C. Borelli - C. Invernizzi

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "C. Borelli - C. Invernizzi"

Transcript

1 Rend. Sem. Mat. Univ. Pol. Torino Vol. 57, 3 (999) C. Borelli - C. Invernizzi SULLA STABILITÀ DELL EQUAZIONE FUNZIONALE DEI POLINOMI Sommario. In this paper we obtain some stability results generalizing those well known due to Hyers concerning the Fréchet equation.. Introduzione Lo scopo di questo lavoro è quello di ottenere dei risultati di stabilità secondo Hyers-Ulam che generalizzino i ben noti risultati di Hyers per le equazioni alle differenze con incrementi variabili presentati in [3]. Hyers, rifacendosi alla definizione di polinomio astratto introdotta da Fréchet in [2], prova un teorema di stabilità senza richiedere alcuna condizione di regolarità sulla funzione. Sia X uno spazio vettoriale su Q a sia Y uno spazio vettoriale; sia inoltre T un cono convesso in X con vertice nell origine. Un monomio astratto di grado k su X è la restrizione alla diagonale di una trasformazione da X in Y k-additiva, cioè V k (x) = V(x,, x), } {{ } k volte dove V è una trasformazione k-additiva. Una trasformazione V : T Y è un polinomio astratto al più di grado m se è decomponibile nella forma V(x) = V 0 (x) + V (x) + + V m (x), dove ogni V k è un monomio astratto di grado k oppure è identicamente nullo in T, e V 0 è una costante. Se con k h,,h k indichiamo l operatore differenza k-esima rispetto agli incrementi h,, h k e con k h l operatore differenza k-esima con incrementi tutti uguali a h, è ben nota la caratterizzazione seguente: una trasformazione V : T Y è un polinomio astratto di grado al più m se e solo se h m+ V(x) = 0 per ogni x, h T. Inoltre se V k è un monomio astratto di grado k, esiste un unica trasformazione k-additiva simmetrica V(x,, x k ) tale che V k (x) = V(x,, x) e V(x,, x k ) = k! k x,,x k V k (x). Nel prossimo paragrafo dimostreremo un teorema che generalizza il risultato di Hyers in [3] nella direzione di vari risultati di stabilità per l equazione funzionale di Cauchy (si veda []). Lavoro finanziato dal M.U.R.S.T. Fondi di Ricerca (60%). 99

2 200 C. Borelli - C. Invernizzi 2. Dimostrazione dei risultati principali In questo paragrafo daremo la dimostrazione del seguente TEOREMA 4.. Sia S uno spazio vettoriale normato e sia B uno spazio di Banach. Consideriamo una funzione f : S B soddisfacente la disuguaglianza () m h,,h m f (x) m+ ( x, h,, h m ) + β, per ogni x S, h i S ( i m), β R + e dove m+ : R m+ + R + è una funzione simmetrica, monotona non decrescente in ciascuna variabile e omogenea di grado p [0, ). Allora esiste un polinomio astratto P m definito su S a valori in B di grado al più m, tale che per ogni x S è dove f (x) P m (x) M m x p + β, M m = ( ) m 2 m 2 p m+ (0,,, ). Inoltre P m (x) = f (0)+ H (x)+ + H m (x) dove ogni H k è il monomio astratto di grado k ottenuto nel modo seguente H m (x) = m n + (m )!nm nx f (0) [ m H k (x) = n + k!n k k nx f (0) ] k nx H j(0), k m 2. j=k+ Premettiamo, seguendo le idee di Hyers, i seguenti lemmi. LEMMA 4.. Sia S uno spazio vettoriale normato e sia B uno spazio di Banach. Se f : S B soddisfa per ogni x, y S la disuguaglianza f (x + y) f (x) f (y) + f (0) ( x, y ), dove : R + R + R + è simmetrica e omogenea di grado p [0, ), allora esiste una funzione ν : S B additiva e tale che (2) f (x) f (0) ν(x) x p (, ) 2 2 p, (3) ν(x) = n + n nx f (0) = n + f (nx). n Dimostrazione. Poniamo f (x) f (0) = g(x), così che g(0) = 0; allora (4) g(x + y) g(x) g(y) ( x, y ).

3 Sulla stabilità 20 Ponendo x = y nella precedente relazione si ottiene g(2x) 2g(x) x p (, ) e quindi Per induzione si prova che g(2x) 2 g(x) x p (, ). 2 (5) g(2n x) 2 n g(x) x p 2 p n (, ) 2 n( p) 2 i( p). i=0 Da questo segue che la successione T n (x) = g(2n x) 2 n è di Cauchy per ogni x S e quindi, per la completezza di B, converge a ν(x) = n + T n (x). Sostituendo in (4) x e y rispettivamente con 2 n x e 2 n y e dividendo per 2 n, otteniamo g(2n (x + y)) 2 n g(2n x) 2 n g(2n y) 2 n e passando al ite per n + si prova l additività di ν. Se ora si passa al ite in (5) si ottiene la (2). Sostituendo in (2) x con nx e dividendo per n, si ha ν(nx) f (nx) + f (0) = ν(x) n e passando al ite per n + otteniamo la (3). ( x, y ), 2n( p) f (nx) f (0) x p (, ) n (2 2 p )n p Si osservi che il precedente Lemma continua a valere anche nell ipotesi f (x + y) f (x) f (y) + f (0) ( x, y ) + β, β R + ; in tal caso si include il risultato di Hyers e si ottiene f (x) f (0) ν(x) x p (, ) 2 2 p + β. LEMMA 4.2. Sia f : S B tale che per ogni x, y S valga la relazione (6) f (x + y) f (x) f (y) + f (0) Q(x, y) H(x, y) ( x, y ), dove H(x, y) o è identicamente nulla o è un monomio astratto di grado k in x, Q(x, y) è un polinomio astratto di grado k 2 in x tale che Q(0, y) = 0 e la funzione verifica le ipotesi del Lemma 4. ed inoltre è non decrescente in ciascuna variabile. Allora H(x, x) = k Ĥ(x) e Ĥ(x) o è identicamente nulla oppure è un monomio astratto di grado k dato da Ĥ(x) = n + k!n k k nx f (0) e H(x, y) = k (k )! n + nk nx g(0, y), dove g(x, y) = f (x + y) f (x).

4 202 C. Borelli - C. Invernizzi Dimostrazione. Per ipotesi esiste una funzione ν(x,, x k, y) additiva e simmetrica nelle prime k variabili tale che (7) H(x, y) = ν(x,, x, y). (k )! Facendo la differenza (k )-esima con incrementi x,, x k nel primo membro della (6) e ricordando che k x,,x k Q(x, y) = 0, otteniamo e, per la (7), k x,,x k,y f (x) k x,,x k H(x, y) 2 k k ( x i + x, y ) i= (8) k x,,x k,y f (x) ν(x,, x k, y) 2 k k ( x i + x, y ). Se scambiamo in (8) y con x j, j k, grazie alla simmetria dell operatore differenza otteniamo i= (9) k x,,x k,y f (x) ν(x,, x j, y, x j+,, x k, x j ) 2 k k ( x i + x + y, x j ). i = j Da queste due ultime espressioni abbiamo (0) ν(x,, x k, y) ν(x,, x j, y, x j+,, x k, x j ) k 2 k k ( x i + x, y ) + 2 k ( x i + x + y, x j ). i= i = j Mostriamo ora che ν, additiva e simmetrica nelle prime (k ) variabili, lo è pure nell ultima variabile. Sia k = 2; la precedente relazione si riduce a ν(x, y) ν(y, x ) 2 ( x + x, y ) + 2 ( y + x, x ), da cui sostituendo x con nx e passando al ite dopo aver diviso per n, otteniamo ν(y, nx ) = ν(x, y), n + n da cui, sfruttando l additività di ν rispetto alla prima variabile, otteniamo l additività rispetto alla seconda e la simmetria. Se k > 2, sostituiamo in (0) x i con nx i ( i k, i = j) e passando al ite dopo aver diviso per n, si ottiene ν(nx,, y,, nx k, x j ) = ν(x,, x k, y) n + n

