in: fenomeni dinamici, fenomeni meccanici e fenomeni plastici.
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- Veronica Dolce
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1 Il parto 1 Il parto è l espulsione o l estrazione del feto e degli annessi fetali dall organismo materno. Si distingue un parto a termine che avviene a termine della gestazione, mediamente alla 40 a settimana e con una variabilità di ± 2 settimane; un parto pretermine o prematuro che si verifica prima della 38 a settimana; un parto post-termine o serotino che avviene dopo la 42 a settimana. Se l espulsione del feto avviene prima del 180 giorno di gravidanza si ha l aborto, caratterizzato dalla morte del feto, che non è ancora in grado di vivere fuori dall utero. L aborto può essere spontaneo o provocato accidentalmente o volontariamente (interruzione volontaria della gravidanza: regolata dalla legge 194, vivacemente contestata dal mondo cattolico). Quando il parto avviene spontaneamente per le vie naturali e senza complicazioni, si dice parto eutocico. In caso contrario si tratta di un parto patologico che viene detto distocico. Il parto distocico può essere espletato, a seconda dei casi, per le vie naturali mediante manovre manuali o strumentali, oppure può essere espletato per via addominale mediante taglio cesareo. In alcuni casi il parto viene provocato con mezzi farmacologici e deve essere pilotato con adeguata assistenza fino alla nascita (parto pilotato). Il parto è detto semplice quando dà luogo alla nascita di un solo feto; è detto plurimo quando dà luogo alla nascita di più feti. Il meccanismo del parto spontaneo può essere riassunto nell azione di una forza (contrazione uterina + muscoli addominali), che spinge un corpo mobile (il feto), attraverso un canale (il bacino osseo rivestito dalle parti molli) fino alla sua espulsione. Forza, corpo mobile e canale costituiscono i fattori del parto. Questi fattori subiscono durante il parto diverse modificazioni, che vengono definite fenomeni del parto, distinti in: fenomeni dinamici, fenomeni meccanici e fenomeni plastici. Per fenomeni dinamici si intendono le modificazioni del canale molle del parto e sono quindi materni. I fenomeni meccanici comprendono i movimenti che il feto passivamente compie nel passaggio attraverso il canale osseo del parto per potersi adattare ad esso e sono quindi fenomeni materno-fetali, dipendendo dalla conformazione ossea materna e dal feto. I fenomeni plastici interessano solo il feto e comprendono le modificazioni a cui esso va incontro nell attraversare il canale del parto. Lo svolgimento di questi fenomeni avviene in due periodi consecutivi: il periodo dilatante e il periodo espulsivo. Nel periodo dilatante si hanno contrazioni dell utero che durano secondi con un intervallo di 5-10 minuti tra una contrazione e l altra. Nel periodo espulsivo, queste contrazioni durano 1 minuto e 40 secondi - 2 minuti, con un intervallo di 3-4 minuti. Nel periodo espulsivo, alla contrazione uterina si somma la forza dei muscoli ausiliari del parto (retti, obliqui e trasverso dell addome, diaframma) che realizzano l azione di un torchio addominale che facilita la progressione e l espulsione del feto. Il parto si completa con un 3 periodo, detto secondamento, durante il quale viene espulsa la placenta e gli annessi fetali. Dopo l espulsione del feto non vi sono perdite ematiche e, dopo circa 10 minuti, comincia il secondamento che si completa nel giro di altri 10 minuti. Il secondamento avviene in 3 tempi successivi: distacco della placenta dalla sede di impianto e sua discesa nel segmento inferiore; passaggio della placenta dal segmento inferiore alla vagina; espulsione all esterno della placenta e degli altri annessi. Nei casi di mancato secondamento, bisogna provvedere all estrazione della placenta con intervento ostetrico manuale o strumentale. Tutto il periodo che va dall inizio delle contrazioni uterine all espulsione del feto e degli annessi fetali è detto travaglio di parto. Esso ha una durata variabile, maggiore nelle primipare (15-18 ore circa), minore nelle pluripare (8-9 ore o meno) e può essere preceduto da alcuni segni premonitori quali un frequente stimolo a urinare (pollachiuria), l espulsione del tappo gelatinoso cervicale, costituito da muco commisto a sangue, normalmente presente sul collo dell utero ed espulso in seguito alla dilatazione dello stesso e all impegno della testa del feto nel canale del parto.
