulti meccanici a livello dei substrati, con conseguente distruzione delle eventuali uova deposte. Viceversa risulterebbe a minore impatto per l ittiofauna l utilizzo di erpici a barra falciante, che per struttura e modalità operativa lavorano relativamente sollevati dal fondo. Nella valutazione degli attrezzi a minore impatto occorre considerare che il taglio con barre falcianti ha efficacia minore sulla vegetazione rispetto a quello con fresa. La ricrescita delle piante acquatiche è più rapida, per cui si devono prevedere interventi in numero maggiore. L aumento del numero di interventi (con alcuni collocati in periodo riproduttivo) andrebbe attentamente valutato, in quanto, come sopra accennato, l azione della barra falciante non coinvolge direttamente il substrato ma rimane leggermente rialzata da esso, evitando così di danneggiare eventuali uova deposte. Tuttavia la turbolenza dovuta al movimento dei mezzi in acqua potrebbe creare problemi. Occorre inoltre considerare che un aumento del numero di interventi determinerebbe un aggravio dei costi di manutenzione
47 Modalità di sfalcio E da valutare la possibilità di sostituire allo sfalcio completo della vegetazione acquatica la costruzione di un canale di corrente. Esperienze europee (Danish Environment Protection Agency, 1995) dimostrano che la creazione di canali di corrente con larghezza pari a un terzo della larghezza totale del corso d acqua permette un notevole miglioramento della funzionalità idraulica. Ulteriori aumenti della intensità di sfalcio viceversa forniscono miglioramenti percentualmente trascurabili nello scorrimento delle acque. Occorre pertanto valutare, anche ricorrendo a modelli idraulici, la fattibilità di tale opzione in quanto il mantenimento della vegetazione acquatica nelle porzioni marginali del corso avrebbe notevole importanza dal punto di vista ecologico. Figura 6-1: sperimentazione di diverse intensità di sfalcio della vegetazione acquatica nel Surbaek brook (Olanda). Da Danish Environment Protection Agency,
48 Figura 6-2: realizzazione di un canale di corrente entro un alveo rettilineo, mediante lo sfalcio mirato della vegetazione acquatica. Da Sansoni, Figura 6-3: il canale di corrente deve seguire la parte più profonda, che non corrisponde necessariamente al centro dell'alveo. Da Danish Environment Protection Agency, Molto importante ai fini degli impatti sulla fauna ittica è anche la modalità con cui i mezzi meccanici si muovono in acqua. Da scartare è l opzione che prevede l occupazione e il taglio simultaneo dell intera sezione dell alveo, in quanto non lascia spazio di fuga ai pesci presenti, determinandone pertanto una mortalità relativamente elevata. Più accettabile è l esecuzione dello sfalcio prima da una sponda e poi, dopo un adeguato periodo di tempo, dall altra in quanto consentirebbe ai pesci presenti di trovare rifugio nella metà della sezione dell alveo non interessata dal taglio. Analogamente sarebbe consigliabile l esecuzione del taglio da valle a monte in quanto tale pratica dovrebbe consentire ai pesci di mantenere una adeguata visione (acqua trasparente) e di conseguenza in prossimità degli erpici non dovrebbe ostacolarne la fuga. Al contrario la presenza di acqua torbida proveniente da monte potrebbe disorientare
49 la fauna ittica che presenterebbe pertanto maggiori rischi di danneggiamento ad opera degli strumenti di sfalcio. Sfalcio della vegetazione lungo le sponde Andrebbe prima di tutto valutata la reale necessità di tale intervento. In subordine, occorre evitare di abbandonare i residui di potatura nei pressi delle sponde o, peggio, all interno del corso d acqua in quanto essi potrebbero contribuire ad un aumento dei processi di eutrofizzazione e putrefazione, con conseguente alterazione qualitativa delle acque. Trappole per fango Nel sistema idrico secondario (ed eventualmente, in particolari casi, anche in quello principale) andrebbe valutata l opportunità della costruzione di trappole per fango (Figura 6-4), in quanto evitano la necessità di periodici dragaggi su lunghi tratti di alveo e di conseguenza i connessi sconvolgimenti ambientali (Autorità di Bacino del Magra, 1998). Figura 6-4 Esempio di trappola per fango. Da Newbold e Al.,,
50 6.4.3 Localizzazione degli interventi pilota proposti C.A.P. Villoresi Il C.A.P Villoresi, come già è stato più volte esposto in precedenza, essendo quasi completamente rivestito in calcestruzzo, non potrà mai costituire un ambiente ospitale per la fauna ittica. Per questo motivo si ritiene che su questo canale si debba intervenire essenzialmente in due direzioni: 1. Realizzare delle buche impermeabilizzate, anche ricoperte in calcestruzzo nei punti in cui, durante le asciutte, si accumula la fauna ittica (Castano, Arconate, Parabiago). Le buche dovranno anche prevedere dei rifugi per pesci ed un ricambi idrico adeguato (paragrafo 6.2). 2. Dare il via agli interventi di riqualificazione della rete secondaria, individuando quelli più pregiati in quanto a patrimonio ittico e studiando delle soluzioni che consentano di alimentare questi corsi d acqua anche in periodo di asciutta (paragrafo 6.5). Naviglio Grande, tra Turbigo e Abbiategrasso Su questo tratto del Naviglio Grande, caratterizzato da portate elevate e da una discreta naturalità, si ritiene che inizialmente possano essere previsti i seguenti interventi: 1. creare uno o più laghetti laterali, sfruttando le cave esistenti ed i relativi canali di raccordo con il naviglio; 2. ripristinare le dighe poiret ed utilizzarle per invasare localmente acqua; 3. realizzare, in via sperimentale, un alveo di magra su una tratto di circa 1 km di lunghezza; si ritiene che l alveo di magra possa essere previsto in uno dei tratti urbani del naviglio (Boffalora, Ponte Vecchio, Robecco o Abbiategrasso); 4. sperimentare gli interventi di rivegetazione delle sponde e di sfalcio della vegetazione acquatica precedentemente illustrati; 5. testare gli interventi di diversificazione quali massi in alveo e pennelli; per valutare l efficienza dei diversi sistemi, si potrebbero selezionare due tratti di naviglio vicini tra loro e con caratteristiche analoghe e in uno realizzare un campo di pennelli (circa 10 pennelli, differenziando tra le due sponde e il centro del canale), mentre nell altro collocare alcuni gruppi di massi (circa 10 gruppi da 4-5 massi)
51 Naviglio Grande, tra Abbiategrasso e Milano Il tratto di valle del Naviglio Grande, ancor più degli altri navigli lombardi è caratterizzato da una particolare monotonia, che si manifesta prevalentemente come totale carenza di rifugi e di diversificazione dell ambiente acquatico. Per questo si ritiene che su questo tratto si debbano testare gli interventi di diversificazione dell habitat. Date le caratteristiche del tratto di canale in esame, si ritiene che si debba intervenire in questo modo: 1. ripristinare le dighe poiret esistenti e realizzarne di nuove in punti in cui si ritiene che possa essere utile invasare acqua (ad esempio a Trezzano); 2. analogamente a quanto è stato proposto per il tratto di monte, si propone di testare anche qui interventi di diversificazione quali massi in alveo e pennelli, realizzando -possibilmente in più punti- dei campi di pennelli (circa 10 pennelli, differenziando tra le due sponde e il centro del canale), e dei gruppi di massi (circa 10 gruppi da 4-5 massi); 3. realizzare, anche in questo tratto, un alveo di magra di circa 1 km di lunghezza, curando gli aspetti legati alla diversificazione e alla presenza di rifugi; 4. sperimentare gli interventi di rivegetazione delle sponde e di sfalcio della vegetazione acquatica precedentemente illustrati. Naviglio di Bereguardo Sul Naviglio di Bereguardo si propone di realizzare i seguenti interventi: 1. sfruttare le conche presenti per creare dei tratti che, anche in regime di asciutta parziale, siano caratterizzati da una discreta profondità; tale intervento può richiedere di migliorare la tenuta idraulica delle conche stesse; 2. realizzare una o più buche artificiali, eventualmente sfruttando gli allargamenti in corrispondenza delle rampe di accesso ai canali, prevedendone la dismissione; data la profondità del canale, si ritiene che in caso di necessità possano essere realizzate delle rampe provvisorie a costi ridotti; 3. data la larghezza del canale, si propone di sperimentare congiuntamente gli interventi di diversificazione (massi in alveo e pennelli) e la creazione dell alveo di magra. In pratica si può cercare di ricavare un alveo di magra sfruttando gli elementi proposti per la diversificazione. In questo modo, all interno del canale, si possono testare diverse soluzioni di diversificazione e diverse tipologie di rifugio per pesci; 4. sperimentare gli interventi di rivegetazione delle sponde, sfruttando in particolar modo la sponda sinistra che per quasi tutta la sua lunghezza è naturale
