I DISTURBI DELL APPRENDIMENTO
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- Gabriele Poletti
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1 I DISTURBI DELL APPRENDIMENTO NOVEMBRE 2014
2 CLASSIFICAZIONE Modalità d inquadramento dei Disturbi dell Apprendimento più in uso: BES Disturbi aspecifici e specifici
3 B.E.S. (Bisogni educativi speciali) Decreto MIUR 27/12/2012 Strumenti d intervento per alunni con bisogni educativi speciali
4 Hanno bisogni educativi speciali gli alunni che richiedono una speciale attenzione da parte dell insegnante per varie ragioni raggruppabili in 3 grandi sottocategorie: Disabilità Disturbi evolutivi specifici Svantaggio socio-economico,linguistico, culturale
5 DISTURBI EVOLUTIVI SPECIFICI Disturbi Specifici dell Apprendimento Disturbi evolutivi specifici del linguaggio Disturbi specifici delle aree non verbali Deficit della coordinazione motoria Deficit dell attenzione e iperattività
6 Patologie al confine tra disabilità e disturbo evolutivo Funzionamento intellettivo limite ( quadri borderline) Gravi disturbi del comportamento
7 Disturbi dell Apprendimento DISTURBI SETTORIALI O SPECIFICI DELL APPRENDIMENTO (LEARNING DIFFICULTIES) 3-5% (della popolazione scolastica) DIFFICOLTA ASPECIFICHE DI APPRENDIMENTO (LEARNING DISABILITIES) % (della popolazione scolastica)
8 LE DIFFICOLTA ASPECIFICHE DI APPRENDIMENTO ALL INIZIO della SCOLARIZZAZIONE 1) DIFFICOLTA di AMBIENTAMENTO - Impatto con la scuola di bambini privi di una precedente esperienza di socializzazione extradomestica. - Trasferimento da un ambiente carente sul piano socioculturale ad uno che richiede prestazioni di più alto livello. - E sempre presente FATTORE INIBITORIO - Può essere differente il BAGAGLIO NOZIONISTICO di PARTENZA
9 Ad iter scolastico inoltrato DIFFICOLTA DI APPRENDIMENTO SECONDARIE a: LIEVI DEFICIT NEUROLOGICI INTELLETTIVI e SENSORIALI Se i deficit sono gravi siamo nell ambito della disabilità
10 DIFFICOLTA DI APPRENDIMENTO SECONDARIE a: ALTRI DISTURBI EVOLUTIVI SPECIFICI: Disturbi evolutivi specifici del linguaggio Disturbi specifici delle aree non verbali Deficit della coordinazione motoria Deficit dell attenzione e iperattività
11 Tutti questi disturbi sono causa di disturbi specifici della loro area possono interferire nell apprendimento possono associarsi ai DSA non sono causa di DSA
12 DISTURBI EVOLUTIVI SPECIFICI dell ELOQUIO e del LINGUAGGIO I DSL sono condizioni in cui l acquisizione delle normali abilità linguistiche è disturbata sin dai primi stadi dello sviluppo (Definizione ICD -10) DISTURBI SPECIFICI: i DSL non sono direttamente attribuibili a alterazioni neurologiche o anomalie dei meccanismi fisiologici dell eloquio compromissioni sensoriali ritardo mentale fattori ambientali
13 ICD-10 DISTURBI EVOLUTIVI SPECIFICI dell ELOQUIO e del LINGUAGGIO (F80) F80.0 Disturbo specifico dell articolazione dell eloquio F80.1 Disturbo del linguaggio espressivo F80.2 Disturbo della comprensione del linguaggio
14 DISTURBI SPECIFICI NON VERBALI La Sindrome non verbale fu definita dal neuropsicologo canadese Rourke (1989) come "una tipologia di disordini caratterizzata da un forte divario, nel punteggio di QI, fra componenti verbali e non verbali"
15 Disturbi specifici non verbali Caratteristiche 1 -Problemi percettivi e tattili, riguardanti specialmente il lato sinistro del corpo : manca una buona elaborazione percettiva degli stimoli sensoriali. 2 - Problemi di coordinazione motoria. 3 - Deficit visuo-spaziali, soprattutto della memoria di lavoro in ambito visuo spaziale.