5 Sulla stabilità 203 e l additività di ν rispetto alla j-esima variabile porta a quella sulla k-esima ed alla simmetria. Posto g(x, y) = f (x + y) f (x), scrivendo la (9) in termini di g, dopo aver sostituito x j con x per ogni j e diviso per (k )!n k, otteniamo da cui nx k g(0, y) ν(nx,, nx, y) (k )!n k 2k ( n nx + x, y ) (k )!n k, k (k )! n + nk nx g(0, y) = ν(x,, x, y) = H(x, y). (k )! Definiamo ora Ĥ(x) = k H(x, x) = k! ν(x,, x) e sostituiamo y con nx nella precedente relazione; passando al ite si ha Ĥ(x) = n + k!n k k nx f (0). LEMMA 4.3. Sia f soddisfacente le ipotesi del Lemma4.2 e poniamo f ˆ(x) = f (x) Ĥ(x). Allora fˆ soddisfa le ipotesi del Lemma 4.2 con k al posto di k (k 3), cioè esistono un monomio astratto H (x, y) di grado k 2 in x e un polinomio astratto Q (x, y) di grado k 3 in x con Q (0, y) = 0, tali che ˆ f (x + y) ˆ f (x) ˆ f (y) + ˆ f (0) Q (x, y) H (x, y) ( x, y ). Dimostrazione. Sostituendo f (x) = ˆ f (x) + Ĥ(x) in (6) otteniamo ˆ f (x + y) ˆ f (x) ˆ f (y) + ˆ f (0) Q(x, y) H(x, y) + Ĥ(x + y) Ĥ(x) Ĥ(y) () e Poiché ( x, y ). Ĥ(x + y) Ĥ(x) Ĥ(y) = (ν(x + y,, x + y) ν(x,, x) ν(y,, y)) k! ν(x + y,, x + y) = k i=0 ( ) k ν(x,, x, y,, y), i } {{ } } {{ } k i volte i volte otteniamo Ĥ(x + y) Ĥ(x) Ĥ(y) = k ( ) k ν(x,, x, y,, y) k! i } {{ } = H(x, y) + q(x, y) } {{ } i= k i volte i volte dove q(x, y) è un polinomio astratto di grado al più k 2 in x che si annulla per x = 0. Quindi sostituendo nella disuguaglianza () abbiamo ˆ f (x + y) ˆ f (x) ˆ f (y) + ˆ f (0) Q(x, y) + q(x, y) ( x, y ),

6 204 C. Borelli - C. Invernizzi dove sia Q che q sono di grado al più k 2 e si annullano in x = 0. La loro differenza si può quindi scrivere nella forma Q(x, y) q(x, y) = Q (x, y) + H (x, y), dove H è un monomio astratto di grado k 2 e Q (x, y) è un polinomio astratto di grado al più k 3 in x che si annulla per x = 0. Osserviamo che analogamente al Lemma 4., anche i Lemmi 4.2 e 4.3 rimangono validi nel caso in cui si sostituisca la (6) con f (x + y) f (x) f (y) + f (0) Q(x, y) H(x, y) ( x, y ) +β, β R +. Dimostrazione. Dimostrazione del Teorema4. Procediamo per induzione. Posto g(x) = f (x) f (0), si ha che 2 h,h 2 f (x) = 2 h,h 2 g(x), quindi per la () otteniamo g(x + h + h 2 ) g(x + h ) g(x + h 2 ) + g(x) 3 ( x, h, h 2 ) + β; ponendo nella relazione precedente x = 0, h = x e h 2 = y, si ha g(x + y) g(x) g(y) 3 (0, x, y ) + β. Per il Lemma 4. possiamo costruire una funzione additiva H(x) = n + 2 n g(2 n x) tale che Se poniamo P(x) = H(x) + f (0), otteniamo g(x) H(x) 3(0,, ) 2 2 p x p + β. f (x) P(x) 3(0,, ) 2 2 p x p + β e sostituendo x con nx, dividendo per n e passando al ite abbiamo H(x) = [ f (nx) f (0)]. n + n Supponiamo ora il teorema vero per m. Poniamo G(x, y) = f (x + y) f (x) e da otteniamo m+ h,,h m,y f (x) m+2( x, h,, h m, y ) + β m h,,h m G(x, y) m+2 ( x, h,, h m, y ) + β, da cui, se pensiamo y fissato, per l ipotesi di induzione possiamo garantire l esistenza di un polinomio P m (x, y) di grado m in x tale che G(x, y) P m (x, y) ( ) m 2 m 2 p m+2 (0, x,, x, y ) + β

7 Sulla stabilità 205 e P m (x, y) = G(0, y) + Q(x, y) + H(x, y), dove H è un monomio astratto di grado al più m in x e Q è un polinomio astratto di grado m 2 tale che Q(0, y) = 0. Ricordando l espressione di G, ciò significa f (x + y) f (x) f (y) + f (0) Q(x, y) H(x, y) ( ) m 2 m 2 p m+2 (0, x,, x, y ) + β, quindi f soddisfa le ipotesi del Lemma 4.2 con k = m, da cui H m (x) = H(x, x) m = m! n + n m m nx f (0) è un monomio astratto di grado m. Applichiamo ora il Lemma 4.3 alla funzione f (x) = f (x) H m (x). Otteniamo f (x + y) f (x) f (y) + f (0) R m 3 (x, y) R m 2 (x, y) ( ) m 2 m 2 p m+2 (0, x,, x, y ) + β, dove R m 2 è un monomio astratto di grado m 2 in x e R m 3 è un polinomio astratto di grado al più m 3 in x tale che R m 3 (0, y) = 0. La funzione f verifica quindi le ipotesi del Lemma 4.2 con k = m, quindi H m (x) = R m 2(x, x) = (m )! = (m )! n + (m )! [ m nm nx n + m nm nx f (0) f (0) m nx H m (0)] è un monomio astratto di grado m in x. Riapplicando di nuovo il Lemma 4.3 alla funzione f 2 (x) = f (x) H m (x) = f (x) H m (x) H m (x), vediamo che sono verificate le ipotesi del Lemma 4.2 con k = m 2 che assicurano che H m 2 (x) = m 2 (m 2)! n + nm 2 nx f 2 (0) è un monomio astratto di grado m 2 in x. Continuando in questo modo si giunge ad una funzione f m 2 (x) = f (x) H 3 (x) H m (x) tale che f m 2 (x + y) f m 2 (x) f m 2 (y) + f m 2 (0) h(x, y) ( ) m 2 m 2 p m+2 (0, x,, x, y ) + β, con h monomio astratto di primo grado in x. Per il Lemma 4.2 H 2 (x) = h(x, x) 2 = 2! n + n 2 2 nx f m 2(0) è un monomio astratto di grado 2 e quindi la funzione f m (x) = f (x) H 2 (x) H m (x) per il Lemma 4.3 è tale che f m (x + y) f m (x) f m (y) + f m (0) ( ) m 2 m 2 p m+2 (0, x,, x, y ) + β.

8 206 C. Borelli - C. Invernizzi Poiché f m verifica le ipotesi del Lemma 4., possiamo assicurare l esistenza di una funzione additiva H (x) = n + n nx f m (0) tale che f m (x) f m (0) H (x) ( ) m 2 m 2 p m+2 (0,,, ) x p + β, quindi f (x) P m (x) x p M m+ + β dove P m (x) = f (0) + H (x) + H 2 (x) + + H m (x). 3. Ulteriori risultati Utilizzando procedimenti simili a quelli del paragrafo precedente è possibile provare risultati di stabilità anche nel caso in cui la funzione di controllo sia di una classe differente.il risultato che proveremo fa riferimento, per quanto riguarda la scelta della funzione di controllo, a [4]. Precisamente vale il TEOREMA 4.2. Sia f : S B, dove S è uno spazio vettoriale normato e B è uno spazio di Banach, una funzione soddisfacente la disuguaglianza m h,,h m f (x) ( x ) + m ( h i ) per ogni h,, h m, x S, dove : R + R + verifica le condizioni i) t + (t) t = 0, ii) (ts) (t) (s), iii) (t) < t per ogni t >, iv) è localmente itata. Allora esiste un polinomio astratto P m tale che i= f (x) P m (0) + ( x )T m, dove T m = 2 + (2 (2)) + (2 (2))2 + + (2 (2)) m 2 (2 (2)) m. La dimostrazione del Teorema 4.2 procede in maniera analoga a quella seguita per il Teorema 4., facendo uso dei lemmi seguenti che costituiscono una evidente variante dei Lemmi 4. e 4.2. LEMMA 4.4. Sia f : S B, dove S è uno spazio vettoriale normato e B è uno spazio di Banach, una funzione soddisfacente la disuguaglianza f (x + y) f (x) f (y) + f (0) ( x ) + ( y ),