2 Il parto 2 I fattori del parto I fattori del parto sono tutti quei fattori che entrano in gioco normalmente nel travaglio di parto. Essi comprendono perciò: le forze che lo determinano: contrazioni uterine e, nel periodo espulsivo, contrazioni dei muscoli che formano il torchio addominale (muscoli retti, obliqui e trasverso dell addome e muscolo diaframma, coadiuvati, in basso, dai muscoli che formano il pavimento pelvico); il canale del parto; il feto. Le contrazioni uterine sono involontarie; sono indotte da una complessa modificazione ormonale che riguarda sia il feto sia la madre: inizialmente si ha la secrezione di ACTH da parte dell ipofisi del feto e, conseguentemente, la liberazione di corticosteroidi dalla ghiandola surrenale fetale; i corticosteroidi fetali stimolano la liberazione di prostaglandine da parte delle cellule della placenta; queste prostaglandine provocano potenti contrazioni del miometrio (muscolatura liscia dell utero). In parallelo, la pressione che la testa del feto esercita sulla cervice uterina determina l insorgenza di impulsi nervosi che raggiungono l encefalo della madre e stimolano l ipotalamo a liberare dalla neuroipofisi l ossitocina, che stimola anch essa il miometrio. Dunque le prostaglandine insieme all ossitocina determinano onde di contrazione della parete dell utero che originano dal fondo e procedono verso il collo (che nel frattempo si va dilatando) per determinare l espulsione del feto, prima, e della placenta poi. Anche la diminuzione del progesterone (ormone che inibisce le contrazioni del miometrio) gioca un certo ruolo. La comparsa di intense contrazioni uterine prima del termine di gravidanza indica una minaccia di aborto (prima del 6 mese) o di parto prematuro. La donna deve allora osservare il più assoluto riposo a letto e le viene somministrata la vasopressina, un ormone della neuroipofisi che ha azione opposta (ossia inibente) sulle contrazioni uterine rispetto all ossitocina. Il canale del parto è costituito da una struttura ossea rigida, il bacino osseo, e da strutture muscolari e fibrose distensibili (parti molli). Il bacino osseo comprende le due ossa iliache unite anteriormente per mezzo della sinfisi pubica e l osso sacro che si salda alle due precedenti per mezzo delle articolazioni sacro iliache. Queste tre ossa (e il coccige, sottostante al sacro) circoscrivono una cavità che, per la presenza di un restringimento a forma di cuore (detto stretto superiore), viene suddivisa in due parti: il grande bacino o grande pelvi più ampio e poco profondo e il piccolo bacino o scavo pelvico più piccolo e profondo, contenente, quest ultimo, l utero (oltre ad altri organi) e perciò molto importante in campo ostetricoginecologico. Inferiormente lo scavo pelvico termina con lo stretto inferiore che rappresenta lo sbocco dalla porzione ossea del canale del parto, mentre lo stretto superiore ne è l imbocco. Il feto deve transitare attraverso questi due passaggi ristretti inestensibili: le dimensioni del feto e i diametri dello stretto superiore e dello stretto inferiore condizionano la possibilità di espletare il parto per via naturale: diametri pelvici troppo stretti e dimensioni fetali relativamente troppo grosse impongono la necessità di un parto cesareo. Diametri dello stretto superiore Lo stretto superiore è delimitato dal promontorio, dalle due linee innominate e dal pube. Distinguiamo i seguenti diametri: un diametro antero-posteriore o coniugata ostetrica (o coniugata vera) di 10,5-11 cm, che collega il promontorio (bordo superiore del sacro che sporge in avanti) al bordo posteriore della sinfisi pubica; i diametri obliqui (tra eminenza pettinea di un lato e articolazione sacro-iliaca dell altro), di 12 cm; il diametro trasverso mediano (perpendicolare alla coniugata vera nel suo punto di mezzo), di 13 cm; il diametro trasverso massimo di 13,5 cm (più posteriore e perciò troppo vicino al promontorio per essere utilizzato dal feto che si impegna nel canale del parto). Principali diametri pelvici. A) diametri dello stretto superiore: 1) diametro antero-posteriore (coniugata vera), 2) diametro obliquo; 3) diametro trasverso mediano; 4) diametro trasverso massimo. B) percorso del canale osseo del parto: 5) stretto superiore; 6) stretto medio; 7) stretto inferiore.