52 Naviglio Pavese Gli interventi di riqualificazione ambientale proposti per il Naviglio Pavese sono molto simili a quelli già proposti per il Naviglio di Bereguardo, visti i molti elementi che accomunano i due navigli: 1. sfruttare le conche presenti per invasare acque e generare tratti a maggior profondità; anche in questo caso, può essere necessario intervenire per migliorare la tenuta idraulica delle conche; 2. realizzare una o più buche artificiali, o sfruttando gli allargamenti presenti lungo il naviglio, o a centro canale; poiché sarà necessario scavare sotto l attuale fondo del naviglio, le buche dovranno essere impermeabilizzate 3. sperimentare congiuntamente gli interventi di diversificazione (massi in alveo e pennelli) e la creazione dell alveo di magra. In pratica si può cercare di ricavare un alveo di magra sfruttando gli elementi proposti per la diversificazione. In questo modo, all interno del canale, si possono testare diverse soluzioni di diversificazione e diverse tipologie di rifugio per pesci; 4. sperimentare gli interventi di rivegetazione delle sponde, creando anche un piccolo ecosistema filtro tra il naviglio e la SS 35; Naviglio Martesana Sul Naviglio Martesana, trovandosi esso isolato rispetto alla rete del Naviglio Grande, si ritiene che andrebbero sperimentati tutto gli interventi proposti, ottenendo già nella prima fase anche un miglioramento significativo della qualità ambientale del naviglio. Gli interventi proposti sono: 1. ripristinare le dighe poiret esistenti in modo che, assieme alle tre conche presenti, vadano a creare dei tratti isolati che, in regime di asciutta parziale, siano in grado di invasare acqua; 2. realizzare delle buche artificiali impermeabilizzate, magari sfruttando quelle già esistenti a valle delle conche di navigazione, prevenendo così anche il possibile interrimento delle stesse; 3. creare un ambiente acquatico laterale, connesso al naviglio sfruttando il laghetto esistente nel parco pubblico di Cernusco sul Naviglio; in una fase successiva andrebbero poi individuate altre aree ove riprodurre interventi analoghi; 4. interventi di diversificazione dell habitat quali massi in alveo e pennelli; anche sul Naviglio Martesana, per valutare l efficienza dei diversi sistemi, si potrebbero selezionare due tratti di naviglio vicini tra loro e con caratteristiche analoghe e in uno realizzare un campo di pennelli (circa 10 pennelli, differenziando tra le due sponde e il centro del canale), mentre nell altro collocare alcuni gruppi di massi (circa 10 gruppi da 4-5 massi). 5. selezionare dei tratti di canale ove realizzare un alveo di magra; in fase sperimentale, l alveo di magra potrebbe essere realizzato in un tratto a monte (tra Cassano e Bellinzago) e in un tratto di valle (Vimodrone o Milano), vedendo l effetto dello stesso in diverse condizioni idrauliche e ambientali; 6. sperimentare gli interventi di rivegetazione delle sponde e di sfalcio della vegetazione acquatica precedentemente illustrati
53 6.5 PROPOSTE MIGLIORATIVE DELL ALIMENTAZIONE DELLA RETE SECONDARIA Per quanto riguarda la rete di distribuzione secondaria, il problema di garantire un apporto idrico tale da consentire la vita dei pesci anche nei periodi di asciutta risulta alquanto complesso, a causa delle dimensioni e della diversità del sistema di rogge e canali che la compongono. Per la rete secondaria non è possibile attualmente fornire indicazioni precise su come operare per perseguire gli obiettivi di salvaguardia della fauna ittica, in quanto sarebbe necessario un rilievo planoaltimetrico dei canali di interesse, ed eventualmente un censimento della fauna ittica finalizzato ad identificare i corpi idrici sui quali si ritiene che valga la pena di intervenire. In questo studio è però possibile fornire delle indicazioni di massima su come agire per migliorare la situazione attuale. Innanzitutto è bene specificare che, garantendo l asciutta parziale alla rete principale e realizzando sui navigli delle opere trasversali che consentano di incrementare localmente il livello dell acqua (paragrafo 6.4.1), è possibile in certi casi avere un battente idrico sufficiente per alimentare la rete secondaria. In questi casi quindi l asciutta parziale proposta con il presente studio per la rete principale può anche riguardare la rete di distribuzione. Quando le condizioni idrauliche dei navigli consentono di eseguire tale operazione, è necessario un accordo con i gestori della rete secondaria affinché costoro si occupino di una corretta gestione delle paratoie di presa. Oltre a quanto appena esposto, che non prevede alcun intervento strutturale, ma solo un adeguamento dei criteri gestionali, sono anche possibili degli interventi strutturali per garantire l apporto d acqua anche a canali secondari che non riescono a ricevere acqua durante le asciutte parziali: 1. Un primo intervento, consiste nell abbassamento della bocche di presa; tale operazione è possibile quando sui canali secondari, a valle della presa, ci sia un dislivello che può essere sfruttato per abbassare la bocca di presa. Se invece questa condizione non si verifica o se l abbassamento possibile non è in grado comunque di garantire l alimentazione della rete secondaria, tale intervento non porta a nessun risultato. Prima Livello normale (stagione irrigua) Dopo Livello normale (stagione irrigua) Livello di asciutta parziale Bocca di presa Livello di asciutta parziale Bocca di presa abbassata
54 2. Una seconda opzione, già sperimentata sulla rete principale, consiste nelle sfruttare altri corsi d acqua naturali che, indipendentemente dai navigli, sono in grado di garantire una portata d acqua costante per tutto l anno, che può essere sfruttata per alimentare la rete secondaria durante i periodi di asciutta. Anche in questi casi sarà probabilmente necessario realizzare dei nuovi manufatti idraulici per deviare il flusso idrico nei canali irrigui. 