L Analisi in Componenti Principali (S. Terzi)
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- Nicoletta Franchi
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1 L Analisi in Componenti Principali (S. Terzi) Data una matrice dei dati riferiti ad n individui e k variabili quantitative, si sintetizzano i dati nel senso di pervenire ad una riduzione delle colonne della matrice dei dati X, definendo un numero q (q<p) di variabili artificiali. La riduzione del numero delle variabili consente alle volte piu agevoli sintesi interpretative. Dal punto di vista geometrico, la matrice dei dati X n,k e rappresentabile come n punti nello spazio R k. Si tratta di proiettare gli n punti in un sottospazio R q, individuato in modo tale che la nuvola degli n punti in R k sia deformata il meno possibile. 1.Introduzione Supponiamo di voler effettuare un indagine sulle capacità sportive di un gruppo di giovani. Ciascun giovane viene sottoposto ad una serie di prove fisiche (salto in alto, 100mt, salto in lungo, 1500 mt, prove di nuoto,ecc.) rilevandone le performances. A partire dalle variabili osservate vogliamo costruire una variabile, artificiale, che possa considerarsi una misura globale delle capacità atletiche di una persona. Si assume che tale variabile artificiale (denominata y) sia una combinazione lineare delle variabili osservate ( originali ), cioe di x 1,x 2,. x k. Problema: CON QUALI COEFFICIENTI? Si desidera che la variabile artificiale y abbia varianza massima. Si ritiene infatti che una elevata variabilità equivalga ad avere un elevato contributo informativo. La variabile artificiale y si chiama componente principale, e desideriamo che: 1.sia combinazione lineare delle variabili x 1,x 2,. x k, originarie ; 2. abbia varianza massima. Il discorso si puo ampliare, nel senso che trovata una prima componente principale, potremmo andare a cercarne altre che riassumano ulteriori aspetti connessi con le capacità atletiche (per esempio resistenza, oppure scatto ). Supponiamo che per lo studio delle capacità atletiche si disponga di (tante o tantissime) variabili relative a diversi tipi di attività fisiche. Appare importante cercare di rappresentare il fenomeno con un numero piccolo di variabili, ottenute partendo dalle variabili originarie osservate, e che conservino quanta piu informazione possibile sul fenomeno oggetto di studio. Tecnicamente il metodo delle componenti principali risolve (o cerca di risolvere) questo problema costruendo un insieme di variabili (y 1, y 2,, y q ), che siano combinazioni lineari delle variabili osservate x 1,x 2,. x k, e tali che: 1) siano tra loro incorrelate 2) abbiano, ciascuna, varianza massima.
2 2. Determinazione analitica delle componenti principali. Si definisca una prima componente principale y 1, come combinazione lineare di x 1,x 2,. x k. Essendo le variabili x 1,x 2,. x k, dei vettori contenenti n osservazioni, anche y 1 sarà un vettore di n osservazioni, il cui generico elemento puo essere indicato con y i1. Abbiamo quindi: y i1 = a 11 x i1 + a 21 x i a k1 x ik =Σ j a j1 x ij i=1,..n y 1 = Xa 1 dove abbiamo definito con a 11,a 21,., a k1 i coefficienti della combinazione lineare, e con a 1 il vettore kx1 che li contiene; dove x ij e il generico i-esimo elemento di x j, e x 1,x 2,. x k sono i vettori colonna della matrice dei dati X. Parentesi: quanto vale la varianza di y 1? Si dimostra che e : var(y 1 ) = a 1 T Sa 1. Occorre pero porre un vincolo sul vettore dei coefficienti. Supponiamo infatti di aver trovato un vettore a 1 che massimizzi la varianza di y 1. Tale varianza potrà essere ulteriormente incrementata utilizzando anziché il vettore a 1 appena trovato, un nuovo vettore ca 1, con c>1. In sostanza si hanno un infinità di soluzioni, note a meno di un fattore di proporzionalità c. Per avere un unica soluzione e necessario porre un vincolo sugli elementi del vettore a 1. Il vincolo che usualmente si pone e che sia: a 1 T a 1 = 1 ovvero che il vettore a 1 abbia norma unitaria (cioe che la somma dei quadrati dei suoi elementi sia =1). Resta un unico elemento di indeterminatezza: se a 1 e soluzione (cioe rende massima la varianza della prima componenete principale), anche a 1 sarà soluzione. Per individuare la prima componenet principale bisognerà risolvere il seguente problema di massimo vincolato: var(y 1 ) = a 1 T Sa 1 max a 1 T a 1 1