16 4 - Problemi in compiti cognitivi ( es. mappe mentali, elaborazione corretta delle percezioni) e sociali ( gesti ed espressioni che accompagnano il discorso)di tipo non-verbale 5 - Buona memoria verbale meccanica 6 - Difficoltà in aritmetica e discreto successo in lettura e scrittura (con eccezione del grafismo )
17 7 - Difficoltà di adattamento a nuove situazioni sociali : i soggetti amano le routines e le situazioni statiche 8 - Verbosità 9 - Deficit di giudizio sociale ( difficoltà ad interpretare adeguatamente le regole, a cogliere la pragmatica del discorso, sempre inadeguati al contesto) 10 - Discrepanza fra QI verbale (più alto) e QI di performance (più basso)
18 Difficoltà scolastiche nelle sindromi non verbali Difficoltà nel Disegno soprattutto geometrico e nell incolonnamento dei numeri Difficoltà a ricordare l ordine spaziale nelle procedure di calcolo Difficoltà nella rappresentazione dei problemi.
19 Difficoltà nella rappresentazione dei testi descrittivi e argomentativi se richiedono un modello mentale visuo spaziale. Iniziali difficoltà nella letto scrittura che scompaiono però dopo la classe 3 mentre emergono in maniera più rilevante le difficoltà aritmetiche.
20 Disturbo evolutivo specifico della funzione motoria (Disprassia) La componente coordinazione motoria non si è mai sviluppata in maniera adeguata. Sintomi: Gravi DIFFICOLTA di COORDINAZIONE MOTORIA dovute a difficoltà cognitive per cui il soggetto non è in grado di pianificare ed immaginare i movimenti
21 Differenze con la Sindrome non verbale Mancano le difficoltà affettivo-relazionali Buoni risultati nelle prove percettive Discreti risultati scolastici Scarsa compromissione cognitiva
22 DEFICIT DELL ATTENZIONE: Il bambino passa frequentemente da un attività all altra: non vengono portati a termine giochi e attività che richiedono un impegno cognitivo. Se prolungato nel tempo può determinare ritardo nell apprendimento.
23 DEFICIT dell ATTENZIONE e IPERATTIVITA IPERATTIVITA : notevole irrequietezza con movimento eccessivo e comportamenti come chiaccherare e far rumore esageratamente. L attività è eccessiva rispetto a quanto ci si attende in quella situazione da bambini della stessa età e di buona intelligenza
24 I bambini iperattivi sono spesso imprudenti ed impulsivi, facili agli incidenti. Le infrazioni sono dovute a mancanza di riflessione piuttosto che a deliberata disobbedienza. I rapporti con gli adulti sono spesso disinibiti e con i coetanei sono talvolta difficoltosi
25 ALTRE CAUSE DI DISTURBI ASPECIFICI DELL APPRENDIMENTO ACCADIMENTI ESTERNI che possono aver disturbato l impegno scolastico EPISODI DEPRESSIVI MINORI DISFUNZIONI PAROSSISTICHE Piccolo male assenza ; ESES (electrical status epilepticus during sleep)
26 I Disturbi Specifici dell Apprendimento. LEGGE 8 OTTOBRE 2010: Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico LINEE GUIDA MIUR 17 Aprile 2013 : Linee guida per la predisposizione dei protocolli regionali per le attività d individuazione precoce dei casi sospetti di DSA.
27 LE DOMANDE DA PORSI in caso di difficolta di apprendimento E un DISTURBO di APPRENDIMENTO? Le difficoltà del b. vanno oltre la normale variabilità tipica della classe frequentata? sono stabili e persistono da tempo? non sono collegabili a fatti contingenti della vita del b.? Se SI : possibile disturbo di apprendimento.
28 PUO ESSERE UN DISTURBO SPECIFICO? Riguardano solo alcune aree o sono diffuse a tutti gli ambiti di apprendimento? Si osserva una discrepanza fra le difficoltà di apprendimento e le capacità intellettive riscontrate nel b.? Si associano ad altre problematiche ( ad es. emotive) del b.?
29 I DISTURBI SPECIFICI dell APPRENDIMENTO SPECIFICITA :INTERESSANO SPECIFICHE ABILITA IN MODO SIGNIFICATIVO MA CIRCOSCRITTO LASCIANDO INTATTO IL FUNZIONAMENTO INTELLETTIVO GENERALE. ORIGINE NEUROBIOLOGICA : sono DETERMINATI DA FATTORI COSTITUZIONALI che interagiscono però con i fattori ambientali.