9 Sulla stabilità 207 dove verifica le ipotesi del Teorema 4.2. Allora esiste una funzione ν : S B additiva e tale che e inoltre 2 f (x) f (0) ν(x) ( x ) 2 (2) ν(x) = n + n nx f (0) = n + f (nx). n LEMMA 4.5. Sia f : S B tale che per ogni x, y S valga la relazione f (x + y) f (x) f (y) + f (0) Q(x, y) H(x, y) ( x ) + ( y ), dove H(x, y) o è identicamente nulla o è un monomio astratto di grado k in x, Q(x, y) è un polinomio astratto di grado k 2 in x tale che Q(0, y) = 0. Allora H(x, x) = k Ĥ(x) e Ĥ(x) o è identicamente nullo oppure è un monomio astratto di grado k dato da Ĥ(x) = n + k!n k k nx f (0) e H(x, y) = k (k )! n + nk nx g(0, y), dove g(x, y) = f (x + y) f (x). Per concludere osserviamo che il Teorema non può essere esteso al caso p (assumendo β = 0). Dimostriamo l esistenza di una funzione f : R R continua e di una funzione n+ : R n+ + R + simmetrica, monotona crescente in ciascuna variabile e omogenea di grado tali che n h,,h n f (x) n+ ( x, h,, h n ), x, h,, h n R, e, per qualunque polinomio astratto P n di grado n, si verifica che sup f (x) P n (x) = +. x + x Consideriamo una funzione H : [0, + ) [0, + ) [0, + ) simmetrica, monotona crescente in ogni variabile, omogenea di grado e tale che H(, ) =, s + H(, s) = + e definiamo h(t) = H(, t). Poiché t + h(t) = +, esiste una successione monotona crescente di interi positivi {n k } tale che n = e h(2 n k) > k. Consideriamo ora la successione {a k } data da e definiamo a = 0, a 2 = 2, a k+ = 2 n k a k per k = 2, 3, g(a ) = 0, g(a k ) = , k = 2, 3,, k + estendiamo quindi g linearmente sugli intervalli determinati dalla successione {a k }. Si ottiene una funzione continua e monotona crescente che soddisfa le seguenti condizioni: i) g(0) = 0,

10 208 C. Borelli - C. Invernizzi ii) t + g(t) = +, iii) g(t + s) g(t) h(t s) per ogni s [0, + ) e t (0,+ ). Isac e Rassias in [4] hanno mostrato che la funzione (2) f (t) = tg(t) 2 verifica la disuguaglianza Da questo segue che f (t + s) f (t) f (s) H( t, s ), t, s R. n h,,h n f (x) n+ ( x, h,, h n ), x, h,, h n R, dove n+ : R n+ + R + è una funzione simmetrica, monotona crescente in ciascuna variabile e omogenea di grado. Infatti, procedendo per induzione, se n = 2 abbiamo 2 h,h 2 f (x) = f (x + h + h 2 ) f (x + h ) f (x + h 2 ) + f (x) f (x + h + h 2 ) f (x + h 2 ) f (h ) + f (x + h ) f (x) f (h ) H( x + h 2, h ) + H( x, h ) 2H( x + h + h 2, x + h + h 2 ) = 3 ( x, h, h 2 ) e 3 è simmetrica, monotona crescente e omogenea di primo grado, poiché H ha tali proprietà. Passiamo ora da n a n + : n+ h,,h n+ f (x) n h,,h n f (x + h n+ ) + n h,,h n f (x) n+ ( x + h n+, h,, h n ) + n+ ( x, h,, h n ) 2 n+ ( x + h + + h n+,, x + h + + h n+ ) = n+2 ( x, h,, h n+ ) con n+2 simmetrica, monotona crescente ed omogenea di grado. Supponiamo ora, per assurdo, che esista un polinomio astratto P n di grado n tale che sup f (x) P n (x) < +. x + x Essendo f continua, essa è itata su ogni intervallo compatto. Dalla relazione precedente segue che anche P n è itato su ogni intervallo compatto non contenente lo zero. Ma allora P n è un polinomio in senso ordinario, cioè P n (x) = c 0 + c x + + c n x n. Restringendoci ad x > 0, otteniamo f (x) P n (x) x = f (x) c 0 x x c c n x n 2 = g(x) c 0 2 x c c n x n 2. Per n = e n = 2 abbiamo ovviamente f (x) P n (x) x + x = +.

11 Sulla stabilità 209 Se n > 2, definiamo f (x) = g(a k )χ (ak,a k ](x) e osserviamo che per la costruzione fatta è n k k e, per k 5, a k a k 2 k. Si verifica allora che g(x) f (x) log(k + )χ (ak,a k ](x) log(a k )χ (ak,a k ](x) 3 log x e quindi g(x) x + x n 2 x + 3 log x = 0. xn 2 Possiamo quindi concludere che g(x) x + P n (x) 2 x = x + xn 2 g(x) 2x n 2 c 0 x n c n = +. La stessa funzione f fornisce il controesempio per il caso p >. Per mostrare ciò osserviamo che partendo dalla funzione n+ costruita in precedenza e fissato p >, la funzione Ɣ n+ definita da n+ Ɣ n+ (x,, x n+ ) = n+ (x p k,, x p k ) k= è simmetrica, monotona crescente ed omogenea di grado p e inoltre n+ (x,, x n+ ) Ɣ n+ (x,, x n+ ) + n+ (,, ). Utilizzando questo risultato, per la funzione costruita in (2) abbiamo la seguente disuguaglianza n h,,h n f (x) Ɣ n+ ( x, h,, h n ) + β. Fissato p > sia n = [p] + 2. Supponiamo ora che esista un polinomio astratto P n tale che f (x) P sup n (x) β x + x p < +. Come nel caso precedente la continuità di f ci garantisce che P n è un polinomio ordinario e, restringendoci ai reali positivi, otteniamo f (x) P n (x) β g(x) x p = 2x p c 0 x p c n x n x p β x p. Si prova quindi immediatamente che f (x) P n (x) β x + x p = +. Si noti che sono esclusi i casi n = e n = 2, per i quali infatti mediante le stesse tecniche dimostrative usate da Hyers si ottengono risultati positivi di stabilità. Riferimenti bibliografici [] FORTI G.L., Hyers-Ulam stability of functional equations in several variables, Aeq. Math. 50 (995), [2] FRÉCHET M., Les polynomes abstraits, J. Math. Pure Appl. (9) 8 (929), 7 92.

12 20 C. Borelli - C. Invernizzi [3] HYERS D.H., Transformations with bounded n-th differences, Pacific J. Math. (96), [4] ISAC G. AND RASSIAS T.M., On the Hyers-Ulam stability of ψ- additive mappings, J. Approx. Theory 72 (993), AMS Subject Classification: 39B52, 39B72, 47H5. Costanza BORELLI, Chiara INVERNIZZI Dipartimento di Matematica Università degli Studi di Milano Via C. Saldini Milano, ITALIA [email protected] Lavoro pervenuto in redazione il e, in forma definitiva, il

Per lo svolgimento del corso risulta particolarmente utile considerare l insieme

Per lo svolgimento del corso risulta particolarmente utile considerare l insieme 1. L insieme R. Per lo svolgimento del corso risulta particolarmente utile considerare l insieme R = R {, + }, detto anche retta reale estesa, che si ottiene aggiungendo all insieme dei numeri reali R

Dettagli

FUNZIONI ELEMENTARI - ESERCIZI SVOLTI

FUNZIONI ELEMENTARI - ESERCIZI SVOLTI FUNZIONI ELEMENTARI - ESERCIZI SVOLTI 1) Determinare il dominio delle seguenti funzioni di variabile reale: (a) f(x) = x 4 (c) f(x) = 4 x x + (b) f(x) = log( x + x) (d) f(x) = 1 4 x 5 x + 6 ) Data la funzione

Dettagli

APPUNTI DI MATEMATICA LE FRAZIONI ALGEBRICHE ALESSANDRO BOCCONI

APPUNTI DI MATEMATICA LE FRAZIONI ALGEBRICHE ALESSANDRO BOCCONI APPUNTI DI MATEMATICA LE FRAZIONI ALGEBRICHE ALESSANDRO BOCCONI Indice 1 Le frazioni algebriche 1.1 Il minimo comune multiplo e il Massimo Comun Divisore fra polinomi........ 1. Le frazioni algebriche....................................

