Metodologia metacognitiva ed orienteering
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- Norberto Ferrara
- 9 anni fa
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1 Metodologia metacognitiva ed orienteering Le attività cognitive che sono poste in essere da questa attività, sono abilità che vanno al di là dei semplici processi cognitivi primari, ad esempio leggere, ricordare, calcolare. Ciò significa sviluppare nel soggetto la consapevolezza di quello che sta facendo, del perché lo fa, di quando è opportuno farlo e in quali condizioni; l approccio metacognitivo, tende poi, a formare le capacità di essere <<gestori>> diretti dei propri processi cognitivi, dirigendoli attivamente con proprie valutazioni e indicazioni operative (Ianes). L orienteering crea situazioni nelle quali l alunno affronta in modo metacognitivo una situazione di problem solving. Vi è una prima fase di lavoro in classe, nella quale gli alunni sono posti nelle condizioni di provare a: 1
2 leggere le carte stradali, usate per il turismo, a confrontare, usando il righello centimetrato, la distanza tra due città e rapportarla a quella reale espressa in chilometri; misurare la distanza fra la proprio casa e la scuola sulla pianta del proprio paese; sviluppare, su un foglio quadrettato, la pianta della propria stanza scegliendo la scala più adeguata. Questa fase si presta molto bene al cooperative learning, strutturato in piccoli gruppi eterogenei, nei quali ognuno, al fine di raggiungere un obiettivo comune, sarà invitato a seguire i seguenti criteri: interdipendenza positiva; responsabilità individuale; interazione; uso appropriato delle abilità relazionali; valutazione del lavoro. La fase successiva, è rappresentato dalle attività in palestra, ad esempio, nella disporre vari attrezzi sul pavimento. A coppie: l alunno A esegue un percorso, cambiando direzione a suo piacimento, sino a tornare al punto di partenza; l alunno B deve memorizzare il percorso eseguito da A e ripeterlo. La volta successiva sempre o coppie o a piccoli gruppi, l alunno A guiderà i compagni tenendoli per mano, che bendati si lasceranno guidare nel percorso. Questa proposta operativa prevede la collaborazione di più insegnanti che insegneranno le abilità per saper leggere le piantine e a realizzarle attraverso l uso degli strumenti e di materiali specifici, i ragazzi applicheranno la riduzione in scala, dovranno essere attenti ai i punti cardinali ecc. Infine, si propone alla classe, sempre suddivisa in piccoli gruppi, delle gare di orienteering in luoghi adeguati quali spazi all aperto limitrofi all ubicazione della scuola. 2
3 Aspetto spico-cognitivo in ambito motorio dell orienteering Durante la realizzazione di un percorso di orientamento, per ogni punto da raggiungere, si possono distinguere quattro fasi: Percezione e analisi della situazione. La rappresentazione mentale dello spazio è una capacità che si sviluppa mediante l attività di esplorazione dell ambiente attraverso esperienze corporee. Si parte dalla rappresentazione grafica di alcune parti del proprio corpo in scala reale per arrivare alla rappresentazione in scala ridotta. ( Risoluzione mentale del problema. La fase successiva deve tendere allo sviluppo delle capacità di rappresentare mentalmente lo spazio utilizzando sia immagini visive che sensazioni cinestetiche, tattili e vestibolari. ( Realizzazione motoria (corsa o marcia)della soluzione scelta Percezione e analisi del risultato Una corsa a velocità elevata non sempre si adatta alle esigenze della disciplina, in quanto può contrastare un efficace capacità di riflessione. L abilità nell osservare è il primo elemento utile nell orienteering. L attenzione dell alunno deve essere contemporaneamente rivolta all ambiente, alla carta e ai messaggi che derivano dall azione motoria messa in atto. La percezione dello spazio e del tempo sono indispensabili per la presa di decisione, mentre la concentrazione garantisce continuità nell osservazione, limitando l influenza negativa di distrazioni provenienti dall ambiente esterno. L analisi e la sintesi delle informazioni necessita di obiettività, riflessione, logica, rapidità e sicurezza di giudizio. 3
4 Inoltre, è necessario essere in grado di risolvere autonomamente i vari problemi. La facoltà di adattamento, infine, permette di rispondere alle condizioni mutevoli del terreno, delle carte, delle varie possibili situazioni nelle quali ci si può trovare, praticando un attività in ambiente naturale. Il fair play consiste nel non usare a proprio vantaggio l abilità degli altri concorrenti, seguendoli o cooperando con loro e nell evitare di conoscere il percorso di gara prima della partenza. Gli aspetti che maggiormente mi hanno colpita nello sviluppo di questo lavoro, effettuato con una classe I di un piccolissimo centro montano del provincia, sono state le abilità di adattamento e di sapersi autonomamente orientare attraverso un lavoro di automonitoraggio dell esito delle proprie azioni rispetto agli obiettivi iniziali, che tutti gli alunni hanno dimostrato, in qualsiasi fase di progettazione e realizzazione dell attività. Ciò ha stimolato uno stile di pensiero strategico attraverso l elaborazione di sequenze studiate di azioni cognitive e motorie, tutte coordinate al raggiungimento dell obiettivo finale. Inoltre l autoconsapevolezza raggiunta dagli allievi, dei processi comportamentali ed emozionali, ha avuto un ruolo importantissimo per sviluppare un atteggiamento inclusivo nella piccola comunità dove ho insegnato, quando ancora ( inizi degli anni 2000) non si parlava neppure di BES o di DSA. Oggi in quella classe ci sarebbero tre BES e un DSA non certificato. L utilità della pratica sportiva per i disabili è ormai ampiamente riconosciuta, non solo per quanto riguarda i benefici fisici che procura, ma anche per quanto attiene agli aspetti psicologici e sociali. è una disciplina per tutti, anche per gli atleti che normalmente partecipano alle gare di corsa orientamento. Per questo motivo non vi sono differenze tra una disabilità e l altra, non ci sono classifiche differenziate per sesso o per età, saranno solo le 4
5 capacità intellettive a misurarsi, il vincitore sarà colui che riuscirà ad individuare anche il più piccolo particolare. Questa specialità dell orienteering, quindi, deve essere utilizzata dall educatore, dall istruttore o dall allenatore, come opportunità, sia per coinvolgere i giovani disabili, sia come una metodica di allenamento e soprattutto come un momento di crescita sociale. Si può iniziare così con forme di miniorienteering in aula, nella palestra, nella scuola, in cortile. Si potrà poi utilizzare un parco, un quartiere, il paese o la città. Non è necessario avere a disposizione una vera e propria carta per orienteering. È sufficiente una mappa in bianco e nero con cui mettere in pratica le prime nozioni fondamentali di tecnica orientistica. Il passaggio dall aula alla città e infine al bosco, caratterizza un metodo di approccio all Orienteering basato sulla conquista di spazi sempre più vasti che, oltre a incidere profondamente nel processo di formazione educativa, può creare delle motivazioni verso la pratica sportiva dell Orienteering. 5
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