6.6 SOLUZIONI DA ADOTTARE IN CASO DI ASCIUTTA TOTALE Nei casi in cui la tipologia dei lavori previsti richieda, per motivi tecnici, l asciutta totale e che non possano essere adottate le soluzioni proposte nel paragrafo 6.3 relative all esecuzione dei lavori in presenza di acqua, si propone di adottare le soluzioni di seguito illustrate. In questi casi, escludendo di mettere in asciutta totale l intero canale, le uniche soluzione adottabili consistono o nella realizzazione di un by-pass o nel deviare altrove l acqua a monte del tratto di intervento ed eventualmente reintegrarla a valle con acqua proveniente da altre fonti. Di seguito si descrivono le due soluzioni proposte, mentre a conclusione del paragrafo si illustrano alcune possibili soluzioni di questo tipo individuate durante lo studio By-pass Il by-pass, in funzione della lunghezza dell area di intervento, della tipologia di intervento e delle caratteristiche delle aree esterne al canale, può essere o realizzato convogliando l acqua in un tubo, o sfruttando corsi d acqua esistenti che consentano poi di reimmettere l acqua nel canale. La prima soluzione non differisce molto da quella descritta nel paragrafo 6.3 che prevedeva di convogliare il flusso dell acqua in tubi in PVC da porsi all interno del canale. In questo caso si propone una soluzione analoga, includendo la possibilità di collocare il tubo all esterno dell alveo. In questo caso sarà necessario dotarsi di pompe in grado di inviare la portata del canale nel tubo, superando il salto dovuto alla sponda. Tale soluzione comporta costi piuttosto elevati e può essere adottata per interventi che interessano tratti di canale non eccessivamente lunghi. Chiaramente, il costo del sistema di by-pass deve essere compatibile con i costi dell intervento. Nel secondo caso si propone di sfruttare corpi idrici superficiali quali rogge, fontanili o canali per deviare temporaneamente l acqua e reimmetterla nel canale principale a valle del tratto di intervento. Per applicare questo tipo di dispositivi è necessario che ce ne siano le condizioni, ossia che il sistema dei corpi idrici superficiali sia tale da consentire un operazione di questo tipo. In particolare è necessario sia che i tracciati, le pendenze e le connessioni tra i corpi idrici lo consentano, sia che la sezione idraulica degli stessi sia in grado di ospitare la portata aggiuntiva dovuta al by-pass temporaneo. Poiché è raro che tutte queste condizioni si presentino, in linea generale è opportuno prevedere di modificare una o più opere idrauliche per poter consentire il corretto funzionamento del by-pass. Anche in questi casi è opportuno comparare i costi degli interventi necessari sulla rete idraulica per consentire il funzionamento del by-pass con quelli degli interventi da effettuare nel tratto che può essere messo in asciutta totale
55 6.6.2 Scarico delle acque in altri corpi idrici In questo caso la soluzione proposta consiste nello sfruttare altri corpi idrici connessi con il canale, per scaricarci le acque a monte del tratto di intervento. A differenza dei by-pass, in questo caso non è possibile recuperare l acqua più a valle. Questa operazione può essere messa in pratica sfruttando corsi d acqua naturali che sifonano il canale, scolmatori esistenti, scaricatori di fondo o la rete di distribuzione irrigua. In tutti i casi è necessario verificare che il corpo idrico in cui si intende scaricare le acque sia in grado di accogliere la portata in eccesso, valutando anche il comportamento idraulico in caso di piena. Qualora si adottasse tale soluzione, è opportuno verificare la possibilità di immettere nel canale nuova acqua a valle del tratto di intervento. Opzioni di questo tipo devono essere valutate in base alla disponibilità idrica nei singoli siti e alla portata minima che deve essere immessa nel canale Immissione di acqua da corpi idrici non appartenenti alla rete irrigua Questa opzione prevede di sfruttare corpi idrici esterni (fontanili e rogge) per alimentare i canali irrigui. Una simile soluzione può rendersi necessaria o per ripristinare il flusso idrico a valle di un tratto oggetto di asciutta totale, o per incrementare la portata in regime di asciutta parziale in tratti dove a causa delle perdite in falda è necessario reintegrare il deflusso minimo. Nella maggior parte dei casi, per poter realizzare sistemi di questo tipo è necessario prevedere la realizzazione di una stazione di sollevamento, in quanto solitamente i navigli si trovano ad una quota più alta rispetto agli altri corsi d acqua. Si tratta quindi di interventi caratterizzati da costi piuttosto elevati, sia in termini di realizzazione, sia di gestione. Vale la pena di realizzare strutture di questo tipo se la portata disponibile è di almeno 100 l/s
56 PROVINCIA DI MILANO Esempi specifici di applicazione delle soluzioni illustrate In questa parte si illustrano alcune possibili applicazioni delle soluzioni precedentemente descritte alla rete dei canali in esame. La fattibilità e la sostenibilità economica delle soluzioni individuate dovranno essere valutate tecnicamente dal personale del Consorzio e degli enti coinvolti. Diverse possibilità di by-pass possono essere realizzate tra il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese, all esterno di Milano. I by-pass possono essere realizzati sfruttando le Figura 6-5: Tracciato dei possibili by-pass indicati varie rogge irrigue presenti tra i due navigli, la maggior parte delle quali vengono già ora alimentate dal Naviglio Grande. La realizzazione di dispositivi di questo tipo non è facile, in quanto è necessario un accurato rilievo dei tracciati di questi corsi d acqua ed uno studio delle quote, per valutare la fattibilità dei possibili by-pass. Un indagine di questo tipo permetterebbe di individuare la soluzione che consenta di minimizzare il rapporto costi/benefici, evitando -nei limiti del possibile- di dover realizzare manufatti idraulici eccessivamente complessi ed onerosi. Le possibili soluzioni, indicate graficamente nella carta a lato, prevedono di sfruttare i seguenti corsi d acqua: Roggia Desa, Roggia Paimera, Roggia Carleschina e Cavo Borromeo. In tutti casi necessaria si la renderebbe realizzazione probabilmente di un opera di sbarramento sul Naviglio Grande (tura o diga poiret), la verifica delle sezioni idrauliche dei corsi d acqua che si prevede di utilizzare e la realizzazione di altri manufatti quali attraversamenti stradali. È inoltre fondamentale verificare che la quota delle rogge sia compatibile con quella del Naviglio Pavese, in modo da poter scaricare l acqua per gravità; nel caso le quote non siano compatibili, è comunque possibile prevedere la realizzazione di una o più stazioni di sollevamento, *: LA ROGGIA CARLESCA DAL PUNTO 1 AL PUNTO 2 NON È PIÙ UTILIZZATA COME TALE, IN QUANTO È STATA DATA IN USO AL COMUNE DI MILANO CHE UTILIZZA IL TRATTO IN ESAME PER CONVOGLIARE I REFLUI FOGNARI VERSO IL COLLETTORE DIRETTO AL DEPURATORE MILANO SUD il che comporta però una variazione significativa dei costi di realizzazione e di gestione
57 Per quanto riguarda invece la possibilità di scaricare l acqua in altri corsi d acqua, questa opzione è teoricamente praticabile in corrispondenza di tutti i corsi d acqua naturali e non attraversati dai navigli, sempre dopo aver verificato che i suddetti corsi d acqua siano in grado di smaltire la portata scaricata. Sul C.A.P. Villoresi, oltre ai numerosi derivatori e scaricatori esistenti, vi sono: il Fiume Olona (circa 37 km a valle della presa), il Torrente Lura (circa 44 km a valle della presa), il Torrente Seveso (circa 54 km a valle della presa), il Fiume Lambro (circa 66 km a valle della presa), il Torrente Molgora (circa 75 km a valle della presa). Sul Naviglio Grande, procedendo da monte verso valle, i principali corsi d acqua in cui è possibile scaricare le acque sono: lo scolmatore di nord ovest (circa 21 km dall inizio del naviglio), il Naviglio di Bereguardo (circa 24 km dall inizio del naviglio), e lo Scaricatore Olona (circa 4 km dall inizio del naviglio e 2 km a monte della darsena di Porta Ticinese a Milano). Oltre a questi corsi d acqua, vi sono numerose rogge e canali secondari che possono essere utilizzati. Sul Naviglio di Bereguardo ci sono molti corsi d acqua minori, tra i quali si può citare il Fosson Morto, 9 km a valle di Abbiategrasso, che scarica le sue acque nel Ticino. Sul Naviglio Pavese ci sono: lo Scaricatore Olona (circa 3 km a valle della darsena di Porta Ticinese) e il Colatore Ticinello (15 km a valle della darsena di Porta Ticinese). Anche