Dettagli

1 Serie di Taylor di una funzione

1 Serie di Taylor di una funzione Analisi Matematica 2 CORSO DI STUDI IN SMID CORSO DI ANALISI MATEMATICA 2 CAPITOLO 7 SERIE E POLINOMI DI TAYLOR Serie di Taylor di una funzione. Definizione di serie di Taylor Sia f(x) una funzione definita

Dettagli

19. Inclusioni tra spazi L p.

19. Inclusioni tra spazi L p. 19. Inclusioni tra spazi L p. Nel n. 15.1 abbiamo provato (Teorema 15.1.1) che, se la misura µ è finita, allora tra i corispondenti spazi L p (µ) si hanno le seguenti inclusioni: ( ) p, r ]0, + [ : p

Dettagli

Sulle funzioni di W 1,p (Ω) a traccia nulla

Sulle funzioni di W 1,p (Ω) a traccia nulla Sulle funzioni di W 1,p () a traccia nulla Sia u W 1,p (R n ) e supponiamo che il supp u, essendo un aperto di R n. Possiamo approssimare u con una successione di funzioni C il cui supporto è contenuto

Dettagli

10. Insiemi non misurabili secondo Lebesgue.

10. Insiemi non misurabili secondo Lebesgue. 10. Insiemi non misurabili secondo Lebesgue. Lo scopo principale di questo capitolo è quello di far vedere che esistono sottoinsiemi di R h che non sono misurabili secondo Lebesgue. La costruzione di insiemi

Dettagli

Dimensione di uno Spazio vettoriale

Dimensione di uno Spazio vettoriale Capitolo 4 Dimensione di uno Spazio vettoriale 4.1 Introduzione Dedichiamo questo capitolo ad un concetto fondamentale in algebra lineare: la dimensione di uno spazio vettoriale. Daremo una definizione

Dettagli

LEZIONE 7. Esercizio 7.1. Quale delle seguenti funzioni è decrescente in ( 3, 0) e ha derivata prima in 3 che vale 0? x 3 3 + x2. 2, x3 +2x +3.

LEZIONE 7. Esercizio 7.1. Quale delle seguenti funzioni è decrescente in ( 3, 0) e ha derivata prima in 3 che vale 0? x 3 3 + x2. 2, x3 +2x +3. 7 LEZIONE 7 Esercizio 7.1. Quale delle seguenti funzioni è decrescente in ( 3, 0) e ha derivata prima in 3 che vale 0? x 3 3 + x2 2 6x, x3 +2x 2 6x, 3x + x2 2, x3 +2x +3. Le derivate sono rispettivamente,

Dettagli

Matematica generale CTF

Matematica generale CTF Successioni numeriche 19 agosto 2015 Definizione di successione Monotonìa e limitatezza Forme indeterminate Successioni infinitesime Comportamento asintotico Criterio del rapporto per le successioni Definizione

Dettagli

Raccolta degli Scritti d Esame di ANALISI MATEMATICA U.D. 1 assegnati nei Corsi di Laurea di Fisica, Fisica Applicata, Matematica

Raccolta degli Scritti d Esame di ANALISI MATEMATICA U.D. 1 assegnati nei Corsi di Laurea di Fisica, Fisica Applicata, Matematica DIPARTIMENTO DI MATEMATICA Università degli Studi di Trento Via Sommarive - Povo (TRENTO) Raccolta degli Scritti d Esame di ANALISI MATEMATICA U.D. 1 assegnati nei Corsi di Laurea di Fisica, Fisica Applicata,

Dettagli

u 1 u k che rappresenta formalmente la somma degli infiniti numeri (14.1), ordinati al crescere del loro indice. I numeri u k

u 1 u k che rappresenta formalmente la somma degli infiniti numeri (14.1), ordinati al crescere del loro indice. I numeri u k Capitolo 4 Serie numeriche 4. Serie convergenti, divergenti, indeterminate Data una successione di numeri reali si chiama serie ad essa relativa il simbolo u +... + u +... u, u 2,..., u,..., (4.) oppure

Dettagli

Dipendenza dai dati iniziali

Dipendenza dai dati iniziali Dipendenza dai dati iniziali Dopo aver studiato il problema dell esistenza e unicità delle soluzioni dei problemi di Cauchy, il passo successivo è vedere come le traiettorie di queste ultime dipendono

Dettagli

LEZIONE 23. Esempio 23.1.3. Si consideri la matrice (si veda l Esempio 22.2.5) A = 1 2 2 3 3 0

LEZIONE 23. Esempio 23.1.3. Si consideri la matrice (si veda l Esempio 22.2.5) A = 1 2 2 3 3 0 LEZIONE 23 231 Diagonalizzazione di matrici Abbiamo visto nella precedente lezione che, in generale, non è immediato che, data una matrice A k n,n con k = R, C, esista sempre una base costituita da suoi

Dettagli

LIMITI E CONFRONTO LOCALE Esercizi svolti. b) lim. d) lim. h) lim x x + 1 x. l) lim. b) lim x cos x. x 0 sin 2 3x cos x p) lim.

LIMITI E CONFRONTO LOCALE Esercizi svolti. b) lim. d) lim. h) lim x x + 1 x. l) lim. b) lim x cos x. x 0 sin 2 3x cos x p) lim. LIMITI E CONFRONTO LOCALE Esercizi svolti. Calcolare i seguenti iti: a + 4 + b + 4 + 4 c 5 e ± g i + + sin 4 m sin o π q sin π + 4 + 7 d + 4 + + 5 4 + f 4 4 + 5 4 + 4 h + + l + + cos n sin cos p π π +

Dettagli

Una ricetta per il calcolo dell asintoto obliquo. Se f(x) è asintotica a mx+q allora abbiamo f(x) mx q = o(1), da cui (dividendo per x) + o(1), m =

Una ricetta per il calcolo dell asintoto obliquo. Se f(x) è asintotica a mx+q allora abbiamo f(x) mx q = o(1), da cui (dividendo per x) + o(1), m = Una ricetta per il calcolo dell asintoto obliquo Se f() è asintotica a m+q allora abbiamo f() m q = o(1), da cui (dividendo per ) m = f() q + 1 f() o(1) = + o(1), mentre q = f() m = o(1). Dunque si ha

Dettagli

Limiti e continuità di funzioni reali di una variabile

Limiti e continuità di funzioni reali di una variabile di funzioni reali di una variabile Corso di Analisi Matematica - capitolo VI Facoltà di Economia, UER Maria Caterina Bramati Université Libre de Bruxelles ECARES 22 Novembre 2006 Intuizione di ite di funzione

Dettagli

LE FUNZIONI A DUE VARIABILI

LE FUNZIONI A DUE VARIABILI Capitolo I LE FUNZIONI A DUE VARIABILI In questo primo capitolo introduciamo alcune definizioni di base delle funzioni reali a due variabili reali. Nel seguito R denoterà l insieme dei numeri reali mentre

Dettagli

4 Quarta lezione: Spazi di Banach e funzionali lineari. Spazio duale

4 Quarta lezione: Spazi di Banach e funzionali lineari. Spazio duale 4 Quarta lezione: Spazi di Banach e funzionali lineari. Spazio duale Spazi Metrici Ricordiamo che uno spazio metrico è una coppia (X, d) dove X è un insieme e d : X X [0, + [ è una funzione, detta metrica,

Dettagli

CAPITOLO 16 SUCCESSIONI E SERIE DI FUNZIONI

CAPITOLO 16 SUCCESSIONI E SERIE DI FUNZIONI CAPITOLO 16 SUCCESSIONI E SERIE DI FUNZIONI Abbiamo studiato successioni e serie numeriche, ora vogliamo studiare successioni e serie di funzioni. Dato un insieme A R, chiamiamo successione di funzioni