3 Il parto 3 Diametri dello stretto inferiore Lo stretto inferiore rappresenta il limite inferiore dello scavo pelvico, cavità avente un diametro di circa 12 cm, con un restringimento (all altezza delle spine ischiatiche) che viene detto stretto medio. Lo stretto inferiore è delimitato dal coccige, col suo apice, dalle tuberosità ischiatiche, che convergono in avanti fino al bordo inferiore della sinfisi pubica. Il suo contorno è completato dalla presenza di alcuni legamenti (legamenti sacro-tuberosi). Il diametro antero-posteriore (dal coccige alla sinfisi pubica) è di 9 cm, ma può arrivare ai 12-12,5 cm al passaggio del feto, perché il coccige può estendersi col suo apice all indietro, essendo l articolazione sacrococcigea generalmente mobile. Il diametro trasverso (tra le 2 tuberosità ischiatiche) è di 11 cm e quelli obliqui sono di 12 cm circa. Il feto, contenuto nell utero e situato, a termine della gravidanza, nella cavità addominale, deve percorrere un canale elastico, contenuto all interno della rigida struttura ossea del bacino e costituito da parti molli, facilmente distensibili, rappresentate dal segmento uterino inferiore, dal collo dell utero e dal canale vaginale. Il segmento inferiore e il collo dell utero devono dilatarsi e appianarsi, fino a trasformare questo canale in un orifizio detto bocca uterina, del diametro di circa 10 cm, superato il quale il feto si impegna nel canale vaginale, la cui dilatazione è limitata dalla presenza dei muscoli del pavimento pelvico (elevatore dell ano e muscoli del perineo). Il feto presenta due porzioni importanti per il parto, la testa e il tronco, collegate per mezzo del collo e dotate perciò di ampia mobilità reciproca. La testa è la parte più impegnativa perché è più voluminosa e meno facilmente comprimibile rispetto al tronco. La conoscenza dei suoi diametri è importante per poter comprendere le posizioni che essa deve assumere nell attraversare il canale del parto. Diametri cranici fetali I principali sono: biparietale, teso tra le due bozze temporali (9,25 cm); bitemporale, tra le due tempie (8 cm); occipito-frontale, dal punto più sporgente dell osso occipitale alla glabella (radice del naso): 11,75 cm; sotto-occipito-bregmatico: congiunge la fontanella bregmatica (situata tra le ossa parietali e il frontale) con la porzione più bassa dell osso occipitale e misura circa 9,5 cm; occipito-mentoniero dal punto più sporgente dell occipite al mento (13,5 cm). Nell impegnarsi nel canale del parto la testa dovrà modificare la sua posizione e inclinazione per potersi adattare con i suoi diametri a quelli del canale, ruotando, flettendosi ed estendendosi sul tronco grazie alla mobilità consentita dal collo. È opportuno specificare alcuni termini che vengono generalmente usati nel descrivere il meccanismo del parto: per impegno si intende l ingresso del feto nel canale del parto; la porzione del feto che per prima viene impegnata nello stretto superiore indica la presentazione: presentazione cefalica (di testa), podalica (di podice, ossia la parte caudale del feto: natiche e arti inferiori), di spalla; è più frequente la prima, distinta in 4 varietà (presentazione di vertice, bregma, fronte o faccia a seconda del grado di estensione della testa all indietro sul collo). Diametri cranici fetali. 1) biparietale; 2) bitemporale; 3) occipito-frontale, 4) sotto-occipito-bregmatico; 5) occipito-mentoniero.