in questo caso vi sono poi diverse rogge e canali in cui è possibile scaricare la portata del naviglio in regime di asciutta parziale. Sul Naviglio Martesana, procedendo da monte verso valle si trovano: il C.A.P. Villoresi (circa 7 km a valle dell inizio del naviglio), il Torrente Trobbia (circa 14,5 km a valle dell inizio del naviglio), il Torrente Molgora (circa 20 km a valle dell inizio del naviglio) e il Fiume Lambro (circa 31 km a valle dell inizio del naviglio). Anche per il Naviglio Martesana vi sono poi numerose rogge e canali di derivazione che possono essere utilizzati a tal fine. Per quanto concerne infine la possibilità di alimentare i navigli con acqua proveniente da altre fonti, specialmente sfruttando i fontanili che attraversano il Naviglio Grande a valle di Abbiategrasso, vi sono diverse opzioni: qualora si decidesse di realizzare un opera di questo tipo, sarebbe necessario intraprendere un indagine ad hoc per valutare le portate, la prevalenza della pompa da istallare, la disponibilità di terreni ove realizzare la stazione di pompaggio ed altri fattori determinanti nella progettazione. Un altra ipotesi avanzata durante lo studio contempla la possibilità di alimentare il Naviglio Pavese con le acque di falda che vengono prelevate da alcuni pozzi posti nei pressi dell ospedale S. Paolo di Milano da parte del Comune di Milano. Qui, infatti, per tenere basso il livello della falda in prossimità dei locali interrati dell ospedale, viene normalmente pompata una portata di circa l/s, che durante le asciutte dei navigli si riduce anche del 30-40%. Attualmente tale portata viene scaricata nella Roggia Carlesca, in corrispondenza del punto 2 indicato nella carta di Figura 6-5. Realizzando un manufatto di attraversamento dell alzaia e mettendo in opera due paratoie che consentano di decidere se scaricare l acqua nella Roggia Carlesca o nel Naviglio Pavese (costo complessivo dell intervento pari a circa euro IVA esclusa) è possibile utilizzare tale acqua per
58 alimentare il Naviglio Pavese durante l intero periodo di asciutta. Tale intervento, la cui fattibilità tecnica è stata verificata durante sopralluoghi mirati, deve essere concordato con il Consorzio Naviglio Olona, ente che gestisce la Roggia Carlesca e tutte le utenze irrigue ad essa sottese. Attualmente, infatti, nei periodi in cui i navigli sono in asciutta, l acqua pompata dai pozzi rappresenta per il Consorzio Naviglio Olona l unica fonte con cui alimentare la propria rete irrigua. Poiché il Consorzio Naviglio Olona non è disposto a rinunciare ad avere acqua nella propria rete durante i periodi di asciutta, durante un incontro informale con il personale del consorzio in questione, è risultato che essi sono disposti a cedere l acqua dei pozzi solo a patto che venga garantita un alimentazione alternativa alla loro rete irrigua, il che può avvenire solo mantenendo nel Naviglio Grande una portata in grado di alimentare le loro rogge (in particolare la Roggia Carleschina). In questo modo il sistema irriguo funzionerebbe comunque come una sorta di bypass dell area milanese in quanto, per poter usufruire dell acqua di falda nel Naviglio Pavese, è necessario mantenere l acqua nel Naviglio Grande fino alla presa della Roggia Carleschina. Figura 6-6: La Roggia Carlesca nel punto in cui si potrebbe deviare l'acqua di falda nel Naviglio Pavese; sullo sfondo è visibile l'alzaia da attraversare Esempio di applicazione all asciutta autunnale del 2005 In questa parte si vuole descrivere, a titolo esemplificativo, come si sarebbero potute applicare le soluzioni sopra illustrate per l asciutta autunnale del Le ipotesi di seguito illustrate sono state studiate attraverso un confronto tra l elenco degli interventi previsti per l asciutta autunnale del 2005 e le relative richieste di asciutta (fonte: Navigli Lombardi s.c.a.r.l, 2005) e le informazioni acquisiti durante i sopraluoghi e riportate nel paragrafo 3.3. In alcuni casi sono state anche effettuate delle comunicazioni telefoniche con i tecnici dei comuni interessati dagli interventi. In particolare, sono stati selezionati tutti gli interventi per i quali è stata richiesta l asciutta totale e sulla base della loro localizzazione sulla rete,
59 sono state studiate delle soluzioni che consentano di mantenere l acqua nei navigli, almeno per i tratti più a monte. Di seguito si presentano le soluzioni proposte per ogni naviglio. Naviglio Grande Partendo dalla considerazione che fino all altezza dello scolmatore di nord ovest già adesso in condizioni di asciutta il livello dell acqua è in grado di garantire la sopravvivenza della fauna ittica, è possibile mantenere l acqua fino alla località Castelletto di Abbiategrasso, immediatamente a valle della derivazione del Naviglio di Bereguardo. Per perseguire tale obiettivo, è sufficiente realizzare una tura in terra trasversale a valle della derivazione e, invece di scaricare le acque del naviglio nello scaricatore di nord ovest, lasciarle defluire fino al Naviglio di Bereguardo. Tale soluzione è realizzabile senza bisogno di incrementare la portata rilasciata a Turbigo. Naviglio di Bereguardo Dall analisi degli interventi previsti è emerso che, lungo il Naviglio di Bereguardo, non vi è alcun intervento che prevede l asciutta totale. Pertanto tutta l acqua che defluisce nel Naviglio Grande fino ad Abbiategrasso può essere convogliata nel Naviglio di Bereguardo. Naviglio Pavese Interrompendo il deflusso del Naviglio Grande ad Abbiategrasso, non è possibile alimentare il Naviglio Pavese a Milano. É comunque raccomandabile proseguire l alimentazione esterna del tratto compreso tra la conca di Moirago e la conca di Casarile. Naviglio Martesana Sul Naviglio Martesana sono previsti diversi interventi per i quali è stata richiesta l asciutta totale. Tra questi vi è il Recupero vecchi tracciato alzaia in Comune di Inzago, il cui soggetto attuatore è la Provincia di Milano. Per tale intervento la Provincia di Milano si era dichiarata disponibile ad eseguire i lavori anche in condizioni di asciutta parziale. Gli altri interventi per i quali è stata richiesta l asciutta totale sono tutti a valle di Cernusco sul Naviglio. A queste condizioni è possibile lasciare defluire dall opera di presa una portata che consenta di creare le condizioni di asciutta parziale precedentemente descritte e di scaricare poi l acqua dal Naviglio al Torrente Molgora, in Comune di Gorgonzola. In questo modo è possibile garantire l asciutta parziale ad un tratto di circa 20 km, che rappresenta oltre il 50% della lunghezza complessiva del naviglio. Per raggiungere questo obiettivo è sufficiente realizzare una tura in terra provvisoria a valle del sifone del Torrente Molgora. La tura potrebbe anche essere realizzata più a valle (comunque a monte di Cernusco) e scaricare l acqua in parte nel T. Molgora ed in parte nella rete secondaria. A valle di Gorgonzola si raccomanda invece di proseguire con l alimentazione idrica del tratto di naviglio a Vimodrone e a Milano. C.A.P. Villoresi Per il Canale Villoresi non è stata valutata alcuna proposta di gestione per l asciutta dell autunno