30 I DISTURBI SPECIFICI dell APPRENDIMENTO EVOLUTIVITA : hanno un carattere evolutivo, il disturbo ha una diversa espressività nelle varie fasi evolutive dell abilità in questione. Associazione con altri disturbi (comorbilità):molto frequente, determina eterogenità dei profili funzionali. Ha un impatto significativo e negativo per l adattamento scolastico e per le attività della vita quotidiana.
31 I DISTURBI SPECIFICI dell APPRENDIMENTO DISLESSIA EVOLUTIVA (DE) E UN DISTURBO DELLA LETTURA CHE SI MANIFESTA IN UN SOGGETTO IN ETA DI SVILUPPO IN ASSENZA DI DEFICIT NEUROLOGICI,INTELLETTIVI,SENSORIALI E CON ADEGUATE OPPORTUNITA EDUCATIVE E SCOLASTICHE (Stella,1995)
32 CRITERI D INCLUSIONE (OMS 1993) Per poter parlare di DISLESSIA evolutiva sono necessari: 1 - Livello di lettura inferiore a 2 ds della media attesa per l età e la classe frequentata. 2 Q.I. nella norma. 3 Assenza di cause neurologiche o sensoriali. 4 Interferenza delle difficoltà nella vita quotidiana e per il proseguimento degli studi.
33 Altre caratteristiche dei DSA Familiarità per il disturbo nel 60-70% dei casi. Prevalenza accentuata nei maschi. Consistente associazione tra i diversi DSA Eterogeneità dei quadri funzionali e dei profili di sviluppo. Associazione con disturbi psicopatologici.
34 AUTOMATIZZAZIONE Il termine esprime la stabilizzazione di un processo automatico caratterizzato da un alto grado di velocità e accuratezza, è realizzato inconsciamente, richiede un minimo impegno attentivo ed è difficile da sopprimere, ignorare e influenzare. Nella DISLESSIA: l automatizzazione nella lettura e/o nella scrittura non si sviluppa o si sviluppa in maniera incompleta.
35 CARATTERISTICHE della DISLESSIA LENTEZZA nella LETTURA E il parametro che varia meno e che persiste di più nel tempo. ERRORI nella LETTURA A. Omissioni, sostituzioni,distorsioni o addizioni di parole o parti di parole. B. False partenze,lunghe esitazioni o perdita della posizione nel testo,stile inaccurato. C. Inversione di parole nelle frasi o di lettere all interno delle parole. DEFICIT nella COMPRENSIONE della lettura Incapacità di ricordare quanto letto Incapacità di trarre conclusioni dal materiale letto Uso di conoscenze di carattere generale piuttosto che informazioni derivanti dalla lettura.
36 DISORTOGRAFIA Disturbo della scrittura inteso come disturbo dell utilizzazione del codice ortografico in assenza di deficit neurologici, cognitivi,sensoriali, relazionali e nonostante normali opportunità educative e scolastiche. Da differenziarsi dalla: DISGRAFIA che è la difficoltà di realizzazione dei pattern motori necessari per la scrittura e che può essere associata o indipendente dalla disortografia.
37 CARATTERISTICHE della DISORTOGRAFIA > LENTEZZA nell espressione scritta. > ERRORI ORTOGRAFICI : ERRORI FONOLOGICI - Scambi di grafemi (es. Folpe per Volpe ) - Omissioni - Aggiunta di lettere o sillabe (es tavololo per tavolo) - Inversioni (es. li per il) - Grafemi inesatti ( es pese per pesce )
38 CARATTERISTICHE della DISORTOGRAFIA ERRORI NON FONOLOGICI Dovuti alla scorretta rappresentazione ortografica ( visiva ) ma non fonologica della parola. Separazioni illegali (es. IN SIEME per INSIEME) Fusioni illegali (es. LACQUA per L ACQUA ) Scambio di grafemi omofoni ( es. SQUOLA per SCUOLA) Omissione o aggiunta di H ( HA CASA per A casa ) ALTRI ERRORI Omissione o aggiunta di ACCENTI e DOPPIE.
39 DISCALCULIA Disturbo delle abilità numeriche e aritmetiche che si manifesta in bambini di intelligenza normale, che non hanno subito danni neurologici. Essa può presentarsi associata a dislessia,ma è possibile che ne sia dissociata. ( C. Temple, 1992 )
40 CARATTERISTICHE della DISCALCULIA Mancato riconoscimento dei simboli numerici e dei segni matematici Difficoltà ad attuare manipolazioni aritmetiche standard. Difficoltà nell apprendimento delle tabelline Difficoltà ad allineare correttamente i numeri o ad inserire i decimali o simboli durante i calcoli. Difficoltà a comprendere quali sono i dati pertinenti al problema aritmetico in esame Difficoltosa organizzazione spaziale dei calcoli aritmetici.