3 La funzione lagrangiana da massimizzare sarà quindi data da: L = a 1 T Sa 1 - λ( a 1 T a 1 1) Dove λ e il moltiplicatore di Lagrange. Trattandosi di un problema di massimo vincolato, la soluzione si trova uguagliando a zero la derivata, rispetto al vettore a 1, della funzione Lagrangiana. = 2Sa 1-2λa 1 = 2(S - λi)a 1 0 (1) La (1) individua un sistema lineare omogeneo che ammette soluzioni se e solo se: det(s - λi) = 0 (2) Le soluzioni della (2) sono gli autovalori della matrice S, Poiche S ha dimensione kxk, si avranno, in linea di massima, k soluzioni. Presa una di queste, poniamo λ 1, troveremo a 1 risolvendo: ovvero: (S - λ 1 I)a 1 0 S a 1 = λ 1 a 1 (3) Ovvero, il vettore dei coefficienti a1, che stiamo cercando, sarà un autovettore (di norma unitaria) della matrice S. Se la matrice S ha k autovalori, per determinare a 1 dobbiamo sceglierne uno tra i k. Quale autovalore scegliere? Riprendiamo la (3) e premoltiplichiamo entrambi i membri per a 1 T : ma anche, essendo a 1 un vettore normalizzato: a 1 T Sa 1 = λ 1 a 1 T a 1 a 1 T Sa 1 = λ 1 = var(y 1 ) Poiche vogliamo che che la varianza della prima componenete principale sia massima, sceglieremo per λ 1 il piu grande degli autovalori di S. Abbiamo ottenuto il seguente risultato: la prima componente principale y 1 e una combinazione lineare delle k colonne della matrice X, con coefficienti uguali alle componenti dell autovettore a 1, associato al massimo autovalore della matrice S. La matrice S e una matrice simmetrica. Cosa sappiamo sugli autovalori?
4 tr(a) = Σ i λ i det (A) = Π i λ i delle matrici simmetriche? Gli autovalori di una matrice simmetrica sono reali Gli autovettori di una matrice simmetrica sono a due a due ortogonali. Il rango di una matrice simmetrica risulta uguale al numero dei suoi autovalori non nulli. Se la matrice S ha rango pieno (=k) possiamo trovare fino a k autovalori ed autovettori (ad essi associati), cioe possiamo trovare fino a k componenti principali (purche, come vedremo tra poco, gli autovalori i quali rappresentano le varianze delle C.P. -siano non negativi). Inizialmente abbiamo detto che desideriamo che le componenti principali siano a due a due incorrelate. Si puo dimostrare (lo vediamo forse alla lavagna) che l ortogonalità tra coppie di autovettori di S, implica l incorrelazione tra le corrispondenti componenti principali. Pertanto, formalmente, cercare una j-esima componente principale : y j = Xa j significa trovare il massimo della seguente funzione Lagrangiana: L = a j T Sa j - λ j ( a j T a j 1) Il vettore a j sarà l autovettore associato al j-esimo (in ordine decrescente) autovalore della matrice S. 3.La scelta del numero di componenti Siamo partiti da k variabili x 1,x 2,. x k (i vettori colonna della matrice dei dati X), con l obiettivo di sintetizzarle in un numero inferiore di variabili artificiali. A seconda del rango della matrice S, potremmo trovare fino a k componenti principali. Come decidere quante variabili artificiali prendere?
5 Parentesi sul rango della matrice S. La matrice di varianze e covarianze S ha lo stesso rango della matrice dei dati X. Inoltre la matrice S e simmetrica, per cui il suo rango = al numero di autovalori non nulli. Si puo anche dimostrare che la matrice S e semi-definita positiva; cio comporta che i suoi autovalori sono sempre o positivi o nulli. Quindi: se le colonne della matrice dei dati sono linearmente indipendenti (possibile solo se n k), S avrà rango k, ed i suoi autovalori saranno tutti positivi. Se qualche autovalore risulta nullo (poniamo k-r autovalori nulli), S avrà rango r, e potremo trovare r autovalori positivi. Tutto cio ci porta a concludere che se S ha rango k (ovvero se e definita positiva) troveremo k autovalori positivi, k autovettori corrispondenti e quindi k componenti principali. Se S e semi-definita positiva e di rango r, troveremo r autovalori non nulli ed r componenti principali. Come fare per scegliere poche componenti principali? Ciascuna componente principale ha varianza (massima) pari all autovalore che le corrisponde. var(y 1 ) = λ 1 ; var(y 2 ) = λ 2 ;..var(y r ) = λ r ; Inoltre sappiamo che λ 1 λ 2. λ k. Se prendiamo tutte le componenti principali ricavabili, la loro varianza complessiva sarà data da: Inoltre, per definizione di traccia, sarà anche tr(s) = Σ j λ j tr(s) = Σ j (var x j ) Volendo, possiamo calcolare il contributo della prima componente principale alla variabilità complessiva come: λ 1 /Σ j λ j Seguendo questo ragionamento possiamo calcolare il contributo delle prime t componenti principali alla variabilità complessiva come: (λ 1 + λ 2 +.+λ t )/tr(s) = I t