60 7. ARTICOLAZIONE TEMPORALE DEGLI INTERVENTI ORIZZONTE TEMPORALE OBIETTIVO DA PERSEGUIRE CRITERI GESTIONALI E DA ADOTTARE INTERVENTI E AZIONI DA ESEGUIRE C.A.P. VILLORESI NAVIGLIO GRANDE NAVIGLIO DI NAVIGLIO BEREGUARDO PAVESE NAVIGLIO MARTESANA RETE SECONDARIA Breve periodo entro la fine del 2006 Evitare le morie di pesce dovute alle asciutte totali Evitare completamente le asciutte totali e eseguire esclusivamente asciutte parziali. Le asciutte devono rispettare il battente minimo richiesto per ogni singolo canale; è preferibile che i lavori di manutenzione e recupero siano concentrati in una delle due asciutte annuali, in cui i livelli idrici siano quelli proposti, mentre nell altra asciutta vengano mantenuti dei livelli maggiori. È necessario che gli accordi tra gli enti coinvolti ed i finanziamenti erogati vengano adattati a questi nuovi criteri. È poi necessario che i progetti di manutenzione ed i relativi appalti contemplino che le lavorazioni vengano effettuate in presenza d acqua. Rilasciare una portata a monte dell ordine di circa 400 l/s, con l obiettivo di avere un battente medio nel canale di circa 10 cm Rilasciare nel Naviglio Grande una portata tale che consenta di avere un battente medio in tutta la rete principale di almeno 30 cm. Da una valutazione di massima tale portata potrebbe essere dell ordine di 20 m 3 /s. Nel Naviglio Grande tale indicazione è da assumere come altezza che deve essere garantita approssimativamente su tutto il naviglio; se la portata necessaria per perseguire tale obiettivo è troppo elevata, è possibile realizzare delle opere trasversali (permanenti o provvisorie) lungo il naviglio che consentano di invasare ogni qualche km il battente idrico richiesto. Nel Naviglio Pavese e nel Naviglio di Bereguardo è possibile sfruttare le conche di navigazione per creare degli invasi; si raccomanda comunque di non lasciare tratti in asciutta totale e di rispettare come valore medio quello indicato. Sarà cura del Consorzio Villoresi quantificare la portata da rilasciare nel Naviglio Grande e quella da deviare nel Naviglio di Bereguardo, compresa l eventuale realizzazione di opere provvisorie per ripartire correttamente l acqua tra Naviglio Grande e Naviglio di Bereguardo. Rilasciare una portata tale da garantire un battente medio di circa 30 cm su tutto il naviglio. La portata derivata può essere poi scaricata in parte nel F. Lambro ed in parte nel Re de Fossi. Anche per il Naviglio Martesana è possibile sfruttare le conche di navigazione per invasare acqua ed incrementarne il livello localmente. Trovando un accordo con i vari enti coinvolti, è necessario rimuovere lo scarico del T. Trobbia. Studiare e testare sistemi per alimentare attraverso corsi d acqua naturali i canali secondari che, in quanto a fauna ittica, risultano più pregiati. Prevedere uno studio di dettaglio della rete secondaria che comprenda un rilievo planoaltimetrico dei tratti iniziali dei canali, associato ad un censimento della comunità ittica. Medio periodo - entro il 2008 Migliorare l habitat dei navigli, creando ambienti diversificati e zone rifugio per la fauna ittica, così da rendere il sistema dei navigli un ambiente più ospitale per la fauna ittica sia in regime di asciutta parziale, sia quando viene rilasciata la normale portata estiva ed invernale. Dare maggior peso alla componente faunistica negli strumenti di pianificazione del sistema dei navigli. Destinare parte delle risorse economiche agli interventi di riqualificazione ambientale dei navigli. Realizzare alcune buche impermeabilizzate, nei tratti in cui attualmente si concentra la fauna ittica, in grado di ospitare il pesce durante le asciutte parziali. Sperimentare ed adottare sistemi di sfalcio della vegetazione acquatica e ripariale a minor impatto ambientale Sperimentare tutti gli interventi-tipo proposti per la riqualificazione ecologica e ambientale della rete principale, compresa la realizzazione di opere trasversali quali berme sommerse e utilizzo delle dighe poiret per invasare localmente una maggiore quantità d acqua e la creazione di bacini laterali riqualificando una delle cave presenti in sponda destra nel tratto a monte di Boffalora. Sperimentare gli interventi di rivegetazione della fascia ripariale, utilizzando diverse specie arboree adatte alle esigenze specifiche. Sperimentare ed adottare sistemi di sfalcio della vegetazione acquatica e ripariale a minor impatto ambientale. Sperimentare tutti gli interventi-tipo proposti per la riqualificazione ecologica e ambientale della rete principale. Sfruttare le conche di navigazione per invasare localmente una maggiore quantità d acqua. Sperimentare gli interventi di rivegetazione della fascia ripariale, utilizzando diverse specie arboree adatte alle esigenze specifiche. Sperimentare ed adottare sistemi di sfalcio della vegetazione acquatica e ripariale a minor impatto ambientale. Sperimentare l abbassamento delle bocche di presa sui canali individuati nella fase precedente. Durante le asciutte parziali, alimentare i canali secondari le cui bocche di presa sono ad una quota tale da poter lavorare anche in regime di asciutta parziale. Lungo periodo entro il 2015 Migliorare ulteriormente l habitat dei navigli, grazie ai risultati degli interventi sperimentali realizzati nella fase precedente. Basandosi sui risultati ottenuti con i diversi interventi di riqualificazione messi in atto nella fase precedente, migliorare le tecniche di realizzazione e proseguire nella realizzazione di tali strutture, concentrando gli sforzi sulle tipologie di intervento che, nella fase precedente, hanno fornito i risultati più soddisfacenti. Realizzare un alveo di magra su tutta la rete di navigli 5 Adottare un sistema di gestione della rete irrigua che consenta di ridurre ulteriormente la frequenza delle asciutte. In accordo con tutti gli enti coinvolti, individuare un sistema di gestione della rete dei navigli che consenta di concentrare gli interventi di manutenzione straordinaria con frequenza quinquennale. Pianificare quindi le asciutte, ovviamente parziali, ogni cinque anni, prolungandone eventualmente la durata. Prevedere poi delle asciutte parziali più brevi da effettuare con frequenza annuale, in occasione delle quali realizzare gli interventi di manutenzione ordinaria (pulizie, dragaggi, manutenzione delle opere idrauliche), opportunamente pianificati su scala quinquennale. 5 Tale intervento è da inquadrare in un orizzonte temporale più esteso
61 8. STIMA DEI COSTI Si riporta in questo capitolo una sommaria stima dei costi per la realizzazione di interventi tipo, così come descritti nei capitoli precedenti. La sitospecificità dei possibili interventi proposti presuppone, per ognuno di essi, una apposita fase di progettazione preliminare nella quale saranno più precisamente calcolati i relativi costi realizzativi. Le numerose variabili al contorno possono infatti fare cambiare in modo molto significativo i costi finali di realizzazione del singolo intervento: ad esempio la disponibilità di terreni utilizzabili di proprietà dell ente pubblico piuttosto che di privati per i quali si renda necessaria una procedura di esproprio; la localizzazione all interno di centri abitati; la tipologia delle sponde e l altezza interessata; l interferenza con infrastrutture esistenti sulle quali sia necessario operare; lo stato di partenza dei manufatti. Per quanto riguarda le variazioni dei costi da sostenere per l esecuzione degli interventi in alveo in presenza di acqua, si rimanda ai costi unitari delle singole soluzioni tecniche esemplificate nelle schede della dispensa tecnica allegata. L entità complessiva di questo incremento dei costi di manutenzione e di intervento è chiaramente funzione dell estensione e del tipo di opere previste. Tali costi saranno comunque a carico dei singoli enti che effettuano gli interventi. Le seguenti stime dei costi si riferiscono all articolazione temporale degli interventi di cui al capitolo precedente. Breve periodo (entro la fine del 2006) La gran parte degli interventi di breve periodo è di carattere gestionale: fare solo asciutte parziali, rilasciare portate idriche di rispetto nei diversi canali, utilizzare le conche e le dighe poiret esistenti per invasare acqua non hanno costi vivi, ma presuppongono l impiego di personale per la messa a punto di questa nuova regola di gestione. È invece previsto un approfondimento relativo alla salvaguardia della fauna ittica che popola la rete idrica secondaria. Si tratta di una rete estremamente varia ed estesa che presuppone la scelta di tratti sperimentali sui quali intervenire con tecniche differenti. Si propone in questa sede di effettuare nel breve periodo uno studio-progetto limitatamente alla rete secondaria principale di un naviglio o canale che, vista l alimentazione freatica del Naviglio Grande, potrebbe essere il Naviglio Martesana o il C.A.P. Villoresi. I contenuti di tale studio-progetto saranno, come per altro ipotizzato nel presente lavoro, i progetti delle opere necessarie a mantenere un adeguata alimentazione idrica nei canali di derivazione che manifestano le migliori condizioni per il benessere della fauna ittica. La scelta dei canali di derivazione prioritari sarà il risultato della parte di indagine dello studio-progetto; seguirà una fase di progettazione preliminare degli interventi