41 INDICATORI di RISCHIO e PREVENZIONE dei DSA nella SCUOLA dell INFANZIA Rischio Dislessia: gli indicatori più sensibili sono riferiti allo SVILUPPO del LINGUAGGIO ( capacità di comprensione ed espressione, alterazioni fonologiche significative, capacità percettivo- uditive, competenze di manipolazione consapevole dei suoni all interno delle parole)
42 Rischio Disortografia e Disgrafia: Indicatori riferiti allo SVILUPPO LINGUISTICO Maturazione delle COMPETENZE VISUO- COSTRUTTIVE Maturazione delle COMPETENZE GRAFICHE
43 Rischio Discalculia Difficoltà nella rappresentazione delle quantità, nel loro confronto e manipolazione (aggiungere o sottrarre) Difficoltà nella capacità di astrazione della numerosità
44 TEORIE INTERPRETATIVE della DISLESSIA Le più importanti: Deficit della processazione fonologica. Deficit visivo/uditivo magnocellulare Deficit cerebellare dell automatizzazione Studi più recenti su: - Ipotesi del deficit attenzionale - Ruolo della memoria di lavoro
45 Deficit della processazione fonologica Secondo questa teoria i dislessici hanno uno specifico problema nella RAPPRESENTAZIONE, IMMAGAZZINAMENTO RECUPERO dei suoni del linguaggio. Questo impedisce o rallenta l apprendimento delle corrispondenze grafema/fonema in un Sistema alfabetico.
46 DISTURBO FONOLOGICO e DSA I dislessici presentano un deficit : nella capacità di operare sulle parole per scomporle nei loro segmenti basilari, i fonemi. nella consapevolezza che le lettere di una parola scritta rappresentano questi suoni.
47 Deficit uditivo/visivo magnocellulare Ipotizza un alterazione dei neuroni magnocellulari presenti sia nel sistema uditivo che visivo. Il deficit fonologico è secondario ad un più basilare deficit della percezione uditiva dei suoni di breve durata e in rapida successione L anomalo funzionamento del sistema M delle vie visive è causa di un deficit delle abilità visuopercettive e dell attenzione visuo-spaziale.
48 Deficit cerebellare dell automatizzazione Secondo questa teoria il cervelletto sarebbe importante nei processi articolatori che a loro volta influenzano le rappresentazioni fonologiche e nell automatizzazione delle attività apprese (tra cui il leggere). Questa teoria si fonda sull osservazione di scarse prestazioni dei dislessici in compiti di coordinazione motoria.
49 CONFRONTO fra le VARIE TEORIE Studi recenti (Frith e Altri 2003) hanno ricercato i deficit ipotizzati dalle varie teorie : Soggetti: 16 dislessici e 16 controlli normali -Deficit fonologico /16 ( 100% dei casi) -Deficit percettivo uditivo /16 -Deficit percettivo visivo /16 -Deficit motorio cerebellare---- 4/16 5 soggetti avevano esclusivamente un deficit fonologico senza altre associazioni Il problema fonologico era presente in tutti i soggetti esaminati Gli altri sistemi erano alterati in alcuni casi SI in altri NO. Tra i soggetti normali nessuno presentava disturbi fonologici mentre 2 avevano deficit motori,1 deficit uditivi 1 deficit visivi.
50 LA DENOMINAZIONE AUTOMATICA RAPIDA Perché studiare la DAR? Le ricerche iniziate negli anni 70 (Denckla e Rudel) hanno evidenziato un rapporto tra difficoltà in una prova di Denominazione automatica rapida (DAR) e disabilità di lettura. Il deficit nella DAR è stato evidenziato anche in età prescolare e persiste fino all età adulta. Anche recenti ricerche sulla popolazione italiana hanno dimostrato una forte interdipendenza tra DAR e velocità di lettura almeno nelle prime fasi dell apprendimento.
51 DAR e DSA La DAR sembra costituire quindi accanto al deficit nell elaborazione fonologica un fattore rilevante nell eziopatogenesi e nel decorso della dislessia. Competenza fonologica- ACCURATEZZA DAR VELOCITA In tutte le lingue ad ortografia trasparente,come l italiano, il deficit nella velocità di lettura sembra essere il parametro più significativo nei DSA.