4 Il parto 4 A B C Presentazione cefalica: A) posizione OISA, in alto, e posizione OIDA, in basso; B) posizione OIDP, in alto, e posizione OISP, in basso. Presentazione podaliche: in alto di piedi, in basso di natiche (C). Il rapporto tra un punto di riferimento della parte presentata del feto e i punti di riferimento dello stretto superiore indicano invece la posizione: per esempio, nella presentazione di vertice la posizione è indicata dal rapporto tra la fontanella lamboidea (piccola fontanella, tra occipitale e parietali), utilizzata come punto di repere del vertice del feto, con l eminenza ileo-pettinea destra o sinistra della madre (posizione anteriore) o con l articolazione sacro-iliaca (posizione posteriore): si distinguono così le posizioni OIDA e OISA (rispettivamente: occipito-iliaca destra anteriore e sinistra anteriore); e OIDP e OISP (occipito-iliaca destra o sinistra posteriore). Andrà inoltre valutato l atteggiamento del feto che descrive la posizione reciproca delle diverse parti del feto, che tende in genere a essere rannicchiato e flesso su se stesso per occupare il minor spazio possibile; e, infine, la situazione, rapporto tra l asse maggiore del feto (testa-podice) e l asse longitudinale dell utero, distinta in situazione longitudinale, obliqua e trasversa. I fenomeni del parto Fenomeni dinamici Indicano le modificazioni che subiscono le parti molli costituenti il canale del parto. Con l inizio del travaglio, contrassegnato dalla comparsa dei dolori, delle doglie, effetto delle ritmiche contrazioni della muscolatura uterina, si entra nel periodo dilatante che porta alla distensione del segmento uterino inferiore e alla dilatazione completa (diametro 10 cm) e appianamento (scomparsa) del collo dell utero con formazione della bocca uterina. Le membrane fetali che contengono il liquido amniotico, essendo inestensibi- li, si distaccano dalle pareti uterine, per effetto della distensione del segmento inferiore; si ha così la formazione della borsa delle acque che, a causa della dilatazione, va incontro a rottura. La rottura della borsa delle acque è tempestiva se avviene a dilatazione completa, precoce se la dilatazione non è ancora completa, tardiva se avviene solo durante il periodo espulsivo e prematura se avviene prima dell inizio delle contrazioni. In quest ultimo caso (10% dei parti) con le membrane si rompe una barriera contro le infezioni e si ha la cosiddetta perdita delle acque, ossia la fuoriuscita del liquido amniotico. Dilatazione e appianamento del collo uterino.
5 Il parto 5 Nella maggior parte delle rotture premature delle membrane il travaglio inizia entro 24 ore, ma se ciò non avviene è necessario un intervento medico (induzione del travaglio) per evitare il rischio di gravi infezioni uterine. L induzione del travaglio viene effettuata mediante somministrazione di ossitocina (per via endovenosa). Il periodo dilatante è il più lungo e dura in media 15 ore nelle primipare e 8 nelle pluripare, ma può variare da meno di un ora a più di 24 ore in rapporto al numero di parti già espletati, alla frequenza e forza delle contrazioni uterine, alla velocità di dilatazione del collo dell utero, alla presentazione del feto e ai diametri fetali e pelvici. Alla dilatazione e alla rottura delle membrane segue il periodo espulsivo, durante il quale si ha la dilatazione del canale vaginale e del piano perineale sotto la spinta della parte presentata. Le contrazioni uterine, ora molto frequenti, più intense e di maggiore durata, sospingono il feto attraverso il canale del parto e in questo momento viene generalmente effettuata l episiotomia, una piccola incisione del margine dell orifizio vulvare, che permette di allargarne il diametro ed evitare che un eccessiva pressione della parte presentata provochi una lacerazione del canale del parto o una eccessiva compressione della testa fetale. Dopo il parto i tessuti incisi verranno suturati. La durata del periodo espulsivo è anch essa variabile, da pochi minuti ad alcune ore in relazione alla presentazione e posizione del feto, ai rapporti feto-pelvici, alla resistenza delle parti molli, alle contrazioni uterine e, inoltre, alla collaborazione volontaria della madre, che deve contrarre i muscoli del torchio addominale in sincronia con le contrazioni espulsive dell utero. Dopo l espulsione del feto