62 L ipotesi di costo dello studio-progetto è costituita da un costo a corpo dello studio quantificato per il C.A.P. Villoresi in euro e per il Naviglio Martesana in euro IVA esclusa (in relazione alle diverse estensioni dei due corpi idrici). Si ipotizza inoltre di produrre i progetti preliminari di 10 interventi-tipo che mediamente abbiano un costo di euro ad intervento, con un costo totale di progettazione preliminare stimato in euro IVA esclusa. Il totale dei costi degli studi-progetto relativi alla rete secondaria principale di cui sopra ammonta pertanto a: C.A.P. Villoresi: euro + IVA Naviglio Martesana: euro + IVA Medio periodo (entro il 2008) La stima dei costi degli interventi di medio periodo, seguendo la struttura dell articolazione temporale degli interventi, viene distinta per i diversi canali/navigli. C.A.P. Villoresi: si prevede la realizzazione di 3 buche impermeabilizzate sperimentali nei tratti in cui attualmente si concentra la fauna ittica nei periodi di asciutta (ad esempio a monte delle dighe poiret di Arconate e Parabiago e a Castano Primo). L estensione di tali buche è ipotizzata pari a m 2 per buca. Il costo realizzativo di ogni buca, al costo unitario di 20 euro al metro quadrato, è pari a euro. Ad esso si aggiunge un costo a corpo di euro per la progettazione/direzione lavori e le opere accessorie (esempio: allestimento cantiere, soglie trasversali, diversificazione della buca). La stima complessiva del costo di ogni buca è dunque pari a euro + IVA. Naviglio Grande e Naviglio Martesana Su questi due canali, come è esposto nel Capitolo 7, si propongono gli interventi di seguito illustrati: Realizzazione di tratti sperimentali di alveo di magra sul fondo dei canali. Per ogni tratto sperimentale si ipotizza una lunghezza significativa di circa 300 metri (costo di 50 /ml per un totale di ); considerando una spesa pari a euro per opere accessorie e progettazione ed una spesa di euro per le attività di monitoraggio (previste su due stagioni), il costo di ogni tratto sperimentale ammonta a euro + IVA. Si ritiene che sia opportuno realizzare due tratti sperimentali sul Naviglio Grande e due sul Naviglio Martesana. Realizzazione di buche impermeabilizzate in alveo. Considerando una superficie di 500 m 2 per ciascuna buca, il costo unitario ammonta a euro + IVA, incluso il costo di opere accessorie e progettazione (complessivamente euro). Si ritiene che possano essere realizzate due buche sul Naviglio Grande e tre sul Naviglio Martesana (in corrispondenza delle conche di navigazione). Realizzazione di tratti sperimentali con pennelli in legno per diversificare l habitat. Anche in questo caso ogni tratto sperimentale sarà lungo circa 300 metri. Considerando di realizzare un pennello ogni 10 metri, il costo complessivo per ogni tratto sperimentale ammonta a euro + IVA (5.000 di
63 lavori, di opere accessorie e progettazione e di monitoraggio previsto su due stagioni). Si ritiene che sia opportuno realizzare almeno un tratto sperimentale su ciascun canale. Realizzazione di tratti sperimentali con massi in alveo per diversificare l habitat. Anche in questo caso ogni tratto sperimentale sarà lungo circa 300 metri. Considerando di collocare un gruppo di massi circa ogni 10 metri, il costo complessivo per ogni tratto sperimentale ammonta a euro + IVA (7.500 di lavori, di progettazione e di monitoraggio previsto su due stagioni). Si ritiene che sia opportuno realizzare almeno un tratto sperimentale su ciascun canale. Realizzazione di tratti sperimentali di rivegetazione delle fasce ripariali. I tratti da sottoporre a tale intervento andranno scelti accuratamente in funzione delle caratteristiche ecologiche del naviglio e delle possibilità di fruizione delle aree laterali; ad esempio sono preferibili tratti adiacenti a piste ciclabili, parchi urbani, etc..). Si propone di realizzare tratti sperimentali di 300 metri, possibilmente alternando le specie arboree utilizzate. Il costo dell intervento ammonta a euro + IVA per ciascun tratto. In merito alla sperimentazione di diverse modalità di sfalcio della vegetazione acquatica, non è possibile fornire una stima dei costi. Per quanto riguarda infine gli interventi di riqualificazione di una cava sul Naviglio Grande e di realizzazione di un bacino laterale sul Naviglio Martesana (magari sfruttando il laghetto del parco pubblico di Cernusco sul Naviglio), in questa sede non è possibile fare una stima dei costi, in quanto vi sono troppi fattori che influiscono sulle scelte progettuali e sui costi. Si raccomanda comunque, entro il 2008, di procedere quantomeno alla progettazione di tali opere. Naviglio Pavese e Naviglio di Bereguardo Gli interventi previsti su questi due navigli differiscono da quelli proposti per il Naviglio Grande e per il Naviglio Martesana principalmente perché in questo caso si prevede di sfruttare le numerose conche di navigazione presenti lungo i navigli per invasare acqua e diversificare l ambiente acquatico. Gli interventi previsti sono di seguito illustrati: Realizzazione di tratti sperimentali di alveo di magra sul fondo dei canali. Per ogni tratto sperimentale si ipotizza una lunghezza significativa di circa 300 metri (costo di 50 /ml per un totale di ); l alveo di magra dovrà essere realizzato ad una distanza opportuna a monte delle conche di navigazione. Considerando una spesa pari a euro per opere accessorie e progettazione ed una spesa di euro per le attività di monitoraggio (previste su due stagioni), il costo di ogni tratto sperimentale ammonta a euro + IVA. Si ritiene che sia opportuno realizzare un tratto sperimentale su ciascun naviglio. Ripristino delle conche di navigazione, con lo scopo di aumentarne le capacità di invaso. Questo tipo di intervento, già realizzato con successo sul tratto del Naviglio Pavese in Provincia di Pavia presenta costi estremamente variabili: un intervento che consenta il solo invaso temporaneo dell acqua, come quello descritto nel Capitolo 5 ha un costo limitato (poche migliaia di euro), mentre il restauro