52 IPOTESI del DOPPIO DEFICIT In seguito agli studi sulla DAR: Wolf e Bowers (1999) hanno proposto la double-deficit hypothesis che prevede nei DSA l interazione tra due deficit indipendenti, uno fonologico e uno di lentezza di denominazione.
53 CONCLUSIONI Il DEFICIT FONOLOGICO appare essere una causa necessaria e sufficiente della dislessia. Gli altri deficit (percettivi o motori), qualora presenti,possono aggravare il quadro. IPOTESI del DOPPIO DEFICIT: prevede l interazione tra due deficit uno fonologico e uno nella denominazione rapida.
54 BASI NEUROBIOLOGICHE dei DSA STUDI GENETICI STUDI NEUROANATOMICI STUDI SUL FUNZIONAMENTO CEREBRALE
55 BASI GENETICHE Dimostrata un elevata familiarità nei DSA ( 60 70%) Base genetica complessa: gli studi dimostrano che sono implicati geni di vari cromosomi: Cromosoma 6, 2, 18, 15, 1, 3.
56 Alterazioni neuroanatomiche Area presilviana ( simmetria del planum temporale ) Corpo calloso ( splenio aumentato o genu diminuito) Focolai di mielinizzazione /glia in regioni corticali e sottocorticali. Zona magnocellulare del sistema visivo. DTI (diffusion tensor images): alterazioni della sostanza bianca (Klingberg,2000) correlate alle abilità di lettura.
57 Studi per neuroimmagini Mancato funzionamento delle parti posteriori dell emisfero sinistro durante la lettura e durante i compiti di elaborazione visiva. Alterata attivazione del giro frontale inferiore sinistro. Secondo il modello di Logan, Sistema di analisi dei fonemi--- reg.parieto temporale -Sistema automatico globale---area occipito.temporale (forma visiva della parola)
58 DIAGNOSI 1. ANAMNESI E VISITA NEUROPSICHIATRICA (Valutazione neurologica,integrità degli organi di senso, altre problematiche organiche, sviluppo motorio e prassico, aspetti emotivo relazionali). 3. VALUTAZIONE delle ABILITA COGNITIVE ( Percezione visiva ed uditiva,prassie costruttive e percezione visuospaziale, comprensione ed espressione verbale, memoria visiva e verbale, attenzione) SCALE D INTELLIGENZA per la definizione del Q.I. 4. VALUTAZIONE delle ABILITA di LETTURA, SCRITTURA e CALCOLO tramite test specifici.
59 Disturbi frequentemente associati ai DSA DIFFICOLTA pregresse nello SVILUPPO del LINGUAGGIO. DISPRASSIE COMORBILITA con DISTURBI PSICOPATOLOGICI: maggiore frequenza nei b. con DSA di difficoltà emozionali e comportamentali o di disturbi psicopatologici
60 DISTURBI PSICOPATOLOGICI CONSEGUENTI al DSA: l insuccesso scolastico provoca una demoralizzazione secondaria ( per disturbo dell immagine di Sé) che provoca condizioni psicopatologiche ASPECIFICHE che possono simulare un disturbo psicopatologico ( disturbo dell umore, disturbo d ansia, disturbo della condotta). Il disturbo si riduce con la riduzione delle difficoltà scolastiche.
61 DISTURBI PSICOPATOLOGICI PRECEDENTI il DSA : il DA agisce come fattore scatenante di un disturbo psicopatologico SPECIFICO ( depressione,ansia, disturbi del comportamento) già presente,anche se in forma latente, in precedenza. Il disturbo psicopatologico può a sua volta interferire sui processi di apprendimento (interesse,motivazione,attenzione,memoria, processi metacognitivi ecc.)
62 COMMORBILITA tra DSA e DISTURBI PSICOPATOLOGICI DISTURBO da DEFICIT dell ATTENZIONE e IPERATTIVITA (ADHD): è il disturbo più frequentemente associato con i DSA. E una relazione bidirezionale. Marino,Varzin (2000): presente nel 15% dei soggetti dislessici (prevalenza nella popolazione generale del 3-4%)
63 DSA e ADHD L ADHD può determinare difficoltà di apprendimento aspecifiche generalizzate in tutte le materie. Il DSA può essere complicato successivamente con un quadro clinico che simula l ADHD. E possibile una vera associazione tra ADHD e DSA con un medesimo fattore eziologico.