le contrazioni uterine si interrompono per circa 10 minuti e la muscolatura uterina, non più stirata dalla presenza del feto, comincia a retrarsi. Le contrazioni poi riprendono, la placenta si distacca dalle inserzioni uterine e viene espulsa attraverso la vagina insieme a una certa quantità di sangue, poiché col distacco della placenta vengono recisi i vasi che la collegano alla parete dell utero. Normalmente questa perdita di sangue non supera i ml, perché i vasi vengono occlusi dalla contrazione della muscolatura uterina, che forma il globo di sicurezza e, successivamente la ferita va incontro ai normali processi di coagulazione. Il periodo ora descritto viene denominato periodo del secondamento e, con esso, ossia con l espulsione degli annessi fetali e la contrazione di sicurezza dell utero, si conclude il parto. L incompleto distacco della placenta può determinare la comparsa di un emorragia post-partum, per cui la placenta, una volta estratta, va esaminata con cura perché deve risultare integra, senza lacerazioni. Nel periodo del secondamento e nelle prime ore che seguono il parto si possono verificare altre due possibili complicazioni (oltre alle emorragie): lo shock e le infezioni, che possono costituire un serio pericolo per la vita della madre. Perciò dopo il parto (post-partum) la donna viene tenuta in osservazione, per verificare l eventuale comparsa di complicazioni; verrà perciò controllato il grado di contrazione dell utero (globo di sicurezza), l entità della perdita di sangue e la pressione arteriosa. Fenomeni meccanici Per fenomeni meccanici si intendono tutti i movimenti passivi che il feto subisce nell attraversamento del canale del parto, e che variano molto a seconda della posizione e della presentazione del feto. Consideriamo la presentazione più frequente, quella di vertice. I fenomeni meccanici comprendono 3 fasi: l im- pegno della parte presentata, la discesa nel canale del parto e il disimpegno del feto. L impegno consiste nel superamento dello stretto superiore da parte della parte presentata, la testa, nel caso della presentazione di vertice. I diametri della testa devono perciò adattarsi a quelli dello stretto superiore: ciò può avvenire per riduzione diretta di un diametro della testa fetale, che viene compresso nel passaggio attraverso il canale del parto dalle contrazioni dell utero che sospingono il feto contro l apertura dello stretto superiore; nella presentazione di vertice è possibile anche una riduzione indiretta del diametro della testa fetale (occipitofrontale, 11,75 cm) che deve disporsi lungo uno dei diametri obliqui dello stretto superiore (lunghi 12 cm), riduzione che consiste nella sostituzione del diametro occipito-frontale con quello sotto-occipito-bregmatico, più corto (9,5 cm), ottenuta mediante iper-flessione in avanti della testa sul collo. La riduzione diretta è resa possibile dalla plasticità del cranio fetale, legata alla incompleta saldatura delle suture craniche e alla presenza delle fontanelle. Riduzione indiretta del diametro della testa fetale: 1) diametro occipito-frontale; 2) diametro sottooccipito-bregmatico.
6 Il parto 6 Dopo l impegno, inizia la discesa della parte presentata lungo il canale del parto; a livello dello stretto medio il diametro maggiore non è più quello obliquo ma quello antero-posteriore: la testa deve perciò ruotare leggermente per disporre il suo diametro maggiore lungo questo diametro del canale. L occipite si viene così a trovare in corrispondenza della sinfisi pubica; il canale qui compie una curva aperta in avanti (infatti la parete ossea posteriore, concava, col sacro e il coccige è molto più lunga di quella anteriore, rappresentata dalla sinfisi pubica) e la parte presentata può sgusciare all esterno, determinando così la fase del disimpegno: l occipite si fissa sotto la sinfisi pubica e la testa si estende all indietro, lasciando comparire all orifizio vulvare il bregma, poi la fronte, il naso e infine il mento, completandosi il disimpegno della testa (l occipite è rivolto in avanti e la faccia all indietro verso il sacro). La testa ora esegue una rotazione in senso inverso alla precedente, che permette alle spalle di orientarsi lungo il diametro antero-posteriore del canale; sollevando la testa verso la sinfisi pubica si libera la spalla posteriore e spingendo la testa