64 completo delle conche di navigazione, che in questo contesto fornisce i medesimi risultati, ha un costo di diverse centinaia di migliaia di euro. Si ritiene che tale tipologia di intervento debba essere previsto su tutte le conche del Naviglio Pavese e, in via sperimentale, su 3/4 conche del Naviglio di Bereguardo. Realizzazione di tratti sperimentali con pennelli in legno per diversificare l habitat. Anche in questo caso ogni tratto sperimentale sarà lungo circa 300 metri. Considerando di realizzare un pennello ogni 10 metri, il costo complessivo per ogni tratto sperimentale ammonta a euro + IVA (5.000 di lavori, di opere accessorie e progettazione e di monitoraggio previsto su due stagioni). Come per l alveo di magra, è opportuno mantenersi ad una distanza opportuna dalle conche in modo che i pennelli non si trovino sotto un eccessivo battente idrico che ne ridurrebbe significativamente l effetto di diversificazione dell habitat. Si ritiene che sia opportuno realizzare almeno un tratto sperimentale su ciascun canale. Realizzazione di tratti sperimentali con massi in alveo per diversificare l habitat. Anche in questo caso ogni tratto sperimentale sarà lungo circa 300 metri. Considerando di collocare un gruppo di massi circa ogni 10 metri, il costo complessivo per ogni tratto sperimentale ammonta a euro + IVA (7.500 di lavori, di progettazione e di monitoraggio previsto su due stagioni). Anche in questo caso, è opportuno mantenersi ad una distanza opportuna dalle conche. Si ritiene che sia opportuno realizzare almeno un tratto sperimentale su ciascun canale. Realizzazione di tratti sperimentali di rivegetazione delle fasce ripariali. I tratti da sottoporre a tale intervento andranno scelti accuratamente in funzione delle caratteristiche ecologiche del naviglio e delle possibilità di fruizione delle aree laterali; ad esempio sono preferibili tratti adiacenti a piste ciclabili, parchi urbani, etc..). Si propone di realizzare tratti sperimentali di 300 metri, possibilmente alternando le specie arboree utilizzate. Il costo dell intervento ammonta a euro + IVA per ciascun tratto. Anche in questo caso non è possibile fornire una stima dei costi relativi alla sperimentazione di diverse modalità di sfalcio della vegetazione acquatica. Per quanto riguarda infine la realizzazione di bacini laterali, vale quanto già esposto a proposito del Naviglio Martesana: non essendo in questa sede possibile fare una stima attendibile dei costi, si raccomanda, entro il 2008, di procedere quantomeno alla progettazione di tali opere. Rete secondaria: attuare gli interventi progettati con gli studi-progetto proposti per il breve periodo. I costi saranno quantificati nel corso della fase di progettazione degli stessi. Lungo periodo (entro il 2015) L individuazione degli interventi di lungo periodo e la relativa stima dei costi potrà correttamente essere fatta alla luce dei risultati conseguiti nel corso della realizzazione degli interventi di medio periodo, sui quali è peraltro auspicabile un adeguato monitoraggio
65 ALLEGATO 1: DISPENSA DEGLI INTERVENTI-TIPO Il presente rapporto rappresenta l allegato tecnico dello Studio per la mitigazione degli impatti sull ittiofauna, promosso dalla Provincia di Milano, con lo scopo di individuare delle soluzioni praticabili per ridurre l impatto delle asciutte dei navigli sulla fauna ittica che li popola. All interno dello studio è stata svolta un analisi relativa allo stato dei navigli lombardi e ai criteri con i quali essi vengono gestiti, con particolare riferimento alle asciutte totali e agli impatti che queste generano sulla fauna ittica. Nello studio sono state anche proposte delle pratiche di gestione in grado di ridurre gli impatti, degli interventi strutturali da realizzare nel medio-lungo periodo sulla rete dei navigli e delle soluzioni che possono essere adottate da subito per eseguire i lavori in alveo in condizioni di asciutta parziale (mediamente 30 cm d acqua). Nel presente allegato si vogliono riprendere i contenuti relativi a quest ultimo punto, fornendo delle indicazioni di carattere tecnico su come eseguire le diverse tipologie di intervento di manutenzione in presenza d acqua. Per ogni altra informazione relativa ai contenuti dello studio, si rimanda al rapporto completo. Le soluzioni di seguito riportate non pretendono di costituire un manuale completo di supporto per la realizzazione di cantieri in presenza d acqua, ma solamente una serie di spunti su come è possibile effettuare determinate lavorazioni, anche con 30 cm di acqua. Saranno poi i progettisti, i tecnici ed i responsabili delle imprese ad individuare i sistemi più appropriati per ciascun intervento, proponendo anche soluzioni diverse da quelle di seguito esposte. Per poter individuare le diverse soluzioni adottabili, sono state individuate le seguenti tipologie di intervento: 1. Interventi di pulizia, dragaggio e ricalibratura del fondo 2. Interventi che non interessano il perimetro bagnato 3. Interventi sulle parte media e sommitale delle opere spondali 4. Interventi sulle fondazioni delle opere spondali 5. Interventi sotto il fondo del canale Di seguito si riprendono singolarmente le diverse tipologie di intervento, illustrando le possibili soluzioni che possono essere adottate per eseguire i lavori. Si ricorda che, tutto quanto di seguito riportato, si riferisce alla possibilità di intervenire in condizioni di asciutta parziale e che all interno dello studio sopra citato è stato valutato che le condizioni ottimali di asciutta parziali corrispondo ad un livello medio dell acqua rispetto al fondo dei canali dell ordine dei 30 centimetri
66 INTERVENTI DI PULIZIA, DRAGAGGIO E RICALIBRATURA DEL FONDO In questa categoria rientrano tutti gli interventi che non coinvolgono la manutenzione delle sponde e che non richiedono particolari lavorazioni sul fondo quali posa di tubi, scavi particolari, etc.. In pratica si includono tutte le pratiche di pulizia e rimozione di corpi estranei dal fondo, dragaggio, ricalibratura e scavi poco profondi. In tutti questi casi, si ritiene che un escavatore possa muoversi agevolmente anche in presenza d acqua. Inoltre, procedendo da valle verso monte, si evitano anche eventuali problemi dovuti alla torbidità generata dal movimento del sedimento. In tali condizioni è possibile sia rimuovere materiali quali rifiuti, inerti e resti vegetali, sia dragare e rimodellare il fondo del canale. Meno agevole risulta invece l utilizzo di autocarri: in funzione del numero di assi, delle caratteristiche del fondo e del battente idrico, l utilizzo di autocarri all interno dei canali può risultare più o meno agevole. Nella maggior parte dei casi, comunque, i lavori possono essere effettuati lasciando l autocarro sulle alzaie e l escavatore in alveo. In questi casi, nei punti in cui le sponde sono particolarmente alte, può rendersi necessario accumulare temporaneamente il materiale rimosso sulle sponde e caricarlo in un secondo tempo sull autocarro con un escavatore che lavora direttamente sulle alzaie. Scavando in presenza di acqua, questa fase intermedia si rende anche necessaria per poter fare asciugare il materiale dragato riducendo di conseguenza i costi di trasporto. Nel caso sia invece necessario entrare nel canale con gli autocarri, è necessario realizzare una rampa provvisoria che può essere utilizzata dagli autocarri (così come in condizioni di asciutta totale) ed utilizzare mezzi in grado di muoversi, anche carichi, in presenza di acqua. In funzione della tipologia di lavoro da eseguire, il costo aggiunto dovuto al fatto di lavorare in presenza di acqua è estremamente variabile: in linea di massima si può preventivare un incremento del 20% per la pulizia e la rimozione di corpi estranei, del 40% per dragaggi di materiale grossolano e del 60% per dragaggi di materiale fine
67 INTERVENTI CHE NON INTERESSANO IL PERIMETRO BAGNATO In tale categoria si vogliono includere tutte quelle tipologie di intervento che non coinvolgono né il fondo dei canali, né direttamente le sponde. Ad esempio rientrano in questa categorie gli interventi di manutenzione e riqualificazione delle alzaie, di recupero di strutture quali lavatoi, edifici, etc.. In questi casi la presenza d acqua non interferisce direttamente con le lavorazioni, ma potrebbe solo avere delle controindicazioni in termini di sicurezza del personale. Si ritiene pertanto che questo tipo di interventi possano essere svolti tranquillamente in presenza d acqua, adottando nei casi in cui lo si ritenga necessario precauzioni quali l istallazione di parapetti, reti e l utilizzo di segnaletica di cantiere per motivi di sicurezza. Parapetto di protezione Data la tipologia delle lavorazioni comprese in questa categoria, si ritiene che non vi sia un incidenza significativa sui costi dovuta al fatto di operare in presenza di acqua