Dettagli

Insiemi di livello e limiti in più variabili

Insiemi di livello e limiti in più variabili Insiemi di livello e iti in più variabili Insiemi di livello Si consideri una funzione f : A R, con A R n. Un modo per poter studiare il comportamento di una funzione in più variabili potrebbe essere quello

Dettagli

Parte 2. Determinante e matrice inversa

Parte 2. Determinante e matrice inversa Parte. Determinante e matrice inversa A. Savo Appunti del Corso di Geometria 013-14 Indice delle sezioni 1 Determinante di una matrice, 1 Teorema di Cramer (caso particolare), 3 3 Determinante di una matrice

Dettagli

Sulla monotonia delle funzioni reali di una variabile reale

Sulla monotonia delle funzioni reali di una variabile reale Liceo G. B. Vico - Napoli Sulla monotonia delle funzioni reali di una variabile reale Prof. Giuseppe Caputo Premetto due teoremi come prerequisiti necessari per la comprensione di quanto verrà esposto

Dettagli

analisi di sistemi retroazionati (2)

analisi di sistemi retroazionati (2) : analisi di sistemi retroazionati (2) Marco Lovera Dipartimento di Elettronica e Informazione Politecnico di Milano [email protected] Indice Piccolo guadagno Stabilita ingresso-uscita Guadagno L 2

Dettagli

Funzioni. Parte prima. Daniele Serra

Funzioni. Parte prima. Daniele Serra Funzioni Parte prima Daniele Serra Nota: questi appunti non sostituiscono in alcun modo le lezioni del prof. Favilli, né alcun libro di testo. Sono piuttosto da intendersi a integrazione di entrambi. 1

Dettagli

x 1 + x 2 3x 4 = 0 x1 + x 2 + x 3 = 0 x 1 + x 2 3x 4 = 0.

x 1 + x 2 3x 4 = 0 x1 + x 2 + x 3 = 0 x 1 + x 2 3x 4 = 0. Problema. Sia W il sottospazio dello spazio vettoriale R 4 dato da tutte le soluzioni dell equazione x + x 2 + x = 0. (a. Sia U R 4 il sottospazio dato da tutte le soluzioni dell equazione Si determini

Dettagli

Politecnico di Milano. Facoltà di Ingegneria Industriale. Corso di Analisi e Geometria 2. Sezione D-G. (Docente: Federico Lastaria).

Politecnico di Milano. Facoltà di Ingegneria Industriale. Corso di Analisi e Geometria 2. Sezione D-G. (Docente: Federico Lastaria). Politecnico di Milano. Facoltà di Ingegneria Industriale. Corso di Analisi e Geometria 2. Sezione D-G. (Docente: Federico Lastaria). Aprile 20 Indice Serie numeriche. Serie convergenti, divergenti, indeterminate.....................

Dettagli

Schemi delle Lezioni di Matematica Generale. Pierpaolo Montana

Schemi delle Lezioni di Matematica Generale. Pierpaolo Montana Schemi delle Lezioni di Matematica Generale Pierpaolo Montana A volte i fenomeni economici che ci interessano non variano con continuitá oppure non possono essere osservati con continuitá, ma solo a intervalli

Dettagli

FUNZIONE ESPONENZIALE E FUNZIONE LOGARITMICA

FUNZIONE ESPONENZIALE E FUNZIONE LOGARITMICA FUNZIONE ESPONENZIALE E FUNZIONE LOGARITMICA DEFINIZIONE: Dato un numero reale a che sia a > 0 e a si definisce funzione esponenziale f(x) = a x la relazione che ad ogni valore di x associa uno e un solo

Dettagli

Università degli Studi di Catania A.A. 2012-2013. Corso di laurea in Ingegneria Industriale

Università degli Studi di Catania A.A. 2012-2013. Corso di laurea in Ingegneria Industriale Università degli Studi di Catania A.A. 2012-2013 Corso di laurea in Ingegneria Industriale Corso di Analisi Matematica I (A-E) (Prof. A.Villani) Elenco delle dimostrazioni che possono essere richieste

Dettagli

EQUAZIONI DIFFERENZIALI Esercizi svolti. y = xy. y(2) = 1.

EQUAZIONI DIFFERENZIALI Esercizi svolti. y = xy. y(2) = 1. EQUAZIONI DIFFERENZIALI Esercizi svolti 1. Determinare la soluzione dell equazione differenziale (x 2 + 1)y + y 2 =. y + x tan y = 2. Risolvere il problema di Cauchy y() = 1 2 π. 3. Risolvere il problema

Dettagli

EQUAZIONI DIFFERENZIALI. 1. Trovare tutte le soluzioni delle equazioni differenziali: (a) x = x 2 log t (d) x = e t x log x (e) y = y2 5y+6

EQUAZIONI DIFFERENZIALI. 1. Trovare tutte le soluzioni delle equazioni differenziali: (a) x = x 2 log t (d) x = e t x log x (e) y = y2 5y+6 EQUAZIONI DIFFERENZIALI.. Trovare tutte le soluzioni delle equazioni differenziali: (a) x = x log t (d) x = e t x log x (e) y = y 5y+6 (f) y = ty +t t +y (g) y = y (h) xy = y (i) y y y = 0 (j) x = x (k)

Dettagli

I appello - 24 Marzo 2006

I appello - 24 Marzo 2006 Facoltà di Ingegneria - Corso di Laurea in Ing. Energetica e Gestionale A.A.2005/2006 I appello - 24 Marzo 2006 Risolvere gli esercizi motivando tutte le risposte. I.) Studiare la convergenza puntuale,

Dettagli

Esercizi su lineare indipendenza e generatori

Esercizi su lineare indipendenza e generatori Esercizi su lineare indipendenza e generatori Per tutto il seguito, se non specificato esplicitamente K indicherà un campo e V uno spazio vettoriale su K Cose da ricordare Definizione Dei vettori v,,v

Dettagli

Parte 3. Rango e teorema di Rouché-Capelli

Parte 3. Rango e teorema di Rouché-Capelli Parte 3. Rango e teorema di Rouché-Capelli A. Savo Appunti del Corso di Geometria 203-4 Indice delle sezioni Rango di una matrice, 2 Teorema degli orlati, 3 3 Calcolo con l algoritmo di Gauss, 6 4 Matrici

Dettagli

CONTINUITÀ E DERIVABILITÀ Esercizi risolti

CONTINUITÀ E DERIVABILITÀ Esercizi risolti CONTINUITÀ E DERIVABILITÀ Esercizi risolti. Determinare kπ/ [cos] al variare di k in Z. Ove tale ite non esista, discutere l esistenza dei iti laterali. Identificare i punti di discontinuità della funzione

Dettagli

Lezioni di Matematica 1 - I modulo

Lezioni di Matematica 1 - I modulo Lezioni di Matematica 1 - I modulo Luciano Battaia 16 ottobre 2008 Luciano Battaia - http://www.batmath.it Matematica 1 - I modulo. Lezione del 16/10/2008 1 / 13 L introduzione dei numeri reali si può

Dettagli

16. Vari modi di convergenza delle successioni di funzioni reali misurabili.

16. Vari modi di convergenza delle successioni di funzioni reali misurabili. 16. Vari modi di convergenza delle successioni di funzioni reali misurabili. L argomento centrale di questa ultima parte del corso è lo studio in generale della convergenza delle successioni negli spazi

Dettagli

Federico Lastaria. Analisi e Geometria 2. Matrici simmetriche. Il teorema spettrale. 1/24

Federico Lastaria. Analisi e Geometria 2. Matrici simmetriche. Il teorema spettrale. 1/24 Contenuto Endomorfismi auto-aggiunti. Matrici simmetriche. Il teorema spettrale Gli autovalori di una matrice simmetrica sono tutti reali. (Dimostrazione fatta usando i numeri complessi). Dimostrazione

Dettagli

Le equazioni. Diapositive riassemblate e rielaborate da prof. Antonio Manca da materiali offerti dalla rete.