verso il coccige si ha il disimpegno della spalla anteriore. Liberate le spalle, il tronco e le gambe del neonato vengono agilmente estratte esercitando una lieve e graduale trazione. Una volta estratto il feto, va afferrato il cordone ombelicale con due pinze e tagliato tra le pinze. A volte il taglio del cordone deve essere effettuato prima che l espulsione del feto sia completa, per esempio se il cordone si attorciglia intorno al collo e non si riesce a rimuoverlo da tale posizione. Nelle altre presentazioni la meccanica del parto è diversa, poiché diverse sono le parti presentate. Per alcune presentazioni (di fronte, di faccia, podalica, di spalle) si consiglia il taglio cesareo, perché l espletazione del parto è impossibile o troppo rischiosa per il feto e/o per la madre. Anche una situazione trasversa è incompatibile con l espletamento del parto per via naturale. Fenomeni plastici I fenomeni plastici sono riassumibili nella comparsa del tumore da parto, una tumefazione a carico della parte presentata, che si verifica per effetto dello squilibrio pressorio tra le diverse parti del feto dopo la rottura delle membrane. Finché le membrane sono integre, il feto è immerso nel liquido amniotico e le contrazioni uterine esercitano una pressione uguale su tutta la superficie del feto. Con la rottura delle membrane, la parte presentata è sottoposta alla sola pressione atmosferica, mentre le altre parti del feto subiscono la pressione determinata dalle contrazioni dell utero. Si ha così uno spostamento di liquidi interstiziali dalle parti che subiscono una maggiore pressione verso la parte presentata, e un loro accumulo in quest ultima parte, con la comparsa del tumore da parto che regredisce generalmente in 2-3 giorni. Monitoraggio del parto Durante il travaglio di parto oltre a controllare le condizioni generali della partoriente, occorre monitorare la frequenza, la forza e la ritmicità delle contrazioni uterine, mediante l uso di uno strumento, il tocografo (da tocos = parto), e contemporaneamente il ritmo e la frequenza del battito cardiaco fetale. Questo monitoraggio è particolarmente importante se il parto viene pilotato e indotto farmacologicamente con ossitocina, ma viene attualmente effettuato sempre, per rilevare eventuali difficoltà (inerzia uterina, alterazioni del battito cardiaco fetale ecc.) che indichino la necessità di un intervento medico per l espletamento del parto. Parto distocico Il parto distocico necessita di un intervento medico per l estrazione del feto. Le cause di distocia sono numerose e possono essere riunite in 3 gruppi: distocie pelviche: caratterizzate dalla presenza di uno o più diametri del bacino osseo sensibilmente ridotti, in maniera tale da impedire il passaggio del feto nel canale del parto. Tra le cause di distocia pelvica vanno ricordate le fratture del bacino, oggi giorno particolarmente frequenti come conseguenza di incidenti stra- Fasi dell impegno e del disimpegno della testa (presentazione cefalica).
7 Il parto 7 dali; anomalie congenite ed ereditarie (come la lussazione congenita dell anca); alterazioni dello sviluppo osseo in età pre-pubere conseguenti a rachitismo, tumori ecc.; distocie da disfunzioni uterine: sono determinate da contrazioni uterine troppo deboli o troppo forti, troppo frequenti o troppo rare, brevi o lunghe o irregolari, tali comunque da non consentire un adeguata dilatazione e appianamento del collo uterino. Tra le cause di inefficienza uterina (da inerzia o da ipertono) vanno ricordate le anomalie e i tumori (anche benigni) dell utero, ma la disfunzione può anche non avere una causa organica; distocie di origine fetale: sono determinate da sproporzioni tra volume del feto e diametri pelvici o da situazioni, presentazioni e posizioni del feto anomale. L intervento medico nel parto distocico può prevedere l uso di strumenti per estrarre il feto: il forcipe o la ventosa (coppetta ad aspirazione). Questi strumenti, oltre che per i casi di distocia da presentazioni anomale o da ipotonia uterina, possono essere utilizzati per abbreviare la durata del travaglio, qualora si verifichino gravi complicazioni materne o fetali durante il parto. Tuttavia l applicazione di questi strumenti può essere causa di lesioni uterine o di gravi lesioni fetali (lesioni endocraniche da forcipe). Per questo motivo, nella