68 INTERVENTI SULLE PARTE MEDIA E SOMMITALE DELLE OPERE SPONDALI In questa categoria rientrano tutti gli interventi di rifacimento, consolidamento e recupero delle sponde, ad eccezione di quelli che interessano la parte più bassa della sponda e le opere di fondazione. In pratica sono inclusi gli interventi che interessano la parte di sponda che, in regime di asciutta parziale, non viene lambita dall acqua. In questi casi non è necessario realizzare opere provvisorie di regimazione idraulica, ma è sufficiente istallare delle strutture provvisorie per poter lavorare in presenza di acqua. In particolare, in funzione della tipologia di lavoro da eseguire e della lunghezza del tratto di sponda interessata dall intervento, è possibile o montare un ponteggio provvisorio, o utilizzare un trabattello mobile. In entrambi i casi le strutture provvisorie devono essere dotate di parapetti opportunamente fissati, fermapiedi, reti e tutti gli accessori che consentano di lavorare in sicurezza. In alcuni casi può essere opportuno che il livello più basso del ponteggio abbia una superficie maggiore. Rete di protezione Parapetto di protezione Per quanto riguarda l incidenza, nel caso si utilizzi un ponteggio dotato di parapetti e con il piano più basso doppio, ipotizzando un altezza di 4 metri ed un periodo di 2 mesi, il costo per metro lineare è dell ordine di 50 euro (noleggio, trasporto, montaggio e smontaggio); in funzione della lunghezza del tratto di intervento si può decidere se montare il ponteggio su tutta la larghezza o realizzare il lavoro in più fasi spostando il ponteggio. Nel caso si noleggi un trabattello, con le stesse ipotesi, il costo è dell ordine di euro
69 INTERVENTI SULLE FONDAZIONI DELLE OPERE SPONDALI In questa categoria rientrano tutti gli interventi sulla parte inferiore e sulla fondazione delle opere di protezione spondale che non possono essere eseguiti in presenza d acqua. Gli interventi appartenenti a questa categoria, pertanto, richiedono che la fascia di canale interessata dall intervento venga messa in asciutta totale. Questo tipo di lavorazioni è possibile realizzando una struttura provvisoria a forma di C da utilizzare per dividere l area di intervento, che deve rimanere in asciutta totale, dal resto del canale in cui continuerà invece a defluire la portata corrispondente al regime di asciutta parziale. Tale dispositivo, in funzione della lunghezza del tratto di intervento, della larghezza del canale, dalla natura del fondo e della tipologia di interventi previsti, può essere realizzato in diversi modi. Direzione di deflusso dell'acqua Area di intervento Le principali soluzioni che possono essere adottate per ottenere tale risultato sono: Realizzare l intero diaframma con una tura in terra: in questo caso, sia gli sbarramenti trasversali, sia quello longitudinale vengono realizzati in terra, o utilizzando materiale proveniente da fonti esterne, o quando è possibile, utilizzando il materiale presente sul fondo. Nel caso il materiale provenga da fuori, si raccomanda l uso di misto naturale, sia per garantirsi una buona impermeabilità, sia per non avere problemi di smaltimento al termine dei lavori. In funzione delle caratteristiche geotecniche del materiale, può rendersi necessario abbinare alla tura in terra un telo impermeabile in PVC. In questi casi la tura trasversale realizzata a monte dell area di intervento, può essere abbinata alla rampa di accesso al cantiere, in modo da avere un opera più solida che svolge una doppia funzione. La tura dovrà avere un altezza di almeno 20 cm superiore a quella del livello dell acqua e le sue sponde una pendenza non superiore a 1:2. Tura in terra
70 Realizzare l intero diaframma o il solo lato parallelo al deflusso della corrente utilizzando moduli in calcestruzzo armato prefabbricato del tipo New Jersey. Nel caso in cui questa soluzione venga adottata solo sul lato parallelo alla corrente, le due opere trasversali possono essere realizzate in terra così come esposto al punto precedente. È preferibile rivestire i New Jersey con un telo impermeabile in PVC, per garantire l impermeabilità della struttura. In funzione del battente idrico all esterno dell area di intervento, può rendersi necessario utilizzare della terra o dei sacchi di sabbia per incrementare la stabilità della struttura. Questa soluzione è preferibile alla tura in terra quando la larghezza del canale è ridotta e la tura ne occuperebbe una porzione troppo elevata. New Jersey Telo in PVC Creare una barriera impermeabile utilizzando sacchi di sabbia. Anche in questo caso è possibile utilizzare dei teli impermeabili per ridurre la permeabilità della struttura. L utilizzo di questa soluzione è consigliato per interventi modesti che interessano brevi tratti di sponda, in quanto tale soluzione non richiede l utilizzo di mezzi meccanici. Sacchi di sabbia
71 L ultima soluzione proposta consiste nell abbinare delle ture trasversali a dei tubi in PVC posti parallelamente alla direzione di deflusso dell acqua. Tale soluzione, caratterizzata mediamente da costi più elevati rispetto a quelle proposte in precedenza, è indicata qualora la larghezza del canale non consenta di ricorrere alle altre strategie proposte. Tubi in PVC L obiettivo di mettere in asciutta totale una fascia di canale può essere raggiunto, oltre che attraverso le soluzioni appena proposte, anche in diversi altri modi. Starà poi ai progettisti dei singoli interventi e alle imprese chiamate a realizzare gli interventi individuare la soluzione più idonea per ogni singolo caso. Nei casi in cui sia possibile scavare il fondo dei canali, senza ridurne la permeabilità e senza compromettere la stabilità delle opere di difesa spondale, si ritiene che una valida soluzione consista nello scavare una sorta di alveo di magra temporaneo in cui far defluire tutta o parte della portata corrispondente all asciutta parziale. In questo modo, le dimensioni del diaframma che separa l area bagnata dall area di cantiere potrà avere dimensioni minori. Tura in terra Alveo di magra In ogni caso, per eliminare l acqua proveniente dalle infiltrazioni, è comunque necessario realizzare una buca o più buche in aree in cui non interferiscono con le operazioni di cantiere, dove collocare delle pompe che mandino l acqua all esterno
72 Per quanto riguarda infine l incidenza di tali opere provvisorie sul costo totale degli interventi, questa varia estremamente in funzione della soluzione scelta e delle condizioni in cui l opera provvisoria deve essere realizzata. Di seguito si riporta una stima indicativa dei costi previsti: - tura in terra: se si utilizza materiale prelevato dal fondo del canale, i costi sono dell ordine di euro per metro lineare di tura; nel caso in cui sia necessario recuperare il materiale per la tura altrove, i costi diventano dell ordine di euro per metro lineare; - moduli New Jersey: un modulo della lunghezza di 1 metro ha un costo di 100 euro (acquisto e trasporto), mentre il trasporto e la messa in opera, considerando anche la posa in opera del telo impermeabile, hanno un costo dell ordine di euro per modulo; - Tubi in PVC: costo iniziale variabile tra 100 e 500 euro per metro lineare, in funzione del diametro, trasporto incluso; il costo per il trasporto e la posa dei tubi è estremamente variabile in funzione della dimensione dei tubi e della distanza da percorrere; in linea di massima si può supporre che, una volta che si dispone dei materiali, il costo possa variare tra 50 e 200 euro al metro lineare
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