Le equazioni. Diapositive riassemblate e rielaborate da prof. Antonio Manca da materiali offerti dalla rete. Le equazioni Diapositive riassemblate e rielaborate da prof. Antonio Manca da materiali offerti dalla rete. Definizione e caratteristiche Chiamiamo equazione l uguaglianza tra due espressioni algebriche,

Dettagli

Ottimizazione vincolata

Ottimizazione vincolata Ottimizazione vincolata Ricordiamo alcuni risultati provati nella scheda sulla Teoria di Dini per una funzione F : R N+M R M di classe C 1 con (x 0, y 0 ) F 1 (a), a = (a 1,, a M ), punto in cui vale l

Dettagli

EQUAZIONI non LINEARI

EQUAZIONI non LINEARI EQUAZIONI non LINEARI Francesca Pelosi Dipartimento di Matematica, Università di Roma Tor Vergata CALCOLO NUMERICO e PROGRAMMAZIONE http://www.mat.uniroma2.it/ pelosi/ EQUAZIONI non LINEARI p.1/44 EQUAZIONI

Dettagli

ESERCIZI DI MATEMATICA FINANZIARIA DIPARTIMENTO DI ECONOMIA E MANAGEMENT UNIFE A.A. 2015/2016. 1. Esercizi: lezione 24/11/2015

ESERCIZI DI MATEMATICA FINANZIARIA DIPARTIMENTO DI ECONOMIA E MANAGEMENT UNIFE A.A. 2015/2016. 1. Esercizi: lezione 24/11/2015 ESERCIZI DI MATEMATICA FINANZIARIA DIPARTIMENTO DI ECONOMIA E MANAGEMENT UNIFE A.A. 2015/2016 1. Esercizi: lezione 24/11/2015 Valutazioni di operazioni finanziarie Esercizio 1. Un operazione finanziaria

Dettagli

Prodotto libero di gruppi

Prodotto libero di gruppi Prodotto libero di gruppi 24 aprile 2014 Siano (A 1, +) e (A 2, +) gruppi abeliani. Sul prodotto cartesiano A 1 A 2 definiamo l operazione (x 1, y 1 ) + (x 2, y 2 ) := (x 1 + x 2, y 1 + y 2 ). Provvisto

Dettagli

Parte 6. Applicazioni lineari

Parte 6. Applicazioni lineari Parte 6 Applicazioni lineari A Savo Appunti del Corso di Geometria 203-4 Indice delle sezioni Applicazioni fra insiemi, 2 Applicazioni lineari tra spazi vettoriali, 2 3 Applicazioni lineari da R n a R

Dettagli

Equazioni alle differenze finite (cenni).

Equazioni alle differenze finite (cenni). AL 011. Equazioni alle differenze finite (cenni). Sia a n } n IN una successione di numeri reali. (Qui usiamo la convenzione IN = 0, 1,,...}). Diremo che è una successione ricorsiva o definita per ricorrenza

Dettagli

PROBABILITÀ - SCHEDA N. 2 LE VARIABILI ALEATORIE

PROBABILITÀ - SCHEDA N. 2 LE VARIABILI ALEATORIE Matematica e statistica: dai dati ai modelli alle scelte www.dima.unige/pls_statistica Responsabili scientifici M.P. Rogantin e E. Sasso (Dipartimento di Matematica Università di Genova) PROBABILITÀ -

Dettagli

3 GRAFICI DI FUNZIONI

3 GRAFICI DI FUNZIONI 3 GRAFICI DI FUNZIONI Particolari sottoinsiemi di R che noi studieremo sono i grafici di funzioni. Il grafico di una funzione f (se non è specificato il dominio di definizione) è dato da {(x, y) : x dom

Dettagli

L espressione torna invece sempre vera (quindi la soluzione originale) se cambiamo contemporaneamente il verso: 1 < 0.

L espressione torna invece sempre vera (quindi la soluzione originale) se cambiamo contemporaneamente il verso: 1 < 0. EQUAZIONI E DISEQUAZIONI Le uguaglianze fra espressioni numeriche si chiamano equazioni. Cercare le soluzioni dell equazione vuol dire cercare quelle combinazioni delle lettere che vi compaiono che la

Dettagli

1 Applicazioni Lineari tra Spazi Vettoriali

1 Applicazioni Lineari tra Spazi Vettoriali 1 Applicazioni Lineari tra Spazi Vettoriali Definizione 1 (Applicazioni lineari) Si chiama applicazione lineare una applicazione tra uno spazio vettoriale ed uno spazio vettoriale sul campo tale che "!$%!

Dettagli

ESERCITAZIONI DI ANALISI 1 FOGLIO 1 FOGLIO 2 FOGLIO 3 FOGLIO 4 FOGLIO 5 FOGLIO 6 FOGLIO 7 SVOLTI. Marco Pezzulla

ESERCITAZIONI DI ANALISI 1 FOGLIO 1 FOGLIO 2 FOGLIO 3 FOGLIO 4 FOGLIO 5 FOGLIO 6 FOGLIO 7 SVOLTI. Marco Pezzulla ESERCITAZIONI DI ANALISI FOGLIO FOGLIO FOGLIO 3 FOGLIO 4 FOGLIO 5 FOGLIO 6 FOGLIO 7 SVOLTI Marco Pezzulla gennaio 05 FOGLIO. Determinare il dominio e il segno della funzione ( ) f(x) arccos x x + π/3.

Dettagli

5. La teoria astratta della misura.

5. La teoria astratta della misura. 5. La teoria astratta della misura. 5.1. σ-algebre. 5.1.1. σ-algebre e loro proprietà. Sia Ω un insieme non vuoto. Indichiamo con P(Ω la famiglia di tutti i sottoinsiemi di Ω. Inoltre, per ogni insieme

Dettagli

Esercizi svolti. 1. Si consideri la funzione f(x) = 4 x 2. a) Verificare che la funzione F(x) = x 2 4 x2 + 2 arcsin x è una primitiva di

Esercizi svolti. 1. Si consideri la funzione f(x) = 4 x 2. a) Verificare che la funzione F(x) = x 2 4 x2 + 2 arcsin x è una primitiva di Esercizi svolti. Si consideri la funzione f() 4. a) Verificare che la funzione F() 4 + arcsin è una primitiva di f() sull intervallo (, ). b) Verificare che la funzione G() 4 + arcsin π è la primitiva

Dettagli

1. Distribuzioni campionarie

1. Distribuzioni campionarie Università degli Studi di Basilicata Facoltà di Economia Corso di Laurea in Economia Aziendale - a.a. 2012/2013 lezioni di statistica del 3 e 6 giugno 2013 - di Massimo Cristallo - 1. Distribuzioni campionarie

Dettagli

Proposta di soluzione della prova di matematica Liceo scientifico di Ordinamento - 2014

Proposta di soluzione della prova di matematica Liceo scientifico di Ordinamento - 2014 Proposta di soluzione della prova di matematica Liceo scientifico di Ordinamento - 14 Problema 1 Punto a) Osserviamo che g (x) = f(x) e pertanto g () = f() = in quanto Γ è tangente all asse delle ascisse,

Dettagli

Osservazioni sulla continuità per le funzioni reali di variabile reale

Osservazioni sulla continuità per le funzioni reali di variabile reale Corso di Matematica, I modulo, Università di Udine, Osservazioni sulla continuità Osservazioni sulla continuità per le funzioni reali di variabile reale Come è noto una funzione è continua in un punto

Dettagli

F (x) = f(x) per ogni x I. Per esempio:

F (x) = f(x) per ogni x I. Per esempio: Funzioni Primitive (Integrali Indefiniti) (l.v.) Pur essendo un argomento che fa parte del Calcolo Differenziale, molti autori inseriscono funzioni primitive nel capitolo sul Calcolo Integrale, in quanto

Dettagli

4. Operazioni elementari per righe e colonne

4. Operazioni elementari per righe e colonne 4. Operazioni elementari per righe e colonne Sia K un campo, e sia A una matrice m n a elementi in K. Una operazione elementare per righe sulla matrice A è una operazione di uno dei seguenti tre tipi:

Dettagli

Esponenziali elogaritmi

Esponenziali elogaritmi Esponenziali elogaritmi Potenze ad esponente reale Ricordiamo che per un qualsiasi numero razionale m n prendere n>0) si pone a m n = n a m (in cui si può sempre a patto che a sia un numero reale positivo.