maggior parte dei casi di distocia si tende attualmente a ricorrere al taglio cesareo, ossia all esecuzione del parto attraverso una incisione della parete dell utero eseguita in genere per via addominale. Psicoprofilassi del parto Il parto eutocico, spontaneo, necessita della collaborazione della partoriente, che deve essere preparata all evento. Attraverso una serie di incontri col personale medico, psicologico e paramedico, si cerca di indurre la donna a rovesciare il riflesso condizionato: contrazione uterina - dolore - paura - non collaborazione, trasformandolo in un condizionamento positivo che associ alla contrazione l attività pratica da eseguire (respirazione, sforzo muscolare espulsivo ecc.). Vengono così insegnati esercizi respiratori da eseguire durante le contrazioni, esercizi di controllo della muscolatura e di rilassamento psico-fisico (training autogeno). Viene inoltre effettuata una adeguata opera di educazione sanitaria (ostetrica), che consenta di affrontare la maternità con la più piena consapevolezza. Il puerperio Il puerperio è quel periodo di 6-8 settimane che intercorre fra il parto e il ritorno del flusso mestruale. È un periodo caratterizzato da notevoli cambiamenti, che hanno in genere un carattere involutivo; si assiste cioè alla regressione di tutti quei fenomeni che si erano sviluppati a carico dell organismo materno durante la gestazione, con la sola eccezione della ghiandola mammaria che proprio all inizio del puerperio comincia la sua attività secernente. Durante questo periodo si ha la cosiddetta lochiazione. Con questo termine si intende l espulsione dai genitali dei lochi, cioè del materiale che vi si raccoglie nel periodo puerperale. Ciò è dovuto al distacco della placenta durante il secondamento, che lascia nella zona di inserzione una specie di ferita. Nei primi giorni la lochiazione è costituita soprattutto da sangue, più o meno frammisto a detriti cellulari e sierosità. Successivamente l intervento dei meccanismi di emostasi riducono progressivamente la quantità di sangue, mentre aumenta la quota di sierosità, fino a giungere allo stadio della lochiazione sierosa. Parallelamente la quantità di materiale espulso diminuisce fino alla scomparsa completa fra il 20 e il 30 giorno dal parto. A sinistra, esempi di forcipe. Sopra ventosa ostetrica.
8 Il parto 8 Contemporaneamente a questi fenomeni, l utero riprende progressivamente le caratteristiche dello stato non gravidico, e si dispone alla ripresa della ciclicità periodica. Si tratta di un complesso di fenomeni che comprendono la degenerazione delle strutture formatesi nel corso della gravidanza e la riduzione di volume di quelle strutture, come per esempio fasci di fibrille muscolari, che durante la gravidanza sono andate incontro a ipertrofia. Il ritorno alla norma non è però completo, perché l utero della donna che ha partorito rimane di dimensioni e di peso leggermente superiori rispetto a quello della nullipara. L endometrio, cioè il rivestimento mucoso della cavità uterina, che era stato completamente distrutto, inizia un processo graduale di rigenerazione che interessa anche le ghiandole endometriali e i vasi che irrorano la mucosa, in modo che al termine del puerperio è pronta a riassumere la propria attività nell ambito del ciclo mestruale. Nell ovaio durante il puerperio la maturazione dei follicoli è bloccata e Struttura della ghiandola mammaria: 1) lobuli ghiandolari; 2) dotto galattoforo; 3) seno lattifero; 4) poro lattifero; 5) muscolo pettorale; 6) tessuto adiposo. l ovulazione non si verifica per mancanza del picco di LH e per la secrezione ipofisaria di prolattina. Nella donna che allatta, la secrezione di prolattina ritarda la ripresa dei normali cicli ovulatori e, di conseguenza, del normale flusso mestruale fino al termine dell allattamento (5-6 mese); durante questo periodo, infatti, manca la secrezione ovarica di progesterone, perché i follicoli non maturano e non si ha la formazione del corpo luteo. Nella donna che non allatta, invece, le mestruazioni ricompaiono dopo un mese e mezzo circa dal parto, contrassegnando la fine del puerperio e il ritorno alla normale attività ciclica ipofisaria, ovarica e uterina. La lattazione L attività più tipica del puerperio è la lattazione, ossia la produzione e secrezione del latte dal seno materno. Lo sviluppo delle