6 L idea di fondo e che se la varianza delle prime q componenti principali e di poco inferiore alla varianza dell k variabili originarie (le x) allora q componenti principali sono una buona sintesi delle k variabili da cui siamo partiti. Possiamo calcolare i rapporti I t per t= 2,3,. Se per qualche q (q= 1,..,k) tale rapporto risulta circa pari a 0,8 possiamo decidere di sintetizzare le k variabili di partenza mediante le prime q componenti principali, in quanto le prime q componenti principali riassumono l 80% della variabilità totale del fenomeno. Alternativamente possiamo domandarci se l aggiunta di una ulteriore componente principale continua a far aumentare in maniera significativa il rapporto tra varianza spiegata dalle prime C.P. e la varianza totale. Sappiamo che e : λ 1 λ 2. λ k L idea e di costruire un grafico (scree-plot) in cui in ascissa si indicano i numeri d ordine degli autovalori (1,2,,k), ed in ordinata i λ 1, λ 2,.,λ k ad essi corrispondenti. I punti di coordinata (j, λ j ) ( j=1,,k) vengono uniti con segmenti. Il numero di C.P. da utilizzare sarà dato dal piu piccolo q tale che: 1. a sinistra di q l andamento dei λ j sia fortemente decrescente; 2. a destra di λ j l andamento sia pressoche costante o, comunque, debolmente decrescente. E come dire che, finche λ j - λ j+1 e elevato scegliamo di utilizzare almeno le prime j+1 componenti principali. Viceversa se λ q - λ q+1 e piccolo, ci fermiamo alle prime q C.P. 3. La scelta dell unità di misura I risultati dell analisi in componenti principali dipendono dall unità di misura utilizzata per le variabili. Supponiamo di voler cambiare u.di m. ad una variabile x j.formalmente e come definire una nuova variabile y j = cx j, in cui c (positiva) e un opportuna costante moltiplicativa. P.es. sia x j la variabile altezza i mt., sia y j altezza in cm. Sarà c=100. Tale trasformazione altererà la matrice di varianze e covarianze S. Sarà infatti: var(y j )= c 2 var (x j ) cov(y j x h ) = c cov(x j x h ). Ne deriva necessariamente che gli autovalori ed autovettori della matrice S verranno alterati in seguito a questo cambiamento di u. di m. In sostanza i risultati dell analisi in componenti principali dipendono fortemente dalle unità di misura utilizzate per le variabili oggetto di studio. Si tratta di un inconveniente non trascurabile perche modificando le unità di misura potremmo ottenere risultati completamente diversi. A volte per aggirare il problema si usa condurre l analisi non piu sulle variabili x 1,x 2,. x k. bensi sulle variabili standardizzate z 1,z 2,.,z k.
7 Una variabile standardizzata e definita come: (x M 1 (x))/ s.q.m.(x) Ed ha la caratteristica di avere media zero e varianza unitaria. La matrice di varianze e covarianze delle variabili standardizzate coincide con la matrice di correlazione (R). E quindi possibile effettuare un analisi in componenti principali cercando gli autovalori (ed autovettori corrispondenti) della matrice R. E ovvio che gli autovalori di R saranno diversi dagli autovalori della matrice S. Di conseguenza lo saranno anche le componenti principali ottenute con un metodo o con l altro. 4. Interpretazione delle componenti principali Come già accennato l ACP viene spesso utilizzata per cercare di studiare variabili latenti. In tal senso le variabili artificiali a cui dà luogo rappresenterebbero misurazioni di variabili nascoste, non osservabili direttamente (capacità sportive, intelligenza, ecc.) Altre volte l ACP viene utilizzate come metodo per riassumere i dati a disposizione. Sorge comunque il problema di che significato semantico dare alle variabili artificiali componenti principali. Entrano in gioco capacità del ricercatore, esperienza, sensibilità,. Una serie di elementi non formalizzabili statisticamente. Su quali strumenti statistici ci si puo basare per l interpretazione? La j-esima componente principale y j e definita come combinazione lineare delle variabili x 1,x 2,. x k con coefficienti a 1j,a 2j,. a kj. Ovvero: y ij = a 1j x i1 + a 2j x i a kj x ik y j = Xa j Pertanto il generico coefficiente a hj rappresenta il peso che la variabile x h ha nella determinazione della componente principale y j (h=1,.,k). Quanto piu grande e a hj (in valore assoluto), tanto maggiore sarà il peso che i valori x ih (i=1,,n) hanno nel determinare y ij = a 1j x i1 + a 2j x i a kj x ik. Cio significa che la componente principale y j sarà maggiormente caratterizzata dalle variabili x h a cui corrispondano i coefficienti a hj piu grandi in valore assoluto. In tal modo sono proprio i coefficienti a hj a conferire un significato alla componente principale y j.