Dettagli

LEZIONE 17. B : kn k m.

LEZIONE 17. B : kn k m. LEZIONE 17 17.1. Isomorfismi tra spazi vettoriali finitamente generati. Applichiamo quanto visto nella lezione precedente ad isomorfismi fra spazi vettoriali di dimensione finita. Proposizione 17.1.1.

Dettagli

Siamo così arrivati all aritmetica modulare, ma anche a individuare alcuni aspetti di come funziona l aritmetica del calcolatore come vedremo.

Siamo così arrivati all aritmetica modulare, ma anche a individuare alcuni aspetti di come funziona l aritmetica del calcolatore come vedremo. DALLE PESATE ALL ARITMETICA FINITA IN BASE 2 Si è trovato, partendo da un problema concreto, che con la base 2, utilizzando alcune potenze della base, operando con solo addizioni, posso ottenere tutti

Dettagli

2.1 Definizione di applicazione lineare. Siano V e W due spazi vettoriali su R. Un applicazione

2.1 Definizione di applicazione lineare. Siano V e W due spazi vettoriali su R. Un applicazione Capitolo 2 MATRICI Fra tutte le applicazioni su uno spazio vettoriale interessa esaminare quelle che mantengono la struttura di spazio vettoriale e che, per questo, vengono dette lineari La loro importanza

Dettagli

La funzione è continua nel suo dominio perchè y = f(x) è composizione di funzioni continue. Il punto x = 0 è un punto isolato per D f.

La funzione è continua nel suo dominio perchè y = f(x) è composizione di funzioni continue. Il punto x = 0 è un punto isolato per D f. FUNZIONI CONTINUE - ALCUNI ESERCIZI SVOLTI SIMONE ALGHISI 1. Continuità di una funzione Dati un insieme D R, una funzione f : D R e x 0 R, si è detto che f è continua in x 0 se sono soddisfatte le seguenti

Dettagli

Limiti e continuità delle funzioni reali a variabile reale

Limiti e continuità delle funzioni reali a variabile reale Limiti e continuità delle funzioni reali a variabile reale Roberto Boggiani Versione 4.0 9 dicembre 2003 1 Esempi che inducono al concetto di ite Per introdurre il concetto di ite consideriamo i seguenti

Dettagli

Consideriamo due polinomi

Consideriamo due polinomi Capitolo 3 Il luogo delle radici Consideriamo due polinomi N(z) = (z z 1 )(z z 2 )... (z z m ) D(z) = (z p 1 )(z p 2 )... (z p n ) della variabile complessa z con m < n. Nelle problematiche connesse al

Dettagli

Lezione 6 (16/10/2014)

Lezione 6 (16/10/2014) Lezione 6 (16/10/2014) Esercizi svolti a lezione Esercizio 1. La funzione f : R R data da f(x) = 10x 5 x è crescente? Perché? Soluzione Se f fosse crescente avrebbe derivata prima (strettamente) positiva.

Dettagli

2 Argomenti introduttivi e generali

2 Argomenti introduttivi e generali 1 Note Oltre agli esercizi di questa lista si consiglia di svolgere quelli segnalati o assegnati sul registro e genericamente quelli presentati dal libro come esercizio o come esempio sugli argomenti svolti

Dettagli

Finanza matematica - Lezione 01

Finanza matematica - Lezione 01 Finanza matematica - Lezione 01 Contratto d opzione Un opzione è un contratto finanziario stipulato al tempo, che permette di eseguire una certa transazione, d acquisto call o di vendita put, ad un tempo

Dettagli

4. Operazioni binarie, gruppi e campi.

4. Operazioni binarie, gruppi e campi. 1 4. Operazioni binarie, gruppi e campi. 4.1 Definizione. Diremo - operazione binaria ovunque definita in A B a valori in C ogni funzione f : A B C - operazione binaria ovunque definita in A a valori in

Dettagli

ESERCIZI DI MATEMATICA FINANZIARIA DIPARTIMENTO DI ECONOMIA E MANAGEMENT UNIFE A.A. 2015/2016. 1. Esercizi 4

ESERCIZI DI MATEMATICA FINANZIARIA DIPARTIMENTO DI ECONOMIA E MANAGEMENT UNIFE A.A. 2015/2016. 1. Esercizi 4 ESERCIZI DI MATEMATICA FINANZIARIA DIPARTIMENTO DI ECONOMIA E MANAGEMENT UNIFE A.A. 2015/2016 1. Esercizi 4 Piani di ammortamento Esercizio 1. Un debito di 1000e viene rimborsato a tasso annuo i = 10%

Dettagli

1 Alcuni criteri di convergenza per serie a termini non negativi

1 Alcuni criteri di convergenza per serie a termini non negativi Alcuni criteri di convergenza per serie a termini non negativi (Criterio del rapporto.) Consideriamo la serie a (.) a termini positivi (ossia a > 0, =, 2,...). Supponiamo che esista il seguente ite a +

Dettagli

SIMULAZIONE TEST ESAME - 1

SIMULAZIONE TEST ESAME - 1 SIMULAZIONE TEST ESAME - 1 1. Il dominio della funzione f(x) = log (x2 + 1)(4 x 2 ) (x 2 2x + 1) è: (a) ( 2, 2) (b) ( 2, 1) (1, 2) (c) (, 2) (2, + ) (d) [ 2, 1) (1, 2] (e) R \{1} 2. La funzione f : R R

Dettagli

Esercitazione del 16-11-11 Analisi I

Esercitazione del 16-11-11 Analisi I Esercitazione del 6-- Analisi I Dott.ssa Silvia Saoncella silvia.saoncella 3[at]studenti.univr.it a.a. 00-0 Esercizio. Determinare se la funzione f() è continua nel suo dominio sin se 0 f() = 0 se = 0

Dettagli

Analisi Mat. 1 - Ing. Inform. - Soluzioni del compito del 23-3-06

Analisi Mat. 1 - Ing. Inform. - Soluzioni del compito del 23-3-06 Analisi Mat. - Ing. Inform. - Soluzioni del compito del 3-3-6 Sia p il polinomio di quarto grado definito da pz = z 4. Sia S il settore circolare formato dai numeri complessi che hanno modulo minore o

Dettagli

Proof. Dimostrazione per assurdo. Consideriamo l insieme complementare di P nell insieme

Proof. Dimostrazione per assurdo. Consideriamo l insieme complementare di P nell insieme G Pareschi Principio di induzione Il Principio di Induzione (che dovreste anche avere incontrato nel Corso di Analisi I) consente di dimostrare Proposizioni il cui enunciato è in funzione di un numero

Dettagli

x u v(p(x, fx) q(u, v)), e poi

x u v(p(x, fx) q(u, v)), e poi 0.1. Skolemizzazione. Ogni enunciato F (o insieme di enunciati Γ) è equisoddisfacibile ad un enunciato universale (o insieme di enunciati universali) in un linguaggio estensione del linguaggio di F (di

Dettagli

CRITERI DI CONVERGENZA PER LE SERIE. lim a n = 0. (1) s n+1 = s n + a n+1. (2) CRITERI PER LE SERIE A TERMINI NON NEGATIVI

CRITERI DI CONVERGENZA PER LE SERIE. lim a n = 0. (1) s n+1 = s n + a n+1. (2) CRITERI PER LE SERIE A TERMINI NON NEGATIVI Il criterio più semplice è il seguente. CRITERI DI CONVERGENZA PER LE SERIE Teorema(condizione necessaria per la convergenza). Sia a 0, a 1, a 2,... una successione di numeri reali. Se la serie a k è convergente,

Dettagli

LE SUCCESSIONI 1. COS E UNA SUCCESSIONE

LE SUCCESSIONI 1. COS E UNA SUCCESSIONE LE SUCCESSIONI 1. COS E UNA SUCCESSIONE La sequenza costituisce un esempio di SUCCESSIONE. Ecco un altro esempio di successione: Una successione è dunque una sequenza infinita di numeri reali (ma potrebbe

Dettagli

Indice. 1 Introduzione alle Equazioni Differenziali 1 1.1 Esempio introduttivo... 1 1.2 Nomenclatura e Teoremi di Esistenza ed Unicità...