ghiandole mammarie si completa solo durante la gravidanza per azione degli estrogeni e del progesterone (contribuiscono allo sviluppo della ghiandola anche il lattogeno placentare e la prolattina). La mammella o ghiandola mammaria è una ghiandola alveolare composta, costituita da una ventina di lobi. Ogni lobo presenta un dotto escretore, detto dotto galattoforo, che confluisce in dilatazioni (seni lattiferi) che sboccano, per mezzo di un breve dotto escretore, alla superficie del capezzolo (area cribrosa) con i pori lattiferi (10-15 in tutto). I lobi sono costituiti da cellule ghiandolari raccolte a formare gli acini e i lobuli ghiandolari, nei quali si ha la produzione del latte, che viene poi convogliato nei dotti galattofori. Dalla pubertà nella donna per l azione degli estrogeni, si ha un notevole sviluppo dei dotti galattofori e del tessuto adiposo sottocutaneo che rende le mammelle più voluminose rispetto al maschio. Lo sviluppo degli acini ghiandolari si verifica invece solo durante la gravidanza per azione del progesterone. Una volta completato il suo sviluppo, la ghiandola mammaria è in grado di produrre e secernere il latte. Dai primi mesi di gravidanza si ha una modesta produzione di un liquido detto colostro, particolarmente ricco di proteine, che perdura fino a 4-5 giorni dopo il parto. Successivamente si ha la montata lattea, che determina modificazioni del volume e della composizione del latte prodotto, per arrivare al latte definitivo o latte maturo dopo il 10 giorno dal parto. Il latte prodotto tra il 5 e il 10 giorno ha caratteristiche intermedie tra il colostro e il latte maturo e viene perciò definito latte di transizione. La montata lattea è caratterizzata da un particolare turgore delle mammelle, spesso fastidioso per la donna (provoca tensione e a volte dolore al seno). I disturbi della montata lattea regrediscono dopo 24 ore se il neonato si allatta regolarmente al seno. Produzione e secrezione del latte Le cellule ghiandolari della mammella filtrano e rielaborano dal plasma sanguigno le sostanze che andranno a costituire il latte: acqua, sali minerali, proteine, grassi, vitamine e zuccheri. In particolare, per gli zuccheri, il glucosio del sangue viene modificato e condensato al galattosio per costituire il lattosio, lo zucchero del latte. Il latte così prodotto si accumula nei dotti galattofori, per essere poi espulso durante la poppata. Il latte viene prodotto ininterrottamente e nell intervallo tra una poppata e l altra si accumula nei seni lattiferi. Questo latte è povero di grassi e proteine e viene detto pre-latte e costituisce circa un terzo del latte che verrà espulso nella successiva poppata. Gli altri due terzi del latte provengono direttamente dagli acini mammari che vengono
9 Il parto 9 spremuti liberando un latte più ricco che si mescola in parte con il pre-latte. Alla fine della poppata il latte ha perciò un tenore in lipidi superiore rispetto all inizio (quando viene espulso solo il pre-latte). La secrezione del latte si verifica per un complesso meccanismo neuroendocrino, nel quale assume notevole importanza il riflesso di suzione. La suzione del capezzolo da parte del neonato/lattante provoca la liberazione, da parte dell ipofisi anteriore, di prolattina (perché gli stimoli nervosi raggiungono l ipotalamo bloccando la secrezione del PIF, un fattore che inibisce la liberazione di prolattina); inoltre questo riflesso provoca la liberazione, da parte della neuroipofisi, di ossitocina, che spreme gli acini ghiandolari, favorendo così l eiezione del latte, che viene aspirato dal lattante che succhia. Ricordiamo che l ossitocina è l ormone che stimola le contrazioni uterine durante il parto. La sua secrezione durante l allattamento (per il riflesso di suzione) può determinare, oltre all eiezione del latte, anche contrazioni uterine, definite morsi uterini. La secrezione di latte può essere modificata utilizzando alcuni medicinali: preparati a base di ormoni ipofisari (prolattina, ossitocina) per aumentarla ed estrogeni per diminuirla.
Parto. Fattori, fenomeni e periodi
Parto Fattori, fenomeni e periodi Parto: Espulsione o estrazione del prodotto del concepimento dall organismo materno In rapporto al numero dei feti Circa l epoca in cui avviene Semplice Bigemino Trigemino
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