64 COMMORBILITA tra DSA e DISTURBI PSICOPATOLOGICI DISTURBI del COMPORTAMENTO: DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO DISTURBO della CONDOTTA Associazione tra ADHD e Disturbi della condotta: i soggetti dislessici con ADHD hanno un rischio maggiore di sviluppare disturbi della condotta.
65 COMMORBILITA tra DSA e DISTURBI PSICOPATOLOGICI DISTURBI D ANSIA ( attacchi di panico, ansia di separazione, fobie semplici, fobie sociali ecc.) DISTURBI SOMATOFORMI (cefalea,vomito algie addominali ecc.) DISTURBI DEPRESSIVI\
66 DISTURBI DEPRESSIVI Il disturbo depressivo si presenta nei soggetti con disturbo dell apprendimento 3 6 volte di più che nei soggetti con apprendimento normale. Si presenta come BASSA AUTOSTIMA DEMORALIZZAZIONE Quadro simile ma non sempre coincidente con una vera depressione clinica. Se c è un disturbo depressivo maggiore si può pensare che una vulnerabilità psicopatologica preesistente sia stata evidenziata dalle difficoltà scolastiche.
67 PATOGENESI dei DISTURBI BASSA AUTOSTIMA------INDEBOLIMENTO dell IMMAGINE di SE quindi INDEBOLIMENTO del SE COGNITIVO (rappresentazione dell individuo sulle proprie capacità cognitive). TEORIE dell INTELLIGENZA : insieme di credenze che ciascuno costruisce sul proprio funzionamento intellettivo. Il dislessico adotta una MODALITA STATICA: ritiene che le sue capacità intellettive siano scarse ed immutabili.
68 TEORIE dell INTELLIGENZA Il dislessico adotta una MODALITA STATICA da cui deriva: Sottovalutazione dell impegno e dello sforzo cognitivo nell apprendere. Evitamento delle situazioni da cui può emergere la sua inadeguatezza. Atteggiamento senza speranza nelle situazioni di apprendimento. Peggioramento delle capacità logiche e strategiche di fronte alle prime difficoltà.
69 TEORIE ATTRIBUZIONALI Teorie sulle cause dei propri successi ed insuccessi Soggetti senza problemi---teorie attribuzionali difensive. Soggetti con Disturbi dell Apprendimento: REALISMO DEPRESSIVO: -Amara e cruda valutazione delle proprie capacità -Senso di colpa e di vergogna. Attribuisce i fallimenti a fattori interni (scarsa capacità o bassa intelligenza). Attribuisce i successi a fattori esterni (fortuna o aiuto).
70 APPROCCIO al FUNZIONAMENTO INTELLETTIVO Viene evitato il contatto prolungato con i processi intellettivi: FRETTOLOSITA,IMPULSIVITA FUNZIONAMENTO NON METACOGNITIVO con peggioramento della prestazione. ASSENTE il PIACERE derivante dal proprio funzionamento intellettivo.
71 PENTAGONO PROGNOSTICO di CRITCHLEY L evoluzione della dislessia dipende da: Buone capacità cognitive Identificazione ed intervento precoce Adeguato ambiente educativo e familiare Adeguata assistenza didattico-educativa. Buon equilibrio psicologico del bambino.
72 COMPORTAMENTO dei GENITORI I genitori si rapportano al bambino di solito con due modalità: IPERPROTEZIONE ( Poverino non ce la fa ) SIMBIOSI SCOLASTICA: genitore e figlio fanno ore ed ore di compiti a casa. AGGRESSIVITA ( Potrebbe farcela ma non vuole ). Il bambino può avere un identificazione proiettiva con l insegnante o il genitore aggressivo ed assumere un comportamento oppositivo-provocatorio.
73 STORIA NATURALE della DISLESSIA La VELOCITA di lettura è il parametro che varia meno nel tempo. Il dislessico migliora la sua rapidità di lettura che rimane però sempre inferiore al gruppo dei pari età scolastica. L accuratezza tende a migliorare in tutti i casi (progressiva confidenza col sistema ortografico).
74 TRATTAMENTO L intervento va collocato nell intero processo di sviluppo del bambino. L intervento precoce (nei primi tre anni della scuola elementare) è quello che risulta più efficace. Negli anni successivi vengono maggiormente utilizzati strumenti compensativi e dispensativi.
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