Indice. 1 Introduzione alle Equazioni Differenziali 1 1.1 Esempio introduttivo... 1 1.2 Nomenclatura e Teoremi di Esistenza ed Unicità... Indice 1 Introduzione alle Equazioni Differenziali 1 1.1 Esempio introduttivo............................. 1 1.2 Nomenclatura e Teoremi di Esistenza ed Unicità.............. 5 i Capitolo 1 Introduzione

Dettagli

Capitolo 2. Operazione di limite

Capitolo 2. Operazione di limite Capitolo 2 Operazione di ite In questo capitolo vogliamo occuparci dell operazione di ite, strumento indispensabile per scoprire molte proprietà delle funzioni. D ora in avanti riguarderemo i domini A

Dettagli

Esercizi di Macroeconomia per il corso di Economia Politica

Esercizi di Macroeconomia per il corso di Economia Politica Esercizi di Macroeconomia per il corso di Economia Politica (Gli esercizi sono suddivisi in base ai capitoli del testo di De Vincenti) CAPITOLO 3. IL MERCATO DEI BENI NEL MODELLO REDDITO-SPESA Esercizio.

Dettagli

LA FUNZIONE ESPONENZIALE E IL LOGARITMO

LA FUNZIONE ESPONENZIALE E IL LOGARITMO LA FUNZIONE ESPONENZIALE E IL LOGARITMO APPUNTI PER IL CORSO DI ANALISI MATEMATICA I G. MAUCERI Indice 1. Introduzione 1 2. La funzione esponenziale 2 3. Il numero e di Nepero 9 4. L irrazionalità di e

Dettagli

Per studio di funzione intendiamo un insieme di procedure che hanno lo scopo di analizzare le proprietà di una funzione f ( x) R R

Per studio di funzione intendiamo un insieme di procedure che hanno lo scopo di analizzare le proprietà di una funzione f ( x) R R Studio di funzione Per studio di funzione intendiamo un insieme di procedure che hanno lo scopo di analizzare le proprietà di una funzione f ( x) R R : allo scopo di determinarne le caratteristiche principali.

Dettagli

Appunti sul corso di Complementi di Matematica - prof. B.Bacchelli. 03 - Equazioni differenziali lineari omogenee a coefficienti costanti.

Appunti sul corso di Complementi di Matematica - prof. B.Bacchelli. 03 - Equazioni differenziali lineari omogenee a coefficienti costanti. Appunti sul corso di Complementi di Matematica - prof. B.Bacchelli 03 - Equazioni differenziali lineari omogenee a coefficienti costanti. Def. Si dice equazione differenziale lineare del secondo ordine

Dettagli

Capitolo 1 ANALISI COMPLESSA

Capitolo 1 ANALISI COMPLESSA Capitolo 1 ANALISI COMPLESSA 1 1.4 Serie in campo complesso 1.4.1 Serie di potenze Una serie di potenze è una serie del tipo a k (z z 0 ) k. Per le serie di potenze in campo complesso valgono teoremi analoghi

Dettagli

CONTINUITÀ E DERIVABILITÀ Esercizi proposti. 1. Determinare lim M(sinx) (M(t) denota la mantissa di t)

CONTINUITÀ E DERIVABILITÀ Esercizi proposti. 1. Determinare lim M(sinx) (M(t) denota la mantissa di t) CONTINUITÀ E DERIVABILITÀ Esercizi proposti 1. Determinare lim M(sin) (M(t) denota la mantissa di t) kπ/ al variare di k in Z. Ove tale limite non esista, discutere l esistenza dei limiti laterali. Identificare

Dettagli

DOMINI A FATTORIZZAZIONE UNICA

DOMINI A FATTORIZZAZIONE UNICA DOMINI A FATTORIZZAZIONE UNICA CORSO DI ALGEBRA, A.A. 2012-2013 Nel seguito D indicherà sempre un dominio d integrità cioè un anello commutativo con unità privo di divisori dello zero. Indicheremo con

Dettagli

2. Leggi finanziarie di capitalizzazione

2. Leggi finanziarie di capitalizzazione 2. Leggi finanziarie di capitalizzazione Si chiama legge finanziaria di capitalizzazione una funzione atta a definire il montante M(t accumulato al tempo generico t da un capitale C: M(t = F(C, t C t M

Dettagli

1.2 Funzioni, dominio, codominio, invertibilità elementare, alcune identità trigonometriche

1.2 Funzioni, dominio, codominio, invertibilità elementare, alcune identità trigonometriche . Funzioni, dominio, codominio, invertibilità elementare, alcune identità trigonometriche Per le definizioni e teoremi si fa riferimento ad uno qualsiasi dei libri M.Bertsch - R.Dal Passo Lezioni di Analisi

Dettagli

1 Giochi a due, con informazione perfetta e somma zero

1 Giochi a due, con informazione perfetta e somma zero 1 Giochi a due, con informazione perfetta e somma zero Nel gioco del Nim, se semplificato all estremo, ci sono due giocatori I, II e una pila di 6 pedine identiche In ogni turno di gioco I rimuove una

Dettagli

APPLICAZIONI LINEARI

APPLICAZIONI LINEARI APPLICAZIONI LINEARI 1. Esercizi Esercizio 1. Date le seguenti applicazioni lineari (1) f : R 2 R 3 definita da f(x, y) = (x 2y, x + y, x + y); (2) g : R 3 R 2 definita da g(x, y, z) = (x + y, x y); (3)

Dettagli

ALGEBRA I: CARDINALITÀ DI INSIEMI

ALGEBRA I: CARDINALITÀ DI INSIEMI ALGEBRA I: CARDINALITÀ DI INSIEMI 1. CONFRONTO DI CARDINALITÀ E chiaro a tutti che esistono insiemi finiti cioè con un numero finito di elementi) ed insiemi infiniti. E anche chiaro che ogni insieme infinito

Dettagli

Analisi Complessa. Prova intermedia del 7 novembre 2002 - Soluzioni. (z 11 1) 11 1 = 0.

Analisi Complessa. Prova intermedia del 7 novembre 2002 - Soluzioni. (z 11 1) 11 1 = 0. Analisi Complessa Prova intermedia del 7 novembre 2002 - Soluzioni Esercizio. Si consideri l equazione z 0. Quante soluzioni distinte esistono in C? Quante di esse sono contenute all interno del disco

Dettagli

Algebra Lineare e Geometria

Algebra Lineare e Geometria Algebra Lineare e Geometria Corso di Laurea in Ingegneria Elettronica A.A. 2013-2014 Prova d esame del 16/06/2014. 1) a) Determinare la matrice associata all applicazione lineare T : R 3 R 4 definita da

Dettagli

Iniziamo con un esercizio sul massimo comun divisore: Esercizio 1. Sia d = G.C.D.(a, b), allora:

Iniziamo con un esercizio sul massimo comun divisore: Esercizio 1. Sia d = G.C.D.(a, b), allora: Iniziamo con un esercizio sul massimo comun divisore: Esercizio 1. Sia d = G.C.D.(a, b), allora: G.C.D.( a d, b d ) = 1 Sono state introdotte a lezione due definizioni importanti che ricordiamo: Definizione

Dettagli

SUCCESSIONI NUMERICHE

SUCCESSIONI NUMERICHE SUCCESSIONI NUMERICHE Una funzione reale di una variabile reale f di dominio A è una legge che ad ogni x A associa un numero reale che denotiamo con f(x). Se A = N, la f è detta successione di numeri reali.

Dettagli

3.1 Successioni. R Definizione (Successione numerica) E Esempio 3.1 CAPITOLO 3

3.1 Successioni. R Definizione (Successione numerica) E Esempio 3.1 CAPITOLO 3 CAPITOLO 3 Successioni e serie 3. Successioni Un caso particolare di applicazione da un insieme numerico ad un altro insieme numerico è quello delle successioni, che risultano essere definite nell insieme

Dettagli

Matematica generale CTF

Matematica generale CTF Equazioni differenziali 9 dicembre 2015 Si chiamano equazioni differenziali quelle equazioni le cui incognite non sono variabili reali ma funzioni di una o più variabili. Le equazioni differenziali possono

Dettagli