8 Altre (piu ) utili indicazioni sono fornite dai coefficienti di correlazione tra le variabili x h (h=1,,k) e la j-esima componente principale y j. Si puo dimostrare che: r xh,yj =corr(x h,y j ) = a jh (λ j / σ 2 hh) 1/2 E chiaro che quanto piu elevato r xh,yj (in valore assoluto), tanto maggiore il legame tra x h ed y j. Cio significa che a determinare il significato di y j saranno le variabili x h con cui e maggiormente correlata. NOTA: se si lavora con le variabili standardizzate z 1, z 2,., z k, avremo un diverso valore del coefficiente di correlazione (in quanto gli autovalori della matrice S non coincidono con gli autovalori della matrice R). Inoltre, poiche z h ha varianza unitaria, sarà: r zh,yj =corr(z h,y j ) = a* jh (λ* j ) 1/2. 5. Il cerchio delle correlazioni Consideriamo nel piano delle prime due CP, un cerchio di raggio unitario. Calcoliamo per ognuna delle k variabili della matrice X, il coefficiente di correlazione con la prima e la seconda CP. Rappresentiamo ogni variabile (x h )come punto (nel cerchio suddetto) di coordinate: (r xh,y1, r xh,y2 ). Avremo cosi l indicazione grafica di quali variabili determinino maggiormente l una, l altra o entrambe le CP; di quali siano correlate positivamente e quali negativamente e cosi via. E possibile ripetere il procedimento sul piano della terza e quarta CP,.e cosi via. 6.Altre considerazioni Premessa sulle trasformazioni di variabili: Si abbia una variabile (vettore) x j, di media M 1 (x j ); di varianza σ 2 jj. Si definisca una nuova variabile y j come y j = cx j. Si puo dimostrare che : M 1 (y j ) = c M 1 (x j ); var(y j ) = c 2 var(xj). Inoltre, data una (diversa) variabile x h, sara : cov(y j,x h ) = c.cov(x j,x h ). Quindi se nella matrice dei dati X decidiamo di modificare l unità di misura di una variabile, risulterà modificata l intera matrice di varianze e covarianze S. Prima considerazione Si abbia una variabile (vettore) y, combinazione lineare di k variabili (vettori) x 1,x 2,. x k : y 1 = a 1 x 1 + a 2 x a k x ik =Σ j a j x j Si puo dimostrare che:
9 E che: M 1 (y) = Σ j a j M 1 (x j ) Var(y) = Σ j a 2 j var(x j ) + Σ j Σ h a j a h Cov(x j, x h ) (Tra l altro questo e lo sviluppo della forma quadratica a Sa). Se lo scopo e quello di trovare dei coefficienti a j che rendano massima la varianza della y, si intuisce che lo scopo verrà raggiunto dando peso alto alle variabili con varianza e covarianze alte. Tuttavia se questa elevata variabilità e da attribuirsi ad una cattiva scelta dell unità di misura della variabile in questione, i risultati dell analisi saranno in una certa misura falsati. Seconda considerazione Supponiamo che x j, x h siano incorrelate per ogni j, h = 1, k, j h. Questo significa che tutte le covarianze sono nulle e pertanto: Var(y) = Σ j a 2 j var(x j ) Come trovare i coefficienti a j, tali da masimizzare la varianza di y? Supponiamo, per semplicità, che sia: var(x 1 ) > var(x 2 ) > > var(x k ) Ricordiamo che il vettore dei coefficienti a e un vettore normalizzato. Cio comporta, tra l altro, 0 a j 1 per ogni valore di j. Var(y) sarà massima se poniamo a 1 = 1; a j = 0 per j> 1, ovvero ponendo y 1 = x 1. In maniera simile, andando a cercare la seconda componente principale, si puo vedere che la sua varianza sarà massima ponendo a 22 = 1; a j2 = 0 per j 1. La seconda componente principale sarà quindi data da y 2 = x 2. In sostanza in questo caso le componenti principali y 1,y 2,. y k coincideranno con le variabili originarie x 1,x 2,. x k. In particolare y 1 coinciderà con la variabile x j di massima varianza; y 2 con la variabile x h che ha la seconda massima varianza, e cosi via. Formalmente si potrebbe dimostrare che, essendo in questo caso la matrice S una matrice diagonale, i suoi autovalori coincidono con gli elementi che si trovano sulla sua diagonale (cioe λ h = σ 2 hh ), e gli autovettori (di norma unitaria) ad essi corrispondenti coincideranno con i vettori elementari, cioe a h = e h. (Si ricorda che il vettore elementare e h e un particolare vettore avente tutti elementi nulli tranne l h-esimo che vale 1).
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